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	<title>Black Milk Magazine &#187; Detroit</title>
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		<title>Asheton + Williamson = TNT</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Sep 2010 16:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Stooges &#8211; You Don&#8217;t want My Name, You Want My Action (Easy Action, 2009)
Se amate Ron Asheton e avete sempre avuto la curiosità di sentirlo all&#8217;opera insieme a James Williamson (entrambi alla sei corde, nota bene), questo cofanetto con cinque live del 1971 vi ammazzerà di godimento. Ma dovete essere dei fottuti fan. FAN. F-A-N. Perché si sente male ed è indegnamente costoso. Però&#8230; ascolterete brani mai finiti su un disco ufficiale e sentirete il gusto dell&#8217;eroina in gola. E &#8211; soprattutto -  non avete idea di cosa scatenavano ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/08/stoogesaction.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4647" title="stoogesaction" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/08/stoogesaction.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Stooges &#8211; <em>You Don&#8217;t want My Name, You Want My Action</em> (Easy Action, 2009)</strong></p>
<p>Se amate <a href="http://www.iggypop.org/ronasheton.html"><strong>Ron Asheton</strong></a> e avete sempre avuto la curiosità di sentirlo all&#8217;opera insieme a <strong><a href="http://straightjameswilliamson.com/">James Williamson</a></strong> (entrambi alla sei corde, nota bene), questo cofanetto con cinque live del 1971 vi ammazzerà di godimento. Ma dovete essere dei fottuti fan. FAN. F-A-N. Perché si sente male ed è indegnamente costoso. Però&#8230; ascolterete brani mai finiti su un disco ufficiale e sentirete il gusto dell&#8217;eroina in gola<span id="more-4645"></span>. E &#8211; soprattutto -  non avete idea di cosa scatenavano quei due con le loro chitarre al collo&#8230;</p>
<p>I dischi, ormai, non si vendono più come una volta; succede da almeno 13-14 anni. Cioè, in realtà l&#8217;industria discografica piange miseria almeno dagli anni Settanta, ma prima era una miseria milionaria, ora è una miseria un po&#8217; meno opulenta, visto che per entrare in classifica di vendita basta qualche migliaio di copie (2.000/3.000, mica 20.000 eh!).<br />
Quindi la pensata del music business è stata: &#8220;stimoliamo&#8221; quelli che i dischi già se li comprano (e non hanno mai smesso di comprarli) a cagare ancora più soldi. Il risultato è evidente ogni volta che entrate in un negozio di dischi o guardate uno store online. Secondo voi cosa sono quelle vagonate di box, cofanetti, limited edition, expanded edition con dvd e cd più o meno zeppi di inediti, pack con dischi+libretti+magliette+action figure, deluxe edition con cd/45 giri/riproduzione della pagella di prima media del cantante/tanga col logo della band? E non è facile non cascarci. Io l&#8217;ho fatto in questo caso (e in altri, ok) e &#8211; anche se con qualche bestemmia &#8211; devo dire di essere soddisfatto dell&#8217;acquisto. Certo è anche vero che una cosa un po&#8217; più dimessa, e magari a metà del prezzo che ho dovuto pagare, l&#8217;avrei preferita. Quindi in futuro tenterò di tirare una dozzina di respiri prima di farmi trascinare nuovamente dalla fregola assassina. Amen.</p>
<p>Dopo questo inutile, ma abbastanza liberatorio, pseudo-saggio autoreferenziale, passiamo a <em>You Don&#8217;t Want My Name, You Want My Action</em>, un box con ben quattro cd che immortalano cinque esibizioni che si svolsero rispettivamente il 13 aprile, 14 maggio, 15 maggio, 26 maggio e un imprecisato giorno del luglio 1971 (a Detroit, New York, St Louis e Wampler&#8217;s Lake).<br />
Lo sfondo di queste esibizioni è il declino della band: Williamson è entrato in organico da poche settimane, tre membri su cinque sono invischiati pesantemente nell&#8217;eroina, le vendite di <em>Fun House</em> sono state del tutto insoddisfacenti per la Elektra e &#8211; infine &#8211; il nuovo manager Danny Fields non riesce a stare al passo con le follie e le continue richieste di soldi (per bucarsi) degli Stooges.<br />
E&#8217; un brutto periodo, decisamente: amplificatori e strumenti vengono venduti per comprare eroina, i concerti spesso sono un freak show di zombie ed è chiaro che l&#8217;epilogo è &#8211; se non dietro l&#8217;angolo &#8211; comunque molto vicino. Eppure, seppellito in quel fiume di siringhe, scazzi, vomito e distruzione, c&#8217;è ancora un grande gruppo, che dall&#8217;intreccio creato da Asheton e Williamson esce rinnovato. Meno curioso, ma più moderno e senza dubbio anticipatore della furia hard rock di <em>Raw Power</em> e dei migliori dischi del genere a venire nei seguenti 40 anni.</p>
<p>Lucidità è un concetto bandito dagli Stooges nell&#8217;anno del signore 1971 &#8211; e ciò si era capito &#8211; quindi da questi cinque live non è legittimo aspettarsi precisione e coesione, ma piuttosto il suono inconfondibile e proibito dell&#8217;autodistruzione, del terrore sedato a colpi di ago. E&#8217; come essere di fronte alla Morte in persona, minacciosa e nera, ma se la guardi una decina di secondi capisci che sta a mala pena in piedi e ha fatto a se stessa quello che avrebbe potuto fare a te.<br />
Le scalette sono praticamente identiche (a parte il frammento della quinta, ovvero il concerto finale della band del luglio 1971, dopo cui gli Stooges Mark I si sciolsero) e contengono quasi solo materiale peculiare, di transizione, che poi la band abbandonò nella sua incarnazione seguente, quella che diede vita a <em>Raw Power</em>. Sono brani di rock duro e ipnotico, in cui Asheton e Williamson si alternato nelle vesti di chitarra solista e ritmica, spezzando la monotonia delle rispettive routine e lasciandosi andare senza troppi pensieri &#8211; complice anche il caos e la struttura piuttosto libera dei pezzi: la durata della medesima canzone, infatti, varia in maniera evidente a seconda della sera, dell&#8217;umore e del grado di stravolgimento.<br />
C&#8217;è decisamente molta meno sperimentazione &#8211; annegata nell&#8217;eroina e nell&#8217;impostazione più tradizionalmente rock di Williamson, che fa fortemente capolino nell&#8217;impasto &#8211; e una dose da cavallo di &#8220;improvvisazione calmierata&#8221;, nel senso che il numero di giri, la lunghezza degli assoli e le strofe di cantato non sono mai uguali nello stesso brano, come se fossero dettagli figli dell&#8217;umore e del colore del singolo momento (un gioco pericoloso che rischia di trasformare la medesima canzone, in maniera imprevedibile, in una polpetta di fogna o in un capolavoro, a seconda della serata: ascoltare per credere).<br />
Eppure mi sento di dire, e senza troppi ripensamenti, che siamo davanti a un ibrido pazzesco tra le due anime della band, quelle che per molti (me compreso, fino a poco tempo fa) sono state inconciliabili. Insomma, gli Stooges con Asheton e Williamson alle chitarre erano possibili e potevano funzionare. Ma la storia se li è mangiati.</p>
<p>I cinque concerti di <em>You Don&#8217;t Want My Name, You Want My Action</em> derivano da altrettante cassettine amatoriali &#8211; le cosiddette <em>audience recording</em> &#8211; che qualche anima folgorata ebbe la lungimiranza di incidere all&#8217;epoca (39 anni orsono), quindi non possono sentirsi bene: questo deve essere chiaro. Nella migliore delle ipotesi il tutto è stato ripreso con un apparecchio mono appoggiato da qualche parte nella sala; non sono bootleg rubacchiati da tecnici del suono truffaldini che incidevano dal mixer&#8230; è tutto crudo, nudo, caotico, mono e condito con quel classico gracidare della registrazione che va in saturazione per il volume troppo alto. E nei punti in cui il nastro si è rovinato per gli anni trascorsi, state sicuri che vi accorgerete che qualcosa non va.<br />
A ben pensarci, però, questo è l&#8217;unico tipo di registrazione plausibile, coerente con la decadenza degli Stooges nella primavera del 1971; per una band che si sta sfaldando è perfetta una fotografia così sfocata, deragliante e fangosa.</p>
<p>Concludendo? Niente grappa Bocchino &#8211; che fa ancora caldo e poi è mille volte meglio la Nardini &#8211; ma l&#8217;idea è che se avessero pubblicato un semplice doppio cd con copertina sobria, invece di questo sfarzoso e arrogante pseudo-libretto (con incluse quattro riproduzioni tipo santino di foto polaroid, di cui proprio non capisco l&#8217;utilità) da quattro dischi, tutto sarebbe stato meno costoso e più accessibile ai fan che DEVONO sentire questa roba (già bootlegata solo in parte, in passato).</p>
<p>Fate i vostri giochi&#8230; nel caso vi sembrasse troppo costoso <a href="http://punknotprofit.blogspot.com/2010/03/stooges-1971.html"><strong>QUI</strong></a> potete scaricare i quattro cd in mp3.</p>
<p><center><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/WRpi9jV61LI?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/WRpi9jV61LI?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></center></p>
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		<title>Destroy All Monsters &amp; Dark Carnival files pt.3</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 17:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella puntata  precedente abbiamo lasciato i Destroy All Monsters con due singoli pubblicati e l&#8217;ennesimo cambio di formazione da affrontare: i due fratelli Ben e Michael Miller (rispettivamente sax e chitarra) mollano tutto; la band è diventata troppo punk per loro e si sentono limitati. D&#8217;altra parte la missione che Ron Asheton e Michael Davis si erano prefissi è andata a buon fine: prendere un gruppo di studenti artistoidi e farlo diventare un cazzutissimo gruppo di rock&#8217;n'roll. E non è tutto, visto che a pochissima distanza dall&#8217;ultima uscita, la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/greates.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3800" title="greates" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/greates.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Nella <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/05/destroy-all-monsters-dark-carnival-files-parte-2/"><strong>puntata  precedente</strong></a> abbiamo lasciato i Destroy All Monsters con due singoli pubblicati e l&#8217;ennesimo cambio di formazione da affrontare: i due fratelli Ben e Michael Miller (rispettivamente sax e chitarra) mollano tutto<span id="more-3784"></span>; la band è diventata troppo punk per loro e si sentono limitati. D&#8217;altra parte la missione che Ron Asheton e Michael Davis si erano prefissi è andata a buon fine: prendere un gruppo di studenti artistoidi e farlo diventare un cazzutissimo gruppo di rock&#8217;n'roll. E non è tutto, visto che a pochissima distanza dall&#8217;ultima uscita, la band pubblica un&#8217;altro singolo (il terzo): &#8220;What Do I Get?&#8221;/&#8221;Nobody Knows&#8221; del 1979, su IDBI/Cherry Red.</p>
<p>Missione compiuta quindi. L&#8217;autostrada del rock&#8217;n'roll aspetta i Destroy All Monsters, pronta a fare stuprare il proprio asfalto squagliato dal sole dai pneumatici dentati di Ron Asheton e compagnia sferragliante.<br />
Ok, fermiamoci un attimo. Un respiro, anche due.<br />
Il fatto è che&#8230; è quasi imbarazzante come questi meravigliosi esemplari di perdenti del rock&#8217;n'roll seguano schemi quasi matematici, riconducibili a formule e algoritmi (peraltro piuttosto elementari). E tutti portano allo stesso risultato, ossia che quando la fine del tunnel sembra un po&#8217; meno lontana o addirittura vicina, <em>i-ne-vi-ta-bil-men-te</em> succede il patatrac. Ciò significa, in questo caso specifico, che per i successivi anni (fino al 1985 circa) i nostri (anti)eroi vivacchieranno in stato quasi vegetativo fino a spegnersi, facendo sporadici concerti e raccogliendo pochi consensi, troppo pochi persino per trovare un&#8217;etichetta disposta a pubblicare un loro album. Proprio così: tre singoli uno dietro all&#8217;altro, amicizia con gente del calibro di Ramones, Pere Ubu e Dead Boys, un ex Stooges e un ex MC5 in formazione sono il trampolino di lancio per un bel nulla di fatto, di quelli che ti stroncano gli entusiasmi e ti fanno chiedere &#8220;ma chi me lo fa fare!?&#8221;.</p>
<p>Per quanto desolante, però, questo periodo comatoso è il contenitore di un evento specifico che &#8211; porca miseria schifosa &#8211; è forse l&#8217;elemento che inconsciamente mi ha spinto a scrivere queste migliaia di battute e a martoriarvi le palle per mesi (e a puntate, per giunta). Perché c&#8217;è qualcosa di mistico, in quello che sto per raccontarvi. Qualcosa che lascia intravedere quanto il rock è bastardo, ma sceglie le persone e in qualche maniera agisce secondo un suo piano &#8211; che è infame e spietato nella migliore delle ipotesi, ma ha un senso inoppugnabile.<br />
Ebbene, dovete sapere che circola una voce &#8211; la fonte è l&#8217;attuale partner di Niagara, The Colonel &#8211; che <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2007/11/36/">Lester Bangs</a></strong> (sì lui) il 30 aprile 1982 sia morto, nel suo appartamento, con indosso una t-shirt dei Destroy All Monsters. Certo, non c&#8217;è traccia di conferma nella biografia di Bangs che riporta anche qualche testimonianza ufficiale, ma sapete perfettamente che a una voce così non possiamo far altro che voler credere. Desideriamo crederci ossessivamente. Noi vogliamo che sia vero, perché è il rock stesso a volerlo, in qualche maniera [<em>comunque Lester era un fan del gruppo, è assodato, ed è anche apparso in tv con la maglietta in questione; per cui, pieghiamo la storia al nostro volere, comunque le cose siano andate</em>].</p>
<p>Ma torniamo al gruppo. Nei cinque anni che costituiscono la prima metà degli Ottanta i Destroy All Monsters semplicemente si esauriscono lentamente, come Niagara stessa ricorda: &#8220;eravamo durati un bel po&#8217; &#8211; quasi otto anni. Era molto. Non riuscivo quasi a crederci. Sarebbe potuto finire tutto molto prima. C&#8217;erano momenti in cui suonavamo tanto, altri di stallo totale e pian piano ci siamo resi conto che non ci importava più e che ci eravamo stancati della band. E&#8217; una cosa che ha preso tutti nello stesso momento&#8221;. Poi Niagara inizia a raccogliere i primi consensi come artista figurativa, con le sue tele acide e le sue installazioni sopra le righe &#8211; mentre Ron Asheton sembra affascinato dal mondo del cinema di serie B, soprattutto quello legato all&#8217;horror low budget. Le passioni stanno cambiando, è tempo di staccare la spina.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/welcome.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3801" title="welcome" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/welcome-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>E&#8217; così che si spegne un gruppo che avrebbe potuto diventare grande, ma è semplicemente rimasto un culto (e si sa: lo stato di culto soffoca la vita e diventa sopportabile solo a posteriori); un culto fatto anche di ristampe, bootleg vari e reunion a partire dagli anni Novanta fino a oggi, cose che leniscono solo parzialmente le ferite procurate in quei lunghi e tossicissimi otto anni di vita.<br />
Ma The Colonel, amico dei Destroy All Monsters di vecchia data, ha altri progetti. E questi progetti si chiamano Dark Carnival, ovvero un carrozzone di luccianti reietti della scena detroitiana, che &#8211; nei suoi intenti &#8211; deve esibirsi sui palchi di ogni buco infernale, per riportare alla gente il verbo del rock animalesco della Motor City.</p>
<p>The Colonel: &#8220;Cosa era successo alla musica? Non c&#8217;erano più gli Stooges, gli MC5, i Destroy All Monsters. E se n&#8217;era andato anche quel sound metallico che aveva reso famosa Detroit. Allora decisi di scovare qualcuna delle star dell&#8217;underground detroitiano. L&#8217;ispirazione mi venne da un incubo che aveva a che fare col carnevale e alla fine quello che ottenni era un carrozzone viaggiante di freak&#8230; che è come dire una band, almeno per me. Ho cercato in club, bar, sale da biliardo e poligoni di tiro. Negli hotel più pulciosi. Nelle fognature. Alla fine ho trovato Ron Asheton, che guardava i fratelli Marx in tv; mi disse che era disponibile e ci stava. Niagara la beccai a una festa di Natale di Creem; pensava io fossi matto, ma le dissi che l&#8217;avrei aiutata a farsi sistemare gli incisivi che si era rotta col microfono, così mi disse che era della partita. Scott Asheton degli Stooges non aveva niente da fare, così lo arruolai alla batteria&#8221;.</p>
<p>Come dice The Colonel (che nel giro di un annetto avrebbe scalzato Ron Asheton dal ruolo di compagno di Niagara e l&#8217;avrebbe sposata), questo gruppo è più un freak show itinerante, anche perché la formazione è ben lungi dall&#8217;essere fissa. Il concept, anzi, è proprio quello di una specie di circo in cui i musicisti si avvicendano e sul palco non ci sono quasi mai le stesse persone per più di un paio di brani. Ron Asheton: &#8220;Niagara e The Colonel avevano messo su una specie di parata di star. C&#8217;erano tutti i migliori. E poi non era richiesto che io suonassi tutte le canzoni. Persino i batteristi erano più di uno. Così è successo di nuovo: per me era il momento di suonare ancora&#8221;.</p>
<p>Un carrozzone con tutti i crismi e come ogni carrozzone che si rispetti vaga e sopravvive, tentando di non farsi fagocitare da ciò che lo circonda, tentando di creare un proprio ambiente protetto, un far west dell&#8217;anima in cui i cattivi vincono e ti amamzzano a colpi di assolo.<br />
<a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/ride.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3813" title="ride" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/ride.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Questo significa che il gruppo conduce un&#8217;esistenza che definire frammentaria e frammentata è quasi un delicato eufemismo. Le uscite sono a volte sporadiche, altre a raffica, ma sostanzialmente &#8211; a parte un live show in grado di lasciare soddisfatti tutti senza se e senza ma &#8211; mancano le fondamenta per imbrigliare questa entità in un progetto organico, che segua un percorso minimamente lineare. Del resto, per comprendere senza troppi giri di parole ciò di cui stiamo parlando, basta dare un&#8217;occhiata ai nomi dei Carnies (ovvero i vari componenti che si avvicendano sul palco, dal vivo): i fratelli Asheton, Niagara, Cheetah Chrome (sì lui), Phil &#8220;Greasy Carlisi&#8221;, Ron Cumbo, Gary Adams, Joe Hayden Art Lyzak, Bootsey X, Jerry Vile, Mike McFeathers, Jim Carroll (sì lui) e The Colonel.</p>
<p>E&#8217; anche naturale che live il gruppo si trasformi in una specie di juke box detroitiano spaccaossa, con virate verso il punk dei Dead Boys (ovviamente quando Cheetah è presente). In pratica i DC sono una all star tribute band e la loro discografia lo testimonia senza alcun dubbio: due album dal vivo, zeppi di cover (<em>Welcome To Show Business</em> &#8211; del 1990, su Revenge &#8211; e <em>Greatest Show in Detroit</em> &#8211; del 1991, stessa label), e un solo misconosciuto LP &#8211; quasi postumo &#8211; di originali (<em>The Last Great Ride</em>, 1997, su Sympathy For The Record Industry).</p>
<p>I Dark Carnival non vedono finire il Ventesimo secolo e si sciolgono a fine anni Novanta. Niagara li liquida così: &#8220;Forse sono durati più del dovuto. Io volevo ritornare a dedicarmi interamente alla mia arte: ero ancora abbastanza giovane per farlo&#8221; .<br />
E a noi &#8211; come al solito &#8211; non resta che riascoltare i dischi che la lunghissima epopea targata Destroy All Monsters/Dark Carnival, in tutta la sua squinternata magnificenza, si è lasciata dietro come una scia (consiglio personale: il secondo live dei Dark Carnival è quasi fondamentale).</p>
<p>Certo, a ripensare che ho scritto più di 31.500 caratteri solo per potere raccontare che Lester Bangs è &#8211; <em>forse</em> &#8211; morto con una T-shirt dei Destroy All Monsters&#8230; beh, mi sento vagamente confuso. Ma, del resto, evidentemente il rock lo voleva.</p>
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		<title>Destroy All Monsters &amp; Dark Carnival files pt.2</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 14:56:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riassunto della puntata precedente: nel 1974 un gruppo di aspiranti artisti dell&#8217;area di Detroit mette su una band dedita al rumore e all&#8217;anti-rock: si fanno chiamare Destroy All Monsters e suonano strumenti bizzarri, producendo una mistura sonica che &#8211; nella migliore delle ipotesi &#8211; suscita disprezzo e fastidio negli ascoltatori.
Nel 1976 vengono a sapere che Ron  Asheton è tornato a casa e gli chiedono di jammare con loro. Asheton non è entusiasta, ma appena vede l&#8217;avvenente cantante Niagara dimentica ogni perplessità e &#8211; anzi &#8211; si ricorda che il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/dam-78.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3213" title="dam 78" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/dam-78.jpg" alt="dam 78" width="400" height="265" /></a>Riassunto della <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/04/destroy-all-monsters-dark-carnival-files-parte-1/">puntata precedente</a></strong>: nel 1974 un gruppo di aspiranti artisti dell&#8217;area di Detroit mette su una band dedita al rumore e all&#8217;anti-rock: si fanno chiamare Destroy All Monsters e suonano strumenti bizzarri, producendo una mistura sonica che &#8211; nella migliore delle ipotesi &#8211; suscita disprezzo e fastidio negli ascoltatori<span id="more-3199"></span>.</p>
<p>Nel 1976 vengono a sapere che <strong><a href="../2009/01/addio-ron-asheton/">Ron  Asheton</a></strong> è tornato a casa e gli chiedono di jammare con loro. Asheton non è entusiasta, ma appena vede l&#8217;avvenente cantante Niagara dimentica ogni perplessità e &#8211; anzi &#8211; si ricorda che il vecchio amico (ed ex bassista degli <strong><a href="../2005/11/32/">MC5</a></strong>) Michael Davis è appena uscito dalla galera e potrebbe essere una buona aggiunta all&#8217;organico. Michael ci pensa un po&#8217;, occorre convincerlo, ma alla fine la parlantina di Cary Loren solletica il lato più rock di Davis.</p>
<p>Michael Davis: &#8220;Avevo deciso che avrei provato a condurre una vita più normale; non era  nei miei piani essere ancora un rocker, ma è una di quelle cose che una  volta che ti entra nel sangue definisce la tua persona e non puoi fare  diversamente. [...]Era un periodo particolare per me, ero appena uscito dal carcere e non sapevo cosa avrei fatto. Ron Asheton mi chiese di unirmi a questo gruppo con lui. Erano tutti molto talentuosi, ma anche tutti  molto ubriachi per la maggior parte del tempo. Il nostro manager ci disse (non ne poteva più di noi) che le nostre prove non erano altro che cocktail party con il nome cambiato. Tutti si bevevano sei birre e mezzo litro di rum prima ancora di accordare il proprio strumento. Era ridicolo, ma è quello che facevamo allora. C&#8217;erano i fratelli Miller, avevano un talento pazzesco&#8230; erano grandi, arrivavano dalla Boston School of Music, musicisti magnifici,    con belle idee&#8221;.</p>
<p>Con l&#8217;arrivo di Davis inizia il processo graduale di trasformazione del sound dei Destroy All Monsters che, da collettivo di sperimentazione artistico-musicale, andranno a mutare in un combo di punk rock&#8217;n'roll detroitiano al vetriolo. E&#8217; &#8211; come sappiamo &#8211; la missione che Ron Asheton si è prefisso: &#8220;prendere un gruppo di studenti che facevano solo rumore e trasformarli  in una band di vero rock’n&#8217;roll&#8221;.</p>
<p>In questa fase la line-up vede Niagara alla voce, Cary Loren alla voce, tamburello e chitarra, Ron Asheton alla chitarra solista, Larry Miller alla chitarra, Rob King alla batteria, Ben Miller al sax e Michael Davis al basso. Ci sono dunque tre chitarre. Nel quadro entra anche un manager: il bizzarro Colonel Galaxy, uno studente con la passione per la musica e l&#8217;arte.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/05/Cary-e-Niagara.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3359" title="Cary e Niagara" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/05/Cary-e-Niagara.jpg" alt="Cary e Niagara" width="250" height="319" /></a>Ben Miller: &#8220;A volte Cary accompagnava solo al tamburello e cantava, ma di solito suonava i giri fondamentali alla chitarra, mentre Ron si occupava delle rifiniture con i suoi assolo rock e a Larry toccavano le parti più intricate, melodiche e piene di effetti per creare un tappeto su cui poggiasse tutto. Il mio sax alto era collegato a diversi effetti e apparecchi elettronici. Diciamo che questa seconda incarnazione dei DAM, all&#8217;inizio, era un vero casino immondo&#8221;.</p>
<p>Prova dopo prova le personalità musicali di Asheton e Davis prendono il sopravvento. La band ne guadagna sicuramente in impatto, ma l&#8217;idea fondante dei DAM inizia a scemare, creando anche qualche problema interno.</p>
<p>Cary Loren: &#8220;Asheton e Davis erano come degli idoli nel paradiso del rock per noi, e avevamo creduto a una visione della band che potesse amalgamare la sperimentazione con l&#8217;energia. Ben presto, però, i DAM persero del tutto la strada e divennero un&#8217;entità rabbiosa e violenta di energia ed ego fuori controllo.  Il punk rock era esploso ed era all&#8217;apice, così il gruppo si accodò a questa moda&#8221;.</p>
<p>Ben Miller: &#8220;Quando arrivò Mike la conformazione del gruppo divenne stabile e si perse parecchia della spontaneità iniziale. Ad ogni modo raggiungemmo una compattezza che prima ci mancava. Non ci sembrava un compromesso: era solo il modo in cui le cose stavano andando&#8221;.</p>
<p>A complicare le cose interviene anche il fattore umano; Asheton e Niagara ben presto iniziano a frequentarsi e Loren non vede di buon occhio il furto della sua partner da parte dell&#8217;ex Stooges. Ma il vero elemento destabilizzante in questo quadro, di per sé già mercuriale, è dato dalla salute di Loren, che inizia a soffrire di problematiche psichiatriche. Lo racconta lui stesso in questa maniera: &#8220;Mi capitarono due gravi episodi di schizofrenia. Nell&#8217;estate del 1976,appena dopo l&#8217;abbandono di Jim e Mike, ebbi una serie di nitidissime visioni e allucinazioni uditive a sfondo mistico, che andarono avanti per un mese: mi feci ricoverare volontariamente in una clinica psichiatrica. Niagara e i miei genitori mi aiutarono nella terapia (torazina, stelazina&#8230; pensa a una di quelle robe e io l&#8217;ho presa) e nel giro di sei mesi ero di nuovo in pista con la band, ma mi facevo un casino di droghe per contrastare l&#8217;effetto annebbiante dei farmaci. Ebbi un secondo grave episodio a New York, mentre eravamo in giro col gruppo; fu umiliante, mi rispedirono indietro in aereo e da lì a poco mi cacciarono, perché non sopportavano più i miei atteggiamenti alla Syd Barrett&#8221;.</p>
<p>E&#8217; curioso come Niagara invece, molto diplomaticamente, citi solo gravi differenze artistiche come motivazione dell&#8217;uscita di Cary Loren dal gruppo: &#8220;Lui era un chitarrista flamenco. Suonava benissimo, ma tutti erano d&#8217;accordo sul fatto che il suo stile non si adattava al gruppo e non poteva restare. Fu un brutto giorno quando glielo dissero&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/bored.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3301" title="bored" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/bored.jpg" alt="bored" width="300" height="300" /></a>Qu<strong>e</strong>sta cacciata segna l&#8217;inizio ufficiale del periodo punk dei Destroy All Monsters, che divengono a tutti gli effetti una bomba di rock detroitiano e suggestioni metalliche. Nel giro di poco tempo la band inizia a entrare nel giro giusto, facendo amicizia e suonando spesso con Pere Ubu, Ramones e Devo.</p>
<p>Il gioco sembra farsi serio davvero e il gruppo entra in studio per incidere un singolo per la IDBI; il disco, pubblicato nel 1978, contiene due soli brani: &#8220;Bored&#8221; e &#8220;You&#8217;re  Gonna Die&#8221;. In questo 45 giri si percepisce la potenza del sound, ma anche una certa difficoltà nel canalizzarla e restituirla fedelmente su disco: la bestia DAM, in effetti, è più abituata ai palchi che non alle sale d&#8217;incisione e agli ambienti asettici. Il risultato è comunque non lontano da alcune atmosfere alla <em>Fun House</em> di stoogesiana memoria, giusto con qualche apertura più hard rock&#8217;n'roll mainstream e meno deragliante rispetto al capolavoro del quartetto Pop/Asheton/Asheton/Alexander.</p>
<p>Ben Miller: &#8220;Prima di andare a incidere mi ricordo che Scott Asheton mi metteva in guardia: &#8216;chiusi in studio non è facile sentirsi a proprio agio&#8217;. Però io avevo già registrato, in passato, col mio registratore a due tracce a casa e così non diedi peso alle sue raccomandazioni. E feci male: non ero mai stato in uno studio  professionale e quando venne il mio turno fu davvero dura&#8221;.</p>
<p>Solo sulla scorta del fatto di avere Ron Asheton in organico, il 45 giri viene immediatamente opzionato dall&#8217;etichetta inglese Cherry Red per un&#8217;edizione europea: lo acquistano a scatola chiusa, senza neppure averlo ascoltato. Da questo contatto d&#8217;oltreoceano nasce l&#8217;occasione di un tour inglese; i DAM non si  fanno certo pregare e si imbarcano nell&#8217;impresa. Nonostante il consueto disastro organizzativo (il promoter, un tale DB,  non si prende la briga di diffondere la notizia del tour, né di  preparare qualche manifesto o locandina) è una bella occasione e il  gruppo lascia un&#8217;ottima impressione in alcuni circoli, mentre per altri i DAM sono solo un gruppo che tenta di cavalcare l&#8217;heavy rock dei primi anni Settanta, con troppe incursioni ai confini col metal.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/05/black-hole.jpg"><img class="alignleft size-full  wp-image-3345" title="black hole" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/05/black-hole.jpg" alt="black hole" width="300" height="300" /></a>Proprio la pubblicazione di &#8220;Bored&#8221;/&#8221;You&#8217;re  Gonna Die&#8221; provoca un moto di rabbia in Cary Loren, che decide di far uscire &#8211; a proprie spese e senza consultare gli altri &#8211; un singolo dei Destroy All Monsters così come suonavano nell&#8217;incarnazione più sperimentale appena precedente. Da quest&#8217;idea scaturisce il 45 giri <em>Days of Diamonds</em>, che vede la luce nel 1978 (non è chiarissimo se sia uscito nel &#8217;78 o &#8217;79, a onor del vero: le varie discografie sono discordanti, così come i ricordi delle parti coinvolte; noi accogliamo la data dichiarata da Loren) e contiene quattro brani:  &#8220;Intro&#8221;, &#8220;Assassination Photograph&#8221;, &#8220;Dream Song&#8221;, &#8220;Destroy A.M.&#8221;  e &#8220;There is No End&#8221;. L&#8217;etichetta è la Black Hole Records e ne vengono stampate 1000 copie.</p>
<p>Si tratta di pezzi noise incisi con un registratore a cassette in sala prove, con formazione a sette elementi; la qualità è piuttosto ruvida, per usare un eufemismo. Julian Cope, comunque, <strong><a href="http://www.headheritage.co.uk/unsung/thebookofseth/1088">recensisce in dettaglio il disco nel suo sito</a></strong> e ne è piuttosto affascinato.</p>
<p>Nel frattempo i Destroy All Monsters continuano e, probabilmente, credono realmente di essere sulla buona strada per divenire una band professionale, che si sostenta e vive della propria musica. Del resto i segnali sono piuttosto incoraggianti: arriva la richiesta per un secondo 45 giri &#8211; sempre per IDBI/Cherry Red &#8211; e la band torna in studio. E&#8217; il 1979.</p>
<p>Dalle nuove session scaturiscono due brani (su quattro immortalati su bobina): &#8220;Meet The Creeper&#8221; e &#8220;November 22, 1963&#8243; (dedicata ovviamente all&#8217;assassinio di John Kennedy), che vanno a comporre il nuovo singolo. Un singolo molto punkeggiante, dal sound piuttosto impastato e fangoso, ma godibilissimo e rock fino al midollo; ma anche un dischetto che segna un&#8217;ulteriore defezione nella band, che si trova a fronteggiare grossi problemi di organico.</p>
<p>Abbiamo detto, infatti, che la session aveva prodotto quattro canzoni, che insieme avrebbero dovuto costituire un EP; in realtà i progetti cambiano perché poco prima della stampa del disco due celementi del gruppo abbandonano la partita.</p>
<p>Ben Miller: &#8220;In studio era andato tutto benissimo, c&#8217;era feeling. Anche il tecnico del suono era bravo. Ci sono due pezzi che registrammo, ma sono rimasti inediti: &#8216;Broken  Mirrors&#8217; e &#8216;Taken For Granite&#8217;. Questo perché Larry ed io decidemmo di andarcene dal gruppo prima che il disco uscisse e siccome le due canzoni le avevamo scritte noi, il resto della band decise di ometterle. [...] Io e Larry volevamo fare altro, qualcosa di più vario, e ci sentivamo limitati. E poi Ron e Niagara erano diventati un problema: erano gli unici due su cui tutta l&#8217;attenzione del pubblico era puntata e si erano messi in testa di essere rockstar. Spesso arrivavano alle prove con ore e ore di ritardo, si stupivano se gli altri &#8211; stufi di aspettarli &#8211; se n&#8217;erano andati e si chiedevano perché tutti erano sempre incazzati&#8221;.</p>
<p>La  formazione ora è ridotta a Niagara alla voce, Ron Asheton alla chitarra, Rob King  alla batteria e Michael Davis al basso: in pratica sono rimasti solo i rocker più duri e puri, che hanno intenzione di cavalcare la locomotiva deragliante del loro sound estremo a base di proto punk, rock duro e graffiante.</p>
<p><em>[Per ascoltare i dischi di cui si è parlato, oggettivamente molto rari, potete scaricare <strong><a href="http://rapidshare.com/files/57528134/Destroy_all_monsters_-_Album.rar.html">QUESTA</a></strong> compilation assemblata da un privato. I 7" sono usciti anche in una raccolta su LP a cura della francese Revenge (1989)]</em></p>
<p>Vai alla <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/04/destroy-all-monsters-dark-carnival-files-parte-1/">PRIMA PARTE</a></strong></p>
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		<title>Destroy All Monsters &amp; Dark Carnival files pt.1</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 21:07:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“&#8230;a musical 3D  experience; drugs, decadence and death&#8230;” [The Michigan Daily, giugno 1977]
Chi bazzica negozi, banchetti e convention in cerca di vinile sopraffino &#8211; possibilmente a buon mercato &#8211; sicuramente almeno una volta si sarà trovato tra le mani un disco dei Destroy All Monsters o dei Dark Carnival. In entrambi i casi a colpire sono due cose: la presenza di Niagara, l&#8217;iconica cantante sempre scosciata e truccatissima (una specie di Marilyn Monroe da film horror di serie Z), e quella di Ron Asheton degli Stooges alla chitarra &#8211; un ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/damold2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3190" title="damold2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/damold2.jpg" alt="damold2" width="320" height="202" /></a><em>“&#8230;a musical 3D  experience; drugs, decadence and death&#8230;” [The Michigan Daily, giugno 1977]</em></p>
<p>Chi bazzica negozi, banchetti e convention in cerca di vinile sopraffino &#8211; possibilmente a buon mercato &#8211; sicuramente almeno una volta si sarà trovato tra le mani un disco dei Destroy All Monsters o dei Dark Carnival<span id="more-3076"></span>. In entrambi i casi a colpire sono due cose: la presenza di Niagara, l&#8217;iconica cantante sempre scosciata e truccatissima (una specie di Marilyn Monroe da film horror di serie Z), e quella di <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/01/addio-ron-asheton/">Ron Asheton</a></strong> degli <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/10/just-another-piece-of-the-fucking-stooges/">Stooges</a></strong> alla chitarra &#8211; un Asheton che, a guardarlo bene, conserva la sua natura di eroe del proto-punk, ma sembra in qualche modo non avere metabolizzato il dolore per la fine degli <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/tag/stooges/">Stooges</a></strong> e della sua carriera musicale di alto profilo.<br />
Eccovi una breve storia di entrambe le band, da sempre indissolubilmente legate. E, tanto per cambiare, è una storia scura, in cui la luce del sole non entra facilmente&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/tag/detroit/">Detroit</a></strong>, Michigan, 1974. Quella che fino a un lustro prima era la <em>rock city</em> per eccellenza tenta di tener fede alla propria reputazione, ma c&#8217;è davvero poco da fare. Stooges ed <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2005/11/32/">MC5</a></strong> sono defunti, kaputt, persi. E dopo di loro non c&#8217;è stato molto altro: anzi. Il <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/tag/rock/">rock</a></strong> &#8211; quello duro, prepotente e arrogante &#8211; è in coma e sulla scena si stano affermando le pagliacciate dei grupponi da arena, il pop becero e/o le nenie consolatorie del roots rock da radio commerciale.</p>
<p>In questo panorama desolante se ami il rock, quello che arriva dritto allo stomaco, hai poche scelte. Puoi provare a farlo tu, ma il confronto con ciò che è stato e con il carrozzone attuale di musichette da ballare non ti lascia scampo.<br />
Oppure puoi tuffarti sul cadavere e farne scempio. Questa è, infatti, l&#8217;idea dei Destroy All Monsters, quando nel 1974 iniziano a esibirsi come gruppo dichiaratamente &#8220;anti-rock&#8221;. Il primo nucleo della band è composto da quattro persone: la sensuale e inquietante cantante Niagara, Cary Loren, Jim Shaw e Mike Kelley.</p>
<p>Niagara: &#8220;Io stavo con Cary, Mike e Jim vivevano in una casa insieme ad altra gente, una specie di comune di artisti. Spesso collaboravamo e facevamo cose assieme. Non avevamo mai parlato di suonare, ma un bel giorno mi dissero: &#8216;Niagara, tu sai cantare?&#8217;&#8230; volevano mettere su una band e anche io e Cary avevamo in mente la stessa cosa. Dopo due giorni suonavamo già dal vivo: puoi immaginarti come eravamo bravi. E abbiamo tenuto questo tipo di atteggiamento fino alla fine&#8221;.</p>
<p>Mike Kelley: &#8220;I Destroy All Monsters non erano un gruppo, ma il risultato di un accordo tra due gruppi che hanno deciso di dividere un nome ed esibirsi insieme. Da una parte, infatti, c&#8217;erano Cary e Niagara, dall&#8217;altra Jim Shaw ed io. Cary e Niagara erano più interessati alla struttura dei pezzi e amavano il pop più trash, il glitter rock e l&#8217;imaginario maledetto alla Manson. Erano fan di Bowie, T Rex, Roxy Music, New York Dolls e gruppi simili. Jim ed io eravamo più interessati al rumore puro e non ci fregava niente delle strutture o delle melodie, tranne che come supporto al nostro rumore &#8211; un po&#8217; come i musicisti free jazz, ad esempio Coltrane, che usavano canzoncine pop standard (come le musichette dei cartoni di Walt Disney) per creare la base e poi fotterle impietosamente, distorcendole e massacrandole. [...] C&#8217;erano comunque un po&#8217; di cose che ci mettevano tutti d&#8217;accordo, come il rock del primo disco degli MC5, gli Stooges e i Velvet Underground. Questi gruppi riuscivano a includere nella musica il pulsare del metallo e il muro elettrico del rumore puro. Cary e Niagara iniziarono a scrivere dei pezzi, Jim ed io però facemmo in modo che ci fossero rumore ed improvvisazione costanti&#8221;.</p>
<p>Gli strumenti &#8211; manco a farlo apposta &#8211; ricordano vagamente quelli che anche The Psychedelic Stooges (ovvero la prima incarnazione <em>arty</em>-intellettualoide degli Stooges) utilizzavano: giocattoli modificati, piccoli elettrodomestici, un violino, barattoli del caffé, un&#8217;aspirapolvere. Il primo concerto (la band ne tiene ufficialmente solo due nei primi 3 anni di esistenza, accontentandosi poi di esibirsi a sorpresa presentandosi nei luoghi più disparati) consiste in una versione di &#8220;Iron Man&#8221; dei Black Sabbath da un&#8217;ora, che viene interrotta perché il gruppo viene cacciato dal palco.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/damcd2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3156" title="damcd2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/damcd2.jpg" alt="damcd2" width="300" height="300" /></a>Mike Kelley: &#8220;Non molto stranamente, la nostra musica era disprezzata  quasi all&#8217;unanimità: nella migliore delle ipotesi ci saranno state 50  persone interessate al noise, all&#8217;epoca, a Detroit. Tutti i membri dei  Destroy All Monsters erano cresciuti durante il rinascimento culturale  alternativo dei tardi anni Sessanta; eravamo cresciuti con gli eccessi  psichedelici degli  MC5 e degli Stooges, e con l&#8217;idea dei loro tempi,  cioè che tutto si poteva fare e ogni eccesso era ammissibile. Poi era  arrivato il Medioevo. L&#8217;economia di Detroit era crollata e si era potata  via anche la cultura alternativa. Detroit era una città morta e Ann  Arbor &#8211; che era stata la capitale della droga del Midwest, il paradiso  di ogni teenager che fuggiva da casa, la patria della Students for  Democratic Society e delle White Panther &#8211; stava tornando a essere  una città universitaria sonnacchiosa e conservatrice. Tutti i musicisti  della generazione precedente stavano provando ad abbracciare un suono  hard rock e più pulito, vicino alla moda del momento. La Sonic  Rendezvous Band di Fred Smith e i <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/ron-asheton-new-order-storia-story-parte-1/">New Order</a></strong> di Ron Asheton erano gruppi  insipidi, che volevano essere come Ted Nugent. Probabilmente erano in  imbarazzo a ripensare alle stravaganze psichedeliche della loro goventù.  E i nostri coetanei sguazzavano nei suoni innocui del country rock,  nelle nenie degli Alman Brothers e dei Grateful Dead. Era deprimente.  Questo è l&#8217;ambiente in cui sono nati i Destroy All Monsters. Esistevamo  per essere un &#8220;vaffanculo&#8221; indirizzato alla cultura popolare dominante&#8221;.</p>
<p>Cary Loren: &#8220;Era quasi prevedibile che ci sarebbero voluti 20 anni perché quello che facevamo potesse essere messo in prospettiva. [...] La nostra alienazione e ansia estrema erano un punto di vista psicotronico sulla realtà ; sentivo che creavamo dei suoni che volevamo sentire, ma non erano da nessuna parte  nel panorama asfittico e desolante che ci circondava. [...] Eravamo una specie di garage band paranoica sul punto di esplodere&#8221;.</p>
<p>Questa incarnazione dei Destroy All Monsters dura un paio d&#8217;anni e pubblica soltanto un nastro &#8211; dato via insieme a un numero della rivista <em>Lighworks</em>. Il fulcro del gruppo è la presenza scenica di Niagara, sex symbol per palati forti: una specie di pin-up anni Cinquanta dopo tre autopsie, con una voce che ricorda una rissa tra gatti meccanici, spesso stonata e fuori metrica. E, francamente, non c&#8217;è molto altro, nonostante i proclami: siamo di fronte a un gruppo spesso senza direzione e in balìa di se stesso, ma anche troppo avanti a livello concettuale&#8230; le manipolazioni dei nastri e gli esperimenti di rumore che i DAM eseguono nel 1974 sono davvero intuizioni &#8220;aliene&#8221; &#8211; che piacciano o meno (se non si era capito, chi scrive non è certo un partigiano di queste sonorità; se volete sentire una campana decisamente più entusiasta, leggete il post dedicato ai DAM del primo periodo su <strong><a href="http://anotherworldofsound.blogspot.com/2010/04/destroy-all-monsters-74-76.html">Another World of Sound</a></strong>).<br />
Una fotografia piuttosto fedele di questa incarnazione della band è data dal cofanetto (tre cd) intitolato <em>74-76</em>, originariamente uscito per <strong><a href="http://www.yod.com/">Father Yod/Ecstatic Peace!</a></strong> nel 1994 e poi ristampato da <strong><a href="http://www.mikekelley.com/compound.html">Compound Annex</a></strong> &#8211; la prima edizione è quasi impossibile da reperire.</p>
<p>La fine di questo primo periodo sperimentale e anti-rock viene sancita dall&#8217;abbandono da parte di Jim Shaw e Mike Kelley che si trasferirscono in California: sono stati entrambi presi alla prestigiosa Accademia delle Belle Arti di Valencia, e per due aspiranti artisti come loro è un&#8217;opportunità da non sprecare (e, a posteriori,  possiamo affermare che hanno fatto una buona scelta, visto che sono diventati due nomi blasonati, con opere esposte in molti musei di tutto il mondo).<br />
A sostituire i due &#8220;disertori&#8221; vengono chiamati i fratelli Larry e Benjamin Miller (chitarra e sax), che avevano già fatto parte degli Sproton Layer insieme al terzo fratello Roger (che poi sarà tra i fondatori dei seminali Mission of Burma):  la nuova formazione assume, da subito, una coloritura differente.</p>
<p>Cary Loren: &#8220;Dopo l &#8216;abbandono di Mike e Jim, la nostra musica lentamente si avvicinò a ciò contro cui, in origine, ci volevamo opporre; fu una sconfitta triste e dura a cui assistere. Rimpiazzare Jim e Mike con Ben e Larry Miller, nel 1976, diede alla band una forma più strutturata, ma mi sembrava che fossimo rimasti fedeli alle nostre origini più astratte. I Miller diedero al gruppo una forma più lineare e aggiunsero un raffinato caos dal sapore jazz&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/niagarasheton.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3166" title="niagarasheton" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/niagarasheton.jpg" alt="niagarasheton" width="300" height="233" /></a>Cary Loren, nonostante le sue dichiarazioni a posteriori, sembra avere un certo peso nel cambio di direzione del gruppo, almeno secondo quanto ricorda il bizzarro Colonel Galaxy (l&#8217;attuale compagno di Niagara, che già all&#8217;epoca seguiva la band): &#8220;Cary a un certo punto disse &#8216;Ci servono più palle. Dobbiamo chiamare Ron Asheton, è tornato qui&#8217;&#8221;.<br />
Asheton, reduce dalla disfatta dei New Order a Los Angeles, non è esattamente entusiasta. Forse gli serve tempo per leccarsi le ferite, staccarsi dal carrozzone del rock e tornare &#8211; almeno per un po&#8217; &#8211; a rilassarsi con le sue passioni: i film horror, i memorabilia della II Guerra Mondiale, i gatti&#8230;</p>
<p>Colonel Galaxy: &#8220;Ronnie non aveva nessuna intenzione di entrare in quel piccolo gruppo pulcioso e sgangherato&#8221;.</p>
<p>Ron Asheton: &#8220;Ero di nuovo in Michigan e non avevo un soldo. Ero già fortunato ad avere un tetto sulla testa. Mi chiedevo che cazzo avrei fatto&#8230; tentavo di rimettermi in sesto e di pensare a un piano e questo tizio mi chiama all&#8217;improvviso. [...] Continuava a telefonarmi, così alla fine ho detto &#8216;Ok, facciamolo, ma solo se mi fate trovare sei lattine di Colt 45 e un pacchetto di sigarette&#8217;. [...] Appena hanno iniziato a  suonare mi sono detto: &#8216;Oh cazzo, questo è il peggior disastro che io abbia mai sentito&#8217;&#8221;.</p>
<p>Colonel Galaxy: &#8220;Era pronto ad andarsene subito e aveva accettato di venire solo per la birra e le sigarette. [...] Deve essersi detto: &#8216;Ok, fra 15 secondi me ne vado&#8217;. Ma poi è entrata Niagara nella stanza e, al&#8217;improvviso, lui divenne molto interessato&#8221;.</p>
<p>Asheton è così colpito dalla cantante da decidere di tornare alle prove e, nel giro di poche settimane, diventa un membro effettivo del gruppo. Un vero punto di svolta, destinato a plasmare una band che &#8211; nonostante conservi il nome  Destroy All Monsters &#8211; non ha nulla a che fare col proprio passato sperimentale.<br />
Ron &#8211; a posteriori &#8211; parla di sonorità interessanti e intriganti in quel primo nucleo; la verità, molto più cinicamente, sembra fare perno su due fondamentali elementi: l&#8217;avvenenza di Niagara (con cui Asheton da lì a poco avrebbe iniziato una relazione) e la noia di un rocker confinato nella propria piccola città natale, a casa della madre, con ferite ancora aperte lasciate da un paio di grossi fallimenti.</p>
<p>Il caso vuole che, proprio in quelle settimane, un altro pezzo da novanta della scena di Detroit sia nuovamente in giro, e senza un gruppo in cui suonare. Parliamo di Michael Davis, ex bassista degli MC5, appena uscito di galera. Ron ne parla agli altri e Davis viene immediatamente invitato alle prove: del resto non poteva non andare così&#8230; i Destroy All Monsters erano nati idolatrando Stooges ed MC5 e ora hanno la possibilità di avere in formazione due membri dei loro gruppi faro. Non si poteva chiedere di più, ma questa situazione ha un prezzo &#8211; in termini di identità &#8211; piuttosto alto.</p>
<p>Cary Loren: &#8220;Nel giro di sei mesi avevo portato nel gruppo Ronald Asheton (degli Stooges) e Michael Davis (MC5) e avevamo definitivamente dimenticato l&#8217;astrazione concettuale, sostituendola con la potenza&#8221;.</p>
<p>Ron Asheton: &#8220;Questo è stato l&#8217;inizio del progetto che consisteva nel prendere un gruppo di studenti che facevano solo rumore e trasformarli in una band di vero rock&#8217;n'roll&#8221;.</p>
<p><em>[La musica di cui si parla in questa prima parte della monografia non è esattamente facilissima da reperire, per cui i più curiosi potrebbero gradire qualche link per scaricare e ascoltare il tutto. Per il cofanetto dei Destroy All Monsters </em>74-76<em> andate qui: </em><strong><a href="http://www.mediafire.com/?9glmymjwnif">CD1</a></strong>, <strong><a href="http://www.mediafire.com/?8r7ye71iaud">CD2</a></strong>, <strong><a href="http://www.mediafire.com/?3xfll4czxp2">CD3</a></strong><em>; per </em>With  Magnetic Field Disrupted<em> degli Sproton Layer andate </em><strong><a href="http://rapidshare.com/files/35306578/sproton_layer__roger_miller_68-70_.rar">QUI</a></strong><em>]</em></p>
<p>Vai alla <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/05/destroy-all-monsters-dark-carnival-files-parte-2/">SECONDA PARTE</a></strong></p>
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		<title>Ron Asheton’s New Order: Odissea pt. 3 &#8211; The End</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 14:54:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/front-1st-lp.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2266" title="front 1st lp" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/front-1st-lp.jpg" alt="front 1st lp" width="300" height="300" /></a>La <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/ron-asheton-new-order-storia-story-parte-2/">scorsa <strong>puntata</strong></a></strong> è terminata con un cliffhanger piuttosto potente: i New Order hanno l&#8217;opportunità di procurarsi un contratto, ma al momento della verità falliscono miseramente &#8211; grazie al cantante Dave Gilbert, che si presenta completamente fatto allo showcase organizzato a uso e consumo dei papaveri della Mercury Records da Kim Fowley. Vediamo cosa accade, a partire dalle ore subito successive a quel fiasco<span id="more-2239"></span>.<br />
</em></p>
<p>Nel backstage, appena dopo il concerto farsa per la Mercury, l&#8217;atmosfera è cimiteriale. Gilbert è svenuto sotto a un flipper, non reagisce agli stimoli. Dennis Thompson ha lo sguardo perso nel vuoto e Ron Asheton cerca di mediare e spiegare agli interlocutori ciò che è successo, nella vaga speranza di aggiustare le cose. In realtà sa benissimo che non c&#8217;è scampo (&#8220;Eravamo totalmente fottuti&#8221; dirà più volte, anni dopo).</p>
<p>Dennis Thompson: &#8220;Una band era appena morta. [...] Due anni di sforzi e lotta buttati nel cesso. Niente contratto. Niente fama. Niente soldi. Niente tour. Niente disco. Niente carriera. Ovviamente quella notte ci ubriacammo all&#8217;inverosimile&#8221;.</p>
<p>E&#8217; la resa dei conti. I ragazzi si rendono conto che non c&#8217;è modo di aggiustare la situazione. Non c&#8217;è scampo. Il giorno dopo Dave Gilbert viene invitato ad andarsene dai New Order e dalla casa (Ron Asheton: &#8220;Radunammo tutta la sua roba e la buttammo fuori. Quando Dave rientrò si mise abussare e noi gli dicemmo di sparire e non farsi mai più vedere&#8221;).<br />
Tutto ora dovrebbe ripartire da zero: occorre ricominciare a cercare un cantante e provare duramente per riportare il gruppo in pista. Ma nessuno se la sente più. Tutti hanno esaurito il carburante, le energie sono prosciugate.</p>
<p>Dennis Thompson: &#8220;Caricai la mia batteria Fibes in un&#8217;auto a noleggio e scappai a casa dei miei, dove mi sistemai in cantina. Avevo 28 anni e ancora una volta mi ritrovavo lì, col cuore spezzato, incazzato, rancoroso e al verde&#8221;.</p>
<p>L&#8217;unico che tenta di crederci fino all&#8217;ultimo è Ron Asheton, che anche di fronte all&#8217;abbandono di Thompson confida di riuscire a rimettersi in piedi. Solo che, con un tempismo eccezionale, il finanziatore dei New Order decide di prendersi un break. Ron Asheton: &#8220;Gli capitò l&#8217;occasione di andare in Germania coi suoi genitori e non si fece scappare l&#8217;opportunità di fare un giro in Europa. Ma nel frattempo i miei compari fuggirono. Jimmy Recca non ci mai aveva detto di volersi sposare, ma mollò per farlo. Dennis se ne andò. Praticamente mi lasciarono da solo a reggere la baracca. Aspettai che il nostro finanziatore rientrasse e decisi di tornare in Michigan per schiarirmi le idee. E accadde che questo tizio mi fregò malamente: fece sparire i miei dischi e quasi tutta la mia collezione di memorabilia naziste, che già all&#8217;epoca valeva 50.000 dollari e ora ne varrebbe un sacco in più&#8221;.</p>
<p>Ron a questo punto getta la spugna: ha perso la sua band, la maggior parte dei suoi averi e la voglia di provarci a Los Angeles. Decide di restare in Michigan, ad Ann Arbor dove abita sua madre. Lì ben presto incontrerà Niagara e inizierà la storia dei <strong><a href="http://www.furious.com/perfect/dam.html">Destroy All Monsters</a></strong> (di cui ovviamente ci occuperemo in separata sede, nei prossimi mesi &#8211; vi anticipo solo un dettaglio minimo, di quelli che fanno mitologia: Lester Bangs sarebbe morto con una loro T-shirt addosso, secondo alcune fonti piuttosto attendibili).</p>
<p>Dennis Thompson da lì a poco si unirà alla meteora Sirius Trixon and the Motorcity Bad Boys, per poi continuare &#8211; a fasi alterne &#8211; la propria carriera di batterista.<br />
Dave Gilbert entra nei <strong><a href="http://dearbornflashback.com/rockets.asp">The Rockets</a></strong>, con cui ha raggiunto un certo successo, per poi morire tragicamente nel 2001 a causa degli eccessi a cui non ha mai rinunciato.<br />
Jimmy Recca mette su famiglia, Ray Gunn trova lavoro in un&#8217;azienda satellite della Disney e si occupa di pupazzi per parchi di diertimento. Jeff Spry, invece, il primo cantante, fonda una band new wave (i Felony &#8211; <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ax1ErjLIloo">QUI</a></strong> uno dei loro video più noti), con cui incide qualche hit minore. Nel 1992 si suicida con un colpo di pistola alla testa.</p>
<p><strong>DISCOGRAFIA</strong></p>
<p>Come abbiamo ricordato, i New Order hanno registrato in studio in due occasioni, a Los Angeles: nel 1975 e 1976. Nessuno dei loro sforzi si è mai concretizzato in un album ufficiale e pianificato dalla band. Esistono, tuttavia, due uscite targate New Order &#8211; tutte rigorosamente postume &#8211; che pur non essendo ufficiali, non sono nemmeno bootleg e hanno avuto (in qualche maniera) l&#8217;imprimatur di Ron Asheton.</p>
<p>La prima &#8211; che risale al 1977 &#8211; è un album in vinile uscito per la FUN! Records, etichetta francese legata a doppio filo con il fan club parigino di Iggy Pop, presieduto da Gilles Scheps. Il titolo del disco è <em>Declaration of War</em>, contiene le due session in studio di cui sopra (una per lato) ed esce a band ormai sciolta, anche se da poco.<br />
A quanto si intuisce &#8211; le notizie sono confuse e scarse &#8211; ne esistono due versioni: una con copertina rossa e nera (che potrebbe essere la stampa più vecchia) e una con una foto a colori della band, distribuito dalla mitica Fan Club/New Rose.<br />
Ron Asheton non è entusiasta di questo album, più che altro per ragioni economiche: &#8220;Ero coi Destroy All Monsters e non ce la passavamo bene, eravamo senza un soldo. Un giorno mi arriva un pacchetto nella posta: dentro c&#8217;era un disco dei New Order e una lettera di Gilles Scheps, che diceva: &#8216;Hey, non sono morto, ci sono! Come va? Ho pensato che potevo darti una mano e così ho fatto uscire questo&#8217;. E poi c&#8217;era tutto un discorso e una piccola somma di denaro. Ma davvero una miseria. così mandandomi una copia del disco e quell&#8217;assegno ridicolo si è messo a posto e non si è mai più fatto vivo. Tra me e me pensai: &#8216;Amen. Se non altro ha detto che ne ha stampati pochissimi&#8217;. Mi sbagliavo, quello era il primo capitolo di una grandissima fregatura. Però, d&#8217;altra parte, è stato anche il modo in cui sono venuto in contatto con dei grandissimi amici francesi, i tipi della Revenge&#8221;.<br />
Questo disco (disponibile anche in versione CD &#8211; ce n&#8217;è uno del 1991 su FUN! e uno del 2008 di importazione giapponese) è una discreta <em>rarity</em>, anche se con un minimo &#8211; ma proprio minimo &#8211; di fortuna lo potete trovare su vinile a un prezzo standard di 20 euro: li vale tutti, fidatevi, anche solo per il quoziente di mitologia.</p>
<p>Esiste, poi, un secondo album intitolato <em>Victim of Circumstance</em>. Risale al 1989 ed è uscito per la francese Revenge, sia in versione vinilica che in cd (quest&#8217;ultimo con un ottimo booklet a corredo e quattro bonus track &#8211; ovvero il lato A di <em>Declaration of War</em>).</p>
<p>In un&#8217;intervista a Dennis Thompson contenuta in <strong><a href="http://www.divinerites.com/in_thom1.htm">Divine Rites</a></strong>, l&#8217;autore menziona di essere in possesso di un cd live dei New Order; questo è tuttora un mistero, in quanto non se ne trova traccia. Le spiegazioni sono solo tre: o si tratta di una rarità peculiarissima, o è un bootleg distribuito su cd-r, oppure l&#8217;autore si è confuso con il live dei New Race, in cui milita &#8211; in effetti &#8211; una porzione dei New Order (ovvero Asheton e Thompson).</p>
<p><em>Potete ascoltare la musica dei New Order scaricandola <strong><a href="http://rapidshare.com/files/188561238/neworderSOTDcircumstance.rar">QUI</a></strong>…ribadisco che potete di sicuro accontentarvi di una ventina di mp3 nell’iPod, ma lo spirito di questa musica risiede nel formato originale, con buona pace dei fan del digitale. Nessun obbligo, ma se volete anche respirarla, questa roba, cercate i vinili (o i cd).</em></p>
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		<title>Ron Asheton’s New Order: Odissea pt. 2</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 10:12:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/no.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2150" title="no" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/no.jpg" alt="no" width="300" height="300" /></a>Riassunto della <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/ron-asheton-new-order-storia-story-parte-1/">puntata precedente</a></strong>: i New Order registrano un demo ai Paramount Studios e immediatamente dopo cacciano il cantante Jeff Spry &#8211; troppo inaffidabile e ormai ospite delle patrie galere. I soldi scarseggiano più che mai e la band è nuovamente senza un frontman. Riusciranno i nostri (anti)eroi a portare a casa le penne?<span id="more-2119"></span><br />
</em></p>
<p>Ricomincia la via crucis delle audizioni: vengono piazzati volantini e annunci in tutti i negozi di dischi di L.A., viene sparsa la voce tra amici e conoscenti. Il problema è che si presenta ancora un plotone di scoppiati, di freak e di fuori di testa che vogliono fare i cantanti, ma non hanno la più pallida idea di cosa sia una band come i New Order.<br />
Ron Asheton: &#8220;Ci arrivarono un centinaio di richieste, così prenotammo per una settimana una sala prove. I tizi venivano lì, noi suonavamo un paio di pezzi e loro ci cantavano sopra, così vedevamo cosa sapevano fare. Direi che non ci facemmo mancare nulla: si presentò ogni fulminato sulla faccia della Terra, arrivarono tutti i peggiori disadattati e anche molti tipi strani, ma a posto, che semplicemente non c&#8217;entravano nulla con noi&#8221;.</p>
<p>Questo approccio non porta a nulla, così la band decide di sospendere le audizioni. I New Order sono quasi sul punto di gettare la spugna.<br />
Il caso vuole che un personaggio della scena rock di Detroit, un certo Dave Gilbert, sia da poco arrivato a Los Angeles. Sua madre è morta di recente e lui, distrutto dal dolore, ha reagito come solo un ribelle della sua pasta poteva fare: ha preso un aereo, è scappato dalla sua città natale e si è buttato nella vita rock&#8217;n'roll di L.A. &#8211; bevendo come un pesce, sniffando coca come fosse aria e ficcandosi in ogni genere di guaio che gli capitasse a tiro.<br />
Un amico, per caso, lo raccomanda telefonicamente a Ron, che ricorda vagamente Gilbert come  un ragazzo difficile, sempre in mezzo ai casini. Ma un tentativo lo si può fare, soprattutto perché si tratta di uno del Michigan.</p>
<p>E&#8217; così che i New Order incontrano Dave. Dennis Thompson lo ricorda così: &#8220;David stava facendo quello che facevo io. Era uno zingaro della musica, in cerca di una casa e di una seconda occasione, una nuova vita. Era davvero bellissimo, con una testa piena di riccioli neri e un sorriso che faceva squagliare i cuori delle ragazze al primo sguardo&#8221;.</p>
<p>Il ragazzo piace agli altri tre e viene subito integrato nel gruppo, oltre che nella casa in cui tutti vivono assieme. Una cosa curiosa, visto che il predecessore è stato cacciato per il suo comportamento problematico&#8230; e David non è certo uno stinco di santo: anzi. Come Thompson ricorda: &#8220;Una volta lo trovammo così stravolto che si era addormentato sul pavimento della sala prove, così abbiamo preso un timpano e glielo abbiamo piazzato sulla testa. Poi tutti e tre ci siamo messi a picchiarci sopra: c&#8217;erano sei bacchette che pestavano fortissimo sulla pelle e lui non ha fatto una piega, non si è svegliato. Lo giuro&#8230; non è fenomenale? Comunque cose di questo genere accadevano almeno una volta alla settimana, con lui&#8221;.<br />
E poi ancora: &#8220;Dave usciva, si distruggeva e poi tornava tardi, alle tre del mattino, con me e Jimmy Recca che lo aspettavamo alzati. Rientrava così fatto che si addormentava in mezzo al salone. Una volta spostammo tutti i mobili della casa e li impilammo intorno a lui, intrappolandolo poi sotto al divano. Svegliammo anche Ron per prendere tutti i suoi mobili e metterli nel mucchio. Lasciammo a Dave solo una mano che sporgeva e ci versammo dell&#8217;acqua calda sopra. Lui si svegliò, doveva andare a pisciare, ma iniziò a gridare: &#8216;Che cazzo è!?&#8217;. Aveva due metri di roba sopra e intorno a sé, che lo bloccava&#8221;.</p>
<p>La band, a parte i siparietti di Gilbert, comincia nuovamente a provare con impegno per raffinare il repertorio e affiatarsi con il nuovo cantante.Vengono registrati diversi demo in sala prove, alcuni dei quali finiscono nel LP <em>Victim of Circumstance</em> (Revenge, 1989)</p>
<p>I soldi, però, sono sempre scarsissimi ed è difficile trovare concerti decentemente retribuiti per tirare su qualche dollaro extra. Ancora una volta sbarcare il lunario e mettere qualcosa sotto ai denti è un vero problema.<br />
Dennis Thompson: &#8220;Alle prove spesso ci fermavamo e ci sedevamo per parlare di cibo. Ron diceva: &#8216;Mi farei subito una costoletta con patate al forno e cheddar fuso&#8217;. Jimmy allora si lamentava: &#8216;Voglio del cazzo di tempura di gamberi!&#8217;. E io alla fine dicevo: &#8216;Quanto mi piacerebbe una pannocchia arrostita impregnata di burro, un filet mignon, una bottiglia di Jack Daniel&#8217;s e un paio di ragazze nude&#8217;&#8221;.</p>
<p>Anche l&#8217;appartamento dove i ragazzi vivono tutti assieme non versa nelle migliori condizioni possibili. Chris Marlow, storica penna e ideatore della fanzine <em>Backdoor Man</em>, ne parla così: &#8220;Quando ci andai per la prima volta mi colpì subito che sulla porta dell&#8217;ascensore qualcuno aveva inciso, con un coltello, le parole &#8217;13th Floor&#8217; vicino al cartello con scritto &#8216;Elevator&#8217;&#8221;. E pensai: &#8216;Questo posto è davvero l&#8217;opposto di quello dove vivo io!&#8217;. Ron, poi, da sempre è pazzo per i gatti, quindi ne avevano alcuni in casa e dovevano nutrirli. Mettevano il cibo per gatti in un piatto che galleggiava su dell&#8217;acqua versata in una teglia: in questo modo gli scarafaggi e le blatte non ci arrivavano prima dei gatti&#8221;.</p>
<p>E&#8217; così che, stanco della situazione, Ron Asheton ha un&#8217;idea: tornare per qualche tempo tutti in Michigan e suonare un po&#8217; di concerti. In fondo laggiù la fama degli Stooges e degli MC5 è ancora ben radicata e ci sono più possibilità di essere ingaggiati.</p>
<p>La reazione dei promoter locali non è esattamente quella che la band si aspettava, almeno all&#8217;inizio. Dennis Thompson: &#8220;Subito andammo al Second Chance Ballroom, ad Ann Arbor. Il gestore non voleva farci suonare, voleva mandarci via: si preoccupava del fatto che non si presentasse nessuno. Poi lo convincemmo, ma passammo un&#8217;intera giornata a tappezzare la città di volantini e manifesti, come ai vecchi tempi: &#8216;I New Order tornano in Michigan, serata unica&#8217; e cose del genere. Beh, facemmo il pienone al locale e c&#8217;era una coda che faceva il giro dell&#8217;isolato, per entrare. Bravi! Suonammo qualche altro concerto, in Michigan, e poi ce ne tornammo a Los Angeles&#8217;.</p>
<p>I New Order sono partiti dalla California in quattro, ma ci ritornano in cinque. In Michigan, infatti, hanno reclutato al volo un nuovo elemento, il secondo chitarrista Ray Gunn. Una scelta che &#8211; a distanza di anni &#8211; nemmeno i diretti interessati sembrano in grado di motivare in maniera convincente. Con molta probabilità si tratta di un tentativo di acquisire un sound allo stesso tempo più corposo, ma che dia anche modo alle chitarre di costruire linee melodiche differenziate. Ron Asheton: &#8220;Dennis Thompson disse che conosceva un altro chitarrista e pensammo: &#8216;Ma sì, proviamo&#8217;&#8221;.</p>
<p>Gunn è un chitarrista decisamente più bizzarro nell&#8217;approccio al rock, rispetto ad Asheton. Gli piacciono i King Crimson, i Pink Floyd, David Bowie e tutte le band un po&#8217; particolari e strane. Dennis Thompson lo definisce &#8220;un chitarrista solista eccentrico, ma con tonnellate di energia ed entusiasmo&#8221;.</p>
<p>L&#8217;arrivo di Gunn sembra comunque dare un nuovo impulso ai New Order, che racimolano un po&#8217; di quattrini da investire in uno studio. Dalle session nascono una manciata di canzoni che &#8211; negli intenti della band &#8211; devono costituire il lato A del loro album di debutto; il secondo lato lo avrebbero inciso non appena firmato un contratto discografico.<br />
E&#8217; in questo quadro di rinnovato entusiasmo ed energia che si fa vivo il leggendario <strong><a href="http://www.kimfowley.net/">Kim Fowley</a></strong>, il produttore veterano di mille tendenze e truffe del rock&#8217;n'roll. Fowley ha fiutato l&#8217;opportunità di raggranellare qualche dollaro con la band e irretisce i New Order con una proposta per lui facile e non impegnativa, per loro salvifica: è quasi certo al 100% di poter procurare un contratto per un album &#8211; uno solo &#8211; con la Mercury.</p>
<p>Ron Asheton: &#8220;Kim aveva organizzato uno showcase per noi allo Starwood. Aveva chiamato un po&#8217; di tizi della Mercury, discografici, pr e agenti. Erano tutti lì nel locale. Noi eravamo esaltati, tipo: &#8216;Sì, è la volta buona!&#8230; c&#8217;erano i Van Halen che aprivano per noi: erano di casa allo Starwood, ma erano sconosciuti all&#8217;epoca&#8217;&#8221;. Ovviamente, però, le cose non possono filare senza intoppi &#8211; altrimenti non staremmo parlando dei New Order. E infatti Gilbert pensa bene di combinarne una delle sue.</p>
<p>Ron Asheton: &#8220;Ero nel backstage, prima del concerto, vicino a Jimmy recca. Entra Dave e Jimmy mi dice subito: &#8216;Hey, sento puzza di polvere d&#8217;angelo&#8217;. La polvere d&#8217;angelo e il PCP sono la merda peggiore che esista al mondo. E Dave dice: &#8216;No, ragazzi, sono a posto, sto bene&#8217;. [...] Saliamo sul palco, stiamo iniziando il primo pezzo e&#8230; sorpresa: lui è già bello e che partito a metà dell&#8217;intro. Era completamente fuori di testa fin dalla prima nota e non potevamo farci nulla. Non ricordo nemmeno che pezzo stessimo suonando, credo fosse uno dei nostri, non una cover. Lui cantava tutto stonato e man mano che andavamo avanti peggiorava sempre più&#8221;.</p>
<p>Praticamente Dave Gilbert viene cacciato dal palco, quella sera. Il resto della band continua il concerto, facendo un po&#8217; di cover e scambiandosi il ruolo di cantante, ma i discografici presenti sono sconcertati e non gradiscono ciò che vedono: non è pensabile investire soldi in un gruppo di tossici inaffidabili, che non riescono neppure a iniziare un concerto decentemente.</p>
<p>La serata è andata malissimo, la grande occasione è sfumata. Lo schema si ripete e i New Order sono nuovamente di fronte a una crisi da affrontare.</p>
<p><em>Nel prossimo capitolo la fine della storia. Potete ascoltare la musica dei New Order scaricandola <strong><a href="http://rapidshare.com/files/188561238/neworderSOTDcircumstance.rar">QUI</a></strong>&#8230; e ancora: sapete che accontentarvi di una ventina di mp3 nell’iPod è comodo, ma non molto rock&#8217;n'roll &#8211; ammesso che a qualcuno interessi esserlo. Quindi cercate i vinili (o i cd) – anche se è merce rara.</em></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Ron Asheton&#8217;s New Order: Odissea pt. 1</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 08:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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Ron Asheton &#8211; dopo avere assistito alla fine degli Stooges mark II &#8211; è al confino a Los Angeles, ma non si rassegna all&#8217;inattività musicale e tenta di rientrare nel giro; vuole mettere in piedi una nuova ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/declaration.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2044" title="declaration" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/declaration.jpg" alt="declaration" width="300" height="300" /></a>Anno 1974: il mondo è orfano di Stooges ed MC5.<br />
La Terra è un posto un po&#8217; più brutto, da quando le due più devastanti formazioni rock sono implose in mille schegge, lasciando il vuoto &#8211; e consegnando il futuro della musica estrema in mani che non sanno ancora cosa fare, di quel dono pericolosissimo.<span id="more-1986"></span></p>
<p>Ron Asheton &#8211; dopo avere assistito alla fine degli Stooges mark II &#8211; è al confino a Los Angeles, ma non si rassegna all&#8217;inattività musicale e tenta di rientrare nel giro; vuole mettere in piedi una nuova band, ma è praticamente da solo. Iggy è impegnato a costruire il futuro della propria carriera solista; il fratellino Scott Asheton ha altri interessi ed è preso a combattere gli strascichi della dipendenza da eroina.<br />
E&#8217; così che Ron prova per un po&#8217; con KJ Knight degli Amboy Dukes e Jimmy Recca. Quest&#8217;ultimo era stato il bassista degli Stooges nei giorni del primo scioglimento post-<em>Fun House</em>: nel frattempo si è procurato un impiego tampone nella grande distribuzione (lavora in una catena di supermercati come addetto all&#8217;inventario dei reparti farmaceutici), ma molla tutto per tornare alla musica.</p>
<p>L&#8217;embrione di band condivide la sala prove &#8211; ricavata in una stanza della villa di Ray Manzarek (ex Doors) &#8211; con un&#8217;altro gruppo estemporaneo composto da James Williamson e i fratelli Tony e Hunt Sales: non si può dire che Iggy Pop sia un membro fisso di questo progetto, ma ogni tanto passa e si mette a urlare nel microfono, rotolandosi sul tappeto e facendo il suo classico repertorio (per la cronaca, dai germi questo esperimento sgangherato nascerà comunque uno dei dischi che meglio distillano il concetto di Rock come attitudine e stile: l&#8217;imprescindibile <em>Kill City</em>).</p>
<p>Le cose non decollano, però, per il nuovo progetto di Asheton e KJ Knight perde presto interesse, abbandonando la barca. E&#8217; in questo frangente che  Ron telefona a Dennis Thompson (l&#8217;ex batterista degli MC5) e lo invita a L.A., esagerando un pochino sulla natura del nuovo gruppo &#8211; che è tutto tranne che completo e avviato. Però &#8211; nel frattempo &#8211; è entrato nel quadro un manager (John Reilly) che finanzia le spese e le prove: non è esattamente come essere una band pienamente operativa, ma di sicuro è una buona alternativa al nulla o a un lavoro ordinario.</p>
<p>Thompson se la passa male a Detroit e non ci pensa due volte: vende tutti i suoi averi (ossia una bellissima Corvette del 1965 che gli frutta 4.500 dollari &#8211; ora avrebbe una quotazione di circa 150.000) e si imbarca su un aereo, nella speranza di ritornare a suonare come ai vecchi tempi &#8211; che tanto vecchi non sono.<br />
A L.A. lo attende una sorpresa, però: la band di cui Ron tanto gli ha parlato consta solo di Asheton alla chitarra, Jimmy Recca al basso e lui alla batteria; non c&#8217;è un repertorio consolidato e bisogna iniziare realmente da zero, anche se Asheton ha alcuni pezzi già scritti, da sistemare e rodare.</p>
<p>Thompson vorrebbe mandare tutti a quel paese: gli sembra l&#8217;ennesima avventura senza senso. Eppure si convince a restare per un solo motivo, come lui stesso racconta: &#8220;Mi ospitava Ron nell&#8217;appartamento che affittava a un prezzo ridicolo. Era piuttosto bello e spazioso. Però se volevo restare a casa sua la condizione era che io entrassi nel gruppo, altrimenti avrei dovuto trovarmi un buco in un hotel economico entro una settimana: e io non avevo nessun altro aggancio in California. Così restai e iniziai a provare con Ron e Jim&#8221;.</p>
<p>Subito si pone la questione del nome del gruppo; Ron Asheton ne racconta così la genesi: &#8220;In quel momento era tutto disco e merda glitter. E noi volevamo essere diversi. [...] Iniziammo a sparare nomi e a me venne in mente New Order. Il problema era legato all&#8217;ombra nazista che si porta, visto che il New Order, il Nuovo Ordine, era la Germania nazista. Comunque non dovetti nemmeno convincere gli altri, perché vedevano chiaramente che era il nome perfetto per il gruppo&#8221;.</p>
<p>Le cose sembrano procedere piuttosto bene, a livello musicale, e i New Order hanno un obiettivo preciso: essere una band di rock duro, senza precludersi la via al successo con un sound troppo intransigente (Ron Asheton: &#8220;Volevamo fare meglio che potevamo la musica che eravamo bravi a suonare. Ma tentando di essere più commerciali &#8211; voglio dire: a chi fa schifo un po&#8217; di denaro? Pensavamo che saremmo stati un gruppo hard rock con un certo potenziale di vendita&#8221;).</p>
<p>Nel frattempo l&#8217;attività si è spostata in una nuova sala prove professionale ottenuta a prezzo interessante, grazie ai buoni uffici di Bud Latisitch (un ex pezzo grosso dell&#8217;orchestra della NBC): è forte il desiderio di lasciarsi alle spalle ogni strascico degli Stooges e non dividere più lo spazio per le prove con Iggy e Williamson è un gesto risolutore.</p>
<p>Nessuno dei tre New Order, però, è abbastanza dotato per cantare, quindi occorre trovare una voce solista, un frontman per il gruppo. Dopo una serie di audizioni rocambolesche (Ron Asheton ricorda: &#8220;Mettemmo dei volantini in giro. Davamo a ogni candidato un&#8217;ora di tempo in sala prove. Era così divertente&#8230; non puoi capire che genere di personaggi si sono presentati per cantare. Era meglio di un film, della tv, di un fumetto. Tutti erano molto gentili, ma c&#8217;era gente davvero fuori di testa. Quanto vorrei che fosse stato tutto filmato&#8221;) viene individuato un elemento: un ragazzo che ha buoni polmoni. Si chiama Jeff Spry, è giovane e ha influenze musicali piuttosto diverse dagli altri tre. Una nota che viene giudicata positiva, nell&#8217;ottica di dare più respiro al sound del gruppo.</p>
<p>I soldi anticipati dal manager vengono tutti spesi per finanziare la band (amplificatori, chitarre, spese per le prove) e i New Order vivono alle soglie della povertà. Dennis Thompson: &#8220;Mangiavamo una roba che chiamavo sbobba d&#8217;anfibio; la chiamavo così perché mi ricordava il rancio dell&#8217;esercito. E&#8217; una zuppa con cinque tipi di cereali e un osso di prosciutto dentro e si conserva per una settimana. Non mangiavamo quasi mai al mattino perché eravamo tutti al verde di brutto. John Reilly stava attentissimo ai soldi per farli durare finché non ci fossimo procurati un contratto discografico; potevamo solo permetterci una cassa di birra ogni fine settimana e non c&#8217;era modo di comprarci nemmeno un po&#8217; d&#8217;erba&#8221;. Però la band continua imperterrita a provare e riprovare.</p>
<p>E&#8217; il 1975. Finalmente un buon numero di brani è pronto ed è il momento di entrare in studio per registrare un demo. Ron Asheton: &#8220;Scegliemmo i nostri pezzi migliori e andammo ai Paramount Studios, sul Sunset Boulevard, vicino gli studi SIR. Impiegammo 16 ore a registrare&#8221;. Asheton si riferisce ai quattro brani che sono immortalati sul lato A del disco <em>Declaration of War</em> (Fan Club/New Rose 1987): la title track, &#8220;Lucky Strike&#8221;, &#8220;Hollywood Holidays&#8221; e &#8220;Sidewinder&#8221;.</p>
<p>Il demo è decisamente ottimo, ma Hollywood e l&#8217;industria discografica in quel momento sono assorbite da altre faccende e una band di rock duro come i New Order non è ritenuta adatta al mercato. In poche parole il famoso contratto si rivela molto più difficile del previsto, da ottenere. A complicare le cose si aggiunge il nuovo arrivato, Spry, che ha una pendenza con la giustizia. Era stato fermato ubriaco e fatto di quaalude al volante, guadagnandosi un processo e una condanna a fare un periodo di community service &#8211; in pratica lavoro al servizio della comunità, invece della galera. Il resto della band è all&#8217;oscuro di tutto, ma le ripetute assenze di Spry alle prove insospettiscono gli altri, che devono quasi estorcere la confessione al cantante.<br />
Asheton, Thompson e Recca si dimostrano comunque comprensivi con Jeff, che però compie un errore fatale: inizia a saltare i turni di lavoro assegnati dal giudice e viene quindi mandato in prigione. A questo punto i New Order decidono di estrometterlo: è troppo inaffidabile e instabile.</p>
<p>Stop, si torna al punto di partenza: serve un nuovo cantante, non ci sono soldi e i progressi fatti sono davvero pochi.</p>
<p><em>Nel <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/01/ron-asheton-new-order-storia-story-parte-2/">prossimo capitolo</a></strong> vedremo come è continuata la storia. Nel frattempo potete ascoltare la musica dei New Order scaricandola <strong><a href="http://rapidshare.com/files/188561238/neworderSOTDcircumstance.rar">QUI</a></strong>. Ovviamente sapete che accontentarvi di una ventina di mp3 nell&#8217;iPod è una cagata, quindi cercate i vinili (o i cd) &#8211; anche se è merce davvero rara. Volete mettere, però, la goduria di trovarne uno e portarselo a casa stretto in mano?</em></p>
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		<title>Just another piece of the fucking Stooges</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 06:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Brett Callwood &#8211; The Stooges (IMP, 2008, 202 pag.)
&#8220;Un altro libro su Iggy? Basta&#8230; ne ho scritto uno anche io, non se ne può più&#8221;.
E&#8217; stata la prima frase che mi è balenata in mente quando, mesi orsono, lessi di questo volume su Internet. Poi si sa come vanno queste cose: tristezza, sindrome da acquisto compulsivo, l&#8217;estate che finiva e Play.com che fa sempre prezzoni&#8230; insomma, l&#8217;ho comprato. Una decina scarsa di euro che temevo di aver buttato nel proverbiale cesso.
Invece, per fortuna, ho dovuto &#8211; almeno parzialmente &#8211; ricredermi. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/10/stoog.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1503" title="stoog" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/10/stoog.jpg" alt="stoog" width="277" height="415" /></a><strong>Brett Callwood &#8211; The Stooges (IMP, 2008, 202 pag.)</strong></p>
<p>&#8220;Un altro libro su Iggy? Basta&#8230; ne ho scritto uno anche io, non se ne può più&#8221;.<br />
E&#8217; stata la prima frase che mi è balenata in mente quando, mesi orsono, lessi di questo volume su Internet.<span id="more-1378"></span> Poi si sa come vanno queste cose: tristezza, sindrome da acquisto compulsivo, l&#8217;estate che finiva e Play.com che fa sempre prezzoni&#8230; insomma, l&#8217;ho comprato. Una decina scarsa di euro che temevo di aver buttato nel proverbiale cesso.</p>
<p>Invece, per fortuna, ho dovuto &#8211; almeno parzialmente &#8211; ricredermi. Il libro di Callwood, innanzitutto, parla pochissimo di Iggy ed è un libro sugli Stooges.<br />
Il difetto fondamentale è che ormai c&#8217;è ben poco, della band, che non si sappia e non sia stato raccontato in lungo e in largo (a volte anche con versioni discordanti) dai protagonisti stessi. Il pregio è che Callwood, oltre a intervistare i membri ancora viventi del gruppo (con Iggy molto in secondo piano, per fortuna: ne abbiamo un po&#8217; le palle piene di sentire solo la sua storiella, che cambia di volta in volta!), ha cercato una serie di personaggi che hanno suonato con i vari ex Stooges dopo lo scioglimento&#8230; in particolare è memorabile il capitolo in cui si parla di Niagara e dei Destroy all Monsters/Dark Carnival. Molto buone anche le sezioni dedicate ai New Order e all&#8217;approfondimento della vita post Stooges di Ron &amp; Scott Asheton. E poi la parte con James Williamson, che si rivela un personaggio piuttosto diverso dalla mitologia negativa che lo circonda.</p>
<p>In diversi punti sono inserite pagine diaristiche dell&#8217;autore, che racconta episodi topici (ma anche no) della sua permanenza a Detroit per scrivere il libro. Frazioni che si leggono bene, ma che oggettivamente poco hanno a che vedere con gli Stooges e hanno vagamente il sapore di rimepitivo. Come dire&#8230; questo libro avrebbe potuto essere lungo la metà delle pagine che ha (e sono 200, scritte piuttosto larghe, &#8220;fuffate&#8221; ad arte), non perdendo un grammo di incisività e &#8211; anzi &#8211; guadagnando in puntualità e focalizzazione.</p>
<p>Per completisti e per chi non vuole leggere una vera biografia, ma piuttosto l&#8217;equivalente &#8211; un po&#8217; diluito &#8211; di un bello specialone in puro stile <em>Mojo</em> o <em>Uncut</em>.</p>
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		<title>They wanna be your Doggs</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jul 2009 15:01:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Doggs &#8211; s/t (autoprodotto, 2009)
I milanesi Doggs devono amare visceralmente gli Stooges. In particolare quelli dell&#8217;era &#8211; gloriosa e insuperabile &#8211; di Funhouse. Si sente: eccome se si sente.
Bastano davvero una cinquantina di secondi di ascolto del primo brano (ce ne sono quattro nel cd) per intuirlo.
Quindi indovinate un po&#8217; cosa suonano? Certo: protopunk (e non punk: ci si rifà a un&#8217;epoca e un&#8217;idea di musica precedente al punk così come è stato codificato dopo il 1977) detroitiano con tanto di incursioni di sax, ad aggiungere tocchi di jazz ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/doggs1.jpg" alt="doggs1.jpg" /><strong>The Doggs &#8211; s/t (autoprodotto, 2009)</strong></p>
<p>I milanesi <strong><a href="http://www.myspace.com/thedoggs69">Doggs</a></strong> devono amare visceralmente gli Stooges. In particolare quelli dell&#8217;era &#8211; gloriosa e insuperabile &#8211; di <em>Funhouse</em>. Si sente: eccome se si sente.<br />
Bastano davvero una cinquantina di secondi di ascolto del primo brano (ce ne sono quattro nel cd) per intuirlo.</p>
<p>Quindi indovinate un po&#8217; cosa suonano? Certo: protopunk (e non punk: ci si rifà a un&#8217;epoca e un&#8217;idea di musica precedente al punk così come è stato codificato dopo il 1977) detroitiano con tanto di incursioni di sax, ad aggiungere tocchi di jazz anarchico e rumoroso.</p>
<p><em>Funhouse</em> docet, dunque; e proprio da <em>Funhouse</em> i Doggs ereditano il loro piglio cupo, scuro e urticante.<br />
Il mid tempo la fa da padrone &#8211; esaltato da un drumming pesante e ossessivo e da un basso roccioso &#8211; i riff sono minimali (a tratti stoogesiani quasi al confine con la citazione smaccata) e il mood tossico, denso, a tratti psichedelico.<br />
Qualcuno li ha anche paragonati ai Morphine&#8230; non è un&#8217;immagine del tutto errata, ma direi che in questo caso prevale l&#8217;anima pre-punk, piuttosto che quella low-rock che caratterizzò la band di Mark Sandman.</p>
<p>Una prova davvero buona, senza dubbio: molto plasmata e marchiata dall&#8217;ombra degli idoli di Ann Arbor, ma lascia il segno. Unici appunti personalissimi sono una scarsa incisività del cantato e una produzione davvero troppo pulita &#8211; ad esempio: il sax nel primo pezzo, che è davvero una figata, suona come se fosse stato campionato da un brano di Bonnie Tyler degli anni Ottanta; idem le chitarre, basse rispetto al resto e poco deraglianti, se comparate a quanto il compianto Ron Asheton ci ha insegnato.</p>
<p>Una bella sorpresa questi Doggs&#8230; e me lo conferma il fatto che il dischetto l&#8217;ho già ascoltato tre volte in due giorni. Bravi, bene, bis.</p>
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		<title>Lezioni di etica e marketing: il ritorno di Iggy &amp; The Stooges</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2009 05:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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Indovina, indovinello&#8230; dato che la tragica e prematura scomparsa di Ron Asheton ha rotto il meccanismo della reunion degli Stooges originali (ovviamente senza Zander, per motivi biologici) Mr. Iguana ne ha pensata una delle sue: riforma Iggy &#38; The Stooges, ovvero la seconda incarnazione della band, quella post contratto con la Mainman, che partorì Raw Power.
Ovviamente Ron Asheton &#8211; che era stato all&#8217;epoca piazzato al basso &#8211; non ci sarà e la band dovrebbe essere ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/iggijamesass.jpg" alt="iggijamesass.jpg" />La notizia è di pochissimi giorni orsono e la potete leggere sul <a href="http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&amp;friendId=28857666&amp;blogId=490220164"><strong>Myspace ufficiale degli Stooges</strong></a>.<br />
Indovina, indovinello&#8230; dato che la <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/addio-ron-asheton.html">tragica e prematura scomparsa di Ron Asheton</a></strong> ha rotto il meccanismo della reunion degli Stooges originali (ovviamente senza <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/lo-stooge-dimenticato-tributo-a-dave-alexander.html">Zander</a></strong>, per motivi biologici) Mr. Iguana ne ha pensata una delle sue: riforma Iggy &amp; The Stooges, ovvero la seconda incarnazione della band, quella post contratto con la Mainman, che partorì <em>Raw Power</em>.</p>
<p>Ovviamente Ron Asheton &#8211; che era stato all&#8217;epoca piazzato al basso &#8211; non ci sarà e la band dovrebbe essere composta da Iggy, Scott Asheton, Mike Watt e <strong><a href="http://www.i94bar.com/ints/james1.html">James Williamson</a></strong>. Proprio lui: il teschio, la pecora nera.</p>
<p>Il repertorio di Iggy &amp; The Stooges sarà l&#8217;intero terzo album, composto da pezzi che gli Stooges riformati avevano sempre evitato di includere nel repertorio (eccezion fatta per &#8220;Search and destroy&#8221;, che lo scorso anno aveva iniziato a fare capolino in scaletta).</p>
<p>Quando tutto ciò potrebbe accadere è ancora da definire. Certo non è esattamente un&#8217;operazione di buon gusto e suona un po&#8217; come un secondo sfregio a Ron Asheton, perpetrato sempre nel segno di Williamson.<br />
Ma tant&#8217;è. Iggy Pop deve pur campare e &#8211; francamente &#8211; meglio che lo faccia col revival degli Stooges che con roba tipo <em>Preliminaires</em>. Che quasi quasi neppure merita una recensione per la sua pacchianeria e buffa pretenziosità.<br />
Per non parlar del fatto che Iggy stesso, presentando il nuovo disco solista, aveva dichiarato di essersi stufato di ascoltare chiatarre sparate a tutto volume e di essersi immerso nel jazz. Duh&#8230; mai sentito parlare di contraddizione?</p>
<p>Però un po&#8217; di curiosità morbosa di rivedere Williamson su un palco dopo 35 anni c&#8217;è.</p>
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