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	<title>Black Milk Magazine &#187; garage revival</title>
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		<title>Born in the cellar</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 19:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlano i milanesi Beatbreakers: garage revival dal profonde delle cantine più muffose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9820" title="foto1" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong></p>
<p>Qualcuno dei fedelissimi ricorderà i Beatbreakers: il loro <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/the-beatbreakers-nights-shamans-promo-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">demo cd è stato recensito</span></a> su Black Milk qualche tempo fa e nel frattempo ho avuto modo di vederli live, oltre che di conoscerli personalmente.<br />
Da qui nasce l&#8217;idea di una chiacchierata esaustiva &#8211; si spera &#8211; per presentare meglio un gruppo che, anche se sotterraneo e <em>loser </em>per definizione, ha il suo bel perché e merita una chance di essere ascoltato.<br />
A questa intervista, condotta via email, hanno partecipato in pratica tutti i membri della band. Sono giovani, entusiasti, a volte un po&#8217; ingenui e soprattutto veraci come un 45 giri di garage texano tutto graffiato, pescato in una bancarella improbabile.<br />
La parola ai Beatbreakers&#8230;</p>
<p><strong>Raccontatemi un po&#8217; la vostra storia: come è nata la band, quando e quali obiettivi &#8211; se ve ne siete posti &#8211; avete&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: La band nasce dall’incontro tra i Matryoshka Kill Kill, un progetto di band mista alla Cramps, e Sebastian che ha sostituito la nostra prima cantante. Da allora del primo repertorio abbiamo tenuto solamente i pezzi più aggressivi, gli altri si addicevano di più a una voce femminile, e abbiamo continuato su questa falsa riga, a eccezione di un paio di pezzi surf strumentali che riproponiamo spesso nei nostri live. Il nostro obiettivo, in generale, è conoscere e farci conoscere&#8230; ma non a tutti i costi!</p>
<p><strong>Vedendovi live ho notato che siete una formazione piuttosto eterogenea. Sul palco c&#8217;era una maglietta degli Alter Bridge, una degli Off, un cantante alla Leighton Koizumi&#8230; insomma, quale alchimia vi lega e quali sono i vostri numi ispiratori?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Devo premettere che dopo il nostro incontro con Seba il gruppo ha subito una variazione di formazione che di fatto ha posto fine all’idea iniziale di band mista, e infatti Giulia, la nostra bassista, dopo qualche live ha dovuto lasciare per motivi personali: una grossa perdita in assoluto e soprattutto per l’impatto che la band poteva destare dal vivo. D’altro canto siamo contenti del nuovo arrivato Ste Red Stripe che si è calato subito nel nostro spirito e ha già messo del suo in diverse canzoni. Il nostro batterista Davide si diverte sempre a provocarci con le sue t-shirt da concerto, pur provenendo da tutt’altro background fa piacere vederlo appassionarsi, e con risultati soddisfacenti, a suonare garage e degenerazioni varie. Seba è innegabile che abbia una certa somiglianza con Leighton Koizumi, ha quello che si dice il <em>phisique du role</em>, è un autentico animale da palcoscenico, ma ritengo che al tempo stesso abbia una timbrica del tutto personale, difficile da trovare in giro, e direi perfetta per fare garage!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Esagerato Ric&#8230; grazie! Beh, comunque  la passione che abbiamo per la musica sicuramente gioca un ruolo fondamentale nei nostri equilibri, ma anche la voglia di divertirci e spaccarvi i timpani! I nostri numi ispiratori? Uhm.. ce ne sono davvero tanti per ognuno di noi! Da Jim Morrison a Screamin&#8217; Jay Hawkins, da Johnny Thunders a Gerry Mohr, da Jeffrey Lee Pierce a Keith Morris!  Insomma numi di diversi generi, ma  più che altro degli ispiratori ideali e non dal punto di vista strettamente musicale.</p>
<p><strong>Domanda spietata: il garage (Sixties o revival che si voglia) ha ancora senso dopo tutti questi anni? Dopotutto sono passati decenni dal momento in cui questa musica è esplosa e ha dato tutto o quasi quello che poteva dare&#8230; </strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Sai, non facciamo molto caso a quelle che sono le mode del momento, il garage ha vissuto una prima ondata durante i Sixties e un revival negli Eighties davvero niente male, tuttavia, pur non essendoci una vera scena che si possa definire tale in Italia, il garage di fatto non è mai morto.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Assolutamente! Ѐ bello vedere band che ancora tramandano garage con voglia di stupire. Ti spiego perché: anche se forse non c’è più un vero e proprio movimento, qualcuno che tenta di salvarci le orecchie  dalla merda che sta uscendo da qualche anno a questa parte c’è sempre, per fortuna!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: D’altra parte, come avrai avuto modo di sentire, non siamo dei puristi del genere, non abbiamo neanche l’organo.  La nostra novità, se così si può definire e ammesso che ci sia ancora qualcosa da inventare, è il tentativo di fondere insieme diverse componenti, qualcuno più esperto di me lo ha definito “rockabilly garagistico” (<em>il buon Luca Frazzi &#8211; n.d.andrea</em>], non dimenticando il nostro approccio punk che in alcuni pezzi si sente abbastanza chiaramente.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9817" title="foto2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg" alt="" width="566" height="391" /></a></strong><strong>Elencatemi i cinque dischi fondamentali della vostra formazione personale &#8211; e perché&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Ti diremo quelli che più si adattano all’idea dei Beatbreakers e che comunque mi hanno segnato personalmente. In ordine sparso:<br />
·    The Fuzztones: <em>Lysergic Emanations</em>, come fare a non metterlo?<br />
·    The Cramps: <em>Psychedelic Jungle</em>, la sintesi di diversi elementi che adoriamo, selvaggio e accattivante<br />
·    The Phantom Surfers: <em>18 Deadly Ones</em>, mi piace il surf strumentale, specie se cupo e malinconico, quello per così dire “avvincente” mi annoia&#8230;<br />
·    The Morlocks: <em>Emerge</em>, a proposito di Koizumi&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Doo Wop  Halloween Is a Scream</em>, pezzi oscuri e grotteschi recuperati dalla “peggiore” tradizione doo-wop, testi molto divertenti!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Da parte mia dico:<br />
·    The Brood: <em>In Spite Of It All</em>, ascoltatelo e poi capirete perché&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Kill By Death</em>, compilation punk ma dai pezzi  marci e cagneschi insomma quel che piace a me!<br />
·     Various artists: <em>Monster Bop</em>, la definirei una compilation rock’n’rolll di pezzi tirati fuori dall&#8217;aldilà<br />
·     MC5: <em>Kick Out The Jams</em>, kick out the jams motherfuckers!!!<br />
·    Jacobites: <em>Robespierre&#8217;s Velvet Basement</em>, qua cambiamo radicalmente genere, chitarre che piangono e voci malinconiche, un mix che nuoce alla propria solarità</p>
<p><strong>Cosa pensate delle reunion di band vecchie o comunque morte da anni, che piovono insistentemente da qualche tempo?</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Penso sia come qualcosa che vuoi riportare in vita nel tuo cervello e in un modo o nell&#8217;altro ce la fai, quando sei davanti a personaggi che han fatto la storia del genere. Ti vengono i brividi a pensare ai concerti, le persone che han conosciuto e specialmente il fatto che, qualche ora prima, ti stavi ascoltando un loro disco davanti una birretta e qualche ora dopo te li vedi di fronte! Non sono uno che si emoziona facilmente, ma a vedere veri e propri “stronzi” della musica mi si contrae il cervello.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ste Red Stripe</span>: Le reunion il più delle volte si rivelano come decisioni piuttosto azzardate, ma a volte delle piacevoli sorprese: basti pensare al panorama &#8217;77 UK punk; band come Slaughter and the Dogs, Stiff little Fingers, Rezillos, Boys, Buzzcocks etc&#8230; non tradiscono mai dal vivo e sono sempre energici, garantendo uno spettacolo all&#8217;altezza della loro fama. Altre volte è solo puro interesse economico e non è difficile rendersene conto.</p>
<p><strong>Trovate facilmente occasioni per suonare? Come definireste la situazione attuale del circuito live?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: In Italia siamo messi abbastanza male, e in particolare a Milano, se non fosse stato negli ultimi anni per il Mi-decay, che ha avuto il merito di ravvivare la scena e stimolare anche altri ad organizzare eventi alternativi, sarebbe francamente deprimente.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: D’altronde Milano è piena di fighetti&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9823" title="foto4" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong><strong>Raccontateci il concerto più bizzarro o allucinante che vi è capitato di fare<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Direi quello di spalla a Glenn Matlock, quando il nostro cantante era&#8230;come dire &#8220;un po’ su di giri&#8221; ed è stato allontanato dal locale mentre noi della band ancora stavamo suonando&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Eh sì&#8230; eravamo tutti un po&#8217; nervosi e io ho cominciato a bere parecchio; a un certo punto il microfono ha avuto dei problemi, così l&#8217;ho lanciato dall&#8217;altra parte della sala, scatenando una furiosa reazione del buttafuori che mi ha sollevato di peso cercando di trascinarmi fuori dal locale. Non so come sono riuscito a tornare sul palco e finire il concerto.</p>
<p><strong>Beatles o Stones? E perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Stones! in particolare i primi album con Brian Jones, il mio preferito è sicuramente  <em>Their Satanic Majesties Request</em>, i suoni tossici e imprevedibili mi tirano scemo!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Beatles per il semplice fatto che in casa mia, fin dall&#8217;infanzia, giravano solo i loro vinili.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per il talento, voci e capacità compositiva sicuramente i Beatles, gli Stones dal canto loro avevano una maggiore carica sul palco, quindi Beatles da studio e Stones dal vivo!</p>
<p><strong><em>Nuggets </em>o <em>Back From The Grave</em>? E Perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Pur essendo un vero estimatore di <em>Nuggets </em>ti dico che preferisco <em>Back From The Grave</em> come concetto, c’è un vero lavoro di riesumazione dietro ai vari volumi di pezzi più o meno interessanti mai venuti alla luce prima. Menzionerei anche <em>Pebbles</em>, <em>Desperate Rock’n’Roll</em>, e <em>Stompin’</em>&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Domanda difficile. Ma anche io dico <em>Back From The Grave</em>! Quelli erano tempi scuri e grezzi. Sembra la trama di un film ma è proprio cosi! Fuzz che ti scioglie il pensiero, voci da strizzata di palle&#8230; fantastico!”.</p>
<p><strong>Qualcuno di voi colleziona dischi? E quale è il vostro rapporto con la musica: una passione, un passatempo, un divertimento, un&#8217;ossessione&#8230;?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
Seba</span>: Si, io e Riccardo spesso e volentieri andiamo a cercare dischi interessanti da comprare. Il rapporto con la musica è un&#8217;ossessione pura. Sono sempre alla ricerca di band dimenticate nel tempo.</p>
<p><strong>Chi volesse contattarvi e magari ordinare il vostro cd promo, come può fare?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per ora non abbiamo mai fatto banchetti ai nostri concerti ma a ogni live chiunque ne avesse il desiderio può venircelo a chiedere personalmente, capita sempre di averne dietro una copia; oppure può contattarci sul nostro <a href="http://it-it.facebook.com/pages/The-Beatbreakers/160161670684622" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Facebook</span></a></p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/wednesday-night">Wednesday Night</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/alien">Alien</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/twelve-o-five">Twelve o&#8217; Five</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
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		<title>Girls in the garage</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 13:24:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una all-girl band in puro stile Sixties: ecco il 7" delle Bomb'o'Nyrics]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/bomb.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10025" title="bomb" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/bomb.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Thee Bomb&#8217;o'Nyrics &#8211; <em>Tonite/Tu N&#8217;es Pas Là</em> (Autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Il nome delle <a href="https://www.facebook.com/theebombonyrics" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Bomb&#8217;o'Nyrics</span></a> circola da un po&#8217; e vi è ronzato nelle orecchie se frequentate il fatidico &#8220;giro&#8221;. Ora, però, se non avete ancora avuto occasione di vederle live o di conoscerle direttamente, potete toccare con mano (ma non come pensate voi, pirloni),  grazie a un bel 7&#8243; autoprodotto, in vinile rosso caramella, da piazzare sul vostro piatto stereo.</p>
<p>Una all-girl band quindi, con innegabili radici nella tradizione Sixties e bubblegum: tutto è molto filologico, a partire dal look e dal feeling che emana il dischetto.<br />
I due brani sono semplicemente come dovrebbero essere e come ci si aspetta che siano: melodici ma non zuccherosi, punk ma non sguaiati, selvaggi ma non esageratamente lo-fi.<br />
Se vogliamo &#8220;Tonite&#8221; è più di stampo garage revival, con un riff portante che incattivito dai suoni del caso sarebbe quasi alla Morlocks; mentre la b-side dal sapor francese &#8211; almeno nel titolo &#8211; è decisamente più Sixties (con un tocco modernizzante di Cynics, così per buona pesa).</p>
<p>Non si sono inventate nulla, insomma, le Bomb&#8217;o'Nyrics, ma è proprio questo &#8211; come già detto decine e decine di volte &#8211; il pregio fondamentale. Il perpetuare con passione e fedeltà una tradizione che paradossalmente sembra viva e vegeta, ma solo perché là fuori c&#8217;è tanta gente che ci si appiccica per moda. E la moda, come la storia insegna, uccide più dell&#8217;aids.<br />
Procuratevi il disco e fatevi un favore: non pensate subito o solo alle minigonne e agli stivali &#8211; cioè pensateci, che son cose piacevoli&#8230; ma prima piazzate la musica.</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/WS6M0F_10mw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Double double shot</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 16:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due tasselli fondamentali del garage rock'n'roll underground europeo/italiano, ristampati su un unico cd. Shaking Street e The Double Shot ep dei maestri Sick Rose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/sick.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7496" title="sick" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/sick.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Sick Rose &#8211; <em>Shaking Street</em> + <em>The Double Shot ep</em> (Area Pirata, 2011)</strong></p>
<p>Seconda metà degli anni Ottanta; per la precisione 1987 e 1989. I <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/thesickroseband">Sick Rose</a></span> pubblicano rispettivamente il doppio 7&#8243; <em>The Double Shot ep</em> e l&#8217;album <em>Shaking Street</em> (entrambi per Electric Eye)&#8230; e ora, finalmente, dopo più di 20 anni, qualche anima pia si prende la briga di sbattere il tutto su un cd, per il godimento di chi non c&#8217;era e di chi &#8211; come il sottoscritto &#8211; all&#8217;epoca si fece sfuggire i vinili per scarsa lungimiranza o altro.</p>
<p>Come spiegano magistralmente le <em>liner notes</em> a cura di Roberto Calabrò (e chi meglio di lui poteva scriverle, dopo la monumentale opera sulla scena neo-Sixties italiana, <em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/08/roberto-calabro-eighties-colours-libro-recension/"><em>Eighties Colours</em></a></em>?), questi due lavori fotografano un momento di transizione per i Sick Rose, che da band di filologico garage Sixties tinto di folk rock si stanno trasformando in una macchina da guerra che macina proto-punk e rock&#8217;n'roll, sotto la protezione di numi tutelari come MC5 (di cui coverizzano &#8220;Shakin&#8217; Street&#8221;, presente nel cd in ben due versioni &#8211; e con una g aggiunta, così che diventa &#8220;Shaking Street&#8221;) e Flamin&#8217; Groovies. Un&#8217;evoluzione che troverà la sua forma definitiva o quasi col successivo <em>Floating</em> e che significa, utilizzando una semplificazione da verduraio iconoclasta, meno-organo-e-più-chitarre-per-la-madonna!</p>
<p>Detto questo, è comunque innegabile che entrambe i dischi piaceranno incondizionatamente a chiunque ami anche il garage più tradizionale, visto che ce n&#8217;è molto (e di quello sopraffino) in queste 16 tracce. Personalmente promuovo in blocco tutto <em>Shaking Street</em>, album veramente da paura, con quel gusto piccantino e agrodolce che segnava il declino degli Ottanta e che solo alcuni gruppi italiani &#8211; a mio parere &#8211; hanno saputo cogliere; il doppio 7&#8243; è sicuramente buono, ma un po&#8217; meno incisivo. Mi affascina di più l&#8217;outtake di &#8220;Shaking Street&#8221; in versione acustica incisa nel 1989: brividi evocativi a go-go.</p>
<p>Questo è un pezzo della storia del garage rock europeo. Un pezzo importante e imperdibile. A voi la scelta: restare nel medioevo o scegliere il rock&#8217;n'roll.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/F5keyNMERnA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Se vuoi entrare nel Giro, devi fare poche domande</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Mar 2011 09:53:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torna Il Giro, la fanzine più interessante, divertente e maniacale del momento per tutti gli appassionati di reperti musicali esoterici di area garage, beat, neo Sixties. Ma anche di calcio e vintage culture]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/il-giro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7038" title="il giro" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/il-giro.jpg" alt="" width="300" height="400" /></a>Il Giro</em> (marzo 2011)<br />
</strong></p>
<p>Dopo l&#8217;exploit con <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/07/il-giro-fanzine-recensione/"><strong>uscita a sorpresa e distribuzione carbonara dello scorso luglio</strong></a>, torna <em>Il Giro</em>, la fanzine più interessante, divertente e maniacale del momento per tutti gli appassionati di reperti musicali esoterici di area garage, beat, neo Sixties. Ma anche di calcio e <em>vintage culture</em>.</p>
<p>E&#8217; quasi imbarazzante recensire materiale del genere, perché si batte in loop sui medesimi concetti: è una figata, ah che sballo la cara vecchia fanzine cartacea, c&#8217;è la passione, c&#8217;è la qualità, ci trovate le monografie da sbavare, ci sono le interviste oscure, etc etc etc.</p>
<p>Ebbene è tutto verissimo. Tragicamente vero, per me che devo scriverne senza rischiare di sembrare un mezzo ritardato; deliziosamente vero per chi leggerà queste pagine. Quindi l&#8217;antifona è immutata: se vi piace leggere di musica, se apprezzate quello di cui si diceva in apertura, se il concetto di fanzine old school è radicato nel vostro personalissimo giardino dei ricordi libidinosi, allora dovete sbattervi un pochino e procurarvi <em>Il Giro</em>. Dico sbattervi perché non la troverete facilmente dai vostri spacciatori di fiducia, ma solo nel giro (eh già), e in un numero limitato di copie.</p>
<p>In questo numero vi potrete rifare gli occhi con una monografia sugli oscuri Sea-Ders (band freakbeat libanese), il consueto e godurioso angolo sul Texas punk, i micidiali Squires direttamente dal 1965, un report losangeleno da lacrime, un ripescaggio dei grandi Catacombs (neo-garage italiano fine anni Ottanta), una lunga intervista a Le Scimmie (band italiana anni Sessanta di beat tutta al femminile)&#8230; e poi ancora molta roba, ma proprio molta.</p>
<p>La chiave di lettura è ancora una volta quella che privilegia l&#8217;aspetto oscuro ed esoterico, per cui non dovete preoccuparvi se sapete poco o nulla dei gruppi di cui si parla; anzi è proprio il bello, perché gli articoli de <em>Il Giro</em> sono concepiti appunto per portare alla luce situazioni e gruppi altrimenti destinati alla nicchia estrema. E ben venga, dunque&#8230; anzi: meno si sa e più si gode a leggere queste pagine.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/zbGqgGI9XnI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Io sto con Rudi Protrudi</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/02/fuzztones-preaching-to-the-perverted-recensione/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 05:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Prinzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I veterani del garage rock tornano con uno dei migliori dischi che hanno sfornato negli ultimi anni: meno Sonics e più Doors... e la solita tonnellata di onestà fetente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/02/fuzzto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6550" title="fuzzto" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/02/fuzzto.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Fuzztones – <em>Preaching To The Perverted</em> (Stag-O-Lee, 2011)<br />
</strong><br />
Io sto con Rudi Protrudi. Sto con chi ha preso abbastanza calci in faccia per avere poi la dimestichezza sufficiente nel saperti afferrare per le palle con una manciata di vecchi brani rock&#8217;n'roll.</p>
<p>Non raccontiamoci balle, Rudi è un perdente. Ai giorni nostri la definizione politicamente corretta di perdente è “musicista di culto”; ok, può andar bene, ma chiamiamo le cose col loro nome: <em>loser</em>.<br />
I <a href="http://www.fuzztones.net/"><strong>Fuzztones</strong></a>, nella prima metà degli anni Ottanta, avevano il mondo ai loro piedi &#8211; o almeno erano in procinto di averlo. Show devastanti, un paio di album (soprattutto l&#8217;epocale <em>Lysergic Emanations</em>) che spaccavano, la nuova onda del garage revival cavalcata col piglio dei capobanda.<br />
Poi, il treno passa. L&#8217;underground non si tramuta in mainstream; arriva il grunge. Sono anni di oblio, Rudi fa e disfa, anni di dischi bruttini (per non dire di peggio), la nicchia è sempre più piccola, il “culto” sempre più sotterraneo.</p>
<p>Ma il garage non muore mai. Il garage brucia sotto le ceneri, instancabile.<br />
Così, un giorno di novembre dello scorso anno, mi ritrovo a una data del tour italiano per festeggiare i trent&#8217;anni di attività della band. Concerto bellissimo, sofferto e sudato, dai volumi insostenibili (le orecchie hanno continuato a fischiarmi ininterrottamente per due giorni filati). Mi compro il disco, questo <em>Preaching To The Perverted</em>.<br />
Che dire: non stiamo parlando di un capolavoro, ma di un disco terribilmente onesto. E piacevole. I nostri hanno abbandonato il fuzz in favore di un approccio più adulto, più “meditato”, al garage rock. Meno Sonics e più Doors, mi verrebbe da dire. Soprattutto in brani come “Don&#8217;t Speak The Ill Of The Dead” e “Hurt, Flirt &amp; Desert” le similitudini con il gruppo di Morrison sono evidenti.<br />
Comunque, quando pigiano sull&#8217;accelleratore vengon fuori dei pezzi più che dignitosi, vedi “Set Me Straight” e “Launching Sanity&#8217;s Dice”. Valore aggiunto al disco è l&#8217;organo del nuovo acquisto Lana Loveland, che canta con Rudi nella commovente “Bound To Please”, acme del disco: parte lenta e leggermente psych, decolla in un crescendo soul blues, per poi ripiegarsi dolcemente.</p>
<p>In definitiva, il miglior disco dei Fuzztones da parecchi anni a questa parte.</p>
<p>Che fate, voi ci state?</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/rv5bH9RwNjM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>I colori degli anni Ottanta brillano ancora</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/08/roberto-calabro-eighties-colours-libro-recension/</link>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 13:38:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roberto Calabrò &#8211; Eighties Colours (Coniglio, 2010, 224 pag.)
Con un paio di doppio malto in corpo si disattiva il filtro diplomazia e posso dirlo senza difficoltà: tanto ne avevo letto, tanto è stato esaltato e tanto ne continuo a leggere che questo libro &#8211; ancor prima di stringerlo tra le mani &#8211; mi stava sulle palle. Così per partito preso, da Bastian Contrario che &#8220;se piace a tutti è una merda&#8221; e cose così.
In più non giovava il prezzo esattamente amichevole (34 euro uno sull&#8217;altro) a dispormi benevolmente verso l&#8217;acquisto.
Poi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/08/Eighties_Colours_4be96ec620adc.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4626" title="Eighties_Colours_4be96ec620adc" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/08/Eighties_Colours_4be96ec620adc.jpg" alt="" width="300" height="416" /></a>Roberto Calabrò &#8211; <em>Eighties Colours</em> (Coniglio, 2010, 224 pag.)</strong></p>
<p>Con un paio di doppio malto in corpo si disattiva il filtro diplomazia e posso dirlo senza difficoltà: tanto ne avevo letto, tanto è stato esaltato e tanto ne continuo a leggere che questo libro &#8211; ancor prima di stringerlo tra le mani &#8211; mi stava sulle palle<span id="more-4621"></span>. Così per partito preso, da Bastian Contrario che &#8220;se piace a tutti è una merda&#8221; e cose così.<br />
In più non giovava il prezzo esattamente amichevole (34 euro uno sull&#8217;altro) a dispormi benevolmente verso l&#8217;acquisto.</p>
<p>Poi si sa&#8230; le vacanze finite, le incazzature e il bisogno di affogare le menate nello shopping compulsivo hanno fatto il resto e mi sono trovato alla cassa di una FNAC con il libro in mano, da pagare con bancomat così non pensi ai soldi che hai speso. E &#8211; pensate un po&#8217; a quanto sono una brutta persona &#8211; quasi speravo di avere comprato una cagata per potere poi liberare i miei più bassi istinti parlandone male.</p>
<p>Niente di tutto questo.</p>
<p>Il libro è oggettivamente un bel lavoro, che sviscera per la prima volta il panorama e il periodo dell&#8217;esplosione neo-garage italiana. Il tutto racchiuso in una copertina rigida, ricco di illustrazioni a colori e &#8211; soprattutto &#8211; basato su un lavoro di raccolta dati e archiviazione che sicuramente ha portato via tanto tempo ed energie; immagino la fatica per contattare tutte le persone interpellate, tanto per dirne una.<br />
La struttura fondamentale è peculiare (è suddiviso per annate) e lo rende diverso dalla maggior parte delle opere di stampo &#8220;dizionaristico&#8221;. Scelta vincente a livello di originalità, ma leggermente scomoda in caso di consultazione rapida (per dire: se volete leggere qualcosa sul secondo album dei <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/03/not-moving-sinnermen-black-n-wild-spittle-cd-recensione-review/">Not Moving</a></strong>, dovete ricordarvi l&#8217;anno in cui è uscito, andare al capitolo relativo e cercare nel testo la sezione relativa: non molto immediato, decisamente)&#8230; ma questa è una fisima dettata dal fatto che spesso i libri musicali li uso per lavoro, quindi sono abituato a considerarli anche uno strumento, piuttosto che un oggetto di semplice libidine.</p>
<p>Ad ogni modo libidine è il vocabolo chiave con cui descriverei la sensazione generale che <em>Eighties Colours</em> comunica. Una libidine voluttuosa, fatta di aperture random del libro per farsi guidare dal caso, nella lettura di schede, dichiarazioni, interviste e dettagli tecnici relativi alle band che animarono la tempesta del garage revival tricolore.</p>
<p>A rovinarmi davvero la festa è arivata una sola cosa: nonostante fosse sigillata, la copia acquistata aveva un bel tot di pagine leggermente rovinate (un piccolo strappo nella parte in alto all&#8217;interno, vicino alla rilegatura). Ho avuto la pulsione di tornare indietro per farmela cambiare, ma quando me ne sono accorto erano passati già almeno un paio di giorni&#8230; e ho desistito. E un po&#8217; mi girano le palle, perché 34 euro non sono esattamente il costo di un caffé al bar dietro S. Vittore.</p>
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		<title>L&#8217;altra Milano dell&#8217;altro Millennio</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/07/milano-otherwise-di-matteo-pellegrini-documentario-recensione/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 14:49:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Milano Otherwise, di Matteo Pellegrini (1989/90)

Un documento di cui ignoravo l&#8217;esistenza fino a pochi mesi orsono, che fotografa &#8211; nel formato di interviste più protoclip &#8211; quattro formazioni milanesi dell&#8217;area underground/garage/Sixties/psych tra il tramonto degli Ottanta e l&#8217;alba dei Novanta (purtroppo non si riesce a dedurre con esattezza l&#8217;anno).
Quattro lunghe istantanee in bianco e nero che hanno il sapore di quella Milano che tanto odiavo (e continuo a farlo, con la differenza che ora ci abito anche) negli anni Ottanta e Novanta, coi suoi squarci opachi, della stessa consistenza dell&#8217;eroina ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/mil.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4289" title="mil" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/mil.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Milano Otherwise</em>, di Matteo Pellegrini (1989/90)<br />
</strong></p>
<p>Un documento di cui ignoravo l&#8217;esistenza fino a pochi mesi orsono, che fotografa &#8211; nel formato di interviste più protoclip &#8211; quattro formazioni milanesi dell&#8217;area underground/garage/Sixties/psych tra il tramonto degli Ottanta e l&#8217;alba dei Novanta (purtroppo non si riesce a dedurre con esattezza l&#8217;anno).</p>
<p>Quattro lunghe istantanee in bianco e nero che hanno il sapore di quella Milano che tanto odiavo (e continuo a farlo, con la differenza che ora ci abito anche) negli anni Ottanta e Novanta, coi suoi squarci opachi, della stessa consistenza dell&#8217;eroina tagliata male da sniffare, col dolce/acido delle Ceres a 2500 lire l&#8217;una prese la mattina al bar.<br />
E detta così sembra una roba da cui è meglio tenersi lontani. A onor del vero l&#8217;avrei pensato, probabilmente, anche io fino a una decina d&#8217;anni orsono. Ma ora tutto ciò mi affascina e vedo, in queste cartoline da una Milano fetente e decadente, schegge che ho un po&#8217; vissuto, un po&#8217; sfiorato e che &#8211; chi l&#8217;avrebbe mai detto &#8211; con la maturità (?) dei 40 anni riesco a gestire anche emotivamente.</p>
<p>E&#8217; innegabile che una certa sbruffoneria (ora striata di candida ingenuità, ora semplicemente di arroganza) dei gruppi immortalati a tratti risulta lievemente fastidiosa ancora oggi, ma alla fine a vincere è il fascino di questo viaggio nel tempo &#8211; oltre che la qualità delle band e la consapevolezza che alla gioventù si perdonano queste cose&#8230; ed è un dovere sacrosanto farlo. Ci sono gli psichedelici e <em>wannabe professional</em> Peter Sellers and the Hollywood Party, i mod anfetaminici The Pow (con la loro milanesità molesta, ma un tiro pazzesco), i neo-Sixties Acid Flowers (bravi, ma naif e impacciatissimi ai limiti del buffo) e &#8211; infine &#8211; i Ritmo Tribale prima della fama, col loro rock sanguigno, un atteggiamento molto alla mano e un Edda (mi si perdoni l&#8217;onestà) fatto come una scimmia e perso in un delirio di umorismo oppiaceo.</p>
<p>Un bel documentario, dunque: forse non facilmente reperibile (a tal proposito ringrazio <strong><a href="http://elisarusso.splinder.com/">Elisa</a></strong> per l&#8217;aiuto), ma che merita qualche piccolo sbattimento o questua. Se conoscete un po&#8217; la Milano anni Ottanta sarà una specie di madeleine assassina &#8211; nel bene o nel male; se non la conoscete, vi godrete la musica.</p>
<p><center><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/DWoPqmSU98s&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/DWoPqmSU98s&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></center></p>
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		<title>Ma tu sei del giro?</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 16:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giro (64 pp.)
La carta è tra noi. Sarà la nostalgia canaglia delle fanzine e del tempo che fu, ma sembra che qualcuno si stia muovendo e sbattendo nell&#8217;ombra per riportare sotto ai riflettori l&#8217;antica arte dell&#8217;impaginare, fotocopiare e spillare. E io non posso che esserne contento, da fanzinaro in prima linea, dello zoccolo duro (quanta carta ho sprecato dalla fine degli Ottanta e per tutto il decennio successivo: dovrebbero mettermi in galera per reati ambientali).
Tranquilli, comunque: Il giro non è una fanza dedicata agli eroi delle due ruote. Niente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/ilgiro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4224" title="ilgiro" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/07/ilgiro.jpg" alt="" width="300" height="404" /></a>Il giro</em> (64 pp.)</strong></p>
<p>La carta è tra noi. Sarà la nostalgia canaglia delle fanzine e del tempo che fu, ma sembra che qualcuno si stia muovendo e sbattendo nell&#8217;ombra per riportare sotto ai riflettori l&#8217;antica arte dell&#8217;impaginare, fotocopiare e spillare<span id="more-4219"></span>. E io non posso che esserne contento, da fanzinaro in prima linea, dello zoccolo duro (quanta carta ho sprecato dalla fine degli Ottanta e per tutto il decennio successivo: dovrebbero mettermi in galera per reati ambientali).</p>
<p>Tranquilli, comunque: <em>Il giro</em> non è una fanza dedicata agli eroi delle due ruote. Niente Coppi, Pantani, Bartali e Gimondi.<br />
<em>Il giro</em> è, piuttosto, un grosso e ricco contenitore in cui può sguazzare chi ama il garage punk, il Sixties sound, il garage revival, la cultura (dal cinema alla musica alla letteratura alla moda) degli anni Sessanta/Settanta, il punk rock&#8230; e non solo. Se penso a un corrispettivo tra le fanzine del passato, mi viene in mente la mitica <em>Bob Rock</em> un po&#8217; più Sixties/beat, tanto per tagliare con l&#8217;accetta &#8211; e per chi conosceva <em>Bob Rock</em>, non dovrebbero necessitare altre spiegazioni per capire che sì, queste 64 pagine sono da avere.</p>
<p>Quindi, chiariamo subito che dovete prendervela. Purtroppo è proprio qui che iniziano gli pseudo-dolori. Infatti <em>Il giro</em> è speciale non solo nei contenuti, ma anche nel modo di porsi: dentro non trovate nessun riferimento, contatto, email, sito, numero di telefono &#8211; nada, nix, zero. Anche a firma degli articoli vengono usati solo e unicamente pseudonimi, per evitare di risalire alle vere identità delle persone coinvolte (è piuttosto chiaro, comunque, che qui ci scrivono veri appassionati, maniaci, fan, tuttologi e si sospetta che dietro agli pseudonimi si nasconda qualcuno della banda dei &#8220;soliti noti&#8221;, vista la qualità dei pezzi proposti).<br />
E perché mai questa bizzarria dell&#8217;anonimato? Semplice, perché <em>Il giro</em> è una fanzine per quelli &#8211; appunto &#8211; del giro.<br />
Per averla occorre essere &#8211; appunto &#8211; nel giro giusto; e se ne sei fuori, peccato&#8230; di certo non sarà facile procurartela, ma neppure impossibile (magari hai qualche amico/a che nel giro ci bazzica e allora potrebbe trafugartene una).</p>
<p>Veniamo ai contenuti, che comunque sono tutti da papparsi d&#8217;un fiato, anche quelli che apparentemente potrebbero non interessare: è tutto scritto davvero in maniera godibile e con una tonnellata d&#8217;entusiasmo, cosa che rende piacevole la lettura di ogni singola parola, indipendentemente dall&#8217;argomento trattato.<br />
In questo numero trovate &#8211; e cito solo alcuni spunti, per brevità &#8211; una retrospettiva sul punk Texano anni Sessanta, una sul punk neozelandese e una su quello messicano, una lunga sezione dedicata al beat nostrano, un&#8217;intervista a Erika Blanc e il pezzo forte&#8230; la mega-intervista verità a Joe Fuzz, vero mito e grande agitatore/supporter della scena musicale underground italiana.</p>
<p>Quanto costa? Non saprei. Chiedete a qualcuno del giro.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bugiardi per cui morire</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/05/liars-salvation-cant-stay-away-from-you-singolo-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 15:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Liars &#8211; Salvation/Can&#8217;t Stay Away From You (Area Pirata, 2010)
Fottuto godimento. Dagli umidi e profondi meandri del garage revival italiano riemerge una formazione leggendaria, ossia i The Liars di Pisa &#8211; nati nel 1985 e poi andati scemando lungo tutti i Novanta, fino a far perdere le proprie tracce. Ora tornano e chi meglio di Area Pirata poteva candidarsi a raccogliere in sette pollici (con doppio lato A, prego notare la finezza) di vinile nerissimo due loro nuovi brani? Nessuno, la risposta è ovvia.
Non c&#8217;è un cazzo da fare. I ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/05/liars7.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3676" title="liars7" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/05/liars7.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Liars &#8211; <em>Salvation/Can&#8217;t Stay Away From You </em>(Area Pirata, 2010)</strong></p>
<p>Fottuto godimento. Dagli umidi e profondi meandri del garage revival italiano riemerge una formazione leggendaria, ossia i <strong><a href="http://www.myspace.com/the_liars">The Liars</a></strong> di Pisa &#8211; nati nel 1985 e poi andati scemando lungo tutti i Novanta, fino a far perdere le proprie tracce<span id="more-3675"></span>. Ora tornano e chi meglio di <strong><a href="http://www.areapirata.com/">Area Pirata</a></strong> poteva candidarsi a raccogliere in sette pollici (con doppio lato A, prego notare la finezza) di vinile nerissimo due loro nuovi brani? Nessuno, la risposta è ovvia.</p>
<p>Non c&#8217;è un cazzo da fare. I fanatici del nuovo e delle band ggggiovani possono mettersi il cuore in pace e andare a farsi un giro, perché in realtà questo dischetto è la dimostrazione che palle, rock&#8217;n'roll e attitudine con gli anni spesso migliorano e si esaltano, come un vino buono o un distillato come dio comanda. Per cui aspettatevi che questi due brani vi rifacciano il culo nuovo, come minimo, alla faccia di chi dice che superata una certa età il rock&#8217;n'roll non è più cosa da farsi. Nossignore. Avete sbagliato tutto.</p>
<p>Neopsichedelia, garage punk e il sano rock&#8217;n'roll primordiale abitano in questi due solchi &#8211; e ci abitano a buon diritto e in maniera sacrosanta. Se poi voi non siete in grado di capirlo è un problema (e grave, aggiungerei) vostro; se invece due nomignoli tipo 13th Floor Elevators e Fuzztones vi fanno immediatamente drizzare i capelli (e magari anche qualcosa d&#8217;altro), allora fiondatevi a fare questo acquisto. Che peraltro è anche confezionato in una copertina da sturbo in puro stile Texas psych, che piacerebbe molto al Roky Erickson di una quarantina d&#8217;anni orsono.</p>
<p>Disco garage della prima metà del 2010, senza dubbio.</p>
<p><em>PS: il godimento aggiunto di questo 7&#8243; è che mi ha ricordato, come una madeleine, il giorno nebbioso di tanti anni orsono in cui comprai il loro album </em><em>Mindscrewer a poche lire da Supporti Fonografici a Merdano &#8211; pardon: Milano. E l&#8217;ho tirato fuori dopo un bel po&#8217; di tempo, per scoprire che mi piace ancora un casino.</em></p>
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		<title>Cuscini fanatici e garage rock</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Aug 2008 05:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Fanatik Pillows – Slang! (Fanatik Action Records, 2008)

Ho già avuto modo di scrivere da queste parti che trovo l’estetica Sixties garage un tantino patetica, perché spesso si riduce a una moda tanto quanto quella dark o, peggio, quella paninara. Discorso diverso per il sound di quegli anni. Intramontabile, semplicemente intramontabile, per il suo essere così candido e contemporaneamente rozzo.
Dal garage revival degli Ottanta in poi molti hanno provato a ricreare quel tipo di suono, scadendo spesso nel calligrafico. I Fanatik Pillows, seppur estremamente riguardosi, c’hanno il cosiddetto tocco in ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/cover-the-fanatik-pillows.jpg" alt="cover-the-fanatik-pillows.jpg" /><strong>The Fanatik Pillows – Slang! (Fanatik Action Records, 2008)<br />
</strong><br />
Ho già avuto modo di scrivere da queste parti che trovo l’estetica Sixties garage un tantino patetica, perché spesso si riduce a una moda tanto quanto quella dark o, peggio, quella paninara. Discorso diverso per il sound di quegli anni. Intramontabile, semplicemente intramontabile, per il suo essere così candido e contemporaneamente rozzo.</p>
<p>Dal garage revival degli Ottanta in poi molti hanno provato a ricreare quel tipo di suono, scadendo spesso nel calligrafico. I <strong><a href="http://www.myspace.com/fanatikpillows">Fanatik Pillows</a></strong>, seppur estremamente riguardosi, c’hanno il cosiddetto tocco in più. La zampata che fa la differenza. E una naturalezza addirittura imbarazzante.<br />
D’altronde non stiamo parlando di ragazzetti improvvisati, ma di gente che conosce bene il rock’n’roll e i suoi mille trabocchetti. Il cantante/chitarrista Fabio Favetta era alla testa di quei meravigliosi bastardi dei Monkey Buzzness, il bassista Tony Abruzzese suonava nei punk della prima ora Boys Next Door, il chitarrista solista Salvo Frigerio ne Gli Ultimi e il batterista Bobo (da poco rimpiazzato da Roberta) nei garagers Acid Lemon.<br />
Ciò che più sorprende dei 13 pezzi contenuti in questo fascinoso esordio è che sembra tutto dannatamente facile: il mood è “antico”, ma brilla di un’originale luce propria, se capite cosa intendo. I torinesi saltellano con maestoso slancio dal beat alla psichedelia, dal garage al frat rock, dal r&amp;b al folk che è una bellezza. Il tutto prosciugato di quegli inutili barocchismi e di quei trip psichedelici spaccamaroni, sovente presenti in dischi del genere.</p>
<p>Adesso facciamo un gioco. Chiudete gli occhi e immaginate di essere in un luna park gremito di famigliole felici, zingari resi innocui dalla canizie e guappi di periferia che si arrotolano sigarette. “Walk Up” è l’esplosione sorda di una bomba carta dentro un cassonetto dell’immondizia, seguita dalla voce soffocata dello speaker che in “Unkind” tenta di rassicurare gli avventori, facendoli al contrario piombare nel panico. Meno male che compare la brutta copia di Mal dei Primitives, ancora stonato dal botto, che biascica “Credevo in te”. Il folk dall’accento blues “2 Became One” prova a riportare l’ordine che arriva finalmente a seguito della doppietta “Sweet Roll Me On Down” e Lady Bird”, eccelse cover rispettivamente di <strong><a href="http://www.flamin-groovy.com">Flamin’ Groovies</a></strong> e <strong><a href="http://www.somevelvetmorning.net">Lee Hazlewood</a></strong>.<br />
Quando parte “I’m Pledging My Time” pare che i calci in culo siano più felpati del solito. Con “Up In Her Room” in sottofondo qualcuno stringe l’orsacchiotto di peluche appena vinto, per farsi coraggio prima di entrare nel freak show dove c’è un nano che strappa biglietti e sorrisi sulle note di “All My Time”. È tempo di salire sulle montagne russe con la testa separata dal corpo, come il giovane Lou Reed di “Inside Your Heart”. Poi riprendere fiato, fare una pausa, pensare (“Think”) e magari mandare giù un boccone nel chiosco giù all’angolo della strada dove una pittoresca coppia di hippie sta ascoltando “Naked If I Want To” dei Moby Grape. È ora di andarsene, camminare lentamente e girarsi a guardare da lontano le macchinine dell’autoscontro che si fanno via via più piccole. “Infediment For Your (Slang!)” è una ballata che sfuma come la giornata appena trascorsa.<br />
Una giornata indimenticabile</p>
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