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	<title>Black Milk Magazine &#187; sixties</title>
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		<title>Send me Strange Flowers every morning</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 07:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un bel ritorno per i pisani Strange Flowers, che sfornano un ottimo disco di psichedelia, Sixties pop, garage rock]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/TheGraceOfLosersCover1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10268" title="TheGraceOfLosersCover1" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/TheGraceOfLosersCover1.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Strange Flowers &#8211; <em>The Grace Of Losers</em> (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Quasi un quarto di secolo di storia, vita e musica. Sei album &#8211; e altre minuzie sparse. Questo è il curriculum vitae dei pisani <a href="http://www.strangeflowers.net" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Strange Flowers</span></a>, gente che tra alti e bassi, mode che andavano e venivano, batoste, difficoltà e cambi di formazione non ha mai mollato. A costo di restare un po&#8217; nell&#8217;ombra, sulla bocca di un sottobosco di appassionati, cultori di neo-Sixties e psichedelia.<br />
Ma questa è, appunto, la &#8220;grazia dei perdenti&#8221; a cui si fa appello nel titolo di questo sesto loro disco. L&#8217;avere il coraggio di fottersene e continuare per la propria strada, a dispetto di tutto e tutti.<br />
E attenzione, perché questo è il vero elemento che rende speciale un disco come questo. Già, perché il mestiere degli Strange Flowers è innegabile e li guida nel proporre una collezione di brani che spaziano dal Sixties pop alla psichedelia beatlesiana, dal garage rock al beat più solare&#8230; ma il mestiere non è tutto. Conta, aiuta, regala importanti appigli, ma non è anima. E a chi piacciono i dischi senz&#8217;anima?</p>
<p>E&#8217; proprio grazie a questa impalpabile grazia dei perdenti, alla passione bruciante che ti si avvolge immediatamente intorno al collo già al primo ascolto, che <em>The Grace Of Losers</em> è un signor album; di quelli che possono abbattere senza sforzo le barriere di genere e i pregiudizi legati ad ascolti settoriali. Io per primo, onestamente, non mastico con piacere e assiduità questo tipo di sonorità (del Sixties prediligo il lato più violento e oscuro), eppure riconosco in questi nove brani una forza espressiva, una capacità di stimolare immaginazione e attenzione spiccata e innegabile. Che, in tempi in cui l&#8217;offerta è sterminata, non è certo cosa da poco, visto che le band tendono a somigliarsi tutte inesorabilmente, nella riproposizione di formule e schemi da studiare a colpi di discografie scaricate e piazzate in un lettore mp3.</p>
<p>E comunque, se proprio di questi discorsi non dovesse fregarvene nulla perché siete in un momento stile &#8220;It&#8217;s only rock&#8217;n'roll&#8221;, poco male. <em>The Grace Of Losers</em> è un bel disco che si presta anche a un ascolto disimpegnato, grazie alla spiccata e fine vena melodica di tutti i brani. Insomma, non avete molte scuse per ignorarlo&#8230;</p>
<p><em>[foto di Giulia Altobelli]<br />
</em><br />
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		<title>&#8216;Cosa ci mettiamo?&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 09:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[La parola alle Bomb'o'Nyrics, all girl band dedita al garage Sixties, fresca di uscita di un 7". Le abbiamo intervistate per voi in questo autunno nebbioso e tragicamente überpadano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/bomb-o-tits.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10126" title="bomb o tits" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/bomb-o-tits.jpg" alt="" width="300" height="451" /></a>Abbiamo <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/bomb-o-nyrics-singolo-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">recensito il 7&#8243; delle Bomb&#8217;o'Nyrics</span></a> da non molto tempo e &#8211; dopo un breve contatto mail &#8211; abbiamo messo insieme un&#8217;intervista, per indagare un po&#8217; di più sulla band e sui meccanismi che la fanno funzionare.<br />
Queste quattro garage girls lombardo-piemontesi hanno le idee molto chiare, non cedono alle provocazioni &#8211; nemmeno quelle più blande, sotto forma di domande tipo &#8220;gioie e dolori di essere una all-girl band&#8221; &#8211; e vanno per la loro strada. Che è iniziata da poco, ma già vanta molti chilometri macinati.</p>
<p>Ladies and gentlemen, <a href="https://www.facebook.com/theebombonyrics" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">The Bomb&#8217;o'Nyrics</span></a>.</p>
<p><strong>Presentatevi singolarmente, una per una: chi siete, cosa fate, cosa avete fatto, dove andate&#8230; e soprattutto: perché?<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ombretta</span></strong>: voce e polistrumentista con gli strumenti per una band: cembalo, maracas, kazoo e pocket theremin. La banda è stata la realizzazione di un sogno che inseguivo da tanto, tantissimo tempo.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>Paola</strong></span>: bassista. Ho sempre fatto tutt’altro nella vita e da poco meno di un anno ho iniziato l’avventura con le Bomb’o’Nyrics. Dove sto andando e perché sinceramente non lo so, ma va benissimo così!<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>Simona</strong></span>: chitarra e cori, presente! Prima esperienza in una band&#8230; ho imparato da autodidatta in cameretta da quando avevo 15-16 anni, ho studiato 1 anno il flauto traverso e adesso mi butto col sitar. Letteralmente, yeah!<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>Sara</strong></span>: proto-batterista e urlatrice dietro ai tamburi. Ho suonato con gli Hyp Hykers di Novara e sto suonando con gli Headless Tambourine di Torino. Aspetto qualche anno e mi metto a suonare un altro strumento, la batteria mi sta demolendo.</p>
<p><strong>Quando e come è nata l&#8217;idea di questa band? Quali sono stati gli avvicendamenti in formazione? Mi pare che a un certo punto aveste due chitarre e ci fosse un ragazzo nella line-up&#8230;</strong><br />
L&#8217;idea è nata circa due anni fa, nel 2009, dopo una festa Sixties. Il nucleo primordiale del gruppo era formato da Ombretta, Simona e Sara. Ci mancava un basso/lead guitar. Sara conosceva Nicola, che suonava con lei negli Hyp Hykers e gli chiese di venire a provare. Nic restò con noi per circa un anno. A gennaio 2011 arrivò Paola di Torino, al basso. L&#8217;attuale line-up è formata da quattro paia di ovaie.</p>
<p><strong>A quanto vedo siete un po&#8217; sparpagliate geograficamente (Torino, Milano, Vercelli, Alessandria&#8230;); come fate a provare?</strong><br />
Domanda che ci fanno sempre! È piuttosto complicato, ma riusciamo a trovarci tutti i weekend. Sostanzialmente, facciamo le prove &#8220;itineranti&#8221;: una volta ad Alessandria, una a Milano, una a Torino e una a Vercelli. Trascorriamo la domenica pomeriggio per metà in macchina e per metà in sala prove, ma almeno ci facciam passare la noia della domenica pomeriggio.</p>
<p><strong>Il vostro garage è piuttosto filologico e fedele alla linea: ognuno può sicuramente scorgere delle fonti di ispirazione nel vostro sound&#8230; ma voi, avete effettivamente qualche nume a cui vi votate? Insomma, quando scrivete i pezzi avete in mente qualche band in particolare o&#8230;</strong><br />
Abbiamo tutte gusti differenti, ma riusciamo a trovare una linea da seguire. Punti cardinali sono senza dubbio le Headcoatees e tutta la scuola di Billy Childish, il garage-psych dei <em>Back From The Grave</em>, il lo-fi di Gories e Oblivians e ultimamente &#8211; soprattutto dal punto di vista vocale &#8211; le girl band garage-shoegaze tipo Dum Dum Girls e Golden Triangle. Precisiamo che siamo quasi tutte autodidatte, quindi nutriamo particolare simpatia per tutti i loser della storia della musica!</p>
<p><strong>Tema: gioie e dolori di essere una all-girl band.<br />
</strong>Beh, possiamo cambiare la domanda in: gioie e dolori di essere una band? Suonare in un gruppo in cui ci sono tutte ragazze non è molto diverso dal suonare in un gruppo misto. Tra i lati positivi c&#8217;è sicuramente il fatto che ci sbattiamo tutte all&#8217;ennesima potenza e in egual misura. Tra i contro, sorgono alcuni problemi quando dobbiamo decidere i vestiti di scena (&#8220;Il problema più grande: cosa ci mettiamo?&#8221; cit. Nic), ma una quadra si trova sempre.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/bomb-o-sailor.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10127" title="bomb o sailor" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/bomb-o-sailor.jpg" alt="" width="570" height="321" /></a>Avete gusti simili in fatto musicale? Cosa seguite in particolare?<br />
</strong>Sentiamo cose diverse, ma ricordiamo che ci siamo conosciute proprio ai concerti e alle serate in giro per il Nord Italia. Denominatore comune è il &#8217;60s garage, ma poi ognuna di noi ha la sua &#8220;cup of tea&#8221;.  Ombretta ama garage punk e Eighties garage, freakbeat, latin jazz e soul; a Paola piace il rock dai classici alle correnti indie e alternative iniziate con gli anni Novanta, ma anche blues e black music; Simona è più per il brit-pop/folk/psichedelia e a Sara piace il r&amp;b/punk/lo-fi.</p>
<p><strong>Domanda da malato del vinile: il vostro 7&#8243; ha il buco centrale piccolo&#8230; perché? Sarebbe stato perfetto col classico foro vintage, quello per cui serve l&#8217;adattatore.<br />
</strong>Per non farci tagliare le gambe, ahah! (Chi compra il disco la capirà)</p>
<p><strong>Come e dove avete registrato i due brani del singolo?<br />
</strong>Abbiamo registrato a Torino da Robbho di House of Rock. Prima abbiamo fatto chitarra-basso-batteria e poi abbiamo sovrainciso le voci. L&#8217;idea era di mantenere un basso profilo, ma per questa prima esperienza in sala registrazione abbiamo deciso di affidarci a chi ne sa più di noi.</p>
<p><strong>La scelta di autoprodurvi il disco da cosa deriva?</strong><br />
E&#8217; stata una scelta dettata dalle circostanze. Dopo esserci informate sui pro e contro dell&#8217;autoproduzione abbiamo deciso di non affidarci a un&#8217;etichetta (anche se a un paio abbiamo scritto) e di fare da noi. Abbiamo pieno controllo su modalità di vendita, gestione dei dischi e -soprattutto- possiamo rientrare completamente nelle spese, senza passare attraverso il filtro delle etichette. Se un gruppo oggi ha la possibilità di suonare molto in giro è bene che si giochi la carta dell&#8217;autoproduzione. La distribuzione, a parere nostro, sarà più efficace.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/ombretta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10130" title="ombretta" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/ombretta.jpg" alt="" width="323" height="482" /></a>Come nascono i vostri brani (chi li scrive, insomma)? Suonate qualche cover e &#8211; se sì &#8211; quali e perché?<br />
</strong>Nel complesso i brani vengono realizzati insieme. Simona o una di noi arriva in sala con un giro di accordi o con un motivo (di solito registrato ad minchiam col cellulare) e da lì si costruisce insieme la struttura del pezzo. I testi sono scritti o insieme o da Ombretta, che se li deve cantare, ma la collaborazione è continua. Suoniamo diverse cover, anche se stiamo cercando di ridurre il numero a favore dei pezzi di nostra produzione. Facciamo &#8220;Wild Man&#8221; dei Tamrons, &#8220;What a Way To Die&#8221; delle Pleasure Seekers e alcuni pezzi degli Headcoats. Ci piace riadattare anche canzoni rhythm&amp;blues, come &#8220;Chills &amp; Fever&#8221;, e la filosofia che ci guida nella scelta delle cover è: 1) mi piace questo pezzo 2) proviamolo 3A) viene bene: ok, si fa 3B) viene uno schifo: ok, lasciamo stare. Tutto qui.</p>
<p><strong>Cosa bolle in pentola per il futuro? Spiegateci le vostre prossime mosse e impegni&#8230;<br />
</strong>In primavera ci piacerebbe fare un mini-tour per promuovere il disco e ovviamente ci piacerebbe fare uscire un altro 7&#8243;, o, meglio, un album. Ma intanto veniteci a vedere! Suoniamo il 16 dicembre allo Spazio 211 a Torino con i nostri amici Sick Rose, il 30 dicembre al Taurus di Ciriè con King Salami e il 31 si festeggia il capodanno al Taun.</p>
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		<title>Born in the cellar</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 19:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlano i milanesi Beatbreakers: garage revival dal profonde delle cantine più muffose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9820" title="foto1" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong></p>
<p>Qualcuno dei fedelissimi ricorderà i Beatbreakers: il loro <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/the-beatbreakers-nights-shamans-promo-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">demo cd è stato recensito</span></a> su Black Milk qualche tempo fa e nel frattempo ho avuto modo di vederli live, oltre che di conoscerli personalmente.<br />
Da qui nasce l&#8217;idea di una chiacchierata esaustiva &#8211; si spera &#8211; per presentare meglio un gruppo che, anche se sotterraneo e <em>loser </em>per definizione, ha il suo bel perché e merita una chance di essere ascoltato.<br />
A questa intervista, condotta via email, hanno partecipato in pratica tutti i membri della band. Sono giovani, entusiasti, a volte un po&#8217; ingenui e soprattutto veraci come un 45 giri di garage texano tutto graffiato, pescato in una bancarella improbabile.<br />
La parola ai Beatbreakers&#8230;</p>
<p><strong>Raccontatemi un po&#8217; la vostra storia: come è nata la band, quando e quali obiettivi &#8211; se ve ne siete posti &#8211; avete&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: La band nasce dall’incontro tra i Matryoshka Kill Kill, un progetto di band mista alla Cramps, e Sebastian che ha sostituito la nostra prima cantante. Da allora del primo repertorio abbiamo tenuto solamente i pezzi più aggressivi, gli altri si addicevano di più a una voce femminile, e abbiamo continuato su questa falsa riga, a eccezione di un paio di pezzi surf strumentali che riproponiamo spesso nei nostri live. Il nostro obiettivo, in generale, è conoscere e farci conoscere&#8230; ma non a tutti i costi!</p>
<p><strong>Vedendovi live ho notato che siete una formazione piuttosto eterogenea. Sul palco c&#8217;era una maglietta degli Alter Bridge, una degli Off, un cantante alla Leighton Koizumi&#8230; insomma, quale alchimia vi lega e quali sono i vostri numi ispiratori?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Devo premettere che dopo il nostro incontro con Seba il gruppo ha subito una variazione di formazione che di fatto ha posto fine all’idea iniziale di band mista, e infatti Giulia, la nostra bassista, dopo qualche live ha dovuto lasciare per motivi personali: una grossa perdita in assoluto e soprattutto per l’impatto che la band poteva destare dal vivo. D’altro canto siamo contenti del nuovo arrivato Ste Red Stripe che si è calato subito nel nostro spirito e ha già messo del suo in diverse canzoni. Il nostro batterista Davide si diverte sempre a provocarci con le sue t-shirt da concerto, pur provenendo da tutt’altro background fa piacere vederlo appassionarsi, e con risultati soddisfacenti, a suonare garage e degenerazioni varie. Seba è innegabile che abbia una certa somiglianza con Leighton Koizumi, ha quello che si dice il <em>phisique du role</em>, è un autentico animale da palcoscenico, ma ritengo che al tempo stesso abbia una timbrica del tutto personale, difficile da trovare in giro, e direi perfetta per fare garage!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Esagerato Ric&#8230; grazie! Beh, comunque  la passione che abbiamo per la musica sicuramente gioca un ruolo fondamentale nei nostri equilibri, ma anche la voglia di divertirci e spaccarvi i timpani! I nostri numi ispiratori? Uhm.. ce ne sono davvero tanti per ognuno di noi! Da Jim Morrison a Screamin&#8217; Jay Hawkins, da Johnny Thunders a Gerry Mohr, da Jeffrey Lee Pierce a Keith Morris!  Insomma numi di diversi generi, ma  più che altro degli ispiratori ideali e non dal punto di vista strettamente musicale.</p>
<p><strong>Domanda spietata: il garage (Sixties o revival che si voglia) ha ancora senso dopo tutti questi anni? Dopotutto sono passati decenni dal momento in cui questa musica è esplosa e ha dato tutto o quasi quello che poteva dare&#8230; </strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Sai, non facciamo molto caso a quelle che sono le mode del momento, il garage ha vissuto una prima ondata durante i Sixties e un revival negli Eighties davvero niente male, tuttavia, pur non essendoci una vera scena che si possa definire tale in Italia, il garage di fatto non è mai morto.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Assolutamente! Ѐ bello vedere band che ancora tramandano garage con voglia di stupire. Ti spiego perché: anche se forse non c’è più un vero e proprio movimento, qualcuno che tenta di salvarci le orecchie  dalla merda che sta uscendo da qualche anno a questa parte c’è sempre, per fortuna!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: D’altra parte, come avrai avuto modo di sentire, non siamo dei puristi del genere, non abbiamo neanche l’organo.  La nostra novità, se così si può definire e ammesso che ci sia ancora qualcosa da inventare, è il tentativo di fondere insieme diverse componenti, qualcuno più esperto di me lo ha definito “rockabilly garagistico” (<em>il buon Luca Frazzi &#8211; n.d.andrea</em>], non dimenticando il nostro approccio punk che in alcuni pezzi si sente abbastanza chiaramente.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9817" title="foto2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg" alt="" width="566" height="391" /></a></strong><strong>Elencatemi i cinque dischi fondamentali della vostra formazione personale &#8211; e perché&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Ti diremo quelli che più si adattano all’idea dei Beatbreakers e che comunque mi hanno segnato personalmente. In ordine sparso:<br />
·    The Fuzztones: <em>Lysergic Emanations</em>, come fare a non metterlo?<br />
·    The Cramps: <em>Psychedelic Jungle</em>, la sintesi di diversi elementi che adoriamo, selvaggio e accattivante<br />
·    The Phantom Surfers: <em>18 Deadly Ones</em>, mi piace il surf strumentale, specie se cupo e malinconico, quello per così dire “avvincente” mi annoia&#8230;<br />
·    The Morlocks: <em>Emerge</em>, a proposito di Koizumi&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Doo Wop  Halloween Is a Scream</em>, pezzi oscuri e grotteschi recuperati dalla “peggiore” tradizione doo-wop, testi molto divertenti!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Da parte mia dico:<br />
·    The Brood: <em>In Spite Of It All</em>, ascoltatelo e poi capirete perché&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Kill By Death</em>, compilation punk ma dai pezzi  marci e cagneschi insomma quel che piace a me!<br />
·     Various artists: <em>Monster Bop</em>, la definirei una compilation rock’n’rolll di pezzi tirati fuori dall&#8217;aldilà<br />
·     MC5: <em>Kick Out The Jams</em>, kick out the jams motherfuckers!!!<br />
·    Jacobites: <em>Robespierre&#8217;s Velvet Basement</em>, qua cambiamo radicalmente genere, chitarre che piangono e voci malinconiche, un mix che nuoce alla propria solarità</p>
<p><strong>Cosa pensate delle reunion di band vecchie o comunque morte da anni, che piovono insistentemente da qualche tempo?</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Penso sia come qualcosa che vuoi riportare in vita nel tuo cervello e in un modo o nell&#8217;altro ce la fai, quando sei davanti a personaggi che han fatto la storia del genere. Ti vengono i brividi a pensare ai concerti, le persone che han conosciuto e specialmente il fatto che, qualche ora prima, ti stavi ascoltando un loro disco davanti una birretta e qualche ora dopo te li vedi di fronte! Non sono uno che si emoziona facilmente, ma a vedere veri e propri “stronzi” della musica mi si contrae il cervello.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ste Red Stripe</span>: Le reunion il più delle volte si rivelano come decisioni piuttosto azzardate, ma a volte delle piacevoli sorprese: basti pensare al panorama &#8217;77 UK punk; band come Slaughter and the Dogs, Stiff little Fingers, Rezillos, Boys, Buzzcocks etc&#8230; non tradiscono mai dal vivo e sono sempre energici, garantendo uno spettacolo all&#8217;altezza della loro fama. Altre volte è solo puro interesse economico e non è difficile rendersene conto.</p>
<p><strong>Trovate facilmente occasioni per suonare? Come definireste la situazione attuale del circuito live?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: In Italia siamo messi abbastanza male, e in particolare a Milano, se non fosse stato negli ultimi anni per il Mi-decay, che ha avuto il merito di ravvivare la scena e stimolare anche altri ad organizzare eventi alternativi, sarebbe francamente deprimente.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: D’altronde Milano è piena di fighetti&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9823" title="foto4" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong><strong>Raccontateci il concerto più bizzarro o allucinante che vi è capitato di fare<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Direi quello di spalla a Glenn Matlock, quando il nostro cantante era&#8230;come dire &#8220;un po’ su di giri&#8221; ed è stato allontanato dal locale mentre noi della band ancora stavamo suonando&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Eh sì&#8230; eravamo tutti un po&#8217; nervosi e io ho cominciato a bere parecchio; a un certo punto il microfono ha avuto dei problemi, così l&#8217;ho lanciato dall&#8217;altra parte della sala, scatenando una furiosa reazione del buttafuori che mi ha sollevato di peso cercando di trascinarmi fuori dal locale. Non so come sono riuscito a tornare sul palco e finire il concerto.</p>
<p><strong>Beatles o Stones? E perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Stones! in particolare i primi album con Brian Jones, il mio preferito è sicuramente  <em>Their Satanic Majesties Request</em>, i suoni tossici e imprevedibili mi tirano scemo!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Beatles per il semplice fatto che in casa mia, fin dall&#8217;infanzia, giravano solo i loro vinili.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per il talento, voci e capacità compositiva sicuramente i Beatles, gli Stones dal canto loro avevano una maggiore carica sul palco, quindi Beatles da studio e Stones dal vivo!</p>
<p><strong><em>Nuggets </em>o <em>Back From The Grave</em>? E Perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Pur essendo un vero estimatore di <em>Nuggets </em>ti dico che preferisco <em>Back From The Grave</em> come concetto, c’è un vero lavoro di riesumazione dietro ai vari volumi di pezzi più o meno interessanti mai venuti alla luce prima. Menzionerei anche <em>Pebbles</em>, <em>Desperate Rock’n’Roll</em>, e <em>Stompin’</em>&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Domanda difficile. Ma anche io dico <em>Back From The Grave</em>! Quelli erano tempi scuri e grezzi. Sembra la trama di un film ma è proprio cosi! Fuzz che ti scioglie il pensiero, voci da strizzata di palle&#8230; fantastico!”.</p>
<p><strong>Qualcuno di voi colleziona dischi? E quale è il vostro rapporto con la musica: una passione, un passatempo, un divertimento, un&#8217;ossessione&#8230;?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
Seba</span>: Si, io e Riccardo spesso e volentieri andiamo a cercare dischi interessanti da comprare. Il rapporto con la musica è un&#8217;ossessione pura. Sono sempre alla ricerca di band dimenticate nel tempo.</p>
<p><strong>Chi volesse contattarvi e magari ordinare il vostro cd promo, come può fare?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per ora non abbiamo mai fatto banchetti ai nostri concerti ma a ogni live chiunque ne avesse il desiderio può venircelo a chiedere personalmente, capita sempre di averne dietro una copia; oppure può contattarci sul nostro <a href="http://it-it.facebook.com/pages/The-Beatbreakers/160161670684622" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Facebook</span></a></p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/wednesday-night">Wednesday Night</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/alien">Alien</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/twelve-o-five">Twelve o&#8217; Five</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
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		<title>Girls in the garage</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/bomb-o-nyrics-singolo-recensione/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 13:24:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Una all-girl band in puro stile Sixties: ecco il 7" delle Bomb'o'Nyrics]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/bomb.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10025" title="bomb" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/bomb.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Thee Bomb&#8217;o'Nyrics &#8211; <em>Tonite/Tu N&#8217;es Pas Là</em> (Autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Il nome delle <a href="https://www.facebook.com/theebombonyrics" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Bomb&#8217;o'Nyrics</span></a> circola da un po&#8217; e vi è ronzato nelle orecchie se frequentate il fatidico &#8220;giro&#8221;. Ora, però, se non avete ancora avuto occasione di vederle live o di conoscerle direttamente, potete toccare con mano (ma non come pensate voi, pirloni),  grazie a un bel 7&#8243; autoprodotto, in vinile rosso caramella, da piazzare sul vostro piatto stereo.</p>
<p>Una all-girl band quindi, con innegabili radici nella tradizione Sixties e bubblegum: tutto è molto filologico, a partire dal look e dal feeling che emana il dischetto.<br />
I due brani sono semplicemente come dovrebbero essere e come ci si aspetta che siano: melodici ma non zuccherosi, punk ma non sguaiati, selvaggi ma non esageratamente lo-fi.<br />
Se vogliamo &#8220;Tonite&#8221; è più di stampo garage revival, con un riff portante che incattivito dai suoni del caso sarebbe quasi alla Morlocks; mentre la b-side dal sapor francese &#8211; almeno nel titolo &#8211; è decisamente più Sixties (con un tocco modernizzante di Cynics, così per buona pesa).</p>
<p>Non si sono inventate nulla, insomma, le Bomb&#8217;o'Nyrics, ma è proprio questo &#8211; come già detto decine e decine di volte &#8211; il pregio fondamentale. Il perpetuare con passione e fedeltà una tradizione che paradossalmente sembra viva e vegeta, ma solo perché là fuori c&#8217;è tanta gente che ci si appiccica per moda. E la moda, come la storia insegna, uccide più dell&#8217;aids.<br />
Procuratevi il disco e fatevi un favore: non pensate subito o solo alle minigonne e agli stivali &#8211; cioè pensateci, che son cose piacevoli&#8230; ma prima piazzate la musica.</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/WS6M0F_10mw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Nederbiet bloody nederbiet</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/05/outsiders-by-insiders-libro-recensione/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 09:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La traduzione in inglese dell'unica vera e definitiva storia degli Outsiders. Per pochi. Ma buoni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/05/OUTSIDERS-Book.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8145" title="OUTSIDERS-Book" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/05/OUTSIDERS-Book.jpg" alt="" width="250" height="363" /></a>Jerome Blanes &#8211; <em>Outsiders by Insiders</em> (Misty Lane Books, 2010, 168 pag.)</strong></p>
<p>Che piaccia o no, <a href="http://www.mistylane.it/"><span style="text-decoration: underline;">Misty Lane</span></a> è un po&#8217; il corrispettivo europeo di <a href="http://www.ugly-things.com/"><span style="text-decoration: underline;">Ugly Things</span></a> &#8211; fatte le debite e imprescindibili proporzioni. E quest&#8217;ultima operazione editoriale in cui si è imbarcata conferma la percezione: un libro tutto dedicato agli olandesi <a href="http://www.theoutsiders.eu/"><span style="text-decoration: underline;">Outsiders</span></a>, alla loro storia e a ogni dettaglio che li riguardi (e Ugly Things, tempo fa, dedicò un intero volume agli altri olandesi d&#8217;oro, i <a href="http://www.q65.org/"><span style="text-decoration: underline;">Q65</span></a>).</p>
<p>Questo <em>Outsiders by Insiders</em> &#8211; precisiamolo &#8211; è una traduzione. Il libro ha avuto una primissima pubblicazione in olandese alcuni anni orsono (2007); con la trasposizione in lingua inglese ovviamente si cerca di allargare il tiro al mercato internazionale degli appassionati di Sixties sound e derivati.<br />
Detto questo, la sensazione &#8211; piacevole anche &#8211; è che sia comunque un volume per pochi appassionati dall&#8217;indole hardcore. Un po&#8217; perché si concentra su una band fondamentale, ma sostanzialmente non famosa (per apprezzare la scena Sixties olandese occorre essere un po&#8217; più appassionati degli altri e un po&#8217; più conoscitori della media, si sa); un po&#8217; perché si tratta di una storia maniacale, scritta con attenzione a minuzie che a tratti possono scoraggiare anche i fan e i curiosi più ben disposti (nomi di persone, di club, di scuole e di vie si susseguono in un turbine capace di confondere nel giro di poche decine di pagine).</p>
<p>Il succo, quindi è che dovete essere pronti a immergervi nel mondo degli Outsiders come se doveste scrivere una tesi di dottorato su di loro, imparando anche qualche parola di gergo olandese. In cambio dei vostri sforzi, però, avrete in regalo (beh, proprio regalo no, visto che costa 20 euro) le chiavi di un mondo in cui avrete il privilegio di curiosare ampiamente &#8211; magari anche in qualche cassetto dimenticato. A compendio, poi, ci sono una marea di foto che raccontano una storia già da sé.</p>
<p>Unico vero appunto: la prosa di mr <a href="http://www.jeromeblanes.blogspot.com/"><span style="text-decoration: underline;">Blanes</span></a> non è delle più brillanti (diciamo anche piuttosto noiosa: non è certo uno di quei cronisti/giornalisti che si mettono in gioco in prima persona nel raccontare le cose) e la traduzione dall&#8217;olandese non è esattamente ineccepibile &#8211; sono rimasti un po&#8217; di refusi. Per non parlare della scelta di lasciare molte parole in lingua originale, ma in contesti che proprio non hanno alcun senso. Un vezzo pittoresco, ma piuttosto fastidioso alla lunga.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/BgoqSFugFT8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Se vuoi entrare nel Giro, devi fare poche domande</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/03/il-giro-fanzine-marzo-2011-recensione/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 09:53:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torna Il Giro, la fanzine più interessante, divertente e maniacale del momento per tutti gli appassionati di reperti musicali esoterici di area garage, beat, neo Sixties. Ma anche di calcio e vintage culture]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/il-giro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7038" title="il giro" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/il-giro.jpg" alt="" width="300" height="400" /></a>Il Giro</em> (marzo 2011)<br />
</strong></p>
<p>Dopo l&#8217;exploit con <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/07/il-giro-fanzine-recensione/"><strong>uscita a sorpresa e distribuzione carbonara dello scorso luglio</strong></a>, torna <em>Il Giro</em>, la fanzine più interessante, divertente e maniacale del momento per tutti gli appassionati di reperti musicali esoterici di area garage, beat, neo Sixties. Ma anche di calcio e <em>vintage culture</em>.</p>
<p>E&#8217; quasi imbarazzante recensire materiale del genere, perché si batte in loop sui medesimi concetti: è una figata, ah che sballo la cara vecchia fanzine cartacea, c&#8217;è la passione, c&#8217;è la qualità, ci trovate le monografie da sbavare, ci sono le interviste oscure, etc etc etc.</p>
<p>Ebbene è tutto verissimo. Tragicamente vero, per me che devo scriverne senza rischiare di sembrare un mezzo ritardato; deliziosamente vero per chi leggerà queste pagine. Quindi l&#8217;antifona è immutata: se vi piace leggere di musica, se apprezzate quello di cui si diceva in apertura, se il concetto di fanzine old school è radicato nel vostro personalissimo giardino dei ricordi libidinosi, allora dovete sbattervi un pochino e procurarvi <em>Il Giro</em>. Dico sbattervi perché non la troverete facilmente dai vostri spacciatori di fiducia, ma solo nel giro (eh già), e in un numero limitato di copie.</p>
<p>In questo numero vi potrete rifare gli occhi con una monografia sugli oscuri Sea-Ders (band freakbeat libanese), il consueto e godurioso angolo sul Texas punk, i micidiali Squires direttamente dal 1965, un report losangeleno da lacrime, un ripescaggio dei grandi Catacombs (neo-garage italiano fine anni Ottanta), una lunga intervista a Le Scimmie (band italiana anni Sessanta di beat tutta al femminile)&#8230; e poi ancora molta roba, ma proprio molta.</p>
<p>La chiave di lettura è ancora una volta quella che privilegia l&#8217;aspetto oscuro ed esoterico, per cui non dovete preoccuparvi se sapete poco o nulla dei gruppi di cui si parla; anzi è proprio il bello, perché gli articoli de <em>Il Giro</em> sono concepiti appunto per portare alla luce situazioni e gruppi altrimenti destinati alla nicchia estrema. E ben venga, dunque&#8230; anzi: meno si sa e più si gode a leggere queste pagine.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/zbGqgGI9XnI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Please meet miss Loveland</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2011 17:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lana Loveland, tastierista di Music Machine e Fuzztones, sforna un album della propria omonima band. Suggestioni West Coast e filologia a 1000]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/loveland.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6915" title="loveland" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/loveland.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Lana Loveland &#8211; <em>Order To Love</em> (Groovie Records, 2011)</strong></p>
<p>Lana Loveland è la pulzella maliarda che quel vecchio porcellone di Rudi Protrudi ha assoldato nella nuova incarnazione dei Fuzztones alle tastiere e che ancor prima suonava nei Music Machine riformati&#8230; questo giusto per inquadrare l&#8217;elemento e per farvi lustrare un po&#8217; gli occhi, visto che so già cosa pensate di lei e della sua presenza fisica (e visto che un po&#8217; lo penso anche io).<br />
Ma <a href="http://lanaloveland.com"><strong>Lana Loveland</strong></a> è anche la band che la suddetta tastierista ha messo in piedi. Ed è una signora band, alla faccia delle fantasie erotiche dei garagers di mezzo mondo che le scrutano le chiappe inguainate ai concerti.</p>
<p>Questo <em>Order To Love</em> &#8211; che vede Lana alla voce/tastiere, Lenny Svilar alla chitarra, Alex Tenas alla batteria e l&#8217;onnipresente Rudi Protrudi al basso &#8211; è un buon disco di garage americano anni Sessanta, con forti influenze West Coast. A tratti la filologia del sound è quasi esagerata e chiunque conosca anche solo superficialmente il genere non faticherà un istante a cogliere fortissimi echi di Jefferson Airplane, Love, Doors e Music Machine&#8230; insomma quel garage-folk-psichedelico che sta nel lato oscuro della Summer of Love, ombroso, intossicato, cafone e misterioso. Ma pur sempre leggermente freak.</p>
<p>Dieci brani compatti, ben arrangiati e senza sbavature, per un lavoro che &#8211; pur non facendo gridare al miracolo &#8211; può ufficialmente giocare nel campionato 2011 per il miglior disco garage. Unico appunto: la voce non sempre convincente e un po&#8217; monocorde&#8230;</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/VhqCzE7KmY8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Ma tu sei del giro?</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/07/il-giro-fanzine-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 16:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giro (64 pp.)
La carta è tra noi. Sarà la nostalgia canaglia delle fanzine e del tempo che fu, ma sembra che qualcuno si stia muovendo e sbattendo nell&#8217;ombra per riportare sotto ai riflettori l&#8217;antica arte dell&#8217;impaginare, fotocopiare e spillare. E io non posso che esserne contento, da fanzinaro in prima linea, dello zoccolo duro (quanta carta ho sprecato dalla fine degli Ottanta e per tutto il decennio successivo: dovrebbero mettermi in galera per reati ambientali).
Tranquilli, comunque: Il giro non è una fanza dedicata agli eroi delle due ruote. Niente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/ilgiro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4224" title="ilgiro" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/ilgiro.jpg" alt="" width="300" height="404" /></a>Il giro</em> (64 pp.)</strong></p>
<p>La carta è tra noi. Sarà la nostalgia canaglia delle fanzine e del tempo che fu, ma sembra che qualcuno si stia muovendo e sbattendo nell&#8217;ombra per riportare sotto ai riflettori l&#8217;antica arte dell&#8217;impaginare, fotocopiare e spillare<span id="more-4219"></span>. E io non posso che esserne contento, da fanzinaro in prima linea, dello zoccolo duro (quanta carta ho sprecato dalla fine degli Ottanta e per tutto il decennio successivo: dovrebbero mettermi in galera per reati ambientali).</p>
<p>Tranquilli, comunque: <em>Il giro</em> non è una fanza dedicata agli eroi delle due ruote. Niente Coppi, Pantani, Bartali e Gimondi.<br />
<em>Il giro</em> è, piuttosto, un grosso e ricco contenitore in cui può sguazzare chi ama il garage punk, il Sixties sound, il garage revival, la cultura (dal cinema alla musica alla letteratura alla moda) degli anni Sessanta/Settanta, il punk rock&#8230; e non solo. Se penso a un corrispettivo tra le fanzine del passato, mi viene in mente la mitica <em>Bob Rock</em> un po&#8217; più Sixties/beat, tanto per tagliare con l&#8217;accetta &#8211; e per chi conosceva <em>Bob Rock</em>, non dovrebbero necessitare altre spiegazioni per capire che sì, queste 64 pagine sono da avere.</p>
<p>Quindi, chiariamo subito che dovete prendervela. Purtroppo è proprio qui che iniziano gli pseudo-dolori. Infatti <em>Il giro</em> è speciale non solo nei contenuti, ma anche nel modo di porsi: dentro non trovate nessun riferimento, contatto, email, sito, numero di telefono &#8211; nada, nix, zero. Anche a firma degli articoli vengono usati solo e unicamente pseudonimi, per evitare di risalire alle vere identità delle persone coinvolte (è piuttosto chiaro, comunque, che qui ci scrivono veri appassionati, maniaci, fan, tuttologi e si sospetta che dietro agli pseudonimi si nasconda qualcuno della banda dei &#8220;soliti noti&#8221;, vista la qualità dei pezzi proposti).<br />
E perché mai questa bizzarria dell&#8217;anonimato? Semplice, perché <em>Il giro</em> è una fanzine per quelli &#8211; appunto &#8211; del giro.<br />
Per averla occorre essere &#8211; appunto &#8211; nel giro giusto; e se ne sei fuori, peccato&#8230; di certo non sarà facile procurartela, ma neppure impossibile (magari hai qualche amico/a che nel giro ci bazzica e allora potrebbe trafugartene una).</p>
<p>Veniamo ai contenuti, che comunque sono tutti da papparsi d&#8217;un fiato, anche quelli che apparentemente potrebbero non interessare: è tutto scritto davvero in maniera godibile e con una tonnellata d&#8217;entusiasmo, cosa che rende piacevole la lettura di ogni singola parola, indipendentemente dall&#8217;argomento trattato.<br />
In questo numero trovate &#8211; e cito solo alcuni spunti, per brevità &#8211; una retrospettiva sul punk Texano anni Sessanta, una sul punk neozelandese e una su quello messicano, una lunga sezione dedicata al beat nostrano, un&#8217;intervista a Erika Blanc e il pezzo forte&#8230; la mega-intervista verità a Joe Fuzz, vero mito e grande agitatore/supporter della scena musicale underground italiana.</p>
<p>Quanto costa? Non saprei. Chiedete a qualcuno del giro.</p>
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		<title>Docteur Legume on the planet of the vinyl</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 07:26:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Docteur Legume et Les Surfwerks &#8211; 3D Robot Monster (Bad Man, 2010)
Ci siamo occupati del Docteur Legume a fine 2009, recensendo il suo promo cd. L&#8217;articolo si chiudeva così: &#8220;L’unico dubbio che rimane, tanto per tornare su un concetto espresso  all’inizio, è come mai il Doc non riesca a trovare un’anima che gli  produca un cazzo di dischetto. Pronto? C’è qualcuno là fuori, nel  fantastico mondo delle label indipendenti? O X Factor ha vinto  per davvero?&#8221;.
Ora, nella graticolante estate di questo 2010, possiamo annunciare che l&#8217;appello ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/3d-robot-monster.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-4103" title="3d robot monster" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/3d-robot-monster.jpeg" alt="" width="300" height="300" /></a>Docteur Legume et Les Surfwerks &#8211; <em>3D Robot Monster</em> (Bad Man, 2010)</strong></p>
<p>Ci <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/12/oh-my-god-its-a-surfing-legume/">siamo occupati</a></strong> del <strong><a href="http://www.youtube.com/doclegume">Docteur Legume</a></strong> a fine 2009, recensendo il suo promo cd. L&#8217;articolo si chiudeva così: &#8220;L’unico dubbio che rimane, tanto per tornare su un concetto espresso  all’inizio, è come mai il Doc non riesca a trovare un’anima che gli  produca un cazzo di dischetto<span id="more-4100"></span>. Pronto? C’è qualcuno là fuori, nel  fantastico mondo delle label indipendenti? O <em>X Factor</em> ha vinto  per davvero?&#8221;.<br />
Ora, nella graticolante estate di questo 2010, possiamo annunciare che l&#8217;appello di <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm">Black Milk</a></strong> è stato ascoltato. E anche alla lettera, dato che la rediviva (come Lazzaro che si alza dalla sua tomba scrollandosi i cagnotti di dosso) <strong><a href="http://www.badman.it">Bad Man</a></strong> ha scelto di produrgli un bel singolo in vinile &#8211; fresco di stampa.</p>
<p>Ripassiamo i dettagli per i più distratti: Docteur Legume et Les Surfwerks, a dispetto del nome, è una one man band. Quindi la risposta alla classica domanda che automaticamente arriva è: sì, compone tutto lui, suona tutto lui, registra tutto lui e credo che se potesse colorerebbe anche le copertine dei 7&#8243; una a una, a mano, col pennellino monosetola.</p>
<p>In questo vinilino a 45 giri (buco grande, <em>of course</em>) il genio demente intossicato dai più pericolosi distillati del bar SOMS di <strong><a href="http://www.andryx86.com/aneddotiMandrogne.htm">Mandrogne</a></strong> ci offre tre ottimi brani del suo ondeggiante spaghetti surf, lounge pulp, exotic trash rigorosamente strumentale (eccezion fatta per un intro parlato, scelta che mi lascia un po&#8217; perplesso, per la sua totale incomprensibilità per il pubblico straniero: un passo falso in un lavoro che ha tutti i numeri per girare anche fuori da questo Paese di Merda). &#8220;Cheeky Blues&#8221;, &#8220;2001 Cerveau Salade&#8221; e &#8220;Vixen Vampira&#8221; (i primi due sul lato A, l&#8217;altro sul retro) confermano tutto il bene che già è stato detto sia qui che in altre e più autorevoli sedi: il Legume ne sa a pacchi e la sua follia sonica potrebbe spargersi come un contagio pandemico. Per cui andatelo a vedere e comprate il suo dischetto, non ve ne pentirete &#8211; è anche un bell&#8217;oggetto d&#8217;arredamento, guardate che copertina&#8230;</p>
<p>Ho un unico rammarico, dopo il secondo ascolto di fila di <em>3D Robot Monster</em>: i tre pezzi li conoscevo già tutti, perché erano online da mesi e scaricabili (<em>Nota: ora il Legume bastardo li ha levati, proprio appena dopo aver letto la prima versione di questa recensione, costringendomi così a cambiare il testo dopo la pubblicazione</em>). Per carità, nulla di grave &#8211; e, conoscendo il Legumaccio, sono quasi certo che li avrà ritoccati maniacalmente in vista dell&#8217;uscita su vinile&#8230; ma un pezzettino nuovo di zecca e totalmente inedito forse forse forse avrebbe aggiunto qualche punto al già alto quoziente di gradimento, facendo saltare gli applausometri.</p>
<p>- <em>PS</em>: se ancora non l&#8217;avete fatto l&#8217;anno scorso, andate a scaricarvi il super cd promo in mp3 del Legume (<em>Spaghetti Surf From Outer Space</em>) cliccando <strong><a href="http://sites.google.com/site/doclegume/">QUI</a></strong>&#8230; sono 15 brani che vi squaglieranno il cervello. Garantito</p>
<p>- <em>PS2</em>: il Legume suonerà il 17 luglio al Masnada di Brugherio (MI), dove si svolge il <strong><a href="http://www.surftribe.it/articolo.php?art=7974">2° Sixties Summer Fest</a></strong></p>
<p>- <em>PS3</em>: bentornata <strong><a href="http://www.badman.it/">Bad  Man</a></strong></p>
<p>- <em>PS4</em>: scaricate il numero speciale del bollettino <em>Saucer Attack</em> (è un pdf) tutto dedicato al Legume, <strong><a href="http://www.badman.it/SAUCER%20ATTACK%20BULLETIN%202.3.5%20DOCTEUR%20LEGUME.pdf">QUI</a></strong></p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ZDrSTmTUa6s&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/ZDrSTmTUa6s&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
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		<title>La pagoda bianca non perdona</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 16:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[White Pagoda - Chair Evolution (Not Design) (UFO HI-FI, 2010)
Ecco. Quando arrivano dischi come questo, per qualche minuto la mia fiducia nel potere del rock&#8217;n'roll si rinnova e riluce del suo antico splendore ormai appannato.
I White Pagoda non so davvero chi siano; non li avevo mai ascoltati, e me ne pento già al terzo brano del cd perché spaccano davvero con un garage punk duro, veloce, tagliente e melodico quanto basta.
Ma attenzione&#8230; questo non è il solito garage revival un po&#8217; filologico e fintarello. Nein, nix. Qui il garage è ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/03/pagoda.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2818" title="pagoda" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/03/pagoda.jpg" alt="pagoda" width="300" height="300" /></a>White Pagoda -<em> Chair Evolution (Not Design)</em> (UFO HI-FI, 2010)</strong></p>
<p>Ecco. Quando arrivano dischi come questo, per qualche minuto la mia fiducia nel potere del rock&#8217;n'roll si rinnova e riluce del suo antico splendore ormai appannato<span id="more-2816"></span>.</p>
<p>I <strong><a href="http://www.myspace.com/whitepagoda">White Pagoda</a></strong> non so davvero chi siano; non li avevo mai ascoltati, e me ne pento già al terzo brano del cd perché spaccano davvero con un garage punk duro, veloce, tagliente e melodico quanto basta.<br />
Ma attenzione&#8230; questo non è il solito garage revival un po&#8217; filologico e fintarello. Nein, nix. Qui il garage è ben intriso di punk &#8217;77 e di una bella vena quasi proto hardcore californiano: i tempi sono ben sostenuti, i riff a volte sconfinano in territori cari ai primissimi Black Flag e non ci sono tracce evidenti di morbo modaiolo.</p>
<p>Un bel disco, dunque: veloce, duro e frenetico (15 pezzi: il più lungo è da 2&#8217;37&#8221;, il più corto da 1&#8217;30&#8221; netti&#8230; fate i vostri conti e capirete), senza fighetterie.<br />
Grande tiro e grande band, tanto che il cd si presta ad ascolti multipli in loop &#8211; un po&#8217; per la brevità, ma anche e soprattutto per la bontà dei pezzi.</p>
<p>Cercate lo <em>state of the art</em> del punk/garage tricolore? Eccovelo, cazzo.</p>
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