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	<title>Black Milk Magazine &#187; White Stripes</title>
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		<title>Peter Perrett, back from the dead (pt. III)</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-3/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 12:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiude l'intervista in tre parti agli Only Ones. Questa volta si parla di come è cambiata l'industria discografica, dei concerti, delle paure, delle dicerie sul gruppo e dei piani futuri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/only5.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6316" title="only5" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/only5.jpg" alt="" width="320" height="455" /></a>Terza e ultima parte dell’intervista agli<strong> </strong><a href="http://www.theonlyones.biz/"><strong>Only Ones</strong></a> condotta nel dicembre 2009 dal blog <a href="http://hayleyavron.wordpress.com/"><strong>Throwing Musings at Music</strong></a> (<em>disclaimer:  i miei tentativi di contattare l’autore e  chiederne l’autorizzazione   sono caduti nel vuoto; il blog è fermo da quasi un anno, il titolare non   risponde e non si sa che fine abbia fatto. Dopo un po’ di riflessioni   mi sono arrogato il diritto di tradurre e riproporre il tutto citando  ovviamente la fonte, sempre con  la clausola che in caso il proprietario  legittimo del testo si senta  leso nei propri diritti, eliminerò il  tutto da Black Milk</em>). Da questa chiacchierata non si è mosso molto per la band, che ancora non ha ultimato il fantomatico nuovo album (previsto, forse, per il 2011), ma ha fatto qualche sporadico concerto in Francia e Inghilterra. Eccovi serviti&#8230;</p>
<p><strong>Alan, ricordo che una volta accennasti a un&#8217;offerta che ti avevano fatto i Pretenders, verso la fine degli Only Ones&#8230;</strong></p>
<p>AM: Sì, e Xena &#8211; molto astutamente &#8211; mi disse &#8220;Alan, se hai intenzione di accettare, tieni a mente che se qualcuno di noi fa sapere i propri piani o si lascia sfuggire che la band sta per sciogliersi, il debito che abbiamo con la casa discografica verrà diviso tra i singoli membri. E&#8217; meglio continuare e far finta che tutto vada bene&#8221;. E abbiamo proprio fatto così. Abbiamo anche suonato al Dingwalls e in un po&#8217; di altri posti, dopo.</p>
<p>PP: Abbiamo suonato all&#8217;università di Leeds o qualcosa del genere…</p>
<p>AM: Poi li abbiamo presi per i fondelli raccontando che stavamo preparando un disco nuovo. John disse: &#8220;Buttiamo giù un po&#8217; di cover&#8221;. E loro risposero: &#8220;Le adoriamo&#8221;. C&#8217;era anche un pezzo degli <a href="http://www.thesmallfaces.com/"><strong>Small Faces</strong></a>.</p>
<p>PP: &#8220;My Way Of Giving&#8221;.</p>
<p>AM: Noi pensavamo che avrebbero odiato l&#8217;idea, tipo &#8220;Ci fa schifo, vi molliamo&#8221;.</p>
<p>PP: Al Dingwalls suonammo solo perché dopo un po&#8217; di mesi ci stavamo annoiando; chiesero a Xena se ci andava di farlo, ma fu un errore, perché arrivò gente da tutta Europa e non riuscirono a entrare tutti. Fu una sciocchezza suonare in un posto piccolo…</p>
<p>AM: Poi si aspettavano che iniziassimo a lavorare al nuovo disco il giorno dopo, così facemmo una riunione a casa di Peter e Xena; lei disse &#8220;Ora dobbiamo chiamarli e dire che la band si è sciolta&#8221;. E invece, non scherzo, il telefono si mise a suonare ed era l&#8217;etichetta che ci diceva &#8220;Scusate, ma dobbiamo lasciare il gruppo… niente di personale, ma dobbiamo mollarvi&#8221;. Avrebbero dovuto pagarci il giorno seguente. E finì così. Fu un momento fantastico.</p>
<p>PP: <a href="http://www.nightfever.co.uk/robert.htm"><strong>Robert Stigwood</strong></a> era tra quelli che volevano comprare il mio contratto, c&#8217;era anche la EMI, e poi mi contattarono un paio di compagnie, chiedendo se ero interessato a vendere i diritti. Ma io ero troppo fuori.</p>
<p><strong>Xena si occupa ancora del management?</strong></p>
<p>PP: No. Si occupa solo di me. Mi tinge i capelli.</p>
<p><strong>Beh, è roba importante!</strong></p>
<p>PP: Sì (ride).</p>
<p>AM: Xena ci segue ovunque. Lo fa da sempre.</p>
<p><strong>Tutti voi avete una compagna che vi portate dietro in tour?</strong></p>
<p>AM: No, no. E se fossi sposato, non farei venire mia moglie. Xena è un membro del gruppo. Se non fosse per lei, non esisteremmo. Oltre alle composizioni di Peter, Xena ha fatto in modo che la band funzionasse.</p>
<p>PP: Ha messo un sacco di soldi nel gruppo, prima che firmassimo un contratto. E in quel periodo io stavo con altre ragazze. Lei aveva davvero una grossa passione per la musica.</p>
<p>AM: Xena è come il quinto della band. E se qualcun altro chiedesse &#8220;Posso portare mia moglie?&#8221; la risposta sarebbe &#8220;no&#8221;.</p>
<p><strong>Vi ricordate altre volte in cui avete suonato a Leeds?</strong></p>
<p>AM: Io no, Peter per queste cose ha una memoria migliore.</p>
<p>PP: Abbiamo suonato all&#8217;Università. Mi ricordo anche un&#8217;altra volta che eravamo in grande ritardo e la polizia ci fermò per eccesso di velocità. Eravamo così in ritardo che alcuni spettatori se ne stavano andando perché avevano il treno per tornare a casa.</p>
<p>AM: Sì, però non ricordo in quale posto fosse il concerto…</p>
<p>PP: Leeds e York erano ottimi posti per la musica. Le università erano avanti in questo campo: erano grandi, perché facevano suonare un sacco di ottime band.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/ppknock.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6318" title="ppknock" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/ppknock.jpg" alt="" /></a>Beh, adesso è l&#8217;opposto. Almeno a Leeds. Arrivano solo i megagruppi.</strong></p>
<p>PP: Come i Take That?</p>
<p><strong>Non così grandi, forse&#8230;</strong></p>
<p>PP: Sì, ok, ma hai capito, intendevo roba del genere.</p>
<p>AM: Abbiamo suonato qui l&#8217;anno che ci siamo riuniti, per l&#8217;O2 Wireless Festival. Per un soffio non è saltato tutto a causa della pioggia. I prati erano allagati. Siamo andati vicini alla cancellazione.</p>
<p>PP: Ti ho già parlato della pioggia? A Glastonbury c&#8217;erano i White Stripes come headliner e quando hanno iniziato a suonare il tizio ha detto &#8220;Mi scuso per la pioggia e per essere americano&#8221;. Così poi all&#8217;O2 ho usato la stessa frase, ho detto &#8220;Mi scuso per la pioggia e per essere il migliore alleato dell&#8217;America&#8221;.</p>
<p><strong>Negli anni Settanta c&#8217;era un promoter che organizzava molti concerti di gruppi new wave a Leeds – un tizio che si chiamava John Keenan. Faceva i concerti al Futurama; ve lo ricordate? E&#8217; ancora nel giro.</strong></p>
<p>PP: Il nome John Keenan mi suona. Non è quello che ha organizzato il festival di fantascienza dove abbiamo suonato?</p>
<p>AM: Sì, mi sa di sì&#8230;</p>
<p>PP: Sarà stato il 1979.</p>
<p>AM: Sì.</p>
<p>PP: Tra i primi nel cartellone c&#8217;erano gli Echo and the Bunnymen. Noi e gli Hawkwind eravamo headliner. Gli Hawkwind dovevano suonare per ultimi perché erano più conosciuti &#8211; credo &#8211; ma siccome  eravamo in ritardo, salimmo sul palco dopo di loro.</p>
<p>AM: Erano furiosi.</p>
<p><strong>Quel è il vostro miglior ricordo degli Only Ones?</strong></p>
<p>PP: Oh, dio. Il ricordo più bello? Temo che la maggior parte sia roba legata al sesso, perché quando sei giovane ti interessa quello. Il sesso è troppo importante. Mi capisci vero? Poi invecchi e lo metti in prospettiva. Ho fatto molte cose per i motivi sbagliati.</p>
<p>AM: Per me credo che sia stato lavorare al primo disco, mi è piaciuto tantissimo ogni singolo momento. Entrare in studio e fare un album era roba eccitante, per me lo era. Il Basing Street studio era una grande chiesa, fantastico&#8230; e poi è stato così bello sentire il disco finito: pensavo fosse grandioso. E lo penso ancora.</p>
<p>PP: Fare i programmi tv dal vivo era bello. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Old_Grey_Whistle_Test"><strong><em>The Old Grey Whistle Test</em></strong></a> era dal vivo?</p>
<p>AM: Molto&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/The_Only_Ones_1978_horiz.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6322" title="The_Only_Ones_1978_horiz" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/The_Only_Ones_1978_horiz.jpg" alt="" width="400" height="157" /></a>Come hai vissuto il periodo in cui Nina Antonia stava scrivendo il libro su di te? E come ti sembrava il fatto che stessero mettendo insieme un volume sulla tua vita? Ti piace il risultato finale?</strong></p>
<p>PP: Penso che certe cose&#8230; certe cose che alcuni hanno detto sul mio conto non sono vere. Non ho avuto nessun controllo sull&#8217;operazione, era il suo libro. Io ho detto solo la verità, ma certi no e mi piacerebbe poter correggere.</p>
<p>AM: E&#8217; uscita anche un&#8217;edizione aggiornata.</p>
<p><strong>Ah ok&#8230;</strong></p>
<p>PP: Non so proprio dove lei trovi il tempo per fare queste cose. Adesso, poi, ha anche un compagno, no? Un ragazzino…</p>
<p><strong>Deve essere frustrante sapere che c&#8217;è un libro intero su di te [<em>The One and Only: Peter Perrett, Homme Fatale</em></strong><strong><em> - n.d.Andrea</em>], vederlo nero su bianco e sapere che&#8230;</strong></p>
<p>PP: Beh, sai come funziona: la gente vede la roba stampata su carta e pensa che sia tutto vero e sacrosanto.</p>
<p>AM: Stamattina mi è arrivata un&#8217;email da un tizio che sta scrivendo un libro sui Queen che mi chiedeva &#8220;Alan, è vero che ti avevano chiesto di unirti ai Queen&#8221;? Perché <a href="http://www.rocksbackpages.com/writer.html?WriterID=antonia"><strong>Nina Antonia</strong></a> lo ha scritto nel libro. E io pensavo, non ho mai detto questa roba&#8230;  e Nina non mi ha mai chiesto niente. Quando Freddie Mercury è venuto a lavorare per me <em>[Alan aveva un negozio di vestiti a Kensington Market a Londra nei primi anni Settanta: Mercury per un po' fece il commesso lì - n.d.Andrea]</em>, John Deacon era già nei Queen. Questo è un buon esempio di quello che è successo&#8230; così stamattina ho dovuto mettermi a scrivere una mail spiegando che non era vero, e Freddie non sapeva neppure che io suonassi il basso. Quando ero al lavoro, non pensavo alla musica, ero lì per un altro motivo… e questa è solo una piccola cosa. Ovviamente nel caso di Peter ci sarà un sacco di roba. Comunque io, per questo fatto, ricevo diverse email che mi chiedono dei Queen. Ed è una cosa che non è mai accaduta.</p>
<p><strong>Peter, dovresti correggere tutto quello che non va. Potresti mandarle una lunga mail. Comunque, è vero che andrete in tour in India?<br />
</strong></p>
<p>PP: (dopo un lungo silenzio) No&#8230; credo che questa cosa l&#8217;abbia detta <strong><a href="http://www.i94bar.com/ints/zermati.html">Marc Zermati</a></strong>, no?</p>
<p><strong>Oh, credo di averla letta in qualche intervista.</strong></p>
<p>PP &amp; AM: Sarà John…</p>
<p>PP: John rilascia interviste a chiunque senza dirci nulla. Ne ha fatta una con un tipo greco e ha detto un casino di roba senza senso.</p>
<p>AM: Marc Zermati è un tizio che negli anni Settanta aveva un&#8217;etichetta&#8230; come si chiamava?</p>
<p>PP: <a href="http://www.i94bar.com/ints/zermati.html"><strong>Skydog</strong></a>.</p>
<p>AM: Skydog. Lo abbiamo incontrato e lui era tutto entusiasta di noi, si è messo a parlare di quello che voleva fare, e la cosa del tour in India era una di queste cose. Qualcuno ha creduto a tutte quelle panzane. Mi sa che John ci è cascato.</p>
<p>PP: Comunque è interessante che ci siano questi strani Paesi&#8230; tipo, ho un amico che mi raccontava di un gruppo sconosciuto russo che è andato in Cina e ha suonato davanti a 150.000 persone. Perché in certi posti tutti, dai 2 ai 92 anni, arrivano dalle zone vicine per assistere a uno spettacolo che non avevano mai visto prima.</p>
<p>AM: Sarebbe fantastico andarci. Molto eccitante. Magari non come il Giappone, ma sarebbe bello andare in un posto così diverso, per vedere come la gente reagisce alla musica.</p>
<p>PP: E&#8217; una cosa che mi piace molto. Con gli Only Ones, all&#8217;epoca, quando andavamo all&#8217;estero mi piaceva solo l&#8217;ora che passavamo sul palco, ma il resto del tempo lo passavo a sperare di tornare in Inghilterra al più presto, per mettere le mani su un po&#8217; di droga buona. Anche perché quando viaggiavamo di solito stavo pulito. Adesso invece apprezzo molto le altre culture e il fatto di vivere su un pianeta con abitudini così varie.</p>
<p>AM: Sì ti godi tutte queste cose…</p>
<p>P: Il Giappone era come essere in <em>Blade Runner</em>, perché c&#8217;erano questi schermi giganti per strada. Adesso sono spariti questi affari, no? Da quando c&#8217;è la crisi hanno levato i maxischermi. Sei mai stato in Giappone?</p>
<p><center><object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/AQsHRODE_ZQ?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/AQsHRODE_ZQ?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
<p><strong>No, mi piacerebbe&#8230; ma quindi cosa avete in serbo per il futuro?<br />
</strong></p>
<p>AM: Niente.</p>
<p><strong>Davvero?</strong></p>
<p>PP: La cosa principale è finire il disco. I tre concerti che stiamo facendo mi hanno convinto a suonarli perché tutti mi dicevano: &#8220;Tranquillo, quando sarà il momento dei live avremo già finito col disco&#8221;. Sai, prima ovunque andassimo tutti ci chiedevano &#8220;Quando esce l&#8217;album?&#8221; e mi ero stufato di inventarmi scuse, così un po&#8217; di mesi fa ho detto che non volevo più suonare dal vivo&#8230; anche se andare all&#8217;estero mi piace, è come essere in vacanza. Comunque i concerti sono arrivati, e noi non abbiamo ancora terminato il disco.</p>
<p>AM: Pensavamo che ce l&#8217;avremmo fatta. E poi tutti volevano fare qualcosa vicino a Natale…</p>
<p>PP: Sì, ma a me interessa solo finire il disco. Voglio qualcosa di nuovo. E poi in ogni concerto abbiamo suonato sei pezzi nuovi.</p>
<p>AM: Sì.</p>
<p>PP: Quando il disco uscirà tutti lo conosceranno già, perché avranno sentito i pezzi su Youtube.</p>
<p>AM: Ok… però la versione in studio sarà diversa. A marzo faremo anche un tour francese.</p>
<p>PP: Se non avremo finito il disco io mi metterò in sciopero.</p>
<p><strong>Vi è sembrato difficile affrontare i cambiamenti del music business &#8211; ad esempio il modo in cui la gente ascolta la musica, non comprando più i dischi? E&#8217; una cosa che si è ripercossa sul vostro modo di lavorare, da quando vi siete riuniti?</strong></p>
<p>AM: Penso che l&#8217;album ne risentirà. Fino a ora non è accaduto, perché non abbiamo nessun nuovo prodotto in giro; penso che ce ne accorgeremo col disco. Su come l&#8217;industria musicale sopravviverà, non ho proprio nessuna idea; so che i download stanno crescendo, ma non ho idea di come si muoverà l&#8217;industria. Ci vorrebbe un altro inventore scozzese che tirasse fuori un formato per la musica che non sia possibile copiare. E noi lo abbracceremmo al volo.</p>
<p>PP: A me, ora, non piace pagare la musica.</p>
<p><strong>Non dovresti dirlo, Peter!</strong></p>
<p>AM: Io penso che le grandi band che regalano i loro cd facciano bene, buon per loro; ma i gruppi piccoli, cosa dovrebbero fare coi loro dischi? Come possono sopravvivere? Come guadagnano soldi?</p>
<p><strong>Credo che voi abbiate una base di fan piuttosto grande, gente che vuole i vostri dischi su un supporto fisico…</strong></p>
<p>AM: Comunque per me il cd non scomparirà; ma di sicuro spariranno i negozi.</p>
<p><strong>C&#8217;è un&#8217;artista &#8211; Kristin Hersh &#8211; che ha fatto una cosa interessante; praticamente ha bypassato l&#8217;industria musicale, mettendo in piedi una specie di servizio ad abbonamento &#8211; paghi più o meno 25 dollari ogni quadrimestre e hai diritto a scaricare i pezzi inediti che lei mette a disposizione nel suo sito, solo per gli iscritti; ogni volta che fa uscire un disco hai diritto a riceverne una copia fisica ed entri gratis ai suoi concerti. In questa maniera si garantisce dei guadagni continui. Certo, il fatto è che è un&#8217;artista già nota e la stessa cosa non funzionerebbe con chiunque. C&#8217;è anche da dire che se io facessi una cosa del genere con ogni gruppo che mi piace, finirei in bancarotta.</strong></p>
<p>PP: Ti piace molto lei, vero?</p>
<p><strong>Sì, è una delle mie preferite.<br />
</strong></p>
<p>PP: Roba anni Novanta, no?</p>
<p><strong>Sì, era nei  Throwing Muses, su 4AD . Comunque secondo me ci sono delle opportunità che andrebbero esplorate, anche se il panorama sembra molto scoraggiante. Parlandoti da scrittore, ti dico che anche per i giornali musicali va male, perché non ci sono entrate pubblicitarie, le etichette indipendenti sono in difficoltà.</strong></p>
<p>AM: La cosa bella è che i gruppi nuovi, adesso, non devono passare attraverso la trafila dei talent scout delle etichette, sai quelli dell&#8217;A&amp;R <em>[la divisione Artists &amp; Repertoire tradizionalmente nelle etichette è quella dedicata alla selezione dei nuovi artisti - n.d.Andrea]</em>. Mettono la loro musica online e se alla gente piace iniziano a farsi un bel seguito. Anche se non capisco come possono sopravvivere finanziariamente, almeno finché non riescono a fare concerti per pagarsi le spese.</p>
<p><center><object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/g4r4pELCzr8?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/g4r4pELCzr8?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
<p><strong>A volte penso &#8220;Ok, benissimo, dato che è così duro vivere di musica, ci sarà una scrematura e solo i migliori e i più appassionati resteranno&#8221;. Eppure c&#8217;è ancora tantissima merda là fuori!</strong></p>
<p>AM: Ci sono ancora molte cose che devono cambiare… le case discografiche più grosse spariranno tutte, per ora sopravvivono solo grazie alle altre attività collaterali che hanno messo in piedi.</p>
<p><strong>Peter, i tuoi figli sono entrambi musicisti. Gli dai mai qualche consiglio?</strong></p>
<p>PP: L&#8217;unica cosa che hanno imparato da me è di non diventare mai tossici. Ma per quanto riguarda la gestione delle band, non gli ho mai detto nulla.</p>
<p>AM: Sono dei grandi musicisti, tutti e due.</p>
<p>PP: Hai mai sentito la loro musica?</p>
<p><strong>Ho sentito gli Strange Fruit, il gruppo di Jamie, perché Sarah &#8211; una mia amica &#8211; me li ha consigliati. Mi pare che Jamie le abbia fatto da dog-sitter!</strong></p>
<p>PP: Ah sì, è in un gruppo che si chiama Screaming Ballerinas, no?</p>
<p><strong>Veramente è nei Wet Dog.</strong></p>
<p>PP: Hai ragione, Sarah. Stavo pensando a Laura…</p>
<p>AM: E&#8217; un&#8217;ottima band.</p>
<p><strong>Hanno mai suonato con voi?</strong></p>
<p>AM: Stiamo tentando di farli suonare a Leamington Spa, domani sera.</p>
<p>PP: I miei ragazzi hanno suonato dove suoniamo noi stasera…</p>
<p>AM: Il <a href="http://www.brudenellsocialclub.co.uk/"><strong>Brudenell Social</strong></a>, si chiama così.</p>
<p>PP: Mi hanno detto che è una specie di circolo dopolavoro, ma che è bello.</p>
<p><strong>Molto. E&#8217; il mio locale per concerti preferito a Leeds.</strong></p>
<p>PP: Il palco è piccolo, vero?</p>
<p><strong>Non saprei&#8230; lo è se sei abituato a suonare in posti grandi.</strong></p>
<p>AM: Quando mi hanno contattato la prima volta per suonare, ho detto &#8220;Brudenell Social Club!?&#8221;. Sai, suonavamo in posti del genere agli inizi, così ho fatto subito un controllo.</p>
<p><strong>Fino a un po&#8217; di tempo fa era solo un posto in cui promoter piccoli organizzavano concerti, tutti lo consideravano un po&#8217; sfigato. E adesso è uno dei più popolari. E&#8217; grande abbastanza da poterci far suonare gruppi piuttosto importanti, ma senza passare attraverso tutte le stronzate business che ti impongono i locali più grandi del circuito.<br />
</strong></p>
<p>AM: Sì, è quello che ci diceva John Paul, l&#8217;organizzatore; sembra bello. E poi, a parte l&#8217;O2 Wireless Festival, è un po&#8217; che non suoniamo qui.</p>
<p>PP: Faremo delle canzoni che non suoniamo da 30 anni. Alan, la facciamo &#8220;Watch You Drown&#8221;?</p>
<p>AM: Sì.</p>
<p>PP: Hai il testo giusto? Mi sta scaricando il testo da Internet, ma ogni volta è diverso da quello che avevo scritto.</p>
<p>AM: Faremo cinque pezzi vecchi che non suoniamo da tanto. Ho trovato <a href="http://perrettlyrics.blogspot.com/"><strong>un sito</strong></a> di un tizio con i testi delle canzoni, c&#8217;è davvero tutto.</p>
<p><strong>Vi confesso che leggevo su Internet il testo di &#8220;Another Girl, Another Planet&#8221; e pensavo &#8220;Oh cazzo, non pensavo dicesse questo&#8221;.</strong></p>
<p>AM: Ah, sì, era quello dei Blink 182? Il tipo dei Blink 182 ha proprio male interpetato e ora tutti citano la sua versione. Quel pezzo che dice, &#8220;I always flirt with death&#8221;&#8230;</p>
<p>PP: Sì e poi lui ha cantato &#8220;I’ll get killed&#8221;.</p>
<p><strong>Esatto. Io pensavo che dicesse &#8220;I get ill&#8221;</strong></p>
<p>P: Sì.</p>
<p><strong>Grande&#8230; avevo ragione!</strong></p>
<p>AM: Quando abbiamo ricominciato a suonare, ho scaricato stampato tutti i testi perché avevo capito che Peter non usava il computer; ma sapevo anche che dopo tutti questi anni la maggior parte dei testi che trovavo erano sbagliati, però c&#8217;è un sito in cui questo tipo ha trascritto tutto quasi alla perfezione. L&#8217;ho già detto altre volte a Peter &#8211; e Rod Liddle si è anche offerto per aiutarlo &#8211; che potrebbe scrivere un libro sui suoi testi, su come ha scritto le canzoni e sul motivo per cui le ha fatte. Peter, dovresti farlo.</p>
<p>PP: Non ho tempo.</p>
<p>AM: Fallo con un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dittafono"><strong>dittafono</strong></a>.</p>
<p><strong>Ok, è la mia ultima domanda, non voglio rubarvi altro tempo; cosa vi fa paura e perché?</strong></p>
<p>AM: La morte. Mi spaventa da sempre. Perché? Non so&#8230; è stato così fin da quando ero giovane. Non è per il fatto di morire o per il dolore, è il vuoto a spaventarmi. Da bambino mi terrorizzava. Ora convivo con questa cosa, ma è davvero quella che mi spaventa di più. Sai, ogni volta che ci penso mi viene in mente l&#8217;oscurità e mi incupisco. Il non esistere è terrificante.</p>
<p><strong>Peter?</strong></p>
<p>PP: Per me non è la morte, ma l&#8217;idea di vivere senza Xena. Se lei morisse prima di me, sarebbe terrificante. E poi mi preoccupa anche la salute: ho paura di iniziare a stare male, di perdere la ragione, di provare dolore. Quando invecchi la morte diventa un&#8217;opzione tangibile. Quando sei giovane puoi parlare di &#8220;flirtare con la morte&#8221; e roba del genere, perché sei invincibile. Ma quando arrivi alla mia età, la verità è che il tuo corpo inizia a incasinarsi e io non voglio per nulla al mondo vivere senza Xena. E&#8217; l&#8217;unica cosa che mi spaventa per davvero. E non sopporterei di vederla soffrire. Io credo nell&#8217;eutanasia. Non si dovrebbe obbligare la gente a soffrire, quando la vita sta finendo. Ci dovrebbe essere della dignità nella morte. E invece la gente è costretta ad andare in Olanda o in Svizzera o che altro, ma deve farlo prima del momento in cui servirebbe davvero.</p>
<p>AM: E devi anche scrivere le tue volontà, come vuoi che venga fatto.</p>
<p><center><object width="540" height="328"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/JGfrcFI25mo?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/JGfrcFI25mo?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="328"></embed></object></center></p>
<p><strong>Mi spiace, è un modo un po&#8217; cupo per chiudere l&#8217;intervista&#8230;</strong></p>
<p>AM: Beh, è quello che succede quando chiedi a qualcuno della nostra età &#8220;Cosa ti spaventa?&#8221;. E tu di cosa hai paura?</p>
<p><strong>Avevo paura di essere investito da un&#8217;auto, ma poi la scorsa settimana mi è successo davvero. Non mi ha colpito con violenza, però.</strong></p>
<p>AM: Quindi quella cosa l&#8217;hai risolta?</p>
<p><strong>Sì è andata. Poi avevo paura di cadere dalle scale del posto in cui lavoravo, ed è successo anche quello. Di solito so che &#8211; quando ho paura di qualcosa &#8211; di sicuro succederà.</strong></p>
<p>PP: Come un presagio?</p>
<p><strong>Forse. L&#8217;ho sempre saputo che prima o poi sarei stato investito.</strong></p>
<p>PP: Ma perché? Quando attraversi la strada ti addormenti?</p>
<p><strong>Ma no Peter! Non è stata colpa mia! Ha ha! E il tipo non ha nemmeno abbassato il finestrino per vedere se stavo bene.</strong></p>
<p>PP: Ma come&#8230; è scappato via? Cazzo. E&#8217; un reato, no?</p>
<p><strong>Sì.</strong></p>
<p>PP: Probabilmente era ubriaco o altro.</p>
<p><strong>Può essere. Però adesso devo trovare una nuova paura. Vi farò sapere.</strong></p>
<p><em>Vai alla seconda parte dell’intervista: <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-2/"><strong>QUI<br />
</strong></a></em><em>Vai alla prima parte dell’intervista: <strong></strong></em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-2/"><em></em></a><em><a href="../2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-1/"><strong>QUI</strong></a><a href="../2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-2/"><strong></strong></a></em><br />
<em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-2/"><strong></strong></a></em></p>
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		<title>John Schooley&#8217;s School of Rock</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/john-schooley-revelators-intervista-intervie/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 10:17:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Crizia Giansalvo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[America,1996: Tim Warren  pubblica We Told You Not To Cross Us, un album che riscrive le coordinate  nel mondo lo-fi, che picchia come un colpo di frusta in pieno volto. Segue un ep con Walter Daniels (e un secondo album pubblicato postumo  lo scorso anno) e i Revelators scompaiono.
Nel frattempo il loro  batterista,  John Schooley, continua a trascinarsi nelle viscere del rock&#8217;n'roll &#8211;  prima con gli Hard Feelings e attualmente come one-man band. Tra tutti i suoi impegni ha anche trovato il tempo per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/John-Schooley.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2351" title="John Schooley" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/John-Schooley.jpg" alt="John Schooley" width="300" height="375" /></a>America,1996: Tim Warren  pubblica <em>We Told You Not To Cross Us</em>, un album che riscrive le coordinate  nel mondo lo-fi, che picchia come un colpo di frusta in pieno volto. Segue un ep con <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Walter_Daniels">Walter Daniels</a></strong> (e un secondo album pubblicato postumo  lo scorso anno) e i Revelators scompaiono<span id="more-2332"></span>.</p>
<p>Nel frattempo il loro  batterista,  <strong><a href="http://www.johnschooley.com/">John Schooley</a></strong>, continua a trascinarsi nelle viscere del rock&#8217;n'roll &#8211;  prima con gli Hard Feelings e attualmente come <strong><a href="http://www.johnschooley.com/">one-man band</a></strong>. Tra tutti i suoi impegni ha anche trovato il tempo per rispondere a qualche domanda per <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com">Black Milk</a></strong>&#8230;</p>
<p><strong>Prima di tutto,ti devo  ringraziare.  Se ho iniziato a  esplorare  questo lato malato del rock&#8217;n'roll  è grazie a <em>We Told You Not To Cross Us</em></strong><strong>. Quale album, invece, ha cambiato  la tua vita?</strong></p>
<p>Probabilmente <em>Missing  Link – Volume 3</em>, la compilation della Norton su Link Wray. Non avevo mai ascoltato Link fino a quando un mio amico non mi suggerì provarci. E&#8217; divertente, perchè il ragazzo che mi ha  consigliato  di ascoltarlo era questo vecchio hippie amico di tutte quelle orribili  jam band. Eravamo amici, ma con gusti musicali completamente  differenti. Lui veniva della East Coast, aveva visto Link in passato e pensava fosse  giusto per me. Perciò andai al negozio di dischi locale (Whizz Records,   di cui parla l&#8217;ultima canzone dell&#8217;album dei Revelators) e <em>Volume  3</em> era l&#8217;unico disco che avevano. Lo portai a casa e misi la canzone  “Growlin&#8217; Guts” perchè mi piaceva molto il titolo. Mi mandò  completamente  fuori di testa e mi fece capire come doveva suonare una chitarra  rock&#8217;n'roll.<br />
Naturalmente ero  preparato a quel momento, avendo ascoltato molto blues e rock&#8217;n'roll delle origini e anche qualcosa  di punk rock come Ramones e Sex Pistols; ma Link Wray ha dato un senso  a tutto questo. Ero davvero incazzato con me stesso, perché pensavo che fosse un crimine  non aver mai ascoltato alcun disco di Link Wray prima di quello! Se  ci fosse giustizia Link Wray sarebbe famoso ed Eric Clapton, o chi per  lui, sarebbe quello che nessuno ascolta.<br />
Ne avevo abbastanza di Eric  Clapton e non  avevo mai ascoltato Link, il che era semplicemente sbagliato.</p>
<p><strong>I Revelators sono stati  una delle band più importanti della scena garage anni Novanta. Nel  tuo blog non sei mai gentile con la musica mainstream di quel periodo: cosa voleva dire essere un artista indipendente nell&#8217;era pre-Internet?</strong></p>
<p>Quando ho iniziato a  suonare  con i Revelators c&#8217;erano poche band che sentivamo essere sulla nostra stessa lunghezza d&#8217;onda. Uscendo per la <strong><a href="http://www.cryptrecords.com/">Crypt</a></strong> suonavamo con molte band di Sixties  garage, ma i Revelators non suonavano quel tipo di rock&#8217;n'roll.  Noi ci collegavamo a un retaggio più antico coverizzando vecchia roba blues, rockabilly e  country, mischiandola con il punk rock: abbiamo praticamente saltato i Sixties.  E poi nel garage Sixties c&#8217;era un elemento fashion che proprio non abbiamo  mai capito. Ma, essendo noi sotto all&#8217;etichetta che ha pubblicato la serie <em>Back From The Grave</em> siamo stati accomunati alle bands Sixties.<br />
Comunque avevamo l&#8217;impressione che ci fossero poche band e un ristretto circolo di persone che avrebbero apprezzato la nostra musica.  La maggior parte della musica popolare allora, compresa quella  indipendente,  era piuttosto brutta. Immagino che non sia molto diverso ora -   in quasi tutte le epoche, la maggior parte della musica prodotta non è  buona.<br />
Comunque era più difficile trovare informazioni e farti sentire  da chi avrebbe apprezzato la tua band. Se avessimo avuto  Internet  saremmo stati in grado di trovare molte più persone a cui i Revelators piacevano. Ed è successo in seguito, ma ci sono voluti più  o meno 10 anni per diffondere il verbo.<br />
D&#8217;altra parte, un aspetto  positivo di quel periodo era che le persone compravano i dischi e li  ascoltavano con attenzione. Penso che adesso tutti vano in giro con il loro <a href="http://www.gabrielelunati.com/index.php?tag=ipod">iPod</a>, ma pochi ascoltano davvero un album. Prima, quando  facevi  un disco, avevi qualche aspettativa che le persone l&#8217;avrebbero ascoltato per intero. Adesso scaricano una montagna di roba e molto verosimilmente non riescono ad ascoltare tutto. Io stesso ho qualcosa come 70 giorni di  musica in <a href="http://www.gabrielelunati.com/index.php?tag=itunes">iTunes</a>, ora. C&#8217;è talmente tanta musica disponibile che perdi la speranza che qualcuno possa ascoltare quello  che tu fai.<br />
Guardandomi indietro mi sento  davvero fortunato ad aver suonato in band che hanno sfornato  un album prima che Internet prendesse il sopravvento e cambiasse tutto.  Era divertente pensare che qualcosa che tu hai creato avrebbe potuto  fare il giro del pianeta. Anche se avevi stampato solo poche copie,  sarebbero  potute finire in tutti gli angoli del mondo. Il pensiero che un &#8216;oggetto fisico faccia  un giro del genere è in qualche modo più soddisfacente  di un file  distribuito virtualmente.<br />
Adesso è un bel periodo  per essere un appassionato di musica, perché ti puoi connettere  e trovare immediatamente quasi tutto ciò che vuoi ascoltare. D&#8217;altronde,   il lato negativo è che è un terribile momento  per essere un musicista: le persone comprano meno dischi, quindi anche anche in tour vendi meno roba. Non ho mai guadagnato  troppi soldi facendo il musicista, ma adesso ne guadagni ancora meno, essendoci pochi acquirenti di dischi. La cosa positiva è che puoi  mettere la tua roba online e tutto il mondo può ascoltarla facilmente.  Ma non potendo vendere copie del tuo disco hai una risorsa in meno per  pagare le spese dei tour e andare a suonare per queste persone. In più, c&#8217;è talmente  tanto materiale lì fuori che è difficile far interessare qualcuno  a ciò che fai. Onestamente mi giova ancora il fatto che la mia  prima band era su Crypt, negli anni Novanta.<br />
Mi sento davvero come se fossi  stato testimone della fine di un&#8217;epoca – l&#8217;età delle registrazioni su supporto fisico.  Penso che dagli anni Trenta (quando il 78 giri divenne popolare), fino alla fine del 2000 e al termine dell&#8217;era dei cd, sia stata  l&#8217;età d&#8217;oro per la musica. Credo che la musica diverrà una forma d&#8217;arte  minore, in futuro. C&#8217;erano ancora pittori dopo il  Rinascimento,  ma la pittura non era più così importante culturalmente. Per me,  cresciuto  in un piccolo paese sperduto nel nulla, la musica era una finestra su  un mondo più grande. La musica era una forma d&#8217;arte che mi ha introdotto   a diversi tipi di persone e  a modi differenti  di pensare.  Sicuramente  alcuni ascolteranno e creeranno ancora musica,  ma sarà solo una delle tante opzioni di divertimento e non una specie  di religione come era per le persone prima di Internet. I ragazzi non  dovranno contare sulla musica per essere scoprire il mondo o per  formare la loro identità. Potrebbero esserci altre forme d&#8217;arte che  si diffonderanno e serviranno a questo scopo. Non penso ci sia  necessariamente  una ragione per lamentarsi: sarà interessante vedere cosa accadrà.  Poi c&#8217;è talmente tanta musica proveniente da questa età dell&#8217;oro, che ci vorrà una  vita intera per digerirla tutta.</p>
<p><strong>Alla fine degli anni Novanta  le classifiche hanno accolto i White Stripes, che molte persone  indicano come pionieri di un nuovo garage. Sarei curiosa di sapere cosa  ne pensi : è un episodio di sfruttamento dell&#8217;underground, una  sua mistificazione da parte della massa, oppure anche l&#8217;industria mainstream &#8211; ogni tanto &#8211;  vede un raggio di luce?</strong></p>
<p>Trovavo divertente che quando i Revelators erano in giro le persone ci  chiedevano sempre “Perché non avete un bassista?”. Non è che abbiamo  inventato noi la formazione senza bassista: c&#8217;erano un sacco di band così prima di noi, dai Gories agli Oblivians, ai Fendermen, ai  Flat Duo Jets (che erano un duo chitarra/batteria e sono stati in giro  per un po&#8217;), perciò non eravamo così innovativi &#8211; anche se noi eravamo leggermente  diversi perché avevamo chitarra, batteria e un cantante. Comunque nessuno  conosceva questi altri gruppi, a parte un gruppo davvero ristretto di fanatici,  perciò la gente sembrava faticare tantissimo ad accettare che non avevamo un basso. Semplicemente era infastidita da questa cosa.<br />
Ho sempre pensato che suonavamo alla  grande  e non ho mai sentito la mancanza del basso. Anzi, avendo suonato  anni dopo con un bassista (negli Hard Feelings), dico che con la  formazione chitarra/batteria senza basso si possono fare cose molto più divertenti,  musicalmente.<br />
Quando i White Stripes hanno avuto successo,  non avere un bassista sembrò subito un&#8217;innovazione pazzesca: il che mi irritava,  perché  ho suonato in una band che aveva già fatto la stessa cosa, ma molti anni prima!<br />
Penso che i White Stripes siano   abbastanza ok: non erano niente di speciale e sicuramente non erano  migliori di molte altre band simili, uscite prima di loro. C&#8217;erano vari gruppi mediocri quel periodo come i Black Keys, i Detroit Cobras, i  Greenhornes,  che divennero molto più popolari rispetto al loro valore.   Detto questo, i White Stripes erano probabilmente il meglio nel peggio.<br />
Tra le ragioni per cui i White  Stripes divennero famosi, la musica era all&#8217;ultimo posto. C&#8217;era  l&#8217;abbigliamento  giusto, il cromatismo bianco e nero, il gossip “ma sono davvero fratello e  sorella?”&#8230;  un sacco di cose che &#8211; forse &#8211; danno alla gente qualcosa di cui parlare,  ma che non hanno molto a che fare con la musica. Penso che queste faccende abbiano  contribuito al successo dei White Stripes molto più che la musica.  Voglio dire: il primo album dei Deadly Snakes e quello dei White Stripes   sono usciti più o meno nello stesso momento e <em>Love Undone</em> distrugge  letteralmente il debutto dei White Stripes.<br />
Una cosa da tenere a mente  è che ciò che a me non piace dei White Stripes è quello che li ha resi popolari. Il look giusto, le ridicole canzoni  sull&#8217;infanzia: ecco quello che colpiva la maggior parte delle persone. Ricordo  Tim Warren che parlando dei White Stripes disse : “ Tutte queste canzone  sui sentimenti infantili? È rock pedofilo!”&#8230; e io pensavo fosse  una definizione esilarante. Stiamo parlando di un tizio che ha pubblicato album  dei Teengenerate e Oblivians, quindi ovviamente non aveva gusti  mainstream.<br />
Quello che io apprezzavo dei White Stripes, come la slide guitar e le  influenze  blues, non è ciò che li ha resi appettibili al mainstream.   Se il gruppo avesse suonato come piace a me, o come piace a Tim Warren,  non sarebbe mai stato popolare.<br />
I White Stripes e gli altri gruppi di cui tanto ha parlato la stampa in quel periodo sono davvero  stati l&#8217;ultima occasione in cui le major e la stampa musicale hanno  avuto un peso. C&#8217;era una specie di entusiasmo preconfezionato per queste  rock band. Era la fine dell&#8221;era in cui le persone leggevano le recensioni nelle riviste e in cui a qualcuno importava di cosa aveva da dire un  giornalista  musicale. Ora se senti parlare di una band puoi semplicemente andare  online e ascoltarla, decidendo tu stesso se ti piacciono. Essere su <em>Rolling  Stone</em> o <em>Spin</em> allora era ancora un gran traguardo, ma adesso chi cazzo legge  <em>Rolling Stone</em> o <em>Spin</em>? Quindi, in parte, questa piccola bolla di band  garage è stata l&#8217;ultima possibilità, per i media, di ficcare qualcosa a forza giù per la gola del pubblico.<br />
Il punto è che il numero  delle persone che ascoltano davvero la musica è molto basso. La gente si avvicina o vien esposta alla musica per le più svariate ragioni che raramente  hanno qualcosa a che fare con l&#8217;ascoltarla o apprezzarla sul serio.  Quante tra tutti i fan dei White Stripes andavano oltre, ascoltando altre band simili? Jack White ha fatto bene a dare esposizione  alle band e ai musicisti che l&#8217;avevano influenzato, ma poche delle  persone  che hanno comprato l&#8217;album dei White Stripes ha poi ascoltato qualcuno  di questi gruppi. Per molti era semplicemente una cosa trendy da fare e i White Stripes erano  la band del momento.<br />
Sono sicuro che potresti elencare diverse band che  pensi fossero migliori e non hanno mai avuto nemmeno una briciola del  loro successo. Come musicista e fan della musica devi far pace col  fatto che non c&#8217;è giustizia. Ci saranno sempre persone che avranno  fama e successo, ma tu pensi non siano un granché, mentre ci sono altre  che secondo te dovrebbero avere successo e invece lavorano nell&#8217;oscurità. Come  Link Wray vs Eric Clapton.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/schooley-machete.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2355" title="schooley-machete" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/schooley-machete.jpg" alt="schooley-machete" width="300" height="451" /></a>Parliamo della dimensione  one-man band. Spesso parli delle tue radici rurali, un concetto basilare che ben si collega a una one-man band&#8230;</strong></p>
<p>Rispetto a un ragazzo che sta crescendo oggi, io potrei tranquillamente essere nato a un secolo di distanza. Abitavamo sperduti nel nulla, niente Internet,  niente  tv via cavo, il nostro telefono era in duplex. Ero a qualcosa come come 80 chilometri  dal negozio di dischi più vicino &#8211; e non era un buon negozio. Compravo le cassette da Wal-Mart, fu grandioso quando trovai  Muddy Waters e John Lee Hooker. Facevo le commissioni, davo da mangiare  agli animali, guidavo i trattori, mungevo le mucche, raccoglievo il  fieno e facevo cose che non erano diverse da ciò che i  ragazzi cresciuti nelle fattorie hanno fatto per centinaia di anni.<br />
La piccola fattoria a conduzione famigliare che avevano i miei genitori è  sicuramente  qualcosa che appartiene al passato. Mi sono dovuto trasferire nella grande città  per ragioni economiche, come le persone delle zone rurali hanno fatto  sempre. Le fattorie a gestione famigliare stanno facendo la fine dei negozi di dischi.  Se fossi restato nella mia città natale non ho idea su cosa avrei  fatto. Non era nemmeno un&#8217;opzione, per me: volevo scappare di lì  comunque.<br />
Non ho nemmeno mai suonato  la chitarra con un altra persona fino a che non avevo 20 anni.  Perciò ho avuto tempo per migliorare il mio stile da solo, suppongo.  Avevo già deciso come volevo suonare prima di aver mai suonato con  qualcun altro.</p>
<p><strong>Hai esplorato le radici della musica americana, artisti mai  realmente conosciuti e apprezzati dal pubblico. Quale, secondo te, ha portato un&#8217;innovazione fondamentale   nella musica, ma non ha il giusto riconoscimento?</strong></p>
<p>Non saprei, non mi interessa davvero l&#8217;innovazione: nella musica è una cosa sopravvalutata. Mi  piace la musica perchè comunica emozioni. Gli aspetti tecnici, in una certa misura, sono  secondari per me. Mi piacciono i musicisti la cui individualità esce  fuori quando ascolti la loro musica. Mi piace riuscire ad qualcosa e capire all&#8217;istante di chi si tratta, dalla chitarra, dal suono della  voce, dallo stile compositivo. Ma il fatto, con la musica, è che  non c&#8217;è una regola: ci sono alcuni musicisti che amo che erano molto  tecnici e il cui stile era innovativo, come Little Walter, e ce ne sono altri come Hound Dog Taylor, che è conosciuto per aver detto : “Quando  morirò, diranno: &#8216;Suonava di merda, ma caspita come suonava bene!&#8217;&#8221;.</p>
<p><strong>Attualmente lavori all&#8217;Austin History Center. Qual&#8217;è  il nesso tra storia e rock&#8217;n'roll? Cosa hai fatto nella tua vita, oltre  a suonare in album strepitosi?</strong></p>
<p>Beh, parlare di  lavoro non sarà molto eccitante, comunque ricorda che qui  siamo negli Stati Uniti e non c&#8217;è una rete di previdenza sociale  né assistenza sanitaria statale, e io non ho genitori ricchi da spennare,  quindi ho dovuto sempre lavorare. Suonando in una band, tra un tour  e l&#8217;atro ho fatto una serie di fantastici lavori glamour. Quando ero nei Revelators,  ho lavorato in una pizzeria, in un ufficio, in un magazino, facendo il turno  di mezzanotte all&#8217;ufficio postale, come fattorino. Cose  eccitanti.  Quando mi sono trasferito ad Austin e ho formato gli Hard Feelings, ho  lavorato in un negozio di dischi che dava un assicurazione sanitaria,  che è una gran cosa qui in America. Perciò ho lavorato lì per parecchio tempo, cosa che mi ha dato la possibilità di conoscere un sacco  di musica e di ascoltare molti album. Era un lavoro grandioso, per un musicista, e sono stato molto fortunato.<br />
Comunque, all&#8217;incirca nel 2005,   quando è uscito il mio primo album da one man band, ho iniziato a vedere quale sarebeb stato il futuro dei negozi di dischi e ho capito che dovevo trovarmi  qualcos&#8217;altro. Mi sono sempre piaciuti i negozi di dischi e ho persino  pensato di aprirne uno mio, ma il mondo è cambiato. In più avevo  la possibilità di fare un tour in Giappone, ma semplicemente non potevo permettermelo economicamente. Ho capito di dover iniziare a guadagnare più soldi per coprire quel   buco nero che inghiotte soldi che è la mia “carriera musicale”. Non potevo continuare a saltare  da un lavoro di merda all&#8217;altro. Volevo qualcosa che mi stimolasse  culturalmente e fosse interessante per me e non mi interessava   vendere nulla o creare profitti per qualsiasi  compagnia. E, ovviamente, volevo fare qualcosa che mi permitesse di  continuare  a suonare. Dovevo pensare a ciò che avrei voluto fare da grande,  per essere onesti.<br />
Ho sempre avuto un forte interesse per la storia e, con il collasso dell&#8217;industria discografica, ho iniziato  a interessarmi a cosa sarebbe successo alla storia della musica  americana incisa. Con tutti i problemi di copyright, ci sono così tante  registrazioni che rischiano di andare perse&#8230; mi ha sempre frustrato  il fatto che la musica americana non è rispettata nel mondo accademico, anche  se ha avuto una grande influenza sulla nostra cultura. Ho preso in  considerazione l&#8217;idea di iniziare un corso universitario di Studi Americani  o qualcosa del genere, focalizzarmi sulla musica popolare e  ricavare  una sistemazione nell&#8217;università. Ma non potevo pensare di perdere molto  tempo scrivendo tesi e ricerche su queste registrazioni quando, in realtà,  queste registrazioni sono in pericolo: volevo dare un contributo  più pratico.<br />
Perciò ho iniziato a  interessarmi alla preservazione dell&#8217;audio, che è un campo che si  trova &#8211; in pratica &#8211; nella sua infanzia, visto che il suono registrato gira da  un tempo relativamente breve, specialmente se lo compariamo alla carta.<br />
Così, sono finito all&#8217; Austin  History Center, l&#8217;archivio storico locale. Sono anche iscritto  all&#8217;università,  studio Archivistica.<br />
Ho provato a trasformare il mio interesse nelle   registrazioni in un lavoro. Ho lavorato su una raccolta storica orale,  provando a digitalizzare molti vecchi nastri. Ho appena fatto  un&#8217;intervista con Walter Daniels: ho provato a inserire  più materiale possibile sulla comunità underground musicale di Austin  nella raccolta.  Tim Kerr ha regalato il suo archivio all&#8217;History Center, così abbiamo  una scatola piena di magliette dei Big Boys e fanzine punk rock, che è fighissimo.<br />
Abbiamo un sacco di interviste  orali a personaggi locali, alcune vecchie di 30  anni e più, e nessuna registrazione è stata digitalizzata. La cassetta è un formato morente e le possibilità  di farci qualcosa sono poche.<br />
La nostra collezione è solo una delle  tante nel Paese e tute stanno affrontando lo stesso problema. Le persone  pensano che tutto ormai sia digitalizzato e disponibile online, ma  solo una minima parte lo è. La maggior parte delle cose si trovano in scaffali polverosi e in cassette deteriorate e molto scomparirà  prima di essere digitalizzato.<br />
Comunque visto che lavoro e studio nello   stesso tempo, mi ci vorranno un paio di anni prima di finire. Dopo spero di avere  un lavoro nella Libreria Del Congresso o allo Smithsonian  o qualcosa  del genere! O rimarrò ad Austin e terminerò di trasferire in digitale tutte queste cassette.</p>
<p><strong>Studiando la società  americana e viaggiando per l&#8217;Europa, quali differenze hai visto tra  i due continenti, in ambito rock&#8217;n'roll?</strong></p>
<p>Sembra che le band  europee diano priorità allo stile. Più attenzione a quali vestiti debba indossare la band, agli strumenti che hanno. Hanno più chitarre e amplificatori  costosi,  rispetto alle band americane. Ho sempre suonato con amplificatori e  chitarre economiche, perché ero povero. Penso che questo faccia parte dell&#8217;estetica, se suoni trashy rock&#8217;n'roll. La maggiorparte  delle band della Crypt non aveva strumenti costosi e amplificatori  vintage: gli americani in generale hanno meno stile degli europei, e  vestono come straccioni. Se cammini per una strada europea, le persone  sono molto meglio vestite rispetto una qualunque strada americana,   quindi penso che le band finiscono per concentrarsi di più sulla  presenza  scenica.<br />
Un&#8217;altra cosa che ho notato, è che pare  che gli europei scelgono i nomi peggiori per i propri gruppi. Non so  se è un problema dato dal fattto che l&#8217;inglese non è la loro lingua madre,  o cosa. I giapponesi scelgono dei nomi ridicoli e sembra piacergli, in  qualche modo, ma ci sono degli orribili nomi rock&#8217;n'roll in Europa.<br />
Comunque, questa è tutta  roba superficiale. Come per la musica,  è difficile ora generalizzare,  perchè Internet ha reso tutto davvero più omogeneo nel mondo.  Sono rimasti pochi suoni regionali da poter usare. Puoi sentire alcune  band, come i Feedtime, e dire “sembrano australiani!”, anche se  non puoi puntare il dito su cosa esattamente li faccia sembrare in quel modo. Ora,  invece di essere influenzato dagli altri musicisti locali, sei  influenzato  da qualunque cosa tu ascolti in tutto il mondo, così è più difficile sviluppare un tipo di suono regionale. Penso che questo abbia portato le  band ad assomigliarsi di più, il che è pessimo. Non so se riuscirei   ancora a identificare un suono distintivo dell&#8217;Europa, America o  Giappone.</p>
<p><strong>Spesso i tuoi live sono  accompagnati da spettacoli burlesque. Negli ultimi anni questo tipo  di show ha avuto un gran ritorno di fiamma, grazie anche a siti come Suicide  Girls.  Cosa pensi di questo fenomeno?</strong></p>
<p>Beh, mi piacciono le belle  donne, in particolare quando non indossano quasi nulla. Ma non penso  che ciò abbia molto a che fare con la musica.</p>
<p><strong>Non solo hai suonato nei  Revelators, ma anche negli Hard Feelings, in tourneè  con R.L. Burnside e nell&#8217;album di debutto degli South Filthy. Cosa puoi  raccontarmi di queste esperienze?</strong></p>
<p>Ho parlato dei Revelators  e del tour con R.L Burnside in molte interviste e non mi è rimasta  nessuna storia che non ho già raccontato milioni di volte.  Su YouTube c&#8217;è una lunga storia che ho registrato sulla tourneè con  R.L. Burnside, dal dvd del mio show in Norvegia con lui [<em>clicca <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=OePoeDTF5U0" target="_blank">QUI</a></strong></em> <em>per vederla</em>].<br />
Ho suonato solo un pezzo  nell&#8217;album  dei South Filthy, perciò non ho nessuna storia interessante in proposito. Walter era  l&#8217;unico membro a essere presente, quando ho suonato la mia piccola  parte.<br />
Guarda semplicemente il  documentario sugli Anvil e potrai farti un&#8217;idea di com&#8217;erano i tour dei Revelators o  degli Hard Feelings (a parte i concerti chd andarono molto bene).</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi progetti  futuri?</strong></p>
<p>Quando sono tornato dal  mio ultimo tour, mi sono sentito davvero stanco di questa cosa della  one-man band, come se avessi già dato tutto, in questa veste.  Era ancora divertente, ma non più stimolante. Così, ho deciso di  imparare  a suonare un nuovo strumento, per rendere il tutto ancora interessante.<br />
Nel  mio ultimo album ho suonato un pezzo di Dock Boggs, con la chitarra,  e volevo fare alcune canzoni di Uncle Dave Macon. Ma semplicemente non  suonavano bene con la chitarra, così ho deciso di iniziare a suonare  il banjo, in modo da poter rendere queste canzoni fedelmente.<br />
Ho imparato abbastanza  velocemente  e ho appena iniziato a suonare il banjo anche dal vivo. C&#8217;è voluto del  tempo per ottenere il suono giusto, ho dovuto provare diversi pick up  e ho dovuto fare un paio di esperimenti per trovare un arrangiamento  che andasse bene. Ho finito per mettere delle corde molto spesse e  abbassare l&#8217;accordatura di un tono. Questo ha reso tutto più semplice per  la mia voce e suona meglio amplificato. Il banjo amplificato è troppo  acuto ed era quasi fastidioso per il pubblico, quando iniziavo ed  era accordato normalmente. Accordato così ha più bassi e non fa male alle orecchie a volume alto. Il mio problema più grande è che è un inferno  per la mia mano: finisco con il banjo pieno di sangue dopo ogni show.  Non riesco a tenere le unghie lunghe&#8230; e senza unghie il volume non è abbastanza alto, per cui finisco col colpirlo come un dannato per  compensare. Così scorre sempre un po&#8217; di sangue.</p>
<p><strong>L&#8217;ultima domanda è una  curiosità&#8230; come  va con gli occhiali nuovi?</strong></p>
<p>Non mi chiamano più  Buddy Holly. E&#8217; già qualcosa.</p>
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		<title>Superclassifica Sciò &#8211; best of 2008</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 06:13:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Selaschetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Monografie]]></category>
		<category><![CDATA[2008]]></category>
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		<description><![CDATA[Cold War Kids &#8211; Loyal to Loyalty (2008, V2)
Gutter Twins &#8211; Saturnalia (2008, Sub Pop)
The Black Keys &#8211; Attack &#38; Release (2008, Nonesuch)
Lo so, probabilmente non importa a nessuno. Ma non riesco a resistere alla tradizione del fine/inizio anno: la classifica degli album sfornati nel 2008. Ma voi perdonerete di sicuro questa botta di conformismo per almeno una serie di motivi tra i quali il fatto che se li avete già ascoltati non potrete che darmi ragione o, se non ancora non lo avete fatto, perché quando li ascolterete sarete ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/01/black_keys_the_attack_and_r.gif.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1750" title="black_keys_the_attack_and_r.gif" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/01/black_keys_the_attack_and_r.gif.jpg" alt="black_keys_the_attack_and_r.gif" width="300" height="300" /></a>Cold War Kids &#8211; </strong><strong><em>Loyal to Loyalty</em> (2008, V2)<br />
Gutter Twins &#8211; <em>Saturnalia</em> (2008, Sub Pop)<br />
The Black Keys &#8211; <em>Attack &amp; Release</em> (2008, Nonesuch)</strong></p>
<p>Lo so, probabilmente non importa a nessuno. Ma non riesco a resistere alla tradizione del fine/inizio anno: la classifica degli album sfornati nel 2008. Ma voi perdonerete di sicuro questa botta di conformismo<span id="more-1108"></span> per almeno una serie di motivi tra i quali il fatto che se li avete già ascoltati non potrete che darmi ragione o, se non ancora non lo avete fatto, perché quando li ascolterete sarete preda di una gioia infinita e di una voglia incredibile di telefonarmi per ringraziarmi se  non mandarmi pure dei soldi.</p>
<p>E&#8217; quindi è con estremo piacere che passo a segnalarvi i miei campioni dell&#8217;anno: 2008, il più triste e maledetto degli ultimi tempi.</p>
<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/cold-war-kids-loyalty-to-loyalt-443387.jpg" alt="cold-war-kids-loyalty-to-loyalt-443387.jpg" />Iniziamo con i <strong>Cold War Kids</strong> che con il loro <em>Loyal to Loyalty</em> sembrano usciti da una macchina del tempo. Era tanto che non sentivo un suono simile. Qualcosa di riconoscibile ma allo stesso tempo sfuggente perché, e questo l&#8217;ho capito dopo, se non hai mai ascoltato i <strong>Minutemen </strong>(quelli di <em>Double Nickels on the Dime</em>) non riesci a posizionare subito questo gruppo. Intendiamoci è più una questione di sonorità  che di genere: i Cold War Kids con la loro “attitudine rock” di base, si permettono però di svariare a destra e manca, impastando funk stile <strong>Jane&#8217;s Addiction</strong>, quattroquarti e pianoforte da Saloon come fossero dei pasticceri d&#8217;avanguardia.<br />
La voce poi sembra una bella zuppa di <strong>Jeff Buckley</strong> con aggiunta di <strong>Johnny Rotten</strong>. Su tutto l&#8217;album aleggia un bell&#8217;aroma agrodolce, perché le melodie sembrano contenere una certa dose di “malattia” che impedisce (fortunatamente) alla band di scadere in qualcosa di allegramente banale.<br />
Inquadrarli in qualche genere è comunque più difficile di afferrare un salmone con le mani impastate di maionese: ascoltate “I&#8217;ve seen enough” o “Something is not Right with me” (cliccate <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=n2JNE-sgA74">qui</a> </strong>per vedere il video) e mi darete ragione.</p>
<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/the-gutter-twins-saturnalia.jpg" alt="the-gutter-twins-saturnalia.jpg" />Se vi è venuta fame, come seconda portata del cenone avrei pensato di proporvi un matrimonio di sapori forti e sinceri e cioè i <strong>Gutter Twins</strong> che altro non sono che <strong>Greg Dulli</strong> (ex <strong>Afghan Whigs</strong>) e quel mostro di simpatia chiamato <strong>Mark Lanegan</strong>. <em>Saturnalia</em> è un bell&#8217;album, manca forse del colpo da KO, ma è comunque un album di rock blues come non se ne sentivano da un po&#8217;. L&#8217;amalgama tra i due può dare ottimi frutti: “The Stations” o “All Misery” (clicca <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=DwS8iqst83g">qui</a></strong> per vedere il video) sono un esempio di come il futuro possa portare anche a qualcosa di più, ma non c&#8217;è fretta. E comunque anche dove l&#8217;incontro funziona meno, ad esempio in “God&#8217;s Children”, il gruppo sembra una versione più leggera degli Afghan Whigs e la cosa non è poi così negativa.</p>
<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/pe-black_keys-attack_and_release.jpg" alt="pe-black_keys-attack_and_release.jpg" />Il dolce, in fondo, è una bella coppia di strambi provenienti da Akron, Ohio. Oltre ad aver probabilmente supportato con i loro due voti la vittoria di Obama nello Stato che tutti noi conosciamo solo per essere tra quelli importanti per essere eletti Presidente degli Stati Uniti, Daniel Auerbach (voce e chitarra) e Patrick Carney hanno stipato la loro cantina di ampli e strumenti e hanno fondato i <strong>Black Keys</strong>.<br />
Questo gruppo dalla line-up essenziale alla <strong>White Stripes</strong> mostra un lato molto più cupo e blueseggiante rispetto ai più famosi autori del “poo po-po-po-po-poo poooo” dei mondiali di calcio, frutto forse dei suoni sicuramente più vintage che in alcuni casi ricordano un <strong>Jimi Hendrix</strong> chiuso in bagno con dei cuscini sulla porta e l&#8217;odore di valvole incandescenti sempre più forte. Sentite “I Got Mine”: cliccate <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=q9AfKcHwoP4">qui</a></strong>. Il loro <em>Attack &amp; Release</em> contiene una serie di pezzi assolutamente coinvolgenti (“Strange Times” e “Psychotic Girl” su tutti) che ti fa tornare un bel po&#8217; indietro nel tempo.</p>
<p>E questo, con quel che passa il convento, non è per niente negativo. Lo so sto diventando un vecchio nostalgico, ma dev&#8217;essere la digestione&#8230;</p>
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		<title>Raconteurs all&#8217;improvviso</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 03:45:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Pasquarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Brendan Benson]]></category>
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		<description><![CDATA[I Raconteurs annunciano a sorpresa l&#8217;uscita del loro secondo album, Consolers Of The Lonely, per martedì 25 marzo prossimo. Il disco arriverà tramite i canali di distribuzione tradizionali, così come attraverso quelli digitali, ma senza alcun giro pubblicitario, promozione e ascolto anticipato per gli addetti ai lavori.
Jack White, Brendan Benson, Jack Lawrence e Patrick Keeler scelgono questa tattica da guerriglia per giungere direttamente ai fan, senza essere sottoposti ai giudizi e ai pilotaggi (talvolta decisivi) di certa stampa musicale cartacea e digitale, evitando anche i consueti leaks in rete.
Il master ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/img_0141.jpg" alt="img_0141.jpg" />I <strong><a href="http://www.theraconteurs.com">Raconteurs</a></strong> annunciano a sorpresa l&#8217;uscita del loro secondo album, <em>Consolers Of The Lonely</em>, per martedì 25 marzo prossimo. Il disco arriverà tramite i canali di distribuzione tradizionali, così come attraverso quelli digitali, ma senza alcun giro pubblicitario, promozione e ascolto anticipato per gli addetti ai lavori.</p>
<p>Jack White, Brendan Benson, Jack Lawrence e Patrick Keeler scelgono questa tattica da guerriglia per giungere direttamente ai fan, senza essere sottoposti ai giudizi e ai pilotaggi (talvolta decisivi) di certa stampa musicale cartacea e digitale, evitando anche i consueti leaks in rete.</p>
<p>Il master dell&#8217;album è stato completato nella prima settimana di marzo e immediatamente avviato alla stampa in vinile. Gli altri formati sono seguiti a breve distanza. L&#8217;idea del gruppo è quella di consegnare l&#8217;album direttamente agli ascoltatori per poi promuoverlo di persona; non ci saranno formati speciali, bonus track o edizioni limitate. Il tutto arriverà il 25 marzo e il comunicato del 18 lascia tempo una settimana per i preordini.<br />
L&#8217;album conterrà 14 nuove tracce e il 25 marzo sarà disponibile sul sito <strong><a href="http://www.theraconteurs.com">www.theraconteurs.com</a></strong> il video di &#8220;Salute Your Solution&#8221;, le cui riprese sono state terminate ieri l&#8217;altro.</p>
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