01 Lug 2008

cave1.jpgNick Cave live @ Alcatraz, Milano, 28/05/2008

Scrollatosi di dosso un po’ di polvere e l’intimismo pianistico degli ultimi tempi - da Boatman’s Call ad Abattoir Blues - Nick Cave, forte delle nuove frontiere musicali varcate con il suo recentissimo progetto parallelo chitarrosissimo Grinderman, con Dig Lazarus Dig torna alle sonorità minimali e abrasive di dischi quali Henry’s Dream e Let Love in.
Di sicuro c’è maggior accessibilità e apertura - per non dire disponibilità e generosità - del “Reverendo Cavernicolo” verso il grande pubblico, per via di ritornelli orecchiabili e accattivanti sonorità pop(ular) da canticchiare in macchina, così come ai concerti.

Veniamo al dunque… discoteca Alcatraz di Milano, 28 maggio. Un caldo afoso e appiccicoso fa da cornice alla prima tappa del tour italico del menestrello australopiteco, lo stesso clima di quando lo vidi all’Arezzo Wave all’indomani dello struggente successo di “No more shall we part”; lo stesso bagno di folla, anche se ad Arezzo era gratis e, forse, c’era qualche migliaio di teste in più.

Non più dark o tossici, non più derelitti e galeotti persi su questa secca disperata landa che è il mondo: Nick Cave oggi attira il pubblico eterogeneo e trasversale di Madonna e dei grandi nomi del palinsesto rock. Consacrato come scrittore, musicista, filmaker e attore, Mr. Tupelo è soprattutto un meraviglioso entertainer. Lo si capisce dalla sua presenza scenica, che lo rende mattatore incontrastato, affiancato dalle sonorità chirurgiche e precise dei fedelissimi Semi Malvagi.
Scherza e gioca con il suo pubblico come un istrione, senza mai scadere nel compiacimento o nella parodia; e anche se un po’ scoppiato, rispetto ai tempi di Tender Prey, la passione e la carica di “Mercy Seat” sono sempre pronte in agguato, con l’attacco del piano e della sua voce baritonale (ormai più impostata e meno sguaiata del periodo maudit).

Dig Lazarus Dig è eseguito quasi completamente, tra ovazioni e siparietti di “Mille fucking grassie” sparati dall’ormai naturalizzato Nicola Caverna, improbabili imbracci e abbracci di Telecaster, capolavori invecchiati bene come il buon vino (”Tupelo”, “Red Right Hand”, “Nobody’s Babe”, “Ship Song”, “Papa Won’t Leave You, Henry” fino a una tenerissima e solitaria “Into my arms”, eseguita come da copione al piano, suo vecchio amore).

Il continuo mutamento e l’ossessiva ricerca di Nick Cave sono un atto di fede. E questo ossimoro vivente deve essere semplicemente accettato: come il dogma cristiano, non si discute… Egli converte anime di continuo e persino Lazzaro potrebbe rialzarsi, dopo un concerto del genere.
Salvifico!

3 commenti for "Nick Cave live @ Alcatraz"

  1. 01 Lug
    hugo bandannas

    errata corrige: quello scoppiato sta per scoppato…in realtà era molto più scoppiato all’epoca….

  2. 01 Lug
    Andrea Valentini

    Uh… colpa mia che ho corretto: ma cosa vuol dire “scoppato”? Beata ignoranza mia.

  3. 01 Lug
    hugo bandannas

    significa senza capelli in abbruzzese e limotrofe zone


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