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	<title>Black Milk Magazine &#187; Tony Face</title>
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		<title>Record collectors are pretentious assholes</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 10:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mega-ristampa su cd dei primi due singoli, di tre ep/12" e del demo dei Not Moving. Sapete cosa fare. E se non lo sapete, è proprio grave...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/Not-Moving-cover-web.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8645" title="Not Moving cover - web" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/Not-Moving-cover-web.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Not Moving &#8211; <em>Light/Dark</em> (Audioglobe Relics, 2011)</strong></p>
<p>Non prendiamoci per i fondelli. Chi segue Black Milk o comunque le mie cazzate da un po&#8217; di tempo sa quanto io sia da sempre fanatico dei <a href="http://www.myspace.com/thenotmoving"><span style="text-decoration: underline;">Not Moving</span></a> &#8211; che infatti ricorrono puntualmente in queste pagine: provate a fare una ricerca usando il motore interno di BM e vedrete di cosa parlo.<br />
E&#8217; logico e consequenziale, dunque, che questa uscita targata Audioglobe Relics (una nuova divisione della storica etichetta/distributore) abbia stuzzicato i miei ormoni e attivato l&#8217;area più acritica e disposta a bersi tutto del mio cervello. E va bene così, perché questa antologia che raccoglie i due primissimi singoli, tre ep/mini lp (<em>Land Of Nothing</em>, <em>Black&#8217;n'Wild</em> e <em>Jesus Loves His Children</em>) e il demo tape d&#8217;esordio della band trascende oggettivamente ogni considerazione, opinione e sforzo critico. Semplicemente questa è materia originaria, un elemento fondante della cultura rock alternativa italiana, oltre che underground.<br />
Se non ti piacciono i Not Moving, probabilmente non ti piace il rock&#8217;n'roll. E allora hai un problema, baby&#8230; ma ognuno ha i suoi, quindi amen. Buona fortuna.</p>
<p>Detto questo, il mio pensiero &#8211; e non solo il mio, visto che qualcuno si è mosso per ristampare questo materiale &#8211; è che di questi 31 brani non ci sia proprio nulla da buttare; il 90% di queste canzoni è di diritto entrato nel Gotha dei classici della musica sotterranea tricolore degli anni Ottanta, mentre il restante 10% è per cultori e raffinati gourmet &#8211; che godranno come ricci ad ascoltare, ad esempio, il primissimo demo tape riemerso dalle nebbie e fino a oggi irreperibile (a meno di non esserselo comprato 30 anni orsono o di avere qualche amico/conoscente compiacente disposto a duplicarvi la cassetta&#8230;).</p>
<p>Come dite, voi giovanotti là in fondo? Non avete capito cosa c&#8217;è qui dentro? Beh, dovete studiare, per dio. Ma vi voglio dare un aiutino, riportandovi uno scambio di mail con l&#8217;amico Tony Face (giovincelli, dovete saperlo, ma lo preciso: lui era il batterista del gruppo, asini!), che dovrebbe se non altro instradarvi leggermente:</p>
<blockquote><p><strong>Tony:</strong> Arrivato alla fine ?<br />
<strong>Andrea:</strong> Sì ieri. Arrivato, un po&#8217; ammaccato ma arrivato. I corrieri andrebbero fucilati negli androni dei palazzi. Appena riesco a sentirlo recensisco!<br />
<strong>Tony:</strong> Il contenuto sonoro e largamente inferiore alla confezione. Sappilo !<br />
<strong>Andrea:</strong> Caro Lei, io quel contenuto sonoro lo adoro e lo possiedo tutto in vinile originale (e nel caso dei due 7&#8243; anche ben pagato &#8211; non profumatamente, ma nemmeno poco&#8230; ricordo che comprai i due singoli in blocco da uno spacciatore romano che vendeva dischi dal bagagliaio di una Renault scassata; nel 2002 gli diedi 25 euro a pezzo in mint conditions; poi un anno dopo il secondo 7&#8243; l&#8217;ho trovato e comprato a 1 euro in ottime condizioni in un negozio di un cretino&#8230; così ne ho due copie addirittura hehehe). Mi mancavano però i pezzi del demo, che inseguivo da un bel po&#8217; di anni. Ricordo anche di averti molestato per chiederti se me ne facevi una copia, molto tempo fa; avevo persino rotto le palle a Guglielmi almeno 10 anni orsono, per lo stesso motivo&#8230; finalmente sono stato esaudito!<br />
<strong>Tony:</strong> Hahaha. Non mi ricordo che mi avessi chiesto il demo, che ho recuperato tra le mie infinite scartoffie in stato di salute precaria e sottoposto a qualche cura nell&#8217;apposito studio, per ridargli un minimo di dignità. Sinceramente trovo il tutto molto datato. Mi piace molto <em>Movin&#8217; Over</em> per quanto e crudo e cattivo, non so perché ma ogni volta mi vengono in mente i Dead Kennedys, anche se c&#8217;entra poco. <em>Black&#8217;n'Wild</em> è il migliore. <em>Jesus</em> bello, ma ha dei suoni che mi fanno girare le palle, in particolare quello della batteria. Ma eravamo in trip con gli Hoodoo Gurus, io con i Lime Spiders, e i suoni ci sembravano quelli.</p></blockquote>
<p>Avete capito? Ecco, ora correte a ordinare/comprare questo cd, che è anche a prezzo super friendly (e ha una confezione da paura, oltre che un booklet con un bel pezzo esplicativo scritto dal Luca Frazzi nazionale). Altrimenti smettete pure di dire che ascoltate il rock&#8217;n'roll e sperate che ritorni il Festivalbar.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/Ey8PW54emi4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/KhO_Np6BaBo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Not Moving mega pack</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 07:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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Attenzione: questa sarà poco più di una segnalazione e non una vera recensione, vista la mia totale parzialità e partigianeria quando si parla di Not Moving, che da sempre considero uno dei gruppi migliori (forse il migliore) che lo stivale abbia mai partorito in ambito punk, garage e rock.
Detto questo, sappiate che l&#8217;oggettino in questione è un cd che raccoglie un ricco pacchetto sonico, ovvero l&#8217;EP Black&#8217;n'Wild, l&#8217;LP Sinnermen e alcune bonus track in forma di outtake dalle session del 33 giri: due lavori strettamente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/03/notmoving.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2648" title="notmoving" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/03/notmoving.jpg" alt="notmoving" width="300" height="300" /></a>Not Moving &#8211; s\t (Spittle, 2009)</strong></p>
<p>Attenzione: questa sarà poco più di una segnalazione e non una vera recensione, vista la mia totale parzialità e partigianeria quando si parla di <strong><a href="http://www.myspace.com/thenotmoving">Not Moving</a></strong>, che da sempre considero uno dei gruppi migliori (forse il migliore) che lo stivale abbia mai partorito in ambito punk, garage e rock<span id="more-2632"></span>.</p>
<p>Detto questo, sappiate che l&#8217;oggettino in questione è un cd che raccoglie un ricco pacchetto sonico, ovvero l&#8217;EP <em>Black&#8217;n'Wild</em>, l&#8217;LP <em>Sinnermen</em> e alcune bonus track in forma di outtake dalle session del 33 giri: due lavori strettamente legati (a rafforzare il concetto, l&#8217;EP si chiude con un accenno al brano d&#8217;apertura dell&#8217;album &#8211; il pezzo che si chiama appunto &#8220;Sinnermen&#8221;, come il 33 giri).</p>
<p>La sequenza è molto semplice: prima i cinque brani del mini, poi i 15 dell&#8217;album e infine quattro outtake dalle session di quest&#8217;ultimo &#8211; le &#8220;famose&#8221; session al Gulliver Studio.<em><br />
Black&#8217;n'Wild</em> viene riproposto sostanzialmente nella sua forma originaria, mentre il discorso si fa interessante per <em>Sinnermen</em>, visto che la versione di questo <a href="http://www.gabrielelunati.com/index.php?tag=cd">cd</a> non è assolutamente quella immortalata dal <a href="http://www.gabrielelunati.com/index.php?tag=vinile">vinile</a> originale &#8211; che all&#8217;epoca venne arbitrariamente remixata dalla Spittle, senza avvertire, né consultare la band.<br />
Queste nuove 15 tracce sono così come i Not Moving le avevano mixate e volevano che suonassero.<br />
La differenza c&#8217;è sicuramente, anche se dopo tanto tempo la sindrome di Stoccolma musicale colpisce e con gli anni di ascolto <em>Sinnermen </em>ormai è identificato con quell&#8217;altra roba uscita su vinile &#8211; che per quanto più scura e pastrocchiata a livello di sonorità, è rimasta nella memoria.<br />
Di sicuro un orecchio vergine o quasi potrà, invece, partire da una base meno &#8220;compromessa&#8221; e godersi ancora di più il tutto.</p>
<p>In poche parole: suonano davvero fighissimi, così, ma non sono i pezzi di <em>Sinnermen</em> che da 24 anni conosco&#8230; e il mio istinto pavloviano prevale, alla fine della fiera.</p>
<p>In coda a tutto le quattro prelibatezze inedite, ossia altrettanti brani incisi al Gulliver Studio, ma esclusi dalla scaletta dell&#8217;album (nelle note interne del cd si parla di otto pezzi accantonati). Non sono brani memorabli e pazzeschi, ma sono Not Moving al 100%: anche se nell&#8217;economia di <em>Sinnermen</em> probabilmente non avrebbero influito di una virgola, è una bella soddisfazione scoprirli e poterli ascoltare.</p>
<p>Insomma, questo cd sarebbe proprio da comprare. Però poi cercatevi i dischi, se volete godere&#8230;</p>
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		<title>Il modfather colpisce ancora</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 19:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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Antonio &#8220;Tony Face&#8221; Bacciocchi &#8211; Mod Generations (NdA Press,158 pag.)
&#8230;c&#8217;è che non avevo capito proprio nulla di questo libro, leggendo solo i comunicati e i lanci promozionali. Già, proprio così, e mi aspettavo (sbavante, a onor del vero) un volume in puro Tony Face style tutto sulla scena mod italiana, dagli albori ai nostri giorni.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/MOD-GENERATIONS.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2185" title="Senza titolo-3" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/MOD-GENERATIONS.jpg" alt="Senza titolo-3" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Antonio &#8220;Tony Face&#8221; Bacciocchi &#8211; Mod Generations (NdA Press,158 pag.)</strong></p>
<p>&#8230;c&#8217;è che non avevo capito proprio nulla di questo libro, leggendo solo i comunicati e i lanci promozionali. Già, proprio così, e mi aspettavo (sbavante, a onor del vero) un volume in puro Tony Face style tutto sulla scena mod italiana, dagli albori ai nostri giorni.<span id="more-2182"></span><br />
Non nascondo, quindi, di avere provato una certa delusione dopo averlo sfogliato e alla lettura delle prime pagine, perché non si tratta assolutamente di un documento simile (che secondo me Tony dovrebbe comunque scrivere: magari alla prossima botta&#8230;).</p>
<p>Superato l&#8217;impatto iniziale e resettate aspettative, idee e aspirazioni (mi ci sono voluti un paio di giorni), sono tornato con più calma e serenità sul volume che &#8211; preso nella sua reale natura &#8211; è in realtà tutt&#8217;altro che deludente. Anzi.</p>
<p>Mettiamola così: se mai vi è venuto in mente di diventare mod o credete di essere vicini a questa cultura, leggete bene <em>Mod Generations</em> (magari anche un paio di volte), perché è la vostra <em>Bibbia</em>, il vostro <em>Bignami</em>, la vostra Costituzione e la vostra <em>Divina Commedia</em> &#8211; tutto raccolto in un solo libro.<br />
Se invece &#8211; come il sottoscritto &#8211; siete semplicemente poco addentro al modism e magari avete sempre percepito una certa distanza dal fenomeno (lo confesso candidamente: io nel &#8211; supposto &#8211; match tra mod e <a href="http://www.gabrielelunati.com/index.php?tag=rock">rocker</a> ho sempre tifato rocker), questa è un&#8217;occasione d&#8217;oro per conoscere a fondo il vasto universo musicale, culturale, ideologico e attitudinale che il mod racchiude. Nonché per ricevere una bella lezione di storia delle culture giovanili degli ultimi 40 anni, fatta da uno che era ed è tutt&#8217;ora in prima linea.</p>
<p>Pensate a un dettagliato affresco sociologico, ma lontano mille anni luce dall&#8217;accademia, scritto con stile pulito, ritmato e rock&#8217;n'roll: ogni capitolo è come un lungo articolo che non sfigurerebbe su una bella rivista musicale  &#8211; di quelle come non se ne fanno più da anni e anni.<br />
Questo è, in effetti, il pregio più grande di <em>Mod Generations</em>: che è talmente scorrevole e piacevole da far davvero dimenticare qualsiasi tipo di pregiudizio &#8211; più o meno immotivato &#8211; verso un universo a tratti controverso e vagamente respingente come quello della mod culture (parlo, ovviamente, a titolo personale&#8230; probabile che il senso di &#8220;respingimento&#8221; sia dovuto solo al fatto che io sono sempre il solito cafone rockettaro che col parka o il vestito di sartoria si sentirebbe nudo&#8230; anzi vado subito a mettermi il chiodo che al solo pensiero mi è venuto un brivido gelido).</p>
<p>Un bel libro davvero, quindi. Documentato, preciso, puntuale, autorevole e non per questo difficile da approcciare. E scusate se è poco.</p>
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		<title>L&#8217;oscura signora di Centenaro</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 11:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lilith and the Sinnersaints &#8211; L&#8217;angelu nassuu dall&#8217;etra pert (Virtualpha South, 2009)
Lilith, la chanteuse ombrosa e teatrale che ha prestato l&#8217;ugola agli immortali Not Moving. Lilith, la dark lady che ha sfornato lavori solisti intrisi di anima e brividi. E ora Lilith, mente, voce e vessillo del cangiante progetto Sinnersaints (del loro primo cd già ci si occupò a tempo debito).
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/lilith.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2069" title="lilith" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/lilith.jpg" alt="lilith" width="300" height="300" /></a>Lilith and the Sinnersaints &#8211; L&#8217;angelu nassuu dall&#8217;etra pert (Virtualpha South, 2009)</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.lilithandthesinnersaints.com">Lilith</a></strong>, la chanteuse ombrosa e teatrale che ha prestato l&#8217;ugola agli immortali Not Moving. Lilith, la dark lady che ha sfornato lavori solisti intrisi di anima e brividi. E ora Lilith, mente, voce e vessillo del cangiante progetto Sinnersaints<span id="more-2060"></span> (del loro primo cd già <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/03/lilith-e-i-santi-peccatori/">ci si occupò a tempo debito</a></strong>).</p>
<p>Questo ep dal titolo quasi impronunciabile per i non originari di Centenaro (Piacenza, alta Val Nure, per i più pignoli) è un lavoro interlocutorio, che colma il vuoto tra il cd precedente di Lilith e il prossimo &#8211; ancora in cantiere, ma in arrivo. Interlocutorio nel senso che prosegue un discorso e non lo lascia cadere; anzi, lo arricchisce di una sfaccettatura prima solo tratteggiata, ossia il recupero delle radici ancestrali.</p>
<p>In questi sei brani (tutti tratti da lavori di Lilith già usciti), infatti, il protagonista vero è il dialetto-lingua di Centenaro, che si fa strumento di una comunicazione non immediata, ma sicuramente più profonda, andando a solleticare aree dell&#8217;inconscio legate alla memoria non consapevole.</p>
<p>Lo sfondo sonoro è un impasto epico, denso di suggestioni, con dominanti folk e blues &#8211; con qualche tocco rock. Il risultato è un dischetto peculiare, piuttosto lontano dalle cose di rock festaiolo etnico-dialettale che tanto andavano di moda nella prima metà dei Novanta &#8211; e per fortuna, a mio onestissimo parere, visto che mi facevano due palle come una mongolfiera già allora, queste faccende.</p>
<p>Un ep non facile, quindi, a essere approcciato, che richiede umore e disposizione giusti. Lo vedo bene come disco preserale, possibilmente da ascoltare in ambiente caldo e accogliente, dotato di divano sfondato e confortevole (il camino è optional, ma ovviamente&#8230; se c&#8217;è è ancora meglio, alla facciazza dello stereotipo) e soprattutto con una buona bottiglia di vino, di quello rosso e potente. Così da sorseggiare bicchiere e canzoni, con la debita calma e relax.</p>
<p>Non importa se si capiscono due parole su cinque: il viaggio è assicurato.</p>
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		<title>(Old?) Soul Rebel</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 17:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tony Face Big Roll Band &#8211; Old Soul Rebel (Area Pirata, 2009)

Chi è Tony &#8220;Face&#8221; Baciocchi immagino più o meno lo sappiano tutti (chi avesse bisogno di un ripasso vada a leggere qui, qui e qui: è tutta salute, garantito). Come si diceva tanti anni fa &#8211; grazie a qualche cacchio di pubblicità da Carosello &#8211; è un nome, un marchio, una garanzia. Di qualità ovviamente.
Ancora una volta, dunque, Tony finisce nelle maglie della rete di Area Pirata (il precedente episodio è la ristampa del 12&#8243; dei Not Moving Land ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/09/oldsoul.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1566" title="oldsoul" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/09/oldsoul.jpg" alt="oldsoul" width="300" height="300" /></a>Tony Face Big Roll Band &#8211; Old Soul Rebel (Area Pirata, 2009)<br />
</strong></p>
<p>Chi è Tony &#8220;Face&#8221; Baciocchi immagino più o meno lo sappiano tutti (chi avesse bisogno di un ripasso vada a leggere <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2007/10/antonio-tony-face-baciocchi-uscito-vivo-dagli-anni-80-nda-press-2007/">qui</a></strong>, <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2007/12/tony-face-the-modfather/">qui</a></strong> e <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/04/tony-face-2002/">qui</a></strong>: è tutta salute, garantito). Come si diceva tanti anni fa &#8211; grazie a qualche cacchio di pubblicità da Carosello &#8211; è un nome, un marchio, una garanzia. Di qualità ovviamente.<span id="more-1357"></span><br />
Ancora una volta, dunque, Tony finisce nelle maglie della rete di<strong> <a href="http://www.areapirata.com/">Area Pirata</a></strong> (il precedente episodio è la ristampa del 12&#8243; dei Not Moving <em>Land of Nothing</em> nel 2003: e per questo, lo ripeterò sempre, Area Pirata va semplicemente ascritta tra le entità superiori destinate a regnare sulla razza umana dopo l&#8217;Apocalisse). Ero davvero curioso di sentire, quindi, cosa caspita avevano combinato assieme.</p>
<p>Come dire&#8230; confesso che mi ci sono volute circa 48 ore per entrare nello spirito di questo cd. Io sono un po&#8217; de coccio a volte e ho i miei tempi; poi vedere che la tracklist è composta quasi esclusivamente da cover &#8211; diverse delle quali decisamente fuori dai ristretti confini delle mie conoscenze &#8211; non mi ha predisposto nel migliore dei modi. E sono partito con la mia sana dose di prevenzione a go-go.<br />
Ci sono voluti un paio di ascolti, un paio di Carlsberg e &#8211; onore e gloria a lui &#8211; l&#8217;incipit delle note di Luca Frazzi per &#8220;entrare&#8221; in <em>Old Soul Rebel</em>. E trovarlo un disco bello, pieno di significato e a tratti entusiasmante (se non commovente).</p>
<p>Perché questo cd è davvero una festa (cito Frazzi), in cui Tony Face è allo stesso tempo il festeggiato e il maestro di cerimonie che coordina una pletora di amici e musicisti nelle registrazioni (ci sono illustri signori che arrivano da Purple Hearts, Prisoners, Sick Rose, Long Tall Shorty, Kina, Statuto, Not Moving, etc etc etc&#8230; sembra una hall of fame).<br />
La celebrazione è almeno doppia: in primo luogo di una carriera lunga e ancora pulsante, fatta di passione, grande musica (pensate solo ai gruppi in cui Tony ha militato e non c&#8217;è bisogno di commentare oltre) e immensa onestà. In secondo luogo si tributano i giusti onori a mentori, ispiratori e &#8211; soprattutto &#8211; ad artisti che hanno consegnato alla musica veri capolavori di garage, soul, mod, northern soul, punk, blues, hardcore: senza fare differenze. E devo dire che uno degli episodi più toccanti è proprio la classica mosca bianca, una canzone che a leggerne il titolo sulla copertina del cd non capisci bene perché ci sia: &#8220;Visionary&#8221; degli Husker Du.<br />
La sincerità mi impone di dire che i momenti meno riusciti sono un pezzo dei Jam rivisitato in italiano, con testo ultra mod &#8211; di quelli ingenui molto pop anni Sessanta &#8211; ma un po&#8217; fuori metrica, e una cover di &#8220;These boots are made for walking&#8221; versione proto-electro-tribal-teatrale, troppo fuori registro rispetto a tutto il resto. E insomma&#8230; nell&#8217;economia di ben 17 tracce, direi che la media è altissima.</p>
<p>Un disco divertente e istruttivo, ma anche l&#8217;omaggio di un grande personaggio alle proprie radici. Certo, sono cose che si fanno a fine carriera queste, e invece il nostro Tony è ben lontano da quel momento&#8230; per cui aspettiamo un altro cd, l&#8217;anno prossimo, pieno di musica così. Che va bene.<a href="http://www.areapirata.com/"><br />
</a></p>
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		<title>Remastering the unmasterable</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 10:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chelsea Hotel &#8211; We&#8217;re All Gonna Die (Spittle, 2006)
Nel 1982 io avevo 12 anni. Nella mia città, il classico stereotipo di piccola provincia quieta e sempre un passo indietro, non è che si muovesse poi molto. Anche se, a sbattersi e a informarsi, si rischiava di finire nel giro di Otello, il negozio di dischi fico che addirittura si approvigionava quasi mensilmente &#8211; narra la leggenda &#8211; oltremanica, grazie a viaggi-pellegrinaggio del proprietario che portava indietro valigiate di novità in quantità limitatissime.
Ma a 12 anni da Otello non ci entravi, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/06/chelsea.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1734" title="chelsea" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/06/chelsea.jpg" alt="chelsea" width="300" height="300" /></a>Chelsea Hotel &#8211; We&#8217;re All Gonna Die (Spittle, 2006)</strong></p>
<p>Nel 1982 io avevo 12 anni. Nella mia città, il classico stereotipo di piccola provincia quieta e sempre un passo indietro, non è che si muovesse poi molto. Anche se, a sbattersi e a informarsi, si rischiava di finire nel giro di Otello, il negozio di dischi fico che addirittura si approvigionava quasi mensilmente &#8211; narra la leggenda &#8211; oltremanica, grazie a viaggi-pellegrinaggio del proprietario che portava indietro valigiate di novità in quantità limitatissime.<br />
Ma a 12 anni da Otello non ci entravi, era roba da gente grande, grossa e balorda (avrei imparato solo dopo diversi anni che non era esattamente così). Quindi io ascoltavo le cassette degli Iron Maiden e degli AC/DC comprate da Audiovox, il negozio normale in cui anche a uno sfigato era concesso l&#8217;ingresso. E da Otello ebbi il coraggio di addentrarmi solo verso il 1984; c&#8217;è anche da dire che non smisi più di andarci fino al cambio di gestione.</p>
<p>Tornando a noi, nel 1982 usciva il demo dei Chelsea Hotel di Piacenza &#8211; proprio mentre io mi esaltavo con <em>Killers</em> e <em>Back in Black</em> (per fortuna gli Scorpions li avevo snobbati). Un nastro sanguigno, caotico, distorto, scuro e saturo di fruscio. Per non parlare del feedback.<br />
Una raccolta di 11 brani che fotografavano un&#8217;idea di punk contemporanemente tanto italiana, ma anche con un respiro internazionale, vista l&#8217;innegabile tendenza ad avvicinare due generi piuttosto lontani &#8211; almeno nelle rispettive (auto)percezioni &#8211; come l&#8217;heavy metal più plumbeo e l&#8217;hc punk più acido e urticante. In questo ristampone della risorta Spittle sono inclusi, poi, 4 brani live come bonus (tra cui una cover di &#8220;Search &amp; Destroy&#8221; che la dice lunga sull&#8217;anima dei Chelsea Hotel).</p>
<p>Come spesso accade nei casi di recupero dal passato (anche se questo demo era già stato ristampato un po&#8217; in sordina, su vinile, a metà anni Novanta) occorre contestualizzare, anche perché la qualità sonora non aiuta certo e non è user friendly, soprattutto nei confronti di chi non ha molta dimestichezza con punk, Italia e primi anni Ottanta.<br />
I pezzi sono veloci, rabbiosi, scatarranti, a volte scoordinati, altre lucidamnete folli &#8211; con lamate di soli metal che spuntano qua e là (non a caso in formazione, a parte i mitici Tony Face e Black Demon, c&#8217;è Davide Devoti &#8211; poi nei Raw Power e nella band di Vasco &#8220;noi giovani&#8221; Rossi). Ma il tutto è sepolto in un magma sonoro frusciante e sfrigolante, dovuto appunto al deterioramento del nastro originale e alla non esaltante qualità della registrazione.</p>
<p>Detto questo&#8230; senza cadere in facili dietrismi e idolatrie dell&#8217;italico verbo punk, difficilmente i Chelsea Hotel oggi cambieranno la vita a qualcuno &#8211; mentre all&#8217;epoca probabilmente l&#8217;hanno fatto: leggetevi la bellissima pagina scritta da Luca Frazzi, a questo proposito, contenuta nel cd. Però, se amate la scena italiana di quegli anni e se non volete avere un colpevole vuoto nella vostra collezione, dovete procurarvi questo cd.</p>
<p>Rispetto massimo al gruppo e al suo lavoro. La Spittle, invece, mai si è degnata di rispondere a delle mie mail&#8230; simpatia estrema, complimenti: sappiate che il cd me l&#8217;hanno gentilmente omaggiato, dunque, perché visto l&#8217;andazzo piuttosto che regalarvi un centesimo mi faccio un giro dell&#8217;isolato di corsa &#8211; vedi il caso della ristampa dei Boohoos, che non compro per principio. Magari la troverò usata a 5 euro. Punk rock.</p>
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		<title>Tutti siamo fighi!: Johnny Grieco dixit</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 08:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo recensito il suo ep solista I&#8217;m Cool qualche tempo fa, ora l&#8217;abbiamo intervistato.
Signori e signore, nello splendore del Black-Milk-o-Rama, Mr Johnny Grieco (from Genova City) ci parla dei Dirty Actions, della sua visione musicale, della sua via da solista e di altro ancora&#8230;
Ascoltando I’m Cool c’è l’impressione che covassi questi brani da tempo, una specie di incubazione di una rara malattia esotica pervade l’intero ep. Quando l’hai contratta?
Hai visto giusto. Per essere precisi il virus l&#8217;ho contratto negli ultimi mesi del 1980. Ero in studio con i Dirty Actions ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/03/grieco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1958" title="grieco" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/03/grieco.jpg" alt="grieco" width="300" height="499" /></a>Abbiamo recensito il suo <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/mr-cool-aka-johnny-grieco.html">ep solista <em>I&#8217;m Cool</em></a></strong> qualche tempo fa, ora l&#8217;abbiamo intervistato.<br />
Signori e signore, nello splendore del Black-Milk-o-Rama, Mr Johnny Grieco (from Genova City) ci parla dei Dirty Actions, della sua visione musicale, della sua via da solista e di altro ancora&#8230;</p>
<p><strong>Ascoltando <em>I’m Cool</em> c’è l’impressione che covassi questi brani da tempo, una specie di incubazione di una rara malattia esotica pervade l’intero ep. Quando l’hai contratta?</strong><br />
Hai visto giusto. Per essere precisi il virus l&#8217;ho contratto negli ultimi mesi del 1980. Ero in studio con i Dirty Actions per registrare il brano &#8220;Aktion/Aktion&#8221; dedicato al performer austriaco Rudolf Schwarzkogler. Quel pezzo rappresentava un diverso modo di intendere la stesura di una song e lo svolgimento del testo rispetto ai nostri standard. Di base restavano i tre/quattro accordi punk ma non sparati alla velocità della luce, piuttosto un semplice riff con la chitarra non eccessivamente distorta ma piuttosto &#8220;disturbata elettronicamente&#8221; a cui si appoggiava una linea di basso slap-quasi funk, il tutto spalmato su una traccia scarnificata di batteria elettronica fredda e asettica. Il synth sottolineava alcuni momenti. Il testo era recitato, indolente, il tono di voce era assente senza emozioni. Non avevamo inventato nulla, andate a sentirvi My Sex degli Ultravox del 1977 come verifica e poi non dimentichiamo che in Italia c&#8217;erano: Faust&#8217;O, Garbo, il primo Ivan Cattaneo-futurista che in parte si ispiravano al periodo berlinese di Bowie e anche il primissimo Battiato elettronico e ostico del dopo zeppe trampolate alla Ziggy. Nella collana Rock 80 della Cramps poi eravamo in compagnia dei sintetici X-rated e a Genova ero salito sul palco a improvvisare vocalizzi con i K.K.K. elettronici e sperimentali (dei quali purtroppo ben poco o nulla è rimasto e anche i due membri fondatori purtroppo sono scomparsi). Ma in quel momento, per la nuova fiammante scena punk italiana, era una scelta controcorrente. Eravamo punk e osavamo fare della musica non propriamente punk. Ghetto nel ghetto. Non proprio dei pionieri ma sicuramente dei provocatori.<br />
In realtà l&#8217;elettronica era ed è una delle mie vecchie passioni. Ne ho sempre subito il fascino. Come per certa musica classica contemporanea e d&#8217;avanguardia. I riferimenti storici e colti qui si precano, fino a diventare un lungo e noioso rosario di nomi: dai precursori Kraftwerk all&#8217;oscura psichedelia dei Pink Floyd con Barrett, ai vari esponenti del Krautrock, termine orrendo, come Can, Neu!, Popol Vuh fino ad arrivare alle origini con Stockhausen e gli italiani Berio, Nono poi ancora Ligeti e Cage.</p>
<p><strong>Quanto senti lontano <em>I’m Cool</em> dal resto della produzione dei tuoi Dirty Actions (leggendaria punk band ligure) in senso sonoro e più strettamente di approccio?<br />
</strong> Per quanto le distante con i vecchi-nuovi Dirty Actions paiono siderali, in realtà preferisco considerare <em>I&#8217;m Cool</em> come una naturale prosecuzione di quanto iniziato con i Dirties.<br />
I Dirty Actions sono stati una delle prime punk band italiane che in pochissimo tempo ha avuto un percorso artistico davvero particolare. Pur restando fedelissimi al punk degli esordi abbiamo esplorato diversi generi che in quegli anni nascevano o erano riscoperti, principalmente in Inghilterra. Il primo innamoramento fu per il funk poi i primi vagiti del rap, naturalmente l&#8217;elettronica fino a farci coinvolgere dai ritmi latini e tribali. Il pubblico genovese di quegli anni era molto esigente e difficile, attento ai nuovi fenomeni musicali, non potevi riproporti sul palco con gli stessi pezzi del concerto precedente e questo ti costringeva a una continua ricerca. La nostra hit &#8220;Bandana Boys&#8221; nasceva da un giro di flamenco &#8220;innestato&#8221; su una base di tamburi di guerra degli indiani americani. Così è nata e ogni volta che la proponevamo dal vivo diventava sempre più lunga e selvaggia. Su <em>Gathered</em>, la compilation di Rockerilla, verrà pubblicata la sacrilega dance version remix con un breve rap nell&#8217;inciso e la batteria rigorosamente in 4/4.<br />
Per quanto riguarda il mio percorso personale nel 1986 affronterò  il reggae con &#8220;In Soh Reckshan&#8221;, il pezzo registrato in Jamaica con i Wailers di Bob Marley, che verrà pubblicato su vinile l&#8217;anno dopo e l&#8217;inedito &#8220;Consciousness&#8221; realizzato con gli Aswad.<br />
Insomma la contaminazione del punk con altri generi è sempre stata una costante dei vecchi Dirty Actions e naturalmente anche la mia.</p>
<p><strong>Consideri il tuo lavoro una boccata d’ossigeno o l’inizio di un percorso artistico percorribile e tutto da sperimentare?</strong><br />
Entrambe le cose. Senz&#8217;altro può essere inteso come la prosecuzione di un percorso artistico il più libero possibile da condizionamenti derivanti dalle mode del momento o dal mercato e si può considerare anche una boccata di ossigeno perchè avevo la necessità di misurarmi come autore completo: musica, testo, composizione, scelta dei suoni, missaggio, produzione. Sperimentare mi ha sempre affascinato, mi piace lasciare il certo per l&#8217;incerto, la via nuova per la vecchia, in poche parole rischiare. Non è un merito, ne&#8217; un atto di coraggio. E&#8217; una necessità per me, impellente.<br />
In realtà vorrei fare cose ancora più estreme, ostiche, inascoltabili ma ogni tanto entro in conflitto con la mia latente vena melodica. Da qualche parte nel mio organismo c&#8217;è una tendenza all&#8217;armonia che tende ad ammorbidire e smussare le dissonanze, che stempera e attenua il mio nichilismo. Una sorta di istinto di sopravvivenza, anche se non è poi il termine esatto, che mitiga le tendenze autodistruttive.</p>
<p><strong>Come consideri e in che stato vedi i tuoi contemporanei pionieri della scena punk e new wave italica al momento attuale<br />
</strong>Miss Xox del Great Complotto di Pordenone è uscito con un gran bell&#8217;album, molto particolare. Anche i Punkow hanno fatto un ottimo lavoro, da sottolineare il ritorno dei Neon e dei Mercenary God e poi il mai domo Tony Face con Lilith, anche in questo caso il cd è davvero originale e intenso. E poi gli Skiantos, inossidabili. Come sono davvero interessanti le proposte di Freak Antoni e Alessandra Mostacci. Diciamo che i miei contemporanei tengono il passo senza affanni, il che dimostra una buona apertura mentale tipica di chi ha vissuto quegli anni. L&#8217;imprinting degli anni Ottanta si fa sentire anche a distanza di trent&#8217;anni. Non sembrano, non sembriamo, dei sopravvissuti, insomma.<br />
Ma non mi stancherò mai di ripeterlo: c&#8217;è bisogno di cose nuove, di linfa nuova. Mi va bene che Iggy zompi su un palco a quasi sessantadue anni e godo al pensiero di suonare e divertirmi fino a ottanta e oltre, ma voglio ed esigo gente nuova e roba nuova che mi faccia saltare le cervella e non le solite riproposizioni di musiche già sentite e rimasticate mille volte.<br />
Kids fatevi il culo, fatevi scoppiare, date l&#8217;anima, in senso metaforico sia chiaro! E&#8217; vero, è difficilissimo riuscire a proporre cose nuove, ma bisogna sempre provarci.<br />
E buttate al cesso questo emo-power-pop contemporaneo! E se proprio non potete farne a meno, cercate di stravolgerlo.</p>
<p><strong>Non pensi che ultimamente ci sia una certa mitizzazione degli anni Ottanta in senso commerciale del termine, credi ci sia buona fede o è una subdola e bieca operazione di marketing?</strong><br />
Senza nulla togliere alle potenzialità espresse negli anni Ottanta che ho decantato prima, convengo con te che sia soprattutto una subdola e bieca operazione commerciale e di marketing. Riproporre i vecchi e sicuri successi del passato costa molto, molto di meno che investire su nuove proposte e fa guadagnare molto di più. Preferisco sempre guardare avanti.</p>
<p><strong>Quali sono le band e i personaggi dell’epoca che ascolti con piacere anche oggi?<br />
</strong>Per l&#8217;Italia quelli che ho citato sopra più i Gaz Nevada. Per il resto sono tanti, davvero: da Adam &amp; the Ants ai Clash, ai Soft Cell poi Heaven17, Exploited, Killing Joke, Suicide, Sex Pistols, Damned, Dead Boys, Ultravox con John Foxx, Pop Group, Clock DVA, Germs, Dead Kennedys, Contortions, ABC, Bauhaus, PIL dimenticavo i Devo, Pere Ubu e cazzo&#8230; i Cramps! La morte di Lux Interior mi ha sconvolto come quella di Ron Asheton&#8230; potrei continuare a nominare altrettanti e ne avrò dimenticato sicuramente qualcuno.</p>
<p><strong>Che reazioni immediate stai ricevendo dopo l’uscita di <em>I’m Cool</em> da chi ti segue da più tempo?<br />
</strong>Sorpresa, meraviglia, per la maggior parte reazioni positive e lusinghiere, a volte fin troppo. Addirittura un carissimo amico, restìo ai complimenti, lo ha definito un grande tributo alle nostre radici musicali.</p>
<p><strong>Reputi che le fanzine e tutto ciò che ruotava attorno al mondo punk e alternativo degli anni Settanta e Ottanta si sia perduto per sempre sostituito dai vari myspace e facebook oppure c’è ancora un lumicino acceso?<br />
</strong>Sono uno di quelli che a dispetto del mio pessimismo cosmico vedo sempre un barlume flebile, flebile, lontanissimo ma ancora acceso. D&#8217; altra parte per resistere alla virulenza delle varie ondate di restaurazione degli ultimi trent&#8217;anni se non avessi nutrito un minimo di speranza, mi sarei già fatto fuori trenta volte, una volta all&#8217;anno almeno. Prima di essere punk ho fatto parte di quella generazione che, forse un po&#8217; ingenuamente, si sentiva parte di una grande e possibile rivoluzione. Questo sentire, questa indomabile energia verrà soffocata a partire dal 1977 da una feroce e inesorabile repressione. I bollettini di controinformazione e i fogli rivoluzionari lasceranno il posto alle fanzine e ad altre forme di comunicazione molto più articolate, per alcuni più dispersive e inconcludendi. Non so se Facebook o MySpace possano sostituire le fanzine o essere considerati possibili forme di comunicazione alternativa e trasversale. L&#8217;unica cosa positiva è che sono media accessibili a tutti e al momento la censura non è così pesante anche se è presente in varie forme. Dipende sempre dall&#8217;uso che se ne fa, come vengono utilizzati tali strumenti. Con Facebook il problema è il diluvio di informazioni, inviti, richieste, suggerimenti, aggiornamenti che ti fa perdere un sacco di tempo. E&#8217; meglio l&#8217;informazione veloce in tempo reale tipica del web oppure la classica informazione ponderata tipica della carta stampata? Fast news or slow news? Who knows?<br />
Senza contare la qualità e l&#8217;attendibilità delle informazioni, che è un&#8217;altra enorme incognita ed è sicuramente il problema più grosso.</p>
<p><strong>Nel tuo disco solista non c’è alcuna nostalgia o rimpianto sugli anni passati, ciò è dovuto dal fatto che una certa rabbia prevale sul momento presente o non sei un nostalgico/romantico di natura?<br />
</strong>Questo è un ottimo complimento. Diciamo che ho sempre cercato di evitare i rimpianti nella mia vita, tentando di fare, nei limiti del possibile e con sforzi sovrumani, quello che volevo fare. No, mai stato fortunato. Quello che ho ottenuto me lo sono guadagnato lavorando duramente e blablablabla&#8230; solita solfa. Per certo so che non è possibile estirpare alla radice la vena nostalgico/romantica presente in misura diversa in ognuno di noi. Diciamo che riesco a nasconderla bene. L&#8217;esperienza aiuta molto. La rabbia c&#8217;è, esiste ed è ben presente. Le motivazioni che l&#8217;alimentano crescono ogni giorno come funghi, dalla politica al sociale.</p>
<p><strong>Quanto conta essere fighi (cool) ai nostri giorni? E chi reputi figo dal tuo punto di vista?<br />
</strong>Tutti siamo fighi! Tutti possiamo essere dannatamente cool. Basta convincersene.<br />
Il sentirsi cool del pezzo I&#8217;m Cool ha un significato molto ampio. Significa essere ok, tranquillo, calmo, senza problemi, sicuro di se&#8217; e a proprio agio qualsiasi cosa succeda.</p>
<p>Ma in realtà chi canta I&#8217;m Cool vuole convincere se&#8217; stesso di tutto ciò. Tendenzialmente è uno psicotico e non ha nulla sotto controllo, è una mina vagante, si sta trattenendo a fatica prima di esplodere! Ce la farà?</p>
<p><strong>Hai in mente un tour promozionale? e come pensi di proporre i nuovi brani dal vivo?<br />
</strong>Ci sto pensando. Ho già proposto i brani remixati di 21 Dirty RMXs con le basi e accompagnato da dj come Cesare Ferioli a.k.a. Big Mojo con cui mi sono esibito più volte e con cui ho già presentato il pezzo &#8220;I&#8217;m Cool&#8221; dal vivo a Bologna. Non c&#8217;è dubbio le serate con i djs sono molto divertenti e coinvolgenti. Mi ricordo una serata davvero selvaggia al csa Dordoni di Cremona con Kruz, EdBlast, Bedo, Mim$, Visual Sensation e Airbag Killex.<br />
Certo la mia condizione ideale è quella di avere un gruppo dietro al culo che spinge come un dannato.<br />
Ma riproporre i nuovi pezzi con una vera e propria band non è molto semplice. Riprodurre certi suoni e atmosfere richiede una strumentazione adeguata e dei musicisti ad hoc. L&#8217;impatto sarebbe molto diverso rispetto al solito Johnny con i Dirty Actions.<br />
Al limite mi tireranno giù dal palco a bottigliate. Vedremo.</p>
<p>[Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/felson">Felson</a>]</p>
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		<title>Blaxploitation in your (Tony) Face</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 12:14:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tony Face Big Roll Band – Lady Day and John Coltrane/Hey Bulldog – (Hammond Beat, 2008)

Per chiunque segua un minimo le vicende del rock’n’roll tricolore, Tony Face (ovvero Antonio Bacciocchi da Piacenza) non ha bisogno di presentazioni. Peraltro è anche un esimio collaboratore di questa rivistaccia gonzovirtuale.
A chi, invece, è capitato qui sopra casualmente digitando su google “fica bagnata”, “andrea valentini nudo” o roba simile bastino queste quattro sigle: Chelsea Hotel, Not Moving, Lilith e Link Quartet.
A quasi vent’anni dalla prima uscita della sua Tony Face Big Roll Band  ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/cover-tony-face-big-roll-band.jpg" alt="cover-tony-face-big-roll-band.jpg" align="left" /><strong>Tony Face Big Roll Band – Lady Day and John Coltrane/Hey Bulldog – (<a href="http://www.hammondbeat.com">Hammond Beat</a>, 2008)<br />
</strong><br />
Per chiunque segua un minimo le vicende del rock’n’roll tricolore, <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/tony-face-the-modfather.html">Tony Face</a></strong> (ovvero Antonio Bacciocchi da Piacenza) non ha bisogno di presentazioni. Peraltro è anche un esimio collaboratore di questa rivistaccia gonzovirtuale.<br />
A chi, invece, è capitato qui sopra casualmente digitando su google “fica bagnata”, “andrea valentini nudo” o roba simile bastino queste quattro sigle: <strong><a href="http://www.myspace.com/chelseahotelhardcore">Chelsea Hotel</a></strong>, <strong><a href="http://www.myspace.com/thenotmoving">Not Moving</a></strong>, <strong><a href="http://www.lilithandthesinnersaints.com">Lilith</a></strong> e <strong><a href="http://www.linkquartet.com">Link Quartet</a></strong>.<span id="more-930"></span></p>
<p>A quasi vent’anni dalla prima uscita della sua Tony Face Big Roll Band  &#8211; il 45 giri <em>Jazzarythm Acid Stomp</em>, datato 1989 &#8211; il “vecchio” Tony fa resuscitare questo progetto allargato, che omaggia apertamente il sound black delle colonne sonore dei Blaxploitation movies. Per un discreto periodo degli anni Novanta suoni del genere furono ficcati a forza dentro l’etichetta Acid Jazz. La cosa funzionò bene e quando si vende, si sa, il mostro è dietro l’angolo. Seguirono pagliacciate di ogni sorta: finte cantanti dalle grosse tette, riccioli posticci e bla bla bla.</p>
<p>Ora che la moda si è sgonfiata, ben venga questo nuovo 45 giri fatto di sangue, carne e groove. La cover di Gil Scott-Heron “Lady Day and John Coltrane”, per quanto rispettosa dell’originale, è resa ancor più calda dalla bella voce di Yo Kalb degli olandesi Soul Snatchers. Il drumming liquido di Tony, le traiettorie curvilinee dell’Hammond di Paolo “Apollo” Negri e la chitarra poco invadente di Lucio Calegari fanno il resto. La versione strumentale di “Hey Bulldog” dei Beatles è pura goduria anni Settanta, una corsa su vecchie Alfette con tanto di Calibro 9 spianate e Maurizio Merli che s’inumidisce i baffi.</p>
<p>Dalle mie parti si dice che con un dischetto così ci puoi “fare la mafia”. Nel senso che ti ci puoi bullare con gli amici quando li inviti a cena, metti su un po’ di musica e prepari il primo giro di bicchieri con eguali dosi di Trebbiano d’Abruzzo e Campari. Davvero un gustoso aperitivo in attesa dell’album lungo, che vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Lilith, Chris Philpott (Small World), Adrian Holder (Moment), Allan Crockford (Prisoners, Solarflares), Doug Roberson (Diplomats of Solid Sound) Tony Perfect (Long Tall Shorty), Damon Minchella (Ocean Colour Scene, Paul Weller), Luca Re (Sick Rose), Bob Manton (Purple Hearts), Sergio Milani (Kina, Frontiera) e Oskar Giammarinaro (Statuto).</p>
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		<title>Tony Face 2002</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Apr 2008 06:56:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella soleggiata primavera romana del 2002,  quando mi crogiolavo nella mia precedente vita bohemienne da giovane autore per il rutilante mondo dello spettacolo e curavo una e-zine diffusa via mail, ebbi l&#8217;idea di intervistare Tony Face a proposito dei Not Moving. Era qualche anno che non se ne sentiva più parlare, la reunion non era neppure lontanamente nell&#8217;aria e la curiosità (oltre che la passione per i loro dischi) era forte.
Mandai una mail a Federico Guglielmi de Il Mucchio, loro produttore ai tempi di Sinnermen, per chiedergli se aveva ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/tonyface.jpg" alt="tonyface.jpg" />Nella soleggiata primavera romana del 2002,  quando mi crogiolavo nella mia precedente vita bohemienne da giovane autore per il rutilante mondo dello spettacolo e curavo una e-zine diffusa via mail, ebbi l&#8217;idea di intervistare <strong><a href="http://tonyface.blogspot.com">Tony Face</a></strong> a proposito dei <strong><a href="http://www.myspace.com/thenotmoving">Not Moving</a></strong>. Era qualche anno che non se ne sentiva più parlare, la reunion non era neppure lontanamente nell&#8217;aria e la curiosità (oltre che la passione per i loro dischi) era forte.<br />
Mandai una mail a Federico Guglielmi de <strong><a href="http://www.ilmucchio.it"><em>Il Mucchio</em></a></strong>, loro produttore ai tempi di <em>Sinnermen</em>, per chiedergli se aveva un contatto da darmi; lui, conciso ma gentile, mi rispose allungandomi la mail di Tony. Gli scrissi ed ecco il risultato della mail-intervista. Back from the past.</p>
<p><strong>Come definiresti i Not Moving se dovessi parlarne a qualcuno che non li conosce assolutamente?<br />
</strong>Una delle migliori rock&#8217;n'roll band di sempre.</p>
<p><strong>Da quale tipo di ascolti e background musicale è nata una creatura come quella dei Not Moving? Insomma, la solita domanda da obitorio: parlaci dei gruppi che più vi hanno segnato prima e durante l&#8217;arco dell&#8217;esistenza della band&#8230;<br />
</strong>All&#8217;inizio siamo partiti con Cramps, X, garage, punk e rock&#8217;n'roll, poi c&#8217;è stata una fase molto legata al cosiddetto rock australiano (Hoodoo Gurus, Lime Spiders, Celibate Rifles) e verso la fine si spaziava liberamente dal beat al punk, dal pop al rock dei Sixties.</p>
<p><strong>Cosa pensi dei gruppi italiani contemporanei a voi nell&#8217;arco degli anni Ottanta? Chi ti sentiresti di salvare da un&#8217;ipotetica catastrofe nucleare (se ne avessi la possibilità) e chi, invece, lasceresti schiattare senza rimorso?<br />
</strong>I Bohoos erano grandi e i CCCP all&#8217;epoca (anche se non mi piacevano) erano qualcosa di orginale e sconvolgente (anche se la miglior band italiana di sempre rimangono, secondo me, gli Area). Ma anche gli Indigesti, i Cheetah Chrome e tante band hardcore. Da buttare tutta quella roba vicina alla new wave, al dark, al rock italiano e pippe simili .</p>
<p><strong>Scaviamo nel torbido: ti va di parlare della fine l&#8217;esperienza dei Not Moving, dopo sei anni di dischi, concerti, tour e tutto quello che ciò comporta? Come è accaduto?<br />
</strong>Probabilmente è perchè siamo partiti sedicenni o poco più e ci siamo trovati cresciuti, adulti, senza più lo stesso entusiasmo, con obiettivi, speranze, e volontà artistiche completamente differenti&#8230; forse è stato meglio così. Abbiamo evitato di tirare avanti un cadavere.</p>
<p><strong>Qual è il tuo brano preferito dei Not Moving, in che disco si trova e perché ti piace&#8230;<br />
</strong>Credo &#8220;Crawling&#8221;, da <em>Black &amp; Wild</em>, il miglior disco che abbiamo fatto. E&#8217; la perfetta sintesi di che cosa erano e volevano essere i Not Moving: punk+beat+garage+pop+hard.</p>
<p><strong>La reperibilità dei vostri lavori ormai non è certamente agevole (te lo dice uno che ha penato per diverso tempo e raschiato i fondi di molti negozi di dischi usati, prima di trovare le cose fondamentali a prezzi abbordabili)&#8230; hai mai pensato, magari tramite la tua etichetta, di ristampare tutta o parte della discografia?<br />
</strong>Ci ho pensato , ma non credo che ci sarebbero tanti interessati . E poi è meglio non rivangare un periodo ormai finito.</p>
<p><strong>Un capitolo oscuro e doloroso (soprattutto per chi lo vorrebbe ascoltare!) è rappresentato dal mini-LP fantasma intitolato <em>Land of Nothing</em>. Perché non è mai stato publicato? Non c&#8217;è speranza di vederlo riaffiorare in qualche modo?<br />
</strong>Non è mai stato pubblicato per una lunga serie di indecorose mancanze dell&#8217;etichetta di allora. Pare che tra breve vedrà finalmente la luce grazie alla ristampa (in vinile, che Manitù lo abbia in gloria!!!) che dovrebbe fare un etichetta pisana, <strong><a href="http://www.areapirata.com">Area Pirata</a></strong> [<em>l'hanno poi effettivamente ristampato, proprio i ragazzi di Area Pirata ndr</em>].</p>
<p><strong>Gli annali riportano che avete fatto tre date come supporter di Johnny Thunders (nell&#8217;84, se non erro)&#8230; cosa ci puoi raccontare a proposito di questa esperienza?<br />
</strong>Molto positiva. Il pubblico applaudì più noi, giovani e determinati, che lui parecchio rincoglionito, imbolsito, che sbagliava i pezzi e non si ricordava le parti&#8230; Johnny fu simpatico e disponibile con noi, ma gli show un po&#8217; tristi e non particolarmente entusiasmanti.</p>
<p><strong>Domandina da fan col pannolone: ma perché non fate una bella reunion, un bel disco e qualche sfilza di concerti?! Una volta hai scritto che &#8220;siete ancora troppo giovani per le reunion&#8221;, ma&#8230; non credi che il r&#8217;n'r abbia nuovamente bisogno di voi?<br />
</strong>No, al rock&#8217;n'roll e a chi lo ascolta non gliene può fregare un cazzo di un gruppo di quarantenni, che magari spaccherebbe ancora il culo, ma rischierebbe di essere patetico&#8230; non vogliamo diventare i Nomadi del rock italiano. I Not Moving sono stati un grande gruppo che secondo me ha avuto abbastanza, anche se non tutto quello che avrebbe meritato, ma che nel 2002 non ha più ragione di esistere o di tornare.</p>
<p><strong>Dì ciò che ti va ai lettori&#8230;<br />
</strong>Vivete al 100% ogni attimo della vostra vita (molto paternalistico, eh?).<br />
<img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/tonyf.jpg" alt="tonyf.jpg" /></p>
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		<title>Lilith e i santi peccatori</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 03:55:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lilith and the Sinnersaints &#8211; The Black Lady and the Sinnersaints (Alpha South, 2008)
Annunciato da mesi, ecco il dischetto che segna il ritorno di Lilith, chanteuse dei Not Moving reduce dalla reunion &#8220;a tempo&#8221; (nel senso che saggiamente hanno fatto un tot di concerti per poi sciogliersi in gloria) della band e da una pausa sabbatica dalla propria carriera solista.
The Black Lady and the Sinnersaints non è un disco &#8220;facile&#8221; e immediato, come la miglior tradizione impone e insegna. Si tratta di una raccolta di brani (alcune cover, alcuni arrangiamenti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/8331fa1.jpg" title="8331fa1.jpg"><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/8331fa1.jpg" alt="8331fa1.jpg" /></a><strong>Lilith and the Sinnersaints &#8211; The Black Lady and the Sinnersaints (Alpha South, 2008)</strong></p>
<p>Annunciato da mesi, ecco il dischetto che segna il ritorno di <strong><a href="http://www.lilithandthesinnersaints.com">Lilith</a></strong>, chanteuse dei <strong><a href="http://www.myspace.com/thenotmoving">Not Moving</a></strong> reduce dalla reunion &#8220;a tempo&#8221; (nel senso che saggiamente hanno fatto un tot di concerti per poi sciogliersi in gloria) della band e da una pausa sabbatica dalla propria carriera solista.</p>
<p><em>The Black Lady and the Sinnersaints </em>non è un disco &#8220;facile&#8221; e immediato, come la miglior tradizione impone e insegna. Si tratta di una raccolta di brani (alcune cover, alcuni arrangiamenti di traditional, alcuni pezzi scritti in collaborazione&#8230; di tutto un po&#8217;) in forma di concept album, in cui l&#8217;aspetto emotivo e il mood sono fondamentali. Niente sgroppate punk-wave-blues alla Not Moving, quindi: è meglio essere chiari fin da subito.<br />
Un valido termine di paragone, a livello di umore e sonorità, è <em>Abnormals Anonymous</em>, un misconosciuto album (del 1998) da brivido, firmato da un duo che si faceva chiamare <strong><a href="http://www.kidcongopowers.com/disconorvell.html">Congo Norvell</a></strong> (ovvero il mitico Kid Congo Powers e la chanteuse Nora Norvell): nel lavoro di Lilith &amp; co. le atmosfere sono dunque soffuse, scure, da bar fumoso e da whiskey invecchiato per bene. A volte si fanno puntatine nel cow-punk (la rendition di &#8220;Pretty Face&#8221;!), altre nel quasi-spoken word, altre ancora in un suggestivo mish-mash di folk/blues/dark/roots viscerale&#8230; una specie di viaggio interiore tra pieghe non troppo illuminate dell&#8217;essere.</p>
<p>Se poi ancora non siete convinti, leggete la lista degli ospiti e dei collaboratori: da Tav Falco all&#8217;inossidabile Tony Face, da Dome La Muerte al Santo Niente&#8230; ma andate a scoprirli da voi, che è meglio.</p>
<p><strong>PS:</strong> date ovviamente una bella lettura al ricco booklet, che è in pratica un racconto di <strong><a href="http://www.davidesapienza.it">Davide Sapienza</a></strong>.</p>
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