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	<title>Black Milk Magazine &#187; Live</title>
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		<title>Never trust a indie</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 17:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riecco i Gradinata Nord con un cd di chicche: 18 brani live (di diversi periodi) e il primo split ep tutti raccolti insieme. Per fan e guerrieri dello sleazy rock da stadio ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/gn.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10464" title="gn" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/gn.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Gradinata Nord &#8211; <em>Never Trust a Indie</em> (BaCio, 2011)</strong></p>
<p>Che i <a href="http://www.gradinatanord.eu/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Gradinata Nord</span></a> siano miei amici non è un segreto. Ci conosciamo da quasi 20 anni Claudio (il batterista, nonché losco personaggio che stava dietro alla fanzine leggendaria Nessuno Schema) ed io, tanto per darvi l&#8217;idea della faccenda. Quindi chi vuol pensare male, lo faccia pure e morta lì.</p>
<p>Detto questo, è con grande piacere e una certa ilarità (visto che oltre a essere dei rocker di razza mi divertono anche molto) che mi sono trovato nella cassetta delle lettere la nuova uscita targata BaCio Records &#8211; con sede nelle Kayman, ovviamente: un cd che nella grafica e nel titolo cita un famoso bootleg dei Pistols. Attenzione, però, perché non si tratta del nuovo disco dei GN, ma di un lavoro dedicato ai veri fan. <em>Never Trust a Indie</em>, infatti, è da interpretare come un compendio all&#8217;<a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/05/gradinata-nord-valtellina-boyz-cd-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">album uscito nel 2010</span></a> e contiene un po&#8217; di chicche del passato recente e remoto.<br />
Si parte con i cinque brani dello split del 2002 con i Rebelde; poi c&#8217;è quasi tutto il concerto di ritorno della band dopo sette anni di pausa (del settembre 2010, che ha circolato in edizione limitatissima e con più pezzi in versione cd-r &#8211; e io ne sono orgoglioso possessore); a seguire sei pezzi di un live di aprile 2000, con ben quattro cover; infine un brano solo tratto dal primissimo concerto del gruppo, nel gennaio 2000.</p>
<p>E&#8217; interessante ascoltare questo cd seguendo l&#8217;ordine suggerito dalla cronologia dei brani, piuttosto che quello della scaletta vera e propria; in questa maniera si coglie l&#8217;arco dei Gradinata Nord che, pur fedeli a un&#8217;estetica e a un&#8217;attitudine street-oi da sempre, mostrano diverse sfaccettature sonore a seconda delle epoche considerate. Abbiamo gli esordi all&#8217;insegna del più violento e Nabat-iano oi punk: nichilismo, stadio, rabbia working class, pezzi punk tirati con tendenza a tratti hardcore (non per nulla, dei sette brani più antichi, tre sono cover dei Nabat, uno degli Erode e uno degli Agnostic Front). Poi c&#8217;è l&#8217;evoluzione del 2002, quando il seme dello street punk inizia a germogliare e a scoprirsi ibridato con il rock e l&#8217;heavy: inni da ultras avvelenati, con potenti scariche di hard rock primordiale e qualche notevole citazione metallica (non ultima la cover di &#8220;Carry On&#8221; dei Manowar, ribattezzata &#8220;Carry Oi!&#8221;). E, per finire, ci sono i GN dell&#8217;ultimo periodo, quelli del &#8220;rock da stadio&#8221; in cui le influenze più svariate e &#8211; sulla carta, almeno &#8211; improbabili si amalgamano per dare vita a pezzi che come minimo ti restano in testa per una settimana già dopo il primo ascolto; qui dentro ci sono tanto gli Heartbreakers quanto i Motley Crue, gli AC/DC e i Cockney Rejects, i Motorhead e i Dead Boys, i Manowar e i Faces&#8230; del resto è noto, non si risparmiano certo colpi quando c&#8217;è da tirar fuori un inno. E i GN lo sanno bene.</p>
<p>Ultima considerazione: il live del 2010 ci mostra i Gradinata in gran spolvero, con un piglio incazzoso e tagliente che dal vivo non è per niente facile mantenere.</p>
<p>Se già li conoscevate, <em>Never Trust a Indie</em> è senza ombra di dubbio un acquisto obbligato per avere anche questo nuovo tassello della discografia dei rocker valtellinesi. Se siete neofiti, il consiglio è di abbinarlo al cd <em>Valtellina Boyz</em>, per avere solide basi di ascolto ed entrare nel magico mondo dello sleazy rock da stadio gridando i cori più giusti senza sbagliare nemmeno una parola.</p>
<p><center><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/TGnCF_rb5Rc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Some girls are bigger than others</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/stones-some-girls-live-in-texas-1978-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 08:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Operazione fondo del barile? Un live del tour di "Some Girls" in edizione cd+dvd. I Rolling Stones sono sempre i Rolling Stones, ma...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/somegirls.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10296" title="somegirls" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/somegirls.jpg" alt="" width="279" height="400" /></a>Rolling Stones &#8211; <em>Some Girls live in Texas 1978</em> (Eagle Rock Entertainment, 2011)</strong></p>
<p>Gli Stones nella mia esistenza sono ricorrenti e puntuali come l’influenza stagionale. Almeno una volta all’anno ci casco,  spesso con frequenti ricadute fuori stagione. Una blanda nostalgia mi coglie mentre scorro le pagine “rotolanti” del periodo d’oro: anni di grazia, 1969 <em>Let it bleed</em>, 1970 <em>Sticky Fingers</em>, 1972 <em>Exile on Main Street</em>, quest’ultimo bibbia imprescindibile per ogni aspirante rocker, da considerarsi un po’ come il Devoto-Oli per i liceali.<br />
L’avvento di Ronnie Wood alla chitarra, nell&#8217;annus terribilis 1974, segna l’inesorabile declino artistico degli Stones che persiste ancora oggi. Dinosauri del rock che faticano ad estinguersi. E’ ovvio che la causa di questa debacle planetaria non è da attribuirsi esclusivamente all’innesto di Wood, più che alter ego vera cornucopia di Richards: in realtà sostituire Brian Jones con Mick Taylor sembrava già un oltraggio sufficiente a decretare la morte della band, ma si rivelò il fattore detonante per pompare la vena creativa/distruttiva dei glimmer twins, coi ricami di Taylor a impreziosire i nuovi brani.<br />
Ma poi Taylor si stancò degli eccessi e ritornò al suo guscio isolazionista; dopo un periodo di gossip sul futuro sostituto, purtroppo invece di Jeff Beck arrivò il Keith in seconda, Mr. Wood &#8211; un fedele cagnolino del Conte delle Tenebre, che col tempo finì anche per somigliargli sia fisicamente che stilisticamente.</p>
<p>Con questa premessa confusa, succinta e approssimativa, tipica di quando si cerca di affrontare un monolite culturale e musicale come i Rolling Stones, mi trovo a bocciare il recentissimo <em>Live in Texas</em> del 1978, in entrambe le versioni presenti nella confezione dvd-cd. Qui gli Stones hanno l’energia di un palloncino di chewing gum appena scoppiato, la qualità del suono è indecente (praticamente a zero il volume della chitarra di Keith, a favore di quella di Ron), con un Jagger che ha rubato i vestiti a Simon Le Bon e biascica testi dalle labbrone gonfie di anfetamine e sgrana gli occhi dilatati da metedrina muovendosi come un James Brown dismesso.<br />
Eppure <em>Some Girls</em> è uno dei più fulgidi album del periodo declinante degli Stones, con ottimi pezzi di rock and roll primigenio, nonostante qualche contaminazione modaiola (dalla disco music di &#8220;Miss you&#8221;, a qualche non del tutto conscia striatura di punk che si ravvisa).<br />
In questi casi si addossa sempre la colpa allo spacciatore sbagliato, alle porcherie degli anni Ottanta che erano alle porte o al povero Ronnie &#8211; che invece di sviluppare una propria individualità all’interno della band ha fatto di tutto per omologarsi ed esserne parte. Ma, d&#8217;altronde, viene anche da pensare che gli Stones potevano cercarsi spacciatori migliori, potevano influire sulle nascenti porcherie degli anni Ottanta invece di seguirle e potevano mettere alla porta il buon Ronnie.</p>
<p><center><iframe width="480" height="274" src="http://www.youtube.com/embed/aMuGvaIntRA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Horrors e tarocchi</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/horrors-live-milano-22-novembre-2011-recensione/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 13:48:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nostro inviato speciale a Milano ci racconta il concerto degli Horrors, i paladini del made in Mergellina]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/the_horrors.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10147" title="the_horrors" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/the_horrors.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Horrors, 22/11/2011 @ Magazzini Generali, Milano</strong></p>
<p>Volevo levarmi lo sfizio di spararmi una band di super-pischelli prodigio, visto che vengo spesso accusato di gerontorockfilia (ovvero passione sfrenata per rocker feticcio over 50, spesso arrancanti sul palco in stato confusionale o affetti da demenza conclamata), se non di necrorockfilia&#8230; il club 27 docet.<br />
Per trasgredire a questa malsana regola, il rendez vous è la data meneghina degli <a href="http://thehorrors.co.uk/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Horrors</span></a> in un gelido martedì novembrino, ai Magazzini Generali.</p>
<p>Dopo aver rifilato un euro all’est-erofilo e abusivo parcheggiatore di turno, al fine di non ritrovarmi la macchina con il parabrezza sfondato o le gomme a terra, salto a piè pari le bancarelle di magliette con l’effige taroccata dei cinque bardi di Southend on Sea e mi infilo dentro il locale.<br />
Essendo davvero a secco di concerti di questo “genere–non–genere”, in effetti anche la stampa specializzata ha problemi di marchio con i The Horrors, non avevo la più pallida idea di cosa aspettarmi. Prima sorpresa, il pubblico: ero quasi certo di assistere a una passerella di emo-dark-proto-garagisti-neo-shoegazer&#8230; e invece niente di tutto questo. Probabilmente con la virata new wave oriented dell’ultimo album, la band made in UK attrae la crema della manovalanza dell’alta moda milanese: volti da copertina, ma look in bolletta, che inscenano  pogo farlocchi tanto per scaldare un’atmosfera siderale che verrà esasperata dai suoni algidi, dalle luci fredde e dalle pose statuarie del quintetto della perfida Albione.</p>
<p>Chi era lì, come il sottoscritto, per annusare quel sound un po’ furbetto ma decisamente garage di <em>Strange House</em>, il loro disco di debutto, è rimasto a bocca asciutta.<br />
Gli Horrors hanno privilegiato i brani della scaletta tratti of course dall’ultimo lavoro e ripescando qualche pezzo in sintonia con <em>Skying </em>da <em>Primary Colours</em>.<br />
Con il susseguirsi delle tracce (sottolineo tracce perché l’impressione era di ascoltare l’album nel proprio salotto, acustica senza sbavature e  impeccabilità del sound), all’amarezza iniziale fa posto una benevola sensazione a forma di nebulosa fluttuante, in cui si miscelano richiami dello shoegaze primordiale &#8211; Happy Mondays e Primal Scream &#8211; ma anche derive verso la nuova ondata brit pop meno ortodossa &#8211; Suede, Kula Shaker e Verve.</p>
<p>Quasi due ore di show godibile, in cui gli Horrors hanno dimostrato di conoscere a memoria la lezione, così tanto, però da atteggiarsi a secchioni. La patina di artefatto fa spesso capolino e, uscendo, scopro che questa sensazione plastificata è in sintonia con le bancarelle di t-shirt tarocche della band che mi attendono immancabili, di nuovo all’uscita.<br />
Con questo karma made in Mergellina incrocio i discorsi del pubblico che sfolla, ognuno sembra convergere sull’interrogativo: &#8220;quale sarà il prossimo passo degli Horrors?&#8221;.<br />
Personalmente ritengo che sono in grado di creare un Bignami di qualsiasi genere; azzardo un disco di kraut rock, ma auspico loro di trovare un genere che sia proprio, come quell’auto con il parabrezza ancora intatto dovrebbe essere la mia.</p>
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		<title>Salutami Eddie</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2011 09:04:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eddie &#038; The Hot Rods + The Crooks, live @ Lo-Fi, Milano 31/09/2011: il report]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/ehr2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9365" title="ehr2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/ehr2.jpg" alt="" width="404" height="268" /></a>Eddie &amp; The Hot Rods + The Crooks, live @ Lo-Fi, Milano 30/09/2011</strong></p>
<p>&#8220;E&#8217; lui Eddie&#8230;&#8221; mi dice un conoscente agghindato in puro stile oi, vedendo arrivare Barrie Masters &#8211; che tra l&#8217;altro ha un braccio ingessato. Ok, iniziamo bene (e chi non capisce perché, non si preoccupi: è tutto bellissimo, oggi c&#8217;è il sole ed è sabato).</p>
<p>La faccenda diviene più easy e piacevole quando vengo invitato a cena con la band; mi intrattengo per un&#8217;oretta scarsa nella trattoria Il Buongustaio insieme ai sei inglesi e al road manager per una notte Basetta. Si chiacchiera, si beve vinaccio e si assiste ai siparietti delle signore della cucina, che parlano disinvoltamente in italiano con gli inglesi &#8211; che non capiscono un cazzo, ma stanno al gioco &#8211; ma si lanciano anche in canti e balletti (le signore, sempre). Su tutto spicca una <em>rendition </em>di &#8220;O sole mio&#8221; cantata da una delle tipe, con Barrie a farle da controcanto &#8211; ma con la versione della canzone utilizzata in UK come pubblicità del Cornetto Algida. Pura poesia pub rock.</p>
<p>Al rientro il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lo-fi.milano.it/" target="_blank">Lo-Fi</a></span> è abbastanza affollato ed è quasi subito il turno degli italiani <a href="http://www.thecrooks.it/The%20Crooks/Home.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Crooks</span></a>, che calcano i palchi da diversi anni e hanno indubbiamente un buon mestiere. Il loro è un punk rock tirato e duro, non personalissimo né particolarmente geniale, ma &#8211; ripeto &#8211; ci sanno fare, tengono la scena con una certa autorevolezza e scivolano via lisci, senza esaltare né stancare.</p>
<p>Verso mezzanotte e mezza <a href="http://www.eddieandthehotrods.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Eddie &amp; The Hot Rods</span></a> imbracciano gli strumenti e danno inizio alle danze. Nonostante l&#8217;età (Masters sembra la versione mummificata di sé 35 anni orsono) hanno ancora tiro e soprattutto voglia di suonare e divertirsi. I membri originali sono solo due, ma le movenze sono da rockstar consunte, abituate ai palchi più prestigiosi e a quelli più infami&#8230; loro ne hanno viste tante e non hanno problemi: vanno per la loro strada, hanno uno show da portare avanti. La musica è sempre quella, pub rock-rock&#8217;n'roll d&#8217;essai, anche se leggermente virato in salsa hard rock rispetto alla versione della band di 30-35 anni fa. Niente di grave, né snaturante, ma si percepisce piuttosto chiaramente.</p>
<p>Le ragazze nelle prime file ballano, parte qualche coro singalong, le facce sono sorridenti e in un batter d&#8217;occhio la scaletta è andata. La band abbandona il palco dopo una &#8220;Gloria&#8221; versione quasi speed metal, ma torna immediatamente, chiamata a gran voce. Il tempo di un rapido bis con &#8220;Born To Be Wild&#8221; (che fa scatenare l&#8217;unico pogo della serata&#8230; sic) e &#8220;la musica è finita, gli amici se ne vanno&#8221;, come diceva la Vanoni.</p>
<p>Non sarà stato il concerto della vita, ma è stato un buon concerto: Eddie &amp; The Hot Rods hanno ancora dignità e questa è una constatazione piacevole. E poi vuoi mettere &#8211; se mai arriverà il momento &#8211; poter dire a mio figlio &#8220;Sì questi li ho visti dal vivo&#8221;, allungandogli la mia copia frusta e distrutta di <em>Teenage Depression</em>?</p>
<p><em>[Tutte le foto © Fabrizia Perin]</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/ehr3.jpg"><img class="size-full wp-image-9369 aligncenter" title="ehr3" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/ehr3.jpg" alt="" width="561" height="373" /></a><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Siamo tutti figli di Abort</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 07:19:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un megabox antologico per i Nerorgasmo. Punk nichilista per anime danneggiate, da mandare a memoria e onorare senza se e senza ma]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/Nerorgasmo_cd_dvd.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9246" title="Nerorgasmo_cd_dvd" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/Nerorgasmo_cd_dvd.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Nerorgasmo &#8211; s/t (FOAD, 2011)</strong></p>
<p>La stagione del punk e dell&#8217;hc italiano &#8211; quella che si è srotolata in maniera anarcoide, frammentaria, ma implacabile nell&#8217;arco di tutti gli anni Ottanta &#8211; ha lasciato diverse band fondamentali, che ci invidiano in terre straniere (l&#8217;elenco dei soliti noti ve lo risparmio). Gente a cui sono dedicati da anni articoli, monografie, ristampe; per non parlare delle reunion più o meno patetiche / più o meno esaltanti.</p>
<p>Ebbene il caso dei torinesi <a href="http://www.myspace.com/nerorgasmotorino" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Nerorgasmo</span></a>, in quel succoso guazzabuglio di cui sopra, è atipico. La loro è una storia fatta di genio e nichilismo. Un nichilismo che permea la musica, ma prima di tutto le esistenze dei membri della band, con il fu <a href="https://www.facebook.com/group.php?gid=153246867495" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Luca Abort Bortolusso</span></a> in testa alla fila, a condurre la carica.</p>
<p>I Nerorgasmo non hanno mai goduto della mitizzazione toccata ad altri nomi a loro contemporanei (per intenderci: se chiedete a un ragazzetto, probabilmente vi citerà Negazione, Wretched e Indigesti) e &#8211; a posteriori &#8211; c&#8217;è un senso recondito in questo.<br />
In un momento in cui l&#8217;impegno sociale &#8211; sotto forma di slogan, rivendicazioni massimaliste antisistema, acab come se piovesse etc etc etc &#8211; i Nerorgasmo erano l&#8217;ala nera che oscurava il sole, una pera di nichilismo infernale direttamente nella giugulare. Una band intrisa di disagio che si trasforma in rabbia implosiva: pochi slogan, ma quintali di lucida introspezione distruttiva, che sbriciola dogmi, riti, routine e gabbie delle vite alienanti a cui siamo legati come animali alla catena.</p>
<p>E il disagio, oltre a esplodere incontenibile nei testi di Abort, è anche la cifra stilistica del loro sound: un punk hardcore mai troppo veloce, scuro, inquietante, con tocchi leggermente dark (seppelliti sotto a tonnellate di distorsione e crudezza, non temete).<br />
Senza timore di esagerare dico che è palese come i Nerorgasmo fossero i <a href="http://www.dischord.com/band/void" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Void</span></a> italiani: stessa attitudine sonora grondante sangue marcio e mal di vivere, stessa gelida e lucida negatività, stesso immaginario dantesco.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/abort.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9254" title="abort" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/abort.jpg" alt="" width="331" height="223" /></a>Musica per anime danneggiate; musica per cervelli che si sedano per non esplodere; musica per filosofi dimenticati, con la schiuma alla bocca e un quartino di roba in tasca. La tragedia incombe plumbea su ogni riff, su ogni riga di testo. Ed è catartica &#8211; se si ha la forza di resistere al suo peso &#8211; oltre che in grado di dare dipendenza. Infatti vi ritroverete ad ascoltare il cofanetto assemblato da <a href="http://www.foadrecords.it/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">FOAD Records</span></a> in maniera ossessiva, a ripetizione, scoprendo ogni volta un riff nascosto, una frase lancinante o un passaggio dissonante che fa raddrizzare i peli sulla schiena.</p>
<p>Grande operazione, dunque, questa ristampa che arriva in formato di cofanetto digipack con cd, dvd e booklet. Il cd contiene tutto lo scibile inciso dai Nerorgasmo, in studio e live (comprese nove registrazioni inedite); il dvd è un documento speciale, visto che è una testimonianza dei Nerorgasmo dal vivo, assemblata utilizzando le riprese relative a due diversi concerti tenuti nel 1993 a Torino a El Paso.<br />
Ne esiste anche una versione deluxe con gadget inclusi, ma potrebbe essere sfortunatamente terminata; ad ogni modo, non sono i gadget a dovervi interessare, ma piuttosto la grandezza e la forza espressiva di questa band.</p>
<p>Procuratevelo, imparatelo a memoria, consumatelo e ogni tanto tirate una bestemmia velenosa in onore di Abort, che in maniera tragicamente coerente con la sua visione nichilista è morto, portato via da un&#8217;overdose nel 2000.</p>
<p>Ordinatelo <a href="http://shop.scareystore.com/product_info.php?products_id=6430&amp;language=it" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">qui</span></a> (saranno i 16 euro meglio spesi del decennio, garantito).</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/gkDuxo-Wm2o" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Che bel duodeno che hai stasera</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/06/duodenum-live-borgata-boredom-cassetta-recensione/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 10:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Duodenum live; siete certi di essere pronti per questa esperienza?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/l.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8381" title="l" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/l.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Duodenum &#8211; <em>Live @ Borgata Boredom, Roma, 14/04/2011</em> (Bubca, 2011)</strong></p>
<p>Non si fermano (quasi) mai i <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/duodenumb">Duodenum</a></span>. E quando non hanno musica appena registrata nel cesso di casa, buttano fuori quella presa dal vivo. Come accade per questa cassetta (ancora, sì) sempre marchiata <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://bubcarecords.tk/">Bubca</a></span>, che immortala il live dello scorso aprile in occasione del festival <a href="http://borgataboredom.blogspot.com/"><span style="text-decoration: underline;">Borgata Boredom</span></a> a Roma.</p>
<p>Che dire&#8230; se nella scorsa cassetta &#8211; <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/01/duodenum-radical-chic-recensione/"><span style="text-decoration: underline;"><em>Radical Chic</em></span></a> &#8211; i due del duodeno avevano mostrato quasi un lato più soft, ci tengono a contraddirsi e smentirsi con violenza in questa uscita; già, perché questo live non ha pietà per niente e nessuno, ma soprattutto per le vostre orecchie. Un vero pantano di voce riverberata, chitarra fangosa, batteria inesistente, grida da ambulante di Scampia dopo una pistolettata al ginocchio, punk slabbrato come i maglioni di Giuliano Ferrara e blues talmente decomposto da far rivoltare le budella.</p>
<p>Che vi piaccia o no, i Duodenum hanno una loro etica e poetica, difficilmente digeribile ai più forse, ma netta, chiara, integerrima e &#8211; più di tutto &#8211; incurante delle cazzate di chi (me compreso) si prende la briga di parlare di loro. E ciò mi piace sempre molto&#8230; pensate questo: di sicuro i Duodenum non si lamenteranno se direte che vi fanno cagare. I mille gruppi rock pseudopunk e cazzi vari italiani invece saranno sempre pronti a far polemiche. &#8216;Nto culu.</p>
<p>PS: sul lato B del nastro, un elegante corso di inglese &#8211; che non fa mai male.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/w3-Z5dgo2Yo" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>The lost Stooges gig</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 18:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[The Old Grey Whistle Test]]></category>

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		<description><![CDATA[Il concerto "perduto" degli Stooges. 15 luglio 1972, Londra, in un cinema fetente di King's Cross. Un Santo Graal di cui non esiste nessuna testimonianza sonora (audio o video)...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><strong><em>“E&#8217; stato come tornare indietro di 200 anni, quando i ricchi pagavano<br />
per andare nei manicomi a vedere i pazienti che davano fuori di matto&#8221;<br />
[Michael Oldfield sul live degli Stooges del 15 luglio 1972, </em>Melody Maker</strong><em><strong>]</strong><br />
</em></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/scala.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8319" title="scala" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/scala.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><em>Questo pezzo è un piccolo e quasi sicuramente inutile tributo a un sogno di quelli che solo i malati di rock possono &#8211; forse &#8211; capire. E&#8217; probabile che per molti sarà solo un&#8217;accozzaglia di informazioni inconcludenti, di immagini già viste e di considerazioni noiose: fa parte del gioco. E me ne scuso &#8211; anzi, dovreste leggere qualcosa di più interessante (ci sono fior fiore di webzine musicali, inglesi e italiane, che vi faranno godere), invece di perdere il vostro tempo qui, avete ragione.<br />
Il sogno è quello di ascoltare anche solo pochi istanti di un concerto di cui si sa poco e il cui ricordo è confinato a poche frasi elargite col contagocce da qualche sparuto reduce. E a una sfilza di scatti che ritraggono solo un soggetto.<br />
Il sogno è quello di soddisfare la curiosità morbosa di sentire come suonassero gli Stooges in quella primavera/estate del 1972, mentre chiusi in una sala prove londinese tentavano di sfornare il loro terzo album</em><em>.<br />
Il sogno, alla fine, è quello di sapere e conoscere qualcosa che finora nessuno o quasi è stato in grado di raccontare in maniera esaustiva.<br />
E voi, cosa sognate?</em></p>
<h3 style="text-align: left;">It&#8217;s 1972 ok</h3>
<p style="text-align: left;">Il 1972 è un anno duro per gli Stooges. Confinati a Londra, praticamente ostaggi del management di DeFries &#8211; tutto proteso a preparare l&#8217;esplosione di David Bowie, il suo protetto e deus ex machina &#8211; lavorano stancamente al nuovo album e non si esibiscono mai dal vivo. L&#8217;unica eccezione a questa immobilità è un concerto destinato a diventare una specie di feticcio della storia del rock, una chimera di cui tutti favoleggiano, ma nessuno (eccezion fatta per Mick Rock, che ha fotografato la performance) ha mai raccontato attingendo a un&#8217;esperienza di prima mano.</p>
<p>La  storia di quel fumoso evento è legata al lancio del nuovo album di Bowie; per preparare la campagna stampa statunitense, il 15 luglio viene   invitata a Londra una dozzina di grossi giornalisti americani: assistono a una performance di Bowie e gli Spiders From   Mars all&#8217;Aylesbury Friars, ma poi vengono prelevati e portati a King’s Cross, nel cinema   che sarebbe diventato La Scala. Qui li aspetta un concerto speciale, uno showcase   dei redivivi Stooges &#8211; annunciati, dai poster attaccati fuori dal locale, come &#8220;Iggy Pop, ex Iggy &amp; The Stooges&#8221; (per la gioia di Ron e Scott Asheton, probabilmente). Nella stessa sala rancida e cadente il   giorno prima ha fatto il suo debutto solista Lou Reed, in procinto di pubblicare <em>Transformer</em>.<br />
Ma cosa si sa, oltre a questi dati nudi e crudi, a proposito della serata? Non è facile raccogliere informazioni, che si trovano scarse e frammentate, oltre che spesso viziate da invenzioni, millanterie o banali dimenticanze dovute ai quasi 40 anni trascorsi.</p>
<h3>Pictures of you</h3>
<p>Partiamo dal punto più semplice, ossia proprio da Mick Rock, che consegna alla memoria collettiva una raffica di scatti che &#8211; giovane fotografo &#8211; fece su commissione della Mainman Management; le foto sono raccolte nel libro <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/03/mick-rock-ci-racconta-raw-power/"><em><span style="text-decoration: underline;">Raw Power. Iggy &amp; The Stooges 1972</span></em></a> (Omnibus Press, 2005): decine di immagini, quasi  tutte dedicate a Iggy che è decisamente l’attrazione della serata. O forse è l&#8217;unico a colpire l&#8217;occhio del giovane Rock. L&#8217;Iguana magro, glabro e spiritato sembra un Mick Jagger zombie, coi tratti caricaturali. Ha addosso un paio di pantaloni argentati, un bikini nero e degli stivali; la  pelle del viso e del torso è dipinta d’argento e unta d’olio. Gli occhi  truccati pesantemente, un finto neo di bellezza sul volto, lo smalto nero sulle unghie, i capelli lunghi alle spalle e tinti d’argento.<br />
Il pubblico, nei pochi fotogrammi che lo ritraggono, è immobile o basito. Tutti sono seduti  sulle loro poltroncine, in attesa di vedere cosa accadrà. tra i presenti ci sono anche due illustri sconosciuti: un certo John Lydon e un tale Joe Strummer.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/Iggy-And-The-Stooges-Raw-Power-Del-1973-Trasera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8288" title="Iggy-And-The-Stooges-Raw-Power-Del-1973-Trasera" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/Iggy-And-The-Stooges-Raw-Power-Del-1973-Trasera.jpg" alt="" width="238" height="295" /></a></h3>
<p>Ma le foto, per quanto eloquenti, lasciano tanto all&#8217;immaginazione e non raccontano molti dettagli tutt&#8217;altro che trascurabili. E&#8217; così che possiamo ricostruire per approssimazione &#8211; grazie a qualche sprazzo di dichiarazione e ricordo disseminato nel corso degli anni &#8211; ciò che verosimilmente è accaduto.<br />
E&#8217; certo che Iggy sciorina tutto il suo repertorio e gli Stooges, con un concerto di 40 minuti scarsi, lasciano un segno indelebile nelle coscienze rock  dell’Inghilterra, tanto che Nick Kent scrive sul <em>NME</em>: “L’effetto finale è stato molto più terrificante di tutti gli Alice Cooper e le <em>Arancia meccanica</em> del mondo messi insieme, semplicemente perché questi tizi non  scherzavano”.<br />
Durante i primi due brani l&#8217;Iguana schizza per tutto il palco, ne esplora ogni centimetro quadrato; e poi decide che è una buona idea andare a far visita al pubblico, comodamente seduto sulle poltroncine del cinema. I fari lo seguono, lui si ferma ogni tanto a fissare negli occhi qualcuno; farfuglia nel microfono che sta cercando qualcuno di interessante, ma in quel &#8220;mucchio di hippie&#8221; non c&#8217;è nessuno che lo ispira.</p>
<p>A rendere ancora più bizzarra la situazione contribuiscono una serie di problemi tecnici; più di una volta la band si ferma e attende che venga sistemato l&#8217;impianto o il microfono o il guasto del momento; durante uno di questi break Iggy si azzuffa verbalmente con una banda di skinhead che gridano di suonare, spazientiti per la pausa. L&#8217;Iguana li apostrofa dicendo: &#8220;Cosa hai detto, pezzo di merda?&#8221;.<br />
Durante l&#8217;ennesimo stop, a causa della rottura del microfono, Iggy si piazza in mezzo al palco e inizia a cantare, a cappella, una versione di &#8220;Shadow Of Your Love&#8221; di Frank Sinatra. Tutti improvvisamente smettono di chiacchierare e tacciono per ascoltare il pezzo, in un momento surreale, tra Kafka e gli Skiantos &#8211; immaginate Iggy, seminudo e impiastricciato di colore argentato, che intona un pezzo da crooner senza microfono, sul palco di un vecchio cinema.<br />
Poco dopo c&#8217;è tempo per un altro scazzo con gli skinhead; il loro capo si avvicina al palco, l&#8217;Iguana si scaglia verso di lui per dargli un calcio in faccia, ma i roadie glielo sottraggono, buttandolo fuori da una porta antincendio. Da quel momenti gli skin non danno più problemi.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/igwi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8286" title="igwi" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/igwi.jpg" alt="" width="234" height="389" /></a></h3>
<p>Tutto questo avviene sotto agli sguardi impassibili del resto del gruppo, che per l&#8217;occasione è agghindato in una versione riveduta e corretta della tendenza glam. Mick Rock non si degna di fotografare nessuno eccetto Iggy, ma James Williamson ricorda che prima del concerto il gruppo intero ha fatto una puntata in un negozio che vende trucchi e scherzi, per comprare del make-up da clown. E infatti, l&#8217;unico scatto in cui si intravede Williamson (è sul retro di <em>Raw Power</em>) lo ritrae con il volto bianco come un fantasma, spalmato da uno strato di cerone.</p>
<h3>The lost setlist</h3>
<p>Il concerto è breve: dura tra i 30 e i 40 minuti, non di più. Sembra assodato quasi al 100% che a King&#8217;s Cross gli Stooges abbiano proposto una scaletta composta esclusivamente di materiale nuovissimo, mai suonato dal vivo prima e firmato Pop/Williamson. Il passato viene del tutto eradicato, eliminando ogni riferimento ai due dischi già usciti, l&#8217;omonimo <em>Stooges</em> e <em>Funhouse</em>. I pezzi del 15 luglio 1972, invece, sono il materiale su cui la band sta lavorando agli Olympic Studios di Londra (immortalato in parte nel primo cd del cofanetto di Easy Action <em>Heavy Liquid</em>, per i completisti).<br />
In mancanza di un resoconto attendibile e completo, molti hanno ragionato sulla probabile composizione della scaletta e una delle ipotesi più accreditate vuole una tracklist che comprende (in ordine non definito) questi brani: &#8220;I&#8217;m Sick Of You&#8221;, &#8220;I Got A Right&#8221;, &#8220;Tight Pants&#8221;, &#8220;Gimme Some Skin&#8221;, &#8220;Scene Of The Crime&#8221;, &#8220;Penetration&#8221;, &#8220;I Need Somebody&#8221; &#8211; e, forse, una versione primordiale di &#8220;Search And Destroy&#8221;, che è uno dei primi componimenti di Iggy e Williamson, nato arrivando a Londra nel marzo del 1972.</p>
<p>Pezzi duri, veloci, taglienti. Punk e speed metal prima che questi due generi venissero anche solo pallidamente concepiti nel retrobottega della mente di qualche musicista incazzato. Tant&#8217;è che l&#8217;esibizione non va giù al management che, nel giro di pochi giorni, ascoltati i nastri dell&#8217;Olympic, intima al gruppo di buttare tutto, scrivere nuovi pezzi e riregistrarli. E&#8217; roba troppo avanti per il 1972 e &#8211; comunque &#8211; priva di ogni appeal commerciale.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/RawPower-sleeve.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8314" title="RawPower-sleeve" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/RawPower-sleeve.jpg" alt="" width="252" height="246" /></a></h3>
<h3>Bootleg? No grazie</h3>
<p>Non esiste un solo secondo di registrazione audio del concerto degli Stooges del 15 luglio 1972. In quarant&#8217;anni non è mai emerso neppure un frammento; neanche un bootleg registrato dal classico spettatore intraprendente munito di registratorino a bobina.<br />
Questo è uno dei crucci più pesanti per i fanatici degli Stooges e gli storici del rock: a fronte di una documentazione iconografica tutto sommato soddisfacente (le foto di Mick Rock di cui si è detto), manca la benché minima traccia audio. E non è difficile immaginare quanto questo pesi, visto che ascoltare gli Stooges in quel frangente è il sogno di molti appassionati della vecchia e della nuova guardia.<br />
A peggiorare le cose contribuisce il fatto che, al contrario, circola una registrazione audio del concerto di Lou Reed tenuto la sera prima nello stesso luogo: uno scarto temporale di 24 ore fatale, che genera una lacuna ormai quasi incolmabile nella storia musicale del secolo scorso.</p>
<p>A più riprese hanno circolato voci e leggende relative &#8211; addirittura &#8211; a una ripresa video integrale della BBC (per <em>The Old Grey Whistle Test</em>), ma non è mai stato confermato nulla; né i nastri sono mai emersi dall&#8217;archivio dell&#8217;emittente britannica. E ciò è strano, vista l&#8217;attenzione della BBC nel recuperare e valorizzare le chicche dei propri archivi, soprattutto a livello musicale/culturale. Pertanto, molto probabilmente non esiste alcun video &#8211; anche se, a detta di qualche trader di vecchia data, negli anni Ottanta a un certo punto pare sia spuntata una lista in cui era elencato un generico live &#8220;Stooges &#8211; Scala&#8221;; purtroppo nessuno che l&#8217;abbia visto (o lo possieda) è stato rintracciato, al momento.</p>
<h3>Quello che resta</h3>
<p>&#8230;è la sensazione impalpabile, ma nettissima, di essere di fronte a un momento di quelli che generano leggende e alimentano il motore della storia. E forse &#8211; qui parla l&#8217;avvocato del diavolo, quello che sa quanto le aspettative siano facili a essere deluse &#8211; è un bene che nessuno abbia mai tirato fuori dal cilindro un bootleg di quella serata.<br />
Dobbiamo accontentarci dei nastri registrati agli Olympic &#8211; che sono comunque una vera bomba.<br />
Certo, se poi uno di voi conosce qualcuno che è in possesso anche solo di un minuto di registrazione (audio o video, tutto fa brodo)&#8230; qui c&#8217;è un pirla disposto a fare parecchie cose per averla. E chissà quanti come lui.</p>
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		<title>Guaranteed no overdubs</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 17:52:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Freddi Kftb</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un reperto della NWOBHM senza compromessi e per palati fini: i Vardis ci insegnano come si assembla un disco dal vivo senza fronzoli e menate]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/vardis.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6384" title="vardis" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/vardis.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Vardis &#8211; <em>100 m.p.h.</em> (Logo, 1980)</strong></p>
<p>Approfitto di questa opportunità per rendere un po&#8217; di giustizia ai <a href="http://nwobhm.info/nwobhm/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=527&amp;Itemid=42"><strong>Vardis</strong></a>, e in particolare a un loro album che curiosamente non mi è mai capitato di veder recensito su nessuna rivista musicale.</p>
<p>Classificati come heavy metal &#8211; più precisamente inclusi nel calderone dei gruppi inglesi del filone denominato New Wave of British Heavy Metal &#8211; si distinguevano per un loro stile che di metal aveva ben poco, anche se a tratti potevano ricordare i Motörhead (con cui sovente condividevano i palchi) nella loro attitudine irruenta, Ted Nugent nello stile chitarristico di Steve Zodiac (leader e singer del gruppo), ma anche il boogie degli Status Quo e perfino le prime cose degli Stooges di appena 10 anni prima &#8211; grazie all’abuso di wah-wah che si fa insistente soprattutto nella libera improvvisazione di &#8220;100 m.p.h.&#8221;, il brano che dà il titolo a questo album.</p>
<p>Sorvolando sul resto della loro discografia &#8211; penalizzata da qualità di registrazione discontinua, produzioni inadeguate e grafica delle copertine orrende  &#8211; <em>100 m.p.h.</em> si può considerare quasi un eccezione, oltre che la gemma della loro carriera.<br />
Registrato dal vivo (un <em>disclaimer </em>in copertina precisa: “guaranteed no overdubs”, ovvero &#8220;tutto genuino, senza sovraincisioni&#8221;) e pubblicato dalla Logo nel 1980, il disco raccoglie brani dai loro tre primi 7&#8243; e il primissimo EP &#8211; vinili che oggi hanno raggiunto quotazioni considerevoli &#8211; e si configura come esordio della band sulla lunga durata.<br />
In totale 11 brani a presa rapida, fedeli al titolo, sparati a 100 miglia all’ora: pezzi che, anche se appesantiti nel sound, non sono rimasti indifferenti al British punk che in quegli anni aveva appena ubriacato il mondo e con il quale condividono la derivazione dal rock’n’roll primordiale.</p>
<p>Sicuramente la dimensione live è la più adeguata a questo trio in cui una sezione ritmica essenziale, composta dal bassista Alan Selway e dal batterista Gary Pearson, fa da sostegno all’eclettico Zodiac e alla sua acida e pungente Telecaster &#8211; che anche quando si dilunga nelle parti soliste non risulta mai pedante e gratuito.</p>
<p>La qualità della registrazione non è eccelsa, ma questo contribuisce a creare un sound che può tranquillamente far la sua figura a fianco di <em>No Sleep ‘Til Hammersmith</em> di Kilmister e soci.</p>
<p><center><object width="540" height="328"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ATWESBqI3z8?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ATWESBqI3z8?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="328"></embed></object></center></p>
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		<title>Popped and enchanted</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 16:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Stooges live nell'era Fun House: caos, violenza e tutto il resto... un box set in edizione limitata strabordante di gadget e memorabilia, ma soprattutto con 10 brani che spianano come bulldozer]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/poppedbig.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6050" title="poppedbig" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/poppedbig.jpg" alt="" width="212" height="786" /></a><strong>The Stooges &#8211; <em>Popped: The Fan Club Package</em> (Easy Action, 2010)</strong></p>
<p>Erano mesi e mesi che questo manufatto veniva pubblicizzato nel sito della <a href="http://www.easyaction.co.uk/detail/STOOGELING1"><strong>Easy Action</strong></a>. Disponibile in prevendita già da maggio, la promessa era di una spedizione in agosto. Poi il diavolo ci ha messo la coda e il tutto è slittato. Confesso che, dopo tanto tempo (la mia prenotazione era stata fatta verso fine giugno), avevo quasi rimosso l&#8217;entusiasmo che avevo provato leggendo di cosa si sarebbe trattato e mi restava solo la maledetta sensazione di essere stato fregato.</p>
<p>Poi, una sera di novembre, rientrando dallo sgobbo col morale spalmato di merda e la stanchezza di un carrettiere mutilato, ho trovato il pacchetto ad aspettarmi. E nemmeno mi interessava più di tanto&#8230; ormai il cinismo e il trituramento dell&#8217;anima avevano preso il sopravvento. Aprendolo ho anche pensato che fosse un oggetto barocco e mi sono maledetto per averlo ordinato&#8230; una maglietta con Iggy in posa plastica, sette repliche di foto polaroid, un mini-manifesto di concerto,  sei fanzine-newsletter d&#8217;epoca del fan club e finalmente un cd con booklet.<br />
Già mi sono maledetto; pensate un po&#8217; a come ci si può ridurre alle volte. Per fortuna ho lasciato il tutto a decantare per alcuni giorni e poi, con calma, ho ripreso in mano la scatola di palstica che contiene tutto questo ben di dio.</p>
<p>E allora ricominciamo da capo. Questo box, per quanto un po&#8217; sborone ed esagerato nella pletora di gadget e memorabilia di cui è ripieno, è un bel tassello per la collezione di tutti gli Stoogesofili. E il motivo principale è il cd, che consiste nel contenuto di una cassetta donata quasi 40 anni fa da Ron Asheton a Natalie &#8220;Stoogeling&#8221; Shclossman &#8211; che era una fan accanita e si occupava di assemblare la newsletter <em>Popped</em>, di cui il box raccoglie i sei numeri usciti.<br />
I pezzi del nastro  sono 10 e risalgono tutti al 1970 &#8211; annata gloriosa ma anche caotica per la band, che entra nel turbine dei cambi di formazione che porterà all&#8217;ingresso di James williamson e agli eventi che tutti conosciamo (o dovremmo conoscere&#8230;).</p>
<p>Il cd si apre con due versioni killer di &#8220;Dirt&#8221; e &#8220;1970&#8243;, registrate in un non ben identificata data a New York New York. Inizialmente si mormorava potessero essere due schegge della famosa esibizione all&#8217;Ungano&#8217;s, ma non è così, visto che la formazione è chiaramente a una sola chitarra, mentre all&#8217;Ungano&#8217;s già era entrato Billy Cheatham  a dar manforte a Ron alle sei corde. Ad ogni modo, due pezzi memorabili in una versione live rovente e affilata.</p>
<p>Arriva, poi, una raffica di cinque brani dell&#8217;esibizione tenuta a Chicago il 18 luglio 1970: &#8220;Loose&#8221;, &#8220;Down on the Street&#8221;, &#8220;1970&#8243;, &#8220;(The Shadow of Your Smile ) – Fun House&#8221; e &#8220;L.A Blues&#8221;. La qualità audio è inferiore (vi ricordo che si tratta di registrazioni tutte effettuate dal pubblico, quindi con un mangiacassette), ma la band è in forma smagliante e &#8211; nonostante qualche parte gracchiante e la voce un po&#8217; bassa &#8211; la botta arriva. Per non parlare del delirio di sax e improvvisazione nel trittico finale.</p>
<p>L&#8217;ascolto prosegue e si fa un salto temporale di pochi giorni, per giungere all&#8217;8 agosto 1970: il Goose Lake Pop Festival, un appuntamento cruciale per la band (che perde il bassista <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/01/lo-stooge-dimenticato-tributo-a-dave-alexander/"><strong>Dave Alexander</strong></a>). Mi permetto di recuperare un paragrafo del mio (al 50%, visto che è scritto con il buon <strong><a href="http://www.gabrielelunati.com/">Gabriele Lunati</a></strong>) <a href="http://www.amazon.it/Iggy-Pop-Cuore-napalm-Sconcerto/dp/8862220367/ref=sr_1_2?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1291218439&amp;sr=1-2"><strong><em>Iggy Pop, cuore di napalm</em></strong></a> per inquadrarvi il momento:</p>
<blockquote><p>Il 20 luglio 1970 la Elektra mette in commercio l’antipasto con cui stuzzicare l’appetito per l’album: si tratta del 45 giri &#8220;Down On The Street/I Feel Alright (1970)&#8221; . È forse l’ultimo disco Elektra a portare il logo stilizzato con la grande lettera E: il 25 luglio, con una campagna nazionale sui maggiori periodici musicali, l’etichetta annuncia che ha intenzione di rinnovare il proprio look. Il logo si fa più colorato ed elaborato, e incorpora una farfalla .<br />
Da lì a pochi giorni gli Stooges suonano al Goose Lake Pop Festival. L’iguana è particolarmente su di giri: durante il concerto incita il pubblico alla rivolta e aggredisce un membro dei Mountain, colpevole di suonare nella band che si esibisce dopo gli Stooges (che vogliono più tempo per continuare il loro set). Dave Alexander, dal canto suo, si presenta sul palco troppo ubriaco per suonare; è anche fatto di erba e tranquillanti, si blocca e non riesce a combinare nulla, in preda a una specie di amnesia totale. Non è il primo episodio increscioso di cui si rende protagonista e pochi giorni prima ha rischiato di ustionarsi (tentava di emulare Hendrix con una lattina di benzina per accendini con cui voleva creare un effetto pirotecnico per stupire il pubblico); Iggy al termine dell’esibizione è furioso e lo caccia.<br />
Iggy: &#8220;Mi piace licenziare la gente. Oh è la più bella sensazione al mondo… sei licenziato! Vaffanculo! Non lavori per conto tuo! Lavori per me, succhiacazzi!&#8221;.<br />
Ron: &#8220;A Iggy non piaceva l’attitudine di Dave, la sua indifferenza, o qualsiasi cosa fosse. Aveva abbandonato la Fun House ed era sempre in ritardo per le prove. […] Dave si ubriacò di brutto, fumò qualcosa e praticamente si gelò sul palco, dimenticandosi tutte le canzoni. Dopo il concerto Iggy gli disse: «Hey, sei licenziato. Non vogliamo più suonare con te»&#8221;. Ron non è d’accordo con questa decisione radicale, ma Dave se ne va e non si fa più vedere.<br />
Scott Asheton: &#8220;Credo che Dave volesse tornare a casa dei genitori – era comunque lì che passava la maggior parte del suo tempo. Aveva tutto ciò che desiderava, a casa dei suoi: i suoi libri, il suo stereo, la sua tv. Si sentiva accudito laggiù, e credo che a lui andasse bene così&#8221;</p></blockquote>
<p>Il cd riporta solo &#8220;1970&#8243; di questo concerto: una versione tirata e nervosa, in cui il basso sembra non esserci e Iggy duella con la chitarra di Ron. Registrazione molto low-fi, ma ha il suo perché.</p>
<p>Gli ultimi due brani del dischetto sono &#8220;Tv Eye&#8221; e &#8220;1970&#8243;, estrapolati dalla data del 13 giugno 1970 a Cincinnati, ossia il famoso concerto del barattolo di burro d&#8217;arachidi. Riprendo ancora <a href="http://www.amazon.it/Iggy-Pop-Cuore-napalm-Sconcerto/dp/8862220367/ref=sr_1_2?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1291218439&amp;sr=1-2"><strong><em>Iggy Pop, cuore di napalm</em></strong></a>:</p>
<blockquote><p>I ragazzi sotto al palco sono quieti: nessuno balla, qualcuno ha una macchina fotografica in mano e tutti seguono divertiti o leggermente preoccupati gli spostamenti del cantante. Quando Iggy si butta tra loro lo accolgono sommergendolo, per poi rialzarlo immediatamente: ci sono sorrisi e sghignazzate per quello strano tizio. Durante “TV Eye” l’iguana si scaraventa in mezzo al pubblico col microfono stretto in mano e si sente chiaramente la voce di una ragazza che gli grida “Stai bene?”. Proprio dopo il break pubblicitario giunge uno di quei momenti mistici, pura iconografia rock: l’iguana si getta dal palco, per un istante sembra che stia per cadere a terra tra le gambe del pubblico, ma come un tuffatore riemerge e si ritrova in piedi, sorretto da mani e spalle di decine di ragazzi. Una specie di camminata miracolosa, che Iggy si gode improvvisando pose plastiche – immortalate in scatti che hanno fatto il giro del mondo.<br />
È una consacrazione, un attimo cristologico in cui Jimmy Osterberg di Ann Arbor si trasforma in colui che è in grado di camminare su un mare di persone .<br />
Ma, come l’intrinseca natura degli Stooges impone, il momento sacrale deve essere in qualche modo profanato e una mano provvidenziale  emerge dalla marea umana, porgendo un barattolone di burro d’arachidi. L’iguana, senza riflettere un istante, affonda le dita nella poltiglia beige: inizia a spalmarsela sul torace e a lanciarne manciate sul pubblico, mentre è ancora in equilibrio sulle teste dei ragazzi che lo sorreggono</p>
<p>[...]</p>
<p>Iggy Pop: “Ho sempre creduto che nel rock’n’roll qualcosa debba accadere. Mi piace questa parola – accadere. E se non succedeva nulla, io lo facevo succedere. Ho sempre cercato di non ripetermi. Dicono che fu Stiv Bators a passarmi il burro d’arachidi: «È un tipo strano, diamogli il burro d’arachidi». Non era previsto. Però la gente ha iniziato, poi, a portarselo ai concerti e io dicevo «No, non giocherò con quel cazzo di burro d’arachidi». A volte ho fatto cose con risvolti patetici, ma non sono mai stato un pianificatore” .<br />
Quando ritorna sul palco, Iggy è imbrattato ed esaltato: una specie di divinità pagana reduce da una battaglia. Il bagno di folla e lo stage diving divengono, da questo momento, una costante. Iggy Pop: “La musica mi porta a un climax di follia. Non sento più il dolore, non mi accorgo di cosa accade intorno a me e quando mi tuffo in un mare di persone sono guidato dal feeling della musica, dalle vibrazioni” . “Dopo il concerto ero fatto di acido. Era un fatto normale per i musicisti all’epoca. […] Ci diedero una carta e ci dissero: «Firmate qua, non penso che useremo il vostro pezzo, ma, a scanso di equivoci firmate». E andammo in onda in una rete nazionale”</p></blockquote>
<p>I due pezzi non sono decisamente una sorpresa, in quanto erano stati già pubblicato in &#8220;Live 1971 &amp; Early  Live Rarities&#8221; e su YouTube circola da tempo la registrazione video. Anzi, in realtà sono quasi superflui, visto che sono troncati dalla pausa pubblicitaria criminalmente inserita dall&#8217;emittente che immortalò l&#8217;evento.</p>
<p><center><object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/BD_XCECbAEU?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/BD_XCECbAEU?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
<p>Così, cari maniaci degli Stooges d&#8217;annata (era <em>Fun House</em> per la precisione), ecco un altro disco da cercare e comprare&#8230; c&#8217;è poco da dissertare. Magari fatevelo insieme al live at Ungano&#8217;s, appena pubblicato da Rhino. Sai che regalone totale di natale?<br />
E poi sappiate che oltre alla <em>Popped </em>edition (limitata, costosa e con tutti i gadget) ne esiste una sobria, con il solo cd e a prezzo molto abbordabile: si chiama <a href="http://www.easyaction.co.uk/detail/EARS034"><em><strong>A Thousand Lights</strong></em></a> e dovreste farci un pensierino, se non vi va di gettarvi nell&#8217;acquistone barocco.</p>
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		<title>Introducing LoFi: il 18 dicembre si parte</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 07:01:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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La notizia &#8211; ottima per milanesi e limitrofi, ma anche per le band in tour o che hanno voglia di suonare a Milano &#8211; è che sabato 18 dicembre si inaugura il circolo LoFi, uno spazio che, come scrivono i fondatori:
si propone come un luogo unico sul panorama milanese di crescita e  confronto per tutti gli artisti che altrimenti non avrebbero visibilità  sul ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/lof.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6146" title="lof" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/lof.jpg" alt="" width="370" height="527" /></a>Solitamente, come avrete ben capito, su Black Milk non si dà spazio alle news e alle comunicazioni di servizio, ma in questo caso l&#8217;eccezione è d&#8217;obbligo<span id="more-6144"></span>.</p>
<p>La notizia &#8211; ottima per milanesi e limitrofi, ma anche per le band in tour o che hanno voglia di suonare a Milano &#8211; è che sabato 18 dicembre si inaugura il circolo <a href="http://www.lo-fi.milano.it/"><strong>LoFi,</strong></a> uno spazio che, come scrivono i fondatori:</p>
<blockquote><p>si propone come un luogo unico sul panorama milanese di crescita e  confronto per tutti gli artisti che altrimenti non avrebbero visibilità  sul territorio, in modo da poter diventare portavoce di una proposta  musicale di qualità, piuttosto che basata solo sulle logiche di mercato.</p></blockquote>
<p>Black Milk ha il piacere di collaborare con il LoFi per il booking e lo scouting delle band, oltre a essere legato da amicizia personale con diversi membri dell&#8217;associazione. Per cui vi aspettiamo già la sera del 18 dicembre (in via dei Pestagalli 27, a Milano), con i festeggiamenti d&#8217;apertura. Un party-concerto tutto dedicato al Sixties, con i <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/09/pretty-face-aint-going-to-hell/"><strong>Pretty Face</strong></a>, i <strong><a href="http://www.myspace.com/thebeatbarons">Beat Barons</a></strong>, i <a href="http://www.myspace.com/thecrashmenband"><strong>Crashmen</strong></a> e un po&#8217; di ospiti a sorpresa. E poi ci saranno anche numerosi dj &#8211; sempre rigorosamente Sixties &#8211; per non far scendere mai la voglia di far casino.</p>
<p>Il programma aggiornato delle prossime date lo potete comunque vedere <a href="http://www.pibinko.org/lofi/programma"><strong>QUI</strong></a>.</p>
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