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	<title>Black Milk Magazine &#187; Buddy Holly</title>
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		<title>Pianeta Gluck chiama pianeta Vega</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 21:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Jeremy Gluck intervista Alan Vega nel 1988 per il numero 7 (mai uscito) della fanzine What A Nice Way To Turn 17. Si parla di Elvis, di rock'n'roll, di arte, di sottrazione e di business. Godetevi questa traduzione appositamente fatta per l'occasione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/alanv.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7570" title="alanv" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/alanv.jpg" alt="" width="400" height="255" /></a>C&#8217;era una volta una fanzine intitolata </em>What A Nice Way To Turn 17<em>; sei numeri tra il 1983 e il 1986&#8230; poi arrivò il 1987 e tutto si bloccò, nonostante il numero sette fosse in lavorazione. Vi proponiamo, dunque, la traduzione di un&#8217;intervista che avrebbe dovuto finire in questa settima uscita, e che non è mai stata pubblicata (la potete trovare in originale nel sito/blog commemorativo della &#8216;zine: <a href="http://whatanicewaytoturn17.blogspot.com/"><span style="text-decoration: underline;">whatanicewaytoturn17.blogspot.com</span></a>). Si tratta di un fenomenale incontro di personalità, ossia Jeremy Gluck (sì, proprio l&#8217;ex deus ex machina dei <a href="http://punkmodpop.free.fr/Barracudas_pic.htm"><span style="text-decoration: underline;">Barracudas</span></a>) che intervista <a href="http://www.alanvega.com/"><span style="text-decoration: underline;">Alan Vega</span></a>, ex <a href="http://www.zerecords.com/2010/artists_biography.php?id=29"><span style="text-decoration: underline;">Suicide</span></a>, nel 1988. Siamo in pieno periodo solista, con ben quattro album già pubblicati: </em>Alan Vega<em>, </em>Collision Drive<em>, </em>Saturn Strip<em> e </em>Just A Million Dreams<em>.<br />
Sfortunatamente le domande sono state omesse dal documento originale, così quello che resta è un flusso di risposte &#8211; quasi dichiarazioni spontanee &#8211; di Alan Vega, che ci affascina con una specie di </em>stream of consciousness<em> apocrifo.</em></p>
<p><em>Ecco le parole del maestro deviato, opportunamente stimolato da Jeremy Gluck.<br />
</em></p>
<h3>Arte e rock&#8217;n'roll</h3>
<p>“E&#8217; difficile, per me, spiegare le cose che faccio. Questo accade perché le ho fatte io e non è semplice dire &#8216;Hey, ho preso questo pennello e ho messo questo colore in questa maniera perché&#8230;&#8217;. Perché? Forse ho solo tentato di arrivare laggiù, fino a quel nocciolo che identifica ciò che amiamo così tanto del rock&#8217;n'roll, e di restare a quel livello”</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/alan-vega581101.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7573" title="alan-vega581101" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/alan-vega581101.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Who killed Elvis?</h3>
<p>&#8220;Il rock&#8217;n'roll aveva una grande energia, specialmente quando hanno iniziato a suonarlo i ragazzi bianchi: è allora che è davvero diventato una minaccia per l&#8217;<em>establishment</em>. Elvis era molto pericoloso; e comunque è probabile che l&#8217;abbiano ammazzato – anzi, mi meraviglio che l&#8217;abbiano lasciato vivere così a lungo. E so anche cosa stai pensando, amico: a un certo punto è successo qualcosa che ha annacquato l&#8217;essenza del rock&#8217;n'roll. Credo sia colpa di quella storia degli anni Sessanta, tutte quelle cazzate del flower power&#8230; e mi spiace dirlo, ma c&#8217;entrano anche i Beatles: amico, non ce l&#8217;ho mai fatta a farmi piacere quella roba tutta leccata&#8230; e il mondo invece ci è cascato. L&#8217;industria discografica è diventata un affare enorme. Guarda come è ridotta adesso, con tutti quei ragionieri e avvocati: è stata sopraffatta dal lato del business&#8221;.</p>
<h3>Che fine hanno fatto gli anni Settanta&#8230;</h3>
<p>E&#8217; buffo; abbiamo suonato all&#8217;Acid Daze festival a Leeds e sembrava ci fossero solo band ispirate agli anni Sessanta. Ma da dove arrivano? E non era finita questa roba? Saremo mica condannati a restare inchiodati per sempre al Ventesimo secolo, all&#8217;anno 1970? E&#8217; quello che ci aspetta? I ragazzi, ai miei tempi, volevano suonare come i Led Zeppelin, ma loro erano in giro in quel momento&#8230; ora sono andati. E comunque mi chiedo perché questi giovani di adesso non vanno in un negozio di dischi e si comprano qualcosa tipo una raccolta sugli anni Settanta&#8230; saranno per caso convinti che siamo passati dai Sessanta agli Ottanta in un colpo solo? Io penso che gli anni Settanta abbiano portato tantissimi cambiamenti: il punk e la roba elettronica alla Suicide sono iniziati in quel periodo&#8221;.</p>
<h3>L&#8217;essenza del rock&#8217;n'roll</h3>
<p>Il rock&#8217;n'roll, se lo fai bene, è un&#8217;esperienza dolorosa. Tu dai il 150% e non ricevi nulla in cambio. Passi gli anni a farlo, il tuo corpo continua a dare e dare e dare, ma non ti ritorna proprio niente e così finisci per bere o drogarti. Non è una questione di volersi autodistruggere, è solo che devi mantenere alto il livello della tua intensità, per potere fare bene il rock&#8217;n'roll. E all&#8217;inizio era così: Elvis, Jerry Lee – li hai mai visti suonare? Guarda come si agitano. Il primissimo Elvis – aveva gli spasmi, era chiaro, non riusciva a fermarsi. Per Buddy Holly, invece era una cosa nella voce.<br />
Eppure devi resistere, è una sfida di resistenza, amico, non devi mollare perché loro vogliono vederti morto, tentano sempre di allontanare chi fa le cose con sincerità. Se fai qualcosa di differente, sei una minaccia; ma se il business vede una sfilza di artisti che ti ha preceduto facendo le stesse cose, allora ti accetterà. Se sei unico il business non ti vorrà perché è interessato solo a ciò che già conosce&#8230; per non parlare dei discografici. sai quanto sono veloci: potresti andare in letargo per 100 anni senza fare nulla, poi tornare a esibirti e stai certo che li lasceresti shockati lo stesso. Per farti accettare da loro devi restare in gioco per tantissimo tempo.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/alan.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7576" title="alan" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/alan.jpg" alt="" width="250" height="342" /></a>Rockabilly e arte</h3>
<p>“Ho fatto quegli album solisti e mi sono sobbarcato tutto il peso della cosa perché tantissimi fan dei Suicide non amavano il rockabilly. Poi ho iniziato seriamente con l&#8217;arte. Faccio delle specie di collage, cerco di contrapporre colori diversi ed elementi che normalmente non dovrebbero andare assieme, ma se ci metti il giusto impegno in qualche maniera poi riesci a far quadrare le cose. C&#8217;è un modo per farlo, ma ci vogliono  anni per riuscire a impararlo a forza di sbattere la testa contro al muro, studiando&#8230; diventi una specie di alunno, uno studente, sai?”.</p>
<h3>Teoria musicale, mantra e trip della sottrazione</h3>
<p>“In teoria basterebbe una sola parola per comunicare. Prima o poi scriverò un pezzo e troverò una parola che posso ripetere per tutta la sua durata, un vocabolo che abbia un significato intenso e profondo per me. Però non voglio sconfinare nel territorio dei mantra, anche perché quando ti sentono che ripeti una parola la gente dice &#8216;Ah ok, deve essere un mantra&#8221;. Mi hanno già accusato di questo, perché in molte mie canzoni ci sono pochissime parole e i titoli sono molto stringati. Eppure la faccenda del mantra non mi interessa per niente. Quello che so è che certe parole sono così belle e così comunicative, dicono così tanto&#8230; come Suicide. Ci sono alcuni nomi di gruppi, titoli, vocaboli così&#8230; e quando li trovi, per me sei alla poesia pura. Meno è sempre di più; pensa ai maestri della pittura e ai loro disegni. Una sola linea di Picasso è un&#8217;intera persona, c&#8217;è l&#8217;anima in una linea. E Rembrandt: basta una linea&#8230; è il trip della sottrazione, amico, il trip della sottrazione.”</p>
<h3>Rococò, no grazie</h3>
<p>&#8220;Penso che più semplifichi e più sei diretto; parte dell&#8217;energia che senti deriva proprio dalla semplicità. Vai in sovraccarico, perché suonando roba semplice devi farlo con maggiore trasporto, per mantenere il flusso e la concentrazione, così arriva l&#8217;intensità – non è facile fare la stessa nota continuamente. E così ottieni un&#8217;energia che non c&#8217;è in tutta quella roba fru-fru e rococò. Pensa al primissimo Elvis &#8211; cosa aveva? Scotty Moore, un batterista, un basso, la sua voce&#8230; ma se ascolti le session della Sun sembra che una Cadillac stia entrando nella stanza sfondando un muro&#8230; perché? Analizzi quella roba e dici &#8216;questa musica non dovrebbe avere questo effetto&#8217;&#8230; ma quei tizi suonano così semplicemente e in maniera diretta, e poi c&#8217;è qualcosa nel movimento di polso del batterista&#8221;.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/tz9w0WIZJt8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>John Schooley&#8217;s School of Rock</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jan 2010 10:17:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Crizia Giansalvo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[America,1996: Tim Warren  pubblica We Told You Not To Cross Us, un album che riscrive le coordinate  nel mondo lo-fi, che picchia come un colpo di frusta in pieno volto. Segue un ep con Walter Daniels (e un secondo album pubblicato postumo  lo scorso anno) e i Revelators scompaiono.
Nel frattempo il loro  batterista,  John Schooley, continua a trascinarsi nelle viscere del rock&#8217;n'roll &#8211;  prima con gli Hard Feelings e attualmente come one-man band. Tra tutti i suoi impegni ha anche trovato il tempo per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/John-Schooley.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2351" title="John Schooley" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/John-Schooley.jpg" alt="John Schooley" width="300" height="375" /></a>America,1996: Tim Warren  pubblica <em>We Told You Not To Cross Us</em>, un album che riscrive le coordinate  nel mondo lo-fi, che picchia come un colpo di frusta in pieno volto. Segue un ep con <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Walter_Daniels">Walter Daniels</a></strong> (e un secondo album pubblicato postumo  lo scorso anno) e i Revelators scompaiono<span id="more-2332"></span>.</p>
<p>Nel frattempo il loro  batterista,  <strong><a href="http://www.johnschooley.com/">John Schooley</a></strong>, continua a trascinarsi nelle viscere del rock&#8217;n'roll &#8211;  prima con gli Hard Feelings e attualmente come <strong><a href="http://www.johnschooley.com/">one-man band</a></strong>. Tra tutti i suoi impegni ha anche trovato il tempo per rispondere a qualche domanda per <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com">Black Milk</a></strong>&#8230;</p>
<p><strong>Prima di tutto,ti devo  ringraziare.  Se ho iniziato a  esplorare  questo lato malato del rock&#8217;n'roll  è grazie a <em>We Told You Not To Cross Us</em></strong><strong>. Quale album, invece, ha cambiato  la tua vita?</strong></p>
<p>Probabilmente <em>Missing  Link – Volume 3</em>, la compilation della Norton su Link Wray. Non avevo mai ascoltato Link fino a quando un mio amico non mi suggerì provarci. E&#8217; divertente, perchè il ragazzo che mi ha  consigliato  di ascoltarlo era questo vecchio hippie amico di tutte quelle orribili  jam band. Eravamo amici, ma con gusti musicali completamente  differenti. Lui veniva della East Coast, aveva visto Link in passato e pensava fosse  giusto per me. Perciò andai al negozio di dischi locale (Whizz Records,   di cui parla l&#8217;ultima canzone dell&#8217;album dei Revelators) e <em>Volume  3</em> era l&#8217;unico disco che avevano. Lo portai a casa e misi la canzone  “Growlin&#8217; Guts” perchè mi piaceva molto il titolo. Mi mandò  completamente  fuori di testa e mi fece capire come doveva suonare una chitarra  rock&#8217;n'roll.<br />
Naturalmente ero  preparato a quel momento, avendo ascoltato molto blues e rock&#8217;n'roll delle origini e anche qualcosa  di punk rock come Ramones e Sex Pistols; ma Link Wray ha dato un senso  a tutto questo. Ero davvero incazzato con me stesso, perché pensavo che fosse un crimine  non aver mai ascoltato alcun disco di Link Wray prima di quello! Se  ci fosse giustizia Link Wray sarebbe famoso ed Eric Clapton, o chi per  lui, sarebbe quello che nessuno ascolta.<br />
Ne avevo abbastanza di Eric  Clapton e non  avevo mai ascoltato Link, il che era semplicemente sbagliato.</p>
<p><strong>I Revelators sono stati  una delle band più importanti della scena garage anni Novanta. Nel  tuo blog non sei mai gentile con la musica mainstream di quel periodo: cosa voleva dire essere un artista indipendente nell&#8217;era pre-Internet?</strong></p>
<p>Quando ho iniziato a  suonare  con i Revelators c&#8217;erano poche band che sentivamo essere sulla nostra stessa lunghezza d&#8217;onda. Uscendo per la <strong><a href="http://www.cryptrecords.com/">Crypt</a></strong> suonavamo con molte band di Sixties  garage, ma i Revelators non suonavano quel tipo di rock&#8217;n'roll.  Noi ci collegavamo a un retaggio più antico coverizzando vecchia roba blues, rockabilly e  country, mischiandola con il punk rock: abbiamo praticamente saltato i Sixties.  E poi nel garage Sixties c&#8217;era un elemento fashion che proprio non abbiamo  mai capito. Ma, essendo noi sotto all&#8217;etichetta che ha pubblicato la serie <em>Back From The Grave</em> siamo stati accomunati alle bands Sixties.<br />
Comunque avevamo l&#8217;impressione che ci fossero poche band e un ristretto circolo di persone che avrebbero apprezzato la nostra musica.  La maggior parte della musica popolare allora, compresa quella  indipendente,  era piuttosto brutta. Immagino che non sia molto diverso ora -   in quasi tutte le epoche, la maggior parte della musica prodotta non è  buona.<br />
Comunque era più difficile trovare informazioni e farti sentire  da chi avrebbe apprezzato la tua band. Se avessimo avuto  Internet  saremmo stati in grado di trovare molte più persone a cui i Revelators piacevano. Ed è successo in seguito, ma ci sono voluti più  o meno 10 anni per diffondere il verbo.<br />
D&#8217;altra parte, un aspetto  positivo di quel periodo era che le persone compravano i dischi e li  ascoltavano con attenzione. Penso che adesso tutti vano in giro con il loro <a href="http://www.gabrielelunati.com/index.php?tag=ipod">iPod</a>, ma pochi ascoltano davvero un album. Prima, quando  facevi  un disco, avevi qualche aspettativa che le persone l&#8217;avrebbero ascoltato per intero. Adesso scaricano una montagna di roba e molto verosimilmente non riescono ad ascoltare tutto. Io stesso ho qualcosa come 70 giorni di  musica in <a href="http://www.gabrielelunati.com/index.php?tag=itunes">iTunes</a>, ora. C&#8217;è talmente tanta musica disponibile che perdi la speranza che qualcuno possa ascoltare quello  che tu fai.<br />
Guardandomi indietro mi sento  davvero fortunato ad aver suonato in band che hanno sfornato  un album prima che Internet prendesse il sopravvento e cambiasse tutto.  Era divertente pensare che qualcosa che tu hai creato avrebbe potuto  fare il giro del pianeta. Anche se avevi stampato solo poche copie,  sarebbero  potute finire in tutti gli angoli del mondo. Il pensiero che un &#8216;oggetto fisico faccia  un giro del genere è in qualche modo più soddisfacente  di un file  distribuito virtualmente.<br />
Adesso è un bel periodo  per essere un appassionato di musica, perché ti puoi connettere  e trovare immediatamente quasi tutto ciò che vuoi ascoltare. D&#8217;altronde,   il lato negativo è che è un terribile momento  per essere un musicista: le persone comprano meno dischi, quindi anche anche in tour vendi meno roba. Non ho mai guadagnato  troppi soldi facendo il musicista, ma adesso ne guadagni ancora meno, essendoci pochi acquirenti di dischi. La cosa positiva è che puoi  mettere la tua roba online e tutto il mondo può ascoltarla facilmente.  Ma non potendo vendere copie del tuo disco hai una risorsa in meno per  pagare le spese dei tour e andare a suonare per queste persone. In più, c&#8217;è talmente  tanto materiale lì fuori che è difficile far interessare qualcuno  a ciò che fai. Onestamente mi giova ancora il fatto che la mia  prima band era su Crypt, negli anni Novanta.<br />
Mi sento davvero come se fossi  stato testimone della fine di un&#8217;epoca – l&#8217;età delle registrazioni su supporto fisico.  Penso che dagli anni Trenta (quando il 78 giri divenne popolare), fino alla fine del 2000 e al termine dell&#8217;era dei cd, sia stata  l&#8217;età d&#8217;oro per la musica. Credo che la musica diverrà una forma d&#8217;arte  minore, in futuro. C&#8217;erano ancora pittori dopo il  Rinascimento,  ma la pittura non era più così importante culturalmente. Per me,  cresciuto  in un piccolo paese sperduto nel nulla, la musica era una finestra su  un mondo più grande. La musica era una forma d&#8217;arte che mi ha introdotto   a diversi tipi di persone e  a modi differenti  di pensare.  Sicuramente  alcuni ascolteranno e creeranno ancora musica,  ma sarà solo una delle tante opzioni di divertimento e non una specie  di religione come era per le persone prima di Internet. I ragazzi non  dovranno contare sulla musica per essere scoprire il mondo o per  formare la loro identità. Potrebbero esserci altre forme d&#8217;arte che  si diffonderanno e serviranno a questo scopo. Non penso ci sia  necessariamente  una ragione per lamentarsi: sarà interessante vedere cosa accadrà.  Poi c&#8217;è talmente tanta musica proveniente da questa età dell&#8217;oro, che ci vorrà una  vita intera per digerirla tutta.</p>
<p><strong>Alla fine degli anni Novanta  le classifiche hanno accolto i White Stripes, che molte persone  indicano come pionieri di un nuovo garage. Sarei curiosa di sapere cosa  ne pensi : è un episodio di sfruttamento dell&#8217;underground, una  sua mistificazione da parte della massa, oppure anche l&#8217;industria mainstream &#8211; ogni tanto &#8211;  vede un raggio di luce?</strong></p>
<p>Trovavo divertente che quando i Revelators erano in giro le persone ci  chiedevano sempre “Perché non avete un bassista?”. Non è che abbiamo  inventato noi la formazione senza bassista: c&#8217;erano un sacco di band così prima di noi, dai Gories agli Oblivians, ai Fendermen, ai  Flat Duo Jets (che erano un duo chitarra/batteria e sono stati in giro  per un po&#8217;), perciò non eravamo così innovativi &#8211; anche se noi eravamo leggermente  diversi perché avevamo chitarra, batteria e un cantante. Comunque nessuno  conosceva questi altri gruppi, a parte un gruppo davvero ristretto di fanatici,  perciò la gente sembrava faticare tantissimo ad accettare che non avevamo un basso. Semplicemente era infastidita da questa cosa.<br />
Ho sempre pensato che suonavamo alla  grande  e non ho mai sentito la mancanza del basso. Anzi, avendo suonato  anni dopo con un bassista (negli Hard Feelings), dico che con la  formazione chitarra/batteria senza basso si possono fare cose molto più divertenti,  musicalmente.<br />
Quando i White Stripes hanno avuto successo,  non avere un bassista sembrò subito un&#8217;innovazione pazzesca: il che mi irritava,  perché  ho suonato in una band che aveva già fatto la stessa cosa, ma molti anni prima!<br />
Penso che i White Stripes siano   abbastanza ok: non erano niente di speciale e sicuramente non erano  migliori di molte altre band simili, uscite prima di loro. C&#8217;erano vari gruppi mediocri quel periodo come i Black Keys, i Detroit Cobras, i  Greenhornes,  che divennero molto più popolari rispetto al loro valore.   Detto questo, i White Stripes erano probabilmente il meglio nel peggio.<br />
Tra le ragioni per cui i White  Stripes divennero famosi, la musica era all&#8217;ultimo posto. C&#8217;era  l&#8217;abbigliamento  giusto, il cromatismo bianco e nero, il gossip “ma sono davvero fratello e  sorella?”&#8230;  un sacco di cose che &#8211; forse &#8211; danno alla gente qualcosa di cui parlare,  ma che non hanno molto a che fare con la musica. Penso che queste faccende abbiano  contribuito al successo dei White Stripes molto più che la musica.  Voglio dire: il primo album dei Deadly Snakes e quello dei White Stripes   sono usciti più o meno nello stesso momento e <em>Love Undone</em> distrugge  letteralmente il debutto dei White Stripes.<br />
Una cosa da tenere a mente  è che ciò che a me non piace dei White Stripes è quello che li ha resi popolari. Il look giusto, le ridicole canzoni  sull&#8217;infanzia: ecco quello che colpiva la maggior parte delle persone. Ricordo  Tim Warren che parlando dei White Stripes disse : “ Tutte queste canzone  sui sentimenti infantili? È rock pedofilo!”&#8230; e io pensavo fosse  una definizione esilarante. Stiamo parlando di un tizio che ha pubblicato album  dei Teengenerate e Oblivians, quindi ovviamente non aveva gusti  mainstream.<br />
Quello che io apprezzavo dei White Stripes, come la slide guitar e le  influenze  blues, non è ciò che li ha resi appettibili al mainstream.   Se il gruppo avesse suonato come piace a me, o come piace a Tim Warren,  non sarebbe mai stato popolare.<br />
I White Stripes e gli altri gruppi di cui tanto ha parlato la stampa in quel periodo sono davvero  stati l&#8217;ultima occasione in cui le major e la stampa musicale hanno  avuto un peso. C&#8217;era una specie di entusiasmo preconfezionato per queste  rock band. Era la fine dell&#8221;era in cui le persone leggevano le recensioni nelle riviste e in cui a qualcuno importava di cosa aveva da dire un  giornalista  musicale. Ora se senti parlare di una band puoi semplicemente andare  online e ascoltarla, decidendo tu stesso se ti piacciono. Essere su <em>Rolling  Stone</em> o <em>Spin</em> allora era ancora un gran traguardo, ma adesso chi cazzo legge  <em>Rolling Stone</em> o <em>Spin</em>? Quindi, in parte, questa piccola bolla di band  garage è stata l&#8217;ultima possibilità, per i media, di ficcare qualcosa a forza giù per la gola del pubblico.<br />
Il punto è che il numero  delle persone che ascoltano davvero la musica è molto basso. La gente si avvicina o vien esposta alla musica per le più svariate ragioni che raramente  hanno qualcosa a che fare con l&#8217;ascoltarla o apprezzarla sul serio.  Quante tra tutti i fan dei White Stripes andavano oltre, ascoltando altre band simili? Jack White ha fatto bene a dare esposizione  alle band e ai musicisti che l&#8217;avevano influenzato, ma poche delle  persone  che hanno comprato l&#8217;album dei White Stripes ha poi ascoltato qualcuno  di questi gruppi. Per molti era semplicemente una cosa trendy da fare e i White Stripes erano  la band del momento.<br />
Sono sicuro che potresti elencare diverse band che  pensi fossero migliori e non hanno mai avuto nemmeno una briciola del  loro successo. Come musicista e fan della musica devi far pace col  fatto che non c&#8217;è giustizia. Ci saranno sempre persone che avranno  fama e successo, ma tu pensi non siano un granché, mentre ci sono altre  che secondo te dovrebbero avere successo e invece lavorano nell&#8217;oscurità. Come  Link Wray vs Eric Clapton.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/schooley-machete.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2355" title="schooley-machete" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/schooley-machete.jpg" alt="schooley-machete" width="300" height="451" /></a>Parliamo della dimensione  one-man band. Spesso parli delle tue radici rurali, un concetto basilare che ben si collega a una one-man band&#8230;</strong></p>
<p>Rispetto a un ragazzo che sta crescendo oggi, io potrei tranquillamente essere nato a un secolo di distanza. Abitavamo sperduti nel nulla, niente Internet,  niente  tv via cavo, il nostro telefono era in duplex. Ero a qualcosa come come 80 chilometri  dal negozio di dischi più vicino &#8211; e non era un buon negozio. Compravo le cassette da Wal-Mart, fu grandioso quando trovai  Muddy Waters e John Lee Hooker. Facevo le commissioni, davo da mangiare  agli animali, guidavo i trattori, mungevo le mucche, raccoglievo il  fieno e facevo cose che non erano diverse da ciò che i  ragazzi cresciuti nelle fattorie hanno fatto per centinaia di anni.<br />
La piccola fattoria a conduzione famigliare che avevano i miei genitori è  sicuramente  qualcosa che appartiene al passato. Mi sono dovuto trasferire nella grande città  per ragioni economiche, come le persone delle zone rurali hanno fatto  sempre. Le fattorie a gestione famigliare stanno facendo la fine dei negozi di dischi.  Se fossi restato nella mia città natale non ho idea su cosa avrei  fatto. Non era nemmeno un&#8217;opzione, per me: volevo scappare di lì  comunque.<br />
Non ho nemmeno mai suonato  la chitarra con un altra persona fino a che non avevo 20 anni.  Perciò ho avuto tempo per migliorare il mio stile da solo, suppongo.  Avevo già deciso come volevo suonare prima di aver mai suonato con  qualcun altro.</p>
<p><strong>Hai esplorato le radici della musica americana, artisti mai  realmente conosciuti e apprezzati dal pubblico. Quale, secondo te, ha portato un&#8217;innovazione fondamentale   nella musica, ma non ha il giusto riconoscimento?</strong></p>
<p>Non saprei, non mi interessa davvero l&#8217;innovazione: nella musica è una cosa sopravvalutata. Mi  piace la musica perchè comunica emozioni. Gli aspetti tecnici, in una certa misura, sono  secondari per me. Mi piacciono i musicisti la cui individualità esce  fuori quando ascolti la loro musica. Mi piace riuscire ad qualcosa e capire all&#8217;istante di chi si tratta, dalla chitarra, dal suono della  voce, dallo stile compositivo. Ma il fatto, con la musica, è che  non c&#8217;è una regola: ci sono alcuni musicisti che amo che erano molto  tecnici e il cui stile era innovativo, come Little Walter, e ce ne sono altri come Hound Dog Taylor, che è conosciuto per aver detto : “Quando  morirò, diranno: &#8216;Suonava di merda, ma caspita come suonava bene!&#8217;&#8221;.</p>
<p><strong>Attualmente lavori all&#8217;Austin History Center. Qual&#8217;è  il nesso tra storia e rock&#8217;n'roll? Cosa hai fatto nella tua vita, oltre  a suonare in album strepitosi?</strong></p>
<p>Beh, parlare di  lavoro non sarà molto eccitante, comunque ricorda che qui  siamo negli Stati Uniti e non c&#8217;è una rete di previdenza sociale  né assistenza sanitaria statale, e io non ho genitori ricchi da spennare,  quindi ho dovuto sempre lavorare. Suonando in una band, tra un tour  e l&#8217;atro ho fatto una serie di fantastici lavori glamour. Quando ero nei Revelators,  ho lavorato in una pizzeria, in un ufficio, in un magazino, facendo il turno  di mezzanotte all&#8217;ufficio postale, come fattorino. Cose  eccitanti.  Quando mi sono trasferito ad Austin e ho formato gli Hard Feelings, ho  lavorato in un negozio di dischi che dava un assicurazione sanitaria,  che è una gran cosa qui in America. Perciò ho lavorato lì per parecchio tempo, cosa che mi ha dato la possibilità di conoscere un sacco  di musica e di ascoltare molti album. Era un lavoro grandioso, per un musicista, e sono stato molto fortunato.<br />
Comunque, all&#8217;incirca nel 2005,   quando è uscito il mio primo album da one man band, ho iniziato a vedere quale sarebeb stato il futuro dei negozi di dischi e ho capito che dovevo trovarmi  qualcos&#8217;altro. Mi sono sempre piaciuti i negozi di dischi e ho persino  pensato di aprirne uno mio, ma il mondo è cambiato. In più avevo  la possibilità di fare un tour in Giappone, ma semplicemente non potevo permettermelo economicamente. Ho capito di dover iniziare a guadagnare più soldi per coprire quel   buco nero che inghiotte soldi che è la mia “carriera musicale”. Non potevo continuare a saltare  da un lavoro di merda all&#8217;altro. Volevo qualcosa che mi stimolasse  culturalmente e fosse interessante per me e non mi interessava   vendere nulla o creare profitti per qualsiasi  compagnia. E, ovviamente, volevo fare qualcosa che mi permitesse di  continuare  a suonare. Dovevo pensare a ciò che avrei voluto fare da grande,  per essere onesti.<br />
Ho sempre avuto un forte interesse per la storia e, con il collasso dell&#8217;industria discografica, ho iniziato  a interessarmi a cosa sarebbe successo alla storia della musica  americana incisa. Con tutti i problemi di copyright, ci sono così tante  registrazioni che rischiano di andare perse&#8230; mi ha sempre frustrato  il fatto che la musica americana non è rispettata nel mondo accademico, anche  se ha avuto una grande influenza sulla nostra cultura. Ho preso in  considerazione l&#8217;idea di iniziare un corso universitario di Studi Americani  o qualcosa del genere, focalizzarmi sulla musica popolare e  ricavare  una sistemazione nell&#8217;università. Ma non potevo pensare di perdere molto  tempo scrivendo tesi e ricerche su queste registrazioni quando, in realtà,  queste registrazioni sono in pericolo: volevo dare un contributo  più pratico.<br />
Perciò ho iniziato a  interessarmi alla preservazione dell&#8217;audio, che è un campo che si  trova &#8211; in pratica &#8211; nella sua infanzia, visto che il suono registrato gira da  un tempo relativamente breve, specialmente se lo compariamo alla carta.<br />
Così, sono finito all&#8217; Austin  History Center, l&#8217;archivio storico locale. Sono anche iscritto  all&#8217;università,  studio Archivistica.<br />
Ho provato a trasformare il mio interesse nelle   registrazioni in un lavoro. Ho lavorato su una raccolta storica orale,  provando a digitalizzare molti vecchi nastri. Ho appena fatto  un&#8217;intervista con Walter Daniels: ho provato a inserire  più materiale possibile sulla comunità underground musicale di Austin  nella raccolta.  Tim Kerr ha regalato il suo archivio all&#8217;History Center, così abbiamo  una scatola piena di magliette dei Big Boys e fanzine punk rock, che è fighissimo.<br />
Abbiamo un sacco di interviste  orali a personaggi locali, alcune vecchie di 30  anni e più, e nessuna registrazione è stata digitalizzata. La cassetta è un formato morente e le possibilità  di farci qualcosa sono poche.<br />
La nostra collezione è solo una delle  tante nel Paese e tute stanno affrontando lo stesso problema. Le persone  pensano che tutto ormai sia digitalizzato e disponibile online, ma  solo una minima parte lo è. La maggior parte delle cose si trovano in scaffali polverosi e in cassette deteriorate e molto scomparirà  prima di essere digitalizzato.<br />
Comunque visto che lavoro e studio nello   stesso tempo, mi ci vorranno un paio di anni prima di finire. Dopo spero di avere  un lavoro nella Libreria Del Congresso o allo Smithsonian  o qualcosa  del genere! O rimarrò ad Austin e terminerò di trasferire in digitale tutte queste cassette.</p>
<p><strong>Studiando la società  americana e viaggiando per l&#8217;Europa, quali differenze hai visto tra  i due continenti, in ambito rock&#8217;n'roll?</strong></p>
<p>Sembra che le band  europee diano priorità allo stile. Più attenzione a quali vestiti debba indossare la band, agli strumenti che hanno. Hanno più chitarre e amplificatori  costosi,  rispetto alle band americane. Ho sempre suonato con amplificatori e  chitarre economiche, perché ero povero. Penso che questo faccia parte dell&#8217;estetica, se suoni trashy rock&#8217;n'roll. La maggiorparte  delle band della Crypt non aveva strumenti costosi e amplificatori  vintage: gli americani in generale hanno meno stile degli europei, e  vestono come straccioni. Se cammini per una strada europea, le persone  sono molto meglio vestite rispetto una qualunque strada americana,   quindi penso che le band finiscono per concentrarsi di più sulla  presenza  scenica.<br />
Un&#8217;altra cosa che ho notato, è che pare  che gli europei scelgono i nomi peggiori per i propri gruppi. Non so  se è un problema dato dal fattto che l&#8217;inglese non è la loro lingua madre,  o cosa. I giapponesi scelgono dei nomi ridicoli e sembra piacergli, in  qualche modo, ma ci sono degli orribili nomi rock&#8217;n'roll in Europa.<br />
Comunque, questa è tutta  roba superficiale. Come per la musica,  è difficile ora generalizzare,  perchè Internet ha reso tutto davvero più omogeneo nel mondo.  Sono rimasti pochi suoni regionali da poter usare. Puoi sentire alcune  band, come i Feedtime, e dire “sembrano australiani!”, anche se  non puoi puntare il dito su cosa esattamente li faccia sembrare in quel modo. Ora,  invece di essere influenzato dagli altri musicisti locali, sei  influenzato  da qualunque cosa tu ascolti in tutto il mondo, così è più difficile sviluppare un tipo di suono regionale. Penso che questo abbia portato le  band ad assomigliarsi di più, il che è pessimo. Non so se riuscirei   ancora a identificare un suono distintivo dell&#8217;Europa, America o  Giappone.</p>
<p><strong>Spesso i tuoi live sono  accompagnati da spettacoli burlesque. Negli ultimi anni questo tipo  di show ha avuto un gran ritorno di fiamma, grazie anche a siti come Suicide  Girls.  Cosa pensi di questo fenomeno?</strong></p>
<p>Beh, mi piacciono le belle  donne, in particolare quando non indossano quasi nulla. Ma non penso  che ciò abbia molto a che fare con la musica.</p>
<p><strong>Non solo hai suonato nei  Revelators, ma anche negli Hard Feelings, in tourneè  con R.L. Burnside e nell&#8217;album di debutto degli South Filthy. Cosa puoi  raccontarmi di queste esperienze?</strong></p>
<p>Ho parlato dei Revelators  e del tour con R.L Burnside in molte interviste e non mi è rimasta  nessuna storia che non ho già raccontato milioni di volte.  Su YouTube c&#8217;è una lunga storia che ho registrato sulla tourneè con  R.L. Burnside, dal dvd del mio show in Norvegia con lui [<em>clicca <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=OePoeDTF5U0" target="_blank">QUI</a></strong></em> <em>per vederla</em>].<br />
Ho suonato solo un pezzo  nell&#8217;album  dei South Filthy, perciò non ho nessuna storia interessante in proposito. Walter era  l&#8217;unico membro a essere presente, quando ho suonato la mia piccola  parte.<br />
Guarda semplicemente il  documentario sugli Anvil e potrai farti un&#8217;idea di com&#8217;erano i tour dei Revelators o  degli Hard Feelings (a parte i concerti chd andarono molto bene).</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi progetti  futuri?</strong></p>
<p>Quando sono tornato dal  mio ultimo tour, mi sono sentito davvero stanco di questa cosa della  one-man band, come se avessi già dato tutto, in questa veste.  Era ancora divertente, ma non più stimolante. Così, ho deciso di  imparare  a suonare un nuovo strumento, per rendere il tutto ancora interessante.<br />
Nel  mio ultimo album ho suonato un pezzo di Dock Boggs, con la chitarra,  e volevo fare alcune canzoni di Uncle Dave Macon. Ma semplicemente non  suonavano bene con la chitarra, così ho deciso di iniziare a suonare  il banjo, in modo da poter rendere queste canzoni fedelmente.<br />
Ho imparato abbastanza  velocemente  e ho appena iniziato a suonare il banjo anche dal vivo. C&#8217;è voluto del  tempo per ottenere il suono giusto, ho dovuto provare diversi pick up  e ho dovuto fare un paio di esperimenti per trovare un arrangiamento  che andasse bene. Ho finito per mettere delle corde molto spesse e  abbassare l&#8217;accordatura di un tono. Questo ha reso tutto più semplice per  la mia voce e suona meglio amplificato. Il banjo amplificato è troppo  acuto ed era quasi fastidioso per il pubblico, quando iniziavo ed  era accordato normalmente. Accordato così ha più bassi e non fa male alle orecchie a volume alto. Il mio problema più grande è che è un inferno  per la mia mano: finisco con il banjo pieno di sangue dopo ogni show.  Non riesco a tenere le unghie lunghe&#8230; e senza unghie il volume non è abbastanza alto, per cui finisco col colpirlo come un dannato per  compensare. Così scorre sempre un po&#8217; di sangue.</p>
<p><strong>L&#8217;ultima domanda è una  curiosità&#8230; come  va con gli occhiali nuovi?</strong></p>
<p>Non mi chiamano più  Buddy Holly. E&#8217; già qualcosa.</p>
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