<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Black Milk Magazine &#187; Roma</title>
	<atom:link href="http://www.blackmilkmag.com/bm/tag/roma/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.blackmilkmag.com/bm</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 10:44:04 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>Anomie e anomalie</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/moster-dead-cassetta-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/moster-dead-cassetta-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 17:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Vega]]></category>
		<category><![CDATA[Cactus]]></category>
		<category><![CDATA[cassetta]]></category>
		<category><![CDATA[duo]]></category>
		<category><![CDATA[Last Wank]]></category>
		<category><![CDATA[lo-fi]]></category>
		<category><![CDATA[Moster Dead]]></category>
		<category><![CDATA[nastro]]></category>
		<category><![CDATA[new wave]]></category>
		<category><![CDATA[no wave]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Suicide]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10583</guid>
		<description><![CDATA[Il duo romano dei Moster Dead gravita nella galassia del lo-fi, del do it yourself, della sperimentazione anomala e anomica (ah le reminiscenze di sociologia dell'università); il tutto solidamente inquadrato in un contesto rock/punk/no wave minimale e spolpato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/moster-dead.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10589" title="moster dead" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/moster-dead.jpg" alt="" width="220" height="340" /></a>Moster Dead &#8211; s/t (autoprodotto, 2011)<br />
</strong></p>
<p>E via un&#8217;altra cassetta, a dimostrazione che la scena dei nastri, con il loro sapore di modernariato, è viva e vegeta. Anzi, sembra in espansione.<br />
Il duo romano dei <a href="https://www.facebook.com/pages/MOSTER-DEAD/253526941357102" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Moster Dead</span></a> gravita nella galassia del lo-fi, del do it yourself, della sperimentazione anomala e anomica (ah le reminiscenze di sociologia dell&#8217;università); il tutto solidamente inquadrato in un contesto rock/punk/no wave minimale e spolpato.</p>
<p>L&#8217;intera faccenda nasce e si evolve intorno a basso, batteria e voce, seguendo sentieri contorti, con brani che spesso danno l&#8217;impressione di essere jam estemporanee in cui viene catturato un mood inaspettato e non programmato. Mi ricordano leggermente i Suicide &#8211; ma poco, a onor del vero; mentre li trovo più affini alle cose stralunatissime dell&#8217;Alan Vega solista, ma senza la scimmia rockabilly sulla schiena. Anzi, qui ci si trova anche a fare i conti con un po&#8217; di psichedelia malata, di drug rock anni Novanta, di tribalismo post punk e di vocalizzi devianti molto arty&#8230; tutti elementi che rendono davvero eterogeneo il menu dei Moster Dead (tra l&#8217;altro ex Cactus ed ex Last Wank, per chi segue la scena italica da vicino).</p>
<p>Questa è musica bizzarra, adatta ai pomeriggi drogati &#8211; no fumo e fricchettonerie varie: solo roba chimica e possibilmente con una buona base anfetaminica &#8211; da spremere e far colare via sul pavimento. Musica da disagio, che mi ricorda il finir degli anni Ottanta con quelle lunghe giornate di tardo autunno passate a masticare Plegine, berci dietro Urbok e ascoltare canzoni in repeat. Roba forte.</p>
<p>Se volete il disco, lo trovate in <a href="http://moster-dead.bandcamp.com/download_tralbum" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">free download su Bandcamp</span></a>. Per la cassetta (oggetto pregevole davvero) invece dovete sborsare qualche euro e contattare la band.</p>
<p><iframe width="300" height="410" style="position: relative; display: block; width: 300px; height: 410px;" src="http://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/v=2/album=4246728115/size=grande3/bgcol=FFFFFF/linkcol=4285BB/" allowtransparency="true" frameborder="0"><a href="http://moster-dead.bandcamp.com/album/moster-dead">MOSTER DEAD by MOSTER DEAD</a></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/moster-dead-cassetta-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pharoah Sanders de borgata</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/trans-upper-egypt-intervista/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/trans-upper-egypt-intervista/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 15:57:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Borgata Boredom]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Pharoah Sanders]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Trans Upper Egypt]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10193</guid>
		<description><![CDATA[Trans Upper Egypt: acid rock, electro punk, psichedelia e improvvisazione. Dall'intestino pulsante di Borgata Boredom, nelle viscere della città eterna, ecco le parole di questi sfuggenti commando sonici]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/trans-upper-egypt-init-01.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10202" title="trans upper egypt init 01" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/trans-upper-egypt-init-01.jpg" alt="" width="426" height="284" /></a>I <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/transupperegypt" target="_blank">Trans Upper Egypt</a></span> sono un altro dei segreti custoditi dalla Capitale. Sulla scorta di un 7&#8243; e uno split tape per noi sono già diventati una vera fissa, ma probabilmente pochi li conoscono, al momento. E&#8217; per questo che li abbiamo intervistati, per cercare &#8211; con risultati non sempre encomiabili &#8211; di sondare questa band misteriosa, psicotronica, acida e inafferrabile. Risponde Manu per tutta la band.</p>
<p><strong>Banale, ma essenziale: raccontami come e quando è nata la band; avete avuto sempre la stessa formazione o ci sono stati cambiamenti?</strong><br />
La band è nata dopo lo split dei Last Wanks, band ormai mitica della scena di Roma Est per i suoi live distruttivi e spettacolari. Suonavo la chitarra e ogni tanto il basso; mi è rimasto il basso in mano con la voglia di proseguire i due-tre pezzi lineari e ipnotici composti con loro e la  scelta degli altri musicisti per questo progetto si è creata all&#8217;interno delle tante band che gravitano intorno a noi&#8230; Samir suona e canta con i <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/03/capputtini-i-lignu-cd-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Capputtini’i’lignu</span></a> e s’è messo alla batteria dei Trans Upper Egypt; Leo è il cantante di due altre band (Vondelpark e Wow!) e, oltre al microfono, ha preso possesso di una tastierina che per fortuna non sapeva suonare ! Il quarto, Tab_ularasa, è entrato qualche mese dopo, era un amico di Siena che suonava (e suona ancora) con <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/07/dements-pigs-fuck-allright-ep-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Thee Dements</span></a> e <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/02/rnr-terrorists-stolen-blues-bubca-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Rock’n’roll Terrorists</span></a>; appena si è trasferito a Roma, l’abbiamo deviato dai suoi mille impegni per suonare con noi i suoi vecchi macchinari analogici che fanno tanto bel rumore!</p>
<p><strong>Il nome della band è bizzarro. Da dove deriva e cosa sta a significare?</strong><br />
Non significa tanto&#8230; c’è qualcosa dell&#8217;Africa ogni tanto, o del medio oriente.. i ritmi sono ipnotici e lo sviluppo dei pezzi abbastanza free. Se ricordo bene, mentre cercavo il nome della band, avevo un disco di Pharoah Sanders sotto gli occhi !</p>
<p><strong>Il vostro sound è peculiare davvero; risulta personale, anche perché &#8211; a mio parere &#8211; recupera certe influenze non esattamente usuali, per poi miscelarle in modo speciale. Quali sono le vostre ispirazioni, palesi oppure occulte, in fase di scrittura?<br />
</strong>Alcune cose sono casuali, altre no. La scelta riguarda una linea di basso molto minimale e ripetitiva e una batteria molto complessa, mentre la casualità della tastiera distorta con il delay a saturazione e gli effetti analogici (moog, oscillometro, theremin) si elaborano quasi sempre durante il live. Spesso i brani partono dal basso e si elabora, si compone insieme. Le sonorità sono la priorità dei brani. Se un pezzo ci ricorda troppe cose, abbandoniamo. All’ascolto delle prime registrazione su cassetta, ovviamente, ci venivano in mente i Silver Apples o i Can&#8230;</p>
<p><strong>Di cosa parlano esattamente i vostri testi e chi li scrive?</strong><br />
Forse è la cosa la più misteriosa della band&#8230; lo sa solo il cantante e ne è molto geloso!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/trans-upper-egypt-init-05.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10206" title="trans upper egypt init 05" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/trans-upper-egypt-init-05.jpg" alt="" width="399" height="266" /></a>Vi sentite parte di qualche scena (o più scene), oppure vi muovete come cani sciolti?</strong><br />
Una scena, c’è! Viviamo quasi tutti a Roma Est tra il Fanfulla 101 e Il Verme, che sono i due luoghi a Roma che diffondono la musica che facciamo, dove andiamo e mettiamo i dischi; e dove ci divertiamo pure!<br />
L’anno scorso c&#8217;è stato un ampio articolo che descrive tutta questa fauna che gira da queste parti sotto il nome di Borgata Boredom; è anche uscita una compilation omonima della No=fi Recording che testimonia il panorama musicale di questa scena. A dire la verità, nessuno fa parte di Borgata Boredom: non c’è tanto sentimento di appartenenza, direi piuttosto che descrive un&#8217; eccitazione, un movimento, i movimenti di persone che suonano insieme, fanno (e disfano) gruppi, esperienze&#8230; un’energia musicale che sta fluendo in questo momento.<br />
Ci sono anche alcune etichette in zona, oltre la No=fi, anche la Jeetkune records, o ancora Bubca Records e ovviamente Radiation records, che producono alcune di queste band.</p>
<p><strong>Programmi per il presente e il futuro: concerti, uscite discografiche&#8230;</strong><br />
Siamo appena tornati da un tour in Italia/Svizzera/Francia insieme ai Delacave, un gruppo di Strasburgo. Inutile dire che ci siamo divertiti tanto! Stiamo lavorando all&#8217;uscita di un lp per una label americana, la <a href=" http://monofonuspress.com" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Monofonus Press</span></a>, con base ad Austin, Texas. Ci hanno contattato dopo l’ascolto di un nostro brano su una radio californiana. Il dj aveva la compilation di Borgata Boredom tra le mani e ha messo un paio di pezzi. Da due mesi ormai ci scambiamo materiale e il disco dovrebbe uscire all’inizio dell’anno. Consiglio una visita sul loro sito; è una label giovane ma hanno prodotto già tante cose, ep/lp, fanzine&#8230; con grande cura dell’artwork!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/trans-upper-egypt-init-09.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10207" title="trans upper egypt init 09" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/trans-upper-egypt-init-09.jpg" alt="" width="400" height="267" /></a></strong><strong>Parlami della label che vi ha pubblicato il 7&#8243;, la misteriosa Wort: ho cercato online, ma non ho trovato uno straccio di informazione in proposito!</strong><br />
La Wort è misteriosa, si&#8230; è uno strano tizio russo che risponde al nome di Alexei Popov; un tipo abbastanza impulsivo! Quando impazzisce per una band, la vuole produrre a tutti costi: ed è meglio non dirgli di no.</p>
<p><strong>Nonostante io abbia sentito solo il 7&#8243; e qualche pezzo su YouTube, ho la netta impressione che dal vivo la componente di improvvisazione e di jam psicolesa sia piuttosto fondamentale per voi. Mi sbaglio?</strong><br />
Sì, ed è anche la cosa più pericolosa! Però fondamentale. D&#8217;altronde si tratta di live, sì o no!?</p>
<p><strong>Trovate modo e occasioni per suonare spesso live? E quali tipi di situazioni preferite (club, centri sociali, feste, bar di provincia, festival&#8230;)?</strong><br />
Non siamo molto da club, ma perché no. Dipende da chi ci invita. La situazione che preferiamo rimane quella abbastanza diretta; nel senso che meno siamo ripresi (parlo degli ampli) meglio è per noi. Almeno siamo sicuri che il suono è quello degli ampli e non dell’impianto enorme della sala con il fonico, che non vediamo perché troppo lontano&#8230; quindi senza parlare di intimità, i luoghi piccoli, bar, salette, sono proprio i più adatti ai nostri live. E i festival sono sempre quasi tutti belli (abbiamo a cuore l’Here I Stay in Sardegna).</p>
<p><center><iframe width="480" height="274" src="http://www.youtube.com/embed/FyaeV1qlpDc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/trans-upper-egypt-intervista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sangue di Giuda</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/giuda-racey-roller-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/giuda-racey-roller-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 16:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cockney Rebel]]></category>
		<category><![CDATA[Elton John]]></category>
		<category><![CDATA[Free]]></category>
		<category><![CDATA[Giuda]]></category>
		<category><![CDATA[glam]]></category>
		<category><![CDATA[LP]]></category>
		<category><![CDATA[Marc Bolan]]></category>
		<category><![CDATA[Mott The Hoople]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>
		<category><![CDATA[rock'n'roll]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Sweet]]></category>
		<category><![CDATA[Taxi]]></category>
		<category><![CDATA[UK]]></category>
		<category><![CDATA[White Zoo Records]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=9213</guid>
		<description><![CDATA[Alla buon'ora ci siamo arrivati anche noi. Glam rock, junk shop glam, pub rock e protopunk a regola d'arte, per i capitolini Giuda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/giudalp.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9222" title="giudalp" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/giudalp.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Giuda &#8211; <em>Racey Roller</em> (White Zoo, 2011)</strong></p>
<p>La tentazione fortissima era di non recensire questo album. Nessuna ragione strana dietro alla scelta, semplicemente il fatto che tutti (e più di tutti) ne hanno parlato, straparlato, riparlato e sproloquiato esaltandolo senza se e senza ma. Insomma, nessuno avrebbe sentito la mancanza di una recensione qui sopra. Devo anche confessare una mia stupida idiosincrasia per i dischi di cui tutti parlano bene (è un problema, ci vorrebbe un po&#8217; di terapia, ma si sa: meglio spendere i soldi in dischi che per lo psicologo), oltre che un ascolto troppo rapido e deconcentrato a un singolo precedente, che non mi aveva detto molto.</p>
<p>Invece tanto di cappello, con inchino e salamelecchi ai ragazzi dei <a href="http://www.myspace.com/giudaroma" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Giuda</span></a>. Se coi Taxi nel giro di poco tempo si erano guadagnati la reputazione di una delle migliori punk band in circolazione a livello internazionale, con i Giuda ottengono il medesimo risultato quasi istantaneamente, sulla scorta di un album senza pecche e perfetto. Certo, il genere è mutato, ma forse il bello è proprio questo: i Giuda recuperano le sonorità più sanguigne del glam rock britannico, del pub rock e del rock&#8217;n'roll che nei primi anni Settanta suonavano i sudditi di Sua Maestà la Regina. In pratica tutto ciò che agitava la terra d&#8217;Albione prima che arrivasse l&#8217;ondata punk &#8211; e che il punk ha spesso precorso.</p>
<p>Ci sono echi inequivocabili dei T-Rex più hard, degli Sweet, dei Cockney Rebel, dell&#8217;Elton John degli esordi (&#8220;Roll On&#8221; è la &#8220;Saturday Night&#8217;s Alright For Fighting&#8221; del 2011), dei Mott The Hoople e di tutto il filone meno mainstream del junk shop glam (termine &#8211; almeno secondo il <a href="http://www.guardian.co.uk/culture/2002/mar/19/artsfeatures" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Guardian</span></a> &#8211; coniato da Tony Barber dei Buzzcocks e dall&#8217;ex Lush e Jesus  and Mary Chain Phil King). E&#8217; rock&#8217;n'roll melodico, orecchiabile, duro quanto basta (ai confini del punk), con un&#8217;irresistibile tendenza al ritornello killer da gridare tutti in coro col pugno alzato.<br />
Musica che dal primo riff ti porta indietro nel tempo, al 1974 o giù di lì, in qualche pub di Bromley, dove skinhead, rocker, casinisti di strada, delinquenti e operai incazzati si scolano pinte a ripetizione, pronti a tutto o quasi per qualche ora di divertimento.</p>
<p>Bravi loro, scemo io. Consigliatissimo.</p>
<p>Bizzarra coincidenza: c&#8217;è un&#8217;altra band italiana che si chiama Giuda, formata da buona parte dei ragazzi del collettivo Agipunx. E&#8217; un altro gruppo della madonna con un album del 2009 fuori (almeno che io sappia), che spacca tutto. Genere: metal, punk, crust, black. Evidentemente Giuda è un nome che si associa solo al meglio.</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/NtGgCHVizTo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/giuda-racey-roller-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I ragazzi dello Zoo di Roma (pt.2)</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/white-zoo-records-speciale-steaknives-silver-cocks/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/white-zoo-records-speciale-steaknives-silver-cocks/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 04:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Monografie]]></category>
		<category><![CDATA[Bingo]]></category>
		<category><![CDATA[dischi]]></category>
		<category><![CDATA[etichetta]]></category>
		<category><![CDATA[Giuda]]></category>
		<category><![CDATA[glam rock]]></category>
		<category><![CDATA[Idol lips]]></category>
		<category><![CDATA[Lecce]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Silver Cocks]]></category>
		<category><![CDATA[Taxi]]></category>
		<category><![CDATA[The Steaknives]]></category>
		<category><![CDATA[Transex]]></category>
		<category><![CDATA[vinile]]></category>
		<category><![CDATA[White Zoo Records]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=8545</guid>
		<description><![CDATA[Seconda parte dello speciale sulla mitica White Zoo; eccovi The Steaknives e Silver Cocks in una doppia intervista stile Le Iene. Chiappe strette e schiena ben dritta: si parte]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/foto-Silver-Cocks1.jpg"><img class="size-full wp-image-8548 alignleft" title="Silver Cocks" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/foto-Silver-Cocks1.jpg" alt="" width="425" height="319" /></a></p>
<p>Nella <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/04/white-zoo-records-speciale-giuda-transex-idol-lips-taxi-steaknives-silver-cocks/">prima parte di questo speciale</a></span> dedicato al vecchio e nuovo punk romano di derivazione settantasettina avevo scritto che “a tenere alta, o meglio eretta, la bandiera sono arrivati i <a href="http://www.myspace.com/silvercocks"><span style="text-decoration: underline;">Silver Cocks</span></a> e gli <a href="http://www.thesteaknives.com/"><span style="text-decoration: underline;">Steaknives</span></a>, due nuove band cattive, dure, perverse e per niente accomodanti, come il vero punk dovrebbe sempre essere.” Poco dopo mi scusavo “per non aver scritto neanche una riga sugli album” dei due gruppi nati all’ombra del cupolone perché non li avevo ancora ascoltati.</p>
<p>Be’, grazie al buon cuore r’n’r di Sergio della <a href="http://www.whitezoorecords.com/">White Zoo</a>, sono riuscito finalmente a colmare questa lacuna. E per settimane i due infuocati 33 giri si sono alternati sul mio Dual in radica di noce, facendomi ri-innamorare del punk, quello vero, sempre più difficile da trovare se non riesumando vecchie band dei tempi che furono.<br />
I nomi Silver Cocks e Steaknives non mi erano sconosciuti. Tutt’altro. Stavano lì, cristallizzati in un angolo della mia mente da quando, un par d’anni fa, avevo consumato i loro 7” usciti a poca distanza l’uno dall’altro sulla statunitense Zodiac Killer Records. Una sorta di fuga dei cervelli (marci) alla amatriciana. Giovani ricercatori dell’università del punk-rock accolti a braccia aperte negli atenei del nuovo mondo e neanche cacati di striscio nella nostra povera italietta. Fino a che, da Lecce, è partita la controffensiva italica lanciata da un pazzo buono (il già citato Sergio della White Zoo) che li ha voluti per il passo lungo sulla sua neonata etichetta discografica divenuta in breve la nuova, accogliente casa del punk romano.</p>
<p>Non mi dilungherò sulla critica dell’album omonimo dei Silver Cocks e su <em>Devil Inside</em> degli Steaknives. Mi limito a dire che entrambi vanno ben oltre le pur ottime premesse dei 7” americani <em>Holiday In Auschwitz </em>e<em> …We Can’t Stand This World</em>.<br />
Gli Steaknives dimostrano di avere un gran tiro nella loro riuscita e finanche originale sintesi tra l’hardcore dei primi Black Flag e il punk svalvolato alla <em>Killed by Death</em>.<br />
I Silver Cocks pestano più sull’acceleratore del punk ’77 da borgata affamata di stampo slavo, tirando fuori dal cilindro persino due pezzi in spagnolo (“Para La Gente”, “La Mejor Postura”) capaci di elettrizzare in pochi secondi i peli delle braccia.</p>
<p>Fino a oggi non sapevo granché della storia di queste due band e neanche m’interessava approfondire. Mi bastava e mi avanzava conoscere la loro musica fatta di corse a perdifiato e magnifici strappi nella dissestata autostrada del punk. Ma di fronte a cotanto spettacolo sonoro anche il più pigro dei pennivendoli r’n’r avrebbe alzato il culo per saperne di più. Eccovi quindi una breve intervista doppia a cui hanno risposto Enrico (il cantante) per gli Steaknives e Vito (il bassista) per i Silver Cocks.</p>
<p><strong>Partiamo dalla prima, banale domanda: Come vi chiamate, quando siete nati, quanti anni avete e cosa fate quando non vomitate punk rock?</strong><br />
<strong>(<em>STEAKNIVES</em>)</strong> Noi siamo gli Steaknives: io sono Enrico, l&#8217;ugola d&#8217;oro della band, gli altri sono Michele, la mente e la chitarra, Antonio il motore/drummer e Damiano il boxer/bassista. Sono circa quattro anni che suoniamo insieme ed il nucleo originale del gruppo era composto dal sottoscritto, da Michele, Davide (basso) e Seba (drummer) tutti e quattro amici d&#8217;infanzia di Cagliari e tutti e quattro cresciuti a birra Ichnusa e punk rock! Questa è la formazione che ha registrato il primo EP Per la Zodiac Killer, ma che purtroppo non ha mai suonato dal vivo. Dopo il ritorno in patria sarda di Seba, infatti, è entrato in pianta stabile Antonio e sono iniziati i concerti in giro per l&#8217;Italia e due grandiose trasferte inglesi. Per la cronaca dopo la registrazione dell&#8217;LP <em>Devil Inside</em> c&#8217;è stato l&#8217;addio forzato di Davide e a questo punto è entrato per circa un anno al basso Vito, bassista degli amici Silver Cocks, ma che a causa dei troppi impegni ha lasciato il testimone a Damiano: riuscitissimo e graditissimo nuovo acquisto degli Steak. Oltre all&#8217;uscita dell&#8217;LP per la White Zoo abbiamo appena fatto uscire il videoclip di &#8220;Radical Shit&#8221; girato dai ragazzi della Revok Productions. Per quanto riguarda l&#8217;età siamo tutti sui 30 e siamo tutti terroncelli precari, cioè facciamo parte dell’“Italia peggiore” come dice quel sacchetto di merda di Brunetta.<br />
<strong>(<em>SILVER COCKS</em>)</strong> I Silver Cocks nascono nel 2005 dallo smembramento chirurgico dei Bramborak. Il chitarrista Mario e il cantante Nani decidono di formare un gruppo contattandomi per suonare il basso, poi Walter che verrà presto sostituito da Mauro, l&#8217;attuale batterista. Nel 2008 abbiamo vomitato un 7&#8243; per l’etichetta americana Zodiac Killer intitolato <em>Holiday in Auschwitz</em>, ma mentre la vacanza ad Auschwitz sembrava andare per il meglio una delle docce malfunzionò e Mario decise che era meglio lasciare la band, forse troppo pericolosa per i suoi gusti. Così è subentrato Solferino, l&#8217;attuale chitarrista e da qui ci siamo dedicati alla scrittura dei brani per l’album.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/foto-The-Steaknives1.jpg"><img class="size-full wp-image-8549 alignleft" title="The Steaknives" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/foto-The-Steaknives1.jpg" alt="The Steaknives" width="413" height="310" /></a></p>
<p><strong>Dove volete arrivare col punk rock?</strong><br />
<strong>(<em>STEAKNIVES</em>)</strong> Da nessuna parte! Non abbiamo aspirazioni&#8230; questa è la prima intervista che facciamo in quattro anni! Non ci ha mai cagato nessuno e tanto meno noi ci caghiamo qualcuno. Va benissimo così&#8230; quando ci chiedono di andare a suonare, si va volentierissimo e non siamo per nulla esosi e quando abbiamo qualche pezzo ci chiudiamo in studio e andiamo a registrare dagli amici di Ufo Hi Fi/Hit Bit. A quanto pare non sono così male le cose che registriamo visto che c è sempre qualche pazzo pronto a stamparci. A metà luglio torneremo in studio per registrare tre pezzi nuovi. La cosa più bella del suonare, anche se forse la più banale, è quella di conoscere nuovi amici e nuovi posti&#8230; e, ancora più banale ma molto punk, la birra gratis!<br />
<strong>(<em>SILVER COCKS</em>)</strong> Vogliamo sicuramente tutti e quattro la stessa cosa: arrivare ai vertici di almeno due delle multinazionali di armi americane, come la &#8220;Locke&#8221; e la &#8220;Columbia&#8221;, al fine di produrre armi nuove e più efficienti… ad esempio bombe a forma di vibratori, fucili a forma di Les Paul e scudi antisommossa sostituiti da raid e crash.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>So che siete amici… qual è il miglior pregio e il peggior difetto “musicale” dell’altro? Cosa rubereste all’altra band, fidanzate incluse?</strong><br />
<strong>(<em>STEAKNIVES</em>)</strong> Nani ha un pene enorme e questo è quello che ruberemmo volentieri tutti noi Steaknives ai cari Silver Cocks. Per quanto riguarda la musica non ruberemmo nulla o meglio è capitato che gli abbiamo rubato il bassista per un periodo! Facciamo un punk rock completamente opposto: loro più europei, noi più ameregani.<br />
<strong>(<em>SILVER COCKS</em>)</strong> Beh che dire degli Steaknives, ci conosciamo bene, siamo amici e musicalmente ci piacciono molto anche se facciamo generi abbastanza diversi… comunque se dovessimo rubargli qualcosa andremmo dritti al guardaroba di Enrico!</p>
<p><strong>Fatemi tre-nomi-tre delle vostre maggiori influenze punk rock’n’roll</strong>&#8230;<br />
<strong>(<em>STEAKNIVES</em>)</strong> Le influenze più evidenti sono Adolescents, i primissimi Black Flag, Angry Samoans, Bad Brains e tutto il punk californiano tra il ‘77 e l&#8217;81; poi ognuno di noi ha il proprio background di ascolti e di passioni musicali che spesso non c’entrano nulla con ciò che facciamo con gli Steak: Michele è un grande appassionato di blues del Delta, io sono malato di junkshop glam rock e lo colleziono a Kg (insieme al compare Lorenzo dei Taxi/Giuda), Antonio sta in fissa col punk rock anni &#8217;90 e Damiano ci va giù duro col punk inglese.<br />
<em><strong>(SILVER COCKS)</strong></em> P.F. Commando, Pekinška Patka, Kollaa Kestää.</p>
<p><strong>Chi fra voi è più un animale da palco e chi più un animale sotto il palco?</strong><br />
<strong>(<em>STEAKNIVES</em>)</strong> Sul palco i Silver Cocks hanno Nani che è un animale raro quindi non si discute… forse noi siamo leggermente più quadrati musicalmente e puntiamo molto su questo, i Silver dalla loro fanno un grande spettacolo trascinati dalla bizzarria di Paolo Pasquariello (ovvero Nani). Sotto il palco la lotta è dura, entrambi siamo belle bestie da pub: solo che c’è chi nel pub passa più tempo al bagno e chi al bancone&#8230; ehehheheh, dipende a cosa ci si sfida in animalità, insomma!<br />
<strong>(<em>SILVER COCKS</em>)</strong> Nani sopra, sotto, a destra e a sinistra.</p>
<p><strong>Ho l’impressione che la scena punk settantasettina romana sia in realtà molto ristretta, eppure sempre vivacissima e “oltraggiosa”. Qual è, se c’è, il segreto?</strong><br />
<strong>(<em>STEAKNIVES</em>)</strong> Non la definirei una &#8220;scena&#8221;, questo termine lo lasciamo ai giornalisti o a chi comunque ci vede dall&#8217;esterno. Per quanto ci riguarda siamo un manipolo di amici che si ritrova al KO Club (gestito da Lorenzo dei Giuda/Taxi e altri amici) sito nel quartiere popolare di San Lorenzo, uniti da varie passioni che possono essere la musica, il cinema, certa controcultura, l&#8217;antifascismo, la buona birra e la buona cucina. Molti di noi suonano in vari gruppi: Giuda, Silver Cocks, Blackmondays e molti altri. Ci sono tante personalità e personaggi che danno vita a tutto ciò e c&#8217;è un interscambio a volte anche di persone tra i gruppi stessi. Michele ora suona la chitarra solista nei Giuda e Vito dei Silver Cocks, come ti dicevo prima, un periodo ha suonato con noi; inoltre citerei anche i geniali ragazzi dei Diecibuchi (gruppo punk rock di qualche anno fa) che si occupano tra le altre cose di grafica (le copertine nostre e dei Silver Cocks) sotto il nome di Daltonic Visions. Sì! direi che siamo un affiatato gruppo di amici con dei picchi di creatività.<br />
<strong>(<em>SILVER COCKS</em>)</strong> Parlare di “scena” a Roma significa perlopiù parlare di un gruppo di amici, siamo da anni più o meno le stesse persone che bazzicano gli stessi posti quindi vuoi o non vuoi ci si conosce tutti, ed è un bene in una città dispersiva come Roma. Il problema è che sembra non esserci un ricambio generazionale, in quanto i pochi gruppi più giovani fanno cose abbastanza distanti dal punk come lo intendiamo noi.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Fate il “vostro” podio olimpico tra Bingo, Transex e Taxi, please.</strong><br />
<strong>(<em>STEAKNIVES</em>)</strong> 1) Taxi 2) Taxi 3) Taxi.<br />
<strong>(<em>SILVER COCKS</em>)</strong> No comment, non ci piacciono le classifiche e poi sono tutti amici.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Chiudiamo con una frase, una sola, per descrivere Pierpaolo De Iulis.</strong><br />
<strong>(<em>STEAKNIVES</em>)</strong> Sono stato sei anni coinquilino del caro De Iulis e lo conosco parecchio bene&#8230; qualsiasi frase descrittiva della persona Pierpaolo potrebbe farla finire al gabbio: non è il caso!<br />
<strong>(<em>SILVER COCKS</em>)</strong> Poliedrico, imprevedibile, insostituibile compagno stalinista.</p>
<p><center><iframe width="500" height="314" src="http://www.youtube.com/embed/McaxYMm3tbw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/JhArWJUwMQY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/white-zoo-records-speciale-steaknives-silver-cocks/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Che bel duodeno che hai stasera</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/duodenum-live-borgata-boredom-cassetta-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/duodenum-live-borgata-boredom-cassetta-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 10:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Borgata Boredom]]></category>
		<category><![CDATA[Bubca]]></category>
		<category><![CDATA[cassetta]]></category>
		<category><![CDATA[Duodenum]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[lo-fi]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=8378</guid>
		<description><![CDATA[I Duodenum live; siete certi di essere pronti per questa esperienza?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/l.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8381" title="l" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/l.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Duodenum &#8211; <em>Live @ Borgata Boredom, Roma, 14/04/2011</em> (Bubca, 2011)</strong></p>
<p>Non si fermano (quasi) mai i <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/duodenumb">Duodenum</a></span>. E quando non hanno musica appena registrata nel cesso di casa, buttano fuori quella presa dal vivo. Come accade per questa cassetta (ancora, sì) sempre marchiata <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://bubcarecords.tk/">Bubca</a></span>, che immortala il live dello scorso aprile in occasione del festival <a href="http://borgataboredom.blogspot.com/"><span style="text-decoration: underline;">Borgata Boredom</span></a> a Roma.</p>
<p>Che dire&#8230; se nella scorsa cassetta &#8211; <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/01/duodenum-radical-chic-recensione/"><span style="text-decoration: underline;"><em>Radical Chic</em></span></a> &#8211; i due del duodeno avevano mostrato quasi un lato più soft, ci tengono a contraddirsi e smentirsi con violenza in questa uscita; già, perché questo live non ha pietà per niente e nessuno, ma soprattutto per le vostre orecchie. Un vero pantano di voce riverberata, chitarra fangosa, batteria inesistente, grida da ambulante di Scampia dopo una pistolettata al ginocchio, punk slabbrato come i maglioni di Giuliano Ferrara e blues talmente decomposto da far rivoltare le budella.</p>
<p>Che vi piaccia o no, i Duodenum hanno una loro etica e poetica, difficilmente digeribile ai più forse, ma netta, chiara, integerrima e &#8211; più di tutto &#8211; incurante delle cazzate di chi (me compreso) si prende la briga di parlare di loro. E ciò mi piace sempre molto&#8230; pensate questo: di sicuro i Duodenum non si lamenteranno se direte che vi fanno cagare. I mille gruppi rock pseudopunk e cazzi vari italiani invece saranno sempre pronti a far polemiche. &#8216;Nto culu.</p>
<p>PS: sul lato B del nastro, un elegante corso di inglese &#8211; che non fa mai male.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/w3-Z5dgo2Yo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/duodenum-live-borgata-boredom-cassetta-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La repubblica delle (tre) banane</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/05/trio-banana-baby-save-my-soul-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/05/trio-banana-baby-save-my-soul-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 May 2011 11:11:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Bubca]]></category>
		<category><![CDATA[cd-r]]></category>
		<category><![CDATA[lo-fi]]></category>
		<category><![CDATA[noise]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Trio Banana]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=7998</guid>
		<description><![CDATA[Trio Banana: Bubca records colpisce ancora, con un cd-r di lo-fi noise punk blues decisamente godibile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/05/banana.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8000" title="banana" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/05/banana.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Trio Banana &#8211; <em>Baby Save My Soul</em> (Bubca, 2011)</strong></p>
<p>Hey, vieni anche tu nei <a href="http://www.myspace.com/bubcarecords"><span style="text-decoration: underline;">Bubca</span></a> boys! Come dici? Sono casinisti, caciaroni, ubriachi e squinternati? Beh, ma dovrebbe essere il motivo per unirti a loro, cazzo. Ah, ok, non ti fidi di certa gente perché hai ascoltato una volta una cassetta dei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/duodenumb">Duodenum</a></span> e sei dovuto correre a confessarti per l&#8217;orrore. Allora tranquillo. Torna pure coi Rinco boys e salutaci caramente Alberto Castagna. Anche perché qui abbiamo di meglio da fare, tipo spararci il cd dei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/triobanana">Trio Banana</a></span>, nuova creatura dell&#8217;etichetta più ricercata dall&#8217;Interpol per violazione dei canoni della decenza più basilari. E buttala via&#8230;</p>
<p>50-copie-50, nel solito Bubca-formato cd-r, ma per la prima volta con copertina a colori, questo <em>Baby Save My Soul</em> è un rigurgito incontenibile di punk, noise, lo-fi e blues (e come avrebbe potuto essere diversamente?). La vera chicca è che rispetto alla media delle ultime uscite Bubca &#8211; avvelenate fino al midollo e schiumanti dalla bocca &#8211; nei Trio Banana si ravvisa la presenza di canzoni. Magari non costruite e cesellate finemente, ma l&#8217;impressione è che ci sia un tipo diverso di approccio, quasi ragionato. Diciamo almeno quanto un macrocefalo schizofrenico in acido possa essere ragionevole e progettuale.<br />
Questo per dire che sotto ai quintali di zozzeria lo-fi e alla registrazione da manicomio criminale c&#8217;è anche una certa consistenza e dei bei brani (davvero). Tanto che &#8211; orrore e bestemmia &#8211; verrebbe da chiedersi cosa ne uscirebbe se i nostri tre talebani registrassero leggemente meno in cessofonia.</p>
<p>&#8220;Il 2012 è dietro l&#8217;angolo&#8230; la fine è vicina e questa è la sua colonna sonora&#8221;. E sticazzi&#8230; forza Bubca.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/BMfOmLs0_dc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/05/trio-banana-baby-save-my-soul-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I ragazzi dello Zoo di Roma</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/04/white-zoo-records-speciale-giuda-transex-idol-lips-taxi-steaknives-silver-cocks/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/04/white-zoo-records-speciale-giuda-transex-idol-lips-taxi-steaknives-silver-cocks/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 09:06:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Monografie]]></category>
		<category><![CDATA[Bingo]]></category>
		<category><![CDATA[dischi]]></category>
		<category><![CDATA[etichetta]]></category>
		<category><![CDATA[Giuda]]></category>
		<category><![CDATA[glam rock]]></category>
		<category><![CDATA[Idol lips]]></category>
		<category><![CDATA[Lecce]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Silver Cocks]]></category>
		<category><![CDATA[Taxi]]></category>
		<category><![CDATA[The Steaknives]]></category>
		<category><![CDATA[Transex]]></category>
		<category><![CDATA[vinile]]></category>
		<category><![CDATA[White Zoo Records]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=7241</guid>
		<description><![CDATA[Speciale White Zoo Records: Giuda, Transex, Idol Lips... ma anche Steaknives e Silver Cocks. La crema della scena romana (e non), punk 77 (e non) per una label da seguire più che attentamente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/logo-White-Zoo-Records.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7245" title="logo White Zoo Records" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/logo-White-Zoo-Records.jpg" alt="" width="300" height="259" /></a>Negli ultimi 10 anni la capitale italiana del punk settantasettino è stata la stessa città che dal 1871 è la capitale della nostra sempre più bistrattata Repubblica. Non ci sono cazzi, amici. Dai Bingo in poi i gruppi romani, in Italia, sono stati nettamente i migliori nel dare forma e sostanza ai tre accordi più brutti e marci della musica. Invero lo scioglimento di Taxi e <a href="http://www.myspace.com/transexmusic"><strong><span style="text-decoration: underline;">Transex</span></strong></a> stava facendo vacillare questa certezza, ma nel frattempo hanno iniziato a farsi strada a sportellate i grandi <a href="http://www.idollips.it/"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Idol Lips</strong></span></a> che sono sì di Ceccano (FR) ma “romani” in tutto e per tutto. A tenere alta, o meglio eretta, la bandiera sono arrivati poi Silver Cocks e The Steaknives, due nuove band cattive, dure, perverse e per niente accomodanti, come il vero punk dovrebbe sempre essere.</p>
<p>Per farla breve, tutta ‘sta gentaglia &#8211; vecchia e nuova – della città eterna è stata “raccolta” oggi da un’etichetta discografica di Lecce chiamata <strong><a href="http://www.whitezoorecords.com"><span style="text-decoration: underline;">White Zoo</span></a></strong> che ha messo una mano sul cuore e l’altra nel portafogli e ha buttato fuori un vinile più bello dell’altro. Per sapere qualcosa in più di questa connection Roma-Lecce, ho scambiato quattro chiacchiere con i protagonisti, a partire da Sergio: il boss dell’etichetta.</p>
<p><strong>Perché White Zoo, come e dove siete nati, chi siete e, soprattutto, cosa volete da noi?<br />
</strong>White Zoo ronzava come marchio nella mia testa già da un po’ di tempo. Avevo fatto questo sogno dove mi ritrovavo catapultato in una sequenza di <em>Cristiana F. &#8211; Noi i ragazzi dello zoo di Berlino</em>, quella in cui David Bowie canta “Station To Station”. Sono cresciuto nel quartiere &#8220;ferrovia&#8221; di Lecce, una zona battuta dai transex (non a caso), teppistelli e da svariati drogati. Insomma, il Duca Bianco, la droga, lo zoo, la stazione, i travoni. Tutto torna, diciamo. Però nel sogno mi rompevo le palle e ricordo distintamente che desideravo un po’ di punk al posto di Bowie, andavo in cerca di emozioni forti evidentemente. Per carità, non fraintendermi, adoro zio David. Comunque sia, White Zoo mi sembrava un bel nome per una label di questo tipo. L&#8217;etichetta di fatto nasce a Lecce. Siamo attivi ufficialmente da un paio di mesi e fischia. Siamo in tre per adesso: io, Sergio &#8220;piggy&#8221; Chiari, il megadirettore galattico in pratica; Cristina Diez, che è la responsabile grafica, ha creato il logo, il sito e ha realizzato la copertina del 7&#8243; dei Transex, una talentuosa creativa. Poi c&#8217;è Stefano Materazzi, altro eccellente grafico, che si occupa della parte tecnica e che ha prodotto anche svariati siti fetish dei quali la rete è tempestata (enjoy!). Alla famiglia stanno per aggiungersi due altre eccellenti ragazze, ma non posso dire troppo per adesso. Una sarà la nostra donna all&#8217;estero e poi vi è un&#8217;altra fantastica mujer, che è introdotta negli ambienti punk che contano, e che dovrebbe occuparsi del booking visto che le nostre band sono decisamente ingestibili, pessimi soggetti, non gliene sbatte davvero niente, non vendiamo fumo. Cosa vogliamo da voi? Vogliamo solo farvi divertire con noi e abbrutirvi!</p>
<p><strong>Tra vecchie (Transex, Taxi/Giuda) e nuove leve (Silver Cocks, The Steaknives) vi siete concentrati sul punk di derivazione settantasettina della capitale…<br />
</strong>Beh, quel tipo di suono per quanto mi riguarda risponde a ciò che io intendo per punk rock, la contraddizione insita in quello che concepisco come PUNK: non solo il rock, ma anche la provocazione, la fascinazione estetica, l’aggressività e l’ambiguità, tutto questo era un valore per chi faceva punk rock nel &#8217;77 come nel &#8217;73. Ma questa mia riflessione non ha niente a che fare col purismo, semplicemente nasce da una mia convinzione &#8220;filosofica&#8221;, e cioè che l&#8217;essere umano è contraddittorio, il punk è intrigante come la nostra natura, che è complessa. Questo lo differenzia dall&#8217;hc e da altri generi musicali che ancora oggi sono anche più frequentati musicalmente. Il PUNK non ti fornisce un&#8217;identità precisa, ma ti sveglia, ti fa porre delle domande. Questo tipo di suono ha conservato la propria cattiveria e il proprio fascino e continua ad esercitarlo su persone dalle più differenti estrazioni musicali. Ti faccio un esempio concreto: non posso non citare i miei amici Natilbox e Dj Kosmik, dj techno e house che apprezzano queste band e vanno a vedersele in concerto magari, e comprano i loro dischi, perché in esse riconoscono quelle qualità di cui ti parlavo, l&#8217;elettricità e l&#8217;eccitazione, la violenza e la freschezza, la stessa che loro cercano frequentando magari altri generi musicali. La ritrovano in questi dischi perché queste band non sono &#8220;finte&#8221;, non sono una caricatura dei tic del punk da cartolina. Non si inculerebbero mai i Casualties, ma gli piacciono i Silver Cocks. È chiaro! Sono trasversali!<br />
Basta citare Transex e Taxi (ora Giuda) e sai perfettamente di cosa parlo. Nei primi anni zero convinto di queste loro qualità ho preso un puzzolente treno da Lecce, ho macinato km e sono andato a vedermeli al primo “Road To Ruins” in quel di Roma, come un novello Pasolini, splendida e misera città che non smette di incantarmi. Da allora queste persone fanno parte della mia vita e ne sto dando pienamente dimostrazione. Fatti, non parole. È stato dunque un processo molto naturale coinvolgere poi Steaknives e Silver Cocks. Questo per adesso: non produrremo solamente punk in stile &#8217;77 (e i Giuda non lo sono infatti), la nostra natura è troppo eccentrica, hahah! La qualità sonora poi delle creazioni musicali di queste band è di serie A, non esattamente &#8217;77. Chiedere conto al geniale Danilo Silvestri, produttore musicale del miglior disco rock del 2007, vale a dire <em>Yu Tolk Tu Mach</em> dei Taxi.</p>
<p><strong>L&#8217;unica gita fuori porta, per ora, l&#8217;avete fatta in Ciociaria dando alle stampe la versione in vinile del nuovo album degli Idol Lips.</strong><br />
È molto semplice, ci hanno contattati e ci hanno detto &#8220;manchiamo noi all&#8217;appello!&#8221;, ed era vero chiaramente. Ci hanno spedito il master, è la loro migliore uscita ed ha anche il nostro logo. Che dire? colpito e affondato!</p>
<p><strong>Mi pare che il &#8220;vostro dio&#8221;, come del resto il mio, sia il vinile: cercate di spiegare meglio agli infedeli cosa si perdono ascoltando musica nell&#8217;orrido formato cd o ancora peggio nel formato…<br />
</strong>Ahi ahi caro Manuel, non vorrei deluderti, ma non sono un purista del vinile. Quando il denaro me lo consente compro ambedue i formati, cd e vinile. Gli infedeli dovrebbero comprare il vinile? Certo! Io non potrei mai privarmi del suono caldo e gracchiante del vinile, che esalta i bassi ed è solido, ha un corpo tutto suo, estremamente pieno e sensuale, solletica il basso ventre. Ma tutti quanti, punk rockers, jazz listeners, techno minds e via elencando esaltano le qualità del vinile a scapito del cd. Sinceramente non potrei privarmi neanche della chiarezza del suono digitale: col cd mi metto a equalizzare all&#8217;infinito per raggiungere quella brillantezza della quale parlava Carmelo Bene a proposito della maniera in cui avrebbero dovute essere ascoltate le poesie di Dino Campana dalla sua viva (e morta) voce. Cazzo ho detto?! E poi me lo sparo in macchina! Comunque non me ne vogliate per questo&#8230; del resto stiamo producendo il cd del prossimo, imminente disco dei Giuda e anche quello del disco degli Steaknives: i ragazzini che non hanno un piatto a casa lo reclamano ai concerti! Possiamo noi non accontentarli?</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/cover-Transex.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7246" title="cover Transex" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/cover-Transex.jpg" alt="" width="300" height="304" /></a>Il primo vinile griffato White Zoo che s’è fatto un giro sul mio piatto è stato il 7” EP dei <a href="http://www.myspace.com/transexmusic"><strong><span style="text-decoration: underline;">Transex</span></strong></a>, <em>Heart of the State</em>. Quattro pezzoni che sono l’equivalente di una martellata sulle gengive tirata non al massimo della forza, ma che fa lo stesso un male cane e, soprattutto, produce danni irreparabili. Un dischetto assolutamente inaspettato visto che dei Transex si erano perse le tracce già da qualche anno. L’unico a far luce sulla sua “vera storia” non può che essere il Líder máximo Pierpaolo De Iulis.</p>
<p><strong>Sapevo che eravate morti per asfissia come Brenda, eppure mi ritrovo tra le mani questo vostro nuovo 7&#8243; rosa shocking…</strong><br />
Quello che ti ritrovi fra le mani è l&#8217;ultimo rantolo dei Transex. Un disco che raccoglie gli ultimi momenti di vita della band, scioltasi ufficialmente il giorno della morte della nostra amica Brenda, il 20 novembre 2009. Avevamo passato la nottata insieme a lei e Pietro. La mattina dopo è stato uno shock apprendere la notizia. Chi ha ucciso la nostra amica? Secondo noi Gianguarino Cafasso (il pappone delle trans nonché pusher deceduto per overdose lo scorso settembre, ndPier) non c&#8217;entra nulla. Hanno voluto affossare la responsabilità su questo uomo per poi ucciderlo, chiudendo così il caso. La risposta sta nell&#8217;hardisk del portatile di Brenda, maldestramente sabotato dopo la morte. Il computer custodiva infatti immagini che ritraevano la nostra amica, con personaggi noti e importanti, in situazioni compromettenti. Sergio della White Zoo Records, il nostro produttore, era come un fratello per Brenda e ha pensato bene di avventurarsi nel mondo della produzione discografica investendo i suoi capitali sulla band simbolo di “certe” notti capitoline: i Transex. Il suo è un atto d&#8217;amore verso l&#8217;universo trans, che troppo spesso è oggetto di violenza e discriminazione.</p>
<p><strong>Vedo che dietro i tamburi c&#8217;è il mio concittadino Larry quindi, seppur datate, suppongo si tratti delle ultimissime registrazioni dei Transex.</strong><br />
La svolta mistica di Alessandro, convertitosi alle dottrine di Bhagwan Sri Govinda e trasferitosi a Trevignano Romano, aveva lasciato un vuoto difficilmente colmabile da altri. L&#8217;arruolamento del giovane Larry è avvenuto per volontà del sottoscritto, che ha sempre riposto grande fiducia verso la realtà musicale teramana. Un piccolo universo “underground” di grande vitalità e tensione creativa.</p>
<p><strong>Dalla cover di “Fascist Dictator” dei Cortinas si passa a “Red Brigades”&#8230; amico, il tempo scorre ma tu rimani il solito vecchio punk comunista!<br />
</strong>Che ci vuoi fare, il tempo scorre inesorabile, ma la fede verso la causa invincibile del Socialismo rimane sempre alta. Anziché essere la mano invisibile del mercato a determinare le scelte economiche, devono essere gli uomini liberamente associati a stabilire cosa e come produrre, e come ripartire i beni prodotti. Non credo ci siano altre alternative per questa civiltà. Come diceva Carlo Marx &#8220;se non dividi la pagnotta, sei un figlio di mignotta&#8221; (<em>Das Kapital</em>, 1°libro, 1867).</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/cover-Giuda.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7247" title="cover Giuda" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/cover-Giuda.jpg" alt="" width="300" height="305" /></a>Altro graditissimo ritorno – e, credetemi non è una frase fatta – è quello degli ex Taxi, dopo la prematura scomparsa del batterista Francesco nel giugno del 2007. Si sentiva proprio la loro mancanza perché i Taxi sono stati la migliore punk band italiana di sempre, almeno per quanto mi riguarda. Non è un caso che siano stati tra i pochi (se non gli unici) alle prese col punk ‘77 ad incidere in modo continuativo per un’etichetta americana con le palle come la Dead Beat e a fare un paio di importanti tour negli States. Ora si fanno chiamare <a href="http://www.myspace.com/giudaroma"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Giuda</strong></span></a> e sparano proiettili acuminati di glam r’n’r capaci di far sciogliere all’istante un iceberg. Ho chiesto al chitarrista di poche (ma buone) parole, Lorenzo, lumi sul presente e sul futuro del gruppo.</p>
<p><strong>- Sono davvero felice che siate tornati per restare: so che è in cantiere l’album&#8230;<br />
</strong>Proprio così, tra non molto uscirà un altro singolo per Surfin&#8217; Ki e un LP per l&#8217;americana Dead Beat Records che verrà presentato a Roma il 28 maggio.</p>
<p><strong>I gruppi punk di una volta si imborghesivano e approdavano alla new wave, voi siete andati a ritroso riscoprendo, nel vostro primo singolo, la parte più gioiosa del glam r&#8217;n'r, spargendo zucchero filato (“Get It Over”) a muso duro (“Kidz Are Back”).<br />
</strong>Personalmente, sono da sempre un fan accanito di band come Slade, Sweet, Hello, Sparks etc. Circa dieci anni fa, poi, ho cominciato ad appassionarmi ai gruppi glam europei minori, il cosidetto Junk Shop Glam (ho anche un blog a riguardo, <strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://proudfootsound.blogspot.com/">proudfootsound.blogspot.com</a></span></strong>), quindi dopo aver deciso che non avremmo più suonato pezzi dei Taxi, la scelta del nuovo &#8220;sound&#8221; è stata quasi naturale. Dead Beat ha detto che i Giuda sono la &#8220;naturale evoluzione dei Taxi&#8221;, e poi&#8230; riesci ad immaginarci a suonare new wave?</p>
<p>Nell’accingermi a salutarvi, mi scuso con voi e con i diretti interessati per non aver scritto neanche una riga sugli album di Silver Cocks e The Steaknives. La verità è che non ho avuto ancora il piacere di ascoltarli; ça va sans dire che rimedierò a breve, anche perché ho apprezzato molto i 7” delle due band romane pubblicati un paio di anni fa dalla statunitense <a href="http://www.zodiackillerrecords.com"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Zodiac Killer Records</strong></span></a>.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/cover-Idol-Lips.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7248" title="cover Idol Lips" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/cover-Idol-Lips.jpg" alt="" width="300" height="304" /></a>Chiudo questo pezzo-tributo dedicato alla White Zoo Records e alla (vera) scena punk romana con i “forestieri” <a href="http://www.idollips.it"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Idol Lips</strong></span></a> che hanno appena sfornato il loro secondo disco dal programmatico titolo <em>Scene Repulist</em>i. Non lo faccio mai, ma questa volta mi permetto la licenza di autocitarmi, riportando ciò che ho scritto altrove a proposito di questo fantastico album: “L’esordio del 2006, <em>Too Much For The City</em>, aveva la forza dirompente di una martellata sui denti che manda in frantumi incisivi e canini in un solo colpo. Difficile ripetersi, se non al limite dell’impossibile. Questi ragazzi ciociari, nel frattempo divenuti un quartetto col chitarrista Tony Volume passato alla voce principale, ce l’hanno fatta alla grande mostrandoci che il punk può ancora essere eversivo ma anche dannatamente maturo […] Gli Idol Lips sono una perfetta macchina da guerra che va dritta per la sua strada, sbranando a morsi il proto-punk dei New York Dolls e poi pulendosi con i lustrini e le paillettes del glam.” C’è davvero poco da aggiungere, se non che nell’album ci sono anche due misconosciute e bellissime cover tutte da scoprire. La prima è &#8220;Soul Power&#8221;, un pezzo del 1982 dell’ex frontman di F-Word e Negative Trend, Rik L. Rik, morto nel 2000 a soli 39 anni. La seconda è ancora più oscura, si tratta di &#8220;Rockin’ on a Rock&#8221; dei romani Fire che suonarono proprio questo pezzo nel film con Tomas Milian &#8220;Delitto sull&#8217;autostrada&#8221;. Le battute che seguono le ho scambiate col bassista Luca.</p>
<p><strong>Il titolo dell&#8217;album è tutto un programma, a cosa alludete? Ci entra anche il fatto che siete rimasti in quattro cambiando la voce?<br />
</strong>Sei proprio cattivo (si scherza!)… no, l’abbandono del cantante e il cambio di formazione non c’entrano niente con il titolo. Scene repulisti è quello che ha subito il punk rock (quello vero) negli ultimi tempi, ormai è talmente fuori moda che è uscito da qualsiasi circuito. E poi capirai, noi veniamo dalla provincia, e a volte riuscire ad organizzare solo un concerto è un’impresa. Il rock’n’roll sembra non far battere il cuore più a nessuno. Se già qualche anno fa i Dictators si chiedevano chi avrebbe salvato il Rock’n’roll… Per fortuna ci sono persone (o supereroi?) come Sergio di White Zoo, con tutte le “persone informate sui fatti”, che cercano di “salvare il mondo un disco alla volta”.</p>
<p><strong>Siete cresciuti molto nel songwriting senza perdere nemmeno un grammo della vostra &#8220;forza punk&#8221;. Mi pare che <em>Scene Repulisti</em> sia un album molto quadrato e più a fuoco del precedente…<br />
</strong>Paradossalmente da quando suoniamo in quattro siamo molto più “quadrati”, con le spalle al muro gli Idol Lips tirano fuori il meglio. Il disco è stato concepito tutto nel giro di quest’ultimo anno, abbiamo trovato (o perfezionato) la nostra sintonia, siamo più affiatati. Abbiamo lavorato tanto sui pezzi, ma è stato molto più facile rispetto ai dischi precedenti, proprio perché sapevamo tutti e quattro dove volevamo andare, che tipo di pezzi volevamo fare… quando siamo entrati in studio per registrarlo avevamo tutto già in mente, non è stato lasciato nulla al caso, tant’è che tutto il disco è stato registrato in meno di una settimana: questo è il punk rock, almeno noi così lo intendiamo, si trattava solo di portare su un pezzetto di vinile l’energia che tiriamo fuori sul palco. Ti confesso che siamo molto soddisfatti di come è venuto fuori poi in concreto. È vero, il disco è più “a fuoco”, ma è anche molto più “raffinato” (se non ruffiano, nel senso buono del termine) rispetto ai precedenti, i pezzi hanno una struttura più New York Dolls (se ci scusi l’immodestia del paragone) rispetto alle altre nostre cose. Considera questo: dopo aver registrato la chitarra Tony Volume è volato a New York e ha portato un nostro disco e un paio di bacchette sulle tombe di Johnny e Jerry: il tributo è pagato.</p>
<p><em>[Vai alla seconda parte dello speciale: <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/white-zoo-records-speciale-steaknives-silver-cocks/"><strong>QUI</strong></a>]</em></p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/_wPS-9KAj6o" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/_snAlnlfWGE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/LMhMntMJy-o" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/04/white-zoo-records-speciale-giuda-transex-idol-lips-taxi-steaknives-silver-cocks/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cannoli al gusto lametta</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/02/bobsleigh-baby-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/02/bobsleigh-baby-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 16:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Bobsleigh Baby]]></category>
		<category><![CDATA[bubblegum]]></category>
		<category><![CDATA[cd]]></category>
		<category><![CDATA[folk]]></category>
		<category><![CDATA[garage]]></category>
		<category><![CDATA[Jeetkune]]></category>
		<category><![CDATA[pop]]></category>
		<category><![CDATA[post punk]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=6640</guid>
		<description><![CDATA[Il garage pop punk folk post punk lieve e minaccioso dei Bobsleigh Baby vi si fisserà al cranio. Parola di zombie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/02/bobs.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6644" title="bobs" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/02/bobs.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Bobsleigh Baby &#8211; s/t (Jeetkune, 2011)</strong></p>
<p>I romani (ma solo di base, essendo i quattro membri sfollati di varia estrazione e provenienza geografica) <a href="http://www.myspace.com/bobsleighbaby"><strong>Bobsleigh Baby</strong></a> hanno già avuto il pollice alto e l&#8217;imprimatur di <em>Blow Up</em>, <em>Rumore</em> e <em>Vice Magazine</em> con recensioni più che positive. A me personalmente non impressiona molto la cosa, però mi rendo conto che ha il suo valore e che costituisce un selling point non trascurabile. E non nascondo neppure che ho dovuto vincere un po&#8217; di stronzaggine prima di convincermi ad ascoltare il disco senza pensare &#8220;Vabbé, sarà roba che non mi piace&#8221;; e sbagliavo. Oggettivamente anche.</p>
<p>Il garage pop punk folk &#8211; con un paio di schizzi di post punk &#8211; della band è intrigante, per non dire ammaliante. L&#8217;elemento più fascinoso è la sensazione di pericolo che alberga in brani che superficialmente sono tutt&#8217;altro che estremi. La minaccia è sottile e un po&#8217; paranoica, come il pensiero che nel tuo cannolo siciliano possa esserci una lametta arrugginita rotta in due; come l&#8217;idea che nelle ultime gocce del tuo terzo cuba libre potesse esserci un abbondante spruzzata di topicida.<br />
E&#8217; tutta una questione di suoni &#8211; vintage, ruvidi e crepuscolari, senza eccessi né vomitevoli modernerie &#8211; e di amalgama.</p>
<p>Dagli Archies ai Gun Club, passando per Magazine, Violent Femmes e Monks&#8230; capita l&#8217;antifona?</p>
<p>Disco della settimana. Almeno.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/rRh-FVHkZ7Y" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/02/bobsleigh-baby-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La cantina del rock colpisce ancora</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/10/la-cantina-del-rock-programma-radio-ritorna/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/10/la-cantina-del-rock-programma-radio-ritorna/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 06:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[blues]]></category>
		<category><![CDATA[Bob Colella]]></category>
		<category><![CDATA[Delta blues]]></category>
		<category><![CDATA[download]]></category>
		<category><![CDATA[garage]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[La cantina del rock]]></category>
		<category><![CDATA[Monografie]]></category>
		<category><![CDATA[mp3]]></category>
		<category><![CDATA[podcast]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[radio]]></category>
		<category><![CDATA[Radio Popolare]]></category>
		<category><![CDATA[rock'n'roll]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=5399</guid>
		<description><![CDATA[Ebbene sì: dopo un periodo sabbatico, i nostri amici di La cantina del rock sono tornati in onda. E voi sapete che dovreste ascoltarli.
A partire dall&#8217; 8 ottobre, ogni sabato, il programma è in diretta dagli studi di Radio Popolare Roma con un’ora di musica, interviste, notizie su concerti e rockitudini varie. E per chi non abita nei dintorni della capitale, non c&#8217;è problema perché ogni puntata è anche in streaming web &#8211; e poi disponibile in podcast (in formato mp3)&#8230; insomma non ci sono scuse.
Come dicono i due conduttori ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/terr.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5405" title="terr" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/terr.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Ebbene sì: dopo un periodo sabbatico, i nostri amici di <strong><a href="http://www.lacantinadelrock.tk/">La cantina del rock</a></strong> sono tornati in onda. E voi sapete che dovreste ascoltarli<span id="more-5399"></span>.</p>
<p>A partire dall&#8217; 8 ottobre, ogni sabato, il programma è in diretta dagli studi di <strong><a href="http://www.radiopopolareroma.it/">Radio Popolare Roma</a></strong> con un’ora di musica, interviste, notizie su concerti e rockitudini varie. E per chi non abita nei dintorni della capitale, non c&#8217;è problema perché ogni puntata è anche in streaming web &#8211; e poi disponibile in podcast (in formato mp3)&#8230; insomma non ci sono scuse.</p>
<p>Come dicono i due conduttori Bob e Lev: &#8220;Ogni  settimana scenderemo nelle cantine a pescare ottime bottiglie, magari  blues di Chicago ’50, garage texano ’60, o piuttosto qualche ottima  annata tipo 1977 o cabernet di sound australiano. Contemporaneamente  saremo in strada su qualche scalcagnato furgone a scorrazzare per le  autostrade della musica underground, tra band autoprodotte a colpi di  viscerale do-it-yourself&#8221;. Non avete un po&#8217; di acquolina in bocca? Ottimo, allora potreste iniziare a scaricare la prima puntata <a href="http://www.e-x-p.it/mp3/01rp.mp3"><strong>QUI</strong></a>, tanto per placare la bava copiosa (l&#8217;archivio intero delle puntate, comprese quelle degli scorsi anni, è a questo indirizzo: <a href="http://www.lacantinadelrock.tk/"><strong>www.lacantinadelrock.tk</strong></a>).</p>
<p>Per segnalazioni di gruppi, concerti, iniziative e per inviare materiale in vinile, cd o cassetta contattate Bob (<a href="mailto:bobcolella82@gmail.com"><strong>bobcolella82@gmail.com</strong></a>). E, per i più completisti, La cantina del rock è anche su <a href="http://www.facebook.com/pages/la-cantina-del-rock/225380591903?ref=ts"><strong>Facebook</strong></a> e <a href="http://www.myspace.com/cellaradio"><strong>MySpace</strong></a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/10/la-cantina-del-rock-programma-radio-ritorna/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
<enclosure url="http://www.e-x-p.it/mp3/01rp.mp3" length="10589980" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Disordine nuovo</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/03/new-disorder-hollywood-burns-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/03/new-disorder-hollywood-burns-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Selaschetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[emo]]></category>
		<category><![CDATA[Hollywood Burns]]></category>
		<category><![CDATA[metal]]></category>
		<category><![CDATA[Muse]]></category>
		<category><![CDATA[New Disorder]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Wynona]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=2678</guid>
		<description><![CDATA[New Disorder – Hollywood Burns (Wynona Digital, 2009)

I New Disorder, sono la classica  band che mi spiazza. E questo perché la musica del loro  album di esordio Hollywood Burns non è di quel genere che più  mi piace, ma bisogna ammettere che la suonano pur bene.
Questo gruppo di ragazzi romani,  assieme da pochissimo (2009), si definisce una alternative-rock band,  ma secondo me la definizione è poco calzante e non rende appieno il  loro genere. Certo, se con il termine “alternativo” s’intende  che la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/03/ns.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2699" title="ns" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/03/ns.jpg" alt="ns" width="300" height="300" /></a>New Disorder – <em>Hollywood Burns</em> (Wynona Digital, 2009)<br />
</strong></p>
<p>I <strong><a href="http://www.myspace.com/newdisorderband">New Disorder</a></strong>, sono la classica  band che mi spiazza. E questo perché la musica del loro  album di esordio <em>Hollywood Burns</em> non è di quel genere che più  mi piace, ma bisogna ammettere che la suonano pur bene.<span id="more-2678"></span></p>
<p>Questo gruppo di ragazzi romani,  assieme da pochissimo (2009), si definisce una alternative-rock band,  ma secondo me la definizione è poco calzante e non rende appieno il  loro genere. Certo, se con il termine “alternativo” s’intende  che la musica che fanno non li farà diventare ricchi e famosi, sono  abbastanza d’accordo, anche se un dubbio mi resta sentendo la voce  del cantante (Fran) che in alcuni pezzi sembra molto ispirata a quella  di Matthew James Bellamy, il leader di quei Muse che tutto sommato sono  riusciti a guadagnare anche un discreto successo commerciale.</p>
<p>La loro musica però, più che  alla grande famiglia del rock alternativo, a mio avviso appartiene a  quella del metal, e in particolare a quella forma di metal melodico  tra Helloween ed emo metal. A farmi venire in mente questa associazione  ci sono alcuni elementi &#8211; come ad esempio il suono della chitarra e della  cassa, oltre ad alcuni virtuosismi vocali (in “Hollywood Burns” ed  “Escape” ad esempio”). E il timbro del Metal emerge anche nella  sua versione ballad in pezzi come “Escape (part II)”, la cui linea  melodica mostra una vena creativa non banale.</p>
<p>Resta sull’album una patina di  già ascoltato: a questo punto occorre capire se in futuro il gruppo  potrà e vorrà emanciparsi dal timbro dei Muse che appare davvero troppo  evidente soprattutto in alcuni brani (ad esempio “Sick Feeling As  you”).</p>
<p>Ne esce comunque un bel miscuglio  di generi diversi, suonato e cantato bene, senza alcun effetto di  inglese  maccaronico, con il minino comune denominatore di una buona capacità  creativa e di una volontà di sperimentare anche con i suoni.</p>
<p>Certo l’effetto Vocoder inserito  ad esempio in “Blu(e) Skies”, quello tanto abusato da Cher nella  fase finale della sua centennale carriera, forse è un po’ troppo.<br />
Ma se nel mondo fanno cantare degli  ex principi sfiatati con evidenti necessità di far cassa per pagare  i vizi dei loro genitori, non trovo corretto sparare su questi onesti  ragazzi di Roma per qualche barocchismo, vizio di gioventù.</p>
<p>Finché Cher vita Cher speranza  (e mi batto le mani da solo per questo simpatico calembour).</p>
<p>In bocca al lupo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/03/new-disorder-hollywood-burns-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

