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	<title>Black Milk Magazine &#187; Area Pirata</title>
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		<title>Bulli, pupe e marinai</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 11:05:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I King Mastino alla seconda prova sulla lunga distanza: turborock assassino per marinai incarogniti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/king-mastino.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10395" title="king mastino" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/king-mastino.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>King Mastino &#8211; <em>Hold Fast</em> (Area Pirata, 2011)</strong></p>
<p>Dopo il bel <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/09/dead-swamp-king-mastino-split-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">7&#8243; split con i Dead Swamp</span></a>, tornano i <a href="http://www.myspace.com/kingmastino" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">King Mastino</span></a> con un album intero sotto l&#8217;egida dei marchi Area Pirata (nella versione cd) e White Zoo (per l&#8217;edizione su vinile).</p>
<p>E&#8217; il loro secondo album &#8211; io, purtroppo, il primo me lo sono perso e manco sapevo che fosse uscito: mea culpa &#8211; e suona cazzuto, fresco, sanguigno e potente. Senza tregua.<br />
Undici pezzi di hard/punk/rock&#8217;n'roll marinaro, duro come una tempesta nell&#8217;oceano, scuro come il miglior rum invecchiato e divertente come una rissa alla Bud Spencer in un bar. In una parola sola, turborock di quello coi controcoglioni che unisce il piglio dei maestri originatori Turbonegro, alla potenza livida dei Murder City Devils (senza organo), con un tocco di Hellacopters e Glucifer del periodo d&#8217;oro.</p>
<p>Invenzioni? Zero. E chi ne ha bisogno&#8230; questa è la musica dei rocker duri e puri, quelli che se ne fottono delle pose e delle mode, e preferiscono parlare con un assolo lancinante piuttosto che farfugliare cazzate. In tanti provano a farla, ma a riuscirci sono una percentuale irrisoria. E, ovviamente, i King Mastino sono tra i pochi che ce la fanno, risultando convincenti, minacciosi e genuini. Zero cazzate: solo culi spaccati, tatuaggi, riffoni senza pietà, ceffi da marinaio e alcool come se piovesse.</p>
<p>Rock the fuck on, sailors&#8230;</p>
<p><center><iframe width="500" height="284" src="http://www.youtube.com/embed/kALQOV9lL18" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>(Power) pop! Goes the Sick Rose</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 16:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ritorno dei Sick Rose con un album perfetto di power pop/Sixties pop prodotto da Dom Mariani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/sick-rose.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9905" title="sick rose" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/sick-rose.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Sick Rose &#8211; <em>No Need For Speed</em> (Area Pirata, 2011)</strong></p>
<p>Recensire un disco come questo non è affatto facile. E non certo perché sia un lavoro mediocre; anzi, proprio per la sua eccellenza è una vera bomba a orologeria pronta a scoppiarti in mano. In media ce la si può cavare citando due dati biografici, sfoderando l&#8217;aggettivo &#8220;storico&#8221; e scrivendo che è un lavoro imperdibile; ma questo è un approccio da webzine per minorenni freschi di spannolinamento&#8230; come dire: magari evitiamolo.<br />
E qui casca l&#8217;asino, perché parlare con sufficiente autorevolezza dei <a href="http://www.thesickrose.com/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Sick Rose</span></a> e del loro nuovo <em>No Need For Speed</em> è difficile, senza sembrare l&#8217;ennesimo trombone e magari un po&#8217; cialtrone.</p>
<p>Lascio quindi, con umile soggezione, questo compito a chi lo può fare per capacità e per meriti conquistati sul campo (amici Frazzi, Calabrò, Bacciocchi: sto parlando di voi) e metto i semplici panni di uno che ascolta dischi da tanti anni, ma non è detto che ne capisca granché.<br />
In questa veste vi dirò che i Sick Rose del 2011 sono profondamente diversi da quelli garage che in molti reduci come me hanno lasciato il segno. Considerando, poi, che io ho amato alla follia il loro periodo (purtroppo breve) in stile MC5/Flamin&#8217; Groovies (i tempi di <em>Floating</em>, per intenderci&#8230;), questa svolta Sixties pop e power pop, almeno sulla carta, sembra pericolosa.</p>
<p>Ebbene, fanculo la carta. Perché questo disco, nell&#8217;arco dell&#8217;ascolto, mi ha riconciliato con il concetto di power pop; probabilmente non mi ha convertito (trovo ancora un po&#8217; troppo ardua l&#8217;impresa di ascoltare certe band), ma mi ha divertito, fatto muovere il testone e anche fatto fare un po&#8217; di air guitar. E, cosa non secondaria, mi ha fatto sentire una manciata di brani magistrali, in cui la sensibilità pop non è automaticamente sinonimo di puttanate da club per aspiranti veline e gieffini; il pop di cui questi 11 brani sono imbevuti è cristallino, ancora fortemente aggrappato alle radici rock&#8217;n'roll delle origini, ingenuo come solo un singolo dei Sessanta sapeva essere. Ed energico come una doppia Redbull direttamente in vena.<br />
Lo ammetto, ogni tanto viene anche il brivido alla schiena. E non credevo mi sarebbe capitato.</p>
<p>Una band matura, con un mestiere smisurato, che suona la musica degli eterni sedici anni e lo fa risultando convincente al 100%.  Che poi si è fatta produrre dal mitico Dom Mariani, giusto per avere la certezza matematica di non sbagliare la mira di un millimetro. E così è stato.</p>
<p><center><iframe width="480" height="274" src="http://www.youtube.com/embed/WimSWSB1w3I" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>In viaggio coi No Strange</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 08:27:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ritorno dei re della psichedelia neo Sixties. Direttamente dagli sfavillanti Eighties Colours, i No Strange]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/cristalli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9883" title="cristalli" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/cristalli.jpg" alt="" width="277" height="294" /></a>No Strange &#8211; <em>Cristalli sognanti</em> (Area Pirata, 2011)</strong></p>
<p>I <a href="http://www.myspace.com/nostrange" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">No Strange</span></a> di Ursus, Ezzu &amp; compari tornano dopo quasi tre lustri di lontananza dalle scene&#8230; e lo spirito della caleidoscopica &#8211; purtroppo lontana, ma mai dimenticata &#8211; era degli <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/08/roberto-calabro-eighties-colours-libro-recension/" target="_blank"><em><span style="text-decoration: underline;">Eighties Colours</span></em></a> è con loro.<br />
Questo nuovissimo <em>Cristalli sognanti</em> fotografa una band attualissima nel sound (nonostante ad alcuni il termine psichedelia evochi immagini di vecchiume barboso), capace di fare viaggiare e avvincere, con un innegabile pizzico di nostalgia. Che a noi piace sempre molto, per la cronaca.<br />
Attenzione dunque: non aspettatevi la violenza del garage revival o la filologia Sixties punk propria di altre &#8211; validissime &#8211; band italiche anni Ottanta. Perché coi No Strange si esplorano le terre più oniriche, nebulose e alterate del rock psichedelico venato di prog. E il panorama evocato, che ti entra dritto nel cervello, è fatto di paesaggi sognanti, immagini curiose, melodie calde e soffuse nell&#8217;aria, profumi orientali.</p>
<p>Un album probabilmente difficile se non si pratica il genere, ma anche un lavoro di quelli che &#8211; indipendentemente dai propri ascolti ordinari &#8211; ha una personalità così forte da farsi percepire da subito come un disco valido e davvero importante. Intriso di storia, di voglia di scoprire, di immaginazione, di gustoso revival ma anche di spirito outsider.<br />
Per chiudere, niente può funzionare meglio delle parole di Ursus raccolte qualche anno fa dagli amici di <a href="http://www.retrophobic.com/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=302:no-strange&amp;catid=30:80s&amp;Itemid=27" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Retrophobic</span></a> (che perdoneranno il piccolo furto), per farvi entrare nello spirito di questo <em>Cristalli sognanti</em>, che pur essendo attuale non può prescindere dalle sue radici, che affondano negli anni Ottanta e nel neo Sixties: &#8220;<em>Tutte le ondate in qualche modo lasciano dei segni, sicuramente io non  ritengo che gli anni 80 siano importanti come i 60 e, in parte, neppure  come i 70 (questi ultimi contraddittori e un po&#8217; eccessivi, ma  decisamente vitali)&#8230; il clima generale di quegli anni, per conto mio,  era di passività e stanchezza: la crisi generale delle ideologie, il  ritorno al privato, persino il mito della carriera &#8216;yuppie&#8217; erano figli  di quel periodo&#8230; in mezzo a tutta questa merda c&#8217;è sempre comunque chi  non si adegua, i cosidetti &#8216;irregolari&#8217;&#8230; noi in qualche modo facevamo  parte della CONTROcorrente, pur guardando oltre ai miti stereotipati  della ribellione e dell&#8217;antagonismo politicizzato, tanto ostentati per  esempio dall&#8217;hardcore punk. Per conto mio la psichedelia rimane questo:  superamento delle gabbie culturali, anche di quelle ritenute  alternative</em>&#8220;.</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/MabrcNyhZLY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>La progenie bastarda di La Muerte</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/10/the-headbangers-more-hate-songs-recensione/</link>
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		<pubDate>Sat, 29 Oct 2011 15:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Protopunk, garage rock, primi Black Flag, Motorhead e NWOBHM seminale: ecco i The Headbangers, pronti a rifarvi le orecchie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/headbangers.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9467" title="headbangers" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/headbangers.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Headbangers &#8211; <em>More Hate Songs</em> (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>La Toscana colpisce ancora. E a scaricarci addosso otto brani di rock&#8217;n'roll lercio sono questi figli bastardi del loro mentore Dome La Muerte, ossia i <a href="http://www.myspace.com/theheadbangers" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">The Headbangers</span></a> (di cui abbiamo recensito uno split proprio con i <a href="http://www.myspace.com/domelamuerteandthediggers" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Diggers</span></a> di Dome).</p>
<p>Il nome di questa band è talmente semplice e candido da essere geniale; sicuramente da fine anni Settanta a oggi ci saranno state altre venti formazioni &#8211; almeno &#8211; con la medesima ragione sociale, che fa molto NWOBHM o Motorhead sound. Insomma, un nome che crea aspettative&#8230; e la band non le disattende.<br />
Questi ragazzi si muovono su coordinate variegate, ma ben distinguibili: c&#8217;è il protopunk, c&#8217;è un pizzico di garage rock, c&#8217;è la lezione protohardcore dei primi Black Flag e devianti contemporanei, c&#8217;è la puzza sulfurea degli stivali di Lemmy e compari, c&#8217;è l&#8217;ingenuità taurina dei gruppi più sconosciuti della NWOBHM (quelli che suonavano punk senza saperlo in pratica). Insomma, non si tira fiato facilmente ascoltando <em>More Hate Songs</em>, ma si gode parecchio, perché questa è la musica dei giusti, la musica di quelli che ci buttano l&#8217;anima e se ne fottono del resto. A costo di rompersi le corna contro a un muro.</p>
<p>Se proprio devo trovare un difetto, avrei preferito un&#8217;uscita su vinile, che avrebbe donato un calore più pulsante al tutto. E la copertina ricorda più un artwork degli Screeching Weasel&#8230;</p>
<p>Detto questo: avanti Headbangers, c&#8217;è bisogno di voi.</p>
<p>Il cd è distribuito Area Pirata: garanzia anche per i più scettici. Gente di poca fede.</p>
<p><center><iframe width="480" height="274" src="http://www.youtube.com/embed/1KmXT3PpgUQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Nati per rockeggiare</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 12:55:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Killer Klown &#8211; Born To Rock (Area Pirata, 2011)
Sapere che ci sono faccende come i Killer Klown, ancora in giro e a cazzo dritto dopo 16 anni, è di conforto, come una bella boccia di Cynar ghiacciato, contro il logorio della vita (moderna e non). Quindi lunga vita ad Area Pirata che ci regala questa nuova scheggia da piantare sottopelle, in modo che bruci e faccia infezione, per non dimenticare mai che il rock&#8217;n'roll ti fotte, ti frega, ti incula la vita e il cervello&#8230; ma alla fine è l&#8217;unica ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/kk.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7441" title="kk" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/kk.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Killer Klown &#8211; <em>Born To Rock</em> (Area Pirata, 2011)</strong></p>
<p>Sapere che ci sono faccende come i <a href="http://www.myspace.com/killerklownmf"><span style="text-decoration: underline;">Killer Klown</span></a>, ancora in giro e a cazzo dritto dopo 16 anni, è di conforto, come una bella boccia di Cynar ghiacciato, contro il logorio della vita (moderna e non)<span id="more-7440"></span>. Quindi lunga vita ad Area Pirata che ci regala questa nuova scheggia da piantare sottopelle, in modo che bruci e faccia infezione, per non dimenticare mai che il rock&#8217;n'roll ti fotte, ti frega, ti incula la vita e il cervello&#8230; ma alla fine è l&#8217;unica certezza che resta sempre lì, se sei in grado di coglierla.</p>
<p>Fatto l&#8217;imprescindibile cappello introduttivo, è altrettanto obbligatorio rimarcare come questo cd &#8211; almeno per il sottoscritto &#8211; sia una doppia soddisfazione, visto che ci trovo dei KK molto più proto-hard e con ispirazione australiana, rispetto al gruppo supergarage deliziosamente marcio che avevo lasciato circa cinque anni fa (l&#8217;ultima volta in cui suonammo assieme in un improbabile centro sociale di Valenza Po). Qui c&#8217;è il fango dei Sixties più luridi, ma anche i colpi di lama arrugginita del freakbeat pre-hard rock (provate ad ascoltare il pezzo live in chiusura &#8211; &#8220;The Call&#8221; &#8211; per capire senza più dubbi quello di cui si sta parlando). Il tutto si convoglia in uno spirito molto Radio Birdman/New Race/Visitors &#8211; e perché no: Dubrovniks, anche se i Dubrovniks erano decisamente più light.<br />
Per carità, non è una rivoluzione o un cambiamento di genere repentino, ma di sicuro il baricentro si è spostato verso territori meno noti. E forieri di godimento senza limiti.</p>
<p>Non c&#8217;è un brano che svetta sugli altri, né la tipica recensione track-by-track avrebbe molto senso; <em>Born To Rock</em> è un pacchetto da ingollare nella sua totalità. Prendere o lasciare, non si cambia la merce. Anche perché chi chiede di cambiarla non ha esattamente tutti i venerdì al loro posto.</p>
<p>Fausto e Piera, grazie per la vostra musica e per non avere mai mollato. E voi che leggete, invece, compratevi questo disco.</p>
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		<title>Double double shot</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 16:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due tasselli fondamentali del garage rock'n'roll underground europeo/italiano, ristampati su un unico cd. Shaking Street e The Double Shot ep dei maestri Sick Rose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/sick.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7496" title="sick" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/sick.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Sick Rose &#8211; <em>Shaking Street</em> + <em>The Double Shot ep</em> (Area Pirata, 2011)</strong></p>
<p>Seconda metà degli anni Ottanta; per la precisione 1987 e 1989. I <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/thesickroseband">Sick Rose</a></span> pubblicano rispettivamente il doppio 7&#8243; <em>The Double Shot ep</em> e l&#8217;album <em>Shaking Street</em> (entrambi per Electric Eye)&#8230; e ora, finalmente, dopo più di 20 anni, qualche anima pia si prende la briga di sbattere il tutto su un cd, per il godimento di chi non c&#8217;era e di chi &#8211; come il sottoscritto &#8211; all&#8217;epoca si fece sfuggire i vinili per scarsa lungimiranza o altro.</p>
<p>Come spiegano magistralmente le <em>liner notes</em> a cura di Roberto Calabrò (e chi meglio di lui poteva scriverle, dopo la monumentale opera sulla scena neo-Sixties italiana, <em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/08/roberto-calabro-eighties-colours-libro-recension/"><em>Eighties Colours</em></a></em>?), questi due lavori fotografano un momento di transizione per i Sick Rose, che da band di filologico garage Sixties tinto di folk rock si stanno trasformando in una macchina da guerra che macina proto-punk e rock&#8217;n'roll, sotto la protezione di numi tutelari come MC5 (di cui coverizzano &#8220;Shakin&#8217; Street&#8221;, presente nel cd in ben due versioni &#8211; e con una g aggiunta, così che diventa &#8220;Shaking Street&#8221;) e Flamin&#8217; Groovies. Un&#8217;evoluzione che troverà la sua forma definitiva o quasi col successivo <em>Floating</em> e che significa, utilizzando una semplificazione da verduraio iconoclasta, meno-organo-e-più-chitarre-per-la-madonna!</p>
<p>Detto questo, è comunque innegabile che entrambe i dischi piaceranno incondizionatamente a chiunque ami anche il garage più tradizionale, visto che ce n&#8217;è molto (e di quello sopraffino) in queste 16 tracce. Personalmente promuovo in blocco tutto <em>Shaking Street</em>, album veramente da paura, con quel gusto piccantino e agrodolce che segnava il declino degli Ottanta e che solo alcuni gruppi italiani &#8211; a mio parere &#8211; hanno saputo cogliere; il doppio 7&#8243; è sicuramente buono, ma un po&#8217; meno incisivo. Mi affascina di più l&#8217;outtake di &#8220;Shaking Street&#8221; in versione acustica incisa nel 1989: brividi evocativi a go-go.</p>
<p>Questo è un pezzo della storia del garage rock europeo. Un pezzo importante e imperdibile. A voi la scelta: restare nel medioevo o scegliere il rock&#8217;n'roll.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/F5keyNMERnA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Dome meets The Headbangers</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/03/dome-la-muerte-the-diggers-the-headbangers-split-7-recensione/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 17:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un grande split 7" tra Dome La Muerte &#038; The Diggers e The Headbangers: garage da paura i primi, punk/protopunk i secondi. Area Pirata strikes back]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/dome.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7055" title="dome" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/03/dome.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Dome La Muerte &amp; The Diggers/ The Headbangers &#8211; split 7&#8243; (Area Pirata, 2011)</strong></p>
<p>Che buffo destino, quello del recensore/boss/burattinaio/caprone di una webzine un po&#8217; di nicchia. Buffo per non dire bastardo. Sì, perché capita sempre più di frequente che arrivi materiale promo incompleto, magari senza copertina. E 9 volte su 10 si tratta di dischi che mi piacciono un casino e che mi metterei con grande goduria nello scaffalone dell&#8217;inferno in cui tengo i miei vinili e i cd. Però la goduria viene decurtata di un buon 75% dal pensiero di avere il disco in versione monca. Certo, la gente delle etichette starà pensando: &#8220;Brutto bamboccione, se ti piacciono allora poi puoi comprarti la versione commerciale, completa di tutto&#8221;&#8230;. ed è verissimo, non fa una piega. Giusto, sacrosanto. Però cazzo: aprire i pacchetti e trovare dischi fighissimi in questa configurazione è come trovare un pentolino di caramelle ciucciate sotto all&#8217;albero di natale. Amen: problema mio.</p>
<p>Passiamo alle cose serie, ovvero a questo split 7&#8243; in vinile (45 giri, buco grosso&#8230; oh yes) di Area Pirata.</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/domelamuerteandthediggers"><strong>Dome La Muerte &amp; The Diggers</strong></a> fanno il culo a tutti, con un brano acido che ricorda &#8220;Good Times, Bad Times&#8221; dei Led Zeppelin dopo un trattamento da parte degli Stones periodo &#8220;Their Satanic Majesties Request&#8221;&#8230; e cazzo, ditemi voi se è poco. Un vero pezzone del demonio, intriso di visioni distorte, melodie stralunate, armoniche blues e garage drizzapelo. Il brano è frutto di una collaborazione con Jorge degli spagnoli Dr. Explosion, e risale alle session di <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/04/dome-la-muerte-and-the-diggers-diggersonz-recensione/"><em><strong>Diggersonz</strong></em></a>, l&#8217;album uscito la scorsa primavera. Grandissima prova, un solo pezzo basta, avanza e uccide.</p>
<p>Gli <a href="http://www.myspace.com/theheadbangers"><strong>Headbangers</strong></a>, di Prato, non li conoscevo&#8230; ma se questo pezzo è indicativo della band, allora potrebbe essere &#8211; almeno per quanto mi riguarda &#8211; una delle scoperte più esaltanti dell&#8217;anno. Punk rock scuro e rock&#8217;n'roll, con forti reminiscenze proto-punk, zozzo e ficcante, di quello che ti entra sotto la pelle e si infetta.</p>
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		<title>Il garage longobardo è servito</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/01/the-monolithics-the-kaams-split-recensione/</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 19:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un bel 7" split tra due formazioni lombarde di garage: Monolithics e Kaams. Provare per credere, come diceva qualcuno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/01/km.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6474" title="km" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/01/km.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Monolithics/The Kaams &#8211; split 7&#8243; (Boss Hoss, 2011)</strong></p>
<p>Dopo una giornata di merda, faticosa e piovosa, è un piacere quasi proibito trovarsi faccia a faccia con un bicchiere stracolmo di Dolcetto Dogliani; se poi sul piatto dello stereo si piazza un dischetto come questo split tra <strong> <a href="http://www.myspace.com/themonolithics">Monolithics</a></strong> e <a href="http://www.myspace.com/thekaams"><strong>Kaams</strong></a> (due vecchie conoscenze di Black Milk, che i più attenti ricorderanno), per una manciata di minuti si riesce anche a staccare la spina e a viaggiare un po&#8217;.</p>
<p>Non fraintendiamoci: non ci sono trip psichedelici in ballo, né panorami new age. Il viaggio, qui, è nei cari, vecchi e pericolosi territori del garage rock&#8217;n'roll, quello di matrice neo-garage, figlio bastardo dei Sessanta e degli Ottanta, senza pretese né fronzoli.</p>
<p>I Monolithics attaccano con un bel pezzo &#8220;organoso&#8221; e scuro, con tocchi di Fuzztones, Cramps e Misfits (primissimo periodo, azzarderei) &#8211; il tutto condito dalla voce particolare che li contraddistingue, che a tratti ricorda Danzig; ma danno il meglio di loro stessi nella rivisitazione di &#8220;Take the time you need&#8221; (pezzo già incluso nel demo cd di qualche tempo fa): un brano di garage ficcante e ruvido, dal ritornello che ti si stampa in testa con un tempo da stomp selvaggio.</p>
<p>Il lato dei Kaams parte con un sonoro ceffone in puro stile <em>Pebbles</em> e compilation di Sixties punk minore, per poi traghettarci verso le acque sulfuree di un pezzo frenetico in puro stile Monks (&#8220;Why don&#8217;t you love me anymore?&#8221;) che fa sbattere la testa e trapana i timpani con incursioni di armonica e un solo di chitarra ai confini del rave-up.</p>
<p>Bravi, cazzo: tutti e due. Ah, dettaglio non da poco: il vinile è rosso maculato. Si gode.</p>
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		<title>Cose selvagge a 45 giri</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/06/the-wildest-things-in-the-world-compilation-recensione/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 16:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VV.AA. &#8211; The Wildest Things in the World (Bosshoss/Giuda l&#8217;Onesto/Area Pirata)
Quattro band, una traccia a testa, et voilà: la compila è servita. In questo 7&#8243; in joint venture tra Bosshoss, Giuda l&#8217;Onesto e Area Pirata troviamo un gruppo italiano, uno inglese e due sudamericani, tutti accomunati da un notevole amore per le sonorità garage Sixties più dure e filologiche.
Aprono The Barbacans (Ita) con un mid-tempo stomp da massacro di garage/neogarage primordiale e cupo, con Farfisa imperiale e voce incazzosa. Non memorabile, ma muy muy muy gustoso: Attendo di ascoltare più ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/vvaa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3691" title="vvaa" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/06/vvaa.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>VV.AA. &#8211; <em>The Wildest Things in the World</em> (Bosshoss/Giuda l&#8217;Onesto/Area Pirata)</strong></p>
<p>Quattro band, una traccia a testa, et voilà: la compila è servita. In questo 7&#8243; in joint venture tra Bosshoss, Giuda l&#8217;Onesto e Area Pirata troviamo un gruppo italiano, uno inglese e due sudamericani, tutti accomunati da un notevole amore per le sonorità garage Sixties<span id="more-3685"></span> più dure e filologiche.</p>
<p>Aprono <strong><a href="http://www.myspace.com/thebarbacans">The Barbacans</a></strong> (Ita) con un mid-tempo stomp da massacro di garage/neogarage primordiale e cupo, con Farfisa imperiale e voce incazzosa. Non memorabile, ma muy muy muy gustoso: Attendo di ascoltare più brani, ché sicuramente la (piacevole) sorpresa è dietro l&#8217;angolo. Seguono i <strong><a href="http://www.myspace.com/theevicarsuk">Thee Vicars</a></strong> (UK), ruvidi e filologicamente Sixties, con un&#8217;incazzatura da teenager imbottiti d&#8217;ormoni e a rischio infarto a ogni minigonna che si trovano davanti. Cazzuti e abrasivi come piace a me.<br />
Ed è subito il momento di girare il disco e passare alla facciata B, quella made in sudamerica. Il primo brano è degli argentini<strong> <a href="http://www.myspace.com/peyotes">Los Peyotes</a></strong>, che sono una vera bomba: duri, veloci, ma anche intricati e raffinati&#8230; peccato solo che il cantato in lingua madre proprio non mi gusta (ho sempre pensato che italiano, francese e spagnolo fossero tra le lingue più ridicole per cantare rock e punk e non mi sono mai ricreduto, sorry). E infine si chiude in bellezza con i messicani<strong> </strong><a href="http://www.myspace.com/losexplosivos"><strong>Los Explosivos</strong></a>, rabbiosi e molto Nuggets-style, ma forse anche i più standard.</p>
<p>Ovviamente sono il primo a non prendere per oro colato quanto scritto, visto che trovo impossibile giudicare una band da un solo brano &#8211; ed è anche il motivo per cui le compilation non mi hanno mai esaltato. Comunque un buon disco: su questo non si discute.</p>
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		<title>Bugiardi per cui morire</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 15:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Liars &#8211; Salvation/Can&#8217;t Stay Away From You (Area Pirata, 2010)
Fottuto godimento. Dagli umidi e profondi meandri del garage revival italiano riemerge una formazione leggendaria, ossia i The Liars di Pisa &#8211; nati nel 1985 e poi andati scemando lungo tutti i Novanta, fino a far perdere le proprie tracce. Ora tornano e chi meglio di Area Pirata poteva candidarsi a raccogliere in sette pollici (con doppio lato A, prego notare la finezza) di vinile nerissimo due loro nuovi brani? Nessuno, la risposta è ovvia.
Non c&#8217;è un cazzo da fare. I ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/05/liars7.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3676" title="liars7" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/05/liars7.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Liars &#8211; <em>Salvation/Can&#8217;t Stay Away From You </em>(Area Pirata, 2010)</strong></p>
<p>Fottuto godimento. Dagli umidi e profondi meandri del garage revival italiano riemerge una formazione leggendaria, ossia i <strong><a href="http://www.myspace.com/the_liars">The Liars</a></strong> di Pisa &#8211; nati nel 1985 e poi andati scemando lungo tutti i Novanta, fino a far perdere le proprie tracce<span id="more-3675"></span>. Ora tornano e chi meglio di <strong><a href="http://www.areapirata.com/">Area Pirata</a></strong> poteva candidarsi a raccogliere in sette pollici (con doppio lato A, prego notare la finezza) di vinile nerissimo due loro nuovi brani? Nessuno, la risposta è ovvia.</p>
<p>Non c&#8217;è un cazzo da fare. I fanatici del nuovo e delle band ggggiovani possono mettersi il cuore in pace e andare a farsi un giro, perché in realtà questo dischetto è la dimostrazione che palle, rock&#8217;n'roll e attitudine con gli anni spesso migliorano e si esaltano, come un vino buono o un distillato come dio comanda. Per cui aspettatevi che questi due brani vi rifacciano il culo nuovo, come minimo, alla faccia di chi dice che superata una certa età il rock&#8217;n'roll non è più cosa da farsi. Nossignore. Avete sbagliato tutto.</p>
<p>Neopsichedelia, garage punk e il sano rock&#8217;n'roll primordiale abitano in questi due solchi &#8211; e ci abitano a buon diritto e in maniera sacrosanta. Se poi voi non siete in grado di capirlo è un problema (e grave, aggiungerei) vostro; se invece due nomignoli tipo 13th Floor Elevators e Fuzztones vi fanno immediatamente drizzare i capelli (e magari anche qualcosa d&#8217;altro), allora fiondatevi a fare questo acquisto. Che peraltro è anche confezionato in una copertina da sturbo in puro stile Texas psych, che piacerebbe molto al Roky Erickson di una quarantina d&#8217;anni orsono.</p>
<p>Disco garage della prima metà del 2010, senza dubbio.</p>
<p><em>PS: il godimento aggiunto di questo 7&#8243; è che mi ha ricordato, come una madeleine, il giorno nebbioso di tanti anni orsono in cui comprai il loro album </em><em>Mindscrewer a poche lire da Supporti Fonografici a Merdano &#8211; pardon: Milano. E l&#8217;ho tirato fuori dopo un bel po&#8217; di tempo, per scoprire che mi piace ancora un casino.</em></p>
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