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	<title>Black Milk Magazine &#187; metal</title>
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		<title>Turbojugend d&#8217;assalto</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 15:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Turborock da manuale per gli Homebreakers. A voi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/homebreakers.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10158" title="logo" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/homebreakers.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Homebreakers &#8211; <em>Heroes of Tearvalley</em> (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Se vi dico Turborock, teoricamente dovreste capire dove si sta andando a parare (e, per te che hai l&#8217;aria un po&#8217; smarrita&#8230; no, non è il turbo che pensi tu, del motore della tua macchina da tamarro, ma quello che fa rima con &#8220;Ass&#8221; e &#8220;Cobra&#8221;).</p>
<p>Ci siamo capiti, dunque&#8230; questi <a href="http://www.myspace.com/thehomebreakers" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Homebreakers</span></a> da Montecatini si rifanno senza se e senza ma alla bastardissima progenie del punk hardrockizzato; quella che nella seconda metà dei Novanta ha imperversato, per poi scemare e sparire per consunzione. Turbonegro, Gluecifer, un po&#8217; di primi Hellacopters &#8211; giusto per citare i nomi veramente più scontati, ma non stiamo a fare troppo i gourmet.<br />
Questo è rock&#8217;n'roll scuro, veloce, punk, hard e metallizzato: un bel mistone di Stooges, MC5, Kiss, Motorhead, Black Flag (il quarto brano è molto Black Flag nel riff), Ramones, AC/DC, Circle Jerks, Dictators e magari un po&#8217; di Dwarves. Roba per palati robusti e stomaci allagati di birra, ma soprattutto per orecchie che non si scandalizzano di fronte a un improvviso assolo molto hard rock o a una frazione mutuata dalla tradizione più classica del metal.<br />
E quindi? E quindi non fraintendiamoci: questa è roba da maneggiare con cura, ben fatta e con le contropalle. Gli Homebreakers convincono già al secondo brano, vanno dritti al cuore del problema e lo risolvono a calci nelle palle, sgomitando come assatanati per guadagnare la loro nicchia in un panorama di band affini che &#8211; mediamente &#8211; menano duro e non vanno proprio per il sottile.</p>
<p>E&#8217; ora di rispolverare il giubbotto di jeans smanicato con la toppa della Turbojugend, gente. Con questo cd ci va a meraviglia. E dovreste provare anche voi l&#8217;ebbrezza&#8230;</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/ax0KJ2nyln8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>In F.O.A.D. we trust</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 07:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marco Garripoli + Giulio The Bastard = TNT... anzi, no... F.O.A.D. Una lunga intervista ai due pilastri di una delle etichette italiane più attive, appassionate e veraci (nel senso di niente cazzate e solo roba buona). Li abbiamo interpellati per una lunga chiacchierata sul senso di fare un'etichetta così, sul come funziona e sullo stato delle cose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marco+giulio+max.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10006" title="marco+giulio+max" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marco+giulio+max.jpg" alt="" width="385" height="288" /></a>Direttamente dagli anni Ottanta &#8211; per chi c&#8217;era e ha ancora un po&#8217; di memoria &#8211; è tornata <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.foadrecords.it" target="_blank">F.O.A.D. records</a></span>, che i più grandicelli ricorderanno come la fanzine e tape label di Marco Garripoli di Torino. Da un po&#8217; di tempo il marchio è stato riattivato in pompa magna, oserei dire, grazie al sodalizio tra Marco e un altro big boss della scena italiana degli ultimi 20 anni: Giulio The Bastard dei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/cripple-bastards-frammenti-di-vita-recensione/" target="_blank">Cripple Bastards</a></span>.<br />
La loro forza, come label, è una brillante politica di ristampe di materiale del tempo che fu, con tanto di confezioni e packaging da leccarsi i baffi. Praticano la religione del vinile &#8211; di preferenza &#8211; ma non disdegnano ottime uscite su cd.<br />
Se non conoscete Marco e Giulio, godetevi questa intervista fiume, in cui emerge sia la loro schiettezza che la loro natura di veri guerrieri della causa. La parola a loro&#8230; [<em>nota: una versione liofilizzata di questa intervista è apparsa su Rockol; questa è l'intera chiacchierata</em>]</p>
<p><strong>F.O.A.D. è un marchio che i più &#8220;stagionati&#8221; ricordano attivo negli anni Ottanta, sopratutto come fanzine e per la produzione di alcuni nastri ormai divenuti di culto e che anticipavano l&#8217;ondata di ristampe dedicate all&#8217;hc italiano poi venuta molto dopo. Da dove nasce la scelta di riattivare il marchio e riprendere l&#8217;attività a pieno regime, dopo tanto tempo?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: Ciao Andrea, innanzitutto grazie per aver definito &#8221;di culto&#8221; i vecchi nastri della F.O.A.D. on tapes. La scelta nasce dall&#8217;esigenza di far riscoprire simili gioielli a circa 20 anni di distanza a chi purtroppo negli anni ha smarrito/venduto/prestato quei dischi o quelle registrazioni o per chi semplicemente era troppo piccolo, o addirittura non era ancora nato. Sarebbe stato davvero un peccato lasciare nel dimenticatoio alcune delle band uscite allora per la F.O.A.D., soprattutto secondo me le produzioni di gruppi italiani. Non dimentichiamoci che già negli anni &#8217;80 l&#8217;Italia era vista come una vera e propria miniera d&#8217;oro di nomi eccellenti (basta rispolverare qualche vecchia fanzine o rivista straniera di settore per rendercene conto).  Poi ovviamente la nostalgia di quegli anni ha avuto un ruolo determinante per la scelta delle <em>release</em>, ed ecco quindi che il marchio F.O.A.D. è tornato in vita dopo un lungo silenzio.</p>
<p><strong>Originariamente F.O.A.D. nasce negli anni Ottanta grazie all&#8217;impegno di Marco; come vi siete trovati e avete deciso di unire le forze? Tra l&#8217;altro Giulio è un altro pilastro della scena italiana, sia per ciò che fa a livello musicale coi Cripple Bastards, sia per la sua ormai pluridecennale attività con l&#8217;etichetta e il mailorder&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: E&#8217; stata una cosa molto spontanea: io avevo già fatto uscire una manciata di <em>release</em>, tra cui Blue Vomit cd e un paio di coproduzioni, avevo in ballo la ristampa (sempre su cd) degli Stinky Rats e abbiamo deciso di farla insieme. Con Giulio oltre ad un amicizia che ci lega fin dai primi anni &#8217;90 c&#8217;era già un ottimo rapporto di collaborazione con la sua band (Cripple Bastards) con cui lavoro ormai da anni come merchandiser/roadie e quindi tutto è venuto da sé. Ci siamo trovati e continuiamo a trovarci benissimo lavorando insieme. Inoltre Giulio aveva già un bel background in campo di etichette visto che con la sua EU 91 Serbian League aveva già fatto uscire delle ottime produzioni &#8211; e devo essere sincero, sono tante le cose che ho imparato e continuo a imparare grazie alla sua esperienza e professionalità. Ormai questo è diventato il nostro lavoro e probabilmente non sarebbe così per me, se non avessimo deciso di unire le forze sotto il nome della F.O.A.D.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Per me il discorso F.O.A.D. è stato sotto un certo senso un voler ripartire da zero. Ok c’era l’esperienza di 20 anni con un’altra etichetta, ma principalmente un senso di sfida con me stesso nell’aprire un nuovo capitolo rivedendo tanti errori del passato e riformulando un mucchio di idee che precedentemente avevo sviluppato male. Come dice Marco, questa collaborazione è nata in modo spontaneo, ci conoscevamo dagli anni ’90 quando lui aveva il negozio di dischi a Torino, abbiamo avuto modo di reincontrarci e unirlo alla famiglia Cripple sul discorso live e merchandising, poi la coproduzione di Stinky Rats, qualche investimento comune e da lì ha preso piede il tutto. La mia etichetta E.U.’91 Serbian League pur essendo di culto per determinate produzioni (Impact, Underage, 5° Braccio, alcuni demo di primi anni ’90, i due primi album dei Cripple Bastards ecc) si era incanalata in una dimensione troppo di nicchia e in alcuni difetti di “forma” coi quali non riuscivo più a convivere, per questo l’ho messa da parte – anche se il nome resta vivo su alcune coproduzioni (Nerorgasmo, Yacopsae ecc). Riattivare la F.O.A.D. mi è sembrato la cosa più sensata e nutrivo una stima immensa per le vecchie fanzine di Marco &#8211; che collezionavo, le sue tapes come Blue Vomit e Indigesti che ai tempi trovavo da Zabriskie Point e Rock &amp; Folk, insomma il nome F.O.A.D. mi è sembrato molto più attinente a questo discorso di ristampe tutte improntate sulla qualità, mentre E.U.’91 la vedo meglio come un’ala laterale da destinare piuttosto a produzioni grind o ultra-estreme (che erano d’altronde quello con cui sono partito). E tolti tutti questi discorsi il motivo che ci ha spinto a unire le forze è l’amicizia che c’è da sempre.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marco+giulio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10005" title="marco+giulio" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marco+giulio.jpg" alt="" width="567" height="425" /></a><strong>Stampate molto vinile, ma non disdegnate il cd. Che tipo di criterio tenete per decidere il formato? Semplicemente la durata del materiale oppure avete altre discriminanti che influenzano la decisione?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Il vinile è sicuramente il supporto che prediligiamo sia perché ha coperto tutti gli anni in cui si è forgiata la nostra passione per l’hardcore e il metal, sia perché con il suo ritorno nell’ultimo decennio le fabbriche hanno notevolmente migliorato la qualità di stampa nel rapporto galvanica/resa su vinile che la scelta di materiali per la confezione, facendo sì che l’lp potesse veramente diventare IL supporto per rendere giustizia dalla A alla Z a una ristampa definitiva curata con passione. Parlo di copertine gatefold, una gamma enorme di finiture di stampa, scelta di cartoncini più elaborati rispetto a una volta&#8230; insomma lo standard si è alzato di tanto e per chi come noi è fanatico della qualità questo è un incentivo totale a optare per questo formato. Il cd viene messo in campo per ragioni di durata (esempio: tra le produzioni imminenti c’è un box di cinque cd dei Desecration!) o quando abbiamo abbastanza materiale (anche graficamente parlando) per poter realizzare qualcosa di più elaborato e collezionabile che si addica bene al digitale, o debba essere abbinato a un dvd, come è stato ad esempio il caso del cofanetto <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/nerorgasmo-box-set-foad-recensione/" target="_blank">Nerorgasmo</a></span> (che comunque uscirà anche in vinile) o i due ristamponi dei Wehrmacht con digipack e libretti a 20 pagine. In altri casi invece stampiamo su cd semplicemente per una richiesta specifica della band.</p>
<p><strong>Mi colpisce molto in positivo il fatto che abbiate scelto di occuparvi di thrash e hardcore, due generi che a metà anni Ottanta oggettivamente avevano molti punti di contatto e a livello più underground viaggiavano spesso a braccetto (ai concerti capitava di vedere commistioni di thrasher e hardcorer sotto al palco, ma anche sopra). Questa è una cosa che poi nei Novanta si è un po&#8217; persa. Come è stata accolta questa vostra idea?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: Guarda, come dici giustamente tu, questi due generi (hardcore e thrash) negli anni &#8217;80 andavano a braccetto, e io stesso ascoltavo dal punk hc più grezzo al metal più veloce e &#8221;capellone&#8221;. Ne sono prova i vecchi numeri della fanzine F.O.A.D.: già dalle prime uscite (il primo numero è datato estate 1986) sulle pagine della fanza potevi trovare articoli, interviste o recensioni che andavano dai Dead Kennedys ai Vulcano, dai Negazione agli Slayer, dai Final Conflict agli Schizo&#8230; perché questo era ciò che ascoltavo in quegli anni. Non si facevano troppe distinzioni. Poi ovviamente c&#8217;erano gruppi che inevitabilmente piacevano per forza agli amanti di entrambi i generi (vedi per esempio i Wehrmacht o Cryptic Slaughter o anche i nostrani Jester Beast&#8230;), gruppi con un suono metal ma con un attitudine hardcore. Tutto veniva visto in modo molto naturale e mai forzato.  Il voler mantenere vivo questo aspetto è semplicemente uno specchio della nostra attitudine e di cosa continuiamo ad ascoltare dopo tutti questi anni.  A mio parere il più delle volte l’uso/abuso di etichette inutili non fa altro che dividere ancora di più quello che già è una scena underground, quindi per forza di cose già ristretta. Ma un buon 80% dei nostri clienti abbiamo visto che compra della F.O.A.D. sia l&#8217;uscita del gruppo punk sia quella del gruppo death-thrash, quindi vuol dire che la cosa è gradita, e questo non può che farci un enorme piacere.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Sì se nei Novanta si è un po’ persa, nei 2000 e passa è completamente scomparsa, malgrado oggi ci sia questo revival di metal/punk e affini, seguito però senza neanche capire da cosa derivi. L’intenzione di partenza da quando abbiamo iniziato questo progetto era di dedicarci a tenere in vita quelle sonorità e quello spirito che coincideva con gli anni nei quali è esplosa la nostra passione per il genere, e in quel periodo c’era una commistione perfetta tra il metal e l’hc, sia a livello di unione di pubblico ai concerti e nei punti di ritrovo che, come dice Marco sulle fanzine, sulla varietà di produzioni di determinate etichette e sul modo di suonare e rapportarsi ai generi di una miriade di band.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/sod.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10013" title="sod" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/sod-300x285.jpg" alt="" width="300" height="285" /></a>Quale è la ristampa impossibile dei vostri sogni? Il disco &#8211; o i dischi &#8211; che vorreste a ogni costo produrre, ma non riuscite a trovare il modo&#8230;</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: hehe&#8230; bella domanda! Guarda, ti direi che se non fosse già uscito quel grezzissimo (ed incompleto) bootleg cd (se chi l&#8217;ha fatto sta leggendo questa intervista: vergogna! Potevi fare almeno un lavoro decente!), mi sarebbe piaciuto fare uscire una bella release dei toscani C.C.M.,uno dei gruppi che ho più a cuore da quando ero ragazzino.  Li metto tra una delle uscite &#8221;impossibili&#8221; perché so che alcuni dei vecchi membri della band sono totalmente contro eventuali ristampe. Poi, oddio, se mai un giorno dovessero cambiare idea li aspetteremo a braccia aperte! Ci sarebbe poi un&#8217;altra band hardcore nostrana (molto, molto conosciuta&#8230;), ma per questa vogliamo ancora incrociare le dita e quindi preferisco non fare il nome&#8230; hahaha!<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Da un lato considero un sogno impossibile realizzato il fatto che <a href="http://shop.scareystore.com/product_info.php?products_id=8434" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">stiamo ristampando i demo dei S.O.D</span></a>.… quando ne ho parlato la prima volta con Dan Lilker mi aspettavo uno sputo in un occhio e invece alla fine è andata in porto. Altri nomi per scaramanzia non ne faccio, condivido quelli che ha detto Marco e in più come fissa personale aggiungo che mi piacerebbe tantissimo ristampare i mitici Bloodcum di John Araya e tanta altra roba della super-controversa Wild Rags Records.</p>
<p><strong>Una domanda legata a Internet: come vi ponete nei confronti della Rete, della libera circolazione della </strong><strong>musica senza controlli e del download? Pensate sia un danno per una label così specializzata e per appassionati come la vostra?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Sì è un danno totale, ha abbattuto pesantemente le vendite, distrutto la passione per il vinile e creato una confusione enorme tra le nuove generazioni che pescano alla cazzo da download in rete e sviluppano una cognizione completamente irreale e sfasata sui generi e su come si siano sviluppati. Nel periodo del tape trading c’era una fame enorme verso nuove band, voglia di scoprire e avere una conoscenza il più estesa e dettagliata possibile, oggi c’è questa faciloneria da compilation per iPod che disperde nel nulla quello che un tempo ha avuto effettivamente valore. Per un’etichetta come la nostra è indubbiamente un ostacolo gigantesco.</p>
<p><strong>Come vi muovete in pratica quando individuate del materiale che vorreste pubblicare? E&#8217; difficile contattare le band? E &#8211; soprattutto &#8211; avete mai avuto difficoltà con qualcuno che non era interessato a vedere del vecchio materiale ristampato?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: In questi primi due anni di ri-attività della F.O.A.D. noto che il punto di forza principale nel realizzare una ristampa siano i ganci tramite amici, vecchie conoscenze, gente che conoscevamo da quel periodo ecc ecc.. sembra antiquato ma la formula vincente è contattare “a gancio”. Da un lato Marco e i contatti/amicizie che si portava dietro dagli anni ‘80/’90, dall’altro quelli che arrivano da me sia grazie ai Cripple Bastards che al fatto che comunque già con l’E.U.’91 Serbian League mi occupavo di ristampe e conoscevo tanti personaggi chiave dell’hardcore/thrash anni ’80. Poi da un contatto si arriva a un altro contatto e si crea un network esteso di persone che ti permettono di arrivare a band magari sciolte da oltre 20 anni. È anche abbastanza appassionante e avventuroso come lavoro, implica purtroppo tempistiche estremamente lente, pazienza infinita, l’incanalarsi spesso su binari morti ecc.  Difficoltà con band non interessate o semplicemente indifferenti al discorso ce ne sono state, è il motivo principale di quando vedi una nostra uscita annunciata restare ferma per anni.. Un altro classico sono i personaggi che spuntano dal nulla e in un attimo ti mettono in gioco un bordello di opportunità e poi da un giorno all’altro ri-scompaiono del tutto senza spiegazioni.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marcofoad.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10011" title="marcofoad" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marcofoad-300x225.jpg" alt="" width="378" height="283" /></a></strong><strong>Spiegate chiaramente nel vostro sito che non avete interesse unicamente nel campo delle ristampe, ma cercate anche band contemporanee. Avete qualcosa in cantiere?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: Sì,diciamo che siamo anche aperti a band contemporanee, ce ne sono alcune davvero valide (non moltissime purtroppo, ma qui mi sa che entra in gioco nuovamente la nostalgia di quello che più ci piaceva negli anni passati&#8230;).  Purtroppo il problema sta nel tempo e nell&#8217;investimento: abbiamo già molte uscite previste per la fine 2011 e tutto il 2012 e ci risulta difficile star dietro a tutto. In cantiere c&#8217;è più di una band, ma proprio per non fare l&#8217;errore di annunciare una <em>release </em>che magari verrà alla luce fra mesi e mesi preferiamo aspettare ancora un po’.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Non è mai detta l’ultima parola, se riusciamo a velocizzare e smaltire determinate uscite in progetto nei prossimi mesi, forse troveremo anche lo spazio per pubblicare qualche band odierna. Chiaramente è abbastanza difficile trovare qualcosa che corrisponda al nostro gusto e al discorso su cui è impostata l’etichetta, ma siamo sempre aperti a ogni proposta e ascolto.</p>
<p><strong>F.O.A.D., ai sui esordi più di 20 anni orsono, era legata anche all&#8217;omonima fanzine. Quel discorso è definitivamente chiuso? Non vi è mai venuta l&#8217;idea di riprendere a pubblicare? Oppure magari di fare una raccolta antologica dei numeri usciti?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: Non ti nascondo che ogni tanto mi piacerebbe riprendere il discorso della fanzine cartacea, ma proprio come una volta quindi con tanto di fotocopie, forbici, colla e macchina da scrivere, anche se un po&#8217; mi verrebbe da ridere perché mi sentirei come catapultato indietro di circa 25 anni da una macchina del tempo. Purtroppo anche lì dal dire &#8221;Ora si ricomincia!&#8221; al trovare il tempo necessario per farlo passerebbero anni, magari. Più persone mi ha fatto questa domanda, sia legata alla pubblicazione di nuovi numeri della fanza, sia a un&#8217;eventuale raccolta antologica dei numeri usciti (sette in tutto), ma per il momento no. In futuro chissà. Ci sarà sì la prima uscita della F.O.A.D. edizioni, ma non sarà di una raccolta delle mie vecchie fanzines, bensì di un libro in edizione limitata sui lavori, disegni, foto, manifesti ecc di Luca Abort. Abbiamo circa 300 scansioni già pronte&#8230;</p>
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		<title>Generazione Razor</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 14:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scum, hate rock, punk &#038; metal made in Baggio. Se GG Allin avesse mangiato risotto allo zafferano e bevuto Bonarda si sarebbe chiamato Razorboy. E noi l'abbiamo intervistato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/razorboy.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9069" title="razorboy" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/razorboy.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><a href="http://www.reverbnation.com/razorboyhaterock" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Razorboy</span></a> ha il physique du rôle del trafficante d’armi ceceno &#8211; questo basterebbe a fargli guadagnare di diritto un posto sotto vetro, nella bacheca dei rocker duri e puri. Si aggiunga un innato disgusto per gli Stooges &#8211; in un&#8217;epoca in cui tutti si sciacquano la bocca con l’ormai super coccolata combriccola di Iggy &amp; soci &#8211; e, per finire, un viscerale trasporto ai confini con il patologico per lo scum rock, da GG Allin in giù.</p>
<p>Lo incontro nel cuore di Baggio vecchia, nella Milano bonificata ma un tempo decrepita e malfamata &#8211; dove crimini e misfatti si sono consumati fino a qualche anno fa. Ora la zona gode di buona salute, intaccata solo a tratti dalle bottiglie spaccate fuori dal locale gothic dark Zoe e dai decibel sparati dal “ragazzo rasoio” che abusa a manetta dei Pantera, duellando con il vicinato per scacciarne i fantasmi karaokiani.<br />
Mi accoglie stravaccato sul suo divano di pelle, con la barba incolta, due lenti affumicate a coprire i segni di chissà quante notti insonni e un&#8217;improbabile camicia hawaiana teschiata. Sorseggia whiskey d’annata e lo stereo rigurgita le tracce della sua ultima fatica, <em>Chainsaw Gutsfuck</em>.</p>
<p><strong>Sei orgoglioso dell’uscita del tuo disco anche negli States   ?</strong><br />
Più che per il fatto di dove fisicamente sia uscito il disco, sono contento dell’etichetta discografica&#8230; è la Mystery School records, di proprietà del bassista degli Antiseen &#8211; il mio gruppo preferito. Avevano già sentito alcuni brani del mio EP di tributo a GG Allin ed era piaciuto, quindi, appena finito il mixaggio di <em>Chainsaw Gutsfuck</em> ho mandato il tutto a sentire&#8230; piacuto, approvato, fatto assieme.</p>
<p><strong>Il suono  di <em>Chainsaw</em> sembra un ibrido tra i Ramones e i Motorhead: quanto è consapevole questa scelta?<br />
</strong>Qualsiasi gruppo pseudo-intellettuale e ben vestito ti direbbe che il loro suono non è influenzato da nessuno e che i pezzi vengono così, in base al loro stato cosmico o cazzate del genere&#8230; io ti dico: “esatto”. In effetti il mio scopo era quello di unire le due cose, la potenza dei Motorhead con le strutture semplici e classiche che hanno caratterizzato le canzoni dei Ramones in tutti i loro dischi. Di fatto volevo creare un punto di incontro tra il punk e il metal.</p>
<p><strong>I tuoi brani, seppur molto ruvidi e potenti, mantengono anche nei momenti più duri un imprinting melodico; in che meandro di Razor si cela questo amore per i neomelodici?</strong><br />
Sono attratto dalle canzoni melodiche. Non sono abbastanza intelligente per ascoltare musica complicata, la canzone deve aver ritornelli orecchiabili, sennò non mi prende, non mi rimane in testa e quindi me ne dimentico. Solo che alla melodia amo aggiungere suoni ruvidi, cantati gutturali e testi senza alcun spessore. Potenza e semplicità, un po’ il discorso di prima&#8230; Motorhead e Ramones!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/razorbath.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9072" title="razorbath" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/razorbath.jpg" alt="" width="367" height="244" /></a>Il tuo disamore per gli Stooges è soltanto una provocazione o per te c’era davvero qualcosa di marcio nella Detroit fine anni Sessanta?<br />
</strong>Tasto dolente: prima o poi qualcuno mi spara&#8230; hahahaha! Sinceramente è solo una questione di gusti. E non mi stanno neanche simpatici. Ma al di là di questo, non mi piacciono proprio e non lo dico certo per provocare qualcuno (però se avessi detto che non mi piacciono i Dire Straits, nessuno avrebbe fatto polemica). Come disse Madonna parlando dei Beatles: “Non mi sono mai piaciuti, è forse una colpa?”</p>
<p><strong>Cosa puoi dirci della splendida copertina del tuo lavoro?</strong><br />
E&#8217; stata fatta da una bravissima illustratrice di nome Gnubby. Io le ho detto solo cosa più o meno volevo: di fatto è tutta opera sua! Rappresenta un tipo che taglia a pezzi un po’ di gente con una motosega, ovvero: <em>Chainsaw Gutsfuck&#8230;</em></p>
<p><strong>Cosa pensi del fatto che ormai l’immaginario rock è così ripulito e fighetto? Voglio dire&#8230; la tossicità ha cambiato strada. Non pensi sia un po’ rivoltante il fatto che ormai siano i preti a indirizzare gli adolescenti al rock per tenerli lontani dai guai?<br />
</strong>Ah, non so, non frequento tanto l’ambiente dei preti, quindi a me di dischi rock non me ne hanno fatto sentire nemmeno uno&#8230; una volta però un poliziotto mi ha regalato un cd dei Van Halen. Tutto qui. Sinceramente non ho una mia idea a riguardo, non mi interessa e quindi non mi pongo nemmeno il problema.</p>
<p><strong>Hai in mente un tour promozionale a breve?</strong><br />
Per ora solo la presentazione del disco il 24 settembre al TNT di Milano, ma sicuramente poi farò un giretto per locali d’Italia/Europa per cercar di vendere qualche cd!</p>
<p><strong>Sei l’unica persona che ho visto tracannare del centerbe (80% alcool!) come fosse acqua piovana: dove è il trucco?</strong><br />
Devo digerire dopo cena e il mio stomaco va un po’ a rilento&#8230;</p>
<p><center><img style="visibility:hidden;width:0px;height:0px;" border=0 width=0 height=0 src="http://c.gigcount.com/wildfire/IMP/CXNID=2000002.0NXC/bT*xJmx*PTEzMTUwNDA5NjA3MTQmcHQ9MTMxNTA*MDk3NDcxMyZwPTI3MDgxJmQ9cHJvX3BsYXllcl9maXJzdF9nZW4mZz*xJm89/YmZjZDhhNjg4ZGNmNDI2ZDg5NTc2OTU*ZDUyOTFjZmEmb2Y9MA==.gif" /><object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" width="262" height="200"><param name="movie" value="http://cache.reverbnation.com/widgets/swf/40/pro_widget.swf?id=artist_1695397&#038;skin_id=PWAS1002&#038;border_color=000000&#038;auto_play=false&#038;shuffle=false&#038;song_ids=9280254"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><param name="allowNetworking" value="all"></param><param name="allowfullscreen" value="true"></param><param name="wmode" value="opaque"></param><param name="quality" value="best"></param><embed src="http://cache.reverbnation.com/widgets/swf/40/pro_widget.swf?id=artist_1695397&#038;skin_id=PWAS1002&#038;border_color=000000&#038;auto_play=false&#038;shuffle=false&#038;song_ids=9280254" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowNetworking="all" allowfullscreen="true" wmode="opaque" quality="best" width="262" height="200"></embed></object><br/><img style="visibility:hidden;width:0px;height:0px;" border=0 width=0 height=0 src="http://www.reverbnation.com/widgets/trk/40/artist_1695397//t.gif" /></center></p>
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		<title>In metalcore we trust</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 15:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[We Sink: thrash &#038; hardcore senza compromessi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/ws.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8925" title="ws" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/ws.jpg" alt="" width="277" height="277" /></a>We Sink &#8211; s/t (Chorus of One, 2011)</strong></p>
<p>Una giovane band di Parma &#8211; nata nel 2010 &#8211; che ha all&#8217;attivo un ep di quattro brani intitolato <em>Old Stories</em> e ora esce con un arrapantissimo 10&#8243; (il formato più porno che la mente umana abbia mai concepito, per quanto mi riguarda) per Chorus of One.</p>
<p>L&#8217;artwork in bianco e nero, con un teschiazzo d&#8217;ordinanza, evoca suggestioni political punk alla Discharge/Doom e fiorellini simili; in realtà il sound dei <a href="http://www.myspace.com/wesink"><span style="text-decoration: underline;">We Sink</span></a> è molto più radicato nell&#8217;ondata hardcore metal di metà anni Novanta: un hc durissimo, scuro e chitarroso, con importanti sconfinamenti nel thrash-core e nel thrash. Roba macho, muscolare e taurina, che evoca circle pit, pogo stile palestra di pugilato e stagediving da rianimazione.</p>
<p>Onestamente non è ciò che ascolto, né quando questa roba era in auge la ascoltavo&#8230; però si riconosce il germe del sacro fuoco, per cui di sicuro la band è (o sembra decisamente) sincera. <em>True till death</em>, come si diceva una volta. Oltre che compatta, incazzata e credibile.<br />
Ecco, mi sovviene che sarebbe interessante leggere i testi, visto che non è chiarissimo di cosa parlino&#8230; per il resto, se l&#8217;hardcore meticciato col thrash è la vostra perversione preferita, questi giovani fanno per voi.</p>
<p><center><iframe width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/gi_1nQuf4Qs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Everything went Robanera</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 14:52:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Black Flag + Saint Vitus + Obsessed = Robanera. Gruppo bomba e non si discute]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/robanera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7387" title="robanera" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/robanera.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Robanera &#8211; s/t (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>E&#8217; incredibile come girando in Rete io non abbia trovato praticamente nessuna traccia dei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/robanera">Robanera</a></span>, eccetto la loro pagina Myspace. Non una recensione, un&#8217;intervista, una segnalazione&#8230; beh, cara la mia &#8220;critica&#8221; musicale italiana, hai cannato, cappellato, sbagliato, pestato un merdone.</p>
<p>Va bene confesso che &#8211; anche se mi bullo e faccio il brillante &#8211; ho comunque scoperto solo casualmente la band; ma detto questo è innegabile che basta un grammo di curiosità per rendersi conto di quanto i Robanera meritino e siano un gruppo peculiare, soprattutto in questo momento storico. Quindi il concetto resta il medesimo: informatevi, ascoltateli, parlate di loro. Cazzo.</p>
<p>&#8220;E da cosa deriva cotanto entusiasmo, di grazia?&#8221; vi starete domandando&#8230; è presto detto: provate a immaginare una versione più lo-fi, acida (e meno autoreferenziale) dei <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/stevie-chick-spray-paint-the-walls-libro-recensione/"><span style="text-decoration: underline;">Black Flag</span></a> dell&#8217;ultimo periodo miscelata a succo di <a href="http://www.myspace.com/stvitus"><span style="text-decoration: underline;">Saint Vitus</span></a> e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/04/obsessed-documentario/">Obsessed</a></span>; marinate il tutto in una dama di vino rosso da 13 gradi almeno e via, il gioco è fatto: avrete questo cd con otto brani di ottimo sludge core/proto-doom pesante come un cingolato sovietico e nero come la ruggine più infetta, raschiata da carcasse metalliche improbabili.</p>
<p>Lo schema è minimale, ma di quelli rischiosi: riff a martello su tempi per lo più rallentati, con stop &amp; go per creare la tensione e cantati disperati (con testi di poche parole: ho trovato eccezionale questa cosa&#8230; il testo del brano &#8220;Robanera&#8221; è composto solo e unicamente da tre vocaboli, per fare un esempio). Il margine per cadere nella banalità da tredicenni pseudometallari è altissimo, ma è proprio qui che emerge la stoffa di questi ragazzi, che vanno ad attingere in quel medesimo pozzo putrescente e pulsante da cui pescarono i loro numi ispiratori.</p>
<p>Se la sacra triade di cui sopra vi dice qualcosa, sapete cosa fare. Anzi, cosa dovete fare. Robanera.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/1MO96U35fhM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Obsessed by the Obsessed</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 16:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Please enjoy the first video post, weirdo bizzarro in doom-o-rama. Il documentario sugli Obsessed del 1994, in tutta la gloria dell'analogico riversato in digitale. Tre parti, versione integrale, direttamente dal Tubo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/ob.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7133" title="ob" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/ob.jpg" alt="" width="250" height="250" /></a>Qui il metal d&#8217;annata, quello sanguigno, minimale e &#8220;storico&#8221; ci piace. E parecchio.<br />
Gente come gli <a href="http://www.myspace.com/theobsesseddoom"><strong>Obsessed</strong></a>, per esempio, padrini del sound doom, eroi sfigati, perdenti con capelli lunghi e chitarre ruggenti.</p>
<p>E allora, grazie al solito provvidenziale Youtube, godiamoci un mini-documentario proprio sugli Obsessed di <a href="http://scottweinrich.com/"><strong>Wino</strong></a>; si tratta di un oggettino ormai vintage, uscito su VHS nei primi anni Novanta, frutto di uno sforzo della Columbia che voleva promuovere la band dopo la reunion.<br />
Il disco (<em>The Church Within</em>) però non vendette e il gruppo venne scaricato. Con buona pace dei membri che si divisero andando incontro ad altre avventure musicali.</p>
<p>Eccolo, nella gloria del formato analogico riversato in digitale.<br />
Fate attenzione a Rollins, che è sempre fonte di aneddoti.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="550" height="443" src="http://www.youtube.com/embed/8fYLPKUamg8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="550" height="443" src="http://www.youtube.com/embed/Qi4YhOKwjkY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="550" height="443" src="http://www.youtube.com/embed/kWSturap3lA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Torino glam punk city</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/03/hollywood-killerz-dead-on-arrival-recensione/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 17:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hollywood Killerz &#8211; Dead On Arrival (logic(il)logic, 2011)
A dispetto di un nome da classe differenziale, gli Hollywood Killerz di Torino spaccano davvero. Ci sanno fare e il glam punk lo maneggiano con la padronanza consumata di chi l&#8217;ha molto studiato, ma anche praticato e &#8211; perché no &#8211; vissuto.
Il piatto che questi rocker della Motor City piemontese offrono è dei più classici, ma non per questo meno gustoso o apprezzabile. Anzi, è un piacere ascoltarli, in tutto il loro fervore filologico e nella loro perfetta riproposizione di un genere quasi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/holyywood.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6941" title="holyywood" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/holyywood.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Hollywood Killerz &#8211; <em>Dead On Arrival</em> (logic(il)logic, 2011)</strong></p>
<p>A dispetto di un nome da classe differenziale, gli <a href="http://www.hollywoodkillerz.net/"><strong>Hollywood Killerz</strong></a> di Torino spaccano davvero. Ci sanno fare e il glam punk lo maneggiano con la padronanza consumata di chi l&#8217;ha molto studiato, ma anche praticato e &#8211; perché no &#8211; vissuto<span id="more-6939"></span>.</p>
<p>Il piatto che questi rocker della Motor City piemontese offrono è dei più classici, ma non per questo meno gustoso o apprezzabile. Anzi, è un piacere ascoltarli, in tutto il loro fervore filologico e nella loro perfetta riproposizione di un genere quasi antico, ma sempre vivo e vegeto.<br />
Non s&#8217;inventano nulla, dunque, ma bene così. Pensate alla progenie di rockettari stradaioli con animo punk che inizia coi New York Dolls e finisce con gli Hanoi Rocks; in mezzo metteteci anche i dinosauri come Motley Crue e Guns n&#8217;Roses, ma anche fantastici perdenti come Dogs D&#8217;amour, Motorcycle Boy e Demolition 23.</p>
<p>Risultato finale? Un bell&#8217;album che è intriso di anni Ottanta, di Sunset Boulevard, di sogni infranti sui banconi dei locali più fottuti di Los Angeles, di pompini nei cessi, di birra scadente&#8230; e di tutta la mitologia epica che circonda il rock&#8217;n'roll.<br />
La maggior parte dei brani hanno riff noti, di quelli che potrebbero essere tranquillamente citazioni di citazioni, ma è una delle regole del gioco: il rock&#8217;n'roll si rigenera e si tiene in vita proprio autocitandosi e riciclandosi. Ovviamente per far bene questa roba ci vuole un po&#8217; di talento e di gusto, e gli Hollywood Killerz dimostrano di averlo. Forse hanno qualche lieve caduta quando si immedesimano un po&#8217; troppo nel lato glam metal e mettono in secondo piano la componente punk-stradaiola (come dire&#8230; i Motley Crue a me han sempre fatto cagare!), ma sono dettagli. E soprattutto questioni di gusto.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="334" src="http://www.youtube.com/embed/u8uAHyDmcBg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Il sovrano è nudo</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 14:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Sovran &#8211; No Song For a Non-Generation (logic(il)logic, 2011)
Pare abbiano iniziato nel 1997 come formazione dedita a un sound motorheadiano e venomiano, questi Sovran. Ora, dopo varie traversie, si può tranquillamente dire che di Venom e Motorhead non conservano neppure il ricordo, essendosi spostati verso un glam-punk-sleaze-rock di buona fattura, ma dal sapore standard come una sottomarca della Coca Cola.
Chiariamoci: i ragazzi sanno perfettamente il fatto loro e interpretano il punk-glam con padronanza. Ma lo fanno da ottimi mestieranti, riproponendo stilemi, idee, riff, strutture e coloriture classiche, ampiamente già ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/sovr.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6836" title="sovr" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/sovr.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Sovran &#8211; <em>No Song For a Non-Generation</em> (logic(il)logic, 2011)</strong></p>
<p>Pare abbiano iniziato nel 1997 come formazione dedita a un sound motorheadiano e venomiano, questi <a href="http://www.myspace.com/thesovran"><strong>Sovran</strong></a>. Ora, dopo varie traversie, si può tranquillamente dire che di Venom e Motorhead non conservano neppure il ricordo, essendosi spostati verso un glam-punk-sleaze-rock di buona fattura<span id="more-6822"></span>, ma dal sapore standard come una sottomarca della Coca Cola.</p>
<p>Chiariamoci: i ragazzi sanno perfettamente il fatto loro e interpretano il punk-glam con padronanza. Ma lo fanno da ottimi mestieranti, riproponendo stilemi, idee, riff, strutture e coloriture classiche, ampiamente già sentite e sfruttate. Insomma, a dispetto di alcune recensioni che li incensano con gli aggettivi &#8220;fresco&#8221; e &#8220;personale&#8221;, io sinceramente non me la sento di spingermi fino a lì&#8230; anche perché questo genere fresco e personale non può esserlo più o meno da una ventina d&#8217;anni o forse più.</p>
<p>Tra le loro influenze i The Sovran citano Motorhead, Killing Joke, Turbonegro, Warrior Soul e Iggy Pop; io aggiungerei abbondantissime dosi di sleaze rock/glam metal anni Ottanta, dai Crue ai Faster Pussycat, passando per tutta la progenie del Sunset Strip cotonato e glitterato. Il tutto per un risultato più che buono, divertente, succoso&#8230; e senza dubbio non memorabile. Ma in fondo chi se ne frega: io sono convinto che siano band con questo spirito a tenere viva la fiamma del rock&#8217;n'roll: i cosiddetti innovatori spesso sono solo pretenziosi e di solito sono solo arroganti e insignificanti. E&#8217; grazie band così, sanguigne e oneste, che la fiamma del rock continua a bruciare. Perché la nostra musica non ha bisogno solo dei dinosauri che riempiono palazzetti e stadi, ma soprattutto degli onesti e instancabili lavoratori che si fanno il culo nei locali zozzi, suonando i cari vecchi riff di sempre come se non ci fosse un domani.</p>
<p>E allora grazie The Sovran. Continuate così. L&#8217;importante è che lo facciate per il rock&#8230; e non pensando di essere chissà che speciale novità sulla faccia della Terra.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/I3dggeFSXXI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>L&#8217;indie rock mi fa vomitare</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 07:25:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chaos Conspiracy &#8211; Indie Rock Makes Me Sick (Andromeda/Alkemist Fanatix)
Che trip. E in accezione positiva, sia ben chiaro. Questi italianissimi Chaos Conspiracy (alla loro seconda prova sulla lunga distanza) suonano un polpettone straniante di generi &#8211; dal post hardcore al metal, dal noise alla psichedelia, dal nu metal al crossover, dal jazz allo space rock &#8211; e scelgono di non avere voce. Musica strumentale, quindi, ma tesa, cangiante, claustrofobica e melodica al contempo&#8230; mi hanno ricordato i misconosciuti &#8211; e antichi &#8211; Blind Idiot God, che erano 100% metal free ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/11/COVER-CHAOS-FRONT.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5836" title="COVER CHAOS FRONT" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/11/COVER-CHAOS-FRONT.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Chaos Conspiracy &#8211; <em>Indie Rock Makes Me Sick</em> (Andromeda/Alkemist Fanatix)</strong></p>
<p>Che trip. E in accezione positiva, sia ben chiaro. Questi italianissimi <a href="http://www.myspace.com/chaosconspiracyband"><strong>Chaos Conspiracy</strong></a> (alla loro seconda prova sulla lunga distanza) suonano un polpettone straniante di generi &#8211; dal post hardcore al metal, dal noise alla psichedelia, dal nu metal al crossover, dal jazz allo space rock &#8211; e scelgono di non avere voce<span id="more-5832"></span>. Musica strumentale, quindi, ma tesa, cangiante, claustrofobica e melodica al contempo&#8230; mi hanno ricordato i misconosciuti &#8211; e antichi &#8211; <a href="http://www.ondarock.it/pietremiliari/blindidiotgod_blind.htm"><strong>Blind Idiot God</strong></a>, che erano 100% metal free ma sposavano un approccio eclettico e senza regole proprio come i nostri tre beneventani.</p>
<p>E&#8217; difficoltoso descrivere il florilegio di pieghe e direzioni che gli 11 brani di <em>Indie Rock Makes Me Sick</em> (grande titolo, peraltro) prendono &#8211; e forse è il più grande pregio del lavoro: è chiaro che non è musica fighetta, è roba sofferta e scura, ma non è neppure la solita esplosione di rabbia da hardcorer da salotto o da metallari del venerdì sera. Qui c&#8217;è un solido sostrato di cultura musicale e grandi influenze, oltre a un concept ben preciso. E, mi si permetta di dirlo, alla fine questo disco si trova a incarnare molte delle più interessanti virtù primigenie del concetto di indie - nel senso di rock fuori dagli schemi del business, invendibile nei circuiti commerciali, egoista e intransigente, di rottura, sperimentale. Certo, poi l&#8217;indie dai Novanta è diventato un&#8217;altra faccenda: storie da MTV e Rolling Stone, ma non è semrpe stato questo.</p>
<p>Per cui&#8230; fanculo all&#8217;indie, evviva l&#8217;indie. E lunga vita ai Chaos Conspiracy.</p>
<p><center><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2DAYA6bgdtw?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/2DAYA6bgdtw?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></center></p>
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		<title>Niente polvere negli occhi</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 15:32:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dustineyes]]></category>
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		<category><![CDATA[rock'n'roll]]></category>
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		<description><![CDATA[Dustineyes &#8211; Bullet For My Generation (logic(il)logic, 2010)
Una cosa è certa: a dispetto del nome, i varesotti Dustineyes fanno tutto eccetto che gettare polvere negli occhi per fregarti. Perché ti schiaffano subito &#8211; e senza troppi convenevoli &#8211; sotto al naso il loro metal rock&#8217;n'roll punkizzato, che odora di birre al doppio malto, sudore e valvole di Marshall.
E&#8217; una buona band, questa, che decisamente non ha timore o falsi pudori nel mostrare le proprie influenze nella musica che suona. A tal proposito i Dustineyes stessi citano come ispiratori Motorhead, W.A.S.P., ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/dustin.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5468" title="dustin" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/dustin.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Dustineyes &#8211; <em>Bullet For My Generation</em> (logic(il)logic, 2010)</strong></p>
<p>Una cosa è certa: a dispetto del nome, i varesotti <strong><a href="http://www.myspace.com/dustineyes"><strong>Dustineyes</strong></a></strong> fanno tutto eccetto che gettare polvere negli occhi per fregarti. Perché ti schiaffano subito &#8211; e senza troppi convenevoli &#8211; sotto al naso il loro metal rock&#8217;n'roll punkizzato<span id="more-5465"></span>, che odora di birre al doppio malto, sudore e valvole di Marshall.</p>
<p>E&#8217; una buona band, questa, che decisamente non ha timore o falsi pudori nel mostrare le proprie influenze nella musica che suona. A tal proposito i Dustineyes stessi citano come ispiratori Motorhead, W.A.S.P., Misfits, Motley Crue, Damned, Ramones e Backyard Babies. Ed è decisamente la verità, per un risultato che ha non poco in comune con alcune band della seconda ondata di rock&#8217;n'roll nordeuropeo di fine anni Novanta/inizio anni Duemila.</p>
<p>C&#8217;è da dire che &#8211; decisamente &#8211; il gruppo viaggia meglio e spiana culi con beffarda indifferenza nelle frazioni più hard-punk, mentre si percepisce un po&#8217; di risacca quando il metallo prende il sopravvento &#8211; con i riffoni ultrastoppati, gli stacchi pachidermici e qualche assolazzo effettato prelevato direttamente dal manuale del perfetto chitarrista metal anni Ottanta.</p>
<p>Alla fine della fiera cosa abbiamo? Un disco non memorabile, ma anche la promessa di live show divertenti e ignoranti come piacciono a noi, energetici e a prova di alcolimetro (nel senso che lo fanno esplodere alla prima soffiata). Per cui, per quanto mi riguarda, spero di vederli dal vivo presto, mentre per promuoverli a pieni voti nella dimensione di studio aspetto un&#8217;ulteriore prova.</p>
<p>Rock on&#8230;</p>
<p><center><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/OBWUibQfNwA?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/OBWUibQfNwA?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></center></p>
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