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	<title>Black Milk Magazine &#187; rock&#8217;n&#039;roll</title>
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		<title>Ghostrepellers</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 10:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Prinzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[To Repel Ghosts: rock'n'roll, wave, post punk, post stoner e noise rock per amanti dei sapori decisi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/02/trg.jpg"><img src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/02/trg.jpg" alt="" title="trg" width="300" height="300" class="alignleft size-full wp-image-10639" /></a><strong>To Repel Ghosts – s/t (Viva! Records, 2011)</strong></p>
<p>Uscito sul finire del 2011, il debutto omonimo dei varesini <a href="http://www.myspace.com/torepelghostsband" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">To Repel Ghosts</span></a> (Vincenzo Morreale, Francesco Schirru e Federico De Bernardi) si lascia apprezzare per un motivo in particolare: l&#8217;originalità.</p>
<p>Senza inventare nulla – e chi lo fa più, ormai – il trio lombardo coniuga i propri riferimenti musicali in un&#8217;alchimia di suoni che vanno a costruire uno stile sicuramente personale: un po&#8217; di rock&#8217;n'roll nervoso e squadrato, un tocco di wave oscura come la pece, quella degli Ottanta deprimenti ed esistenzialisti di Bauhaus e Sister Of Mercy (da cui riprendono una certa ossessività ritmica, anche se poi essa viene declinata in una maggiore aggressività esecutiva), ma anche il post punk nervosetto e con la tigna al culo dei Wire, il post stoner dei Queens Of The Stone Age (ascoltare il riff di apertura della title track e l&#8217;articolarsi “robotico” della struttura del brano) ed infine una certa cattiveria e spigolosità del noise rock più intransigente di scuola americana.<br />
Roba, insomma, per chi del rock ama gli aspetti più crudi e sanguigni coniugati con una vena che non si sbaglia a definire sperimentale, senza nessuna concessione al refrain che acchiappa o al riff in 4/4 che si fa ricordare e ti fa battere il piedino: esplicativa, in questo senso, la scelta dei nostri di mettere in scaletta una cover dei Flipper, la riuscitissima &#8220;The Way Of The World&#8221;.</p>
<p>Debutto riuscito, in cui i To Repel Ghosts dimostrano già di avere le idee ben chiare su dove condurre la loro musica: auguri e figli maschi.</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/ld-KNCDhxI8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Never trust a indie</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/gradinata-nord-never-trust-a-indie-recensione/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 17:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riecco i Gradinata Nord con un cd di chicche: 18 brani live (di diversi periodi) e il primo split ep tutti raccolti insieme. Per fan e guerrieri dello sleazy rock da stadio ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/gn.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10464" title="gn" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/gn.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Gradinata Nord &#8211; <em>Never Trust a Indie</em> (BaCio, 2011)</strong></p>
<p>Che i <a href="http://www.gradinatanord.eu/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Gradinata Nord</span></a> siano miei amici non è un segreto. Ci conosciamo da quasi 20 anni Claudio (il batterista, nonché losco personaggio che stava dietro alla fanzine leggendaria Nessuno Schema) ed io, tanto per darvi l&#8217;idea della faccenda. Quindi chi vuol pensare male, lo faccia pure e morta lì.</p>
<p>Detto questo, è con grande piacere e una certa ilarità (visto che oltre a essere dei rocker di razza mi divertono anche molto) che mi sono trovato nella cassetta delle lettere la nuova uscita targata BaCio Records &#8211; con sede nelle Kayman, ovviamente: un cd che nella grafica e nel titolo cita un famoso bootleg dei Pistols. Attenzione, però, perché non si tratta del nuovo disco dei GN, ma di un lavoro dedicato ai veri fan. <em>Never Trust a Indie</em>, infatti, è da interpretare come un compendio all&#8217;<a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/05/gradinata-nord-valtellina-boyz-cd-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">album uscito nel 2010</span></a> e contiene un po&#8217; di chicche del passato recente e remoto.<br />
Si parte con i cinque brani dello split del 2002 con i Rebelde; poi c&#8217;è quasi tutto il concerto di ritorno della band dopo sette anni di pausa (del settembre 2010, che ha circolato in edizione limitatissima e con più pezzi in versione cd-r &#8211; e io ne sono orgoglioso possessore); a seguire sei pezzi di un live di aprile 2000, con ben quattro cover; infine un brano solo tratto dal primissimo concerto del gruppo, nel gennaio 2000.</p>
<p>E&#8217; interessante ascoltare questo cd seguendo l&#8217;ordine suggerito dalla cronologia dei brani, piuttosto che quello della scaletta vera e propria; in questa maniera si coglie l&#8217;arco dei Gradinata Nord che, pur fedeli a un&#8217;estetica e a un&#8217;attitudine street-oi da sempre, mostrano diverse sfaccettature sonore a seconda delle epoche considerate. Abbiamo gli esordi all&#8217;insegna del più violento e Nabat-iano oi punk: nichilismo, stadio, rabbia working class, pezzi punk tirati con tendenza a tratti hardcore (non per nulla, dei sette brani più antichi, tre sono cover dei Nabat, uno degli Erode e uno degli Agnostic Front). Poi c&#8217;è l&#8217;evoluzione del 2002, quando il seme dello street punk inizia a germogliare e a scoprirsi ibridato con il rock e l&#8217;heavy: inni da ultras avvelenati, con potenti scariche di hard rock primordiale e qualche notevole citazione metallica (non ultima la cover di &#8220;Carry On&#8221; dei Manowar, ribattezzata &#8220;Carry Oi!&#8221;). E, per finire, ci sono i GN dell&#8217;ultimo periodo, quelli del &#8220;rock da stadio&#8221; in cui le influenze più svariate e &#8211; sulla carta, almeno &#8211; improbabili si amalgamano per dare vita a pezzi che come minimo ti restano in testa per una settimana già dopo il primo ascolto; qui dentro ci sono tanto gli Heartbreakers quanto i Motley Crue, gli AC/DC e i Cockney Rejects, i Motorhead e i Dead Boys, i Manowar e i Faces&#8230; del resto è noto, non si risparmiano certo colpi quando c&#8217;è da tirar fuori un inno. E i GN lo sanno bene.</p>
<p>Ultima considerazione: il live del 2010 ci mostra i Gradinata in gran spolvero, con un piglio incazzoso e tagliente che dal vivo non è per niente facile mantenere.</p>
<p>Se già li conoscevate, <em>Never Trust a Indie</em> è senza ombra di dubbio un acquisto obbligato per avere anche questo nuovo tassello della discografia dei rocker valtellinesi. Se siete neofiti, il consiglio è di abbinarlo al cd <em>Valtellina Boyz</em>, per avere solide basi di ascolto ed entrare nel magico mondo dello sleazy rock da stadio gridando i cori più giusti senza sbagliare nemmeno una parola.</p>
<p><center><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/TGnCF_rb5Rc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Musicismo cronico</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 07:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Selaschetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra beat, garage e r'n'r ecco i Lem Motlov, al loro secondo ep. Con un pizzico di ironia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/lem.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10372" title="lem" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/lem.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></strong><strong>Lem Motlow &#8211; </strong><strong><em>Musicismo</em> (2011, autoprodotto)</strong></p>
<p>Il <em>Musicismo</em> è una, non rara, forma di disturbo mentale che può colpire chi suona nei gruppi musicali. Spiegarlo a parole è molto difficile, dato che è una sindrome vile che richiede un certo occhio e una certa esperienza per scovarne i primi sintomi nei poveracci colpiti da questa piaga moderna. Diciamo che se bazzicate le fumose sale prove o gli improvvisati palchi di qualche concerto non proprio di cartello, ne avrete di sicuro colto qualche segnale nel sentire il chitarrista gridare al fonico (in gergo, quello che vi danneggerà la riuscita del concerto con la sua gestione dei volumi da incompetente) mi dai un po’ più di PRESENCE sulla spia. E’ importante, qui, sottolineare come non è solo importante la richiesta, ma anche la faccia con cui l’aspirante rockstar proferisce questa richiesta.</p>
<p>Altra forma di musicismo, molto comune durante i concerti di gente che ancora di deve fare (e non è detto che ciò accadrà mai), la richiesta allo sparuto pubblico presente di accompagnare il ritmo con le mani: confesso che mi sento molto a disagio quando mi capita di vedere questo fenomeno, soprattutto quando, e succede sempre, nessuno si caga questa richiesta a parte le fidanzate e le mamme dei musicisti sul palco e se poi prima di farlo dedicano proprio a loro questo pezzo, be’ allora chiamate pure la neuro che c’è pericolo anche per la vostra incolumità.</p>
<p>Il musicismo, in attesa di un suo inserimento tra le voci di Wikipedia (ma ne trovate una definizione più estesa proprio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lem-motlow.com/musicismo.html" target="_blank">qui</a></span>, è quindi tutto quello che non serve alla musica ma solo a nutrire l’ego smisurato di chi si trova a giocare in questo mondo divertente. Oltre a questo è anche, da pochissimo, il titolo del nuovo EP dei <a href="http://www.lem-motlow.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Lem Motlow</span></a>, gruppo astigian-torinese, adepti del garage punk da una un bel po’ di annetti.</p>
<p><em>Musicismo</em> esce dopo neanche troppo tempo dal loro primo EP &#8211; <span style="text-decoration: underline;"><a href="../2010/09/lem-motlow-potevamo-farlo-piu-veloce-ep-recensione/" target="_blank"><em>Potevamo farlo più veloce</em></a></span> &#8211; e contiene quattro pezzi di varia impronta creativa, con un certo filo conduttore dettato dall’ironia e l’intelligenza dei testi (&#8220;che dire, Francis lascia la solita 50 Euro sul tavolo che ho sete&#8230;&#8221;<em>) </em>e dal richiamo tra beat, garage e roccheroll. Rispetto alla loro prima esperienza si avverte un netto miglioramento di tutto il pacchetto: i suoni sono meno compressi e più complessi, la capacità compositiva è cresciuta come dimostra un pezzo come “Abitudinario” dai richiami un po’ alla Kinks di “Sunny Afternoon” o la più recente “The Importance of Being Idle” degli Oasis o il pezzo “Recessione”, tra i brani dal carattere meno “allegro” e più punkeggiante del loro repertorio. A completare il tutto “Fer-Net”, un bel digestivo beat (chiedo scusa a tutti per questa battuta&#8230;) e il <em>divertissement</em> “Alle medie”, con il suo incedere da rock and roll da festa anni Sessanta e ballo del mattone.</p>
<p>A mio avviso pezzi come “Abitudinario” e “Recessione” portano su due percorsi evolutivi ben diversi, entrambi interessanti e validi, ma dire quale sia il migliore solo il futuro e il gruppo ce lo sveleranno. Comunque se volete davvero ascoltare i pezzi li trovate su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://soundcloud.com/lem-motlow/sets/musicismo" target="_blank">Soundcloud</a></span>.</p>
<p>I Lem Motlow suonano spesso a Torino, Asti e dintorni e stanno cercando un produttore per tentare di spiccare definitivamente il volo (verso quali lidi non si sa). Astenersi perditempo, citofonare Francis.</p>
<h5>Attenzione: questi brani contengono musicismo, maneggiare con cura e in caso di contagio contattare un medico o un esorcista. AUT. MIN. RIC. DLG 29/1985.</h5>
]]></content:encoded>
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		<title>Aspettando Primavera Beat 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 17:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ha - per semplici motivi anagrafici - la tradizione del Festival Beat di Salsomaggiore, ma Primavera Beat catalizza l'attenzione di appassionati e fan. Abbiamo intervistato il patron Coluccio - man of wealth and taste...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/primbeafly.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10236" title="primbeafly" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/primbeafly.jpg" alt="" width="320" height="448" /></a>Chi si interessa di Sixties ed è un pochino nel &#8220;giro&#8221;, facilmente ha partecipato a una o più edizioni di <a href="https://www.facebook.com/events/209525042454852/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Primavera Beat</span></a>, il festival (che a marzo 2012 giungerà al suo sesto appuntamento) che si svolge ad Alessandria ogni primavera &#8211; come il nome suggerisce.<br />
Non ha &#8211; per semplici motivi anagrafici &#8211; ancora la tradizione del più consolidato Festival Beat di Salsomaggiore, ma catalizza l&#8217;attenzione di appassionati e fan, che non mancano di rispondere al richiamo del Sixties.<br />
In vista della prossima edizione &#8211; i prossimi 16-17-18 marzo &#8211; abbiamo fatto quattro chiacchiere con il big boss di Primavera Beat, il mitico Salva. A lui la parola, dunque.</p>
<p><strong>Racconta qualcosa di te ai lettori che non ti conoscono: come nasce il tuo coinvolgimento nella musica, quale è il tuo passato musicale e in cosa consiste il tuo presente&#8230;<br />
</strong>Mi chiamo Salvatore Coluccio, sono nato ne 1966, vivo ad Alessandria da oltre 40 anni. Il mio coinvolgimento con la musica nasce negli anni Ottanta, frequentando il centro sociale Polvere di Alessandria, che raccoglieva in quel periodo giovani che volevano avere un approccio diverso con la musica,  organizzando concerti, producendo demo. Nella metà degli anni Ottanta Alessandria era protagonista nella neonata scena hardcore-punk italiana, mettendo sul piatto il centro sociale Polvere &#8211; poi diventato Subbuglio &#8211; e band locali capitanate dai Peggio Punx. Il mio passato musicale è soprattutto da ascoltatore di concerti e da organizzatore: ho iniziato al centro sociale Subbuglio, poi continuato al centro sociale Forte Guercio e al Circolo Culturale Palomar di Valenza. Oggi il mio lavoro è organizzare eventi in ambito commerciale (convegni, fiere, manifestazioni ) con lati anche musicali, come l&#8217;esempio di Primavera Beat.</p>
<p><strong>Primavera Beat quando nasce e con che intenti? Spiegaci anche la radice del nome, che di primo acchito ricorda l&#8217;ingenuità degli anni Sessanta: è voluto?</strong><br />
Primavera Beat nasce nell&#8217;inverno del 2006, durante una chiacchierata con appassionati di rock&#8221;roll anni Sessanta; la prima edizione è stata organizzata nel marzo del 2007 al Teatro Macallè di Castelceriolo, alle porte di Alessandria. Gli intenti della manifestazione erano e sono quelli di creare un evento in Alessandria che riesca ad aggregare pubblico locale e dalle altre regioni confinanti, di valorizzare luoghi (come è stato con il Teatro Macallè), di coinvolgere la città e la provincia e &#8211; per quanto riguarda i protagonisti musicali &#8211; creare dei propri eventi nella manifestazione stessa. Il nome Primavera Beat è nato per lo svolgimento temporale del Festival ( la manifestazione si svolge a marzo) e richiamando lo spirito e l&#8217;ingenuità degli anni Sessanta.</p>
<p><strong>In cosa si differenzia Primavera Beat &#8211; se differenze ci sono &#8211; da iniziative analoghe come il Bus One e il Festival Beat? Vi fate concorrenza o collaborate?</strong><br />
Primavera Beat, dal punto di vista organizzativo e di intenti, non credo abbia molte differenze con il Festival Beat. Queste manifestazioni vogliono promuovere lo spirito musicale e sociale degli anni Sessanta, riportandolo ai giorni nostri con aggiornamenti e spunti di attualità. Primavera Beat è nata sei anni fa e subito ha collaborato con le altre realtà di questo settore musicale: la collaborazione è importante per far crescere il festival stesso e il cosiddetto &#8220;movimento&#8221;.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/Primavera-Beat-Festival-Vol.-5-The-Creeps-2011..jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10237" title="Primavera Beat Festival Vol. 5 The Creeps 2011." src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/Primavera-Beat-Festival-Vol.-5-The-Creeps-2011..jpg" alt="" width="572" height="381" /></a>Parlaci dell&#8217;edizione che ci sarà a marzo 2012: è già definitiva la scaletta delle band? Dove si svolgerà e chi suonerà?</strong><br />
Come dicevo in precedenza, Primavera Beat è nata per valorizzare luoghi e coinvolgere la città di Alessandria: con questi intenti il Festival nel 2012 si trasferisce nel centro della città, per coinvolgere ancora di più il territorio. Il festival si svolgerà il 16-17-18 marzo 2012 all&#8217;interno dell&#8217;Ex Caserma Valfrè, con importanti novità di crescita. Stiamo cercando di organizzare un festival che sia visibile in città e coinvolgere il tessuto proponendo eventi durante il giorno che siano da collante tra festival e Alessandria. Per quanto riguarda la scaletta delle band, stiamo completando il cartellone: dagli Stati Uniti arrivano The Woggles, band nata negli anni Novanta ad Atlanta che propone un raffinato garage-soul; saranno protagonisti anche i Rookies, formazione piacentina che renderà un omaggio agli olandesi <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/05/outsiders-by-insiders-libro-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Outsiders</span></a>, con la presenza dello storico chitarrista della band Ronnie Splinter come ospite. E a proposito di anniversari, i milanesi <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/09/pretty-face-aint-going-to-hell/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Pretty Face</span></a> ricorderanno il 50° anniversario dei Rolling Stones (1962-2012). Sarà sul palco anche la band dei <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/giuda-racey-roller-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Giuda</span></a>, da Roma, tra le sorprese piu interessanti del panorama rock&#8217;n'roll italiano dell&#8217;ultimo periodo. A completare il cartellone dj nazionali e internazionali&#8230; e probabilmente ancora una band straniera da annunciare.</p>
<p><strong>Che tipo di macchina organizzativa e sforzo comporta l&#8217;organizzazione di un evento simile? In breve: quanta gente ci lavora e come viene gestito il tutto? E soprattutto&#8230; chi ve lo fa fare? (Scherzo)<br />
</strong>Primavera Beat ha una macchina organizzativa di quattro persone e molti volontari in fase di promozione e di realizzazione. Il tutto parte praticamente il giorno dopo di ogni edizione del Festival, creando e progettando l&#8217;evento dell&#8217;anno successivo, pensando alle band, alla location, alla promozione, agli sponsor&#8230; perchè lo facciamo? Per cercare di tenere vivo lo spirito musicale e sociale degli anni Sessanta e per tenere viva l&#8217;aggregazione con lo strumento del concerto ad Alessandria.</p>
<p><strong>So che esiste un disco legato a Primavera Beat: di cosa si tratta e dove lo si può trovare?<br />
</strong><em>Primavera Beat &#8211; il disco</em> è stato presentato nell&#8217;edizione del 2011 e contiene le band che hanno partecipato alle prime quattro rassegne; è uscito in vinile, in 500 copie, e si puo richiedere all&#8217;organizzazione del Festival. Il disco è stato stampato per promuovere il festival e fra pochi giorni partirà una promozione sul web.</p>
<p><strong>Collegandomi a quanto detto un po&#8217; più sopra: vedo che è stata annunciata anche la partecipazione dei Giuda&#8230; ma i Giuda sono beat/garage? Io adoro i Giuda, però ti faccio questa domanda perché negli ultimi mesi ho visto più di una frecciata indirizzata ad alcuni festival sixties/beat/garage che venivano tacciati di chiamare band che con questi generi non hanno nulla a che vedere&#8230;<br />
</strong>Primavera Beat vuole essere un festival che propone band che abbiano lo spirito rock&#8217;n'roll; naturalmente tutto quello che è fedele anni Sessanta è quello che ne deriva. I Giuda, in questo senso, rappresentano un esempio proponendo un rock&#8217;n'roll anni Settanta che è ancora in odore Sixties e un anticipo di quello che sarebbe accaduto negli anni successivi.</p>
<p><strong>Alessandria nella prima metà degli anni Novanta è stata un centro pulsante per certa musica: al Subbuglio, al Guercio e al Palomar di Valenza sono passate band pazzesche, roba da infarto solo a ripensarci; mentre da qualche anno tutto è semplicemente morto, kaputt&#8230; l&#8217;esperimento di Primavera Beat come sta funzionando in un panorama che pare essersi disabituato a certa musica dal vivo?<br />
</strong>Ad Alessandria c&#8217;è stato un decennio, che possiamo definire tra il 1985 e il 1995, molto importante per la città e per tutto il nord Italia. La città era molto attiva con almeno tre luoghi che proponevano concerti, band in attività ed altre forme di espressione artistica. Quel periodo per me è stato molto formativo e credo che per motivi storici sia irripetibile; Primavera Beat è figlia di quel momento, perchè l&#8217;esperienza maturata in quella decade è stata importantissima, e spero che la manifestazione possa in qualche modo riportare quel periodo collaborando con le realtà locali esistenti.</p>
<p><strong>Come definiresti la scena sixties/garage/beat italiana in questo momento storico?<br />
</strong>Preferirei non rispondere&#8230; non seguo più, sono rimasto agli anni Novanta.</p>
<p><center><iframe width="480" height="274" src="http://www.youtube.com/embed/peeFWHbUrHc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Respect the rock (and roll)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 07:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Prinzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo album dei veterani di Las Pezia. Signori e signore, "Leave It Behind": un viaggio nelle radici del rock'n'roll made in Peawees]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/Peawees.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10175" title="Peawees" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/Peawees.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Peawees – <em>Leave It Behind</em> (Wild Honey Records, 2011)</strong></p>
<p>L&#8217;ultima parte di questo 2011 ci ha regalato dei lavori parecchio interessanti in ambito punk-r&#8217;n'r fatto in casa: il ritorno dei <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/sick-rose-no-need-for-speed-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Sick Rose</span></a> e dei <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/loose-dodge-this-recensione-intervista/" target="_blank">Loose</a>, l&#8217;esordio dei <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/magnolia-caboose-babyshit-misocynic-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Magnolia Caboose Babyshit</span></a> e ora il disco nuovo dei <a href="http://www.myspace.com/thepeawees" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Peawees</span></a> from La Spezia.</p>
<p>Si è parlato da più parti, recensendo questo lavoro, di un ritorno filologico alle radici del rock&#8217;n'roll: tutto vero. La carica punk dei lavori precedenti è stata abbandonata – con dispiacere magari dei più intransigenti – in favore di arrangiamenti più curati (piano, voci femminili, armonica). L&#8217;immediatezza e una certa urgenza comunicativa sono rimaste comunque ben impresse nel dna degli spezzini, basti ascoltare la tripletta iniziale che apre questo lavoro: &#8220;Food For My Soul&#8221;, &#8220;Gonna Tell&#8221; e &#8220;Memories Are Gone&#8221; guarderanno sicuramente più ai Fifties che al &#8217;77, saranno senz&#8217;altro più ricche di strumenti e meglio “curate”, ma hanno un tiro e una efficacia melodica che spezzano le gambe a qualunque gruppetto punk in circolazione.</p>
<p>Fatte le dovute proporzioni, sembra quasi la parabola percorsa da Greg Cartwright: prima terrorista sonico col garage blues punk degli Oblivians, poi cultore delle radici r&#8217;n'r coi formidabili Reigning Sound. Ed è proprio a questi ultimi che i nostri oggi si avvicinano di più: in un pezzo come &#8220;Diggin&#8217; The Sound&#8221; ad esempio, con quell&#8217;organo Hammond che irrompe a cascata su chitarre sferraglianti e sulla voce sempre perfettamente azzeccata di Hervè Peroncini; più in generale, in quel senso struggente da <em>loser</em> d&#8217;ultima frontiera della musica del diavolo che i quattro di Memphis possiedono.</p>
<p>Blues, rockabilly, punk, r&#8217;n'r: <em>Leave It Behind</em> è tutto questo. Disco consigliato.</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/k8PFHnR1ofk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Giocati il jolly e amen</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/jolly-power-like-an-empty-bottle-again-recensione/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 07:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Prinzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ristampa di un demo anni Novanta per la rediviva band bergamasca dei Jolly Power. Sleaze rock, glam e hair metal per gourmet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/Jolly-Power.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10046" title="Jolly-Power" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/Jolly-Power.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Jolly Power – <em>Like An Empty Bottle&#8230; Again</em> (Street Symphonies Records, 2011)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ebbene sì, lo ammetto: ho un passato da <em>lipstick killer</em>. Non che andassi in giro conciato come Vince Neil e soci, ma se c&#8217;era da schierarsi – in quelle infantili diatribe tra sotto tribù metallare – tra thrashers e glamsters, ero fermamente dalla parte di quest&#8217;ultimi. Comunque, a pensarci bene, i vari L.A. Guns e Faster Pussycat non erano altro che la versione un pochino più tamarra e metallizzata dei primigeni street rockers come New York Dolls, Dead Boys e – andando ancora più indietro – T. Rex e Slade.<br />
A 16-17 anni non stai a fare molte distinzioni: per me era tutto rock&#8217;n'roll, più che naturale e logico, quindi, ascoltare sia gli uni che gli altri. Passata la sbornia (grazie anche al grunge, che fece strage di tutto l&#8217;hair metal anni Ottanta) mi dedicai ad altro, non rinnegando mai però la passione per quelle sonorità.</p>
<p>I <a href="www.myspace.com/thejollypower" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Jolly Power</span></a> me li ricordo bene; uscirono a metà degli anni Novanta con una tape di otto brani. <em>Like An Empty Bottle&#8230;Again</em> ce li ripropone con l&#8217;aggiunta di cinque bonus track registrate con il primo cantante Elia.<br />
Niente a che fare con Poison, Warrant ed il lato più “soft” del genere: il loro sound è sporco, rabbioso e tossico, figlio degenere dei vari Hanoi Rocks e Dog&#8217;s D&#8217;Amour, con quel mood da perdenti avvertibile in un altro gruppo di sbandati dell&#8217;epoca, gli americani Sea Hags.</p>
<p>Così, &#8220;If Your Heart Is Closed&#8221; e &#8220;Downtown<em>&#8221; </em>hanno quel tipico passo sleaze alla primi L.A. Guns, &#8220;No Room For You&#8221; è viziosa e cattiva come lo erano i Faster Pussycat, la title track è un blues acustico e ubriaco, &#8220;Sixteen&#8221; – la migliore del lotto – è street rock pestone con un piano honky tonk che sembra uscire direttamente da un disco di Michael Monroe &amp; company.<br />
Nei brani aggiunti per questa ristampa si avvertono chiaramente le influenze trash punk&#8217;n'roll alla maniera di Hellacopters e Backyard Babies, che modificheranno il suono della band nei dischi successivi.</p>
<p>Per gli amanti del genere, disco da avere. Per gli altri, ascolto comunque consigliato.</p>
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		<title>I&#8217;m Loose</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/loose-dodge-this-recensione-intervista/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 07:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo album dei marchigiani Loose è una bomba di rock australiano-detroitiano. Oltre a recensirlo, abbiamo intervistato la band: gente con le palle, che suona contro tutto e tutti. Enjoy]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9965" title="loose" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Loose &#8211; <em>Dodge This!</em> (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Se qualcuno mi chiedesse qual è il gruppo italiano che incarna più totalmente lo spirito del rock&#8217;n'roll perdente &#8211; quello che puzza di piscio-vicoli-benzina-sangue-coagulato, quello che sembra nato nelle vie più infami di Detroit e di Sydney, quello figlio dei paria come i fratelli Asheton, Fred Sonic Smith, Wayne Kramer e Rob Younger &#8211; beh, la mia risposta sarebbe senza esitazione: <a href="https://www.facebook.com/pages/LOOSE/325658743284?sk=wall" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Loose</span></a>.<br />
Loro sono in giro da un bel po&#8217; di anni, sempre pronti a sbattere la testa contro al muro, a pubblicare dischi pazzeschi a cui &#8211; inspiegabilmente &#8211; sembra non fottere un cazzo a nessuno (certo magari per voi è più figo&#8230; Guitar Wolf? Oppure l&#8217;ennesimo gruppo pseudo-garage di ragazzuoli danarosi nordeuropei? O ancora qualche sessantenne che viene a farsi le vacanze in Italia con reunion da geriatrico? Miserabili&#8230; avete la merda nel cervello, ve lo devo dire).<br />
La loro ultima fatica è intitolata <em>Dodge This!</em>, ed è un vero pugno in faccia, un disco di rock&#8217;n'roll/punk australiano al 100%, se non fosse che arriva dalle Marche e i nomi di chi suona sono italianissimi. Un album senza compromessi, fedele allo spirito che tanti amano, ma pochissimi hanno saputo &#8211; negli ultimi 30-40 anni &#8211; interpretare e trasmettere&#8230; se non resistete a gente come MC5, Radio Birdman, New Christs, Visitors, Stooges, New Order, Sonic’s Rendez-Vouz Band e magari anche Gang War, non potete rimanere indifferenti a <em>Dodge This!</em> &#8211; ma anche al resto della produzione dei Loose che, sia chiaro, non hanno mai cambiato genere e da una quindicina d&#8217;anni combattono sul campo, con il loro rock.<br />
In pratica, avete due opzioni. continuare a far finta di nulla e crogiolarvi nell&#8217;ignoranza e nel guano, oppure riconoscere la grandezza di questo gruppo, magari comprando questo e gli altri dischi usciti.<br />
Detto ciò, i Loose meritano senza dubbio uno spazio in cui esprimersi e raccontarsi, ed è così che li abbiamo intervistati via email. Il risultato di questa pseudochiacchierata potete leggerlo qui di seguito.<br />
Attenti e silenzio. E, se siete in zona Milano e città a tiro, <a href="https://www.facebook.com/events/188181097934607/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">venite a vederli il 9 dicembre al Lo-Fi</span></a>.</p>
<p><strong>Chiedere a una band di parlare dell&#8217;ultimo disco è sempre il modo più stupido e banale per iniziare un&#8217;intervista. Eppure nel caso di <em>Dodge This!</em> mi sembra quasi obbligatorio, perché è un disco travagliato, che ha rischiato di non vedere la luce&#8230; raccontateci le vicissitudini che ha avuto e &#8211; se ve la sentite &#8211; spiegateci perché un disco così valido non ha trovato una misera label disposta a farlo uscire (se pensiamo a tutta l&#8217;immondizia che viene pubblicata, vien quasi da incazzarsi a morte)&#8230;</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: <em>Dodge This!</em> è il disco della rivincita! (ridendo) Della serie: <em>Loose II &#8211; La vendetta!</em> Sottotitolo: <em>A volte ritornano!</em> Trama: Dopo avere rischiato l&#8217;estinzione, la bestia con un ultimo colpo di coda si riprende quello che le spetta! Bello eh? In realtà tutto questo è solo nella nostra testa e siamo ben consapevoli che lo spazio che spetta ai Loose nella storia del r&#8217;n'r è &#8220;molto circoscritto&#8221; (eufemismo) e che non sarà certo <em>Dodge This!</em> a cambiare questo destino. Intendiamoci: <em>Dodge This!</em> è, a nostro avviso, un cazzo di gran lavoro! Probabilmente il nostro miglior prodotto. Ma la storia del r&#8217;n'r la fanno band del calibro di Stooges, MC5, Radio Birdman, New Christs&#8230; comunque, un obiettivo ambizioso lo abbiamo anche noi: conquistare e conservare uno spazio nel cuore degli appassionati di r&#8217;n'r che dovessero , per caso o per intenzione, avvicinarsi alla nostra musica. Il lavoro a <em>Dodge This!</em> è durato tre anni. L&#8217;ultimo nostro disco, <em>Rock The Fuck On!</em>, era stato realizzato in una settimana. Eh sì, non ci piacciono le mezze misure. Tre anni nel nostro home studio/sala prove, affinché tutto nel disco fosse come era nella nostra mente, o lasciando che il brano si sviluppasse in corso d&#8217;opera, aggiungendo o sottraendo materiale a seconda dei casi. Tutto ciò con i limiti che l&#8217;home recording impone, naturalmente. Per il missaggio abbiamo saggiamente optato per la professionalità e l&#8217;esperienza di Davide Lenci al Red House studio, mentre per il mastering abbiamo voluto affidarci a qualcuno che conoscesse da vicino la materia da trattare, così abbiamo chiesto ad Ernie-O Mastering di Melbourne se voleva prendersene cura. A disco pronto, entusiasti del buon risultato, abbiamo cominciato a selezionare delle label che pensavamo potessero essere interessate a pubblicare il disco. Vista la precedente esperienza con <em>Rock The Fuck On!</em>, quando avevamo spedito cd in lungo e largo per tutto il globo senza ottenere risultati, abbiamo pensato di cambiare strategia. Poche label, ma giuste. <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9978" title="loose 2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-2-200x300.jpg" alt="" width="311" height="466" /></a></strong>Beh, purtroppo, per un motivo o per l&#8217;altro, nessuna di queste ha ritenuto opportuno investire nel gruppo, alcune fornendo gentilmente legittima motivazione, altre ignorando completamente la nostra proposta &#8211; cosa che, devo dire, trovo molto scortese&#8230;. se io invio un cd a qualcuno, specialmente previo accordo, è naturale che io mi aspetti una risposta, anche se negativa. E&#8217; una questione di rispetto, perlomeno così la vedo io. Il problema, in questi casi, è che i continui rifiuti vanno a incidere sulla autostima del gruppo, fino a poter anche causarne lo scioglimento, che è un pò quello che è successo a noi con <em>Rock The Fuck On!</em>; il disco lo abbiamo pubblicato lo stesso, ma il gruppo è andato poco oltre. Anche stavolta, devo ammettere, il dubbio sul senso di voler a tutti i costi proseguire su una strada che sembra ormai dismessa da tutti, si è presentato puntuale all&#8217;appuntamento e come un avvoltoio ha volteggiato sulle nostre teste. Anche alcuni giornalisti storicamente &#8220;vicini&#8221; al gruppo, all&#8217;ascolto di un anteprima del disco, avevano &#8220;dimenticato&#8221; di offrirci la loro, per noi preziosa, opinione, lasciando, di fatto, intuire che la stessa fosse tutt&#8217;altro che positiva. In ogni caso, il gruppo adesso c&#8217;è! Alcuni riscontri positivi cominciano ad arrivare, e dalla stampa e da chi ha, non senza un po&#8217; di scetticismo, già acquistato il disco. Il <a href="https://www.facebook.com/events/188181097934607/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">9 dicembre prossimo ci sarà il release party dell&#8217;album al Lo-Fi di Milano</span></a> (che vorrei qui ringraziare pubblicamente), il 10 saremo al Plettro di Belluno &#8211; e un altro paio di date dalle nostre parti sono già state programmate Insomma, ci sono segnali di ripresa e di allontanamento dal rischio default.</p>
<p><strong>Leggendo la vostra bio è chiaro che i Loose hanno sempre dovuto lottare a pugni, schiaffi e mazzate per sopravvivere. E a un certo punto sembravano davvero finiti (scioglimento del 2004); cosa vi fa continuare a dispetto di tutto e tutti?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: La consapevolezza di essere la più grande r&#8217;n'r band vivente al mondo! (ridendo). In realtà è più che altro la convinzione di chi sa di stare facendo quello che ama fare e di farlo, qualche volta, anche bene. Poi, ma questa è una mia cosa personale, c&#8217;è anche il discorso della missione, il &#8220;carry the message on&#8221;, la &#8220;r&#8217;n'r war against the jive&#8221;&#8230; forse è una mia impressione, però credo che di tutta la musica che oggi passa sotto il nome di rock ce ne sia troppa che ha ormai perso ogni legame con le origini e che spesso si usi la parola crossover come un alibi&#8230; ma non voglio usare questa intervista per fare polemica.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: In primo luogo perché io, Max, Stefano e Cristiano siamo legati da una solida amicizia consolidatasi in questi ultimi sei anni di esperienze insieme (per la cronaca io, seconda chitarra e Stefano, basso ci siamo uniti al gruppo a fine 2005 insieme a Cristiano, batteria, ritornato dietro ai tamburi dopo essere stato nella prima formazione dei Loose sino al 2001). Poi perché tutti noi amiamo essere  in una band con una propria identità e un messaggio da portare avanti, contro tutti e tutto appunto. Per ultimo, ma non per questo di minor importanza, una grossa spinta per andare avanti ci è data dal fatto che dopo ogni nostra esibizione live c’è sempre qualcuno che  viene sotto il palco a stringerti la mano perché gli è piaciuta la nostra musica e anche per il  fatto che veniamo ricordati positivamente dalla gente anche a distanza di molto tempo dall’uscita dell’ultimo lavoro o di un ormai lontano concerto.</p>
<p><strong>In <em>Dodge This!</em> (io ho la versione cd) sono incluse tre cover altamente emblematiche&#8230; forse pure troppo, nel senso che il vostro sound parla da sé, senza bisogno di queste sottolineature. Come mai avete scelto di metterle nel disco?<br />
<span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: Qui mi riallaccio alla risposta precedente: le cover sono un doveroso e dovuto omaggio a chi ha aperto la strada che si sta percorrendo! Noi non vogliamo dimenticare le origini della nostra musica e, anzi, le esponiamo con umiltà e orgoglio. Le stesse band che noi citiamo a loro volta hanno, a suo tempo, omaggiato i loro predecessori e così via &#8211; in una ideale catena che lega Chuck Berry o Ike Turner ai MC5, poi ai Radio Birdman e altre miriadi di band compresi i Loose.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: La verità è che ci piace un casino suonare quei pezzi! Sono storici , lì abbiamo suonati per puro  divertimento  in sala prove e ai concerti sin dagli inizi della nuova formazione e, quando si è trattato di scegliere i brani da includere nel nuovo album, è stato un passaggio naturale. Come giustamente detto da Max, è il nostro modo per rendere omaggio ad alcune delle band a noi più care, e penso lo abbiamo fatto dignitosamente. Poi dato che Stooges ed MC5 erano stati evocati in <em>Rock the Fuck On!</em> stavolta Freddie Smith con la Sonic’s Rendez-Vouz Band e gli Aussie rock ‘n’ rollers Radio Birdman e New Christs  non se la sono scampata!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9979" title="loose 3" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-3.jpg" alt="" width="565" height="422" /></a>Come avete registrato l&#8217;ultimo album? Approccio live tutti assieme, tracce separate e in momenti diversi&#8230; sono curioso.</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: Come accennavo sopra, il nostro ultimo disco <em>Rock The Fuck On!</em> era stato realizzato in una settimana, e i brani registrati in presa diretta in un pomeriggio (eccetto per voci e tastiere, aggiunte dopo) Per <em>Dodge This!</em> abbiamo voluto prenderci tutto il tempo di cui c&#8217;era bisogno e così abbiamo preso strumento per strumento, lavorando sulle singole parti e cercando di curare bene anche gli arrangiamenti. Naturalmente, avendo tutti da lavorare o studiare, il tutto si è fatto nel tempo libero e per questo solo le registrazioni ci hanno preso più di un anno. Poi qualche vario imprevisto, che la vita non è mai avara nel dispensare, prima di arrivare al missaggio&#8230; che stato fatto in soli cinque giorni. E infine gestire il mastering via email ha preso il resto del tempo. Il disco era comunque già pronto nella primavera del 2010<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Registrare presso il nostro home-studio e non avere la pressione che lo studio di registrazione professionale indubbiamente ti mette addosso ci ha permesso di gestire totalmente l’intero processo, prendendoci tutto il tempo necessario, migliorando al massimo il risultato, risentendo e se necessario rifacendo ogni traccia fino a che non eravamo soddisfatti. In  diversi casi abbiamo apportato delle aggiunte-abbellimenti ai brani in fase di registrazione mentre in qualche episodio abbiamo proprio creato mentre registravamo. Questo proprio perché la situazione lo permetteva.</p>
<p><strong>Non ho avuto modo di leggere i testi di <em>Dodge This!</em>, visto che nel cd non sono inclusi. Di cosa parlano i brani? Ci sono tematiche che vi sono più care?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: I testi! Se non li abbiamo pubblicati un motivo ci sarà pure! (ridendo) Comunque, per quello che mi riguarda, si tratta, più che di temi specifici, di cercare di esprimere stati d&#8217;animo passeggeri o più persistenti, o a volte piccole storie di vita, cercando di evitare retorica e autocommiserazione o peggio ancora, i &#8220;grandi messaggi all&#8217;umanità&#8221; di cui troppa gente si riempie la bocca (e le tasche!). La mia ambizione più grande sarebbe quella di riuscire a trasmettere &#8220;alta energia&#8221; con le parole, ma a essere sinceri temo che questo obiettivo sia un po&#8217; oltre le mie possibilità. Speriamo che almeno la musica supplisca a questa carenza.</p>
<p><strong>Ci sono band italiane con cui avete rapporti di amicizia-collaborazione? Quali?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: Purtroppo, essendo stati lungamente fuori dal giro, anche i già scarsi rapporti con altre realtà italiane (e anche estere) si sono ulteriormente allentati. Comunque band come i Valentines, o i Bradipos Four, o ancora i Temporal Sluts e gli A-10/Sonic Assassin, tutti gruppi che sono cardini nella storia del r&#8217;n'r italiano, sono stati e sono nostri amici e avranno sempre la nostra stima. Colgo l&#8217;occasione qui per un ringraziamento speciale a Matteo Madnuts (già batterista con i Mudlarks ed i Supersexyboy 1986) che in questi anni ci è stato ed è tuttora di grande supporto!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9983" title="loose 4" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-4.jpg" alt="" width="441" height="330" /></a></strong><strong>Con che frequenza suonate live? Trovate facilmente occasioni per esibirvi?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: Con questa domanda tocchi un tasto dolente: in questi ultimi anni, infatti, la situazione live per noi è stata disastrosa. Non avendo materiale nuovo in uscita e quindi nessuna promozione da portare avanti, sia la stampa che i club si sono ovviamente dimenticati di noi. Abbiamo provato a contattare delle agenzie di booking, ma sembra che senza un&#8217;etichetta alle spalle che &#8220;spinga&#8221; un po&#8217; la band non si riesca a ottenere riscontri. Quello che suscita curiosità è che molte etichette preferiscano acquisire band con un agenzia alle spalle che possa garantire un minimo di date per la promozione!<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Aggiungo  che anche la nostra ubicazione geografica, la profonda provincia marchigiana, non aiuta di certo le nostre  ambizioni rock &#8216;n&#8217;roll. Siamo tagliati fuori da tutti i circuiti live del Nord, senza un’etichetta e un promoter è per noi dura trovare date  con le nostre forze.</p>
<p><strong>Che rapporto avete con la stampa musicale italiana? E non parlo solo delle riviste istituzionali, ma anche del giro più sotterraneo&#8230;</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: Con la stampa abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, anche con pubblicazioni meno conosciute<br />
Le recensioni sono sempre state benevole nei nostri confronti. Ovviamente, come dicevo sopra, se resti inattivo per qualche tempo, poi non puoi aspettarti che tutti siano lì a cercarti .Adesso col disco nuovo speriamo di riattivare una rete di contatti che ci permetta soprattutto di tornare a suonare dal vivo che è la cosa a cui teniamo maggiormente.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Visti i risultati dei precedenti lavori, i quali hanno ricevuto recensioni positive da stampa italiana ed estera, speriamo di mantenere alto lo standard, perché andiamo  fieri del nostro passato. Da parte nostra ci stiamo impegnando al massimo per far sapere a più gente possibile attraverso riviste, web magazine, social network, nostri contatti che i Loose sono tornati, hanno in uscita il nuovo lavoro e sono pronti a suonarlo  dal vivo.</p>
<p><strong>Per chiudere: in un mondo ideale, cosa vorrebbero fare/essere i Loose, come band?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: In realtà anche in un mondo imperfetto non dovrebbe essere impossibile raggiungere il nostro obiettivo, che è quello di poter continuare a fare musica e poter suonare il più possibile dal vivo, anche all&#8217;estero. In confidenza, aggiungerò che il nostro “obiettivo segreto” è ottenere un livello di considerazione internazionale, prossimo a quello delle bands a cui ci ispiriamo&#8230; We’re workin’ at it!<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Parlando a nome di tutta la band vorrei che tutti gli sforzi, i sacrifici, le sfighe, le delusioni, i rospi ingoiati in questi ultimi anni fossero almeno in parte ripagati in termini di consensi, gradimento e perché no, copie vendute del nostro nuovo disco. Vorremmo poter far arrivare la nostra musica a quanti più estimatori del genere possibili in giro per il mondo. Vorremmo poter concentrarci quasi esclusivamente sull’aspetto musicale inteso come stare il più possibile in sala prove, comporre nuovi brani, registrarli e fare molte date  lasciando la parte promozionale a qualche brava e onesta agenzia.</p>
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		<title>Il fantasma di Jeffrey Lee Pierce tra Tenerife, Berlino e Parigi</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 05:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rock'n'roll malato, punk blueseggiante, blues punkizzato, rock gotico western, ma anche il folk rock più decadente e oscuro. Con qualche tocco più melodico a offrire brevi boccate d'ossigeno. Un grande disco firmato da Evilmrsod &#038; Dallas Kincaid]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/subterraneanpowerstrain300px.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9759" title="subterraneanpowerstrain300px" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/subterraneanpowerstrain300px.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Dallas Kincaid &amp; Evilmrsod &#8211; <em>Subterranean Power Strain</em> (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Non so come mi abbiano trovato, ma porca puttana la miseria, meno male che l&#8217;hanno fatto. Non mi farò altre domande, perché qui c&#8217;è davvero roba che scotta e ve ne devo parlare.</p>
<p>C&#8217;è questo <a href="https://www.facebook.com/evilmrsod?sk=info" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Evilmrsod</span></a>, che si chiama Pablo Rodríguez, è di Santa Cruz de Tenerife, ma ora vive a Berlino. Lui &#8211; dopo essere stato in una rock&#8217;n'roll band di Tenerife &#8211; si è dato al blues/folk/rock acustico con risultati apprezzabili e apprezzati. Un giorno Evilmrsod, su Internet, conosce il rocker francese <a href="http://www.myspace.com/dallaskincaid" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Dallas Kincaid</span></a>, influenzato da gente tipo Jon Spencer, Cramps, Dogs, Ramones, Stones,  Nick Cave, Jeffrey  Lee Pierce, Hank Williams the third, Johnny Cash e Iggy Pop. E da qui nasce una bizzarra collaborazione. Bizzarra sulla carta, perché il risultato &#8211; ossia questo <em>Subterranean Power Strain</em> &#8211; è una bomba. Da godere senza remissione.</p>
<p>Le influenze sono chiare e pescano nel calderone del rock&#8217;n'roll malato, del punk blueseggiante, del blues punkizzato, del rock gotico western, ma anche del folk rock più decadente e oscuro. Con qualche tocco più melodico a offrire brevi boccate d&#8217;ossigeno.<br />
Gli addendi, come potete vedere e sentire, sono semplici e noti, ma il risultato è stupefacente: musica di quella che ti entra nelle ossa e ti fa ricordare, anche solo per qualche istante preziosissimo, cosa hai provato al primo ascolto dei Gun Club, tanto per dirne una. O dei Cramps.</p>
<p>Menzione speciale per la voce spettacolare, che in più di un momento evoca il fantasma di Jeffrey Lee Pierce, facendoci credere per qualche istante che sia ancora vivo e vegeto e stia incidendo ancora ottima musica.</p>
<p>Uno dei dischi dell&#8217;anno, per quanto mi concerne.</p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25211158"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25211158" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/evilmrsod/sherylynn">SheryLynn</a> by <a href="http://soundcloud.com/evilmrsod">evilmrsod</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25201448"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25201448" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/evilmrsod/pure">Pure</a> by <a href="http://soundcloud.com/evilmrsod">evilmrsod</a></span> </p>
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		<title>Born in the cellar</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 19:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[Parlano i milanesi Beatbreakers: garage revival dal profonde delle cantine più muffose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9820" title="foto1" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong></p>
<p>Qualcuno dei fedelissimi ricorderà i Beatbreakers: il loro <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/the-beatbreakers-nights-shamans-promo-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">demo cd è stato recensito</span></a> su Black Milk qualche tempo fa e nel frattempo ho avuto modo di vederli live, oltre che di conoscerli personalmente.<br />
Da qui nasce l&#8217;idea di una chiacchierata esaustiva &#8211; si spera &#8211; per presentare meglio un gruppo che, anche se sotterraneo e <em>loser </em>per definizione, ha il suo bel perché e merita una chance di essere ascoltato.<br />
A questa intervista, condotta via email, hanno partecipato in pratica tutti i membri della band. Sono giovani, entusiasti, a volte un po&#8217; ingenui e soprattutto veraci come un 45 giri di garage texano tutto graffiato, pescato in una bancarella improbabile.<br />
La parola ai Beatbreakers&#8230;</p>
<p><strong>Raccontatemi un po&#8217; la vostra storia: come è nata la band, quando e quali obiettivi &#8211; se ve ne siete posti &#8211; avete&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: La band nasce dall’incontro tra i Matryoshka Kill Kill, un progetto di band mista alla Cramps, e Sebastian che ha sostituito la nostra prima cantante. Da allora del primo repertorio abbiamo tenuto solamente i pezzi più aggressivi, gli altri si addicevano di più a una voce femminile, e abbiamo continuato su questa falsa riga, a eccezione di un paio di pezzi surf strumentali che riproponiamo spesso nei nostri live. Il nostro obiettivo, in generale, è conoscere e farci conoscere&#8230; ma non a tutti i costi!</p>
<p><strong>Vedendovi live ho notato che siete una formazione piuttosto eterogenea. Sul palco c&#8217;era una maglietta degli Alter Bridge, una degli Off, un cantante alla Leighton Koizumi&#8230; insomma, quale alchimia vi lega e quali sono i vostri numi ispiratori?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Devo premettere che dopo il nostro incontro con Seba il gruppo ha subito una variazione di formazione che di fatto ha posto fine all’idea iniziale di band mista, e infatti Giulia, la nostra bassista, dopo qualche live ha dovuto lasciare per motivi personali: una grossa perdita in assoluto e soprattutto per l’impatto che la band poteva destare dal vivo. D’altro canto siamo contenti del nuovo arrivato Ste Red Stripe che si è calato subito nel nostro spirito e ha già messo del suo in diverse canzoni. Il nostro batterista Davide si diverte sempre a provocarci con le sue t-shirt da concerto, pur provenendo da tutt’altro background fa piacere vederlo appassionarsi, e con risultati soddisfacenti, a suonare garage e degenerazioni varie. Seba è innegabile che abbia una certa somiglianza con Leighton Koizumi, ha quello che si dice il <em>phisique du role</em>, è un autentico animale da palcoscenico, ma ritengo che al tempo stesso abbia una timbrica del tutto personale, difficile da trovare in giro, e direi perfetta per fare garage!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Esagerato Ric&#8230; grazie! Beh, comunque  la passione che abbiamo per la musica sicuramente gioca un ruolo fondamentale nei nostri equilibri, ma anche la voglia di divertirci e spaccarvi i timpani! I nostri numi ispiratori? Uhm.. ce ne sono davvero tanti per ognuno di noi! Da Jim Morrison a Screamin&#8217; Jay Hawkins, da Johnny Thunders a Gerry Mohr, da Jeffrey Lee Pierce a Keith Morris!  Insomma numi di diversi generi, ma  più che altro degli ispiratori ideali e non dal punto di vista strettamente musicale.</p>
<p><strong>Domanda spietata: il garage (Sixties o revival che si voglia) ha ancora senso dopo tutti questi anni? Dopotutto sono passati decenni dal momento in cui questa musica è esplosa e ha dato tutto o quasi quello che poteva dare&#8230; </strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Sai, non facciamo molto caso a quelle che sono le mode del momento, il garage ha vissuto una prima ondata durante i Sixties e un revival negli Eighties davvero niente male, tuttavia, pur non essendoci una vera scena che si possa definire tale in Italia, il garage di fatto non è mai morto.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Assolutamente! Ѐ bello vedere band che ancora tramandano garage con voglia di stupire. Ti spiego perché: anche se forse non c’è più un vero e proprio movimento, qualcuno che tenta di salvarci le orecchie  dalla merda che sta uscendo da qualche anno a questa parte c’è sempre, per fortuna!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: D’altra parte, come avrai avuto modo di sentire, non siamo dei puristi del genere, non abbiamo neanche l’organo.  La nostra novità, se così si può definire e ammesso che ci sia ancora qualcosa da inventare, è il tentativo di fondere insieme diverse componenti, qualcuno più esperto di me lo ha definito “rockabilly garagistico” (<em>il buon Luca Frazzi &#8211; n.d.andrea</em>], non dimenticando il nostro approccio punk che in alcuni pezzi si sente abbastanza chiaramente.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9817" title="foto2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg" alt="" width="566" height="391" /></a></strong><strong>Elencatemi i cinque dischi fondamentali della vostra formazione personale &#8211; e perché&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Ti diremo quelli che più si adattano all’idea dei Beatbreakers e che comunque mi hanno segnato personalmente. In ordine sparso:<br />
·    The Fuzztones: <em>Lysergic Emanations</em>, come fare a non metterlo?<br />
·    The Cramps: <em>Psychedelic Jungle</em>, la sintesi di diversi elementi che adoriamo, selvaggio e accattivante<br />
·    The Phantom Surfers: <em>18 Deadly Ones</em>, mi piace il surf strumentale, specie se cupo e malinconico, quello per così dire “avvincente” mi annoia&#8230;<br />
·    The Morlocks: <em>Emerge</em>, a proposito di Koizumi&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Doo Wop  Halloween Is a Scream</em>, pezzi oscuri e grotteschi recuperati dalla “peggiore” tradizione doo-wop, testi molto divertenti!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Da parte mia dico:<br />
·    The Brood: <em>In Spite Of It All</em>, ascoltatelo e poi capirete perché&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Kill By Death</em>, compilation punk ma dai pezzi  marci e cagneschi insomma quel che piace a me!<br />
·     Various artists: <em>Monster Bop</em>, la definirei una compilation rock’n’rolll di pezzi tirati fuori dall&#8217;aldilà<br />
·     MC5: <em>Kick Out The Jams</em>, kick out the jams motherfuckers!!!<br />
·    Jacobites: <em>Robespierre&#8217;s Velvet Basement</em>, qua cambiamo radicalmente genere, chitarre che piangono e voci malinconiche, un mix che nuoce alla propria solarità</p>
<p><strong>Cosa pensate delle reunion di band vecchie o comunque morte da anni, che piovono insistentemente da qualche tempo?</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Penso sia come qualcosa che vuoi riportare in vita nel tuo cervello e in un modo o nell&#8217;altro ce la fai, quando sei davanti a personaggi che han fatto la storia del genere. Ti vengono i brividi a pensare ai concerti, le persone che han conosciuto e specialmente il fatto che, qualche ora prima, ti stavi ascoltando un loro disco davanti una birretta e qualche ora dopo te li vedi di fronte! Non sono uno che si emoziona facilmente, ma a vedere veri e propri “stronzi” della musica mi si contrae il cervello.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ste Red Stripe</span>: Le reunion il più delle volte si rivelano come decisioni piuttosto azzardate, ma a volte delle piacevoli sorprese: basti pensare al panorama &#8217;77 UK punk; band come Slaughter and the Dogs, Stiff little Fingers, Rezillos, Boys, Buzzcocks etc&#8230; non tradiscono mai dal vivo e sono sempre energici, garantendo uno spettacolo all&#8217;altezza della loro fama. Altre volte è solo puro interesse economico e non è difficile rendersene conto.</p>
<p><strong>Trovate facilmente occasioni per suonare? Come definireste la situazione attuale del circuito live?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: In Italia siamo messi abbastanza male, e in particolare a Milano, se non fosse stato negli ultimi anni per il Mi-decay, che ha avuto il merito di ravvivare la scena e stimolare anche altri ad organizzare eventi alternativi, sarebbe francamente deprimente.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: D’altronde Milano è piena di fighetti&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9823" title="foto4" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong><strong>Raccontateci il concerto più bizzarro o allucinante che vi è capitato di fare<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Direi quello di spalla a Glenn Matlock, quando il nostro cantante era&#8230;come dire &#8220;un po’ su di giri&#8221; ed è stato allontanato dal locale mentre noi della band ancora stavamo suonando&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Eh sì&#8230; eravamo tutti un po&#8217; nervosi e io ho cominciato a bere parecchio; a un certo punto il microfono ha avuto dei problemi, così l&#8217;ho lanciato dall&#8217;altra parte della sala, scatenando una furiosa reazione del buttafuori che mi ha sollevato di peso cercando di trascinarmi fuori dal locale. Non so come sono riuscito a tornare sul palco e finire il concerto.</p>
<p><strong>Beatles o Stones? E perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Stones! in particolare i primi album con Brian Jones, il mio preferito è sicuramente  <em>Their Satanic Majesties Request</em>, i suoni tossici e imprevedibili mi tirano scemo!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Beatles per il semplice fatto che in casa mia, fin dall&#8217;infanzia, giravano solo i loro vinili.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per il talento, voci e capacità compositiva sicuramente i Beatles, gli Stones dal canto loro avevano una maggiore carica sul palco, quindi Beatles da studio e Stones dal vivo!</p>
<p><strong><em>Nuggets </em>o <em>Back From The Grave</em>? E Perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Pur essendo un vero estimatore di <em>Nuggets </em>ti dico che preferisco <em>Back From The Grave</em> come concetto, c’è un vero lavoro di riesumazione dietro ai vari volumi di pezzi più o meno interessanti mai venuti alla luce prima. Menzionerei anche <em>Pebbles</em>, <em>Desperate Rock’n’Roll</em>, e <em>Stompin’</em>&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Domanda difficile. Ma anche io dico <em>Back From The Grave</em>! Quelli erano tempi scuri e grezzi. Sembra la trama di un film ma è proprio cosi! Fuzz che ti scioglie il pensiero, voci da strizzata di palle&#8230; fantastico!”.</p>
<p><strong>Qualcuno di voi colleziona dischi? E quale è il vostro rapporto con la musica: una passione, un passatempo, un divertimento, un&#8217;ossessione&#8230;?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
Seba</span>: Si, io e Riccardo spesso e volentieri andiamo a cercare dischi interessanti da comprare. Il rapporto con la musica è un&#8217;ossessione pura. Sono sempre alla ricerca di band dimenticate nel tempo.</p>
<p><strong>Chi volesse contattarvi e magari ordinare il vostro cd promo, come può fare?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per ora non abbiamo mai fatto banchetti ai nostri concerti ma a ogni live chiunque ne avesse il desiderio può venircelo a chiedere personalmente, capita sempre di averne dietro una copia; oppure può contattarci sul nostro <a href="http://it-it.facebook.com/pages/The-Beatbreakers/160161670684622" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Facebook</span></a></p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/wednesday-night">Wednesday Night</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/alien">Alien</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/twelve-o-five">Twelve o&#8217; Five</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
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		<title>Sweet home Darkwhere</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 21:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nuova prova degli Intellectuals tra noise, garage, lo-fi, blues, psychobilly e autismo selvatico. Genio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/darkwhere.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9518" title="darkwhere" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/darkwhere.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Intellectuals &#8211; <em>In The Middle Of Darkwhere</em> (Jeetkune, 2011)</strong></p>
<p>Ci è voluto tanto per vedere questo cd materializzarsi nella mia buca delle lettere. Se fossimo nel giornalino parrocchiale scriverei &#8220;&#8230;ma ne è valsa la pena&#8221;, enfatizzando il piacere dell&#8217;attesa, ma siccome qui di parrocchie non ne vedo, eviterò. E poi a me aspettare non piace, anche se sono diventato campione olimpionico di questo sport.<br />
Con tutto questo, diciamo subito la cosa più importante: <em>In The Middle Of Darkwhere</em> (titolo veramente figo) è un discone.</p>
<p>Se gli <a href="http://www.myspace.com/theintellectuals" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Intellectuals</span></a> fino allo scorso <em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/07/tripla-dose-dintellectuals/" target="_blank">Triple</a></span> </em>mostravano la volontà di sbizzarrirsi con idee e soluzioni che trascendessero il lo-fi punk bluesato e solforico che da sempre li contraddistingueva, ora hanno decisamente mollato gli ormeggi, salpando in esplorazione verso la terra di Darkwhere. Ne sono tornati meno selvaggi e infinitamente più selvatici; arricchiti, cambiati e plasmati da questo viaggio conradiano verso la jungla di Kurtz.<br />
Che l&#8217;aria sia diversa è evidente fin dalle note di copertina, che indicano una formazione a quattro (gli inossidabili Guitarboy e Drumgirl, la già nota Tina alle tastiere e la new entry Samir al basso)&#8230; il duo è raddoppiato e ora sono tutti cazzi nostri.</p>
<p>Selvatici, dicevo. Sì, perché ora gli Intellectuals hanno meno istinto brutale, ma più consapevolezza misantropa. Come degli autistici genialoidi che mandano a fare in culo il mondo, decidono di iniettare più rumore e più sperimentazione nelle loro sfuriate. E&#8217; così che suonano come un veleno a base di Monks, Honeymoon Killers, compilation <em>Back From The Grave</em>, primi Sonic Youth, psychobilly e Alan Vega solista.<br />
Il virus della bassa fedeltà è sempre in circolo &#8211; e il disco è stato registrato palesemente secondo i dettami più puri e arrapanti del verbo, con quattro pezzi addirittura incisi con un quattro tracce a cassette casalingo &#8211; ma potenziato e sporcato, imbastardito e meticciato. Per qualcuno le sonorità buie, claustrofobiche e ossessive di certi brani potrebbero risultare anche difficilmente sopportabili, ma come dire&#8230; non sono questi &#8220;qualcuno&#8221; a cui la musica degli Intellectuals si rivolge. Anzi, meglio perderli che trovarli, i &#8220;qualcuno&#8221; di cui si diceva.</p>
<p>Facciamoci un biglietto per Darkwhere, sola andata. E fanculo tutto.</p>
<p>PS: il disco è uscito su cd, su vinile (esiste anche una stampa limitatissima in vinile rosso&#8230; buona fortuna) e cassetta (ultralimitata a 39 esemplari&#8230; buona fortuna reprise)</p>
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