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	<title>Black Milk Magazine &#187; Iggy Pop</title>
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		<title>The lost Stooges gig</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 18:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il concerto "perduto" degli Stooges. 15 luglio 1972, Londra, in un cinema fetente di King's Cross. Un Santo Graal di cui non esiste nessuna testimonianza sonora (audio o video)...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><strong><em>“E&#8217; stato come tornare indietro di 200 anni, quando i ricchi pagavano<br />
per andare nei manicomi a vedere i pazienti che davano fuori di matto&#8221;<br />
[Michael Oldfield sul live degli Stooges del 15 luglio 1972, </em>Melody Maker</strong><em><strong>]</strong><br />
</em></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/scala.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8319" title="scala" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/scala.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><em>Questo pezzo è un piccolo e quasi sicuramente inutile tributo a un sogno di quelli che solo i malati di rock possono &#8211; forse &#8211; capire. E&#8217; probabile che per molti sarà solo un&#8217;accozzaglia di informazioni inconcludenti, di immagini già viste e di considerazioni noiose: fa parte del gioco. E me ne scuso &#8211; anzi, dovreste leggere qualcosa di più interessante (ci sono fior fiore di webzine musicali, inglesi e italiane, che vi faranno godere), invece di perdere il vostro tempo qui, avete ragione.<br />
Il sogno è quello di ascoltare anche solo pochi istanti di un concerto di cui si sa poco e il cui ricordo è confinato a poche frasi elargite col contagocce da qualche sparuto reduce. E a una sfilza di scatti che ritraggono solo un soggetto.<br />
Il sogno è quello di soddisfare la curiosità morbosa di sentire come suonassero gli Stooges in quella primavera/estate del 1972, mentre chiusi in una sala prove londinese tentavano di sfornare il loro terzo album</em><em>.<br />
Il sogno, alla fine, è quello di sapere e conoscere qualcosa che finora nessuno o quasi è stato in grado di raccontare in maniera esaustiva.<br />
E voi, cosa sognate?</em></p>
<h3 style="text-align: left;">It&#8217;s 1972 ok</h3>
<p style="text-align: left;">Il 1972 è un anno duro per gli Stooges. Confinati a Londra, praticamente ostaggi del management di DeFries &#8211; tutto proteso a preparare l&#8217;esplosione di David Bowie, il suo protetto e deus ex machina &#8211; lavorano stancamente al nuovo album e non si esibiscono mai dal vivo. L&#8217;unica eccezione a questa immobilità è un concerto destinato a diventare una specie di feticcio della storia del rock, una chimera di cui tutti favoleggiano, ma nessuno (eccezion fatta per Mick Rock, che ha fotografato la performance) ha mai raccontato attingendo a un&#8217;esperienza di prima mano.</p>
<p>La  storia di quel fumoso evento è legata al lancio del nuovo album di Bowie; per preparare la campagna stampa statunitense, il 15 luglio viene   invitata a Londra una dozzina di grossi giornalisti americani: assistono a una performance di Bowie e gli Spiders From   Mars all&#8217;Aylesbury Friars, ma poi vengono prelevati e portati a King’s Cross, nel cinema   che sarebbe diventato La Scala. Qui li aspetta un concerto speciale, uno showcase   dei redivivi Stooges &#8211; annunciati, dai poster attaccati fuori dal locale, come &#8220;Iggy Pop, ex Iggy &amp; The Stooges&#8221; (per la gioia di Ron e Scott Asheton, probabilmente). Nella stessa sala rancida e cadente il   giorno prima ha fatto il suo debutto solista Lou Reed, in procinto di pubblicare <em>Transformer</em>.<br />
Ma cosa si sa, oltre a questi dati nudi e crudi, a proposito della serata? Non è facile raccogliere informazioni, che si trovano scarse e frammentate, oltre che spesso viziate da invenzioni, millanterie o banali dimenticanze dovute ai quasi 40 anni trascorsi.</p>
<h3>Pictures of you</h3>
<p>Partiamo dal punto più semplice, ossia proprio da Mick Rock, che consegna alla memoria collettiva una raffica di scatti che &#8211; giovane fotografo &#8211; fece su commissione della Mainman Management; le foto sono raccolte nel libro <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/03/mick-rock-ci-racconta-raw-power/"><em><span style="text-decoration: underline;">Raw Power. Iggy &amp; The Stooges 1972</span></em></a> (Omnibus Press, 2005): decine di immagini, quasi  tutte dedicate a Iggy che è decisamente l’attrazione della serata. O forse è l&#8217;unico a colpire l&#8217;occhio del giovane Rock. L&#8217;Iguana magro, glabro e spiritato sembra un Mick Jagger zombie, coi tratti caricaturali. Ha addosso un paio di pantaloni argentati, un bikini nero e degli stivali; la  pelle del viso e del torso è dipinta d’argento e unta d’olio. Gli occhi  truccati pesantemente, un finto neo di bellezza sul volto, lo smalto nero sulle unghie, i capelli lunghi alle spalle e tinti d’argento.<br />
Il pubblico, nei pochi fotogrammi che lo ritraggono, è immobile o basito. Tutti sono seduti  sulle loro poltroncine, in attesa di vedere cosa accadrà. tra i presenti ci sono anche due illustri sconosciuti: un certo John Lydon e un tale Joe Strummer.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/Iggy-And-The-Stooges-Raw-Power-Del-1973-Trasera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8288" title="Iggy-And-The-Stooges-Raw-Power-Del-1973-Trasera" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/Iggy-And-The-Stooges-Raw-Power-Del-1973-Trasera.jpg" alt="" width="238" height="295" /></a></h3>
<p>Ma le foto, per quanto eloquenti, lasciano tanto all&#8217;immaginazione e non raccontano molti dettagli tutt&#8217;altro che trascurabili. E&#8217; così che possiamo ricostruire per approssimazione &#8211; grazie a qualche sprazzo di dichiarazione e ricordo disseminato nel corso degli anni &#8211; ciò che verosimilmente è accaduto.<br />
E&#8217; certo che Iggy sciorina tutto il suo repertorio e gli Stooges, con un concerto di 40 minuti scarsi, lasciano un segno indelebile nelle coscienze rock  dell’Inghilterra, tanto che Nick Kent scrive sul <em>NME</em>: “L’effetto finale è stato molto più terrificante di tutti gli Alice Cooper e le <em>Arancia meccanica</em> del mondo messi insieme, semplicemente perché questi tizi non  scherzavano”.<br />
Durante i primi due brani l&#8217;Iguana schizza per tutto il palco, ne esplora ogni centimetro quadrato; e poi decide che è una buona idea andare a far visita al pubblico, comodamente seduto sulle poltroncine del cinema. I fari lo seguono, lui si ferma ogni tanto a fissare negli occhi qualcuno; farfuglia nel microfono che sta cercando qualcuno di interessante, ma in quel &#8220;mucchio di hippie&#8221; non c&#8217;è nessuno che lo ispira.</p>
<p>A rendere ancora più bizzarra la situazione contribuiscono una serie di problemi tecnici; più di una volta la band si ferma e attende che venga sistemato l&#8217;impianto o il microfono o il guasto del momento; durante uno di questi break Iggy si azzuffa verbalmente con una banda di skinhead che gridano di suonare, spazientiti per la pausa. L&#8217;Iguana li apostrofa dicendo: &#8220;Cosa hai detto, pezzo di merda?&#8221;.<br />
Durante l&#8217;ennesimo stop, a causa della rottura del microfono, Iggy si piazza in mezzo al palco e inizia a cantare, a cappella, una versione di &#8220;Shadow Of Your Love&#8221; di Frank Sinatra. Tutti improvvisamente smettono di chiacchierare e tacciono per ascoltare il pezzo, in un momento surreale, tra Kafka e gli Skiantos &#8211; immaginate Iggy, seminudo e impiastricciato di colore argentato, che intona un pezzo da crooner senza microfono, sul palco di un vecchio cinema.<br />
Poco dopo c&#8217;è tempo per un altro scazzo con gli skinhead; il loro capo si avvicina al palco, l&#8217;Iguana si scaglia verso di lui per dargli un calcio in faccia, ma i roadie glielo sottraggono, buttandolo fuori da una porta antincendio. Da quel momenti gli skin non danno più problemi.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/igwi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8286" title="igwi" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/igwi.jpg" alt="" width="234" height="389" /></a></h3>
<p>Tutto questo avviene sotto agli sguardi impassibili del resto del gruppo, che per l&#8217;occasione è agghindato in una versione riveduta e corretta della tendenza glam. Mick Rock non si degna di fotografare nessuno eccetto Iggy, ma James Williamson ricorda che prima del concerto il gruppo intero ha fatto una puntata in un negozio che vende trucchi e scherzi, per comprare del make-up da clown. E infatti, l&#8217;unico scatto in cui si intravede Williamson (è sul retro di <em>Raw Power</em>) lo ritrae con il volto bianco come un fantasma, spalmato da uno strato di cerone.</p>
<h3>The lost setlist</h3>
<p>Il concerto è breve: dura tra i 30 e i 40 minuti, non di più. Sembra assodato quasi al 100% che a King&#8217;s Cross gli Stooges abbiano proposto una scaletta composta esclusivamente di materiale nuovissimo, mai suonato dal vivo prima e firmato Pop/Williamson. Il passato viene del tutto eradicato, eliminando ogni riferimento ai due dischi già usciti, l&#8217;omonimo <em>Stooges</em> e <em>Funhouse</em>. I pezzi del 15 luglio 1972, invece, sono il materiale su cui la band sta lavorando agli Olympic Studios di Londra (immortalato in parte nel primo cd del cofanetto di Easy Action <em>Heavy Liquid</em>, per i completisti).<br />
In mancanza di un resoconto attendibile e completo, molti hanno ragionato sulla probabile composizione della scaletta e una delle ipotesi più accreditate vuole una tracklist che comprende (in ordine non definito) questi brani: &#8220;I&#8217;m Sick Of You&#8221;, &#8220;I Got A Right&#8221;, &#8220;Tight Pants&#8221;, &#8220;Gimme Some Skin&#8221;, &#8220;Scene Of The Crime&#8221;, &#8220;Penetration&#8221;, &#8220;I Need Somebody&#8221; &#8211; e, forse, una versione primordiale di &#8220;Search And Destroy&#8221;, che è uno dei primi componimenti di Iggy e Williamson, nato arrivando a Londra nel marzo del 1972.</p>
<p>Pezzi duri, veloci, taglienti. Punk e speed metal prima che questi due generi venissero anche solo pallidamente concepiti nel retrobottega della mente di qualche musicista incazzato. Tant&#8217;è che l&#8217;esibizione non va giù al management che, nel giro di pochi giorni, ascoltati i nastri dell&#8217;Olympic, intima al gruppo di buttare tutto, scrivere nuovi pezzi e riregistrarli. E&#8217; roba troppo avanti per il 1972 e &#8211; comunque &#8211; priva di ogni appeal commerciale.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/RawPower-sleeve.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8314" title="RawPower-sleeve" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/RawPower-sleeve.jpg" alt="" width="252" height="246" /></a></h3>
<h3>Bootleg? No grazie</h3>
<p>Non esiste un solo secondo di registrazione audio del concerto degli Stooges del 15 luglio 1972. In quarant&#8217;anni non è mai emerso neppure un frammento; neanche un bootleg registrato dal classico spettatore intraprendente munito di registratorino a bobina.<br />
Questo è uno dei crucci più pesanti per i fanatici degli Stooges e gli storici del rock: a fronte di una documentazione iconografica tutto sommato soddisfacente (le foto di Mick Rock di cui si è detto), manca la benché minima traccia audio. E non è difficile immaginare quanto questo pesi, visto che ascoltare gli Stooges in quel frangente è il sogno di molti appassionati della vecchia e della nuova guardia.<br />
A peggiorare le cose contribuisce il fatto che, al contrario, circola una registrazione audio del concerto di Lou Reed tenuto la sera prima nello stesso luogo: uno scarto temporale di 24 ore fatale, che genera una lacuna ormai quasi incolmabile nella storia musicale del secolo scorso.</p>
<p>A più riprese hanno circolato voci e leggende relative &#8211; addirittura &#8211; a una ripresa video integrale della BBC (per <em>The Old Grey Whistle Test</em>), ma non è mai stato confermato nulla; né i nastri sono mai emersi dall&#8217;archivio dell&#8217;emittente britannica. E ciò è strano, vista l&#8217;attenzione della BBC nel recuperare e valorizzare le chicche dei propri archivi, soprattutto a livello musicale/culturale. Pertanto, molto probabilmente non esiste alcun video &#8211; anche se, a detta di qualche trader di vecchia data, negli anni Ottanta a un certo punto pare sia spuntata una lista in cui era elencato un generico live &#8220;Stooges &#8211; Scala&#8221;; purtroppo nessuno che l&#8217;abbia visto (o lo possieda) è stato rintracciato, al momento.</p>
<h3>Quello che resta</h3>
<p>&#8230;è la sensazione impalpabile, ma nettissima, di essere di fronte a un momento di quelli che generano leggende e alimentano il motore della storia. E forse &#8211; qui parla l&#8217;avvocato del diavolo, quello che sa quanto le aspettative siano facili a essere deluse &#8211; è un bene che nessuno abbia mai tirato fuori dal cilindro un bootleg di quella serata.<br />
Dobbiamo accontentarci dei nastri registrati agli Olympic &#8211; che sono comunque una vera bomba.<br />
Certo, se poi uno di voi conosce qualcuno che è in possesso anche solo di un minuto di registrazione (audio o video, tutto fa brodo)&#8230; qui c&#8217;è un pirla disposto a fare parecchie cose per averla. E chissà quanti come lui.</p>
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		<title>Piccoli sciattoni crescono</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 19:36:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli israeliani di stanza a Berlino Tv Buddhas sfornano un album più ragionato, che divide le opinioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/cover-TV-Buddhas.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6358" title="cover TV Buddhas" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/cover-TV-Buddhas.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Tv Buddhas &#8211; <em>Dying At The Party</em> (Trost, 2010)<br />
</strong><br />
Dei <a href="http://www.tvbuddhas.com/"><strong>Tv Buddhas</strong></a> ho apprezzato l’EP uscito lo scorso marzo, complice anche il favoloso disegno in copertina che omaggia dichiaratamente l’arte di Raymond Pettibon. Un paio di mesi fa il mio amico Julien di <a href="http://fiverosespress.net"><strong>5 Roses Press</strong></a> mi ha inviato l’album d’esordio del trio israeliano di stanza a Berlino, ma appena ho aperto il pacchetto sono stato investito in pieno dalla copertina in cui i tre sono immortalati da uno scatto falsamente sciatto con sopra un lettering dai colori sgargianti, quasi fosforescenti: una robaccia fashion-trasandato da fottuti Gossip. Peraltro avevo letto in giro diverse recensioni/stroncature che puntavano l’indice sull’imborghesimento della band, colpevole di aver abbandonato l’approccio lo-fi e svuotata di quella urgenza che li aveva contraddistinti in precedenza. Insomma tutti i segnali mi dicevano, ahimé, che l’abito fa il monaco e non nego che stavo quasi soprassedendo.</p>
<p>Fortuna che ho ancora il batticuore adolescenziale per ogni nuovo supporto musicale (meglio se in vinile) che stringo tra le mani e, soprattutto, non ho perso il “vizio” di ascoltarli i dischi prima di dare giudizi.<br />
Alla fine della fiera <em>Dying At The Party</em> non ha tradito affatto le mie aspettative. È vero che queste nove tracce sono più lente e ragionate delle loro vecchie canzoni, ma dove sta scritto che rallentare i ritmi e “ragionare” sia un passo indietro? Mi pare che gente come i Television ragionasse eccome, o sbaglio?</p>
<p>Addirittura, ascolto dopo ascolto, mi sono quasi entusiasmato per l’indolenza sottotraccia e per il suono sì vecchio e strasentito, ma assolutamente incisivo – seppur non così diretto – e finanche personale. Un suono che rimanda dritto al primo punk newyorkese e alle ciminiere di Detroit (“Let Me Sleep”), che prende a piene mani dalla ritmica secca dei Modern Lovers, dalla quiete dopo la tempesta dei Television, dalla poetica di Richard Hell (“Tv Tonight”) e di Lou Reed (“Long Way Down”). Un suono elettrico e fremente nella sua alternanza di up &amp; down, sospeso tra i sussulti proto-punk dei primi Settanta e le vertigini soniche della metà degli anni Ottanta di cui è zeppo il catalogo della SST: c’avete presente l’attitudine degli Hüsker Dü?</p>
<p>La mia personalissima palma d’oro va a “I Want You” che potrebbe essere benissimo un pezzo di Iggy Pop affogato nel miele o di Lloyd Cole affogato nella cocaina; comunque la pensiate si tratta di una grande ballata di appena tre minuti, intrisa in eguale misura di polvere urbana e noia rurale.</p>
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		<title>Popped and enchanted</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/the-stooges-popped-the-fan-club-package-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 16:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stooges live nell'era Fun House: caos, violenza e tutto il resto... un box set in edizione limitata strabordante di gadget e memorabilia, ma soprattutto con 10 brani che spianano come bulldozer]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/poppedbig.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6050" title="poppedbig" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/poppedbig.jpg" alt="" width="212" height="786" /></a><strong>The Stooges &#8211; <em>Popped: The Fan Club Package</em> (Easy Action, 2010)</strong></p>
<p>Erano mesi e mesi che questo manufatto veniva pubblicizzato nel sito della <a href="http://www.easyaction.co.uk/detail/STOOGELING1"><strong>Easy Action</strong></a>. Disponibile in prevendita già da maggio, la promessa era di una spedizione in agosto. Poi il diavolo ci ha messo la coda e il tutto è slittato. Confesso che, dopo tanto tempo (la mia prenotazione era stata fatta verso fine giugno), avevo quasi rimosso l&#8217;entusiasmo che avevo provato leggendo di cosa si sarebbe trattato e mi restava solo la maledetta sensazione di essere stato fregato.</p>
<p>Poi, una sera di novembre, rientrando dallo sgobbo col morale spalmato di merda e la stanchezza di un carrettiere mutilato, ho trovato il pacchetto ad aspettarmi. E nemmeno mi interessava più di tanto&#8230; ormai il cinismo e il trituramento dell&#8217;anima avevano preso il sopravvento. Aprendolo ho anche pensato che fosse un oggetto barocco e mi sono maledetto per averlo ordinato&#8230; una maglietta con Iggy in posa plastica, sette repliche di foto polaroid, un mini-manifesto di concerto,  sei fanzine-newsletter d&#8217;epoca del fan club e finalmente un cd con booklet.<br />
Già mi sono maledetto; pensate un po&#8217; a come ci si può ridurre alle volte. Per fortuna ho lasciato il tutto a decantare per alcuni giorni e poi, con calma, ho ripreso in mano la scatola di palstica che contiene tutto questo ben di dio.</p>
<p>E allora ricominciamo da capo. Questo box, per quanto un po&#8217; sborone ed esagerato nella pletora di gadget e memorabilia di cui è ripieno, è un bel tassello per la collezione di tutti gli Stoogesofili. E il motivo principale è il cd, che consiste nel contenuto di una cassetta donata quasi 40 anni fa da Ron Asheton a Natalie &#8220;Stoogeling&#8221; Shclossman &#8211; che era una fan accanita e si occupava di assemblare la newsletter <em>Popped</em>, di cui il box raccoglie i sei numeri usciti.<br />
I pezzi del nastro  sono 10 e risalgono tutti al 1970 &#8211; annata gloriosa ma anche caotica per la band, che entra nel turbine dei cambi di formazione che porterà all&#8217;ingresso di James williamson e agli eventi che tutti conosciamo (o dovremmo conoscere&#8230;).</p>
<p>Il cd si apre con due versioni killer di &#8220;Dirt&#8221; e &#8220;1970&#8243;, registrate in un non ben identificata data a New York New York. Inizialmente si mormorava potessero essere due schegge della famosa esibizione all&#8217;Ungano&#8217;s, ma non è così, visto che la formazione è chiaramente a una sola chitarra, mentre all&#8217;Ungano&#8217;s già era entrato Billy Cheatham  a dar manforte a Ron alle sei corde. Ad ogni modo, due pezzi memorabili in una versione live rovente e affilata.</p>
<p>Arriva, poi, una raffica di cinque brani dell&#8217;esibizione tenuta a Chicago il 18 luglio 1970: &#8220;Loose&#8221;, &#8220;Down on the Street&#8221;, &#8220;1970&#8243;, &#8220;(The Shadow of Your Smile ) – Fun House&#8221; e &#8220;L.A Blues&#8221;. La qualità audio è inferiore (vi ricordo che si tratta di registrazioni tutte effettuate dal pubblico, quindi con un mangiacassette), ma la band è in forma smagliante e &#8211; nonostante qualche parte gracchiante e la voce un po&#8217; bassa &#8211; la botta arriva. Per non parlare del delirio di sax e improvvisazione nel trittico finale.</p>
<p>L&#8217;ascolto prosegue e si fa un salto temporale di pochi giorni, per giungere all&#8217;8 agosto 1970: il Goose Lake Pop Festival, un appuntamento cruciale per la band (che perde il bassista <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/01/lo-stooge-dimenticato-tributo-a-dave-alexander/"><strong>Dave Alexander</strong></a>). Mi permetto di recuperare un paragrafo del mio (al 50%, visto che è scritto con il buon <strong><a href="http://www.gabrielelunati.com/">Gabriele Lunati</a></strong>) <a href="http://www.amazon.it/Iggy-Pop-Cuore-napalm-Sconcerto/dp/8862220367/ref=sr_1_2?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1291218439&amp;sr=1-2"><strong><em>Iggy Pop, cuore di napalm</em></strong></a> per inquadrarvi il momento:</p>
<blockquote><p>Il 20 luglio 1970 la Elektra mette in commercio l’antipasto con cui stuzzicare l’appetito per l’album: si tratta del 45 giri &#8220;Down On The Street/I Feel Alright (1970)&#8221; . È forse l’ultimo disco Elektra a portare il logo stilizzato con la grande lettera E: il 25 luglio, con una campagna nazionale sui maggiori periodici musicali, l’etichetta annuncia che ha intenzione di rinnovare il proprio look. Il logo si fa più colorato ed elaborato, e incorpora una farfalla .<br />
Da lì a pochi giorni gli Stooges suonano al Goose Lake Pop Festival. L’iguana è particolarmente su di giri: durante il concerto incita il pubblico alla rivolta e aggredisce un membro dei Mountain, colpevole di suonare nella band che si esibisce dopo gli Stooges (che vogliono più tempo per continuare il loro set). Dave Alexander, dal canto suo, si presenta sul palco troppo ubriaco per suonare; è anche fatto di erba e tranquillanti, si blocca e non riesce a combinare nulla, in preda a una specie di amnesia totale. Non è il primo episodio increscioso di cui si rende protagonista e pochi giorni prima ha rischiato di ustionarsi (tentava di emulare Hendrix con una lattina di benzina per accendini con cui voleva creare un effetto pirotecnico per stupire il pubblico); Iggy al termine dell’esibizione è furioso e lo caccia.<br />
Iggy: &#8220;Mi piace licenziare la gente. Oh è la più bella sensazione al mondo… sei licenziato! Vaffanculo! Non lavori per conto tuo! Lavori per me, succhiacazzi!&#8221;.<br />
Ron: &#8220;A Iggy non piaceva l’attitudine di Dave, la sua indifferenza, o qualsiasi cosa fosse. Aveva abbandonato la Fun House ed era sempre in ritardo per le prove. […] Dave si ubriacò di brutto, fumò qualcosa e praticamente si gelò sul palco, dimenticandosi tutte le canzoni. Dopo il concerto Iggy gli disse: «Hey, sei licenziato. Non vogliamo più suonare con te»&#8221;. Ron non è d’accordo con questa decisione radicale, ma Dave se ne va e non si fa più vedere.<br />
Scott Asheton: &#8220;Credo che Dave volesse tornare a casa dei genitori – era comunque lì che passava la maggior parte del suo tempo. Aveva tutto ciò che desiderava, a casa dei suoi: i suoi libri, il suo stereo, la sua tv. Si sentiva accudito laggiù, e credo che a lui andasse bene così&#8221;</p></blockquote>
<p>Il cd riporta solo &#8220;1970&#8243; di questo concerto: una versione tirata e nervosa, in cui il basso sembra non esserci e Iggy duella con la chitarra di Ron. Registrazione molto low-fi, ma ha il suo perché.</p>
<p>Gli ultimi due brani del dischetto sono &#8220;Tv Eye&#8221; e &#8220;1970&#8243;, estrapolati dalla data del 13 giugno 1970 a Cincinnati, ossia il famoso concerto del barattolo di burro d&#8217;arachidi. Riprendo ancora <a href="http://www.amazon.it/Iggy-Pop-Cuore-napalm-Sconcerto/dp/8862220367/ref=sr_1_2?s=books&amp;ie=UTF8&amp;qid=1291218439&amp;sr=1-2"><strong><em>Iggy Pop, cuore di napalm</em></strong></a>:</p>
<blockquote><p>I ragazzi sotto al palco sono quieti: nessuno balla, qualcuno ha una macchina fotografica in mano e tutti seguono divertiti o leggermente preoccupati gli spostamenti del cantante. Quando Iggy si butta tra loro lo accolgono sommergendolo, per poi rialzarlo immediatamente: ci sono sorrisi e sghignazzate per quello strano tizio. Durante “TV Eye” l’iguana si scaraventa in mezzo al pubblico col microfono stretto in mano e si sente chiaramente la voce di una ragazza che gli grida “Stai bene?”. Proprio dopo il break pubblicitario giunge uno di quei momenti mistici, pura iconografia rock: l’iguana si getta dal palco, per un istante sembra che stia per cadere a terra tra le gambe del pubblico, ma come un tuffatore riemerge e si ritrova in piedi, sorretto da mani e spalle di decine di ragazzi. Una specie di camminata miracolosa, che Iggy si gode improvvisando pose plastiche – immortalate in scatti che hanno fatto il giro del mondo.<br />
È una consacrazione, un attimo cristologico in cui Jimmy Osterberg di Ann Arbor si trasforma in colui che è in grado di camminare su un mare di persone .<br />
Ma, come l’intrinseca natura degli Stooges impone, il momento sacrale deve essere in qualche modo profanato e una mano provvidenziale  emerge dalla marea umana, porgendo un barattolone di burro d’arachidi. L’iguana, senza riflettere un istante, affonda le dita nella poltiglia beige: inizia a spalmarsela sul torace e a lanciarne manciate sul pubblico, mentre è ancora in equilibrio sulle teste dei ragazzi che lo sorreggono</p>
<p>[...]</p>
<p>Iggy Pop: “Ho sempre creduto che nel rock’n’roll qualcosa debba accadere. Mi piace questa parola – accadere. E se non succedeva nulla, io lo facevo succedere. Ho sempre cercato di non ripetermi. Dicono che fu Stiv Bators a passarmi il burro d’arachidi: «È un tipo strano, diamogli il burro d’arachidi». Non era previsto. Però la gente ha iniziato, poi, a portarselo ai concerti e io dicevo «No, non giocherò con quel cazzo di burro d’arachidi». A volte ho fatto cose con risvolti patetici, ma non sono mai stato un pianificatore” .<br />
Quando ritorna sul palco, Iggy è imbrattato ed esaltato: una specie di divinità pagana reduce da una battaglia. Il bagno di folla e lo stage diving divengono, da questo momento, una costante. Iggy Pop: “La musica mi porta a un climax di follia. Non sento più il dolore, non mi accorgo di cosa accade intorno a me e quando mi tuffo in un mare di persone sono guidato dal feeling della musica, dalle vibrazioni” . “Dopo il concerto ero fatto di acido. Era un fatto normale per i musicisti all’epoca. […] Ci diedero una carta e ci dissero: «Firmate qua, non penso che useremo il vostro pezzo, ma, a scanso di equivoci firmate». E andammo in onda in una rete nazionale”</p></blockquote>
<p>I due pezzi non sono decisamente una sorpresa, in quanto erano stati già pubblicato in &#8220;Live 1971 &amp; Early  Live Rarities&#8221; e su YouTube circola da tempo la registrazione video. Anzi, in realtà sono quasi superflui, visto che sono troncati dalla pausa pubblicitaria criminalmente inserita dall&#8217;emittente che immortalò l&#8217;evento.</p>
<p><center><object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/BD_XCECbAEU?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/BD_XCECbAEU?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
<p>Così, cari maniaci degli Stooges d&#8217;annata (era <em>Fun House</em> per la precisione), ecco un altro disco da cercare e comprare&#8230; c&#8217;è poco da dissertare. Magari fatevelo insieme al live at Ungano&#8217;s, appena pubblicato da Rhino. Sai che regalone totale di natale?<br />
E poi sappiate che oltre alla <em>Popped </em>edition (limitata, costosa e con tutti i gadget) ne esiste una sobria, con il solo cd e a prezzo molto abbordabile: si chiama <a href="http://www.easyaction.co.uk/detail/EARS034"><em><strong>A Thousand Lights</strong></em></a> e dovreste farci un pensierino, se non vi va di gettarvi nell&#8217;acquistone barocco.</p>
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		<title>Jimmy Recca, I was a teenage Stooge</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 06:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri e carta stampata]]></category>
		<category><![CDATA[1971]]></category>
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		<description><![CDATA[Un booklet che contiene una lunga intervista al bassista degli Stooges (formazione del 1971, con Asheton e Williamson alle chitarre): un nuovo punto di vista e aneddoti a go-go...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/11/RECCA001.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5931" title="JRCDBooklet.qxd" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/11/RECCA001.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Ken Shimamoto &#8211; <em>Jimmy Recca Story</em>, 1971 (Easy Action, 2010, 18 pag.)</strong></p>
<p>E&#8217; incredibile scoprire come anche le storie che si credono sviscerate, raccontate in lungo e in largo, non siano nient&#8217;altro che espressione di un punto di vista soggettivo e &#8211; a volte &#8211; manipolatorio. Prendete gli Stooges: sono usciti un discreto numero di libri sulla loro storia e su Iggy Pop (<a href="http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-036-1/gabriele-lunati-e/iggy-pop-cuore-di-napalm.html"><strong>ne ho scritto persino uno io</strong></a>, con <a href="http://www.gabrielelunati.com/"><strong>Gabriele Lunati</strong></a>, per dire) e ormai tutti o quasi eravamo convinti di aver letto l&#8217;intero scibile sulla band. Errore.</p>
<p>Già, perché in presenza di entità come gli Stooges &#8211; nonostante il bel lavoro fatto da <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/07/pop-according-to-trynka/"><strong>Paul Trynka</strong></a> con le sue &#8220;interviste impossibili&#8221; &#8211; sembrano moltiplicarsi persone e personaggi in grado di offrire punti di vista alternativi, ma anche storie inedite, aneddoti e rivelazioni. E&#8217; proprio questo il caso di Jimmy Recca &#8211; bassista della band nel 1971, nel periodo glorioso in cui alle chitarre regnavano incontrastati Ron Asheton e James Williamson insieme (documentato nel quadruplo cd <a href="http://www.easyaction.co.uk/detail.php?catno=EARS023"><strong><em>You Don&#8217;t Want My Name, You Want My Action</em></strong></a>). Recca, che in molti davano per disperso, è stato scovato poco prima dell&#8217;estate e intervistato da quell&#8217;eroe del rock&#8217;n'roll che risponde al nome di Ken Shimamoto (dovreste leggere ogni cosa che ha scritto, in particolare le sue interviste &#8211; le trovate facilmente in Rete; <a href="http://stashdauber.blogspot.com/"><strong>The Stash Dauber</strong></a> è il suo blog). Poi è entrata in gioco la <a href="http://www.easyaction.co.uk/detail/RECCA001"><strong>Easy Action</strong></a> che si è incaricata di stampare un booklet formato copertina di cd per fissare su carta tutte le rivelazioni di Recca. Et voilà.</p>
<p>Questo libretto &#8211; che viene venduto al solo costo della spedizione &#8211; è un indispensabile compendio al quadruplo cd di cui si è detto sopra, ma anche uno scrigno che contiene piccole perle mai rivelate prima. Ad esempio, se vi intrigasse l&#8217;idea di sapere come si svolse la famosa telefonata internazionale con cui Iggy invitò a Londra i fratelli Asheton dopo averli estromessi dalla band pochi mesi prima&#8230; beh, sappiate che Jimmy Recca c&#8217;era e addirittura ha ascoltato il dialogo in diretta.</p>
<p>Non c&#8217;è molto altro da aggiungere: investite questa cifra ridicola in spese postali (probabilmente ve la caverete con un euro o due). Altrimenti, se siete in vena di spese e lussuria a briglia sciolta, sappiate che il booklet viene inviato in omaggio a chi compra il nuovo cofanetto degli Stooges ultra limitato, intitolato <a href="http://easyaction.co.uk/detail/STOOGELING1"><strong><em>Popped</em></strong></a>. Ma di questo parleremo a breve.</p>
<p><center><object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/WRpi9jV61LI?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/WRpi9jV61LI?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
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		<title>Asheton + Williamson = TNT</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Sep 2010 16:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[1971]]></category>
		<category><![CDATA[anni Settanta]]></category>
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		<description><![CDATA[The Stooges &#8211; You Don&#8217;t want My Name, You Want My Action (Easy Action, 2009)
Se amate Ron Asheton e avete sempre avuto la curiosità di sentirlo all&#8217;opera insieme a James Williamson (entrambi alla sei corde, nota bene), questo cofanetto con cinque live del 1971 vi ammazzerà di godimento. Ma dovete essere dei fottuti fan. FAN. F-A-N. Perché si sente male ed è indegnamente costoso. Però&#8230; ascolterete brani mai finiti su un disco ufficiale e sentirete il gusto dell&#8217;eroina in gola. E &#8211; soprattutto -  non avete idea di cosa scatenavano ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/08/stoogesaction.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4647" title="stoogesaction" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/08/stoogesaction.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Stooges &#8211; <em>You Don&#8217;t want My Name, You Want My Action</em> (Easy Action, 2009)</strong></p>
<p>Se amate <a href="http://www.iggypop.org/ronasheton.html"><strong>Ron Asheton</strong></a> e avete sempre avuto la curiosità di sentirlo all&#8217;opera insieme a <strong><a href="http://straightjameswilliamson.com/">James Williamson</a></strong> (entrambi alla sei corde, nota bene), questo cofanetto con cinque live del 1971 vi ammazzerà di godimento. Ma dovete essere dei fottuti fan. FAN. F-A-N. Perché si sente male ed è indegnamente costoso. Però&#8230; ascolterete brani mai finiti su un disco ufficiale e sentirete il gusto dell&#8217;eroina in gola<span id="more-4645"></span>. E &#8211; soprattutto -  non avete idea di cosa scatenavano quei due con le loro chitarre al collo&#8230;</p>
<p>I dischi, ormai, non si vendono più come una volta; succede da almeno 13-14 anni. Cioè, in realtà l&#8217;industria discografica piange miseria almeno dagli anni Settanta, ma prima era una miseria milionaria, ora è una miseria un po&#8217; meno opulenta, visto che per entrare in classifica di vendita basta qualche migliaio di copie (2.000/3.000, mica 20.000 eh!).<br />
Quindi la pensata del music business è stata: &#8220;stimoliamo&#8221; quelli che i dischi già se li comprano (e non hanno mai smesso di comprarli) a cagare ancora più soldi. Il risultato è evidente ogni volta che entrate in un negozio di dischi o guardate uno store online. Secondo voi cosa sono quelle vagonate di box, cofanetti, limited edition, expanded edition con dvd e cd più o meno zeppi di inediti, pack con dischi+libretti+magliette+action figure, deluxe edition con cd/45 giri/riproduzione della pagella di prima media del cantante/tanga col logo della band? E non è facile non cascarci. Io l&#8217;ho fatto in questo caso (e in altri, ok) e &#8211; anche se con qualche bestemmia &#8211; devo dire di essere soddisfatto dell&#8217;acquisto. Certo è anche vero che una cosa un po&#8217; più dimessa, e magari a metà del prezzo che ho dovuto pagare, l&#8217;avrei preferita. Quindi in futuro tenterò di tirare una dozzina di respiri prima di farmi trascinare nuovamente dalla fregola assassina. Amen.</p>
<p>Dopo questo inutile, ma abbastanza liberatorio, pseudo-saggio autoreferenziale, passiamo a <em>You Don&#8217;t Want My Name, You Want My Action</em>, un box con ben quattro cd che immortalano cinque esibizioni che si svolsero rispettivamente il 13 aprile, 14 maggio, 15 maggio, 26 maggio e un imprecisato giorno del luglio 1971 (a Detroit, New York, St Louis e Wampler&#8217;s Lake).<br />
Lo sfondo di queste esibizioni è il declino della band: Williamson è entrato in organico da poche settimane, tre membri su cinque sono invischiati pesantemente nell&#8217;eroina, le vendite di <em>Fun House</em> sono state del tutto insoddisfacenti per la Elektra e &#8211; infine &#8211; il nuovo manager Danny Fields non riesce a stare al passo con le follie e le continue richieste di soldi (per bucarsi) degli Stooges.<br />
E&#8217; un brutto periodo, decisamente: amplificatori e strumenti vengono venduti per comprare eroina, i concerti spesso sono un freak show di zombie ed è chiaro che l&#8217;epilogo è &#8211; se non dietro l&#8217;angolo &#8211; comunque molto vicino. Eppure, seppellito in quel fiume di siringhe, scazzi, vomito e distruzione, c&#8217;è ancora un grande gruppo, che dall&#8217;intreccio creato da Asheton e Williamson esce rinnovato. Meno curioso, ma più moderno e senza dubbio anticipatore della furia hard rock di <em>Raw Power</em> e dei migliori dischi del genere a venire nei seguenti 40 anni.</p>
<p>Lucidità è un concetto bandito dagli Stooges nell&#8217;anno del signore 1971 &#8211; e ciò si era capito &#8211; quindi da questi cinque live non è legittimo aspettarsi precisione e coesione, ma piuttosto il suono inconfondibile e proibito dell&#8217;autodistruzione, del terrore sedato a colpi di ago. E&#8217; come essere di fronte alla Morte in persona, minacciosa e nera, ma se la guardi una decina di secondi capisci che sta a mala pena in piedi e ha fatto a se stessa quello che avrebbe potuto fare a te.<br />
Le scalette sono praticamente identiche (a parte il frammento della quinta, ovvero il concerto finale della band del luglio 1971, dopo cui gli Stooges Mark I si sciolsero) e contengono quasi solo materiale peculiare, di transizione, che poi la band abbandonò nella sua incarnazione seguente, quella che diede vita a <em>Raw Power</em>. Sono brani di rock duro e ipnotico, in cui Asheton e Williamson si alternato nelle vesti di chitarra solista e ritmica, spezzando la monotonia delle rispettive routine e lasciandosi andare senza troppi pensieri &#8211; complice anche il caos e la struttura piuttosto libera dei pezzi: la durata della medesima canzone, infatti, varia in maniera evidente a seconda della sera, dell&#8217;umore e del grado di stravolgimento.<br />
C&#8217;è decisamente molta meno sperimentazione &#8211; annegata nell&#8217;eroina e nell&#8217;impostazione più tradizionalmente rock di Williamson, che fa fortemente capolino nell&#8217;impasto &#8211; e una dose da cavallo di &#8220;improvvisazione calmierata&#8221;, nel senso che il numero di giri, la lunghezza degli assoli e le strofe di cantato non sono mai uguali nello stesso brano, come se fossero dettagli figli dell&#8217;umore e del colore del singolo momento (un gioco pericoloso che rischia di trasformare la medesima canzone, in maniera imprevedibile, in una polpetta di fogna o in un capolavoro, a seconda della serata: ascoltare per credere).<br />
Eppure mi sento di dire, e senza troppi ripensamenti, che siamo davanti a un ibrido pazzesco tra le due anime della band, quelle che per molti (me compreso, fino a poco tempo fa) sono state inconciliabili. Insomma, gli Stooges con Asheton e Williamson alle chitarre erano possibili e potevano funzionare. Ma la storia se li è mangiati.</p>
<p>I cinque concerti di <em>You Don&#8217;t Want My Name, You Want My Action</em> derivano da altrettante cassettine amatoriali &#8211; le cosiddette <em>audience recording</em> &#8211; che qualche anima folgorata ebbe la lungimiranza di incidere all&#8217;epoca (39 anni orsono), quindi non possono sentirsi bene: questo deve essere chiaro. Nella migliore delle ipotesi il tutto è stato ripreso con un apparecchio mono appoggiato da qualche parte nella sala; non sono bootleg rubacchiati da tecnici del suono truffaldini che incidevano dal mixer&#8230; è tutto crudo, nudo, caotico, mono e condito con quel classico gracidare della registrazione che va in saturazione per il volume troppo alto. E nei punti in cui il nastro si è rovinato per gli anni trascorsi, state sicuri che vi accorgerete che qualcosa non va.<br />
A ben pensarci, però, questo è l&#8217;unico tipo di registrazione plausibile, coerente con la decadenza degli Stooges nella primavera del 1971; per una band che si sta sfaldando è perfetta una fotografia così sfocata, deragliante e fangosa.</p>
<p>Concludendo? Niente grappa Bocchino &#8211; che fa ancora caldo e poi è mille volte meglio la Nardini &#8211; ma l&#8217;idea è che se avessero pubblicato un semplice doppio cd con copertina sobria, invece di questo sfarzoso e arrogante pseudo-libretto (con incluse quattro riproduzioni tipo santino di foto polaroid, di cui proprio non capisco l&#8217;utilità) da quattro dischi, tutto sarebbe stato meno costoso e più accessibile ai fan che DEVONO sentire questa roba (già bootlegata solo in parte, in passato).</p>
<p>Fate i vostri giochi&#8230; nel caso vi sembrasse troppo costoso <a href="http://punknotprofit.blogspot.com/2010/03/stooges-1971.html"><strong>QUI</strong></a> potete scaricare i quattro cd in mp3.</p>
<p><center><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/WRpi9jV61LI?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/WRpi9jV61LI?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></center></p>
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		<title>Whatever happened to Iggy&#8217;s jacket?</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 04:51:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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Si tratta di un giubbotto che l&#8217;Iguana si era procurato all&#8217;inizio dell&#8217;avventura londinese degli Stooges Mark II &#8211; tra il marzo e l&#8217;aprile del 1972, quando ancora Pop e James Williamson stavano tentando di mettere insieme una ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/leopard-jacket-1971.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3867" title="leopard-jacket-1971" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/leopard-jacket-1971.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Pensate a un&#8217;icona dell&#8217;immaginario rock&#8217;n'roll. Oltre alla scontata lingua degli Stones, probabilmente &#8211; se avete un po&#8217; di cuore &#8211; tra le prime immagini a venirvi in mente ci sarà la giacca con il leopardo sulla schiena che Iggy Pop indossa nella foto sul retro di <em>Raw Power<span id="more-3866"></span></em>, nel celebre scatto di Mick Rock.</p>
<p>Si tratta di un giubbotto che l&#8217;Iguana si era procurato all&#8217;inizio dell&#8217;avventura londinese degli Stooges Mark II &#8211; tra il marzo e l&#8217;aprile del 1972, quando ancora Pop e <strong><a href="http://straightjameswilliamson.com/">James Williamson</a></strong> stavano tentando di mettere insieme una versione degli Stooges con musicisti locali.</p>
<h3><strong>Pret a porter for dummies</strong></h3>
<p>Iggy comprò il giubbottino da <strong><a href="http://farm3.static.flickr.com/2102/2385395463_c89a7395b8.jpg">Paradise Garage</a></strong>, al 430 di King&#8217;s Road, Chelsea: incidentalmente fu il negozio che diede l&#8217;impulso e il supporto a Malcolm McLaren per creare la sua boutique Sex.<br />
Si trattava di un capo  prodotto dal giovane, ma già ben inserito (soprattutto nel giro dei musicisti rock), Wonder Workshop, un laboratorio mandato avanti da John Dove e Molly White in Cambridge Road, a Paddington.</p>
<p>Il disegno del leopardo fa parte di un concept ideato da Dove e White, che era la base della linea che chiamavano Wild Thing, destinata principalmente alle t-shirt: l&#8217;animale, negli intenti dei due creativi, doveva essere un omaggio a Jimi Hendrix &#8211; il motivo? Jimi a Monterey suonò una versione di <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=gwRrXjWgkaY">&#8220;Wild Thing&#8221; dei Troggs</a></strong> che secondo i due giovani grafici era quella definitiva: da qui l&#8217;idea.<br />
I<a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/panther.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3894" title="Lo schizzo della  pantera del 1968" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/panther.jpg" alt="" width="250" height="317" /></a>l disegno deriva direttamente da uno schizzo del 1968 che ritraeva una pantera, ma solo nel 1970 venne rielaborato nella sua forma definitiva e utilizzato per la stampa su magliette. Per i primi tempi il leopardo veniva serigrafato sul tessuto senza alcuna scritta d&#8217;accompagnamento, ma a partire dal 1972 all&#8217;immagine si aggiunse la scritta Wild Thing. Era un disegno che piaceva molto alla clientela e che veniva spesso bootlegato; è così che si insinuò anche l&#8217;idea di provare a utilizzarlo per una giacca.</p>
<p>John Dove: &#8220;volevamo creare un giubbotto da rocker utilizzando i materiali tipici dei prodotti più economici venduti nelle bancarelle (plastica, nylon e pelliccia artificiale), ma che mantenesse una certa credibilità rock&#8217;n'roll. Un capo che un Hells&#8217; Angel non avrebbe mai indossato, ma l&#8217;avrebbe fatto di sicuro qualcuno che si identificava con la loro attitudine ribelle &#8211; in pratica qualcuno come Iggy che, come avremmo visto in seguito, era quel tipo di persona selvaggia. La giacca era fatta con scampoli presi da una partita di avanzi di similpelle degli anni Cinquanta trovata in un vecchio magazzino di Belsize Park. Molly ed io esaminammo l&#8217;intero stock per trovare il rotolo fallato con più rughe e pieghettature, con pezzi della copertura di finta pelle che si staccavano dal supporto: era perfetto! Poi usammo della pelliccia di leopardo artificiale comprata al mercato di Shepherd Bush, per le strisce applicate sulle maniche e davanti. Per la fodera interna prendemmo del nylon verde smeraldo, stampato con disegni a occhio di gatto. In due esemplari di giacche piazzammo anche degli inserti di borchie. [...] Facemmo solo cinque giubbotti, in tutto. Io mi presi il primo, tre furono venduti da Paradise Garage a Iggy, <strong><a href="http://www.zootmoney.org/">Zoot Money</a></strong> e un altro tizio che non ricordo. L&#8217;ultimo &#8211; che non era nemmeno terminato &#8211; lo regalammo al nostro rappresentante a Parigi,  Jacques Neville&#8221;.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/iggy-raw-power-jacket.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3909" title="Iggy Raw Power jacket" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/iggy-raw-power-jacket.jpg" alt="" width="250" height="330" /></a>I&#8217;m a streetwalking cheetah with a heart full of napalm</h3>
<p>Iggy, dicevamo, si era procurato il giubbotto durante le prime settimane di permanenza a Londra. Lui e James avevano molto tempo libero, visto che erano tenuti in stand-by dal management di Bowie: avrebbero dovuto cercare una nuova sezione ritmica, ma in realtà si godevano &#8211; almeno all&#8217;inizio &#8211; l&#8217;albergo di lusso e lo shopping. Per la prima volta, anche se durò molto poco, si sentivano quasi delle star.</p>
<p>Iggy Pop: &#8220;Giravo per la città con questo giubbotto di pelle &#8211; veramente era leopardato, aveva un grosso leopardo sul retro – e tutti i vecchi di Londra mi si avvicinavano in macchina e tentavano di abbordarmi. Tutto quello che mi piaceva fare era camminare per strada col cuore pieno di napalm&#8221;.<br />
Con questa uscita, ovviamente molto postuma, Pop lascia intendere che il design della giacca abbia avuto un ruolo non marginale nella stesura del verso d&#8217;apertura di &#8220;Search and Destroy&#8221;; non è dato sapere se sia veritiero, ma non sarebbe neppure un&#8217;ipotesi troppo inverosimile. L&#8217;affezione di Iggy al suo leopardo disegnato, del resto, è testimoniata dalla serie di <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/03/mick-rock-ci-racconta-raw-power/">foto scattate da Mick Rock</a></strong> durante la permanenza londinese della band.</p>
<h3>Back in the USA</h3>
<p>Come sappiamo, gli Stooges &#8211; dopo essere stati tenuti in salamoia per parecchi mesi e aver inciso le tracce di <em>Raw Power</em> &#8211; vennero rispediti a suon di proverbiali calci nel culo negli Stati Uniti, per l&#8217;ultimo tragico segmento della loro esistenza. Una fase buia, di cui esistono pochi documenti ufficiali o facilmente reperibili, in cui il gruppo cerca di non soccombere ai propri vizi e all&#8217;allontanamento (fino al licenziamento in tronco) da parte della propria casa discografica. Durante tutto questo periodo il giubbotto è stato senza dubbio in possesso di Iggy, che l&#8217;aveva ancora con sé durante il periodo del trasferimento a Los Angeles. E&#8217; proprio qui che la giacca cambia proprietario in circostanze decisamente poco edificanti. Lo racconta Annie, una signora che all&#8217;epoca era una ragazzina innamorata della scena rock&#8217;n'roll e aveva diverse amicizie in comune con la band: &#8220;Vivevo in questo appartamento a Hollywood, un posto che tutti chiamavano Coronet. Iggy era infognato di brutto con l&#8217;eroina, all&#8217;epoca, e una notte arrivò da me chiedendomi 25 dollari in prestito (adesso non sembra molto, ma all&#8217;epoca si guadagnava un dollaro e 65 all&#8217;ora, quindi fate le proporzioni: una segretaria faceva 50 dollari a settimana). Voleva lasciarmi la sua giacca col leopardo come pegno per il prestito; con lui c&#8217;erano Max &#8211; il famoso spacciatore di Hollywood &#8211; e Stan Lee (che poi entrò nei <strong><a href="http://www.thedickies.com">Dickies</a></strong>). Stan lo conoscevo dalle superiori. Quando Max si rese conto che Iggy voleva darmi quel giubbotto così noto e famoso &#8211; era sulla copertina di <em>Raw Power</em> &#8211; solo per farsi una pera, pensò che forse poteva valere anche di più, così si intromise, mi diede indietro i miei soldi e portò gli altri due fuori da casa mia. Alla fine la giacca la ebbe Stan, che la indossò finché non iniziò a cadere a pezzi&#8221;.</p>
<p>Stan Lee Stesso conferma la storia: &#8220;Quando avevo 16 anni frequentavo Iggy. Ebbi il suo giubbotto col leopardo durante una faccenda di droga che avvenne nel parcheggio del Whisky A Go-Go; me la diede in pegno per dei soldi e io me la tenni. Per fortuna che l&#8217;ho fatto&#8221;.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/raw-power-scrapbook.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3916" title="raw-power-scrapbook" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/raw-power-scrapbook.jpg" alt="" width="350" height="276" /></a>Rich bitches</h3>
<p>E&#8217; così che la famosa <em>leopard jacket</em> di <em>Raw Power</em> esce dai radar per diversi anni, per ricomparire tra le pagine di <em>Rolling Stone</em> circa 18 anni dopo essere passata di mano. In un servizio sui Dickies, infatti, compare una foto del gruppo in cui Stan Lee la indossa e cerca anche di imitare la posa di Iggy sul retro di <em>Raw Power</em>.</p>
<p>L&#8217;intervistatore del magazine riconosce il giubbotto e domanda se sia davvero quello che sembra. Lee risponde: &#8220;E&#8217; proprio la giacca di Iggy &#8211; l&#8217;ho avuta anni fa scambiandola con della droga. Iggy non aveva i soldi, così ho preso questa. Per un sacco non è stato in grado di riaverla perché non aveva i soldi, ma adesso è diventato una puttana ricca e ha cercato di ricomprarmi il giubbotto, ma io gli ho detto di no&#8221;.</p>
<p>Nonostante la storia travagliata dei Dickies &#8211; ok, erano un vero branco di tossici impenitenti e infatti credo siano la band con più morti tra gli ex membri &#8211; Stan riesce a restare in possesso del prezioso manufatto per parecchi anni, resistendo anche alla tentazione di venderlo per cifre interessanti al collezionista di turno. Solo una dozzina d&#8217;anni orsono ha ceduto e l&#8217;ha passato a sua maestà Long Gone John, grande guru della <strong><a href="http://www.sympathyrecords.com/">Sympathy For The Record Industry</a></strong>, nonché ossessivo collezionista di arte, memorabilia e cianfrusaglie.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/long-gone-john-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3932" title="Giacca di Long Gone John retro" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/long-gone-john-1.jpg" alt="" width="250" height="319" /></a>Lo chiamavano Long Gone John</h3>
<p>Il boss della Sympathy in persona ha recentemente raccontato la propria versione dei fatti, con dovizia di particolari veramente goduriosa. Ecco la storia di come si è procurato la giacca.</p>
<p><em>Ogni volta che vedevo Stan Lee aveva addosso quel giubbotto e pensavo che l&#8217;avrebbe consumato, fino a farlo disintegrare&#8230; senza dubbio era molto orgoglioso di averlo e se ti capita di vedere qualche foto dell&#8217;epoca ti rendi conto che era ancora in buone condizioni.<br />
Circa cinque anni prima che io lo comprassi da lui, un mio amico &#8211; Tim Warren della <strong><a href="http://www.cryptrecords.com/">Crypt</a></strong>, che viveva in Germania &#8211; venne a Los Angeles e, oltre alle cose che doveva fare, aveva in mente una faccenda in particolare: comprare la giacca da Stan per regalarla alla sua carinissima fidanzata. Tim gli offrì 5000 dollari, che sembrava una cifra esagerata&#8230; però Stan all&#8217;epoca stava bene e non aveva particolari casini con la droga &#8211; cosa che spesso gli succedeva, invece &#8211; così rifiutò la proposta; la ragazza di Tim ci rimase molto male, ma restò comunque molto carina.<br />
Io non ho pensato a quel giubbotto per molto tempo, finché un giorno un amico non mi ha chiamato dicendo che Stan voleva venderlo e se ero interessato a comprarlo per 3000 dollari&#8230; pensai che era molto importante e che un giorno sarebbe finito in un museo, così decisi che valeva senza dubbio quei soldi.<br />
Andai a trovare Stan nel garage in cui viveva: la giacca era piuttosto malconcia, ma era chiaro che era fatta di finta pelle da quattro soldi e non si poteva pretendere troppo; la testa di leopardo sulla schiena era un po&#8217; sbiadita, ma pensai che dopo tanti anni era inevitabile e gli donava un&#8217;aria più autentica, considerando che all&#8217;epoca aveva più di 25 anni&#8230; se non mi sbaglio era il 1998. Da bravo mercante gli offrii 2000 dollari e lui, dopo aver fatto un po&#8217; di scene, accettò.<br />
<a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/long-gone-john-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3933" title="Giacca di Long Gone John fronte" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/long-gone-john-2.jpg" alt="" width="250" height="326" /></a>La giacca era veramente piccola, anche perché Iggy ha un fisico minuto ed è basso: non mi andava, ma non mi interessava indossarla&#8230; per me era un&#8217;icona, la sacra sindone del rock&#8217;n'roll</em>.<br />
<em>Quando </em>Raw Power<em> è uscito avevo più o meno 21 anni ed ero molto influenzabile. Diventò uno dei miei dischi preferiti ed ero come ipnotizzato dalla copertina, sia il fronte che il retro. Era un disco fantastico, non mi sono mai stancato di ascoltarlo e l&#8217;immagine di quella giacca mi è rimasta fissa in mente. Sono onoratissimo di possederla, ora, e ne proteggerò l&#8217;eredità finché non troverò il prossimo custode designato.</em></p>
<h3>This is the end?</h3>
<p>Al momento, quindi, la saga del giubbotto col leopardo sembra conclusa: si trova al sicuro nella collezione sterminata di Long Gone John, a Olympia (Washington). Chissà che a Iggy, per questa nuova incarnazione circense degli Stooges Mark II, non venga voglia di riavere il suo giubbottino&#8230; sicuramente può permetterselo e sa che pochi gli direbbero di no.</p>
<p><em>[Se volete impazzire per davvero scaricate <strong><a href="http://www.megaupload.com/?d=OEGFH553">QUI</a></strong> il film/documentario su Long Gone John e la sua collezione... è una cosa folle, da andare fuori di testa. Poi si apre con un pezzo dei Gun Club sui titoli di testa, per cui fatelo subito vostro o restate nell'oscurità medioevale]</em></p>
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		<title>The Kill City Files</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 20:15:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Immaginate di ficcare un braccio, giù fino al gomito, in una cassapanca zozza, polverosa e scura. Fa un po&#8217; paura, in effetti, ma l&#8217;eccitazione di non sapere cosa si tirerà su ha il sopravvento. Stringete il pugno e alzate il braccio. Tra le dita serrate vedete spuntare degli oggetti familiari, che apparentemente non hanno moltissimo senso, messi assieme. C&#8217;è il 1977, il logo della Bomp! Records, un camice da degenza ingiallito, un Iggy Pop dallo sguardo vitreo e un James Williamson disintossicato.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/02/kc1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2426" title="kc1" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/02/kc1.jpg" alt="kc1" width="300" height="300" /></a>Immaginate di ficcare un braccio, giù fino al gomito, in una cassapanca zozza, polverosa e scura. Fa un po&#8217; paura, in effetti, ma l&#8217;eccitazione di non sapere cosa si tirerà su ha il sopravvento. Stringete il pugno e alzate il braccio. Tra le dita serrate vedete spuntare degli oggetti familiari, che apparentemente non hanno moltissimo senso<span id="more-2423"></span>, messi assieme. C&#8217;è il 1977, il logo della <strong><a href="http://www.bomp.com/">Bomp! Records</a></strong>, un camice da degenza ingiallito, un <strong><a href="http://www.stampalternativa.it/libri/978-88-6222-036-1/gabriele-lunati-e/iggy-pop-cuore-di-napalm.html">Iggy Pop</a></strong> dallo sguardo vitreo e un <strong><a href="http://straightjameswilliamson.com/">James Williamson</a></strong> disintossicato.<br />
Invece c&#8217;è una logica in tutto questo. Ed è quella che sta dietro alla genesi di uno degli album meno citati, ma forse più seminali, della storia del Rock &#8211; ovviamente il Rock come sappiamo noi: quello che ti segna come una stigmata infernale&#8230; mica Bon Jovi.</p>
<p>Per chi ancora non l&#8217;avesse intuito, questa è la storia di <em>Kill City</em>, un LP che molti non conoscono nemmeno per sentito dire e che &#8211; invece &#8211; andrebbe piazzato lassù, nell&#8217;Olimpo dei dischi fondamentali.<br />
Come dicono i Turbonegro in &#8220;<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=_S-s9wUqlT0">What is Rock</a></strong>&#8221; (da <em>Retox</em>): &#8220;What is rock? Historians keep nagging about <em>Fun House</em> but me? I think <em>Kill City</em>&#8216;s where  it&#8217;s at&#8221; &#8211; un&#8217;affermazione di sicuro provocatoria, ma vicina alla realtà. Perché <em>Kill City</em>, nonostante le differenze, sta tranquillamente sullo stesso gradino dell&#8217;immenso <em>Fun House</em>. Sono solo due tipi diversi di dannazione. Ma la sostanza è la stessa. Quella di cui sono fatti i sogni più fottuti.</p>
<h3>In the beginning&#8230;</h3>
<p>Questa dunque è la storia di <em>Kill City</em>. E ancora una volta, come la regola vuole per ogni evento in cui Iggy Pop e i suoi compari sono stati coinvolti tra la fine degli anni Sessanta e la fine degli Ottanta, è una storia per stomaci forti e senza un briciolo di pietà.</p>
<p>Tutto inizia con lo scioglimento degli Stooges nel febbraio del 1974. La band si divide sostanzialmente in due nuclei: Ron Asheton da una parte, Iggy e James Williamson dall&#8217;altra. Tutti e tre restano a Los Angeles e tentano di rimettere in piedi nuovi progetti musicali, ma senza fortuna &#8211; gli altri si allontanano, occupati in altre faccende o semplicemente allo sbando.<br />
Per Ron i <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/ron-asheton-new-order-storia-story-parte-1/">New Order</a></strong> si risolvono in un&#8217;eterna promessa mai mantenuta , ma anche gli esperimenti di Iggy e James con Ray Manzarek dei Doors non si concludono meglio. In poche parole: tutto va male a tutti. Gli ex Stooges sono ridotti a mendicare cibo, droga, birra e concerti &#8211; il tutto in una Los Angeles ormai poco ospitale per dei rocker come loro.</p>
<p>Il colpo finale giunge con la notizia della scomparsa di <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/01/lo-stooge-dimenticato-tributo-a-dave-alexander/">Dave Alexander</a></strong> (detto Zander), il bassista originale degli Stooges, che muore il 10 febbraio 1975.<br />
Ron Asheton: “[Zander] Beveva troppo e il suo pancreas si è infiammato. È  andato all’ospedale con sintomi blandi, ma il suo sistema immunitario  era a terra e così è morto di polmonite. In quel periodo stavo mettendo  insieme i New Order e ho saputo la cosa da Jim [Iggy Pop]. Non sono  riuscito ad andare al funerale perché ero completamente senza soldi.  Eravamo inseparabili…”.</p>
<p>Nonostante Iggy accolga questo lutto con la celeberrima e strafottente frase &#8220;Zander è morto, ma non mi importa perché non è più mio amico&#8221;, il fatto lo turba e lo costringe a compiere alcune riflessioni sulla propria esistenza, in quei giorni all&#8217;insegna di povertà e completa insicurezza &#8211; il tutto condito da abbondanti dosi di eroina e quaalude.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/02/kill8tr.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2519" title="kill8tr" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/02/kill8tr.jpg" alt="kill8tr" width="272" height="383" /></a>Das Kabinett des Doktor Zucker</h3>
<p>E&#8217; così che l&#8217;Iguana da lì a poco entra in una clinica privata, per farsi curare da specialisti in psichiatria.<br />
In realtà c&#8217;è un <em>misunderstanding</em> (alimentato da varie dichiarazioni fuorvianti di Iggy stesso) che si trascina da molti anni, a questo riguardo; è solo l&#8217;opera biografica di Paul Trynka ad avere recentemente fatto chiarezza in merito.<br />
Iggy, infatti, non entra di sua spontanea volontà in clinica, ma si trova di fronte a un bivio, per cui questa scelta è il male minore a cui andare incontro.<br />
Ecco come sono andate le cose. Danny Sugerman, il manager di Iggy, una sera d&#8217;inizio 1975 riceve una telefonata da un tale dottor Zucker, che molto pacatamente gli parla più o meno in questo modo: &#8220;Mi scusi: io lavoro all&#8217;ospedale neuropsichiatrico della UCLA, dove sono di turno stanotte. Fino a ora ho ricoverato due Gesù Cristo, un Napoleone Bonaparte e un tizio albino che dice di essere Babbo Natale; adesso la polizia mi ha portato qui una persona che dice di essere iggy Pop e che lei è il suo manager&#8221;.<br />
Poche ore prima l&#8217;Iguana è stato trovato in stato confusionale, in una tavola calda: il proprietario ha chiamato la polizia che l&#8217;ha portato via sbavante &#8211; era sotto l&#8217;effetto di diverse pasticche di quaalude e aveva perso il controllo. Iggy è un viso noto al dipartimento di polizia di Los Angeles: è stato già arrestato per disturbo della quiete pubblica (oltre che per essersi vestito con abiti femminili, fatto evidentemente considerato un reato anche nella Los Angeles degli eccessi); questa volta le autorità decidono di dargli due opzioni: la galera oppure il ricovero in una struttura specializzata.  E Iggy sceglie la clinica: è un buon modo per evitare di finire in cella e per provare a rimettersi in sesto.</p>
<p>James Williamson: &#8220;Proprio verso la fine degli Stooges Iggy era davvero a pezzi. Mentalmente&#8230; non stava bene. Ed è finito in ospedale&#8221;.</p>
<p>Iggy accetta di buon grado tutte le regole della clinica, dove è costretto a restare per diverso tempo, anche perché i dottori non possono formulare una diagnosi chiara finché non hanno ripulito il suo organismo da tutte le droghe che ha assunto.<br />
Il verdetto finale è ipomania, un disturbo dell&#8217;umore i cui sintomi sono emblematici: autostima  ipertrofica, logorrea, ridotto bisogno di sonno, fuga delle idee (che si rinnovano continuamente, tanto che nemmeno il paziente riesce a seguirne il corso), deficit dell&#8217;attenzione, agitazione psicomotoria, coinvolgimento in attività potenzialmente dannose o rischiose. Et voilà: il ritratto perfetto dell&#8217;Iguana è servito.</p>
<p>Mentre Iggy si gode il soggiorno in ospedale &#8211; dove affascina i dottori con la sua personalità istrionica e più volte gioca a manipolare (quasi mai con successo) le sedute di analisi &#8211; James Williamson si fa in quattro per restare aggrappato a una carriera musicale ridotta al lumicino. Nel cassetto ha vari brani risalenti agli ultimi mesi degli Stooges (&#8220;I Got nothing&#8221; e &#8220;Johanna&#8221;), più altro materiale.<br />
I pezzi nuovi sono frutto di alcuni mesi in cui Iggy e James si trovavano e facevano lunghe jam chitarra e voce; Williamson ha anche contattato <strong><a href="http://www.xs4all.nl/~werksman/cale/">John Cale</a></strong> (già produttore dell&#8217;esordio degli Stooges) che si è detto eventualmente interessato a lavorare ancora con Iggy.<br />
James Williamson: &#8220;Iggy ed io ci avevamo dato dentro pensando ai demo per Cale, perché ci producesse un album. Scrivemmo molti pezzi da mandargli, ma non se ne fece nulla, poi&#8221;.</p>
<h3>La genesi</h3>
<p>L&#8217;idea è di registrare un nastro dimostrativo senza spendere troppo e poi fare il giro delle  etichette, aspettando l&#8217;offerta migliore per rimettersi in pista, incidere e ricominciare coi tour.<br />
Il giornalista musicale Ben Edmonds offre una dritta per uno studio economico e Williamson, non avendo una band stabile, cerca nella scena locale racimolando una serie di collaborazioni più o meno sporadiche &#8211; che comprendono i <strong><a href="http://www.thesalesbrothers.com/">fratelli Tony e Hunt Sales</a></strong> (alla sezione ritmica) e Scott Thurston alle tastiere, su tutti.</p>
<p>E&#8217; così che iniziano le session per incidere gli 11 pezzi che compongono <em>Kill City</em>. Williamson e i musicisti reclutati lavorano sodo per qualche settimana nello home studio di Jimmy Webb, mentre l&#8217;Iguana è alle prese col suo espermento riabilitativo.<br />
James ha anche fatto firmare un contratto a Iggy, per cercare di  assicurarsi la sua collaborazione e tutelarsi da eventuali colpi di  testa. Ne parla così: &#8220;Questa faccenda del contratto è sempre stata male interpretata e non era così come tutti dicono [...]. Non mi pare contenesse alcuna clausola che dicesse che solo lui ed io potevamo scrivere le canzoni, ma comunque il punto è un altro.  Quel contratto era soltanto un mezzo per tutelarmi e assicurarmi di non perdere tempo su un progetto fallimentare. In quel momento Iggy era troppo instabile e avevo bisogno di qualche sicurezza. Non sapevo cosa sarebbe accaduto, quindi &#8211; come in ogni relazione d&#8217;affari che si rispetti &#8211; ho semplicemente voluto mettere nero su bianco un documento che dicesse che valeva la pena essere coinvolti nel progetto. Dopotutto ero stato fregato più volte, in passato, in situazioni in cui c&#8217;entrava Iggy&#8221;.</p>
<p>Quando viene il momento di incidere le parti vocali, il problema diviene evidente: con Iggy chiuso in clinica c&#8217;è poco  margine per lavorare. Ma James Williamson, che ha preso le redini della situazione, non ha intenzione di mollare e fortunatamente l&#8217;Iguana può godere &#8211; vista la sua buona condotta &#8211; di alcuni brevi permessi d&#8217;uscita.<br />
James Williamson: &#8220;Con Iggy in clinica era davvero un casino. Andavo a prenderlo quasi tutti i giorni, lui incideva un po&#8217; di parti vocali e poi lo riportavo indietro&#8221; (nota: in realtà pare che Iggy potesse uscire solo nei weekend).</p>
<p>E&#8217; in questa atmosfera &#8211; che definire frammentata è un gentile eufemismo &#8211; che maturano gli 11 pezzi dell&#8217;album.<br />
I due unici punti saldi delle session sono Williamson e Iggy, presenti in tutti i brani; il resto è da accreditare a una nebulosa di almeno sette musicisti che si alternano in ruoli diversi. La produzione e il mixaggio vengono curati da Williamson stesso, che si fa carico di questo passaggio delicato, e a posteriori non è soddisfatto di quanto fatto: &#8220;E&#8217; un disco fatto in condizioni estreme e i nastri non suonano affatto bene, se devo essere onesto. Penso ci fosse del materiale buono, ma non siamo riusciti a renderlo bene. I riff sono buoni, ne sono sicuro, ma se avessimo avuto l&#8217;opportunità di fare un disco vero le cose sarebbero state diverse&#8221;.</p>
<p>Williamson parla di &#8220;un disco vero&#8221; per il semplice fatto che il risultato di queste session doveva essere un demo, destinato a non essere mai pubblicato, ma da utilizzare come biglietto da visita. Se poi aggiungiamo il fatto che per Williamson c&#8217;era ancora del lavoro da fare in studio, il quadro si complica.<br />
Già, perché Iggy esce dalla clinica proprio mentre James sta terminando un primo mixaggio dei brani; l&#8217;intento era di rifinire ulteriormente il tutto, ma l&#8217;Iguana non ha tempo per queste cose. Con un colpo di testa dei suoi inizia a diffondere delle copie su cassetta e a farle avere a tutte le etichette della zona, nell&#8217;intento di ricavarne un contratto. Williamson è molto contrariato da tutto ciò, ma ormai la frittata è fatta.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/02/kill2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2516" title="kill2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/02/kill2.jpg" alt="kill2" width="300" height="300" /></a>Aftermath</h3>
<p>La vera mazzata giunge gradualmente e si concretizza sotto forma di consapevolezza; dopo qualche mese l&#8217;evidenza è crudele, ma indiscutibile: nessuno dimostra il minimo interesse per questo lavoro e tantomeno è disposto a investire denaro per pubblicarlo. Iggy, poi, è decisamente visto come un personaggio ingestibile e questo non giova, come lui stesso ricorda: &#8220;A L.A. avevo una pessima reputazione; e L.A. è davvero un pessimo posto per avere una pessima reputazione&#8221;.<br />
In pratica di fronte al muro di gomma innalzato dall&#8217;industria discografica non resta che gettare la spugna; Iggy, oltretutto, nel frattempo sta nuovamente rinsaldando la propria amicizia con <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/09/tris-di-bowie-alla-berlinese/">David Bowie</a></strong> e sta partendo per una tangente propria, un quadro in cui Williamson non è di certo contemplato. E&#8217; così che il risultato delle session in studio viene messo in un cassetto, con buona pace dei sogni di chi ci aveva creduto.</p>
<p>E&#8217; così che le strade di Iggy e di Williamson si separano; il frontman è pronto a iniziare la propria avventura europea (con la famosa parentesi berlinese) e a sfornare gli unici due album solisti per cui viene ricordato nella storia del rock &#8211; <em>The Idiot</em> e <em>Lust For Life</em>. Il chitarrista, invece, scopre una passione per l&#8217;elettronica e le prime applicazioni in campo musicale: si mette a studiare, inizia un corso da tecnico del suono e abbandona i palchi. Sembra la fine, ma paradossalmente è proprio da questa cesura che nasce l&#8217;opportunità di pubblicare <em>Kill City</em>.</p>
<p>Facciamo un salto in avanti di circa due anni: è il 1977 e Iggy è sulla cresta dell&#8217;onda, grazie alla collaborazione col Duca Bianco. Williamson ha proseguito con gli studi nell&#8217;elettronica, ma non ha ancora fattto pace con l&#8217;esperienza Stooges, né con il fatto di avere gettato alle ortiche i demo incisi nel 1975. E&#8217; così che decide di prendersi qualche libertà, a titolo di rimborso per i burrascosi trascorsi: riprende in mano i demo di due anni prima, chiama John Harden per sovraincidere qualche parte di sax e va a bussare alla porta di <strong><a href="http://www.bomp.com/x/?page_id=102">Greg Shaw</a></strong>, il boss della storica Bomp! Records.</p>
<p>Shaw e la moglie Suzy non si lasciano certo sfuggire la ghiottissima occasione e acconsentono subito a pubblicare <em>Kill City</em>, che esce a novembre del 1977 con il numero di catalogo 4001. Alla vigilia della pubblicazione Williamson promuove il disco dicendo che si tratta del migliore lavoro mai fatto da lui e Iggy insieme; Iggy, invece, rinnega sprezzante quei brani dicendo che si tratta di un disco non finito. Una vera e propria inversione di tendenza per entrambi, del resto facilmente spiegabile: Iggy vuole scrollarsi di dosso il passato, Williamson tenta di ricavarne qualche beneficio.<br />
Al solito l&#8217;Iguana dimostra una notevole doppiezza, visto che comunque non esita un istante a inserire qualche brano di <em>Kill City</em> nella propria scaletta live del 1978. Mossa astuta, perché nonostante lo status iconico di padrino del punk, i suoi ultimi lavori se ne distaccano notevolmente&#8230; <em>Kill City</em> è un&#8217;ottima occasione per dimostrare anche ai punk più giovani &#8211; che magari non conoscono gli Stooges &#8211; che l&#8217;Iguana effettivamente ha un&#8217;animo ribelle e rock.</p>
<p>Nel più classico stile Bomp!, ben presto nascono controversie legate al denaro &#8211; solo qualche anno dopo la morte di Greg Shaw (avvenuta nel 2004) la moglie Suzy è riuscita a ricucire lo strappo con Williamson &#8211; ma il disco, almeno inizialmente, circola piuttosto bene, spinto dal successo di <em>The Idiot</em> e <em>Lust for Life</em>.<br />
Il problema è che la critica, ammaliata dal nuovo corso dell&#8217;Iguana, snobba l&#8217;album relegandolo allo status di semibootleg che fotografa una fase ormai da dimenticare.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/02/igjames.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2524" title="igjames" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/02/igjames.jpg" alt="igjames" width="300" height="415" /></a>I magnifici 11</h3>
<p>Dopo tutto il panegirico interminabile qua sopra, il minimo è parlare &#8211; finalmente &#8211; della musica di <em>Kill City</em>. In generale, fin dal momento dell&#8217;uscita, è stata fatta notare una virata verso sonorità più commerciali rispetto agli ultimi exploit degli Stooges post <em>Raw Power</em>. In effetti i pezzi composti dal duo Williamson/Pop, in questo frangente, hanno un feeling che richiama da vicino gli Stones degli anni Settanta e certo hard rock metropolitano: è materiale sicuramente meno ossessivo e metallico rispetto al passato. La melodia, poi, ha un ruolo più determinante.</p>
<p>Concettualmente, <em>Kill City</em> rappresenta il rovescio della medaglia dell&#8217;etica &#8220;live fast, die young&#8221; e mostra ciò che rimane alla fine della cavalcata selvaggia se questa non si conclude con la morte, ma si resta vivi a confrontarsi coi casini e i problemi di tutti i giorni. E&#8217; un disco in cui la rabbia e l&#8217;esuberanza ci sono, ma sono gravemente minate dal senso di sopraffazione e di disfatta; tant&#8217;è vero che anche la performance vocale di Iggy è molto diversa: se negli Stooges cantava come un animale inferocito, qui adotta timbriche più pacate, intrise di agonizzante melanconia.<br />
James Williamson: &#8220;Era una situazione inusuale, ma quello che funziona davvero nel suo modo di cantare su quel disco è che anche se la sua voce non è buona come negli altri lavori, lui canta davvero come se gli uscisse l&#8217;anima dal culo, come dire&#8230; capisci? E&#8217; un modo di cantare davvero valido, pieno di feeling&#8221;.<br />
Williamson alla chitarra &#8211; poi &#8211; è sempre tagliente, ma non disdegna momenti più intimisti, rifugiandosi nei territori delle ballad sepolcrali e del cosiddetto &#8220;wasted rock&#8221;, il rock della devastazione che vive e si nutre di paesaggi interiori crepuscolari, disperati e pericolosi.</p>
<p>Il risultato è davvero un classico. Niente hit, produzione cruda e ruvida, critica schifata, vendite ridicole. Oro colato.</p>
<p>Immaginate un pugno di outtake da <em>Exile on Main Street</em>, riarrangiate dagli Stooges della zona del crepuscolo (il periodo tra <em>Fun House</em> e <em>Raw Power</em>, magari la formazione con Asheton e Williamson entrambi alle chitarre), con una coltre di tristezza tossica non dissimile da quella che impregna <em>Third/Sisters Lovers</em> dei Big Star (molto diverso come genere, ma forgiato nelle stesse officine dell&#8217;anima).</p>
<h3><strong>Le stampe di <em>Kill City</em> (according to Discogs.com)<br />
</strong></h3>
<p>Sono qui elencate le varie stampe di cui ho trovato traccia, secondo questo schema: label, numero di catalogo, stato, anno di uscita. Tra parentesi il formato (dove non è indicato si ratta di LP). Per i feticisti bisogna ricordare che il disco è uscito anche in formato Stereo 8 (foto più sopra) e molto probabilmente anche su nastro.</p>
<ul>
<li>Bomp!, BLP 4001, USA, 1977</li>
<li>WEA, K 56467, Italia, 1977</li>
<li>WEA/Radar Records, 56467/RAD 2, Grecia, 1977</li>
<li>Bomp!/Import Records, BLP-4001/9356-1018, Canada, 1977</li>
<li>Radarscope Records/Radar Records, RAD 2, Australia &amp; Nuova Zelanda, 1978</li>
<li>Visa Records/Bomp!, IMR 1018/BLP-4001, USA, 1978</li>
<li>Radar Records, RAD 2, UK, 1978</li>
<li>Bomp!, RAD 56/467 (RAD 2), Germania, 1978</li>
<li>Line Records, LLP 5171 AS, Germania, 1982</li>
<li>Line Records, LILP 4.00131 J, Germania, 1982</li>
<li>(CD) Line Records, LICD 9.00131 O, Germania, 1988</li>
<li>(2CD) Line Records, LICD 9.21175 S, Germania, 1992</li>
<li>(CD) Bomp!, BCD 4042, USA, 1992</li>
<li>(10&#8243;) Bomp!, BLP 4042/10, USA, 1995</li>
</ul>
<p>Sono note due diverse copertine di <em>Kill City</em>. Quella in bianco e nero con Iggy e James che si abbracciano è la versione partorita dalla Bomp!, mentre quella con il disegno stile cartoon è la copertina della stampa europea del 1977.<br />
Negli anni sono state utilizzate con una certa disinvoltura entrambe, senza tenere particolarmente conto della variante regionali.</p>
<p><em>[Se volete ascoltare l'album, potete scaricarlo in mp3 <strong><a href="http://punknotprofit.blogspot.com/2008/12/iggy-pop-james-williamson-kill-city.html">QUI</a></strong>. E' reperibile piuttosto facilmente e a prezzi normali, quindi il consiglio è di non privarvi dell'esperienza del vinile - o magari del cd, che esiste anche in versione con bonus track]</em></p>
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		<title>Ron Asheton’s New Order: Odissea pt. 3 &#8211; The End</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 14:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/front-1st-lp.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2266" title="front 1st lp" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/front-1st-lp.jpg" alt="front 1st lp" width="300" height="300" /></a>La <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/ron-asheton-new-order-storia-story-parte-2/">scorsa <strong>puntata</strong></a></strong> è terminata con un cliffhanger piuttosto potente: i New Order hanno l&#8217;opportunità di procurarsi un contratto, ma al momento della verità falliscono miseramente &#8211; grazie al cantante Dave Gilbert, che si presenta completamente fatto allo showcase organizzato a uso e consumo dei papaveri della Mercury Records da Kim Fowley. Vediamo cosa accade, a partire dalle ore subito successive a quel fiasco<span id="more-2239"></span>.<br />
</em></p>
<p>Nel backstage, appena dopo il concerto farsa per la Mercury, l&#8217;atmosfera è cimiteriale. Gilbert è svenuto sotto a un flipper, non reagisce agli stimoli. Dennis Thompson ha lo sguardo perso nel vuoto e Ron Asheton cerca di mediare e spiegare agli interlocutori ciò che è successo, nella vaga speranza di aggiustare le cose. In realtà sa benissimo che non c&#8217;è scampo (&#8220;Eravamo totalmente fottuti&#8221; dirà più volte, anni dopo).</p>
<p>Dennis Thompson: &#8220;Una band era appena morta. [...] Due anni di sforzi e lotta buttati nel cesso. Niente contratto. Niente fama. Niente soldi. Niente tour. Niente disco. Niente carriera. Ovviamente quella notte ci ubriacammo all&#8217;inverosimile&#8221;.</p>
<p>E&#8217; la resa dei conti. I ragazzi si rendono conto che non c&#8217;è modo di aggiustare la situazione. Non c&#8217;è scampo. Il giorno dopo Dave Gilbert viene invitato ad andarsene dai New Order e dalla casa (Ron Asheton: &#8220;Radunammo tutta la sua roba e la buttammo fuori. Quando Dave rientrò si mise abussare e noi gli dicemmo di sparire e non farsi mai più vedere&#8221;).<br />
Tutto ora dovrebbe ripartire da zero: occorre ricominciare a cercare un cantante e provare duramente per riportare il gruppo in pista. Ma nessuno se la sente più. Tutti hanno esaurito il carburante, le energie sono prosciugate.</p>
<p>Dennis Thompson: &#8220;Caricai la mia batteria Fibes in un&#8217;auto a noleggio e scappai a casa dei miei, dove mi sistemai in cantina. Avevo 28 anni e ancora una volta mi ritrovavo lì, col cuore spezzato, incazzato, rancoroso e al verde&#8221;.</p>
<p>L&#8217;unico che tenta di crederci fino all&#8217;ultimo è Ron Asheton, che anche di fronte all&#8217;abbandono di Thompson confida di riuscire a rimettersi in piedi. Solo che, con un tempismo eccezionale, il finanziatore dei New Order decide di prendersi un break. Ron Asheton: &#8220;Gli capitò l&#8217;occasione di andare in Germania coi suoi genitori e non si fece scappare l&#8217;opportunità di fare un giro in Europa. Ma nel frattempo i miei compari fuggirono. Jimmy Recca non ci mai aveva detto di volersi sposare, ma mollò per farlo. Dennis se ne andò. Praticamente mi lasciarono da solo a reggere la baracca. Aspettai che il nostro finanziatore rientrasse e decisi di tornare in Michigan per schiarirmi le idee. E accadde che questo tizio mi fregò malamente: fece sparire i miei dischi e quasi tutta la mia collezione di memorabilia naziste, che già all&#8217;epoca valeva 50.000 dollari e ora ne varrebbe un sacco in più&#8221;.</p>
<p>Ron a questo punto getta la spugna: ha perso la sua band, la maggior parte dei suoi averi e la voglia di provarci a Los Angeles. Decide di restare in Michigan, ad Ann Arbor dove abita sua madre. Lì ben presto incontrerà Niagara e inizierà la storia dei <strong><a href="http://www.furious.com/perfect/dam.html">Destroy All Monsters</a></strong> (di cui ovviamente ci occuperemo in separata sede, nei prossimi mesi &#8211; vi anticipo solo un dettaglio minimo, di quelli che fanno mitologia: Lester Bangs sarebbe morto con una loro T-shirt addosso, secondo alcune fonti piuttosto attendibili).</p>
<p>Dennis Thompson da lì a poco si unirà alla meteora Sirius Trixon and the Motorcity Bad Boys, per poi continuare &#8211; a fasi alterne &#8211; la propria carriera di batterista.<br />
Dave Gilbert entra nei <strong><a href="http://dearbornflashback.com/rockets.asp">The Rockets</a></strong>, con cui ha raggiunto un certo successo, per poi morire tragicamente nel 2001 a causa degli eccessi a cui non ha mai rinunciato.<br />
Jimmy Recca mette su famiglia, Ray Gunn trova lavoro in un&#8217;azienda satellite della Disney e si occupa di pupazzi per parchi di diertimento. Jeff Spry, invece, il primo cantante, fonda una band new wave (i Felony &#8211; <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ax1ErjLIloo">QUI</a></strong> uno dei loro video più noti), con cui incide qualche hit minore. Nel 1992 si suicida con un colpo di pistola alla testa.</p>
<p><strong>DISCOGRAFIA</strong></p>
<p>Come abbiamo ricordato, i New Order hanno registrato in studio in due occasioni, a Los Angeles: nel 1975 e 1976. Nessuno dei loro sforzi si è mai concretizzato in un album ufficiale e pianificato dalla band. Esistono, tuttavia, due uscite targate New Order &#8211; tutte rigorosamente postume &#8211; che pur non essendo ufficiali, non sono nemmeno bootleg e hanno avuto (in qualche maniera) l&#8217;imprimatur di Ron Asheton.</p>
<p>La prima &#8211; che risale al 1977 &#8211; è un album in vinile uscito per la FUN! Records, etichetta francese legata a doppio filo con il fan club parigino di Iggy Pop, presieduto da Gilles Scheps. Il titolo del disco è <em>Declaration of War</em>, contiene le due session in studio di cui sopra (una per lato) ed esce a band ormai sciolta, anche se da poco.<br />
A quanto si intuisce &#8211; le notizie sono confuse e scarse &#8211; ne esistono due versioni: una con copertina rossa e nera (che potrebbe essere la stampa più vecchia) e una con una foto a colori della band, distribuito dalla mitica Fan Club/New Rose.<br />
Ron Asheton non è entusiasta di questo album, più che altro per ragioni economiche: &#8220;Ero coi Destroy All Monsters e non ce la passavamo bene, eravamo senza un soldo. Un giorno mi arriva un pacchetto nella posta: dentro c&#8217;era un disco dei New Order e una lettera di Gilles Scheps, che diceva: &#8216;Hey, non sono morto, ci sono! Come va? Ho pensato che potevo darti una mano e così ho fatto uscire questo&#8217;. E poi c&#8217;era tutto un discorso e una piccola somma di denaro. Ma davvero una miseria. così mandandomi una copia del disco e quell&#8217;assegno ridicolo si è messo a posto e non si è mai più fatto vivo. Tra me e me pensai: &#8216;Amen. Se non altro ha detto che ne ha stampati pochissimi&#8217;. Mi sbagliavo, quello era il primo capitolo di una grandissima fregatura. Però, d&#8217;altra parte, è stato anche il modo in cui sono venuto in contatto con dei grandissimi amici francesi, i tipi della Revenge&#8221;.<br />
Questo disco (disponibile anche in versione CD &#8211; ce n&#8217;è uno del 1991 su FUN! e uno del 2008 di importazione giapponese) è una discreta <em>rarity</em>, anche se con un minimo &#8211; ma proprio minimo &#8211; di fortuna lo potete trovare su vinile a un prezzo standard di 20 euro: li vale tutti, fidatevi, anche solo per il quoziente di mitologia.</p>
<p>Esiste, poi, un secondo album intitolato <em>Victim of Circumstance</em>. Risale al 1989 ed è uscito per la francese Revenge, sia in versione vinilica che in cd (quest&#8217;ultimo con un ottimo booklet a corredo e quattro bonus track &#8211; ovvero il lato A di <em>Declaration of War</em>).</p>
<p>In un&#8217;intervista a Dennis Thompson contenuta in <strong><a href="http://www.divinerites.com/in_thom1.htm">Divine Rites</a></strong>, l&#8217;autore menziona di essere in possesso di un cd live dei New Order; questo è tuttora un mistero, in quanto non se ne trova traccia. Le spiegazioni sono solo tre: o si tratta di una rarità peculiarissima, o è un bootleg distribuito su cd-r, oppure l&#8217;autore si è confuso con il live dei New Race, in cui milita &#8211; in effetti &#8211; una porzione dei New Order (ovvero Asheton e Thompson).</p>
<p><em>Potete ascoltare la musica dei New Order scaricandola <strong><a href="http://rapidshare.com/files/188561238/neworderSOTDcircumstance.rar">QUI</a></strong>…ribadisco che potete di sicuro accontentarvi di una ventina di mp3 nell’iPod, ma lo spirito di questa musica risiede nel formato originale, con buona pace dei fan del digitale. Nessun obbligo, ma se volete anche respirarla, questa roba, cercate i vinili (o i cd).</em></p>
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		<title>Ron Asheton’s New Order: Odissea pt. 2</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 10:12:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riassunto della puntata precedente: i New Order registrano un demo ai Paramount Studios e immediatamente dopo cacciano il cantante Jeff Spry &#8211; troppo inaffidabile e ormai ospite delle patrie galere. I soldi scarseggiano più che mai e la band è nuovamente senza un frontman. Riusciranno i nostri (anti)eroi a portare a casa le penne?

Ricomincia la via crucis delle audizioni: vengono piazzati volantini e annunci in tutti i negozi di dischi di L.A., viene sparsa la voce tra amici e conoscenti. Il problema è che si presenta ancora un plotone di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/no.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2150" title="no" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/no.jpg" alt="no" width="300" height="300" /></a>Riassunto della <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/ron-asheton-new-order-storia-story-parte-1/">puntata precedente</a></strong>: i New Order registrano un demo ai Paramount Studios e immediatamente dopo cacciano il cantante Jeff Spry &#8211; troppo inaffidabile e ormai ospite delle patrie galere. I soldi scarseggiano più che mai e la band è nuovamente senza un frontman. Riusciranno i nostri (anti)eroi a portare a casa le penne?<span id="more-2119"></span><br />
</em></p>
<p>Ricomincia la via crucis delle audizioni: vengono piazzati volantini e annunci in tutti i negozi di dischi di L.A., viene sparsa la voce tra amici e conoscenti. Il problema è che si presenta ancora un plotone di scoppiati, di freak e di fuori di testa che vogliono fare i cantanti, ma non hanno la più pallida idea di cosa sia una band come i New Order.<br />
Ron Asheton: &#8220;Ci arrivarono un centinaio di richieste, così prenotammo per una settimana una sala prove. I tizi venivano lì, noi suonavamo un paio di pezzi e loro ci cantavano sopra, così vedevamo cosa sapevano fare. Direi che non ci facemmo mancare nulla: si presentò ogni fulminato sulla faccia della Terra, arrivarono tutti i peggiori disadattati e anche molti tipi strani, ma a posto, che semplicemente non c&#8217;entravano nulla con noi&#8221;.</p>
<p>Questo approccio non porta a nulla, così la band decide di sospendere le audizioni. I New Order sono quasi sul punto di gettare la spugna.<br />
Il caso vuole che un personaggio della scena rock di Detroit, un certo Dave Gilbert, sia da poco arrivato a Los Angeles. Sua madre è morta di recente e lui, distrutto dal dolore, ha reagito come solo un ribelle della sua pasta poteva fare: ha preso un aereo, è scappato dalla sua città natale e si è buttato nella vita rock&#8217;n'roll di L.A. &#8211; bevendo come un pesce, sniffando coca come fosse aria e ficcandosi in ogni genere di guaio che gli capitasse a tiro.<br />
Un amico, per caso, lo raccomanda telefonicamente a Ron, che ricorda vagamente Gilbert come  un ragazzo difficile, sempre in mezzo ai casini. Ma un tentativo lo si può fare, soprattutto perché si tratta di uno del Michigan.</p>
<p>E&#8217; così che i New Order incontrano Dave. Dennis Thompson lo ricorda così: &#8220;David stava facendo quello che facevo io. Era uno zingaro della musica, in cerca di una casa e di una seconda occasione, una nuova vita. Era davvero bellissimo, con una testa piena di riccioli neri e un sorriso che faceva squagliare i cuori delle ragazze al primo sguardo&#8221;.</p>
<p>Il ragazzo piace agli altri tre e viene subito integrato nel gruppo, oltre che nella casa in cui tutti vivono assieme. Una cosa curiosa, visto che il predecessore è stato cacciato per il suo comportamento problematico&#8230; e David non è certo uno stinco di santo: anzi. Come Thompson ricorda: &#8220;Una volta lo trovammo così stravolto che si era addormentato sul pavimento della sala prove, così abbiamo preso un timpano e glielo abbiamo piazzato sulla testa. Poi tutti e tre ci siamo messi a picchiarci sopra: c&#8217;erano sei bacchette che pestavano fortissimo sulla pelle e lui non ha fatto una piega, non si è svegliato. Lo giuro&#8230; non è fenomenale? Comunque cose di questo genere accadevano almeno una volta alla settimana, con lui&#8221;.<br />
E poi ancora: &#8220;Dave usciva, si distruggeva e poi tornava tardi, alle tre del mattino, con me e Jimmy Recca che lo aspettavamo alzati. Rientrava così fatto che si addormentava in mezzo al salone. Una volta spostammo tutti i mobili della casa e li impilammo intorno a lui, intrappolandolo poi sotto al divano. Svegliammo anche Ron per prendere tutti i suoi mobili e metterli nel mucchio. Lasciammo a Dave solo una mano che sporgeva e ci versammo dell&#8217;acqua calda sopra. Lui si svegliò, doveva andare a pisciare, ma iniziò a gridare: &#8216;Che cazzo è!?&#8217;. Aveva due metri di roba sopra e intorno a sé, che lo bloccava&#8221;.</p>
<p>La band, a parte i siparietti di Gilbert, comincia nuovamente a provare con impegno per raffinare il repertorio e affiatarsi con il nuovo cantante.Vengono registrati diversi demo in sala prove, alcuni dei quali finiscono nel LP <em>Victim of Circumstance</em> (Revenge, 1989)</p>
<p>I soldi, però, sono sempre scarsissimi ed è difficile trovare concerti decentemente retribuiti per tirare su qualche dollaro extra. Ancora una volta sbarcare il lunario e mettere qualcosa sotto ai denti è un vero problema.<br />
Dennis Thompson: &#8220;Alle prove spesso ci fermavamo e ci sedevamo per parlare di cibo. Ron diceva: &#8216;Mi farei subito una costoletta con patate al forno e cheddar fuso&#8217;. Jimmy allora si lamentava: &#8216;Voglio del cazzo di tempura di gamberi!&#8217;. E io alla fine dicevo: &#8216;Quanto mi piacerebbe una pannocchia arrostita impregnata di burro, un filet mignon, una bottiglia di Jack Daniel&#8217;s e un paio di ragazze nude&#8217;&#8221;.</p>
<p>Anche l&#8217;appartamento dove i ragazzi vivono tutti assieme non versa nelle migliori condizioni possibili. Chris Marlow, storica penna e ideatore della fanzine <em>Backdoor Man</em>, ne parla così: &#8220;Quando ci andai per la prima volta mi colpì subito che sulla porta dell&#8217;ascensore qualcuno aveva inciso, con un coltello, le parole &#8217;13th Floor&#8217; vicino al cartello con scritto &#8216;Elevator&#8217;&#8221;. E pensai: &#8216;Questo posto è davvero l&#8217;opposto di quello dove vivo io!&#8217;. Ron, poi, da sempre è pazzo per i gatti, quindi ne avevano alcuni in casa e dovevano nutrirli. Mettevano il cibo per gatti in un piatto che galleggiava su dell&#8217;acqua versata in una teglia: in questo modo gli scarafaggi e le blatte non ci arrivavano prima dei gatti&#8221;.</p>
<p>E&#8217; così che, stanco della situazione, Ron Asheton ha un&#8217;idea: tornare per qualche tempo tutti in Michigan e suonare un po&#8217; di concerti. In fondo laggiù la fama degli Stooges e degli MC5 è ancora ben radicata e ci sono più possibilità di essere ingaggiati.</p>
<p>La reazione dei promoter locali non è esattamente quella che la band si aspettava, almeno all&#8217;inizio. Dennis Thompson: &#8220;Subito andammo al Second Chance Ballroom, ad Ann Arbor. Il gestore non voleva farci suonare, voleva mandarci via: si preoccupava del fatto che non si presentasse nessuno. Poi lo convincemmo, ma passammo un&#8217;intera giornata a tappezzare la città di volantini e manifesti, come ai vecchi tempi: &#8216;I New Order tornano in Michigan, serata unica&#8217; e cose del genere. Beh, facemmo il pienone al locale e c&#8217;era una coda che faceva il giro dell&#8217;isolato, per entrare. Bravi! Suonammo qualche altro concerto, in Michigan, e poi ce ne tornammo a Los Angeles&#8217;.</p>
<p>I New Order sono partiti dalla California in quattro, ma ci ritornano in cinque. In Michigan, infatti, hanno reclutato al volo un nuovo elemento, il secondo chitarrista Ray Gunn. Una scelta che &#8211; a distanza di anni &#8211; nemmeno i diretti interessati sembrano in grado di motivare in maniera convincente. Con molta probabilità si tratta di un tentativo di acquisire un sound allo stesso tempo più corposo, ma che dia anche modo alle chitarre di costruire linee melodiche differenziate. Ron Asheton: &#8220;Dennis Thompson disse che conosceva un altro chitarrista e pensammo: &#8216;Ma sì, proviamo&#8217;&#8221;.</p>
<p>Gunn è un chitarrista decisamente più bizzarro nell&#8217;approccio al rock, rispetto ad Asheton. Gli piacciono i King Crimson, i Pink Floyd, David Bowie e tutte le band un po&#8217; particolari e strane. Dennis Thompson lo definisce &#8220;un chitarrista solista eccentrico, ma con tonnellate di energia ed entusiasmo&#8221;.</p>
<p>L&#8217;arrivo di Gunn sembra comunque dare un nuovo impulso ai New Order, che racimolano un po&#8217; di quattrini da investire in uno studio. Dalle session nascono una manciata di canzoni che &#8211; negli intenti della band &#8211; devono costituire il lato A del loro album di debutto; il secondo lato lo avrebbero inciso non appena firmato un contratto discografico.<br />
E&#8217; in questo quadro di rinnovato entusiasmo ed energia che si fa vivo il leggendario <strong><a href="http://www.kimfowley.net/">Kim Fowley</a></strong>, il produttore veterano di mille tendenze e truffe del rock&#8217;n'roll. Fowley ha fiutato l&#8217;opportunità di raggranellare qualche dollaro con la band e irretisce i New Order con una proposta per lui facile e non impegnativa, per loro salvifica: è quasi certo al 100% di poter procurare un contratto per un album &#8211; uno solo &#8211; con la Mercury.</p>
<p>Ron Asheton: &#8220;Kim aveva organizzato uno showcase per noi allo Starwood. Aveva chiamato un po&#8217; di tizi della Mercury, discografici, pr e agenti. Erano tutti lì nel locale. Noi eravamo esaltati, tipo: &#8216;Sì, è la volta buona!&#8230; c&#8217;erano i Van Halen che aprivano per noi: erano di casa allo Starwood, ma erano sconosciuti all&#8217;epoca&#8217;&#8221;. Ovviamente, però, le cose non possono filare senza intoppi &#8211; altrimenti non staremmo parlando dei New Order. E infatti Gilbert pensa bene di combinarne una delle sue.</p>
<p>Ron Asheton: &#8220;Ero nel backstage, prima del concerto, vicino a Jimmy recca. Entra Dave e Jimmy mi dice subito: &#8216;Hey, sento puzza di polvere d&#8217;angelo&#8217;. La polvere d&#8217;angelo e il PCP sono la merda peggiore che esista al mondo. E Dave dice: &#8216;No, ragazzi, sono a posto, sto bene&#8217;. [...] Saliamo sul palco, stiamo iniziando il primo pezzo e&#8230; sorpresa: lui è già bello e che partito a metà dell&#8217;intro. Era completamente fuori di testa fin dalla prima nota e non potevamo farci nulla. Non ricordo nemmeno che pezzo stessimo suonando, credo fosse uno dei nostri, non una cover. Lui cantava tutto stonato e man mano che andavamo avanti peggiorava sempre più&#8221;.</p>
<p>Praticamente Dave Gilbert viene cacciato dal palco, quella sera. Il resto della band continua il concerto, facendo un po&#8217; di cover e scambiandosi il ruolo di cantante, ma i discografici presenti sono sconcertati e non gradiscono ciò che vedono: non è pensabile investire soldi in un gruppo di tossici inaffidabili, che non riescono neppure a iniziare un concerto decentemente.</p>
<p>La serata è andata malissimo, la grande occasione è sfumata. Lo schema si ripete e i New Order sono nuovamente di fronte a una crisi da affrontare.</p>
<p><em>Nel prossimo capitolo la fine della storia. Potete ascoltare la musica dei New Order scaricandola <strong><a href="http://rapidshare.com/files/188561238/neworderSOTDcircumstance.rar">QUI</a></strong>&#8230; e ancora: sapete che accontentarvi di una ventina di mp3 nell’iPod è comodo, ma non molto rock&#8217;n'roll &#8211; ammesso che a qualcuno interessi esserlo. Quindi cercate i vinili (o i cd) – anche se è merce rara.</em></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Ron Asheton&#8217;s New Order: Odissea pt. 1</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 08:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anno 1974: il mondo è orfano di Stooges ed MC5.
La Terra è un posto un po&#8217; più brutto, da quando le due più devastanti formazioni rock sono implose in mille schegge, lasciando il vuoto &#8211; e consegnando il futuro della musica estrema in mani che non sanno ancora cosa fare, di quel dono pericolosissimo.
Ron Asheton &#8211; dopo avere assistito alla fine degli Stooges mark II &#8211; è al confino a Los Angeles, ma non si rassegna all&#8217;inattività musicale e tenta di rientrare nel giro; vuole mettere in piedi una nuova ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/declaration.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2044" title="declaration" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/declaration.jpg" alt="declaration" width="300" height="300" /></a>Anno 1974: il mondo è orfano di Stooges ed MC5.<br />
La Terra è un posto un po&#8217; più brutto, da quando le due più devastanti formazioni rock sono implose in mille schegge, lasciando il vuoto &#8211; e consegnando il futuro della musica estrema in mani che non sanno ancora cosa fare, di quel dono pericolosissimo.<span id="more-1986"></span></p>
<p>Ron Asheton &#8211; dopo avere assistito alla fine degli Stooges mark II &#8211; è al confino a Los Angeles, ma non si rassegna all&#8217;inattività musicale e tenta di rientrare nel giro; vuole mettere in piedi una nuova band, ma è praticamente da solo. Iggy è impegnato a costruire il futuro della propria carriera solista; il fratellino Scott Asheton ha altri interessi ed è preso a combattere gli strascichi della dipendenza da eroina.<br />
E&#8217; così che Ron prova per un po&#8217; con KJ Knight degli Amboy Dukes e Jimmy Recca. Quest&#8217;ultimo era stato il bassista degli Stooges nei giorni del primo scioglimento post-<em>Fun House</em>: nel frattempo si è procurato un impiego tampone nella grande distribuzione (lavora in una catena di supermercati come addetto all&#8217;inventario dei reparti farmaceutici), ma molla tutto per tornare alla musica.</p>
<p>L&#8217;embrione di band condivide la sala prove &#8211; ricavata in una stanza della villa di Ray Manzarek (ex Doors) &#8211; con un&#8217;altro gruppo estemporaneo composto da James Williamson e i fratelli Tony e Hunt Sales: non si può dire che Iggy Pop sia un membro fisso di questo progetto, ma ogni tanto passa e si mette a urlare nel microfono, rotolandosi sul tappeto e facendo il suo classico repertorio (per la cronaca, dai germi questo esperimento sgangherato nascerà comunque uno dei dischi che meglio distillano il concetto di Rock come attitudine e stile: l&#8217;imprescindibile <em>Kill City</em>).</p>
<p>Le cose non decollano, però, per il nuovo progetto di Asheton e KJ Knight perde presto interesse, abbandonando la barca. E&#8217; in questo frangente che  Ron telefona a Dennis Thompson (l&#8217;ex batterista degli MC5) e lo invita a L.A., esagerando un pochino sulla natura del nuovo gruppo &#8211; che è tutto tranne che completo e avviato. Però &#8211; nel frattempo &#8211; è entrato nel quadro un manager (John Reilly) che finanzia le spese e le prove: non è esattamente come essere una band pienamente operativa, ma di sicuro è una buona alternativa al nulla o a un lavoro ordinario.</p>
<p>Thompson se la passa male a Detroit e non ci pensa due volte: vende tutti i suoi averi (ossia una bellissima Corvette del 1965 che gli frutta 4.500 dollari &#8211; ora avrebbe una quotazione di circa 150.000) e si imbarca su un aereo, nella speranza di ritornare a suonare come ai vecchi tempi &#8211; che tanto vecchi non sono.<br />
A L.A. lo attende una sorpresa, però: la band di cui Ron tanto gli ha parlato consta solo di Asheton alla chitarra, Jimmy Recca al basso e lui alla batteria; non c&#8217;è un repertorio consolidato e bisogna iniziare realmente da zero, anche se Asheton ha alcuni pezzi già scritti, da sistemare e rodare.</p>
<p>Thompson vorrebbe mandare tutti a quel paese: gli sembra l&#8217;ennesima avventura senza senso. Eppure si convince a restare per un solo motivo, come lui stesso racconta: &#8220;Mi ospitava Ron nell&#8217;appartamento che affittava a un prezzo ridicolo. Era piuttosto bello e spazioso. Però se volevo restare a casa sua la condizione era che io entrassi nel gruppo, altrimenti avrei dovuto trovarmi un buco in un hotel economico entro una settimana: e io non avevo nessun altro aggancio in California. Così restai e iniziai a provare con Ron e Jim&#8221;.</p>
<p>Subito si pone la questione del nome del gruppo; Ron Asheton ne racconta così la genesi: &#8220;In quel momento era tutto disco e merda glitter. E noi volevamo essere diversi. [...] Iniziammo a sparare nomi e a me venne in mente New Order. Il problema era legato all&#8217;ombra nazista che si porta, visto che il New Order, il Nuovo Ordine, era la Germania nazista. Comunque non dovetti nemmeno convincere gli altri, perché vedevano chiaramente che era il nome perfetto per il gruppo&#8221;.</p>
<p>Le cose sembrano procedere piuttosto bene, a livello musicale, e i New Order hanno un obiettivo preciso: essere una band di rock duro, senza precludersi la via al successo con un sound troppo intransigente (Ron Asheton: &#8220;Volevamo fare meglio che potevamo la musica che eravamo bravi a suonare. Ma tentando di essere più commerciali &#8211; voglio dire: a chi fa schifo un po&#8217; di denaro? Pensavamo che saremmo stati un gruppo hard rock con un certo potenziale di vendita&#8221;).</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;attività si è spostata in una nuova sala prove professionale ottenuta a prezzo interessante, grazie ai buoni uffici di Bud Latisitch (un ex pezzo grosso dell&#8217;orchestra della NBC): è forte il desiderio di lasciarsi alle spalle ogni strascico degli Stooges e non dividere più lo spazio per le prove con Iggy e Williamson è un gesto risolutore.</p>
<p>Nessuno dei tre New Order, però, è abbastanza dotato per cantare, quindi occorre trovare una voce solista, un frontman per il gruppo. Dopo una serie di audizioni rocambolesche (Ron Asheton ricorda: &#8220;Mettemmo dei volantini in giro. Davamo a ogni candidato un&#8217;ora di tempo in sala prove. Era così divertente&#8230; non puoi capire che genere di personaggi si sono presentati per cantare. Era meglio di un film, della tv, di un fumetto. Tutti erano molto gentili, ma c&#8217;era gente davvero fuori di testa. Quanto vorrei che fosse stato tutto filmato&#8221;) viene individuato un elemento: un ragazzo che ha buoni polmoni. Si chiama Jeff Spry, è giovane e ha influenze musicali piuttosto diverse dagli altri tre. Una nota che viene giudicata positiva, nell&#8217;ottica di dare più respiro al sound del gruppo.</p>
<p>I soldi anticipati dal manager vengono tutti spesi per finanziare la band (amplificatori, chitarre, spese per le prove) e i New Order vivono alle soglie della povertà. Dennis Thompson: &#8220;Mangiavamo una roba che chiamavo sbobba d&#8217;anfibio; la chiamavo così perché mi ricordava il rancio dell&#8217;esercito. E&#8217; una zuppa con cinque tipi di cereali e un osso di prosciutto dentro e si conserva per una settimana. Non mangiavamo quasi mai al mattino perché eravamo tutti al verde di brutto. John Reilly stava attentissimo ai soldi per farli durare finché non ci fossimo procurati un contratto discografico; potevamo solo permetterci una cassa di birra ogni fine settimana e non c&#8217;era modo di comprarci nemmeno un po&#8217; d&#8217;erba&#8221;. Però la band continua imperterrita a provare e riprovare.</p>
<p>E&#8217; il 1975. Finalmente un buon numero di brani è pronto ed è il momento di entrare in studio per registrare un demo. Ron Asheton: &#8220;Scegliemmo i nostri pezzi migliori e andammo ai Paramount Studios, sul Sunset Boulevard, vicino gli studi SIR. Impiegammo 16 ore a registrare&#8221;. Asheton si riferisce ai quattro brani che sono immortalati sul lato A del disco <em>Declaration of War</em> (Fan Club/New Rose 1987): la title track, &#8220;Lucky Strike&#8221;, &#8220;Hollywood Holidays&#8221; e &#8220;Sidewinder&#8221;.</p>
<p>Il demo è decisamente ottimo, ma Hollywood e l&#8217;industria discografica in quel momento sono assorbite da altre faccende e una band di rock duro come i New Order non è ritenuta adatta al mercato. In poche parole il famoso contratto si rivela molto più difficile del previsto, da ottenere. A complicare le cose si aggiunge il nuovo arrivato, Spry, che ha una pendenza con la giustizia. Era stato fermato ubriaco e fatto di quaalude al volante, guadagnandosi un processo e una condanna a fare un periodo di community service &#8211; in pratica lavoro al servizio della comunità, invece della galera. Il resto della band è all&#8217;oscuro di tutto, ma le ripetute assenze di Spry alle prove insospettiscono gli altri, che devono quasi estorcere la confessione al cantante.<br />
Asheton, Thompson e Recca si dimostrano comunque comprensivi con Jeff, che però compie un errore fatale: inizia a saltare i turni di lavoro assegnati dal giudice e viene quindi mandato in prigione. A questo punto i New Order decidono di estrometterlo: è troppo inaffidabile e instabile.</p>
<p>Stop, si torna al punto di partenza: serve un nuovo cantante, non ci sono soldi e i progressi fatti sono davvero pochi.</p>
<p><em>Nel <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/ron-asheton-new-order-storia-story-parte-2/">prossimo capitolo</a></strong> vedremo come è continuata la storia. Nel frattempo potete ascoltare la musica dei New Order scaricandola <strong><a href="http://rapidshare.com/files/188561238/neworderSOTDcircumstance.rar">QUI</a></strong>. Ovviamente sapete che accontentarvi di una ventina di mp3 nell&#8217;iPod è una cagata, quindi cercate i vinili (o i cd) &#8211; anche se è merce davvero rara. Volete mettere, però, la goduria di trovarne uno e portarselo a casa stretto in mano?</em></p>
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