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	<title>Black Milk Magazine &#187; anni Sessanta</title>
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		<title>Nederbiet bloody nederbiet</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 09:10:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La traduzione in inglese dell'unica vera e definitiva storia degli Outsiders. Per pochi. Ma buoni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/05/OUTSIDERS-Book.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8145" title="OUTSIDERS-Book" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/05/OUTSIDERS-Book.jpg" alt="" width="250" height="363" /></a>Jerome Blanes &#8211; <em>Outsiders by Insiders</em> (Misty Lane Books, 2010, 168 pag.)</strong></p>
<p>Che piaccia o no, <a href="http://www.mistylane.it/"><span style="text-decoration: underline;">Misty Lane</span></a> è un po&#8217; il corrispettivo europeo di <a href="http://www.ugly-things.com/"><span style="text-decoration: underline;">Ugly Things</span></a> &#8211; fatte le debite e imprescindibili proporzioni. E quest&#8217;ultima operazione editoriale in cui si è imbarcata conferma la percezione: un libro tutto dedicato agli olandesi <a href="http://www.theoutsiders.eu/"><span style="text-decoration: underline;">Outsiders</span></a>, alla loro storia e a ogni dettaglio che li riguardi (e Ugly Things, tempo fa, dedicò un intero volume agli altri olandesi d&#8217;oro, i <a href="http://www.q65.org/"><span style="text-decoration: underline;">Q65</span></a>).</p>
<p>Questo <em>Outsiders by Insiders</em> &#8211; precisiamolo &#8211; è una traduzione. Il libro ha avuto una primissima pubblicazione in olandese alcuni anni orsono (2007); con la trasposizione in lingua inglese ovviamente si cerca di allargare il tiro al mercato internazionale degli appassionati di Sixties sound e derivati.<br />
Detto questo, la sensazione &#8211; piacevole anche &#8211; è che sia comunque un volume per pochi appassionati dall&#8217;indole hardcore. Un po&#8217; perché si concentra su una band fondamentale, ma sostanzialmente non famosa (per apprezzare la scena Sixties olandese occorre essere un po&#8217; più appassionati degli altri e un po&#8217; più conoscitori della media, si sa); un po&#8217; perché si tratta di una storia maniacale, scritta con attenzione a minuzie che a tratti possono scoraggiare anche i fan e i curiosi più ben disposti (nomi di persone, di club, di scuole e di vie si susseguono in un turbine capace di confondere nel giro di poche decine di pagine).</p>
<p>Il succo, quindi è che dovete essere pronti a immergervi nel mondo degli Outsiders come se doveste scrivere una tesi di dottorato su di loro, imparando anche qualche parola di gergo olandese. In cambio dei vostri sforzi, però, avrete in regalo (beh, proprio regalo no, visto che costa 20 euro) le chiavi di un mondo in cui avrete il privilegio di curiosare ampiamente &#8211; magari anche in qualche cassetto dimenticato. A compendio, poi, ci sono una marea di foto che raccontano una storia già da sé.</p>
<p>Unico vero appunto: la prosa di mr <a href="http://www.jeromeblanes.blogspot.com/"><span style="text-decoration: underline;">Blanes</span></a> non è delle più brillanti (diciamo anche piuttosto noiosa: non è certo uno di quei cronisti/giornalisti che si mettono in gioco in prima persona nel raccontare le cose) e la traduzione dall&#8217;olandese non è esattamente ineccepibile &#8211; sono rimasti un po&#8217; di refusi. Per non parlare della scelta di lasciare molte parole in lingua originale, ma in contesti che proprio non hanno alcun senso. Un vezzo pittoresco, ma piuttosto fastidioso alla lunga.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/BgoqSFugFT8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Angeli e lucertole</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 16:42:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Patricia Butler &#8211; Gli angeli danzano, gli angeli muoiono (Ed. Piemme, 2006, 382 pag.)
Rock &#38; roll e necrofilia sono due perversioni che vanno assai spesso a braccetto. Per il circo mediatico del rock, in fondo, le star rendono più da morte che da vive. Soprattutto sei i decessi sono avvenuti intorno ai 27 anni (il club 27 docet).
Poiché  fino a oggi nessun giornalista ha avuto ancora il fegato di andare a scoperchiare tombe di rockstar celebri per interrogare le ceneri, magari sulle modalità e le veridicità delle loro morti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/doors.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5393" title="doors" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/doors.jpg" alt="" width="250" height="399" /></a>Patricia Butler &#8211; <em>Gli angeli danzano, gli angeli muoiono</em> (Ed. Piemme, 2006, 382 pag.)</strong></p>
<p>Rock &amp; roll e necrofilia sono due perversioni che vanno assai spesso a braccetto. Per il circo mediatico del rock, in fondo, le star rendono più da morte che da vive. Soprattutto sei i decessi sono avvenuti intorno ai 27 anni<span id="more-5390"></span> (il club 27 docet).</p>
<p>Poiché  fino a oggi nessun giornalista ha avuto ancora il fegato di andare a scoperchiare tombe di rockstar celebri per interrogare le ceneri, magari sulle modalità e le veridicità delle loro morti (e magari, poi, fumarsele per  mettere finalmente a tacere voci e aneddoti più o meno fondati), nuovi libri, dossier, inchieste, blog, forum vedono puntualmente la luce per confondere ancora di più le acque. E soprattutto per fare soldi e dare in pasto i mitici decessi a noi necrofili mortali.</p>
<p><em>Gli angeli danzano, gli angeli muoiono</em>, ambizioso volume della scrittrice americana Patricia Butler,  introduce però una novità nell’interminabile romanzo mortifero, dai sapori epico-enciclopedici, sulla vita-morte di Jim Morrison. La novità è il ruolo di protagonista, o almeno co-protagonista, della fedelissima compagnia del Re Lucertola: l&#8217;ammaliante Pamela Courson non viene trattata come una semplice comparsa o groupie ricorrente nell’esistenza del sig. Morrison, ma come un alter ego, se non addirittura un unicum insieme al cantante dei Dooors,  secondo le testimonianze raccolte nel corso di sei anni dalla Butler stessa, nella cerchia di amicizie dei due.</p>
<p>Nonostante l’ovvietà della trama &#8211; in sintesi è rappresentata la visione del rapporto sentimentale di Jim e Pam &#8211; è una vicenda dai contorni altalenanti tra idillio ed eccesso, quindi una tragedia classica in tutto e per tutto vissuta in epoca contemporanea e alla stregua dei sequel di <em>Twilight</em>. Un amore gotico, quasi emo-<br />
<em>Gli angeli danzano, gli angeli muoion</em>o fotografa i due protagonisti della controcultura americana degli anni Sessanta come due hippy stonati e appassionati dell’amore cosmico e di altre forme metafisiche  in voga in quel periodo, cultori di costosi abiti esotici e bizzarri, dediti all’alcool e alla marjuana, all’LSD occasionalmente, ma fondamentalmente lontani anni luce dalle droghe pesanti. Questo nuovo elemento riportato dalla Butler non solo allontanerebbe Jim e Pam dai destini dei loro contemporanei morti con più probabilità &#8211; se non certezze &#8211; per overdose da eroina, ma li consegnerebbe alla storia sotto un aspetto diverso, più angelico.</p>
<p>La cronaca nuda e cruda e le testimonianze competenti di quel famoso 3 luglio 1971 riportano un James Douglas Morrison deceduto per un arresto cardiaco causato da un progressivo peggioramento della sua asma cronica, e di una Pamela Courson suicidatasi volontariamente con un&#8217;overdose (senza che, però, fosse dipendente dall&#8217;eroina) per raggiungere il suo Jim anche lei a 27 anni compiuti &#8211; come aveva programmato. Così che anche senza complotti, pare suggerirci l’autrice, le leggende sopravvivono…. alzi la mano chi a questo punto non ha domande da porre….</p>
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		<title>Ray &amp; Jim, la strana coppia</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 15:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ray Manzarek &#8211; Light My Fire. La mia vita con Jim Morrison (Editori Riuniti)

Non credo sia un peccato mortale    confessare un&#8217;antipatia conclamata nei confronti di Ray Manzarek,    uno dei tre superstiti dei Doors, nonché iniziatore della band insieme     a Morrison in quel di Venice &#8211; come anche i muri ormai sanno: la  leggenda    è stata fin troppe volte sputata fuori in tutte le salse da diventare    una specie di circolare ministeriale che si ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/libro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2942" title="libro" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/04/libro.jpg" alt="libro" width="300" height="459" /></a>Ray Manzarek &#8211; <em>Light My Fire. La mia vita con Jim Morrison</em> (Editori Riuniti)<br />
</strong></p>
<p>Non credo sia un peccato mortale    confessare un&#8217;antipatia conclamata nei confronti di Ray Manzarek,    uno dei tre superstiti dei Doors, nonché iniziatore della band insieme     a Morrison in quel di Venice<span id="more-2904"></span> &#8211; come anche i muri ormai sanno: la  leggenda    è stata fin troppe volte sputata fuori in tutte le salse da diventare    una specie di circolare ministeriale che si tramanda  di mano in  mano… un    messaggio nella bottiglia che, però, conoscono tutti.</p>
<p>C’erano una volta i Doors in    quel di L.A. , che poi in fondo era più Venice Beach o magari Santa    Monica, però la situazione sembra  tanto contestualizzata quanto    chiara da subito: quattro proto-hippie invaghiti della cultura europea     di <em>fin de siecle</em>, che flirtavano con le sostanze psicotrope, erano  contro    le autorità e la guerra in Vietnam e volevano andare oltre i limiti    della conoscenza nell’era dell’acquario. O qualcosa del genere. Un    destino comune ad altre band dell’epoca della west coast quali  Grateful    Dead e Jefferson Airplane, che però ebbero la sfiga (?) di non avere Jim    Morrison come frontman</p>
<p>L&#8217;idea era reinventare il rock,     renderlo un po’ più arty &#8211; ma anche no &#8211; forse più  blues o  jazzato    con una spruzzatina di bossa nova. E su tutto le liriche di Jim  Morrison,    il poeta beat americano anti-amerikano.</p>
<p>Ray Manzarek è un ottimo    arrangiatore, un hippy della West Coast di vecchia scuola, probabilmente     si fa ancora le canne, indossa magliette psichedeliche multicolore su    pantaloni di velluto marroni, però non è un granché come affabulatore,     ma si impegna molto e fa di tutto per sembrarlo. E questo gioca a suo    favore, la sua passione.<br />
Il suo libro <em>La mia vita    con Jim Morrison</em> parte da un presupposto:  il film sui Doors    di Oliver Stone a Ray non è andato giù. Questo risentimento serpeggia    lungo ogni pagina: il regista americano &#8211; secondo Manzarek &#8211; è    un fascista guerrafondaio che ha dipinto i Doors e soprattutto la  figura    di james Douglas Morrison soltanto nell’aspetto gossipparo e squallido     dell’ubriacone che non vede l’ora di tirarsi fuori l’uccello in    pubblico. In effetti il film di Stone lascia alquanto a desiderare,    velleitario e banale, ma questo non basta a rendere <em>Light My Fire</em> una bibbia.</p>
<p>Il libro è un resoconto  appassionato    dei fatti salienti della breve storia dei Doors intrecciata con  l’esistenza,    più lunga, dell’autore e quella del suo fraterno amico Jim Morrison.    Tra le note negative, oltre una certa approssimazione di fondo nel  raccontare    episodi salienti, è presente quel tipo di scrittura colloquiale molto    <em>L.A. slang Sixties</em>, che a tratti diviene particolarmente tediosa    e anacronistica; questa fastidiosa ripetizione di formule stereotipate     con parole come “fratello” ogni due righe e altri giochini    di compiacimento, sulla pagina    irrita.</p>
<p>Tra le note positive invece c’è    di sicuro una certa aneddotica che -  seppur ormai parte integrante della  storiografia rock &#8211; fa bene allo spirito, sentirsela ripetere come un disco     incantato (come l’episodio del concerto dei Doors nel Michigan a    cui assistette e da cui venne fulminato un giovanissimo James  Osterberg,    futuro Iggy Pop, che fu un fiasco totale, con Morrison sbronzo marcio    costretto ad abbandonare il palco dopo 20 minuti e che si ostinava a    cantare con voce in falsetto girovagando demente sul palco prima    che la security facesse irruzione sul palco per la frustrazione di una performance inferiore alle  aspettative).</p>
<p>Sia chiaro che per chi vuol  mettere    la parola fine sulla via crucis di Jim Morrison a Parigi resterà    deluso, il libro comincia e finisce in quella famosa vasca da bagno    dell’appartamento in rue de beautrellis 17 di quasi 40 anni fa, ma    per Ray Manzarek  il tempo non sembra esser mai trascorso.</p>
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		<title>Il modfather colpisce ancora</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 19:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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Antonio &#8220;Tony Face&#8221; Bacciocchi &#8211; Mod Generations (NdA Press,158 pag.)
&#8230;c&#8217;è che non avevo capito proprio nulla di questo libro, leggendo solo i comunicati e i lanci promozionali. Già, proprio così, e mi aspettavo (sbavante, a onor del vero) un volume in puro Tony Face style tutto sulla scena mod italiana, dagli albori ai nostri giorni.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/MOD-GENERATIONS.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2185" title="Senza titolo-3" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/01/MOD-GENERATIONS.jpg" alt="Senza titolo-3" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Antonio &#8220;Tony Face&#8221; Bacciocchi &#8211; Mod Generations (NdA Press,158 pag.)</strong></p>
<p>&#8230;c&#8217;è che non avevo capito proprio nulla di questo libro, leggendo solo i comunicati e i lanci promozionali. Già, proprio così, e mi aspettavo (sbavante, a onor del vero) un volume in puro Tony Face style tutto sulla scena mod italiana, dagli albori ai nostri giorni.<span id="more-2182"></span><br />
Non nascondo, quindi, di avere provato una certa delusione dopo averlo sfogliato e alla lettura delle prime pagine, perché non si tratta assolutamente di un documento simile (che secondo me Tony dovrebbe comunque scrivere: magari alla prossima botta&#8230;).</p>
<p>Superato l&#8217;impatto iniziale e resettate aspettative, idee e aspirazioni (mi ci sono voluti un paio di giorni), sono tornato con più calma e serenità sul volume che &#8211; preso nella sua reale natura &#8211; è in realtà tutt&#8217;altro che deludente. Anzi.</p>
<p>Mettiamola così: se mai vi è venuto in mente di diventare mod o credete di essere vicini a questa cultura, leggete bene <em>Mod Generations</em> (magari anche un paio di volte), perché è la vostra <em>Bibbia</em>, il vostro <em>Bignami</em>, la vostra Costituzione e la vostra <em>Divina Commedia</em> &#8211; tutto raccolto in un solo libro.<br />
Se invece &#8211; come il sottoscritto &#8211; siete semplicemente poco addentro al modism e magari avete sempre percepito una certa distanza dal fenomeno (lo confesso candidamente: io nel &#8211; supposto &#8211; match tra mod e <a href="http://www.gabrielelunati.com/index.php?tag=rock">rocker</a> ho sempre tifato rocker), questa è un&#8217;occasione d&#8217;oro per conoscere a fondo il vasto universo musicale, culturale, ideologico e attitudinale che il mod racchiude. Nonché per ricevere una bella lezione di storia delle culture giovanili degli ultimi 40 anni, fatta da uno che era ed è tutt&#8217;ora in prima linea.</p>
<p>Pensate a un dettagliato affresco sociologico, ma lontano mille anni luce dall&#8217;accademia, scritto con stile pulito, ritmato e rock&#8217;n'roll: ogni capitolo è come un lungo articolo che non sfigurerebbe su una bella rivista musicale  &#8211; di quelle come non se ne fanno più da anni e anni.<br />
Questo è, in effetti, il pregio più grande di <em>Mod Generations</em>: che è talmente scorrevole e piacevole da far davvero dimenticare qualsiasi tipo di pregiudizio &#8211; più o meno immotivato &#8211; verso un universo a tratti controverso e vagamente respingente come quello della mod culture (parlo, ovviamente, a titolo personale&#8230; probabile che il senso di &#8220;respingimento&#8221; sia dovuto solo al fatto che io sono sempre il solito cafone rockettaro che col parka o il vestito di sartoria si sentirebbe nudo&#8230; anzi vado subito a mettermi il chiodo che al solo pensiero mi è venuto un brivido gelido).</p>
<p>Un bel libro davvero, quindi. Documentato, preciso, puntuale, autorevole e non per questo difficile da approcciare. E scusate se è poco.</p>
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		<title>3.7.69 &#8211; Brian Jones, morte di un Rolling Stone&#8230; ops, I did it again!</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 08:31:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;anno scorso è accaduto per Iggy Pop, cuore di napalm. E ci risiamo: l&#8217;angolo dell&#8217;autopromozione senza pudore. Il qui presente, in pratica, ha scritto e pubblicato un nuovo libro, uscito il mese scorso per Tsunami Edizioni di Milano (distribuito da NdA).
Il volume si intitola 3.7.69 &#8211; Brian Jones, morte di un Rolling Stone ed è una dettagliata analisi con taglio noir-true crime del mistero che da 40 anni ammanta la scomparsa di Jones.
Il caso è stato ufficialmente chiuso per morte accidentale, ma &#8211; come si sa da tempo &#8211; le ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/11/bjsmall.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1453" title="bjsmall" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/11/bjsmall.jpg" alt="bjsmall" width="250" height="359" /></a>L&#8217;anno scorso è accaduto per <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2008/06/shameless-self-plug-iggy-pop-bio-in-libreria/"><em><strong>Iggy Pop, cuore di napalm</strong></em></a>. E ci risiamo: l&#8217;angolo dell&#8217;autopromozione senza pudore. Il qui presente, in pratica, ha scritto e pubblicato un nuovo libro, uscito il mese scorso per Tsunami Edizioni di Milano (distribuito da NdA).<span id="more-1396"></span></p>
<p>Il volume si intitola <strong><a href="http://www.ndanet.it/3769brianjones.php"><em>3.7.69 &#8211; Brian Jones, morte di un Rolling Stone</em></a></strong> ed è una dettagliata analisi con taglio noir-true crime del mistero che da 40 anni ammanta la scomparsa di Jones.<br />
Il caso è stato ufficialmente chiuso per morte accidentale, ma &#8211; come si sa da tempo &#8211; le cose andarono diversamente&#8230; Jones non morì per una fatalità e le indagini furono condotte frettolosamente e male.</p>
<p>In questo libro, quindi, ho raccolto tutte le informazioni reperibili dalle fonti più disparate (vecchi giornali, libri, Internet, vecchie audiointerviste, filmati, clip, documenti ufficiali della polizia dell&#8217;Essex, referti medico-legali, ma anche gossip e voci sussurrate&#8230;) per creare una fotografia il più completa possibile di ciò che circonda questo oscuro capitolo della storia del rock. Qualcuno sentirà odore di lucarellata in puro stile <em>Blu Notte</em>&#8230; beh, perché no. Il taglio è comunque quello: la tradizionale inchiesta ex post, su un interrogativo ancora aperto.</p>
<p>Ciliegiona sulla torta è una commovente prefazione di <strong><a href="http://www.myspace.com/181006602">Luca Frazzi</a></strong>, che da sola &#8211; ve lo dico quasi contro il mio interesse &#8211; vale il libro intero. Per non parlare delle illustrazioni di Laura Chiara Colombo.</p>
<p>Se la cosa vi intriga, il libro è disponibile online presso i soliti noti (<a href="http://www.ndanet.it/3769brianjones.php">NdA</a>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788896131084/valentini-andrea/brian-jones-morte.html">Ibs</a>, Bol, Libreriauniversitaria&#8230;) e alcuni lo vendono anche con un po&#8217; di sconto &#8211; però ci sono le spese postali.<br />
Dovreste trovarlo senza troppe difficoltà presso le Fnac, Feltrinelli, Libraccio et similia. Potete anche ordinarlo direttamente a <strong><a href="http://www.tsunamiedizioni.it/">Tsunami</a></strong>.</p>
<p class="UIIntentionalStory_Message">Sto anche facendo un po&#8217; di presentazioni in giro e queste sono le date passate e future:</p>
<p class="UIIntentionalStory_Message"><span class="UIStory_Message">- 24 ottobre, sabato: Milano @ Le Scimmie (+ concerto dei Donkeys Forever</span><span>, in collaborazione con <strong><a href="http://www.rollingstonesitalia.com">Rolling Stones Italia</a></strong>)</span><span class="UIStory_Message"><br />
- 31 ottobre, sabato: Fidenza @ libreria La Vecchia Talpa (modera Luca Frazzi, mitica pena di <em>Rumore</em>)<br />
- 15 novembre, domenica: Carugate (MI) @ Circolo Culturale Area (modera Stefano Gilardino di <em>Rockstar</em>/<em>Rocksound</em>)<br />
- 28 novembre, sabato: Milano @ Surfer&#8217;s Den<br />
- 05 dicembre, sabato: Torino @ Da Giau (+ concerto dei Dirty Licks, in collaborazione con </span><span><strong><a href="http://www.rollingstonesitalia.com/">Rolling Stones Italia</a></strong></span><span class="UIStory_Message">)<br />
- 12 dicembre, sabato: Verona (Centro Majakovskji, in collaborazione con </span><span><strong><a href="http://www.rollingstonesitalia.com/">Rolling Stones Italia</a></strong></span><span class="UIStory_Message">)<br />
- 9 gennaio 2010, sabato: Milano @ Blueshouse<br />
</span></p>
<p class="UIIntentionalStory_Message">E, nell&#8217;anno nuovo, ancora: Aosta (@ libreria Minerva + live set di <strong><a href="http://www.myspace.com/bodybagredemption">Body Bag Redemption</a></strong>), Genova e Ferrara (+ live set di <strong><a href="http://www.myspace.com/bodybagredemption">Body Bag Redemption</a></strong>). Poi basta!</p>
<p>That&#8217;s all folks&#8230;</p>
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		<title>Addio Sky Saxon</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 21:11:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E, inesorabile, l&#8217;ecatombe continua in questo cacchio di 2009. Stamani (ora di Austin, Texas) è morto Sky Saxon, ex frontman dei Seeds. Non è ancora chiaro il motivo del decesso &#8211; si legge di una generica infezione degli organi interni &#8211; così come non è nota l&#8217;età esatta di Sky (forse 63 anni).
Giovedì scorso si era esibito dal vivo, ma dopo il concerto aveva accusato un malore ed era stato ricoverato. Lascia la moglie Sabrina.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/sky.JPG" alt="sky.JPG" />E, inesorabile, l&#8217;ecatombe continua in questo cacchio di 2009. Stamani (ora di Austin, Texas) è morto Sky Saxon, ex frontman dei Seeds. Non è ancora chiaro il motivo del decesso &#8211; si legge di una generica infezione degli organi interni &#8211; così come non è nota l&#8217;età esatta di Sky (forse 63 anni).</p>
<p>Giovedì scorso si era esibito dal vivo, ma dopo il concerto aveva accusato un malore ed era stato ricoverato. Lascia la moglie Sabrina.</p>
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		<title>Los Angeles Nuggets a settembre</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 05:24:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Rhino, che sarà pure sussidiaria di una major, ma caspita se fa roba buona, annuncia l&#8217;uscita di un nuovo cofanetto della serie Nuggets. Si tratta di Los Angeles Nuggets 1965-1968, nei negozi dal 22 settembre 2009. Quattro cd, un centinaio abbondante di pezzi (e si mormora di qualche inedito). Guardate la tracklist andando al link qui sopra e fatevi un&#8217;idea&#8230;
Come al solito ci sarà un booklet allegato, che &#8211; pare &#8211; sarà particolarmente curato e in formato coffee table (avete presente i libroni con copertina rigida? Ecco).
Prepariamo i soldini, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/nug-big.jpg" alt="nug-big.jpg" />La Rhino, che sarà pure sussidiaria di una major, ma caspita se fa roba buona, annuncia l&#8217;uscita di un nuovo cofanetto della serie Nuggets. Si tratta di <strong><a href="http://www.rhino.com/store/ProductDetail.lasso?Number=519759">Los Angeles Nuggets 1965-1968</a></strong>, nei negozi dal 22 settembre 2009. Quattro cd, un centinaio abbondante di pezzi (e si mormora di qualche inedito). Guardate la tracklist andando al link qui sopra e fatevi un&#8217;idea&#8230;</p>
<p>Come al solito ci sarà un booklet allegato, che &#8211; pare &#8211; sarà particolarmente curato e in formato coffee table (avete presente i libroni con copertina rigida? Ecco).</p>
<p>Prepariamo i soldini, che sarà una discreta mazzata. Ma ne varrà la pena.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Screaming Lord Sutch</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 17:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;e la mitica &#8220;<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=6_Cft706lwE">Jack the Ripper</a></strong>&#8220;</p>
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		<title>Arterio blues. Il nuovo che avanza</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 07:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Selaschetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Led Zeppelin &#8211; I (Atlantic, 1969)

Mi stavo quasi rassegnando  a non ascoltare più nulla di decente quando, di colpo, ecco qui questo  cd fare capolino sulla mia scrivania. Sto parlando dell’opera prima  di un quartetto di ragazzi inglesi ancora poco conosciuti e dal nome  etereo: Led Zeppelin.
Si parte subito con “Good Times Bad Times”  e si capisce che la band, nonostante non provenga dall’altra sponda  dell’Atlantico, possieda delle ottime conoscenze del Blues più profondo.  Questa ispirazione è ancora più evidente in brani come ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/04/Led-Zeppelin-Led-Zeppelin.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1736" title="Led Zeppelin-Led Zeppelin" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/04/Led-Zeppelin-Led-Zeppelin.jpg" alt="Led Zeppelin-Led Zeppelin" width="300" height="300" /></a>Led Zeppelin &#8211; I (Atlantic, 1969)<br />
</strong></p>
<p>Mi stavo quasi rassegnando  a non ascoltare più nulla di decente quando, di colpo, ecco qui questo  cd fare capolino sulla mia scrivania. Sto parlando dell’opera prima  di un quartetto di ragazzi inglesi ancora poco conosciuti e dal nome  etereo: <strong><a href="http://www.ledzeppelin.com/">Led Zeppelin</a></strong>.</p>
<p>Si parte subito con “Good Times Bad Times”  e si capisce che la band, nonostante non provenga dall’altra sponda  dell’Atlantico, possieda delle ottime conoscenze del Blues più profondo.  Questa ispirazione è ancora più evidente in brani come “You Shook  Me”, dove la chitarra acquista un suono vecchio &#8211; quasi da albori della  strumentazione elettrica &#8211; e viene accompagnata dal più classico abbinamento di basso e armonica a bocca; oppure in “Dazed and Confused”, dove  il riff diventa una spirale costruita su una pentatonica, la scala musicale  che ogni suonatore di blues e dintorni deve possedere nel proprio bagaglio  tecnico.</p>
<p>Il risultato è fenomenale,  anche se ovviamente non proprio innovativo nel suo genere. Come non  cogliere infatti un po’ di White Stripes o Black Keys soprattutto  in questa ricerca di un suono vintage da fine anni Sessanta.<br />
Come non avvertire  in questa reinterpretazione in chiave moderna del verbo dei grandi padri  fondatori del Blues, il sottile eco dei pezzi della Jon Spencer Blues  Explosion.</p>
<p>Ma a parte questa considerazione &#8211; comune nei gruppi  che stanno appena iniziando a farsi strada &#8211; <em>Led Zeppelin I</em> contiene  tutti i segnali propri di una band che potrebbe davvero fare strada: ascoltate  il crescendo di “Babe I’m Gonna Leave You” o l’effetto “alzati  da quella cazzo di sedia e mettiti a sbattere la testa come un deficiente”  che può provocare l’ascolto della linea di basso di “Communication  Breakdown” e ditemi se non ho ragione.</p>
<p>Menzione d’onore per la voce  del cantante (Robert Plant) che si dimostra assolutamente originale,  anche se tutti i componenti si dimostrano ottimi strumentisti, con la  sezione ritmica sugli scudi (John P. Jones e “Bonzo” Bonham).<br />
Il  chitarrista (Jimmy Page), invece, nonostante una vena creativa che se  mantenuta nel tempo sarà un sicuro fattore di successo (soprattutto  per la sua capacità di alternare suoni puliti a suoni assolutamente  sporchi e cattivi), dimostra di possedere una tecnica discreta, ma non  eccelsa: non aspettatevi tapping o arpeggi alla Frank Gambale.  Diciamo che, probabilmente, avesse suonato in una band anni Settanta avrebbe  potuto essere considerato il chitarrista che può fare scuola, ma oggi  proprio no.</p>
<p>Il successo potrebbe davvero  essere dietro l’angolo per i Led Zeppelin, soprattutto se in futuro  saranno in grado di abbandonare certe facili melodie beatleasiane come  in “Your Time is Gonna Come” o l’esecuzione di pezzi blues in  maniera molto scolastica come “I Can’t Quit You Babe” e magari  pensare a copertine un po’ più moderne di quella utilizzata per la  loro prima opera: che diamine! Non siamo più nei fantastici primi anni Settanta  da un pezzo.</p>
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		<title>Cynthia Plaster Caster on dvd</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 16:53:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Jessica Everleth &#8211; Plaster Caster (Xenon Pictures)
Il rock&#8217;n'roll è un sottoscala  in cui avvengono di continuo fatti e misfatti. Molti di questi crimini  restano per anni negli scantinati, decantano in cantine muffose &#8211; piene  zeppe di ampli sfondati e lattine di birra vuote; e poi magari qualcuno  li offre come nettare con cui dissetare le masse.
Perché è risaputo  che le masse sono assetate e si dissetano soltanto con i torbidi liquidi  dell’aneddotica più scabrosa e decadente del rock, preferibilmente  anni Sessanta.
Cynthia Albritton, la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/plascast.jpg" alt="plascast.jpg" /><strong>Jessica Everleth</strong><strong> &#8211; Plaster Caster (Xenon Pictures)</strong></p>
<p>Il rock&#8217;n'roll è un sottoscala  in cui avvengono di continuo fatti e misfatti. Molti di questi crimini  restano per anni negli scantinati, decantano in cantine muffose &#8211; piene  zeppe di ampli sfondati e lattine di birra vuote; e poi magari qualcuno  li offre come nettare con cui dissetare le masse.<br />
Perché è risaputo  che le masse sono assetate e si dissetano soltanto con i torbidi liquidi  dell’aneddotica più scabrosa e decadente del rock, preferibilmente  anni Sessanta.</p>
<p><strong><a href="http://www.cynthiaplastercaster.com/">Cynthia Albritton, la  Plaster Caster</a></strong> di Chicago, è  stata la groupie più artistoide &#8211; e viceversa &#8211; dei Sixties e anche dopo (i Kiss le dedicarono la canzone &#8220;Plaster  Caster&#8221;, contenuta nell&#8217;album <em>Love  Gun</em> del 1977).<br />
Pamela Des Barres &#8211; leader  delle GTO’S, la fake band tutta al femminile creata da Frank Zappa &#8211; si è fatta strada nel music  business scopandosi metà delle rockstar storiche in circolazione, da  Jimmy Page a Iggy Pop passando per David Lee Roth e Ian Hunter, perché  lei “stava con la band” anzi con quasi tutte le band mettendo  poi tutto nero su bianco. La sua collega Cynthia aveva sviluppato  la peculiare arte di creare calchi dei falli delle rockstar in gesso, rendendo  quelle celebri pudenda immortali e pubbliche (vedi la mitologica riproduzione  del coso di di Jimi Hendrix, addirittura modellata con l’aiuto delle  labbra). Nel suo palma res  personale ci sono i membri di Jello Biafra, Eric Burdon, Wayne Kramer  e via dicendo; ma anche la creazione della Plaster  Caster Foundation, ente benefico finalizzato alla raccolta di fondi  per artisti in difficoltà economiche.</p>
<p>Il rock in fondo è anche  questione di attributi ed in questo godibilissimo e cazzutissimo documentario, miss Plaster Caster ci spiega le tecniche e l’aneddotica della  suprema arte di modellare cazzi famosi in gesso &#8211; con un finale ai limiti  del soft core a tinte granny in cui la protagonista (che ha i suoi annetti) dimostra i suoi skill con il leader dei/delle <strong><a href="http://www.nestorindetroit.com/Demolition%20Doll%20Rods/demolition_doll_rods1.htm">Demolition Doll Rods</a></strong>. Il tutto tra momenti trash, interviste ad alcuni dei candidati immortalati, humour e anche un po&#8217; di tristezza &#8211; a tratti.</p>
<p>Non male, da vedere assolutamente insieme al famoso <strong><a href="http://www.hendrixsextape.com/?nats=MjAwMDAyLjEuNS43LjAuMC4wLjA">sex tape di Jimi Hendrix</a></strong>.</p>
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