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	<title>Black Milk Magazine &#187; vinile</title>
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		<title>Italia-Canada 2-2</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 20:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una gloria minore del power pop e punk rock (Dave Rave) e l'italianissimo Madnuts per un 7" da sentire. E una bella mini-intervista al signor Madnuts, per buona pesa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Dave-Rave.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10413" title="cover Dave Rave" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Dave-Rave-297x300.jpg" alt="" width="244" height="247" /></a>Madnuts / Dave Rave – split 7” (Tornado Ride, 2011)<br />
</strong><br />
Devo fare un mea culpa grosso come una casa perché ci ho messo davvero troppo tempo prima di decidermi a scrivere qualcosa su questo 7″ spettacolare sotto molti aspetti, a partire dalla confezione. La copertina in cartone pesante, con tanto di costina, contiene una busta interna stampata con i credits e tutte le informazioni del caso. La grafica Seventies è di un certo Ralph Alfonso, artista canadese a tutto tondo (poeta, grafico, musicista, discografico, disegnatore) che tra le tante cose fatte ha anche collaborato alla realizzazione di Bomp Magazine. E se state leggendo Black Milk dovreste conoscere Greg Shaw e la Bomp! Records, in caso contrario mi spiace per voi.</p>
<p>Lo spettacolare 7” in questione è prodotto dalla <a href="http://www.tornadoriderecords.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Tornado Ride</span></a>, etichetta modenese non nuova a sfiziose accoppiate come questa. Per rispetto nei confronti dell’anzianità di servizio non si può che partire da <a href="http://www.dave-rave.com" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Dave Rave</span></a>. Chi è costui? Semplicemente un pezzo da Novanta del power-pop, garage-rock e punk nordamericano.<br />
Il songwriter canadese, che sforna dischi dal lontano 1978, lo si ricorda soprattutto per Teenage Head, Shakers e Dave Rave Conspiracy, band quest’ultima messa su con Billy Ficca dei Television. Tuttavia, nonostante le svariate primavere sulle spalle, mostra ancora un’ottima verve r’n’r e una certa freschezza di scrittura di cui dà prova nel festoso numero r’n’r “Rock The Party” che con una mano accarezza la guancia e con l’altra strizza i coglioni. In “Gimme Gimme Gimme” azzanna direttamente la giugulare come l’Iggy dei tempi d’oro, asfaltando buona parte dei giovincelli di oggi che ricalcano il Detroit sound senza nerbo.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Madnuts.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10414" title="cover Madnuts" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Madnuts-297x300.jpg" alt="" width="242" height="244" /></a>A <a href="http://www.myspace.com/nuts84" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Madnuts</span></a>, al secolo Matteo Muser, l’arduo compito di non sfigurare al cospetto di cotanta storia. Considerando che si tratta di un esordio, l’ex batterista di Super Sexy Boy 1986 e Mudlarks non solo tiene botta alla grande, ma addirittura sorprende con due piccole gemme di power-pop scorbutico (“Living Too Fast”) che puzzano di Sixties garage e proto punk dei primi anni ’70 filtrati dal suono della Seattle narcotizzata dei Mudhoney. (“We Need Time”).<br />
Una gran bella partita, insomma, che finisce 2-2 con i tifosi che applaudono a fine gara perché ne vorrebbero ancora. Il minimo che potessi fare è stato braccare Madnuts negli spogliatoi prima che filasse sotto la doccia.</p>
<p><strong>Come hai conosciuto Dave Rave e perché avete deciso di fare uno split assieme?<br />
</strong>Ho conosciuto Dave la prima volta che è venuto in Italia a suonare al Road To Ruins a Roma. L’organizzatore del Festival mi mise in contatto con il suo Manager Ralph Alfonso, che per l&#8217;occasione stava cercando una data anche al nord Italia per Diodes e Dave Rave. Non solo procurai ad entrambi uno show a Venezia, ma suonai perfino la batteria nella formazione di Dave Rave nelle due date italiane dopo che Ralph me lo aveva chiesto dato che mancava il loro batterista… per me è stato molto entusiasmante e da quel momento è iniziata una solida collaborazione. L’idea dello split è nata da me poiché l’ultima estate siamo andati in tour e per l&#8217;occasione gli ho proposto di fare questo 7&#8243; in tiratura limitata da vendere ai concerti.</p>
<p><strong>La grafica del 7&#8243; è affidata proprio a Ralph Alfonso&#8230;<br />
</strong>Diciamo che Ralph è pure un grafico di spicco, oltre che una figura fondamentale per la scena punk di Toronto: è stato il proprietario del leggendario Crash&#8217;n'Burn club nel 1977, fotografo per Bomp magazine, N.Y. Rocker e altre riviste di spessore, attualmente è proprietario della Bongo Beat Records ed editore. Normalmente cura lui l’artwork dei dischi di Dave, quindi ho chiesto a lui di creare l’intero artwork dello split.</p>
<p><strong>Madnuts può essere considerato il tuo progetto solista o si tratta di un gruppo vero e proprio? State suonando dal vivo ed avete progetti per un album?<br />
</strong>Madnuts è solo un mio progetto solista, non è una band formata da elementi. Sebbene l&#8217;intenzione sia quella di incidere altri dischi, magari sempre con l&#8217;aiuto di altri musicisti amici, per ora non ho intenzione di fare concerti… ma non si sa mai nella vita.</p>
<p><strong>Seppur Sixties oriented e con uno spiccato mood power-pop, nei due pezzi del 7&#8243; ci ho sentito influenze diverse&#8230; &#8220;Wee Need Time&#8221;, ad esempio, nelle chitarre e nella voce, mi ha ricordato la prima Seattle di Mudhoney e Nirvana…<br />
</strong>Come dici tu, la mia intenzione è proprio quella di dare un taglio power pop con venature Sixties, senza comunque tralasciare gruppi fondamentali per me quali MC5 e Velvet Underground. Non posso negare che certi gruppi come Mudhoney e Nirvana abbiano risvegliato la mia primavera in età adolescente e di conseguenza può darsi che si possano sentire anche queste influenze, o forse sarà il mio timbro vocale che ricorda un po’ Cobain o Mark Arm&#8230; a voi il giudizio.</p>
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		<title>In F.O.A.D. we trust</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 07:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marco Garripoli + Giulio The Bastard = TNT... anzi, no... F.O.A.D. Una lunga intervista ai due pilastri di una delle etichette italiane più attive, appassionate e veraci (nel senso di niente cazzate e solo roba buona). Li abbiamo interpellati per una lunga chiacchierata sul senso di fare un'etichetta così, sul come funziona e sullo stato delle cose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marco+giulio+max.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10006" title="marco+giulio+max" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marco+giulio+max.jpg" alt="" width="385" height="288" /></a>Direttamente dagli anni Ottanta &#8211; per chi c&#8217;era e ha ancora un po&#8217; di memoria &#8211; è tornata <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.foadrecords.it" target="_blank">F.O.A.D. records</a></span>, che i più grandicelli ricorderanno come la fanzine e tape label di Marco Garripoli di Torino. Da un po&#8217; di tempo il marchio è stato riattivato in pompa magna, oserei dire, grazie al sodalizio tra Marco e un altro big boss della scena italiana degli ultimi 20 anni: Giulio The Bastard dei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/cripple-bastards-frammenti-di-vita-recensione/" target="_blank">Cripple Bastards</a></span>.<br />
La loro forza, come label, è una brillante politica di ristampe di materiale del tempo che fu, con tanto di confezioni e packaging da leccarsi i baffi. Praticano la religione del vinile &#8211; di preferenza &#8211; ma non disdegnano ottime uscite su cd.<br />
Se non conoscete Marco e Giulio, godetevi questa intervista fiume, in cui emerge sia la loro schiettezza che la loro natura di veri guerrieri della causa. La parola a loro&#8230; [<em>nota: una versione liofilizzata di questa intervista è apparsa su Rockol; questa è l'intera chiacchierata</em>]</p>
<p><strong>F.O.A.D. è un marchio che i più &#8220;stagionati&#8221; ricordano attivo negli anni Ottanta, sopratutto come fanzine e per la produzione di alcuni nastri ormai divenuti di culto e che anticipavano l&#8217;ondata di ristampe dedicate all&#8217;hc italiano poi venuta molto dopo. Da dove nasce la scelta di riattivare il marchio e riprendere l&#8217;attività a pieno regime, dopo tanto tempo?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: Ciao Andrea, innanzitutto grazie per aver definito &#8221;di culto&#8221; i vecchi nastri della F.O.A.D. on tapes. La scelta nasce dall&#8217;esigenza di far riscoprire simili gioielli a circa 20 anni di distanza a chi purtroppo negli anni ha smarrito/venduto/prestato quei dischi o quelle registrazioni o per chi semplicemente era troppo piccolo, o addirittura non era ancora nato. Sarebbe stato davvero un peccato lasciare nel dimenticatoio alcune delle band uscite allora per la F.O.A.D., soprattutto secondo me le produzioni di gruppi italiani. Non dimentichiamoci che già negli anni &#8217;80 l&#8217;Italia era vista come una vera e propria miniera d&#8217;oro di nomi eccellenti (basta rispolverare qualche vecchia fanzine o rivista straniera di settore per rendercene conto).  Poi ovviamente la nostalgia di quegli anni ha avuto un ruolo determinante per la scelta delle <em>release</em>, ed ecco quindi che il marchio F.O.A.D. è tornato in vita dopo un lungo silenzio.</p>
<p><strong>Originariamente F.O.A.D. nasce negli anni Ottanta grazie all&#8217;impegno di Marco; come vi siete trovati e avete deciso di unire le forze? Tra l&#8217;altro Giulio è un altro pilastro della scena italiana, sia per ciò che fa a livello musicale coi Cripple Bastards, sia per la sua ormai pluridecennale attività con l&#8217;etichetta e il mailorder&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: E&#8217; stata una cosa molto spontanea: io avevo già fatto uscire una manciata di <em>release</em>, tra cui Blue Vomit cd e un paio di coproduzioni, avevo in ballo la ristampa (sempre su cd) degli Stinky Rats e abbiamo deciso di farla insieme. Con Giulio oltre ad un amicizia che ci lega fin dai primi anni &#8217;90 c&#8217;era già un ottimo rapporto di collaborazione con la sua band (Cripple Bastards) con cui lavoro ormai da anni come merchandiser/roadie e quindi tutto è venuto da sé. Ci siamo trovati e continuiamo a trovarci benissimo lavorando insieme. Inoltre Giulio aveva già un bel background in campo di etichette visto che con la sua EU 91 Serbian League aveva già fatto uscire delle ottime produzioni &#8211; e devo essere sincero, sono tante le cose che ho imparato e continuo a imparare grazie alla sua esperienza e professionalità. Ormai questo è diventato il nostro lavoro e probabilmente non sarebbe così per me, se non avessimo deciso di unire le forze sotto il nome della F.O.A.D.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Per me il discorso F.O.A.D. è stato sotto un certo senso un voler ripartire da zero. Ok c’era l’esperienza di 20 anni con un’altra etichetta, ma principalmente un senso di sfida con me stesso nell’aprire un nuovo capitolo rivedendo tanti errori del passato e riformulando un mucchio di idee che precedentemente avevo sviluppato male. Come dice Marco, questa collaborazione è nata in modo spontaneo, ci conoscevamo dagli anni ’90 quando lui aveva il negozio di dischi a Torino, abbiamo avuto modo di reincontrarci e unirlo alla famiglia Cripple sul discorso live e merchandising, poi la coproduzione di Stinky Rats, qualche investimento comune e da lì ha preso piede il tutto. La mia etichetta E.U.’91 Serbian League pur essendo di culto per determinate produzioni (Impact, Underage, 5° Braccio, alcuni demo di primi anni ’90, i due primi album dei Cripple Bastards ecc) si era incanalata in una dimensione troppo di nicchia e in alcuni difetti di “forma” coi quali non riuscivo più a convivere, per questo l’ho messa da parte – anche se il nome resta vivo su alcune coproduzioni (Nerorgasmo, Yacopsae ecc). Riattivare la F.O.A.D. mi è sembrato la cosa più sensata e nutrivo una stima immensa per le vecchie fanzine di Marco &#8211; che collezionavo, le sue tapes come Blue Vomit e Indigesti che ai tempi trovavo da Zabriskie Point e Rock &amp; Folk, insomma il nome F.O.A.D. mi è sembrato molto più attinente a questo discorso di ristampe tutte improntate sulla qualità, mentre E.U.’91 la vedo meglio come un’ala laterale da destinare piuttosto a produzioni grind o ultra-estreme (che erano d’altronde quello con cui sono partito). E tolti tutti questi discorsi il motivo che ci ha spinto a unire le forze è l’amicizia che c’è da sempre.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marco+giulio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10005" title="marco+giulio" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marco+giulio.jpg" alt="" width="567" height="425" /></a><strong>Stampate molto vinile, ma non disdegnate il cd. Che tipo di criterio tenete per decidere il formato? Semplicemente la durata del materiale oppure avete altre discriminanti che influenzano la decisione?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Il vinile è sicuramente il supporto che prediligiamo sia perché ha coperto tutti gli anni in cui si è forgiata la nostra passione per l’hardcore e il metal, sia perché con il suo ritorno nell’ultimo decennio le fabbriche hanno notevolmente migliorato la qualità di stampa nel rapporto galvanica/resa su vinile che la scelta di materiali per la confezione, facendo sì che l’lp potesse veramente diventare IL supporto per rendere giustizia dalla A alla Z a una ristampa definitiva curata con passione. Parlo di copertine gatefold, una gamma enorme di finiture di stampa, scelta di cartoncini più elaborati rispetto a una volta&#8230; insomma lo standard si è alzato di tanto e per chi come noi è fanatico della qualità questo è un incentivo totale a optare per questo formato. Il cd viene messo in campo per ragioni di durata (esempio: tra le produzioni imminenti c’è un box di cinque cd dei Desecration!) o quando abbiamo abbastanza materiale (anche graficamente parlando) per poter realizzare qualcosa di più elaborato e collezionabile che si addica bene al digitale, o debba essere abbinato a un dvd, come è stato ad esempio il caso del cofanetto <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/nerorgasmo-box-set-foad-recensione/" target="_blank">Nerorgasmo</a></span> (che comunque uscirà anche in vinile) o i due ristamponi dei Wehrmacht con digipack e libretti a 20 pagine. In altri casi invece stampiamo su cd semplicemente per una richiesta specifica della band.</p>
<p><strong>Mi colpisce molto in positivo il fatto che abbiate scelto di occuparvi di thrash e hardcore, due generi che a metà anni Ottanta oggettivamente avevano molti punti di contatto e a livello più underground viaggiavano spesso a braccetto (ai concerti capitava di vedere commistioni di thrasher e hardcorer sotto al palco, ma anche sopra). Questa è una cosa che poi nei Novanta si è un po&#8217; persa. Come è stata accolta questa vostra idea?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: Guarda, come dici giustamente tu, questi due generi (hardcore e thrash) negli anni &#8217;80 andavano a braccetto, e io stesso ascoltavo dal punk hc più grezzo al metal più veloce e &#8221;capellone&#8221;. Ne sono prova i vecchi numeri della fanzine F.O.A.D.: già dalle prime uscite (il primo numero è datato estate 1986) sulle pagine della fanza potevi trovare articoli, interviste o recensioni che andavano dai Dead Kennedys ai Vulcano, dai Negazione agli Slayer, dai Final Conflict agli Schizo&#8230; perché questo era ciò che ascoltavo in quegli anni. Non si facevano troppe distinzioni. Poi ovviamente c&#8217;erano gruppi che inevitabilmente piacevano per forza agli amanti di entrambi i generi (vedi per esempio i Wehrmacht o Cryptic Slaughter o anche i nostrani Jester Beast&#8230;), gruppi con un suono metal ma con un attitudine hardcore. Tutto veniva visto in modo molto naturale e mai forzato.  Il voler mantenere vivo questo aspetto è semplicemente uno specchio della nostra attitudine e di cosa continuiamo ad ascoltare dopo tutti questi anni.  A mio parere il più delle volte l’uso/abuso di etichette inutili non fa altro che dividere ancora di più quello che già è una scena underground, quindi per forza di cose già ristretta. Ma un buon 80% dei nostri clienti abbiamo visto che compra della F.O.A.D. sia l&#8217;uscita del gruppo punk sia quella del gruppo death-thrash, quindi vuol dire che la cosa è gradita, e questo non può che farci un enorme piacere.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Sì se nei Novanta si è un po’ persa, nei 2000 e passa è completamente scomparsa, malgrado oggi ci sia questo revival di metal/punk e affini, seguito però senza neanche capire da cosa derivi. L’intenzione di partenza da quando abbiamo iniziato questo progetto era di dedicarci a tenere in vita quelle sonorità e quello spirito che coincideva con gli anni nei quali è esplosa la nostra passione per il genere, e in quel periodo c’era una commistione perfetta tra il metal e l’hc, sia a livello di unione di pubblico ai concerti e nei punti di ritrovo che, come dice Marco sulle fanzine, sulla varietà di produzioni di determinate etichette e sul modo di suonare e rapportarsi ai generi di una miriade di band.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/sod.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10013" title="sod" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/sod-300x285.jpg" alt="" width="300" height="285" /></a>Quale è la ristampa impossibile dei vostri sogni? Il disco &#8211; o i dischi &#8211; che vorreste a ogni costo produrre, ma non riuscite a trovare il modo&#8230;</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: hehe&#8230; bella domanda! Guarda, ti direi che se non fosse già uscito quel grezzissimo (ed incompleto) bootleg cd (se chi l&#8217;ha fatto sta leggendo questa intervista: vergogna! Potevi fare almeno un lavoro decente!), mi sarebbe piaciuto fare uscire una bella release dei toscani C.C.M.,uno dei gruppi che ho più a cuore da quando ero ragazzino.  Li metto tra una delle uscite &#8221;impossibili&#8221; perché so che alcuni dei vecchi membri della band sono totalmente contro eventuali ristampe. Poi, oddio, se mai un giorno dovessero cambiare idea li aspetteremo a braccia aperte! Ci sarebbe poi un&#8217;altra band hardcore nostrana (molto, molto conosciuta&#8230;), ma per questa vogliamo ancora incrociare le dita e quindi preferisco non fare il nome&#8230; hahaha!<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Da un lato considero un sogno impossibile realizzato il fatto che <a href="http://shop.scareystore.com/product_info.php?products_id=8434" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">stiamo ristampando i demo dei S.O.D</span></a>.… quando ne ho parlato la prima volta con Dan Lilker mi aspettavo uno sputo in un occhio e invece alla fine è andata in porto. Altri nomi per scaramanzia non ne faccio, condivido quelli che ha detto Marco e in più come fissa personale aggiungo che mi piacerebbe tantissimo ristampare i mitici Bloodcum di John Araya e tanta altra roba della super-controversa Wild Rags Records.</p>
<p><strong>Una domanda legata a Internet: come vi ponete nei confronti della Rete, della libera circolazione della </strong><strong>musica senza controlli e del download? Pensate sia un danno per una label così specializzata e per appassionati come la vostra?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Sì è un danno totale, ha abbattuto pesantemente le vendite, distrutto la passione per il vinile e creato una confusione enorme tra le nuove generazioni che pescano alla cazzo da download in rete e sviluppano una cognizione completamente irreale e sfasata sui generi e su come si siano sviluppati. Nel periodo del tape trading c’era una fame enorme verso nuove band, voglia di scoprire e avere una conoscenza il più estesa e dettagliata possibile, oggi c’è questa faciloneria da compilation per iPod che disperde nel nulla quello che un tempo ha avuto effettivamente valore. Per un’etichetta come la nostra è indubbiamente un ostacolo gigantesco.</p>
<p><strong>Come vi muovete in pratica quando individuate del materiale che vorreste pubblicare? E&#8217; difficile contattare le band? E &#8211; soprattutto &#8211; avete mai avuto difficoltà con qualcuno che non era interessato a vedere del vecchio materiale ristampato?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: In questi primi due anni di ri-attività della F.O.A.D. noto che il punto di forza principale nel realizzare una ristampa siano i ganci tramite amici, vecchie conoscenze, gente che conoscevamo da quel periodo ecc ecc.. sembra antiquato ma la formula vincente è contattare “a gancio”. Da un lato Marco e i contatti/amicizie che si portava dietro dagli anni ‘80/’90, dall’altro quelli che arrivano da me sia grazie ai Cripple Bastards che al fatto che comunque già con l’E.U.’91 Serbian League mi occupavo di ristampe e conoscevo tanti personaggi chiave dell’hardcore/thrash anni ’80. Poi da un contatto si arriva a un altro contatto e si crea un network esteso di persone che ti permettono di arrivare a band magari sciolte da oltre 20 anni. È anche abbastanza appassionante e avventuroso come lavoro, implica purtroppo tempistiche estremamente lente, pazienza infinita, l’incanalarsi spesso su binari morti ecc.  Difficoltà con band non interessate o semplicemente indifferenti al discorso ce ne sono state, è il motivo principale di quando vedi una nostra uscita annunciata restare ferma per anni.. Un altro classico sono i personaggi che spuntano dal nulla e in un attimo ti mettono in gioco un bordello di opportunità e poi da un giorno all’altro ri-scompaiono del tutto senza spiegazioni.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marcofoad.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10011" title="marcofoad" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marcofoad-300x225.jpg" alt="" width="378" height="283" /></a></strong><strong>Spiegate chiaramente nel vostro sito che non avete interesse unicamente nel campo delle ristampe, ma cercate anche band contemporanee. Avete qualcosa in cantiere?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: Sì,diciamo che siamo anche aperti a band contemporanee, ce ne sono alcune davvero valide (non moltissime purtroppo, ma qui mi sa che entra in gioco nuovamente la nostalgia di quello che più ci piaceva negli anni passati&#8230;).  Purtroppo il problema sta nel tempo e nell&#8217;investimento: abbiamo già molte uscite previste per la fine 2011 e tutto il 2012 e ci risulta difficile star dietro a tutto. In cantiere c&#8217;è più di una band, ma proprio per non fare l&#8217;errore di annunciare una <em>release </em>che magari verrà alla luce fra mesi e mesi preferiamo aspettare ancora un po’.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Non è mai detta l’ultima parola, se riusciamo a velocizzare e smaltire determinate uscite in progetto nei prossimi mesi, forse troveremo anche lo spazio per pubblicare qualche band odierna. Chiaramente è abbastanza difficile trovare qualcosa che corrisponda al nostro gusto e al discorso su cui è impostata l’etichetta, ma siamo sempre aperti a ogni proposta e ascolto.</p>
<p><strong>F.O.A.D., ai sui esordi più di 20 anni orsono, era legata anche all&#8217;omonima fanzine. Quel discorso è definitivamente chiuso? Non vi è mai venuta l&#8217;idea di riprendere a pubblicare? Oppure magari di fare una raccolta antologica dei numeri usciti?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: Non ti nascondo che ogni tanto mi piacerebbe riprendere il discorso della fanzine cartacea, ma proprio come una volta quindi con tanto di fotocopie, forbici, colla e macchina da scrivere, anche se un po&#8217; mi verrebbe da ridere perché mi sentirei come catapultato indietro di circa 25 anni da una macchina del tempo. Purtroppo anche lì dal dire &#8221;Ora si ricomincia!&#8221; al trovare il tempo necessario per farlo passerebbero anni, magari. Più persone mi ha fatto questa domanda, sia legata alla pubblicazione di nuovi numeri della fanza, sia a un&#8217;eventuale raccolta antologica dei numeri usciti (sette in tutto), ma per il momento no. In futuro chissà. Ci sarà sì la prima uscita della F.O.A.D. edizioni, ma non sarà di una raccolta delle mie vecchie fanzines, bensì di un libro in edizione limitata sui lavori, disegni, foto, manifesti ecc di Luca Abort. Abbiamo circa 300 scansioni già pronte&#8230;</p>
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		<title>Girls in the garage</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 13:24:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una all-girl band in puro stile Sixties: ecco il 7" delle Bomb'o'Nyrics]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/bomb.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10025" title="bomb" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/bomb.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Thee Bomb&#8217;o'Nyrics &#8211; <em>Tonite/Tu N&#8217;es Pas Là</em> (Autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Il nome delle <a href="https://www.facebook.com/theebombonyrics" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Bomb&#8217;o'Nyrics</span></a> circola da un po&#8217; e vi è ronzato nelle orecchie se frequentate il fatidico &#8220;giro&#8221;. Ora, però, se non avete ancora avuto occasione di vederle live o di conoscerle direttamente, potete toccare con mano (ma non come pensate voi, pirloni),  grazie a un bel 7&#8243; autoprodotto, in vinile rosso caramella, da piazzare sul vostro piatto stereo.</p>
<p>Una all-girl band quindi, con innegabili radici nella tradizione Sixties e bubblegum: tutto è molto filologico, a partire dal look e dal feeling che emana il dischetto.<br />
I due brani sono semplicemente come dovrebbero essere e come ci si aspetta che siano: melodici ma non zuccherosi, punk ma non sguaiati, selvaggi ma non esageratamente lo-fi.<br />
Se vogliamo &#8220;Tonite&#8221; è più di stampo garage revival, con un riff portante che incattivito dai suoni del caso sarebbe quasi alla Morlocks; mentre la b-side dal sapor francese &#8211; almeno nel titolo &#8211; è decisamente più Sixties (con un tocco modernizzante di Cynics, così per buona pesa).</p>
<p>Non si sono inventate nulla, insomma, le Bomb&#8217;o'Nyrics, ma è proprio questo &#8211; come già detto decine e decine di volte &#8211; il pregio fondamentale. Il perpetuare con passione e fedeltà una tradizione che paradossalmente sembra viva e vegeta, ma solo perché là fuori c&#8217;è tanta gente che ci si appiccica per moda. E la moda, come la storia insegna, uccide più dell&#8217;aids.<br />
Procuratevi il disco e fatevi un favore: non pensate subito o solo alle minigonne e agli stivali &#8211; cioè pensateci, che son cose piacevoli&#8230; ma prima piazzate la musica.</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/WS6M0F_10mw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Dall&#8217;Egitto con serendipità</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 09:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[(Chrome + Suicide + lo-fi) x (trance + psych)] = Trans Upper Egypt]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/trans-upper-egypt.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9492" title="trans upper egypt" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/trans-upper-egypt.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Trans Upper Egypt &#8211; <em>Akawa/New Vega</em> (Wort, 2011)<br />
</strong></p>
<p>Questo 7&#8243; della misteriosa Wort (misteriosa perché non ha un sito, un MySpace, un Facebook, un capperazzo di blog&#8230; o se li ha, sono talmente ben nascosti che più tentativi di googlare il tutto mi hanno portato a un bel nulla di fatto) è un pugno al cuore.<br />
Senza timore di esagerare, devo dire che è talmente bello, scuro, geniale, bizzarro e punk (ma punk senza essere formulaico e senza seguire le regolette del perfetto punkettone a colazione), da farti passare la voglia di suonare o scribacchiare canzoncine. Perché siamo di fronte a una scheggia biforcuta di ispirazione così incontaminata da fare semplicemente il vuoto intorno. Non capita con molti gruppi. Anzi capita poche volte, pochissime. Ed è quasi un&#8217;epifania.</p>
<p>I <a href="http://www.myspace.com/transupperegypt" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Trans Upper Egypt</span></a>, dunque&#8230; chi sono costoro? Quattro delinquenti in preda alla serendipità, di sicuro. E tra loro si riconoscono due nomi molto attivi come Cheb Samir (agitatore della scena romana, suona in più gruppi di quanti io riesca a tenerne a mente)  e Tab_ularasa (uno dei deus ex machina di Bubca e dell&#8217;universo di band che le gravitano intorno). In questi due brani ci rovesciano direttamente lungo la schiena una miscela di primissimi Chrome e Suicide da far venire la pelle d&#8217;oca. Punk, rock sperimentale, synth punk, lo-fi, wave, trance rock, psichedelia&#8230; c&#8217;è tutto, spezzettato e ricomposto a calci, pugni e schiaffi. E soprattutto zozzo al punto giusto, senza polish e velleità da artisti della gran fava.<br />
Segnalo, per completezza, il bellissimo artwork del singolo (con copertina piegata e retro a metà, in puro stile dangerhouse): è opera di Guitar Boy, ossia il personaggino che si occupa di suonare la chitarra e cantare negli Intellectuals.</p>
<p>Il mio preferito dei due pezzi è &#8220;Akawa&#8221;, ma è solo gusto personale. E ora voglio sentire anche lo split tape che hanno pubblicato per Rank Toy; me lo cerco al volo.</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/dvjgvxWJQIw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Bacon &amp; pancake</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 06:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[John Wesley Coleman vs Followed By Static: splittone 12" che vi regalerà un bell'ascolto. Se ancora avete voglia di sentire bei dischi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/WOT-001.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9140" title="WOT-001" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/WOT-001.jpg" alt="" width="580" height="290" /></a>John Wesley Coleman / Followed By Static &#8211; split 12&#8243; (Way Out There, 2011)</strong></p>
<p>Questo bel 12&#8243; split è una Polaroid fresca e ancora da asciugare completamente &#8211; sapete quando uscivano dalla macchinetta e non dovevi metterci le dita sopra se no si rovinava la foto? &#8211; di due realtà pulsanti from Austin, Texas.<br />
E iniziamo già piuttosto bene, se pensiamo che Austin da decenni regala cosette che definire belle è quasi una bestemmia (oltre a essere, nel mio personalissimo immaginario, il posto da cui provengono 13th Floor Elevators e Big Boys, dove nei miei sogni tutti sono come Roky Erickson e Tim Kerr, anche il gelataio e il panettiere).</p>
<p><a href="http://johnwesleycoleman.blogspot.com/" target="_self"><span style="text-decoration: underline;">John Wesley Coleman III</span></a> è anche un membro dei <a href="http://www.myspace.com/thegoldenboys" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Golden Boys</span></a> &#8211; una di quelle band che solo la Goner può scovare e produrre &#8211; ma qui lo troviamo in veste solista (o comunque in veste di protagonista). Il suo lato è intitolato <em>Personality Pancake</em> e ci scarica nei padiglioni auricolari quattro brani di lo-fi (molto lo-fi) garage pop rock&#8217;n'roll roots stralunato, con echi dei Replacements, ma anche dei Pavement. Roba immediata e bizzarra al tempo stesso, genialoide ma semplice&#8230; l&#8217;attitudine è scazzatissima, tipo &#8220;Si suona e quel che succede succede&#8221;, fatto che contribuisce a creare un&#8217;aura ancora più fascinosa. Niente è perfetto e studiato, tutto è spontaneo e serendipico (non ci posso credere che ho usato &#8220;serendipico&#8221; in una recensione: forse è ora di smettere e chiudere &#8216;sto cazzo di Black Milk). Grande.</p>
<p>I <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/followedbystatic" target="_blank">Followed By Static</a></span> occupano l&#8217;altro lato (intitolato <em>Bacon Bear</em>) con quattro brani di rock underground sanguigno e striato di varie influenze, che vanno dalla tradizione roots rock statunitense (&#8220;Cop Gloves&#8221;), al protogrunge più arrapante (&#8220;Trash 2011&#8243;), al punk un po&#8217; garage e pop (&#8220;Bacon Bear&#8221;), al noise rock ante litteram dei Velvet Underground elettrici&#8230; insomma c&#8217;è un po&#8217; di tutto, come un bel frullatone di Optalidon, Metadone, Bardolino e cannella. Probabilmente rimarranno un tesoro conosciuto solo da pochi. Ma forse è un bene. Le cose belle quando finiscono in mano a troppe persone si rovinano.</p>
<p>Il disco esce per la <a href="http://wayoutthererecords.blogspot.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Way Out There Records</span></a>; onestamente il <em>namedropping</em> mi infastidisce un po&#8217;, ma non posso non segnalarvi che si tratta della nuova label di Astrid (Miss Chain &amp; The Broken Heels) e Alberto (<a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/09/il-buio-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Il Buio</span></a>). Ne sono state stampate solo 500 copie e 150 sono in vinile colorato, per cui se siete fortunati vi beccate anche la chicca.</p>
<p><center><iframe width="480" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/PRYjNOCW22U" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>C&#8217;est la vie, Sélavy</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/vernon-selavy-recensione/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Sep 2011 06:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Prinzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Garage-country-folk-r'n'r d'essai dal Piemonte: sono in due e si chiamano Vernon Sélavy]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/vernon.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-9129" title="vernon" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/vernon.jpeg" alt="" width="300" height="300" /></a>Vernon Sélavy – s/t 7” (Shit Music For Shit People, 2011)</strong></p>
<p>La Shit Music For Shit People è indubbiamente una di quelle etichette che ci piacciono. Poche uscite mirate, studiate a dovere e curate nei minimi particolari: tutte cose riuscite ed interessanti, bocconcini prelibati per chi apprezza le sonorità garage-country-folk-r&#8217;n'r.</p>
<p>Non fa difetto il debutto del duo piemontese <a href="http://www.facebook.com/pages/Vernon-S%C3%A8lavy/135214233207161" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Vernon Sélavy</span></a>, alias Vincenzo Marando dei Movie Star Junkies e Roberto Grosso Sategna (Ten Dogs).</p>
<p>Super-duo? Beh, qui l&#8217;esperienza c&#8217;è e si sente: il 7” raccoglie tre brani dall&#8217;atmosfera folk blues rugginosa e dall&#8217;andamento suadente, dove l&#8217;impronta melodica è sempre ben presente. I nostri fanno filotto pieno, a partire dagli umori desertici di &#8220;Apple Seeds&#8221;, dove sembra di sentire i concittadini Dead Cat In A Bag (e di conseguenza Tom Waits). Sa di blues elegiaco ed elegantemente scarno la successiva &#8220;The River Knows Me&#8221;, mentre la conclusione è affidata al soul ed alle note di organo della bella &#8220;The Way It Goes&#8221;. Non vi aspettate quindi il caos e l&#8217;elettricità del gruppo madre di Marando, qui si respira rilassatezza.</p>
<p>Era da parecchio tempo che dovevo ascoltare un 7&#8243; così riuscito: il consiglio è di ascoltarlo sorseggiando una buona birra (o un buon Whiskey, fa lo stesso).</p>
<p>P.S. Plauso particolare alla bellissima copertina disegnata da Matteo dei Mojomatics.</p>
<p><center><iframe width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/mF4JiGhT1jY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Attack of the killer Geese</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Aug 2011 06:35:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Garage rock psichedelico, punk e striature dream pop per un 7" preziosissimo direttamente dall'Australia. Ecco a voi i Geese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/08/geese.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9012" title="geese" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/08/geese.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Geese &#8211; s/t (Never Deaf, 2010)</strong></p>
<p>Qualcuno ricorderà che ci si è occupati degli australiani <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/geeseband">Geese</a></span> non molto tempo fa, in occasione di uno split tape su Bubca con i <a href="http://www.myspace.com/petrifiedwoods">Petrified Woods</a> (la recensione è <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/07/geese-petrified-woods-split-tape-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">qui</span></a>). Ora &#8211; sempre grazie ai servigi dei Bubca-boys &#8211; è arrivato in &#8220;redazione&#8221; (hahahaha) un bel 7&#8243; di questi ragazzi australiani.</p>
<p>Il gioco è sempre lo stesso e il gruppo conferma tutto il bene che già se ne pensava: garage rock psichedelico con striature dream pop, che a tratti s&#8217;incazza e grida trasformandosi in punk rock, per poi tornare in un pacioso stato di narcolessia oppiacea contagiosa.<br />
I riff sono molto classici e standard, roba che tutti hanno suonato più volte in qualsiasi jam, ma ovviamente il punto è sempre quello: chissenestrafotte&#8230; il rock&#8217;n'roll vive di autocitazione e ripetizione. Il vero segreto è la personalità e l&#8217;attitudine di chi lo suona.</p>
<p>Ora scusate, ma stappo un paio di Ceres e mi piazzo davanti alla finestra chiusa, col condizionatore a palla, per brasarmi il cervello con il lato B del singolo in loop. Son cose importanti.</p>
<p>PS: edizionde limitata a 300 copie. Chiedete a Bubca se ve ne vende una&#8230; ma dovete meritarvela.</p>
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		<title>Dements are go</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/07/dements-pigs-fuck-allright-ep-recensione/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 07:43:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Thee Dements “tradiscono” la Bubca per cedere alle lusinghe della straniera Burning Hell: punk rock, blues, folk e delirio lo-fi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/dem.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8944" title="dem" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/dem.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Thee Dements &#8211; <em>Pigs Fuck Allright ep</em> (Burning Hell, 2011)</strong></p>
<p>Ebbene, riecco i <a href="http://www.myspace.com/theedements"><span style="text-decoration: underline;">Thee Dements</span></a>, che &#8220;tradiscono&#8221; la loro <a href="http://www.myspace.com/bubcarecords"><span style="text-decoration: underline;">Bubca Records</span></a> per cedere alle lusinghe della straniera <a href="http://www.myspace.com/burninghellrecords"><span style="text-decoration: underline;">Burning Hell</span></a>. Da questo connubio nasce un 7&#8243; ep vinilico (buco grosso, oh sì) che raccoglie tre brani appartenenti alla primissima produzione del gruppo. Scelta bizzarra, visto che nel frattempo i Dementi hanno sfornato parecchia altra roba, ma si sa&#8230; questa è gente stramba, poco raccomandabile e perennemente in stato di delirio erotico-musicale, quindi non è nemmeno salutare farsi troppe domande.</p>
<p>La sostanza è sempre quella: punk rock, blues, folk e delirio lo-fi scatarrato da un duo che ha inciso i propri brani in cucina (probabilmente dopo aver scolato un doppio litro di rosso della Coop in offerta specialissima). Se vi facevano schifo prima, li odierete ancora di più sentendo <em>Pigs Fuck Allright ep</em>; se vi piacevano o li tolleravate, continuerete a farlo, visto che qui ci sono solo conferme &#8211; nel bene o nel male. E infine, se siete Bubca-dipendenti, non potete privarvi di questa scheggia che completa l&#8217;universo concettuale di questa label sopra le righe.</p>
<p>Ho un solo dubbio però: questo cacchio di 7&#8243; è ascoltabile sia a 33 che a 45 giri senza particolari problemi e fastidi. Anzi, a 33 giri acquisisce un vaghissimo sapore da field recording spettrale stile Alan Lomax che smussa la sensazione di trascinamento dovuta alla velocità non corretta&#8230; ecco sì, ve lo consiglio a 33 giri. So che i Thee Dements apprezzeranno.</p>
<p><center><iframe width="450" height="367" src="http://www.youtube.com/embed/jZRDWUglyTI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>In metalcore we trust</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 15:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[We Sink: thrash &#038; hardcore senza compromessi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/ws.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8925" title="ws" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/ws.jpg" alt="" width="277" height="277" /></a>We Sink &#8211; s/t (Chorus of One, 2011)</strong></p>
<p>Una giovane band di Parma &#8211; nata nel 2010 &#8211; che ha all&#8217;attivo un ep di quattro brani intitolato <em>Old Stories</em> e ora esce con un arrapantissimo 10&#8243; (il formato più porno che la mente umana abbia mai concepito, per quanto mi riguarda) per Chorus of One.</p>
<p>L&#8217;artwork in bianco e nero, con un teschiazzo d&#8217;ordinanza, evoca suggestioni political punk alla Discharge/Doom e fiorellini simili; in realtà il sound dei <a href="http://www.myspace.com/wesink"><span style="text-decoration: underline;">We Sink</span></a> è molto più radicato nell&#8217;ondata hardcore metal di metà anni Novanta: un hc durissimo, scuro e chitarroso, con importanti sconfinamenti nel thrash-core e nel thrash. Roba macho, muscolare e taurina, che evoca circle pit, pogo stile palestra di pugilato e stagediving da rianimazione.</p>
<p>Onestamente non è ciò che ascolto, né quando questa roba era in auge la ascoltavo&#8230; però si riconosce il germe del sacro fuoco, per cui di sicuro la band è (o sembra decisamente) sincera. <em>True till death</em>, come si diceva una volta. Oltre che compatta, incazzata e credibile.<br />
Ecco, mi sovviene che sarebbe interessante leggere i testi, visto che non è chiarissimo di cosa parlino&#8230; per il resto, se l&#8217;hardcore meticciato col thrash è la vostra perversione preferita, questi giovani fanno per voi.</p>
<p><center><iframe width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/gi_1nQuf4Qs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Tunas sandwich</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jul 2011 12:29:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[7"]]></category>
		<category><![CDATA[Arthur Lee]]></category>
		<category><![CDATA[garage]]></category>
		<category><![CDATA[Lester Bangs]]></category>
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		<category><![CDATA[Primitive Records]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[Sons of Adam]]></category>
		<category><![CDATA[The Tunas]]></category>
		<category><![CDATA[vinile]]></category>

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		<description><![CDATA[Singoletto dei Tunas per Primitive: due pezzi spaccaossa da avere senza fare troppe questioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/tun.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8897" title="tun" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/tun.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Tunas &#8211; &#8220;Feathered Fish/Lester Bangs Is Dead&#8221; (Primitive, 2011)</strong></p>
<p>E dopo la <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/07/singing-dogs-dejavoodoo-blues-recensione/"><span style="text-decoration: underline;">bomba a 10&#8243; dei Singing Dogs</span></a>, la Primitive sgancia questo drone che sulla testata porta inciso il nome dei <a href="http://www.myspace.com/tunabomber"><span style="text-decoration: underline;">Tunas</span></a>, rancida a sfavillante realtà del garage-punk italiota ormai da un bel po&#8217; d&#8217;annetti.</p>
<p>Un 7&#8243; spartano come un cartone di Tavernello bevuto su una panchina, ma conciso e tagliente. Disco con etichette bianche (nella tradizione vintage il buco può essere piccolo, oppure diventa grande facendo saltare l&#8217;apposita coroncina centrale), copertina in bianco e nero in cartoncino fotocopiato e totalmente diy. E il tocco di classe per pochi malati: il cartoncino è piegato in due, ma sul retro lascia scoperta metà del disco: una soluzione per la prima volta &#8211; narra la leggenda &#8211; adottata da quei pazzi drogatoidi anarcoidi della Dangherhouse, con Black Randy al timone.</p>
<p>Ma a parte l&#8217;estetica &#8211; che conta, ma non è tutto &#8211; questo singolo vi leverà la prima pelle con due tracce (sì solo due) memorabili. Il lato A è una cover durissima ma articolata e non facile di &#8220;Feathered Fish&#8221;, un brano scritto da Arthur Lee e ceduto ai Sons of Adam per scippare il loro batterista Michael Stuart. Si tratta di una specie di &#8220;7 &amp; 7 is&#8221; più schizoide, che in mano ai Tunas si energizza ulteriormente in un tripudio lo-fi.</p>
<p>Il lato B è un originale intitolato &#8220;Lester Bangs is Dead&#8221; (sarei curioso del testo), un pezzo più punk &#8217;77 e nervoso, che porta alla mente i Dead Boys coverizzati dai primi Black Flag, se mi passate l&#8217;invenzione.</p>
<p>Grande dischetto. Cacciate &#8216;sti 5 euro, dai. Ne sarete felici.</p>
<p><center><iframe width="480" height="303" src="http://www.youtube.com/embed/DIlhghv65QI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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