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	<title>Black Milk Magazine &#187; Stooges</title>
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		<title>I&#8217;m Loose</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 07:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo album dei marchigiani Loose è una bomba di rock australiano-detroitiano. Oltre a recensirlo, abbiamo intervistato la band: gente con le palle, che suona contro tutto e tutti. Enjoy]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9965" title="loose" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Loose &#8211; <em>Dodge This!</em> (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Se qualcuno mi chiedesse qual è il gruppo italiano che incarna più totalmente lo spirito del rock&#8217;n'roll perdente &#8211; quello che puzza di piscio-vicoli-benzina-sangue-coagulato, quello che sembra nato nelle vie più infami di Detroit e di Sydney, quello figlio dei paria come i fratelli Asheton, Fred Sonic Smith, Wayne Kramer e Rob Younger &#8211; beh, la mia risposta sarebbe senza esitazione: <a href="https://www.facebook.com/pages/LOOSE/325658743284?sk=wall" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Loose</span></a>.<br />
Loro sono in giro da un bel po&#8217; di anni, sempre pronti a sbattere la testa contro al muro, a pubblicare dischi pazzeschi a cui &#8211; inspiegabilmente &#8211; sembra non fottere un cazzo a nessuno (certo magari per voi è più figo&#8230; Guitar Wolf? Oppure l&#8217;ennesimo gruppo pseudo-garage di ragazzuoli danarosi nordeuropei? O ancora qualche sessantenne che viene a farsi le vacanze in Italia con reunion da geriatrico? Miserabili&#8230; avete la merda nel cervello, ve lo devo dire).<br />
La loro ultima fatica è intitolata <em>Dodge This!</em>, ed è un vero pugno in faccia, un disco di rock&#8217;n'roll/punk australiano al 100%, se non fosse che arriva dalle Marche e i nomi di chi suona sono italianissimi. Un album senza compromessi, fedele allo spirito che tanti amano, ma pochissimi hanno saputo &#8211; negli ultimi 30-40 anni &#8211; interpretare e trasmettere&#8230; se non resistete a gente come MC5, Radio Birdman, New Christs, Visitors, Stooges, New Order, Sonic’s Rendez-Vouz Band e magari anche Gang War, non potete rimanere indifferenti a <em>Dodge This!</em> &#8211; ma anche al resto della produzione dei Loose che, sia chiaro, non hanno mai cambiato genere e da una quindicina d&#8217;anni combattono sul campo, con il loro rock.<br />
In pratica, avete due opzioni. continuare a far finta di nulla e crogiolarvi nell&#8217;ignoranza e nel guano, oppure riconoscere la grandezza di questo gruppo, magari comprando questo e gli altri dischi usciti.<br />
Detto ciò, i Loose meritano senza dubbio uno spazio in cui esprimersi e raccontarsi, ed è così che li abbiamo intervistati via email. Il risultato di questa pseudochiacchierata potete leggerlo qui di seguito.<br />
Attenti e silenzio. E, se siete in zona Milano e città a tiro, <a href="https://www.facebook.com/events/188181097934607/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">venite a vederli il 9 dicembre al Lo-Fi</span></a>.</p>
<p><strong>Chiedere a una band di parlare dell&#8217;ultimo disco è sempre il modo più stupido e banale per iniziare un&#8217;intervista. Eppure nel caso di <em>Dodge This!</em> mi sembra quasi obbligatorio, perché è un disco travagliato, che ha rischiato di non vedere la luce&#8230; raccontateci le vicissitudini che ha avuto e &#8211; se ve la sentite &#8211; spiegateci perché un disco così valido non ha trovato una misera label disposta a farlo uscire (se pensiamo a tutta l&#8217;immondizia che viene pubblicata, vien quasi da incazzarsi a morte)&#8230;</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: <em>Dodge This!</em> è il disco della rivincita! (ridendo) Della serie: <em>Loose II &#8211; La vendetta!</em> Sottotitolo: <em>A volte ritornano!</em> Trama: Dopo avere rischiato l&#8217;estinzione, la bestia con un ultimo colpo di coda si riprende quello che le spetta! Bello eh? In realtà tutto questo è solo nella nostra testa e siamo ben consapevoli che lo spazio che spetta ai Loose nella storia del r&#8217;n'r è &#8220;molto circoscritto&#8221; (eufemismo) e che non sarà certo <em>Dodge This!</em> a cambiare questo destino. Intendiamoci: <em>Dodge This!</em> è, a nostro avviso, un cazzo di gran lavoro! Probabilmente il nostro miglior prodotto. Ma la storia del r&#8217;n'r la fanno band del calibro di Stooges, MC5, Radio Birdman, New Christs&#8230; comunque, un obiettivo ambizioso lo abbiamo anche noi: conquistare e conservare uno spazio nel cuore degli appassionati di r&#8217;n'r che dovessero , per caso o per intenzione, avvicinarsi alla nostra musica. Il lavoro a <em>Dodge This!</em> è durato tre anni. L&#8217;ultimo nostro disco, <em>Rock The Fuck On!</em>, era stato realizzato in una settimana. Eh sì, non ci piacciono le mezze misure. Tre anni nel nostro home studio/sala prove, affinché tutto nel disco fosse come era nella nostra mente, o lasciando che il brano si sviluppasse in corso d&#8217;opera, aggiungendo o sottraendo materiale a seconda dei casi. Tutto ciò con i limiti che l&#8217;home recording impone, naturalmente. Per il missaggio abbiamo saggiamente optato per la professionalità e l&#8217;esperienza di Davide Lenci al Red House studio, mentre per il mastering abbiamo voluto affidarci a qualcuno che conoscesse da vicino la materia da trattare, così abbiamo chiesto ad Ernie-O Mastering di Melbourne se voleva prendersene cura. A disco pronto, entusiasti del buon risultato, abbiamo cominciato a selezionare delle label che pensavamo potessero essere interessate a pubblicare il disco. Vista la precedente esperienza con <em>Rock The Fuck On!</em>, quando avevamo spedito cd in lungo e largo per tutto il globo senza ottenere risultati, abbiamo pensato di cambiare strategia. Poche label, ma giuste. <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9978" title="loose 2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-2-200x300.jpg" alt="" width="311" height="466" /></a></strong>Beh, purtroppo, per un motivo o per l&#8217;altro, nessuna di queste ha ritenuto opportuno investire nel gruppo, alcune fornendo gentilmente legittima motivazione, altre ignorando completamente la nostra proposta &#8211; cosa che, devo dire, trovo molto scortese&#8230;. se io invio un cd a qualcuno, specialmente previo accordo, è naturale che io mi aspetti una risposta, anche se negativa. E&#8217; una questione di rispetto, perlomeno così la vedo io. Il problema, in questi casi, è che i continui rifiuti vanno a incidere sulla autostima del gruppo, fino a poter anche causarne lo scioglimento, che è un pò quello che è successo a noi con <em>Rock The Fuck On!</em>; il disco lo abbiamo pubblicato lo stesso, ma il gruppo è andato poco oltre. Anche stavolta, devo ammettere, il dubbio sul senso di voler a tutti i costi proseguire su una strada che sembra ormai dismessa da tutti, si è presentato puntuale all&#8217;appuntamento e come un avvoltoio ha volteggiato sulle nostre teste. Anche alcuni giornalisti storicamente &#8220;vicini&#8221; al gruppo, all&#8217;ascolto di un anteprima del disco, avevano &#8220;dimenticato&#8221; di offrirci la loro, per noi preziosa, opinione, lasciando, di fatto, intuire che la stessa fosse tutt&#8217;altro che positiva. In ogni caso, il gruppo adesso c&#8217;è! Alcuni riscontri positivi cominciano ad arrivare, e dalla stampa e da chi ha, non senza un po&#8217; di scetticismo, già acquistato il disco. Il <a href="https://www.facebook.com/events/188181097934607/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">9 dicembre prossimo ci sarà il release party dell&#8217;album al Lo-Fi di Milano</span></a> (che vorrei qui ringraziare pubblicamente), il 10 saremo al Plettro di Belluno &#8211; e un altro paio di date dalle nostre parti sono già state programmate Insomma, ci sono segnali di ripresa e di allontanamento dal rischio default.</p>
<p><strong>Leggendo la vostra bio è chiaro che i Loose hanno sempre dovuto lottare a pugni, schiaffi e mazzate per sopravvivere. E a un certo punto sembravano davvero finiti (scioglimento del 2004); cosa vi fa continuare a dispetto di tutto e tutti?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: La consapevolezza di essere la più grande r&#8217;n'r band vivente al mondo! (ridendo). In realtà è più che altro la convinzione di chi sa di stare facendo quello che ama fare e di farlo, qualche volta, anche bene. Poi, ma questa è una mia cosa personale, c&#8217;è anche il discorso della missione, il &#8220;carry the message on&#8221;, la &#8220;r&#8217;n'r war against the jive&#8221;&#8230; forse è una mia impressione, però credo che di tutta la musica che oggi passa sotto il nome di rock ce ne sia troppa che ha ormai perso ogni legame con le origini e che spesso si usi la parola crossover come un alibi&#8230; ma non voglio usare questa intervista per fare polemica.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: In primo luogo perché io, Max, Stefano e Cristiano siamo legati da una solida amicizia consolidatasi in questi ultimi sei anni di esperienze insieme (per la cronaca io, seconda chitarra e Stefano, basso ci siamo uniti al gruppo a fine 2005 insieme a Cristiano, batteria, ritornato dietro ai tamburi dopo essere stato nella prima formazione dei Loose sino al 2001). Poi perché tutti noi amiamo essere  in una band con una propria identità e un messaggio da portare avanti, contro tutti e tutto appunto. Per ultimo, ma non per questo di minor importanza, una grossa spinta per andare avanti ci è data dal fatto che dopo ogni nostra esibizione live c’è sempre qualcuno che  viene sotto il palco a stringerti la mano perché gli è piaciuta la nostra musica e anche per il  fatto che veniamo ricordati positivamente dalla gente anche a distanza di molto tempo dall’uscita dell’ultimo lavoro o di un ormai lontano concerto.</p>
<p><strong>In <em>Dodge This!</em> (io ho la versione cd) sono incluse tre cover altamente emblematiche&#8230; forse pure troppo, nel senso che il vostro sound parla da sé, senza bisogno di queste sottolineature. Come mai avete scelto di metterle nel disco?<br />
<span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: Qui mi riallaccio alla risposta precedente: le cover sono un doveroso e dovuto omaggio a chi ha aperto la strada che si sta percorrendo! Noi non vogliamo dimenticare le origini della nostra musica e, anzi, le esponiamo con umiltà e orgoglio. Le stesse band che noi citiamo a loro volta hanno, a suo tempo, omaggiato i loro predecessori e così via &#8211; in una ideale catena che lega Chuck Berry o Ike Turner ai MC5, poi ai Radio Birdman e altre miriadi di band compresi i Loose.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: La verità è che ci piace un casino suonare quei pezzi! Sono storici , lì abbiamo suonati per puro  divertimento  in sala prove e ai concerti sin dagli inizi della nuova formazione e, quando si è trattato di scegliere i brani da includere nel nuovo album, è stato un passaggio naturale. Come giustamente detto da Max, è il nostro modo per rendere omaggio ad alcune delle band a noi più care, e penso lo abbiamo fatto dignitosamente. Poi dato che Stooges ed MC5 erano stati evocati in <em>Rock the Fuck On!</em> stavolta Freddie Smith con la Sonic’s Rendez-Vouz Band e gli Aussie rock ‘n’ rollers Radio Birdman e New Christs  non se la sono scampata!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9979" title="loose 3" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-3.jpg" alt="" width="565" height="422" /></a>Come avete registrato l&#8217;ultimo album? Approccio live tutti assieme, tracce separate e in momenti diversi&#8230; sono curioso.</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: Come accennavo sopra, il nostro ultimo disco <em>Rock The Fuck On!</em> era stato realizzato in una settimana, e i brani registrati in presa diretta in un pomeriggio (eccetto per voci e tastiere, aggiunte dopo) Per <em>Dodge This!</em> abbiamo voluto prenderci tutto il tempo di cui c&#8217;era bisogno e così abbiamo preso strumento per strumento, lavorando sulle singole parti e cercando di curare bene anche gli arrangiamenti. Naturalmente, avendo tutti da lavorare o studiare, il tutto si è fatto nel tempo libero e per questo solo le registrazioni ci hanno preso più di un anno. Poi qualche vario imprevisto, che la vita non è mai avara nel dispensare, prima di arrivare al missaggio&#8230; che stato fatto in soli cinque giorni. E infine gestire il mastering via email ha preso il resto del tempo. Il disco era comunque già pronto nella primavera del 2010<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Registrare presso il nostro home-studio e non avere la pressione che lo studio di registrazione professionale indubbiamente ti mette addosso ci ha permesso di gestire totalmente l’intero processo, prendendoci tutto il tempo necessario, migliorando al massimo il risultato, risentendo e se necessario rifacendo ogni traccia fino a che non eravamo soddisfatti. In  diversi casi abbiamo apportato delle aggiunte-abbellimenti ai brani in fase di registrazione mentre in qualche episodio abbiamo proprio creato mentre registravamo. Questo proprio perché la situazione lo permetteva.</p>
<p><strong>Non ho avuto modo di leggere i testi di <em>Dodge This!</em>, visto che nel cd non sono inclusi. Di cosa parlano i brani? Ci sono tematiche che vi sono più care?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: I testi! Se non li abbiamo pubblicati un motivo ci sarà pure! (ridendo) Comunque, per quello che mi riguarda, si tratta, più che di temi specifici, di cercare di esprimere stati d&#8217;animo passeggeri o più persistenti, o a volte piccole storie di vita, cercando di evitare retorica e autocommiserazione o peggio ancora, i &#8220;grandi messaggi all&#8217;umanità&#8221; di cui troppa gente si riempie la bocca (e le tasche!). La mia ambizione più grande sarebbe quella di riuscire a trasmettere &#8220;alta energia&#8221; con le parole, ma a essere sinceri temo che questo obiettivo sia un po&#8217; oltre le mie possibilità. Speriamo che almeno la musica supplisca a questa carenza.</p>
<p><strong>Ci sono band italiane con cui avete rapporti di amicizia-collaborazione? Quali?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: Purtroppo, essendo stati lungamente fuori dal giro, anche i già scarsi rapporti con altre realtà italiane (e anche estere) si sono ulteriormente allentati. Comunque band come i Valentines, o i Bradipos Four, o ancora i Temporal Sluts e gli A-10/Sonic Assassin, tutti gruppi che sono cardini nella storia del r&#8217;n'r italiano, sono stati e sono nostri amici e avranno sempre la nostra stima. Colgo l&#8217;occasione qui per un ringraziamento speciale a Matteo Madnuts (già batterista con i Mudlarks ed i Supersexyboy 1986) che in questi anni ci è stato ed è tuttora di grande supporto!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9983" title="loose 4" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-4.jpg" alt="" width="441" height="330" /></a></strong><strong>Con che frequenza suonate live? Trovate facilmente occasioni per esibirvi?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: Con questa domanda tocchi un tasto dolente: in questi ultimi anni, infatti, la situazione live per noi è stata disastrosa. Non avendo materiale nuovo in uscita e quindi nessuna promozione da portare avanti, sia la stampa che i club si sono ovviamente dimenticati di noi. Abbiamo provato a contattare delle agenzie di booking, ma sembra che senza un&#8217;etichetta alle spalle che &#8220;spinga&#8221; un po&#8217; la band non si riesca a ottenere riscontri. Quello che suscita curiosità è che molte etichette preferiscano acquisire band con un agenzia alle spalle che possa garantire un minimo di date per la promozione!<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Aggiungo  che anche la nostra ubicazione geografica, la profonda provincia marchigiana, non aiuta di certo le nostre  ambizioni rock &#8216;n&#8217;roll. Siamo tagliati fuori da tutti i circuiti live del Nord, senza un’etichetta e un promoter è per noi dura trovare date  con le nostre forze.</p>
<p><strong>Che rapporto avete con la stampa musicale italiana? E non parlo solo delle riviste istituzionali, ma anche del giro più sotterraneo&#8230;</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: Con la stampa abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, anche con pubblicazioni meno conosciute<br />
Le recensioni sono sempre state benevole nei nostri confronti. Ovviamente, come dicevo sopra, se resti inattivo per qualche tempo, poi non puoi aspettarti che tutti siano lì a cercarti .Adesso col disco nuovo speriamo di riattivare una rete di contatti che ci permetta soprattutto di tornare a suonare dal vivo che è la cosa a cui teniamo maggiormente.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Visti i risultati dei precedenti lavori, i quali hanno ricevuto recensioni positive da stampa italiana ed estera, speriamo di mantenere alto lo standard, perché andiamo  fieri del nostro passato. Da parte nostra ci stiamo impegnando al massimo per far sapere a più gente possibile attraverso riviste, web magazine, social network, nostri contatti che i Loose sono tornati, hanno in uscita il nuovo lavoro e sono pronti a suonarlo  dal vivo.</p>
<p><strong>Per chiudere: in un mondo ideale, cosa vorrebbero fare/essere i Loose, come band?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: In realtà anche in un mondo imperfetto non dovrebbe essere impossibile raggiungere il nostro obiettivo, che è quello di poter continuare a fare musica e poter suonare il più possibile dal vivo, anche all&#8217;estero. In confidenza, aggiungerò che il nostro “obiettivo segreto” è ottenere un livello di considerazione internazionale, prossimo a quello delle bands a cui ci ispiriamo&#8230; We’re workin’ at it!<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Parlando a nome di tutta la band vorrei che tutti gli sforzi, i sacrifici, le sfighe, le delusioni, i rospi ingoiati in questi ultimi anni fossero almeno in parte ripagati in termini di consensi, gradimento e perché no, copie vendute del nostro nuovo disco. Vorremmo poter far arrivare la nostra musica a quanti più estimatori del genere possibili in giro per il mondo. Vorremmo poter concentrarci quasi esclusivamente sull’aspetto musicale inteso come stare il più possibile in sala prove, comporre nuovi brani, registrarli e fare molte date  lasciando la parte promozionale a qualche brava e onesta agenzia.</p>
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		<title>The Wild Brunch #11</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 20:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rapidissimo brunch selvaggio di mezza estate... con gli amici Doojimen e Sha-Rellies. Fotti l'ombrellone]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/08/bisi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8984" title="bisi" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/08/bisi.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>L&#8217;estate: cosa cazzo è l&#8217;estate non credo di saperlo, né di volerlo sapere. Tanto più che ormai sta &#8211; godo un attimo &#8211; finendo. Già&#8230; eravamo a giugno e sembrava ancora primavera. E poi tra luglio e la prima metà d&#8217;agosto si consuma il fattaccio, così l&#8217;estate da canzonetta, da putrido Festivalbar anni Ottanta, se ne va riccamente a decomporsi sul fondo di un fosso.<br />
Intanto l&#8217;importante è comprare sempre più dischi usati, salvarli dalle grinfie dell&#8217;ignoranza, dalle bancarelle e dai barabba. Per cui fotti l&#8217;ombrellone e rovinati di dischi.<br />
Se non si era capito questo è l&#8217;undicesimo brunch selvaggio. Che è sempre la rubrica in cui  si parla della  maggior parte del  materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile  giudizio del  Comitato Centrale). C’è un sistema di valutazione dei dischi, per cui si va da 0 (che    significa: “bravi, ma basta,  chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al  lupo”). E 1/2 è il mezzo punto, per chiarezza.<br />
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione <span style="text-decoration: underline;"><a href="../2011/07/2011/05/invio-materiale/">INVIO MATERIALE E CONTATTI</a></span>, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.<br />
Questa puntata ridotta, oltre a essere liofilizzata, è anche figlia della Prima Repubblica, del nepotismo, della P4 e di quel bell&#8217;uomo di Bisignani. Perché? Semplice&#8230; le due band di cui si parla sono gruppi di amici. Che si sappia. La cricca ci fa un baffo. Due.</p>
<p><a href="http://thedoojimen.bandcamp.com/album/tales-from-the-underground" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>The Doojimen</strong></span></a> - <em>Tales From The Underground</em> (autoprodotto, 2011)<br />
Rambling Eric è un personaggio che chi ha bazzicato Roma a cavallo tra la fine degli anni Novanta e il 2005-2006 conoscerà bene. Agitatore semialcolista, adoratore ai limiti del cosplaying di personaggini  come Chris D. e Jeffrey Lee Pierce, spesso delirante in preda a visioni musical-psicotrope; ma anche frontman imbattibile (ricordiamo i Dead Cigarettes e i Viv Prince Experience, i due progetti principali in cui fu coinvolto all&#8217;epoca) e grande collezionista di musica. Ebbene Rambling Eric è tornato a essere Enrico ed è emigrato nelle terre d&#8217;Albione da qualche anno dove, oltre ad avere trovato una bella famiglia e un&#8217;invidiabile serenità, ha anche coltivato senza mai mollare i suoi sogni rock&#8217;n'roll; fino all&#8217;anno scorso militava in una band glam r&#8217;n'r, ma alla fine ha scelto di lasciarla per seguire il sentiero delle sue radici&#8230; ed ecco che nascono questi Doojimen, figli principalmente di Stooges e Iggy Pop, con un sound proto punk/garage rock che coniuga la ruvidezza compressa dei primi con alcune raffinatezze tipiche invece della produzione solista dell&#8217;Iguana nei momenti più ispirati. E ci piazzerei anche un tocco di Alice Cooper (epoca <em>Love It To Death</em>, soprattutto nella ballata stralunata &#8220;Punishment-Reward&#8221;). Nessuna invenzione, nessuna sperimentazione, nessuna velleità&#8230; se non continuare una tradizione che non può e non deve scemare. Questo è cazzutissimo rock/protopunk anni Settanta, scuro e ustionante, di quello che se non lo capisci è meglio se vai a recuperare i cd di Lady Gaga di tua nipote. O smetti di dire che ascolti punk. Il disco si può scaricare gratuitamente <a href="http://thedoojimen.bandcamp.com/album/tales-from-the-underground" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">QUI</span></a>.<br />
<em>[Voto: 3 - Consigliato a: orfanelli dei fratelli Asheton</em><em>, chierichetti di Chris D, protopunkers senza macchina del tempo]</em></p>
<p><a href="http://www.myspace.com/thesharellies" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sha-Rellies</strong></span></a> &#8211; promo (autoprodotto, 2011)<br />
Nati come duo chitarra/voce + batteria (White Stripes e Intellectuals docent) dedito a pezzi concept che parlavano dei casi di Chi l&#8217;ha visto?, ora sono un trio e hanno da pochissimo inciso questo promo che non penso sia destinato a circolare se non nel fantomatico &#8220;giro&#8221; per ottenere contatti, date etc etc. Tre soli brani, ma lucidi, limpidi, solidi e concisi (colpo di genio: non si supera il minuto e 42&#8221; di lunghezza); c&#8217;è molto punk rock negli Sha-Rellies, con qualche sensibile inflessione punk&#8217;n'roll (Social Distortion e compagnia bella) e una pennellata di rockabilly deviato crampsiano (solamente in &#8220;Voodoo Girl&#8221;, il mio pezzo preferito, dedicato tra l&#8217;altro alla figlia scomparsa di Al Bano). Onestamente li preferisco di gran lunga in versione proto-Cramps, anche se il pezzo più punk&#8217;n'roll di tutti (il finale &#8220;Don&#8217;t gipsy With Me&#8221;) è senza dubbio il più roccioso e  ben costruito, indice di quella che potrebbe essere la direzione in cui la band si muoverà. Sono bravi, si sente e si percepisce fin dai primi secondi di ascolto&#8230; per cui contattateli e fateli suonare. Se poi amate il punk&#8217;n'roll italiano fatto a regola d&#8217;arte, non potrete che sposare la causa del culto di miss Sciarelli.<br />
<em>[Voto: 2+1/2 - Consigliato a: Drogati di Chi l'ha visto?</em><em>, pronipoti di Mike Ness dall'animo gentile, punk'n'rollers da grande distribuzione]</em></p>
<p><center><iframe width="450" height="367" src="http://www.youtube.com/embed/v_-z1wYK5Bw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>I pagani caduti su Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 06:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Wizard pub]]></category>

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		<description><![CDATA[Un'intervista estiva con Marco dei Doggs che ci parla di un disco nuovo, concerti, date annullate, ispirazione e notte ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/dgs.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8916" title="dgs" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/dgs.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Il Wizard Pub è &#8211; a volersi lanciare in metafore senza freni &#8211; il corrispettivo milanese del Whisky a Go Go di Los Angeles. Lungo i Navigli, come sul Sunset Strip, le rockstar del sottobosco meneghino cercano un po’ di refrigerio dalla paludosa arsura padana, in un&#8217;atmosfera costellata di freak mosquitoes e lattine di birra abbandonate sui tavolini.<br />
Proprio al Wizard abbiamo un rendez vous con Marco Mezzadri (voce e basso nei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/thedoggs69">Doggs</a></span>), mentre cerca l’ispirazione giusta per qualche brano del disco a cui sta lavorando insieme a Christian Celsi &#8211; chitarra elettrica &#8211; e Grazia Mele &#8211; batteria. Davanti a una vodka ghiacciata le parole emergono come cannucce sommerse dall’alcool bianco del bicchiere.</p>
<p><strong>Come ebbi già modo di scrivere su Black Milk a proposito del vostro esordio, credo che se i Doggs fossero stati francesi sarebbero stati da subito oggetto di culto, vista la storica simpatia per certe sonorità dei cugini d&#8217;Oltralpe. Dalle nostre parti un certo rock and roll fuori dagli standard sembra lottare strenuamente per non affossarsi nelle sabbie mobili e cadere nell’oblio. Questo immobilismo vi indispone?</strong><br />
Cazzo certo che ci indispone. Sputiamo il sangue in quella dannata cantina quasi tutte le sere, investiamo molte energie, per non dire tutte, nella nostra vita, (perché attenzione io per musica intendo vita e non hobby) per poi trovarci a sgomitare in un panorama noncurante o, peggio ancora, attento solo alle mode e alle apparenze. Come sottolineato più volte, noi non suoniamo per divertimento o per piacere: noi suoniamo per sopravvivere. La nostra musica esprime il nostro tentativo di vivere e sopravvivere. Ed è li che scatta il piacere&#8230; il piacere di vedere che tu sei vero, che fai musica vera e con i coglioni e non canzonette per far ballare i cretini.</p>
<p><strong>Personalmente ritengo il vostro <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/07/they-wanna-be-your-doggs/"><span style="text-decoration: underline;">ep d&#8217;esordio <em>The Doggs</em></span></a> fulminante, dalle sonorità quasi arroganti che fanno pensare che dei gruppi seminali che vi influenzano &#8211; Stooges, Velvet, Dead Boys &#8211; non ve ne freghi poi molto. Nessun rispetto per il passato in pieno stile punk?<br />
</strong>Sinceramente non c’è nessun grande interesse verso il passato. Abbiamo il dovuto rispetto per quanto è stato fatto, cosa che si evince chiaramente ascoltando la nostra musica, ma non ne siamo assorbiti o intimoriti. In fase creativa non abbiamo legami sicuri&#8230; tutto procede verso il nulla e dal nulla nasce il pezzo. Non ci sono schemi particolari: quando otteniamo il nostro suono andiamo semplicemente avanti.</p>
<p><strong>Sempre a proposito del vostro primo lavoro: quanto è voluto e ricercato il vostro minimalismo e quanto invece è spontaneismo puro?</strong><br />
Il minimalismo nasce sicuramente dal nostro background musicale. Personalmente sono un cultore delle canzoni mono-riff e della semplicità unità all’originalità. Questa idea costituisce le fondamenta del progetto The Doggs. Ci tengo però a sottolineare che il nostro è un minimalismo assolutamente spontaneo, naturale, tendenzialmente inconsapevole.La cosa inevitabilmente si rispecchia anche nell’estetica Doggs e nell’artwork del primo ep. Credo che il punto di forza della nostra band sia proprio questo: la spontaneità. Poche stronzate e artifici. Noi siamo così. Prendere o lasciare.</p>
<p><strong>In che modo siete arrivati alla stesura di <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/the-doggs-black-love-recensione/"><span style="text-decoration: underline;"><em>Black Love</em></span></a>? Raccontaci cosa e&#8217; accaduto nel mezzo dei due dischi&#8230;</strong><br />
Dopo l’uscita del primo ep c’è stato un cambio di formazione. Alla chitarra è arrivato Christian e <em>Black Love</em> è il secondo figlio nato da questa nuova scopata. Alla stesura ci siamo semplicemente arrivati suonando come suonavamo prima. La setta si è riformata e i sabba sono andati avanti. Niente di più. Le dinamiche nel gruppo non sono minimamente cambiate.</p>
<p><strong>Il sound dell’ep nuovo però si distacca fortemente da quello precedente. La tossicità e la cupezza sono aumentate esponenzialmente.</strong><br />
La notte: tragica, buia, depravata. La notte è <em>Black Love</em>.</p>
<p><strong>Ogni band ha, per le leggi di mercato, il proprio pubblico da qualche parte nel pianeta; voi pensate di aver già trovato il vostro o siete ancora alla ricerca, facendo surf sull&#8217;onda lunga?<br />
</strong>Non abbiamo ancora un reale pubblico. Non facciamo parte di nessuna scena. Ammesso che ne esista una. C’è stato un periodo in cui strizzavamo l’occhio per vedere cosa sarebbe potuto accadere, ma ora ne siamo completamente usciti. Fortunatamente la nostra integrità non è ancora stata minata. Questo non vuol dire che le nostre ambizioni siano diminuite. In realtà, a volte, penso che gli altri ci temano o che comunque non abbiano questo grande piacere ad averci in mezzo. Sarà che la nostra insita strafottenza non ci porta a creare (falsi) legami. In fondo siamo semplicemente, profondamente menefreghisti. La nostra attitudine è comunque sempre stata un’arma a doppio taglio.</p>
<p><strong>Pensi che mettere un organo genitale in copertina possa ancora disturbare i benpensanti? Quanto è stata metabolizzata dalla vostra batterista una figa in copertina?<br />
</strong>Non credo che una copertina possa ancora disturbare i “pensanti”. <em>Black Love</em> è zozzo, ci stava una copertina zozza e cafona. Tutto qua. La nostra batterista è sempre molto accondiscendente.</p>
<p><strong>Siete una band che suona molto dal vivo, sia nel Nord Italia che all&#8217;estero, eppure il vostro atteggiamento naï</strong><strong>ve pare che non vada a genio a molti promoter o gestori di locali. Che ci sia dietro la solita mafietta del quartierino o c&#8217;è qualcosa che cova sotto?</strong><br />
Ultimamente non sappiamo cosa pensare. Le ultime date ce le hanno annullate per imprecisati motivi. Sta di fatto che al nostro posto hanno suonato band che a volte non centravano proprio nulla con il “clima” della serata. Non credo che al nostro livello si possa parlare di boicottaggio. Sarebbe ridicolo. Sicuramente non stiamo simpatici a molti o semplicemente non ci conoscono e quindi si buttano sulle band già “avviate”. Poi quando ti vengono a dire di non essere offensivo col pubblico perché altrimenti ti metti in cattiva luce… beh allora giochi a prendermi per il culo. La mafietta locale esiste ma è ridicola. Milano è una metropoli vuota. C’è poco da fare i mafiosi.</p>
<p><strong>Infine augurandovi un in bocca al lupo per la lavorazione del prossimo disco, svelaci qualche arcano su quando uscirà e di cosa tratterà.<br />
</strong>L’uscita dell’album è prevista per questo autunno anche se in realtà non abbiamo una scadenza sicura. Ci stiamo prendendo tutto il tempo per far uscire un lavoro completo e di spessore. La linea tossica di <em>Black Love</em> è ancora la spina dorsale su cui si sviluppa tutto il lavoro. D’altronde di questi tempi non mi va di parlare di stronzate allegre e spensierate. Sicuramente ci saranno molte novità sul piano compositivo e strumentale. Tutto però è ancora fumoso&#8230; ma ti assicuro che te ne accorgerai quando uscirà.</p>
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		<title>Beware the Doggs</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 19:05:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stoogesiani e Velvettiani, mortiferi e viziosi. Entra nel vicolo putrido dei The Doggs]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/doggs.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8342" title="doggs" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/doggs.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Doggs &#8211; <em>Black Love</em> (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Milano, la merdopoli &#8211; come la chiamo io da quando ci sono capitato &#8211; è buffa per certi aspetti. A parte le puttanate da copy-creativi-managerini tipo gli aperitivi a 8 euro e gli &#8220;eventi&#8221;, c&#8217;è un sottobosco vivo, anche se meno visibile rispetto a 15-20 anni orsono. Il punto è che questo sottobosco è quasi sfuggente. E le volte che te lo trovi sottomano, ti senti un po&#8217; a disagio a entrarci in contatto. Questo per spiegare come, nonostante i <a href="http://www.myspace.com/thedoggs69"><span style="text-decoration: underline;">Doggs</span></a> siano <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/07/they-wanna-be-your-doggs/"><span style="text-decoration: underline;">già stati recensiti</span></a> su Black Milk, nonostante li abbia visti dal vivo un paio di volte (l&#8217;ultima unplugged al Record Store Day), nonostante si abbiano non poche conoscenze in comune, non ci siamo mai  parlati e questo cd-ep è arrivato per posta.</p>
<p>Detto questo, passiamo al dischetto. Che è notevole davvero: il tiro &#8211; rispetto al predecessore &#8211; cambia sensibilmente, andando a lambire territori più oscuri, velvettiani-loureediani a tratti, forse anche doorsiani; il tutto senza dimenticare ovviamente la lezione dei numi tutelari, ossia gli Stooges.<br />
I suoni sono più grezzi e appropriati rispetto al debutto &#8211; e questo non può che far bene a una band del genere &#8211; ma il songwriting si è fatto più maligno, vizioso e perverso, abbandonando anche la più minima traccia di sperimentazione alla Morphine che in precedenza si ravvisava. Questo è rock&#8217;n'roll nero, ombroso, tossico, miasmatico, che puzza di New York e di vicoli con le pareti intrise di sangue marcio; se presti attenzione, nella quarta traccia (&#8220;Life Kills&#8221;) ti sembrerà di sentire il rumore delle siringhe che si spezzano sotto agli anfibi mentre ci cammini sopra &#8211; e quel wah-wah piazzato lì senza troppi timori è un omaggio doveroso al compianto Ron Asheton.</p>
<p>A chiosa e chiusura di tutto ciò, una cover di &#8220;Venus in Furs&#8221;, che è decisamente la chiave di lettura dei Doggs targati 2011, entrati senza dubbio in una fase nuova &#8211; ma non per questo meno interessante e lacerante.<br />
Unico appunto: la copertina, un po&#8217; da glam band anni Ottanta (le mutandine rosse di rete, con tanto di figa vedo-non-vedo, fanno davvero metallaro cotonato arrapato&#8230;).</p>
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		<title>The lost Stooges gig</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 18:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il concerto "perduto" degli Stooges. 15 luglio 1972, Londra, in un cinema fetente di King's Cross. Un Santo Graal di cui non esiste nessuna testimonianza sonora (audio o video)...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><strong><em>“E&#8217; stato come tornare indietro di 200 anni, quando i ricchi pagavano<br />
per andare nei manicomi a vedere i pazienti che davano fuori di matto&#8221;<br />
[Michael Oldfield sul live degli Stooges del 15 luglio 1972, </em>Melody Maker</strong><em><strong>]</strong><br />
</em></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/scala.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8319" title="scala" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/scala.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><em>Questo pezzo è un piccolo e quasi sicuramente inutile tributo a un sogno di quelli che solo i malati di rock possono &#8211; forse &#8211; capire. E&#8217; probabile che per molti sarà solo un&#8217;accozzaglia di informazioni inconcludenti, di immagini già viste e di considerazioni noiose: fa parte del gioco. E me ne scuso &#8211; anzi, dovreste leggere qualcosa di più interessante (ci sono fior fiore di webzine musicali, inglesi e italiane, che vi faranno godere), invece di perdere il vostro tempo qui, avete ragione.<br />
Il sogno è quello di ascoltare anche solo pochi istanti di un concerto di cui si sa poco e il cui ricordo è confinato a poche frasi elargite col contagocce da qualche sparuto reduce. E a una sfilza di scatti che ritraggono solo un soggetto.<br />
Il sogno è quello di soddisfare la curiosità morbosa di sentire come suonassero gli Stooges in quella primavera/estate del 1972, mentre chiusi in una sala prove londinese tentavano di sfornare il loro terzo album</em><em>.<br />
Il sogno, alla fine, è quello di sapere e conoscere qualcosa che finora nessuno o quasi è stato in grado di raccontare in maniera esaustiva.<br />
E voi, cosa sognate?</em></p>
<h3 style="text-align: left;">It&#8217;s 1972 ok</h3>
<p style="text-align: left;">Il 1972 è un anno duro per gli Stooges. Confinati a Londra, praticamente ostaggi del management di DeFries &#8211; tutto proteso a preparare l&#8217;esplosione di David Bowie, il suo protetto e deus ex machina &#8211; lavorano stancamente al nuovo album e non si esibiscono mai dal vivo. L&#8217;unica eccezione a questa immobilità è un concerto destinato a diventare una specie di feticcio della storia del rock, una chimera di cui tutti favoleggiano, ma nessuno (eccezion fatta per Mick Rock, che ha fotografato la performance) ha mai raccontato attingendo a un&#8217;esperienza di prima mano.</p>
<p>La  storia di quel fumoso evento è legata al lancio del nuovo album di Bowie; per preparare la campagna stampa statunitense, il 15 luglio viene   invitata a Londra una dozzina di grossi giornalisti americani: assistono a una performance di Bowie e gli Spiders From   Mars all&#8217;Aylesbury Friars, ma poi vengono prelevati e portati a King’s Cross, nel cinema   che sarebbe diventato La Scala. Qui li aspetta un concerto speciale, uno showcase   dei redivivi Stooges &#8211; annunciati, dai poster attaccati fuori dal locale, come &#8220;Iggy Pop, ex Iggy &amp; The Stooges&#8221; (per la gioia di Ron e Scott Asheton, probabilmente). Nella stessa sala rancida e cadente il   giorno prima ha fatto il suo debutto solista Lou Reed, in procinto di pubblicare <em>Transformer</em>.<br />
Ma cosa si sa, oltre a questi dati nudi e crudi, a proposito della serata? Non è facile raccogliere informazioni, che si trovano scarse e frammentate, oltre che spesso viziate da invenzioni, millanterie o banali dimenticanze dovute ai quasi 40 anni trascorsi.</p>
<h3>Pictures of you</h3>
<p>Partiamo dal punto più semplice, ossia proprio da Mick Rock, che consegna alla memoria collettiva una raffica di scatti che &#8211; giovane fotografo &#8211; fece su commissione della Mainman Management; le foto sono raccolte nel libro <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/03/mick-rock-ci-racconta-raw-power/"><em><span style="text-decoration: underline;">Raw Power. Iggy &amp; The Stooges 1972</span></em></a> (Omnibus Press, 2005): decine di immagini, quasi  tutte dedicate a Iggy che è decisamente l’attrazione della serata. O forse è l&#8217;unico a colpire l&#8217;occhio del giovane Rock. L&#8217;Iguana magro, glabro e spiritato sembra un Mick Jagger zombie, coi tratti caricaturali. Ha addosso un paio di pantaloni argentati, un bikini nero e degli stivali; la  pelle del viso e del torso è dipinta d’argento e unta d’olio. Gli occhi  truccati pesantemente, un finto neo di bellezza sul volto, lo smalto nero sulle unghie, i capelli lunghi alle spalle e tinti d’argento.<br />
Il pubblico, nei pochi fotogrammi che lo ritraggono, è immobile o basito. Tutti sono seduti  sulle loro poltroncine, in attesa di vedere cosa accadrà. tra i presenti ci sono anche due illustri sconosciuti: un certo John Lydon e un tale Joe Strummer.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/Iggy-And-The-Stooges-Raw-Power-Del-1973-Trasera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8288" title="Iggy-And-The-Stooges-Raw-Power-Del-1973-Trasera" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/Iggy-And-The-Stooges-Raw-Power-Del-1973-Trasera.jpg" alt="" width="238" height="295" /></a></h3>
<p>Ma le foto, per quanto eloquenti, lasciano tanto all&#8217;immaginazione e non raccontano molti dettagli tutt&#8217;altro che trascurabili. E&#8217; così che possiamo ricostruire per approssimazione &#8211; grazie a qualche sprazzo di dichiarazione e ricordo disseminato nel corso degli anni &#8211; ciò che verosimilmente è accaduto.<br />
E&#8217; certo che Iggy sciorina tutto il suo repertorio e gli Stooges, con un concerto di 40 minuti scarsi, lasciano un segno indelebile nelle coscienze rock  dell’Inghilterra, tanto che Nick Kent scrive sul <em>NME</em>: “L’effetto finale è stato molto più terrificante di tutti gli Alice Cooper e le <em>Arancia meccanica</em> del mondo messi insieme, semplicemente perché questi tizi non  scherzavano”.<br />
Durante i primi due brani l&#8217;Iguana schizza per tutto il palco, ne esplora ogni centimetro quadrato; e poi decide che è una buona idea andare a far visita al pubblico, comodamente seduto sulle poltroncine del cinema. I fari lo seguono, lui si ferma ogni tanto a fissare negli occhi qualcuno; farfuglia nel microfono che sta cercando qualcuno di interessante, ma in quel &#8220;mucchio di hippie&#8221; non c&#8217;è nessuno che lo ispira.</p>
<p>A rendere ancora più bizzarra la situazione contribuiscono una serie di problemi tecnici; più di una volta la band si ferma e attende che venga sistemato l&#8217;impianto o il microfono o il guasto del momento; durante uno di questi break Iggy si azzuffa verbalmente con una banda di skinhead che gridano di suonare, spazientiti per la pausa. L&#8217;Iguana li apostrofa dicendo: &#8220;Cosa hai detto, pezzo di merda?&#8221;.<br />
Durante l&#8217;ennesimo stop, a causa della rottura del microfono, Iggy si piazza in mezzo al palco e inizia a cantare, a cappella, una versione di &#8220;Shadow Of Your Love&#8221; di Frank Sinatra. Tutti improvvisamente smettono di chiacchierare e tacciono per ascoltare il pezzo, in un momento surreale, tra Kafka e gli Skiantos &#8211; immaginate Iggy, seminudo e impiastricciato di colore argentato, che intona un pezzo da crooner senza microfono, sul palco di un vecchio cinema.<br />
Poco dopo c&#8217;è tempo per un altro scazzo con gli skinhead; il loro capo si avvicina al palco, l&#8217;Iguana si scaglia verso di lui per dargli un calcio in faccia, ma i roadie glielo sottraggono, buttandolo fuori da una porta antincendio. Da quel momenti gli skin non danno più problemi.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/igwi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8286" title="igwi" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/igwi.jpg" alt="" width="234" height="389" /></a></h3>
<p>Tutto questo avviene sotto agli sguardi impassibili del resto del gruppo, che per l&#8217;occasione è agghindato in una versione riveduta e corretta della tendenza glam. Mick Rock non si degna di fotografare nessuno eccetto Iggy, ma James Williamson ricorda che prima del concerto il gruppo intero ha fatto una puntata in un negozio che vende trucchi e scherzi, per comprare del make-up da clown. E infatti, l&#8217;unico scatto in cui si intravede Williamson (è sul retro di <em>Raw Power</em>) lo ritrae con il volto bianco come un fantasma, spalmato da uno strato di cerone.</p>
<h3>The lost setlist</h3>
<p>Il concerto è breve: dura tra i 30 e i 40 minuti, non di più. Sembra assodato quasi al 100% che a King&#8217;s Cross gli Stooges abbiano proposto una scaletta composta esclusivamente di materiale nuovissimo, mai suonato dal vivo prima e firmato Pop/Williamson. Il passato viene del tutto eradicato, eliminando ogni riferimento ai due dischi già usciti, l&#8217;omonimo <em>Stooges</em> e <em>Funhouse</em>. I pezzi del 15 luglio 1972, invece, sono il materiale su cui la band sta lavorando agli Olympic Studios di Londra (immortalato in parte nel primo cd del cofanetto di Easy Action <em>Heavy Liquid</em>, per i completisti).<br />
In mancanza di un resoconto attendibile e completo, molti hanno ragionato sulla probabile composizione della scaletta e una delle ipotesi più accreditate vuole una tracklist che comprende (in ordine non definito) questi brani: &#8220;I&#8217;m Sick Of You&#8221;, &#8220;I Got A Right&#8221;, &#8220;Tight Pants&#8221;, &#8220;Gimme Some Skin&#8221;, &#8220;Scene Of The Crime&#8221;, &#8220;Penetration&#8221;, &#8220;I Need Somebody&#8221; &#8211; e, forse, una versione primordiale di &#8220;Search And Destroy&#8221;, che è uno dei primi componimenti di Iggy e Williamson, nato arrivando a Londra nel marzo del 1972.</p>
<p>Pezzi duri, veloci, taglienti. Punk e speed metal prima che questi due generi venissero anche solo pallidamente concepiti nel retrobottega della mente di qualche musicista incazzato. Tant&#8217;è che l&#8217;esibizione non va giù al management che, nel giro di pochi giorni, ascoltati i nastri dell&#8217;Olympic, intima al gruppo di buttare tutto, scrivere nuovi pezzi e riregistrarli. E&#8217; roba troppo avanti per il 1972 e &#8211; comunque &#8211; priva di ogni appeal commerciale.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/RawPower-sleeve.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8314" title="RawPower-sleeve" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/RawPower-sleeve.jpg" alt="" width="252" height="246" /></a></h3>
<h3>Bootleg? No grazie</h3>
<p>Non esiste un solo secondo di registrazione audio del concerto degli Stooges del 15 luglio 1972. In quarant&#8217;anni non è mai emerso neppure un frammento; neanche un bootleg registrato dal classico spettatore intraprendente munito di registratorino a bobina.<br />
Questo è uno dei crucci più pesanti per i fanatici degli Stooges e gli storici del rock: a fronte di una documentazione iconografica tutto sommato soddisfacente (le foto di Mick Rock di cui si è detto), manca la benché minima traccia audio. E non è difficile immaginare quanto questo pesi, visto che ascoltare gli Stooges in quel frangente è il sogno di molti appassionati della vecchia e della nuova guardia.<br />
A peggiorare le cose contribuisce il fatto che, al contrario, circola una registrazione audio del concerto di Lou Reed tenuto la sera prima nello stesso luogo: uno scarto temporale di 24 ore fatale, che genera una lacuna ormai quasi incolmabile nella storia musicale del secolo scorso.</p>
<p>A più riprese hanno circolato voci e leggende relative &#8211; addirittura &#8211; a una ripresa video integrale della BBC (per <em>The Old Grey Whistle Test</em>), ma non è mai stato confermato nulla; né i nastri sono mai emersi dall&#8217;archivio dell&#8217;emittente britannica. E ciò è strano, vista l&#8217;attenzione della BBC nel recuperare e valorizzare le chicche dei propri archivi, soprattutto a livello musicale/culturale. Pertanto, molto probabilmente non esiste alcun video &#8211; anche se, a detta di qualche trader di vecchia data, negli anni Ottanta a un certo punto pare sia spuntata una lista in cui era elencato un generico live &#8220;Stooges &#8211; Scala&#8221;; purtroppo nessuno che l&#8217;abbia visto (o lo possieda) è stato rintracciato, al momento.</p>
<h3>Quello che resta</h3>
<p>&#8230;è la sensazione impalpabile, ma nettissima, di essere di fronte a un momento di quelli che generano leggende e alimentano il motore della storia. E forse &#8211; qui parla l&#8217;avvocato del diavolo, quello che sa quanto le aspettative siano facili a essere deluse &#8211; è un bene che nessuno abbia mai tirato fuori dal cilindro un bootleg di quella serata.<br />
Dobbiamo accontentarci dei nastri registrati agli Olympic &#8211; che sono comunque una vera bomba.<br />
Certo, se poi uno di voi conosce qualcuno che è in possesso anche solo di un minuto di registrazione (audio o video, tutto fa brodo)&#8230; qui c&#8217;è un pirla disposto a fare parecchie cose per averla. E chissà quanti come lui.</p>
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		<title>La tua vita non vale un cazzo</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 17:07:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Punk rock stradaiolo e working class come il demonio comanda. Sick Dogs for president]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/02/lavoro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6604" title="lavoro" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/02/lavoro.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Sick Dogs &#8211; <em>Lavoro</em> (Autoprodotto, 2010)</strong></p>
<p>Vito ed io ci conosciamo e incrociamo da una vita (scusate il gioco di parole). Da fine anni Ottanta frequentavamo gli stessi centri sociali e bettole del Piemonte-Lombardia, suonavamo sugli stessi palchi, bevevamo le stesse porcherie e conoscevamo gli stessi disadattati. Poi la vita ci ha portato in posti diversi, io mi sono spostato molto, e ne avevo perso traccia.<br />
Già all&#8217;epoca lui cantava nei <strong><a href="http://sickdogs.noblogs.org/">Sick Dogs</a></strong>, che credo di avere visto live almeno una decina di volte (e abbiamo anche suonato assieme se la memoria non m&#8217;inganna): una specie di istituzione che &#8211; con mio sommo godimento &#8211; è viva e vegeta dopo più di 10 anni dall&#8217;ultima volta che ne avevo sentito parlare. In particolare hanno sfornato questo ep (disponibile in versione digitale, scaricabile gratis) intitolato <em>Lavoro</em>, che è un pugno allo stomaco. Puro punk rock working class, con quei riff sempreverdi che ti fanno ingriffare, con la voce biascicata stanca e sbronza, coi testi che a ogni frase ti fanno dire: &#8220;Cazzo sì, lo dico sempre&#8221;. Certo, poi il concept del disco aiuta, visto che parla impietosamente di insoddisfazione nella vita e sul lavoro, di ingiustizie e di orrore del quotidiano.</p>
<p>Se UK Subs, Stooges, Dead Boys, Ramones, Exploited ed Heartbreakers sono nomi che vi evocano un cocktail di vostro gradimento, per dio, fatevi un favore e scaricate <em>Lavoro</em>, in creative commons, su Jamendo: <a href="http://www.jamendo.com/it/album/66117"><strong>QUI</strong></a>.</p>
<p>E comunque bando alle cazzate. Il video dell&#8217;inno &#8220;La tua vita non vale un cazzo&#8221; parla più di tre pagine di recensione. Ascoltate, guardate e stra-godete.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="334" src="http://www.youtube.com/embed/QgFtZjS9oFA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Guaranteed no overdubs</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 17:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Freddi Kftb</dc:creator>
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		<category><![CDATA[100 m.p.h.]]></category>
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		<category><![CDATA[heavy metal]]></category>
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		<description><![CDATA[Un reperto della NWOBHM senza compromessi e per palati fini: i Vardis ci insegnano come si assembla un disco dal vivo senza fronzoli e menate]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/vardis.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6384" title="vardis" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/vardis.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Vardis &#8211; <em>100 m.p.h.</em> (Logo, 1980)</strong></p>
<p>Approfitto di questa opportunità per rendere un po&#8217; di giustizia ai <a href="http://nwobhm.info/nwobhm/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=527&amp;Itemid=42"><strong>Vardis</strong></a>, e in particolare a un loro album che curiosamente non mi è mai capitato di veder recensito su nessuna rivista musicale.</p>
<p>Classificati come heavy metal &#8211; più precisamente inclusi nel calderone dei gruppi inglesi del filone denominato New Wave of British Heavy Metal &#8211; si distinguevano per un loro stile che di metal aveva ben poco, anche se a tratti potevano ricordare i Motörhead (con cui sovente condividevano i palchi) nella loro attitudine irruenta, Ted Nugent nello stile chitarristico di Steve Zodiac (leader e singer del gruppo), ma anche il boogie degli Status Quo e perfino le prime cose degli Stooges di appena 10 anni prima &#8211; grazie all’abuso di wah-wah che si fa insistente soprattutto nella libera improvvisazione di &#8220;100 m.p.h.&#8221;, il brano che dà il titolo a questo album.</p>
<p>Sorvolando sul resto della loro discografia &#8211; penalizzata da qualità di registrazione discontinua, produzioni inadeguate e grafica delle copertine orrende  &#8211; <em>100 m.p.h.</em> si può considerare quasi un eccezione, oltre che la gemma della loro carriera.<br />
Registrato dal vivo (un <em>disclaimer </em>in copertina precisa: “guaranteed no overdubs”, ovvero &#8220;tutto genuino, senza sovraincisioni&#8221;) e pubblicato dalla Logo nel 1980, il disco raccoglie brani dai loro tre primi 7&#8243; e il primissimo EP &#8211; vinili che oggi hanno raggiunto quotazioni considerevoli &#8211; e si configura come esordio della band sulla lunga durata.<br />
In totale 11 brani a presa rapida, fedeli al titolo, sparati a 100 miglia all’ora: pezzi che, anche se appesantiti nel sound, non sono rimasti indifferenti al British punk che in quegli anni aveva appena ubriacato il mondo e con il quale condividono la derivazione dal rock’n’roll primordiale.</p>
<p>Sicuramente la dimensione live è la più adeguata a questo trio in cui una sezione ritmica essenziale, composta dal bassista Alan Selway e dal batterista Gary Pearson, fa da sostegno all’eclettico Zodiac e alla sua acida e pungente Telecaster &#8211; che anche quando si dilunga nelle parti soliste non risulta mai pedante e gratuito.</p>
<p>La qualità della registrazione non è eccelsa, ma questo contribuisce a creare un sound che può tranquillamente far la sua figura a fianco di <em>No Sleep ‘Til Hammersmith</em> di Kilmister e soci.</p>
<p><center><object width="540" height="328"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ATWESBqI3z8?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ATWESBqI3z8?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="328"></embed></object></center></p>
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		<title>Come non ristampare i Boohoos</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/boohoos-here-comes-the-hoo-1986-87-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 21:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una ristampa un po' zoppa, che prometteva benissimo ma è stata avara alla resa dei conti. Grandissima band, ma operazione mal gestita nella forma e nel risultato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/boohoos_here_comes_the.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6121" title="boohoos_here_comes_the" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/boohoos_here_comes_the.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Boohoos &#8211; <em>Here Comes The Hoo 1986-87</em> (Spittle, 2008)</strong></p>
<p>Attenzione. Questa recensione/segnalazione contiene una dose equina di veleno arbitrariamente somministrato e di insana parzialità.</p>
<p>Che la Spittle attuale (che non è esattamente la stessa di 20 anni orsono) mi stia un po&#8217; sulle palle, l&#8217;ho già chiaramente detto. Sono un presuntuoso di merda, probabilmente, ma il fatto che non si siano mai degnati di rispondere alle mie mail, in passato, mi ha indispettito parecchio. Un &#8220;No grazie&#8221; di norma non si nega a nessuno, ma evidentemente c&#8217;è chi è troppo importante per concedere 12 secondi del suo tempo aureo a una webzine di merda. Molto bene. E&#8217; così che va a finire che io la roba Spittle non la compro, oppure la prendo usata per principio. E&#8217; una gran rottura, perché comunque fanno cose che mi interessano molto, però fino a ora il mio ridicolo boicottaggio da bimbo capriccioso (gnègnègnè&#8230; e che cazzo, lasciatemi regredire in pace ogni tanto) è andato in porto.</p>
<p>E&#8217; così che dopo non molti mesi dall&#8217;uscita di questo cd antologico dei <a href="http://www.boohoos.it/"><strong>Boohoos</strong></a>, sono riuscito a procurarmelo per meno di cinque euro da un amico che l&#8217;aveva recuperato non si sa come e non era interessato a tenerlo. O gaudio, o tripudio&#8230; perché, per chi non lo sapesse, i Boohoos sono stati &#8211; alla stregua dei <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/03/not-moving-sinnermen-black-n-wild-spittle-cd-recensione-review/"><strong>Not Moving</strong></a> &#8211; una delle realtà più pazzesche del rock underground italiano degli anni Ottanta.</p>
<p>Tutto ciò accadeva più di un anno fa; &#8220;e perché ce ne parli adesso?&#8221; vi starete chiedendo&#8230; beh, il motivo è che appena portato a casa, questo cd mi ha lasciato piuttosto perplesso: contiene, infatti il 12&#8243; <em>The Sun The snake and The Hoo</em> e il LP <em>Moonshiner</em>, oltre a un inedito e a parte del demo. Quindi, ricapitolando, due dischi che possiedo da anni in caro, vecchio, glorioso vinile, una outtake (trascurabile) e &#8211; puttana eva &#8211; solo quattro dei sei pezzi del demo <em>Bloody Mary</em>. Tutti validi motivi per piazzarlo nella pila dei cd e rimandare l&#8217;ascolto approfondito a data da destinarsi.</p>
<p>A un anno abbondante di distanza mi viene voglia di toccare con mano il Rock; sì è proprio voglia di Boohoos.<br />
La pigrizia invernale mi fa preferire il cd ai due vinili, ed è così che arriviamo a noi. E, ci arriviamo un po&#8217; male, onestamente. Perché, posta l&#8217;intoccabilità e la grandezza della band (a scanso di equivoci: una miscela esplosiva di punk, garage, blues, <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/the-stooges-popped-the-fan-club-package-recensione/"><strong>Stooges</strong></a>, sound di Detroit, Dead Boys, Doors e Stones), questa ristampa è invece fatta con poco criterio e pochissima passione.<br />
Volevano iniziare, i signori Spittle, con una botta di stupore e hanno piazzato come traccia d&#8217;apertura la outtake &#8220;Bloody Mary&#8221;, un pezzo medio che però, a caldo, non regge il confronto con gli altri (del resto se era stato scartato, ci sarà stato un motivo, no? E allora metterlo al principio non è una scelta eccezionale, mi permetto di dire).<br />
Poi, già che abbiamo iniziato col botto, proseguiamo con l&#8217;album <em>Moonshiner</em>, che cronologicamente viene dopo <em>The Sun The Snake and The Hoo</em>, machissenefrega: &#8220;a noi piace fare le cose a ritroso, per cui beccatevi il gruppo così come era nel 1987 e fatevi la strada all&#8217;indietro&#8221;. Insomma, no. E&#8217; una brutta idea. E poi c&#8217;è la mattanza operata sul demo, mutilato di due cover degli Stooges; magari c&#8217;erano dei diritti da pagare, magari era finito lo spazio, magari però allora era meglio lasciare perdere, perché io (e come me , immagino, tutti gli altri) in questo modo finirò per andarmelo a scaricare il demo, per sentirlo tutto. E poi Gesù piange quando i cattivi scaricano la musica da Internet, lo sapete, vero?</p>
<p>Veniamo poi al posterino con le<em> liner notes</em>. Bello, ben realizzato, però non capisco la necessità di riempirlo con quattro scritti in cui i soliti noti del panorama giornalistico italiano incensano (in maniera sacrosanta, peraltro) il gruppo. Ma una bella intervista ai Boohoos non era meglio, per dire? O qualcosa di scritto dalla band.  In fondo che erano grandi lo si sapeva già, non c&#8217;era bisogno che ce lo rispiegassero i pur bravi Frazzi, Sorge, Guglielmi e Dimauro.</p>
<p>Concludendo, questa pappardella si dirama come un serpente mitologico con due teste. Una è quella cattiva e velenosa, e dice &#8220;Fare le ristampe così è un crimine e un pessimo servizio agli acoltatori, che dovrebbero evitare accuratamente i lavori così approssimativi&#8221;. L&#8217;altra è più mite e le interessa solo la musica, per cui lei dice &#8220;Un grande gruppo, da sentire e risentire, senza badare troppo a cronologia, dettagli e fanatismi da appassionati hardcore&#8221;.</p>
<p>Boohoos, se ci siete battete un colpo e prendete in mano le redini della situazione: ripubblicate voi le vostre cose e fatelo con le palle e l&#8217;anima che la vostra musica ha da sempre.</p>
<p>PS: visto che io alla fine ho solo strepitato e sputacchiato, andate a leggervi un articolo veramente appassionato sui Boohoos, su <a href="http://www.caio.it/musica/boohoos.htm"><strong>La musica di Caio</strong></a>.</p>
<p>PPS: però che fatica i boicottaggi&#8230;</p>
<p><center><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/9fgxb9PfNaI?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/9fgxb9PfNaI?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></center></p>
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		<title>Natale, tempo di marchette&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 13:04:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiamatela marchetta, se volete. E infatti è vero. Però visto che le cose si fanno in piccolo, visto che è difficile far sapere che sono state fatte, visto che pochi leggono, visto che mancano gli inciuci giusti, visto un po&#8217; quel che vi pare, vi beccate i consigli per gli acquisti anche qui. E che sarà mai&#8230;
Insomma, se vi tocca fare qualche regalo a qualcuno che è appassionato di musica, ci sono tre libri legati a Black Milk (perché scritti da me medesimo, eh già: talking about marchette&#8230;) che vi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiamatela marchetta, se volete. E infatti è vero. Però visto che le cose si fanno in piccolo, visto che è difficile far sapere che sono state fatte, visto che pochi leggono, visto che mancano gli inciuci giusti, visto un po&#8217; quel che vi pare, vi beccate i consigli per gli acquisti anche qui. E che sarà mai&#8230;<span id="more-6204"></span></p>
<p>Insomma, se vi tocca fare qualche regalo a qualcuno che è appassionato di musica, ci sono tre libri legati a Black Milk (perché scritti da me medesimo, eh già: talking about marchette&#8230;) che vi permetteranno di levarvi dall&#8217;imbarazzo spendendo cifre più che ragionevoli, se lo riterrete opportuno.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/metallica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6208" title="metallica" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/metallica.jpg" alt="" width="122" height="153" /></a>Il primo che vi butto sul piatto è proprio l&#8217;ultimo uscito in ordine di tempo: <a href="http://www.tsunamiedizioni.com/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=flypage.tpl&amp;product_id=33&amp;category_id=9&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=80"><strong><em>Kill &#8216;Em All</em></strong></a> (<a href="http://www.tsunamiedizioni.com/"><strong>Tsunami Edizioni</strong></a>), una monografia dettagliatissima, dedicata al debutto dei Metallica. Corredato da interviste esclusive, trivia, analisi, dati e quant&#8217;altro. E&#8217; anche il primo volume della collana <a href="http://www.tsunamiedizioni.com/index.php?option=com_virtuemart&amp;Itemid=80"><strong>I Fulmini</strong></a>, diretta dal sottoscritto.<br />
Lo potete anche ordinare online:<br />
- presso Tsunami direttamente cliccando <a href="http://www.tsunamiedizioni.com/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=flypage.tpl&amp;product_id=33&amp;category_id=9&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=80"><strong>QUI</strong></a><br />
- presso NdA Press cliccando <a href="http://www.ndanet.it/killemall.php"><strong>QUI</strong></a><br />
- presso Amazon.it cliccando <a href="http://www.amazon.it/Kill-all-Ediz-italiana-fulmini/dp/8896131197/ref=sr_1_5?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1292152511&amp;sr=1-5"><strong>QUI</strong></a> (scontato, risulta non in stock al momento)</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/brian.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6209" title="brian" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/brian.jpg" alt="" width="125" height="182" /></a>La seconda opzione è un volume di <em>true crime rock&#8217;n'roll</em>, ossia <a href="http://www.tsunamiedizioni.com/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=flypage.tpl&amp;product_id=21&amp;category_id=1&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=40"><strong><em>3.7.69 &#8211; Brian Jones morte di un Rolling Stone</em></strong></a> (<a href="http://www.tsunamiedizioni.com/"><strong>Tsunami Edizioni</strong></a>). E&#8217; una minuziosa ricostruzione, tramite tutte le fonti documentali disponibili, del mistero della morte del chitarrista degli Stones: fatalità oppure omicidio? Cosa è successo quella sera di luglio del 1969?<br />
Lo potete ordinare online:<br />
- presso Tsunami direttamente cliccando <a href="http://www.tsunamiedizioni.com/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=flypage.tpl&amp;product_id=21&amp;category_id=1&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=40"><strong>QUI</strong></a><br />
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- presso Amazon.it cliccando <a href="http://www.amazon.it/3-7-69-Brian-Jones-Rolling-cicloni/dp/8896131081/ref=sr_1_2?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1292152511&amp;sr=1-2"><strong>QUI</strong></a> (scontato)</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/pop.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6214" title="pop" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/pop.jpg" alt="" width="123" height="177" /></a>Infine un libro uscito un paio d&#8217;anni orsono, scritto a quattro mani col mio buon amico &#8211; e grande conoscitore di musica &#8211; <a href="http://www.gabrielelunati.com/"><strong>Gabriele Lunati</strong></a>. Si tratta di <a href="http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-036-1/gabriele-lunati-e/iggy-pop-cuore-di-napalm.html"><strong><em>Iggy pop, cuore di Napalm</em></strong></a> (<a href="http://www.stampalternativa.it"><strong>Stampa Alternativa/Sconcerto</strong></a>), una lunga biografia dell&#8217;Iguana, con un occhio di riguardo per il periodo d&#8217;oro, fino a fine anni Settanta, in pratica.<br />
Lo potete ordinare online:<br />
- presso Stampa alternativa direttamente cliccando <a href="http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-036-1/gabriele-lunati-e/iggy-pop-cuore-di-napalm.html"><strong>QUI</strong></a> (prezzo scontato)<br />
- presso Amazon.it cliccando <a href="http://www.amazon.it/Iggy-Pop-Cuore-napalm-Sconcerto/dp/8862220367/ref=sr_1_1?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1292152511&amp;sr=1-1"><strong>QUI</strong></a> (scontato)</p>
<p>E, visto che non ci facciamo mancare niente, vi segnalo anche due volumetti agili agili, freschi e senza pretese, a cui ho semplicemente collaborato. Ottimi come regalo a qualche amico/a più giovane che si sta magari avvicinando al rock estremo e al metal.<br />
Si tratta di <strong><a href="http://www.giuntistore.it/customer/product.php?productid=13602&amp;cat=257"><em>Heavy metal &#8211; I moderni</em></a></strong> (Giunti Atlanti), edizione aggiornata, riveduta e corretta e di <a href="http://www.giuntistore.it/customer/product.php?productid=13876&amp;cat=257"><strong><em>Heavy Metal &#8211; I contemporanei</em></strong></a> (Giunti Atlanti), uscita nuovissima, a cura di Gianni Della Cioppa.</p>
<p>Ecco, ora siete informatissimi. Fate i vostri giochi&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Popped and enchanted</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 16:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[1970]]></category>
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		<description><![CDATA[Stooges live nell'era Fun House: caos, violenza e tutto il resto... un box set in edizione limitata strabordante di gadget e memorabilia, ma soprattutto con 10 brani che spianano come bulldozer]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/poppedbig.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6050" title="poppedbig" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/poppedbig.jpg" alt="" width="212" height="786" /></a><strong>The Stooges &#8211; <em>Popped: The Fan Club Package</em> (Easy Action, 2010)</strong></p>
<p>Erano mesi e mesi che questo manufatto veniva pubblicizzato nel sito della <a href="http://www.easyaction.co.uk/detail/STOOGELING1"><strong>Easy Action</strong></a>. Disponibile in prevendita già da maggio, la promessa era di una spedizione in agosto. Poi il diavolo ci ha messo la coda e il tutto è slittato. Confesso che, dopo tanto tempo (la mia prenotazione era stata fatta verso fine giugno), avevo quasi rimosso l&#8217;entusiasmo che avevo provato leggendo di cosa si sarebbe trattato e mi restava solo la maledetta sensazione di essere stato fregato.</p>
<p>Poi, una sera di novembre, rientrando dallo sgobbo col morale spalmato di merda e la stanchezza di un carrettiere mutilato, ho trovato il pacchetto ad aspettarmi. E nemmeno mi interessava più di tanto&#8230; ormai il cinismo e il trituramento dell&#8217;anima avevano preso il sopravvento. Aprendolo ho anche pensato che fosse un oggetto barocco e mi sono maledetto per averlo ordinato&#8230; una maglietta con Iggy in posa plastica, sette repliche di foto polaroid, un mini-manifesto di concerto,  sei fanzine-newsletter d&#8217;epoca del fan club e finalmente un cd con booklet.<br />
Già mi sono maledetto; pensate un po&#8217; a come ci si può ridurre alle volte. Per fortuna ho lasciato il tutto a decantare per alcuni giorni e poi, con calma, ho ripreso in mano la scatola di palstica che contiene tutto questo ben di dio.</p>
<p>E allora ricominciamo da capo. Questo box, per quanto un po&#8217; sborone ed esagerato nella pletora di gadget e memorabilia di cui è ripieno, è un bel tassello per la collezione di tutti gli Stoogesofili. E il motivo principale è il cd, che consiste nel contenuto di una cassetta donata quasi 40 anni fa da Ron Asheton a Natalie &#8220;Stoogeling&#8221; Shclossman &#8211; che era una fan accanita e si occupava di assemblare la newsletter <em>Popped</em>, di cui il box raccoglie i sei numeri usciti.<br />
I pezzi del nastro  sono 10 e risalgono tutti al 1970 &#8211; annata gloriosa ma anche caotica per la band, che entra nel turbine dei cambi di formazione che porterà all&#8217;ingresso di James williamson e agli eventi che tutti conosciamo (o dovremmo conoscere&#8230;).</p>
<p>Il cd si apre con due versioni killer di &#8220;Dirt&#8221; e &#8220;1970&#8243;, registrate in un non ben identificata data a New York New York. Inizialmente si mormorava potessero essere due schegge della famosa esibizione all&#8217;Ungano&#8217;s, ma non è così, visto che la formazione è chiaramente a una sola chitarra, mentre all&#8217;Ungano&#8217;s già era entrato Billy Cheatham  a dar manforte a Ron alle sei corde. Ad ogni modo, due pezzi memorabili in una versione live rovente e affilata.</p>
<p>Arriva, poi, una raffica di cinque brani dell&#8217;esibizione tenuta a Chicago il 18 luglio 1970: &#8220;Loose&#8221;, &#8220;Down on the Street&#8221;, &#8220;1970&#8243;, &#8220;(The Shadow of Your Smile ) – Fun House&#8221; e &#8220;L.A Blues&#8221;. La qualità audio è inferiore (vi ricordo che si tratta di registrazioni tutte effettuate dal pubblico, quindi con un mangiacassette), ma la band è in forma smagliante e &#8211; nonostante qualche parte gracchiante e la voce un po&#8217; bassa &#8211; la botta arriva. Per non parlare del delirio di sax e improvvisazione nel trittico finale.</p>
<p>L&#8217;ascolto prosegue e si fa un salto temporale di pochi giorni, per giungere all&#8217;8 agosto 1970: il Goose Lake Pop Festival, un appuntamento cruciale per la band (che perde il bassista <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/01/lo-stooge-dimenticato-tributo-a-dave-alexander/"><strong>Dave Alexander</strong></a>). Mi permetto di recuperare un paragrafo del mio (al 50%, visto che è scritto con il buon <strong><a href="http://www.gabrielelunati.com/">Gabriele Lunati</a></strong>) <a href="http://www.amazon.it/Iggy-Pop-Cuore-napalm-Sconcerto/dp/8862220367/ref=sr_1_2?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1291218439&amp;sr=1-2"><strong><em>Iggy Pop, cuore di napalm</em></strong></a> per inquadrarvi il momento:</p>
<blockquote><p>Il 20 luglio 1970 la Elektra mette in commercio l’antipasto con cui stuzzicare l’appetito per l’album: si tratta del 45 giri &#8220;Down On The Street/I Feel Alright (1970)&#8221; . È forse l’ultimo disco Elektra a portare il logo stilizzato con la grande lettera E: il 25 luglio, con una campagna nazionale sui maggiori periodici musicali, l’etichetta annuncia che ha intenzione di rinnovare il proprio look. Il logo si fa più colorato ed elaborato, e incorpora una farfalla .<br />
Da lì a pochi giorni gli Stooges suonano al Goose Lake Pop Festival. L’iguana è particolarmente su di giri: durante il concerto incita il pubblico alla rivolta e aggredisce un membro dei Mountain, colpevole di suonare nella band che si esibisce dopo gli Stooges (che vogliono più tempo per continuare il loro set). Dave Alexander, dal canto suo, si presenta sul palco troppo ubriaco per suonare; è anche fatto di erba e tranquillanti, si blocca e non riesce a combinare nulla, in preda a una specie di amnesia totale. Non è il primo episodio increscioso di cui si rende protagonista e pochi giorni prima ha rischiato di ustionarsi (tentava di emulare Hendrix con una lattina di benzina per accendini con cui voleva creare un effetto pirotecnico per stupire il pubblico); Iggy al termine dell’esibizione è furioso e lo caccia.<br />
Iggy: &#8220;Mi piace licenziare la gente. Oh è la più bella sensazione al mondo… sei licenziato! Vaffanculo! Non lavori per conto tuo! Lavori per me, succhiacazzi!&#8221;.<br />
Ron: &#8220;A Iggy non piaceva l’attitudine di Dave, la sua indifferenza, o qualsiasi cosa fosse. Aveva abbandonato la Fun House ed era sempre in ritardo per le prove. […] Dave si ubriacò di brutto, fumò qualcosa e praticamente si gelò sul palco, dimenticandosi tutte le canzoni. Dopo il concerto Iggy gli disse: «Hey, sei licenziato. Non vogliamo più suonare con te»&#8221;. Ron non è d’accordo con questa decisione radicale, ma Dave se ne va e non si fa più vedere.<br />
Scott Asheton: &#8220;Credo che Dave volesse tornare a casa dei genitori – era comunque lì che passava la maggior parte del suo tempo. Aveva tutto ciò che desiderava, a casa dei suoi: i suoi libri, il suo stereo, la sua tv. Si sentiva accudito laggiù, e credo che a lui andasse bene così&#8221;</p></blockquote>
<p>Il cd riporta solo &#8220;1970&#8243; di questo concerto: una versione tirata e nervosa, in cui il basso sembra non esserci e Iggy duella con la chitarra di Ron. Registrazione molto low-fi, ma ha il suo perché.</p>
<p>Gli ultimi due brani del dischetto sono &#8220;Tv Eye&#8221; e &#8220;1970&#8243;, estrapolati dalla data del 13 giugno 1970 a Cincinnati, ossia il famoso concerto del barattolo di burro d&#8217;arachidi. Riprendo ancora <a href="http://www.amazon.it/Iggy-Pop-Cuore-napalm-Sconcerto/dp/8862220367/ref=sr_1_2?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1291218439&amp;sr=1-2"><strong><em>Iggy Pop, cuore di napalm</em></strong></a>:</p>
<blockquote><p>I ragazzi sotto al palco sono quieti: nessuno balla, qualcuno ha una macchina fotografica in mano e tutti seguono divertiti o leggermente preoccupati gli spostamenti del cantante. Quando Iggy si butta tra loro lo accolgono sommergendolo, per poi rialzarlo immediatamente: ci sono sorrisi e sghignazzate per quello strano tizio. Durante “TV Eye” l’iguana si scaraventa in mezzo al pubblico col microfono stretto in mano e si sente chiaramente la voce di una ragazza che gli grida “Stai bene?”. Proprio dopo il break pubblicitario giunge uno di quei momenti mistici, pura iconografia rock: l’iguana si getta dal palco, per un istante sembra che stia per cadere a terra tra le gambe del pubblico, ma come un tuffatore riemerge e si ritrova in piedi, sorretto da mani e spalle di decine di ragazzi. Una specie di camminata miracolosa, che Iggy si gode improvvisando pose plastiche – immortalate in scatti che hanno fatto il giro del mondo.<br />
È una consacrazione, un attimo cristologico in cui Jimmy Osterberg di Ann Arbor si trasforma in colui che è in grado di camminare su un mare di persone .<br />
Ma, come l’intrinseca natura degli Stooges impone, il momento sacrale deve essere in qualche modo profanato e una mano provvidenziale  emerge dalla marea umana, porgendo un barattolone di burro d’arachidi. L’iguana, senza riflettere un istante, affonda le dita nella poltiglia beige: inizia a spalmarsela sul torace e a lanciarne manciate sul pubblico, mentre è ancora in equilibrio sulle teste dei ragazzi che lo sorreggono</p>
<p>[...]</p>
<p>Iggy Pop: “Ho sempre creduto che nel rock’n’roll qualcosa debba accadere. Mi piace questa parola – accadere. E se non succedeva nulla, io lo facevo succedere. Ho sempre cercato di non ripetermi. Dicono che fu Stiv Bators a passarmi il burro d’arachidi: «È un tipo strano, diamogli il burro d’arachidi». Non era previsto. Però la gente ha iniziato, poi, a portarselo ai concerti e io dicevo «No, non giocherò con quel cazzo di burro d’arachidi». A volte ho fatto cose con risvolti patetici, ma non sono mai stato un pianificatore” .<br />
Quando ritorna sul palco, Iggy è imbrattato ed esaltato: una specie di divinità pagana reduce da una battaglia. Il bagno di folla e lo stage diving divengono, da questo momento, una costante. Iggy Pop: “La musica mi porta a un climax di follia. Non sento più il dolore, non mi accorgo di cosa accade intorno a me e quando mi tuffo in un mare di persone sono guidato dal feeling della musica, dalle vibrazioni” . “Dopo il concerto ero fatto di acido. Era un fatto normale per i musicisti all’epoca. […] Ci diedero una carta e ci dissero: «Firmate qua, non penso che useremo il vostro pezzo, ma, a scanso di equivoci firmate». E andammo in onda in una rete nazionale”</p></blockquote>
<p>I due pezzi non sono decisamente una sorpresa, in quanto erano stati già pubblicato in &#8220;Live 1971 &amp; Early  Live Rarities&#8221; e su YouTube circola da tempo la registrazione video. Anzi, in realtà sono quasi superflui, visto che sono troncati dalla pausa pubblicitaria criminalmente inserita dall&#8217;emittente che immortalò l&#8217;evento.</p>
<p><center><object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/BD_XCECbAEU?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/BD_XCECbAEU?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
<p>Così, cari maniaci degli Stooges d&#8217;annata (era <em>Fun House</em> per la precisione), ecco un altro disco da cercare e comprare&#8230; c&#8217;è poco da dissertare. Magari fatevelo insieme al live at Ungano&#8217;s, appena pubblicato da Rhino. Sai che regalone totale di natale?<br />
E poi sappiate che oltre alla <em>Popped </em>edition (limitata, costosa e con tutti i gadget) ne esiste una sobria, con il solo cd e a prezzo molto abbordabile: si chiama <a href="http://www.easyaction.co.uk/detail/EARS034"><em><strong>A Thousand Lights</strong></em></a> e dovreste farci un pensierino, se non vi va di gettarvi nell&#8217;acquistone barocco.</p>
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