Articoli taggati con: rock
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The Stooges – You Don’t want My Name, You Want My Action (Easy Action, 2009)
Se amate Ron Asheton e avete sempre avuto la curiosità di sentirlo all’opera insieme a James Williamson (entrambi alla sei corde, nota bene), questo cofanetto con cinque live del 1971 vi ammazzerà di godimento. Ma dovete essere dei fottuti fan. FAN. F-A-N. Perché si sente male ed è indegnamente costoso. Però… ascolterete brani mai finiti su un disco ufficiale e sentirete il gusto dell’eroina in gola
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Isobel Campbell & Mark Lanegan – Hawk (V2, 2010)
Ok, è chiaro che qui nei meandri di Black Milk – anche se non se ne parla molto – Mark Lanegan è, per usare un eufemismo, molto stimato. E, nonostante lo scetticismo iniziale per un lavoro in joint venture con la chanteuse Isobel Campbell (lo confesso: Ballad Of The Broken Seas non mi piacque molto e il successore lo snobbai senza pensarci), tutto quadra. E per un’oretta, ascoltando il contenuto del promo gentilmente inviato, il mondo sembra avere un barlume di …
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Milano Otherwise, di Matteo Pellegrini (1989/90)
Un documento di cui ignoravo l’esistenza fino a pochi mesi orsono, che fotografa – nel formato di interviste più protoclip – quattro formazioni milanesi dell’area underground/garage/Sixties/psych tra il tramonto degli Ottanta e l’alba dei Novanta (purtroppo non si riesce a dedurre con esattezza l’anno).
Quattro lunghe istantanee in bianco e nero che hanno il sapore di quella Milano che tanto odiavo (e continuo a farlo, con la differenza che ora ci abito anche) negli anni Ottanta e Novanta, coi suoi squarci opachi, della stessa consistenza dell’eroina …
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The Only Ones – Even Serpents Shine (1979/2009, Sony)
Li si trova spesso – se non sempre – incasellati tra i gruppi dell’ondata punk inglese iniziata nel ‘77, ma di punk gli Only Ones non avevano molto. Certo, l’attitudine del leader Peter Perrett è sempre stata punk rock, ma nella stessa maniera in cui lo è quel soggettone di Keith Richards
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Chamberlain – Good Old Days (autoprodotto, 2010)
C’è tanto sound della terra d’Albione nei siciliani Chamberlain – ma proprio un casino. E’ quasi imbarazzante come, nonostante le radici evidentemente mediterranee e italiane, questi cinque ragazzi abbiano metabolizzato gli stilemi tipici del rock British
