<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Black Milk Magazine &#187; Italia</title>
	<atom:link href="http://www.blackmilkmag.com/bm/tag/italia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.blackmilkmag.com/bm</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 10:44:04 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>Alla vecchia maniera&#8230;</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/02/silver-rocket-old-fashioned-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/02/silver-rocket-old-fashioned-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 10:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Prinzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2012]]></category>
		<category><![CDATA[feedback]]></category>
		<category><![CDATA[Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[Mexican Standoff Records]]></category>
		<category><![CDATA[Silver Rocket]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10609</guid>
		<description><![CDATA[Silver Rocket da Ferrara. Tra Girls Against Boys e Jesus And Mary Chain]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/02/Silver-Rocket-Old-Fashioned.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10612" title="Silver-Rocket-Old-Fashioned" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/02/Silver-Rocket-Old-Fashioned.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Silver Rocket – <em>Old Fashioned</em> (Mexican Standoff Records, 2012)</strong></p>
<p>L&#8217;attacco è da sturbo: rock&#8217;n'roll sonico con voce scazzatissima, tiro mutuato da quei figli di puttana impenitenti che erano i Girls Against Boys giusto una quindicina d&#8217;anni fa.<br />
Insomma, <em>The Worst Is Yet To Come</em> è un concentrato della NY più torbida e notturna.<br />
Il resto si mantiene più o meno su questo canovaccio, con i soliti tre accordi fatti girare in maniera sapiente.</p>
<p>Non inventano nulla i <a href="http://www.silverrocket.net" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Silver Rocket</span></a> da Ferrara, ma sanno reinterpretare la lezione fondamentale di un disco come <em>Psychocandy</em>: il debutto dei Jesus And Mary Chain ha fatto scuola, basta osservare i numerosi gruppi che hanno provato ad affogare nel feedback le sfrontate melodie r&#8217;n'r dei Fifties.<br />
Questa band ci piace perché ha dalla sua una buona freschezza e una sicurezza melodica che li fa stare una spanna sopra persino a tanta roba osannata solo perché proveniente dall&#8217;estero (tanto per fare un nome, a quei bolliti dei Black Rebel Motorcycle Club i nostri danno tranquillamente la paga).</p>
<p>Le cartucce migliori vengono sparate quasi tutte nella prima metà dell&#8217;album, dal basso ipnotico di &#8220;The Getaway&#8221;, al refrain in crescendo della successiva Saturate fino ai due minuti della noise ballad &#8220;Walk Out The Door&#8221;. L&#8217;apice si raggiunge però verso la metà, grazie ai cinque minuti e mezzo di &#8220;Static&#8221;: un giro – è ancora il basso il protagonista -  tanto semplice quanto efficace, un loop che fa pensare a come avrebbero suonato gli Spacemen 3 se fossero affogati nel pop invece che nell&#8217;acido. Un gran pezzo, uno dei più belli ascoltati di recente: di sicuro i fratellini Reid apprezzerebbero. C&#8217;è poi ancora tempo per stuprare l&#8217;intramontabile classico cantato da Sinatra &#8220;That&#8217;s Life&#8221;, che diventa una cosetta veloce e frizzante, prima di congedarsi del tutto.</p>
<p>Disco consigliato.</p>
<p><center><iframe src="http://player.vimeo.com/video/26314119?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0" width="400" height="225" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/26314119">Silver Rocket (min. 5.54)</a> from <a href="http://vimeo.com/pietropugina">Pietro Pugina</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/02/silver-rocket-old-fashioned-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Alfatec, il bidone aspiratutto</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/alfatec-cd-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/alfatec-cd-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 15:04:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Alfatec]]></category>
		<category><![CDATA[cd]]></category>
		<category><![CDATA[coproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[hardcore]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10570</guid>
		<description><![CDATA[Dalla toscana, gli Alfatec: una hardcore band sanguigna e appassionata, con sonorità spigolose, in cui violenza e melodia si bilanciano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/alfatec.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10572" title="alfatec" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/alfatec.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Alfatec &#8211; s/t (coproduzione, 2011)</strong></p>
<p>Riecco i toscani <a href="http://www.alfatec.altervista.org" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Alfatec</span></a>, di cui già abbiamo parlato su <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/02/alfatec-brainphobia-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Black Milk in occasione dell&#8217;uscita del loro 7&#8243;</span></a>; il nuovo capitolo della loro storia  conferma quanto di positivo notato in passato: questa è una hardcore band sanguigna e appassionata, con sonorità spigolose, in cui violenza e melodia si bilanciano. Rispetto al passato si nota qualche passaggio più chitarroso e hard punk, qualche frazione più rock: roba che aggiunge un gusto rock&#8217;n'roll al tutto&#8230; e male non fa. Anzi!<br />
Notevole anche la performance vocale, che a tratti ricorda un Ian McKaye sotto steroidi &#8211; o un Henry Rollins con un perizoma commestibile alla fragola sotto ai Chinos.</p>
<p>Un gruppo che ci sa fare e che, con modestia encomiabile, ammette: &#8220;Suoniamo per passione, amiamo quello che facciamo e proviamo a farlo nel miglior modo possibile&#8221;; niente pose, quindi, ma la musica e la voglia di suonarla sbattute lì, direttamente sul tavolo e senza troppe menate di contorno. E anche se l&#8217;avranno già notato in molti, a corroborare questa tesi arriva una frase postata nel loro profilo Facebook (cito con copia e incolla): &#8220;<em>no one is talking about us in any punk hardcore messageboard. I&#8217;m pretty  sure about it, cause if you google the band name you only got some  vacuum cleaner stuff. Wich is not a surprise, cause we&#8217;re so stupid  asshole that we&#8217;re looking for band name getting high in our rehearsal  room</em>&#8220;&#8230; questo per ribadire quanto siano genuinamente cazzoni. Nel senso buono.</p>
<p>In definitiva: questo è un buon disco, che scivola via liscio tutto d&#8217;un fiato e fa sbattere il testone con una certa frequenza, segno che i brani hanno il loro bel perché. Personalmente sceglierei se cantare solo in italiano o solo in inglese: in entrambi i casi la resa c&#8217;è&#8230; ma mantenere questa specie di ambiguità da cartello stradale tirolese personalmente mi mette un po&#8217; a disagio.<br />
Inoltre una controllatina all&#8217;inglese nei testi riportati nel libretto non avrebbe fatto male, a essere puntigliosi.</p>
<p>Promossi a pieni voti. E ora mi riascolto la tredicesima traccia, &#8220;Your War&#8221;, che mi è piaciuta tanto.</p>
<p><center><iframe width="400" height="100" style="position: relative; display: block; width: 400px; height: 100px;" src="http://bandcamp.com/EmbeddedPlayer/v=2/track=1430825826/size=venti/bgcol=FFFFFF/linkcol=4285BB/" allowtransparency="true" frameborder="0"><a href="http://alfatec.bandcamp.com/track/your-war">Your War by ALFATEC</a></iframe></center></p>
<p><center><iframe width="480" height="274" src="http://www.youtube.com/embed/YStMz3ZTEX0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/alfatec-cd-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il caimano</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/cayman-the-animal-too-old-to-die-young-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/cayman-the-animal-too-old-to-die-young-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 10:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Headline]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cayman The Animal]]></category>
		<category><![CDATA[cd]]></category>
		<category><![CDATA[emo]]></category>
		<category><![CDATA[hardcore]]></category>
		<category><![CDATA[LP]]></category>
		<category><![CDATA[Perugia]]></category>
		<category><![CDATA[picture]]></category>
		<category><![CDATA[posthardcore]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>
		<category><![CDATA[screamo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10532</guid>
		<description><![CDATA[Da Perugia un discone dai Cayman The Animal... provare per credere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/cayman-the-animal.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10542" title="cayman-the-animal" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/cayman-the-animal.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Cayman The Animal &#8211; <em>Too Old To Die Young</em> (Mother Ship, 2011)</strong></p>
<p>Inizio col dire che questo disco dei <a href="http://caymantheanimal.wordpress.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Cayman The Animal</span></a> è semplicemente da comprare. Non pensateci troppo e procuratevelo, coraggio.<br />
I motivi sono come minimo tre. Partiamo dal fatto più esteriore: si tratta di un oggetto realmente bellissimo&#8230; un LP picture one-sided, quindi con un lato solo di musica e l&#8217;altro meravigliosamente illustrato da <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ratigher.blogspot.com/" target="_blank">Ratigher</a></span>. Poi c&#8217;è che la band ha scelto di distribuire il proprio lavoro con una modalità estremamente illuminata: nel pacchetto trovate infatti il vinile e la versione su cd; e, se non vi basta, l&#8217;album è disponibile in <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mediafire.com/?9bjxbfvjtgf3avk" target="_blank">free download</a></span>, in mp3 (così se siete avari manco pagate e vi trovate i vostri bei file da buttare nel lettore mp3 o nell&#8217;aipòd &#8211; ma non sapete cosa vi perdete, farisei).</p>
<p>E il terzo motivo è, ovviamente, la musica. Un hardcore ibridato con l&#8217;emo-screamo anni Novanta, la sperimentazione degli ultimi Black Flag, il post hardcore, il rock&#8217;n'roll marinaro, il rock più sanguigno, il metal più sopraffino&#8230; un bellissimo guazzabuglio sulfureo e melodico, disperato ed energizzante. Del resto i ragazzi non sono certo sbarbatelli e hanno accumulato esperienza tangibilissima con band come Ouzo e Ingegno, nell&#8217;area perugina. E ora giungono a una summa di quanto accumulato e metabolizzato negli anni precedenti.</p>
<p>Un lavoro davvero interessante, che colpisce allo stomaco come una mazzata.<br />
<center><iframe width="500" height="284" src="http://www.youtube.com/embed/J7fTg_jYEq8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/cayman-the-animal-too-old-to-die-young-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Balla che ti passa</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/the-dancers-7-singolo-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/the-dancers-7-singolo-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 10:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dancers]]></category>
		<category><![CDATA[garage]]></category>
		<category><![CDATA[Green Records]]></category>
		<category><![CDATA[indie]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>
		<category><![CDATA[soul]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10477</guid>
		<description><![CDATA[La Green Records sfodera un 7" di punkgaragesoulindierock da leccarsi i baffi; loro si chiamano The Dancers e dovreste ascoltarli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/dancers.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-10478" title="dancers" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/dancers-299x300.png" alt="" width="299" height="300" /></a>The Dancers &#8211; 7&#8243; (Green Records, 2011)</strong></p>
<p>E caspita. Ne son passati di anni dall&#8217;ultima volta in cui ho avuto un disco Green tra le mani e il tempo ha fatto il suo effetto&#8230; nel senso che se per me Green Records è stata sinonimo di hardcore (e post hardcore con faccende tipo Burning Defeat) a metà anni Novanta, ora le cose sembrano radicalmente mutate.</p>
<p>Questi <a href="http://www.myspace.com/thedancersmusic" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">The Dancers</span></a>, infatti, suonano un rock garage indie nervoso e rock&#8217;n'roll come quello di alcune band pazzesche, ma minori, di fine Novanta (mi sovvengono i Vue, gli Starlite Desperation, i Go!&#8230; ma anche alcune cose dei più blasonati Nation Of Ulysses e International Noise Conspiracy).</p>
<p>Qui c&#8217;è la velocità del punk/protohardcore, il groove del soul più zozzo, l&#8217;immediatezza dei riff garage e l&#8217;imprevedibilità di un cantato sguaiato al punto giusto.</p>
<p>Roba bastarda e ben fatta che &#8211; ahinoi &#8211; potrebbe anche piacere ai modaioli di turno, i quali come al solito hanno solo gli strumenti per dire che è &#8220;figa&#8221;, ma non per capirla o viverla.</p>
<p>Bravi davvero.</p>
<p><center><iframe width="500" height="284" src="http://www.youtube.com/embed/uruWpyZwFwE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/the-dancers-7-singolo-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Never trust a indie</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/gradinata-nord-never-trust-a-indie-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/gradinata-nord-never-trust-a-indie-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 17:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[BaCio]]></category>
		<category><![CDATA[Gradinata Nord]]></category>
		<category><![CDATA[hard rock]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[oi]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>
		<category><![CDATA[rock'n'roll]]></category>
		<category><![CDATA[stadio]]></category>
		<category><![CDATA[street punk]]></category>
		<category><![CDATA[ultras]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10450</guid>
		<description><![CDATA[Riecco i Gradinata Nord con un cd di chicche: 18 brani live (di diversi periodi) e il primo split ep tutti raccolti insieme. Per fan e guerrieri dello sleazy rock da stadio ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/gn.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10464" title="gn" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/gn.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Gradinata Nord &#8211; <em>Never Trust a Indie</em> (BaCio, 2011)</strong></p>
<p>Che i <a href="http://www.gradinatanord.eu/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Gradinata Nord</span></a> siano miei amici non è un segreto. Ci conosciamo da quasi 20 anni Claudio (il batterista, nonché losco personaggio che stava dietro alla fanzine leggendaria Nessuno Schema) ed io, tanto per darvi l&#8217;idea della faccenda. Quindi chi vuol pensare male, lo faccia pure e morta lì.</p>
<p>Detto questo, è con grande piacere e una certa ilarità (visto che oltre a essere dei rocker di razza mi divertono anche molto) che mi sono trovato nella cassetta delle lettere la nuova uscita targata BaCio Records &#8211; con sede nelle Kayman, ovviamente: un cd che nella grafica e nel titolo cita un famoso bootleg dei Pistols. Attenzione, però, perché non si tratta del nuovo disco dei GN, ma di un lavoro dedicato ai veri fan. <em>Never Trust a Indie</em>, infatti, è da interpretare come un compendio all&#8217;<a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/05/gradinata-nord-valtellina-boyz-cd-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">album uscito nel 2010</span></a> e contiene un po&#8217; di chicche del passato recente e remoto.<br />
Si parte con i cinque brani dello split del 2002 con i Rebelde; poi c&#8217;è quasi tutto il concerto di ritorno della band dopo sette anni di pausa (del settembre 2010, che ha circolato in edizione limitatissima e con più pezzi in versione cd-r &#8211; e io ne sono orgoglioso possessore); a seguire sei pezzi di un live di aprile 2000, con ben quattro cover; infine un brano solo tratto dal primissimo concerto del gruppo, nel gennaio 2000.</p>
<p>E&#8217; interessante ascoltare questo cd seguendo l&#8217;ordine suggerito dalla cronologia dei brani, piuttosto che quello della scaletta vera e propria; in questa maniera si coglie l&#8217;arco dei Gradinata Nord che, pur fedeli a un&#8217;estetica e a un&#8217;attitudine street-oi da sempre, mostrano diverse sfaccettature sonore a seconda delle epoche considerate. Abbiamo gli esordi all&#8217;insegna del più violento e Nabat-iano oi punk: nichilismo, stadio, rabbia working class, pezzi punk tirati con tendenza a tratti hardcore (non per nulla, dei sette brani più antichi, tre sono cover dei Nabat, uno degli Erode e uno degli Agnostic Front). Poi c&#8217;è l&#8217;evoluzione del 2002, quando il seme dello street punk inizia a germogliare e a scoprirsi ibridato con il rock e l&#8217;heavy: inni da ultras avvelenati, con potenti scariche di hard rock primordiale e qualche notevole citazione metallica (non ultima la cover di &#8220;Carry On&#8221; dei Manowar, ribattezzata &#8220;Carry Oi!&#8221;). E, per finire, ci sono i GN dell&#8217;ultimo periodo, quelli del &#8220;rock da stadio&#8221; in cui le influenze più svariate e &#8211; sulla carta, almeno &#8211; improbabili si amalgamano per dare vita a pezzi che come minimo ti restano in testa per una settimana già dopo il primo ascolto; qui dentro ci sono tanto gli Heartbreakers quanto i Motley Crue, gli AC/DC e i Cockney Rejects, i Motorhead e i Dead Boys, i Manowar e i Faces&#8230; del resto è noto, non si risparmiano certo colpi quando c&#8217;è da tirar fuori un inno. E i GN lo sanno bene.</p>
<p>Ultima considerazione: il live del 2010 ci mostra i Gradinata in gran spolvero, con un piglio incazzoso e tagliente che dal vivo non è per niente facile mantenere.</p>
<p>Se già li conoscevate, <em>Never Trust a Indie</em> è senza ombra di dubbio un acquisto obbligato per avere anche questo nuovo tassello della discografia dei rocker valtellinesi. Se siete neofiti, il consiglio è di abbinarlo al cd <em>Valtellina Boyz</em>, per avere solide basi di ascolto ed entrare nel magico mondo dello sleazy rock da stadio gridando i cori più giusti senza sbagliare nemmeno una parola.</p>
<p><center><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/TGnCF_rb5Rc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/gradinata-nord-never-trust-a-indie-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Italia-Canada 2-2</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/madnuts-dave-rave-split-singolo-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/madnuts-dave-rave-split-singolo-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 20:03:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[7"]]></category>
		<category><![CDATA[Canada]]></category>
		<category><![CDATA[Dave Rave]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Madnuts]]></category>
		<category><![CDATA[power pop]]></category>
		<category><![CDATA[punk rock]]></category>
		<category><![CDATA[split]]></category>
		<category><![CDATA[Tornado Ride]]></category>
		<category><![CDATA[vinile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10411</guid>
		<description><![CDATA[Una gloria minore del power pop e punk rock (Dave Rave) e l'italianissimo Madnuts per un 7" da sentire. E una bella mini-intervista al signor Madnuts, per buona pesa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Dave-Rave.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10413" title="cover Dave Rave" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Dave-Rave-297x300.jpg" alt="" width="244" height="247" /></a>Madnuts / Dave Rave – split 7” (Tornado Ride, 2011)<br />
</strong><br />
Devo fare un mea culpa grosso come una casa perché ci ho messo davvero troppo tempo prima di decidermi a scrivere qualcosa su questo 7″ spettacolare sotto molti aspetti, a partire dalla confezione. La copertina in cartone pesante, con tanto di costina, contiene una busta interna stampata con i credits e tutte le informazioni del caso. La grafica Seventies è di un certo Ralph Alfonso, artista canadese a tutto tondo (poeta, grafico, musicista, discografico, disegnatore) che tra le tante cose fatte ha anche collaborato alla realizzazione di Bomp Magazine. E se state leggendo Black Milk dovreste conoscere Greg Shaw e la Bomp! Records, in caso contrario mi spiace per voi.</p>
<p>Lo spettacolare 7” in questione è prodotto dalla <a href="http://www.tornadoriderecords.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Tornado Ride</span></a>, etichetta modenese non nuova a sfiziose accoppiate come questa. Per rispetto nei confronti dell’anzianità di servizio non si può che partire da <a href="http://www.dave-rave.com" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Dave Rave</span></a>. Chi è costui? Semplicemente un pezzo da Novanta del power-pop, garage-rock e punk nordamericano.<br />
Il songwriter canadese, che sforna dischi dal lontano 1978, lo si ricorda soprattutto per Teenage Head, Shakers e Dave Rave Conspiracy, band quest’ultima messa su con Billy Ficca dei Television. Tuttavia, nonostante le svariate primavere sulle spalle, mostra ancora un’ottima verve r’n’r e una certa freschezza di scrittura di cui dà prova nel festoso numero r’n’r “Rock The Party” che con una mano accarezza la guancia e con l’altra strizza i coglioni. In “Gimme Gimme Gimme” azzanna direttamente la giugulare come l’Iggy dei tempi d’oro, asfaltando buona parte dei giovincelli di oggi che ricalcano il Detroit sound senza nerbo.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Madnuts.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10414" title="cover Madnuts" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Madnuts-297x300.jpg" alt="" width="242" height="244" /></a>A <a href="http://www.myspace.com/nuts84" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Madnuts</span></a>, al secolo Matteo Muser, l’arduo compito di non sfigurare al cospetto di cotanta storia. Considerando che si tratta di un esordio, l’ex batterista di Super Sexy Boy 1986 e Mudlarks non solo tiene botta alla grande, ma addirittura sorprende con due piccole gemme di power-pop scorbutico (“Living Too Fast”) che puzzano di Sixties garage e proto punk dei primi anni ’70 filtrati dal suono della Seattle narcotizzata dei Mudhoney. (“We Need Time”).<br />
Una gran bella partita, insomma, che finisce 2-2 con i tifosi che applaudono a fine gara perché ne vorrebbero ancora. Il minimo che potessi fare è stato braccare Madnuts negli spogliatoi prima che filasse sotto la doccia.</p>
<p><strong>Come hai conosciuto Dave Rave e perché avete deciso di fare uno split assieme?<br />
</strong>Ho conosciuto Dave la prima volta che è venuto in Italia a suonare al Road To Ruins a Roma. L’organizzatore del Festival mi mise in contatto con il suo Manager Ralph Alfonso, che per l&#8217;occasione stava cercando una data anche al nord Italia per Diodes e Dave Rave. Non solo procurai ad entrambi uno show a Venezia, ma suonai perfino la batteria nella formazione di Dave Rave nelle due date italiane dopo che Ralph me lo aveva chiesto dato che mancava il loro batterista… per me è stato molto entusiasmante e da quel momento è iniziata una solida collaborazione. L’idea dello split è nata da me poiché l’ultima estate siamo andati in tour e per l&#8217;occasione gli ho proposto di fare questo 7&#8243; in tiratura limitata da vendere ai concerti.</p>
<p><strong>La grafica del 7&#8243; è affidata proprio a Ralph Alfonso&#8230;<br />
</strong>Diciamo che Ralph è pure un grafico di spicco, oltre che una figura fondamentale per la scena punk di Toronto: è stato il proprietario del leggendario Crash&#8217;n'Burn club nel 1977, fotografo per Bomp magazine, N.Y. Rocker e altre riviste di spessore, attualmente è proprietario della Bongo Beat Records ed editore. Normalmente cura lui l’artwork dei dischi di Dave, quindi ho chiesto a lui di creare l’intero artwork dello split.</p>
<p><strong>Madnuts può essere considerato il tuo progetto solista o si tratta di un gruppo vero e proprio? State suonando dal vivo ed avete progetti per un album?<br />
</strong>Madnuts è solo un mio progetto solista, non è una band formata da elementi. Sebbene l&#8217;intenzione sia quella di incidere altri dischi, magari sempre con l&#8217;aiuto di altri musicisti amici, per ora non ho intenzione di fare concerti… ma non si sa mai nella vita.</p>
<p><strong>Seppur Sixties oriented e con uno spiccato mood power-pop, nei due pezzi del 7&#8243; ci ho sentito influenze diverse&#8230; &#8220;Wee Need Time&#8221;, ad esempio, nelle chitarre e nella voce, mi ha ricordato la prima Seattle di Mudhoney e Nirvana…<br />
</strong>Come dici tu, la mia intenzione è proprio quella di dare un taglio power pop con venature Sixties, senza comunque tralasciare gruppi fondamentali per me quali MC5 e Velvet Underground. Non posso negare che certi gruppi come Mudhoney e Nirvana abbiano risvegliato la mia primavera in età adolescente e di conseguenza può darsi che si possano sentire anche queste influenze, o forse sarà il mio timbro vocale che ricorda un po’ Cobain o Mark Arm&#8230; a voi il giudizio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/madnuts-dave-rave-split-singolo-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Musicismo cronico</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/lem-motlow-musicismo-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/lem-motlow-musicismo-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 07:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Selaschetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Asti]]></category>
		<category><![CDATA[beat]]></category>
		<category><![CDATA[ep]]></category>
		<category><![CDATA[garage]]></category>
		<category><![CDATA[Lem Motlow]]></category>
		<category><![CDATA[rock'n'roll]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10371</guid>
		<description><![CDATA[Tra beat, garage e r'n'r ecco i Lem Motlov, al loro secondo ep. Con un pizzico di ironia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/lem.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10372" title="lem" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/lem.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></strong><strong>Lem Motlow &#8211; </strong><strong><em>Musicismo</em> (2011, autoprodotto)</strong></p>
<p>Il <em>Musicismo</em> è una, non rara, forma di disturbo mentale che può colpire chi suona nei gruppi musicali. Spiegarlo a parole è molto difficile, dato che è una sindrome vile che richiede un certo occhio e una certa esperienza per scovarne i primi sintomi nei poveracci colpiti da questa piaga moderna. Diciamo che se bazzicate le fumose sale prove o gli improvvisati palchi di qualche concerto non proprio di cartello, ne avrete di sicuro colto qualche segnale nel sentire il chitarrista gridare al fonico (in gergo, quello che vi danneggerà la riuscita del concerto con la sua gestione dei volumi da incompetente) mi dai un po’ più di PRESENCE sulla spia. E’ importante, qui, sottolineare come non è solo importante la richiesta, ma anche la faccia con cui l’aspirante rockstar proferisce questa richiesta.</p>
<p>Altra forma di musicismo, molto comune durante i concerti di gente che ancora di deve fare (e non è detto che ciò accadrà mai), la richiesta allo sparuto pubblico presente di accompagnare il ritmo con le mani: confesso che mi sento molto a disagio quando mi capita di vedere questo fenomeno, soprattutto quando, e succede sempre, nessuno si caga questa richiesta a parte le fidanzate e le mamme dei musicisti sul palco e se poi prima di farlo dedicano proprio a loro questo pezzo, be’ allora chiamate pure la neuro che c’è pericolo anche per la vostra incolumità.</p>
<p>Il musicismo, in attesa di un suo inserimento tra le voci di Wikipedia (ma ne trovate una definizione più estesa proprio <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.lem-motlow.com/musicismo.html" target="_blank">qui</a></span>, è quindi tutto quello che non serve alla musica ma solo a nutrire l’ego smisurato di chi si trova a giocare in questo mondo divertente. Oltre a questo è anche, da pochissimo, il titolo del nuovo EP dei <a href="http://www.lem-motlow.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Lem Motlow</span></a>, gruppo astigian-torinese, adepti del garage punk da una un bel po’ di annetti.</p>
<p><em>Musicismo</em> esce dopo neanche troppo tempo dal loro primo EP &#8211; <span style="text-decoration: underline;"><a href="../2010/09/lem-motlow-potevamo-farlo-piu-veloce-ep-recensione/" target="_blank"><em>Potevamo farlo più veloce</em></a></span> &#8211; e contiene quattro pezzi di varia impronta creativa, con un certo filo conduttore dettato dall’ironia e l’intelligenza dei testi (&#8220;che dire, Francis lascia la solita 50 Euro sul tavolo che ho sete&#8230;&#8221;<em>) </em>e dal richiamo tra beat, garage e roccheroll. Rispetto alla loro prima esperienza si avverte un netto miglioramento di tutto il pacchetto: i suoni sono meno compressi e più complessi, la capacità compositiva è cresciuta come dimostra un pezzo come “Abitudinario” dai richiami un po’ alla Kinks di “Sunny Afternoon” o la più recente “The Importance of Being Idle” degli Oasis o il pezzo “Recessione”, tra i brani dal carattere meno “allegro” e più punkeggiante del loro repertorio. A completare il tutto “Fer-Net”, un bel digestivo beat (chiedo scusa a tutti per questa battuta&#8230;) e il <em>divertissement</em> “Alle medie”, con il suo incedere da rock and roll da festa anni Sessanta e ballo del mattone.</p>
<p>A mio avviso pezzi come “Abitudinario” e “Recessione” portano su due percorsi evolutivi ben diversi, entrambi interessanti e validi, ma dire quale sia il migliore solo il futuro e il gruppo ce lo sveleranno. Comunque se volete davvero ascoltare i pezzi li trovate su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://soundcloud.com/lem-motlow/sets/musicismo" target="_blank">Soundcloud</a></span>.</p>
<p>I Lem Motlow suonano spesso a Torino, Asti e dintorni e stanno cercando un produttore per tentare di spiccare definitivamente il volo (verso quali lidi non si sa). Astenersi perditempo, citofonare Francis.</p>
<h5>Attenzione: questi brani contengono musicismo, maneggiare con cura e in caso di contagio contattare un medico o un esorcista. AUT. MIN. RIC. DLG 29/1985.</h5>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/lem-motlow-musicismo-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Niente di serio… è solo grande poesia rock</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/diaframma-niente-di-serio-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/diaframma-niente-di-serio-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 09:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Diaframma]]></category>
		<category><![CDATA[disco]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Fiumani]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Gennaio]]></category>
		<category><![CDATA[Hate Records]]></category>
		<category><![CDATA[I Hate Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Imperfetta solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[In perfetta solitudine]]></category>
		<category><![CDATA[new wave]]></category>
		<category><![CDATA[Niente di serio]]></category>
		<category><![CDATA[post punk]]></category>
		<category><![CDATA[Self]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10363</guid>
		<description><![CDATA[Il ritorno dei Diaframma con il nuovo album Niente di serio: esce il 17 gennaio e noi ve lo recensiamo in anteprima]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Diaframma.jpg"><img src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/cover-Diaframma.jpg" alt="" title="cover Diaframma" width="300" height="300" class="alignleft size-full wp-image-10367" /></a><strong>Diaframma &#8211; <em>Niente di serio</em> (Diaframma/Self, 2011)</strong></p>
<p>Della poetica di Federico Fiumani e più in generale del “mondo” <a href="http://www.diaframma.org/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Diaframma</span></a> sono appassionato da molto tempo. La prima volta che li ho visti dal vivo era il 1988, avevo 16 anni e mi sobbarcai un bel viaggio in treno per raggiungere Firenze, dove i nostri tenevano un concerto alla Festa dell’Unità Nazionale a Campi Bisenzio. Da lì in poi la dipendenza non è mai scemata e, conti alla mano, sono 23 anni che resiste orgogliosamente. All’uscita di ogni nuovo disco, capirete bene, per me è sempre un’epifania seguita dal piccolo o grande (dipende) sconquassamento emozionale che mi procura il primo ascolto delle nuove canzoni.</p>
<p>Con <em>Niente di serio</em>, la cui uscita ufficiale è prevista per il 17 gennaio, è stata una carezza a seppellirmi, all’istante. Il pezzo d’apertura, “Vivo così”, nella sua disarmante semplicità, teletrasporta Federico Fiumani sul palco della Capannina di Forte dei Marmi con quell’aria confidenziale e spensierata da primi anni del boom economico.</p>
<p>La “pacchia” dura poco, ché subito Mr Diaframma cala come una mannaia la tripletta “Entropia”, “Absurdo Metalvox” e “Madre Superiora”, pezzi cupi intrisi di nostalgia e poesia, ma con un’ironia superiore che pervade i testi. In un’intervista scovata in rete Fiumani ha dichiarato testualmente, “del mio rapporto con Firenze parlo in un brano dell’album nuovo che si intitola &#8216;Absurdo Metalvox&#8217;&#8221;. Non vi rovino la sorpresa, ascoltatelo e (forse) capirete.<br />
“Madre Superiora” è uno dei brani più toccanti dell’album con quell’incipit musicale quasi morriconiano e la voce che urla in un crescendo da brividi “io vorrei bere il tuo dolore”; peraltro penso sia il pezzo preferito dallo stesso Fiumani dato che è l’unica canzone nuova che ha fatto dal vivo il 10 dicembre in un clubbino della mia città.</p>
<p>L’attitudine punk esplode in “Energia del rock” che, oltre alla gran botta r’n’r sferrata dai due giri iniziali di chitarra totalmente post-punk, si fa notare per un testo credibile solo se cantato da uno come Fiumani e pochissimi altri in Italia. Poi arriva la title track e diventa chiarissimo perché sono 23 anni che non mi perdo un disco dei Diaframma. Chitarra e basso introducono la voce producendo lo stesso suono/rumore di un enorme tir impazzito che in retromarcia travolge tutto ciò che incontra: sublime. Il testo è davvero bello e “profondo” anche se in apparenza la protagonista “è solo una ragazza che ride della paura per le droghe pesanti… una ragazza che ride della paura per il sesso più estremo”.</p>
<p>Il trittico seguente allinea soffici ballate su cui spicca la melodia contagiosa di “Nillson” che può contare sugli interventi alle tastiere di Gianluca De Rubertis de Il Genio e su un inaspettato finale chitarroso con Giulio Cercato a dare manforte alla sei corde.<br />
Con “Grande come l’oceano” si raggiunge l’apice del lirismo. Questo pezzo racconta molto della poetica di Fiumani e del perché sia ancora in pista sostenuto da un pubblico sempre più fedele e trasversale. La sua è una poetica alta ma non distante. Una poetica pop nell’accezione alternativa, capace di infilare pezzi di (auto)biografia transgenerazionale che parlano di fragilità e inadeguatezza rese sopportabili da amici come i Ramones e camicie con la svastica da “punk originale”.</p>
<p>Diaframma è un marchio garantito come i Ramones, appunto. In ogni disco sai esattamente quello che trovi, ma è come se fosse sempre una nuova scoperta.</p>
<p>Che sia un buon momento per l’immarcescibile band fiorentina non ce lo dimostra soltanto questo sedicesimo album in studio. Con il titolo <em>Imperfetta solitudine</em>, sono stati appena ristampati i demo del mini <em>Gennaio</em> targato 1989 e del LP <em>In perfetta solitudine</em> del 1990, con l’aggiunta di inediti dell’epoca (per un totale di 21 pezzi), in una stilosissima versione doppio vinile con cd accluso che si apre a libro come i doppi album di una volta. L’ha prodotto niente poco di meno che l’etichetta punk romana Hate Records con la sua neonata costola I Hate Pop.</p>
<p>Insomma, non poteva esser un natale migliore perché non ho mai, e dico mai, ricevuto un doppio regalo così prezioso: pensateci se volete davvero bene a qualcuno.</p>
<p><center><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/TPyeyPtB7g0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/diaframma-niente-di-serio-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Metal Machine Music per ogm</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/abiotics-promo-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/abiotics-promo-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 19:31:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Abiotics]]></category>
		<category><![CDATA[electro]]></category>
		<category><![CDATA[Piacenza]]></category>
		<category><![CDATA[promo]]></category>
		<category><![CDATA[Screamers]]></category>
		<category><![CDATA[Suicide]]></category>
		<category><![CDATA[synth punk]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10290</guid>
		<description><![CDATA[I Suicide e gli Screamers? Roba passata. Gli Abiotics, from Piacenza City, sono il futuro del synth punk più malato e infettivo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/abiotics.jpg"><img src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/abiotics.jpg" alt="" title="abiotics" width="250" height="250" class="alignleft size-full wp-image-10307" /></a><strong>Abiotics &#8211; promo (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Ho la musica degli <a href="http://www.reverbnation.com/theabiotics" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Abiotics</span></a> in testa &#8211; nonché nell&#8217;hard disk del pc e sul cd che mi hanno inviato &#8211; da un po&#8217; di tempo. E&#8217; lì che ronza e, almeno una volta al giorno, il soundsystem del mio cervello di merda diffonde in loop il ritornello di &#8220;Dear Knife&#8221;: lo spara impietoso per decine di minuti di fila, fino all&#8217;alienazione. Ed è meglio di uno Xanax in certi frangenti.</p>
<p>Gli Abiotics sono un&#8217;anomalia. Come un esperimento di ogm andato in vacca, tipo quelle robe da film di serie Y, con gli scienziatini che vogliono fabbricare le pannocchie giganti e si trovano in mano il virus della peste siderale pangalattica. E non a caso cito gli ogm, visto che parte dell&#8217;anomalia di questa band è la sua provenienza: questi folli sono del piacentino, una terra che mi è simpaticissima e mi evoca immediatamente grandi bevute di vino rosso, pisarei e fasò (scusate se non ho scritto giusto, sono un mandrogno piemontese io), campi, bettole, il Po&#8230; e invece questi quattro delinquenti si inventano una band che sembra la reincarnazione dei Suicide più iconici, gelidi e malati.<br />
Come un simile electro synth punk &#8211; che puzza di vicoli, traffico, fabbriche dismesse e grattacieli &#8211; possa essere nato da persone con un background ambientale così radicalmente opposto è un piacevole mistero.</p>
<p>Voce, synth, basso, chitarra: questa è la formazione. E la missione degli Abiotics è inscenare psicodrammi glaciali per synth e drum machine. Suicide, si diceva, ma senza dimenticare la lezione degli Screamers, col loro punk sintetico californiano, figlio della Los Angeles dei sogni infranti.</p>
<p>Geniali. E se non ci arrivate è veramente un problema.</p>
<p><center><img style="visibility:hidden;width:0px;height:0px;" border=0 width=0 height=0 src="http://c.gigcount.com/wildfire/IMP/CXNID=2000002.0NXC/bT*xJmx*PTEzMjMzMzI1NDA*MzQmcHQ9MTMyMzMzMjU*ODc3NiZwPTI3MDgxJmQ9cHJvX3BsYXllcl9maXJzdF9nZW4mZz*xJm89/NWM5YTRmMWRjN2IxNDI2MjkxYzVhNDU4YTZmZjIxMzUmb2Y9MA==.gif" /><object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" width="262" height="200"><param name="movie" value="http://cache.reverbnation.com/widgets/swf/40/pro_widget.swf?id=artist_1930603&#038;posted_by=&#038;skin_id=PWAS1002&#038;border_color=000000&#038;auto_play=false&#038;shuffle=false"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><param name="allowNetworking" value="all"></param><param name="allowfullscreen" value="true"></param><param name="wmode" value="opaque"></param><param name="quality" value="best"></param><embed src="http://cache.reverbnation.com/widgets/swf/40/pro_widget.swf?id=artist_1930603&#038;posted_by=&#038;skin_id=PWAS1002&#038;border_color=000000&#038;auto_play=false&#038;shuffle=false" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowNetworking="all" allowfullscreen="true" wmode="opaque" quality="best" width="262" height="200"></embed></object><br/><img style="visibility:hidden;width:0px;height:0px;" border=0 width=0 height=0 src="http://www.reverbnation.com/widgets/trk/40/artist_1930603//t.gif" /><img src="http://b.scorecardresearch.com/p?c1=2&#038;c2=10349858&#038;cv=2.0&#038;cj=1" style="display: none" border="0" height="1" width="1" alt="ComScore"/></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/abiotics-promo-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Send me Strange Flowers every morning</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/the-strange-flowers-the-grace-of-losers-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/the-strange-flowers-the-grace-of-losers-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 07:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[autoproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[garage]]></category>
		<category><![CDATA[Pisa]]></category>
		<category><![CDATA[psichedelia]]></category>
		<category><![CDATA[sixties]]></category>
		<category><![CDATA[Sixties pop]]></category>
		<category><![CDATA[The Strange Flowers]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10225</guid>
		<description><![CDATA[Un bel ritorno per i pisani Strange Flowers, che sfornano un ottimo disco di psichedelia, Sixties pop, garage rock]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/TheGraceOfLosersCover1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10268" title="TheGraceOfLosersCover1" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/TheGraceOfLosersCover1.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Strange Flowers &#8211; <em>The Grace Of Losers</em> (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Quasi un quarto di secolo di storia, vita e musica. Sei album &#8211; e altre minuzie sparse. Questo è il curriculum vitae dei pisani <a href="http://www.strangeflowers.net" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Strange Flowers</span></a>, gente che tra alti e bassi, mode che andavano e venivano, batoste, difficoltà e cambi di formazione non ha mai mollato. A costo di restare un po&#8217; nell&#8217;ombra, sulla bocca di un sottobosco di appassionati, cultori di neo-Sixties e psichedelia.<br />
Ma questa è, appunto, la &#8220;grazia dei perdenti&#8221; a cui si fa appello nel titolo di questo sesto loro disco. L&#8217;avere il coraggio di fottersene e continuare per la propria strada, a dispetto di tutto e tutti.<br />
E attenzione, perché questo è il vero elemento che rende speciale un disco come questo. Già, perché il mestiere degli Strange Flowers è innegabile e li guida nel proporre una collezione di brani che spaziano dal Sixties pop alla psichedelia beatlesiana, dal garage rock al beat più solare&#8230; ma il mestiere non è tutto. Conta, aiuta, regala importanti appigli, ma non è anima. E a chi piacciono i dischi senz&#8217;anima?</p>
<p>E&#8217; proprio grazie a questa impalpabile grazia dei perdenti, alla passione bruciante che ti si avvolge immediatamente intorno al collo già al primo ascolto, che <em>The Grace Of Losers</em> è un signor album; di quelli che possono abbattere senza sforzo le barriere di genere e i pregiudizi legati ad ascolti settoriali. Io per primo, onestamente, non mastico con piacere e assiduità questo tipo di sonorità (del Sixties prediligo il lato più violento e oscuro), eppure riconosco in questi nove brani una forza espressiva, una capacità di stimolare immaginazione e attenzione spiccata e innegabile. Che, in tempi in cui l&#8217;offerta è sterminata, non è certo cosa da poco, visto che le band tendono a somigliarsi tutte inesorabilmente, nella riproposizione di formule e schemi da studiare a colpi di discografie scaricate e piazzate in un lettore mp3.</p>
<p>E comunque, se proprio di questi discorsi non dovesse fregarvene nulla perché siete in un momento stile &#8220;It&#8217;s only rock&#8217;n'roll&#8221;, poco male. <em>The Grace Of Losers</em> è un bel disco che si presta anche a un ascolto disimpegnato, grazie alla spiccata e fine vena melodica di tutti i brani. Insomma, non avete molte scuse per ignorarlo&#8230;</p>
<p><em>[foto di Giulia Altobelli]<br />
</em><br />
<center><iframe width="480" height="274" src="http://www.youtube.com/embed/_dbhpqiIKAM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/12/the-strange-flowers-the-grace-of-losers-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

