<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Black Milk Magazine &#187; hard rock</title>
	<atom:link href="http://www.blackmilkmag.com/bm/tag/hard-rock/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.blackmilkmag.com/bm</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 12:29:49 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>Never trust a indie</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/gradinata-nord-never-trust-a-indie-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/gradinata-nord-never-trust-a-indie-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 17:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[BaCio]]></category>
		<category><![CDATA[Gradinata Nord]]></category>
		<category><![CDATA[hard rock]]></category>
		<category><![CDATA[Live]]></category>
		<category><![CDATA[oi]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>
		<category><![CDATA[rock'n'roll]]></category>
		<category><![CDATA[stadio]]></category>
		<category><![CDATA[street punk]]></category>
		<category><![CDATA[ultras]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10450</guid>
		<description><![CDATA[Riecco i Gradinata Nord con un cd di chicche: 18 brani live (di diversi periodi) e il primo split ep tutti raccolti insieme. Per fan e guerrieri dello sleazy rock da stadio ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/gn.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10464" title="gn" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2012/01/gn.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Gradinata Nord &#8211; <em>Never Trust a Indie</em> (BaCio, 2011)</strong></p>
<p>Che i <a href="http://www.gradinatanord.eu/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Gradinata Nord</span></a> siano miei amici non è un segreto. Ci conosciamo da quasi 20 anni Claudio (il batterista, nonché losco personaggio che stava dietro alla fanzine leggendaria Nessuno Schema) ed io, tanto per darvi l&#8217;idea della faccenda. Quindi chi vuol pensare male, lo faccia pure e morta lì.</p>
<p>Detto questo, è con grande piacere e una certa ilarità (visto che oltre a essere dei rocker di razza mi divertono anche molto) che mi sono trovato nella cassetta delle lettere la nuova uscita targata BaCio Records &#8211; con sede nelle Kayman, ovviamente: un cd che nella grafica e nel titolo cita un famoso bootleg dei Pistols. Attenzione, però, perché non si tratta del nuovo disco dei GN, ma di un lavoro dedicato ai veri fan. <em>Never Trust a Indie</em>, infatti, è da interpretare come un compendio all&#8217;<a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/05/gradinata-nord-valtellina-boyz-cd-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">album uscito nel 2010</span></a> e contiene un po&#8217; di chicche del passato recente e remoto.<br />
Si parte con i cinque brani dello split del 2002 con i Rebelde; poi c&#8217;è quasi tutto il concerto di ritorno della band dopo sette anni di pausa (del settembre 2010, che ha circolato in edizione limitatissima e con più pezzi in versione cd-r &#8211; e io ne sono orgoglioso possessore); a seguire sei pezzi di un live di aprile 2000, con ben quattro cover; infine un brano solo tratto dal primissimo concerto del gruppo, nel gennaio 2000.</p>
<p>E&#8217; interessante ascoltare questo cd seguendo l&#8217;ordine suggerito dalla cronologia dei brani, piuttosto che quello della scaletta vera e propria; in questa maniera si coglie l&#8217;arco dei Gradinata Nord che, pur fedeli a un&#8217;estetica e a un&#8217;attitudine street-oi da sempre, mostrano diverse sfaccettature sonore a seconda delle epoche considerate. Abbiamo gli esordi all&#8217;insegna del più violento e Nabat-iano oi punk: nichilismo, stadio, rabbia working class, pezzi punk tirati con tendenza a tratti hardcore (non per nulla, dei sette brani più antichi, tre sono cover dei Nabat, uno degli Erode e uno degli Agnostic Front). Poi c&#8217;è l&#8217;evoluzione del 2002, quando il seme dello street punk inizia a germogliare e a scoprirsi ibridato con il rock e l&#8217;heavy: inni da ultras avvelenati, con potenti scariche di hard rock primordiale e qualche notevole citazione metallica (non ultima la cover di &#8220;Carry On&#8221; dei Manowar, ribattezzata &#8220;Carry Oi!&#8221;). E, per finire, ci sono i GN dell&#8217;ultimo periodo, quelli del &#8220;rock da stadio&#8221; in cui le influenze più svariate e &#8211; sulla carta, almeno &#8211; improbabili si amalgamano per dare vita a pezzi che come minimo ti restano in testa per una settimana già dopo il primo ascolto; qui dentro ci sono tanto gli Heartbreakers quanto i Motley Crue, gli AC/DC e i Cockney Rejects, i Motorhead e i Dead Boys, i Manowar e i Faces&#8230; del resto è noto, non si risparmiano certo colpi quando c&#8217;è da tirar fuori un inno. E i GN lo sanno bene.</p>
<p>Ultima considerazione: il live del 2010 ci mostra i Gradinata in gran spolvero, con un piglio incazzoso e tagliente che dal vivo non è per niente facile mantenere.</p>
<p>Se già li conoscevate, <em>Never Trust a Indie</em> è senza ombra di dubbio un acquisto obbligato per avere anche questo nuovo tassello della discografia dei rocker valtellinesi. Se siete neofiti, il consiglio è di abbinarlo al cd <em>Valtellina Boyz</em>, per avere solide basi di ascolto ed entrare nel magico mondo dello sleazy rock da stadio gridando i cori più giusti senza sbagliare nemmeno una parola.</p>
<p><center><iframe width="500" height="369" src="http://www.youtube.com/embed/TGnCF_rb5Rc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2012/01/gradinata-nord-never-trust-a-indie-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giocati il jolly e amen</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/jolly-power-like-an-empty-bottle-again-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/jolly-power-like-an-empty-bottle-again-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 07:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Prinzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bergamo]]></category>
		<category><![CDATA[bonus]]></category>
		<category><![CDATA[demo]]></category>
		<category><![CDATA[glam metal]]></category>
		<category><![CDATA[glam rock]]></category>
		<category><![CDATA[hair metal]]></category>
		<category><![CDATA[hard rock]]></category>
		<category><![CDATA[Jolly Power]]></category>
		<category><![CDATA[ristampa]]></category>
		<category><![CDATA[rock'n'roll]]></category>
		<category><![CDATA[sleaze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=10045</guid>
		<description><![CDATA[Ristampa di un demo anni Novanta per la rediviva band bergamasca dei Jolly Power. Sleaze rock, glam e hair metal per gourmet]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/Jolly-Power.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10046" title="Jolly-Power" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/Jolly-Power.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Jolly Power – <em>Like An Empty Bottle&#8230; Again</em> (Street Symphonies Records, 2011)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Ebbene sì, lo ammetto: ho un passato da <em>lipstick killer</em>. Non che andassi in giro conciato come Vince Neil e soci, ma se c&#8217;era da schierarsi – in quelle infantili diatribe tra sotto tribù metallare – tra thrashers e glamsters, ero fermamente dalla parte di quest&#8217;ultimi. Comunque, a pensarci bene, i vari L.A. Guns e Faster Pussycat non erano altro che la versione un pochino più tamarra e metallizzata dei primigeni street rockers come New York Dolls, Dead Boys e – andando ancora più indietro – T. Rex e Slade.<br />
A 16-17 anni non stai a fare molte distinzioni: per me era tutto rock&#8217;n'roll, più che naturale e logico, quindi, ascoltare sia gli uni che gli altri. Passata la sbornia (grazie anche al grunge, che fece strage di tutto l&#8217;hair metal anni Ottanta) mi dedicai ad altro, non rinnegando mai però la passione per quelle sonorità.</p>
<p>I <a href="www.myspace.com/thejollypower" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Jolly Power</span></a> me li ricordo bene; uscirono a metà degli anni Novanta con una tape di otto brani. <em>Like An Empty Bottle&#8230;Again</em> ce li ripropone con l&#8217;aggiunta di cinque bonus track registrate con il primo cantante Elia.<br />
Niente a che fare con Poison, Warrant ed il lato più “soft” del genere: il loro sound è sporco, rabbioso e tossico, figlio degenere dei vari Hanoi Rocks e Dog&#8217;s D&#8217;Amour, con quel mood da perdenti avvertibile in un altro gruppo di sbandati dell&#8217;epoca, gli americani Sea Hags.</p>
<p>Così, &#8220;If Your Heart Is Closed&#8221; e &#8220;Downtown<em>&#8221; </em>hanno quel tipico passo sleaze alla primi L.A. Guns, &#8220;No Room For You&#8221; è viziosa e cattiva come lo erano i Faster Pussycat, la title track è un blues acustico e ubriaco, &#8220;Sixteen&#8221; – la migliore del lotto – è street rock pestone con un piano honky tonk che sembra uscire direttamente da un disco di Michael Monroe &amp; company.<br />
Nei brani aggiunti per questa ristampa si avvertono chiaramente le influenze trash punk&#8217;n'roll alla maniera di Hellacopters e Backyard Babies, che modificheranno il suono della band nei dischi successivi.</p>
<p>Per gli amanti del genere, disco da avere. Per gli altri, ascolto comunque consigliato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/jolly-power-like-an-empty-bottle-again-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tre occhi possono bastare</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/10/three-eyes-left-non-method-as-method-non-limits-as-limit-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/10/three-eyes-left-non-method-as-method-non-limits-as-limit-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 06:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Prinzio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[autoproduzione]]></category>
		<category><![CDATA[doom]]></category>
		<category><![CDATA[hard rock]]></category>
		<category><![CDATA[psych]]></category>
		<category><![CDATA[stoner]]></category>
		<category><![CDATA[Three Eyes Left]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=9579</guid>
		<description><![CDATA[Doom, stoner, heavy psych e fuzz come se piovesse: Three Eyes Left]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/tel.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9585" title="tel" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/tel.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Three Eyes Left – Non Method As Method, Non Limits As Limit (Autoproduzione, 2011)</strong></p>
<p>Impressionante constatare l&#8217;enorme influenza dei primi Black Sabbath sui nuovi discepoli dei suoni distorti e psichedelici; pensare che quando erano in vita non venivano considerati moltissimo. I <a href="www.myspace.com/threeeyesleft" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Three Eyes Left</span></a><strong> </strong>sono un giovane gruppo (di Bologna se non erro, le informazioni in mio possesso sono scarsine) devoti del culto hard ossianico di Ozzy e soci.</p>
<p>Questo è il loro ultimo EP, uscito come autoproduzione nei primi mesi del 2011; lo recuperiamo perché siamo estremamente convinti che meriti di essere segnalato. La materia doom qui viene impastata con lo stoner fuzzoso e certo testosterone schiumoso presente nei primissimi lavori dei Soundgarden.<br />
Cinque lunghi pachidermi – più una traccia nascosta strumentale – per un totale di 43 minuti di musica che hanno il pregio di non annoiare, risultando paradossalmente molto più dinamici di certe band post metal oggi tanto in voga.</p>
<p>Evidente nel dna dei TEL una predisposizione alle jam <em>trippy</em> di chiara derivazione Seventies (ascoltare, ad esempio, il break centrale di “La Fee Verthe” o la già citata traccia nascosta) che ben si associa alle lunghe marce <em>doomy </em>orchestrate dai nostri.<br />
“La Fee Verthe” mette quindi subito tutto in chiaro, con una linea vocale che pare esser uscita da <em>Masters Of Reality</em> dei Sabbath; si continua pressapoco su questo canovaccio, con brani più aggressivi (“Jeet Kune Doo”) ed altri più claustrofobici (“Hymn Of The Riffian”), per poi giungere alla conclusiva “Luciferian As The Sun”, summa del suono del gruppo: comincia con un riff che più Kyuss non si può, per poi divenire cadenzata e lugubre alla maniera degli Sleep.</p>
<p>Il disco suona sporco, diretto e potente; veramente un buon lavoro, che consigliamo anche agli ascoltatori meno avvezzi alle sonorità heavy psych.</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/tD90cKjfuQE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/10/three-eyes-left-non-method-as-method-non-limits-as-limit-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Hey bambola rotta, cosa fai stasera?</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/04/brokendolls-two-fiftynine-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/04/brokendolls-two-fiftynine-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 16:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[AC/DC]]></category>
		<category><![CDATA[Brokendolls]]></category>
		<category><![CDATA[cd]]></category>
		<category><![CDATA[Dead Boys]]></category>
		<category><![CDATA[hard punk]]></category>
		<category><![CDATA[hard rock]]></category>
		<category><![CDATA[Led Zeppelin]]></category>
		<category><![CDATA[Nicotine]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[Ramones]]></category>
		<category><![CDATA[Tornado Ride]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=7149</guid>
		<description><![CDATA[Brokendolls &#8211; Two Fiftynine (Nicotine/Tornado Ride, 2011)
Hard punk coi testicoli bene arroventati è la definizione che immediatamente viene alla mente ascoltando le prime note del cd dei veronesi Brokendolls.
E l&#8217;intero album conferma al 100% l&#8217;impressione iniziale: questi ragazzi sono paladini di sonorità bastarde e ibride, che fanno copulare gli AC/DC coi Dead Boys, i primi Led Zeppelin coi Ramones, l&#8217;hard rock cafone con il punk più minimale e taurino. In qualche frazione mi hanno persino ricordato i mitici Gang Green del periodo Older Budweiser &#8211; magari dopo un paio di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/bd.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7151" title="bd" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/bd.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Brokendolls &#8211; <em>Two Fiftynine</em> (Nicotine/Tornado Ride, 2011)</strong></p>
<p>Hard punk coi testicoli bene arroventati è la definizione che immediatamente viene alla mente ascoltando le prime note del cd dei veronesi <a href="http://www.myspace.com/brokendolls"><strong>Brokendolls</strong></a><span id="more-7149"></span>.<br />
E l&#8217;intero album conferma al 100% l&#8217;impressione iniziale: questi ragazzi sono paladini di sonorità bastarde e ibride, che fanno copulare gli AC/DC coi Dead Boys, i primi Led Zeppelin coi Ramones, l&#8217;hard rock cafone con il punk più minimale e taurino. In qualche frazione mi hanno persino ricordato i mitici Gang Green del periodo <em>Older Budweiser</em> &#8211; magari dopo un paio di Valium rilassanti &#8211; quando azzeccavano la sfuriata hard rock punkizzata magistralmente.</p>
<p>Il risultato è &#8211; a scanso d&#8217;equivoci &#8211; semplicemente così come dovrebbe essere&#8230; nessuna invenzione o raffinata ricerca, questo è certo, ma almeno ciò che scaturisce da questo dischetto è una bella botta in fronte, di quelle che ti fanno fare air guitar in piedi davanti al lavandino. E buttala via&#8230;</p>
<p>La formula dei Brokendolls è &#8211; sulla carta &#8211; quanto di più semplice si potrebbe concepire. Eppure, là fuori, di gruppi che fanno questa roba annoiando al terzo accordo è pieno zeppo. Questo perché l&#8217;alchimia è difficile, nonostante gli ingredienti siano di larga reperibilità e accessibilità.</p>
<p>Quindi, bravi. Unici appunti: i pezzi sono lievemente monotoni e tendono a sembrare più lunghi di quanto non siano; e poi eliminare qualche trucco pirotecnico chitarristico da hair metal anni Ottanta farebbe sicuramente bene alla dinamica e aggiungerebbe immediatezza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/04/brokendolls-two-fiftynine-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Torino glam punk city</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/03/hollywood-killerz-dead-on-arrival-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/03/hollywood-killerz-dead-on-arrival-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 17:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[cd]]></category>
		<category><![CDATA[Demolition 23]]></category>
		<category><![CDATA[Dogs D'amour]]></category>
		<category><![CDATA[glam]]></category>
		<category><![CDATA[Guns n'Roses]]></category>
		<category><![CDATA[Hanoi Rocks]]></category>
		<category><![CDATA[hard rock]]></category>
		<category><![CDATA[Hollywood Killerz]]></category>
		<category><![CDATA[logic(il)logic]]></category>
		<category><![CDATA[metal]]></category>
		<category><![CDATA[Motley Crue]]></category>
		<category><![CDATA[Motorcycle Boy]]></category>
		<category><![CDATA[New York Dolls]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=6939</guid>
		<description><![CDATA[Hollywood Killerz &#8211; Dead On Arrival (logic(il)logic, 2011)
A dispetto di un nome da classe differenziale, gli Hollywood Killerz di Torino spaccano davvero. Ci sanno fare e il glam punk lo maneggiano con la padronanza consumata di chi l&#8217;ha molto studiato, ma anche praticato e &#8211; perché no &#8211; vissuto.
Il piatto che questi rocker della Motor City piemontese offrono è dei più classici, ma non per questo meno gustoso o apprezzabile. Anzi, è un piacere ascoltarli, in tutto il loro fervore filologico e nella loro perfetta riproposizione di un genere quasi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/holyywood.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6941" title="holyywood" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/holyywood.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Hollywood Killerz &#8211; <em>Dead On Arrival</em> (logic(il)logic, 2011)</strong></p>
<p>A dispetto di un nome da classe differenziale, gli <a href="http://www.hollywoodkillerz.net/"><strong>Hollywood Killerz</strong></a> di Torino spaccano davvero. Ci sanno fare e il glam punk lo maneggiano con la padronanza consumata di chi l&#8217;ha molto studiato, ma anche praticato e &#8211; perché no &#8211; vissuto<span id="more-6939"></span>.</p>
<p>Il piatto che questi rocker della Motor City piemontese offrono è dei più classici, ma non per questo meno gustoso o apprezzabile. Anzi, è un piacere ascoltarli, in tutto il loro fervore filologico e nella loro perfetta riproposizione di un genere quasi antico, ma sempre vivo e vegeto.<br />
Non s&#8217;inventano nulla, dunque, ma bene così. Pensate alla progenie di rockettari stradaioli con animo punk che inizia coi New York Dolls e finisce con gli Hanoi Rocks; in mezzo metteteci anche i dinosauri come Motley Crue e Guns n&#8217;Roses, ma anche fantastici perdenti come Dogs D&#8217;amour, Motorcycle Boy e Demolition 23.</p>
<p>Risultato finale? Un bell&#8217;album che è intriso di anni Ottanta, di Sunset Boulevard, di sogni infranti sui banconi dei locali più fottuti di Los Angeles, di pompini nei cessi, di birra scadente&#8230; e di tutta la mitologia epica che circonda il rock&#8217;n'roll.<br />
La maggior parte dei brani hanno riff noti, di quelli che potrebbero essere tranquillamente citazioni di citazioni, ma è una delle regole del gioco: il rock&#8217;n'roll si rigenera e si tiene in vita proprio autocitandosi e riciclandosi. Ovviamente per far bene questa roba ci vuole un po&#8217; di talento e di gusto, e gli Hollywood Killerz dimostrano di averlo. Forse hanno qualche lieve caduta quando si immedesimano un po&#8217; troppo nel lato glam metal e mettono in secondo piano la componente punk-stradaiola (come dire&#8230; i Motley Crue a me han sempre fatto cagare!), ma sono dettagli. E soprattutto questioni di gusto.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="334" src="http://www.youtube.com/embed/u8uAHyDmcBg" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/03/hollywood-killerz-dead-on-arrival-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rabies in Leicester</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/11/agony-bag-feelmazumba-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/11/agony-bag-feelmazumba-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 17:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reperti]]></category>
		<category><![CDATA[1980]]></category>
		<category><![CDATA[2001]]></category>
		<category><![CDATA[Agony Bag]]></category>
		<category><![CDATA[anni Ottanta]]></category>
		<category><![CDATA[anni Settanta]]></category>
		<category><![CDATA[Black Widow]]></category>
		<category><![CDATA[blues rock]]></category>
		<category><![CDATA[cd]]></category>
		<category><![CDATA[folk rock]]></category>
		<category><![CDATA[glam rock]]></category>
		<category><![CDATA[gothic rock]]></category>
		<category><![CDATA[hard rock]]></category>
		<category><![CDATA[Leicester]]></category>
		<category><![CDATA[NWOBHM]]></category>
		<category><![CDATA[progressive]]></category>
		<category><![CDATA[psych]]></category>
		<category><![CDATA[punk]]></category>
		<category><![CDATA[ristampa]]></category>
		<category><![CDATA[rock]]></category>
		<category><![CDATA[UK]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=5983</guid>
		<description><![CDATA[Un reperto del 1981, ristampato nel 2001. Doppia archeologia, dunque, per una cavalcata nelle pieghe più bizzarre di NWOBHM, punk, glam, hard, psych, prog e folk. Rabies is a killer, baby...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/11/AgnyBg.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-5984" title="AgnyBg" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/11/AgnyBg.jpeg" alt="" width="300" height="300" /></a>Agony Bag &#8211; <em>Feelmazumba</em> (Black Widow, 2001)</strong></p>
<p>Sono da sempre tra i campioni della NWOBHM più oscura, questi <a href="http://www.myspace.com/agonybag"><strong>Agony Bag</strong></a> (con ex membri della cult band <a href="http://blackwidow.org.uk/"><strong>Black Widow</strong></a>); il ruolo se lo sono meritatamente guadagnato sulla scorta di un singoletto contenente due soli brani, che è una specie di Santo Graal per diversi collezionisti: <em>Rabies is a Killer/Never Ever Land</em> (1980, Monza Records).<br />
Il mito e la leggenda, poi, sono stati per anni potenziati dal fatto che la band &#8211; di stanza a Leicester, UK &#8211; aveva inciso un album mai uscito, visto lo scioglimento precoce.</p>
<p>Ed è qui che entra in gioco la genovesissima <a href="http://www.blackwidow.it/"><strong>Black Widow Records</strong></a>, che con un colpo di mano, nel 2001, si aggiudica la possibilità di riesumare i nastri originali del disco e pubblicarli in pompa magna, in edizione cd. Nel 2001 esce, dunque, <em>Feelmazumba</em>, con &#8220;soli&#8221; 21 anni di ritardo.</p>
<p>La sensazione, ascoltando gli Agony Bag in una dimensione più dilatata (e con il proverbiale senno di poi) è che per anni la percezione sul loro conto sia stata falsata in buona parte. Perché la <a href="http://www.nwobhm.info/nwobhm/"><strong>NWOBHM</strong></a> non è per nulla la componente maggiore del loro sound, in cui &#8211; al contrario &#8211; sono rintracciabili residui punk, suggestioni gothic rock, parecchio progressive di quello scuro, l&#8217;immancabile hard rock anni Settanta, una buona spolverata di glam e qualche pizzico di folk/psych inglese. Insomma, un bell&#8217;ibrido straniante, che necessita una certa predisposizione d&#8217;animo per essere affrontato.</p>
<p>Le vere schegge soniche del disco sono tre: i due brani d&#8217;apertura (ossia quelli già inclusi nel signolo), in cui si respira aria di NWOBHM piuttosto ruvida; e poi &#8220;Sally of Leicester&#8221; che è il manifesto dell&#8217;anima punk che alberga negli Agony Bag, con un riff semplice e ignorante, quasi degno (se così si può dire) degli Exploited o dei GBH. Nei restanti pezzi si alternano segmenti hard sabbathiani a momenti progressivi che richiamano i Jethro Tull più ispirati, glam stralunato, divagazioni psichedeliche e fraseggi blues rock.</p>
<p>A calamitare all&#8217;ascolto &#8211; sempre se vi troverete nel mood giusto &#8211; è proprio la caleidoscopicità dei brani, insieme alla totale assenza di pretese: non lasciatevi ingannare dagli stereotipi&#8230; prog, hard, blues e glam per gli Agony Bag significano prendere gli stilemi basilari dei generi e proporli nudi e crudi, quasi involvendoli e riportandoli a uno stato in cui necessiterebbero del suffisso &#8220;proto&#8221; per essere meglio inquadrati.</p>
<p>Naïf? Probabilmente sì. Anzi di certo. Ma sanguigni e in preda a quel demone che possiede chiunque si trovi almeno una volta a settimana in una sala prove: avete presente quei momenti in cui vorreste fondere insieme, negli stessi tre minuti di brano, tutto quello che vi ha formato, colpito, influenzato e stregato in anni di ascolto? Ecco. Gli Agony Bag sembrano essere in quello stato di grazia per l&#8217;intero disco. A tutto questo aggiungiamo un gusto per la teatralità stile <em>Rocky Horror Picture Show</em>&#8230; et voilà.</p>
<p>Come dice <a href="http://punknotprofit.blogspot.com"><strong>Punk Not Profit:</strong></a> &#8220;Blast from your ass&#8221;. Prendere o lasciare, con gli Agony Bag non ci sono vie di mezzo (ma un paio di ascolti, prima di decidere da che parte si sta, sono necessari).</p>
<p><em>[Scaricate il cd <a href="http://www.mediafire.com/?my5mgkzzgny"><strong>QUI</strong></a>, e se vi piace ricordate di comprarlo... lo trovate ancora facilmente]</em></p>
<p><center><object width="<object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/rXFiUK-rAGo?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/rXFiUK-rAGo?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
<p><center><object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/mEvOC2U9FSk?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/mEvOC2U9FSk?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/11/agony-bag-feelmazumba-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sunset Strip alla teramana</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/11/soundust-savage-mantra-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/11/soundust-savage-mantra-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 17:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Alkemist Fanatix]]></category>
		<category><![CDATA[cd]]></category>
		<category><![CDATA[glam]]></category>
		<category><![CDATA[hard rock]]></category>
		<category><![CDATA[heavy metal]]></category>
		<category><![CDATA[rock'n'roll]]></category>
		<category><![CDATA[Soundust]]></category>
		<category><![CDATA[street rock]]></category>
		<category><![CDATA[Teramo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=5913</guid>
		<description><![CDATA[Soundust &#8211; Savage Mantra (Alkemist Fanatix, 2010)
I Soundust darebbero un rene a testa per poter dire di essere nati e cresciuti a Los Angeles&#8230; e invece sono teramani. Di sicuro donerebbero anche un altro organo extra a scelta per tornare indietro nel tempo, magari intorno al 1986-87, in piena esplosione del glam metal e street rock targato Sunset Strip. Il destino non è stato molto generoso con loro, visto che li ha sparati in questa Italia berlusconiano-decadente e con almeno un quarto di secolo di ritardo, ma loro ce la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Soundust &#8211; <em>Savage Mantra</em> (Alkemist Fanatix, 2010)</strong></p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/11/sound.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5917" title="sound" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/11/sound.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>I <a href="http://www.myspace.com/soundust"><strong>Soundust</strong></a> darebbero un rene a testa per poter dire di essere nati e cresciuti a Los Angeles&#8230; e invece sono teramani. Di sicuro donerebbero anche un altro organo extra a scelta per tornare indietro nel tempo, magari intorno al 1986-87, in piena esplosione del glam metal e street rock targato Sunset Strip<span id="more-5913"></span>. Il destino non è stato molto generoso con loro, visto che li ha sparati in questa Italia berlusconiano-decadente e con almeno un quarto di secolo di ritardo, ma loro ce la mettono comunque tutta. E forse &#8211; per qualche manciata di minuti &#8211; l&#8217;incantesimo può anche reggere.</p>
<p>Il fantasma di Faster Pussycat e Motley Crue, ma anche Smack e Hanoi Rocks, aleggia pesante: quasi lo respiri ascoltando questa decina di brani. A tratti ha il profumo inebriante dell&#8217;adrenalina, ma per la maggior parte del tempo è un po&#8217; svaporato. Insomma, lo street glam metal dei Soundust è sincero, ma è anche una rievocazione filologica un po&#8217; fine a se stessa, con poche chance rispetto ai padrini del genere. Come succede nella maggior parte dei casi quando un gruppo decide di abbracciare acriticamente un pacchetto di sonorità che hanno già dato il loro meglio anni e anni prima: di solito il risultato è buono in termini di aderenza ai paletti codificati, ma non viene riprodotta &#8211; per forza di cose &#8211; la scossa e la botta degli iniziatori. E&#8217; praticamente la differenza che c&#8217;è tra le battaglie medioevali realmente accadute e le rievocazioni da festa di paese.</p>
<p>Se cercate emozioni veramente al limite o adrenalina assassina, dunque, qui non c&#8217;è molto pane per i vostri denti. Se invece il vostro amore per le sonorità anni Ottanta di cui si parlava poco sopra è vivo e pulsante &#8211; e pensate che di gruppi che suonano questo genere più ce n&#8217;è e meglio è &#8211; di sicuro questa band fa per voi.</p>
<p><center><object width="540" height="328"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/yIfLVmtwBGU?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/yIfLVmtwBGU?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="328"></embed></object></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/11/soundust-savage-mantra-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Io zombo, tu zombi, lei zomba</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/10/superhorrorfuck-livingdeadstars-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/10/superhorrorfuck-livingdeadstars-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 07:00:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Alice Cooper]]></category>
		<category><![CDATA[Backyard Babies]]></category>
		<category><![CDATA[Faster Pussycat]]></category>
		<category><![CDATA[glam]]></category>
		<category><![CDATA[glam metal]]></category>
		<category><![CDATA[hard rock]]></category>
		<category><![CDATA[horror punk]]></category>
		<category><![CDATA[Kiss]]></category>
		<category><![CDATA[logic(il)logic]]></category>
		<category><![CDATA[Motley Crue]]></category>
		<category><![CDATA[Murderdolls]]></category>
		<category><![CDATA[Poison]]></category>
		<category><![CDATA[Ratt]]></category>
		<category><![CDATA[street rock]]></category>
		<category><![CDATA[Superhorrorfuck]]></category>
		<category><![CDATA[Verona]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=5442</guid>
		<description><![CDATA[Superhorrorfuck &#8211; Livingdeadstars (logic(il)logic, 2010)
La storia sarebbe questa: il 31 ottobre del 2005 gli sfigatissimi Morphina si stavano recando a suonare un concerto di Halloween; l&#8217;auto su cui si muovevano andò a schiantarsi contro un albero e misteriosamente i corpi dei musicisti non vennero mai ritrovati. Il motivo? Erano diventati zombie e avevano messo su un altro gruppo, ovvero i Superhorrorfuck.
Beh, il gimmick è carino e fa sorridere. Così come è carina la musica di questi cinque zombie (ormai nemmeno tanto freschi di trasformazione, visto che infestano il pianeta dei ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/shf.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5443" title="shf" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/shf.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Superhorrorfuck &#8211; <em>Livingdeadstars </em>(logic(il)logic, 2010)</strong></p>
<p>La storia sarebbe questa: il 31 ottobre del 2005 gli sfigatissimi Morphina si stavano recando a suonare un concerto di Halloween; l&#8217;auto su cui si muovevano andò a schiantarsi contro un albero e misteriosamente i corpi dei musicisti non vennero mai ritrovati. Il motivo? Erano diventati zombie e avevano messo su un altro gruppo, ovvero i <a href="http://www.myspace.com/superhorrorfuck"><strong>Superhorrorfuck</strong></a><span id="more-5442"></span>.</p>
<p>Beh, il <em>gimmick </em>è carino e fa sorridere. Così come è carina la musica di questi cinque zombie (ormai nemmeno tanto freschi di trasformazione, visto che infestano il pianeta dei vivi dal 2005)&#8230; lo so &#8220;carina&#8221; è un aggettivo di merda, degno di un pomeriggio in compagnia dei tronisti della De Filippi, ma lasciatemi spiegare.</p>
<p>I veronesi Superhorrorfuck, al netto dei comunicati stampa, delle storie di zombie, delle foto carnevalesche e di tutto il carrozzone promozionale, in realtà suonano un impeccabile glam metal/street rock con qualche lieve riferimento horror punk. Diciamo che nel 1986-87 avrebbero potuto essere star del Sunset Strip losangeleno&#8230; ma nel 2010 sono onesti revivalisti di una tradizione che ha lasciato più che altro ricordi legati a parrucche cotonate, spandex colorati e mutandoni imbottiti per esaltare il pacco.<br />
Ciò non toglie che la loro musica è godibilissima e mi sono divertito un sacco ad ascoltare <em>Livingdeadstars </em>in una mattinata fredda e solitaria, perché è ben suonato, ben prodotto e sciorina tutti &#8211; ma proprio tutti &#8211; i riff unti e lascivi che il glam metal stradaiolo conserva nel suo ventre lussurioso (ventre ormai peloso e un po&#8217; sfatto dall&#8217;età).</p>
<p>Gli amanti di Motley Crue, Kiss, Poison, Ratt, Faster Pussycat e Alice Cooper (ma anche Murderdolls, Backyard Babies e &#8211; massì, buttiamocelo dentro, che per lo shock rock è un evergreen &#8211; il reverendo Manson) troveranno ottimo pane per i loro denti, in questi 12 brani. I detrattori del genere avranno le conferme del perché non amano queste cose. E chi non è schierato ascolterà un disco che sa essere divertente, ma anche arrogante e molto kitsch&#8230; ma sopratutto è capace di far partire un po&#8217; di sano headbanging, nelle giuste condizioni d&#8217;umore.</p>
<p><center><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/o6eB2AOu54E?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/o6eB2AOu54E?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></center></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/10/superhorrorfuck-livingdeadstars-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>AC/DC o On-Off?</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/09/on-off-ribcrasher-recension/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/09/on-off-ribcrasher-recension/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 16:21:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[AC/DC]]></category>
		<category><![CDATA[Angus Young]]></category>
		<category><![CDATA[boogie]]></category>
		<category><![CDATA[hard rock]]></category>
		<category><![CDATA[metal]]></category>
		<category><![CDATA[On-Off]]></category>
		<category><![CDATA[rock'n'roll]]></category>
		<category><![CDATA[tribute]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=5171</guid>
		<description><![CDATA[On-Off &#8211; Ribcrasher (autoprodotto, 2010)
In un mondo parallelo, stile le storie &#8220;what if&#8221; della vecchia Marvel, probabilmente gli On-Off sarebbero una band riverita e milionaria, magari considerata seminale tanto per l&#8217;hard che per l&#8217;heavy. E magari si chiamerebbero AC/DC.
Peccato che è andata decisamente male e, invece che in una linea spaziotemporale parallela, questo quartetto varesotto vive e suona nel 2010, in Lombardia. E gli AC/DC sono quegli altri, che ben conosciamo.
Risultato&#8230; gli On-Off suonano come una copia (non carbone, si badi: un&#8217;ottima copia a colori e patinata) dei maestri e, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/09/onoff.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5175" title="onoff" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/09/onoff.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>On-Off &#8211; <em>Ribcrasher</em> (autoprodotto, 2010)</strong></p>
<p>In un mondo parallelo, stile le storie &#8220;what if&#8221; della vecchia Marvel, probabilmente gli <a href="http://www.on-offband.com"><strong>On-Off</strong></a> sarebbero una band riverita e milionaria, magari considerata seminale tanto per l&#8217;hard che per l&#8217;heavy. E magari si chiamerebbero AC/DC.</p>
<p>Peccato che è andata decisamente male<span id="more-5171"></span> e, invece che in una linea spaziotemporale parallela, questo quartetto varesotto vive e suona nel 2010, in Lombardia. E gli AC/DC sono quegli altri, che ben conosciamo.<br />
Risultato&#8230; gli On-Off suonano come una copia (non carbone, si badi: un&#8217;ottima copia a colori e patinata) dei maestri e, anche se propongono brani propri, il profumo di tributo è fortissimo. Come se il gruppo, anche alle prese con il proprio materiale originale, avesse messo il pilota automatico settandolo in modalità tribute band (gli On-Off, a quanto leggo, fanno anche serate a base di cover della band di Sydney).</p>
<p>Sono bravi, dunque. Molto bravi&#8230; quasi senza macchia. E forse il vero problema è proprio questo: che somigliano talmente alla loro fonte d&#8217;ispirazione da domandarsi perché &#8211; allora &#8211; non accontentarsi dei dischi del gruppo di Angus Young che tutti noi già possediamo, invece di investire in questo cd.<br />
Ma è anche vero che questo ragionamento è nemmeno troppo vagamente reazionario, poiché non è detto che a chi piacciono gli AC/DC e l&#8217;hard/boogie/metal/rock&#8217;n'roll non interessi sentire altre band che fanno il medesimo genere, sputato e identico. Per cui sappiatelo: se amate QUEL sound (dobbiamo davvero, nel 2010, ripetere cosa suona la premiata ditta Young-Johnson?) a priori, gli On-Off vi regaleranno ottimi ascolti e una buona dose di sincera passione. Se pensate che solo gli AC/DC possano fare gli AC/DC, allora forse potreste evitare direttamente l&#8217;esperienza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/09/on-off-ribcrasher-recension/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Teenager bagnate e preghiere</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/09/the-wet-teens-let-it-pee-recensione/</link>
		<comments>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/09/the-wet-teens-let-it-pee-recensione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 15:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Selaschetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[glam]]></category>
		<category><![CDATA[hard rock]]></category>
		<category><![CDATA[Let It Pee]]></category>
		<category><![CDATA[metal]]></category>
		<category><![CDATA[Silber Records]]></category>
		<category><![CDATA[The Wet Teens]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.blackmilkmag.com/bm/?p=4990</guid>
		<description><![CDATA[The Wet Teens &#8211; Let It Pee (Silber Records, 2010).
Il nome di questo gruppo è perfetto per descrivere l’andamento dei tempi: tutte le teenager di adesso sono infatti molto più calde e disponibili (soprattutto su Facebook, con tanto di foto mentre fanno finta di baciare l’amica) di una volta e questo aumenta, se possibile, il rimpianto per non essere più un minorenne brufoloso dedito all’antico rituale onanista (nel senso che sulla soglia dei 40, i brufoli non mi vengono più se non per aver esagerato con gli spritz).
Sì, sono sempre ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/09/wet.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4996" title="wet" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/09/wet.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Wet Teens &#8211; <em>Let It Pee</em> (<a href="http://www.silbermedia.com/">Silber</a> Records, 2010).</strong></p>
<p>Il nome di questo gruppo è perfetto per descrivere l’andamento dei tempi: tutte le teenager di adesso sono infatti molto più calde e disponibili (soprattutto su Facebook, con tanto di foto mentre fanno finta di baciare l’amica) di una volta<span id="more-4990"></span> e questo aumenta, se possibile, il rimpianto per non essere più un minorenne brufoloso dedito all’antico rituale onanista (nel senso che sulla soglia dei 40, i brufoli non mi vengono più se non per aver esagerato con gli spritz).</p>
<p>Sì, sono sempre arrivato in ritardo come questi ragazzi di Myrtle Beach del resto, che si mettono a fare il più classico del Glam Rock alla Motley Crue, Cats in Booths, Cinderella, Poison e compagnia bella (si fa per dire).</p>
<p>Questo quasi EP (6 brani veri più una intro inutile) non aggiunge niente al panorama musicale come una tribute band di Ligabue qualsiasi o un pezzo di un quasi vincitore di <em>X-Factor</em>, ma non vuol dire che non sia piacevole.<br />
Il repertorio del glam c’è tutto dalla ballad “Stuck in You” al pezzo da video pieno di donne in minigonna di pelle e calze a rete strappate come “Triple X Sex” e “Wet Teens”, quindi se siete amanti del genere non storcerete il naso di fronte alla proposta dei <a href="http://www.myspace.com/thewetteens"><strong>Wet Teens</strong></a>.<br />
Il tutto è suonato bene e la voce non è male e non eccede quasi mai in falsetti alla Vince Neil.</p>
<p>La cosa più interessante della band rimane sicuramente la sua stramba storia, o almeno quella che viene narrata nel materiale consegnato alla stampa: <em>Let It Pee</em> infatti non sarebbe opera dell’attuale formazione quanto di quella originale che suonava negli anni Ottanta (?), capitanata da Michael Mercury, zio del frontman dell’attuale line-up.<br />
Tutti i brani del gruppo originario trovarono posto in una demo registrata su una vecchia cassetta e lì restarono poiché il Mercury morì di sifilide a causa di una complicazione: la sua appartenenza a una religione, quella degli “scienziati cristiani”, che utilizza la preghiera come esclusivo medicamento. Le preghiere di Michael Mercury erano evidentemente scadute visto l’esito finale.<br />
Un giorno, per caso, il nipote trovò la musicassetta in soffitta (immagino) e decise di ridare nuova vita alle canzoni e alle opere dello zio sfortunato.<br />
Tutta questa cosa potrebbe anche reggere se non fosse che i testi delle canzoni, il titolo dell’album e il nome della band sono così pesantemente volgari e pecorecci da non sembrare davvero l’opera di un gran devoto: anche se a ben vedere un devoto con la sifilide, tanto devoto non deve essere. Però forse ha preso la sifilide perché così devoto da non usare i preservativi.</p>
<p>A questo punto non so più cosa dire, fate vobis.<br />
Amen.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/09/the-wet-teens-let-it-pee-recensione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

