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	<title>Black Milk Magazine &#187; USA</title>
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		<title>Bacon &amp; pancake</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 06:53:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[John Wesley Coleman vs Followed By Static: splittone 12" che vi regalerà un bell'ascolto. Se ancora avete voglia di sentire bei dischi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/WOT-001.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9140" title="WOT-001" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/WOT-001.jpg" alt="" width="580" height="290" /></a>John Wesley Coleman / Followed By Static &#8211; split 12&#8243; (Way Out There, 2011)</strong></p>
<p>Questo bel 12&#8243; split è una Polaroid fresca e ancora da asciugare completamente &#8211; sapete quando uscivano dalla macchinetta e non dovevi metterci le dita sopra se no si rovinava la foto? &#8211; di due realtà pulsanti from Austin, Texas.<br />
E iniziamo già piuttosto bene, se pensiamo che Austin da decenni regala cosette che definire belle è quasi una bestemmia (oltre a essere, nel mio personalissimo immaginario, il posto da cui provengono 13th Floor Elevators e Big Boys, dove nei miei sogni tutti sono come Roky Erickson e Tim Kerr, anche il gelataio e il panettiere).</p>
<p><a href="http://johnwesleycoleman.blogspot.com/" target="_self"><span style="text-decoration: underline;">John Wesley Coleman III</span></a> è anche un membro dei <a href="http://www.myspace.com/thegoldenboys" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Golden Boys</span></a> &#8211; una di quelle band che solo la Goner può scovare e produrre &#8211; ma qui lo troviamo in veste solista (o comunque in veste di protagonista). Il suo lato è intitolato <em>Personality Pancake</em> e ci scarica nei padiglioni auricolari quattro brani di lo-fi (molto lo-fi) garage pop rock&#8217;n'roll roots stralunato, con echi dei Replacements, ma anche dei Pavement. Roba immediata e bizzarra al tempo stesso, genialoide ma semplice&#8230; l&#8217;attitudine è scazzatissima, tipo &#8220;Si suona e quel che succede succede&#8221;, fatto che contribuisce a creare un&#8217;aura ancora più fascinosa. Niente è perfetto e studiato, tutto è spontaneo e serendipico (non ci posso credere che ho usato &#8220;serendipico&#8221; in una recensione: forse è ora di smettere e chiudere &#8216;sto cazzo di Black Milk). Grande.</p>
<p>I <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/followedbystatic" target="_blank">Followed By Static</a></span> occupano l&#8217;altro lato (intitolato <em>Bacon Bear</em>) con quattro brani di rock underground sanguigno e striato di varie influenze, che vanno dalla tradizione roots rock statunitense (&#8220;Cop Gloves&#8221;), al protogrunge più arrapante (&#8220;Trash 2011&#8243;), al punk un po&#8217; garage e pop (&#8220;Bacon Bear&#8221;), al noise rock ante litteram dei Velvet Underground elettrici&#8230; insomma c&#8217;è un po&#8217; di tutto, come un bel frullatone di Optalidon, Metadone, Bardolino e cannella. Probabilmente rimarranno un tesoro conosciuto solo da pochi. Ma forse è un bene. Le cose belle quando finiscono in mano a troppe persone si rovinano.</p>
<p>Il disco esce per la <a href="http://wayoutthererecords.blogspot.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Way Out There Records</span></a>; onestamente il <em>namedropping</em> mi infastidisce un po&#8217;, ma non posso non segnalarvi che si tratta della nuova label di Astrid (Miss Chain &amp; The Broken Heels) e Alberto (<a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/09/il-buio-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Il Buio</span></a>). Ne sono state stampate solo 500 copie e 150 sono in vinile colorato, per cui se siete fortunati vi beccate anche la chicca.</p>
<p><center><iframe width="480" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/PRYjNOCW22U" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Musica per spettatori di vite</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/stephen-malkmus-and-the-jicks-mirror-traffic-recensione/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 07:46:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Selaschetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[L'ex Pavement Stephen Malkmus torna con i suoi Jicks per un disco che potrebbe musicare un libro di D. Coupland. E il Selaschetti ce lo spiega, sputando perle di esistenzialismo e saggezza come fossero acini d'uva masticati ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/Stephen-Malkmus-And-The-Jicks-Mirror-Traffic.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9061" title="Stephen-Malkmus-And-The-Jicks-Mirror-Traffic" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/Stephen-Malkmus-And-The-Jicks-Mirror-Traffic.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Stephen Malkmus and the Jicks &#8211; <em>Mirror Traffic</em> (Matador, 2011)</strong></p>
<p><a href="http://stephenmalkmus.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Stephen Malkmus</span></a> è tornato gioitene tutti! Eh sì perché di gente così poco inquadrabile in schemi e categorie è sempre utile circondarsi, se si vuole tirare fuori qualcosa di buono da questa esistenza così amara.<br />
E inoltre se vi mettete ad ascoltare <em>Mirror Traffic</em> ve ne portate a casa ben due se considerate che il tutto è stato prodotto da quel bel diavolo di un Beck.</p>
<p>Per arrivare qui ne ha davvero battuti molti di marciapiedi il leader dei Pavement, gruppo leggendario dalle svise dissonanti che ti lasciano perplesso all&#8217;inizio, ma poi ti procurano piacere (un po&#8217; come torturarsi le pellicine che sulle prime danno fastidio a toccarle, ma poi regalano attimi di grande piacere personale).</p>
<p>Musicalmente la rotta intrapresa da Stephen e i suoi Jicks ha superato &#8211; e di molto &#8211; i luoghi e i posti spesso frequentati nelle passate esperienze con i Pavement; e in alcuni punti la mano del produttore potrebbe aver preso il sopravvento, come in &#8220;Asking Price&#8221; ad esempio.<br />
Certo, non manca il ritorno a qualche <em>lick</em> di scala musicale sgangherata più affine alle vite precedenti di questo artista (in &#8220;Stick Figure&#8217;s In Love&#8221; e nella bellissima &#8220;Tiger&#8221;), ma poi niente più. Pollicino Malkmus ha deciso di perdersi nel suo nuovo bosco musicale assieme al nuovo amichetto Beck.</p>
<p>Il risultato finale è ottimo, spiazzante ma quieto, in grado di generare una sottile euforia piacevole, con spazi strumentali ideali per rendere questo album la colonna sonora perfetta per un film tratto da un libro di D. Coupland. Arie lievi, strambe al limite del surreale e i suoi testi in grado di dare freschezza e interesse a banali momenti della vita quotidiana (&#8220;We are the tigers/We need separate rooms&#8221;) o di tirar fuori da queste buone cose di pessimo gusto degli ovetti kinder di Colombo di pura saggezza: &#8220;I know what the senator wants/What the senator wants is a blow job/I know what everyone wants/What everyone wants is a blow job&#8221; (confermo).</p>
<p>Non è tanto del rock da sbronza con litigio e &#8220;scia-i che ti di-coo&#8230;&#8221;, quanto un ottimo compagno per quei momenti in cui le speranze della vita sono passate e con loro anche tutte le ansie di farcela o non farcela. E quando capiterà ti metterai seduto sul marciapiede, ti accenderai una sigaretta o tirerai giù un sorso dalla lattina di birra prima che diventi calda; ti scoprirai a guardare da semplice spettatore, per la prima volta senza troppa animosità, quella roba strana che ti ha fatto penare e a volte sussultare. In quel momento sarebbe perfetto far partire &#8220;Jumblegloss&#8221; dall&#8217;iPod di Dio.</p>
<p>La vita è abbastanza bella dopo tutto (anche grazie a te Stephen).</p>
<p><center><iframe width="480" height="300" src="http://www.youtube.com/embed/BEHxbNe0q68" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Beggars&#8217; banquet</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 18:38:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Emo/screamo melodico da Chicago, per l'italianissima Chorus of One: eccovi i Beggars]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/beggars.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8688" title="beggars" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/beggars.jpg" alt="" width="259" height="259" /></a>Beggars &#8211; s/t (Chorus of One, 2011)</strong></p>
<p>Un buon 7&#8243; dal look old school per questa band di Chicago che approda nel roster dell&#8217;italianissima Chorus of One.</p>
<p>Questi <a href="http://www.facebook.com/beggarshc"><span style="text-decoration: underline;">Beggars</span></a> non sono certo mostri di inventiva, ma menano piuttosto pesante con un hardcore emo/screamo melodico (niente roba estrema stile Ebullition, occhio) molto mid-Nineties.<br />
Velocità, incazzatura e una linea melodica costante &#8211; ma mai troppo preponderante, per fortuna &#8211; sono le caratteristiche salienti di questi quattro brani belli sanguigni e sbattuti in faccia senza troppi complimenti.</p>
<p>La rabbia, l&#8217;energia, la malinconia e la voglia di fare casino sono rollate tutte insieme in una metaforica cartina intrisa di benzina, per far bruciare meglio il tutto: e il risultato è notevole. Sarà la brevità del disco, sarà la concisione, ma questo singoletto è una bella parentesi che si ascolta e si riascolta volentieri una seconda volta. Cosa che non accade spesso, almeno qui nella tana del cinismo barbarico.</p>
<p>Il promo kit cita tra le influenze Strike anywhere (può essere), Fugazi (insomma&#8230; sono più violenti negli intenti, i Beggars), Modern Life is a War (che non so chi siano e non credo di avere intenzione di scoprirlo ora) e Foo Fighters (e per fortuna non ci somigliano neppure per errore&#8230; dio mio&#8230;).</p>
<p><center><iframe src="http://player.vimeo.com/video/22923011?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="400" height="225" frameborder="0"></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/22923011">Beggars live @ Eastwood House</a> from <a href="http://vimeo.com/user6043090">Kyle Wheeler</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p></center></p>
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		<title>Black Flag 1980 a.D.</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/04/black-flag-intervista-ripper-6-settembre-1980-traduzione/</link>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 07:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[6 settembre 1980. I Black Flag (Greg Ginn, Dez Cadena, Chuck Dukowski e Robo) suonano a Santa Cruz coi DOA. Ripper Fanzine è presente con tre "inviati" - Tim Tonooka, Violet Vamp, Earnest Endeavors e Phil Tiger - e li intervista. Enjoy]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/ripper301.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7217" title="ripper301" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/ripper301.jpg" alt="" width="350" height="464" /></a>6 settembre 1980. I <a href="http://www.ipass.net/jthrush/rollflag.htm"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Black Flag</strong></span></a> (Greg Ginn, Dez Cadena, Chuck Dukowski e Robo) suonano a Santa Cruz coi DOA. Ripper Fanzine è presente con tre &#8220;inviati&#8221; &#8211; Tim Tonooka, Violet Vamp, Earnest Endeavors e Phil Tiger &#8211; e li intervista.<br />
Direttamente dalla macchina del tempo, una traduzione del pezzo: i Black Flag degli esordi o quasi, pre Rollins, duri puri e un po&#8217; ingenui.<br />
</em></p>
<p><strong>TIM: Come avete trovato il nuovo cantante?<br />
</strong>GREG: Lo conosciamo da tanto. Era in un gruppo che si chiama Red Cross ed era un nostro grande amico. Però nei Red Cross suonava la chitarra, non cantava.<br />
<strong>TIM: Cosa facevi di bello prima?<br />
</strong>DEZ: Non molto. Ma sono appassionato di musica sin da bambino. Mio papà era un produttore per la Fantasy Records, che è un&#8217;etichetta jazz. Aveva anche un negozio di dischi tutto suo e io ero sempre là. Quindi sono abituato a sentire musica fin da quando ero piccolo. Ho iniziato con la chitarra a 12 anni; all&#8217;epoca saltavo la scuola per andare in biblioteca a leggere, perché la scuola non mi piaceva. A dire il vero non mi sono nemmeno diplomato, mi manca un annetto. Odiavo la scuola e odiavo stare con gli hippie che fumavano canne tutto il tempo, così non andavo a scuola e andavo a leggere, magari con qualcun altro se lo trovavo. Comunque ho iniziato a suonare in gruppi solo da due anni; ne ho già cambiati 10. Sono stato nei Red Cross per circa sei mesi -  i Red Cross riformati, però, non gli originali Suonavo la chitarra.<br />
GREG: Sono forti.<br />
<strong>EARNEST: Da quanto sei nei Black Flag?<br />
</strong>DEZ: Circa due mesi e mezzo. Ma li seguivo, andavo a vederli già da due anni prima, dall&#8217;inizio del 1978  o giù di lì.<br />
<strong>PHIL: Avevi mai cantato prima?<br />
</strong>DEZ: No. Solitamente suono la chitarra.<br />
GREG: Sì, Dez suona davvero bene, e vorremmo che in alcuni pezzi suonasse anche la chitarra oltre a cantare, così potremmo fare qualcosa in più. Abbiamo delle idee di canzoni che suonerebbero meglio con due chitarre. Ci abbiamo lavorato un po&#8217;, ma non abbiamo ancora iniziato a suonare così&#8230; ma lo faremo. Penso che andrà a pennello. Ci darà più spazio per lavorare, più libertà per fare cose che ho sempre voluto. Ho sempre voluto molto avere due chitarristi, ma quando abbiamo iniziato è stato già un&#8217;impresa trovare un batterista e un bassista che volessero suonare questa roba.<br />
<strong>TIM: Era il 1976, vero?<br />
</strong>GREG: Ho iniziato a voler mettere in piedi un gruppo nell&#8217;estate del &#8217;76. Ma non ci riuscivo. Ho provato alcune persone per fargli suonare i miei pezzi ma&#8230;<br />
DEZ: La gente delle nostre parti, comunque, è troppo fatta. E&#8217; la spiaggia. Si siedono lì e fumano un casino di roba.<br />
GREG: Sì. E ascoltano roba diversa da quella che volevo fare io. Soprattutto dove viviamo noi.<br />
DEZ: Sì, gli piacciono gli Eagles, Jackson Browne e cose così.<br />
GREG: O il progressive come i Genesis, roba del genere. Ero molto frustrato, perché finalmente avevo delle canzoni che volevo far uscire, ma non potevo perché non avevo una band. Dopo sei mesi ho incontrato Keith: ero molto sorpreso che gli piacesse molta della roba che ascoltavo io perché là a nessuno interessava, a nessuno piaceva. Per tanto tempo ho creduto che non sarei riuscito a mettere un gruppo assieme, mi accontentavo di scrivere i pezzi, era uno sfogo. Come quando andavo a scuola, che tornavo a casa e mi mettevo a suonare come un pazzo.<br />
<strong>TIM: Le superiori?<br />
</strong>GREG: No, università.<br />
<strong>TIM: L&#8217;hai finita?<br />
</strong>GREG: Sì.</p>
<h3>La scuola e gli inizi</h3>
<p><strong> TIM: Cosa studiavi?<br />
</strong>GREG: Economia. Ma ho studiato molte cose diverse. Mi piaceva, ma alla fine ne avevo abbastanza. Puoi fare ottime cose se riesci a trovare la chiave giusta nella faccenda, se lo fai in modo intelligente: puoi imparare tanto, cose che ti interessano. Ma penso che la maggior parte delle persone abbiano un atteggiamento errato verso la scuola e pensano che le cose che gli interessano debbano restarne fuori.<br />
<strong>TIM: Sono più interessati al pezzo di carta che a imparare qualcosa.<br />
</strong>GREG: Sì. Quello o avere un lavoro dopo. Io ho pensato che a scuola avrei potuto imparare quello che volevo e che mi interessava, invece di forzarmi per trovare poi un lavoro o qualcosa del genere. Però suonavo solo per divertirmi, per me, perché non avevo nessun desiderio di entrare in un gruppo e suonare materiale di altri. Volevo solo suonare quello che volevo io. Infatti non sono mai stato in altre band, questa è la mia prima. Dopo un po&#8217; che tentavo di mettere in piedi il progetto ho trovato Keith, il nostro cantante originale; voleva suonare la batteria e gli ho detto: &#8220;Ma no, perché invece non canti?&#8221; &#8211; perché avevo idea che sarebbe stato grande e poi non aveva una batteria. Secondo me poteva essere un ottimo cantante e potevamo trovare un batterista altrove. Infatti un suo amico suonava la batteria e l&#8217;abbiamo chiamato, poi è arrivato il bassista e abbiamo iniziato a suonare le nostre cose. All&#8217;inizio facevamo schifo a tutti. Tutti. Ma ci piaceva quello che facevamo. Poi dopo un po&#8217; la gente ha iniziato ad apprezzarci, perché il punk rock è diventato qualcosa a cui la scena musicale ha iniziato ad avvicinarsi, e nelle vite di molti le cose sono cambiate.<strong><br />
TIM: Da quanto avete cominciato?<br />
</strong>GREG: E&#8217; successo circa tre anni e mezzo fa. Quando Keith ed io abbiamo fondato il gruppo.<br />
<strong>TIM: Non eravate considerati punk allora, vero?<br />
</strong>GREG: Nel &#8217;76, dove viviamo, suonavamo alle feste e nessuno sapeva cosa fosse il punk, quindi non c&#8217;era modo che dicessero &#8220;Questo è un gruppo punk&#8221;, perché non sapevano cosa il punk fosse. Per quanto li concerneva la nostra era roba veloce e dura. Però dopo poco i media hanno creato un&#8217;immagine molto netta del punk, nella testa delle persone. Prima di questo la gente era molto più aperta al punk, senza sapere cosa fosse.<br />
CHUCK: Chiamavano punk la roba alla Ramones. I Ramones erano considerati punk rock. Ma non esisteva un atteggiamento netto e definito nei confronti del genere, così capitava di andare a suonare a una festa di capelloni surfisti e divertirti un casino. Perché nessuno aveva fatto delle scelte.<br />
DEZ: Era una novità e piaceva.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/ripper303.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7218" title="ripper303" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/ripper303.jpg" alt="" width="300" height="297" /></a></h3>
<p><strong>PHIL: Soprattutto i media non erano arrivati a etichettarla.<br />
</strong>CHUCK: Sì, esisteva un nome per questa roba, ma non un atteggiamento nei suoi confronti.<br />
TIM: All&#8217;epoca nessuno aveva ancora deciso che ci fossero delle &#8220;regole&#8221; a cui chi ascoltava quel tipo di musica dovesse conformarsi.<br />
GREG: Esatto. Poi questa roba si è diffusa rapidamente, anche grazie ai mass media, al punto che chiunque tu incontri per strada ha un&#8217;idea del punk che è molto differente da quella che avevo io quando ho iniziato ad ascoltarlo. Per quanto mi riguarda l&#8217;immagine che i media ne danno deve morire. Penso che i media abbiano fatto davvero molti danni.<br />
CHUCK: Però l&#8217;hanno reso più noto. L&#8217;hanno fatto conoscere a gente che non ne avrebbe nemmeno mai sentito parlare, altrimenti, persone che si sono poi avvicinate al punk &#8211; che fossero giusti o sbagliati i motivi.<br />
<strong> </strong></p>
<h3>&#8220;Vorreste suonare? Certo. Andate pure affanculo&#8221;</h3>
<p><strong>TIM: Dopo quanto avete iniziato ad avere il seguito così forte di adesso?<br />
</strong>GREG: E&#8217; successo non più di un anno fa. Prima nessuno voleva farci suonare in giro, perché siamo fuori dal circolo della scena. Per due anni abbiamo solo fatto le prove.<br />
CHUCK: Al massimo suonavamo a qualche festa privata e facevamo le prove nel nostro studio. Ci piaceva, ma nessuno ci vedeva mai. I primi veri concerti ce li siamo organizzati da soli: affittavamo una sala e organizzavamo.<br />
<span style="color: #000000;">GREG: Quando è uscito il nostro ep, abbiamo ricevuto buone recensioni e allora hanno iniziato ad arrivare i primi concerti, ma la scena di L.A. era molto chiusa; noi siamo un po&#8217; fuori e non ci hanno mai accettato del tutto. Comunque ci siamo divertiti</span>, abbiamo suonato per noi stessi.<br />
<strong> PHIL: Quali erano le difficoltà?<br />
</strong>CHUCK: A Hollywood, tutti  si sentono al centro della città e se tu non sei di Holywood pensano che non sei uno di loro, sei un contadinotto che viene da fuori, non sei un duro, non sei punk. Ci guardano i vestiti perché viviamo vicino alla spiaggia e ci dicono: &#8220;Quindi voi vorreste suonare? Certo. Andate pure affanculo&#8221;.<br />
<strong>TIM: Vivete sempre a Redondo Beach?<br />
</strong>CHUCK: Sì. Siamo di Hermosa Beach, ma in esilio.<br />
GREG: Dobbiamo andarcene da lì ora. Ma non sappiamo ancora dove.<br />
CHUCK: Se riturno a Hermosa c&#8217;è un appartamento pronto per me, proprio nella prigione.<br />
<strong>TIM: Cos&#8217;è quella storia strana sullo &#8220;slam dancing&#8221; che c&#8217;era sul L.A. Times?<br />
</strong>GREG: Nessuno che io conosca sapeva dello &#8220;slam dancing&#8221; o aveva mai sentito quella parola finché quell&#8217;articolo non è stato pubblicato. Da lì è stato ripreso da altri e si è diffuso, tanto che anche a Vancouver la gente ci chiedeva cos&#8217;è lo &#8220;slam dancing&#8221;, dicevano che ne avevano letto in giro. E noi non ne sapevamo niente.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/ripper304.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7219" title="ripper304" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/ripper304.jpg" alt="" width="300" height="425" /></a></h3>
<h3>Cambiamenti</h3>
<p>GREG: La scena ora è molto cambiata, si sente l&#8217;influenza dei ragazzini ricchi&#8230;<br />
DEZ: Molti dei vecchi hanno mollato, se ne stanno a casa.<br />
CHUCK: Per vari motivi.<br />
DEZ: Hanno lavori regolari, magari stanno per sposarsi.<br />
CHUCK: E&#8217; una cosa che mi stupisce molto. Ce ne sono un bel po&#8217; che stanno per sposarsi. E&#8217; strano vedere una cosa del genere. Quando ho finito la scuola poi ho perso i contatti con tutti i miei compagni, mi sono infilato in questa cosa del punk rock eppure vedo succedere cose molto ordinarie. La gente che molla tutto per quei motivi. Anche il nostro secondo cantante ha lasciato la band per sistemarsi con una ragazza.<br />
<strong>TIM: Ron?<br />
</strong>CHUCK: Ron è solo un nomignolo. Lui è Chavo Pederast.<br />
GREG: E&#8217; il suo vero nome.<br />
<strong>TIM: E Keith perché ha mollato?<br />
</strong>CHUCK: Perché non voleva cambiare. La nostra musica si stava evolvendo e a lui non piacevano molte delle nuove canzoni.<br />
DEZ: Anche a Ron non piacevano i pezzi nuovi. Però se n&#8217;è andato per altri motivi.<br />
CHUCK: Se vuoi un parere dall&#8217;interno te lo do io. Quando suoni dal vivo ti esponi. Quando sei all&#8217;inizio nessuno ti conosce nella scena, lo fai e basta, ci credi e dici fanculo, se gli piace bene se non gli piace amen. e fai di tutto comunque per dare una buona impressione. Dopo un po&#8217; che sei in giro ti sei fatto parecchi amici, ti sei costruito uno status, la gente ti conosce e sa quello che fai. Per noi è un po&#8217; diverso, perché ogni pezzo che scriviamo è leggermente diverso, ha un approccio suo. Non abbiamo scritto quattro &#8220;Nervous Breakdown&#8221;; nno abbiamo altre canzoni di quel tipo, solo una. Non facciamo le cose così, seguendo una formula. Quindi a un certo punto alcune persone non se la sentono più di rischiare che tutti pensino: &#8220;Che puttanata che hanno fatto!&#8221;.<br />
GREG: Sì, di sicuro Keith voleva suonare, ci ha detto che avrebbe preferito più brani come &#8220;White Minority&#8221;, che però è vecchia di tre anni e mezzo. Ci piace il pezzo, lo suoniamo ancora, ma bisogna fare cose nuove.<br />
CHUCK: E&#8217; una reazione emotiva. La paura di fare cose nuove, la resistenza al nuovo. Ed è una situazione che si presenta sempre più crescendo.<br />
<strong>TIM: E&#8217; vero che il nuovo disco è il primo di una serie di 12&#8243;?<br />
</strong>GREG: Abbiamo registrato il primo, il secondo sta arrivando. il nostro primo ep è stato inciso due anni e mezzo fa, abbiamo voglia di fare uscire qualcosa che sia più&#8230;<br />
CHUCK: Che rappresenti quello che siamo ora.<br />
<strong>TIM: Come diresti che siete cambiati?<br />
</strong>CHUCK: Più veloci. Ho un nuovo ampli per il basso, meno rumoroso. Il nostro primo aveva un pannello davanti, ma non era fissato e mentre suonavo oscillava. gli altri della band dicevano che il mio suono di basso era come una marmitta che striscia sull&#8217;asfalto.</p>
<h3>Nel ventre della bandiera nera</h3>
<p>TIM: Black Flag rappresenta l&#8217;anarchia o l&#8217;<a href="http://www.blackflag.com/"><span style="text-decoration: underline;">insetticida omonimo</span></a>?<br />
CHUCK: L&#8217;anarchia.<br />
GREG: Non è l&#8217;insetticida.<br />
<strong>TIM: E quale è la vostra definizione di anarchia?<br />
</strong>CHUCK: E&#8217; l&#8217;impegno a cambiare, ma senza regole fisse. Perché il mondo in sé è anarchia. Una persona che si dedica all&#8217;anarchia vuole la distruzione dello status quo.<strong><br />
PHIL: Chi scrive il materiale? Tu?<br />
</strong>GREG: La maggior parte. Ma anche gli altri scrivono qualcosa.<br />
<strong>TIM: Di cosa parlano le tue canzoni?<br />
</strong>GREG: sono molto importanti per me e personali, dicono quello che sento.<br />
DEZ: Sono su cose di ogni giorno, che potrebbero accadere anche a te.<br />
CHUCK: Parlano di emozioni, è un modo per esternarle.<br />
<strong>TIM: cosa vi spinge a essere così intensi dal vivo?<br />
</strong>GREG: Suoniamo ciò che sentiamo, non ci pensiamo su.<br />
CHUCK: E&#8217; l&#8217;unico modo.<br />
DEZ: Altrimenti diventa noioso.<br />
CHUCK: Altrimenti, cazzo, non lo farei. Sarei in giro a mordere la testa alla gente oppure tornerei a fare corse in moto e gare di sci d&#8217;acqua, roba così. Ci metto tutta la mia energia fisica. Lo fai portando il tuo corpo al limite, per poi sentire la sensazione di liberazione.<br />
<strong>TIM: ci piacerebbe se anche il batterista dicesse qualcosa.<br />
</strong>ROBO: Ciao.<br />
GREG: E&#8217; uno taciturno.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/ripper305.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7220" title="ripper305" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/ripper305.jpg" alt="" width="300" height="285" /></a>Case discografiche</h3>
<p>GREG: Le case discografiche proprio&#8230;<br />
CHUCK: Non c&#8217;entrano un cazzo con quello che facciamo noi. E nessuna di loro è minimamente interessata. Vogliono solo gruppi che sembrano gli Knack.<br />
<strong>TIM: Perché voi non volete essere commerciali, non è il vostro scopo.<br />
</strong>GREG: No. Vogliamo pubblicare la nostra musica, come diciamo noi.<br />
CHUCK: Abbiamo cose da dire e da fare e le faremo.<br />
<strong> TIM: Ma le etichette non apprezzano?<br />
</strong>CHUCK: non c&#8217;entrano niente con questa roba, quindi si fottano.<br />
GREG: Già. Nemmeno ci pensiamo alle case discografiche.<br />
CHUCK: Dovranno mandare gente ben muscolosa se vorranno mai avere a che fare con noi.<br />
<strong>TIM: E&#8217; bello che esistano gruppi che non si piegano a ogni loro capriccio.<br />
</strong>GREG: E&#8217; pieno, a L.A., di gente che farebbe ogni cosa pur di firmare un contratto. Ma ci sono anche molte ottime band che agiscono fuori da quel territorio. Voglio dire, non ci interessa proprio, nemmeno ci pensiamo.<br />
<strong>TIM: Ed è quello che piace ai vostri fan, il vostro approccio senza compromessi.<br />
</strong>GREG: Beh, sì. Non potremmo fare altrimenti.<br />
CHUCK: Se vuoi scendere a compromessi, allora forse è meglio se lo fai lavorando. Preferirei farlo sul lavoro e poi avere la possibilità di fare cose totalmente mie, come voglio io, nel tempo libero. altrimenti non sei nulla. Almeno così riesci a esprimerti almeno in una situazione.<br />
GREG: non siamo snob, non ci va che la nostra musica resti nascosta, ma di sicuro non siamo disposti a cambiarla per nessuno, vogliamo che giri il più possibile, ma così come è. Così tentiamo di promuoverci da soli e come vogliamo noi. In questo modo abbiamo anche il controllo e nessuno può metterci bocca.</p>
<h3>Do It Yourself</h3>
<p><strong>TIM: Quindi fate voi promozione, booking e cose del genere?<br />
</strong>GREG: Al 100%.<br />
<strong>PHIL: Anche la distribuzione?<br />
</strong>GREG: La maggior parte. Passiamo anche attraverso qualche distributore, ma ovunque andiamo portiamo i nostri dischi nei negozi: ce li portiamo dietro. Però abbiamo anche qualche distributore che li fa arrivare in negozi in giro. Ovviamente non possiamo avere una distribuzione da major, che fa trovare i dischi in ogni singolo negozio, perché per le piccole etichette non esiste nulla di simile.<br />
<strong>TIM: Cosa è esattamente la SST?<br />
</strong>GREG: La nostra etichetta. Tipo Black Flag Records, ma faremo uscire anche il disco di un altro gruppo, si chiamano Minutemen, sono di San Pedro, California. Sono molto bravi.<br />
<strong> TIM: Come avete conosciuto l&#8217;artista che vi cura le grafiche?<br />
</strong>GREG: E&#8217; mio fratello.<br />
<strong>TIM: Siete in tour spessissimo&#8230;<br />
</strong>GREG: Stiamo iniziando a farlo sì. Vogliamo suonare ovunque possiamo. se possiamo permetterci di arrivarci, lo facciamo.<br />
CHUCK: E&#8217; meglio che restare fermi a L.A.<br />
GREG: andremo dappertutto. Ovunque ci vogliano.<br />
DEZ: Ovunque riusciamo ad arrivare.<br />
GREG: Vogliamo andare in un sacco di posti: al momento è il nostro obiettivo.<br />
CHUCK: Suonare davanti alla gente più diversa.<br />
<strong>PHIL: Siete tutti al 100% impegnati con il gruppo e la vostra musica?<br />
</strong>CHUCK: E&#8217; l&#8217;unico motivo per cui faccio ogni cosa che faccio.<br />
GREG: Lavoriamo, ma lo facciamo per finanziare il gruppo.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/ripper306.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7221" title="ripper306" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/ripper306.jpg" alt="" width="300" height="272" /></a>Campare, studiare e altre piacevolezze</h3>
<p><strong>TIM: Cosa fate per campare?<br />
</strong>CHUCK: Facevo tavoli da biliardo per una ditta che si occupava di questa roba, poi ho mollato e adesso sto finendo i soldi.<br />
GREG: Sì aveva messo via del denaro e l&#8217;ha investito per le nostre registrazioni. Io costruisco componenti elettroniche.<br />
<strong>TIM: Di che tipo?<br />
</strong>GREG: Radio con antenna.<br />
DEZ: Io facevo equipaggiamento da sub, ma ho dovuto mollare il lavoro per andare in tour.<br />
<strong> TIM: E Robo?<br />
</strong>ROBO: Lavoro in un magazzino.<br />
<strong> TIM: Dimmi qualcosa di te.<br />
</strong>ROBO: E&#8217; il mio primo gruppo. Sono entrato da un paio d&#8217;anni e fino a ora è stato bello. Mi sono molto impegnato.<br />
<strong> TIM: E prima cosa facevi?<br />
</strong>ROBO: Lavoravo. Magazzini, fabbriche. Roba regolare. non mi interessava molto suonare. a scuola suonavo il tamburo nella banda, ma tanto tempo fa. Non ho avuto una batteria fino al 1976, quando me ne sono comprata una per la prima volta.<br />
<strong> TIM: E poi dopo poco sei entrato nei Black Flag?<br />
</strong>ROBO: Sì. Cercavano un batterista, perché il loro se n&#8217;era andato. Ho visto un volantino a Hollywood, ho chiamato ed era fatta. Abbiamo iniziato le prove. E&#8217; andata bene fino a ora, spero che continui così.<br />
<strong>TIM: Chuck, tu cosa facevi prima? Parlavi di corse&#8230;<br />
</strong>CHUCK: Sì ho fatto quella roba. E ho studiato molto.<br />
<strong>TIM: Università?<br />
</strong>CHUCK: Sì, cazzo, sì. Quattro anni di college. Poi mi sono stufato e ho mollato tutto. Mi manca un anno per laurearmi alla University of California.<br />
<strong>TIM: La sede di Los Angeles?<br />
</strong>CHUCK: No. Quella di Santa Barbara, L.A. e Long Beach.<br />
<strong>VIOLET: Studiavi musica?<br />
</strong>CHUCK: No.<br />
<strong>VIOLET: E cosa allora?<br />
</strong>CHUCK: Psicobiologia.<br />
<strong>VIOLET: Sembra interessante.<br />
</strong>CHUCK: Si studia molta farmacia e si lavora con le droghe. Si fanno anche interventi al cervello. mettevo elettrodi nei cervelli dei topi, poi gli somministravo dosi di medicine e studiavo i loro comportamenti, poi cercavo di teorizzare. Ogni volta che mi veniva un&#8217;idea poi la testavo. Ma a un certo punto mi sono scontrato con un muro che la scuola ha tirato su: hanno iniziato a dirmi &#8220;No, non puoi farlo, no, non puoi pensare così, fai solo le cosine che ti diciamo, piantala di pensare&#8221;. Capisci? in pratica mi hanno detto: &#8220;Smetti di pensare e cerca solo di risolvere questi problemucci per noi&#8221;. Perché lì funziona che dicono &#8220;Ok, abbiamo fatto questo, questo e quest&#8217;altro, ma ci è rimasto un piccolissimo buco da riempire. Perché non lo fai tu per noi? Ci sono solo tre possibilità, trova tu per noi quella giusta, a, b o c;  noi siamo troppo pigri per farlo, pensaci tu&#8221;.<br />
<strong> TIM: Sei mai stato in altri gruppi?<br />
</strong>CHUCK: Sì.<br />
<strong>VIOLET: Facevate cose simili a ora?<br />
</strong>CHUCK: Abbastanza. I Black Flag erano un gruppo che provava vicino a noi e non aveva un bassista. Dopo un po&#8217; di volte che li ho sentiti, mi trovavo a canticchiare le loro canzoni nella mente e ho pensato: &#8220;Sono grandi!&#8221;. Così ho iniziato a suonare con loro alle feste e robe così. Poi ho mollato gli altri perché hanno iniziato ad ascoltare Jimi Hendrix. Mi sono detto &#8220;Fanculo questa roba&#8221; e ho deciso di cambiare. E&#8217; stata una cosa che mi ha portato molto più divertimento ed energia. sai, suono il basso perché mi piacciono le cose fisiche. Il livello mentale è per le parole e le idee, non per la musica. se vuoi dimostrare di essere intelligente non suoni musica: è qui che tutti questi coglioni che fanno progressive cadono. Vogliono far vedere che sono intelligenti. Ma se lo sei, in qualche maniera si vedrà, non devi diventare pretenzioso.<br />
<strong> VIOLET: La scena di qui è diversa da Los Angeles?<br />
</strong>CHUCK: La Bay Area è meno violenta, meno aggressiva. La gente è più intellettuale e vuole sempre far vedere quanto è sagace. Vogliono tutti far vedere che sono acuti. allora ascoltano gruppi che hanno lo stesso atteggiamento, tizi che suonano stramberie. E&#8217; roba rilassata e tutto, ma si rischia di diventare snob. Può diventare: &#8220;Io la capisco e tu no&#8221;. Mentre se suoni cose molto dirette tutti capiscono, non c&#8217;è rischio. Devo anche dire che la Bay Area puzza tremendamente di hippie, risente ancora dei loro danni. Roba che risale agli anni Sessanta, perché qui è stato l&#8217;epicentro. I poliziotti sono fumati tutto il tempo. Mi hanno arrestato a San Francisco perché stavo facendo un graffito su un muro e il poliziotto mi ha chiesto scusa. Poi alla fine mi ha lasciato andare e mi ha solo detto di usare un altro colore. A Los Angeles mi avrebbero fatto una multa da 10.000 dollari.<br />
<strong> TIM: Ho sentito che vi hanno denunciato per &#8220;inquinamento visuale&#8221;.<br />
</strong>CHUCK: Non ne so niente. Non mi pare ci abbiano denunciato. Ma credo che la direzione scolastica di Orange County desidererebbe moltissimo farlo.<br />
<strong> TIM: Perché?<br />
</strong>CHUCK: Perché mettiamo volantini e scriviamo sui muri&#8230; roba così. Tanti nostri fan lo fanno per noi, o lo andiamo a fare direttamente noi, ci sono un casino di graffiti lì nelle scuole. una volta mi hanno anche telefonato.<br />
GREG: (ride) Hanno detto che a causa nostra c&#8217;erano danni per 5.500 dollari in una scuola, e ancora di più in un&#8217;altra. Noi abbiamo risposto che ci dispiaceva e che avremmo potuto suonare un concerto benefit per loro.<br />
CHUCK: Gli ho detto: &#8220;Suoneremo gratis, così raccoglierete i soldi. Altrimenti scordatevi di vedere del denaro da noi, è come cercare di cavare sangue spremendo una pietra, siamo totalmente al verde&#8221;.<br />
GREG: Siamo indebitati.<br />
<strong>TIM: Cosa pensate quando sentite &#8220;il punk è morto&#8221;?<br />
</strong>GREG: La maggior parte di quelli che lo dicono&#8230;<br />
CHUCK: &#8230;avrebbe voluto che il punk non fosse mai arrivato.<br />
GREG: Comunque dipende da cosa intendono con punk. Se parlano del punk come immagine, o del punk come un gruppo di band o persone che fanno cose nuove e fanno la differenza.Ma quasi tutti quelli che dicono che il punk è morto sono solo dei disadattati che vogliono fumare canne e sentire lo ska, non hanno mai amato il punk.<br />
CHUCK: Sì, evidentemente si sono stancati di averci a che fare.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/i45L3_C6HQ8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Il niente nebuloso che diverte un mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 19:09:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cloud Nothings &#8211; s/t (Carpark/Wichita, 2011)
Si è parlato tanto di Dylan Baldi, comparso dal nulla lo scorso anno facendo gridare al miracolo il popolo del web e a rimorchio – come accade spesso –  la critica ufficiale. In questo primo vero album targato Cloud Nothings, il poco più che diciottenne nerd di Cleveland fan dei Television Personalities – è da rimarcare – continua a fare tutto da solo. Suona tutti gli strumenti ma non più al riparo delle quattro mura della sua cameretta, bensì in uno studio vero e con ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/cover-Cloud-Nothings.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-7143" title="cover Cloud Nothings" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/cover-Cloud-Nothings.jpeg" alt="" width="300" height="300" /></a>Cloud Nothings &#8211; s/t (Carpark/Wichita, 2011)</strong></p>
<p>Si è parlato tanto di Dylan Baldi, comparso dal nulla lo scorso anno facendo gridare al miracolo il popolo del web e a rimorchio – come accade spesso –  la critica ufficiale. In questo primo vero album targato <a href="http://www.myspace.com/cloudnothings"><strong>Cloud Nothings</strong></a>, il poco più che diciottenne nerd di Cleveland fan dei Television Personalities – è da rimarcare – continua a fare tutto da solo<span id="more-7142"></span>. Suona tutti gli strumenti ma non più al riparo delle quattro mura della sua cameretta, bensì in uno studio vero e con un vero produttore. E bisogna ammettere che la sua musica non si è affatto imborghesita, o peggio sputtanata, al contrario ci ha decisamente guadagnato sia sotto l’aspetto del songwriting che dei suoni.</p>
<p>Il disco-raccolta del 2010 <em>Turning On</em> era interessante, eppure un po’ “spento” e, almeno per i miei gusti, troppo shoegazizzato. Qui, invece, siamo travolti da un’epifania di Pixies, Strokes e lo-fi degli anni ‘00 che spinge sull’acceleratore punk, con la sfrontatezza dinoccolata e pura di chi fa le cose come gli vengono. E poi c’è l’indiscutibile talento del baldo giovine di infilare sempre strofa-coro-strofa giusti.</p>
<p>L’album parte bene con “Understand At All”, pezzo melodico un po’ alla Dinosaur Jr e dal ritornello à la page. Prosegue benissimo con “Not Important” che è il vero asso nella manica del disco: una roba diretta, veloce e magnificamente sbarazzina con Dylan che raglia melodia famelico, operando una perfetta sintesi di Kurt Cobain (il cui spirito aleggia anche in “You’re Not That Good At Anything”), Strokes e Black Lips.<br />
Decisamente in palla anche quando rallenta il rimo e s’infila dentro ballate da Fred Perry col colletto rialzato, Dr. Martens basse e risvolto alla fine dei jeans (“Forgot You All The Time”) o spara zucchero filato punk con la cerbottana (la doppietta “Nothing’s Wrong”, “Heartbeat”).</p>
<p>Ho letto su ondarock.it che <em>Cloud Nothings</em> può essere tradotto con “il niente nebuloso”. Che dire: codesto “niente nebuloso” a me diverte un mondo, ma proprio un mondo, e ho già la sensazione che finirà nella mia personale top ten del 2011. Utilizzando una similitudine di cui abuso spesso, direi che il disco è rinfrescante come una bottiglietta di cedrata Tassoni. E con questi primi caldi ci sta proprio bene.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="334" src="http://www.youtube.com/embed/R8h3tGS0h8E" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>I love you Babies</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 11:02:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Psichedelia pop, garage spruzzato di blues-folk e indie rock dei Novanta: ecco i The Babies, da New York]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/cover-The-Babies.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6953" title="cover The Babies" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/cover-The-Babies.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><strong>The Babies </strong>- s/t (Shrimper, 2011)</p>
<p>Sono biondini, bellini, emaciati in modo (ancora) accettabile, con jeans stretti rigorosamente sgarrati sulle ginocchia. Non sto sfogliando l’ultimo numero di <em>Vanity Fair</em> comodamente seduto sulla tazza del cesso; sono seduto, sì, ma di fronte allo schermo del computer e quella che sto vedendo e la prima foto che mi capita a tiro di web dei <a href="http://www.myspace.com/thebabiesnyc"><strong>Babies</strong></a>. Si tratta della band composta dalla cantante-chitarrista Cassie Ramone delle <a href="http://www.freewebs.com/viviangirls/"><strong>Vivian Girls</strong></a> e dal bassista dei <a href="http://www.myspace.com/woodsfamilyband"><strong>Woods</strong></a> Kevin Morby, con Justin Sullivan dei <a href="http://www.myspace.com/bossyposse"><strong>Bossy</strong></a> a percuotere le pelli.</p>
<p>Pare che Cassie e Kevin abbiano condiviso per un po’ un appartamento a New York. E siccome non fanno i cuochi, invece di mettere su una tavola calda a Brooklyn hanno pensato bene di formare un gruppo parallelo. Dopo due apprezzati 7” su Wild World e Make A Mess Records, esce ora l’album dato alle stampe dalla “mitica” Shrimper, che da vent’anni spaccia il lo-fi americano senza aver mai riscosso grandi consensi.</p>
<p>Gli undici pezzi dell’album sono avvolgenti e amabili, né più né meno, in bilico tra psichedelia pop (“Run Me Over”, “Wild 2”), garage spruzzato di blues-folk (“Voice Like Thunder”, “Breakin’ The Law”, “Sick Kid”) e indie rock dei Novanta &#8211; di cui i tre sono indubbiamente figli.</p>
<p>Ho letto una recensione nella quale l’esperto Compagnoni scrive testualmente “indie rock a doppia voce che passa dalle parti dei Pastels”. Sottoscrivo in pieno perché il mood generale è molto simile a quello degli scozzesi (“All Things Come To Pass”, “Wild 1”). Ma qui c’è pure del punk da cantina umida da non sottovalutare (“Personality”) e una bella botta di solarità che esplode magnificamente nella hit “Meet Me In The City”, che sembra eseguita dai Pixies piombati nel pop degli anni Sessanta. Questo per la cronaca e per i lettori di Black Milk che vogliono la ciccia.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="334" src="http://www.youtube.com/embed/YhFGg6ujF2w" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Dalle viscere del NYHC&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 18:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A 30 anni dallo scioglimento gli Urban Waste sono di nuovo in pista. NYHC seminale che - nonostante tutto - molla ancora buoni ceffoni. Operazione nostalgia: on]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/Urban_Waste.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6815" title="Urban_Waste" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/Urban_Waste.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Urban Waste &#8211; <em>Recycled</em> (Nicotine, 2011)</strong></p>
<p>Sono molto sospettoso e cinico di regola &#8211; ai limiti del pregiudizio &#8211; nei confronti delle reunion delle band che si risvegliano dopo 30 anni. Più ancora se sono piccoli culti o gruppi misconosciuti, che hanno pubblicato magari solo un 7&#8243; nei primi anni Ottanta. Il motivo? Semplice&#8230; nove volte su dieci si tratta di formazioni che sono minori per un motivo ben preciso (cioè che non valevano molto). E in caso contrario, comunque, le reunion tardive sono pietose. Vedere/sentire dei quasi cinquantenni che tentano di rinverdire i fasti dei loro 16 anni punk è piuttosto patetico, no?</p>
<p>Fatta questa introduzione, è innegabile che non mi approcciavo agli <a href="http://homepages.nyu.edu/~cch223/usa/urbanwaste_main.html"><strong>Urban Waste</strong></a> nel migliore dei modi, visto che ebbero il loro momento di gloria nei primi anni Ottanta  (tra il 1981 e il 1984, per la precisione), nella New York dell&#8217;hardcore nascente: nel 1982 incisero un rarissimo singolo seminale, da molti ritenuto una pietra miliare del NYHC (scaricatelo <a href="http://www.mediafire.com/?5va8nkybq1iapt9"><strong>QUI</strong></a>) e spesso bootlegato come manufatto rappresentativo di un&#8217;epoca aurea, per poi sciogliersi e dar vita agli anonimi Major Conflict. Con queste premesse &#8211; gruppo meteora e seminale, sparito da decenni &#8211; leggere che questo <em>Recycled </em>è una ristampa italiana di un disco inciso lo scorso anno dalla band riformata ha subito attivato il mio meccanismo difensivo anti disco pacco. Ma fortunatamente è andata molto meglio del previsto.</p>
<p><em>Recycled</em> sarà anche un&#8217;operazione che &#8211; di primo acchito &#8211; puzza un po&#8217; di bufala, ma al netto delle sensazioni aprioristiche funziona. Il disco è cattivo, duro, ruvido e hardcore. Quell&#8217;hardcore intriso di anni Ottanta e di Grande Mela, da cui gli Agnostic Front molto hanno preso e a cui molto hanno dato (non per nulla gli Urban Waste sono citati da <a href="http://www.epitaph.com/news/news/703"><strong>Roger Miret</strong></a> come una delle sue band preferite). La maggior parte dei brani sono stati scritti quasi 30 anni orsono e si sente, ma anche i più recenti funzionano più che dignitosamente, ritraendo un gruppo che &#8211; nonostante tutto &#8211; è ancora in grado di reggere. Certo, il genere deve piacere e occorre la giusta disposizione d&#8217;animo nei confronti delle operazioni nostalgia, pena una certa noia. Ma è &#8211; appunto &#8211; una faccenda di gusti.</p>
<p>L&#8217;unico vero appunto che mi sento di fare è: c&#8217;era davvero bisogno di questo album? Probabilmente &#8211; nella mia ottica da necrofilo &#8211; avrebbe avuto molto più senso una bella stampa su cd del 7&#8243; arricchita da brani dal vivo e frattaglie varie d&#8217;epoca, più un bel booklet con foto e storia della band. Ma probabilmente non c&#8217;erano i margini per una release simile&#8230; per cui taccio.</p>
<p>Detto questo: un buon lavoro della <a href="http://nicotinerecords.com/"><strong>Nicotine</strong></a>, che continua imperterrita nella sua missione.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/T_JDMs9xPxk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Il dottor Ness, suppongo&#8230;</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/02/social-distortion-hard-times-and-nursery-rhymes-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 16:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Selaschetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo sette anni torna Mike Ness coi suoi Social Distortion. E non ha perso il tocco, che piaccia o no]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/02/sd.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6629" title="sd" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/02/sd.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Social Distortion &#8211; <em>Hard Times And Nursery Rhymes</em> (Epitaph Records, 2011)<br />
</strong></p>
<p>“Road Zombie” è l’ingresso verso un viaggio senza ritorno. Un viaggio, anzi un dirottamento delle mie facoltà mentali verso il magazzino dei ricordi. Il suono distorto della chitarra e l’aspro tono del rullante a martello mi riportano indietro di una bella ventina di anni. Sono sulle ginocchia e in adorazione. Questa è la cosa più vicina alla mia modesta opinione di cosa in pratica significhino quelle quattro lettere buttate a caso con cui puoi comporre la parola rock. E’ un pezzo strumentale in cui tutto è perfetto e la voce non serve (e ci vogliono davvero delle palle di pregevolissima fattura e consistenza per aprire un album così).<br />
Poi, e qui più che una recensione è una cronaca, arriva la voce di Mike Ness come una maledizione a contaminare le altre 10 canzoni di <em>Hard Times And Nursery Rhymes</em>, per ricordarci come si fa a perdere il controllo degli arti superiori dalla voglia di simulare un bel riffone alla chitarra con tanto di grugno compiaciuto.</p>
<p>Sono già passati sette lunghi anni da <em>Sex, Love And Rock’N’Roll</em> in un bel mix di infortuni sul lavoro e abusi di sostanze illecite attorno ai <a href="http://www.socialdistortion.com/"><strong>Social Distortion</strong></a>, l’alter ego musicale di Mike Ness.<br />
La formula magica è sempre la stessa: ingredienti genuini e di qualità. Niente fronzoli effetti speciali o colpi di scena, con batteria quattro quarti e pedalare, tra brani più tonici e graffianti e altri più lenti ai confini della ballad. Il profumo di casa è sempre il solito, un retrogusto di sonorità alla Pogues (quelle linee vocali che canteresti volentieri in un pub con le pinte di birra in mano e sventolate ben in alto), una sensazione di sleaze rock (mi vengono in mente i Dogs D’Amour) e una lacrima di Bruce Springsteen degli albori.<br />
Certo anche i Green Day emergono in alcuni punti, ma qui è forse più giusto dire il contrario e cioè che in tutti gli album dei Green Day si trovano tracce di Mike Ness.</p>
<p>L’album funziona, difficile trovare un pezzo più o meno divertente degli altri, e vi regalerà una quarantina e più di minuti spensierati. L’ho ascoltato tutto d’un fiato, scendendo a rotta di collo con lo snowboard. Per lunghi attimi mi sono talmente gasato da tentare cose che non avevo mai provato in vita mia: ero il Dio della tavola. Poi ho preso una stecca da paura, cadendo di mento sulla neve ghiacciata. In quel momento tutti i miei sogni sono crollati e mi è rimasta solo la faccia gonfia e graffiata: il vecchio, goffo e ciccione è tornato sulla terra. E in fin dei conti questa è la vita e questi sono gli effetti del rock’n’roll.</p>
<p>“Live Fast, Die Fat!”<br />
[Rodrigo Buchago &amp; Il Mulo - 2011]</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/Uf3FOEL3KjE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Io sto con Rudi Protrudi</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/02/fuzztones-preaching-to-the-perverted-recensione/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 05:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Prinzio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[USA]]></category>

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		<description><![CDATA[I veterani del garage rock tornano con uno dei migliori dischi che hanno sfornato negli ultimi anni: meno Sonics e più Doors... e la solita tonnellata di onestà fetente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/02/fuzzto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6550" title="fuzzto" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/02/fuzzto.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Fuzztones – <em>Preaching To The Perverted</em> (Stag-O-Lee, 2011)<br />
</strong><br />
Io sto con Rudi Protrudi. Sto con chi ha preso abbastanza calci in faccia per avere poi la dimestichezza sufficiente nel saperti afferrare per le palle con una manciata di vecchi brani rock&#8217;n'roll.</p>
<p>Non raccontiamoci balle, Rudi è un perdente. Ai giorni nostri la definizione politicamente corretta di perdente è “musicista di culto”; ok, può andar bene, ma chiamiamo le cose col loro nome: <em>loser</em>.<br />
I <a href="http://www.fuzztones.net/"><strong>Fuzztones</strong></a>, nella prima metà degli anni Ottanta, avevano il mondo ai loro piedi &#8211; o almeno erano in procinto di averlo. Show devastanti, un paio di album (soprattutto l&#8217;epocale <em>Lysergic Emanations</em>) che spaccavano, la nuova onda del garage revival cavalcata col piglio dei capobanda.<br />
Poi, il treno passa. L&#8217;underground non si tramuta in mainstream; arriva il grunge. Sono anni di oblio, Rudi fa e disfa, anni di dischi bruttini (per non dire di peggio), la nicchia è sempre più piccola, il “culto” sempre più sotterraneo.</p>
<p>Ma il garage non muore mai. Il garage brucia sotto le ceneri, instancabile.<br />
Così, un giorno di novembre dello scorso anno, mi ritrovo a una data del tour italiano per festeggiare i trent&#8217;anni di attività della band. Concerto bellissimo, sofferto e sudato, dai volumi insostenibili (le orecchie hanno continuato a fischiarmi ininterrottamente per due giorni filati). Mi compro il disco, questo <em>Preaching To The Perverted</em>.<br />
Che dire: non stiamo parlando di un capolavoro, ma di un disco terribilmente onesto. E piacevole. I nostri hanno abbandonato il fuzz in favore di un approccio più adulto, più “meditato”, al garage rock. Meno Sonics e più Doors, mi verrebbe da dire. Soprattutto in brani come “Don&#8217;t Speak The Ill Of The Dead” e “Hurt, Flirt &amp; Desert” le similitudini con il gruppo di Morrison sono evidenti.<br />
Comunque, quando pigiano sull&#8217;accelleratore vengon fuori dei pezzi più che dignitosi, vedi “Set Me Straight” e “Launching Sanity&#8217;s Dice”. Valore aggiunto al disco è l&#8217;organo del nuovo acquisto Lana Loveland, che canta con Rudi nella commovente “Bound To Please”, acme del disco: parte lenta e leggermente psych, decolla in un crescendo soul blues, per poi ripiegarsi dolcemente.</p>
<p>In definitiva, il miglior disco dei Fuzztones da parecchi anni a questa parte.</p>
<p>Che fate, voi ci state?</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/rv5bH9RwNjM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Happy Counterpunch to you</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/10/counterpunch-heroes-ghosts-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 15:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[No Reason Records]]></category>
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		<description><![CDATA[Counterpunch &#8211; Heroes &#38; Ghosts (No Reason Records, 2010)
Quattro ragazzoni di Chicago, ben piantati e con la tipica faccia da americano simpatico, non potevano che suonare hardcore melodico. Scusate lo stereotipo da coda al supermercato, ma in questo caso mi è stato servito su un piatto d&#8217;argento.
A parte queste cazzate, i Counterpunch non sono niente male: tirati, chitarrosi, con tanti stacchi e dinamiche, melodie a briglia sciolta, armonie vocali alla Bad Religion più ispirati&#8230; ma nel loro polpettone punk ci sento anche un po&#8217; di Pennywise, parecchi Offspring e davvero ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/counterp.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5591" title="counterp" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/counterp.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Counterpunch &#8211; <em>Heroes &amp; Ghosts</em> (No Reason Records, 2010)</strong></p>
<p>Quattro ragazzoni di Chicago, ben piantati e con la tipica faccia da americano simpatico, non potevano che suonare hardcore melodico. Scusate lo stereotipo da coda al supermercato, ma in questo caso mi è stato servito su un piatto d&#8217;argento<span id="more-5583"></span>.</p>
<p>A parte queste cazzate, i <a href="http://www.myspace.com/counterpunch"><strong>Counterpunch</strong></a> non sono niente male: tirati, chitarrosi, con tanti stacchi e dinamiche, melodie a briglia sciolta, armonie vocali alla Bad Religion più ispirati&#8230; ma nel loro polpettone punk ci sento anche un po&#8217; di Pennywise, parecchi Offspring e davvero un bel po&#8217; di <a href="http://www.trouserpress.com/entry.php?a=black_train_jack"><strong>Black Train Jack</strong></a>. E i NOFX? Già, ci sono anche loro, magari nell&#8217;incarnazione più cazzara, quella coi fiati e gli stacchetti bizzarri.</p>
<p>Quindi? Quindi sono davvero bravi e si sente che questo sound ce l&#8217;hanno nel dna. Del resto arrivano dalla patria in cui è nato, non c&#8217;è storia. Avete presente quell&#8217;hardcore così melodico e gustoso che ha l&#8217;effetto di una buona colazione consumata al sole, di una birra fresca a metà pomeriggio in spiaggia, di una risata con gli amici guardando <em>I Simpson</em>? Ecco, questo è il sound dei Counterpunch.</p>
<p>Però &#8211; ti pareva &#8211; c&#8217;è un problema. E focalizzarlo è stata una mezza illuminazione, che mi permette di espletare una specie di catarsi e di chiarire una sensazione di disagio che fino a ora non avevo ancora affrontato a dovere. Già, perché prima si parlava di colazioni, birre in spiaggia e risate con gli amici&#8230; tutte cose leggere, spensierate, tipiche di periodi e situazioni felici, che un tipo di punk hardcore così melodico evoca facilmente e in maniera automatica. Però arrivano inevitabilmente, col trascorrere del tempo, momenti in cui tutto questo è al massimo un ricordo o un episodio sporadico&#8230; e colazione non la fai perché butti giù un caffè alle 6 del mattino; non ti bevi una birra fresca in spiaggia ma ne scoli sette o otto al giorno, un paio anche in pausa pranzo in ufficio, per farti passare il giramento di coglioni; e con gli amici ti vedi poco, non ci ridi molto assieme, ma al massimo vi raccontate le rispettive sfighe e bevete ancora per non pensarci. Quindi il concetto è: questa è ottima musica che comunica positività, ma se del pensiero positivo non siete già paladini per conto vostro (per indole o per giovane età), probabilmente vi troverete a innervosirvi e a chiedervi cosa mai ci sarà di così bello e divertente in tutto questo. E magari metterete su <em>Metallic KO</em> col volume a 10.</p>
<p>Come diceva qualcuno, it&#8217;s only growing pains&#8230;</p>
<p><center><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/8DfXnP3Ai8E?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/8DfXnP3Ai8E?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></center></p>
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