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	<title>Black Milk Magazine &#187; New York</title>
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		<title>Streetwalking Cheetah</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 17:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli anni Novanta stanno diventando roba vintage. Gosh. E allora beccatevi, dall'archivio di mr Black Milk in persona, la traduzione di un'intervista a Cheetah Chrome apparsa sul numero due di Sonic Iguana (1998 circa). Respirate l'aria della leggenda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cheetahchrome.net/"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/Arthur-Siegel2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8244" title="Arthur Siegel2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/Arthur-Siegel2.jpg" alt="" width="400" height="305" /></a>Cheetah Chrome</span></a>, il maestro della chitarra tossico, sconvolto, pelato, cafone e troglodita. Una personcina spigolosa, senza cui il sound di alcune delle formazioni più importanti del punk a stelle e strisce non sarebbe nemmeno nato. E allora è quasi un dovere di cronaca e un tributo ossequioso al rock, questa traduzione di un&#8217;intervista apparsa sul numero due della mitica <em>Sonic Iguana </em>(la fanzine di <a href="http://www.myspace.com/jeffdahlband"><span style="text-decoration: underline;">Jeff Dahl</span></a> della seconda metà anni Novanta). All&#8217;epoca Cheetah era quasi una figura dimenticata, fuori dai riflettori e dalle rotte della scena punk peraltro fiorente. Sono state tagliate le ultime domande, troppo legate al momento contingente&#8230; quello che resta è il ritratto di un eroe che vive in una confortevole penombra e non sembra neppure scontento delle situazione.</p>
<p><strong>Come è stato crescere a Cleveland?<br />
</strong>Non c&#8217;è molto da dire, a parte che faceva schifo. Cleveland è molto piena di sé e arretrata.</p>
<p><strong>Però è conosciuta come una città rock&#8230;<br />
</strong>Non saprei dirti il motivo. Credo che chi viveva altrove potrebbe averla vista così. E tutti i gruppi che ci sono passati a suonare si devono essere divertiti. Ma se tu ci avessi vissuto ogni giorno della tua vita, non la penseresti in questo modo. Può anche essere che ci fosse un sacco di roba interessante in giro e io non me ne sia accorto&#8230;</p>
<p><strong>Quando hai cominciato a suonare la chitarra?</strong><br />
Avevo otto anni. Non fu la sera che vidi i Beatles in tv per la prima volta, ma nel giro di sei mesi avevo iniziato. Me ne stavo in casa con i libri degli accordi e i dischi dei Rolling Stones.</p>
<p><strong>Quale è stata la tua prima chitarra?<br />
</strong>La prima era un giocattolo di plastica (ride). La prima vera elettrica fu una Sakova, credo fosse della stessa forma del basso di Paul McCartney. A violino, con un battipenna di madreperla. Hai presente? Credo di averla scambiata per della droga.</p>
<p><strong>Ricordi il tuo primo incontro con Stiv (Bators)?<br />
</strong><a href="http://www.handsomeproductions.com/peterlaughnersdeath.htm"><span style="text-decoration: underline;">Peter Laughner</span></a> mi parlava di lui continuamente. La prima volta che l&#8217;ho incontrato dal vivo è stata in un negozio di vestiti e lui indossava un paio di pantaloni argentati. Credo fosse il 1974. Non sapevo chi fosse, ma iniziammo a parlare, poi ci salutammo. Nel frattempo suonavo nei <a href="http://www.furious.com/perfect/rockets.html"><span style="text-decoration: underline;">Rocket From The Tombs</span></a> e Laughner continuava a parlarmi di questo tizio, <a href="http://www.stivbators.com/"><span style="text-decoration: underline;">Stiv Bators</span></a>. Una volta poi lo invitò a un nostro concerto; lui si presentò insieme a <a href="http://punkturns30.blogspot.com/2007/04/jimmy-zero-connection.html"><span style="text-decoration: underline;">Jimmy Zero</span></a> e quei due ci provarono con le nostre ragazze. Ci incazzammo di brutto; proprio quando stavamo per farli a pezzi Peter intervenne dicendo: &#8220;Lui è quello Stiv di cui ti parlavo&#8221;. (Ride) Finimmo per scambiarci i numeri di telefono, lui la sera dopo mi chiamò e mi invitò a un concerto di un gruppo di amici suoi, i Blue Ash. Si portò dietro una custodia da chitarra e io gli domandai che chitarra avesse lì dentro; lui disse: &#8220;Ah questa ti farà impazzire&#8221;&#8230; lì dentro aveva un vero e proprio bar! Vodka, granatina, crema al whisky&#8230; e iniziò a fare dei cocktail. Questa è stata la prima volta che siamo usciti insieme.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/cheet.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8246" title="cheet" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/cheet.jpg" alt="" width="200" height="296" /></a>I RFTT hanno registrato molta roba?<br />
</strong>Solo due session. Una fu una lunghissima maratona, il giorno del mio compleanno nel 1974 o forse &#8217;75. Ci prendemmo un bel po&#8217; di speed e passammo la notte in piedi. Suonammo tutte le canzoni che conoscevamo. Credo fossimo in uno studio radio, dal vivo. E l&#8217;unica altra volta che registrammo fu per un altro show radiofonico, all&#8217;Agora. Furono le uniche due volte che ci trovammo davanti a un registratore a bobine.</p>
<p><strong>Cosa pensi dei <a href="http://www.rftc.com/"><span style="text-decoration: underline;">Rocket From The Crypt</span></a> che hanno un nome simile al vostro?<br />
</strong>Direi che mi devono dei soldi o qualcosa del genere! (Ride) non sono un gruppo rockabilly? Farebbero bene a bere un po&#8217; di caffè o roba così, per stimolare la fantasia. Perché fregare il nome a un gruppo di Cleveland è davvero idiota.</p>
<p><strong>E i Frankenstein?<br />
</strong>Erano i Dead boys con un altro nome e un po&#8217; di lustrini. La stessa identica band.</p>
<p><strong>Ti ricordi la prima prova dei Dead Boys?<br />
</strong>Beh&#8230; non so se c&#8217;è qualcuno che è in grado di ricordarla. Sono abbastanza certo che si sia trattato di una faccenda molto alcolica. Una prova con una bottiglia di Jack Daniels e una cassa di birra e qualsiasi altra cosa si trovasse a tiro. Ricordo che ero esaltato perché era la prima volta che suonavo con Jimmy Zero. Nei RFTT lavoravo con Laughner, che era un grande chitarrista, ma non era solido alla ritmica come invece lo era Jimmy. Laughner e io facevamo molti intrecci di suono, mentre con Jimmy era diverso&#8230; all&#8217;improvviso mi sono trovato ad avere terreno solido su cui muovermi. E&#8217; stato come se prima camminassi sul compensato e finalmente avevo dei mattoni sotto ai piedi.</p>
<p><strong>Avevate un bassista?<br />
</strong>No, direi che Jeff Magnum è arrivato almeno due anni dopo. Non ci serviva un bassista. Suonavamo altissimi e mettevamo un casino di toni medi. Non se ne sentiva la mancanza.</p>
<p><strong>Hai sentito quella versione di &#8220;Starway to Heaven&#8221; suonata dai Dead Boys che circola?<br />
</strong>Sì. (Ride) Dovevamo essere davvero annoiati. Pensa che ho un nastro della mia nuova band e c&#8217;è la stessa roba dentro. (Ride) Era uno standard per Cleveland. Una volta ero famoso per la mia versione di &#8220;Stairway to Heaven&#8221;&#8230; la facevo subire a chiunque si sedesse con me per un po&#8217;.</p>
<p><strong>La leggenda narra che incontraste i Ramones a Cleveland e Stiv li convinse a organizzarvi un concerto al CBGB&#8217;s a New York&#8230;<br />
</strong>Sì, è tutta colpa di Joey Ramone. Joey e Dee Dee. non penso ci avessero mai sentito suonare, ma devono essere rimasti colpiti dalla nostra attitudine. Suonammo al CBGB&#8217;s per la prima volta un martedì, davanti a sei persone. Ma erano sei persone importanti. A Cleveland al massimo riuscivamo a farci arrestare, ma non c&#8217;era verso di procurarci un concerto. Era tutto in mano ai gruppi di cover. Che è oggettivamente una buona scena per i chitarristi, che possono fare molta esperienza.</p>
<p><strong>E&#8217; interessante, soprattutto se penso a quanti gruppi seminali sono usciti dall&#8217;Ohio.<br />
</strong>Sì, succedeva perché dovevano combattere la frustrazione. Stiamo parlando di una scena dominata da gente che faceva cover dei Foreigner e &#8220;Smoke on the Water&#8221;. Ed erano anche pezzi brutti da suonare. Però capitava che ogni tanto ci fossero quelle che chiamavano &#8220;Extermination Nights&#8221;&#8230;</p>
<p><strong>Grande nome&#8230;<br />
</strong>E in queste serate i RFTT e gli <a href="http://www.electriceels.com/"><span style="text-decoration: underline;">Electric Eels</span></a> riuscivano a esibirsi. Le organizzavamo anche ad Akron, coi Devo e i <a href="http://www.rubbercityrebels.com/"><span style="text-decoration: underline;">Rubber City Rebels</span></a> in un posto che si chiamava Crypt e serviva solo <a href="http://www.bumwine.com/tbird.html"><span style="text-decoration: underline;">Thunderbird</span></a> al bancone. Era di fronte a una fabbrica di gomme, quindi alla fine del concerto uscivi e vedevi quelli del terzo turno che entravano a lavorare; puzzava tantissimo la gomma che veniva modellata per fare i pneumatici.</p>
<p><strong>Come è stato registrare il primo disco dei Dead Boys?<br />
</strong>Mi ricordo che in studio c&#8217;erano degli Hells Angels per tutto il tempo. E poi un sacco di Tuinal e altre pasticche.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/chr.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8247" title="chr" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/chr.jpg" alt="" width="400" height="278" /></a>Chi ha voluto <a href="http://www.pappalardi.com/"><span style="text-decoration: underline;">Felix Pappalardi</span></a> per produrre il secondo disco?<br />
</strong>Era scoppiata una grana grossa, nel gruppo. Io e Stiv avevamo mantenuto questa specie di dittatura benevola finché Hilly non cominciò a farci da manager. Da quel momento diventammo tutti pari. Grosso errore. Johnny Blitz ad esempio non riusciva a gestire i propri soldi. Jimmy Zero aveva sempre un sacco di idee, ma era roba troppo grossa e irrealizzabile; era un sognatore e pensava sempre in grande, si credeva anche molto più fico di quanto non fosse. Quindi furono fatti un casino di errori e uno fu Felix. Anche la Sire lo voleva. Io avrei voluto ancora <a href="http://www.genyaravan.com/"><span style="text-decoration: underline;">Genya Ravan</span></a> anche per il secondo album.</p>
<p><strong>Ho sentito che si era parlato anche di Lou Reed&#8230;<br />
</strong>Sì lui era interessato. Voleva portarci in Germania a registrare, ma Jimmy Zero aveva paura di parlargli! Probabilmente sarebbe stato un buon disco, ma Lou ci avrebbe ammazzato, o si sarebbe ammazzato (ride). Felix comunque fece schifo, non posso dire niente di buono su di lui.</p>
<p><strong>E&#8217; vero che sparava con la pistola in studio?<br />
</strong>E&#8217; successo per &#8220;Son of Sam&#8221;; ci serviva il rumore di alcuni spari per l&#8217;intro. Usò una calibro 38 e alla fine mixò gli spari con il suono di una guida telefonica e delle bacchette da batteria che cadevano a terra. Perché gli spari non suonavano come dei veri spari. Ottimo: è il produttore dei Dead Boys e non è capace di far suonare uno sparo come uno sparo&#8230; è così che butti i tuoi soldi quando sei in studio con un produttore che si sniffa dio solo sa quanta cocaina.</p>
<p><strong>E lo scioglimento dei Dead Boys?<br />
</strong>Droga ed ego. Mi capisci? Solo droga ed ego&#8230; e immaturità.</p>
<p><strong>Poi andasti a suonare con Sid Vicious&#8230;<br />
</strong>Sì, ma è una cosa di cui tutti parlano gonfiandola esageratamente. Non abbiamo nemmeno mai fatto un concerto. Sid si addormentava con la faccia nel piatto, a cena, e finiva che saltavamo le prove.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/cheetahjohnny.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8243" title="cheetahjohnny" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/cheetahjohnny.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>La prima volta che ti ho visto a New York suonavi con Wayne kramer al Max&#8217;s.<br />
</strong>Fu divertente. Wayne era un ottimo compagno di jam session. All&#8217;epoca ero davvero una puttana. Suonavo con chiunque. Con Sid accadde che avevo un concerto una sera e lui mi disse &#8220;Facciamolo insieme&#8221;. Però devo dire che suonare con Wayne e con <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/04/nikki-sudden-su-johnny-thunders-traduzione-sonic-iguana/"><span style="text-decoration: underline;">Johnny Thunders</span></a> era tutta un&#8217;altra faccenda. Comunque all&#8217;epoca tutti suonavano con chiunque. Credo che giri un nastro di me che suono &#8220;Chain of Fools&#8221; con Chris Spedding&#8230;</p>
<p><strong>Puoi dirci i gruppi in cui sei stato dopo i Dead Boys?<br />
</strong>The Skels, The Ghetto Dogs, The Casualties&#8230; per un po&#8217; ho suonato con Nico. Che esperienza. E&#8217; l&#8217;unica persona più tossica di me che io abbia mai incontrato. (Ride) Non mi ha mai pagato perché i soldi li ha usati tutti per farsi!</p>
<p><strong>Dopo i Dead Boys non dovevi fare qualcosa con l&#8217;etichetta dei Rolling Stones?<br />
</strong>Keith Richards voleva che facessi un singolo. Però in quel periodo stavo lavorando di nuovo con Genya, che aveva un&#8217;etichetta che si chiamava Polish. Ero già in studio e avevo già firmato con lei; sarei stato davvero un infame se le avessi voltato le spalle dicendo che Keith Richards mi aveva fatto un&#8217;offerta.</p>
<p><strong>Questa è lealtà.<br />
</strong>Sì, ma avrei dovuto prendere al volo l&#8217;occasione! (Ride) E&#8217; finita che l&#8217;etichetta è fallita e il disco non è mai uscito. Non so nemmeno dove siano i nastri. Forse sono marciti. Ma alla fine erano solo un sacco di basso e batteria mal registrati, più sovraincisioni fatte sotto cocaina.</p>
<p><strong>Tu eri amico di GG Allin&#8230;<br />
</strong>Mi ricordo di lui quando sembrava un hippie e si vestiva solo di jeans. Era un bravo ragazzo. Non so cosa gli sia capitato. Può essere che abbia visto il film sbagliato o qualcosa del genere. Era un tizio molto normale. Uno che avrei potuto presentare a mia mamma.</p>
<p><strong>Ha suonato la batteria con te dal vivo&#8230;<br />
</strong>Sì! Il mio batterista se ne era tornato a New York e GG apriva per noi, così ha fatto il soundcheck con noi e gli abbiamo insegnato i pezzi.</p>
<p><strong>Sei una leggenda vivente adesso. Tutti citano i Dead Boys come influenza&#8230;<br />
</strong>E meno male! E&#8217; l&#8217;unico motivo per cui ho fatto tutto quanto&#8230; (ride)</p>
<p><strong>Per la gloria?<br />
</strong>Sì e poi ho sentito che con questa roba ti danno la birra gratis. (Ride) E&#8217; bello avere influenzato altre band ma&#8230; non ti aiuta a pagare le bollette. E non ti aiuta a uscire di galera. Come diceva un vecchio proverbio: &#8220;Con quella roba e un dollaro e sessanta puoi avere un biglietto per la metropolitana&#8221;.</p>
<p><strong>Ti va di parlare della morte di Stiv?<br />
</strong>E&#8217; stato terribile. E da lì è iniziato uno dei peggiori periodi della mia vita. Nessuno si aspettava che lui morisse. Lo chiamavamo la donnola del Diavolo, perché era così furbo che si toglieva da ogni situazione senza sforzo. E&#8217; ingiusto. Poi in quel momento le cose stavano girando bene per lui&#8230; anche se ho l&#8217;impressione che siano quelli i momenti in cui si muore. Avevamo parlato al telefono, volevamo fare un gruppo con Tony James dei Sigue Sigue Sputnik, uno dei Godfathers e un tizio dei Doctor &amp; The Medics. Io ero anche pulito all&#8217;epoca&#8230;</p>
<p><strong>Parigi può essere un posto pericoloso&#8230;<br />
</strong>In realtà lui si annoiava. Come me a Nashville. Un posto noioso, ma tranquillo per viverci.</p>
<p><strong>Ho sentito che ora sei pulito.<br />
</strong>Molto. Il tempo passa, le cose cambiano. Ho provato un ciclo di disintossicazione. Però ho mollato e mi sono ripulito da solo. Pesavo meno di 50 chili!</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/cW5x5DmNyuY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Cheetah talks Laughner</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 16:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rapida, tagliente, vintage. La traduzione di una microintervista a Cheetah Chrome che parla di Peter Laughner]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/05/cheetah.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7736" title="cheetah" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/05/cheetah.jpg" alt="" width="300" height="453" /><em></a>Nel sito &#8211; purtroppo un po&#8217; trascurato, ma sempre interessante &#8211; <a href="http://www.clepunk.com/"><span style="text-decoration: underline;">Clepunk</span></a>, alla voce dedicata ai <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.furious.com/perfect/rockets.html"><span style="text-decoration: underline;">Rocket From The Tombs</span></a></span> un tale Cheese Borger riporta un&#8217;intervista (o uno spezzone, non è dato saperlo) a <a href="http://www.cheetahchrome.net/"><span style="text-decoration: underline;">Cheetah Chrome</span></a>, che parla specificamente solo di <a href="http://www.handsomeproductions.com/peterlaughner.htm"><span style="text-decoration: underline;">Peter Laughner</span></a>. Eccovela, tradotta al volo in 10 minuti di lucidità.</em></p>
<p><strong>Come vi siete incontrati voi due?</strong><br />
Ho conosciuto Peter grazie a un annuncio nel <a href="http://www.plaindealer.com/"><span style="text-decoration: underline;">Plain Dealer</span></a> di qualcuno che cercava, mi pare, un chitarrista e un batterista. Mi ricordo che il testo citava specificamente gli Stooges, così chiamai il numero e ci mettemmo d&#8217;accordo per vederci in un baretto sulla West 6th Street, che era vicino al mio &#8220;famoso&#8221; loft (e faceva un chili eccellente). Comunque tutti i nastri dei Rocket From The Tombs e quell&#8217;ep dei Frankenstein, <em>Eve of the Dead Boys</em>, sono stati tutti registrati nella stessa stanza di quel loft. Ad ogni modo, ci piacemmo così decidemmo di suonare assieme.</p>
<p><strong>Ricordi la prima volta che avete suonato?<br />
</strong>Mi pare che io, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Johnny_Blitz"><span style="text-decoration: underline;">Johnny Blitz</span></a>, suo cugino e una cassa di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.rollingrock.com/">Rolling Rock</a></span> ci siamo presentati per una prova una sera. Probabilmente c&#8217;erano anche <a href="http://www.tonymaimone.com/TM_web/Home.html"><span style="text-decoration: underline;">Tony Maimone</span></a> e Tim Wright, e magari anche la moglie di Peter, Charlotte.</p>
<p><strong>Avete scritto voi due assieme &#8220;Aint It Fun&#8221;, giusto?<br />
</strong>Sì, certo.</p>
<p><strong>Chi ha scritto le parole e chi il riff?<br />
</strong>Avevo già scritto la musica prima che ci incontrassimo ed è uno dei pezzi che ho portato la sera che ci siamo visti per suonare (avevo anche &#8220;What Love Is&#8221;, &#8220;Transfusion&#8221;, &#8220;Never Gonna Kill Myself Again&#8221;, &#8220;Down in Flames&#8221;, lo scheletro di &#8220;Amphetamine&#8221; e senza dubbio &#8220;Sonic Reducer&#8221;). Peter se ne uscì con quel testo fantastico, ma non saprei se ce l&#8217;aveva già pronot o meno.</p>
<p><strong>Cosa pensi della versione dei Guns n&#8217; Roses?<br />
</strong>E&#8217; un po&#8217; troppo patinata per i miei gusti, ma loro possono fare cover dei miei brani quando lo desiderano. Slash e Duff sono dei veri gentlemen.</p>
<p><strong>Qual è il tuo ricordo più bello di Peter?<br />
</strong>Era un bel po&#8217; che non ci vedevamo; appena dopo quel famoso incidente in cui Patti Smith lo cacciò dal palco, ero al CBGB&#8217;s ed era tardissimo. Mi stavo facendo una canna con Cosmo e Charlie, il tecnico delle luci e il fonico del locale. A un certo punto sentiamo bussare fortissimo alla porta, apriamo ed era Pete. Siamo finiti a casa mia a bere, sentire dischi, farci pere e tutte quelle altre cose divertenti e incasinate, proprio come ai vecchi tempi dei Rockets. Il giorno dopo è tornato a Cleveland. L&#8217;ho rivisto poco più di un mese dopo, alla sua veglia funebre. Prima di andarmene mi sono tolto un orecchino a forma di chitarra e gliel&#8217;ho messo in mano. Spero sia ancora lì.</p>
<p><strong>La storia più divertente che ti ricordi su Peter?<br />
</strong>Quella volta che Charlotte si levò una zeppa e gliela tirò in faccia, perché aveva leccato della birra dalle tette di una groupie, e gli ruppe il naso. Per tutto il giorno seguente vomitò sangue.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/PExEDuGKDo4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Portraits of Johnny</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 19:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[traduzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 23 aprile, vent'anni fa, moriva Johnny Thunders. Lo ricordiamo con le parole di Nikki Sudden, un altro eroe del rock'n'roll caduto in battaglia. Direttamente da Sonic Iguana n. 1, alcuni fotogrammi della vita di Thunders vista da Sudden. Con pippone iniziale per buona pesa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/jt.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7330" title="jt" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/jt.jpg" alt="" width="255" height="350" /></a>Il 23 aprile 1991 <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.thunders.ca/">Johnny Thunders</a></span> (all&#8217;anagrafe John Anthony Genzale) moriva in circostanze non del tutto chiare in una stanza dell&#8217;hotel <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.stpeterhouse.com/">St. Peter House</a></span> a New Orleans.  La causa ufficiale del decesso è overdose, ma esistono molti sospetti &#8211; più o meno fondati &#8211; che le cose siano andate diversamente e potrebbe essersi trattato di omicidio a scopo di rapina.</p>
<p>Quest&#8217;anno, dunque, è il ventennale della morte di Thunders. Vent&#8217;anni sono un&#8217;eternità, soprattutto se si hanno ricordi vividi e ancora caldi di quei momenti &#8211; del resto è in occasione di questo tipo di ricorrenze che con più facilità ci si rende conto di quanto il tempo galoppa e di come si invecchia&#8230; alla faccia del rock&#8217;n'roll.<br />
Nel 1991 non c&#8217;era internet e le notizie sui nostri idoli musicali, per chi viveva ai confini dell&#8217;impero, viaggiavano su pagine di riviste d&#8217;importazione &#8211; preferibilmente <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.flipsidefanzine.com/FlipsideFanzine/Home.html">Flipside</a></span> e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://maximumrocknroll.com/">Maximum Rock&#8217;n'Roll</a></span> &#8211; e giungevano spesso con settimane o mesi di ritardo. Io ricordo chiaramente il giorno in cui ho saputo della morte di Johnny: era maggio di sicuro, pioveva ma c&#8217;era quella classica cappa umida da provincia piemontese. Ero uno studentello universitario con aspirazioni musicali del tutto irrealistiche e mi cibavo di vinili comprati coi soldi raccattati da genitori e nonne (un&#8217;immagine piuttosto ributtante, lo so&#8230; ma ci siamo passati un po&#8217; tutti, credo); quella mattina, però, presi un numero di Flipside croccante, appena arrivato con un corriere espresso nel negozio che si chiamava Blue Box. In una delle prime pagine, in un trafiletto a destra, trovai un articolo-coccodrillo sulla morte di Thunders. All&#8217;epoca non ero decisamente un fan, ma il fattore necrofilia mi spinse a procurarmi, il giorno dopo, una copia su cd in offerta specialissima di <span style="text-decoration: underline;"><em><a href="http://ratb0y69.blogspot.com/2009/03/johnny-thunders-and-heartbreakers-live.html&amp;title=Johnny Thunders And The Heartbreakers - Live At The Lyceum&amp;pos=0&amp;q=heartbreakers+lyceum">Live At The Lyceum</a></em></span> degli Heartbreakers. E fu amore a prima vista.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/nikki-sudden.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7334" title="nikki sudden" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/nikki-sudden.jpg" alt="" width="313" height="250" /></a>Detto questo &#8211; non poteva mancare il pippotto autoreferenziale &#8211; per ricordare Johnny useremo le parole di un altro eroe caduto sul campo, il leggendario <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/nikkisudden">Nikki Sudden</a></span> (morto il 26 marzo 2006). Nikki scrisse un lungo articolo su <em>Sonic Iguana</em> n.1 (la fanzine che <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/jeffdahlband">Jeff Dahl</a></span> pubblicava a metà anni Novanta), per ricordare l&#8217;amico scomparso.</p>
<h3>La prima volta</h3>
<p>La prima volta che ho incontrato Johnny fu in un club di Birmingham che si chiamava Rebecca&#8217;s. Era all&#8217;inizio del 1977. Mi ero presentato al soundcheck coi miei due LP dei New York Dolls in mano. Chiesi timidamente a uno dei roadie se poteva mettermi nella lista degli ospiti e lui mi rispose che non c&#8217;era problema, ma era meglio se non mi portavo dietro i dischi dei NY Dolls per farli autografare da Johnny o da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jerry_Nolan"><span style="text-decoration: underline;">Jerry Nolan</span></a>, perché tutti e due non amavano che gli si ricordasse quel periodo. Tornai a casa, lasciai giù i dischi e più tardi andai al concerto. Alla fine mi trovai nel camerino. Johnny passò tutta la notte a provarci con Miss Patti Bell (la moglie del pub rocker di Birmingham <a href="http://www.stevegibbonsband.com/"><span style="text-decoration: underline;">Steve Gibbons</span></a>), che era ancora una bellissima donna. Comunque trovò un istante per rivolgermi la parola per commentare la spilla di <a href="http://www.marc-bolan.net/"><span style="text-decoration: underline;">Marc Bolan</span></a> che avevo: &#8220;Hey, mi piace questo tizio&#8221;. Scambiammo qualche battuta, poi me ne andai lasciando Johnny ai suoi tentativi di conoscere più approfonditamente Miss Patti.</p>
<h3>Living Dead &amp; Cheapo Cheapo</h3>
<p>[...] Johnny aveva appena registrato <em>So Alone</em> ed era tornato a Londra per un concerto al Lyceum. Io ero in prima fila &#8211; come ogni volta che lo vedevo suonare. Qualche giorno dopo mi ricordo che mi trovavo al mercatino di Soho, al banchetto di Rock On Stall; il proprietario mi disse che Johhny il giorno dopo quel concerto era arrivato barcollando, con una scatola di copie di <em>So Alone</em> da vendere. Ma il tizio, avendo capito che i soldi gli sarebbero serviti per farsi, aveva rifiutato di acquistare i vinili. Così a Johnny non era rimasto che trascinarsi più avanti fino a <a href="http://leftearrightearvinylfrontier.blogspot.com/2011/04/another-one-bites-dust-almost.html"><span style="text-decoration: underline;">Cheapo Cheapo</span></a>, in Rupert Street, per vendere i suoi dischi. Più tardi me ne andai proprio da Cheapo Cheapo e mi comprai un po&#8217; di copie di <em>So Alone</em> a prezzo stracciato, per fare dei regali agli amici e a mio fratello. Deve essere stato il Natale del 1978.</p>
<h3>Intervista con scambio di vestiti</h3>
<p>[...] Credo che fosse la prima volta che intervistavo qualcuno. E a me non vengono mai in mente domande, quando faccio queste cose, così le interviste diventano più delle chiacchierate. Johnny era molto colpito dai miei stivaletti. Erano un paio di Johnson&#8217;s Chelsea di cuoio bianco e lui li puntava di continuo. Finimmo per fare quello che poi divenne quasi un rito tra me e Johnny, negli anni a venire: lo scambio di vestiti. Io gli diedi gli stivaletti e una casacca da pigiama nera a strisce rosse; lui in cambio mi lasciò un paio di scarpe di pelle di pony, un paio di scarpe Fiorucci, una camicia bianca completa di macchie di sangue sugli avambracci e una giacca nera di Irving Berlin.</p>
<h3>Drug fiend</h3>
<p>Il 22 aprile del 1982 suonai per la prima volta con Johnny dal vivo, al The Venue di London Victoria. Peccato che sui poster del concerto mi segnalarono come Nikki McFadden. Johnny arrivò al locale conciato malissimo: lo portarono fuori dal taxi letteralmente a braccia e lo trascinarono sul palco per il soundcheck. Tentò di suonare &#8220;Pipeline&#8221; e &#8220;Subway Train&#8221;, ma erano le versioni più sbiellate e insensate che avevo mai sentito: era totalmente fuori rispetto al resto del gruppo. Dopo qualche minuto smisero. Poco dopo, andando verso i camerini, incontrai Johnny che cercava di entrare in un armadio pensando che fosse il cesso. Lo fermai dicendogli che quello non era un posto molto consueto per pisciare, e lo portai verso la porta dei gabinetti. &#8220;Grazie Nikki, mi farfugliò&#8221;. [...] Poco prima che Johnny salisse sul palco, eravamo tutti nei camerini. Mi domandò se avevo della droga e io gli risposi che avevo un po&#8217; di speed. Mi chiese se gliene offrivo un po&#8217;: io gli passai il grammo che avevo in tasca e lui se lo sniffò tutto in un colpo solo. Grazie Johnny! Certo, bisogna dire che era davvero incontenibile con le droghe. Però poi, quella sera, fece un grande concerto. Magari il mio speed è stato d&#8217;aiuto.</p>
<h3>Los Angeles, gennaio 1990</h3>
<p>[...] Johnny insisteva per farmi ascoltare un nastro con alcuni pezzi nuovi. Canzoni come &#8220;Help The homeless&#8221;, &#8220;Disappointed In You&#8221;, &#8220;Children Are People too&#8221;, &#8220;Critic&#8217;s Choice&#8221;, &#8220;Some Hearts&#8221; e &#8220;Society Makes Me Sad&#8221;. Me le ricordo ancora chiaramente, anche perché Johnny mi fece sentire quella cassetta tantissime volte. Mi spiegò che era a Los Angeles per chiudere un accordo con la Geffen con l&#8217;aiuto di alcuni suoi amici che erano nei Guns n&#8217; Roses. Pensai che erano le sue canzoni più belle, così cristalline, perfette.</p>
<h3>The end (New York, estate 1990)</h3>
<p>[...] L&#8217;ultima volta che ho parlato con Johnny gli ho chiesto dove viveva quando era a New York. &#8220;Con mia mamma&#8221;, mi ha risposto. Abbiamo riso. Dopo qualche minuto se ne stava andando, allontanandosi lungo la strada con la sua borsa di pelle a tracolla. Laurel, la nostra spacciatrice, si è voltata verso di me e ha commentato: &#8220;E&#8217; proprio come come un bambino, vero?&#8221;. E sapevo esattamente quello che voleva dire.<br />
E&#8217; stata l&#8217;ultima volta che ho visto Johnny vivo.</p>
<p><em>[Per scaricare in pdf l'intero numero uno di </em><em>Sonic Iguana, clicca <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.multiupload.com/CH8RAJAG3W">QUI</a></span>]</em></p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/32uth49Rahc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>I love you Babies</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 11:02:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Bossy]]></category>
		<category><![CDATA[indie]]></category>
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		<category><![CDATA[Woods]]></category>

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		<description><![CDATA[Psichedelia pop, garage spruzzato di blues-folk e indie rock dei Novanta: ecco i The Babies, da New York]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/cover-The-Babies.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6953" title="cover The Babies" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/cover-The-Babies.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><strong>The Babies </strong>- s/t (Shrimper, 2011)</p>
<p>Sono biondini, bellini, emaciati in modo (ancora) accettabile, con jeans stretti rigorosamente sgarrati sulle ginocchia. Non sto sfogliando l’ultimo numero di <em>Vanity Fair</em> comodamente seduto sulla tazza del cesso; sono seduto, sì, ma di fronte allo schermo del computer e quella che sto vedendo e la prima foto che mi capita a tiro di web dei <a href="http://www.myspace.com/thebabiesnyc"><strong>Babies</strong></a>. Si tratta della band composta dalla cantante-chitarrista Cassie Ramone delle <a href="http://www.freewebs.com/viviangirls/"><strong>Vivian Girls</strong></a> e dal bassista dei <a href="http://www.myspace.com/woodsfamilyband"><strong>Woods</strong></a> Kevin Morby, con Justin Sullivan dei <a href="http://www.myspace.com/bossyposse"><strong>Bossy</strong></a> a percuotere le pelli.</p>
<p>Pare che Cassie e Kevin abbiano condiviso per un po’ un appartamento a New York. E siccome non fanno i cuochi, invece di mettere su una tavola calda a Brooklyn hanno pensato bene di formare un gruppo parallelo. Dopo due apprezzati 7” su Wild World e Make A Mess Records, esce ora l’album dato alle stampe dalla “mitica” Shrimper, che da vent’anni spaccia il lo-fi americano senza aver mai riscosso grandi consensi.</p>
<p>Gli undici pezzi dell’album sono avvolgenti e amabili, né più né meno, in bilico tra psichedelia pop (“Run Me Over”, “Wild 2”), garage spruzzato di blues-folk (“Voice Like Thunder”, “Breakin’ The Law”, “Sick Kid”) e indie rock dei Novanta &#8211; di cui i tre sono indubbiamente figli.</p>
<p>Ho letto una recensione nella quale l’esperto Compagnoni scrive testualmente “indie rock a doppia voce che passa dalle parti dei Pastels”. Sottoscrivo in pieno perché il mood generale è molto simile a quello degli scozzesi (“All Things Come To Pass”, “Wild 1”). Ma qui c’è pure del punk da cantina umida da non sottovalutare (“Personality”) e una bella botta di solarità che esplode magnificamente nella hit “Meet Me In The City”, che sembra eseguita dai Pixies piombati nel pop degli anni Sessanta. Questo per la cronaca e per i lettori di Black Milk che vogliono la ciccia.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="334" src="http://www.youtube.com/embed/YhFGg6ujF2w" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Avventure in tv</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/07/television-adventure-recensione/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 20:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reperti]]></category>
		<category><![CDATA[1978]]></category>
		<category><![CDATA[adventure]]></category>
		<category><![CDATA[anni Settanta]]></category>
		<category><![CDATA[Billy Ficca]]></category>
		<category><![CDATA[Elektra]]></category>
		<category><![CDATA[marquee moon]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[Richard Lloyd]]></category>
		<category><![CDATA[Television]]></category>
		<category><![CDATA[Tom Verlaine]]></category>

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		<description><![CDATA[Television &#8211; Adventure (Elektra/Asylum, 1978)
Stai camminando assorto nei pensieri, non c&#8217;è da stare allegri, ma nemmeno stai pensando alla morte. Un piede dietro l&#8217;altro, senza guardare neppure dove li appoggi. E a un certo punto senti uno scarto, il ritmo si rompe, poi un colpo che parte dalla punta di una scarpa e fa schizzare il baricentro in avanti. Sei inciampato. Fai tre-quattro metri ondeggiando come un Teletubby ubriaco di latte e Pavesini, riesci a non cadere e ti fermi. Ti guardi intorno sulla difensiva, ma la gente vicino non ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/television.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4135" title="television" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/television.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Television &#8211; <em>Adventure</em> (Elektra/Asylum, 1978)</strong></p>
<p>Stai camminando assorto nei pensieri, non c&#8217;è da stare allegri, ma nemmeno stai pensando alla morte. Un piede dietro l&#8217;altro, senza guardare neppure dove li appoggi. E a un certo punto senti uno scarto, il ritmo si rompe, poi un colpo che parte dalla punta di una scarpa e fa schizzare il baricentro in avanti<span id="more-3832"></span>. Sei inciampato. Fai tre-quattro metri ondeggiando come un Teletubby ubriaco di latte e Pavesini, riesci a non cadere e ti fermi. Ti guardi intorno sulla difensiva, ma la gente vicino non si è accorta di nulla, continua per la sua strada. Sei imbarazzato, ma basta non pensarci e continuare come se niente fosse. E passa subito.</p>
<p><em>Adventure</em>, in pratica, è un disco imbarazzato e reitera per poco meno di 40 minuti l&#8217;attimo che si colloca tra l&#8217;inciampo in un cubetto di porfido mal posato e la realizzazione che non è successo nulla di male. Quell&#8217;attimo in cui ti senti fuori posto e sbagliato, ma è tutto ok.</p>
<p>E&#8217; imbarazzata persino la copertina, con quell&#8217;artwork da bootleg germanico pre-caduta del muro (e dire che sembra che Tom Verlaine abbia fatto il diavolo a quattro per averla esattamente così); per non parlare dello scatto che ritrae la band: i nostri quattro televisori sono talmente fuori fuoco, scoglionati e distaccati che sembrano quasi photoshoppati in un&#8217;immagine unica partendo da foto singole.<br />
Nonostante tutto, questa fotografia però è perfetta, perché è l&#8217;emblema, l&#8217;icona che riassume il contenuto di <em>Adventure</em>, coi suoi otto brani chimicamente pastorizzati. Otto pezzi che &#8211; immane tragedia, avere un predecessore così fondamentale per la storia del rock! &#8211; evocano solo una memoria ectoplasmatica di quella che fu la gloria e la potenza espressiva di <em>Marquee Moon</em>, un album uscito appena un anno prima, che sembra invece lontano almeno un decennio dalla seconda prova, quasi come il disco che avrebbero potuto fare da quarantenni, in odor di reunion a cottimo (ironia della sorte: il vero disco della reunion, quel <em>Television</em> del 1992, invece è piuttosto valido).</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/Richard-Lloyd-in-ospedale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4144" title="Richard Lloyd in  ospedale" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/Richard-Lloyd-in-ospedale.jpg" alt="" width="292" height="420" /></a>Ma contestualizziamo <em>Adventure</em>, per capire da dove arriva. In pratica si tratta di un album registrato per disperazione, visto che il gruppo era impantanato in una stasi immobile imposta da un brutto pasticcio con management e casa discografica.<br />
Il management semplicemente aveva fregato un sacco di dollaroni al gruppo, non pagandolo per il tour europeo (andato peraltro benissimo) per promuovere <em>Marquee Moon</em>: quando Verlaine e compagnia se ne accorsero, impiegarono almeno sette mesi per sganciarsi dagli squali della Wartoke, senza recuperare comunque un centesimo e spendendo almeno 30.000 dollari (che tra l&#8217;altro nemmeno possedevano) in scartoffie e avvocati.<br />
La Elektra &#8211; dopo l&#8217;abbandono dell&#8217;azienda di Karin Berg (che aveva ingaggiato la band e, stando a Verlaine, &#8220;era l&#8217;unica persona dell&#8217;etichetta che credeva davvero nei Television&#8221;) &#8211; aveva semplicemente smesso di interessarsi al gruppo.  Tom Verlaine: &#8220;Non avevamo nessun rapporto con loro, nemmeno un nome di riferimento a cui telefonare&#8221;.</p>
<p>In quest&#8217;atmosfera paradossale (il disco d&#8217;esordio, oltre a raccogliere ottime recensioni, aveva venduto bene soprattutto in Europa &#8211; ma non abbastanza per una major come la Elektra, per cui 80.000 copie erano poche) i Television, per combattere il rischio di vedersi morire senza poter combinare altro, chiedono di onorare il proprio contratto entrando in studio per incidere il secondo album previsto. La Elektra acconsente e lascia massima libertà senza neppure provare a interferire minimamente nel processo &#8211; un altro chiaro segnale di come, ormai, non ci sia più alcuna considerazione per il gruppo. Il problema è che andare in studio non era neipiani, quindi Verlaine, Lloyd, Smith e Ficca iniziano a lavorare presso i Sound Mixers studios (a settembre del 1977) hanno ben pochi brani pronti e la maggior parte del materiale deve essere completata, imparata e soprattutto arrangiata, visto che Verlaine aveva composto gli scheletri dei pezzi da solo, usando un piano elettrico.<br />
Tom Verlaine: &#8220;Il primo disco era roba che avevamo suonato live per tre anni, così siamo entrati in studio e abbiamo registrato al volo. La maggior parte dei solo non li ho nemmeno sovraincisi. Il secondo album l&#8217;abbiamo costruito in studio&#8221;.</p>
<p>A novembre, quando ancora i lavori stentano a decollare, Richard Lloyd viene portato d&#8217;urgenza all&#8217;ospedale Beth Israel. Ufficialmente non viene data una spiegazione esaustiva per il ricovero, perché sarebbe stato piuttosto imbarazzante da gestire: Richard ha infatti una brutta endocardite, una malattia infettiva delle valvole cardiache che probabilmente ha contratto consumando droga iniettata utilizzando siringhe non sterili. Questo lo costringe, in pratica, ad abbandonare le session nelle settimane cruciali; non per nulla in <em>Adventure </em>il proverbiale e unico duettare delle chitarre di Verlaine e Lloyd viene ridotto a voce quasi marginale, per far posto alle intemperanze di Verlaine stesso che, senza il suo contraltare in studio, diviene timoniere e condottiero della band.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/RichardLLoyd-no-smoking.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4160" title="RichardLLoyd no smoking" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/RichardLLoyd-no-smoking.jpg" alt="" width="400" height="309" /></a>Anzi, Verlaine si concentra sulla propria ossessione di creare umori e colori cangianti, spingendo in una direzione inedita. Un sentiero che forse, per parafrasare le parole di Chris Dahlen su Pitchfork (quasi otto anni orsono), i Television non hanno gli strumenti adatti per seguire.<br />
Tom Verlaine: &#8220;Quel disco è una serie di stati d&#8217;animo. Ricordo che volevo rendere bizzarra a ogni costo &#8216;Careful&#8217;, in studio. Dissi al fonico che volevo cantarla stando dall&#8217;altra parte della stanza, volevo il microfono lontano dieci metri da me e lui si incazzò parecchio. Allora gli dissi &#8216;Dai, fammi solo fare una prova&#8217;, lui mi lasciò fare e io poi mi rifiutai di ricantare il pezzo&#8221;.</p>
<p>Risultato: un album che all&#8217;uscita, nell&#8217;aprile del 1978, viene massacrato da buona parte della critica &#8211; compresa quella inglese, che tanto aveva amato l&#8217;esordio della band &#8211; e distribuito con qualche difficoltà dalla Elektra (che sbaglia i tempi e manda i Television in tour senza riuscire a far arrivare i vinili nei negozi del Regno Unito per tempo).<br />
Con questi auspici è solo questione di settimane &#8211; letteralmente &#8211; prima che tutto imploda. E infatti nel mese di luglio la band si esibisce per l&#8217;ultima volta, per poi sciogliersi.</p>
<p>Il vero problema di <em>Adventure </em>- a fronte di una dichiarata maggiore sperimentazione e ambizione &#8211; è duplice.<br />
In primo luogo, pur mostrando ancora molti segni della musicalità abrasiva di <em>Marquee Moon</em> (pezzi come &#8220;Foxhole&#8221;, &#8220;Glory&#8221;, &#8220;Careful&#8221; e &#8220;Aint&#8217; That Nothin&#8217;&#8221; lo dimostrano ampiamente, soprattutto dal vivo &#8211; come si capisce senza possibilità d&#8217;errore dal video più sotto), non ha un vero inno di quelli alla &#8220;See No Evil&#8221; capace di saldarsi ai neuroni. Non aiuta, poi, la presenza di due brani palesemente difficili, tanto che inizialmente l&#8217;ordine della scaletta avrebbe dovuto essere diverso, per piazzarli al centro esatto del disco e creare un effetto sandwich col materiale più accessibile a contorno: &#8220;The Fire&#8221; e &#8220;The Dream&#8217;s Dream&#8221; (due creature made in Verlaine, assemblate e partorite direttamente durante le session).<br />
In secondo luogo è troppo lavorato in studio, eccessivamente &#8220;leccato&#8221; e addomesticato: non dimentichiamo che uno dei punti di forza dello stupendo disco d&#8217;esordio era proprio il piglio live, l&#8217;energia nervosa che trasudava. Per <em>Adventure </em>Verlaine e soci si erano messi in testa di lavorare sui suoni, di produrre, di limare&#8230; evidentemente un processo che non appartiene alla loro musica, almeno quella più riuscita.</p>
<p>Qualcuno ha scritto, ancora in tempi recenti, che i Television avevano detto tutto col primo album e al momento di sfornare il secondo semplicemente avevano esaurito gli argomenti. Non penso sia esattamente così, e la musica lo testimonia piuttosto eloquentemente. Il vero punto è che i Television stavano cercando un modo diverso per esprimere ciò che volevano dire, senza rassegnarsi a capire che il modo perfetto l&#8217;avevano già trovato &#8211; più o meno consciamente &#8211; in <em>Marquee Moon</em>.</p>
<p><center><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/BKgyjw478B8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/BKgyjw478B8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></center></p>
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		<title>Lester and me: la parola a James &#8220;The Hound&#8221; Marshall</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jul 2010 09:41:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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Lester è morto perché il rock&#8217;n'roll era l&#8217;unica cosa che lo teneva in  vita &#8211; quando è morto il rock&#8217;n'roll è morto anche Lester Bangs
(James &#8220;The Hound&#8221; Marshall)
Black Milk è onoratissimo di ospitare un dj e giornalista musicale che nel corso degli ultimi 30 anni (o forse più) ha scritto per decine di pubblicazioni, tra cui Village Voice, NY Times, LA Weekly, Spin, Penthouse Forum,  New York Rocker, Newark Star-Ledger, East Village Eye, High Times e Kicks: signori e signore, ecco a voi James &#8220;The Hound&#8221; Marshall. Vive ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/lester-aside.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3994" title="lester-aside" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/lester-aside.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><em>Lester è morto perché il rock&#8217;n'roll era l&#8217;unica cosa che lo teneva in  vita &#8211; quando è morto il rock&#8217;n'roll è morto anche Lester Bangs<br />
(James &#8220;The Hound&#8221; Marshall)<span id="more-3962"></span></em></p>
<p><span style="color: #333399;">Black Milk è onoratissimo di ospitare un dj e giornalista musicale che nel corso degli ultimi 30 anni (o forse più) ha scritto per decine di pubblicazioni, tra cui <em>Village Voice</em>, <em>NY Times</em>, <em>LA Weekly</em>, <em>Spin</em>, <em>Penthouse Forum</em>,  <em>New York Rocker</em>, <em>Newark Star-Ledger</em>, <em>East Village Eye</em>, <em>High Times</em> e <em>Kicks</em>: signori e signore, ecco a voi James &#8220;The Hound&#8221; Marshall. Vive a New York dal 1977, anno in cui ci si trasferì appena diciottenne, e ha frequentato tutta la crema dell&#8217;underground più esaltante della Big Apple.<br />
Dopo un breve scambio di email, James ha gentilmente acconsentito a concederci di pubblicare la traduzione di un suo post dedicato all&#8217;amico Lester Bangs: un bello sguardo dall&#8217;interno, parole di chi c&#8217;era e ha toccato con mano&#8230; e non concorda con il ritratto che di Bangs è stato fatto dal biografo ufficiale Derogatis, né da Cameron nel suo film <em>Almost Famous</em>.<br />
James ha anche un blog pazzesco che &#8211; se masticate l&#8217;inglese &#8211; è straconsigliato: <strong><a href="http://thehoundblog.blogspot.com/">TheHoundBlog</a></strong>.<br />
Ma veniamo al suo lungo racconto su Lester Bangs. Enjoy (e occhio alle parole in grassetto: portano tutte a link di approfondimento, foto o dischi/mp3 da scaricare&#8230;).<br />
</span></p>
<p style="text-align: center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Lester Bangs l&#8217;ho conosciuto per telefono. Ero un teenager annoiato: nel sud della Florida, nei primi anni Settanta, non c&#8217;era molta gente a cui piacevano gli Stooges o i Velvet Underground. Io leggevo <em><strong><a href="http://www.creemmagazine.com/index1.php">Creem</a></strong> </em>e <em>Rock Scene</em> e fanzine come <strong><a href="http://www.bomp.com/history.html"><em>Who Put The Bomp</em></a></strong>, <em>Back Door Man</em>, <em>Denim Delinquent</em>,<em> The Rock Marketplace</em>,  <em>Gulcher</em>, <em>Punk</em> (quella originale, di Buffalo, che ha preceduto la rivista newyorkese di un paio d&#8217;anni).<br />
Ogni quindici giorni, verso mezzanotte telefonavo alla redazione di <em>Creem</em>, in Michigan. Sapevo che Lester era sempre lì, di solito su di giri, a scrivere o a fare editing di articoli. A volte era anche sbronzo o fatto di sciroppo per la tosse. Ricordo che una volta mi fece ascoltare un test pressing di <em>Horses </em>di Patti Smith al telefono, tutto il disco dall&#8217;inizio alla fine.</p>
<p>Durante il mio primo viaggio a New York, nella primavera del 1977, avevo appena compiuto 18 anni ed ero ospite nel loft in Warren Street &#8211; &#8220;The Home For Teenage Dirt&#8221; diceva un cartello piazzato su un vetro &#8211; in cui abitavano Miriam Lynna (una mia amica di penna che veniva dall&#8217;Ohio, che si era trasferita a NY da qualche tempo e mi aveva detto che avrei potuto stare da lei se mai fossi andato da quelle parti; ora è a capo dell&#8217;impero Norton Records con suo marito Billy Miller e tutti e due suonano negli A-Bones), Lydia Lunch e Bradly Field (che poi diventò il batterista dei Teenage Jesus and the Jerks e road manager dei Cramps). L&#8217;isolato era deserto, <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/TriBeCa">TriBeCa</a></strong> all&#8217;epoca non esisteva nemmeno in sogno. L&#8217;unico altro abitante era Jody Harris dei Contortions, che aveva un loft nell&#8217;edificio a fianco e molti gruppi lo usavano come sala prove: anche i Contortions stessi, Richard Hell and the Voidoids, e la prima band di Lester Bangs. Era anche l&#8217;unico posto dove potevi andare per farti una doccia.</p>
<p>Appena arrivato lì, trovai solo Lydia e Todd Abramson (ora proprietario del <strong><a href="http://www.maxwellsnj.com/">Maxwells</a></strong> e della Tel*Star Records: all&#8217;epoca aveva 15 anni e anche lui era al suo primo viaggio a New York), perché gli altri erano tutti al lavoro. Dopo un&#8217;oretta me ne uscii per dare un&#8217;occhiata in giro e fumare una sigaretta. Mi piazzai sui gradini davanti all&#8217;entrata e me ne accesi una quando chi vedo arrivare in fondo alla strada? Richard Hell, <strong><a href="http://www.robertquine.com/">Robert Quine</a></strong> e Lester Bangs. Li fermai per presentarmi e regalare a tutti e tre una copia della mia fanzine New Order (Hell divideva la copertina con Patti smith e l&#8217;avevo intervistato al telefono).<br />
Più tardi, quella sera, dopo avere visto due concerti dei Cramps e dei Ramones al CBGB&#8217;s, Bradly mi trascinò in un bar aperto tutta la notte sulla Nona, tra First Avenue e Avenue A, che si chiamava Kiwi Club. Lester era lì. Eravamo tutti già abbastanza sconvolti, ma ci sbronzammo notevolmente di più e restammo lì ben oltre l&#8217;alba. Così iniziò la mia breve amicizia con Lester Bangs.</p>
<p>La domenica sera il gruppo di Lester suonò al CBGB&#8217;s con Alex Chilton (Ramones e Cramps si esibirono insieme il venerdì e il sabato). Lester all&#8217;epoca suonava con gli stessi tizi con cui aveva registrato il suo primo singolo &#8211; &#8220;<strong><a href="http://thehound.net/blogstuff/200910/01_Let_It_Blurt.mp3">Let it Blurt</a></strong>/Live (Spy)&#8221; &#8211; ovvero Bob Quine e Jody harris alle chitarre, David Hofstra al basso e J.D. Daughtery alla batteria. Ricordo solo che fecero delle cover di &#8220;Five to One&#8221; dei Doors e &#8220;TV Eye&#8221; degli Stooges; a un certo punto Lester presentò un suo pezzo intitolato &#8220;I Sold My Body&#8221; (&#8220;Ho venduto il mio corpo&#8221;) e Bradly Field gli gridò &#8220;By the pound!&#8221; (&#8220;Un tanto al chilo!&#8221;). Ci saranno state 15 persone presenti.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/lester-bside.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3995" title="lester-bside" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/lester-bside.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Qualche giorno dopo io e Phast Phreddie Patterson (che era arrivato da Los Angeles e anche lui alloggiava in Warren Street) andammo nell&#8217;appartamento di Lester sulla Sesta Avenue, appena sopra la 14a Strada, per intervistarlo per le nostre rispettive fanzine (Phreddie ne pubblicava una fantastica intitolata <strong><a href="http://www.myspace.com/backdoormanmagazine"><em>Back Door Man</em></a></strong> e la mia era una pallida imitazione della sua). Lester fu molto simpatico e nel giro di qualche giorno offrì a ognuno di noi un suo scritto da pubblicare. Su <em>Back Door Man</em> uscì quello intitolato &#8220;Back Door Men and Women In Bondage&#8221;, che era sostanzialmente una lunga fantasia incentrata sullo staccare a morsi i capezzoli di Cherie Currie. Quello per me era intitolato &#8220;Nude Orders&#8221; e non è mai uscito perché New Order andò a catafascio  subito dopo il secondo numero. Prestai l&#8217;originale a John Mortland quando stava raccogliendo il materiale per assemblare <em>Psychotic Reactions and Carburetor Dung</em>; promise che me l&#8217;avrebbe restituito dopo averne fatto una copia. Era il 1984 e lo sto ancora aspettando adesso.</p>
<p>Poco dopo quel viaggio del 1977, mi trasferii a New York e dopo una stagione intera passata a saltare da un divano all&#8217;altro mi sistemai in una appartamento minuscolo da 175 dollari al mese sulla Decima, tra la Prima e la Seconda Avenue. Era a livello della strada, così chi voleva saperlo poteva subito vedere se ero a casa o no guardando attraverso la finestra. Siccome Lester da sbronzo perdeva spesso le chiavi di casa, era un visitatore notturno piuttosto assiduo; e io non riuscivo a fingere di non esserci, come molti dei suoi altri amici avevano imparato a fare in queste situazioni.<br />
Anche da sobrio Lester riusciva a distruggerti la casa in pochi minuti, ma da ubriaco era un disastro. Quando arrivava il mattino ogni libro e disco era fuori dalla sua copertina e buttato sul pavimento. I muri del bagno erano coperti di dentifricio e trovavi carta igienica dappertutto. Ci volevano giorni per riportare uno stato d&#8217;ordine accettabile.<br />
La prima volta che venne da me mi sottopose al test di &#8220;Sister Ray&#8221;. Praticamente quando Lester entrava a casa di qualcuno tirava fuori <em>White Light/White Heat</em> dei Velvet Underground (penso che Lester non conoscesse nessuno, a parte la sua ragazza, che non ne possedeva una copia) e controllava il vinile per vedere quanto era consumato all&#8217;altezza di &#8220;Sister Ray&#8221;. Avevo ascoltato quel disco fino allo sfinimento, ma lui mi spiegò che tutti ne avevano una copia perché faceva figo, ma molto pochi lo ascoltavano davvero. Mi disse anche che ero a posto perché avevo ascoltato &#8220;Sister Ray&#8221; un numero di volte sufficiente per essere definito un vero fan dei Velvet Underground.<br />
Peccato che non sia vissuto abbastanza per ascoltare il bootleg <strong><a href="http://proskynesis.blogspot.com/2009/08/sweet-sister-ray.html"><em>Sweet Sister Ray</em></a></strong> [<em>è un bootleg del 1987 con quattro versioni del brano di lunghezza variabile tra i 18 e i 25 minuti circa - n.d.Andrea</em>].</p>
<p>Lester non era un buon ubriaco e spesso l&#8217;ho visto dare il suo peggio, da sbronzo. Ma era anche un gran brav&#8217;uomo, sapeva essere generoso e sensibile. Quando uscì <em>Country: America&#8217;s Biggest Music</em> Lester sapeva che mi era piaciuto molto e fece di tutto per portarmi a casa di Nick Tosches per presentarmelo; fu un&#8217;idea cruciale, visto che poi incontrai mia moglie grazie a Nick.<br />
Quando divenni redattore musicale per una rivista che si chiamava <em>East Village Eye</em>, Lester si offrì di scrivere una rubrica (gratis, ancora!) intitolata &#8220;The Scorn Pages&#8221;. Sfortunatamente il redattore capo &#8211; quell&#8217;idiota di Leonard Abrams &#8211; decise che non voleva Lester Bangs e tagliò la prima puntata della rubrica fino a ridurla a un solo paragrafo e la pubblicò nella sezione delle lettere dai lettori. Il rifiuto da parte di Abrams dell&#8217;offerta di Lester mi mise molto in imbarazzo, ma lui fu molto comprensivo e non diede la colpa a me. Inutile dirlo, lasciai quel lavoro, anche se continuai a scrivere una rubrica per la rivista per molti anni (spesso dividendo la stessa pagina con Cookie Mueller, che teneva la rubrica dedicata alla salute!).<br />
Ma Lester sapeva anche essere un vero stronzo. Il periodo peggiore, per lui, furono i suoi ultimi anni. Si era bruciato come scrittore rock, ma sembrava che non riuscisse a vendere (o scrivere) nulla che non fosse legato alla musica. Era sempre senza soldi e gli tagliarono i fili del telefono un po&#8217; di volte &#8211; nel suo ultimo anno di vita credo di avergli pagato la bolletta telefonica almeno tre volte.</p>
<p>Quando doveva cercare materiale su cui scrivere, una delle difficoltà maggiori era che &#8211; dopo l&#8217;esplosione iniziale &#8211; il punk era mutato in new wave, che era esattamente stupida come quello che il punk doveva spazzare via. Anche Iggy e Lou Reed stavano facendo dischi schifosi.<br />
Penso che verso la fine Lester stesse arrivando a pensarla come me e Bob Quine, ovvero: chi se ne frega di questa merda nuova, ci sono tonnellate di dischi vecchi da scoprire, che non conosciamo. Chi se ne fotte dei Gang of Four dopo che hai ascoltato &#8220;She Said&#8221; di Hasil Adkins o &#8220;Rockin&#8217; The Joint&#8221; di Esquerita?<br />
Comunque non riusciva a procurarsi un contratto decente per pubblicare un libro, anche se mandava in giro proposte ogni settimana. Dal primo contratto che firmò, per una biografia di Blondie, uscì un libro completamente sbagliato per colpa della casa editrice, che cancellò tutte le virgolette delle citazioni &#8211; oltre a prendere alcune pessime decisioni redazionali. Il risultato è che il libro è illeggibile &#8211; ma questo non impedì a Lester, che aveva bisogno disperato di soldi, di aiutare Paul Nelson a scrivere un libro su Rod Stewart per la stessa casa editrice di idioti.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/LesterBangs2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4014" title="LesterBangs2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/LesterBangs2.jpg" alt="" width="400" height="271" /></a>Lester aveva costantemente problemi sentimentali; per essere un tipo così intransigente (odiava chiunque fosse in odore di voler diventare una rockstar: ovviamente era ciò che tutti volevano, lui compreso), era sorprendentemente vulnerabile. Quando una compagnia che forniva ragazze squillo, per cui lavorava una sua amica, gli fece sapere che nessuna delle ragazze  intendeva averlo ancora come cliente, ci rimase molto male. Io gli suggerii di curare di più l&#8217;igiene personale (lavarsi non era di certo una cosa che faceva con piacere) e lui si incazzò abbastanza.<br />
Il <strong><a href="http://www.amoeba.com/dynamic-images/blog/Sarah/LesterBangs.jpg">suo appartamento</a></strong> era il posto più zozzo che ricordo di avere mai visto dai tempi in cui, da ragazzo, vivevo nei parcheggi per roulotte in Florida. Per ironia della sorte, Lester morì poco dopo aver dato una pulita e sistemato un po&#8217; la casa. Forse erano i germi a tenerlo in vita.<br />
Nel suo profondo, penso che avesse una vena misogina e di solito dopo il quarto drink iniziava a emergere. L&#8217;ho visto essere veramente brutale con donne con cui aveva passato la notte. Sulle pagine dei giornali si definiva un femminista e dava grande importanza a questo tema, ma nella vita reale aveva la stessa sensibilità di un roadie dei Led Zeppelin.</p>
<p>Dopo <em>Creem</em>, Lester era sempre a caccia di argomenti di cui scrivere. Principalmente usciva su <em>Village Voice</em>: il suo pezzo migliore fu sulla ristampa (della Flyright) delle incisioni di Otis Rush su <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cobra_Records">Cobra Records</a></strong>; il peggiore un lungo articolo sul razzismo nella scena punk, cosa che era quasi inesistente. Una delle persone accusate di essere razzista era Miriam Lynna: il motivo era una sua foto, che avevo pubblicato su New Order, in cui era ritratta con un amico davanti alla sede di un&#8217;associazione neonazista &#8211; ma era chiaro che la foto era uno scherzo. In realtà Lester ce l&#8217;aveva con Miriam perché <em>Kicks</em> (la rivista che lei faceva con Billy &#8211; una delle migliori fanzine di tutti i tempi) aveva rifiutato di pubblicare un articolo che lui aveva scritto sulla No Wave.<br />
Comunque Miriam non è razzista nemmeno per scherzo, e Lester lo sapeva (e se non mi credete, domandate a Andre Williams, Rudy Ray Moore, The Mighty Hannibal o a qualunque degli artisti di colore che ha messo sotto contratto durante questi anni); infatti lui stesso mi confessò che credeva che quello fosse il peggior articolo che avesse mai scritto, ma siccome finì sulla copertina di <em>Village Voice</em> (che era molto popolare, all&#8217;epoca), è stato incluso in <em>Psychotic Reactions and Carburetor Dung</em> e Miriam ha dovuto vivere con quest&#8217;accusa infamante per tutti questi anni.<br />
Accusò di razzismo anche <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Legs_McNeil">Legs McNeil</a></strong> e <strong><a href="http://www.johnholmstrom.com/">John Holmstrom</a></strong> di <strong><a href="http://www.punkmagazine.com/"><em>Punk</em></a></strong>, solo perché durante una festa a casa di Lester dissero che a loro non piaceva il disco di Otis Redding che stava suonando (uno di loro lo definì &#8220;merda da discoteca&#8221;). Anche loro li conosco entrambi e non ho mai sentito neppure un accenno razzista da parte di entrambi.<br />
<a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/lester.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4003" title="lester" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/lester.jpg" alt="" width="293" height="352" /></a>Ricordiamoci che Lester era noto per l&#8217;uso che faceva della &#8220;parola che comincia per N&#8221;. La sua foto più famosa è di Kate Simon e lo ritrae con una t-shirt che dice: &#8220;Last Of The White Niggers&#8221;. Io ho visto il modo in cui le persone di colore lo guardavano quando si metteva quella maglietta e mi meraviglio che non l&#8217;abbiano mai ammazzato. Se fossi stato uno di loro, l&#8217;avrei pestato. Io c&#8217;ero a quel party e vi dirò che Lester ha omesso un dettaglio: quando lui tentò di far alzare <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/James_Wolcott">James Wolcott</a></strong> e farlo ballare, Wollcott sbuffò verso il giradischi e squittì &#8220;Non mi piace la musica nera&#8221;. Questo non ne fa un razzista, ma il modo in cui lo disse mi lasciò il dubbio che pensasse che fosse una musica fatta da una specie di razza inferiore. Però Lester fu un po&#8217; vigliacco e non lo riportò: non avrebbe mai attaccato Wolcott, che avrebbe potuto fargli un nuovo buco del culo pubblicando un articolo [<em>Wolcott già allora era una grossa firma, ora è quasi una potenza - n.d.Andrea</em>], così se la prese con Miriam, che non aveva modo di controbattere &#8211; anche se era innocente &#8211; alle ridicole accuse di Lester. Ma ora basta parlare di questa roba: ho tenuto la bocca chiusa per più di 30 anni e ora che ho detto quello che avevo da dire la richiuderò. E senza offesa a Wolcott, che nemmeno conosco personalmente (quella festa è stata l&#8217;unica volta in cui l&#8217;ho mai incontrato). Insomma, questo è semplicemente ciò che ricordo io.</p>
<p>Ma torniamo a Lester. Dopo <em>Let It Blurt</em> continuò a fare musica e fondò i Birdland [<em><strong><a href="http://www.mediafire.com/?g1yejzyo2cz">clicca</a></strong> per scaricare l'album</em>] con Mickey Leigh (il fratello di Joey Ramone), con cui suonò per un anno o due. Lester non era granché come frontman, ma scriveva buone canzoni. Se la prese molto quando lo cacciarono dal gruppo e cambiarono nome in The Rattlers, così andò per un po&#8217; ad Austin, in Texas (per un po&#8217; accarezzò l&#8217;idea di trasferirsi là) e ritornò con un album vagamente country che aveva inciso con un gruppo locale, i Delinquents: <strong><a href="http://mutant-sounds.blogspot.com/2007/02/lester-bangs-delinquents-jook-savages.html"><em>Jook Savages On The Brazos</em></a></strong>. Credo sia un buon disco: la minacciosa &#8220;Kill Him Again&#8221; e il pezzo avanzato dai Birdland intitolato &#8220;I&#8217;m In Love With My Walls&#8221; sono allo stesso livello &#8211; per dire &#8211; di Germs o Snivelling Shits. E i due pezzi hillbilly &#8211; &#8220;I Just Want To Be A Movie Star&#8221; e &#8220;Life Is Not Worth Living (But  Suicide&#8217;s A Waste Of Time)&#8221; &#8211; sono divertentissimi. Questi quattro pezzi forse sono i migliori che ha mai inciso.<br />
Lester diceva che a <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Porter_Wagoner">Porter Wagoner</a></strong> il gruppo piaceva moltissimo. Nel disco c&#8217;è anche una cover di &#8220;Grandma&#8217;s House&#8221; di Dale Hawkins, ma con una modifica al testo: &#8220;Old Black Joe lived all alone/never saw him at the store/burned him  &#8217;til he was just bones/and burned him just a little more&#8221;; queste parole davano un significato molto diverso dall&#8217;originale [<em>il riferimento è al padre di Bangs, morto in un incendio domestico quando lui era bambino: una tematica che ricorre in più di un testo - n.d.Andrea</em>].</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/lester_bangseyes.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4017" title="lester_bangseyes" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/lester_bangseyes.jpg" alt="" width="300" height="463" /></a>Ora Lester è una specie di star. La biografia di Jim Derogatis, <em>Let It Blurt</em>, racconta tutti i fatti, ma non riesce a catturare e trasmettere il senso dell&#8217;umorismo di Lester. Leggendola ho imparato un sacco di cose che non sapevo sul suo conto, ma quello che ne esce non somiglia al Lester che conoscevo: quello che spaccò la mia copia del secondo disco dei The Band quando lo misi sul piatto una mattina in cui tutti e due avevamo i postumi di una sbronza.<br />
E poi, ancora, i due volumi postumi dei suoi scritti &#8211; <em>Psychotic Reactions &amp; Carburetor Dung</em> e <em>Mainlines, Blood Feasts and Bad Taste</em> (che titolo del cavolo, no?) &#8211; sicuramente sono letture valide e contengono almeno l&#8217;85% della sua produzione migliore, ma mi domando perché non abbiano pubblicato la versione di <em>Psychotic Reactions &amp; Carburetor Dung </em>che Lester stesso aveva assemblato per un editore tedesco<strong><span style="color: #ff0000;"><strong>°°°°</strong></span></strong>. In quella che è uscita ci sono i due scritti che lui stesso mi aveva confessato di odiare (quello sul razzismo nel punk e la sua descrizione dell&#8217;amico transessuale di Lou Reed, che faceva parte della terza intervista per <em>Creem</em> a Reed.</p>
<p>Il ritratto di Lester che Philip Seymour Hoffman fa in <em>Almost Famous</em> di Cameron è così ridicolo che non ho parole per descriverlo. Ridicolo come le scene dei concerti nello stesso film: come è possibile immaginare un concerto rock negli anni Settanta senza una nuvola densa di fumo di canna che si leva dal pubblico?<br />
Il Lester di Hoffman è esattamente come il concerto senza fumo di spinelli. Pulito, sterile, pensato per i bravi fascistelli del consumismo del 21° secolo. Lester che agisce come la coscienza dell&#8217;industria discografica? Se non fosse una cosa troppo stupida da fare, darei un ceffone a Cameron Crowe (che otteneva i lavori per scrivere articoli solo perché gli piaceva la merda più infima, come gli Eagles, e non scriveva mai una singola parola negativa su nessuno).</p>
<p>L&#8217;ultima volta che vidi Lester stavo vendendo degli album promozionali ad Astor Place; lui mi comprò due copie di <em>Metal Machine Music</em> e ci mettemmo d&#8217;accordo per vederci e sentire insieme un po&#8217; di dischi in settimana. Lui aveva un anche un mucchio di dischi e libri miei, glieli avevo prestati e volevo riprendermeli<span style="color: #ff0000;"><strong>****</strong></span>. Due giorni dopo era morto, l&#8217;autopsia diceva che s&#8217;era fatto un &#8216;overdose di Darvon, cosa che a me sembrava impossibile. Tra l&#8217;altro mi sono ingoiato interi flaconi di quella merda e a mala pena la sentivi: Lester aveva un pessimo gusto in fatto di droghe.<br />
Aveva anche uno strano bozzo sulla testa e pensava che lo sciroppo per la tosse lo facesse sgonfiare; in realtà lo faceva ingrossare.</p>
<p>Io ho quasi sempre rifiutato di parlare di Lester dopo la sua morte (sono però stato intervistato da Derogatis, ma non mi pare abbia usato nulla di ciò che gli ho detto, nel suo libro); ora la sua eredità spirituale è in mano a una strana combinazione di persone, fatta di quelli che più amava e quelli che più disprezzava.<br />
Ora che ho detto quello che mi ronzava per la testa, credo che richiuderò la ciabatta e la terrò sigillata. Comunque anche se sono passati quasi 30 anni, quella palla di lardo mi manca ancora molto.<br />
Devo anche dire che non riesco a immaginare Lester nel mondo attuale. Ricordo che la sera in cui Reagan venne eletto guardammo <em>Un volto nella folla</em> di Kazan e io dissi che era appena iniziata la fine per l&#8217;America. Credo di aver avuto ragione. L&#8217;introduzione del divieto nazionale di bere alcolici per i minori di 21 anni ha contribuito più di ogni altra cosa alla morte del rock&#8217;n'roll.<br />
Lester è morto prima di MTV, di Giuliani, di Bush e Cheney, degli yuppies, dei telefoni cellulari, dei blackberry e di Internet. A lui non piacevano neppure le macchine da scrivere elettriche: non credo che Twitter gli sarebbe servito a molto.<br />
Lester è morto perché il rock&#8217;n'roll era l&#8217;unica cosa che lo teneva in vita &#8211; quando è morto il rock&#8217;n'roll è morto anche Lester Bangs. Prima che Bob Quine morisse, spesso parlando ci chiedevamo: &#8220;Secondo te Lester cosa avrebbe pensato di questa roba?&#8221;.</p>
<p>Ora Lester e Quine mi guardano da lassù e si domandano: &#8220;Perché quell&#8217;idiota è ancora vivo?&#8221;</p>
<p style="text-align: center;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p style="text-align: left;"><strong>ADDENDA:</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong><strong><strong>°°°° </strong></strong></strong></span>Penso di essere l&#8217;unica persona ad avere letto <em>Rock Gomorrah</em> (il libro che Lester scrisse con Michael Ochs e che non è mai uscito) e ad averlo apprezzato. Ricordo che i pezzi forti erano un&#8217;intervista a Tex Davis, il manager di Gene Vincent, e delle interviste molto divertenti a Hank Ballard. Dov&#8217;è quel manoscritto? se nessun editore lo vuole pubblicare, perché non lo si può mettere online in formato pdf?</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>****</strong></span> Non ho mai riavuto i miei dischi e i miei libri, ma li ho ricomprati  tutti (l&#8217;unica cosa che non ho più trovato uguale è la copertina di  <em>Persecuted  Prophets</em>, un libro sui culti pentecostali del Kentucky dediti alla  pratica della manipolazione dei serpenti). Comunque Quine mi regalò la  raccolta rilegata di Lester che conteneva tutti i numeri di <em>Creem </em>a  cui aveva lavorato (in una copertina rigida di <em>Easy Rider</em>) e  anche un borsone pieno di cassette &#8211; nei nastri c&#8217;erano le interviste di  Lester, conversazioni telefoniche registrate, una jam con gli ZZ Top, e  altro. Purtroppo la borsa puzzava come l&#8217;appartamento di Lester, così  la sigillai dentro a un sacco di cellophane e 10 anni dopo, quando l&#8217;ho  riaperta, puzzava ancora in maniera infernale. Poi uno stronzetto di  nome Rob O&#8217;Conner &#8211; che ha fatto una fanzine mononumero dedicata a  Lester che si chiamava <em>Throat Culture</em> &#8211; si offrì di trasferire i  nastri su un altro supporto e restituirmeli. Oppure di farmi una copia  non puzzolente. O qualcosa del genere. Ovviamente non si è mai più fatto  vivo. Rob O&#8217;conner, qualche giorno girerai l&#8217;angolo e mi troverai lì ad  aspettarti&#8230; spero tu abbia un&#8217;assicurazione che copre le spese  dentistiche, Rob.</p>
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		<title>Sonny Vincent: io sono leggenda&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 13:16:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Crizia Giansalvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[Sonny Vincent, newyorkese classe 1952. Dal 1975 a oggi ha suonato in un numero impressionante di band (Testors e Shotgun Rationale su tutte) con personaggi del calibro di Cheetah Chrome, Sterling Morrison, Bob Stinson, Wayne Kramer, Moe Tucker, Scott Asheton, Captain Sensible, Lou Reed, Richard Lloyd&#8230; e la lista continua.
Una vera e propria leggenda, che &#8211; nonostante tutto &#8211; si è dimostrata disponibile a una lunga chiacchierata via e-mail. Enjoy&#8230;
Partiamo dall&#8217;inizio: possiamo dire che sei  una leggenda della New York &#8217;77. Cosa ne pensi? Quali sono i lati buoni ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/12/etnycc1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1823" title="etnycc" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/12/etnycc1.jpg" alt="etnycc" width="300" height="300" /></a><a href="http://www.angelfire.com/ny/punkrocknroll/index.html">Sonny Vincent</a></strong>, newyorkese classe 1952. Dal 1975 a oggi ha suonato in un numero impressionante di band (Testors e Shotgun Rationale su tutte) con personaggi del calibro di Cheetah Chrome, Sterling Morrison, Bob Stinson, Wayne Kramer, Moe Tucker, Scott Asheton, Captain Sensible, Lou Reed, Richard Lloyd&#8230;<span id="more-1595"></span> e la lista continua.<br />
Una vera e propria leggenda, che &#8211; nonostante tutto &#8211; si è dimostrata disponibile a una lunga chiacchierata via e-mail. Enjoy&#8230;</em></p>
<p><strong>Partiamo dall&#8217;inizio: possiamo dire che sei  una leggenda della New York &#8217;77. Cosa ne pensi? Quali sono i lati buoni e quelli negativi, nella tua posizione?</strong></p>
<p>Molti drink offerti!! No, scherzo&#8230; beh,  la parte buona è che ho vissuto quelle cose in prima persona. La scena era carica ed elettrica, avevi una  sensazione volatile di essere davanti a un confine.<br />
Un&#8217;altra cosa positiva è che, grazie a quello che è successo, ora la gente può  finalmente ascoltare musica pura e reale; fin dall&#8217;inizio il nostro obiettivo principale è stato questo: essere veri e diretti.<br />
La parte cattiva è che fin  dal primo giorno il sistema è stato contro di noi. Anche se la maggior  parte delle cose che abbiamo ottenuto ci hanno portato piacere e gioia, hanno comportato anche tanta sofferenza e fatica.</p>
<p><strong>Negli ultimi anni molte  band importanti del passato &#8211; New York Dolls, Stooges, MC5&#8230; &#8211; hanno fatto una reunion e dei tour. E&#8217; tutto frutto di una speculazione o c&#8217;è  davvero un vuoto che solo il passato sembra poter colmare?</strong></p>
<p>Credo che sotto diversi aspetti colmino un vuoto. Le persone, oggi, hanno ancora più  bisogno di questa valvola di sfogo: guardano queste band per  trarne ispirazione e non importa che il gruppo arrivi da una scena del passato, se è  ancora valido e picchia duro.<br />
La gente cerca un&#8217;alternativa alla solita roba che i media propinano. Vedo che c&#8217;è  una curiosità sempre maggiore per i Sixties, come per i tardi anni Settanta. Un  sacco di interesse per i Dolls, gli MC5&#8230; quello  che ho notato, a proposito delle band punk dalla scena del &#8217;77,  è che alle persone piace vedere questi gruppi adesso: questo perché, in un certo senso, così possono toccare con mano quel modo di essere. Riescono a sentire, ad avere un legame con ciò che si prova a vivere al limite &#8211; o, almeno, ciò  che si provava.<br />
Alora la musica era fottutamente ribelle, le canzoni micidiali &#8211; in alcuni casi folli e divertenti. E ancora oggi tutto ciò esercita un forte fascino.   I ragazzi più cool cercano disperatamente  questa roba, ne hanno bisogno! E attraverso la musica di queste band possono  far uscire allo scoperto la parte di loro che  è più incline spingersi sull&#8217;orlo del precipizio; la parte che  è tenuta sotto controllo dalla necessità di interagire quotidianamente con la società moderna.<br />
Posso capirlo&#8230; senza la musica molti di noi  si sentirebbero quasi come morti: ma con la musica, invece che vivere impauriti, con una costante sensazione di perdita causata da una vita insignificante,  abbiamo la sensazione che qualcosa si stia evolvendo. Ammetto che a volte sembra solo un&#8217;utopia:  l&#8217;idea che qualcosa possa realmente cambiare, a volte, sembra  lontanissima. Ma le band e gli artisti, in qualche modo, vendono questi  sogni e li promuovono. Almeno le band di cui parli.<br />
Questi sono tempi molto conservatori: la paura, la rabbia e il consumismo sono troppo  deprimenti da sopportare. Co sono persone che vogliono fare un po&#8217; di casino,  gridare un enorme “Vaffanculo”, fare davvero qualcosa e riconoscono elementi del loro vero spirito  nella musica di quei gruppi.<br />
Questa forse è solo la mia analisi personale, ma sento  che quella musica comunica profondamente, molto più della maggior parte della roba commerciale che gira in questi  giorni.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/12/sonnyforeverlook.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1629" title="sonnyforeverlook" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/12/sonnyforeverlook.jpg" alt="sonnyforeverlook" width="350" height="248" /></a>Gli emo prendono molto,  esteticamente, dal punk e si proclamano come  “i figli moderni del punk rock”. Quando il fenomeno  è scoppiato, sono stati subito presi di mira e in alcuni posti  si è giunti a una vera caccia all&#8217;emo. Cosa ne pensi?</strong></p>
<p>Non ho nessun problema  con la scena emo o le persone che ho incontrato e dovrebbero essere emo. Tendo a prendere le persone come individui, uno alla volta; cerco  di non piazzarle in un gruppo o etichettarle.  Ma, così per il gusto di parlare, posso dirti che non ho nessun problema a relazionarmi con loro. Preferisco  un emo a un qualunque fascista razzista o ai tipici personaggi che seguono le mode.<br />
Sembra che questi emo siano un po&#8217; più profondi e cerchino di trovare un proprio posto,  un&#8217;identità. In più sono sempre  stato molto attratto dalle persone si esprimono attraverso uno stile proprio. Parte della loro musica fa un po&#8217; schifo, ma certa  è buona.<br />
Per dirla tutta, mi è sempre piaciuta l&#8217;idea di un&#8217;immagine più dura. La mia prima band, i <strong><a href="http://www.myspace.com/testors">Testors</a></strong>, veniva definita come un gruppo di  “Original Music”; subito cercarono di etichettarci come punk, ma solo quando se ne uscirono con il termine annacquato new wave finalmente mi sono sentito a mio agio con la definizione punk.<br />
Quello che voglio dire, per collegarmi alla tua domanda sugli emo, è che mi piacciono. Sono diversi  da quello che c&#8217;era nella prima scena punk, ma forse la pensano allo stesso modo su molte cose.<br />
Comunque avevo un parente quando ero piccolo: lo Zio Emo; quindi ho un legame personale con loro.</p>
<p><strong>Hai lavorato con diversi  artisti, a volte con background musicali diversi dal  tuo. Quale è la formula magica per far funzionare le cose?</strong></p>
<p>Solitamente ho una specie di visione, un&#8217;idea generale, di ciò  che voglio e mi serve. Contatto le persone che sento che possono  aiutarmi a raggiungere il mio scopo. E la magia è tutta nella loro passione.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/12/sonnywaynebern95.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1631" title="sonnywaynebern95" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/12/sonnywaynebern95.jpg" alt="sonnywaynebern95" width="300" height="246" /></a><strong>Quale è stata la collaborazione  più difficile?</strong></p>
<p>Ho avuto <strong><a href="http://www.cheetahchrome.net/">Cheetah Chrome</a></strong> e <a href="http://consequenceofsound.net/2009/04/10/icons-of-rock-bob-stinson/"><strong>Bob Stinson</strong></a> negli <a href="http://www.myspace.com/officialshotgunrationale"><strong>Shotgun Rational</strong><strong>e</strong></a>, insieme. Praticamente un incubo da finire dallo psichiatra! Generalmente  lavorare con Bobby Stinson era molto difficile; abbiamo passato momenti magnifici insieme, ma anche se gli volevo davvero bene si portava dietro un sacco  di problemi.<br />
Poi avere membri del gruppo che si facevano di eroina a volte era sfibrante. C&#8217;erano sempre  dei problemi. Se stavano provando a smettere o dovevano comprare una dose potevano nascere situazioni molto difficili. Anch&#8217;io ci sono passato e so che non ero un angelo, ma non l&#8217;ho mai fatto in tour e la mia esperienza  in quel campo è stata limitata, non ne ho mai fatto uno stile di vita.<br />
Comunque i musicisti con cui ho suonato ci hanno sempre messo l&#8217;anima, sia che fossero sotto l&#8217;effetto di qualche  droga, sia che fossero puliti. Sono stato fortunato a lavorare, per lo più,  a un livello profondo con le persone: non puoi farlo nei mestier  comuni; quindi, anche se a volte può  essere un po&#8217; drammatico, è comunque stimolante avvicinarsi così tanto alle persone. Dedizione e anima: è  la miglior situazione possibile.</p>
<p><strong>Vorrei parlare dei Dead  Boys. Amo Stiv Bators: hai un ricordo di lui da condividere con noi?</strong></p>
<p>Stiv era un vero gentleman  e un tizio molto amichevole. Contrariamente all&#8217;immagine da palcoscenico  o alla percezione comune di lui, era una persona molto premurosa  e gentile. Il suo personaggio sul palco rifletteva la sua insoddisfazione verso il mondo, che era un sentimento reale e lui era capace di trasmetterlo sulla scena e nella musica. Lo esprimeva bene. Un artista consumato,  un ragazzo divertente con cui stare.<br />
Ogni tanto lo vedevo fare scherzi  e alcun i gesti punk disgustosi, ma solitamente succedeva quando eravamo  ubriachi o fatti! Una volta, in tour  negli USA, eravamo in un Hilton o Radisson Hotel e Stiv pisciò  dentro la macchina del ghiaccio nella hall. Gli piaceva fare cose schifose,  a volte, ma penso che recitasse la sua parte per shockare la  gente; e finiva per sembrare il moccioso dell&#8217;isolato che incendia  la spazzatura dei vicini. Penso che gli piacesse l&#8217;immagine del cattivo  ragazzo. Ma a parte questa specie di dissolutezza era una persona molto profonda.  So che suona contradditorio, ma la gente a volte è complessa.<br />
Ci siamo scritti parecchio, dopo che si trasferì  a Parigi. Mi manca molto.</p>
<p><strong>Nella tua vita non c&#8217;è  solo la musica, ma anche il cinema e l&#8217;arte. Puoi dirci qualcosa in  proposito?</strong></p>
<p>Ho avuto a che fare con arti visive, regia, ma anche scrittura e installazioni artistiche. Faccio ancora queste cose  ogni tanto. Negli anni ho fatto qualche mostra e qualche performance.  Erano lavori fatti con passione, che mi hanno procurato le basi e la possibilità per esplorare e scoprire le espressioni audiovisive.  Trovo questo tipo di cose molto gratificanti, in un certo modo.<br />
Puoi  esprimerti in questi lavori e attraverso loro: è molto diverso dal suonare in una band e creare musica. A volte in un gruppo ci  sono così tanti psicodrammi!<br />
Quando mi immergo  nell&#8217;arte visiva, per me diventa una forma di isolamento sociale. Mi affascina il modo in cui è differente. L&#8217;ambiente e la funzione, nell&#8217;arte, sono completamente diversi rispetto al  creare musica &#8211; beh, almeno il tipo di musica che io suono.<br />
Una delle differenze  principali è che io &#8220;scelgo&#8221; di girare un film e &#8220;scelgo&#8221; di creare un&#8217;installazione&#8230; ma con la musica non ho nessuna opzione. E&#8217; come se lei mi scegliesse e mi cercasse. Sapevo dall&#8217;inizio che questo era il mio destino. A volte penso che  avrei dovuto avere una vita e un lavoro più  tradizionali, ma non posso negare il fatto che la musica  è come il mio modo di essere e la mia anima si esprimono.</p>
<p><strong>Come artista a 360°, mi  viene in mente un&#8217;importante figura della scena garage: Billy Childish.  La televisione inglese gli ha chiesto di partecipare al Grande Fratello  Vip e lui ha rifiutato. Se lo chiedessero a te, cosa risponderesti?</strong></p>
<p>Capita anche a me di rifiutare parecchie proposte. Non parteciperei mai allo show di cui parli. Recentemente  mi volevano filmare e intervistare per quel film su Arthur Kane e i  New York Dolls, ma ho sentito dire che avevano intenzione  di far apparire Arthur perso e fuori di testa. Conoscevo Arthur e, anche  se soffriva per essere stato dimenticato e mai supportato dall&#8217;industria musicale,  non mi è mai sembrato perso. Era del tutto presente, ogni giorno  della sua vita.<br />
Una volta dovevo chiamarlo per registrare con me e Clem  e le persone dicevano “Non chiamare Arthur,  è bruciato”. Beh, io gli ho telefonato chiamato e gli ho detto:  “Arthur, dimmi se ho ragione: sei seduto da qualche parte, guardi la  tele con il tuo basso in grembo, suonando le canzoni che passano  in tv”. Era shockato perché era esattamente ciò  che stava facendo! Abbiamo registrato un paio di giorni dopo: andava alla grande al basso e suonò perfettamente. Era un uomo molto profondo e talentuoso. L&#8217;anno dopo ha partecipato alla reunion dei  Dolls, ero davvero felice per lui. Ora ci manca molto.<br />
Comunque, per rispondere  alla tua domanda, sarei disposto a fare qualcosa in televisione, ma non bacerei  mai il culo a nessuno e non mi piegherei davanti alle lusinghe dello spettacolo. Solo se sentissi che ha  qualche valore reale potrei accettare. Sono sicuro che Billy Childish  ha preso la decisione corretta. Una persona molto coerente.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/12/tour3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1633" title="tour3" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/12/tour3.jpg" alt="tour3" width="350" height="258" /></a>Perchè  ti sei trasferito da New York a Minneapolis?</strong></p>
<p>E&#8217; una lunga storia, ma mi sono trasferito a Minneapolis per motivi  personali. Non sapevo molto della città prima di arrivarci. Per me  era un posto lontano di cui non conoscevo nulla. In effetti, da bambino, non sono andato molto a scuola: fui espulso quando avevo 13  anni, quindi suppongo di essermi perso la lezione sul Minnesota.<br />
Sono arrivato direttamente da New York  – è stato davvero uno shock culturale per me! Passare dalle strade di  New York (vivevo di fronte al CBGB&#8217;s) al fottuto Mid-West!!! Incredibile! C&#8217;erano continuamente servizi sulle fattorie e sul raccolto, in tv, e tutti erano gentili e piacevoli  (eccetto la polizia).<br />
Un grande cambiamento rispetto alla giungla urbana delle  strade di Manhattan. Per me, all&#8217;inizio, era un pianeta strano fatto  di mucche, laghi e campi di grano. In inverno facevano pesca sul ghiaccio e ogni giorno mi chiedevano di andare con loro: &#8220;Hey Sonny,vuoi venire a pescare sul ghiaccio?&#8221;&#8230; &#8220;Sì, certo&#8230; mi siederò sul lago gelato tutto il giorno, con  i miei pantaloni neri e i Beatle boots, congelandomi il culo per pescare sul ghiaccio!&#8221;. La pesca sul ghiaccio  è quella in cui metti una piccola sedia sul lago gelato, fai un buco nel ghiaccio, ti siedi per tutto il giorno, metti un filo nel buco e cerchi  di svegliare i pesci per catturarli.<br />
Da NYC dritto a Minneapolis: fu  un cambiamento fottutamente difficile per me. Per contro, lì  ho conosciuto Bob Stinson e mi sono fatto altri amici carissimi. Anche Bob Mould era mio vicino di casa ed era una persona  veramente interessante: mi ha dato una mano  in varie occasioni.<br />
Dopotutto è stata un&#8217;esperienza positiva vivere  lì, ma ai tempi sembrava che la mia immagine fosse shockante per loro. Ora ci sono un sacco di persone che girano per il  Minnesota come me, ma quando ero lì  la gente si fermava a guardarmi! Sembrava che fossi sbucato da  un altro pianeta. Ci sono stati bei momenti e brutti momenti.<br />
Avevo anche un gruppo,  lì, e abbiamo fatto bei concerti ed esperienze divertenti.  Ma devo mandare un VAFFANCULO speciale alla polizia del Minnesota. La  ragione è che, come ho detto, se la gente  si limitava a guardarmi,  gli sbrirri pensavano che fosse parte del loro lavoro fermarmi  e farmi passare delle grane. Un paio di volte stavano quasi  per ammazzarmi: davvero.<br />
La polizia del Minnesota negli anni Ottanta era la peggior razza di brutali merdoni con una pistola. Non so come vadano ora le cose, a riguardo, ma posso dirti sicuramente  che gli sbirri del Minnesota erano sempre sul sentiero di guerra, viaggiavano a forza di odio e corruzione e quando ero lì tentavano sempre di fermarmi e crearmi problemi. Assurdo,  visto che non avevo mai fatto niente di male, giusto correre  un po&#8217; in macchina o fare un po&#8217; il matto: eppure erano molto attenti  a ogni cosa che potesse rappresentare una forma di libertà  o dimostrare di avere uno spirito selvaggio. Nonostante non riuscissero a capire come si cattura un vero criminale, perdevano tempo a tormentare  un rocker. Ho delle  foto di una volta in cui mi picchiarono così tanto che finii all&#8217;ospedale.</p>
<p><strong>Nel 2008 hai collaborato  con un&#8217;etichetta italiana (Primitive Records) per una compilation e  un tour. Che pensi della scena italiana?</strong></p>
<p>E&#8217; assolutamente fantastica e cool. Come la prima scena newyorchese a  fine anni Settanta: non molte persone, ma appassionate ed entusiaste! Sì,  l&#8217;Italia è molto speciale per me. Ho passato un po&#8217; di tempo e ho bevuto  qualche bicchiere con il tipo dei Temporal Sluts. Poi ho incontrato qualcuno  degli Idol lips e molti altri. E&#8217; una delle scene che preferisco. Un  piccolo gruppo intelligente di persone appassionate che si incontrano,  per divertirsi e creare qualcosa.<br />
Era così  a New York negli anni più folli, alla fine dei Settanta: il periodo CBGB&#8217;s e del Max&#8217;s  Kansas City. Una piccola scena non commerciale, al punto da essere sconosciuta  al resto della società. Il  mainstream aveva la disco e noi avevamo&#8230; beh, conosci la storia!<br />
Mi piace  un sacco la scena italiana e se ci aggiungi il  calore tipico degli italiani&#8230; sono molto felice quando mi trovo lì. I ragazzi  con cui ho suonato erano tutti fantastici! Hey Ricardo, Tony e Vincenzo! Pasta fasoule! [sic]</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/12/Aroll.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1634" title="Aroll" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/12/Aroll.jpg" alt="Aroll" width="300" height="300" /></a>Nei tuoi testi, troviamo  spesso le parole “arabic” ed “egypt”. Hai letto il libro di Knight Michael M., <em>Islampunk</em>? Cosa pensi della combinazione tra punk e islam?</strong></p>
<p>Non ho letto l&#8217;intero  libro, ma lo conosco. Ne ho comprata una copia a San Francisco, ma per ora l&#8217;ho  solo sfogliata. E&#8217; sStrano come una storia inventata possa ispirare le persone  a creare una vera scena, rifacendosi ai concetti del libro. Penso sia abbastanza  divertente (non un “ha, ha: divertente”, è una cosa interessante).  Potrebbe avere un effetto buono sulle persone, spingerle a interrogarsi  sui dogmi del loro credo.</p>
<p><strong>Altri tuoi riferimenti, nei testi, sono a  questioni sociali e politiche (“Buddisth On Fire”, la strumentale  “Why Do They Still Persecute Jesus Christ”), o parlano di importanti  pensatori del passato (“Voltaire”) e del presente (“Sex With Noam  Chomsky”). Barack Obama è l&#8217;incarnazione di un cambiamento per  te?<br />
</strong></p>
<p>Anche da  bambino assorbivo voracemente sia i concetti alternativi che quelli tradizionali, facevo ricerche su religioni, filosofi, scrittori e politici.  A scuola, di solito, ci mandavano in biblioteca per fare qualcosa  di specifico relativo alle materie di studio, ma io me ne dimenticavo immediatamente: con tutti quei  libri intorno me ne stavo per conto mio, a leggere quello  che mi interessava.<br />
Di Obama penso che è il primo presidente che sa ballare, quindi  &#8211; già solo per questo &#8211; è il mio uomo! Anche se  è uno spreco che Chomsky non sia il presidente! Uno spreco perché è una persona  onesta e intellligente, che saprebbe portare qualche vero cambiamento.</p>
<p><strong>Cosa mi dici, in più, di &#8220;Sex With Noam Chomsky&#8221;?</strong></p>
<p>La canzone mi venne in mente un giorno in cui stavo facendo un sogno a occhi aperti su di lui, pensavo alla persona coscienziosa e leale che è. Lo ammiro  davvero tanto, tanto, tanto&#8230; e in questa specie di fantasia iniziai a domandarmi &#8211; visto che Noam  è così corretto &#8211; come potrebbe mai iniziare, uno così, a fare un po&#8217; di sesso animalesco? Parlo di quel  tipo di passione inaspettata che ti fa gettare il tuo partner sul tavolo della  cucina, ci si bacia e si diventa un po&#8217; selvaggi, mentre i contenitori  del sale e del pepe cadono, volano per la stanza e tutto si rompe: questo genere di passione. Come può una persona così  rispettosa dare il via a una situazione del genere?<br />
Hummm&#8230; Noam direbbe: &#8220;Sarebbe una cosa particolarmente inappropriata se mettessi la mia  mano sulle tue ginocchia?&#8221;. E poi: &#8220;Ho un estremo bisogno di spogliarti, saresti d&#8217;accordo?&#8221;.<br />
Beh, questa  era l&#8217;ispirazione iniziale per la canzone, ma di tutto questo rimane solo il titolo e parte del testo. Comunque era un&#8217;idea stupida  e un sogno a occhi aperti sciocco: alla fine non ho approfondito davvero l&#8217;argomento, ma piuttosto ho scritto un po&#8217; di parole in omaggio  a Noam!<br />
A volte l&#8217;impulso iniziale delle canzoni, le parole e l&#8217;ispirazione del momento, non sono la migliore chiave per comprenderne significato. E&#8217;  meglio lasciare che il senso ti giunga ascoltando il pezzo.<br />
Una volta suonavo  con Sterling Morrison e abbiamo fatto uno show con Jonathan Richman: ho fatto  l&#8217;errore di chiedergli di una canzone che aveva scritto, quella sull&#8217;involucro  dei chewing gum (&#8220;Chewing Gum Wrapper&#8221;) e si è lanciato in un monologo di 20 minuti. Molto interessante, ma&#8230;  come ho detto prima, ho capito molto di più  semplicemente dall&#8217;ascolto del pezzo.<br />
Per esempio: chi chiederebbe a Joey Ramone se la  canzone “Beat on the Brat” se è davvero sul picchiare qualcuno? Non lo è. Il senso, il significato, deriva dal sentire la musica e le parole insieme.  Questa è una delle ragioni per cui non  posso resistere al rock&#8217;n'roll: perché  quando lo suoni bene è magico!</p>
<p><strong>Hai qualche progetto che  non hai ancora realizzato?</strong></p>
<p>Molti. Ci  sono un paio di libri che voglio scrivere e altre cose, dei film.  Al momento ho anche alcuni dischi &#8220;in canna&#8221;, per così dire. E&#8217; musica che  ho registrato, ma non ho ancora fatta uscire. C&#8217;è roba molto cool incisa con Scott Asheton e altra roba del primo periodo a New York. Un progetto a cui sto lavorando è un album che ho registrato ai Twin Tone Studios di  Minneapolis, con Bobby Stinson, negli anni Ottanta.<br />
Sto assemblando il tutto  cercando di renderlo bellissimo e speciale, includendo storie e fotografie di Bobby &#8211; una sorta di commemorazione &#8211; insieme alla musica che  abbiamo registrato insieme. Ma sto avendo gli stessi vecchi merdosi  problemi di sempre.<br />
Ci sono 10 etichette che vogliono pubblicarlo, anzi  11, ma tutte guardano solo il lato commerciale: pensano  a quanti soldi ci possono fare e a come tagliare i costi di produzione. Vogliono spendere  il meno possibile per la confezione. Tutti si offrono di stampare un po&#8217; di copie, farle uscire, investire pochi soldi e guadagnare  il più possibile.<br />
Io voglio fare qualcosa di speciale, che le persone  possano avere, guardare e usare per &#8220;assaporare&#8221; un po&#8217; di Bob. Qualcosa da condividere.<br />
Non mi importa se non guadagnerò un dollaro. Non penso di dover scendere a compromessi  e farne un &#8220;prodotto&#8221;  a basso costo. E&#8217; un po&#8217; frustrante, ma ce la farò  in qualche modo. Probabilmente lo pubblicherò semplicemente con la mia etichetta (Disturbed Records, che ho  creato per aiutare le band giovani) e farò  tutto come voglio io.</p>
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		<title>Uccidi i tuoi idoli. Ma scegli bene</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 05:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Kill Your Idols, La storia  della scena art-punk No Wave di New York (2004, 70 min., di  Scott Crary)
Chi ha fegato da vendere da   uccidere i propri idoli?
Bruciare le icone e le bandiere  con cui la Generazione X ha tappezzato infinite pareti di case dello  studente: giovani universitari, nerd, intellettuali, emarginati, disperati  alle prese con frullatori impazziti e atrocità rumoristiche di Sonic Youth, Lydia Lunch, Swans e D.N.A.,  madrine e padrini incestuosi della  scena targata No New York e dintorni.
“Un sound ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/10/killidols.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1521" title="killidols" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/10/killidols.jpg" alt="killidols" width="300" height="434" /></a>Kill Your Idols, La storia  della scena art-punk No Wave di New York (2004, 70 min., di  Scott Crary)</strong></p>
<p>Chi ha fegato da vendere da   uccidere i propri idoli?<br />
Bruciare le icone e le bandiere  con cui la Generazione X ha tappezzato infinite pareti di case dello  studente: giovani universitari, nerd, intellettuali, emarginati, disperati  alle prese con frullatori impazziti<span id="more-1377"></span> e atrocità rumoristiche di Sonic Youth, Lydia Lunch, Swans e D.N.A.,  madrine e padrini incestuosi della  scena targata <em>No New York</em> e dintorni.</p>
<p>“Un sound apocalittico”:  Martin Rev, dei Suicide, esordisce così in questo rocukumentary, liquidando l’estremismo sonico e attitudinale della scena no wave,   di cui i Suicide sono stati tra i capostipiti.<br />
Lydia Lunch raddoppia la dose  affermando che prima ancora della musica quel movimento  aveva  necessità di esprimere impeto, frustrazione e rabbia: non c’era altra  scelta, nel degrado suburbano newyorkese, se non quello di imbracciare  le chitarre come fucili e cominciare a sparare raffiche di riff e non-riff, come mai era stato fatto prima &#8211; in una forma bruta e grezza,  incontaminata.</p>
<p><em>Kill Your Idols</em> si propone come  passerella di vecchie (Glenn Branca, Martin Rev,  Thurston Moore, Lee Ranaldo, Foetus) e nuove leve (Yeah  Yeah Yeahs, Liars, Gogol Bordello, Black Dice, A.r.e Weapons), unite  &#8211; secondo il regista &#8211; da un filo conduttore unico. Un fil rouge che finisce però, con  il trascorrere delle immagini e delle testimonianze, per non reggere:  perché se la vecchia guardia faceva del noise e della free form un’arte involontaria spontanea e incorruttibile (una ricetta unica ed  irripetibile a base di accozzaglie di suoni, dissonanze e caos fuori  esistenze disintegrate e dentro   stipatissimi locali borderline della  Bowery e del Village: musica emarginata per  sociopatici) è altresì  vero che l&#8217;essenza è mutata, secondo la sacerdotessa Lunch,  in roba da  fighetti che non hanno “nulla di pericoloso da affermare”. Insomma:  anni luce lontani dalla selvaggia innovazione dei  precursori, giovanissime band come Yeah Yeah Yeahs, Liars, Gogol Bordello,  Black Dice e A.R.E. Weapons  ne sono un derivato grottesco, privo di idee  e originalità.</p>
<p>Che si immolino, dunque, gli idoli ora. Sapendo bene quali scegliere e quali no<span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">.<br />
</span></p>
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		<title>Addio Jim: people who died</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 04:36:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fu il suo inno più acclamato e pare giusto commemorare Jim Carroll (ancora) con un clip di &#8220;People Who Died&#8221;. Bye&#8230;
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Fu il suo inno più acclamato e pare giusto commemorare Jim Carroll (ancora) con un <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=lBbuPnfG0Vo">clip di &#8220;People Who Died&#8221;</a></strong>. Bye&#8230;</p>
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		<title>L&#8217;ultima partita di Jim Carroll: r.i.p.</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 04:33:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;11 settembre è una data piuttosto infame, o fa di tutto per sembrarlo.
E da questo ottuso 2009 (che ci sta prendendo gusto a portarsi via i migliori) lo sarà anche per la morte di uno dei veri fari ispiratori di una certa letteratura e attitudine punk, che dagli anni Settanta del secolo scorso ci accompagna con gusto.
Ma bando alle mie cazzate. Il problema &#8211; gigante e irrisolvibile &#8211; è che venerdì è morto Jim Carroll, nella sua casa di Manhattan. Semba fosse seduto alla sua scrivania, quando è accaduto.
Sì, avete ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/09/Jim_Carroll_by_David_Shankbone.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1744" title="Jim_Carroll_by_David_Shankbone" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/09/Jim_Carroll_by_David_Shankbone.jpg" alt="Jim_Carroll_by_David_Shankbone" width="300" height="300" /></a>L&#8217;11 settembre è una data piuttosto infame, o fa di tutto per sembrarlo.<br />
E da questo ottuso 2009 (che ci sta prendendo gusto a portarsi via i migliori) lo sarà anche per la morte di uno dei veri fari ispiratori di una certa letteratura e attitudine punk, che dagli anni Settanta del secolo scorso ci accompagna con gusto.<span id="more-1347"></span></p>
<p>Ma bando alle mie cazzate. Il problema &#8211; gigante e irrisolvibile &#8211; è che venerdì è morto <strong><a href="http://www.catholicboy.com/">Jim Carroll</a></strong>, nella sua casa di Manhattan. Semba fosse seduto alla sua scrivania, quando è accaduto.</p>
<p>Sì, avete capito. Jim fottutissimo Carroll, quello dei <em>Basketball Diaries</em> e di &#8220;People Who Died&#8221; (un pezzo che, per pietà di voi stessi, dovete imparare a memoria).<br />
Aveva 60 anni e &#8211; al momento &#8211; l&#8217;ex moglie ha parlato di un attacco cardiaco come causa del decesso. Di sicuro il suo stato di salute si era deteriorato negli ultimi due anni, ma Jim è sempre stato uno di quelli che ti immagini siano eterni. E invece no.</p>
<p>Che questo 2009 finisca presto e senza altri pegni di sangue.</p>
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