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	<title>Black Milk Magazine &#187; Hollywood Burns</title>
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		<title>Disordine nuovo</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 17:54:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Selaschetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[New Disorder – Hollywood Burns (Wynona Digital, 2009)

I New Disorder, sono la classica  band che mi spiazza. E questo perché la musica del loro  album di esordio Hollywood Burns non è di quel genere che più  mi piace, ma bisogna ammettere che la suonano pur bene.
Questo gruppo di ragazzi romani,  assieme da pochissimo (2009), si definisce una alternative-rock band,  ma secondo me la definizione è poco calzante e non rende appieno il  loro genere. Certo, se con il termine “alternativo” s’intende  che la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/03/ns.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2699" title="ns" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/03/ns.jpg" alt="ns" width="300" height="300" /></a>New Disorder – <em>Hollywood Burns</em> (Wynona Digital, 2009)<br />
</strong></p>
<p>I <strong><a href="http://www.myspace.com/newdisorderband">New Disorder</a></strong>, sono la classica  band che mi spiazza. E questo perché la musica del loro  album di esordio <em>Hollywood Burns</em> non è di quel genere che più  mi piace, ma bisogna ammettere che la suonano pur bene.<span id="more-2678"></span></p>
<p>Questo gruppo di ragazzi romani,  assieme da pochissimo (2009), si definisce una alternative-rock band,  ma secondo me la definizione è poco calzante e non rende appieno il  loro genere. Certo, se con il termine “alternativo” s’intende  che la musica che fanno non li farà diventare ricchi e famosi, sono  abbastanza d’accordo, anche se un dubbio mi resta sentendo la voce  del cantante (Fran) che in alcuni pezzi sembra molto ispirata a quella  di Matthew James Bellamy, il leader di quei Muse che tutto sommato sono  riusciti a guadagnare anche un discreto successo commerciale.</p>
<p>La loro musica però, più che  alla grande famiglia del rock alternativo, a mio avviso appartiene a  quella del metal, e in particolare a quella forma di metal melodico  tra Helloween ed emo metal. A farmi venire in mente questa associazione  ci sono alcuni elementi &#8211; come ad esempio il suono della chitarra e della  cassa, oltre ad alcuni virtuosismi vocali (in “Hollywood Burns” ed  “Escape” ad esempio”). E il timbro del Metal emerge anche nella  sua versione ballad in pezzi come “Escape (part II)”, la cui linea  melodica mostra una vena creativa non banale.</p>
<p>Resta sull’album una patina di  già ascoltato: a questo punto occorre capire se in futuro il gruppo  potrà e vorrà emanciparsi dal timbro dei Muse che appare davvero troppo  evidente soprattutto in alcuni brani (ad esempio “Sick Feeling As  you”).</p>
<p>Ne esce comunque un bel miscuglio  di generi diversi, suonato e cantato bene, senza alcun effetto di  inglese  maccaronico, con il minino comune denominatore di una buona capacità  creativa e di una volontà di sperimentare anche con i suoni.</p>
<p>Certo l’effetto Vocoder inserito  ad esempio in “Blu(e) Skies”, quello tanto abusato da Cher nella  fase finale della sua centennale carriera, forse è un po’ troppo.<br />
Ma se nel mondo fanno cantare degli  ex principi sfiatati con evidenti necessità di far cassa per pagare  i vizi dei loro genitori, non trovo corretto sparare su questi onesti  ragazzi di Roma per qualche barocchismo, vizio di gioventù.</p>
<p>Finché Cher vita Cher speranza  (e mi batto le mani da solo per questo simpatico calembour).</p>
<p>In bocca al lupo.</p>
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