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	<title>Black Milk Magazine &#187; MC5</title>
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		<title>I&#8217;m Loose</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 07:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo album dei marchigiani Loose è una bomba di rock australiano-detroitiano. Oltre a recensirlo, abbiamo intervistato la band: gente con le palle, che suona contro tutto e tutti. Enjoy]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9965" title="loose" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Loose &#8211; <em>Dodge This!</em> (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Se qualcuno mi chiedesse qual è il gruppo italiano che incarna più totalmente lo spirito del rock&#8217;n'roll perdente &#8211; quello che puzza di piscio-vicoli-benzina-sangue-coagulato, quello che sembra nato nelle vie più infami di Detroit e di Sydney, quello figlio dei paria come i fratelli Asheton, Fred Sonic Smith, Wayne Kramer e Rob Younger &#8211; beh, la mia risposta sarebbe senza esitazione: <a href="https://www.facebook.com/pages/LOOSE/325658743284?sk=wall" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Loose</span></a>.<br />
Loro sono in giro da un bel po&#8217; di anni, sempre pronti a sbattere la testa contro al muro, a pubblicare dischi pazzeschi a cui &#8211; inspiegabilmente &#8211; sembra non fottere un cazzo a nessuno (certo magari per voi è più figo&#8230; Guitar Wolf? Oppure l&#8217;ennesimo gruppo pseudo-garage di ragazzuoli danarosi nordeuropei? O ancora qualche sessantenne che viene a farsi le vacanze in Italia con reunion da geriatrico? Miserabili&#8230; avete la merda nel cervello, ve lo devo dire).<br />
La loro ultima fatica è intitolata <em>Dodge This!</em>, ed è un vero pugno in faccia, un disco di rock&#8217;n'roll/punk australiano al 100%, se non fosse che arriva dalle Marche e i nomi di chi suona sono italianissimi. Un album senza compromessi, fedele allo spirito che tanti amano, ma pochissimi hanno saputo &#8211; negli ultimi 30-40 anni &#8211; interpretare e trasmettere&#8230; se non resistete a gente come MC5, Radio Birdman, New Christs, Visitors, Stooges, New Order, Sonic’s Rendez-Vouz Band e magari anche Gang War, non potete rimanere indifferenti a <em>Dodge This!</em> &#8211; ma anche al resto della produzione dei Loose che, sia chiaro, non hanno mai cambiato genere e da una quindicina d&#8217;anni combattono sul campo, con il loro rock.<br />
In pratica, avete due opzioni. continuare a far finta di nulla e crogiolarvi nell&#8217;ignoranza e nel guano, oppure riconoscere la grandezza di questo gruppo, magari comprando questo e gli altri dischi usciti.<br />
Detto ciò, i Loose meritano senza dubbio uno spazio in cui esprimersi e raccontarsi, ed è così che li abbiamo intervistati via email. Il risultato di questa pseudochiacchierata potete leggerlo qui di seguito.<br />
Attenti e silenzio. E, se siete in zona Milano e città a tiro, <a href="https://www.facebook.com/events/188181097934607/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">venite a vederli il 9 dicembre al Lo-Fi</span></a>.</p>
<p><strong>Chiedere a una band di parlare dell&#8217;ultimo disco è sempre il modo più stupido e banale per iniziare un&#8217;intervista. Eppure nel caso di <em>Dodge This!</em> mi sembra quasi obbligatorio, perché è un disco travagliato, che ha rischiato di non vedere la luce&#8230; raccontateci le vicissitudini che ha avuto e &#8211; se ve la sentite &#8211; spiegateci perché un disco così valido non ha trovato una misera label disposta a farlo uscire (se pensiamo a tutta l&#8217;immondizia che viene pubblicata, vien quasi da incazzarsi a morte)&#8230;</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: <em>Dodge This!</em> è il disco della rivincita! (ridendo) Della serie: <em>Loose II &#8211; La vendetta!</em> Sottotitolo: <em>A volte ritornano!</em> Trama: Dopo avere rischiato l&#8217;estinzione, la bestia con un ultimo colpo di coda si riprende quello che le spetta! Bello eh? In realtà tutto questo è solo nella nostra testa e siamo ben consapevoli che lo spazio che spetta ai Loose nella storia del r&#8217;n'r è &#8220;molto circoscritto&#8221; (eufemismo) e che non sarà certo <em>Dodge This!</em> a cambiare questo destino. Intendiamoci: <em>Dodge This!</em> è, a nostro avviso, un cazzo di gran lavoro! Probabilmente il nostro miglior prodotto. Ma la storia del r&#8217;n'r la fanno band del calibro di Stooges, MC5, Radio Birdman, New Christs&#8230; comunque, un obiettivo ambizioso lo abbiamo anche noi: conquistare e conservare uno spazio nel cuore degli appassionati di r&#8217;n'r che dovessero , per caso o per intenzione, avvicinarsi alla nostra musica. Il lavoro a <em>Dodge This!</em> è durato tre anni. L&#8217;ultimo nostro disco, <em>Rock The Fuck On!</em>, era stato realizzato in una settimana. Eh sì, non ci piacciono le mezze misure. Tre anni nel nostro home studio/sala prove, affinché tutto nel disco fosse come era nella nostra mente, o lasciando che il brano si sviluppasse in corso d&#8217;opera, aggiungendo o sottraendo materiale a seconda dei casi. Tutto ciò con i limiti che l&#8217;home recording impone, naturalmente. Per il missaggio abbiamo saggiamente optato per la professionalità e l&#8217;esperienza di Davide Lenci al Red House studio, mentre per il mastering abbiamo voluto affidarci a qualcuno che conoscesse da vicino la materia da trattare, così abbiamo chiesto ad Ernie-O Mastering di Melbourne se voleva prendersene cura. A disco pronto, entusiasti del buon risultato, abbiamo cominciato a selezionare delle label che pensavamo potessero essere interessate a pubblicare il disco. Vista la precedente esperienza con <em>Rock The Fuck On!</em>, quando avevamo spedito cd in lungo e largo per tutto il globo senza ottenere risultati, abbiamo pensato di cambiare strategia. Poche label, ma giuste. <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9978" title="loose 2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-2-200x300.jpg" alt="" width="311" height="466" /></a></strong>Beh, purtroppo, per un motivo o per l&#8217;altro, nessuna di queste ha ritenuto opportuno investire nel gruppo, alcune fornendo gentilmente legittima motivazione, altre ignorando completamente la nostra proposta &#8211; cosa che, devo dire, trovo molto scortese&#8230;. se io invio un cd a qualcuno, specialmente previo accordo, è naturale che io mi aspetti una risposta, anche se negativa. E&#8217; una questione di rispetto, perlomeno così la vedo io. Il problema, in questi casi, è che i continui rifiuti vanno a incidere sulla autostima del gruppo, fino a poter anche causarne lo scioglimento, che è un pò quello che è successo a noi con <em>Rock The Fuck On!</em>; il disco lo abbiamo pubblicato lo stesso, ma il gruppo è andato poco oltre. Anche stavolta, devo ammettere, il dubbio sul senso di voler a tutti i costi proseguire su una strada che sembra ormai dismessa da tutti, si è presentato puntuale all&#8217;appuntamento e come un avvoltoio ha volteggiato sulle nostre teste. Anche alcuni giornalisti storicamente &#8220;vicini&#8221; al gruppo, all&#8217;ascolto di un anteprima del disco, avevano &#8220;dimenticato&#8221; di offrirci la loro, per noi preziosa, opinione, lasciando, di fatto, intuire che la stessa fosse tutt&#8217;altro che positiva. In ogni caso, il gruppo adesso c&#8217;è! Alcuni riscontri positivi cominciano ad arrivare, e dalla stampa e da chi ha, non senza un po&#8217; di scetticismo, già acquistato il disco. Il <a href="https://www.facebook.com/events/188181097934607/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">9 dicembre prossimo ci sarà il release party dell&#8217;album al Lo-Fi di Milano</span></a> (che vorrei qui ringraziare pubblicamente), il 10 saremo al Plettro di Belluno &#8211; e un altro paio di date dalle nostre parti sono già state programmate Insomma, ci sono segnali di ripresa e di allontanamento dal rischio default.</p>
<p><strong>Leggendo la vostra bio è chiaro che i Loose hanno sempre dovuto lottare a pugni, schiaffi e mazzate per sopravvivere. E a un certo punto sembravano davvero finiti (scioglimento del 2004); cosa vi fa continuare a dispetto di tutto e tutti?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: La consapevolezza di essere la più grande r&#8217;n'r band vivente al mondo! (ridendo). In realtà è più che altro la convinzione di chi sa di stare facendo quello che ama fare e di farlo, qualche volta, anche bene. Poi, ma questa è una mia cosa personale, c&#8217;è anche il discorso della missione, il &#8220;carry the message on&#8221;, la &#8220;r&#8217;n'r war against the jive&#8221;&#8230; forse è una mia impressione, però credo che di tutta la musica che oggi passa sotto il nome di rock ce ne sia troppa che ha ormai perso ogni legame con le origini e che spesso si usi la parola crossover come un alibi&#8230; ma non voglio usare questa intervista per fare polemica.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: In primo luogo perché io, Max, Stefano e Cristiano siamo legati da una solida amicizia consolidatasi in questi ultimi sei anni di esperienze insieme (per la cronaca io, seconda chitarra e Stefano, basso ci siamo uniti al gruppo a fine 2005 insieme a Cristiano, batteria, ritornato dietro ai tamburi dopo essere stato nella prima formazione dei Loose sino al 2001). Poi perché tutti noi amiamo essere  in una band con una propria identità e un messaggio da portare avanti, contro tutti e tutto appunto. Per ultimo, ma non per questo di minor importanza, una grossa spinta per andare avanti ci è data dal fatto che dopo ogni nostra esibizione live c’è sempre qualcuno che  viene sotto il palco a stringerti la mano perché gli è piaciuta la nostra musica e anche per il  fatto che veniamo ricordati positivamente dalla gente anche a distanza di molto tempo dall’uscita dell’ultimo lavoro o di un ormai lontano concerto.</p>
<p><strong>In <em>Dodge This!</em> (io ho la versione cd) sono incluse tre cover altamente emblematiche&#8230; forse pure troppo, nel senso che il vostro sound parla da sé, senza bisogno di queste sottolineature. Come mai avete scelto di metterle nel disco?<br />
<span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: Qui mi riallaccio alla risposta precedente: le cover sono un doveroso e dovuto omaggio a chi ha aperto la strada che si sta percorrendo! Noi non vogliamo dimenticare le origini della nostra musica e, anzi, le esponiamo con umiltà e orgoglio. Le stesse band che noi citiamo a loro volta hanno, a suo tempo, omaggiato i loro predecessori e così via &#8211; in una ideale catena che lega Chuck Berry o Ike Turner ai MC5, poi ai Radio Birdman e altre miriadi di band compresi i Loose.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: La verità è che ci piace un casino suonare quei pezzi! Sono storici , lì abbiamo suonati per puro  divertimento  in sala prove e ai concerti sin dagli inizi della nuova formazione e, quando si è trattato di scegliere i brani da includere nel nuovo album, è stato un passaggio naturale. Come giustamente detto da Max, è il nostro modo per rendere omaggio ad alcune delle band a noi più care, e penso lo abbiamo fatto dignitosamente. Poi dato che Stooges ed MC5 erano stati evocati in <em>Rock the Fuck On!</em> stavolta Freddie Smith con la Sonic’s Rendez-Vouz Band e gli Aussie rock ‘n’ rollers Radio Birdman e New Christs  non se la sono scampata!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9979" title="loose 3" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-3.jpg" alt="" width="565" height="422" /></a>Come avete registrato l&#8217;ultimo album? Approccio live tutti assieme, tracce separate e in momenti diversi&#8230; sono curioso.</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: Come accennavo sopra, il nostro ultimo disco <em>Rock The Fuck On!</em> era stato realizzato in una settimana, e i brani registrati in presa diretta in un pomeriggio (eccetto per voci e tastiere, aggiunte dopo) Per <em>Dodge This!</em> abbiamo voluto prenderci tutto il tempo di cui c&#8217;era bisogno e così abbiamo preso strumento per strumento, lavorando sulle singole parti e cercando di curare bene anche gli arrangiamenti. Naturalmente, avendo tutti da lavorare o studiare, il tutto si è fatto nel tempo libero e per questo solo le registrazioni ci hanno preso più di un anno. Poi qualche vario imprevisto, che la vita non è mai avara nel dispensare, prima di arrivare al missaggio&#8230; che stato fatto in soli cinque giorni. E infine gestire il mastering via email ha preso il resto del tempo. Il disco era comunque già pronto nella primavera del 2010<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Registrare presso il nostro home-studio e non avere la pressione che lo studio di registrazione professionale indubbiamente ti mette addosso ci ha permesso di gestire totalmente l’intero processo, prendendoci tutto il tempo necessario, migliorando al massimo il risultato, risentendo e se necessario rifacendo ogni traccia fino a che non eravamo soddisfatti. In  diversi casi abbiamo apportato delle aggiunte-abbellimenti ai brani in fase di registrazione mentre in qualche episodio abbiamo proprio creato mentre registravamo. Questo proprio perché la situazione lo permetteva.</p>
<p><strong>Non ho avuto modo di leggere i testi di <em>Dodge This!</em>, visto che nel cd non sono inclusi. Di cosa parlano i brani? Ci sono tematiche che vi sono più care?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: I testi! Se non li abbiamo pubblicati un motivo ci sarà pure! (ridendo) Comunque, per quello che mi riguarda, si tratta, più che di temi specifici, di cercare di esprimere stati d&#8217;animo passeggeri o più persistenti, o a volte piccole storie di vita, cercando di evitare retorica e autocommiserazione o peggio ancora, i &#8220;grandi messaggi all&#8217;umanità&#8221; di cui troppa gente si riempie la bocca (e le tasche!). La mia ambizione più grande sarebbe quella di riuscire a trasmettere &#8220;alta energia&#8221; con le parole, ma a essere sinceri temo che questo obiettivo sia un po&#8217; oltre le mie possibilità. Speriamo che almeno la musica supplisca a questa carenza.</p>
<p><strong>Ci sono band italiane con cui avete rapporti di amicizia-collaborazione? Quali?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: Purtroppo, essendo stati lungamente fuori dal giro, anche i già scarsi rapporti con altre realtà italiane (e anche estere) si sono ulteriormente allentati. Comunque band come i Valentines, o i Bradipos Four, o ancora i Temporal Sluts e gli A-10/Sonic Assassin, tutti gruppi che sono cardini nella storia del r&#8217;n'r italiano, sono stati e sono nostri amici e avranno sempre la nostra stima. Colgo l&#8217;occasione qui per un ringraziamento speciale a Matteo Madnuts (già batterista con i Mudlarks ed i Supersexyboy 1986) che in questi anni ci è stato ed è tuttora di grande supporto!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9983" title="loose 4" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-4.jpg" alt="" width="441" height="330" /></a></strong><strong>Con che frequenza suonate live? Trovate facilmente occasioni per esibirvi?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: Con questa domanda tocchi un tasto dolente: in questi ultimi anni, infatti, la situazione live per noi è stata disastrosa. Non avendo materiale nuovo in uscita e quindi nessuna promozione da portare avanti, sia la stampa che i club si sono ovviamente dimenticati di noi. Abbiamo provato a contattare delle agenzie di booking, ma sembra che senza un&#8217;etichetta alle spalle che &#8220;spinga&#8221; un po&#8217; la band non si riesca a ottenere riscontri. Quello che suscita curiosità è che molte etichette preferiscano acquisire band con un agenzia alle spalle che possa garantire un minimo di date per la promozione!<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Aggiungo  che anche la nostra ubicazione geografica, la profonda provincia marchigiana, non aiuta di certo le nostre  ambizioni rock &#8216;n&#8217;roll. Siamo tagliati fuori da tutti i circuiti live del Nord, senza un’etichetta e un promoter è per noi dura trovare date  con le nostre forze.</p>
<p><strong>Che rapporto avete con la stampa musicale italiana? E non parlo solo delle riviste istituzionali, ma anche del giro più sotterraneo&#8230;</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: Con la stampa abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, anche con pubblicazioni meno conosciute<br />
Le recensioni sono sempre state benevole nei nostri confronti. Ovviamente, come dicevo sopra, se resti inattivo per qualche tempo, poi non puoi aspettarti che tutti siano lì a cercarti .Adesso col disco nuovo speriamo di riattivare una rete di contatti che ci permetta soprattutto di tornare a suonare dal vivo che è la cosa a cui teniamo maggiormente.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Visti i risultati dei precedenti lavori, i quali hanno ricevuto recensioni positive da stampa italiana ed estera, speriamo di mantenere alto lo standard, perché andiamo  fieri del nostro passato. Da parte nostra ci stiamo impegnando al massimo per far sapere a più gente possibile attraverso riviste, web magazine, social network, nostri contatti che i Loose sono tornati, hanno in uscita il nuovo lavoro e sono pronti a suonarlo  dal vivo.</p>
<p><strong>Per chiudere: in un mondo ideale, cosa vorrebbero fare/essere i Loose, come band?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: In realtà anche in un mondo imperfetto non dovrebbe essere impossibile raggiungere il nostro obiettivo, che è quello di poter continuare a fare musica e poter suonare il più possibile dal vivo, anche all&#8217;estero. In confidenza, aggiungerò che il nostro “obiettivo segreto” è ottenere un livello di considerazione internazionale, prossimo a quello delle bands a cui ci ispiriamo&#8230; We’re workin’ at it!<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Parlando a nome di tutta la band vorrei che tutti gli sforzi, i sacrifici, le sfighe, le delusioni, i rospi ingoiati in questi ultimi anni fossero almeno in parte ripagati in termini di consensi, gradimento e perché no, copie vendute del nostro nuovo disco. Vorremmo poter far arrivare la nostra musica a quanti più estimatori del genere possibili in giro per il mondo. Vorremmo poter concentrarci quasi esclusivamente sull’aspetto musicale inteso come stare il più possibile in sala prove, comporre nuovi brani, registrarli e fare molte date  lasciando la parte promozionale a qualche brava e onesta agenzia.</p>
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		<title>M&#8217;odia, non m&#8217;odia</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 05:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mr Gonzo Bandannas si infiltra tra le zanzare del MiOdi per sentire gli EyeHateGod...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/ehg.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8719" title="ehg" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/07/ehg.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>E’ ufficiale: &#8220;Mi odi?&#8221; è la domanda che le truppe di agguerritissime e accuminatissime zanzare che popolano l’East discomfort dell’Idroscalo rivolgevano al fangoso popolo del male. L&#8217;occasione è stata la terza edizione del MiOdi, il festival che mette in scena la miglior kermesse dell’ area metal, hardcore, post-hardcore, noise, psichedelica e sperimentale da tutto il mondo. E’ il rovescio della medaglia del mellifluo MiAmi, con location al Circolo Magnolia, Idroscalo, Milano.</p>
<p>Tre palchi: il Main Stage, il Rock Hard Into The Void stage e il Messicano con aggiunta di stand di genere metal/noise/esoteric. Il cartellone era succulento e prevedeva ben 15 gruppi in una manciata di ore, così  dopo il solito slalom nel traffico meneghino sguscio come una biscia in zona evitando il furto dei parcheggi abusivi da 5 euro e piazzandomi in zona rimozione; L’<em>Occhio che odia dio</em> mi ha protetto in questo caso, giusto in tempo per i jappi Church of Misery, band supporto per il tour nichilista europeo degli EyeHateGod.<br />
Potenti, epici, samurai del doom ripercorrono gli intrecci sabbathiani e hard Seventies, coverizzando anche &#8220;City on  Flame&#8221; dei Blue Oyster Cult, una prova live di rara intensità che infiamma il pubblico in perenne slamdance &#8211; e soprattutto esaspera i raid delle zanze, che sembrano apprezzare questo nippo sludge.</p>
<p>Rapido cambio di palco, sbircio i The Secret silenziosamente; fa troppo caldo per rintanarsi all’interno del locale. Mentre mi apposto oltre il border del pogo per gli immensi EyeHateGod sento un po’ di voci scorate sulla breve esibizione dei Midryasi e i pessimi suoni per i Boris.</p>
<p>Mike Williams si aggrappa al microfono un po’ stonato sfoggiando una detroitiana t-shirt degli MC 5 farfuglia qualcosa di incomprensibile mentre catacombale emerge l’armata delle tenebre sonora capitanata dai riffoni di Jimmy Bower e dai ritmi macilenti e paludosi  di Joey LaCaze. Si pesca a piene mani da <em>In the Name of Suffering</em> fulminante esordio al sordido stoner sludge, con il siparietto dei colleghi amici Church of Misery sul palco con loro e un inaspettato bis a scardinare la deadline di chiusura.<br />
E’ apparsa chiara da subito una censura ai decibel paurosa, il popolo rumoreggiava infastidito inveendo contro il service con cori che all’unanimità inneggiavano  “volume-volume”. Ma il <em>politically decibel correct</em> è rimasto inalterato fino a fine esibizione.</p>
<p>Mentre mi avvio verso l’uscita con la benefica sorpresa di ritrovare l’auto con tutti gli accessori al proprio posto, una zanzara rimasta infilzata nella mia testa mi suggerisce la considerazione che in effetti lo sludge sembra la deriva più credibile del genere metal stoner ora in circolazione &#8211; crocicchio tra l’escatologia doom, la virulenza disperata del gospel zydeco blues e la brutalità marcia e post atomica dell’hardcore sotto l’inestinguibile fiamma sabbatthiana a sigillare  l’immondo incesto.</p>
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		<title>Destroy All Monsters &amp; Dark Carnival files pt.3</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 17:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella puntata  precedente abbiamo lasciato i Destroy All Monsters con due singoli pubblicati e l&#8217;ennesimo cambio di formazione da affrontare: i due fratelli Ben e Michael Miller (rispettivamente sax e chitarra) mollano tutto; la band è diventata troppo punk per loro e si sentono limitati. D&#8217;altra parte la missione che Ron Asheton e Michael Davis si erano prefissi è andata a buon fine: prendere un gruppo di studenti artistoidi e farlo diventare un cazzutissimo gruppo di rock&#8217;n'roll. E non è tutto, visto che a pochissima distanza dall&#8217;ultima uscita, la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/greates.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3800" title="greates" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/greates.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Nella <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/05/destroy-all-monsters-dark-carnival-files-parte-2/"><strong>puntata  precedente</strong></a> abbiamo lasciato i Destroy All Monsters con due singoli pubblicati e l&#8217;ennesimo cambio di formazione da affrontare: i due fratelli Ben e Michael Miller (rispettivamente sax e chitarra) mollano tutto<span id="more-3784"></span>; la band è diventata troppo punk per loro e si sentono limitati. D&#8217;altra parte la missione che Ron Asheton e Michael Davis si erano prefissi è andata a buon fine: prendere un gruppo di studenti artistoidi e farlo diventare un cazzutissimo gruppo di rock&#8217;n'roll. E non è tutto, visto che a pochissima distanza dall&#8217;ultima uscita, la band pubblica un&#8217;altro singolo (il terzo): &#8220;What Do I Get?&#8221;/&#8221;Nobody Knows&#8221; del 1979, su IDBI/Cherry Red.</p>
<p>Missione compiuta quindi. L&#8217;autostrada del rock&#8217;n'roll aspetta i Destroy All Monsters, pronta a fare stuprare il proprio asfalto squagliato dal sole dai pneumatici dentati di Ron Asheton e compagnia sferragliante.<br />
Ok, fermiamoci un attimo. Un respiro, anche due.<br />
Il fatto è che&#8230; è quasi imbarazzante come questi meravigliosi esemplari di perdenti del rock&#8217;n'roll seguano schemi quasi matematici, riconducibili a formule e algoritmi (peraltro piuttosto elementari). E tutti portano allo stesso risultato, ossia che quando la fine del tunnel sembra un po&#8217; meno lontana o addirittura vicina, <em>i-ne-vi-ta-bil-men-te</em> succede il patatrac. Ciò significa, in questo caso specifico, che per i successivi anni (fino al 1985 circa) i nostri (anti)eroi vivacchieranno in stato quasi vegetativo fino a spegnersi, facendo sporadici concerti e raccogliendo pochi consensi, troppo pochi persino per trovare un&#8217;etichetta disposta a pubblicare un loro album. Proprio così: tre singoli uno dietro all&#8217;altro, amicizia con gente del calibro di Ramones, Pere Ubu e Dead Boys, un ex Stooges e un ex MC5 in formazione sono il trampolino di lancio per un bel nulla di fatto, di quelli che ti stroncano gli entusiasmi e ti fanno chiedere &#8220;ma chi me lo fa fare!?&#8221;.</p>
<p>Per quanto desolante, però, questo periodo comatoso è il contenitore di un evento specifico che &#8211; porca miseria schifosa &#8211; è forse l&#8217;elemento che inconsciamente mi ha spinto a scrivere queste migliaia di battute e a martoriarvi le palle per mesi (e a puntate, per giunta). Perché c&#8217;è qualcosa di mistico, in quello che sto per raccontarvi. Qualcosa che lascia intravedere quanto il rock è bastardo, ma sceglie le persone e in qualche maniera agisce secondo un suo piano &#8211; che è infame e spietato nella migliore delle ipotesi, ma ha un senso inoppugnabile.<br />
Ebbene, dovete sapere che circola una voce &#8211; la fonte è l&#8217;attuale partner di Niagara, The Colonel &#8211; che <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2007/11/36/">Lester Bangs</a></strong> (sì lui) il 30 aprile 1982 sia morto, nel suo appartamento, con indosso una t-shirt dei Destroy All Monsters. Certo, non c&#8217;è traccia di conferma nella biografia di Bangs che riporta anche qualche testimonianza ufficiale, ma sapete perfettamente che a una voce così non possiamo far altro che voler credere. Desideriamo crederci ossessivamente. Noi vogliamo che sia vero, perché è il rock stesso a volerlo, in qualche maniera [<em>comunque Lester era un fan del gruppo, è assodato, ed è anche apparso in tv con la maglietta in questione; per cui, pieghiamo la storia al nostro volere, comunque le cose siano andate</em>].</p>
<p>Ma torniamo al gruppo. Nei cinque anni che costituiscono la prima metà degli Ottanta i Destroy All Monsters semplicemente si esauriscono lentamente, come Niagara stessa ricorda: &#8220;eravamo durati un bel po&#8217; &#8211; quasi otto anni. Era molto. Non riuscivo quasi a crederci. Sarebbe potuto finire tutto molto prima. C&#8217;erano momenti in cui suonavamo tanto, altri di stallo totale e pian piano ci siamo resi conto che non ci importava più e che ci eravamo stancati della band. E&#8217; una cosa che ha preso tutti nello stesso momento&#8221;. Poi Niagara inizia a raccogliere i primi consensi come artista figurativa, con le sue tele acide e le sue installazioni sopra le righe &#8211; mentre Ron Asheton sembra affascinato dal mondo del cinema di serie B, soprattutto quello legato all&#8217;horror low budget. Le passioni stanno cambiando, è tempo di staccare la spina.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/welcome.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3801" title="welcome" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/welcome-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>E&#8217; così che si spegne un gruppo che avrebbe potuto diventare grande, ma è semplicemente rimasto un culto (e si sa: lo stato di culto soffoca la vita e diventa sopportabile solo a posteriori); un culto fatto anche di ristampe, bootleg vari e reunion a partire dagli anni Novanta fino a oggi, cose che leniscono solo parzialmente le ferite procurate in quei lunghi e tossicissimi otto anni di vita.<br />
Ma The Colonel, amico dei Destroy All Monsters di vecchia data, ha altri progetti. E questi progetti si chiamano Dark Carnival, ovvero un carrozzone di luccianti reietti della scena detroitiana, che &#8211; nei suoi intenti &#8211; deve esibirsi sui palchi di ogni buco infernale, per riportare alla gente il verbo del rock animalesco della Motor City.</p>
<p>The Colonel: &#8220;Cosa era successo alla musica? Non c&#8217;erano più gli Stooges, gli MC5, i Destroy All Monsters. E se n&#8217;era andato anche quel sound metallico che aveva reso famosa Detroit. Allora decisi di scovare qualcuna delle star dell&#8217;underground detroitiano. L&#8217;ispirazione mi venne da un incubo che aveva a che fare col carnevale e alla fine quello che ottenni era un carrozzone viaggiante di freak&#8230; che è come dire una band, almeno per me. Ho cercato in club, bar, sale da biliardo e poligoni di tiro. Negli hotel più pulciosi. Nelle fognature. Alla fine ho trovato Ron Asheton, che guardava i fratelli Marx in tv; mi disse che era disponibile e ci stava. Niagara la beccai a una festa di Natale di Creem; pensava io fossi matto, ma le dissi che l&#8217;avrei aiutata a farsi sistemare gli incisivi che si era rotta col microfono, così mi disse che era della partita. Scott Asheton degli Stooges non aveva niente da fare, così lo arruolai alla batteria&#8221;.</p>
<p>Come dice The Colonel (che nel giro di un annetto avrebbe scalzato Ron Asheton dal ruolo di compagno di Niagara e l&#8217;avrebbe sposata), questo gruppo è più un freak show itinerante, anche perché la formazione è ben lungi dall&#8217;essere fissa. Il concept, anzi, è proprio quello di una specie di circo in cui i musicisti si avvicendano e sul palco non ci sono quasi mai le stesse persone per più di un paio di brani. Ron Asheton: &#8220;Niagara e The Colonel avevano messo su una specie di parata di star. C&#8217;erano tutti i migliori. E poi non era richiesto che io suonassi tutte le canzoni. Persino i batteristi erano più di uno. Così è successo di nuovo: per me era il momento di suonare ancora&#8221;.</p>
<p>Un carrozzone con tutti i crismi e come ogni carrozzone che si rispetti vaga e sopravvive, tentando di non farsi fagocitare da ciò che lo circonda, tentando di creare un proprio ambiente protetto, un far west dell&#8217;anima in cui i cattivi vincono e ti amamzzano a colpi di assolo.<br />
<a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/ride.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3813" title="ride" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/ride.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Questo significa che il gruppo conduce un&#8217;esistenza che definire frammentaria e frammentata è quasi un delicato eufemismo. Le uscite sono a volte sporadiche, altre a raffica, ma sostanzialmente &#8211; a parte un live show in grado di lasciare soddisfatti tutti senza se e senza ma &#8211; mancano le fondamenta per imbrigliare questa entità in un progetto organico, che segua un percorso minimamente lineare. Del resto, per comprendere senza troppi giri di parole ciò di cui stiamo parlando, basta dare un&#8217;occhiata ai nomi dei Carnies (ovvero i vari componenti che si avvicendano sul palco, dal vivo): i fratelli Asheton, Niagara, Cheetah Chrome (sì lui), Phil &#8220;Greasy Carlisi&#8221;, Ron Cumbo, Gary Adams, Joe Hayden Art Lyzak, Bootsey X, Jerry Vile, Mike McFeathers, Jim Carroll (sì lui) e The Colonel.</p>
<p>E&#8217; anche naturale che live il gruppo si trasformi in una specie di juke box detroitiano spaccaossa, con virate verso il punk dei Dead Boys (ovviamente quando Cheetah è presente). In pratica i DC sono una all star tribute band e la loro discografia lo testimonia senza alcun dubbio: due album dal vivo, zeppi di cover (<em>Welcome To Show Business</em> &#8211; del 1990, su Revenge &#8211; e <em>Greatest Show in Detroit</em> &#8211; del 1991, stessa label), e un solo misconosciuto LP &#8211; quasi postumo &#8211; di originali (<em>The Last Great Ride</em>, 1997, su Sympathy For The Record Industry).</p>
<p>I Dark Carnival non vedono finire il Ventesimo secolo e si sciolgono a fine anni Novanta. Niagara li liquida così: &#8220;Forse sono durati più del dovuto. Io volevo ritornare a dedicarmi interamente alla mia arte: ero ancora abbastanza giovane per farlo&#8221; .<br />
E a noi &#8211; come al solito &#8211; non resta che riascoltare i dischi che la lunghissima epopea targata Destroy All Monsters/Dark Carnival, in tutta la sua squinternata magnificenza, si è lasciata dietro come una scia (consiglio personale: il secondo live dei Dark Carnival è quasi fondamentale).</p>
<p>Certo, a ripensare che ho scritto più di 31.500 caratteri solo per potere raccontare che Lester Bangs è &#8211; <em>forse</em> &#8211; morto con una T-shirt dei Destroy All Monsters&#8230; beh, mi sento vagamente confuso. Ma, del resto, evidentemente il rock lo voleva.</p>
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		<title>Destroy All Monsters &amp; Dark Carnival files pt.2</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 14:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riassunto della puntata precedente: nel 1974 un gruppo di aspiranti artisti dell&#8217;area di Detroit mette su una band dedita al rumore e all&#8217;anti-rock: si fanno chiamare Destroy All Monsters e suonano strumenti bizzarri, producendo una mistura sonica che &#8211; nella migliore delle ipotesi &#8211; suscita disprezzo e fastidio negli ascoltatori.
Nel 1976 vengono a sapere che Ron  Asheton è tornato a casa e gli chiedono di jammare con loro. Asheton non è entusiasta, ma appena vede l&#8217;avvenente cantante Niagara dimentica ogni perplessità e &#8211; anzi &#8211; si ricorda che il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/dam-78.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3213" title="dam 78" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/dam-78.jpg" alt="dam 78" width="400" height="265" /></a>Riassunto della <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/04/destroy-all-monsters-dark-carnival-files-parte-1/">puntata precedente</a></strong>: nel 1974 un gruppo di aspiranti artisti dell&#8217;area di Detroit mette su una band dedita al rumore e all&#8217;anti-rock: si fanno chiamare Destroy All Monsters e suonano strumenti bizzarri, producendo una mistura sonica che &#8211; nella migliore delle ipotesi &#8211; suscita disprezzo e fastidio negli ascoltatori<span id="more-3199"></span>.</p>
<p>Nel 1976 vengono a sapere che <strong><a href="../2009/01/addio-ron-asheton/">Ron  Asheton</a></strong> è tornato a casa e gli chiedono di jammare con loro. Asheton non è entusiasta, ma appena vede l&#8217;avvenente cantante Niagara dimentica ogni perplessità e &#8211; anzi &#8211; si ricorda che il vecchio amico (ed ex bassista degli <strong><a href="../2005/11/32/">MC5</a></strong>) Michael Davis è appena uscito dalla galera e potrebbe essere una buona aggiunta all&#8217;organico. Michael ci pensa un po&#8217;, occorre convincerlo, ma alla fine la parlantina di Cary Loren solletica il lato più rock di Davis.</p>
<p>Michael Davis: &#8220;Avevo deciso che avrei provato a condurre una vita più normale; non era  nei miei piani essere ancora un rocker, ma è una di quelle cose che una  volta che ti entra nel sangue definisce la tua persona e non puoi fare  diversamente. [...]Era un periodo particolare per me, ero appena uscito dal carcere e non sapevo cosa avrei fatto. Ron Asheton mi chiese di unirmi a questo gruppo con lui. Erano tutti molto talentuosi, ma anche tutti  molto ubriachi per la maggior parte del tempo. Il nostro manager ci disse (non ne poteva più di noi) che le nostre prove non erano altro che cocktail party con il nome cambiato. Tutti si bevevano sei birre e mezzo litro di rum prima ancora di accordare il proprio strumento. Era ridicolo, ma è quello che facevamo allora. C&#8217;erano i fratelli Miller, avevano un talento pazzesco&#8230; erano grandi, arrivavano dalla Boston School of Music, musicisti magnifici,    con belle idee&#8221;.</p>
<p>Con l&#8217;arrivo di Davis inizia il processo graduale di trasformazione del sound dei Destroy All Monsters che, da collettivo di sperimentazione artistico-musicale, andranno a mutare in un combo di punk rock&#8217;n'roll detroitiano al vetriolo. E&#8217; &#8211; come sappiamo &#8211; la missione che Ron Asheton si è prefisso: &#8220;prendere un gruppo di studenti che facevano solo rumore e trasformarli  in una band di vero rock’n&#8217;roll&#8221;.</p>
<p>In questa fase la line-up vede Niagara alla voce, Cary Loren alla voce, tamburello e chitarra, Ron Asheton alla chitarra solista, Larry Miller alla chitarra, Rob King alla batteria, Ben Miller al sax e Michael Davis al basso. Ci sono dunque tre chitarre. Nel quadro entra anche un manager: il bizzarro Colonel Galaxy, uno studente con la passione per la musica e l&#8217;arte.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/05/Cary-e-Niagara.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3359" title="Cary e Niagara" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/05/Cary-e-Niagara.jpg" alt="Cary e Niagara" width="250" height="319" /></a>Ben Miller: &#8220;A volte Cary accompagnava solo al tamburello e cantava, ma di solito suonava i giri fondamentali alla chitarra, mentre Ron si occupava delle rifiniture con i suoi assolo rock e a Larry toccavano le parti più intricate, melodiche e piene di effetti per creare un tappeto su cui poggiasse tutto. Il mio sax alto era collegato a diversi effetti e apparecchi elettronici. Diciamo che questa seconda incarnazione dei DAM, all&#8217;inizio, era un vero casino immondo&#8221;.</p>
<p>Prova dopo prova le personalità musicali di Asheton e Davis prendono il sopravvento. La band ne guadagna sicuramente in impatto, ma l&#8217;idea fondante dei DAM inizia a scemare, creando anche qualche problema interno.</p>
<p>Cary Loren: &#8220;Asheton e Davis erano come degli idoli nel paradiso del rock per noi, e avevamo creduto a una visione della band che potesse amalgamare la sperimentazione con l&#8217;energia. Ben presto, però, i DAM persero del tutto la strada e divennero un&#8217;entità rabbiosa e violenta di energia ed ego fuori controllo.  Il punk rock era esploso ed era all&#8217;apice, così il gruppo si accodò a questa moda&#8221;.</p>
<p>Ben Miller: &#8220;Quando arrivò Mike la conformazione del gruppo divenne stabile e si perse parecchia della spontaneità iniziale. Ad ogni modo raggiungemmo una compattezza che prima ci mancava. Non ci sembrava un compromesso: era solo il modo in cui le cose stavano andando&#8221;.</p>
<p>A complicare le cose interviene anche il fattore umano; Asheton e Niagara ben presto iniziano a frequentarsi e Loren non vede di buon occhio il furto della sua partner da parte dell&#8217;ex Stooges. Ma il vero elemento destabilizzante in questo quadro, di per sé già mercuriale, è dato dalla salute di Loren, che inizia a soffrire di problematiche psichiatriche. Lo racconta lui stesso in questa maniera: &#8220;Mi capitarono due gravi episodi di schizofrenia. Nell&#8217;estate del 1976,appena dopo l&#8217;abbandono di Jim e Mike, ebbi una serie di nitidissime visioni e allucinazioni uditive a sfondo mistico, che andarono avanti per un mese: mi feci ricoverare volontariamente in una clinica psichiatrica. Niagara e i miei genitori mi aiutarono nella terapia (torazina, stelazina&#8230; pensa a una di quelle robe e io l&#8217;ho presa) e nel giro di sei mesi ero di nuovo in pista con la band, ma mi facevo un casino di droghe per contrastare l&#8217;effetto annebbiante dei farmaci. Ebbi un secondo grave episodio a New York, mentre eravamo in giro col gruppo; fu umiliante, mi rispedirono indietro in aereo e da lì a poco mi cacciarono, perché non sopportavano più i miei atteggiamenti alla Syd Barrett&#8221;.</p>
<p>E&#8217; curioso come Niagara invece, molto diplomaticamente, citi solo gravi differenze artistiche come motivazione dell&#8217;uscita di Cary Loren dal gruppo: &#8220;Lui era un chitarrista flamenco. Suonava benissimo, ma tutti erano d&#8217;accordo sul fatto che il suo stile non si adattava al gruppo e non poteva restare. Fu un brutto giorno quando glielo dissero&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/bored.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3301" title="bored" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/bored.jpg" alt="bored" width="300" height="300" /></a>Qu<strong>e</strong>sta cacciata segna l&#8217;inizio ufficiale del periodo punk dei Destroy All Monsters, che divengono a tutti gli effetti una bomba di rock detroitiano e suggestioni metalliche. Nel giro di poco tempo la band inizia a entrare nel giro giusto, facendo amicizia e suonando spesso con Pere Ubu, Ramones e Devo.</p>
<p>Il gioco sembra farsi serio davvero e il gruppo entra in studio per incidere un singolo per la IDBI; il disco, pubblicato nel 1978, contiene due soli brani: &#8220;Bored&#8221; e &#8220;You&#8217;re  Gonna Die&#8221;. In questo 45 giri si percepisce la potenza del sound, ma anche una certa difficoltà nel canalizzarla e restituirla fedelmente su disco: la bestia DAM, in effetti, è più abituata ai palchi che non alle sale d&#8217;incisione e agli ambienti asettici. Il risultato è comunque non lontano da alcune atmosfere alla <em>Fun House</em> di stoogesiana memoria, giusto con qualche apertura più hard rock&#8217;n'roll mainstream e meno deragliante rispetto al capolavoro del quartetto Pop/Asheton/Asheton/Alexander.</p>
<p>Ben Miller: &#8220;Prima di andare a incidere mi ricordo che Scott Asheton mi metteva in guardia: &#8216;chiusi in studio non è facile sentirsi a proprio agio&#8217;. Però io avevo già registrato, in passato, col mio registratore a due tracce a casa e così non diedi peso alle sue raccomandazioni. E feci male: non ero mai stato in uno studio  professionale e quando venne il mio turno fu davvero dura&#8221;.</p>
<p>Solo sulla scorta del fatto di avere Ron Asheton in organico, il 45 giri viene immediatamente opzionato dall&#8217;etichetta inglese Cherry Red per un&#8217;edizione europea: lo acquistano a scatola chiusa, senza neppure averlo ascoltato. Da questo contatto d&#8217;oltreoceano nasce l&#8217;occasione di un tour inglese; i DAM non si  fanno certo pregare e si imbarcano nell&#8217;impresa. Nonostante il consueto disastro organizzativo (il promoter, un tale DB,  non si prende la briga di diffondere la notizia del tour, né di  preparare qualche manifesto o locandina) è una bella occasione e il  gruppo lascia un&#8217;ottima impressione in alcuni circoli, mentre per altri i DAM sono solo un gruppo che tenta di cavalcare l&#8217;heavy rock dei primi anni Settanta, con troppe incursioni ai confini col metal.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/05/black-hole.jpg"><img class="alignleft size-full  wp-image-3345" title="black hole" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/05/black-hole.jpg" alt="black hole" width="300" height="300" /></a>Proprio la pubblicazione di &#8220;Bored&#8221;/&#8221;You&#8217;re  Gonna Die&#8221; provoca un moto di rabbia in Cary Loren, che decide di far uscire &#8211; a proprie spese e senza consultare gli altri &#8211; un singolo dei Destroy All Monsters così come suonavano nell&#8217;incarnazione più sperimentale appena precedente. Da quest&#8217;idea scaturisce il 45 giri <em>Days of Diamonds</em>, che vede la luce nel 1978 (non è chiarissimo se sia uscito nel &#8217;78 o &#8217;79, a onor del vero: le varie discografie sono discordanti, così come i ricordi delle parti coinvolte; noi accogliamo la data dichiarata da Loren) e contiene quattro brani:  &#8220;Intro&#8221;, &#8220;Assassination Photograph&#8221;, &#8220;Dream Song&#8221;, &#8220;Destroy A.M.&#8221;  e &#8220;There is No End&#8221;. L&#8217;etichetta è la Black Hole Records e ne vengono stampate 1000 copie.</p>
<p>Si tratta di pezzi noise incisi con un registratore a cassette in sala prove, con formazione a sette elementi; la qualità è piuttosto ruvida, per usare un eufemismo. Julian Cope, comunque, <strong><a href="http://www.headheritage.co.uk/unsung/thebookofseth/1088">recensisce in dettaglio il disco nel suo sito</a></strong> e ne è piuttosto affascinato.</p>
<p>Nel frattempo i Destroy All Monsters continuano e, probabilmente, credono realmente di essere sulla buona strada per divenire una band professionale, che si sostenta e vive della propria musica. Del resto i segnali sono piuttosto incoraggianti: arriva la richiesta per un secondo 45 giri &#8211; sempre per IDBI/Cherry Red &#8211; e la band torna in studio. E&#8217; il 1979.</p>
<p>Dalle nuove session scaturiscono due brani (su quattro immortalati su bobina): &#8220;Meet The Creeper&#8221; e &#8220;November 22, 1963&#8243; (dedicata ovviamente all&#8217;assassinio di John Kennedy), che vanno a comporre il nuovo singolo. Un singolo molto punkeggiante, dal sound piuttosto impastato e fangoso, ma godibilissimo e rock fino al midollo; ma anche un dischetto che segna un&#8217;ulteriore defezione nella band, che si trova a fronteggiare grossi problemi di organico.</p>
<p>Abbiamo detto, infatti, che la session aveva prodotto quattro canzoni, che insieme avrebbero dovuto costituire un EP; in realtà i progetti cambiano perché poco prima della stampa del disco due celementi del gruppo abbandonano la partita.</p>
<p>Ben Miller: &#8220;In studio era andato tutto benissimo, c&#8217;era feeling. Anche il tecnico del suono era bravo. Ci sono due pezzi che registrammo, ma sono rimasti inediti: &#8216;Broken  Mirrors&#8217; e &#8216;Taken For Granite&#8217;. Questo perché Larry ed io decidemmo di andarcene dal gruppo prima che il disco uscisse e siccome le due canzoni le avevamo scritte noi, il resto della band decise di ometterle. [...] Io e Larry volevamo fare altro, qualcosa di più vario, e ci sentivamo limitati. E poi Ron e Niagara erano diventati un problema: erano gli unici due su cui tutta l&#8217;attenzione del pubblico era puntata e si erano messi in testa di essere rockstar. Spesso arrivavano alle prove con ore e ore di ritardo, si stupivano se gli altri &#8211; stufi di aspettarli &#8211; se n&#8217;erano andati e si chiedevano perché tutti erano sempre incazzati&#8221;.</p>
<p>La  formazione ora è ridotta a Niagara alla voce, Ron Asheton alla chitarra, Rob King  alla batteria e Michael Davis al basso: in pratica sono rimasti solo i rocker più duri e puri, che hanno intenzione di cavalcare la locomotiva deragliante del loro sound estremo a base di proto punk, rock duro e graffiante.</p>
<p><em>[Per ascoltare i dischi di cui si è parlato, oggettivamente molto rari, potete scaricare <strong><a href="http://rapidshare.com/files/57528134/Destroy_all_monsters_-_Album.rar.html">QUESTA</a></strong> compilation assemblata da un privato. I 7" sono usciti anche in una raccolta su LP a cura della francese Revenge (1989)]</em></p>
<p>Vai alla <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/04/destroy-all-monsters-dark-carnival-files-parte-1/">PRIMA PARTE</a></strong></p>
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		<title>Destroy All Monsters &amp; Dark Carnival files pt.1</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 21:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“&#8230;a musical 3D  experience; drugs, decadence and death&#8230;” [The Michigan Daily, giugno 1977]
Chi bazzica negozi, banchetti e convention in cerca di vinile sopraffino &#8211; possibilmente a buon mercato &#8211; sicuramente almeno una volta si sarà trovato tra le mani un disco dei Destroy All Monsters o dei Dark Carnival. In entrambi i casi a colpire sono due cose: la presenza di Niagara, l&#8217;iconica cantante sempre scosciata e truccatissima (una specie di Marilyn Monroe da film horror di serie Z), e quella di Ron Asheton degli Stooges alla chitarra &#8211; un ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/damold2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3190" title="damold2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/damold2.jpg" alt="damold2" width="320" height="202" /></a><em>“&#8230;a musical 3D  experience; drugs, decadence and death&#8230;” [The Michigan Daily, giugno 1977]</em></p>
<p>Chi bazzica negozi, banchetti e convention in cerca di vinile sopraffino &#8211; possibilmente a buon mercato &#8211; sicuramente almeno una volta si sarà trovato tra le mani un disco dei Destroy All Monsters o dei Dark Carnival<span id="more-3076"></span>. In entrambi i casi a colpire sono due cose: la presenza di Niagara, l&#8217;iconica cantante sempre scosciata e truccatissima (una specie di Marilyn Monroe da film horror di serie Z), e quella di <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/01/addio-ron-asheton/">Ron Asheton</a></strong> degli <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/10/just-another-piece-of-the-fucking-stooges/">Stooges</a></strong> alla chitarra &#8211; un Asheton che, a guardarlo bene, conserva la sua natura di eroe del proto-punk, ma sembra in qualche modo non avere metabolizzato il dolore per la fine degli <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/tag/stooges/">Stooges</a></strong> e della sua carriera musicale di alto profilo.<br />
Eccovi una breve storia di entrambe le band, da sempre indissolubilmente legate. E, tanto per cambiare, è una storia scura, in cui la luce del sole non entra facilmente&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/tag/detroit/">Detroit</a></strong>, Michigan, 1974. Quella che fino a un lustro prima era la <em>rock city</em> per eccellenza tenta di tener fede alla propria reputazione, ma c&#8217;è davvero poco da fare. Stooges ed <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2005/11/32/">MC5</a></strong> sono defunti, kaputt, persi. E dopo di loro non c&#8217;è stato molto altro: anzi. Il <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/tag/rock/">rock</a></strong> &#8211; quello duro, prepotente e arrogante &#8211; è in coma e sulla scena si stano affermando le pagliacciate dei grupponi da arena, il pop becero e/o le nenie consolatorie del roots rock da radio commerciale.</p>
<p>In questo panorama desolante se ami il rock, quello che arriva dritto allo stomaco, hai poche scelte. Puoi provare a farlo tu, ma il confronto con ciò che è stato e con il carrozzone attuale di musichette da ballare non ti lascia scampo.<br />
Oppure puoi tuffarti sul cadavere e farne scempio. Questa è, infatti, l&#8217;idea dei Destroy All Monsters, quando nel 1974 iniziano a esibirsi come gruppo dichiaratamente &#8220;anti-rock&#8221;. Il primo nucleo della band è composto da quattro persone: la sensuale e inquietante cantante Niagara, Cary Loren, Jim Shaw e Mike Kelley.</p>
<p>Niagara: &#8220;Io stavo con Cary, Mike e Jim vivevano in una casa insieme ad altra gente, una specie di comune di artisti. Spesso collaboravamo e facevamo cose assieme. Non avevamo mai parlato di suonare, ma un bel giorno mi dissero: &#8216;Niagara, tu sai cantare?&#8217;&#8230; volevano mettere su una band e anche io e Cary avevamo in mente la stessa cosa. Dopo due giorni suonavamo già dal vivo: puoi immaginarti come eravamo bravi. E abbiamo tenuto questo tipo di atteggiamento fino alla fine&#8221;.</p>
<p>Mike Kelley: &#8220;I Destroy All Monsters non erano un gruppo, ma il risultato di un accordo tra due gruppi che hanno deciso di dividere un nome ed esibirsi insieme. Da una parte, infatti, c&#8217;erano Cary e Niagara, dall&#8217;altra Jim Shaw ed io. Cary e Niagara erano più interessati alla struttura dei pezzi e amavano il pop più trash, il glitter rock e l&#8217;imaginario maledetto alla Manson. Erano fan di Bowie, T Rex, Roxy Music, New York Dolls e gruppi simili. Jim ed io eravamo più interessati al rumore puro e non ci fregava niente delle strutture o delle melodie, tranne che come supporto al nostro rumore &#8211; un po&#8217; come i musicisti free jazz, ad esempio Coltrane, che usavano canzoncine pop standard (come le musichette dei cartoni di Walt Disney) per creare la base e poi fotterle impietosamente, distorcendole e massacrandole. [...] C&#8217;erano comunque un po&#8217; di cose che ci mettevano tutti d&#8217;accordo, come il rock del primo disco degli MC5, gli Stooges e i Velvet Underground. Questi gruppi riuscivano a includere nella musica il pulsare del metallo e il muro elettrico del rumore puro. Cary e Niagara iniziarono a scrivere dei pezzi, Jim ed io però facemmo in modo che ci fossero rumore ed improvvisazione costanti&#8221;.</p>
<p>Gli strumenti &#8211; manco a farlo apposta &#8211; ricordano vagamente quelli che anche The Psychedelic Stooges (ovvero la prima incarnazione <em>arty</em>-intellettualoide degli Stooges) utilizzavano: giocattoli modificati, piccoli elettrodomestici, un violino, barattoli del caffé, un&#8217;aspirapolvere. Il primo concerto (la band ne tiene ufficialmente solo due nei primi 3 anni di esistenza, accontentandosi poi di esibirsi a sorpresa presentandosi nei luoghi più disparati) consiste in una versione di &#8220;Iron Man&#8221; dei Black Sabbath da un&#8217;ora, che viene interrotta perché il gruppo viene cacciato dal palco.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/damcd2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3156" title="damcd2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/damcd2.jpg" alt="damcd2" width="300" height="300" /></a>Mike Kelley: &#8220;Non molto stranamente, la nostra musica era disprezzata  quasi all&#8217;unanimità: nella migliore delle ipotesi ci saranno state 50  persone interessate al noise, all&#8217;epoca, a Detroit. Tutti i membri dei  Destroy All Monsters erano cresciuti durante il rinascimento culturale  alternativo dei tardi anni Sessanta; eravamo cresciuti con gli eccessi  psichedelici degli  MC5 e degli Stooges, e con l&#8217;idea dei loro tempi,  cioè che tutto si poteva fare e ogni eccesso era ammissibile. Poi era  arrivato il Medioevo. L&#8217;economia di Detroit era crollata e si era potata  via anche la cultura alternativa. Detroit era una città morta e Ann  Arbor &#8211; che era stata la capitale della droga del Midwest, il paradiso  di ogni teenager che fuggiva da casa, la patria della Students for  Democratic Society e delle White Panther &#8211; stava tornando a essere  una città universitaria sonnacchiosa e conservatrice. Tutti i musicisti  della generazione precedente stavano provando ad abbracciare un suono  hard rock e più pulito, vicino alla moda del momento. La Sonic  Rendezvous Band di Fred Smith e i <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/ron-asheton-new-order-storia-story-parte-1/">New Order</a></strong> di Ron Asheton erano gruppi  insipidi, che volevano essere come Ted Nugent. Probabilmente erano in  imbarazzo a ripensare alle stravaganze psichedeliche della loro goventù.  E i nostri coetanei sguazzavano nei suoni innocui del country rock,  nelle nenie degli Alman Brothers e dei Grateful Dead. Era deprimente.  Questo è l&#8217;ambiente in cui sono nati i Destroy All Monsters. Esistevamo  per essere un &#8220;vaffanculo&#8221; indirizzato alla cultura popolare dominante&#8221;.</p>
<p>Cary Loren: &#8220;Era quasi prevedibile che ci sarebbero voluti 20 anni perché quello che facevamo potesse essere messo in prospettiva. [...] La nostra alienazione e ansia estrema erano un punto di vista psicotronico sulla realtà ; sentivo che creavamo dei suoni che volevamo sentire, ma non erano da nessuna parte  nel panorama asfittico e desolante che ci circondava. [...] Eravamo una specie di garage band paranoica sul punto di esplodere&#8221;.</p>
<p>Questa incarnazione dei Destroy All Monsters dura un paio d&#8217;anni e pubblica soltanto un nastro &#8211; dato via insieme a un numero della rivista <em>Lighworks</em>. Il fulcro del gruppo è la presenza scenica di Niagara, sex symbol per palati forti: una specie di pin-up anni Cinquanta dopo tre autopsie, con una voce che ricorda una rissa tra gatti meccanici, spesso stonata e fuori metrica. E, francamente, non c&#8217;è molto altro, nonostante i proclami: siamo di fronte a un gruppo spesso senza direzione e in balìa di se stesso, ma anche troppo avanti a livello concettuale&#8230; le manipolazioni dei nastri e gli esperimenti di rumore che i DAM eseguono nel 1974 sono davvero intuizioni &#8220;aliene&#8221; &#8211; che piacciano o meno (se non si era capito, chi scrive non è certo un partigiano di queste sonorità; se volete sentire una campana decisamente più entusiasta, leggete il post dedicato ai DAM del primo periodo su <strong><a href="http://anotherworldofsound.blogspot.com/2010/04/destroy-all-monsters-74-76.html">Another World of Sound</a></strong>).<br />
Una fotografia piuttosto fedele di questa incarnazione della band è data dal cofanetto (tre cd) intitolato <em>74-76</em>, originariamente uscito per <strong><a href="http://www.yod.com/">Father Yod/Ecstatic Peace!</a></strong> nel 1994 e poi ristampato da <strong><a href="http://www.mikekelley.com/compound.html">Compound Annex</a></strong> &#8211; la prima edizione è quasi impossibile da reperire.</p>
<p>La fine di questo primo periodo sperimentale e anti-rock viene sancita dall&#8217;abbandono da parte di Jim Shaw e Mike Kelley che si trasferirscono in California: sono stati entrambi presi alla prestigiosa Accademia delle Belle Arti di Valencia, e per due aspiranti artisti come loro è un&#8217;opportunità da non sprecare (e, a posteriori,  possiamo affermare che hanno fatto una buona scelta, visto che sono diventati due nomi blasonati, con opere esposte in molti musei di tutto il mondo).<br />
A sostituire i due &#8220;disertori&#8221; vengono chiamati i fratelli Larry e Benjamin Miller (chitarra e sax), che avevano già fatto parte degli Sproton Layer insieme al terzo fratello Roger (che poi sarà tra i fondatori dei seminali Mission of Burma):  la nuova formazione assume, da subito, una coloritura differente.</p>
<p>Cary Loren: &#8220;Dopo l &#8216;abbandono di Mike e Jim, la nostra musica lentamente si avvicinò a ciò contro cui, in origine, ci volevamo opporre; fu una sconfitta triste e dura a cui assistere. Rimpiazzare Jim e Mike con Ben e Larry Miller, nel 1976, diede alla band una forma più strutturata, ma mi sembrava che fossimo rimasti fedeli alle nostre origini più astratte. I Miller diedero al gruppo una forma più lineare e aggiunsero un raffinato caos dal sapore jazz&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/niagarasheton.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3166" title="niagarasheton" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/niagarasheton.jpg" alt="niagarasheton" width="300" height="233" /></a>Cary Loren, nonostante le sue dichiarazioni a posteriori, sembra avere un certo peso nel cambio di direzione del gruppo, almeno secondo quanto ricorda il bizzarro Colonel Galaxy (l&#8217;attuale compagno di Niagara, che già all&#8217;epoca seguiva la band): &#8220;Cary a un certo punto disse &#8216;Ci servono più palle. Dobbiamo chiamare Ron Asheton, è tornato qui&#8217;&#8221;.<br />
Asheton, reduce dalla disfatta dei New Order a Los Angeles, non è esattamente entusiasta. Forse gli serve tempo per leccarsi le ferite, staccarsi dal carrozzone del rock e tornare &#8211; almeno per un po&#8217; &#8211; a rilassarsi con le sue passioni: i film horror, i memorabilia della II Guerra Mondiale, i gatti&#8230;</p>
<p>Colonel Galaxy: &#8220;Ronnie non aveva nessuna intenzione di entrare in quel piccolo gruppo pulcioso e sgangherato&#8221;.</p>
<p>Ron Asheton: &#8220;Ero di nuovo in Michigan e non avevo un soldo. Ero già fortunato ad avere un tetto sulla testa. Mi chiedevo che cazzo avrei fatto&#8230; tentavo di rimettermi in sesto e di pensare a un piano e questo tizio mi chiama all&#8217;improvviso. [...] Continuava a telefonarmi, così alla fine ho detto &#8216;Ok, facciamolo, ma solo se mi fate trovare sei lattine di Colt 45 e un pacchetto di sigarette&#8217;. [...] Appena hanno iniziato a  suonare mi sono detto: &#8216;Oh cazzo, questo è il peggior disastro che io abbia mai sentito&#8217;&#8221;.</p>
<p>Colonel Galaxy: &#8220;Era pronto ad andarsene subito e aveva accettato di venire solo per la birra e le sigarette. [...] Deve essersi detto: &#8216;Ok, fra 15 secondi me ne vado&#8217;. Ma poi è entrata Niagara nella stanza e, al&#8217;improvviso, lui divenne molto interessato&#8221;.</p>
<p>Asheton è così colpito dalla cantante da decidere di tornare alle prove e, nel giro di poche settimane, diventa un membro effettivo del gruppo. Un vero punto di svolta, destinato a plasmare una band che &#8211; nonostante conservi il nome  Destroy All Monsters &#8211; non ha nulla a che fare col proprio passato sperimentale.<br />
Ron &#8211; a posteriori &#8211; parla di sonorità interessanti e intriganti in quel primo nucleo; la verità, molto più cinicamente, sembra fare perno su due fondamentali elementi: l&#8217;avvenenza di Niagara (con cui Asheton da lì a poco avrebbe iniziato una relazione) e la noia di un rocker confinato nella propria piccola città natale, a casa della madre, con ferite ancora aperte lasciate da un paio di grossi fallimenti.</p>
<p>Il caso vuole che, proprio in quelle settimane, un altro pezzo da novanta della scena di Detroit sia nuovamente in giro, e senza un gruppo in cui suonare. Parliamo di Michael Davis, ex bassista degli MC5, appena uscito di galera. Ron ne parla agli altri e Davis viene immediatamente invitato alle prove: del resto non poteva non andare così&#8230; i Destroy All Monsters erano nati idolatrando Stooges ed MC5 e ora hanno la possibilità di avere in formazione due membri dei loro gruppi faro. Non si poteva chiedere di più, ma questa situazione ha un prezzo &#8211; in termini di identità &#8211; piuttosto alto.</p>
<p>Cary Loren: &#8220;Nel giro di sei mesi avevo portato nel gruppo Ronald Asheton (degli Stooges) e Michael Davis (MC5) e avevamo definitivamente dimenticato l&#8217;astrazione concettuale, sostituendola con la potenza&#8221;.</p>
<p>Ron Asheton: &#8220;Questo è stato l&#8217;inizio del progetto che consisteva nel prendere un gruppo di studenti che facevano solo rumore e trasformarli in una band di vero rock&#8217;n'roll&#8221;.</p>
<p><em>[La musica di cui si parla in questa prima parte della monografia non è esattamente facilissima da reperire, per cui i più curiosi potrebbero gradire qualche link per scaricare e ascoltare il tutto. Per il cofanetto dei Destroy All Monsters </em>74-76<em> andate qui: </em><strong><a href="http://www.mediafire.com/?9glmymjwnif">CD1</a></strong>, <strong><a href="http://www.mediafire.com/?8r7ye71iaud">CD2</a></strong>, <strong><a href="http://www.mediafire.com/?3xfll4czxp2">CD3</a></strong><em>; per </em>With  Magnetic Field Disrupted<em> degli Sproton Layer andate </em><strong><a href="http://rapidshare.com/files/35306578/sproton_layer__roger_miller_68-70_.rar">QUI</a></strong><em>]</em></p>
<p>Vai alla <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/05/destroy-all-monsters-dark-carnival-files-parte-2/">SECONDA PARTE</a></strong></p>
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		<title>Ron Asheton’s New Order: Odissea pt. 3 &#8211; The End</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/ron-asheton-new-order-storia-story-parte-3-la-fine/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 14:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/front-1st-lp.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2266" title="front 1st lp" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/front-1st-lp.jpg" alt="front 1st lp" width="300" height="300" /></a>La <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/ron-asheton-new-order-storia-story-parte-2/">scorsa <strong>puntata</strong></a></strong> è terminata con un cliffhanger piuttosto potente: i New Order hanno l&#8217;opportunità di procurarsi un contratto, ma al momento della verità falliscono miseramente &#8211; grazie al cantante Dave Gilbert, che si presenta completamente fatto allo showcase organizzato a uso e consumo dei papaveri della Mercury Records da Kim Fowley. Vediamo cosa accade, a partire dalle ore subito successive a quel fiasco<span id="more-2239"></span>.<br />
</em></p>
<p>Nel backstage, appena dopo il concerto farsa per la Mercury, l&#8217;atmosfera è cimiteriale. Gilbert è svenuto sotto a un flipper, non reagisce agli stimoli. Dennis Thompson ha lo sguardo perso nel vuoto e Ron Asheton cerca di mediare e spiegare agli interlocutori ciò che è successo, nella vaga speranza di aggiustare le cose. In realtà sa benissimo che non c&#8217;è scampo (&#8220;Eravamo totalmente fottuti&#8221; dirà più volte, anni dopo).</p>
<p>Dennis Thompson: &#8220;Una band era appena morta. [...] Due anni di sforzi e lotta buttati nel cesso. Niente contratto. Niente fama. Niente soldi. Niente tour. Niente disco. Niente carriera. Ovviamente quella notte ci ubriacammo all&#8217;inverosimile&#8221;.</p>
<p>E&#8217; la resa dei conti. I ragazzi si rendono conto che non c&#8217;è modo di aggiustare la situazione. Non c&#8217;è scampo. Il giorno dopo Dave Gilbert viene invitato ad andarsene dai New Order e dalla casa (Ron Asheton: &#8220;Radunammo tutta la sua roba e la buttammo fuori. Quando Dave rientrò si mise abussare e noi gli dicemmo di sparire e non farsi mai più vedere&#8221;).<br />
Tutto ora dovrebbe ripartire da zero: occorre ricominciare a cercare un cantante e provare duramente per riportare il gruppo in pista. Ma nessuno se la sente più. Tutti hanno esaurito il carburante, le energie sono prosciugate.</p>
<p>Dennis Thompson: &#8220;Caricai la mia batteria Fibes in un&#8217;auto a noleggio e scappai a casa dei miei, dove mi sistemai in cantina. Avevo 28 anni e ancora una volta mi ritrovavo lì, col cuore spezzato, incazzato, rancoroso e al verde&#8221;.</p>
<p>L&#8217;unico che tenta di crederci fino all&#8217;ultimo è Ron Asheton, che anche di fronte all&#8217;abbandono di Thompson confida di riuscire a rimettersi in piedi. Solo che, con un tempismo eccezionale, il finanziatore dei New Order decide di prendersi un break. Ron Asheton: &#8220;Gli capitò l&#8217;occasione di andare in Germania coi suoi genitori e non si fece scappare l&#8217;opportunità di fare un giro in Europa. Ma nel frattempo i miei compari fuggirono. Jimmy Recca non ci mai aveva detto di volersi sposare, ma mollò per farlo. Dennis se ne andò. Praticamente mi lasciarono da solo a reggere la baracca. Aspettai che il nostro finanziatore rientrasse e decisi di tornare in Michigan per schiarirmi le idee. E accadde che questo tizio mi fregò malamente: fece sparire i miei dischi e quasi tutta la mia collezione di memorabilia naziste, che già all&#8217;epoca valeva 50.000 dollari e ora ne varrebbe un sacco in più&#8221;.</p>
<p>Ron a questo punto getta la spugna: ha perso la sua band, la maggior parte dei suoi averi e la voglia di provarci a Los Angeles. Decide di restare in Michigan, ad Ann Arbor dove abita sua madre. Lì ben presto incontrerà Niagara e inizierà la storia dei <strong><a href="http://www.furious.com/perfect/dam.html">Destroy All Monsters</a></strong> (di cui ovviamente ci occuperemo in separata sede, nei prossimi mesi &#8211; vi anticipo solo un dettaglio minimo, di quelli che fanno mitologia: Lester Bangs sarebbe morto con una loro T-shirt addosso, secondo alcune fonti piuttosto attendibili).</p>
<p>Dennis Thompson da lì a poco si unirà alla meteora Sirius Trixon and the Motorcity Bad Boys, per poi continuare &#8211; a fasi alterne &#8211; la propria carriera di batterista.<br />
Dave Gilbert entra nei <strong><a href="http://dearbornflashback.com/rockets.asp">The Rockets</a></strong>, con cui ha raggiunto un certo successo, per poi morire tragicamente nel 2001 a causa degli eccessi a cui non ha mai rinunciato.<br />
Jimmy Recca mette su famiglia, Ray Gunn trova lavoro in un&#8217;azienda satellite della Disney e si occupa di pupazzi per parchi di diertimento. Jeff Spry, invece, il primo cantante, fonda una band new wave (i Felony &#8211; <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ax1ErjLIloo">QUI</a></strong> uno dei loro video più noti), con cui incide qualche hit minore. Nel 1992 si suicida con un colpo di pistola alla testa.</p>
<p><strong>DISCOGRAFIA</strong></p>
<p>Come abbiamo ricordato, i New Order hanno registrato in studio in due occasioni, a Los Angeles: nel 1975 e 1976. Nessuno dei loro sforzi si è mai concretizzato in un album ufficiale e pianificato dalla band. Esistono, tuttavia, due uscite targate New Order &#8211; tutte rigorosamente postume &#8211; che pur non essendo ufficiali, non sono nemmeno bootleg e hanno avuto (in qualche maniera) l&#8217;imprimatur di Ron Asheton.</p>
<p>La prima &#8211; che risale al 1977 &#8211; è un album in vinile uscito per la FUN! Records, etichetta francese legata a doppio filo con il fan club parigino di Iggy Pop, presieduto da Gilles Scheps. Il titolo del disco è <em>Declaration of War</em>, contiene le due session in studio di cui sopra (una per lato) ed esce a band ormai sciolta, anche se da poco.<br />
A quanto si intuisce &#8211; le notizie sono confuse e scarse &#8211; ne esistono due versioni: una con copertina rossa e nera (che potrebbe essere la stampa più vecchia) e una con una foto a colori della band, distribuito dalla mitica Fan Club/New Rose.<br />
Ron Asheton non è entusiasta di questo album, più che altro per ragioni economiche: &#8220;Ero coi Destroy All Monsters e non ce la passavamo bene, eravamo senza un soldo. Un giorno mi arriva un pacchetto nella posta: dentro c&#8217;era un disco dei New Order e una lettera di Gilles Scheps, che diceva: &#8216;Hey, non sono morto, ci sono! Come va? Ho pensato che potevo darti una mano e così ho fatto uscire questo&#8217;. E poi c&#8217;era tutto un discorso e una piccola somma di denaro. Ma davvero una miseria. così mandandomi una copia del disco e quell&#8217;assegno ridicolo si è messo a posto e non si è mai più fatto vivo. Tra me e me pensai: &#8216;Amen. Se non altro ha detto che ne ha stampati pochissimi&#8217;. Mi sbagliavo, quello era il primo capitolo di una grandissima fregatura. Però, d&#8217;altra parte, è stato anche il modo in cui sono venuto in contatto con dei grandissimi amici francesi, i tipi della Revenge&#8221;.<br />
Questo disco (disponibile anche in versione CD &#8211; ce n&#8217;è uno del 1991 su FUN! e uno del 2008 di importazione giapponese) è una discreta <em>rarity</em>, anche se con un minimo &#8211; ma proprio minimo &#8211; di fortuna lo potete trovare su vinile a un prezzo standard di 20 euro: li vale tutti, fidatevi, anche solo per il quoziente di mitologia.</p>
<p>Esiste, poi, un secondo album intitolato <em>Victim of Circumstance</em>. Risale al 1989 ed è uscito per la francese Revenge, sia in versione vinilica che in cd (quest&#8217;ultimo con un ottimo booklet a corredo e quattro bonus track &#8211; ovvero il lato A di <em>Declaration of War</em>).</p>
<p>In un&#8217;intervista a Dennis Thompson contenuta in <strong><a href="http://www.divinerites.com/in_thom1.htm">Divine Rites</a></strong>, l&#8217;autore menziona di essere in possesso di un cd live dei New Order; questo è tuttora un mistero, in quanto non se ne trova traccia. Le spiegazioni sono solo tre: o si tratta di una rarità peculiarissima, o è un bootleg distribuito su cd-r, oppure l&#8217;autore si è confuso con il live dei New Race, in cui milita &#8211; in effetti &#8211; una porzione dei New Order (ovvero Asheton e Thompson).</p>
<p><em>Potete ascoltare la musica dei New Order scaricandola <strong><a href="http://rapidshare.com/files/188561238/neworderSOTDcircumstance.rar">QUI</a></strong>…ribadisco che potete di sicuro accontentarvi di una ventina di mp3 nell’iPod, ma lo spirito di questa musica risiede nel formato originale, con buona pace dei fan del digitale. Nessun obbligo, ma se volete anche respirarla, questa roba, cercate i vinili (o i cd).</em></p>
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		<title>Ron Asheton’s New Order: Odissea pt. 2</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 10:12:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/no.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2150" title="no" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/no.jpg" alt="no" width="300" height="300" /></a>Riassunto della <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/ron-asheton-new-order-storia-story-parte-1/">puntata precedente</a></strong>: i New Order registrano un demo ai Paramount Studios e immediatamente dopo cacciano il cantante Jeff Spry &#8211; troppo inaffidabile e ormai ospite delle patrie galere. I soldi scarseggiano più che mai e la band è nuovamente senza un frontman. Riusciranno i nostri (anti)eroi a portare a casa le penne?<span id="more-2119"></span><br />
</em></p>
<p>Ricomincia la via crucis delle audizioni: vengono piazzati volantini e annunci in tutti i negozi di dischi di L.A., viene sparsa la voce tra amici e conoscenti. Il problema è che si presenta ancora un plotone di scoppiati, di freak e di fuori di testa che vogliono fare i cantanti, ma non hanno la più pallida idea di cosa sia una band come i New Order.<br />
Ron Asheton: &#8220;Ci arrivarono un centinaio di richieste, così prenotammo per una settimana una sala prove. I tizi venivano lì, noi suonavamo un paio di pezzi e loro ci cantavano sopra, così vedevamo cosa sapevano fare. Direi che non ci facemmo mancare nulla: si presentò ogni fulminato sulla faccia della Terra, arrivarono tutti i peggiori disadattati e anche molti tipi strani, ma a posto, che semplicemente non c&#8217;entravano nulla con noi&#8221;.</p>
<p>Questo approccio non porta a nulla, così la band decide di sospendere le audizioni. I New Order sono quasi sul punto di gettare la spugna.<br />
Il caso vuole che un personaggio della scena rock di Detroit, un certo Dave Gilbert, sia da poco arrivato a Los Angeles. Sua madre è morta di recente e lui, distrutto dal dolore, ha reagito come solo un ribelle della sua pasta poteva fare: ha preso un aereo, è scappato dalla sua città natale e si è buttato nella vita rock&#8217;n'roll di L.A. &#8211; bevendo come un pesce, sniffando coca come fosse aria e ficcandosi in ogni genere di guaio che gli capitasse a tiro.<br />
Un amico, per caso, lo raccomanda telefonicamente a Ron, che ricorda vagamente Gilbert come  un ragazzo difficile, sempre in mezzo ai casini. Ma un tentativo lo si può fare, soprattutto perché si tratta di uno del Michigan.</p>
<p>E&#8217; così che i New Order incontrano Dave. Dennis Thompson lo ricorda così: &#8220;David stava facendo quello che facevo io. Era uno zingaro della musica, in cerca di una casa e di una seconda occasione, una nuova vita. Era davvero bellissimo, con una testa piena di riccioli neri e un sorriso che faceva squagliare i cuori delle ragazze al primo sguardo&#8221;.</p>
<p>Il ragazzo piace agli altri tre e viene subito integrato nel gruppo, oltre che nella casa in cui tutti vivono assieme. Una cosa curiosa, visto che il predecessore è stato cacciato per il suo comportamento problematico&#8230; e David non è certo uno stinco di santo: anzi. Come Thompson ricorda: &#8220;Una volta lo trovammo così stravolto che si era addormentato sul pavimento della sala prove, così abbiamo preso un timpano e glielo abbiamo piazzato sulla testa. Poi tutti e tre ci siamo messi a picchiarci sopra: c&#8217;erano sei bacchette che pestavano fortissimo sulla pelle e lui non ha fatto una piega, non si è svegliato. Lo giuro&#8230; non è fenomenale? Comunque cose di questo genere accadevano almeno una volta alla settimana, con lui&#8221;.<br />
E poi ancora: &#8220;Dave usciva, si distruggeva e poi tornava tardi, alle tre del mattino, con me e Jimmy Recca che lo aspettavamo alzati. Rientrava così fatto che si addormentava in mezzo al salone. Una volta spostammo tutti i mobili della casa e li impilammo intorno a lui, intrappolandolo poi sotto al divano. Svegliammo anche Ron per prendere tutti i suoi mobili e metterli nel mucchio. Lasciammo a Dave solo una mano che sporgeva e ci versammo dell&#8217;acqua calda sopra. Lui si svegliò, doveva andare a pisciare, ma iniziò a gridare: &#8216;Che cazzo è!?&#8217;. Aveva due metri di roba sopra e intorno a sé, che lo bloccava&#8221;.</p>
<p>La band, a parte i siparietti di Gilbert, comincia nuovamente a provare con impegno per raffinare il repertorio e affiatarsi con il nuovo cantante.Vengono registrati diversi demo in sala prove, alcuni dei quali finiscono nel LP <em>Victim of Circumstance</em> (Revenge, 1989)</p>
<p>I soldi, però, sono sempre scarsissimi ed è difficile trovare concerti decentemente retribuiti per tirare su qualche dollaro extra. Ancora una volta sbarcare il lunario e mettere qualcosa sotto ai denti è un vero problema.<br />
Dennis Thompson: &#8220;Alle prove spesso ci fermavamo e ci sedevamo per parlare di cibo. Ron diceva: &#8216;Mi farei subito una costoletta con patate al forno e cheddar fuso&#8217;. Jimmy allora si lamentava: &#8216;Voglio del cazzo di tempura di gamberi!&#8217;. E io alla fine dicevo: &#8216;Quanto mi piacerebbe una pannocchia arrostita impregnata di burro, un filet mignon, una bottiglia di Jack Daniel&#8217;s e un paio di ragazze nude&#8217;&#8221;.</p>
<p>Anche l&#8217;appartamento dove i ragazzi vivono tutti assieme non versa nelle migliori condizioni possibili. Chris Marlow, storica penna e ideatore della fanzine <em>Backdoor Man</em>, ne parla così: &#8220;Quando ci andai per la prima volta mi colpì subito che sulla porta dell&#8217;ascensore qualcuno aveva inciso, con un coltello, le parole &#8217;13th Floor&#8217; vicino al cartello con scritto &#8216;Elevator&#8217;&#8221;. E pensai: &#8216;Questo posto è davvero l&#8217;opposto di quello dove vivo io!&#8217;. Ron, poi, da sempre è pazzo per i gatti, quindi ne avevano alcuni in casa e dovevano nutrirli. Mettevano il cibo per gatti in un piatto che galleggiava su dell&#8217;acqua versata in una teglia: in questo modo gli scarafaggi e le blatte non ci arrivavano prima dei gatti&#8221;.</p>
<p>E&#8217; così che, stanco della situazione, Ron Asheton ha un&#8217;idea: tornare per qualche tempo tutti in Michigan e suonare un po&#8217; di concerti. In fondo laggiù la fama degli Stooges e degli MC5 è ancora ben radicata e ci sono più possibilità di essere ingaggiati.</p>
<p>La reazione dei promoter locali non è esattamente quella che la band si aspettava, almeno all&#8217;inizio. Dennis Thompson: &#8220;Subito andammo al Second Chance Ballroom, ad Ann Arbor. Il gestore non voleva farci suonare, voleva mandarci via: si preoccupava del fatto che non si presentasse nessuno. Poi lo convincemmo, ma passammo un&#8217;intera giornata a tappezzare la città di volantini e manifesti, come ai vecchi tempi: &#8216;I New Order tornano in Michigan, serata unica&#8217; e cose del genere. Beh, facemmo il pienone al locale e c&#8217;era una coda che faceva il giro dell&#8217;isolato, per entrare. Bravi! Suonammo qualche altro concerto, in Michigan, e poi ce ne tornammo a Los Angeles&#8217;.</p>
<p>I New Order sono partiti dalla California in quattro, ma ci ritornano in cinque. In Michigan, infatti, hanno reclutato al volo un nuovo elemento, il secondo chitarrista Ray Gunn. Una scelta che &#8211; a distanza di anni &#8211; nemmeno i diretti interessati sembrano in grado di motivare in maniera convincente. Con molta probabilità si tratta di un tentativo di acquisire un sound allo stesso tempo più corposo, ma che dia anche modo alle chitarre di costruire linee melodiche differenziate. Ron Asheton: &#8220;Dennis Thompson disse che conosceva un altro chitarrista e pensammo: &#8216;Ma sì, proviamo&#8217;&#8221;.</p>
<p>Gunn è un chitarrista decisamente più bizzarro nell&#8217;approccio al rock, rispetto ad Asheton. Gli piacciono i King Crimson, i Pink Floyd, David Bowie e tutte le band un po&#8217; particolari e strane. Dennis Thompson lo definisce &#8220;un chitarrista solista eccentrico, ma con tonnellate di energia ed entusiasmo&#8221;.</p>
<p>L&#8217;arrivo di Gunn sembra comunque dare un nuovo impulso ai New Order, che racimolano un po&#8217; di quattrini da investire in uno studio. Dalle session nascono una manciata di canzoni che &#8211; negli intenti della band &#8211; devono costituire il lato A del loro album di debutto; il secondo lato lo avrebbero inciso non appena firmato un contratto discografico.<br />
E&#8217; in questo quadro di rinnovato entusiasmo ed energia che si fa vivo il leggendario <strong><a href="http://www.kimfowley.net/">Kim Fowley</a></strong>, il produttore veterano di mille tendenze e truffe del rock&#8217;n'roll. Fowley ha fiutato l&#8217;opportunità di raggranellare qualche dollaro con la band e irretisce i New Order con una proposta per lui facile e non impegnativa, per loro salvifica: è quasi certo al 100% di poter procurare un contratto per un album &#8211; uno solo &#8211; con la Mercury.</p>
<p>Ron Asheton: &#8220;Kim aveva organizzato uno showcase per noi allo Starwood. Aveva chiamato un po&#8217; di tizi della Mercury, discografici, pr e agenti. Erano tutti lì nel locale. Noi eravamo esaltati, tipo: &#8216;Sì, è la volta buona!&#8230; c&#8217;erano i Van Halen che aprivano per noi: erano di casa allo Starwood, ma erano sconosciuti all&#8217;epoca&#8217;&#8221;. Ovviamente, però, le cose non possono filare senza intoppi &#8211; altrimenti non staremmo parlando dei New Order. E infatti Gilbert pensa bene di combinarne una delle sue.</p>
<p>Ron Asheton: &#8220;Ero nel backstage, prima del concerto, vicino a Jimmy recca. Entra Dave e Jimmy mi dice subito: &#8216;Hey, sento puzza di polvere d&#8217;angelo&#8217;. La polvere d&#8217;angelo e il PCP sono la merda peggiore che esista al mondo. E Dave dice: &#8216;No, ragazzi, sono a posto, sto bene&#8217;. [...] Saliamo sul palco, stiamo iniziando il primo pezzo e&#8230; sorpresa: lui è già bello e che partito a metà dell&#8217;intro. Era completamente fuori di testa fin dalla prima nota e non potevamo farci nulla. Non ricordo nemmeno che pezzo stessimo suonando, credo fosse uno dei nostri, non una cover. Lui cantava tutto stonato e man mano che andavamo avanti peggiorava sempre più&#8221;.</p>
<p>Praticamente Dave Gilbert viene cacciato dal palco, quella sera. Il resto della band continua il concerto, facendo un po&#8217; di cover e scambiandosi il ruolo di cantante, ma i discografici presenti sono sconcertati e non gradiscono ciò che vedono: non è pensabile investire soldi in un gruppo di tossici inaffidabili, che non riescono neppure a iniziare un concerto decentemente.</p>
<p>La serata è andata malissimo, la grande occasione è sfumata. Lo schema si ripete e i New Order sono nuovamente di fronte a una crisi da affrontare.</p>
<p><em>Nel prossimo capitolo la fine della storia. Potete ascoltare la musica dei New Order scaricandola <strong><a href="http://rapidshare.com/files/188561238/neworderSOTDcircumstance.rar">QUI</a></strong>&#8230; e ancora: sapete che accontentarvi di una ventina di mp3 nell’iPod è comodo, ma non molto rock&#8217;n'roll &#8211; ammesso che a qualcuno interessi esserlo. Quindi cercate i vinili (o i cd) – anche se è merce rara.</em></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Ron Asheton&#8217;s New Order: Odissea pt. 1</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 08:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/declaration.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2044" title="declaration" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/declaration.jpg" alt="declaration" width="300" height="300" /></a>Anno 1974: il mondo è orfano di Stooges ed MC5.<br />
La Terra è un posto un po&#8217; più brutto, da quando le due più devastanti formazioni rock sono implose in mille schegge, lasciando il vuoto &#8211; e consegnando il futuro della musica estrema in mani che non sanno ancora cosa fare, di quel dono pericolosissimo.<span id="more-1986"></span></p>
<p>Ron Asheton &#8211; dopo avere assistito alla fine degli Stooges mark II &#8211; è al confino a Los Angeles, ma non si rassegna all&#8217;inattività musicale e tenta di rientrare nel giro; vuole mettere in piedi una nuova band, ma è praticamente da solo. Iggy è impegnato a costruire il futuro della propria carriera solista; il fratellino Scott Asheton ha altri interessi ed è preso a combattere gli strascichi della dipendenza da eroina.<br />
E&#8217; così che Ron prova per un po&#8217; con KJ Knight degli Amboy Dukes e Jimmy Recca. Quest&#8217;ultimo era stato il bassista degli Stooges nei giorni del primo scioglimento post-<em>Fun House</em>: nel frattempo si è procurato un impiego tampone nella grande distribuzione (lavora in una catena di supermercati come addetto all&#8217;inventario dei reparti farmaceutici), ma molla tutto per tornare alla musica.</p>
<p>L&#8217;embrione di band condivide la sala prove &#8211; ricavata in una stanza della villa di Ray Manzarek (ex Doors) &#8211; con un&#8217;altro gruppo estemporaneo composto da James Williamson e i fratelli Tony e Hunt Sales: non si può dire che Iggy Pop sia un membro fisso di questo progetto, ma ogni tanto passa e si mette a urlare nel microfono, rotolandosi sul tappeto e facendo il suo classico repertorio (per la cronaca, dai germi questo esperimento sgangherato nascerà comunque uno dei dischi che meglio distillano il concetto di Rock come attitudine e stile: l&#8217;imprescindibile <em>Kill City</em>).</p>
<p>Le cose non decollano, però, per il nuovo progetto di Asheton e KJ Knight perde presto interesse, abbandonando la barca. E&#8217; in questo frangente che  Ron telefona a Dennis Thompson (l&#8217;ex batterista degli MC5) e lo invita a L.A., esagerando un pochino sulla natura del nuovo gruppo &#8211; che è tutto tranne che completo e avviato. Però &#8211; nel frattempo &#8211; è entrato nel quadro un manager (John Reilly) che finanzia le spese e le prove: non è esattamente come essere una band pienamente operativa, ma di sicuro è una buona alternativa al nulla o a un lavoro ordinario.</p>
<p>Thompson se la passa male a Detroit e non ci pensa due volte: vende tutti i suoi averi (ossia una bellissima Corvette del 1965 che gli frutta 4.500 dollari &#8211; ora avrebbe una quotazione di circa 150.000) e si imbarca su un aereo, nella speranza di ritornare a suonare come ai vecchi tempi &#8211; che tanto vecchi non sono.<br />
A L.A. lo attende una sorpresa, però: la band di cui Ron tanto gli ha parlato consta solo di Asheton alla chitarra, Jimmy Recca al basso e lui alla batteria; non c&#8217;è un repertorio consolidato e bisogna iniziare realmente da zero, anche se Asheton ha alcuni pezzi già scritti, da sistemare e rodare.</p>
<p>Thompson vorrebbe mandare tutti a quel paese: gli sembra l&#8217;ennesima avventura senza senso. Eppure si convince a restare per un solo motivo, come lui stesso racconta: &#8220;Mi ospitava Ron nell&#8217;appartamento che affittava a un prezzo ridicolo. Era piuttosto bello e spazioso. Però se volevo restare a casa sua la condizione era che io entrassi nel gruppo, altrimenti avrei dovuto trovarmi un buco in un hotel economico entro una settimana: e io non avevo nessun altro aggancio in California. Così restai e iniziai a provare con Ron e Jim&#8221;.</p>
<p>Subito si pone la questione del nome del gruppo; Ron Asheton ne racconta così la genesi: &#8220;In quel momento era tutto disco e merda glitter. E noi volevamo essere diversi. [...] Iniziammo a sparare nomi e a me venne in mente New Order. Il problema era legato all&#8217;ombra nazista che si porta, visto che il New Order, il Nuovo Ordine, era la Germania nazista. Comunque non dovetti nemmeno convincere gli altri, perché vedevano chiaramente che era il nome perfetto per il gruppo&#8221;.</p>
<p>Le cose sembrano procedere piuttosto bene, a livello musicale, e i New Order hanno un obiettivo preciso: essere una band di rock duro, senza precludersi la via al successo con un sound troppo intransigente (Ron Asheton: &#8220;Volevamo fare meglio che potevamo la musica che eravamo bravi a suonare. Ma tentando di essere più commerciali &#8211; voglio dire: a chi fa schifo un po&#8217; di denaro? Pensavamo che saremmo stati un gruppo hard rock con un certo potenziale di vendita&#8221;).</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;attività si è spostata in una nuova sala prove professionale ottenuta a prezzo interessante, grazie ai buoni uffici di Bud Latisitch (un ex pezzo grosso dell&#8217;orchestra della NBC): è forte il desiderio di lasciarsi alle spalle ogni strascico degli Stooges e non dividere più lo spazio per le prove con Iggy e Williamson è un gesto risolutore.</p>
<p>Nessuno dei tre New Order, però, è abbastanza dotato per cantare, quindi occorre trovare una voce solista, un frontman per il gruppo. Dopo una serie di audizioni rocambolesche (Ron Asheton ricorda: &#8220;Mettemmo dei volantini in giro. Davamo a ogni candidato un&#8217;ora di tempo in sala prove. Era così divertente&#8230; non puoi capire che genere di personaggi si sono presentati per cantare. Era meglio di un film, della tv, di un fumetto. Tutti erano molto gentili, ma c&#8217;era gente davvero fuori di testa. Quanto vorrei che fosse stato tutto filmato&#8221;) viene individuato un elemento: un ragazzo che ha buoni polmoni. Si chiama Jeff Spry, è giovane e ha influenze musicali piuttosto diverse dagli altri tre. Una nota che viene giudicata positiva, nell&#8217;ottica di dare più respiro al sound del gruppo.</p>
<p>I soldi anticipati dal manager vengono tutti spesi per finanziare la band (amplificatori, chitarre, spese per le prove) e i New Order vivono alle soglie della povertà. Dennis Thompson: &#8220;Mangiavamo una roba che chiamavo sbobba d&#8217;anfibio; la chiamavo così perché mi ricordava il rancio dell&#8217;esercito. E&#8217; una zuppa con cinque tipi di cereali e un osso di prosciutto dentro e si conserva per una settimana. Non mangiavamo quasi mai al mattino perché eravamo tutti al verde di brutto. John Reilly stava attentissimo ai soldi per farli durare finché non ci fossimo procurati un contratto discografico; potevamo solo permetterci una cassa di birra ogni fine settimana e non c&#8217;era modo di comprarci nemmeno un po&#8217; d&#8217;erba&#8221;. Però la band continua imperterrita a provare e riprovare.</p>
<p>E&#8217; il 1975. Finalmente un buon numero di brani è pronto ed è il momento di entrare in studio per registrare un demo. Ron Asheton: &#8220;Scegliemmo i nostri pezzi migliori e andammo ai Paramount Studios, sul Sunset Boulevard, vicino gli studi SIR. Impiegammo 16 ore a registrare&#8221;. Asheton si riferisce ai quattro brani che sono immortalati sul lato A del disco <em>Declaration of War</em> (Fan Club/New Rose 1987): la title track, &#8220;Lucky Strike&#8221;, &#8220;Hollywood Holidays&#8221; e &#8220;Sidewinder&#8221;.</p>
<p>Il demo è decisamente ottimo, ma Hollywood e l&#8217;industria discografica in quel momento sono assorbite da altre faccende e una band di rock duro come i New Order non è ritenuta adatta al mercato. In poche parole il famoso contratto si rivela molto più difficile del previsto, da ottenere. A complicare le cose si aggiunge il nuovo arrivato, Spry, che ha una pendenza con la giustizia. Era stato fermato ubriaco e fatto di quaalude al volante, guadagnandosi un processo e una condanna a fare un periodo di community service &#8211; in pratica lavoro al servizio della comunità, invece della galera. Il resto della band è all&#8217;oscuro di tutto, ma le ripetute assenze di Spry alle prove insospettiscono gli altri, che devono quasi estorcere la confessione al cantante.<br />
Asheton, Thompson e Recca si dimostrano comunque comprensivi con Jeff, che però compie un errore fatale: inizia a saltare i turni di lavoro assegnati dal giudice e viene quindi mandato in prigione. A questo punto i New Order decidono di estrometterlo: è troppo inaffidabile e instabile.</p>
<p>Stop, si torna al punto di partenza: serve un nuovo cantante, non ci sono soldi e i progressi fatti sono davvero pochi.</p>
<p><em>Nel <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/ron-asheton-new-order-storia-story-parte-2/">prossimo capitolo</a></strong> vedremo come è continuata la storia. Nel frattempo potete ascoltare la musica dei New Order scaricandola <strong><a href="http://rapidshare.com/files/188561238/neworderSOTDcircumstance.rar">QUI</a></strong>. Ovviamente sapete che accontentarvi di una ventina di mp3 nell&#8217;iPod è una cagata, quindi cercate i vinili (o i cd) &#8211; anche se è merce davvero rara. Volete mettere, però, la goduria di trovarne uno e portarselo a casa stretto in mano?</em></p>
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		<title>Giacche piccole, chitarre grosse</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2009 17:41:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Small Jackets &#8211; Cheap Tequila (Go Down, 2009)

Capita di vedere un gruppo dal vivo in situazione non congeniale e di farsi idee sbagliate. A me con gli Small Jackets è successo&#8230; si parla del Rock in Idro di qualche anno fa, quello con Iggy &#38; The Stooges. Ero lì appunto per l&#8217;Iguana coi fratelli Asheton e per i Not Moving. Il resto mi interessava veramente poco e ho quindi ciondolato piuttosto annoiato per tutta la giornata.
Nel palco secondario suonavano anche gli Small Jackets: dopo un paio di pezzi me n&#8217;ero ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/smalljackcd.JPG" alt="smalljackcd.JPG" /><strong>Small Jackets &#8211; Cheap Tequila (Go Down, 2009)<br />
</strong></p>
<p>Capita di vedere un gruppo dal vivo in situazione non congeniale e di farsi idee sbagliate. A me con gli <strong><a href="http://www.smalljackets.com/">Small Jackets</a></strong> è successo&#8230; si parla del Rock in Idro di qualche anno fa, quello con Iggy &amp; The Stooges. Ero lì appunto per l&#8217;Iguana coi fratelli Asheton e per i Not Moving. Il resto mi interessava veramente poco e ho quindi ciondolato piuttosto annoiato per tutta la giornata.<br />
Nel palco secondario suonavano anche gli Small Jackets: dopo un paio di pezzi me n&#8217;ero andato sbadigliando. Sarà anche per questo &#8211; lo confesso &#8211; che rimando questa recensione da almeno una settimana. E invece mi ricredo ampiamente. Anzi, dico che sono stato pirla a non sentirlo prima &#8216;sto cd.</p>
<p>Hard boogie (parecchio hard, con grossi sconfinamenti nell&#8217;hard rock più classico e nello street) di quello molto Seventies &#8211; con forti venature Creedence/Grand Funk Railroad (la cover di &#8220;Are You Ready&#8221; non è casuale), un po&#8217; di MC5, un filo di AC/DC, qualche rimando zeppeliniano e &#8211; soprattutto &#8211; tutti i trucchi del mestiere ben assimilati. Certo, ogni tanto emerge anche qualche fantasma glam anni Ottanta, ma ci sta tutto.</p>
<p>Davvero un buon disco ROCK, dal respiro internazionale, per una band solida e destinata a lasciare il proprio segno nelle coscienze dei rocker più attenti.</p>
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		<title>Patti Smith. La sacerdotessa in un mondo di atei</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 21:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>
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		<description><![CDATA[Presentazione del film Dream of Life,  23/02/2009 @ la Feltrinelli, Milano
Doverosa premessa: ho sempre apprezzato più ciò che orbita intorno a Patti Smith &#8211; in primis il defunto marito, nonché chitarrista degli incandescenti MC5 Fred &#8220;Sonic&#8221; Smith &#8211; piuttosto che Patti Smith medesima.
Ho un suo album come ognuno di voi lo avrà, nella mia plastificatissima discografia:  il celebre  Easter. Insomma della serie&#8230; io so che è li e lui sa che io a volte sono in stanza, ma ci guardiamo con diffidenza e sempre da lontano.
Considero Patti una specie di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>P</strong><strong>resentazione del film <em>Dream of Life</em>,  23/02/2009 @ la Feltrinelli, Milano</strong></p>
<p>Doverosa premessa: ho sempre apprezzato più ciò che orbita intorno a Patti Smith &#8211; in primis il defunto marito, nonché chitarrista degli incandescenti MC5 Fred &#8220;Sonic&#8221; Smith &#8211; piuttosto che Patti Smith medesima.<br />
Ho un suo album come ognuno di voi lo avrà, nella mia plastificatissima discografia:  il celebre  <em>Easter</em>. Insomma della serie&#8230; io so che è li e lui sa che io a volte sono in stanza, ma ci guardiamo con diffidenza e sempre da lontano.</p>
<p>Considero Patti una specie di catalizzatore che mi trascina e mi fa viaggiare attraverso altre personalità di cui ho il chiodo fisso. Vedi William S. Burroughs, Bob Dylan, Mapplethorpe la cricca proto punk del CBGB&#8217;s o del Max&#8217;Kansas City a NYC.<br />
E&#8217; per questo motivo che ho disertato sempre le sue esibizioni messianiche e intimiste, i suoi proclami e i suoi credo politically correct fondati sul fatto che  la gente abbia o meno il Potere. Ma che figataaaa Patti&#8230; ma anche no.</p>
<p>Adesso i suoi inni elettrici risuonano negli spot televisivi: nulla di male in questo: i tempi cambiano e con i tempi coloro che hanno fatto e segnato epoche rock  si addomesticano; e alcuni invecchiano male, quasi a sottolineare come, forse, lo scomparire sarebbe stato auspicabile.</p>
<p>Per questo, quando  guardo Patti vedo oltre e vedo soprattutto altro: scorgo la Detroit che l&#8217;ha cresciuta, impastata di ritmi selvaggi e alienati degli Stooges o degli MC5; leggo i suoi testi e il suo modo di stare sul palco e rivedo gli  Stones,  l&#8217;isteria punk, sento la poesia di Ginsberg nelle sue parole&#8230; ma alla fine della fiera lei non la trovo mai. Strano eh?</p>
<p>Patti dove sei? Che si sia persa o resti oscurata dai suoi stessi miti?<br />
Citare Rimabud, Artaud, Jim Morrison non significa necessariamente  essere alla stregua di questi. Troppa intensità scritta e chiacchierata si disperde fuori le pagine, oltre le note della signora Smith avverto un&#8217;atmosfera. Ma niente più.</p>
<p>Ricapitolando, mi trovavo alla Feltrinelli alla presentazione del film-documentario su Patti Smith di Steven Sebring &#8211; regista amico di Michel Stipe (R.E.M) che per 12 anni si è preso la briga di riprendere le escursioni invettive di Patti fuori dal palco.<br />
Era un po&#8217; una resa dei conti tra me e Lei. Una inconscia disperata volontà di riappacificazione forse.<br />
Appena entro nel megastore respiro il clima isterico e denso dell&#8217;evento mistico: gente che muove e sposta sedie frettolosamente , si accaparra il film <em>Dream of Life</em> nella speranza di un autografo della sacerdotessa a fine presentazione, con il timore che vada esaurito in pochi minuti; mamme e figlie teneramente legate per mano, femministe incallite ed ex fumatori di ganja&#8230; insomma tutto quel mondo hippy, new age, ecologist, girotondista pro-Obama, ma anche un po&#8217; naive alla viva il parroco, Ratzinger è uno di noi e via blaterando<br />
Attesa lunga, intervallata da silenzi siderali e sottofondo Smithiano (della sua produzione  più recente da <em>Gone Again</em> in poi: temi dolorosi sulla scomparsa del marito e del figlio).</p>
<p>In questo turbillion di emozioni il dvd <em>Dream of Life</em> me lo ritrovo fra le mani in una specie di passaggio sacro da fan a fan&#8230; lo giro e lo rigiro, l&#8217;unica cosa che mi viene da fare è scartarlo e levare il codice a barre perché 17.50 euro e 50 &#8211; anche se scontati -  non ce li spendo per un film sull&#8217;infanzia di Patti Smith. Ma c&#8217;è quel mondo che le gira intorno che mi attrae e mi chiama come una sirena.</p>
<p>Finalmente arriva, con un seguito di giornalisti, traduttrici e amiche dell&#8217;ultima ora. Ha un cappello e un vestito lungo, un po&#8217; trasandata, insomma l&#8217;iconografia di  Patti universalmente nota.<br />
Fisicamente mi colpisce il fatto che sia davvero filiforme, mi ricorda un gancio, un gancio di una gru del porto di New York. Città che l&#8217;ha adottata e in cui si è evoluta artisticamente.<br />
Applausi ripetuti, lei contraccambia, saluta: più che una poetessa sembra una crocerista del new jersey con problemi di alcoolismo alle spalle, anche se pubblicamente sottolinea che &#8220;Non  blatera di quelle merdate da hippy lallalala tutte nostalgia e illusioni infrante&#8221;. Invece sembra proprio esserne l&#8217;incarnazione: secondo me, qualcuno le ha suggerito questa frase ad effetto per farle prendere le distanze dall&#8217;immaginario collettivo.<br />
Seguono domande  a raffica la solita idiozia manifesta del pubblico, superficialità sul razzismo, sul  dolore, sugli anni Settanta.</p>
<p>Nel bel mezzo di questa amabile e soporifera conversazione-monologo la Patti decide di imbracciare un&#8217;acustica e strimpellare qualcosa come ai vecchi tempi. C&#8217;è anche il tempo per una &#8220;Because the night&#8221; versione karaoke e una &#8220;People have the power&#8221; recitata &#8211; wow. A seguire gli autografi.<br />
Verso la fine la signora Smith si fa sfuggire un &#8220;Preferisco cantare qui,<em> perché nel  film c&#8217;è molto parlato</em>&#8220;. E&#8217; in questo preciso istante che decade ogni mia idea di zanzarmi il manufatto con tanto di  introduzione di Marco Denti&#8230; lo so già che mi perderò qualcosa di sublime. Ma anche no.</p>
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