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	<title>Black Milk Magazine &#187; punk rock</title>
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		<title>Italia-Canada 2-2</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 20:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una gloria minore del power pop e punk rock (Dave Rave) e l'italianissimo Madnuts per un 7" da sentire. E una bella mini-intervista al signor Madnuts, per buona pesa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Dave-Rave.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10413" title="cover Dave Rave" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Dave-Rave-297x300.jpg" alt="" width="244" height="247" /></a>Madnuts / Dave Rave – split 7” (Tornado Ride, 2011)<br />
</strong><br />
Devo fare un mea culpa grosso come una casa perché ci ho messo davvero troppo tempo prima di decidermi a scrivere qualcosa su questo 7″ spettacolare sotto molti aspetti, a partire dalla confezione. La copertina in cartone pesante, con tanto di costina, contiene una busta interna stampata con i credits e tutte le informazioni del caso. La grafica Seventies è di un certo Ralph Alfonso, artista canadese a tutto tondo (poeta, grafico, musicista, discografico, disegnatore) che tra le tante cose fatte ha anche collaborato alla realizzazione di Bomp Magazine. E se state leggendo Black Milk dovreste conoscere Greg Shaw e la Bomp! Records, in caso contrario mi spiace per voi.</p>
<p>Lo spettacolare 7” in questione è prodotto dalla <a href="http://www.tornadoriderecords.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Tornado Ride</span></a>, etichetta modenese non nuova a sfiziose accoppiate come questa. Per rispetto nei confronti dell’anzianità di servizio non si può che partire da <a href="http://www.dave-rave.com" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Dave Rave</span></a>. Chi è costui? Semplicemente un pezzo da Novanta del power-pop, garage-rock e punk nordamericano.<br />
Il songwriter canadese, che sforna dischi dal lontano 1978, lo si ricorda soprattutto per Teenage Head, Shakers e Dave Rave Conspiracy, band quest’ultima messa su con Billy Ficca dei Television. Tuttavia, nonostante le svariate primavere sulle spalle, mostra ancora un’ottima verve r’n’r e una certa freschezza di scrittura di cui dà prova nel festoso numero r’n’r “Rock The Party” che con una mano accarezza la guancia e con l’altra strizza i coglioni. In “Gimme Gimme Gimme” azzanna direttamente la giugulare come l’Iggy dei tempi d’oro, asfaltando buona parte dei giovincelli di oggi che ricalcano il Detroit sound senza nerbo.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Madnuts.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10414" title="cover Madnuts" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Madnuts-297x300.jpg" alt="" width="242" height="244" /></a>A <a href="http://www.myspace.com/nuts84" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Madnuts</span></a>, al secolo Matteo Muser, l’arduo compito di non sfigurare al cospetto di cotanta storia. Considerando che si tratta di un esordio, l’ex batterista di Super Sexy Boy 1986 e Mudlarks non solo tiene botta alla grande, ma addirittura sorprende con due piccole gemme di power-pop scorbutico (“Living Too Fast”) che puzzano di Sixties garage e proto punk dei primi anni ’70 filtrati dal suono della Seattle narcotizzata dei Mudhoney. (“We Need Time”).<br />
Una gran bella partita, insomma, che finisce 2-2 con i tifosi che applaudono a fine gara perché ne vorrebbero ancora. Il minimo che potessi fare è stato braccare Madnuts negli spogliatoi prima che filasse sotto la doccia.</p>
<p><strong>Come hai conosciuto Dave Rave e perché avete deciso di fare uno split assieme?<br />
</strong>Ho conosciuto Dave la prima volta che è venuto in Italia a suonare al Road To Ruins a Roma. L’organizzatore del Festival mi mise in contatto con il suo Manager Ralph Alfonso, che per l&#8217;occasione stava cercando una data anche al nord Italia per Diodes e Dave Rave. Non solo procurai ad entrambi uno show a Venezia, ma suonai perfino la batteria nella formazione di Dave Rave nelle due date italiane dopo che Ralph me lo aveva chiesto dato che mancava il loro batterista… per me è stato molto entusiasmante e da quel momento è iniziata una solida collaborazione. L’idea dello split è nata da me poiché l’ultima estate siamo andati in tour e per l&#8217;occasione gli ho proposto di fare questo 7&#8243; in tiratura limitata da vendere ai concerti.</p>
<p><strong>La grafica del 7&#8243; è affidata proprio a Ralph Alfonso&#8230;<br />
</strong>Diciamo che Ralph è pure un grafico di spicco, oltre che una figura fondamentale per la scena punk di Toronto: è stato il proprietario del leggendario Crash&#8217;n'Burn club nel 1977, fotografo per Bomp magazine, N.Y. Rocker e altre riviste di spessore, attualmente è proprietario della Bongo Beat Records ed editore. Normalmente cura lui l’artwork dei dischi di Dave, quindi ho chiesto a lui di creare l’intero artwork dello split.</p>
<p><strong>Madnuts può essere considerato il tuo progetto solista o si tratta di un gruppo vero e proprio? State suonando dal vivo ed avete progetti per un album?<br />
</strong>Madnuts è solo un mio progetto solista, non è una band formata da elementi. Sebbene l&#8217;intenzione sia quella di incidere altri dischi, magari sempre con l&#8217;aiuto di altri musicisti amici, per ora non ho intenzione di fare concerti… ma non si sa mai nella vita.</p>
<p><strong>Seppur Sixties oriented e con uno spiccato mood power-pop, nei due pezzi del 7&#8243; ci ho sentito influenze diverse&#8230; &#8220;Wee Need Time&#8221;, ad esempio, nelle chitarre e nella voce, mi ha ricordato la prima Seattle di Mudhoney e Nirvana…<br />
</strong>Come dici tu, la mia intenzione è proprio quella di dare un taglio power pop con venature Sixties, senza comunque tralasciare gruppi fondamentali per me quali MC5 e Velvet Underground. Non posso negare che certi gruppi come Mudhoney e Nirvana abbiano risvegliato la mia primavera in età adolescente e di conseguenza può darsi che si possano sentire anche queste influenze, o forse sarà il mio timbro vocale che ricorda un po’ Cobain o Mark Arm&#8230; a voi il giudizio.</p>
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		<title>L’ennesimo week-end selvaggio ci aspetta</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 17:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con un po' di ritardo, il terzo album dei Wild Week-End: punk'n'roll esplosivo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/Wild-Week-End.jpg"><img src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/Wild-Week-End.jpg" alt="" title="Wild Week-End" width="300" height="301" class="alignleft size-full wp-image-9793" /></a><strong>The Wild Week-End – <em>Punch </em>(Tornado Ride, 2010)</strong></p>
<p>Il bello delle webzine è che di norma puoi scrivere quello ti pare, come, quando e quanto ti pare. Non che altrove mi sia mai stato impedito alcunché, ma sulla “freschezza” di un disco ci ho avuto qualche rottura di coglioni, questo sì.<br />
Qui no, siamo sul Web e soprattutto siamo su Black Milk, tra amici: come cantava la buonanima di Stefano Rosso “che bello, due amici una chitarra e uno spinello”. Be’, gli amici ci sono, per le droghe ci pensa il Valentini [<em>e vai con lo sputtanamento! Hahahaha - n.d.andrea</em>] e le chitarre ce le mettono i <a href="http://www.thewildweekend.it" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Wild Week-End</span></a>, uno dei segreti meglio nascosti del rock’n’roll punk italiano. E attenzione ché questa non è un’affermazione ad effetto fine a se stessa. Lo dico con cognizione di causa perché seguo il trio salernitano (dal fantastico nome che omaggia i “Ramones messicani” Zeros) sin dal primo 7” ep del 2000 targato Lo-Fi Records. Negli ultimi dieci anni a ogni loro nuova uscita discografica mi sono sempre chiesto perché non se li cacasse nessuno. Sì, due recensioni qua e là scritte dai soliti due invasati come me che ne esaltano le gesta per i soliti due ascoltatori, ecc.</p>
<p>Val bene la pena dire che i due precedenti album (l&#8217;omonimo del 2004 e <em>Orrendo rock</em> del 2006) erano davvero bombe a orologeria. E, della serie luoghi comuni a go-go, aggiungo che è proprio vero che “non c’è due senza tre”. Questo terzo album, uscito sul finire del 2010, compie l’impresa di superare le precedenti prove discografiche dei campani perché è selvatico ma anche dannatamente “melodico”.<br />
Prendiamo il ping-pong tossico tra le due voci nella traccia d’apertura “Waist of Time”, il punk rock massimalista di “You Rock” con la chitarra che fa giravolte in aria e atterra sempre in perfetto equilibrio, oppure il minuto e 40&#8221; di “The Stripper”, che con quel ritornello zuccheroso nobilita l’etichetta pop-punk caduta oramai in disgrazia. Neanche il tempo di rifiatare che parte il rock’n’roll di “Burn”, tra NY Dolls, Rolling Stones e il Michael J.Fox di <em>Ritorno al futuro</em> alle prese con &#8220;Johnny B. Goode&#8221;. E cosa dire del nerboruto numero hard power-pop “Anyone Else” o di “Mexico”, un concentrato punk settantasettino e melodia contagiosa che si compenetrano senza danneggiarsi? Niente giri di parole, ragazzi miei. <em>Punch</em> è un disco della madonna, questo è quanto.</p>
<p>I Wild Week End sono tre quarantenni che se ne sbattono le palle del clubbino alternativo, del centro sociale e di rockit. In una vecchia intervista il cantante-chitarrista Wild JP diceva testualmente: “Ci pareva che il fatto di prendere le cose in maniera approssimativa e grossolana fosse la chiave del successo.” Pure qui c’è poco da aggiungere, ché chi dice una cosa del genere è da seguire a prescindere: mi pare evidente.</p>
<p><center><iframe width="480" height="274" src="http://www.youtube.com/embed/kRLPw6efkTg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Mondo cane</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 12:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Sick Dogs, dopo l'exploit dello scorso anno, tornano con un 7" di punk rock ribelle e incazzato in puro Vito-style: godetevi questo "Non mi piaci più"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/sick-dogs.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9278" title="sick dogs" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/sick-dogs.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Sick Dogs &#8211; <em>Non mi piaci più</em> (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Ebbene, si è parlato dei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://sickdogs.noblogs.org/">Sick Dogs</a></span> di Vito &amp; compari lo scorso febbraio, per recensire <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/02/sick-dogs-lavoro-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><em>Lavoro</em></span></a> &#8211; dove è inclusa la hit epocale &#8220;La tua vita non vale un cazzo&#8221;.</p>
<p>Ora la gang di punk e teppisti vigevanesi torna con un 7&#8243; in vinile (quattro brani: &#8220;Non mi piaci più”, “Ci sto dentro”, “Fottiti tu e il tuo hummer”, “Grande fratello”) intitolato <em>Non mi piaci più</em> e ribadisce tutto quanto già noto sul conto dei Sick Dogs. Questo è PUNK ROCK di quello sanguigno e sanguinario, cafone ma non scemo, duro e melodico.</p>
<p>Nessuna raffinatezza, ma molta anima&#8230; l&#8217;urgenza è quella di comunicare rabbia repressa, insofferenza verso le costrizioni di lavoro/società/regole assurde e il modo scelto ha il sound di un punk cristallino, diciamo da seconda ondata post &#8217;77, impossibile da non capire e contagioso.</p>
<p>Nei brani dei Sick Dogs ci sono tanto gli UK Subs, quanto gli Slaughter &amp; The Dogs, così come i primissimi GBH, gli Exploited, un pizzico di Dead Boys, un filo di Ramones, un po&#8217; di Adverts e &#8211; perché no &#8211; anche un bicchierino di Sham 69.<br />
In media l&#8217;impressione è che la band, almeno in questi quattro pezzi, spinga più sul versante albionico del punk, quindi abbracci un&#8217;ispirazione più inglese che non statunitense. Il che non è affatto un male, visto anche che il risultato finale è talmente vero e sincero da tacitare sul nascere ogni eventuale perplessità.</p>
<p>Certo, questa volta si sente la mancanza di una bomba sonica/filosofica come &#8220;La tua vita non vale un cazzo&#8221;, ma non si può avere tutto dalla vita. E, soprattutto, questo è un signor singolo &#8211; indipendentemente dai confronti con quanto fatto prima dalla band.</p>
<p>I Sick Dogs sono incazzati, Vito dà voce e immagine alla loro incazzatura e la loro musica è fatta per arrivare dritta a toccare certe corde. Se poi queste corde non le avete, allora è un problema vostro.</p>
<p><em>[Ovviamente il consiglio vivissimo è di procurarvi il 7", ma se proprio non potete fare a meno degli mp3, potete scaricare i brani del singolo - gratis e legalmente - su Jamendo, nell'<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.jamendo.com/it/download/album/98324">account dei Sick Dogs</a></span>]</em></p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/E87QkxC3_rk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>The Wild Brunch #11</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 20:22:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rapidissimo brunch selvaggio di mezza estate... con gli amici Doojimen e Sha-Rellies. Fotti l'ombrellone]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/08/bisi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8984" title="bisi" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/08/bisi.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>L&#8217;estate: cosa cazzo è l&#8217;estate non credo di saperlo, né di volerlo sapere. Tanto più che ormai sta &#8211; godo un attimo &#8211; finendo. Già&#8230; eravamo a giugno e sembrava ancora primavera. E poi tra luglio e la prima metà d&#8217;agosto si consuma il fattaccio, così l&#8217;estate da canzonetta, da putrido Festivalbar anni Ottanta, se ne va riccamente a decomporsi sul fondo di un fosso.<br />
Intanto l&#8217;importante è comprare sempre più dischi usati, salvarli dalle grinfie dell&#8217;ignoranza, dalle bancarelle e dai barabba. Per cui fotti l&#8217;ombrellone e rovinati di dischi.<br />
Se non si era capito questo è l&#8217;undicesimo brunch selvaggio. Che è sempre la rubrica in cui  si parla della  maggior parte del  materiale che arriva a Black Milk, riservando le recensioni singole a casi particolari (ovviamente a insindacabile  giudizio del  Comitato Centrale). C’è un sistema di valutazione dei dischi, per cui si va da 0 (che    significa: “bravi, ma basta,  chi ve l’ha fatto fare”) a 3 (ossia “bel disco,bel gruppo, in bocca al  lupo”). E 1/2 è il mezzo punto, per chiarezza.<br />
Non dimenticate di leggere con un po’ di attenzione la sezione <span style="text-decoration: underline;"><a href="../2011/07/2011/05/invio-materiale/">INVIO MATERIALE E CONTATTI</a></span>, prima di mandare qualcosa; e se non si parla benissimo del vostro disco, sappiate che fa parte del gioco.<br />
Questa puntata ridotta, oltre a essere liofilizzata, è anche figlia della Prima Repubblica, del nepotismo, della P4 e di quel bell&#8217;uomo di Bisignani. Perché? Semplice&#8230; le due band di cui si parla sono gruppi di amici. Che si sappia. La cricca ci fa un baffo. Due.</p>
<p><a href="http://thedoojimen.bandcamp.com/album/tales-from-the-underground" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>The Doojimen</strong></span></a> - <em>Tales From The Underground</em> (autoprodotto, 2011)<br />
Rambling Eric è un personaggio che chi ha bazzicato Roma a cavallo tra la fine degli anni Novanta e il 2005-2006 conoscerà bene. Agitatore semialcolista, adoratore ai limiti del cosplaying di personaggini  come Chris D. e Jeffrey Lee Pierce, spesso delirante in preda a visioni musical-psicotrope; ma anche frontman imbattibile (ricordiamo i Dead Cigarettes e i Viv Prince Experience, i due progetti principali in cui fu coinvolto all&#8217;epoca) e grande collezionista di musica. Ebbene Rambling Eric è tornato a essere Enrico ed è emigrato nelle terre d&#8217;Albione da qualche anno dove, oltre ad avere trovato una bella famiglia e un&#8217;invidiabile serenità, ha anche coltivato senza mai mollare i suoi sogni rock&#8217;n'roll; fino all&#8217;anno scorso militava in una band glam r&#8217;n'r, ma alla fine ha scelto di lasciarla per seguire il sentiero delle sue radici&#8230; ed ecco che nascono questi Doojimen, figli principalmente di Stooges e Iggy Pop, con un sound proto punk/garage rock che coniuga la ruvidezza compressa dei primi con alcune raffinatezze tipiche invece della produzione solista dell&#8217;Iguana nei momenti più ispirati. E ci piazzerei anche un tocco di Alice Cooper (epoca <em>Love It To Death</em>, soprattutto nella ballata stralunata &#8220;Punishment-Reward&#8221;). Nessuna invenzione, nessuna sperimentazione, nessuna velleità&#8230; se non continuare una tradizione che non può e non deve scemare. Questo è cazzutissimo rock/protopunk anni Settanta, scuro e ustionante, di quello che se non lo capisci è meglio se vai a recuperare i cd di Lady Gaga di tua nipote. O smetti di dire che ascolti punk. Il disco si può scaricare gratuitamente <a href="http://thedoojimen.bandcamp.com/album/tales-from-the-underground" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">QUI</span></a>.<br />
<em>[Voto: 3 - Consigliato a: orfanelli dei fratelli Asheton</em><em>, chierichetti di Chris D, protopunkers senza macchina del tempo]</em></p>
<p><a href="http://www.myspace.com/thesharellies" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Sha-Rellies</strong></span></a> &#8211; promo (autoprodotto, 2011)<br />
Nati come duo chitarra/voce + batteria (White Stripes e Intellectuals docent) dedito a pezzi concept che parlavano dei casi di Chi l&#8217;ha visto?, ora sono un trio e hanno da pochissimo inciso questo promo che non penso sia destinato a circolare se non nel fantomatico &#8220;giro&#8221; per ottenere contatti, date etc etc. Tre soli brani, ma lucidi, limpidi, solidi e concisi (colpo di genio: non si supera il minuto e 42&#8221; di lunghezza); c&#8217;è molto punk rock negli Sha-Rellies, con qualche sensibile inflessione punk&#8217;n'roll (Social Distortion e compagnia bella) e una pennellata di rockabilly deviato crampsiano (solamente in &#8220;Voodoo Girl&#8221;, il mio pezzo preferito, dedicato tra l&#8217;altro alla figlia scomparsa di Al Bano). Onestamente li preferisco di gran lunga in versione proto-Cramps, anche se il pezzo più punk&#8217;n'roll di tutti (il finale &#8220;Don&#8217;t gipsy With Me&#8221;) è senza dubbio il più roccioso e  ben costruito, indice di quella che potrebbe essere la direzione in cui la band si muoverà. Sono bravi, si sente e si percepisce fin dai primi secondi di ascolto&#8230; per cui contattateli e fateli suonare. Se poi amate il punk&#8217;n'roll italiano fatto a regola d&#8217;arte, non potrete che sposare la causa del culto di miss Sciarelli.<br />
<em>[Voto: 2+1/2 - Consigliato a: Drogati di Chi l'ha visto?</em><em>, pronipoti di Mike Ness dall'animo gentile, punk'n'rollers da grande distribuzione]</em></p>
<p><center><iframe width="450" height="367" src="http://www.youtube.com/embed/v_-z1wYK5Bw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Dements are go</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 07:43:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Thee Dements “tradiscono” la Bubca per cedere alle lusinghe della straniera Burning Hell: punk rock, blues, folk e delirio lo-fi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/dem.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8944" title="dem" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/dem.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Thee Dements &#8211; <em>Pigs Fuck Allright ep</em> (Burning Hell, 2011)</strong></p>
<p>Ebbene, riecco i <a href="http://www.myspace.com/theedements"><span style="text-decoration: underline;">Thee Dements</span></a>, che &#8220;tradiscono&#8221; la loro <a href="http://www.myspace.com/bubcarecords"><span style="text-decoration: underline;">Bubca Records</span></a> per cedere alle lusinghe della straniera <a href="http://www.myspace.com/burninghellrecords"><span style="text-decoration: underline;">Burning Hell</span></a>. Da questo connubio nasce un 7&#8243; ep vinilico (buco grosso, oh sì) che raccoglie tre brani appartenenti alla primissima produzione del gruppo. Scelta bizzarra, visto che nel frattempo i Dementi hanno sfornato parecchia altra roba, ma si sa&#8230; questa è gente stramba, poco raccomandabile e perennemente in stato di delirio erotico-musicale, quindi non è nemmeno salutare farsi troppe domande.</p>
<p>La sostanza è sempre quella: punk rock, blues, folk e delirio lo-fi scatarrato da un duo che ha inciso i propri brani in cucina (probabilmente dopo aver scolato un doppio litro di rosso della Coop in offerta specialissima). Se vi facevano schifo prima, li odierete ancora di più sentendo <em>Pigs Fuck Allright ep</em>; se vi piacevano o li tolleravate, continuerete a farlo, visto che qui ci sono solo conferme &#8211; nel bene o nel male. E infine, se siete Bubca-dipendenti, non potete privarvi di questa scheggia che completa l&#8217;universo concettuale di questa label sopra le righe.</p>
<p>Ho un solo dubbio però: questo cacchio di 7&#8243; è ascoltabile sia a 33 che a 45 giri senza particolari problemi e fastidi. Anzi, a 33 giri acquisisce un vaghissimo sapore da field recording spettrale stile Alan Lomax che smussa la sensazione di trascinamento dovuta alla velocità non corretta&#8230; ecco sì, ve lo consiglio a 33 giri. So che i Thee Dements apprezzeranno.</p>
<p><center><iframe width="450" height="367" src="http://www.youtube.com/embed/jZRDWUglyTI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Ritorno senza ritorno</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 16:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Prinzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ancora in pista dopo 17 anni, gli Impossibili tornano con un album autoprodotto. E un sound sempre fedele a loro stessi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/imp.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8491" title="imp" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/imp.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Impossibili – <em>Senza ritorno</em> (Autoprodotto, 2011)<br />
</strong><br />
Sono in giro da parecchio, gli <a href="http://www.myspace.com/impossibili"><span style="text-decoration: underline;">Impossibili</span></a>. Questo se non sbaglio dovrebbe essere il sesto album di una carriera iniziata verso la metà degli anni Novanta; autoprodotto, come scrivono orgogliosamente nel retrocopertina del cd. La formazione è quella del precedente <em>Alcool e furore</em> di tre anni fa, ovvero Araya-Klaus-Danu con l&#8217;aggiunta di tale Matteo (il cognome non è dato saperlo).</p>
<p>C&#8217;è poco da dire sul sound dei nostri: punk rock melodico quasi sempre a 100 all&#8217;ora, in pieno stile  Derozer, Rappresaglia e affini: musica che in tasca tiene ben stretta la sacra triade Ramones-Queers-Screaching Weasel. È un genere, questo, che nel nostro Paese riscosse un certo seguito nei circuiti alternativi proprio nel periodo in cui gli Impossibili muovevano i primi passi: oltre ai già citati Derozer, ricordo che in quegli anni gente come Gambe Di Burro, Monelli (tra l&#8217;altro di nuovo in pista) e gli orribili Punkreas se la suonavano abbastanza allegramente; non sono mai stato un grande amante del genere, devo ammetterlo: agli imitatori italiani ho sempre ovviamente preferito di gran lunga i capostipiti stranieri (i fratellini Ramone due-tre spanne sopra tutti, ma anche le checche non erano malaccio, soprattutto <em>Love Songs For The Retarded</em> lo ascolto con piacere ancora oggi) e poi in quel periodo ero troppo infognato – lo sono ancora – con il garage punk di Crypt e SFTRI.</p>
<p>Comunque, tutto questo preambolo per dire che mi sono avvicinato al disco con tutti i preconcetti del caso: devo dire, dopo averlo ascoltato per benino 3-4 volte, che non sarà un capolavoro, ma è un album divertente, fatto con sudore e palle da gente che a questo punto della carriera (e considerato come gira il mercato oggi) se sta ancora in giro e perché crede in quello che fa; per come la vedo io, ciò può essere abbastanza per benedirli se siete estimatori di questo genere. E poi i ritornelli zuccherosi di “Alice”, “Laura” e “Milano”, sparati in macchina al giusto volume fanno la loro porca figura (un paio di volte ho tirato pure fuori il dito indice dal finestrino); anche l&#8217;attacco feroce in stile DOA e il testo militante di “No Nazi” si fanno apprezzare, così come i cambi di tempo nella buona “Paura Di Reagire”.<br />
L&#8217;unica cosa che proprio non gli perdono è la cover, molto prescindibile, di “Voglio Vederti Danzare” di Battiato. Peccato veniale di un disco che farà pogare parecchi ragazzi, poco ma sicuro.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/Ci-tABDmnPE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Lester meets Kevin</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 17:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno split ad alto tasso di punk'n'roll, glam, rock e punk: gli italianissimi Landslide Ladies e Mr. Kevin K da New York]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/lest.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8408" title="lest" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/lest.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Lester And The Landslide Ladies/Kevin K &#8211; <em>Frantic Tales For The Fast Living</em> (Tornado Ride, 2011)</strong></p>
<p>Lester, con i suoi <a href="http://www.myspace.com/landslideladies"><span style="text-decoration: underline;">Landslide Ladies</span></a>, ormai è quasi un&#8217;istituzione nel panorama rock&#8217;n'roll glam punk italico: nove anni di vita, per una band, non sono uno scherzo. Se poi la suddetta band macina 700 date e un tot di dischi, allora dimostra di avere passione e palle &#8211; attributi che sulla lunga distanza ti fanno lasciare indietro i vari ragazzetti modaioli e gli spompati.<br />
Col tempo la loro miscela di glam e punk si è irrobustita e s&#8217;è fatta più viziosa: immaginate degli Hanoi Rocks un po&#8217; più lo-fi, col pallino dei Dead Boys e del glam/street minore inglese. Se in Italia c&#8217;è ancora qualche barlume di rock&#8217;n'roll, insomma, è anche merito di gente come loro. E sicuramente loro sono tra i guerrieri che combattono per la causa, magari in una lotta impari e persa fin dall&#8217;inizio, ma con tutta la passione e la follia che ci vogliono.</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/kevinkrock"><span style="text-decoration: underline;">Kevin K</span></a> (un ragazzuolo che ha iniziato a suonare nella Grande Mela di metà anni Settanta: in pratica una leggenda minore tra le leggende minori, che merita un articolo a parte)&#8230; è un distillato di sound newyorkese che ti viene schizzato dritto in vena. Lo senti dal primo riff di chitarra, tagliente, punkettoso, scuro e abrasivo. E da lì tutto il resto è in discesa: la colonna sonora dei sopravvissuti, lo zibaldone del reduce cazzuto, la madeleine del rocker perdente d&#8217;essai. Un sound figlio bastardo di Heartbreakers, Dead Boys, New York Dolls e primi Dictators &#8211; musica per perdenti veri, che nemmeno sanno di esserlo (e se lo sanno, non ne fanno un <em>selling point</em> per arrivare a <em>Rolling Stone</em>, ma accettano la loro condizione e suonano come se non ci fosse un domani).<br />
Numero uno.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/spGOCljQJIM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/rLmkkEDfH-4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Streetwalking Cheetah</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 17:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli anni Novanta stanno diventando roba vintage. Gosh. E allora beccatevi, dall'archivio di mr Black Milk in persona, la traduzione di un'intervista a Cheetah Chrome apparsa sul numero due di Sonic Iguana (1998 circa). Respirate l'aria della leggenda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cheetahchrome.net/"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/Arthur-Siegel2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8244" title="Arthur Siegel2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/Arthur-Siegel2.jpg" alt="" width="400" height="305" /></a>Cheetah Chrome</span></a>, il maestro della chitarra tossico, sconvolto, pelato, cafone e troglodita. Una personcina spigolosa, senza cui il sound di alcune delle formazioni più importanti del punk a stelle e strisce non sarebbe nemmeno nato. E allora è quasi un dovere di cronaca e un tributo ossequioso al rock, questa traduzione di un&#8217;intervista apparsa sul numero due della mitica <em>Sonic Iguana </em>(la fanzine di <a href="http://www.myspace.com/jeffdahlband"><span style="text-decoration: underline;">Jeff Dahl</span></a> della seconda metà anni Novanta). All&#8217;epoca Cheetah era quasi una figura dimenticata, fuori dai riflettori e dalle rotte della scena punk peraltro fiorente. Sono state tagliate le ultime domande, troppo legate al momento contingente&#8230; quello che resta è il ritratto di un eroe che vive in una confortevole penombra e non sembra neppure scontento delle situazione.</p>
<p><strong>Come è stato crescere a Cleveland?<br />
</strong>Non c&#8217;è molto da dire, a parte che faceva schifo. Cleveland è molto piena di sé e arretrata.</p>
<p><strong>Però è conosciuta come una città rock&#8230;<br />
</strong>Non saprei dirti il motivo. Credo che chi viveva altrove potrebbe averla vista così. E tutti i gruppi che ci sono passati a suonare si devono essere divertiti. Ma se tu ci avessi vissuto ogni giorno della tua vita, non la penseresti in questo modo. Può anche essere che ci fosse un sacco di roba interessante in giro e io non me ne sia accorto&#8230;</p>
<p><strong>Quando hai cominciato a suonare la chitarra?</strong><br />
Avevo otto anni. Non fu la sera che vidi i Beatles in tv per la prima volta, ma nel giro di sei mesi avevo iniziato. Me ne stavo in casa con i libri degli accordi e i dischi dei Rolling Stones.</p>
<p><strong>Quale è stata la tua prima chitarra?<br />
</strong>La prima era un giocattolo di plastica (ride). La prima vera elettrica fu una Sakova, credo fosse della stessa forma del basso di Paul McCartney. A violino, con un battipenna di madreperla. Hai presente? Credo di averla scambiata per della droga.</p>
<p><strong>Ricordi il tuo primo incontro con Stiv (Bators)?<br />
</strong><a href="http://www.handsomeproductions.com/peterlaughnersdeath.htm"><span style="text-decoration: underline;">Peter Laughner</span></a> mi parlava di lui continuamente. La prima volta che l&#8217;ho incontrato dal vivo è stata in un negozio di vestiti e lui indossava un paio di pantaloni argentati. Credo fosse il 1974. Non sapevo chi fosse, ma iniziammo a parlare, poi ci salutammo. Nel frattempo suonavo nei <a href="http://www.furious.com/perfect/rockets.html"><span style="text-decoration: underline;">Rocket From The Tombs</span></a> e Laughner continuava a parlarmi di questo tizio, <a href="http://www.stivbators.com/"><span style="text-decoration: underline;">Stiv Bators</span></a>. Una volta poi lo invitò a un nostro concerto; lui si presentò insieme a <a href="http://punkturns30.blogspot.com/2007/04/jimmy-zero-connection.html"><span style="text-decoration: underline;">Jimmy Zero</span></a> e quei due ci provarono con le nostre ragazze. Ci incazzammo di brutto; proprio quando stavamo per farli a pezzi Peter intervenne dicendo: &#8220;Lui è quello Stiv di cui ti parlavo&#8221;. (Ride) Finimmo per scambiarci i numeri di telefono, lui la sera dopo mi chiamò e mi invitò a un concerto di un gruppo di amici suoi, i Blue Ash. Si portò dietro una custodia da chitarra e io gli domandai che chitarra avesse lì dentro; lui disse: &#8220;Ah questa ti farà impazzire&#8221;&#8230; lì dentro aveva un vero e proprio bar! Vodka, granatina, crema al whisky&#8230; e iniziò a fare dei cocktail. Questa è stata la prima volta che siamo usciti insieme.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/cheet.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8246" title="cheet" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/cheet.jpg" alt="" width="200" height="296" /></a>I RFTT hanno registrato molta roba?<br />
</strong>Solo due session. Una fu una lunghissima maratona, il giorno del mio compleanno nel 1974 o forse &#8217;75. Ci prendemmo un bel po&#8217; di speed e passammo la notte in piedi. Suonammo tutte le canzoni che conoscevamo. Credo fossimo in uno studio radio, dal vivo. E l&#8217;unica altra volta che registrammo fu per un altro show radiofonico, all&#8217;Agora. Furono le uniche due volte che ci trovammo davanti a un registratore a bobine.</p>
<p><strong>Cosa pensi dei <a href="http://www.rftc.com/"><span style="text-decoration: underline;">Rocket From The Crypt</span></a> che hanno un nome simile al vostro?<br />
</strong>Direi che mi devono dei soldi o qualcosa del genere! (Ride) non sono un gruppo rockabilly? Farebbero bene a bere un po&#8217; di caffè o roba così, per stimolare la fantasia. Perché fregare il nome a un gruppo di Cleveland è davvero idiota.</p>
<p><strong>E i Frankenstein?<br />
</strong>Erano i Dead boys con un altro nome e un po&#8217; di lustrini. La stessa identica band.</p>
<p><strong>Ti ricordi la prima prova dei Dead Boys?<br />
</strong>Beh&#8230; non so se c&#8217;è qualcuno che è in grado di ricordarla. Sono abbastanza certo che si sia trattato di una faccenda molto alcolica. Una prova con una bottiglia di Jack Daniels e una cassa di birra e qualsiasi altra cosa si trovasse a tiro. Ricordo che ero esaltato perché era la prima volta che suonavo con Jimmy Zero. Nei RFTT lavoravo con Laughner, che era un grande chitarrista, ma non era solido alla ritmica come invece lo era Jimmy. Laughner e io facevamo molti intrecci di suono, mentre con Jimmy era diverso&#8230; all&#8217;improvviso mi sono trovato ad avere terreno solido su cui muovermi. E&#8217; stato come se prima camminassi sul compensato e finalmente avevo dei mattoni sotto ai piedi.</p>
<p><strong>Avevate un bassista?<br />
</strong>No, direi che Jeff Magnum è arrivato almeno due anni dopo. Non ci serviva un bassista. Suonavamo altissimi e mettevamo un casino di toni medi. Non se ne sentiva la mancanza.</p>
<p><strong>Hai sentito quella versione di &#8220;Starway to Heaven&#8221; suonata dai Dead Boys che circola?<br />
</strong>Sì. (Ride) Dovevamo essere davvero annoiati. Pensa che ho un nastro della mia nuova band e c&#8217;è la stessa roba dentro. (Ride) Era uno standard per Cleveland. Una volta ero famoso per la mia versione di &#8220;Stairway to Heaven&#8221;&#8230; la facevo subire a chiunque si sedesse con me per un po&#8217;.</p>
<p><strong>La leggenda narra che incontraste i Ramones a Cleveland e Stiv li convinse a organizzarvi un concerto al CBGB&#8217;s a New York&#8230;<br />
</strong>Sì, è tutta colpa di Joey Ramone. Joey e Dee Dee. non penso ci avessero mai sentito suonare, ma devono essere rimasti colpiti dalla nostra attitudine. Suonammo al CBGB&#8217;s per la prima volta un martedì, davanti a sei persone. Ma erano sei persone importanti. A Cleveland al massimo riuscivamo a farci arrestare, ma non c&#8217;era verso di procurarci un concerto. Era tutto in mano ai gruppi di cover. Che è oggettivamente una buona scena per i chitarristi, che possono fare molta esperienza.</p>
<p><strong>E&#8217; interessante, soprattutto se penso a quanti gruppi seminali sono usciti dall&#8217;Ohio.<br />
</strong>Sì, succedeva perché dovevano combattere la frustrazione. Stiamo parlando di una scena dominata da gente che faceva cover dei Foreigner e &#8220;Smoke on the Water&#8221;. Ed erano anche pezzi brutti da suonare. Però capitava che ogni tanto ci fossero quelle che chiamavano &#8220;Extermination Nights&#8221;&#8230;</p>
<p><strong>Grande nome&#8230;<br />
</strong>E in queste serate i RFTT e gli <a href="http://www.electriceels.com/"><span style="text-decoration: underline;">Electric Eels</span></a> riuscivano a esibirsi. Le organizzavamo anche ad Akron, coi Devo e i <a href="http://www.rubbercityrebels.com/"><span style="text-decoration: underline;">Rubber City Rebels</span></a> in un posto che si chiamava Crypt e serviva solo <a href="http://www.bumwine.com/tbird.html"><span style="text-decoration: underline;">Thunderbird</span></a> al bancone. Era di fronte a una fabbrica di gomme, quindi alla fine del concerto uscivi e vedevi quelli del terzo turno che entravano a lavorare; puzzava tantissimo la gomma che veniva modellata per fare i pneumatici.</p>
<p><strong>Come è stato registrare il primo disco dei Dead Boys?<br />
</strong>Mi ricordo che in studio c&#8217;erano degli Hells Angels per tutto il tempo. E poi un sacco di Tuinal e altre pasticche.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/chr.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8247" title="chr" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/chr.jpg" alt="" width="400" height="278" /></a>Chi ha voluto <a href="http://www.pappalardi.com/"><span style="text-decoration: underline;">Felix Pappalardi</span></a> per produrre il secondo disco?<br />
</strong>Era scoppiata una grana grossa, nel gruppo. Io e Stiv avevamo mantenuto questa specie di dittatura benevola finché Hilly non cominciò a farci da manager. Da quel momento diventammo tutti pari. Grosso errore. Johnny Blitz ad esempio non riusciva a gestire i propri soldi. Jimmy Zero aveva sempre un sacco di idee, ma era roba troppo grossa e irrealizzabile; era un sognatore e pensava sempre in grande, si credeva anche molto più fico di quanto non fosse. Quindi furono fatti un casino di errori e uno fu Felix. Anche la Sire lo voleva. Io avrei voluto ancora <a href="http://www.genyaravan.com/"><span style="text-decoration: underline;">Genya Ravan</span></a> anche per il secondo album.</p>
<p><strong>Ho sentito che si era parlato anche di Lou Reed&#8230;<br />
</strong>Sì lui era interessato. Voleva portarci in Germania a registrare, ma Jimmy Zero aveva paura di parlargli! Probabilmente sarebbe stato un buon disco, ma Lou ci avrebbe ammazzato, o si sarebbe ammazzato (ride). Felix comunque fece schifo, non posso dire niente di buono su di lui.</p>
<p><strong>E&#8217; vero che sparava con la pistola in studio?<br />
</strong>E&#8217; successo per &#8220;Son of Sam&#8221;; ci serviva il rumore di alcuni spari per l&#8217;intro. Usò una calibro 38 e alla fine mixò gli spari con il suono di una guida telefonica e delle bacchette da batteria che cadevano a terra. Perché gli spari non suonavano come dei veri spari. Ottimo: è il produttore dei Dead Boys e non è capace di far suonare uno sparo come uno sparo&#8230; è così che butti i tuoi soldi quando sei in studio con un produttore che si sniffa dio solo sa quanta cocaina.</p>
<p><strong>E lo scioglimento dei Dead Boys?<br />
</strong>Droga ed ego. Mi capisci? Solo droga ed ego&#8230; e immaturità.</p>
<p><strong>Poi andasti a suonare con Sid Vicious&#8230;<br />
</strong>Sì, ma è una cosa di cui tutti parlano gonfiandola esageratamente. Non abbiamo nemmeno mai fatto un concerto. Sid si addormentava con la faccia nel piatto, a cena, e finiva che saltavamo le prove.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/cheetahjohnny.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8243" title="cheetahjohnny" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/cheetahjohnny.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>La prima volta che ti ho visto a New York suonavi con Wayne kramer al Max&#8217;s.<br />
</strong>Fu divertente. Wayne era un ottimo compagno di jam session. All&#8217;epoca ero davvero una puttana. Suonavo con chiunque. Con Sid accadde che avevo un concerto una sera e lui mi disse &#8220;Facciamolo insieme&#8221;. Però devo dire che suonare con Wayne e con <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/04/nikki-sudden-su-johnny-thunders-traduzione-sonic-iguana/"><span style="text-decoration: underline;">Johnny Thunders</span></a> era tutta un&#8217;altra faccenda. Comunque all&#8217;epoca tutti suonavano con chiunque. Credo che giri un nastro di me che suono &#8220;Chain of Fools&#8221; con Chris Spedding&#8230;</p>
<p><strong>Puoi dirci i gruppi in cui sei stato dopo i Dead Boys?<br />
</strong>The Skels, The Ghetto Dogs, The Casualties&#8230; per un po&#8217; ho suonato con Nico. Che esperienza. E&#8217; l&#8217;unica persona più tossica di me che io abbia mai incontrato. (Ride) Non mi ha mai pagato perché i soldi li ha usati tutti per farsi!</p>
<p><strong>Dopo i Dead Boys non dovevi fare qualcosa con l&#8217;etichetta dei Rolling Stones?<br />
</strong>Keith Richards voleva che facessi un singolo. Però in quel periodo stavo lavorando di nuovo con Genya, che aveva un&#8217;etichetta che si chiamava Polish. Ero già in studio e avevo già firmato con lei; sarei stato davvero un infame se le avessi voltato le spalle dicendo che Keith Richards mi aveva fatto un&#8217;offerta.</p>
<p><strong>Questa è lealtà.<br />
</strong>Sì, ma avrei dovuto prendere al volo l&#8217;occasione! (Ride) E&#8217; finita che l&#8217;etichetta è fallita e il disco non è mai uscito. Non so nemmeno dove siano i nastri. Forse sono marciti. Ma alla fine erano solo un sacco di basso e batteria mal registrati, più sovraincisioni fatte sotto cocaina.</p>
<p><strong>Tu eri amico di GG Allin&#8230;<br />
</strong>Mi ricordo di lui quando sembrava un hippie e si vestiva solo di jeans. Era un bravo ragazzo. Non so cosa gli sia capitato. Può essere che abbia visto il film sbagliato o qualcosa del genere. Era un tizio molto normale. Uno che avrei potuto presentare a mia mamma.</p>
<p><strong>Ha suonato la batteria con te dal vivo&#8230;<br />
</strong>Sì! Il mio batterista se ne era tornato a New York e GG apriva per noi, così ha fatto il soundcheck con noi e gli abbiamo insegnato i pezzi.</p>
<p><strong>Sei una leggenda vivente adesso. Tutti citano i Dead Boys come influenza&#8230;<br />
</strong>E meno male! E&#8217; l&#8217;unico motivo per cui ho fatto tutto quanto&#8230; (ride)</p>
<p><strong>Per la gloria?<br />
</strong>Sì e poi ho sentito che con questa roba ti danno la birra gratis. (Ride) E&#8217; bello avere influenzato altre band ma&#8230; non ti aiuta a pagare le bollette. E non ti aiuta a uscire di galera. Come diceva un vecchio proverbio: &#8220;Con quella roba e un dollaro e sessanta puoi avere un biglietto per la metropolitana&#8221;.</p>
<p><strong>Ti va di parlare della morte di Stiv?<br />
</strong>E&#8217; stato terribile. E da lì è iniziato uno dei peggiori periodi della mia vita. Nessuno si aspettava che lui morisse. Lo chiamavamo la donnola del Diavolo, perché era così furbo che si toglieva da ogni situazione senza sforzo. E&#8217; ingiusto. Poi in quel momento le cose stavano girando bene per lui&#8230; anche se ho l&#8217;impressione che siano quelli i momenti in cui si muore. Avevamo parlato al telefono, volevamo fare un gruppo con Tony James dei Sigue Sigue Sputnik, uno dei Godfathers e un tizio dei Doctor &amp; The Medics. Io ero anche pulito all&#8217;epoca&#8230;</p>
<p><strong>Parigi può essere un posto pericoloso&#8230;<br />
</strong>In realtà lui si annoiava. Come me a Nashville. Un posto noioso, ma tranquillo per viverci.</p>
<p><strong>Ho sentito che ora sei pulito.<br />
</strong>Molto. Il tempo passa, le cose cambiano. Ho provato un ciclo di disintossicazione. Però ho mollato e mi sono ripulito da solo. Pesavo meno di 50 chili!</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/cW5x5DmNyuY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Madunina calling</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 16:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[punk rock]]></category>
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		<category><![CDATA[Rocketman Records]]></category>

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		<description><![CDATA[Club 27 &#8211; For Dishes and Souls (Rocketman Records, 2011)

I Club 27 si vestono come i Ramones, ma suonano come i Clash di London Calling.
Messe da parte le ruvidezze di Terroristen (Oto/Goodfellas, 2006) il nuovo album della storica punk band milanese ci schiarisce già le idee nel comunicato stampa: “Dopo un periodo di riflessione durato poco più di un sospiro e vari cambi di formazione che hanno riportato il combo milanese alla vecchia e primissima line up, arriva sulle strade For Dishes and Souls, incredibile e autentico album che ci ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/05/27.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8084" title="27" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/05/27.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Club 27 &#8211; <em>For Dishes and Souls</em> (Rocketman Records, 2011)<br />
</strong><br />
I <a href="http://www.vololiberoedizioni.it/?sect=autori&amp;itemId=585"><span style="text-decoration: underline;">Club 27</span></a> si vestono come i Ramones, ma suonano come i Clash di <em>London Calling</em><span id="more-8079"></span>.</p>
<p>Messe da parte le ruvidezze di <em>Terroristen </em>(Oto/Goodfellas, 2006) il nuovo album della storica punk band milanese ci schiarisce già le idee nel comunicato stampa: “Dopo un periodo di riflessione durato poco più di un sospiro e vari cambi di formazione che hanno riportato il combo milanese alla vecchia e primissima line up, arriva sulle strade <em>For Dishes and Souls</em>, incredibile e autentico album che ci riporta ai fasti del punk rock anni Settanta più vero”.</p>
<p>Pubblicato dalla Rocketman Records e curato da Nico Gamma dei Gaznevada, il disco sarebbe stato un fulgidissimo LP, nell’era del vinile, confermando nei 16 brani che lo compongono una capacità tecnica e una versatilità stilistica che vanno ben oltre l’ostinata mitologia punk dei tre accordi in croce.</p>
<p>La lunghezza del disco, la cura dei suoni, la contaminatio generis, l’ironia dei testi sono elementi assai rari e quasi anacronistici nella scena punk attuale in cui il più delle volte regna un livello di produzione omologato e ottuso; elementi che oltre a rendere questo lavoro gustoso e succulento per un pubblico trasversale lo elevano senza soggezione di sorta al livello celebre doppio album di Joe Strummer e soci.</p>
<p>Canzoni che riempiono i vostri piatti e le vostre anime, così come recita il titolo; e una cover art che ricorda molto da vicino il retro copertina di <em>1916</em> dei Motorhead&#8230; insomma la ricetta è presto fatta, estetica Ramones, una spruzzata di sound evoluto alla Clash e l’effige dei quattro teschi dei Motorhead, ma l’avvertenza mette in guardia i possibili imitatori: solo il Club 27 ne conosce le smodate quantità da mescolare per riprodurre quell’alchimia culinaria unica ed esplosiva &#8211; ma mai indigesta.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Stiv says&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 17:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Reperti]]></category>
		<category><![CDATA[1977]]></category>
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		<category><![CDATA[Boston]]></category>
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		<category><![CDATA[radio]]></category>
		<category><![CDATA[Sire]]></category>
		<category><![CDATA[Stiv Bators]]></category>
		<category><![CDATA[traduzione]]></category>

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		<description><![CDATA[il 2 giugno di 21 anni fa Stiv Bators moriva nel sonno dopo essere stato investito da un taxi a Parigi. Per ricordarlo ecco un'intervista supervintage -tradotta ad hoc - risalente al settembre 1977. E' appena uscito "Young, loud &#038; snotty" e i Dead Boys stanno viaggiando a mille]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/05/stiv.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7838" title="stiv" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/05/stiv.jpg" alt="" width="400" height="293" /></a>Il 2 giugno 1990 <a href="http://www.stivbators.com/"><span style="text-decoration: underline;">Stiv Bators</span></a> (all&#8217;anagrafe Steven John Bator), moriva nel sonno per i traumi causati da un taxi che l&#8217;aveva investito alcune ore prima, a Parigi. Per ricordare più o meno degnamente il leggendario cantante di Frankenstein, Dead Boys, Wanderers e Lords of the New Church, questa intervista del 24 settembre 1977 al The Demi Monde Show, su WTBS Radio, sembra cascare a fagiolo.<br />
Stiv è <em>young, loud &amp; snotty</em>, il primo album dei Dead Boys è appena uscito e il mondo potrebbe cascare ai loro piedi. Insieme a lui, a fare da spalla con tendenze diplomatiche, Jimmy Zero. Godetevi questa traduzione riesumata dalle catacombe.</p>
<p><strong>Oedi: Questa era &#8220;All This And More&#8221; dei Dead Boys. Stiv, è il tuo inno?<br />
</strong>SB: No.</p>
<p><strong>Oedi: Chi l&#8217;ha scritta?<br />
</strong>SB: Jimmy ha scritto la musica, il testo e gli arrangiamenti.</p>
<p><strong>Oedi: Jimmy è il compositore principale?<br />
</strong>JZ: No. Siamo molto democratici. Cheetah ed io scriviamo la musica, per conto nostro… e Stiv in pratica è diventato il paroliere del gruppo. Si occupa, almeno in questo momento, di quasi tutti i testi.<br />
SB: Sì, perché mi servono i soldi.<br />
JZ: Lui punta alle royalties.</p>
<p><strong>Oedi: Adesso il disco è uscito per Warner, Stiv, e mi dicevi che è stato modificato secondo le vostre richieste perché l&#8217;ultima volta che l&#8217;avevate ascoltato non vi piaceva il mixaggio.<br />
</strong>SB: Sì, come ti dicevo, era troppo pulito, troppo prodotto. Così non sembravamo noi. Lo volevamo più simile a come siamo live.<br />
JZ: E non era abbastanza alto di volume.<br />
SB: Non somigliava a come siamo dal vivo e noi invece volevamo questo.<br />
JZ: Era una registrazione truffaldina.<br />
SB: Non solo hanno alzato il volume di diverse cose, ma ne hanno eliminate anche tante che avrebbero dovuto esserci. Era la nostra prima incisione, quindi non sapevamo esattamente cosa facevamo, così abbiamo sperimentato sul campo cosa significa fare un disco. Dopo avere lavorato sui nastri per sei mesi ho capito cosa non andava e cosa invece funzionava. Adesso penso che sia un disco onesto… e sono felice di come è venuto. A un certo punto ci eravamo messi in testa che Genya ci stesse facendo un cattivo servizio, che fosse tutta colpa sua. Ma la responsabilità era di altri. E alla fine siamo riusciti a modificare il tutto… abbiamo ottenuto quasi tutto ciò che volevamo, ma non l&#8217;abbiamo lasciata fare il mixaggio.</p>
<p><strong>Oedi: Adesso che il disco è uscito per Warner partirete per un tour?<br />
</strong>SB: Sì, da qui andremo ancora al CBGB&#8217;s e poi in Delaware, a Toronto e a Nord: Chicago, Detroit…<br />
JZ: E poi nella costa Ovest.<br />
SB: Seattle e poi giù sulla costa e da San Francisco voleremo a Londra.</p>
<p><strong>Oedi: Davvero? Quando sarete là?<br />
</strong>SB: Partiamo il 9 novembre. Saremo in tour coi Damned.<br />
JZ: Abbiamo 20 date con loro.</p>
<p><strong>Oedi: Grande! Ma dove sono Jimmy e Cheetah?<br />
</strong>SB: Jimmy è qui vicino a te.</p>
<p><strong>Oedi: Volevo dire Johnny!!! Li avete lasciati al New England Music City a firmare autografi?<br />
</strong>SB: No, sono andati in albergo.<br />
JZ: Cheetah si sta facendo la punta alle scarpe e Johnny si sta facendo i canini a punta.</p>
<p><strong>Oedi: Jimmy, un vostro collega su Warner è Richard Hell. Non sappiamo molto di lui, tranne che è lì e una volta suonava con Heartbreakers.<br />
</strong>JZ: Richard, lo dovresti sapere, ha un grande seguito a New York. Se lo vedi suonare capisci che è dovuto al fatto che ha un sound molto nuovo e originale. Non so come la gente reagirà, ma a me piace e lo trovo interessante. Diverso, speciale, del tutto personale. Non somiglia a nessuno che io abbia mai sentito.</p>
<p><strong>Oedi: E allora sentiamolo.</strong></p>
<p>[Richard Hell and The Voidoids - "Down at The Rock'Roll Club"]</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/KB8wvj5v8Os" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p>SB: Sì, andiamo tutti al rock and roll club, al Rat. E&#8217; dove vi vogliamo tutti stasera, perché da quando siamo qui non abbiamo ancora scopato! Ci serve qualcuno per farlo. Ah, la prossima canzone che sentiamo è stata un grande successo a Cleveland. Quante volte è stata al numero uno in un anno?<br />
JZ: Non lo so, avevo tipo tre anni all&#8217;epoca, non era nel &#8217;66, più o meno?<br />
SB: Sì, ma è stata al top per tre volte o giù di lì in un solo anno. E&#8217; un vecchio singolo garage punk. Questa è roba che ha influenzato i Dead Boys. E poi a New York nessuno ha mai sentito questo pezzo che si chiama &#8220;Little Black Egg&#8221; dei The Nightcrawlers. E&#8217; dedicata alla mamma di Bobby dei Thundertrain, lei ora è morta.</p>
<p>[The Nightcrawlers - "Little Black Egg", Dead Boys - "Hey Little Girl"]</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/BtXtOssG_II" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
</center></p>
<p><strong>Oedi: Eccoci su WTBS, di Cambridge, all&#8217;Oedipus Demi Monde Show oggi ci sono i Dead Boys.<br />
</strong>SB: Facciamo un concorso.<br />
JZ: Grande!!! [sarcastico]<br />
SB: In palio ci sono cinque copie di &#8220;Young Loud and Snotty&#8221;. Dovete solo chiamare e ansimare nella maniera più erotica che potete nel telefono. Chi l ofa meglio, si becca un disco.</p>
<p>[The Cortinas - "Fascist Dictator", The Boize - "So Depressing", The Buzzcocks - "Boredom"]</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/QoYiQ8Qsozk" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
</center></p>
<p><strong>Oedi: Ok, ecco un concorrente…<br />
</strong>SB: O, allora forza con l&#8217;ansimare&#8230;<br />
Concorrente &#8211; [ansima]<br />
SB: Ma per piacere, non ci viene neppure duro!<br />
Concorrente: Cosa ne dici se vengo lì e vi faccio un pompino?<br />
SB: Ok, potrebbe andare.</p>
<p>[La conversazione è tagliata e parte Dead Boys - "Ain't Nothin' To Do"]</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/4D32jb-IzQc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p><strong>Oedi: Credo che ci sia un altro concorrente in linea&#8230;<br />
</strong>SB: Pronto?<br />
Concorrente: Ciao…<br />
SB: Vuoi ansimare? Sei in onda.<br />
Concorrente &#8211; Devi ispirarmi.<br />
SB: Magari se tu fossi qui…<br />
Concorrente &#8211; Devi darmi un po&#8217; d&#8217;ispirazione…<br />
SB: Su dai, ansima, non ti servono i preliminari&#8230;</p>
<p>[Talking Heads - "Burning Down The House", Nervous Eaters - "Loretta", Dead Boys - "I Need Lunch"]</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/F-qObaURt6Q" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p><strong>Oedi: Allora abbiamo i vincitori. C&#8217;è un sacco di gente che ansima là fuori. Hanno vinto un disco Trisha Brown, Dave Brown, Rita Daniels Alias Moose Cholah, Joanne Green e Nadine San Antonio. Loro sono i cinque vincitori. Adesso, Jimmy, cosa mi dici della Sire che è diventata della Warner?<br />
</strong>JZ- Credo sia una buona cosa; per cominciare mi ridà fiducia nel record business, che stava evaporando. Quando abbiamo firmato per Sire ero felicissimo che un&#8217;etichetta credesse in una band come noi; poi quando Warner ha acquisito Sire, investendo su gente come Richard Hell, Ramones, noi, Talking Heads, ero contento di vedere che la New Wave poteva diventare una realtà e non restare qualcosa che restava confinata in un bar o un club, coi gruppi che suonano per 15, 20 persone. Warner sta facendo le cose per bene. Siamo stati trattati davvero bene. Non c&#8217;è nessun trip da rockstar di mezzo o quelle robe che non ci piacciono. E tutto è andato proprio bene.</p>
<p><strong>Oedi: Però voi suonate ancora nei bar.<br />
</strong>JZ: E spero che continueremo a farlo! Anche se non pagano molto, è il posto dove vieni a contatto con le persone. Noi preferiamo avere un rapporto stretto con il pubblico, piuttosto che quella roba alla Peter Frampton, che hai 20.000 persone davanti a te in uno stadio e il più vicino a te è a 50 metri. Non ci piacciono queste cose.</p>
<p><strong>Oedi: Quindi sia Sire che Warner vi hanno opzionato per più di un album e vi supporteranno economicamente?<br />
</strong>JZ: Oh sì! Si sono impegnate totalmente. Credono in noi e io ho imparato a credere in loro. Penso che abbiano fatto davvero un gesto coraggioso pubblicando un album come il nostro, perché va contro quella che immagino sia l&#8217;onda commerciale. Come ho già detto, questo ha ristabilito la mia fiducia nell&#8217;industria musicale; c&#8217;è un&#8217;etichetta che farà uscire quello che considero una vera novità, piuttosto differente dall&#8217;immondizia prevedibile e precotta che gli americani &#8211; e la gente in tutto il mondo &#8211; deve subire. Così nuovi gruppi con nuovi atteggiamenti e idee, che fanno musica onesta, potranno emergere e fare qualcosa. Per me è grandioso!</p>
<p><strong>Oedi: La penso come te. Passando ad altro, sul piatto abbiamo in attesa &#8220;Thirty Seconds Over Tokyo&#8221;. Vediamo&#8230; Peter Laughner, un membro dei Pere Ubu, è morto recentemente. voi lo conoscevate. Stiv?</strong><br />
SB: Sì, grazie a lui ho incontrato Cheetah. Cheetah suonava con lui in una band, i Rocket from The Tomb. Jimmy ed io suonavamo assieme e avevamo iniziato a frequentare Laughner. Laughner voleva che io cantassi, così mi unii al gruppo perché Jimmy ed io volevamo fare una band insieme a Cheetah. Così sono entrato nel gruppo e ho rubato Cheetah.</p>
<p><strong>Oedi: Ma Cheetah c&#8217;entra qualcosa con questa canzone?<br />
</strong>SB: &#8220;30 Seconds&#8221;? Sì, ha scritto la musica.<br />
JZ: Magari sul disco non c&#8217;è scritto, non ho visto. Comunque quando Cheetah l&#8217;ha scritta e il gruppo l&#8217;ha suonata le prime volte, era molto diversa dalla versione che state per ascoltare. Non voglio parlare male di questa, ma era una canzone molto più potente, più vicina al sound dei Dead Boys di quanto non sia ora. E di Peter, cosa posso dire&#8230; è morto. Non gli dispiacerebbe se ci scherzassi su, e comunque si sarebbe ammazzato, era la situazione perfetta.<br />
SB: Su Punk magazine hanno fatto un concorso tipo &#8220;Chi è il più punk?&#8221; e lui ha vinto il secondo posto. Ha scritto: &#8220;Punk è sapere che morirai ma non te ne importa&#8221;. E questa roba è stata pubblicata, direi, un anno fa.<br />
JZ: E&#8217; stato piuttosto attivo in una scena che probabilmente chi vive a Boston non conosce e magari nemmeno è interessato a farlo, ma comunque era la scena del Midwest. scriveva per Cream e direi che è stato uno dei pionieri della  new wave nel Midwest, come chitarrista e compositore. Ha fatto anche diverse cose con Lester Bangs.</p>
<p><strong>Oedi: Purtroppo i Pere Ubu non sono mai venuti a Boston. Dovevano farlo, ma è saltato tutto.<br />
</strong>SB: Probabile che non siano riusciti a trovare un modo per portare qui Crocus.</p>
<p><strong>Oedi: Mi sembra di capire che è un tizio molto grosso.<br />
</strong>SB: Oh sì, tanto.</p>
<p><strong>Oedi: Dedichiamo questa al Dead Boy originale&#8230;<br />
</strong>JZ: Alla balena spiaggiata originale!</p>
<p>[Pere Ubu - "Thirty Seconds Over Tokyo"]</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/Rs3kKHhG4m0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p>SB: Erano i Pere Ubu. Di Cleveland. Sono noiosi.</p>
<p><strong>Oedi: Veramente è una canzone piuttosto profonda.<br />
</strong>SB: (sarcastico) Molto concettuale!<br />
JZ: Sì, molto… artistica&#8230; artistoide scorreggiona.<br />
SB- Sì, è roba su cui <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Kid_Leo"><span style="text-decoration: underline;">Kid Leo</span></a> farebbe gorgheggi… no a parte gli scherzi&#8230;</p>
<p><strong>Oedi: Sarete al Rat stasera?<br />
</strong>SB: Lo spero… e anche domani. Venite tutti, ma solo se ne avete voglia: nessuno vi obbliga. E sarebbe bello che compraste un po&#8217; di t-shirt mentre siete lì, perché dobbiamo mangiare… comunque saremo lì e saremo giovani, casinisti e maleducati per voi di Boston, stasera. E bevete di brutto, così potremo comprarci i biglietti per tornare a casa. E la prossima è per Cheetah che si sta scopando Geeta proprio ora. E per Jeff e Johnny che si stanno masturbando.</p>
<p>[Dead Boys - "What Love Is"]</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/DUIcoQFsPm4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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