<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Black Milk Magazine &#187; Milano</title>
	<atom:link href="http://www.blackmilkmag.com/bm/tag/milano/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.blackmilkmag.com/bm</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 10:44:04 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>Horrors e tarocchi</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/horrors-live-milano-22-novembre-2011-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/horrors-live-milano-22-novembre-2011-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 13:48:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[Horrors]]></category>
		<category><![CDATA[Magazzini Generali]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10142</guid>
		<description><![CDATA[Il nostro inviato speciale a Milano ci racconta il concerto degli Horrors, i paladini del made in Mergellina]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/the_horrors.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10147" title="the_horrors" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/the_horrors.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Horrors, 22/11/2011 @ Magazzini Generali, Milano</strong></p>
<p>Volevo levarmi lo sfizio di spararmi una band di super-pischelli prodigio, visto che vengo spesso accusato di gerontorockfilia (ovvero passione sfrenata per rocker feticcio over 50, spesso arrancanti sul palco in stato confusionale o affetti da demenza conclamata), se non di necrorockfilia&#8230; il club 27 docet.<br />
Per trasgredire a questa malsana regola, il rendez vous è la data meneghina degli <a href="http://thehorrors.co.uk/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Horrors</span></a> in un gelido martedì novembrino, ai Magazzini Generali.</p>
<p>Dopo aver rifilato un euro all’est-erofilo e abusivo parcheggiatore di turno, al fine di non ritrovarmi la macchina con il parabrezza sfondato o le gomme a terra, salto a piè pari le bancarelle di magliette con l’effige taroccata dei cinque bardi di Southend on Sea e mi infilo dentro il locale.<br />
Essendo davvero a secco di concerti di questo “genere–non–genere”, in effetti anche la stampa specializzata ha problemi di marchio con i The Horrors, non avevo la più pallida idea di cosa aspettarmi. Prima sorpresa, il pubblico: ero quasi certo di assistere a una passerella di emo-dark-proto-garagisti-neo-shoegazer&#8230; e invece niente di tutto questo. Probabilmente con la virata new wave oriented dell’ultimo album, la band made in UK attrae la crema della manovalanza dell’alta moda milanese: volti da copertina, ma look in bolletta, che inscenano  pogo farlocchi tanto per scaldare un’atmosfera siderale che verrà esasperata dai suoni algidi, dalle luci fredde e dalle pose statuarie del quintetto della perfida Albione.</p>
<p>Chi era lì, come il sottoscritto, per annusare quel sound un po’ furbetto ma decisamente garage di <em>Strange House</em>, il loro disco di debutto, è rimasto a bocca asciutta.<br />
Gli Horrors hanno privilegiato i brani della scaletta tratti of course dall’ultimo lavoro e ripescando qualche pezzo in sintonia con <em>Skying </em>da <em>Primary Colours</em>.<br />
Con il susseguirsi delle tracce (sottolineo tracce perché l’impressione era di ascoltare l’album nel proprio salotto, acustica senza sbavature e  impeccabilità del sound), all’amarezza iniziale fa posto una benevola sensazione a forma di nebulosa fluttuante, in cui si miscelano richiami dello shoegaze primordiale &#8211; Happy Mondays e Primal Scream &#8211; ma anche derive verso la nuova ondata brit pop meno ortodossa &#8211; Suede, Kula Shaker e Verve.</p>
<p>Quasi due ore di show godibile, in cui gli Horrors hanno dimostrato di conoscere a memoria la lezione, così tanto, però da atteggiarsi a secchioni. La patina di artefatto fa spesso capolino e, uscendo, scopro che questa sensazione plastificata è in sintonia con le bancarelle di t-shirt tarocche della band che mi attendono immancabili, di nuovo all’uscita.<br />
Con questo karma made in Mergellina incrocio i discorsi del pubblico che sfolla, ognuno sembra convergere sull’interrogativo: &#8220;quale sarà il prossimo passo degli Horrors?&#8221;.<br />
Personalmente ritengo che sono in grado di creare un Bignami di qualsiasi genere; azzardo un disco di kraut rock, ma auspico loro di trovare un genere che sia proprio, come quell’auto con il parabrezza ancora intatto dovrebbe essere la mia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/horrors-live-milano-22-novembre-2011-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Born in the cellar</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/beatbreakers-intervista/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/beatbreakers-intervista/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 19:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[anni Duemila]]></category>
		<category><![CDATA[beat]]></category>
		<category><![CDATA[Beatbreakers]]></category>
		<category><![CDATA[garage]]></category>
		<category><![CDATA[garage revival]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[lo-fi]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[rock'n'roll]]></category>
		<category><![CDATA[sixties]]></category>
		<category><![CDATA[surf]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=9812</guid>
		<description><![CDATA[Parlano i milanesi Beatbreakers: garage revival dal profonde delle cantine più muffose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9820" title="foto1" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong></p>
<p>Qualcuno dei fedelissimi ricorderà i Beatbreakers: il loro <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/the-beatbreakers-nights-shamans-promo-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">demo cd è stato recensito</span></a> su Black Milk qualche tempo fa e nel frattempo ho avuto modo di vederli live, oltre che di conoscerli personalmente.<br />
Da qui nasce l&#8217;idea di una chiacchierata esaustiva &#8211; si spera &#8211; per presentare meglio un gruppo che, anche se sotterraneo e <em>loser </em>per definizione, ha il suo bel perché e merita una chance di essere ascoltato.<br />
A questa intervista, condotta via email, hanno partecipato in pratica tutti i membri della band. Sono giovani, entusiasti, a volte un po&#8217; ingenui e soprattutto veraci come un 45 giri di garage texano tutto graffiato, pescato in una bancarella improbabile.<br />
La parola ai Beatbreakers&#8230;</p>
<p><strong>Raccontatemi un po&#8217; la vostra storia: come è nata la band, quando e quali obiettivi &#8211; se ve ne siete posti &#8211; avete&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: La band nasce dall’incontro tra i Matryoshka Kill Kill, un progetto di band mista alla Cramps, e Sebastian che ha sostituito la nostra prima cantante. Da allora del primo repertorio abbiamo tenuto solamente i pezzi più aggressivi, gli altri si addicevano di più a una voce femminile, e abbiamo continuato su questa falsa riga, a eccezione di un paio di pezzi surf strumentali che riproponiamo spesso nei nostri live. Il nostro obiettivo, in generale, è conoscere e farci conoscere&#8230; ma non a tutti i costi!</p>
<p><strong>Vedendovi live ho notato che siete una formazione piuttosto eterogenea. Sul palco c&#8217;era una maglietta degli Alter Bridge, una degli Off, un cantante alla Leighton Koizumi&#8230; insomma, quale alchimia vi lega e quali sono i vostri numi ispiratori?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Devo premettere che dopo il nostro incontro con Seba il gruppo ha subito una variazione di formazione che di fatto ha posto fine all’idea iniziale di band mista, e infatti Giulia, la nostra bassista, dopo qualche live ha dovuto lasciare per motivi personali: una grossa perdita in assoluto e soprattutto per l’impatto che la band poteva destare dal vivo. D’altro canto siamo contenti del nuovo arrivato Ste Red Stripe che si è calato subito nel nostro spirito e ha già messo del suo in diverse canzoni. Il nostro batterista Davide si diverte sempre a provocarci con le sue t-shirt da concerto, pur provenendo da tutt’altro background fa piacere vederlo appassionarsi, e con risultati soddisfacenti, a suonare garage e degenerazioni varie. Seba è innegabile che abbia una certa somiglianza con Leighton Koizumi, ha quello che si dice il <em>phisique du role</em>, è un autentico animale da palcoscenico, ma ritengo che al tempo stesso abbia una timbrica del tutto personale, difficile da trovare in giro, e direi perfetta per fare garage!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Esagerato Ric&#8230; grazie! Beh, comunque  la passione che abbiamo per la musica sicuramente gioca un ruolo fondamentale nei nostri equilibri, ma anche la voglia di divertirci e spaccarvi i timpani! I nostri numi ispiratori? Uhm.. ce ne sono davvero tanti per ognuno di noi! Da Jim Morrison a Screamin&#8217; Jay Hawkins, da Johnny Thunders a Gerry Mohr, da Jeffrey Lee Pierce a Keith Morris!  Insomma numi di diversi generi, ma  più che altro degli ispiratori ideali e non dal punto di vista strettamente musicale.</p>
<p><strong>Domanda spietata: il garage (Sixties o revival che si voglia) ha ancora senso dopo tutti questi anni? Dopotutto sono passati decenni dal momento in cui questa musica è esplosa e ha dato tutto o quasi quello che poteva dare&#8230; </strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Sai, non facciamo molto caso a quelle che sono le mode del momento, il garage ha vissuto una prima ondata durante i Sixties e un revival negli Eighties davvero niente male, tuttavia, pur non essendoci una vera scena che si possa definire tale in Italia, il garage di fatto non è mai morto.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Assolutamente! Ѐ bello vedere band che ancora tramandano garage con voglia di stupire. Ti spiego perché: anche se forse non c’è più un vero e proprio movimento, qualcuno che tenta di salvarci le orecchie  dalla merda che sta uscendo da qualche anno a questa parte c’è sempre, per fortuna!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: D’altra parte, come avrai avuto modo di sentire, non siamo dei puristi del genere, non abbiamo neanche l’organo.  La nostra novità, se così si può definire e ammesso che ci sia ancora qualcosa da inventare, è il tentativo di fondere insieme diverse componenti, qualcuno più esperto di me lo ha definito “rockabilly garagistico” (<em>il buon Luca Frazzi &#8211; n.d.andrea</em>], non dimenticando il nostro approccio punk che in alcuni pezzi si sente abbastanza chiaramente.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9817" title="foto2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg" alt="" width="566" height="391" /></a></strong><strong>Elencatemi i cinque dischi fondamentali della vostra formazione personale &#8211; e perché&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Ti diremo quelli che più si adattano all’idea dei Beatbreakers e che comunque mi hanno segnato personalmente. In ordine sparso:<br />
·    The Fuzztones: <em>Lysergic Emanations</em>, come fare a non metterlo?<br />
·    The Cramps: <em>Psychedelic Jungle</em>, la sintesi di diversi elementi che adoriamo, selvaggio e accattivante<br />
·    The Phantom Surfers: <em>18 Deadly Ones</em>, mi piace il surf strumentale, specie se cupo e malinconico, quello per così dire “avvincente” mi annoia&#8230;<br />
·    The Morlocks: <em>Emerge</em>, a proposito di Koizumi&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Doo Wop  Halloween Is a Scream</em>, pezzi oscuri e grotteschi recuperati dalla “peggiore” tradizione doo-wop, testi molto divertenti!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Da parte mia dico:<br />
·    The Brood: <em>In Spite Of It All</em>, ascoltatelo e poi capirete perché&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Kill By Death</em>, compilation punk ma dai pezzi  marci e cagneschi insomma quel che piace a me!<br />
·     Various artists: <em>Monster Bop</em>, la definirei una compilation rock’n’rolll di pezzi tirati fuori dall&#8217;aldilà<br />
·     MC5: <em>Kick Out The Jams</em>, kick out the jams motherfuckers!!!<br />
·    Jacobites: <em>Robespierre&#8217;s Velvet Basement</em>, qua cambiamo radicalmente genere, chitarre che piangono e voci malinconiche, un mix che nuoce alla propria solarità</p>
<p><strong>Cosa pensate delle reunion di band vecchie o comunque morte da anni, che piovono insistentemente da qualche tempo?</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Penso sia come qualcosa che vuoi riportare in vita nel tuo cervello e in un modo o nell&#8217;altro ce la fai, quando sei davanti a personaggi che han fatto la storia del genere. Ti vengono i brividi a pensare ai concerti, le persone che han conosciuto e specialmente il fatto che, qualche ora prima, ti stavi ascoltando un loro disco davanti una birretta e qualche ora dopo te li vedi di fronte! Non sono uno che si emoziona facilmente, ma a vedere veri e propri “stronzi” della musica mi si contrae il cervello.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ste Red Stripe</span>: Le reunion il più delle volte si rivelano come decisioni piuttosto azzardate, ma a volte delle piacevoli sorprese: basti pensare al panorama &#8217;77 UK punk; band come Slaughter and the Dogs, Stiff little Fingers, Rezillos, Boys, Buzzcocks etc&#8230; non tradiscono mai dal vivo e sono sempre energici, garantendo uno spettacolo all&#8217;altezza della loro fama. Altre volte è solo puro interesse economico e non è difficile rendersene conto.</p>
<p><strong>Trovate facilmente occasioni per suonare? Come definireste la situazione attuale del circuito live?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: In Italia siamo messi abbastanza male, e in particolare a Milano, se non fosse stato negli ultimi anni per il Mi-decay, che ha avuto il merito di ravvivare la scena e stimolare anche altri ad organizzare eventi alternativi, sarebbe francamente deprimente.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: D’altronde Milano è piena di fighetti&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9823" title="foto4" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong><strong>Raccontateci il concerto più bizzarro o allucinante che vi è capitato di fare<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Direi quello di spalla a Glenn Matlock, quando il nostro cantante era&#8230;come dire &#8220;un po’ su di giri&#8221; ed è stato allontanato dal locale mentre noi della band ancora stavamo suonando&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Eh sì&#8230; eravamo tutti un po&#8217; nervosi e io ho cominciato a bere parecchio; a un certo punto il microfono ha avuto dei problemi, così l&#8217;ho lanciato dall&#8217;altra parte della sala, scatenando una furiosa reazione del buttafuori che mi ha sollevato di peso cercando di trascinarmi fuori dal locale. Non so come sono riuscito a tornare sul palco e finire il concerto.</p>
<p><strong>Beatles o Stones? E perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Stones! in particolare i primi album con Brian Jones, il mio preferito è sicuramente  <em>Their Satanic Majesties Request</em>, i suoni tossici e imprevedibili mi tirano scemo!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Beatles per il semplice fatto che in casa mia, fin dall&#8217;infanzia, giravano solo i loro vinili.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per il talento, voci e capacità compositiva sicuramente i Beatles, gli Stones dal canto loro avevano una maggiore carica sul palco, quindi Beatles da studio e Stones dal vivo!</p>
<p><strong><em>Nuggets </em>o <em>Back From The Grave</em>? E Perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Pur essendo un vero estimatore di <em>Nuggets </em>ti dico che preferisco <em>Back From The Grave</em> come concetto, c’è un vero lavoro di riesumazione dietro ai vari volumi di pezzi più o meno interessanti mai venuti alla luce prima. Menzionerei anche <em>Pebbles</em>, <em>Desperate Rock’n’Roll</em>, e <em>Stompin’</em>&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Domanda difficile. Ma anche io dico <em>Back From The Grave</em>! Quelli erano tempi scuri e grezzi. Sembra la trama di un film ma è proprio cosi! Fuzz che ti scioglie il pensiero, voci da strizzata di palle&#8230; fantastico!”.</p>
<p><strong>Qualcuno di voi colleziona dischi? E quale è il vostro rapporto con la musica: una passione, un passatempo, un divertimento, un&#8217;ossessione&#8230;?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
Seba</span>: Si, io e Riccardo spesso e volentieri andiamo a cercare dischi interessanti da comprare. Il rapporto con la musica è un&#8217;ossessione pura. Sono sempre alla ricerca di band dimenticate nel tempo.</p>
<p><strong>Chi volesse contattarvi e magari ordinare il vostro cd promo, come può fare?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per ora non abbiamo mai fatto banchetti ai nostri concerti ma a ogni live chiunque ne avesse il desiderio può venircelo a chiedere personalmente, capita sempre di averne dietro una copia; oppure può contattarci sul nostro <a href="http://it-it.facebook.com/pages/The-Beatbreakers/160161670684622" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Facebook</span></a></p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/wednesday-night">Wednesday Night</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/alien">Alien</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/twelve-o-five">Twelve o&#8217; Five</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/beatbreakers-intervista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Salutami Eddie</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/10/eddie-the-hot-rods-the-crooks-live-lo-fi-milano/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/10/eddie-the-hot-rods-the-crooks-live-lo-fi-milano/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 09:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Barrie Masters]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[Eddie & The Hot Rods]]></category>
		<category><![CDATA[lo-fi]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[The Crooks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=9355</guid>
		<description><![CDATA[Eddie &#038; The Hot Rods + The Crooks, live @ Lo-Fi, Milano 31/09/2011: il report]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/ehr2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9365" title="ehr2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/ehr2.jpg" alt="" width="404" height="268" /></a>Eddie &amp; The Hot Rods + The Crooks, live @ Lo-Fi, Milano 30/09/2011</strong></p>
<p>&#8220;E&#8217; lui Eddie&#8230;&#8221; mi dice un conoscente agghindato in puro stile oi, vedendo arrivare Barrie Masters &#8211; che tra l&#8217;altro ha un braccio ingessato. Ok, iniziamo bene (e chi non capisce perché, non si preoccupi: è tutto bellissimo, oggi c&#8217;è il sole ed è sabato).</p>
<p>La faccenda diviene più easy e piacevole quando vengo invitato a cena con la band; mi intrattengo per un&#8217;oretta scarsa nella trattoria Il Buongustaio insieme ai sei inglesi e al road manager per una notte Basetta. Si chiacchiera, si beve vinaccio e si assiste ai siparietti delle signore della cucina, che parlano disinvoltamente in italiano con gli inglesi &#8211; che non capiscono un cazzo, ma stanno al gioco &#8211; ma si lanciano anche in canti e balletti (le signore, sempre). Su tutto spicca una <em>rendition </em>di &#8220;O sole mio&#8221; cantata da una delle tipe, con Barrie a farle da controcanto &#8211; ma con la versione della canzone utilizzata in UK come pubblicità del Cornetto Algida. Pura poesia pub rock.</p>
<p>Al rientro il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lo-fi.milano.it/" target="_blank">Lo-Fi</a></span> è abbastanza affollato ed è quasi subito il turno degli italiani <a href="http://www.thecrooks.it/The%20Crooks/Home.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Crooks</span></a>, che calcano i palchi da diversi anni e hanno indubbiamente un buon mestiere. Il loro è un punk rock tirato e duro, non personalissimo né particolarmente geniale, ma &#8211; ripeto &#8211; ci sanno fare, tengono la scena con una certa autorevolezza e scivolano via lisci, senza esaltare né stancare.</p>
<p>Verso mezzanotte e mezza <a href="http://www.eddieandthehotrods.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Eddie &amp; The Hot Rods</span></a> imbracciano gli strumenti e danno inizio alle danze. Nonostante l&#8217;età (Masters sembra la versione mummificata di sé 35 anni orsono) hanno ancora tiro e soprattutto voglia di suonare e divertirsi. I membri originali sono solo due, ma le movenze sono da rockstar consunte, abituate ai palchi più prestigiosi e a quelli più infami&#8230; loro ne hanno viste tante e non hanno problemi: vanno per la loro strada, hanno uno show da portare avanti. La musica è sempre quella, pub rock-rock&#8217;n'roll d&#8217;essai, anche se leggermente virato in salsa hard rock rispetto alla versione della band di 30-35 anni fa. Niente di grave, né snaturante, ma si percepisce piuttosto chiaramente.</p>
<p>Le ragazze nelle prime file ballano, parte qualche coro singalong, le facce sono sorridenti e in un batter d&#8217;occhio la scaletta è andata. La band abbandona il palco dopo una &#8220;Gloria&#8221; versione quasi speed metal, ma torna immediatamente, chiamata a gran voce. Il tempo di un rapido bis con &#8220;Born To Be Wild&#8221; (che fa scatenare l&#8217;unico pogo della serata&#8230; sic) e &#8220;la musica è finita, gli amici se ne vanno&#8221;, come diceva la Vanoni.</p>
<p>Non sarà stato il concerto della vita, ma è stato un buon concerto: Eddie &amp; The Hot Rods hanno ancora dignità e questa è una constatazione piacevole. E poi vuoi mettere &#8211; se mai arriverà il momento &#8211; poter dire a mio figlio &#8220;Sì questi li ho visti dal vivo&#8221;, allungandogli la mia copia frusta e distrutta di <em>Teenage Depression</em>?</p>
<p><em>[Tutte le foto © Fabrizia Perin]</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/ehr3.jpg"><img class="size-full wp-image-9369 aligncenter" title="ehr3" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/ehr3.jpg" alt="" width="561" height="373" /></a><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/10/eddie-the-hot-rods-the-crooks-live-lo-fi-milano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Generazione Razor</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/razorboy-intervista/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/razorboy-intervista/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 14:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Antiseen]]></category>
		<category><![CDATA[Baggio]]></category>
		<category><![CDATA[GG Allin]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[metal]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Motorhead]]></category>
		<category><![CDATA[Pantera]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[Ramones]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>
		<category><![CDATA[scum]]></category>
		<category><![CDATA[Zoe]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=9066</guid>
		<description><![CDATA[Scum, hate rock, punk &#038; metal made in Baggio. Se GG Allin avesse mangiato risotto allo zafferano e bevuto Bonarda si sarebbe chiamato Razorboy. E noi l'abbiamo intervistato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/razorboy.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9069" title="razorboy" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/razorboy.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><a href="http://www.reverbnation.com/razorboyhaterock" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Razorboy</span></a> ha il physique du rôle del trafficante d’armi ceceno &#8211; questo basterebbe a fargli guadagnare di diritto un posto sotto vetro, nella bacheca dei rocker duri e puri. Si aggiunga un innato disgusto per gli Stooges &#8211; in un&#8217;epoca in cui tutti si sciacquano la bocca con l’ormai super coccolata combriccola di Iggy &amp; soci &#8211; e, per finire, un viscerale trasporto ai confini con il patologico per lo scum rock, da GG Allin in giù.</p>
<p>Lo incontro nel cuore di Baggio vecchia, nella Milano bonificata ma un tempo decrepita e malfamata &#8211; dove crimini e misfatti si sono consumati fino a qualche anno fa. Ora la zona gode di buona salute, intaccata solo a tratti dalle bottiglie spaccate fuori dal locale gothic dark Zoe e dai decibel sparati dal “ragazzo rasoio” che abusa a manetta dei Pantera, duellando con il vicinato per scacciarne i fantasmi karaokiani.<br />
Mi accoglie stravaccato sul suo divano di pelle, con la barba incolta, due lenti affumicate a coprire i segni di chissà quante notti insonni e un&#8217;improbabile camicia hawaiana teschiata. Sorseggia whiskey d’annata e lo stereo rigurgita le tracce della sua ultima fatica, <em>Chainsaw Gutsfuck</em>.</p>
<p><strong>Sei orgoglioso dell’uscita del tuo disco anche negli States   ?</strong><br />
Più che per il fatto di dove fisicamente sia uscito il disco, sono contento dell’etichetta discografica&#8230; è la Mystery School records, di proprietà del bassista degli Antiseen &#8211; il mio gruppo preferito. Avevano già sentito alcuni brani del mio EP di tributo a GG Allin ed era piaciuto, quindi, appena finito il mixaggio di <em>Chainsaw Gutsfuck</em> ho mandato il tutto a sentire&#8230; piacuto, approvato, fatto assieme.</p>
<p><strong>Il suono  di <em>Chainsaw</em> sembra un ibrido tra i Ramones e i Motorhead: quanto è consapevole questa scelta?<br />
</strong>Qualsiasi gruppo pseudo-intellettuale e ben vestito ti direbbe che il loro suono non è influenzato da nessuno e che i pezzi vengono così, in base al loro stato cosmico o cazzate del genere&#8230; io ti dico: “esatto”. In effetti il mio scopo era quello di unire le due cose, la potenza dei Motorhead con le strutture semplici e classiche che hanno caratterizzato le canzoni dei Ramones in tutti i loro dischi. Di fatto volevo creare un punto di incontro tra il punk e il metal.</p>
<p><strong>I tuoi brani, seppur molto ruvidi e potenti, mantengono anche nei momenti più duri un imprinting melodico; in che meandro di Razor si cela questo amore per i neomelodici?</strong><br />
Sono attratto dalle canzoni melodiche. Non sono abbastanza intelligente per ascoltare musica complicata, la canzone deve aver ritornelli orecchiabili, sennò non mi prende, non mi rimane in testa e quindi me ne dimentico. Solo che alla melodia amo aggiungere suoni ruvidi, cantati gutturali e testi senza alcun spessore. Potenza e semplicità, un po’ il discorso di prima&#8230; Motorhead e Ramones!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/razorbath.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9072" title="razorbath" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/razorbath.jpg" alt="" width="367" height="244" /></a>Il tuo disamore per gli Stooges è soltanto una provocazione o per te c’era davvero qualcosa di marcio nella Detroit fine anni Sessanta?<br />
</strong>Tasto dolente: prima o poi qualcuno mi spara&#8230; hahahaha! Sinceramente è solo una questione di gusti. E non mi stanno neanche simpatici. Ma al di là di questo, non mi piacciono proprio e non lo dico certo per provocare qualcuno (però se avessi detto che non mi piacciono i Dire Straits, nessuno avrebbe fatto polemica). Come disse Madonna parlando dei Beatles: “Non mi sono mai piaciuti, è forse una colpa?”</p>
<p><strong>Cosa puoi dirci della splendida copertina del tuo lavoro?</strong><br />
E&#8217; stata fatta da una bravissima illustratrice di nome Gnubby. Io le ho detto solo cosa più o meno volevo: di fatto è tutta opera sua! Rappresenta un tipo che taglia a pezzi un po’ di gente con una motosega, ovvero: <em>Chainsaw Gutsfuck&#8230;</em></p>
<p><strong>Cosa pensi del fatto che ormai l’immaginario rock è così ripulito e fighetto? Voglio dire&#8230; la tossicità ha cambiato strada. Non pensi sia un po’ rivoltante il fatto che ormai siano i preti a indirizzare gli adolescenti al rock per tenerli lontani dai guai?<br />
</strong>Ah, non so, non frequento tanto l’ambiente dei preti, quindi a me di dischi rock non me ne hanno fatto sentire nemmeno uno&#8230; una volta però un poliziotto mi ha regalato un cd dei Van Halen. Tutto qui. Sinceramente non ho una mia idea a riguardo, non mi interessa e quindi non mi pongo nemmeno il problema.</p>
<p><strong>Hai in mente un tour promozionale a breve?</strong><br />
Per ora solo la presentazione del disco il 24 settembre al TNT di Milano, ma sicuramente poi farò un giretto per locali d’Italia/Europa per cercar di vendere qualche cd!</p>
<p><strong>Sei l’unica persona che ho visto tracannare del centerbe (80% alcool!) come fosse acqua piovana: dove è il trucco?</strong><br />
Devo digerire dopo cena e il mio stomaco va un po’ a rilento&#8230;</p>
<p><center><img style="visibility:hidden;width:0px;height:0px;" border=0 width=0 height=0 src="http://c.gigcount.com/wildfire/IMP/CXNID=2000002.0NXC/bT*xJmx*PTEzMTUwNDA5NjA3MTQmcHQ9MTMxNTA*MDk3NDcxMyZwPTI3MDgxJmQ9cHJvX3BsYXllcl9maXJzdF9nZW4mZz*xJm89/YmZjZDhhNjg4ZGNmNDI2ZDg5NTc2OTU*ZDUyOTFjZmEmb2Y9MA==.gif" /><object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" width="262" height="200"><param name="movie" value="http://cache.reverbnation.com/widgets/swf/40/pro_widget.swf?id=artist_1695397&#038;skin_id=PWAS1002&#038;border_color=000000&#038;auto_play=false&#038;shuffle=false&#038;song_ids=9280254"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><param name="allowNetworking" value="all"></param><param name="allowfullscreen" value="true"></param><param name="wmode" value="opaque"></param><param name="quality" value="best"></param><embed src="http://cache.reverbnation.com/widgets/swf/40/pro_widget.swf?id=artist_1695397&#038;skin_id=PWAS1002&#038;border_color=000000&#038;auto_play=false&#038;shuffle=false&#038;song_ids=9280254" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowNetworking="all" allowfullscreen="true" wmode="opaque" quality="best" width="262" height="200"></embed></object><br/><img style="visibility:hidden;width:0px;height:0px;" border=0 width=0 height=0 src="http://www.reverbnation.com/widgets/trk/40/artist_1695397//t.gif" /></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/razorboy-intervista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Beatbreakers at dawn</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/the-beatbreakers-nights-shamans-promo-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/the-beatbreakers-nights-shamans-promo-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 15:52:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[autoprodotto]]></category>
		<category><![CDATA[Beatbreakers]]></category>
		<category><![CDATA[cd]]></category>
		<category><![CDATA[fuzz]]></category>
		<category><![CDATA[garage]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[promo]]></category>
		<category><![CDATA[psych]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=9040</guid>
		<description><![CDATA[Dalla Merdopoli per eccellenza un'eccellente band di garage fuzz perverso, oscuro, acido e bastardo - con qualche striatura rockabilly: The Beatbreakers]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/beatbr.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9041" title="beatbr" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/beatbr.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Beatbreakers &#8211; <em>Night&#8217;s Shamans</em> (autorprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Credo siano milanesi o giù di lì, questi <a href="http://www.facebook.com/pages/The-Beatbreakers/160161670684622" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">The Beatbreakers</span></a>, il cui demo/promo mi è giunto dopo varie peripezie legate al caro vecchio sistema delle consegne a mano tramite amici comuni. Ma oltre a questo, posso dirvi con una certa soddisfazione che mi sono piaciuti parecchio e mi hanno sorpreso. E&#8217; vero che non frequento più molto le serate e il giro dei concerti, quindi non sono mai aggiornato su ciò che succede qui intorno&#8230; però vedo che nella Merdopoli ci sono buone cose che si muovono e i Beatbreakers sono senza alcun dubbio tra queste.</p>
<p>La band propone quattro brani di garage fuzz perverso, oscuro, acido e bastardo &#8211; con qualche striatura rockabilly, che male non fa mai. Mi hanno ricordato un frullatone tossicissimo di Count Five, Cramps, 13th Floor Elevators e Meteors &#8211; se mai una cosa del genere può avere senso compiuto.<br />
E&#8217; un sound vizioso, che spadroneggia disinvolto tra atmosfere soffocanti, tarantolate, e momenti che costruiscono una tensione hollywoodiana, da thrillerone in odor di Oscar. In poche parole garage rock come Pazuzu comanda.</p>
<p>Menzione speciale per la traccia quattro (&#8220;Alien&#8221;): colpisce e lascia il segno su tutte; una lunga cavalcata garage, fuzz, psych tra San Francisco e Los Angeles. Sfuriate solforiche e brandelli dilatati che si alternano, in un crescendo allucinatorio da trip notturno in solitaria.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="100%" height="81" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15784660&amp;show_comments=false&amp;auto_play=false&amp;color=0044ff" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="100%" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15784660&amp;show_comments=false&amp;auto_play=false&amp;color=0044ff" allowscriptaccess="always"></embed></object> <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/the-beatbreakers-alien">Alien</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/the-beatbreakers-nights-shamans-promo-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I pagani caduti su Milano</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/07/intervista-the-doggs/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/07/intervista-the-doggs/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 06:33:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Black Love]]></category>
		<category><![CDATA[Dead Boys]]></category>
		<category><![CDATA[Doggs]]></category>
		<category><![CDATA[ep]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Stooges]]></category>
		<category><![CDATA[Velvet Underground]]></category>
		<category><![CDATA[Wizard pub]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=8911</guid>
		<description><![CDATA[Un'intervista estiva con Marco dei Doggs che ci parla di un disco nuovo, concerti, date annullate, ispirazione e notte ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/dgs.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8916" title="dgs" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/dgs.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Il Wizard Pub è &#8211; a volersi lanciare in metafore senza freni &#8211; il corrispettivo milanese del Whisky a Go Go di Los Angeles. Lungo i Navigli, come sul Sunset Strip, le rockstar del sottobosco meneghino cercano un po’ di refrigerio dalla paludosa arsura padana, in un&#8217;atmosfera costellata di freak mosquitoes e lattine di birra abbandonate sui tavolini.<br />
Proprio al Wizard abbiamo un rendez vous con Marco Mezzadri (voce e basso nei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/thedoggs69">Doggs</a></span>), mentre cerca l’ispirazione giusta per qualche brano del disco a cui sta lavorando insieme a Christian Celsi &#8211; chitarra elettrica &#8211; e Grazia Mele &#8211; batteria. Davanti a una vodka ghiacciata le parole emergono come cannucce sommerse dall’alcool bianco del bicchiere.</p>
<p><strong>Come ebbi già modo di scrivere su Black Milk a proposito del vostro esordio, credo che se i Doggs fossero stati francesi sarebbero stati da subito oggetto di culto, vista la storica simpatia per certe sonorità dei cugini d&#8217;Oltralpe. Dalle nostre parti un certo rock and roll fuori dagli standard sembra lottare strenuamente per non affossarsi nelle sabbie mobili e cadere nell’oblio. Questo immobilismo vi indispone?</strong><br />
Cazzo certo che ci indispone. Sputiamo il sangue in quella dannata cantina quasi tutte le sere, investiamo molte energie, per non dire tutte, nella nostra vita, (perché attenzione io per musica intendo vita e non hobby) per poi trovarci a sgomitare in un panorama noncurante o, peggio ancora, attento solo alle mode e alle apparenze. Come sottolineato più volte, noi non suoniamo per divertimento o per piacere: noi suoniamo per sopravvivere. La nostra musica esprime il nostro tentativo di vivere e sopravvivere. Ed è li che scatta il piacere&#8230; il piacere di vedere che tu sei vero, che fai musica vera e con i coglioni e non canzonette per far ballare i cretini.</p>
<p><strong>Personalmente ritengo il vostro <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/07/they-wanna-be-your-doggs/"><span style="text-decoration: underline;">ep d&#8217;esordio <em>The Doggs</em></span></a> fulminante, dalle sonorità quasi arroganti che fanno pensare che dei gruppi seminali che vi influenzano &#8211; Stooges, Velvet, Dead Boys &#8211; non ve ne freghi poi molto. Nessun rispetto per il passato in pieno stile punk?<br />
</strong>Sinceramente non c’è nessun grande interesse verso il passato. Abbiamo il dovuto rispetto per quanto è stato fatto, cosa che si evince chiaramente ascoltando la nostra musica, ma non ne siamo assorbiti o intimoriti. In fase creativa non abbiamo legami sicuri&#8230; tutto procede verso il nulla e dal nulla nasce il pezzo. Non ci sono schemi particolari: quando otteniamo il nostro suono andiamo semplicemente avanti.</p>
<p><strong>Sempre a proposito del vostro primo lavoro: quanto è voluto e ricercato il vostro minimalismo e quanto invece è spontaneismo puro?</strong><br />
Il minimalismo nasce sicuramente dal nostro background musicale. Personalmente sono un cultore delle canzoni mono-riff e della semplicità unità all’originalità. Questa idea costituisce le fondamenta del progetto The Doggs. Ci tengo però a sottolineare che il nostro è un minimalismo assolutamente spontaneo, naturale, tendenzialmente inconsapevole.La cosa inevitabilmente si rispecchia anche nell’estetica Doggs e nell’artwork del primo ep. Credo che il punto di forza della nostra band sia proprio questo: la spontaneità. Poche stronzate e artifici. Noi siamo così. Prendere o lasciare.</p>
<p><strong>In che modo siete arrivati alla stesura di <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/the-doggs-black-love-recensione/"><span style="text-decoration: underline;"><em>Black Love</em></span></a>? Raccontaci cosa e&#8217; accaduto nel mezzo dei due dischi&#8230;</strong><br />
Dopo l’uscita del primo ep c’è stato un cambio di formazione. Alla chitarra è arrivato Christian e <em>Black Love</em> è il secondo figlio nato da questa nuova scopata. Alla stesura ci siamo semplicemente arrivati suonando come suonavamo prima. La setta si è riformata e i sabba sono andati avanti. Niente di più. Le dinamiche nel gruppo non sono minimamente cambiate.</p>
<p><strong>Il sound dell’ep nuovo però si distacca fortemente da quello precedente. La tossicità e la cupezza sono aumentate esponenzialmente.</strong><br />
La notte: tragica, buia, depravata. La notte è <em>Black Love</em>.</p>
<p><strong>Ogni band ha, per le leggi di mercato, il proprio pubblico da qualche parte nel pianeta; voi pensate di aver già trovato il vostro o siete ancora alla ricerca, facendo surf sull&#8217;onda lunga?<br />
</strong>Non abbiamo ancora un reale pubblico. Non facciamo parte di nessuna scena. Ammesso che ne esista una. C’è stato un periodo in cui strizzavamo l’occhio per vedere cosa sarebbe potuto accadere, ma ora ne siamo completamente usciti. Fortunatamente la nostra integrità non è ancora stata minata. Questo non vuol dire che le nostre ambizioni siano diminuite. In realtà, a volte, penso che gli altri ci temano o che comunque non abbiano questo grande piacere ad averci in mezzo. Sarà che la nostra insita strafottenza non ci porta a creare (falsi) legami. In fondo siamo semplicemente, profondamente menefreghisti. La nostra attitudine è comunque sempre stata un’arma a doppio taglio.</p>
<p><strong>Pensi che mettere un organo genitale in copertina possa ancora disturbare i benpensanti? Quanto è stata metabolizzata dalla vostra batterista una figa in copertina?<br />
</strong>Non credo che una copertina possa ancora disturbare i “pensanti”. <em>Black Love</em> è zozzo, ci stava una copertina zozza e cafona. Tutto qua. La nostra batterista è sempre molto accondiscendente.</p>
<p><strong>Siete una band che suona molto dal vivo, sia nel Nord Italia che all&#8217;estero, eppure il vostro atteggiamento naï</strong><strong>ve pare che non vada a genio a molti promoter o gestori di locali. Che ci sia dietro la solita mafietta del quartierino o c&#8217;è qualcosa che cova sotto?</strong><br />
Ultimamente non sappiamo cosa pensare. Le ultime date ce le hanno annullate per imprecisati motivi. Sta di fatto che al nostro posto hanno suonato band che a volte non centravano proprio nulla con il “clima” della serata. Non credo che al nostro livello si possa parlare di boicottaggio. Sarebbe ridicolo. Sicuramente non stiamo simpatici a molti o semplicemente non ci conoscono e quindi si buttano sulle band già “avviate”. Poi quando ti vengono a dire di non essere offensivo col pubblico perché altrimenti ti metti in cattiva luce… beh allora giochi a prendermi per il culo. La mafietta locale esiste ma è ridicola. Milano è una metropoli vuota. C’è poco da fare i mafiosi.</p>
<p><strong>Infine augurandovi un in bocca al lupo per la lavorazione del prossimo disco, svelaci qualche arcano su quando uscirà e di cosa tratterà.<br />
</strong>L’uscita dell’album è prevista per questo autunno anche se in realtà non abbiamo una scadenza sicura. Ci stiamo prendendo tutto il tempo per far uscire un lavoro completo e di spessore. La linea tossica di <em>Black Love</em> è ancora la spina dorsale su cui si sviluppa tutto il lavoro. D’altronde di questi tempi non mi va di parlare di stronzate allegre e spensierate. Sicuramente ci saranno molte novità sul piano compositivo e strumentale. Tutto però è ancora fumoso&#8230; ma ti assicuro che te ne accorgerai quando uscirà.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/07/intervista-the-doggs/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>M&#8217;odia, non m&#8217;odia</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/07/miodi-2011/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/07/miodi-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 05:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[Blue Oyster Cult]]></category>
		<category><![CDATA[Boris]]></category>
		<category><![CDATA[Church of Misery]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[EyeHateGod]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[MC5]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Miodi]]></category>
		<category><![CDATA[sludge]]></category>
		<category><![CDATA[The Secret]]></category>
		<category><![CDATA[zanzare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=8706</guid>
		<description><![CDATA[Mr Gonzo Bandannas si infiltra tra le zanzare del MiOdi per sentire gli EyeHateGod...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/ehg.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8719" title="ehg" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/ehg.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>E’ ufficiale: &#8220;Mi odi?&#8221; è la domanda che le truppe di agguerritissime e accuminatissime zanzare che popolano l’East discomfort dell’Idroscalo rivolgevano al fangoso popolo del male. L&#8217;occasione è stata la terza edizione del MiOdi, il festival che mette in scena la miglior kermesse dell’ area metal, hardcore, post-hardcore, noise, psichedelica e sperimentale da tutto il mondo. E’ il rovescio della medaglia del mellifluo MiAmi, con location al Circolo Magnolia, Idroscalo, Milano.</p>
<p>Tre palchi: il Main Stage, il Rock Hard Into The Void stage e il Messicano con aggiunta di stand di genere metal/noise/esoteric. Il cartellone era succulento e prevedeva ben 15 gruppi in una manciata di ore, così  dopo il solito slalom nel traffico meneghino sguscio come una biscia in zona evitando il furto dei parcheggi abusivi da 5 euro e piazzandomi in zona rimozione; L’<em>Occhio che odia dio</em> mi ha protetto in questo caso, giusto in tempo per i jappi Church of Misery, band supporto per il tour nichilista europeo degli EyeHateGod.<br />
Potenti, epici, samurai del doom ripercorrono gli intrecci sabbathiani e hard Seventies, coverizzando anche &#8220;City on  Flame&#8221; dei Blue Oyster Cult, una prova live di rara intensità che infiamma il pubblico in perenne slamdance &#8211; e soprattutto esaspera i raid delle zanze, che sembrano apprezzare questo nippo sludge.</p>
<p>Rapido cambio di palco, sbircio i The Secret silenziosamente; fa troppo caldo per rintanarsi all’interno del locale. Mentre mi apposto oltre il border del pogo per gli immensi EyeHateGod sento un po’ di voci scorate sulla breve esibizione dei Midryasi e i pessimi suoni per i Boris.</p>
<p>Mike Williams si aggrappa al microfono un po’ stonato sfoggiando una detroitiana t-shirt degli MC 5 farfuglia qualcosa di incomprensibile mentre catacombale emerge l’armata delle tenebre sonora capitanata dai riffoni di Jimmy Bower e dai ritmi macilenti e paludosi  di Joey LaCaze. Si pesca a piene mani da <em>In the Name of Suffering</em> fulminante esordio al sordido stoner sludge, con il siparietto dei colleghi amici Church of Misery sul palco con loro e un inaspettato bis a scardinare la deadline di chiusura.<br />
E’ apparsa chiara da subito una censura ai decibel paurosa, il popolo rumoreggiava infastidito inveendo contro il service con cori che all’unanimità inneggiavano  “volume-volume”. Ma il <em>politically decibel correct</em> è rimasto inalterato fino a fine esibizione.</p>
<p>Mentre mi avvio verso l’uscita con la benefica sorpresa di ritrovare l’auto con tutti gli accessori al proprio posto, una zanzara rimasta infilzata nella mia testa mi suggerisce la considerazione che in effetti lo sludge sembra la deriva più credibile del genere metal stoner ora in circolazione &#8211; crocicchio tra l’escatologia doom, la virulenza disperata del gospel zydeco blues e la brutalità marcia e post atomica dell’hardcore sotto l’inestinguibile fiamma sabbatthiana a sigillare  l’immondo incesto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/07/miodi-2011/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ritorno senza ritorno</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/impossibili-senza-ritorno-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/impossibili-senza-ritorno-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 16:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Prinzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[autoprodotto]]></category>
		<category><![CDATA[Impossibili]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[pop-punk]]></category>
		<category><![CDATA[punk rock]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=8490</guid>
		<description><![CDATA[Ancora in pista dopo 17 anni, gli Impossibili tornano con un album autoprodotto. E un sound sempre fedele a loro stessi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/imp.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8491" title="imp" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/imp.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Impossibili – <em>Senza ritorno</em> (Autoprodotto, 2011)<br />
</strong><br />
Sono in giro da parecchio, gli <a href="http://www.myspace.com/impossibili"><span style="text-decoration: underline;">Impossibili</span></a>. Questo se non sbaglio dovrebbe essere il sesto album di una carriera iniziata verso la metà degli anni Novanta; autoprodotto, come scrivono orgogliosamente nel retrocopertina del cd. La formazione è quella del precedente <em>Alcool e furore</em> di tre anni fa, ovvero Araya-Klaus-Danu con l&#8217;aggiunta di tale Matteo (il cognome non è dato saperlo).</p>
<p>C&#8217;è poco da dire sul sound dei nostri: punk rock melodico quasi sempre a 100 all&#8217;ora, in pieno stile  Derozer, Rappresaglia e affini: musica che in tasca tiene ben stretta la sacra triade Ramones-Queers-Screaching Weasel. È un genere, questo, che nel nostro Paese riscosse un certo seguito nei circuiti alternativi proprio nel periodo in cui gli Impossibili muovevano i primi passi: oltre ai già citati Derozer, ricordo che in quegli anni gente come Gambe Di Burro, Monelli (tra l&#8217;altro di nuovo in pista) e gli orribili Punkreas se la suonavano abbastanza allegramente; non sono mai stato un grande amante del genere, devo ammetterlo: agli imitatori italiani ho sempre ovviamente preferito di gran lunga i capostipiti stranieri (i fratellini Ramone due-tre spanne sopra tutti, ma anche le checche non erano malaccio, soprattutto <em>Love Songs For The Retarded</em> lo ascolto con piacere ancora oggi) e poi in quel periodo ero troppo infognato – lo sono ancora – con il garage punk di Crypt e SFTRI.</p>
<p>Comunque, tutto questo preambolo per dire che mi sono avvicinato al disco con tutti i preconcetti del caso: devo dire, dopo averlo ascoltato per benino 3-4 volte, che non sarà un capolavoro, ma è un album divertente, fatto con sudore e palle da gente che a questo punto della carriera (e considerato come gira il mercato oggi) se sta ancora in giro e perché crede in quello che fa; per come la vedo io, ciò può essere abbastanza per benedirli se siete estimatori di questo genere. E poi i ritornelli zuccherosi di “Alice”, “Laura” e “Milano”, sparati in macchina al giusto volume fanno la loro porca figura (un paio di volte ho tirato pure fuori il dito indice dal finestrino); anche l&#8217;attacco feroce in stile DOA e il testo militante di “No Nazi” si fanno apprezzare, così come i cambi di tempo nella buona “Paura Di Reagire”.<br />
L&#8217;unica cosa che proprio non gli perdono è la cover, molto prescindibile, di “Voglio Vederti Danzare” di Battiato. Peccato veniale di un disco che farà pogare parecchi ragazzi, poco ma sicuro.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/Ci-tABDmnPE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/impossibili-senza-ritorno-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>They call me Jello mellow</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/jello-biafra-and-the-guantanamo-school-of-medicine-live-milano-leonkavallo-21-giugno-2011/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/jello-biafra-and-the-guantanamo-school-of-medicine-live-milano-leonkavallo-21-giugno-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 19:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
		<category><![CDATA[Dead Kennedys]]></category>
		<category><![CDATA[Jello Biafra and The Guantanamo School of Medicine]]></category>
		<category><![CDATA[Leoncavallo]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=8628</guid>
		<description><![CDATA[Jello Biafra and The Guantanamo School of Medicine, live @ Leonkavallo 21/06/2011]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/jello.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8631" title="jello" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/jello.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Jello Biafra and The Guantanamo School of Medicine live @ Leonkavallo 21/06/2011</strong></p>
<p>Ormai si va ai concerti punk rock come si va al museo; a parte le incognite solitamente negative della mala organizzazione nostrana &#8211; difficoltà di parcheggio, chiusura anticipata metro, costi esorbitanti libagioni all’interno delle aree interessate &#8211; solitamente mi capita di assistere a esibizioni fotocopie di altre esibizioni viste il giorno prima su YouTube.</p>
<p>Si chiacchierava di questo, anche se i csoa rappresentano una piacevole eccezione agli aguzzini del marketing, e del fatto che la r-esistenza di certi luoghi rappresenti un calcio nelle ovaie della non rieletta Moratti.<br />
Il sistema linfatico metropolitano spesso così prosciugato non può che rinvigorirsi con i simboli culto della controcultura: i picareschi sotterranei del csoa Leonkavallo ospitano il redivivo performer, ex leader dei Dead Kennedys, ex candidato sindaco per San Francisco, traffichino con D.O.A e Melvins  e deus ex machina dell’etichetta Alternative Tentacles: Jello Biafra.</p>
<p>La molotov è quasi innescata per esser lanciata così che, mentre mi spazzolo via un cous cous delizioso very low cost e mi guardo un po’ di fauna locale variopinta (con t-shirt da nostalgia canaglia raffiguranti Germs, Doa, gli immancabili Ramones fino agli stessi Kennedys), intanto rombano all’interno del centro sociale i power chords dei Grizzly Motor Oil &#8211; che mi fanno salire la carogna.</p>
<p>Un migliaio di aficionados accolgono con un boato un freak, ibrido dottor Jello macellaio Biafra insanguinato con maschera raffigurante un Berluska sdentato, colpito dall’anticapitalismo (di Tartaglia e la sua statuetta del Duomo).<br />
Il tiro è molesto al punto giusto i Guantanamo dimostrano d&#8217;essere tutt’altro che comprimari; Jello &#8211; seppur appesantito &#8211; scalcia e starnazza nelle sue celebri pose spastiche, inanellando apprezzabilissimi brani freschi e nuovi, mschiati ad anthem di seminale hardcore come &#8220;California Uber Alles&#8221;, &#8220;Holidays in Cambodia&#8221;,  &#8220;Too Drunk to Fuck&#8221; che scatenano uno stage diving scomposto, ma mai oltre la soglia del puro svago.</p>
<p>Jello inframmezza i brani con proclami e dissertazioni sull’alienazione da vita lavorativa/sociale da topo urbano d’ufficio e su altre  problematiche attuali come il razzismo, l’immigrazione, la disoccupazione con cui combatte da un trentennio ormai.<br />
Il predicatore della California con una tonalità vocale da gospel negroide si ritira vittorioso come un Cesare romano in qualche scantinato del Leonkavallo, dopo quasi due ore di sudatissimo concerto. E siamo certi  che con quel suo forsennato divincolarsi &#8211; oltre ad aver buttato giù quei 5-6 kg &#8211; di troppo avrà saziato i cervelli dei presenti, a dieta da troppo tempo di un tale  furore hardcore.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/T5l-0XHzGws" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/jello-biafra-and-the-guantanamo-school-of-medicine-live-milano-leonkavallo-21-giugno-2011/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Beware the Doggs</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/the-doggs-black-love-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/the-doggs-black-love-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 19:05:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[autoprodotto]]></category>
		<category><![CDATA[cd]]></category>
		<category><![CDATA[Doors]]></category>
		<category><![CDATA[ep]]></category>
		<category><![CDATA[Lou Reed]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Stooges]]></category>
		<category><![CDATA[The Doggs]]></category>
		<category><![CDATA[Velvet Underground]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=8341</guid>
		<description><![CDATA[Stoogesiani e Velvettiani, mortiferi e viziosi. Entra nel vicolo putrido dei The Doggs]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/doggs.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8342" title="doggs" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/doggs.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Doggs &#8211; <em>Black Love</em> (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Milano, la merdopoli &#8211; come la chiamo io da quando ci sono capitato &#8211; è buffa per certi aspetti. A parte le puttanate da copy-creativi-managerini tipo gli aperitivi a 8 euro e gli &#8220;eventi&#8221;, c&#8217;è un sottobosco vivo, anche se meno visibile rispetto a 15-20 anni orsono. Il punto è che questo sottobosco è quasi sfuggente. E le volte che te lo trovi sottomano, ti senti un po&#8217; a disagio a entrarci in contatto. Questo per spiegare come, nonostante i <a href="http://www.myspace.com/thedoggs69"><span style="text-decoration: underline;">Doggs</span></a> siano <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/07/they-wanna-be-your-doggs/"><span style="text-decoration: underline;">già stati recensiti</span></a> su Black Milk, nonostante li abbia visti dal vivo un paio di volte (l&#8217;ultima unplugged al Record Store Day), nonostante si abbiano non poche conoscenze in comune, non ci siamo mai  parlati e questo cd-ep è arrivato per posta.</p>
<p>Detto questo, passiamo al dischetto. Che è notevole davvero: il tiro &#8211; rispetto al predecessore &#8211; cambia sensibilmente, andando a lambire territori più oscuri, velvettiani-loureediani a tratti, forse anche doorsiani; il tutto senza dimenticare ovviamente la lezione dei numi tutelari, ossia gli Stooges.<br />
I suoni sono più grezzi e appropriati rispetto al debutto &#8211; e questo non può che far bene a una band del genere &#8211; ma il songwriting si è fatto più maligno, vizioso e perverso, abbandonando anche la più minima traccia di sperimentazione alla Morphine che in precedenza si ravvisava. Questo è rock&#8217;n'roll nero, ombroso, tossico, miasmatico, che puzza di New York e di vicoli con le pareti intrise di sangue marcio; se presti attenzione, nella quarta traccia (&#8220;Life Kills&#8221;) ti sembrerà di sentire il rumore delle siringhe che si spezzano sotto agli anfibi mentre ci cammini sopra &#8211; e quel wah-wah piazzato lì senza troppi timori è un omaggio doveroso al compianto Ron Asheton.</p>
<p>A chiosa e chiusura di tutto ciò, una cover di &#8220;Venus in Furs&#8221;, che è decisamente la chiave di lettura dei Doggs targati 2011, entrati senza dubbio in una fase nuova &#8211; ma non per questo meno interessante e lacerante.<br />
Unico appunto: la copertina, un po&#8217; da glam band anni Ottanta (le mutandine rosse di rete, con tanto di figa vedo-non-vedo, fanno davvero metallaro cotonato arrapato&#8230;).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/the-doggs-black-love-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

