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	<title>Black Milk Magazine &#187; lo-fi</title>
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		<title>Anomie e anomalie</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 17:13:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il duo romano dei Moster Dead gravita nella galassia del lo-fi, del do it yourself, della sperimentazione anomala e anomica (ah le reminiscenze di sociologia dell'università); il tutto solidamente inquadrato in un contesto rock/punk/no wave minimale e spolpato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/moster-dead.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10589" title="moster dead" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/moster-dead.jpg" alt="" width="220" height="340" /></a>Moster Dead &#8211; s/t (autoprodotto, 2011)<br />
</strong></p>
<p>E via un&#8217;altra cassetta, a dimostrazione che la scena dei nastri, con il loro sapore di modernariato, è viva e vegeta. Anzi, sembra in espansione.<br />
Il duo romano dei <a href="https://www.facebook.com/pages/MOSTER-DEAD/253526941357102" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Moster Dead</span></a> gravita nella galassia del lo-fi, del do it yourself, della sperimentazione anomala e anomica (ah le reminiscenze di sociologia dell&#8217;università); il tutto solidamente inquadrato in un contesto rock/punk/no wave minimale e spolpato.</p>
<p>L&#8217;intera faccenda nasce e si evolve intorno a basso, batteria e voce, seguendo sentieri contorti, con brani che spesso danno l&#8217;impressione di essere jam estemporanee in cui viene catturato un mood inaspettato e non programmato. Mi ricordano leggermente i Suicide &#8211; ma poco, a onor del vero; mentre li trovo più affini alle cose stralunatissime dell&#8217;Alan Vega solista, ma senza la scimmia rockabilly sulla schiena. Anzi, qui ci si trova anche a fare i conti con un po&#8217; di psichedelia malata, di drug rock anni Novanta, di tribalismo post punk e di vocalizzi devianti molto arty&#8230; tutti elementi che rendono davvero eterogeneo il menu dei Moster Dead (tra l&#8217;altro ex Cactus ed ex Last Wank, per chi segue la scena italica da vicino).</p>
<p>Questa è musica bizzarra, adatta ai pomeriggi drogati &#8211; no fumo e fricchettonerie varie: solo roba chimica e possibilmente con una buona base anfetaminica &#8211; da spremere e far colare via sul pavimento. Musica da disagio, che mi ricorda il finir degli anni Ottanta con quelle lunghe giornate di tardo autunno passate a masticare Plegine, berci dietro Urbok e ascoltare canzoni in repeat. Roba forte.</p>
<p>Se volete il disco, lo trovate in <a href="http://moster-dead.bandcamp.com/download_tralbum" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">free download su Bandcamp</span></a>. Per la cassetta (oggetto pregevole davvero) invece dovete sborsare qualche euro e contattare la band.</p>
<p><iframe width="300" height="410" style="position: relative; display: block; width: 300px; height: 410px;" src="http://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/v=2/album=4246728115/size=grande3/bgcol=FFFFFF/linkcol=4285BB/" allowtransparency="true" frameborder="0"><a href="http://moster-dead.bandcamp.com/album/moster-dead">MOSTER DEAD by MOSTER DEAD</a></iframe></p>
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		<title>Tarantole &amp; filtrini</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 05:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo-fi, garage, pop, weird folk; Re Tarantola ed Emma Filtrino sono in due e hanno lo scazzo generazionale nel sangue]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/tarantola.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10559" title="tarantola" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/tarantola.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Il Re Tarantola ed Emma Filtrino – <em>Il nostro amore sa di tabacco</em> (Kandisky Records, 2011)</strong></p>
<p>Duo bresciano al secondo disco, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/ilretarantola" target="_blank">Il Re Tarantola ed Emma Filtrino</a></span> (ovvero Manuel Bonzi e Emma Ducoli) mettono sul piatto una proposta vivace e fresca, volutamente lo-fi e “sgangherata”, come tengono a precisare loro.<br />
Viene in mente la generazione di <em>slacker</em> cantata da Beck, Pavement e Guided By Voices negli anni Novanta e raccontata da Douglas Coupland in <em>Generazione X</em>: scazzo a profusione, elogio dell&#8217;approssimazione (&#8220;Abitiamo in una casa fredda, non sappiamo cucinare/Siamo lontani dalla perfezione, ma cerchiamo di stare allegri&#8221;, cantano nella title track) che traveste un lucido sarcasmo niente affatto banale. Raramente infatti capita di ascoltare nel nostro Paese liriche che abbinano semplicità e riflessioni pungenti sul vivere quotidiano dei trentenni o giù di lì senza essere presuntuose e saccenti, difetto che invece è ben presente in molti cosiddetti cantautori della scena nazionale.</p>
<p>Non si prendono particolarmente sul serio, si/ci pigliano pure un po&#8217; per il culo, risultando indubbiamente simpatici: come non sorridere di fronte  all&#8217;autoanalisi spietata dei sogni infranti e della conseguente ammissione delle proprie incapacità in &#8220;I Love You Maddalena&#8221;, o della stortissima descrizione di come ci si deve stupidamente comportare alle feste comandate in &#8220;Fiesta&#8221;?</p>
<p>Il punto forte del Re Tarantola sta proprio nella capacità di coniugare leggerezza nell&#8217;esposizione a un&#8217;osservazione centratissima del mondo giovanile contemporaneo: &#8220;Qualcuno dice che dovrei studiare, qualcun&#8217;altro di andare a lavorare/Non sono nato per far ciò, propendo di star fermo sul divano/ Sto degenerando, sorrido e mi compiaccio, sto degenerando nel mio sguardo vuoto&#8221;, tre semplici versi che dicono più di qualsiasi articolo di un qualsiasi sociologo.</p>
<p>Musicalmente il duo si pone a metà strada tra un&#8217;attitudine garage-scassona, ma che fa l&#8217;occhiolino al pop, e il weird folk stralunato del primo Bugo, quello di <em>Sentimento westernato</em> – non quella triste macchietta in mano ai discografici che è diventato oggi – con i due picchi rappresentati dalla già citata &#8220;Fiesta&#8221; e la conclusiva &#8220;27 anni&#8221;, sghembissime folk songs zoppe e ubriache.</p>
<p>L&#8217;unica nota stonata è il suono della chitarra, veramente troppo pulito per il genere proposto: l&#8217;avrei resa più sporca e zozzona. Ma qui a Black Milk siamo tutti dei porcelloni, si sa.</p>
<p><center><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/U1D2T6_UXX8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Garage Gewalt</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 17:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo-fi, blues punk, garage rock, rumorismo minimale e gospel punk. Riecco i RnR Terrorists, con un cd che lascerà il segno. Se avete scelto di lottare dalla parte giusta, ovviamente...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/rnr-terrorists.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10435" title="rnr terrorists" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/rnr-terrorists-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>RnR Terrorists &#8211; <em>Garage Gewalt</em> (Bubca, 2011)</strong></p>
<p>Il termine tedesco <em>Gewalt</em>, nel suo significato, comprende al tempo stesso sia la potestas sia la violentia &#8211; cito malamente, e non per bullarmi. E&#8217; dunque un atto di forza che comporta la presenza di una legittimazione del ricorso alla violenza. E per i toscani <a href="http://www.myspace.com/rnrterrorists" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">RnR Terrorists</span></a>, nostra <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/02/rnr-terrorists-stolen-blues-bubca-recensione/" target="_blank">vecchia conoscenza</a></span>, l&#8217;investitura ha origine divina; perché Essi sono gli Eletti e il Rock&#8217;n'Roll, in una notte fredda e nebbiosa di qualche anno fa, li ha posseduti carnalmente, inseminando i loro cervelli e le loro anime.</p>
<p>In questo nuovissimo &#8211; e atteso, almeno da queste parti &#8211; <em>Garage Gewalt</em> la band compie un passo speciale e abbandona la prassi di rubare/citare/rippare brani blues più o meno antichi, per proporre invece 10 pezzi interamente propri: è tutta farina del loro putrido sacco, piena di germi lo-fi, blues punk, garage rock, rumorismo minimale e gospel punk.<br />
Rispetto al precedente <em>Stolen Blues</em> intravedo anche qualche sensibile mutamento di umore e in generale una vena più scura, ombrosa, nel massacro sonico di questi attentatori impenitenti; se entrambe le parti mi perdoneranno il paragone, <em>Garage Gewalt</em> mi pare per i RnR Terrorists un po&#8217; ciò che <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/10/intellectuals-in-the-middle-of-darkwhere-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><em>In The Middle Of Darkwhere</em></span></a> è stato &#8211; nella prima parte del 2011 &#8211; per gli Intellectuals&#8230; un disco che amplia un discorso, sorprende piacevolmente senza lasciare spaesati e mostra una band mutata come succede a un buon vino se si ha la pazienza di lasciarlo riposare più di quanto la voglia di berlo ci imporrebbe.</p>
<p>Qui c&#8217;è poco da scherzare sia chiaro: i pezzi dei RnR Terrorists sono come un massaggio alle chiappe praticato da un&#8217;aliena con la pelle fatta di lamette e schegge di vetro. Blues punk mutoide, pieno di diavoli storpi, sante eroinomani, negrieri in doppiopetto, schiavi con contratto a progetto, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Juke_joint" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">juke joint</span></a> mortali nel mezzo della campagna tosco-emiliana e fegati zombie. Musichette per stuprare cervelli e gustarsi shottini di molotov, comodamente a cavalcioni di una Vespetta in fiamme. Il tutto aspettando il giorno in cui &#8220;la musica rientrerà nelle fogne e nei vicoli oscuri, scacciata dai divertimentifici ufficiali e tollerati&#8221;, perché &#8220;allora, e solo allora, tornerà a essere sangue e carne e tornerà a parlare a zone del nostro cervello ormai addormentate. E forse di lì un nuovo mondo verrà&#8221; (dalle liner notes del cd).</p>
<p>Io fossi in voi lo ordinerei da <a href="http://www.myspace.com/bubcarecords" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Bubca</span></a>. Subito. Anche due copie, ché va regalato alle persone più care un dischetto così.</p>
<p><center><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/ioUf8STIFhM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Il fantasma di Jeffrey Lee Pierce tra Tenerife, Berlino e Parigi</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 05:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rock'n'roll malato, punk blueseggiante, blues punkizzato, rock gotico western, ma anche il folk rock più decadente e oscuro. Con qualche tocco più melodico a offrire brevi boccate d'ossigeno. Un grande disco firmato da Evilmrsod &#038; Dallas Kincaid]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/subterraneanpowerstrain300px.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9759" title="subterraneanpowerstrain300px" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/subterraneanpowerstrain300px.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Dallas Kincaid &amp; Evilmrsod &#8211; <em>Subterranean Power Strain</em> (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Non so come mi abbiano trovato, ma porca puttana la miseria, meno male che l&#8217;hanno fatto. Non mi farò altre domande, perché qui c&#8217;è davvero roba che scotta e ve ne devo parlare.</p>
<p>C&#8217;è questo <a href="https://www.facebook.com/evilmrsod?sk=info" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Evilmrsod</span></a>, che si chiama Pablo Rodríguez, è di Santa Cruz de Tenerife, ma ora vive a Berlino. Lui &#8211; dopo essere stato in una rock&#8217;n'roll band di Tenerife &#8211; si è dato al blues/folk/rock acustico con risultati apprezzabili e apprezzati. Un giorno Evilmrsod, su Internet, conosce il rocker francese <a href="http://www.myspace.com/dallaskincaid" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Dallas Kincaid</span></a>, influenzato da gente tipo Jon Spencer, Cramps, Dogs, Ramones, Stones,  Nick Cave, Jeffrey  Lee Pierce, Hank Williams the third, Johnny Cash e Iggy Pop. E da qui nasce una bizzarra collaborazione. Bizzarra sulla carta, perché il risultato &#8211; ossia questo <em>Subterranean Power Strain</em> &#8211; è una bomba. Da godere senza remissione.</p>
<p>Le influenze sono chiare e pescano nel calderone del rock&#8217;n'roll malato, del punk blueseggiante, del blues punkizzato, del rock gotico western, ma anche del folk rock più decadente e oscuro. Con qualche tocco più melodico a offrire brevi boccate d&#8217;ossigeno.<br />
Gli addendi, come potete vedere e sentire, sono semplici e noti, ma il risultato è stupefacente: musica di quella che ti entra nelle ossa e ti fa ricordare, anche solo per qualche istante preziosissimo, cosa hai provato al primo ascolto dei Gun Club, tanto per dirne una. O dei Cramps.</p>
<p>Menzione speciale per la voce spettacolare, che in più di un momento evoca il fantasma di Jeffrey Lee Pierce, facendoci credere per qualche istante che sia ancora vivo e vegeto e stia incidendo ancora ottima musica.</p>
<p>Uno dei dischi dell&#8217;anno, per quanto mi concerne.</p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25211158"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25211158" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/evilmrsod/sherylynn">SheryLynn</a> by <a href="http://soundcloud.com/evilmrsod">evilmrsod</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25201448"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25201448" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/evilmrsod/pure">Pure</a> by <a href="http://soundcloud.com/evilmrsod">evilmrsod</a></span> </p>
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		<title>Born in the cellar</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 19:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlano i milanesi Beatbreakers: garage revival dal profonde delle cantine più muffose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9820" title="foto1" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong></p>
<p>Qualcuno dei fedelissimi ricorderà i Beatbreakers: il loro <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/the-beatbreakers-nights-shamans-promo-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">demo cd è stato recensito</span></a> su Black Milk qualche tempo fa e nel frattempo ho avuto modo di vederli live, oltre che di conoscerli personalmente.<br />
Da qui nasce l&#8217;idea di una chiacchierata esaustiva &#8211; si spera &#8211; per presentare meglio un gruppo che, anche se sotterraneo e <em>loser </em>per definizione, ha il suo bel perché e merita una chance di essere ascoltato.<br />
A questa intervista, condotta via email, hanno partecipato in pratica tutti i membri della band. Sono giovani, entusiasti, a volte un po&#8217; ingenui e soprattutto veraci come un 45 giri di garage texano tutto graffiato, pescato in una bancarella improbabile.<br />
La parola ai Beatbreakers&#8230;</p>
<p><strong>Raccontatemi un po&#8217; la vostra storia: come è nata la band, quando e quali obiettivi &#8211; se ve ne siete posti &#8211; avete&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: La band nasce dall’incontro tra i Matryoshka Kill Kill, un progetto di band mista alla Cramps, e Sebastian che ha sostituito la nostra prima cantante. Da allora del primo repertorio abbiamo tenuto solamente i pezzi più aggressivi, gli altri si addicevano di più a una voce femminile, e abbiamo continuato su questa falsa riga, a eccezione di un paio di pezzi surf strumentali che riproponiamo spesso nei nostri live. Il nostro obiettivo, in generale, è conoscere e farci conoscere&#8230; ma non a tutti i costi!</p>
<p><strong>Vedendovi live ho notato che siete una formazione piuttosto eterogenea. Sul palco c&#8217;era una maglietta degli Alter Bridge, una degli Off, un cantante alla Leighton Koizumi&#8230; insomma, quale alchimia vi lega e quali sono i vostri numi ispiratori?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Devo premettere che dopo il nostro incontro con Seba il gruppo ha subito una variazione di formazione che di fatto ha posto fine all’idea iniziale di band mista, e infatti Giulia, la nostra bassista, dopo qualche live ha dovuto lasciare per motivi personali: una grossa perdita in assoluto e soprattutto per l’impatto che la band poteva destare dal vivo. D’altro canto siamo contenti del nuovo arrivato Ste Red Stripe che si è calato subito nel nostro spirito e ha già messo del suo in diverse canzoni. Il nostro batterista Davide si diverte sempre a provocarci con le sue t-shirt da concerto, pur provenendo da tutt’altro background fa piacere vederlo appassionarsi, e con risultati soddisfacenti, a suonare garage e degenerazioni varie. Seba è innegabile che abbia una certa somiglianza con Leighton Koizumi, ha quello che si dice il <em>phisique du role</em>, è un autentico animale da palcoscenico, ma ritengo che al tempo stesso abbia una timbrica del tutto personale, difficile da trovare in giro, e direi perfetta per fare garage!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Esagerato Ric&#8230; grazie! Beh, comunque  la passione che abbiamo per la musica sicuramente gioca un ruolo fondamentale nei nostri equilibri, ma anche la voglia di divertirci e spaccarvi i timpani! I nostri numi ispiratori? Uhm.. ce ne sono davvero tanti per ognuno di noi! Da Jim Morrison a Screamin&#8217; Jay Hawkins, da Johnny Thunders a Gerry Mohr, da Jeffrey Lee Pierce a Keith Morris!  Insomma numi di diversi generi, ma  più che altro degli ispiratori ideali e non dal punto di vista strettamente musicale.</p>
<p><strong>Domanda spietata: il garage (Sixties o revival che si voglia) ha ancora senso dopo tutti questi anni? Dopotutto sono passati decenni dal momento in cui questa musica è esplosa e ha dato tutto o quasi quello che poteva dare&#8230; </strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Sai, non facciamo molto caso a quelle che sono le mode del momento, il garage ha vissuto una prima ondata durante i Sixties e un revival negli Eighties davvero niente male, tuttavia, pur non essendoci una vera scena che si possa definire tale in Italia, il garage di fatto non è mai morto.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Assolutamente! Ѐ bello vedere band che ancora tramandano garage con voglia di stupire. Ti spiego perché: anche se forse non c’è più un vero e proprio movimento, qualcuno che tenta di salvarci le orecchie  dalla merda che sta uscendo da qualche anno a questa parte c’è sempre, per fortuna!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: D’altra parte, come avrai avuto modo di sentire, non siamo dei puristi del genere, non abbiamo neanche l’organo.  La nostra novità, se così si può definire e ammesso che ci sia ancora qualcosa da inventare, è il tentativo di fondere insieme diverse componenti, qualcuno più esperto di me lo ha definito “rockabilly garagistico” (<em>il buon Luca Frazzi &#8211; n.d.andrea</em>], non dimenticando il nostro approccio punk che in alcuni pezzi si sente abbastanza chiaramente.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9817" title="foto2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg" alt="" width="566" height="391" /></a></strong><strong>Elencatemi i cinque dischi fondamentali della vostra formazione personale &#8211; e perché&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Ti diremo quelli che più si adattano all’idea dei Beatbreakers e che comunque mi hanno segnato personalmente. In ordine sparso:<br />
·    The Fuzztones: <em>Lysergic Emanations</em>, come fare a non metterlo?<br />
·    The Cramps: <em>Psychedelic Jungle</em>, la sintesi di diversi elementi che adoriamo, selvaggio e accattivante<br />
·    The Phantom Surfers: <em>18 Deadly Ones</em>, mi piace il surf strumentale, specie se cupo e malinconico, quello per così dire “avvincente” mi annoia&#8230;<br />
·    The Morlocks: <em>Emerge</em>, a proposito di Koizumi&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Doo Wop  Halloween Is a Scream</em>, pezzi oscuri e grotteschi recuperati dalla “peggiore” tradizione doo-wop, testi molto divertenti!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Da parte mia dico:<br />
·    The Brood: <em>In Spite Of It All</em>, ascoltatelo e poi capirete perché&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Kill By Death</em>, compilation punk ma dai pezzi  marci e cagneschi insomma quel che piace a me!<br />
·     Various artists: <em>Monster Bop</em>, la definirei una compilation rock’n’rolll di pezzi tirati fuori dall&#8217;aldilà<br />
·     MC5: <em>Kick Out The Jams</em>, kick out the jams motherfuckers!!!<br />
·    Jacobites: <em>Robespierre&#8217;s Velvet Basement</em>, qua cambiamo radicalmente genere, chitarre che piangono e voci malinconiche, un mix che nuoce alla propria solarità</p>
<p><strong>Cosa pensate delle reunion di band vecchie o comunque morte da anni, che piovono insistentemente da qualche tempo?</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Penso sia come qualcosa che vuoi riportare in vita nel tuo cervello e in un modo o nell&#8217;altro ce la fai, quando sei davanti a personaggi che han fatto la storia del genere. Ti vengono i brividi a pensare ai concerti, le persone che han conosciuto e specialmente il fatto che, qualche ora prima, ti stavi ascoltando un loro disco davanti una birretta e qualche ora dopo te li vedi di fronte! Non sono uno che si emoziona facilmente, ma a vedere veri e propri “stronzi” della musica mi si contrae il cervello.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ste Red Stripe</span>: Le reunion il più delle volte si rivelano come decisioni piuttosto azzardate, ma a volte delle piacevoli sorprese: basti pensare al panorama &#8217;77 UK punk; band come Slaughter and the Dogs, Stiff little Fingers, Rezillos, Boys, Buzzcocks etc&#8230; non tradiscono mai dal vivo e sono sempre energici, garantendo uno spettacolo all&#8217;altezza della loro fama. Altre volte è solo puro interesse economico e non è difficile rendersene conto.</p>
<p><strong>Trovate facilmente occasioni per suonare? Come definireste la situazione attuale del circuito live?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: In Italia siamo messi abbastanza male, e in particolare a Milano, se non fosse stato negli ultimi anni per il Mi-decay, che ha avuto il merito di ravvivare la scena e stimolare anche altri ad organizzare eventi alternativi, sarebbe francamente deprimente.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: D’altronde Milano è piena di fighetti&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9823" title="foto4" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong><strong>Raccontateci il concerto più bizzarro o allucinante che vi è capitato di fare<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Direi quello di spalla a Glenn Matlock, quando il nostro cantante era&#8230;come dire &#8220;un po’ su di giri&#8221; ed è stato allontanato dal locale mentre noi della band ancora stavamo suonando&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Eh sì&#8230; eravamo tutti un po&#8217; nervosi e io ho cominciato a bere parecchio; a un certo punto il microfono ha avuto dei problemi, così l&#8217;ho lanciato dall&#8217;altra parte della sala, scatenando una furiosa reazione del buttafuori che mi ha sollevato di peso cercando di trascinarmi fuori dal locale. Non so come sono riuscito a tornare sul palco e finire il concerto.</p>
<p><strong>Beatles o Stones? E perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Stones! in particolare i primi album con Brian Jones, il mio preferito è sicuramente  <em>Their Satanic Majesties Request</em>, i suoni tossici e imprevedibili mi tirano scemo!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Beatles per il semplice fatto che in casa mia, fin dall&#8217;infanzia, giravano solo i loro vinili.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per il talento, voci e capacità compositiva sicuramente i Beatles, gli Stones dal canto loro avevano una maggiore carica sul palco, quindi Beatles da studio e Stones dal vivo!</p>
<p><strong><em>Nuggets </em>o <em>Back From The Grave</em>? E Perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Pur essendo un vero estimatore di <em>Nuggets </em>ti dico che preferisco <em>Back From The Grave</em> come concetto, c’è un vero lavoro di riesumazione dietro ai vari volumi di pezzi più o meno interessanti mai venuti alla luce prima. Menzionerei anche <em>Pebbles</em>, <em>Desperate Rock’n’Roll</em>, e <em>Stompin’</em>&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Domanda difficile. Ma anche io dico <em>Back From The Grave</em>! Quelli erano tempi scuri e grezzi. Sembra la trama di un film ma è proprio cosi! Fuzz che ti scioglie il pensiero, voci da strizzata di palle&#8230; fantastico!”.</p>
<p><strong>Qualcuno di voi colleziona dischi? E quale è il vostro rapporto con la musica: una passione, un passatempo, un divertimento, un&#8217;ossessione&#8230;?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
Seba</span>: Si, io e Riccardo spesso e volentieri andiamo a cercare dischi interessanti da comprare. Il rapporto con la musica è un&#8217;ossessione pura. Sono sempre alla ricerca di band dimenticate nel tempo.</p>
<p><strong>Chi volesse contattarvi e magari ordinare il vostro cd promo, come può fare?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per ora non abbiamo mai fatto banchetti ai nostri concerti ma a ogni live chiunque ne avesse il desiderio può venircelo a chiedere personalmente, capita sempre di averne dietro una copia; oppure può contattarci sul nostro <a href="http://it-it.facebook.com/pages/The-Beatbreakers/160161670684622" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Facebook</span></a></p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/wednesday-night">Wednesday Night</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/alien">Alien</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/twelve-o-five">Twelve o&#8217; Five</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
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		<title>Milkshake di cervello alla banana</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 18:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[L'ep per il tour francese del Trio Banana: suite per cervelli implosi, sinfonie per amigdale macerate nella tequila e usate come palline da ping pong]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/banana.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9706" title="banana" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/banana.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><strong>Trio Banana &#8211; <em>Scream Your Dreams</em> (Bubca, 2011)</strong></p>
<p>Il <a href="http://www.myspace.com/triobanana" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Trio Banana</span></a>, dopo <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/05/trio-banana-baby-save-my-soul-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><em>Baby Save My Soul</em></span></a>, torna a farsi vivo con un ep appositamente prodotto per il recente tour in terra di baguette, camembert e champagne. Un classico cd-r in stile <a href="http://www.myspace.com/bubcarecords" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Bubca</span></a>, con le scritte a pennarello sul dischetto che fanno tanto banchetto abusivo a Scampia, ma ti danno anche la garanzia totale di genuinità e scassoneria &#8211; due qualità senza cui la Bubca non sarebbe la Bubca, ma solo una delle altre etichette che sfornano roba senza molto cuore o direzione.</p>
<p>Veniamo alla musica. Il tutto è inciso decisamente meglio rispetto al lavoro precedente e i pezzi presenti svelano in maniera inconfondibile l&#8217;animo più psichedelico, psicotropo e psichiatrico del trio; questo significa che i brani hanno forti connotazioni tendenti alla jam acida e stralunata, fatta di rock, folk, blues punk (una traccia in particolare ha un riff killer palesemente alla Gun Club), garage e sperimentazione sguaiata. Suite per cervelli implosi, sinfonie per amigdale macerate nella tequila e usate come palline da ping pong.</p>
<p>Il punk qui c&#8217;è, e a tonnellate, ma il Trio Banana non suona punk nel senso tradizionale del termine. In pratica raggiungono quel sublime livello in cui sai che loro sono punk e suonano punk, ma senza fare punk seguendo le formule note e codificate. Concludendo&#8230; niente <a href="http://www.youtube.com/watch?v=-X296gWQH5w" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Grappa Bocchino</span></a>, ma musica per drogarsi e godersi ogni istante dello sconvolgimento.</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/pd6k7hKuCOE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Mad Max, punk e wave glaciale</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 16:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La parola ai Words And Actions per un tuffo scomposto nella coldwave degli Eighties]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/WAA-live.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9647" title="WAA live" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/WAA-live.jpg" alt="" width="350" height="467" /></a>Abbiamo conosciuto quest&#8217;anno i <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/wordsandactions" target="_blank">Words And Actions</a></span> di Alessandria, un duo di coldwave in puro stile anni Ottanta, che ha sfornato nel giro di pochi mesi due nastri (<em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/10/words-and-actions-cant-feel-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Can&#8217;t Feel</span></a></em> e <span style="text-decoration: underline;"><em><a href="../2011/06/words-and-actions-life-of-farewells-recensione/" target="_blank">Life Of Farewells</a></em></span>). Roba intrigante e filologica, che striscia nei liquidi oscuri del gothic rock, della EBM, della wave, dell&#8217;elettronica pionieristica &#8211; il tutto con uno spirito ombroso, romantico e glaciale al contempo.</p>
<p>Ci hanno colpito molto e li abbiamo contattati per una breve chiacchierata, un classico botta e risposta via email (a parlare è Lace), per sapere un po&#8217; di più sul loro conto. Eccola.</p>
<p><strong>Domanda classica per rompere il ghiaccio: come/quando è nato il progetto WAA? Avevate altre esperienze musicali simili alle sonorità che proponete?<br />
</strong>Il tutto ha avuto inizio nel 2010. In realtà erano già 2-3 anni che volevo mettere su un gruppo “anni 80”, ma non trovando musicisti adatti la gestazione è stata più lunga del previsto. Per quanto riguarda le nostre esperienze musicali pregresse, beh in realtà non abbiamo assolutamente la formazione che ti potresti aspettare. Nel nostro passato e presente abbiamo suonato svariate cose, death/thrash metal, math rock, prog, dubstep, hardcore, cybergrind, emocore, pop-punk, hip hop, sludge e forse qualcos&#8217;altro.</p>
<p><strong>Da dove deriva la vostra ispirazione musicale, con esattezza?</strong><br />
L&#8217;atmosfera che cerchiamo di ricreare è quella tipica della scena coldwave francese. Fondamentalmente è un sotto-genere della darkwave, caratterizzato da sonorità più ruvide e glaciali e da un piglio per certi versi molto epico direi. A suo modo è un genere molto romantico (nel senso serio del termine). Partendo da questa base cerchiamo anche di inserire la fisicità e l&#8217;immediatezza della primissima scena EBM (DAF, Front 242, Nitzer Ebb per citare qualche nome).</p>
<p><strong>Come vi dividete i compiti in fase di composizione, registrazione e live? In pratica, chi fa cosa?<br />
</strong>Al momento io mi occupo della composizione e della registrazione. In sede live io canto mentre Paolo suona le parti di synth.</p>
<p><strong>Che tipo di strumentazione usate? Siete per il vintage old school o emulate con software e computer?<br />
</strong>Una strumentazione tipo <em>Mad Max</em> direi&#8230; live sulla voce uso un pedale per basso, Paolo usa una tastiera il cui segnale viene processato da una pedaliera per chitarra, la drum machine esce fuori da un iPod e il tutto entra in un mixerino quattro canali della Behringer.</p>
<p><strong>Capitolo registrazioni: come lavorate e con che strumentazione?<br />
</strong>Anche sotto questo aspetto direi che siamo piuttosto punk, ovvero ci siamo sempre arrangiati con quello che avevamo in casa. I suoni sono prodotti con una vecchia tastiera Casio regalatami all&#8217;età di 10 anni e fatti passare attraverso un pedale che simula un delay analogico con modulazione. La registrazione avviene su un mio vecchio computer, con sequencer, programmi di editing e mastering che ormai non userebbero neanche nella Corea del Nord. Ma alla fine per tirare fuori il suono giusto serve molto di più un orecchio allenato che non l&#8217;ultima versione aggiornata del programma di turno. Poi nel nostro caso il lo-fi non è una scelta ma una necessità del genere.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/Foto_cassetta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9649" title="Foto_cassetta" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/Foto_cassetta.jpg" alt="" width="350" height="263" /></a>La scelta di diffondere la vostra musica solo su cassetta è interessante; secondo voi ci sono ancora molti appassionati che possiedono una piastra per ascoltare i nastri? Avete difficoltà a trovare le cassette per le vostre produzioni?<br />
</strong>Da bravi nerd abbiamo optato per il supporto filologicamente più coerente con il tipo di musica. Inoltre gli appassionati di questo genere hanno quasi sempre una piastra per musicassette, anche perché molte release dell&#8217;epoca erano proprio su tape. Le cassette vergini le prendiamo da una ditta inglese specializzata in questo genere di prodotti.</p>
<p><strong>Come funziona per quanto riguarda le occasioni di suonare: fate concerti spesso o con facilità? E con chi vi capita di suonare?<br />
</strong>La situazione concerti è abbastanza complessa, pochi locali, poca organizzazione, poco pubblico. Noi per fortuna suoniamo un genere di nicchia e in quanto tale abbiamo un pubblico piuttosto attento, che viene volentieri ai concerti, che ti compra il disco e che magari indossa anche la tua maglietta. Comunque mi ricordo che negli anni Novanta era tutto molto più semplice e organizzato, anche la più sfigata città di provincia aveva almeno un locale o un centro sociale con uno o due concerti a settimana. Negli ultimi 10 anni invece c&#8217;è stato un netto declino del mondo delle sottoculture musicali, con ben poche eccezioni. Con chi ci capita di suonare? Beh dipende un po&#8217; da chi organizza, fondamentalmente sono due i circuiti che si stanno interessando a noi, uno più strettamente legato all&#8217;universo dark e uno più vicino al mondo indie.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/logo_waa_facebook.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9653" title="logo_waa_facebook" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/logo_waa_facebook.jpg" alt="" width="180" height="280" /></a>L&#8217;aspetto grafico/artistico è importante nel progetto WAA; raccontateci le suggestioni che ispirano il vostro immaginario visivo, magari approfondendo il discorso dei poster (perché, in quanti esemplari li stampate, come vengono realizzati, significato e messaggio&#8230;).<br />
</strong>Ho sempre pensato che l&#8217;aspetto visuale non fosse affatto separabile dal discorso musicale. Il fascino che può esercitare un genere è sempre legato indissolubilmente all&#8217;immaginario che è in grado di (ri)evocare. Nello specifico trovo che la nostra musica si possa coniugare perfettamente con un tipo di grafica che mi è sempre piaciuta, ovvero quella delle cosiddette avanguardie storiche novecentesche, più precisamente nelle sue incarnazioni russe e olandesi (suprematismo, neoplasticismo, costruttivismo). I nostri poster sono in cartoncino colorato, l&#8217;unico inchiostro utilizzato è il nero e vengono stampati in poche copie numerate. A <a href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.147231455344769.34232.134090966658818&amp;type=3" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">questo link</span></a> potete vedere qualche foto e avere qualche informazione in più.</p>
<p><strong>Il titolo &#8220;Seven Churches&#8221; nel vostro ultimo lavoro mi ha fatto sperare per un istante che aveste fatto una cover dei Possessed&#8230; la domanda è: avete in scaletta qualche cover? Se sì quali, se no perché?<br />
</strong>Anch&#8217;io quando stavo caricando quel brano su YouTube e ho visto che i vari suggerimenti linkavano tutti ai Possessed mi sono preso bene, ahahah. No al momento non abbiamo cover in scaletta anche se in futuro non ci dispiacerebbe provare a mettere qualcosa, magari un pezzo dei Darkthrone.</p>
<p><strong>Esiste una scena coldwave revival o vi reputate un episodio bizzarro nel panorama attuale?<br />
</strong>Diciamo che indiscutibilmente negli ultimi anni c&#8217;è stato un notevole ritorno a sonorità tipicamente 80&#8242;s. Sull&#8217;argomento credo possa essere molto interessante un libro che non ho ancora trovato il tempo di leggere, <em>Retromania. Musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato</em> di Simon Reynolds, nel quale mi pare si discuti proprio dell&#8217;apparentemente inarrestabile (e a suo parere piuttosto negativa) tendenza attuale al recupero e al saccheggio di suoni e atmosfere dal passato. Diciamo che da musicista mi pongo meno questo tipo di problema, nel senso che almeno in questo aspetto della mia vita cerco di non razionalizzare più di tanto. Mi piace questa musica, faccio questa musica. Nel panorama internazionale attuale c&#8217;è sicuramente una scena “minimal wave” che raccoglie anche i gruppi più vicini alla coldwave e sicuramente c&#8217;è un crescente interesse anche per la dimensione live di questa sottocultura. Ovviamente non possiamo che esserne contenti.</p>
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		<title>Dall&#8217;Egitto con serendipità</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 09:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[(Chrome + Suicide + lo-fi) x (trance + psych)] = Trans Upper Egypt]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/trans-upper-egypt.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9492" title="trans upper egypt" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/trans-upper-egypt.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Trans Upper Egypt &#8211; <em>Akawa/New Vega</em> (Wort, 2011)<br />
</strong></p>
<p>Questo 7&#8243; della misteriosa Wort (misteriosa perché non ha un sito, un MySpace, un Facebook, un capperazzo di blog&#8230; o se li ha, sono talmente ben nascosti che più tentativi di googlare il tutto mi hanno portato a un bel nulla di fatto) è un pugno al cuore.<br />
Senza timore di esagerare, devo dire che è talmente bello, scuro, geniale, bizzarro e punk (ma punk senza essere formulaico e senza seguire le regolette del perfetto punkettone a colazione), da farti passare la voglia di suonare o scribacchiare canzoncine. Perché siamo di fronte a una scheggia biforcuta di ispirazione così incontaminata da fare semplicemente il vuoto intorno. Non capita con molti gruppi. Anzi capita poche volte, pochissime. Ed è quasi un&#8217;epifania.</p>
<p>I <a href="http://www.myspace.com/transupperegypt" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Trans Upper Egypt</span></a>, dunque&#8230; chi sono costoro? Quattro delinquenti in preda alla serendipità, di sicuro. E tra loro si riconoscono due nomi molto attivi come Cheb Samir (agitatore della scena romana, suona in più gruppi di quanti io riesca a tenerne a mente)  e Tab_ularasa (uno dei deus ex machina di Bubca e dell&#8217;universo di band che le gravitano intorno). In questi due brani ci rovesciano direttamente lungo la schiena una miscela di primissimi Chrome e Suicide da far venire la pelle d&#8217;oca. Punk, rock sperimentale, synth punk, lo-fi, wave, trance rock, psichedelia&#8230; c&#8217;è tutto, spezzettato e ricomposto a calci, pugni e schiaffi. E soprattutto zozzo al punto giusto, senza polish e velleità da artisti della gran fava.<br />
Segnalo, per completezza, il bellissimo artwork del singolo (con copertina piegata e retro a metà, in puro stile dangerhouse): è opera di Guitar Boy, ossia il personaggino che si occupa di suonare la chitarra e cantare negli Intellectuals.</p>
<p>Il mio preferito dei due pezzi è &#8220;Akawa&#8221;, ma è solo gusto personale. E ora voglio sentire anche lo split tape che hanno pubblicato per Rank Toy; me lo cerco al volo.</p>
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		<title>Salutami Eddie</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 09:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Barrie Masters]]></category>
		<category><![CDATA[concerto]]></category>
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		<category><![CDATA[The Crooks]]></category>

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		<description><![CDATA[Eddie &#038; The Hot Rods + The Crooks, live @ Lo-Fi, Milano 31/09/2011: il report]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/ehr2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9365" title="ehr2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/ehr2.jpg" alt="" width="404" height="268" /></a>Eddie &amp; The Hot Rods + The Crooks, live @ Lo-Fi, Milano 30/09/2011</strong></p>
<p>&#8220;E&#8217; lui Eddie&#8230;&#8221; mi dice un conoscente agghindato in puro stile oi, vedendo arrivare Barrie Masters &#8211; che tra l&#8217;altro ha un braccio ingessato. Ok, iniziamo bene (e chi non capisce perché, non si preoccupi: è tutto bellissimo, oggi c&#8217;è il sole ed è sabato).</p>
<p>La faccenda diviene più easy e piacevole quando vengo invitato a cena con la band; mi intrattengo per un&#8217;oretta scarsa nella trattoria Il Buongustaio insieme ai sei inglesi e al road manager per una notte Basetta. Si chiacchiera, si beve vinaccio e si assiste ai siparietti delle signore della cucina, che parlano disinvoltamente in italiano con gli inglesi &#8211; che non capiscono un cazzo, ma stanno al gioco &#8211; ma si lanciano anche in canti e balletti (le signore, sempre). Su tutto spicca una <em>rendition </em>di &#8220;O sole mio&#8221; cantata da una delle tipe, con Barrie a farle da controcanto &#8211; ma con la versione della canzone utilizzata in UK come pubblicità del Cornetto Algida. Pura poesia pub rock.</p>
<p>Al rientro il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lo-fi.milano.it/" target="_blank">Lo-Fi</a></span> è abbastanza affollato ed è quasi subito il turno degli italiani <a href="http://www.thecrooks.it/The%20Crooks/Home.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Crooks</span></a>, che calcano i palchi da diversi anni e hanno indubbiamente un buon mestiere. Il loro è un punk rock tirato e duro, non personalissimo né particolarmente geniale, ma &#8211; ripeto &#8211; ci sanno fare, tengono la scena con una certa autorevolezza e scivolano via lisci, senza esaltare né stancare.</p>
<p>Verso mezzanotte e mezza <a href="http://www.eddieandthehotrods.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Eddie &amp; The Hot Rods</span></a> imbracciano gli strumenti e danno inizio alle danze. Nonostante l&#8217;età (Masters sembra la versione mummificata di sé 35 anni orsono) hanno ancora tiro e soprattutto voglia di suonare e divertirsi. I membri originali sono solo due, ma le movenze sono da rockstar consunte, abituate ai palchi più prestigiosi e a quelli più infami&#8230; loro ne hanno viste tante e non hanno problemi: vanno per la loro strada, hanno uno show da portare avanti. La musica è sempre quella, pub rock-rock&#8217;n'roll d&#8217;essai, anche se leggermente virato in salsa hard rock rispetto alla versione della band di 30-35 anni fa. Niente di grave, né snaturante, ma si percepisce piuttosto chiaramente.</p>
<p>Le ragazze nelle prime file ballano, parte qualche coro singalong, le facce sono sorridenti e in un batter d&#8217;occhio la scaletta è andata. La band abbandona il palco dopo una &#8220;Gloria&#8221; versione quasi speed metal, ma torna immediatamente, chiamata a gran voce. Il tempo di un rapido bis con &#8220;Born To Be Wild&#8221; (che fa scatenare l&#8217;unico pogo della serata&#8230; sic) e &#8220;la musica è finita, gli amici se ne vanno&#8221;, come diceva la Vanoni.</p>
<p>Non sarà stato il concerto della vita, ma è stato un buon concerto: Eddie &amp; The Hot Rods hanno ancora dignità e questa è una constatazione piacevole. E poi vuoi mettere &#8211; se mai arriverà il momento &#8211; poter dire a mio figlio &#8220;Sì questi li ho visti dal vivo&#8221;, allungandogli la mia copia frusta e distrutta di <em>Teenage Depression</em>?</p>
<p><em>[Tutte le foto © Fabrizia Perin]</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/ehr3.jpg"><img class="size-full wp-image-9369 aligncenter" title="ehr3" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/ehr3.jpg" alt="" width="561" height="373" /></a><br />
</em></p>
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		<title>Dove ho messo il mio badile infernale?</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/10/hell-shovel-sonar-elastici-il-pianeta-si-risveglia-recension/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 05:47:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Prinzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[Demon's Claws]]></category>
		<category><![CDATA[garage]]></category>
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		<category><![CDATA[Jeff Clarke]]></category>
		<category><![CDATA[lo-fi]]></category>
		<category><![CDATA[psych]]></category>
		<category><![CDATA[Red Mass]]></category>
		<category><![CDATA[Sound Of Cobra Records]]></category>

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		<description><![CDATA[Psichedelia, garage e lo-fi per Hell Shovel - il nuovo progetto di Jeff Clarke e Dox Grillo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/hellshovel.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9346" title="hellshovel" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/hellshovel.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Hell Shovel – <em>Sonar elastici, il pianeta si risveglia</em> (Sound Of Cobra Records, 2011)</strong></p>
<p>Adoro la nuova onda weird garage: Thee Oh Sees, Myelin Sheats, Dead Ghosts, tutta quella roba lì. In particolare trovo tremendamente interessante la scena canadese (di cui gli ultimi due nomi citati sopra fanno parte); negli ultimi mesi ho scoperto e apprezzato gruppi totalmente underground tipo Indian Wars, Broken Jugs, Red Mass. Musica genuina, attitudine scassona, sprazzi di pura genialità, indole selvaggiamente rock&#8217;n'roll.</p>
<p>Dicevamo dei Red Mass: possono esser a ragione considerati la parte “wave” e più sperimentale del movimento. Ci hanno suonato Jeff Clarke e Dox Grillo, menti dietro la sigla <a href="http://www.myspace.com/hellshovel" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Hell Shovel</span></a>. Ma non solo: Clarke è il fondatore dei ben più conosciuti Demon&#8217;s Claws, uno dei gruppi di punta della scena in questione.<br />
<em>Sonar elastici, il pianeta si risveglia</em> è il debutto di questo nuovo progetto, un lp one-sided di sei tracce uscito da pochissimo per l&#8217;intraprendente e ultra-cool  Sound Of Cobra Records, label gestita da un italiano ma con base operativa a Berlino.<br />
A differenza dei Demon&#8217;s qui c&#8217;è molto meno pop e molta più psichedelia, ma sempre in salsa rigorosamente garage e lo-fi. Se fossimo su un sito fico come Pitchfork si potrebbe parlare di space garage psych &#8211; e avremmo centrato perfettamente il punto.</p>
<p>L&#8217;andatura è quasi sempre sorniona, i ritmi stonati, le melodie delle mirabili nenie stordite affogate dai riverberi (&#8220;Polar Magnetic&#8221;). In &#8220;Sand Piled High&#8221;, la migliore del lotto, si presenzia ad una liturgia garage blues con sprazzi di sixties sound, dove sembra di ascoltare King Khan ai tempi in cui se la faceva con Mark Sultan (tra l&#8217;altro nel disco suona John Boy Adonis, già nella band del re khan). &#8220;Blow Holes And Q-Tip&#8221; mostra un po&#8217; di muscoletti, ricordando certe cose degli Oh Sees. La liquida e strumentale &#8220;Planet Awakens&#8221; chiude un lavoro che celebra ancora una volta il talento di Jeff Clarke, il quale fa centro pieno anche con quest&#8217;album. Lunga vita agli zozzoni del nuovo lo-fi.</p>
<p><center><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F19821097"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F19821097" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/sound-of-cobra/hell-shovel-sand-piled-high">Hell Shovel &#8211; Sand Piled High</a> by <a href="http://soundcloud.com/sound-of-cobra">soundofcobra</a></span> </center></p>
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