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	<title>Black Milk Magazine &#187; Not Moving</title>
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		<title>Record collectors are pretentious assholes</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 10:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mega-ristampa su cd dei primi due singoli, di tre ep/12" e del demo dei Not Moving. Sapete cosa fare. E se non lo sapete, è proprio grave...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/Not-Moving-cover-web.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8645" title="Not Moving cover - web" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/Not-Moving-cover-web.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Not Moving &#8211; <em>Light/Dark</em> (Audioglobe Relics, 2011)</strong></p>
<p>Non prendiamoci per i fondelli. Chi segue Black Milk o comunque le mie cazzate da un po&#8217; di tempo sa quanto io sia da sempre fanatico dei <a href="http://www.myspace.com/thenotmoving"><span style="text-decoration: underline;">Not Moving</span></a> &#8211; che infatti ricorrono puntualmente in queste pagine: provate a fare una ricerca usando il motore interno di BM e vedrete di cosa parlo.<br />
E&#8217; logico e consequenziale, dunque, che questa uscita targata Audioglobe Relics (una nuova divisione della storica etichetta/distributore) abbia stuzzicato i miei ormoni e attivato l&#8217;area più acritica e disposta a bersi tutto del mio cervello. E va bene così, perché questa antologia che raccoglie i due primissimi singoli, tre ep/mini lp (<em>Land Of Nothing</em>, <em>Black&#8217;n'Wild</em> e <em>Jesus Loves His Children</em>) e il demo tape d&#8217;esordio della band trascende oggettivamente ogni considerazione, opinione e sforzo critico. Semplicemente questa è materia originaria, un elemento fondante della cultura rock alternativa italiana, oltre che underground.<br />
Se non ti piacciono i Not Moving, probabilmente non ti piace il rock&#8217;n'roll. E allora hai un problema, baby&#8230; ma ognuno ha i suoi, quindi amen. Buona fortuna.</p>
<p>Detto questo, il mio pensiero &#8211; e non solo il mio, visto che qualcuno si è mosso per ristampare questo materiale &#8211; è che di questi 31 brani non ci sia proprio nulla da buttare; il 90% di queste canzoni è di diritto entrato nel Gotha dei classici della musica sotterranea tricolore degli anni Ottanta, mentre il restante 10% è per cultori e raffinati gourmet &#8211; che godranno come ricci ad ascoltare, ad esempio, il primissimo demo tape riemerso dalle nebbie e fino a oggi irreperibile (a meno di non esserselo comprato 30 anni orsono o di avere qualche amico/conoscente compiacente disposto a duplicarvi la cassetta&#8230;).</p>
<p>Come dite, voi giovanotti là in fondo? Non avete capito cosa c&#8217;è qui dentro? Beh, dovete studiare, per dio. Ma vi voglio dare un aiutino, riportandovi uno scambio di mail con l&#8217;amico Tony Face (giovincelli, dovete saperlo, ma lo preciso: lui era il batterista del gruppo, asini!), che dovrebbe se non altro instradarvi leggermente:</p>
<blockquote><p><strong>Tony:</strong> Arrivato alla fine ?<br />
<strong>Andrea:</strong> Sì ieri. Arrivato, un po&#8217; ammaccato ma arrivato. I corrieri andrebbero fucilati negli androni dei palazzi. Appena riesco a sentirlo recensisco!<br />
<strong>Tony:</strong> Il contenuto sonoro e largamente inferiore alla confezione. Sappilo !<br />
<strong>Andrea:</strong> Caro Lei, io quel contenuto sonoro lo adoro e lo possiedo tutto in vinile originale (e nel caso dei due 7&#8243; anche ben pagato &#8211; non profumatamente, ma nemmeno poco&#8230; ricordo che comprai i due singoli in blocco da uno spacciatore romano che vendeva dischi dal bagagliaio di una Renault scassata; nel 2002 gli diedi 25 euro a pezzo in mint conditions; poi un anno dopo il secondo 7&#8243; l&#8217;ho trovato e comprato a 1 euro in ottime condizioni in un negozio di un cretino&#8230; così ne ho due copie addirittura hehehe). Mi mancavano però i pezzi del demo, che inseguivo da un bel po&#8217; di anni. Ricordo anche di averti molestato per chiederti se me ne facevi una copia, molto tempo fa; avevo persino rotto le palle a Guglielmi almeno 10 anni orsono, per lo stesso motivo&#8230; finalmente sono stato esaudito!<br />
<strong>Tony:</strong> Hahaha. Non mi ricordo che mi avessi chiesto il demo, che ho recuperato tra le mie infinite scartoffie in stato di salute precaria e sottoposto a qualche cura nell&#8217;apposito studio, per ridargli un minimo di dignità. Sinceramente trovo il tutto molto datato. Mi piace molto <em>Movin&#8217; Over</em> per quanto e crudo e cattivo, non so perché ma ogni volta mi vengono in mente i Dead Kennedys, anche se c&#8217;entra poco. <em>Black&#8217;n'Wild</em> è il migliore. <em>Jesus</em> bello, ma ha dei suoni che mi fanno girare le palle, in particolare quello della batteria. Ma eravamo in trip con gli Hoodoo Gurus, io con i Lime Spiders, e i suoni ci sembravano quelli.</p></blockquote>
<p>Avete capito? Ecco, ora correte a ordinare/comprare questo cd, che è anche a prezzo super friendly (e ha una confezione da paura, oltre che un booklet con un bel pezzo esplicativo scritto dal Luca Frazzi nazionale). Altrimenti smettete pure di dire che ascoltate il rock&#8217;n'roll e sperate che ritorni il Festivalbar.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/Ey8PW54emi4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/KhO_Np6BaBo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Come non ristampare i Boohoos</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/boohoos-here-comes-the-hoo-1986-87-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 21:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una ristampa un po' zoppa, che prometteva benissimo ma è stata avara alla resa dei conti. Grandissima band, ma operazione mal gestita nella forma e nel risultato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/boohoos_here_comes_the.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6121" title="boohoos_here_comes_the" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/boohoos_here_comes_the.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Boohoos &#8211; <em>Here Comes The Hoo 1986-87</em> (Spittle, 2008)</strong></p>
<p>Attenzione. Questa recensione/segnalazione contiene una dose equina di veleno arbitrariamente somministrato e di insana parzialità.</p>
<p>Che la Spittle attuale (che non è esattamente la stessa di 20 anni orsono) mi stia un po&#8217; sulle palle, l&#8217;ho già chiaramente detto. Sono un presuntuoso di merda, probabilmente, ma il fatto che non si siano mai degnati di rispondere alle mie mail, in passato, mi ha indispettito parecchio. Un &#8220;No grazie&#8221; di norma non si nega a nessuno, ma evidentemente c&#8217;è chi è troppo importante per concedere 12 secondi del suo tempo aureo a una webzine di merda. Molto bene. E&#8217; così che va a finire che io la roba Spittle non la compro, oppure la prendo usata per principio. E&#8217; una gran rottura, perché comunque fanno cose che mi interessano molto, però fino a ora il mio ridicolo boicottaggio da bimbo capriccioso (gnègnègnè&#8230; e che cazzo, lasciatemi regredire in pace ogni tanto) è andato in porto.</p>
<p>E&#8217; così che dopo non molti mesi dall&#8217;uscita di questo cd antologico dei <a href="http://www.boohoos.it/"><strong>Boohoos</strong></a>, sono riuscito a procurarmelo per meno di cinque euro da un amico che l&#8217;aveva recuperato non si sa come e non era interessato a tenerlo. O gaudio, o tripudio&#8230; perché, per chi non lo sapesse, i Boohoos sono stati &#8211; alla stregua dei <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/03/not-moving-sinnermen-black-n-wild-spittle-cd-recensione-review/"><strong>Not Moving</strong></a> &#8211; una delle realtà più pazzesche del rock underground italiano degli anni Ottanta.</p>
<p>Tutto ciò accadeva più di un anno fa; &#8220;e perché ce ne parli adesso?&#8221; vi starete chiedendo&#8230; beh, il motivo è che appena portato a casa, questo cd mi ha lasciato piuttosto perplesso: contiene, infatti il 12&#8243; <em>The Sun The snake and The Hoo</em> e il LP <em>Moonshiner</em>, oltre a un inedito e a parte del demo. Quindi, ricapitolando, due dischi che possiedo da anni in caro, vecchio, glorioso vinile, una outtake (trascurabile) e &#8211; puttana eva &#8211; solo quattro dei sei pezzi del demo <em>Bloody Mary</em>. Tutti validi motivi per piazzarlo nella pila dei cd e rimandare l&#8217;ascolto approfondito a data da destinarsi.</p>
<p>A un anno abbondante di distanza mi viene voglia di toccare con mano il Rock; sì è proprio voglia di Boohoos.<br />
La pigrizia invernale mi fa preferire il cd ai due vinili, ed è così che arriviamo a noi. E, ci arriviamo un po&#8217; male, onestamente. Perché, posta l&#8217;intoccabilità e la grandezza della band (a scanso di equivoci: una miscela esplosiva di punk, garage, blues, <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/the-stooges-popped-the-fan-club-package-recensione/"><strong>Stooges</strong></a>, sound di Detroit, Dead Boys, Doors e Stones), questa ristampa è invece fatta con poco criterio e pochissima passione.<br />
Volevano iniziare, i signori Spittle, con una botta di stupore e hanno piazzato come traccia d&#8217;apertura la outtake &#8220;Bloody Mary&#8221;, un pezzo medio che però, a caldo, non regge il confronto con gli altri (del resto se era stato scartato, ci sarà stato un motivo, no? E allora metterlo al principio non è una scelta eccezionale, mi permetto di dire).<br />
Poi, già che abbiamo iniziato col botto, proseguiamo con l&#8217;album <em>Moonshiner</em>, che cronologicamente viene dopo <em>The Sun The Snake and The Hoo</em>, machissenefrega: &#8220;a noi piace fare le cose a ritroso, per cui beccatevi il gruppo così come era nel 1987 e fatevi la strada all&#8217;indietro&#8221;. Insomma, no. E&#8217; una brutta idea. E poi c&#8217;è la mattanza operata sul demo, mutilato di due cover degli Stooges; magari c&#8217;erano dei diritti da pagare, magari era finito lo spazio, magari però allora era meglio lasciare perdere, perché io (e come me , immagino, tutti gli altri) in questo modo finirò per andarmelo a scaricare il demo, per sentirlo tutto. E poi Gesù piange quando i cattivi scaricano la musica da Internet, lo sapete, vero?</p>
<p>Veniamo poi al posterino con le<em> liner notes</em>. Bello, ben realizzato, però non capisco la necessità di riempirlo con quattro scritti in cui i soliti noti del panorama giornalistico italiano incensano (in maniera sacrosanta, peraltro) il gruppo. Ma una bella intervista ai Boohoos non era meglio, per dire? O qualcosa di scritto dalla band.  In fondo che erano grandi lo si sapeva già, non c&#8217;era bisogno che ce lo rispiegassero i pur bravi Frazzi, Sorge, Guglielmi e Dimauro.</p>
<p>Concludendo, questa pappardella si dirama come un serpente mitologico con due teste. Una è quella cattiva e velenosa, e dice &#8220;Fare le ristampe così è un crimine e un pessimo servizio agli acoltatori, che dovrebbero evitare accuratamente i lavori così approssimativi&#8221;. L&#8217;altra è più mite e le interessa solo la musica, per cui lei dice &#8220;Un grande gruppo, da sentire e risentire, senza badare troppo a cronologia, dettagli e fanatismi da appassionati hardcore&#8221;.</p>
<p>Boohoos, se ci siete battete un colpo e prendete in mano le redini della situazione: ripubblicate voi le vostre cose e fatelo con le palle e l&#8217;anima che la vostra musica ha da sempre.</p>
<p>PS: visto che io alla fine ho solo strepitato e sputacchiato, andate a leggervi un articolo veramente appassionato sui Boohoos, su <a href="http://www.caio.it/musica/boohoos.htm"><strong>La musica di Caio</strong></a>.</p>
<p>PPS: però che fatica i boicottaggi&#8230;</p>
<p><center><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/9fgxb9PfNaI?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/9fgxb9PfNaI?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></center></p>
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		<title>I colori degli anni Ottanta brillano ancora</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/08/roberto-calabro-eighties-colours-libro-recension/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 13:38:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Libri e carta stampata]]></category>
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		<description><![CDATA[Roberto Calabrò &#8211; Eighties Colours (Coniglio, 2010, 224 pag.)
Con un paio di doppio malto in corpo si disattiva il filtro diplomazia e posso dirlo senza difficoltà: tanto ne avevo letto, tanto è stato esaltato e tanto ne continuo a leggere che questo libro &#8211; ancor prima di stringerlo tra le mani &#8211; mi stava sulle palle. Così per partito preso, da Bastian Contrario che &#8220;se piace a tutti è una merda&#8221; e cose così.
In più non giovava il prezzo esattamente amichevole (34 euro uno sull&#8217;altro) a dispormi benevolmente verso l&#8217;acquisto.
Poi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/08/Eighties_Colours_4be96ec620adc.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4626" title="Eighties_Colours_4be96ec620adc" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/08/Eighties_Colours_4be96ec620adc.jpg" alt="" width="300" height="416" /></a>Roberto Calabrò &#8211; <em>Eighties Colours</em> (Coniglio, 2010, 224 pag.)</strong></p>
<p>Con un paio di doppio malto in corpo si disattiva il filtro diplomazia e posso dirlo senza difficoltà: tanto ne avevo letto, tanto è stato esaltato e tanto ne continuo a leggere che questo libro &#8211; ancor prima di stringerlo tra le mani &#8211; mi stava sulle palle<span id="more-4621"></span>. Così per partito preso, da Bastian Contrario che &#8220;se piace a tutti è una merda&#8221; e cose così.<br />
In più non giovava il prezzo esattamente amichevole (34 euro uno sull&#8217;altro) a dispormi benevolmente verso l&#8217;acquisto.</p>
<p>Poi si sa&#8230; le vacanze finite, le incazzature e il bisogno di affogare le menate nello shopping compulsivo hanno fatto il resto e mi sono trovato alla cassa di una FNAC con il libro in mano, da pagare con bancomat così non pensi ai soldi che hai speso. E &#8211; pensate un po&#8217; a quanto sono una brutta persona &#8211; quasi speravo di avere comprato una cagata per potere poi liberare i miei più bassi istinti parlandone male.</p>
<p>Niente di tutto questo.</p>
<p>Il libro è oggettivamente un bel lavoro, che sviscera per la prima volta il panorama e il periodo dell&#8217;esplosione neo-garage italiana. Il tutto racchiuso in una copertina rigida, ricco di illustrazioni a colori e &#8211; soprattutto &#8211; basato su un lavoro di raccolta dati e archiviazione che sicuramente ha portato via tanto tempo ed energie; immagino la fatica per contattare tutte le persone interpellate, tanto per dirne una.<br />
La struttura fondamentale è peculiare (è suddiviso per annate) e lo rende diverso dalla maggior parte delle opere di stampo &#8220;dizionaristico&#8221;. Scelta vincente a livello di originalità, ma leggermente scomoda in caso di consultazione rapida (per dire: se volete leggere qualcosa sul secondo album dei <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/03/not-moving-sinnermen-black-n-wild-spittle-cd-recensione-review/">Not Moving</a></strong>, dovete ricordarvi l&#8217;anno in cui è uscito, andare al capitolo relativo e cercare nel testo la sezione relativa: non molto immediato, decisamente)&#8230; ma questa è una fisima dettata dal fatto che spesso i libri musicali li uso per lavoro, quindi sono abituato a considerarli anche uno strumento, piuttosto che un oggetto di semplice libidine.</p>
<p>Ad ogni modo libidine è il vocabolo chiave con cui descriverei la sensazione generale che <em>Eighties Colours</em> comunica. Una libidine voluttuosa, fatta di aperture random del libro per farsi guidare dal caso, nella lettura di schede, dichiarazioni, interviste e dettagli tecnici relativi alle band che animarono la tempesta del garage revival tricolore.</p>
<p>A rovinarmi davvero la festa è arivata una sola cosa: nonostante fosse sigillata, la copia acquistata aveva un bel tot di pagine leggermente rovinate (un piccolo strappo nella parte in alto all&#8217;interno, vicino alla rilegatura). Ho avuto la pulsione di tornare indietro per farmela cambiare, ma quando me ne sono accorto erano passati già almeno un paio di giorni&#8230; e ho desistito. E un po&#8217; mi girano le palle, perché 34 euro non sono esattamente il costo di un caffé al bar dietro S. Vittore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Muerte non aspetta</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 16:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Dome La Muerte and The Diggers &#8211; Diggersonz (Go Down/Area Pirata)
Vecchia conoscenza di Black Milk, Dome La Muerte and The Diggers&#8230; e alla fine si dicono sempre le stesse cose: Dome non ha bisogno di presentazioni (il suo passato in Chelsea Hotel CCM e Not Moving parla ampiamente da sé), Dome è un rocker di quelli veri che suona il rock&#8217;n'roll senza compromessi, i suoi Diggers trasudano punk/garage/rock da ogni poro&#8230; e vissero tutti felici e contenti.
Insomma, cazzo, il problema è che non è che si possono proprio scribacchiare facilmente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/dome.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3289" title="dome" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/dome.jpg" alt="dome" width="300" height="300" /></a>Dome La Muerte and The Diggers &#8211; <em>Diggersonz</em> (Go Down/Area Pirata)</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/02/la-muerte-e-i-suoi-becchini/">Vecchia conoscenza</a></strong> di Black Milk, <strong><a href="http://www.myspace.com/domelamuerteandthediggers">Dome La Muerte and The Diggers</a></strong>&#8230; e alla fine si dicono sempre le stesse cose: Dome non ha bisogno di presentazioni (il suo passato in <span style="text-decoration: line-through;">Chelsea Hotel</span> CCM e Not Moving parla ampiamente da sé), Dome è un rocker di quelli veri che suona il rock&#8217;n'roll senza compromessi, i suoi Diggers trasudano punk/garage/rock da ogni poro&#8230;<span id="more-3287"></span> e vissero tutti felici e contenti.</p>
<p>Insomma, cazzo, il problema è che non è che si possono proprio scribacchiare facilmente altre cose, perché questa è semplicemente la verità: e chi siamo noi per raccontarvi balle?</p>
<p>Ad ogni modo, questo secondo lavoro sulla lunga distanza è godibilissimo e vi garantisce una bella mezz&#8217;ora di sano rock&#8217;n'roll cazzuto e abrasivo, con una vena &#8211; almeno a mio parere &#8211; leggermente più stonesiana rispetto al passato (e quanto mi piace!) e un piglio garage rock ancora più urticante.<br />
Belli i lavori delle due chitarre, con assoli che ti stropicciano i timpani a dovere e riff ignoranti a dovere elargiti come se piovesse.</p>
<p>Chicca da antologia: il penultimo brano &#8220;Everytime&#8221;, con un riff alla Gun Club che sicuramente fa brindare Jeffrey Lee Pierce, da laggiù, ogni volta che viene suonata dai Diggers. Un pezzo veramente da panico, che ho già sentito una mezza dozzina di volte di seguito.<br />
Per non parlare, poi, del pezzo spaghetti western che chiude il disco&#8230;</p>
<p>Se non siete ancora convinti, amen; vuol dire che non c&#8217;è molta speranza per voi. Cose che capitano.</p>
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		<title>Not Moving mega pack</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 07:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Not Moving &#8211; s\t (Spittle, 2009)
Attenzione: questa sarà poco più di una segnalazione e non una vera recensione, vista la mia totale parzialità e partigianeria quando si parla di Not Moving, che da sempre considero uno dei gruppi migliori (forse il migliore) che lo stivale abbia mai partorito in ambito punk, garage e rock.
Detto questo, sappiate che l&#8217;oggettino in questione è un cd che raccoglie un ricco pacchetto sonico, ovvero l&#8217;EP Black&#8217;n'Wild, l&#8217;LP Sinnermen e alcune bonus track in forma di outtake dalle session del 33 giri: due lavori strettamente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/03/notmoving.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2648" title="notmoving" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/03/notmoving.jpg" alt="notmoving" width="300" height="300" /></a>Not Moving &#8211; s\t (Spittle, 2009)</strong></p>
<p>Attenzione: questa sarà poco più di una segnalazione e non una vera recensione, vista la mia totale parzialità e partigianeria quando si parla di <strong><a href="http://www.myspace.com/thenotmoving">Not Moving</a></strong>, che da sempre considero uno dei gruppi migliori (forse il migliore) che lo stivale abbia mai partorito in ambito punk, garage e rock<span id="more-2632"></span>.</p>
<p>Detto questo, sappiate che l&#8217;oggettino in questione è un cd che raccoglie un ricco pacchetto sonico, ovvero l&#8217;EP <em>Black&#8217;n'Wild</em>, l&#8217;LP <em>Sinnermen</em> e alcune bonus track in forma di outtake dalle session del 33 giri: due lavori strettamente legati (a rafforzare il concetto, l&#8217;EP si chiude con un accenno al brano d&#8217;apertura dell&#8217;album &#8211; il pezzo che si chiama appunto &#8220;Sinnermen&#8221;, come il 33 giri).</p>
<p>La sequenza è molto semplice: prima i cinque brani del mini, poi i 15 dell&#8217;album e infine quattro outtake dalle session di quest&#8217;ultimo &#8211; le &#8220;famose&#8221; session al Gulliver Studio.<em><br />
Black&#8217;n'Wild</em> viene riproposto sostanzialmente nella sua forma originaria, mentre il discorso si fa interessante per <em>Sinnermen</em>, visto che la versione di questo <a href="http://www.gabrielelunati.com/index.php?tag=cd">cd</a> non è assolutamente quella immortalata dal <a href="http://www.gabrielelunati.com/index.php?tag=vinile">vinile</a> originale &#8211; che all&#8217;epoca venne arbitrariamente remixata dalla Spittle, senza avvertire, né consultare la band.<br />
Queste nuove 15 tracce sono così come i Not Moving le avevano mixate e volevano che suonassero.<br />
La differenza c&#8217;è sicuramente, anche se dopo tanto tempo la sindrome di Stoccolma musicale colpisce e con gli anni di ascolto <em>Sinnermen </em>ormai è identificato con quell&#8217;altra roba uscita su vinile &#8211; che per quanto più scura e pastrocchiata a livello di sonorità, è rimasta nella memoria.<br />
Di sicuro un orecchio vergine o quasi potrà, invece, partire da una base meno &#8220;compromessa&#8221; e godersi ancora di più il tutto.</p>
<p>In poche parole: suonano davvero fighissimi, così, ma non sono i pezzi di <em>Sinnermen</em> che da 24 anni conosco&#8230; e il mio istinto pavloviano prevale, alla fine della fiera.</p>
<p>In coda a tutto le quattro prelibatezze inedite, ossia altrettanti brani incisi al Gulliver Studio, ma esclusi dalla scaletta dell&#8217;album (nelle note interne del cd si parla di otto pezzi accantonati). Non sono brani memorabli e pazzeschi, ma sono Not Moving al 100%: anche se nell&#8217;economia di <em>Sinnermen</em> probabilmente non avrebbero influito di una virgola, è una bella soddisfazione scoprirli e poterli ascoltare.</p>
<p>Insomma, questo cd sarebbe proprio da comprare. Però poi cercatevi i dischi, se volete godere&#8230;</p>
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		<title>Il modfather colpisce ancora</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 19:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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Antonio &#8220;Tony Face&#8221; Bacciocchi &#8211; Mod Generations (NdA Press,158 pag.)
&#8230;c&#8217;è che non avevo capito proprio nulla di questo libro, leggendo solo i comunicati e i lanci promozionali. Già, proprio così, e mi aspettavo (sbavante, a onor del vero) un volume in puro Tony Face style tutto sulla scena mod italiana, dagli albori ai nostri giorni.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/MOD-GENERATIONS.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2185" title="Senza titolo-3" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/MOD-GENERATIONS.jpg" alt="Senza titolo-3" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Antonio &#8220;Tony Face&#8221; Bacciocchi &#8211; Mod Generations (NdA Press,158 pag.)</strong></p>
<p>&#8230;c&#8217;è che non avevo capito proprio nulla di questo libro, leggendo solo i comunicati e i lanci promozionali. Già, proprio così, e mi aspettavo (sbavante, a onor del vero) un volume in puro Tony Face style tutto sulla scena mod italiana, dagli albori ai nostri giorni.<span id="more-2182"></span><br />
Non nascondo, quindi, di avere provato una certa delusione dopo averlo sfogliato e alla lettura delle prime pagine, perché non si tratta assolutamente di un documento simile (che secondo me Tony dovrebbe comunque scrivere: magari alla prossima botta&#8230;).</p>
<p>Superato l&#8217;impatto iniziale e resettate aspettative, idee e aspirazioni (mi ci sono voluti un paio di giorni), sono tornato con più calma e serenità sul volume che &#8211; preso nella sua reale natura &#8211; è in realtà tutt&#8217;altro che deludente. Anzi.</p>
<p>Mettiamola così: se mai vi è venuto in mente di diventare mod o credete di essere vicini a questa cultura, leggete bene <em>Mod Generations</em> (magari anche un paio di volte), perché è la vostra <em>Bibbia</em>, il vostro <em>Bignami</em>, la vostra Costituzione e la vostra <em>Divina Commedia</em> &#8211; tutto raccolto in un solo libro.<br />
Se invece &#8211; come il sottoscritto &#8211; siete semplicemente poco addentro al modism e magari avete sempre percepito una certa distanza dal fenomeno (lo confesso candidamente: io nel &#8211; supposto &#8211; match tra mod e <a href="http://www.gabrielelunati.com/index.php?tag=rock">rocker</a> ho sempre tifato rocker), questa è un&#8217;occasione d&#8217;oro per conoscere a fondo il vasto universo musicale, culturale, ideologico e attitudinale che il mod racchiude. Nonché per ricevere una bella lezione di storia delle culture giovanili degli ultimi 40 anni, fatta da uno che era ed è tutt&#8217;ora in prima linea.</p>
<p>Pensate a un dettagliato affresco sociologico, ma lontano mille anni luce dall&#8217;accademia, scritto con stile pulito, ritmato e rock&#8217;n'roll: ogni capitolo è come un lungo articolo che non sfigurerebbe su una bella rivista musicale  &#8211; di quelle come non se ne fanno più da anni e anni.<br />
Questo è, in effetti, il pregio più grande di <em>Mod Generations</em>: che è talmente scorrevole e piacevole da far davvero dimenticare qualsiasi tipo di pregiudizio &#8211; più o meno immotivato &#8211; verso un universo a tratti controverso e vagamente respingente come quello della mod culture (parlo, ovviamente, a titolo personale&#8230; probabile che il senso di &#8220;respingimento&#8221; sia dovuto solo al fatto che io sono sempre il solito cafone rockettaro che col parka o il vestito di sartoria si sentirebbe nudo&#8230; anzi vado subito a mettermi il chiodo che al solo pensiero mi è venuto un brivido gelido).</p>
<p>Un bel libro davvero, quindi. Documentato, preciso, puntuale, autorevole e non per questo difficile da approcciare. E scusate se è poco.</p>
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		<title>L&#8217;oscura signora di Centenaro</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 11:23:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lilith and the Sinnersaints &#8211; L&#8217;angelu nassuu dall&#8217;etra pert (Virtualpha South, 2009)
Lilith, la chanteuse ombrosa e teatrale che ha prestato l&#8217;ugola agli immortali Not Moving. Lilith, la dark lady che ha sfornato lavori solisti intrisi di anima e brividi. E ora Lilith, mente, voce e vessillo del cangiante progetto Sinnersaints (del loro primo cd già ci si occupò a tempo debito).
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/lilith.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2069" title="lilith" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/lilith.jpg" alt="lilith" width="300" height="300" /></a>Lilith and the Sinnersaints &#8211; L&#8217;angelu nassuu dall&#8217;etra pert (Virtualpha South, 2009)</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.lilithandthesinnersaints.com">Lilith</a></strong>, la chanteuse ombrosa e teatrale che ha prestato l&#8217;ugola agli immortali Not Moving. Lilith, la dark lady che ha sfornato lavori solisti intrisi di anima e brividi. E ora Lilith, mente, voce e vessillo del cangiante progetto Sinnersaints<span id="more-2060"></span> (del loro primo cd già <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/03/lilith-e-i-santi-peccatori/">ci si occupò a tempo debito</a></strong>).</p>
<p>Questo ep dal titolo quasi impronunciabile per i non originari di Centenaro (Piacenza, alta Val Nure, per i più pignoli) è un lavoro interlocutorio, che colma il vuoto tra il cd precedente di Lilith e il prossimo &#8211; ancora in cantiere, ma in arrivo. Interlocutorio nel senso che prosegue un discorso e non lo lascia cadere; anzi, lo arricchisce di una sfaccettatura prima solo tratteggiata, ossia il recupero delle radici ancestrali.</p>
<p>In questi sei brani (tutti tratti da lavori di Lilith già usciti), infatti, il protagonista vero è il dialetto-lingua di Centenaro, che si fa strumento di una comunicazione non immediata, ma sicuramente più profonda, andando a solleticare aree dell&#8217;inconscio legate alla memoria non consapevole.</p>
<p>Lo sfondo sonoro è un impasto epico, denso di suggestioni, con dominanti folk e blues &#8211; con qualche tocco rock. Il risultato è un dischetto peculiare, piuttosto lontano dalle cose di rock festaiolo etnico-dialettale che tanto andavano di moda nella prima metà dei Novanta &#8211; e per fortuna, a mio onestissimo parere, visto che mi facevano due palle come una mongolfiera già allora, queste faccende.</p>
<p>Un ep non facile, quindi, a essere approcciato, che richiede umore e disposizione giusti. Lo vedo bene come disco preserale, possibilmente da ascoltare in ambiente caldo e accogliente, dotato di divano sfondato e confortevole (il camino è optional, ma ovviamente&#8230; se c&#8217;è è ancora meglio, alla facciazza dello stereotipo) e soprattutto con una buona bottiglia di vino, di quello rosso e potente. Così da sorseggiare bicchiere e canzoni, con la debita calma e relax.</p>
<p>Non importa se si capiscono due parole su cinque: il viaggio è assicurato.</p>
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		<title>(Old?) Soul Rebel</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 17:49:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tony Face Big Roll Band &#8211; Old Soul Rebel (Area Pirata, 2009)

Chi è Tony &#8220;Face&#8221; Baciocchi immagino più o meno lo sappiano tutti (chi avesse bisogno di un ripasso vada a leggere qui, qui e qui: è tutta salute, garantito). Come si diceva tanti anni fa &#8211; grazie a qualche cacchio di pubblicità da Carosello &#8211; è un nome, un marchio, una garanzia. Di qualità ovviamente.
Ancora una volta, dunque, Tony finisce nelle maglie della rete di Area Pirata (il precedente episodio è la ristampa del 12&#8243; dei Not Moving Land ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/09/oldsoul.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1566" title="oldsoul" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/09/oldsoul.jpg" alt="oldsoul" width="300" height="300" /></a>Tony Face Big Roll Band &#8211; Old Soul Rebel (Area Pirata, 2009)<br />
</strong></p>
<p>Chi è Tony &#8220;Face&#8221; Baciocchi immagino più o meno lo sappiano tutti (chi avesse bisogno di un ripasso vada a leggere <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2007/10/antonio-tony-face-baciocchi-uscito-vivo-dagli-anni-80-nda-press-2007/">qui</a></strong>, <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2007/12/tony-face-the-modfather/">qui</a></strong> e <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/04/tony-face-2002/">qui</a></strong>: è tutta salute, garantito). Come si diceva tanti anni fa &#8211; grazie a qualche cacchio di pubblicità da Carosello &#8211; è un nome, un marchio, una garanzia. Di qualità ovviamente.<span id="more-1357"></span><br />
Ancora una volta, dunque, Tony finisce nelle maglie della rete di<strong> <a href="http://www.areapirata.com/">Area Pirata</a></strong> (il precedente episodio è la ristampa del 12&#8243; dei Not Moving <em>Land of Nothing</em> nel 2003: e per questo, lo ripeterò sempre, Area Pirata va semplicemente ascritta tra le entità superiori destinate a regnare sulla razza umana dopo l&#8217;Apocalisse). Ero davvero curioso di sentire, quindi, cosa caspita avevano combinato assieme.</p>
<p>Come dire&#8230; confesso che mi ci sono volute circa 48 ore per entrare nello spirito di questo cd. Io sono un po&#8217; de coccio a volte e ho i miei tempi; poi vedere che la tracklist è composta quasi esclusivamente da cover &#8211; diverse delle quali decisamente fuori dai ristretti confini delle mie conoscenze &#8211; non mi ha predisposto nel migliore dei modi. E sono partito con la mia sana dose di prevenzione a go-go.<br />
Ci sono voluti un paio di ascolti, un paio di Carlsberg e &#8211; onore e gloria a lui &#8211; l&#8217;incipit delle note di Luca Frazzi per &#8220;entrare&#8221; in <em>Old Soul Rebel</em>. E trovarlo un disco bello, pieno di significato e a tratti entusiasmante (se non commovente).</p>
<p>Perché questo cd è davvero una festa (cito Frazzi), in cui Tony Face è allo stesso tempo il festeggiato e il maestro di cerimonie che coordina una pletora di amici e musicisti nelle registrazioni (ci sono illustri signori che arrivano da Purple Hearts, Prisoners, Sick Rose, Long Tall Shorty, Kina, Statuto, Not Moving, etc etc etc&#8230; sembra una hall of fame).<br />
La celebrazione è almeno doppia: in primo luogo di una carriera lunga e ancora pulsante, fatta di passione, grande musica (pensate solo ai gruppi in cui Tony ha militato e non c&#8217;è bisogno di commentare oltre) e immensa onestà. In secondo luogo si tributano i giusti onori a mentori, ispiratori e &#8211; soprattutto &#8211; ad artisti che hanno consegnato alla musica veri capolavori di garage, soul, mod, northern soul, punk, blues, hardcore: senza fare differenze. E devo dire che uno degli episodi più toccanti è proprio la classica mosca bianca, una canzone che a leggerne il titolo sulla copertina del cd non capisci bene perché ci sia: &#8220;Visionary&#8221; degli Husker Du.<br />
La sincerità mi impone di dire che i momenti meno riusciti sono un pezzo dei Jam rivisitato in italiano, con testo ultra mod &#8211; di quelli ingenui molto pop anni Sessanta &#8211; ma un po&#8217; fuori metrica, e una cover di &#8220;These boots are made for walking&#8221; versione proto-electro-tribal-teatrale, troppo fuori registro rispetto a tutto il resto. E insomma&#8230; nell&#8217;economia di ben 17 tracce, direi che la media è altissima.</p>
<p>Un disco divertente e istruttivo, ma anche l&#8217;omaggio di un grande personaggio alle proprie radici. Certo, sono cose che si fanno a fine carriera queste, e invece il nostro Tony è ben lontano da quel momento&#8230; per cui aspettiamo un altro cd, l&#8217;anno prossimo, pieno di musica così. Che va bene.<a href="http://www.areapirata.com/"><br />
</a></p>
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		<title>Remastering the unmasterable</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 10:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chelsea Hotel &#8211; We&#8217;re All Gonna Die (Spittle, 2006)
Nel 1982 io avevo 12 anni. Nella mia città, il classico stereotipo di piccola provincia quieta e sempre un passo indietro, non è che si muovesse poi molto. Anche se, a sbattersi e a informarsi, si rischiava di finire nel giro di Otello, il negozio di dischi fico che addirittura si approvigionava quasi mensilmente &#8211; narra la leggenda &#8211; oltremanica, grazie a viaggi-pellegrinaggio del proprietario che portava indietro valigiate di novità in quantità limitatissime.
Ma a 12 anni da Otello non ci entravi, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/06/chelsea.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1734" title="chelsea" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/06/chelsea.jpg" alt="chelsea" width="300" height="300" /></a>Chelsea Hotel &#8211; We&#8217;re All Gonna Die (Spittle, 2006)</strong></p>
<p>Nel 1982 io avevo 12 anni. Nella mia città, il classico stereotipo di piccola provincia quieta e sempre un passo indietro, non è che si muovesse poi molto. Anche se, a sbattersi e a informarsi, si rischiava di finire nel giro di Otello, il negozio di dischi fico che addirittura si approvigionava quasi mensilmente &#8211; narra la leggenda &#8211; oltremanica, grazie a viaggi-pellegrinaggio del proprietario che portava indietro valigiate di novità in quantità limitatissime.<br />
Ma a 12 anni da Otello non ci entravi, era roba da gente grande, grossa e balorda (avrei imparato solo dopo diversi anni che non era esattamente così). Quindi io ascoltavo le cassette degli Iron Maiden e degli AC/DC comprate da Audiovox, il negozio normale in cui anche a uno sfigato era concesso l&#8217;ingresso. E da Otello ebbi il coraggio di addentrarmi solo verso il 1984; c&#8217;è anche da dire che non smisi più di andarci fino al cambio di gestione.</p>
<p>Tornando a noi, nel 1982 usciva il demo dei Chelsea Hotel di Piacenza &#8211; proprio mentre io mi esaltavo con <em>Killers</em> e <em>Back in Black</em> (per fortuna gli Scorpions li avevo snobbati). Un nastro sanguigno, caotico, distorto, scuro e saturo di fruscio. Per non parlare del feedback.<br />
Una raccolta di 11 brani che fotografavano un&#8217;idea di punk contemporanemente tanto italiana, ma anche con un respiro internazionale, vista l&#8217;innegabile tendenza ad avvicinare due generi piuttosto lontani &#8211; almeno nelle rispettive (auto)percezioni &#8211; come l&#8217;heavy metal più plumbeo e l&#8217;hc punk più acido e urticante. In questo ristampone della risorta Spittle sono inclusi, poi, 4 brani live come bonus (tra cui una cover di &#8220;Search &amp; Destroy&#8221; che la dice lunga sull&#8217;anima dei Chelsea Hotel).</p>
<p>Come spesso accade nei casi di recupero dal passato (anche se questo demo era già stato ristampato un po&#8217; in sordina, su vinile, a metà anni Novanta) occorre contestualizzare, anche perché la qualità sonora non aiuta certo e non è user friendly, soprattutto nei confronti di chi non ha molta dimestichezza con punk, Italia e primi anni Ottanta.<br />
I pezzi sono veloci, rabbiosi, scatarranti, a volte scoordinati, altre lucidamnete folli &#8211; con lamate di soli metal che spuntano qua e là (non a caso in formazione, a parte i mitici Tony Face e Black Demon, c&#8217;è Davide Devoti &#8211; poi nei Raw Power e nella band di Vasco &#8220;noi giovani&#8221; Rossi). Ma il tutto è sepolto in un magma sonoro frusciante e sfrigolante, dovuto appunto al deterioramento del nastro originale e alla non esaltante qualità della registrazione.</p>
<p>Detto questo&#8230; senza cadere in facili dietrismi e idolatrie dell&#8217;italico verbo punk, difficilmente i Chelsea Hotel oggi cambieranno la vita a qualcuno &#8211; mentre all&#8217;epoca probabilmente l&#8217;hanno fatto: leggetevi la bellissima pagina scritta da Luca Frazzi, a questo proposito, contenuta nel cd. Però, se amate la scena italiana di quegli anni e se non volete avere un colpevole vuoto nella vostra collezione, dovete procurarvi questo cd.</p>
<p>Rispetto massimo al gruppo e al suo lavoro. La Spittle, invece, mai si è degnata di rispondere a delle mie mail&#8230; simpatia estrema, complimenti: sappiate che il cd me l&#8217;hanno gentilmente omaggiato, dunque, perché visto l&#8217;andazzo piuttosto che regalarvi un centesimo mi faccio un giro dell&#8217;isolato di corsa &#8211; vedi il caso della ristampa dei Boohoos, che non compro per principio. Magari la troverò usata a 5 euro. Punk rock.</p>
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		<title>Blaxploitation in your (Tony) Face</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2008 12:14:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tony Face Big Roll Band – Lady Day and John Coltrane/Hey Bulldog – (Hammond Beat, 2008)

Per chiunque segua un minimo le vicende del rock’n’roll tricolore, Tony Face (ovvero Antonio Bacciocchi da Piacenza) non ha bisogno di presentazioni. Peraltro è anche un esimio collaboratore di questa rivistaccia gonzovirtuale.
A chi, invece, è capitato qui sopra casualmente digitando su google “fica bagnata”, “andrea valentini nudo” o roba simile bastino queste quattro sigle: Chelsea Hotel, Not Moving, Lilith e Link Quartet.
A quasi vent’anni dalla prima uscita della sua Tony Face Big Roll Band  ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/cover-tony-face-big-roll-band.jpg" alt="cover-tony-face-big-roll-band.jpg" align="left" /><strong>Tony Face Big Roll Band – Lady Day and John Coltrane/Hey Bulldog – (<a href="http://www.hammondbeat.com">Hammond Beat</a>, 2008)<br />
</strong><br />
Per chiunque segua un minimo le vicende del rock’n’roll tricolore, <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/tony-face-the-modfather.html">Tony Face</a></strong> (ovvero Antonio Bacciocchi da Piacenza) non ha bisogno di presentazioni. Peraltro è anche un esimio collaboratore di questa rivistaccia gonzovirtuale.<br />
A chi, invece, è capitato qui sopra casualmente digitando su google “fica bagnata”, “andrea valentini nudo” o roba simile bastino queste quattro sigle: <strong><a href="http://www.myspace.com/chelseahotelhardcore">Chelsea Hotel</a></strong>, <strong><a href="http://www.myspace.com/thenotmoving">Not Moving</a></strong>, <strong><a href="http://www.lilithandthesinnersaints.com">Lilith</a></strong> e <strong><a href="http://www.linkquartet.com">Link Quartet</a></strong>.<span id="more-930"></span></p>
<p>A quasi vent’anni dalla prima uscita della sua Tony Face Big Roll Band  &#8211; il 45 giri <em>Jazzarythm Acid Stomp</em>, datato 1989 &#8211; il “vecchio” Tony fa resuscitare questo progetto allargato, che omaggia apertamente il sound black delle colonne sonore dei Blaxploitation movies. Per un discreto periodo degli anni Novanta suoni del genere furono ficcati a forza dentro l’etichetta Acid Jazz. La cosa funzionò bene e quando si vende, si sa, il mostro è dietro l’angolo. Seguirono pagliacciate di ogni sorta: finte cantanti dalle grosse tette, riccioli posticci e bla bla bla.</p>
<p>Ora che la moda si è sgonfiata, ben venga questo nuovo 45 giri fatto di sangue, carne e groove. La cover di Gil Scott-Heron “Lady Day and John Coltrane”, per quanto rispettosa dell’originale, è resa ancor più calda dalla bella voce di Yo Kalb degli olandesi Soul Snatchers. Il drumming liquido di Tony, le traiettorie curvilinee dell’Hammond di Paolo “Apollo” Negri e la chitarra poco invadente di Lucio Calegari fanno il resto. La versione strumentale di “Hey Bulldog” dei Beatles è pura goduria anni Settanta, una corsa su vecchie Alfette con tanto di Calibro 9 spianate e Maurizio Merli che s’inumidisce i baffi.</p>
<p>Dalle mie parti si dice che con un dischetto così ci puoi “fare la mafia”. Nel senso che ti ci puoi bullare con gli amici quando li inviti a cena, metti su un po’ di musica e prepari il primo giro di bicchieri con eguali dosi di Trebbiano d’Abruzzo e Campari. Davvero un gustoso aperitivo in attesa dell’album lungo, che vedrà la partecipazione, tra gli altri, di Lilith, Chris Philpott (Small World), Adrian Holder (Moment), Allan Crockford (Prisoners, Solarflares), Doug Roberson (Diplomats of Solid Sound) Tony Perfect (Long Tall Shorty), Damon Minchella (Ocean Colour Scene, Paul Weller), Luca Re (Sick Rose), Bob Manton (Purple Hearts), Sergio Milani (Kina, Frontiera) e Oskar Giammarinaro (Statuto).</p>
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