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	<title>Black Milk</title>
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	<description>Freak magazine</description>
	<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 06:26:59 +0000</pubDate>
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		<title>Thin Lizzy live&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 06:25:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[I mitici Thin Lizzy del compianto Phil Lynott. Live in Australia, con &#8220;Cowboy song&#8220;.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I mitici Thin Lizzy del compianto Phil Lynott. Live in Australia, con &#8220;<strong><a href="http://it.youtube.com/watch?v=AgST27FIzNg">Cowboy song</a></strong>&#8220;.</p>
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		<title>The Hold Steady: Mould &#038; Springsteen?</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Sep 2008 05:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Pasquarelli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>

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The Hold Steady “Stay Positive” (Rough Trade, 2008)
“Me and my friends are like / The drums on Lust For Life”, inizia così questo album della band del New Jersey con le radici a Minneapolis. E come non caderci? Un gruppo di thirty-something che ha perso chili in sudore sotto i palchi degli ultimi anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><title></title> 	<!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--></p>
<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/staypositive.jpg" alt="staypositive.jpg" /><strong>The Hold Steady “Stay Positive” (Rough Trade, 2008)</strong></p>
<p>“Me and my friends are like / The drums on Lust For Life”, inizia così questo album della band del New Jersey con le radici a Minneapolis. E come non caderci? Un gruppo di thirty-something che ha perso chili in sudore sotto i palchi degli ultimi anni Ottanta, cresciuto e maturato durante gli alternativi anni Novanta, che si ritrova nel nuovo millennio ad apprezzare e a suonare la buona musica come si gusta un buon vino. Questo è stato il mio primo approccio con gli <strong><a href="http://www.myspace.com/theholdsteady">Hold Steady</a></strong>, che con questo <em>Stay Positive</em> si piazzano a una ipotetica confluenza tra gli <strong><a href="http://www.thirdav.com/hddb.shtml">Husker Du</a></strong> e il Bruce Springsteen della migliore E-Street Band. C&#8217;è tutta la nobile umiltà del gruppo di Mould e Hart, è c&#8217;è il feeling della notte americana che solo il Boss ha saputo cantare, con una serie di suggestioni profonde (“Cause dreams they seem to cost money / But money costs some dreams” è uno squisito esempio) e altrettanti piccoli rimandi a una cultura che ci ha cresciuto (Joe Strummer, Iggy Pop, gli Youth Of Today e i 7 Seconds). Su <em>Stay Positive</em> ci sono i chitarroni distorti a braccetto col piano (“Constructive Summer”), le ballate da bar lungo la statale (“Lord, I&#8217;m Discouraged”), le serate inzuppate di alcool asciugato tra le lenzuola di qualcun altro (“Sequetsered in Memphis”). Se siete rimasti ammaliati dagli <strong><a href="http://www.summerskiss.com">Afghan Whigs</a></strong> con questo disco degli Hold Steady potreste trovare qualche nuovo brivido.</p>
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		<title>Non tutte Le Strade portano a Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 06:53:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Le Strade - demo 2008

E&#8217; stato difficile decidere come comportarmi in questo caso. Avrei voluto glissare e far finta di nulla, ma poi, visto l&#8217;entusiasmo di questi ragazzi ho avuto un rigurgito di paternalismo e ho pensato che magari si aspettavano di leggere qualcosa sul loro demo e quindi eccoci qua. Spero solo che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/stradecd.jpg" alt="stradecd.jpg" /><strong>Le Strade - demo 2008<br />
</strong></p>
<p>E&#8217; stato difficile decidere come comportarmi in questo caso. Avrei voluto glissare e far finta di nulla, ma poi, visto l&#8217;entusiasmo di questi ragazzi ho avuto un rigurgito di paternalismo e ho pensato che magari si aspettavano di leggere qualcosa sul loro demo e quindi eccoci qua. Spero solo che non sia un errore di valutazione, ma male che vada sarà un memento per tutti.<br />
Il punto è che <strong><a href="http://myspace.com/lestrade">Le Strade</a></strong> - stando a quanto scrivono nella loro bio - hanno ambizioni stellari, sono sicuri di sé in maniera quasi sconcertante, si pongono - insomma - in maniera palesemente sborona. Salvo poi inviare un cd-r masterizzato senza copertina e con una scritta a pennarello sopra, una bio scritta malamente a mano su un foglio di carta riciclata (ottima scelta quella della carta riciclata, ve ne rendo atto) e una foto stampata con una inkjet (la domanda è: cosa ce ne facciamo della vostra foto in formato A4 e stampata con il vostro pc? Bastava una mail con un allegato jpg).<br />
Tutto questo in virtù di una frase della bio stessa che suona così (cito): &#8220;Mi è stato detto che quando invio materiale a riviste o radio devo lasciare una piccola bio, delle foto e cazzi vari&#8230; tutto fatto. Vi abbiamo pure messo la foto&#8221;. Ok. Parliamone.</p>
<p>Ragazzi&#8230; diciamo che &#8220;tutto fatto&#8221; è un po&#8217; ottimistica come locuzione. Più che altro perché se vi ponete con la spocchia (scusate, ma è l&#8217;unico termine che mi viene in mente) che vi fa dire cose tipo &#8220;l&#8217;indie rock è diffusissimo in Italia ma nessuno lo fa come noi&#8221;, oppure &#8220;siamo un po&#8217; pop, un po&#8217; rock, un po&#8217; indie, un po&#8217; gay, cmq siamo un qualcosa che in Italia può cambiare le cose e siamo solo dei ragazzini&#8221; e ancora &#8220;in Italia portiamo un&#8217;innovazione, nessuno suona come noi&#8221;, poi non potete presentarvi in nessuna maniera che non sia almeno dignitosa. Altrimenti fate la figura dei ragazzetti esaltati&#8230; e non lo siete, vero?</p>
<p>Fatto il discorso attitudinale, passiamo alla musica. C&#8217;è poco da dire. A me il brit pop/indie fa abbastanza venire la pelle d&#8217;oca. Se poi è anche cantato in italiano proprio non mi piace. Ma è solo un discorso soggettivo. Per cui mi manterrò sull&#8217;oggettivo, dicendo che i ragazzi suonicchiano per bene e indubbiamente hanno assimilato tutti gli stilemi del genere. Il punto è che di rivoluzionario non ci vedo nulla e di cose che cambieranno la situazione in Italia ne vedo ancora meno. Questo è un demo di onesto brit pop, punto e basta.<br />
Le Strade, nelle mani del giusto management e produttore, magari fra un po&#8217; entreranno nel circuito più mainstream e potremmo trovarceli a Sanremo tra le nuove proposte senza problemi, visto il loro sound ruffiano, italiano e facilmente digeribile da tutti. Ma da qui a portare innovazioni, ecco&#8230; il passo è  esageratamente lungo.</p>
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		<title>Gli Stray Cats non perdonano</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 14:33:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Bisceglia</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Stray Cats live @ Summer Jamboree, 22/08/2008 
Beato chi c&#8217;era a Senigallia e beato chi si beccherà gli Stray Cats da qualche parte nel mondo per i loro ultimi (ultimi davvero?) concerti. La tappa del tour d&#8217;addio al Summer Jamboree è stata una bomba senza orologeria, è esplosa appena Brian Setzer, Lee Rocker e Slim [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/straycats2.jpg" alt="straycats2.jpg" /><strong>Stray Cats live @ Summer Jamboree, 22/08/2008 </strong></p>
<p>Beato chi c&#8217;era a Senigallia e beato chi si beccherà gli <strong><a href="http://www.straycats.com">Stray Cats</a></strong> da qualche parte nel mondo per i loro ultimi (ultimi davvero?) concerti. La tappa del tour d&#8217;addio al <strong><a href="http://www.summerjamboree.com">Summer Jamboree</a></strong> è stata una bomba senza orologeria, è esplosa appena Brian Setzer, Lee Rocker e Slim Jim Phantom sono saliti sul palco.</p>
<p>I capelli bianchi di Setzer avanzano senza pietà, lui è bello inchiattito, ma fa ancora – e benissimo – il suo sporco lavoro. Lee Rocker, per dio, con quella giacca e quegli occhiali da sole sembra George Michael. Slim Jim Phantom, per sua e nostra fortuna, è entusiasmante e salta come un ossesso – bello, bello, punk come piace a noi.</p>
<p>Fatta una rapida (e vagamente dolorosa) descrizione dei tre Stray Cats, veniamo alla musica. Rockabilly, neo-rockabilly, tiritera per nostalgici degli anni che furono e revivalisti incalliti: viva Satana, il sesso, la droga e il rock and roll – perché questo è stato uno show rock and roll con i contro-cazzi.<br />
Sono partiti con “Rumble in Brighton” e non si è capito più nulla, nel senso buono e godereccio del concetto. Gli organizzatori del Summer Jamboree danno i numeri: 4500 persone. Sì, c&#8217;era una marea di gente e tra tutta questa gente c&#8217;era anche qualcuno munito di carta igienica da tirare addosso ai gruppi di supporto.</p>
<p>Ecco, due righe sulle band spalla. Onesti i <strong><a href="http://www.myspace.com/thedragonsgroove">Dragons</a></strong>, protetti da <strong><a href="http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&amp;friendid=252179485">DJ Ringo</a></strong> (è vietato storcere il naso, fidatevi di chi scrive) e francamente trascurabili gli storici <strong><a href="http://www.myspace.com/officialboppinkids">Boppin&#8217; Kids</a></strong>. E&#8217; vero che musicalmente sanno il fatto loro, ma mancano – ahinoi – dell&#8217;attitudine rock and roll; solitamente, non c&#8217;è bisogno di chiedere gli applausi se te li meriti.</p>
<p>E&#8217; ora di tornare agli Stray Cats, yes, e alla signorina che ha deciso di salire sul palco e ammanettarsi a Brian Setzer: la donzella in questione, con un salto felino, è saltata addosso al suo amato, ha legato i loro polsi e – flash – foto scattata da un&#8217;amica in prima fila. Peccato che i buttafuori abbiano deciso di strattonarla e peccato si sia beccata uno scoppolone niente male.</p>
<p>Setzer, tra l&#8217;imbarazzato e il divertito, è andato avanti e con lui Lee Rocker e Slim Jim Phantom: “Stray Cat Strut”, “Sexy and 17”, “Gina”, “Rock This Town” e un&#8217;altra fraccata di pezzi, comprese le più o meno solite cover, da “Please Don&#8217;t Touch” a “Be Bop A Lula”, passando per una scontata – ma vincente - “I Fought The Law”.</p>
<p>A questo punto, tiriamo le somme sui come-back degli anzianotti. Se una band sul palco suda e ride, indipendentemente dal fatto che sia lì soprattuto per assicurarsi la pensione e per dare una rimpolpata all&#8217;autostima dei singoli membri, i soldi per il biglietto sono ben spesi. Altrimenti&#8230; bè, non è certo il caso degli Stray Cats (e dei New York Dolls e di Iggy e gli Stooges).<br />
<img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/straycats1.jpg" alt="straycats1.jpg" /></p>
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		<title>Jay da antologia</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Aug 2008 18:39:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Jay Reatard - Singles 06-07 (In the Red, 2008)
Mai mi ero filato i Reatards e tutti i progetti in cui ha avuto - e ha - le mani in pasta Mr Jay Lindsey. Chissà perché poi&#8230; ma proprio non trovavo nessun motivo di interesse, così a pelle, in ciò che questo nativo di Memphis propone.
Errore, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/jaycd.jpg" alt="jaycd.jpg" /><strong>Jay Reatard - Singles 06-07 (In the Red, 2008)</strong></p>
<p>Mai mi ero filato i <a href="http://www.myspace.com/thereatardsthereatards"><strong>Reatards</strong></a> e tutti i progetti in cui ha avuto - e ha - le mani in pasta Mr Jay Lindsey. Chissà perché poi&#8230; ma proprio non trovavo nessun motivo di interesse, così a pelle, in ciò che questo nativo di Memphis propone.<br />
Errore, devo confessarlo. Pur essendo ancora ignaro di quasi tutto il suo repertorio, infatti, è piuttosto chiaro dall&#8217;ascolto di questa compilation di singoli (negli ultimi anni ha fatto praticamente solo singoletti vinilici il ragazzo: scelta grandiosa e decisamente &#8220;contro&#8221;) che c&#8217;è talento, attitudine, la giusta rozzezza e passione bruciante a go-go.</p>
<p>Da profano, arrivato con l&#8217;ultimo treno, ammetto di essere rimasto piuttosto colpito da questo personaggio; e dire che lo conoscevo marginalmente e quasi solo per un episodio primaverile che l&#8217;ha visto protagonista di una serie di polemiche e intemperanze online, in seguito a un concerto con problemi di security e - di conseguenza - interrotto dal signor Reatard (leggete <strong><a href="http://jayreatard.blogspot.com/2008/04/dear-toronto.html">questo post</a></strong> preso direttamente dal <a href="http://www.jayreatard.blogspot.com"><strong>blog</strong></a> di Jay per sentire la sua campana). Jay è una discreta testa calda (per non dire di ca**o), ma con una dose da cavallo di talento.<br />
I singoletti di questa compilation sono un gustoso mish-mash di garage rock, garage Sixties, punk, Sixties pop, lo-fi, post punk, rock e r&#8217;n'r blues/punk sbiellato (diciamo quello tipico del Goner Sound): il tutto apparentemente potrebbe sembrare eterogeneo, ma basta un ascolto per sentire tangibilmente che c&#8217;è un filo conduttore in tutto ciò. Oltre alla figura di Jay, c&#8217;è un&#8217;attitudine e una certa personalità nel songwriting, sempre tenendo in mente che non  stiamo parlando di uno sperimentatore (per fortuna!) o di un pioniere di nuovi suoni.<br />
Un bell&#8217;ascolto, quindi, tanto variegato, quanto sanguigno e punk (a modo suo). Poco aggiunge, sinceramente, il dvd bonus che contiene alcuni live show caotici e tumultuosi&#8230; sarà che non sono un fan, in genere, dei video dal vivo. Un bel documentario sul personaggio, piuttosto, sarebbe un&#8217;ottima visione! Se qualcuno vuole raccogliere il suggerimento&#8230;</p>
<p>Per chiudere aggiungiamo che - oltre a scrivere (tanti: è prolifico come un coniglio infoiato) bei brani - Mr Reatard in studio spesso suona tutti gli strumenti (mentre dal vivo si avvale, ovviamente, di musicisti&#8230; gli ultimi con cui sta suonando sono davvero personaggi che non sfigurerebbero in un documentario su disadattati e postadolescenti suburbani).<br />
Come se non bastasse, nel 2008 Jay ha iniziato - e sta per completarla - una collana di singoli vinilici pubblicati a raffica (e i nedizioni piuttosto limitate) dalla Matador. La collana si chiuderà con il sesto, in ottobre, a cui seguirà un&#8217;altra compilation su cd come questa, che li conterrà.</p>
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		<title>Greedy Mistress galore</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 18:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Greedy Mistress - Your Shoes, my Tongue (Chorus of One, 2007)
Greedy Mistress/Easygirls - split (Mousemen/Average Man, 2008)

Duplice recensione per i Greedy Mistress, band dell&#8217;area milanese/brianzola attiva da un paio di annetti. Il primo dischetto è Your Shoes, my Tongue (cd del 2007), lavoro d&#8217;esordio sulla lunga distanza (dopo un promo e una traccia su un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/ysmt_front_cover.jpg" alt="ysmt_front_cover.jpg" /><strong>Greedy Mistress - Your Shoes, my Tongue (Chorus of One, 2007)<br />
Greedy Mistress/Easygirls - split (Mousemen/Average Man, 2008)<br />
</strong></p>
<p>Duplice recensione per i <strong><a href="http://www.myspace.com/greedymistress">Greedy Mistress</a></strong>, band dell&#8217;area milanese/brianzola attiva da un paio di annetti. Il primo dischetto è <em>Your Shoes, my Tongue</em> (cd del 2007), lavoro d&#8217;esordio sulla lunga distanza (dopo un promo e una traccia su un 7&#8243; compilation) contenente 10 brani più cinque spezzoni di interludio/alleggerimento (campionamenti più o meno noti). La band che viene fotografata è dedita a un punk ipervitaminico e duro, quasi scum a tratti. Chitarre sferraglianti, tempi sosenuti o mid, riff nervosi e muscolari che possono a tratti ricordare - fatte le debitissime proporzioni, ovviamente - i primissimi Black Flag o i Circle Jerks più rockeggianti.<br />
Tanto entusiasmo ed energia, dunque, penalizzati però da una certa monotonia globale, accentuata anche dalla voce che risulta mixata molto bassa, con conseguente perenne &#8220;effetto brano strumentale&#8221; (se non si tira su per bene il volume).<br />
Menzione per i titoli (peccato che non ci siano i testi!) &#8220;Rohypnol&#8221; e &#8220;No Holes Left&#8221;.</p>
<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/gmeg.jpg" alt="gmeg.jpg" />Il secondo dischetto è uno split cd (piuttosto recente) che vede quattro brani dei Greedy Mistress in apertura, seguiti da altrettanti dei colleghi meneghini <strong><a href="http://www.myspace.com/easygirls">Easygirls</a></strong>.<br />
I GM godono ora di una registrazione/mixaggio che rende loro maggior giustizia e la loro anima USA punk fine anni Settanta-primi Ottanta si fa più presente. Sonorità alla Zero Boys e Red Rockers, azzarderei, nonostante la band faccia una inequivocabile dichiarazione d&#8217;intenti coverizzando &#8220;White Minority&#8221; dei Black Flag e &#8220;I Love Livin&#8217; in the City&#8221; dei Fear del controverso Lee Ving (scelta apprezzabilissima, ma ambiziosetta, soprattutto per quanto concerne il pezzo dei BF). Una prova che convince e lascia il ricordo di una buona band dedita a quel particolare tipo di punk che segnò il passaggio e la nascita di un genere, ovvero l&#8217;hardcore statunitense.<br />
Gli Easygirls si inquadrano più nel filone scum-hate rock e sono ovviamente discepoli di <strong><a href="http://www.ggallin.com">GG Allin</a></strong>, <strong><a href="http://home.hetnet.nl/~snakepit666/index.html">Confederacy of Scum</a></strong> (r.i.p.) e sublimi pervertiti di quella risma. Fanno il loro porco mestiere senza problemi, anche se mi convincono leggermente meno (questione di gusti, direi&#8230; il mio periodo scum è stato nei primi anni Novanta e ho un po&#8217; mollato dopo la morte di Allin, anche se conservo gelosamente i dischi dell&#8217;epoca, soprattutto alcuni singoletti degli <strong><a href="http://www.antiseen.com">Antiseen</a></strong>). Anche loro includono due cover: la sempre devastante &#8220;Wasted&#8221; (made in Black Flag, of course) e una peculiare &#8220;Warsaw&#8221; dei Joy Division. Diciamo che li rimando a settembre, intuendo che hanno potenzialità e apprezzando l&#8217;amore per una causa ormai sopita (quella del destructo rock).</p>
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		<title>The Zeros on tv</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 06:06:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[I grandissimi Zeros in un raro spezzone televisivo del 1977. La qualità video non è eccelsa, ma ne vale la pena!
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			<content:encoded><![CDATA[<p>I grandissimi Zeros in un <strong><a href="http://it.youtube.com/watch?v=bdeGc04sKio">raro spezzone televisivo</a></strong> del 1977. La qualità video non è eccelsa, ma ne vale la pena!</p>
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		<title>Nomen omen</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Aug 2008 05:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[libri e carta stampata]]></category>

		<category><![CDATA[2008]]></category>

		<category><![CDATA[Baldini Castoldi Dalai]]></category>

		<category><![CDATA[Cosa (non) amare]]></category>

		<category><![CDATA[Jonathan Ames]]></category>

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		<description><![CDATA[J. Ames - Cosa (non) amare (Baldini Castoldi Dalai editore, 2008)
Quando uffici stampa e divisione marketing fanno davvero bene il loro lavoro, può accadere di trovarsi di fronte a fenomeni di questo genere. La tipologia è quella classica del libro che stando agli strilli di copertina ti cambierà la vita e - invece - ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/ames.jpg" alt="ames.jpg" /><strong>J. Ames - Cosa (non) amare (Baldini Castoldi Dalai editore, 2008)</strong></p>
<p>Quando uffici stampa e divisione marketing fanno davvero bene il loro lavoro, può accadere di trovarsi di fronte a fenomeni di questo genere. La tipologia è quella classica del libro che stando agli strilli di copertina ti cambierà la vita e - invece - ti occupa un paio di pomeriggi facendoti realizzare che avresti tranquillamente potuto passarli girando in bici o giocando col gatto.<br />
Non è un crimine, per carità, e sia ben chiaro che il volume non è totalmente da buttare. Solo che da un libro presentato come una versione disturbata di <em>Sex and the City</em> versione maschile, di un autore di retaggio ebreo e statunitense beh&#8230; mi aspettavo un mix rock&#8217;n'roll tra il miglior Woody Allen, Miller e un po&#8217; di scanzonato erotismo patinato alla Carrie Bradshaw pisello-dotata. Invece quello che abbiamo è un raccoltone di pezzi che ritraggono il nostro autore in varie fasi della sua vita (dall&#8217;infanzia, all&#8217;età adulta) alle prese con due ordini di problemi due: 1) accettazione di sé 2) sesso. Se poi aggiungiamo che nella maggior parte dei casi il tutto viene semplificato in  &#8220;Oh-mio-dio-ho-il-cazzo-piccolo&#8221;, oppure &#8220;Oh-gesù-mi-cadono-i-capelli&#8221; e infine &#8220;Perbacco-mi-scopo-davvero-tutto-di-ogni-sesso-e-con-tutte-le-patologie&#8221;&#8230; insomma, le promesse e le premesse sembravano altre.</p>
<p>Probabilmente i singoli pezzi che compongono il libro, letti nella loro forma originaria e settimanale (ovvero come rubriche del <em>New York Press</em>), avevano un differente impatto e risultavano meno monotematici e monotoni. Piazzati tutti assieme, così, uno dietro all&#8217;altro, creano un effetto mattoncino con annessa sensazione di sapere più o meno dove si andrà sempre a parare già quando si giunge a metà libro.</p>
<p>Giudizio sintetico: come quando si compra la pizza al taglio alla megarosticceria cinese in viale Trastevere&#8230; dietro al vetro del bancone è tutto colorato, fresco, scintillante. Quando lo addenti un po&#8217; meno. Mi domando, però, come siano i suoi altri libri&#8230; che questo sia semplicemente il meno indicato per iniziare a conoscere Ames (peraltro figura sui generis e piuttosto di rottura nel giro dell&#8217;intellighenzia letteraria newyorkese)?</p>
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		<title>R.i.p. Jerry Wexler</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 06:25:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre l&#8217;Itaglietta-etta-etta e il resto del mondo erano alle prese con il rito pagano del Ferragosto, se ne andava Jerry Wexler, all&#8217;età di 91 anni.
Illuminato produttore, socio del mitico Ahmet Ertegun, co-fondatore della Atlantic Records, scopritore di talenti: quest&#8217;uomo mise sotto contratto Aretha Franklin, Ray Charles e i Led Zeppelin (la leggenda vuole che lui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/wexler.jpg" alt="wexler.jpg" />Mentre l&#8217;Itaglietta-etta-etta e il resto del mondo erano alle prese con il rito pagano del Ferragosto, se ne andava Jerry Wexler, all&#8217;età di 91 anni.</p>
<p>Illuminato produttore, socio del mitico <strong><a href="http://www.myspace.com/ahmeterteguntribute">Ahmet Ertegun</a></strong>, co-fondatore della <strong><a href="http://www.atlanticrecords.com">Atlantic Records</a></strong>, scopritore di talenti: quest&#8217;uomo mise sotto contratto Aretha Franklin, Ray Charles e i Led Zeppelin (la leggenda vuole che lui ed Ertegun li assoldarono sulla scorta di un demo tape che il manager del gruppo fece ascoltare loro di sfuggita)&#8230; mica male, no?<br />
Tra i suoi colpi di genio, poi, ricordiamo l&#8217;accordo di ditribuzione che stipulò tra Atlantic e la mitica Stax, contribuendo alla diffusione del sound della mitica etichetta di Memphis.</p>
<p>Bye bye Jerry. Salutaci Otis e tutti gli altri.</p>
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		<title>Samhain - un disco per l&#8217;estate</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Aug 2008 04:55:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ecco una performance live di un brano tipicamente balneare, a firma Samhain. Si tratta di &#8220;Archangel&#8220;: sentite il sapore di spiaggia,  granite, crema solare, passeggiate sul lungomare. Dopo una dozzina di bombardamenti atomici.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco una performance live di un brano tipicamente balneare, a firma Samhain. Si tratta di &#8220;<strong><a href="http://it.youtube.com/watch?v=DKc0WnNxvpE">Archangel</a></strong>&#8220;: sentite il sapore di spiaggia,  granite, crema solare, passeggiate sul lungomare. Dopo una dozzina di bombardamenti atomici.</p>
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