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	<title>Black Milk Magazine &#187; anni Ottanta</title>
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		<title>E cos&#8217;è una corda vuota?</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 12:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<description><![CDATA[Sparkplug, nell’ottobre 2010, ha pubblicato una lunghissima intervista agli Urinals, tra i pionieri del sound punk losangeleno, oltre che band atipica e bizzarra, divenuta leggendaria sulla scorta di tre singoli usciti tra il 1979 e il 1980. Godetevela, tradotta in italiano. PS: è davvero-davvero-davvero lunghissima... quindi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/urinals-larger.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8512" title="urinals-larger" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/urinals-larger.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Sparkplug, nell&#8217;ottobre 2010, ha pubblicato una lunghissima intervista agli <a href="http://www.happysquid.com/HSR%20site/URI%20site/urinews.htm"><span style="text-decoration: underline;">Urinals</span></a>, tra i pionieri del sound punk losangeleno, oltre che band atipica e bizzarra, divenuta leggendaria sulla scorta di tre singoli usciti tra il 1979 e il 1980.<br />
La loro storia è peculiare come la loro musica, visto che a un certo punto cambiarono nome in 100 Flowers &#8211; perché sentivano che la loro musica era cambiata &#8211; per poi sciogliersi nel 1983 e riformarsi nel 1996.<br />
L&#8217;intervista è stata condotta da <a href="http://www.sylviajuncosa.com/"><span style="text-decoration: underline;">Sylvia Juncosa</span></a>, chitarrista e agitatrice della scena di L.A. da una trentina d&#8217;anni almeno (o qualcosa in più).</em></p>
<p><em>Alla chiacchierata erano presenti i membri degli <span id="__end"><span style="text-decoration: underline;">Urinals</span></span> John Talley-Jones (basso, voce), Kevin Barrett (batteria) e Rob Roberge (chitarra); con loro anche Kat Talley-Jones, moglie di John e collaboratrice del gruppo. Eccovi la traduzione&#8230; è molto lunga, quindi occhio allo sbadiglio!</em></p>
<p>John: Attenzione arriva! [Un pompelmo gigante cade da un albero vicino e per un pelo non centra Kat]<br />
Kat: Forse non è il posto migliore per sederci&#8230;<br />
Rob: E dai, aggiunge un elemento di&#8230;<br />
John: …terrore!</p>
<p><strong>SJ: Voi Urinals siete tutti persone molto intelligenti. Siete solo in tre, ma i vostri quozienti intellettivi messi assieme sono più alti della somma di quelli che trovi in qualsiasi tour bus. Di cosa parlate in viaggio? Mi sa che fate conversazioni piuttosto inusuali.<br />
</strong>Rob : Teorie scientifiche bizzarre&#8230;<br />
Kat: Posizioni sessuali diverse&#8230;<br />
Kevin: Veramente di solito le prime ore del mattino le passiamo&#8230;<br />
Kat: In coma.<br />
Kevin: Parliamo di chi ci siamo portati a letto la notte prima… e ci lamentiamo di loro&#8230;</p>
<p><strong>SJ: Vi lamentate?!<br />
</strong>Rob: E poi prendiamo in giro John e tutti i suoi contenitori per il cibo.<br />
Kat: E i suoi rituali.<br />
Rob: Di solito dopo un&#8217;ora di viaggio si fa uno snack. E lo snack è contenuto in un sistema di contenitori che è come una Matrioska. Ha una di quelle gavette di metallo tipo Prima Guerra Mondiale, da razione K, che si apre e si divide in 37 scomparti. In uno ha l&#8217;uva passa, in un altro le noccioline e così via… e poi mischia tutto.</p>
<p><strong>SJ: Ma se è come le bambole russe, e dentro a ogni contenitore ce n&#8217;è uno più piccolo, quanto ci impiega a mangiare?  Continui ad aprire scatoline e non finisci mai…</strong><br />
John: (serissimo) Se hai un sistema ben organizzato diventa molto facile trovare quello che cerchi.<br />
Rob: Mescola i vari ingredienti, poi mangia &#8211; e Kevin ed io facciamo come gli scoiattoli sotto al tavolo, rubiamo quello che cade.  Dunque come vedi di solito nel giro di un&#8217;ora iniziamo a prendere in giro John per il suo sistema di contenitori.</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/urinals2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8513" title="urinals2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/urinals2.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Teorie bizzarre e digressioni eterne</h3>
<p>Rob: Kevin ha una teoria sulla polvere. Ne abbiamo parlato continuamente in tour. Ha una base scientifica, abbiamo anche chiesto a un amico ingegnere, un tipo che costruisce prototipi di auto, uno scienziato&#8230;<br />
Kevin: In sostanza, per la combustione servono tre elementi: carburante, ossigeno e calore. E c&#8217;è una proporzione, che deve essere rispettata. Se uno dei tre elementi è presente in quantità più significativa, gli altri due diventano praticamente neutri [segue una lunga spiegazione pseudo-fisica sulla combustione].<br />
Rob: La teoria di Kev è che se sminuzzi qualsiasi cosa fino a ridurla in polvere sufficientemente fine, potrebbe andare in autocombustione a temperatura ambiente.</p>
<p><strong> SJ: Quindi è successo questo in <em>Spinal Tap</em>?</strong><br />
Rob: Passiamo molte ore in viaggio a discutere della teoria di Kevin. E ci divertiamo sempre.</p>
<p><strong>SJ: Già. Pensa alle cose che si potrebbero polverizzare&#8230;<br />
</strong>Rob: E ogni cosa che vediamo qualcosa in polvere ci chiediamo se potrebbe prendere fuoco. Questo accadrebbe se la teoria di Kevin fosse giusta. Ma fa un po&#8217; acqua.</p>
<h3>Droga e rapine</h3>
<p>John: Di solito scomponiamo e analizziamo le esperienze della sera precedente. Parliamo dei gruppi con cui abbiamo suonato, il club, e cose così. Tutti abbiamo sempre punti di vista diversi.<br />
Rob: Parliamo delle droghe da cui mi sono tenuto lontano.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>SJ: Davvero? Sei in uno stretto regime anti-droghe?<br />
</strong>Kevin: A parte a Seattle, quando hai domandato se qualcuno aveva del Percodan.<br />
Rob: Mi ero fatto male alla schiena! E così un po&#8217; scherzosamente ho detto: &#8220;Qualcuno ha dei medicinali per il dolore o roba simile?&#8221; ed è arrivato questo tipo dicendomi &#8220;Avrei della morfina&#8221;&#8230;</p>
<p><strong>SJ: Morfina!?<br />
</strong>Kevin: Sì, e gliela stava per dare.</p>
<p><strong>SJ: Morfina gratis?!<br />
</strong>Kevin: Sì, ha detto &#8220;Di solito la vendo, ma tu sei negli Urinals&#8221;.<br />
Rob: E io gli ho detto &#8220;Vattene! Dove cavolo eri 15 anni fa? Grrr! Morfina gratis!&#8221;</p>
<p><strong>SJ: All&#8217;epoca per averne un po&#8217; dovevi farti amputare una gamba o cose così.<br />
</strong>Rob: L&#8217;avrei fatto!<br />
John: Anche un attacco di cuore&#8230; a me l&#8217;hanno data [per l'infarto qualche anno fa]&#8230; non mi è piaciuto.<br />
Rob: E&#8217; orribile. Perverso. Davvero, mi rattrista sentirtelo dire.<br />
John: Eppure mi è sembrato brutto. Non ero contento. Faticavo a dormire.</p>
<p><strong>SJ: Io penso che le droghe dovrebbero essere tutte legali. Così credo che gli eroinomani scomparirebbero.<br />
</strong>Rob: Sì. Penso che non ce ne sarebbero più. Concordo.</p>
<p><strong>SJ: C&#8217;è molta gente che non la trova un&#8217;esperienza piacevole, persone normali che dicono &#8220;Perché dovrei pagare per addormentarmi o vomitare&#8221;&#8230;</strong><br />
Rob: E sarebbe anche più sicuro, sapresti cosa stai comprando.</p>
<p><strong>SJ: E ci sarebbe il beneficio di una minore criminalità, magari anche più introiti in tasse.</strong><br />
Rob: Il proibizionismo non ha ridotto i tossici e ha di certo incoraggiato la criminalità.</p>
<p><strong> SJ: E poi si spende tutto questo denaro per le prigioni. Siamo i peggiori in questo campo.</strong><br />
Rob: Stanno privatizzando le prigioni. E&#8217; un&#8217;idea terribile e incentiva a incarcerare la gente. Faranno più soldi se mettono più gente in galera. Ma la società non dovrebbe avere un impulso a incentivare le incarcerazioni.<br />
Kevin: Non dovrebbe essere una cosa che genera profitto. E&#8217; folle.<br />
Rob: E&#8217; una faccenda che non ha nulla a che fare con la riabilitazione e c&#8217;entra molto con l&#8217;avidità e l&#8217;ingabbiamento dell&#8217;umanità. Sono pazzi.<br />
Kat: I texani erano all&#8217;avanguardia in questa roba.</p>
<p><strong> SJ: E così non c&#8217;è alcun incentivo a migliorare il trattamento dei detenuti.<br />
</strong>Kat: O a scarcerarli.<br />
Rob: Nel sistema pubblico, qui in California, la maggior parte delle prigioni non ha dei programmi di autoaiuto.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/Urinalsred.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8516" title="Urinalsred" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/Urinalsred.jpg" alt="" width="401" height="267" /></a>SJ: Che non costano nulla!<br />
</strong>Rob: E più del 70% dei carcerati sono lì per reati legati all&#8217;alcool o alla droga. E non possono seguire questi percorsi &#8211; gratuiti &#8211; di riabilitazione. E&#8217; una follia.<br />
Kevin: Pensa, però, che c&#8217;era questo tizio a San Diego, che era stato in galera per la maggior parte della sua vita &#8211; aveva tra i 60 e i 70 anni; quando è uscito non gli volevano dare alcun tipo di assistenza pubblica, la pensione o altro. Così ha rapinato una banca per tornare in prigione. Ha pensato: &#8220;Almeno lì ho qualcosa. non sarà il massimo, ma fuori non ho nulla&#8221;.</p>
<p><strong>SJ: Wow&#8230; ma quanto era stato dentro?<br />
</strong>Kevin: Credo per la maggior parte della sua vita da adulto.<br />
John: Era lo stesso rapinatore che hai fermato l&#8217;altro giorno?<br />
Kevin: [ride] No&#8230;</p>
<p><strong>SJ: Aspetta – hai bloccato un rapinatore?</strong><br />
Rob: No, pensa di avere assistito a una fuga.<br />
Kevin: Sì. Ho visto qualcuno che guidava sul marciapiede&#8230; s&#8217;è buttato nell&#8217;incrocio, ha speronato un&#8217;altra auto e ha perso tutti i copricerchioni. Secondo me era un inseguimento.</p>
<p><strong>SJ: Ma non c&#8217;era la polizia dietro?</strong><br />
Kevin: No! Era strano, perché ho pensato anche io che se era un inseguimento avrebbe dovuto esserci più di una macchina.</p>
<p><strong>SJ: Del resto, però, perché non guidava normalmente?<br />
</strong>Kevin: O poteva parcheggiare tranquillo.<br />
Kat: John ed io siamo stati in una banca durante una rapina. John ha aperto la porta al ladro.<br />
John: A Santa Monica, entravamo in una banca. Tenevo la porta aperta per Kathy, e l&#8217;ho tenuta anche per questo tipo, e mi sono incazzato perché non ha detto grazie.<br />
Kevin: Un po&#8217; di civiltà!<br />
Kat: E poi ha superato tutti quelli in fila.<br />
John: Sì! Lo tenevo d&#8217;occhio perché ero incazzato con lui e l&#8217;ho visto andare diretto allo sportello, con una borsa che ha messo sul ripiano; l&#8217;impiegato ci ha messo dei soldi dentro e il tipo è fuggito dalla porta. E non si è fermato a ringraziarmi!<br />
Kat: E la cartuccia di inchiostro che c&#8217;era nel denaro è esplosa, è uscito del fumo rosa e il tipo ha mollato la borsa; era coperto di inchiostro rosa, poi ha ripreso la borsa ed  è corso via.</p>
<h3>Storia</h3>
<p><strong>SJ: Andrei dritta, ora, alla storia degli Urinals e i cambi di formazione.<br />
</strong>Kevin: Che spreco.<br />
John: Ecco la storia: all&#8217;inizio c&#8217;era Kevin, il batterista, che lo è ancora. Io sono il bassista e cantante. Per quello che riguarda i chitarristi, il primissimo è stato Steve Willard.</p>
<p><strong>SJ: Sì? C&#8217;è stato un chitarrista prima di Kjehl?<br />
</strong>John: Kjehl suonava le tastiere. Ed eravamo in cinque, con un altro cantante.</p>
<p><strong>SJ: Non l&#8217;ho mai saputo! Ero l&#8217;unica a ignorarlo?<br />
</strong>John: Non saprei. Ma questa non è roba molto interessante.</p>
<p><strong>SJ: Sarà interessante, per tutti i lettori, non appena arriverò alla parte sui costumi&#8230;<br />
</strong>John: In effetti li indossavamo! Il cantante si vestiva con un sacco dell&#8217;immondizia, io mi disegnavo una X sul pacco, col nastro isolante&#8230;<br />
Kevin: Ma è stato solo per un concerto&#8230; e abbiamo fatto delle foto promozionali.<br />
John: E facemmo dei pezzi che poi diventarono degli Urinals. “She&#8217;s a Drone”, “In the City”&#8230;</p>
<p><strong>SJ: Sapevate che voi, per primi e 20 anni prima che scoppiasse la moda, avevate una tribute band tutta femminile?<br />
</strong>Rob: Cioè roba tipo AC/D-she? Ci sono anche i Kiss donna ora&#8230;</p>
<p><strong>SJ: Erano le Urinettes.<br />
</strong>John: Ne ho sentito parlare, ma non ero in giro.</p>
<p><strong>SJ:  Io ci ho suonato. Facevamo tutti pezzi degli Urinals ma declinati al femminile.  “Male Masturbation” era “Female Masturbation” e così via. Eravamo io, la mia amica Sue e alla batteria c&#8217;era il vostro Kevin, travestito.<br />
</strong>Rob: E sbagliava anche vestito da donna?<br />
Kevin: Certo che sbagliavo! Suonavo coi tacchi!</p>
<h3><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/urinjunk.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8519" title="urinjunk" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/urinjunk.jpg" alt="" width="434" height="413" /></a>Micro-scene</h3>
<p><strong>SJ: E per rimanere in tema di tributi agli Urinals&#8230; non so se vi piacerà, ma&#8230; i Mika Miko sembrano molto influenzati da voi.<br />
</strong>Kat: Tanti gruppo lo sono.</p>
<p><strong>SJ: E cosa ne pensate?<br />
</strong>John: Abbiamo suonato spesso allo <a href="http://www.thesmell.org/"><span style="text-decoration: underline;">Smell</span></a> con diversi di questi gruppi ed è grande perché tanti delle nuove generazioni conoscono la nostra musica e cantano le parole.</p>
<p><strong>SJ: Pazzesco.<br />
</strong>John: Vero. Ma è molto gratificante. Davvero fico. Loro sono entusiasti e pieni di energie, ma anche alla mano e divertenti&#8230; è davvero bello. I No Age hanno fatto una nostra cover, ad esempio.<br />
Kevin: &#8220;Male Masturbation&#8221;.<br />
Rob: Una bella versione davvero.</p>
<p><strong>SJ: Ma come è iniziata questa cosa? Cioè, voi ve ne stavate lì a parlare di posizioni del Kamasutra e di teorie fuori di testa e tutta quella roba lì&#8230; e un bel giorno avete aperto il <em>LA Weekly</em> e ci avete trovato scritto che i No Age suonavano i vostri pezzi? O eravate stati avvisati?<br />
</strong>John: E&#8217; merito di internet. Le voci girano. E la gente è sempre in cerca di&#8230; &#8220;vere esperienze punk&#8221;.<br />
Kevin: Ho parlato col batterista dei No Age e mi ha spiegato che loro sono appassionatissimi di musica, la analizzano, sono dei veri studiosi. Ha detto che erano a Chicago, negli uffici di qualche etichetta, e un tipo gli ha fatto sentire il nostro pezzo e loro se ne sono innamorati, così l&#8217;hanno cercato. E&#8217; ancora un pezzo particolare dopo tanto tempo&#8230;<br />
Rob: Non ho nessuna emozione in proposito, io non c&#8217;ero nelle registrazioni originali perché non ero un membro del gruppo; ma da fan, mi piace tantissimo questa roba, sono pezzi che sembrano fuori dal tempo, hanno un sound monolitico e garagioso, molto divertente. Quando abbiamo suonato al SXSW c&#8217;erano dei ventenni tutti esaltati; mi sono fatto due conti e ho capito che non erano nemmeno nati quando i dischi sono usciti. E&#8217; fico che gente più giovane delle canzoni le ami.</p>
<p><strong>SJ: Forse hai centrato il punto, John. La ricerca di &#8220;vere esperienze punk&#8221;</strong><strong>. Questi ragazzi sono cresciuti al tempo dei Green Day, quando un gruppo punk rock suona tranquillamente negli stadi. Per noi era una cosa impensabile, una contraddizione, come minimo. E se a una punk band fosse stata chiesta una cosa simile, avrebbero dovuto rifiutare.<br />
</strong>Kat: Non sarebbe stato punk.<br />
John: Penso anche che ci sia stato un ritorno di interesse per il punk rock di Los Angeles punk rock di fine anni Settanta e inizio Ottanta. E noi eravamo lì.<br />
Rob:  Ce ne siamo accorti dai libri. Fino a 10 anni fa non c&#8217;era quasi nulla sulla scena punk di L.A., solo roba su New York. Gli ultimi 10 anni invece sono stati molto più dedicati a L.A.</p>
<p><strong>SJ: Probabilmente sono campanilista, ma penso che L.A. abbia avuto la miglior scena – ok, magari non in senso assoluto, ma almeno c&#8217;erano tantissimi gruppi e tante suggestioni diverse.<br />
</strong>Rob: Da fine anni Settanta L.A. è stata molto più interessante di New York.<br />
John: L.A. è così immensa, c&#8217;erano tante micro-scene, mentre New York è relativamente più compatta.<br />
Rob: New York ha la Bowery.<br />
John: Sì, e si finisce lì, almeno a quanto ne sappiamo. Probabilmente succedeva molto altro di cui siamo all&#8217;oscuro. Ma a L.A. c&#8217;erano tante scene diverse&#8230; nelle note di copertina di <em>Keats Rides a Harley</em> si spiega che c&#8217;erano delle scene a Westside, Pacific Palisades, UCLA, ma non erano molto note. I gruppi di Hollywood attiravano molta più attenzione, quando iniziammo a suonare noi. E poi i gruppi hardcore che venivano dalle zone delle spiagge&#8230;</p>
<p><strong>SJ: La storia della OC.<br />
</strong>John: Quello spazzò via tutto.<br />
Rob: Chi c&#8217;era a Hollywood allora?<br />
Kevin: Weirdos, the Screamers</p>
<p><strong>SJ: X, Alleycats&#8230;<br />
</strong>Rob: La scena di Huntington beach aveva i TSOL, i Social Distortion.</p>
<p><strong>SJ: Poi c&#8217;erano quelli di South Bay e della SST.<br />
</strong>Kat: Vero: The Church, Hermosa Beach, i The Last&#8230; in queste scene quando un gruppo raggiungeva un po&#8217; di notorietà invitava tutti gli altri ad aprire i concerti e così si ingrossava il giro.</p>
<p><strong>SJ: E ora cosa pensi della scena di L.A.?<br />
</strong>John: Scene, al plurale. C&#8217;è roba in giro che mi pare positiva e buona. Tanti gruppi che iniziano suonano allo Smell, per esempio, poi crescono e diventano più conosciuti, come i No Age e i Mika Miko. E&#8217; la scena che conosciamo di più perché abbiamo suonato in quel locale. Qualcuno ha scritto che lo Smell è una &#8220;incubatrice punk&#8221;. Mi è sembrato molto azzeccato.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/urinals_trio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8522" title="urinals_trio" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/urinals_trio.jpg" alt="" width="440" height="269" /></a>SJ: Quindi non credi che lo Smell sia troppo conosciuto ora. Voglio dire, era bellissimo all&#8217;inizio, era tutto così naturale&#8230;</strong><br />
John: Penso che lo sia ancora.<br />
Kevin: E&#8217; ancora una piccola comunità. Abbiamo suonato a Olympia, in un posto simile, e la tizia che aveva organizzato il concerto non si era mai occupata di una cosa del genere, ma era in una band e avevano cercato di suonare allo Smell &#8211; senza successo. Però ci erano andati lo stesso a passarci una serata e anche se non suonavano erano entusiasti di essere lì. I ragazzi pensano sia una specie di Mecca dove andare in pellegrinaggio&#8230; non è come il Whisky o posti simili dove c&#8217;è gente che fa soldi. Lì c&#8217;è ancora chi vende biscotti a un dollaro. E&#8217; rimasto molto vero.</p>
<p><strong>SJ: Io frequento molto la scena del Redwood, è fico, come il Raji&#8217;s di una volta&#8230; ma ci sono tanti club di L.A. che mettono insieme tantissimi gruppi nella stessa sera, ma non riescono a portare gente&#8230;<br />
</strong>John: Il posto è molto importante. Lo Smell ha creato una scena perché c&#8217;è una filosofia dietro. E tanti club non ne hanno una.</p>
<p><strong>SJ: Esatto!<br />
</strong>John: Oppure devi portare la tua visione cercando di mettere insieme la serata migliore, che è una cosa sensata.</p>
<p><strong>SJ: Sì, è la cosa che dovrebbero imparare gli organizzatori. Il Redwood lo fa piuttosto bene&#8230; e poi c&#8217;è il La Cita, il 5 Star, e altri posti downtown&#8230;<br />
</strong>John: Sì, a downtown c&#8217;è un bel giro adesso.</p>
<p><strong>SJ: Hollywood, però, è un posto impossibile. Non riesco quasi più ad andarci.<br />
</strong>Kat: E&#8217; diventata trendy e glamour.<br />
Kevin: Adesso devi pagare per suonare ovunque.</p>
<p><strong>SJ: Sulla Strip devi pagare per suonare, sì.<br />
</strong>Rob: Safari Sam era l&#8217;unico che tentava di riportare le cose come erano un tempo, ma è andato a bagno.</p>
<p><strong>SJ: Io spero che nasca qualcosa qui, in quest&#8217;area. Al Silver Factory, proprio laggiù sulla Jefferson&#8230;<br />
</strong>Kat: Una volta c&#8217;erano tanti concerti in posti sparsi sulla Crenshaw&#8230; il Polish Hall&#8230; il Blackie&#8217;s su La Brea&#8230;</p>
<h3>E finimmo a parlare di un tale Vorhees&#8230;</h3>
<p>Rob: Vorhees sa tutto di tutto. E&#8217; una specie di anti-Kevin.</p>
<p><strong>SJ: Cosa?! Hai detto “anti-Kevin”?<br />
</strong>Rob: Sì.</p>
<p><strong>SJ: Quindi stai dicendo che lui non sa niente?!<br />
</strong>Kat: Sa molte cose, ma non è a posto.<br />
John: Non chiedergli mai nulla di storia.<br />
Kevin: Non mi tangono. Sono superiore a queste cose.<br />
Rob: Però sa tante cose.</p>
<p><strong>SJ: [a Kevin] Preferisci il presente o&#8230;?<br />
</strong>Kat: Preferisce le storie.<br />
Kevin: Vedi&#8230; seguo una regola per cui tutto quello che dico mi è accaduto, oppure qualcuno me l&#8217;ha raccontato o ancora l&#8217;ho sognato. Ma di solito non ho ben chiaro quale delle tre cose sia. questo è un dato di fatto. E quando dico qualcosa, non devo spiegare &#8220;Comunque, potrebbe essere roba che ho sognato&#8221;: chi mi conosce lo sa già.<br />
John: E&#8217; una specie di approssimazione della realtà.<br />
Rob: Ha un approccio buddista alla conoscenza. Non è sistematico gli occidentali sono abituati e essere.<br />
John: Non se ne fa un problema.<br />
Rob: Nel gruppo ci divertiamo così&#8230; chiedo a Kevin: “Prima che io arrivassi avete mai suonato al tal club?”. Il Palladium, il Fillmore, o qualsiasi altro ti venga in mente. E lui mi dice sempre: “Sicuro. Ci siamo stati, è andata benissimo”. Come per il 12 Galaxies di San Francisco: mi aveva detto che ci avevano suonato.Così mando una mail a John e gli dico che sto trattando con l&#8217;organizzatore del 12 Galaxies, e chiedo se posso menzionare il concerto che avevano già fatto. E John mi dice: “Non ci abbiamo assolutamente mai suonato!”<br />
Kevin: E&#8217; uguale.</p>
<p><strong>SJ: E a voi non dà fastidio? Credo sia un problema quando cercate di organizzare dei concerti.</strong><br />
Rob: No, ci divertiamo.<br />
Kevin: E&#8217; questo il motivo per cui non mi occupo di certe cose. Un&#8217;altra cosa di cui non posso occuparmi è il banchetto del merchandising.</p>
<p><strong>SJ: Ha! Immagino. “Posso aver venduto qualcosa, ma anche no. Ci sono soldi in cassa, ma forse non ci sono&#8221;.<br />
</strong>Rob:  Quando Kev vende tre magliette, in qualche modo inspiegabilmente ci troviamo sotto almeno di sette dollari.</p>
<p><strong>SJ: Ho avuto un dipendente che faceva così.<br />
</strong>Kevin: John ha inventato un sistema complicatissimo. se comprano un cd costa CD 12 dollari, ma un CD con una T-shirt fa 21 dollari, ma se invece vogliono un cd e una spilla&#8230;<br />
Rob: Allora li dobbiamo pagare noi 30 dollari.<br />
Kevin: Qualcosa del genere! E arrivano questi ragazzi che vogliono un cd&#8230;<br />
Rob: E tu devi tirare fuori un pallottoliere.<br />
Kevin: Poi ti dicono che vogliono un cd ma hanno solo 9 dollari&#8230; e io dico che va bene, ma devono prendere anche una T-shirt, mi sembra abbia senso. E ogni volta finisce che devo metterci dei soldi di tasca mia&#8230; ecco 20 dollari&#8230; non so, John ha un inventario e sa sempre cosa abbiamo venduto&#8230;<br />
Kat: John conta tutto al centesimo.<br />
Rob: Siamo abbastanza bravi a distribuire i compiti a chi li sa fare. John si occupa degli aspetti organizzativi. Kevin ed io ci presentiamo ai concerti.<br />
Kat: E lo fate bene. Arrivate anche in tempo di solito.<br />
John: Siamo noti come il gruppo più puntuale della storia del rock. Arriviamo sempre all&#8217;ora che ci dicono.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/RNnPYps-qHQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<h3>Bringing New Angles to an Angular Band</h3>
<p><strong>SJ: sono stata una vostra fan fin dall&#8217;inizio, come minimo dai primi Ottanta&#8230; e ho sempre pensato a Kjehl, il primo chitarrista, come a un elemento fondamentale; gli Urinals erano un&#8217;entità con un suono ben distinto e Kjehl era un tassello di questa cosa. Ora avete un suono molto diverso. Mi chiedevo cosa avevate in mente quando cercavate un sostituto per Kjehl: avevate intenzione di trovare qualcuno con un suono più distorto e rock? O avete trovato Rob e vi siete adattati al suo suono?<br />
</strong>John:  Credo che la band non debba essere succube dell&#8217;imitazione del proprio passato. Deve evolversi e cambiare, e abbiamo bisogno di inglobare diverse suggestioni stilistiche.<br />
Kevin: E l&#8217;unico modo perché accada è che qualcuno faccia cose diverse.<br />
John: Sì perché Kevin ed io, per quello che facciamo, siamo una specie di elemento fisso del gruppo, la sezione ritmica suona come la sezione ritmica. Ma ogni chitarrista porta sfumature diverse ai pezzi. Kjehl il suo sound personale, Rod aveva il suo, e poi Rob aggiunge la sua interpretazione e i suoi interessi all&#8217;amalgama. Credo sia il modo per tenere vive le canzoni, fai in modo che siano reinterpretate.</p>
<p><strong>SJ: Rob, come ti senti a dover vestire i panni di Kjehl? I suoi panni così ritmici, non distorti e pieni di staccato? Per i vecchi fan come me Kjehl era fondamentale per il sound del gruppo. E magari lo pensano anche alcuni dei fan più giovani che hanno ascoltato le vecchie cose. I fan possono essere piuttosto duri a volte&#8230;<br />
</strong>Rob: Sì, a volte&#8230; in Wisconsin c&#8217;era una donna ubriachissima che ci ha chiesto di autografarle una copia di <em>What is Real and What is Not</em>, su cui c&#8217;è una foto di Rod&#8230; se non fosse stata così ubriaca mi sarei rifiutato. Ma era talmente distrutta che non valeva la pena tentare di spiegarle la faccenda, che quello non ero io&#8230; le ho fatto l&#8217;autografo, ho scritto Rod Barker, le ho anche disegnato uno smile e ho lasciato che andasse per la sua strada.</p>
<p><strong>SJ: Quindi è falsificazione! Hai appena confessato un crimine.<br />
</strong>Rob: Ma non c&#8217;erano soldi in ballo, non ho comprato una casa con quella firma&#8230;</p>
<p><strong>SJ: Ma magari quell&#8217;autografo vale dei soldi.<br />
</strong>Kevin: No. Non ne vale.<br />
Rob: Io sento la responsabilità. Mi piace moltissimo la roba degli inizi e non suono come Kjehl o Rod. Ho anche una formazione diversa, gruppi con due chitarre, che suonavano blues punk e country punk. Sono stato in art band alla Television. E non sono stato in molte formazioni a tre, in cui ero l&#8217;unico chitarrista e dovevo riempire i vuoti. Mi piace molto il suono di chitarra dei primi dischi degli Urinals, un po&#8217; surf e un po&#8217; garage. Ma ho provato a suonare così dal vivo e rimangono troppi vuoti &#8211; e coi pezzi nuovi proprio non funziona. Bisogna trovare un compromesso tra la responsabilità di non stravolgere i pezzi vecchi, suonare bene ed essere all&#8217;altezza di Kevin, John e gli altri chitarristi. Certe vecchi canzoni per me non venivano abbastanza bene per farle dal vivo. John e Kev hanno insistito per farne alcune che io non mi sentivo a mio agio a suonare. Non è una cosa semplice. C&#8217;è sempre della pressione quando sei l&#8217;ultimo arrivato in un gruppo che esiste da tanto. Il prossimo disco sarà il primo in cui suono. Se la gente dirà che fa schifo potrò concludere che sono io la variabile, quello che ha portato il gruppo alla rovina.<br />
Kat: Ma c&#8217;è anche l&#8217;elemento del tempo. E ci sono altre variabili.<br />
Rob: Non nel mio modo di vedere le cose egocentrico e autocommiseratorio.<br />
Kevin: C&#8217;è una sfilza di recensioni per <em>What is Real</em> che dicono “Oh erano grandi, ma adesso fanno pena&#8221;.<br />
Rob: E&#8217; l&#8217;altro lato della medaglia della nostalgia di cui John diceva prima, la nostalgia della primissima ondata punk. E&#8217; quella roba&#8230; hai presente la definizione di hipster? Uno che dice sempre “Preferisco le loro prime cose” e se qualcuno ribatte &#8220;Questo è il loro primo singolo&#8221; risponde “No ho della roba più vecchia&#8230; li ho registrati su una cassetta alla loro prima prova ed è molto meglio&#8221;. E un altro dice “No! Io li ho registrati prima della loro prima prova, ed erano ancora meglio!”. La gente vuole sempre godersi il fatto di essere arrivata prima a conoscere le cose fiche, e tutto quello che arriva dopo non è mai all&#8217;altezza. Eppure la nostalgia è una bugia per definizione. E&#8217; ricordare un passato che non è mai esistito.<br />
John: E la nostra responsabilità, come musicisti, è continuare a evolverci e muoverci, e contemporaneamente onorare il passato. Non siamo un gruppo revival. Facciamo molti pezzi vecchi dal vivo, ma anche roba nuova che abbiamo scritto la settimana prima.<br />
Kevin: Ma ci piacciono i pezzi vecchi. Ci starei male se non li facessimo solo perché sono vecchi.<br />
John: Sono ancora divertenti da suonare.</p>
<p><strong>SJ: E alla gente piacciono.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3>Il Problema</h3>
<p>John: E questo è il problema. Quando vogliamo suonare un pezzo vecchio dobbiamo insegnarlo a Rob, e lui chiede in che tonalità è. Quale è l&#8217;accordo principale. E io non lo so.<br />
Rob:  John risponde: “E&#8217;&#8230; uh&#8230; la corda più grossa, sul secondo pallino”. E io gli dico: “suoni da 32 cazzo di anni e non sai che nota stai facendo?! Una corda vuota?!”.<br />
John: E cos&#8217;è una corda vuota?<br />
Rob: Un Mi, per esempio!<br />
John: Lo so quale è il Mi. La corda grossa, sopra.</p>
<p><strong>SJ: Col basso sono tutte grosse.<br />
</strong>Rob: Sì e poi tecnicamente non è quella sopra, ma quella più bassa.<br />
John: Ecco, vedi il problema?<br />
Rob: E così con i pezzi vecchi – ma anche alcuni nuovi – quando si portano nuove idee per lavorarci assieme, io arrivo e dico cose tipo “Ok, è un Re, Fa, Do, La e poi vai in minore nel ponte&#8230;”. E John risponde: “Quale pallino?”. Lo fa anche quando porta lui un&#8217;idea. Ma a dire il vero la cosa fica degli Urinals è che John è un bassista fuori dagli schemi  e Kevin un batterista non convenzionale. E&#8217; stato bello imparare a suonare con loro. La parte difficile è quando facciamo i pezzi vecchi e John non sa che note fa &#8211; e poi molto spesso non suona la nota dominante come dovrebbe fare un bassista.<br />
Kat: Non sa neppure cosa significa questa roba.<br />
Rob: La maggior parte dei bassisti, se la chitarra fa un accordo in Sol, suonano un Sol. John invece potrebbe suonare qualcosa di totalmente diverso, una terza, una quinta o una settima, ed è una parte di basso fichissima, ma non mi dà nessun appiglio per capire cosa faceva la chitarra nel pezzo originale. così devo ascoltarmi le vecchie registrazioni e lui mi dà dei consigli. Siamo come due persone che parlano lingue diverse e quello che ne esce è un altro linguaggio ancora. Uno Spanglish della musica.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/q3Ofgdu4ZDs" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<h3>Musicalità orizzontale</h3>
<p><strong>SJ: Vi seguo da tantissimo. Uno dei miei pezzi preferiti era “Horizontal”.<br />
</strong>Rob: Ha uno dei solo più belli di sempre&#8230; con cosa l&#8217;avevi suonato, John?<br />
John: E&#8217; un Muzon. Un sintetizzatore giocattolo della Mattel. Ce l&#8217;ho ancora. E&#8217; fichissimo.</p>
<p><strong>SJ: “Horizontal” è geniale. Una sola nota (veramente sono due, ma una è la fondamentale).<br />
</strong>John: E&#8217; tutto basato sul ritmo.<br />
SJ: Sì ed è un brano orizzontale. E&#8217; talmente buono che fatico a descriverla a chi non l&#8217;ha mai ascoltato e di solito poi quando ho finito dicono: “Wow. E&#8217; davvero buono”. E&#8217; geniale avere un pezzo che piace anche a chi non l&#8217;ha mai sentito.<br />
Kat: E&#8217; un meta-brano.</p>
<p><strong>SJ: All&#8217;inizio eravate molto semplici. Perché&#8230; beh, non sapevate suonare.<br />
</strong>Kevin: Sì.</p>
<p><strong>SJ: E avevate una batteria giocattolo.<br />
</strong>Kevin: Sì. I primi due anni.</p>
<p><strong>SJ: Ora gli Urinals sono maturati. Hanno strumenti veri, amplificatori e sanno suonare. Quindi cosa volete fare?<br />
</strong>John: All&#8217;inizio, abbiamo capito che non sapevamo suonare e l&#8217;idea era di trasformare questa cosa in un vantaggio. Ma come? Pensando a ciò che fai e senza provare a fare cose fuori dalla tua portata, usando il cervello e dosando le risorse limitate che hai. I pezzi li abbiamo scritti così. “Horizontal” è un esempio perfetto. Ma credo che tu possa ritrovare lo stesso schema nei pezzi degli ultimi tre anni. L&#8217;ultimo pezzo, quello che dà il titolo al disco, è tipo “Horizontal”, ma dopo 25 anni, ha un riff che abbraccia lo stesso concetto. Mi piace ritornaci. Ci tengo molto alla costruzione di un pezzo, è diverso dalla composizione. Per me è un puzzle geometrico che devo mettere insieme nella mia testa. Una cosa visiva. Io vedo come sono fatte le canzoni, come sono. E&#8217; la geometria associata alle canzoni. Parto da una prospettiva differente. E forse è uno dei motivi per cui non riesco a imparare accordi, note e robe così.<br />
Rob: Sai le note, le suoni. Non conosci i loro nomi.</p>
<p><strong>SJ: Avete di sicuro un nonsoché, diverso dagli altri musicisti.<br />
</strong>Rob: Spigolosità.</p>
<p><strong>SJ:  E c&#8217;è in tutta la band. Anche nel batterista.<br />
</strong>Rob: E&#8217; stato difficile abituarmi.</p>
<p><strong>SJ: Anche Kjehl ce l&#8217;aveva. Ma Rob, tu sei ancora diverso. E sto cercando di capire come funziona.<br />
</strong>John: Hai avuto una risposta soddisfacente al tuo dilemma?</p>
<p><strong>SJ: Non ho idea di come rendere tutto ciò sensato per i nostri lettori, ma credo che ci stiamo avvicinando alla soluzione del mistero degli Urinals.<br />
</strong>John: Non è necessario risolvere tutti i misteri.<br />
Rob: E&#8217; stato divertente imparare a suonare con loro. Sono diversi da ogni sezione ritmica con cui ho suonato. Nel rock&#8217;n'roll degli Urinals c&#8217;è molto poco &#8220;roll&#8221;. E&#8217; un gruppo molto spigoloso. A volte melodico, altre molto orecchiabile, ma non c&#8217;è lo “swing”.  Non ci sono accenti. E&#8217; durissimo suonare così. Non sono un musicista punk, non vengo dalla scuola del &#8220;solo plettrate verso il basso, sedicesimi e trentaduesimi&#8221;, ma non sono neppure un menestrello folk. E&#8217; stato interessante imparare a gestire gli spazi. Ho dovuto ripensare a come la chitarra si inserisce tra basso e batteria.<br />
Kevin: E&#8217; capitato che gente che voleva fare un nostro pezzo, anche bravi musicisti, dicessero che non capivano come fare e non sapevano come John ed io facciamo. Io però non so suonare in un altro modo, è il mio metodo, e non ho un concetto prestabilito di come le cose dovrebbero essere fatte. A John e a me piacciono le parti melodiche. Con Kjehl funzionava, perché era una vera macchina ritmica.<br />
Rob: Kevin e John sono sempre stati molto creativi e hanno saputo lavorare utilizzando al meglio i loro limiti. Tanti impongono volutamente dei limiti ai propri lavori. Come quei cineasti di New York, Dogma. O quel tipo  di cui non ricordo il nome che ha scritto un romanzo senza usare la lettera e, che è la più comune. Pensaci: non puoi usare la e e all&#8217;improvviso non puoi fare tantissime cose. Niente pronomi, niente articolo &#8220;the&#8221;, niente verbi al passato. Quando inserisci un limite, sei obbligato a pensare diversamente. Io non avrei mai pensato ad “Ack Ack Ack Ack”; per me una canzone doveva avere almeno tre accordi! Ma amo quel pezzo. Due note. Brillante.<br />
John: All&#8217;inizio volevo fare quel pezzo solo con una nota. Mat Kjehl ha insistito per mettercene due. E Kathy ha scritto il testo. Il pezzo è stato scritto a sei mani. Io ho scritto una nota, Kjehl l&#8217;altra e Kathy le parole.</p>
<h3>The Biz</h3>
<p><strong>SJ: C&#8217;è ancora un aspetto di cui vorrei parlare. Lo stato del music business. E&#8217; molto più diy ora. E voi lo siete da sempre, quindi magari è un vantaggio per voi.<br />
</strong>John: Ci sono meno soldi di una volta. Noi siamo stati fedeli all&#8217;etica diy e siamo proprietari dei nostri master, dei nostri brani e dei diritti. Ma farsi dare i soldi che ti spettano è sempre difficile. Mentre aiuta molto avere qualcuno che riscuote per te, un&#8217;agenzia. Ma noi non abbiamo il peso per permettercelo. Comunque almeno è tutto nostro: siamo proprietari della nostra musica e possiamo farne ciò che vogliamo. Ma economicamente non c&#8217;è da stare allegri. specialmente con tutta la pirateria e i download pirata.<br />
Kevin: C&#8217;è un&#8217;etichetta di Seattle&#8230; daranno il materiale in download gratuito e si butteranno sulla vendita di t-shirt.</p>
<p><strong>SJ: Credeteci, io ho vissuto della mia musica per 10 anni. Tenevo al minimo le spese, ero sempre in tour, ero proprietaria dei miei pezzi e vendevo le magliette. Ma adesso&#8230;<br />
</strong>John: E&#8217; rimasto poco.</p>
<p><strong>SJ: Già. Non vedo come ci si possa campare ora. E il brutto è che tutti la vedono così. Tutte le nostre menti più creative – musicisti, compositori, scrittori, giornalisti, attori, registi – hanno visto le loro carriere distrutte, e nessuno di noi riesce a trovare il modo per salvare la propria vita e quella dei propri cari. La domanda che faccio a tutti è: avete qualche idea?<br />
</strong>Rob: La musica è quella messa peggio, rispetto a tutti i campi che hai menzionato. io lavoro nell&#8217;editoria ed è messa male. Ma è un&#8217;area che non ha mai avuto un momento d&#8217;oro come invece è successo alla musica. Nell&#8217;editoria è sempre stata dura, non è mai stato un business buono. Invece l&#8217;industria musicale è collassata. Ha preso il colpo peggiore.<br />
John: Penso che uno debba ignorare quello che sta succedendo e decidere che se vuole essere un musicista non avrà mai successo a livello economico, ma lo deve fare perché è una necessità e gli piace.  Kevin ed io l&#8217;abbiamo scoperto coi Radwaste. Era un gruppo con possibilità di andare sotto major; abbiamo fatto riunioni alla Capitol, le cose si stavano muovendo, ma poi è tutto crollato. A quel punto ho capito che non faccio queste cose in un&#8217;ottica di successo economico. Le faccio perché mi piacciono e sento il bisogno di esprimermi così. Una volta capito questo, non mi sono mai più guardato indietro. Una volta che decidi che non lo fai per i soldi, sei libero.</p>
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		<title>Double double shot</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 16:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due tasselli fondamentali del garage rock'n'roll underground europeo/italiano, ristampati su un unico cd. Shaking Street e The Double Shot ep dei maestri Sick Rose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/sick.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7496" title="sick" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/04/sick.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Sick Rose &#8211; <em>Shaking Street</em> + <em>The Double Shot ep</em> (Area Pirata, 2011)</strong></p>
<p>Seconda metà degli anni Ottanta; per la precisione 1987 e 1989. I <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/thesickroseband">Sick Rose</a></span> pubblicano rispettivamente il doppio 7&#8243; <em>The Double Shot ep</em> e l&#8217;album <em>Shaking Street</em> (entrambi per Electric Eye)&#8230; e ora, finalmente, dopo più di 20 anni, qualche anima pia si prende la briga di sbattere il tutto su un cd, per il godimento di chi non c&#8217;era e di chi &#8211; come il sottoscritto &#8211; all&#8217;epoca si fece sfuggire i vinili per scarsa lungimiranza o altro.</p>
<p>Come spiegano magistralmente le <em>liner notes</em> a cura di Roberto Calabrò (e chi meglio di lui poteva scriverle, dopo la monumentale opera sulla scena neo-Sixties italiana, <em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/08/roberto-calabro-eighties-colours-libro-recension/"><em>Eighties Colours</em></a></em>?), questi due lavori fotografano un momento di transizione per i Sick Rose, che da band di filologico garage Sixties tinto di folk rock si stanno trasformando in una macchina da guerra che macina proto-punk e rock&#8217;n'roll, sotto la protezione di numi tutelari come MC5 (di cui coverizzano &#8220;Shakin&#8217; Street&#8221;, presente nel cd in ben due versioni &#8211; e con una g aggiunta, così che diventa &#8220;Shaking Street&#8221;) e Flamin&#8217; Groovies. Un&#8217;evoluzione che troverà la sua forma definitiva o quasi col successivo <em>Floating</em> e che significa, utilizzando una semplificazione da verduraio iconoclasta, meno-organo-e-più-chitarre-per-la-madonna!</p>
<p>Detto questo, è comunque innegabile che entrambe i dischi piaceranno incondizionatamente a chiunque ami anche il garage più tradizionale, visto che ce n&#8217;è molto (e di quello sopraffino) in queste 16 tracce. Personalmente promuovo in blocco tutto <em>Shaking Street</em>, album veramente da paura, con quel gusto piccantino e agrodolce che segnava il declino degli Ottanta e che solo alcuni gruppi italiani &#8211; a mio parere &#8211; hanno saputo cogliere; il doppio 7&#8243; è sicuramente buono, ma un po&#8217; meno incisivo. Mi affascina di più l&#8217;outtake di &#8220;Shaking Street&#8221; in versione acustica incisa nel 1989: brividi evocativi a go-go.</p>
<p>Questo è un pezzo della storia del garage rock europeo. Un pezzo importante e imperdibile. A voi la scelta: restare nel medioevo o scegliere il rock&#8217;n'roll.</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/F5keyNMERnA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Io sto con Rudi Protrudi</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/02/fuzztones-preaching-to-the-perverted-recensione/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Feb 2011 05:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Denis Prinzio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I veterani del garage rock tornano con uno dei migliori dischi che hanno sfornato negli ultimi anni: meno Sonics e più Doors... e la solita tonnellata di onestà fetente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/02/fuzzto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6550" title="fuzzto" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/02/fuzzto.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Fuzztones – <em>Preaching To The Perverted</em> (Stag-O-Lee, 2011)<br />
</strong><br />
Io sto con Rudi Protrudi. Sto con chi ha preso abbastanza calci in faccia per avere poi la dimestichezza sufficiente nel saperti afferrare per le palle con una manciata di vecchi brani rock&#8217;n'roll.</p>
<p>Non raccontiamoci balle, Rudi è un perdente. Ai giorni nostri la definizione politicamente corretta di perdente è “musicista di culto”; ok, può andar bene, ma chiamiamo le cose col loro nome: <em>loser</em>.<br />
I <a href="http://www.fuzztones.net/"><strong>Fuzztones</strong></a>, nella prima metà degli anni Ottanta, avevano il mondo ai loro piedi &#8211; o almeno erano in procinto di averlo. Show devastanti, un paio di album (soprattutto l&#8217;epocale <em>Lysergic Emanations</em>) che spaccavano, la nuova onda del garage revival cavalcata col piglio dei capobanda.<br />
Poi, il treno passa. L&#8217;underground non si tramuta in mainstream; arriva il grunge. Sono anni di oblio, Rudi fa e disfa, anni di dischi bruttini (per non dire di peggio), la nicchia è sempre più piccola, il “culto” sempre più sotterraneo.</p>
<p>Ma il garage non muore mai. Il garage brucia sotto le ceneri, instancabile.<br />
Così, un giorno di novembre dello scorso anno, mi ritrovo a una data del tour italiano per festeggiare i trent&#8217;anni di attività della band. Concerto bellissimo, sofferto e sudato, dai volumi insostenibili (le orecchie hanno continuato a fischiarmi ininterrottamente per due giorni filati). Mi compro il disco, questo <em>Preaching To The Perverted</em>.<br />
Che dire: non stiamo parlando di un capolavoro, ma di un disco terribilmente onesto. E piacevole. I nostri hanno abbandonato il fuzz in favore di un approccio più adulto, più “meditato”, al garage rock. Meno Sonics e più Doors, mi verrebbe da dire. Soprattutto in brani come “Don&#8217;t Speak The Ill Of The Dead” e “Hurt, Flirt &amp; Desert” le similitudini con il gruppo di Morrison sono evidenti.<br />
Comunque, quando pigiano sull&#8217;accelleratore vengon fuori dei pezzi più che dignitosi, vedi “Set Me Straight” e “Launching Sanity&#8217;s Dice”. Valore aggiunto al disco è l&#8217;organo del nuovo acquisto Lana Loveland, che canta con Rudi nella commovente “Bound To Please”, acme del disco: parte lenta e leggermente psych, decolla in un crescendo soul blues, per poi ripiegarsi dolcemente.</p>
<p>In definitiva, il miglior disco dei Fuzztones da parecchi anni a questa parte.</p>
<p>Che fate, voi ci state?</p>
<p><center><iframe title="YouTube video player" width="540" height="435" src="http://www.youtube.com/embed/rv5bH9RwNjM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Alla ricerca del soviet punk perduto</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 17:06:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Umberto Negri]]></category>

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		<description><![CDATA[Io e i CCCP: un volume che racconta una storia fotografica e orale dei CCCP, o meglio del periodo dalla nascita fino alla firma del contratto su major. Garantito Ferretti-free al 100%]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/01/ccc.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6443" title="ccc" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/01/ccc.jpg" alt="" width="250" height="380" /></a>Umberto Negri &#8211; <em>Io e i CCCP</em> (Shake, 2010, 448 pag.)</strong></p>
<p>Premetto che:<br />
- con i <a href="http://www.yellowpecora.net/cccp/"><strong>CCCP</strong></a> non ho mai avuto un gran rapporto (possiedo un solo album, per intenderci, che non mi esalta &#8211; ma neppure mi schifa)<br />
- le band post-CCCP mi hanno sempre repulso, a torto o a ragione<br />
- aborro il <a href="http://uomovivo.blogspot.com/2010/01/da-losservatore-romano-intervista.html"><strong>Ferretti-pensiero</strong></a> degli ultimi anni e la sua svolta (vera o falsa che sia) integralista cattolica leghista e che cazzo ne so<br />
- la <a href="http://www.shake.it/"><strong>Shake</strong></a> mi suscita emozioni contrastanti e a fronte di buone cose, penso abbia fatto anche tante uscite che non mi interessano o sono un po&#8217; pacco.</p>
<p>Nonostante tutto ciò, però, appena ho visto casualmente questo librone non ho potuto fare a meno di restarne affascinato. E i motivi sono di due ordini: il primo puramente estetico, visto che si tratta sostanzialmente di un volume fotografico, con testo rarefatto, in cui le immagini (tutte in bianco e nero e pazzesche) parlano ed evocano moltissimo. Il secondo è legato al fatto che la storia raccontata è quella del periodo pre-contratto major e arriva dai ricordi di Umberto Negri, bassista originale dei CCCP uscito dalla formazione proprio alla vigilia del contratto. Quindi, se mi passate il termine e il concetto, queste 448 pagine sono de-ferrettizzate al 100%. Per carità, Ferretti è presente come figura che agiva nella catena di eventi, e ne esce in una luce doppia &#8211; che forse riflette il personaggio (affabulatore, intortatore, opportunista, ma anche genialoide per certi versi).</p>
<p>Preparatevi, dunque, a vivere una storia fatta di immagini e per brevi ritratti di momenti (tra)scritti. Una storia che pulsa, perché riportata da chi l&#8217;ha vissuta &#8211; forse anche un po&#8217; odiata, ma ora ci ha fatto (quasi) pace.<br />
E&#8217; innegabile che l&#8217;apparato iconografico e le parti scritte potrebbero anche vivere egregiamente separati l&#8217;uno dalle altre, ma è dal loro intreccio che nasce la grandezza del libro. E sfido chiunque sia nato negli anni Settanta a non impazzire vedendo certi ritratti di provincia, le R4 sgangherate, le vie deserte, i punk romagnoli e gli squat berlinesi.</p>
<p>Se, comunque, delle foto pensate di potere fare a meno, allora scaricatevi <strong><a href="http://mp3.gomma.tv/audio/gommatv%20013%20-%20Umberto%20Cccp.mp3">questo file mp3</a></strong> in cui il veterano Gomma (tra l&#8217;altro, che fine ha fatto Gomma.tv? Risulta offline) intervista proprio Negri: e da questa intervista deriva buona parte del testo del volume. Potrebbe anche farvi da antipasto e convincervi a fare l&#8217;acquisto &#8211; peraltro consigliato senza alcun dubbio.</p>
<p><center><object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/0s7Z0Y4dRww?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/0s7Z0Y4dRww?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
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		<item>
		<title>Sul ponte sventola bandiera nera</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/stevie-chick-spray-paint-the-walls-libro-recensione/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 17:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri e carta stampata]]></category>
		<category><![CDATA[2009]]></category>
		<category><![CDATA[anni Ottanta]]></category>
		<category><![CDATA[anni Settanta]]></category>
		<category><![CDATA[Black Flag]]></category>
		<category><![CDATA[Chavo Pederast]]></category>
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		<category><![CDATA[Spray Paint The Walls]]></category>
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		<category><![CDATA[Stevie Chick]]></category>

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		<description><![CDATA[La biografia definitiva dei Black Flag, per ripercorrere le tappe di questa band indescrivibile. Occhio che sta per uscire in italiano, ma il consiglio - nei limiti del possibile - è di farsi l'edizione in lingua originale per evitare traduzioni pacco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/spray-paint-walls-stevie-chick.png"><img src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/spray-paint-walls-stevie-chick.png" alt="" title="spray-paint-walls-stevie-chick" width="300" height="447" class="alignleft size-full wp-image-6401" /></a><strong>Stevie Chick &#8211; <em>Spray Paint The Walls</em> (Omnibus, 2009, 404 pag.)</strong></p>
<p>Questa non è propriamente una recensione, in quanto il libro lo sto ancora leggendo. Eppure mi permetto uno strappo alla regola, visto che merita. Quasi come la <a href="http://www.brunozerbini.com/HTLM_BZ/arrigoni.html"><strong>confettura Arrigoni</strong></a> delle pubblicità di quando ero bambino (quella che nessuno voleva assaggiare, perché si comprava &#8220;a scatola chiusa&#8221;), sono certo che consigliarvelo e parlarne anche ora non sarà un passo falso.</p>
<p>Innanzitutto c&#8217;è un aneddoto personale dietro a questa faccenda &#8211; e te pareva. La storia è che fino alla seconda settimana di dicembre c&#8217;era un progetto in ballo, in cui io e un amico che lavora nell&#8217;editoria ci eravamo buttati con entusiasmo da undicenni in gita scolastica. Si trattava di scrivere e pubblicare (c&#8217;era anche già l&#8217;editore interessato) una lunga e minuziosa storia-biografia dei <a href="http://homepages.nyu.edu/~cch223/usa/blackflag_main.html"><strong>Black Flag</strong></a>. Sapevamo dell&#8217;esistenza di questo volume statunitense, ma avevamo in mente di impostarla diversamente, in modo da avere un prodotto con caratteristiche che lo rendessero compatibile con l&#8217;altro e appetibile per chi già avesse comprato il volume di Chick. E soprattutto sarebbe stato in italiano, andando a colmare una lacuna: infatti ci sono persone che in inglese non hanno voglia o possibilità di leggere, quindi un libro nella nostra lingua aveva senso.</p>
<p>Poi il diavolo ci ha messo la coda e, proprio mentre si stava iniziando a scrivere, è arrivata la notizia: un editore su cui non andrò a esprimere giudizi (metteteci un po&#8217; di inventiva &#8211; e no, non è uno dei soliti noti che si occupano di queste cose, di regola) ha comprato i diritti di <em>Spray Paint The Walls</em> e lo pubblicherà, tradotto, fra qualche mese. A quel punto ci abbiamo dovuto ripensare, la concorrenza sarebbe stata troppo pesante &#8211; anche se, come al solito, la traduzione sarà quai di sicuro l&#8217;equivalente di uno spruzzo di diarrea sugli occhi &#8211; e anche il nostro editore giustamente ha espresso perplessità sulla pubblicazione. Quindi via, il progetto è andato alle ortiche. Nix, kaputt. E non mi restava altro da fare che leggermi con attenzione uesto libro</p>
<p>Ma passiamo a Stevie Chick. Il suo volumone è notevolissimo, zeppo di interviste di prima mano e di materiale d&#8217;archivio preso da ogni fonte disponibile (dai video di Youtube alle fanzine d&#8217;epoca, e tutto ciò che c&#8217;è nel mezzo). Un lavoro certosino, piacevole da leggere e &#8211; paradossalmente &#8211; nemmeno troppo ossessivo: non mancano divagazioni e precisazioni di più ampio respiro, per cui non ci si trova persi in una pozza nera in cui l&#8217;unico elemento sono i Black Flag, ma si assaggia anche un bel po&#8217; di ciò che c&#8217;era intorno. Detta in altra maniera, se siete disposti a perdonare qualche leggero allungamento del brodo &#8211; peraltro indispensabile per giungere a 400 pagine circa di lavoro &#8211; e se vi interessa respirare l&#8217;aria che tirava in quegli anni, non potete fare a meno di questo libro.</p>
<p>Senza dubbio la parte più pazzesca è quella iniziale (pre-<a href="http://henryrollins.com/"><strong>Rollins</strong></a>, per intenderci), ossia quella meno documentata e più oscura. Solo per le prime 100, per intenderci, varrebbe la pena fare l&#8217;acquisto. Uomo avvisato&#8230;</p>
<p><em>[<a href="http://thequietus.com/articles/03049-an-extract-from-stevie-chick-s-spray-paint-the-walls-the-story-of-black-flag"><strong>QUI</strong></a> potete leggere un estratto dal libro]</em></p>
<p>PS: la traduzione sarà sicuramente una merda. Compratevi il libro originale, per pietà.</p>
<p><center><object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/iIJEuMfBHZk?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/iIJEuMfBHZk?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
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		<item>
		<title>Peter Perrett, back from the dead (pt. III)</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-3/</link>
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		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 12:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Alan Mair]]></category>
		<category><![CDATA[anni Ottanta]]></category>
		<category><![CDATA[anni Settanta]]></category>
		<category><![CDATA[Echo and the Bunnymen]]></category>
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		<category><![CDATA[White Stripes]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiude l'intervista in tre parti agli Only Ones. Questa volta si parla di come è cambiata l'industria discografica, dei concerti, delle paure, delle dicerie sul gruppo e dei piani futuri]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/only5.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6316" title="only5" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/only5.jpg" alt="" width="320" height="455" /></a>Terza e ultima parte dell’intervista agli<strong> </strong><a href="http://www.theonlyones.biz/"><strong>Only Ones</strong></a> condotta nel dicembre 2009 dal blog <a href="http://hayleyavron.wordpress.com/"><strong>Throwing Musings at Music</strong></a> (<em>disclaimer:  i miei tentativi di contattare l’autore e  chiederne l’autorizzazione   sono caduti nel vuoto; il blog è fermo da quasi un anno, il titolare non   risponde e non si sa che fine abbia fatto. Dopo un po’ di riflessioni   mi sono arrogato il diritto di tradurre e riproporre il tutto citando  ovviamente la fonte, sempre con  la clausola che in caso il proprietario  legittimo del testo si senta  leso nei propri diritti, eliminerò il  tutto da Black Milk</em>). Da questa chiacchierata non si è mosso molto per la band, che ancora non ha ultimato il fantomatico nuovo album (previsto, forse, per il 2011), ma ha fatto qualche sporadico concerto in Francia e Inghilterra. Eccovi serviti&#8230;</p>
<p><strong>Alan, ricordo che una volta accennasti a un&#8217;offerta che ti avevano fatto i Pretenders, verso la fine degli Only Ones&#8230;</strong></p>
<p>AM: Sì, e Xena &#8211; molto astutamente &#8211; mi disse &#8220;Alan, se hai intenzione di accettare, tieni a mente che se qualcuno di noi fa sapere i propri piani o si lascia sfuggire che la band sta per sciogliersi, il debito che abbiamo con la casa discografica verrà diviso tra i singoli membri. E&#8217; meglio continuare e far finta che tutto vada bene&#8221;. E abbiamo proprio fatto così. Abbiamo anche suonato al Dingwalls e in un po&#8217; di altri posti, dopo.</p>
<p>PP: Abbiamo suonato all&#8217;università di Leeds o qualcosa del genere…</p>
<p>AM: Poi li abbiamo presi per i fondelli raccontando che stavamo preparando un disco nuovo. John disse: &#8220;Buttiamo giù un po&#8217; di cover&#8221;. E loro risposero: &#8220;Le adoriamo&#8221;. C&#8217;era anche un pezzo degli <a href="http://www.thesmallfaces.com/"><strong>Small Faces</strong></a>.</p>
<p>PP: &#8220;My Way Of Giving&#8221;.</p>
<p>AM: Noi pensavamo che avrebbero odiato l&#8217;idea, tipo &#8220;Ci fa schifo, vi molliamo&#8221;.</p>
<p>PP: Al Dingwalls suonammo solo perché dopo un po&#8217; di mesi ci stavamo annoiando; chiesero a Xena se ci andava di farlo, ma fu un errore, perché arrivò gente da tutta Europa e non riuscirono a entrare tutti. Fu una sciocchezza suonare in un posto piccolo…</p>
<p>AM: Poi si aspettavano che iniziassimo a lavorare al nuovo disco il giorno dopo, così facemmo una riunione a casa di Peter e Xena; lei disse &#8220;Ora dobbiamo chiamarli e dire che la band si è sciolta&#8221;. E invece, non scherzo, il telefono si mise a suonare ed era l&#8217;etichetta che ci diceva &#8220;Scusate, ma dobbiamo lasciare il gruppo… niente di personale, ma dobbiamo mollarvi&#8221;. Avrebbero dovuto pagarci il giorno seguente. E finì così. Fu un momento fantastico.</p>
<p>PP: <a href="http://www.nightfever.co.uk/robert.htm"><strong>Robert Stigwood</strong></a> era tra quelli che volevano comprare il mio contratto, c&#8217;era anche la EMI, e poi mi contattarono un paio di compagnie, chiedendo se ero interessato a vendere i diritti. Ma io ero troppo fuori.</p>
<p><strong>Xena si occupa ancora del management?</strong></p>
<p>PP: No. Si occupa solo di me. Mi tinge i capelli.</p>
<p><strong>Beh, è roba importante!</strong></p>
<p>PP: Sì (ride).</p>
<p>AM: Xena ci segue ovunque. Lo fa da sempre.</p>
<p><strong>Tutti voi avete una compagna che vi portate dietro in tour?</strong></p>
<p>AM: No, no. E se fossi sposato, non farei venire mia moglie. Xena è un membro del gruppo. Se non fosse per lei, non esisteremmo. Oltre alle composizioni di Peter, Xena ha fatto in modo che la band funzionasse.</p>
<p>PP: Ha messo un sacco di soldi nel gruppo, prima che firmassimo un contratto. E in quel periodo io stavo con altre ragazze. Lei aveva davvero una grossa passione per la musica.</p>
<p>AM: Xena è come il quinto della band. E se qualcun altro chiedesse &#8220;Posso portare mia moglie?&#8221; la risposta sarebbe &#8220;no&#8221;.</p>
<p><strong>Vi ricordate altre volte in cui avete suonato a Leeds?</strong></p>
<p>AM: Io no, Peter per queste cose ha una memoria migliore.</p>
<p>PP: Abbiamo suonato all&#8217;Università. Mi ricordo anche un&#8217;altra volta che eravamo in grande ritardo e la polizia ci fermò per eccesso di velocità. Eravamo così in ritardo che alcuni spettatori se ne stavano andando perché avevano il treno per tornare a casa.</p>
<p>AM: Sì, però non ricordo in quale posto fosse il concerto…</p>
<p>PP: Leeds e York erano ottimi posti per la musica. Le università erano avanti in questo campo: erano grandi, perché facevano suonare un sacco di ottime band.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/ppknock.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6318" title="ppknock" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/ppknock.jpg" alt="" /></a>Beh, adesso è l&#8217;opposto. Almeno a Leeds. Arrivano solo i megagruppi.</strong></p>
<p>PP: Come i Take That?</p>
<p><strong>Non così grandi, forse&#8230;</strong></p>
<p>PP: Sì, ok, ma hai capito, intendevo roba del genere.</p>
<p>AM: Abbiamo suonato qui l&#8217;anno che ci siamo riuniti, per l&#8217;O2 Wireless Festival. Per un soffio non è saltato tutto a causa della pioggia. I prati erano allagati. Siamo andati vicini alla cancellazione.</p>
<p>PP: Ti ho già parlato della pioggia? A Glastonbury c&#8217;erano i White Stripes come headliner e quando hanno iniziato a suonare il tizio ha detto &#8220;Mi scuso per la pioggia e per essere americano&#8221;. Così poi all&#8217;O2 ho usato la stessa frase, ho detto &#8220;Mi scuso per la pioggia e per essere il migliore alleato dell&#8217;America&#8221;.</p>
<p><strong>Negli anni Settanta c&#8217;era un promoter che organizzava molti concerti di gruppi new wave a Leeds – un tizio che si chiamava John Keenan. Faceva i concerti al Futurama; ve lo ricordate? E&#8217; ancora nel giro.</strong></p>
<p>PP: Il nome John Keenan mi suona. Non è quello che ha organizzato il festival di fantascienza dove abbiamo suonato?</p>
<p>AM: Sì, mi sa di sì&#8230;</p>
<p>PP: Sarà stato il 1979.</p>
<p>AM: Sì.</p>
<p>PP: Tra i primi nel cartellone c&#8217;erano gli Echo and the Bunnymen. Noi e gli Hawkwind eravamo headliner. Gli Hawkwind dovevano suonare per ultimi perché erano più conosciuti &#8211; credo &#8211; ma siccome  eravamo in ritardo, salimmo sul palco dopo di loro.</p>
<p>AM: Erano furiosi.</p>
<p><strong>Quel è il vostro miglior ricordo degli Only Ones?</strong></p>
<p>PP: Oh, dio. Il ricordo più bello? Temo che la maggior parte sia roba legata al sesso, perché quando sei giovane ti interessa quello. Il sesso è troppo importante. Mi capisci vero? Poi invecchi e lo metti in prospettiva. Ho fatto molte cose per i motivi sbagliati.</p>
<p>AM: Per me credo che sia stato lavorare al primo disco, mi è piaciuto tantissimo ogni singolo momento. Entrare in studio e fare un album era roba eccitante, per me lo era. Il Basing Street studio era una grande chiesa, fantastico&#8230; e poi è stato così bello sentire il disco finito: pensavo fosse grandioso. E lo penso ancora.</p>
<p>PP: Fare i programmi tv dal vivo era bello. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Old_Grey_Whistle_Test"><strong><em>The Old Grey Whistle Test</em></strong></a> era dal vivo?</p>
<p>AM: Molto&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/The_Only_Ones_1978_horiz.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6322" title="The_Only_Ones_1978_horiz" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/The_Only_Ones_1978_horiz.jpg" alt="" width="400" height="157" /></a>Come hai vissuto il periodo in cui Nina Antonia stava scrivendo il libro su di te? E come ti sembrava il fatto che stessero mettendo insieme un volume sulla tua vita? Ti piace il risultato finale?</strong></p>
<p>PP: Penso che certe cose&#8230; certe cose che alcuni hanno detto sul mio conto non sono vere. Non ho avuto nessun controllo sull&#8217;operazione, era il suo libro. Io ho detto solo la verità, ma certi no e mi piacerebbe poter correggere.</p>
<p>AM: E&#8217; uscita anche un&#8217;edizione aggiornata.</p>
<p><strong>Ah ok&#8230;</strong></p>
<p>PP: Non so proprio dove lei trovi il tempo per fare queste cose. Adesso, poi, ha anche un compagno, no? Un ragazzino…</p>
<p><strong>Deve essere frustrante sapere che c&#8217;è un libro intero su di te [<em>The One and Only: Peter Perrett, Homme Fatale</em></strong><strong><em> - n.d.Andrea</em>], vederlo nero su bianco e sapere che&#8230;</strong></p>
<p>PP: Beh, sai come funziona: la gente vede la roba stampata su carta e pensa che sia tutto vero e sacrosanto.</p>
<p>AM: Stamattina mi è arrivata un&#8217;email da un tizio che sta scrivendo un libro sui Queen che mi chiedeva &#8220;Alan, è vero che ti avevano chiesto di unirti ai Queen&#8221;? Perché <a href="http://www.rocksbackpages.com/writer.html?WriterID=antonia"><strong>Nina Antonia</strong></a> lo ha scritto nel libro. E io pensavo, non ho mai detto questa roba&#8230;  e Nina non mi ha mai chiesto niente. Quando Freddie Mercury è venuto a lavorare per me <em>[Alan aveva un negozio di vestiti a Kensington Market a Londra nei primi anni Settanta: Mercury per un po' fece il commesso lì - n.d.Andrea]</em>, John Deacon era già nei Queen. Questo è un buon esempio di quello che è successo&#8230; così stamattina ho dovuto mettermi a scrivere una mail spiegando che non era vero, e Freddie non sapeva neppure che io suonassi il basso. Quando ero al lavoro, non pensavo alla musica, ero lì per un altro motivo… e questa è solo una piccola cosa. Ovviamente nel caso di Peter ci sarà un sacco di roba. Comunque io, per questo fatto, ricevo diverse email che mi chiedono dei Queen. Ed è una cosa che non è mai accaduta.</p>
<p><strong>Peter, dovresti correggere tutto quello che non va. Potresti mandarle una lunga mail. Comunque, è vero che andrete in tour in India?<br />
</strong></p>
<p>PP: (dopo un lungo silenzio) No&#8230; credo che questa cosa l&#8217;abbia detta <strong><a href="http://www.i94bar.com/ints/zermati.html">Marc Zermati</a></strong>, no?</p>
<p><strong>Oh, credo di averla letta in qualche intervista.</strong></p>
<p>PP &amp; AM: Sarà John…</p>
<p>PP: John rilascia interviste a chiunque senza dirci nulla. Ne ha fatta una con un tipo greco e ha detto un casino di roba senza senso.</p>
<p>AM: Marc Zermati è un tizio che negli anni Settanta aveva un&#8217;etichetta&#8230; come si chiamava?</p>
<p>PP: <a href="http://www.i94bar.com/ints/zermati.html"><strong>Skydog</strong></a>.</p>
<p>AM: Skydog. Lo abbiamo incontrato e lui era tutto entusiasta di noi, si è messo a parlare di quello che voleva fare, e la cosa del tour in India era una di queste cose. Qualcuno ha creduto a tutte quelle panzane. Mi sa che John ci è cascato.</p>
<p>PP: Comunque è interessante che ci siano questi strani Paesi&#8230; tipo, ho un amico che mi raccontava di un gruppo sconosciuto russo che è andato in Cina e ha suonato davanti a 150.000 persone. Perché in certi posti tutti, dai 2 ai 92 anni, arrivano dalle zone vicine per assistere a uno spettacolo che non avevano mai visto prima.</p>
<p>AM: Sarebbe fantastico andarci. Molto eccitante. Magari non come il Giappone, ma sarebbe bello andare in un posto così diverso, per vedere come la gente reagisce alla musica.</p>
<p>PP: E&#8217; una cosa che mi piace molto. Con gli Only Ones, all&#8217;epoca, quando andavamo all&#8217;estero mi piaceva solo l&#8217;ora che passavamo sul palco, ma il resto del tempo lo passavo a sperare di tornare in Inghilterra al più presto, per mettere le mani su un po&#8217; di droga buona. Anche perché quando viaggiavamo di solito stavo pulito. Adesso invece apprezzo molto le altre culture e il fatto di vivere su un pianeta con abitudini così varie.</p>
<p>AM: Sì ti godi tutte queste cose…</p>
<p>P: Il Giappone era come essere in <em>Blade Runner</em>, perché c&#8217;erano questi schermi giganti per strada. Adesso sono spariti questi affari, no? Da quando c&#8217;è la crisi hanno levato i maxischermi. Sei mai stato in Giappone?</p>
<p><center><object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/AQsHRODE_ZQ?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/AQsHRODE_ZQ?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
<p><strong>No, mi piacerebbe&#8230; ma quindi cosa avete in serbo per il futuro?<br />
</strong></p>
<p>AM: Niente.</p>
<p><strong>Davvero?</strong></p>
<p>PP: La cosa principale è finire il disco. I tre concerti che stiamo facendo mi hanno convinto a suonarli perché tutti mi dicevano: &#8220;Tranquillo, quando sarà il momento dei live avremo già finito col disco&#8221;. Sai, prima ovunque andassimo tutti ci chiedevano &#8220;Quando esce l&#8217;album?&#8221; e mi ero stufato di inventarmi scuse, così un po&#8217; di mesi fa ho detto che non volevo più suonare dal vivo&#8230; anche se andare all&#8217;estero mi piace, è come essere in vacanza. Comunque i concerti sono arrivati, e noi non abbiamo ancora terminato il disco.</p>
<p>AM: Pensavamo che ce l&#8217;avremmo fatta. E poi tutti volevano fare qualcosa vicino a Natale…</p>
<p>PP: Sì, ma a me interessa solo finire il disco. Voglio qualcosa di nuovo. E poi in ogni concerto abbiamo suonato sei pezzi nuovi.</p>
<p>AM: Sì.</p>
<p>PP: Quando il disco uscirà tutti lo conosceranno già, perché avranno sentito i pezzi su Youtube.</p>
<p>AM: Ok… però la versione in studio sarà diversa. A marzo faremo anche un tour francese.</p>
<p>PP: Se non avremo finito il disco io mi metterò in sciopero.</p>
<p><strong>Vi è sembrato difficile affrontare i cambiamenti del music business &#8211; ad esempio il modo in cui la gente ascolta la musica, non comprando più i dischi? E&#8217; una cosa che si è ripercossa sul vostro modo di lavorare, da quando vi siete riuniti?</strong></p>
<p>AM: Penso che l&#8217;album ne risentirà. Fino a ora non è accaduto, perché non abbiamo nessun nuovo prodotto in giro; penso che ce ne accorgeremo col disco. Su come l&#8217;industria musicale sopravviverà, non ho proprio nessuna idea; so che i download stanno crescendo, ma non ho idea di come si muoverà l&#8217;industria. Ci vorrebbe un altro inventore scozzese che tirasse fuori un formato per la musica che non sia possibile copiare. E noi lo abbracceremmo al volo.</p>
<p>PP: A me, ora, non piace pagare la musica.</p>
<p><strong>Non dovresti dirlo, Peter!</strong></p>
<p>AM: Io penso che le grandi band che regalano i loro cd facciano bene, buon per loro; ma i gruppi piccoli, cosa dovrebbero fare coi loro dischi? Come possono sopravvivere? Come guadagnano soldi?</p>
<p><strong>Credo che voi abbiate una base di fan piuttosto grande, gente che vuole i vostri dischi su un supporto fisico…</strong></p>
<p>AM: Comunque per me il cd non scomparirà; ma di sicuro spariranno i negozi.</p>
<p><strong>C&#8217;è un&#8217;artista &#8211; Kristin Hersh &#8211; che ha fatto una cosa interessante; praticamente ha bypassato l&#8217;industria musicale, mettendo in piedi una specie di servizio ad abbonamento &#8211; paghi più o meno 25 dollari ogni quadrimestre e hai diritto a scaricare i pezzi inediti che lei mette a disposizione nel suo sito, solo per gli iscritti; ogni volta che fa uscire un disco hai diritto a riceverne una copia fisica ed entri gratis ai suoi concerti. In questa maniera si garantisce dei guadagni continui. Certo, il fatto è che è un&#8217;artista già nota e la stessa cosa non funzionerebbe con chiunque. C&#8217;è anche da dire che se io facessi una cosa del genere con ogni gruppo che mi piace, finirei in bancarotta.</strong></p>
<p>PP: Ti piace molto lei, vero?</p>
<p><strong>Sì, è una delle mie preferite.<br />
</strong></p>
<p>PP: Roba anni Novanta, no?</p>
<p><strong>Sì, era nei  Throwing Muses, su 4AD . Comunque secondo me ci sono delle opportunità che andrebbero esplorate, anche se il panorama sembra molto scoraggiante. Parlandoti da scrittore, ti dico che anche per i giornali musicali va male, perché non ci sono entrate pubblicitarie, le etichette indipendenti sono in difficoltà.</strong></p>
<p>AM: La cosa bella è che i gruppi nuovi, adesso, non devono passare attraverso la trafila dei talent scout delle etichette, sai quelli dell&#8217;A&amp;R <em>[la divisione Artists &amp; Repertoire tradizionalmente nelle etichette è quella dedicata alla selezione dei nuovi artisti - n.d.Andrea]</em>. Mettono la loro musica online e se alla gente piace iniziano a farsi un bel seguito. Anche se non capisco come possono sopravvivere finanziariamente, almeno finché non riescono a fare concerti per pagarsi le spese.</p>
<p><center><object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/g4r4pELCzr8?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/g4r4pELCzr8?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
<p><strong>A volte penso &#8220;Ok, benissimo, dato che è così duro vivere di musica, ci sarà una scrematura e solo i migliori e i più appassionati resteranno&#8221;. Eppure c&#8217;è ancora tantissima merda là fuori!</strong></p>
<p>AM: Ci sono ancora molte cose che devono cambiare… le case discografiche più grosse spariranno tutte, per ora sopravvivono solo grazie alle altre attività collaterali che hanno messo in piedi.</p>
<p><strong>Peter, i tuoi figli sono entrambi musicisti. Gli dai mai qualche consiglio?</strong></p>
<p>PP: L&#8217;unica cosa che hanno imparato da me è di non diventare mai tossici. Ma per quanto riguarda la gestione delle band, non gli ho mai detto nulla.</p>
<p>AM: Sono dei grandi musicisti, tutti e due.</p>
<p>PP: Hai mai sentito la loro musica?</p>
<p><strong>Ho sentito gli Strange Fruit, il gruppo di Jamie, perché Sarah &#8211; una mia amica &#8211; me li ha consigliati. Mi pare che Jamie le abbia fatto da dog-sitter!</strong></p>
<p>PP: Ah sì, è in un gruppo che si chiama Screaming Ballerinas, no?</p>
<p><strong>Veramente è nei Wet Dog.</strong></p>
<p>PP: Hai ragione, Sarah. Stavo pensando a Laura…</p>
<p>AM: E&#8217; un&#8217;ottima band.</p>
<p><strong>Hanno mai suonato con voi?</strong></p>
<p>AM: Stiamo tentando di farli suonare a Leamington Spa, domani sera.</p>
<p>PP: I miei ragazzi hanno suonato dove suoniamo noi stasera…</p>
<p>AM: Il <a href="http://www.brudenellsocialclub.co.uk/"><strong>Brudenell Social</strong></a>, si chiama così.</p>
<p>PP: Mi hanno detto che è una specie di circolo dopolavoro, ma che è bello.</p>
<p><strong>Molto. E&#8217; il mio locale per concerti preferito a Leeds.</strong></p>
<p>PP: Il palco è piccolo, vero?</p>
<p><strong>Non saprei&#8230; lo è se sei abituato a suonare in posti grandi.</strong></p>
<p>AM: Quando mi hanno contattato la prima volta per suonare, ho detto &#8220;Brudenell Social Club!?&#8221;. Sai, suonavamo in posti del genere agli inizi, così ho fatto subito un controllo.</p>
<p><strong>Fino a un po&#8217; di tempo fa era solo un posto in cui promoter piccoli organizzavano concerti, tutti lo consideravano un po&#8217; sfigato. E adesso è uno dei più popolari. E&#8217; grande abbastanza da poterci far suonare gruppi piuttosto importanti, ma senza passare attraverso tutte le stronzate business che ti impongono i locali più grandi del circuito.<br />
</strong></p>
<p>AM: Sì, è quello che ci diceva John Paul, l&#8217;organizzatore; sembra bello. E poi, a parte l&#8217;O2 Wireless Festival, è un po&#8217; che non suoniamo qui.</p>
<p>PP: Faremo delle canzoni che non suoniamo da 30 anni. Alan, la facciamo &#8220;Watch You Drown&#8221;?</p>
<p>AM: Sì.</p>
<p>PP: Hai il testo giusto? Mi sta scaricando il testo da Internet, ma ogni volta è diverso da quello che avevo scritto.</p>
<p>AM: Faremo cinque pezzi vecchi che non suoniamo da tanto. Ho trovato <a href="http://perrettlyrics.blogspot.com/"><strong>un sito</strong></a> di un tizio con i testi delle canzoni, c&#8217;è davvero tutto.</p>
<p><strong>Vi confesso che leggevo su Internet il testo di &#8220;Another Girl, Another Planet&#8221; e pensavo &#8220;Oh cazzo, non pensavo dicesse questo&#8221;.</strong></p>
<p>AM: Ah, sì, era quello dei Blink 182? Il tipo dei Blink 182 ha proprio male interpetato e ora tutti citano la sua versione. Quel pezzo che dice, &#8220;I always flirt with death&#8221;&#8230;</p>
<p>PP: Sì e poi lui ha cantato &#8220;I’ll get killed&#8221;.</p>
<p><strong>Esatto. Io pensavo che dicesse &#8220;I get ill&#8221;</strong></p>
<p>P: Sì.</p>
<p><strong>Grande&#8230; avevo ragione!</strong></p>
<p>AM: Quando abbiamo ricominciato a suonare, ho scaricato stampato tutti i testi perché avevo capito che Peter non usava il computer; ma sapevo anche che dopo tutti questi anni la maggior parte dei testi che trovavo erano sbagliati, però c&#8217;è un sito in cui questo tipo ha trascritto tutto quasi alla perfezione. L&#8217;ho già detto altre volte a Peter &#8211; e Rod Liddle si è anche offerto per aiutarlo &#8211; che potrebbe scrivere un libro sui suoi testi, su come ha scritto le canzoni e sul motivo per cui le ha fatte. Peter, dovresti farlo.</p>
<p>PP: Non ho tempo.</p>
<p>AM: Fallo con un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dittafono"><strong>dittafono</strong></a>.</p>
<p><strong>Ok, è la mia ultima domanda, non voglio rubarvi altro tempo; cosa vi fa paura e perché?</strong></p>
<p>AM: La morte. Mi spaventa da sempre. Perché? Non so&#8230; è stato così fin da quando ero giovane. Non è per il fatto di morire o per il dolore, è il vuoto a spaventarmi. Da bambino mi terrorizzava. Ora convivo con questa cosa, ma è davvero quella che mi spaventa di più. Sai, ogni volta che ci penso mi viene in mente l&#8217;oscurità e mi incupisco. Il non esistere è terrificante.</p>
<p><strong>Peter?</strong></p>
<p>PP: Per me non è la morte, ma l&#8217;idea di vivere senza Xena. Se lei morisse prima di me, sarebbe terrificante. E poi mi preoccupa anche la salute: ho paura di iniziare a stare male, di perdere la ragione, di provare dolore. Quando invecchi la morte diventa un&#8217;opzione tangibile. Quando sei giovane puoi parlare di &#8220;flirtare con la morte&#8221; e roba del genere, perché sei invincibile. Ma quando arrivi alla mia età, la verità è che il tuo corpo inizia a incasinarsi e io non voglio per nulla al mondo vivere senza Xena. E&#8217; l&#8217;unica cosa che mi spaventa per davvero. E non sopporterei di vederla soffrire. Io credo nell&#8217;eutanasia. Non si dovrebbe obbligare la gente a soffrire, quando la vita sta finendo. Ci dovrebbe essere della dignità nella morte. E invece la gente è costretta ad andare in Olanda o in Svizzera o che altro, ma deve farlo prima del momento in cui servirebbe davvero.</p>
<p>AM: E devi anche scrivere le tue volontà, come vuoi che venga fatto.</p>
<p><center><object width="540" height="328"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/JGfrcFI25mo?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/JGfrcFI25mo?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="328"></embed></object></center></p>
<p><strong>Mi spiace, è un modo un po&#8217; cupo per chiudere l&#8217;intervista&#8230;</strong></p>
<p>AM: Beh, è quello che succede quando chiedi a qualcuno della nostra età &#8220;Cosa ti spaventa?&#8221;. E tu di cosa hai paura?</p>
<p><strong>Avevo paura di essere investito da un&#8217;auto, ma poi la scorsa settimana mi è successo davvero. Non mi ha colpito con violenza, però.</strong></p>
<p>AM: Quindi quella cosa l&#8217;hai risolta?</p>
<p><strong>Sì è andata. Poi avevo paura di cadere dalle scale del posto in cui lavoravo, ed è successo anche quello. Di solito so che &#8211; quando ho paura di qualcosa &#8211; di sicuro succederà.</strong></p>
<p>PP: Come un presagio?</p>
<p><strong>Forse. L&#8217;ho sempre saputo che prima o poi sarei stato investito.</strong></p>
<p>PP: Ma perché? Quando attraversi la strada ti addormenti?</p>
<p><strong>Ma no Peter! Non è stata colpa mia! Ha ha! E il tipo non ha nemmeno abbassato il finestrino per vedere se stavo bene.</strong></p>
<p>PP: Ma come&#8230; è scappato via? Cazzo. E&#8217; un reato, no?</p>
<p><strong>Sì.</strong></p>
<p>PP: Probabilmente era ubriaco o altro.</p>
<p><strong>Può essere. Però adesso devo trovare una nuova paura. Vi farò sapere.</strong></p>
<p><em>Vai alla seconda parte dell’intervista: <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-2/"><strong>QUI<br />
</strong></a></em><em>Vai alla prima parte dell’intervista: <strong></strong></em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-2/"><em></em></a><em><a href="../2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-1/"><strong>QUI</strong></a><a href="../2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-2/"><strong></strong></a></em><br />
<em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-2/"><strong></strong></a></em></p>
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		<title>Peter Perrett, back from the dead (pt. II)</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 08:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Seconda parte dell'intervista a Peter Perrett e Alan Mair degli Only Ones. Il menu comprende eroina, sputi, anni Settanta, fan, un tour americano ed epatite B. Enjoy...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/perrett1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6183" title="perrett" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/perrett1.jpg" alt="" width="400" height="261" /></a>Parte seconda dell&#8217;intervista agli<strong> </strong><a href="http://www.theonlyones.biz/"><strong>Only Ones</strong></a> condotta nel dicembre 2009 dal blog <a href="http://hayleyavron.wordpress.com/"><strong>Throwing Musings at Music</strong></a> (<em>disclaimer: i miei tentativi di contattare l’autore e  chiederne l’autorizzazione  sono caduti nel vuoto; il blog è fermo da quasi un anno, il titolare non  risponde e non si sa che fine abbia fatto. Dopo un po’ di riflessioni  mi sono arrogato il diritto di tradurre e riproporre il tutto citando ovviamente la fonte, sempre con  la clausola che in caso il proprietario legittimo del testo si senta  leso nei propri diritti, eliminerò il tutto da Black Milk</em>).<br />
Questa volta <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Perrett"><strong>Peter Perrett</strong></a> e <a href="http://www.alanmair.com/"><strong>Alan Mair</strong></a> ci raccontano dell&#8217;eroina, del tour americano che pose fine alla band, del pubblico degli anni Settanta e altro ancora. Forza che si parte&#8230;</p>
<p><strong>Parliamo della reunion. E&#8217; una cosa su cui ho da sempre sensazioni ambivalenti&#8230;</strong></p>
<p>PP: E&#8217; il motivo per cui anche io non ero sicuro di volerla fare. Perché di regola non è mai una buona idea. La maggior parte delle band che una volta erano grandi, quando le rivedi insieme pensi &#8220;Ma cosa gli è venuto in mente?&#8221;.</p>
<p><strong>E&#8217; il motivo per cui mi rifiuto di andare a vedere i New York Dolls&#8230; voglio dire, si sono sciolti l&#8217;anno in cui sono nato. Mi accontento dei ricordi degli altri, di seconda mano; mi basta il libro di Nina Antonia, le foto che hanno scattato altri. Ho sempre tenuto la distanza dalle band che si riformavano perché non voglio restare deluso. non voglio rovinarmi il mito&#8230;</strong></p>
<p>PP: Per me i <a href="http://www.nydolls.org"><strong>New York Dolls</strong></a> senza <a href="http://www.thunders.ca/"><strong>Johnny Thunders</strong></a> non sono i New York Dolls. E poi, insomma, non c&#8217;è più nemmeno <a href="http://www.thunders.ca/exit/cg_jn.htm"><strong>Jerry Nolan</strong></a>, capisci cosa intendo…</p>
<p>AM: Ecco questo è importante. Perché credo che non ci saremmo rimessi insieme se qualche membro non fosse stato della partita. Dovevano esserci gli originali.</p>
<p><strong>Avete suonato a Manchester, un po&#8217; di tempo fa, e ho resistito alla tentazione. Ma questa volta siete proprio dietro casa, e mi sono detto &#8220;Non posso non andare&#8221;&#8230;</strong></p>
<p>AM: In tanti ci hanno detto &#8220;Credevamo che non vi avremmo mai visti live&#8221;. Persone che sono cresciute ascoltando la nostra musica, ma sono giovani e pensavano che sarebbe stato impossibile vedere il gruppo. Fino a ora abbiamo avuto una bellissima accoglienza.</p>
<p><strong>Vengono molte persone giovani ai concerti?</strong></p>
<p>PP: Direi che è un miscuglio; ci sono anche alcuni che di sicuro ci hanno visti ai tempi, te ne accorgi dai capelli grigi…</p>
<p>AM: Sì. E si vendono tante t-shirt di taglia Large.</p>
<p>PP: In Giappone però erano quasi tutti ventenni o teenager. Non so perché lì sia così diverso.</p>
<p>AM: Sì, tanti giovani&#8230;</p>
<p><strong>Credo che là la gente conosca molto bene la musica.</strong></p>
<p>PP: Sì, a tutti piace molto la roba occidentale.</p>
<p>AM: E&#8217; un pubblico emotivo, c&#8217;erano parecchi tizi che piangevano.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/ALANMAIR.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6186" title="ALANMAIR" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/ALANMAIR.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></strong><strong>Come trovate il pubblico ora, rispetto a 30 anni fa?</strong></p>
<p>PP: Di sicuro all&#8217;epoca era piuttosto ribelle…</p>
<p>AM: Erano abbastanza selvaggi e a volte anche noi ci lasciavamo trascinare…</p>
<p>PP: Però la cosa dello sputare era pessima.</p>
<p>AM: Sì, orribile. Specialmente per Peter, quando canta (apre la bocca, e mima uno sputo che la centra).</p>
<p><strong>Ormai non ricevete più sputi, credo, no?</strong></p>
<p>PP: No! No…</p>
<p>AM: Era davvero ributtante.</p>
<p><strong>Era un segno di approvazione però&#8230;</strong></p>
<p>PP: Erano i ragazzi che si divertivano. Era diventato un rituale tra certi punk, quelli che l&#8217;avevano letto sui rotocalchi, se capisci cosa voglio dire. Qualcuno ha detto che sono stati gli Stranglers a dare inizio a questa roba: e non erano nemmeno un gruppo punk, loro.</p>
<p>AM: Comunque sia, è andato avanti per troppo tempo.</p>
<p>PP: Dopo un po&#8217; iniziò a sparire e tutto era calmo, finché non facevi un concerto in qualche cazzo di posto sperduto, dove trovavi sempre una persona nel pubblico che aveva appena letto di questa storia. Però quando era solo uno a sputare, ti levavi la chitarra e scendevi a sistemare le cose faccia a faccia.</p>
<p>AM: Sinceramente, non ho iniziato a suonare per farmi sputare addosso. Era troppo.</p>
<p>PP: Solitamente succedeva solo ai concerti punk più estremi. Il nostro pubblico, quello che seguiva noi, non aveva l&#8217;abitudine di sputare.</p>
<p><strong>Non vi dava fastidio essere incasellati con le punk band?<br />
</strong><br />
PP: Beh, poco dopo si sono inventati il termine new wave, che indicava musica nuova, fresca ed eccitante, ma non fatta di tre accordi suonati a 1000 all&#8217;ora.</p>
<p><strong>Eri a tuo agio con quella definizione?<br />
</strong></p>
<p>AM: Sì.</p>
<p>PP: Sì. Alla gente non piace essere etichettata perché ama credere che, musicalmente, dovrebbe avere tutte le opzioni aperte e disponibili. Ma penso che sia stato bello essere parte di un movimento nuovo ed eccitante.</p>
<p>AM: Penso che l&#8217;avvento della new wave abbia fatto scendere quelli delle case discografiche dalla loro torre d&#8217;avorio, per venire finalmente a vedere i gruppi dal vivo. Prima non uscivano neppure dai loro uffici &#8211; erano spaventati di quello che li aspettava. E continuavano a mettere assieme dei supergruppi, roba che non interessava più a nessuno. Quindi è stata una cosa buona. Ha cambiato l&#8217;industria, le ha dato una scossa.</p>
<p><strong>E direi che le serviva. Quando gente come gli Yes e i Blind Faith e gli altri supergruppi erano in giro, c&#8217;era puzza di vecchio.</strong></p>
<p>PP: Era tutta musica autoindulgente, orribile. Direi che l&#8217;unica cosa buona è stata David Bowie; e i Roxy Music, che negli anni Settanta erano interessanti.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/perretttoro2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6190" title="perretttoro2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/perretttoro2.jpg" alt="" width="335" height="295" /></a>Quindi avete formato la band per scrollare via la noia che regnava?</strong></p>
<p>PP: Io volevo una band perché ne avevo già avuta una nei primi Settanta, ma non se ne cavava nulla. Mia moglie Xena andava dai discografici a fargli sentire i provini e molti le dicevano &#8220;sembra un po&#8217; Lou Reed; ma questo settore non ha abbastanza spazio per un Lou Reed, figuriamoci per due&#8221;. Fa sorridere ora. Ho reclutato tante persone piene di entusiasmo, ma con poca abilità musicale. Quindi mi ero stancato e volevo solo gente che sapesse suonare piuttosto bene. Ed è anche il motivo per cui eravamo diversi dalle punk band che nascevano allora. Poi penso di essere stato anche più grande di età, in media&#8230; ero più giovane di Joe Strummer, sì, ma ero arrivato a un punto in cui apprezzavo la tecnica musicale.</p>
<p><strong>Come vi sembra suonare pezzi scritti 30 anni fa?</strong></p>
<p>AM: E&#8217; sempre divertente. Cerchiamo sempre di fare qualche stranezza, aggiungiamo qualcosa&#8230;</p>
<p><strong>E i pezzi hanno lo stesso significato, per voi? O con l&#8217;esperienza di una vita hanno un nuovo senso?<br />
</strong><br />
PP: Sai, mi piacciono ancora le vecchie canzoni. Le trovo molto buone, quasi tutte. Però di certo mi sento più affine alle nuove, perché come paroliere sono migliore adesso di un tempo. Invecchiando migliori l&#8217;arte. Per un po&#8217; abbiamo suonato le solite vecchie canzoni e ogni tanto riesumavamo qualcosa che non facevamo da un po&#8217;. Poi in Giappone, siccome la chitarra che mi aveva fornito la Gibson aveva problemi di tenuta dell&#8217;accordatura, tra un pezzo e l&#8217;altro c&#8217;erano molte pause e parlavamo con il pubblico, che ci chiedeva pezzi che non toccavamo da 30 anni&#8230;</p>
<p><strong>Incontrate mai i vostri fan?<br />
</strong></p>
<p>PP: Sì.</p>
<p>AM: Specialmente in Giappone…</p>
<p>PP: Hanno sempre queste sessioni di autografi dopo i concerti. Ti danno mezz&#8217;ora o tre quarti d&#8217;ora…</p>
<p>AM: In cui devi incontrare chi si è comprato un tuo poster, un cd o che altro&#8230;</p>
<p>PP: Si fanno le foto con te, sai. Arrivano, tremano per l&#8217;emozione. E&#8217; una cosa carina. Sono davvero un popolo unico. E una delle cose più belle che hanno è la loro umiltà.</p>
<p><strong>E i fan inglesi? Li incontrate mai?<br />
</strong><br />
PP: Non particolarmente.</p>
<p>AM: Qui non organizzano le cose bene come i giapponesi! Però ne sentiamo molti via email, anche se non li vediamo faccia a faccia. Comunque se qualcuno ci chiede di venire nei camerini per fare quattro chiacchiere, di solito diciamo di sì&#8230;</p>
<p><strong>Avete qualche fan ossessionato?<br />
</strong><br />
AM: Non direi, ora.</p>
<p>PP: No. C&#8217;è solo gente che arriva prestissimo a ogni concerto.</p>
<p>AM: Anche se qualcuno che ci scrive via email c&#8217;è&#8230; persone che devono avere ogni cosa della band e vogliono sapere tutto ciò che stiamo combinando. Ci sono certi fan che si scrivono tra loro. Diciamo che alcuni ci tengono d&#8217;occhio in ogni momento, per cui si potrebbero definire ossessivi. Ma non nell&#8217;accezione di pericolosi o assillanti.</p>
<p><strong>Non sono pazzi?</strong></p>
<p>AM: No.</p>
<p>PP: Li avevamo, quelli come dici tu, un tempo.</p>
<p><strong>Tipo?<br />
</strong><br />
PP: Mi ricordo una tizia, in Olanda, che si fece tatuare il mio nome sul corpo. Si lanciò sul cofano della macchina per impedirci di partire.</p>
<p>AM: Fu piuttosto spaventoso.</p>
<p><strong>Nel periodo di vuoto della band, tutti voi siete rimasti nel campo della musica?<br />
</strong><br />
PP: Nei Novanta?</p>
<p><strong>Anche&#8230;</strong></p>
<p>PP: Tra il 1994 e il 1996 no, perché mi ero ripulito. Non stavo lontano dalla droga dagli anni Settanta. Mi dicevo di continuo &#8220;Voglio starne lontano una volta per tutte&#8221;, ma era una specie di trappola che mi sono teso. Perché appena ho deciso di farlo, praticamente ho mollato la musica. E visto che mi ci è voluto molto per smettere, ho buttato via tanto tempo. Avrei voluto essere come Johnny Thunders, e continuare comunque con la musica. Almeno quando suoni non hai troppo tempo per pensare alla droga. Adesso la musica è la mia terapia per starne lontano, credo. Perché nella mia vita ho da sempre due passioni: una è totalmente distruttiva, l&#8217;altra è positiva. E&#8217; stato un peccato che una abbia escluso l&#8217;altra, avrei dovuto invece usare la musica come arma, all&#8217;epoca.</p>
<p><strong>La leggenda degli Only Ones è senza dubbio legata a doppio filo con il consumo di droga. Tante persone vi associano proprio a questo: cosa ne pensate?</strong></p>
<p>PP: Beh, è fastidioso per Alan, perché lui non ha mai preso nulla.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/per.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6192" title="per" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/per.jpg" alt="" width="296" height="193" /></a>…ma non vi sembra, a volte, che la droga abbia preso il sopravvento sulla musica della band, nell&#8217;immaginario popolare?</strong></p>
<p>AM: Eh sì.</p>
<p>PP: E&#8217; un casino, perché tanti pensano che tutti i nostri testi parlassero di droga…</p>
<p>AM: Io ero arrivato al livello di saturazione… mi sembrava che la droga stesse affossando il gruppo… il tour americano era degenerato malamente: mi ricordo che ero al Tropicana con una ragazza e tutti erano fatti, tutti quelli che erano nel giro della band.</p>
<p>PP: C&#8217;era gente con gli aghi che penzolavano dal braccio.</p>
<p>AM: Sì. John e Peter cercavano di trattenersi, ma c&#8217;erano delle fan che si facevano di brutto e successe un casino. Io dividevo una stanza con John e una volta ero lì con una tipa e lui è entrato con un ago nel braccio, e io gli ho detto &#8220;Cristo, John, che cazzo fai!&#8221;. Credo sia stato uno dei momenti in cui ho pensato &#8220;Ok, abbiamo oltrepassato il limite&#8221;. E non solo per quell&#8217;episodio, ma per ciò che accadeva a tutti quelli dell&#8217;entourage e ai fan.</p>
<p>PP: John una volta dovette mettersi tre maglie sul palco perché&#8230;</p>
<p>AM: Era in astinenza.</p>
<p>PP: No, non era per quello; si era fatto un <a href="http://www.bluelight.ru/vb/showthread.php?t=405653"><strong>buco sporco</strong></a>.</p>
<p>AM: Ok, comunque, sai, sembrava che tutti avessero perso il controllo. Sono stato derubato fuori dalla mia stanza d&#8217;albergo e anche Peter. Sentivo che era il momento di mollare, così sono andato da Peter e Xena e ho semplicemente detto: &#8220;E&#8217; ora che me ne vada, non ce la faccio più&#8221;. Peter mi rispose: &#8220;Se molli, lo faccio anche io&#8221;; credo che stesse pensando anche lui di staccare la spina.</p>
<p>PP: Era duro, per me, stare in una band con John, perché stavo cercando di restare pulito almeno quando dovevo lavorare: sai, volevo fare il tour americano senza prendere droghe, essere sobrio tutto il tempo. Però era difficile&#8230; non so se conosci il film con Clint Eastwood su Charlie Parker, <em>Bird</em>. E&#8217; bello. E a Charlie Parker succedeva la stessa cosa quando voleva smettere con l&#8217;eroina, perché nella band c&#8217;era questo Red Rodney, che invece aveva appena iniziato a farsi. Io mi sentivo nella stessa maniera con John, anche perché quando c&#8217;è eroina intorno a te in ogni momento diventa difficilissimo smettere.</p>
<p>AM: E poi ci fu quella cosa nella stanza d&#8217;albergo a New York. Quella fu davvero la fine del gruppo.</p>
<p>PP: Volevo continuare come solista e mettere insieme un nuovo gruppo. Ma tornato da New York mi beccai un&#8217;epatite che mi mise ko per tutti gli anni Ottanta. Non ho mai recuperato la funzionalità totale del fegato. Epatite B. Sai, tanti fanno la C, ma mi sembra una robetta&#8230; certa gente nemmeno sa di averla, perché i sintomi sono leggeri. Ma l&#8217;epatite B ti fa davvero a pezzi.</p>
<p>AM: Quindi a New York il gruppo finì, anche se per un po&#8217; continuammo a giocare al gatto e al topo con la CBS.</p>
<p><center><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2can93JGLSI?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/2can93JGLSI?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></center></p>
<p><em>Vai alla prima parte dell&#8217;intervista: <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-1/"><strong>QUI</strong></a></em><br />
<em>Vai alla terza parte dell&#8217;intervista: <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-3/"><strong>QUI</strong></a></em></p>
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		<title>Come non ristampare i Boohoos</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/boohoos-here-comes-the-hoo-1986-87-recensione/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 21:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una ristampa un po' zoppa, che prometteva benissimo ma è stata avara alla resa dei conti. Grandissima band, ma operazione mal gestita nella forma e nel risultato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/boohoos_here_comes_the.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6121" title="boohoos_here_comes_the" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/boohoos_here_comes_the.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Boohoos &#8211; <em>Here Comes The Hoo 1986-87</em> (Spittle, 2008)</strong></p>
<p>Attenzione. Questa recensione/segnalazione contiene una dose equina di veleno arbitrariamente somministrato e di insana parzialità.</p>
<p>Che la Spittle attuale (che non è esattamente la stessa di 20 anni orsono) mi stia un po&#8217; sulle palle, l&#8217;ho già chiaramente detto. Sono un presuntuoso di merda, probabilmente, ma il fatto che non si siano mai degnati di rispondere alle mie mail, in passato, mi ha indispettito parecchio. Un &#8220;No grazie&#8221; di norma non si nega a nessuno, ma evidentemente c&#8217;è chi è troppo importante per concedere 12 secondi del suo tempo aureo a una webzine di merda. Molto bene. E&#8217; così che va a finire che io la roba Spittle non la compro, oppure la prendo usata per principio. E&#8217; una gran rottura, perché comunque fanno cose che mi interessano molto, però fino a ora il mio ridicolo boicottaggio da bimbo capriccioso (gnègnègnè&#8230; e che cazzo, lasciatemi regredire in pace ogni tanto) è andato in porto.</p>
<p>E&#8217; così che dopo non molti mesi dall&#8217;uscita di questo cd antologico dei <a href="http://www.boohoos.it/"><strong>Boohoos</strong></a>, sono riuscito a procurarmelo per meno di cinque euro da un amico che l&#8217;aveva recuperato non si sa come e non era interessato a tenerlo. O gaudio, o tripudio&#8230; perché, per chi non lo sapesse, i Boohoos sono stati &#8211; alla stregua dei <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/03/not-moving-sinnermen-black-n-wild-spittle-cd-recensione-review/"><strong>Not Moving</strong></a> &#8211; una delle realtà più pazzesche del rock underground italiano degli anni Ottanta.</p>
<p>Tutto ciò accadeva più di un anno fa; &#8220;e perché ce ne parli adesso?&#8221; vi starete chiedendo&#8230; beh, il motivo è che appena portato a casa, questo cd mi ha lasciato piuttosto perplesso: contiene, infatti il 12&#8243; <em>The Sun The snake and The Hoo</em> e il LP <em>Moonshiner</em>, oltre a un inedito e a parte del demo. Quindi, ricapitolando, due dischi che possiedo da anni in caro, vecchio, glorioso vinile, una outtake (trascurabile) e &#8211; puttana eva &#8211; solo quattro dei sei pezzi del demo <em>Bloody Mary</em>. Tutti validi motivi per piazzarlo nella pila dei cd e rimandare l&#8217;ascolto approfondito a data da destinarsi.</p>
<p>A un anno abbondante di distanza mi viene voglia di toccare con mano il Rock; sì è proprio voglia di Boohoos.<br />
La pigrizia invernale mi fa preferire il cd ai due vinili, ed è così che arriviamo a noi. E, ci arriviamo un po&#8217; male, onestamente. Perché, posta l&#8217;intoccabilità e la grandezza della band (a scanso di equivoci: una miscela esplosiva di punk, garage, blues, <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/the-stooges-popped-the-fan-club-package-recensione/"><strong>Stooges</strong></a>, sound di Detroit, Dead Boys, Doors e Stones), questa ristampa è invece fatta con poco criterio e pochissima passione.<br />
Volevano iniziare, i signori Spittle, con una botta di stupore e hanno piazzato come traccia d&#8217;apertura la outtake &#8220;Bloody Mary&#8221;, un pezzo medio che però, a caldo, non regge il confronto con gli altri (del resto se era stato scartato, ci sarà stato un motivo, no? E allora metterlo al principio non è una scelta eccezionale, mi permetto di dire).<br />
Poi, già che abbiamo iniziato col botto, proseguiamo con l&#8217;album <em>Moonshiner</em>, che cronologicamente viene dopo <em>The Sun The Snake and The Hoo</em>, machissenefrega: &#8220;a noi piace fare le cose a ritroso, per cui beccatevi il gruppo così come era nel 1987 e fatevi la strada all&#8217;indietro&#8221;. Insomma, no. E&#8217; una brutta idea. E poi c&#8217;è la mattanza operata sul demo, mutilato di due cover degli Stooges; magari c&#8217;erano dei diritti da pagare, magari era finito lo spazio, magari però allora era meglio lasciare perdere, perché io (e come me , immagino, tutti gli altri) in questo modo finirò per andarmelo a scaricare il demo, per sentirlo tutto. E poi Gesù piange quando i cattivi scaricano la musica da Internet, lo sapete, vero?</p>
<p>Veniamo poi al posterino con le<em> liner notes</em>. Bello, ben realizzato, però non capisco la necessità di riempirlo con quattro scritti in cui i soliti noti del panorama giornalistico italiano incensano (in maniera sacrosanta, peraltro) il gruppo. Ma una bella intervista ai Boohoos non era meglio, per dire? O qualcosa di scritto dalla band.  In fondo che erano grandi lo si sapeva già, non c&#8217;era bisogno che ce lo rispiegassero i pur bravi Frazzi, Sorge, Guglielmi e Dimauro.</p>
<p>Concludendo, questa pappardella si dirama come un serpente mitologico con due teste. Una è quella cattiva e velenosa, e dice &#8220;Fare le ristampe così è un crimine e un pessimo servizio agli acoltatori, che dovrebbero evitare accuratamente i lavori così approssimativi&#8221;. L&#8217;altra è più mite e le interessa solo la musica, per cui lei dice &#8220;Un grande gruppo, da sentire e risentire, senza badare troppo a cronologia, dettagli e fanatismi da appassionati hardcore&#8221;.</p>
<p>Boohoos, se ci siete battete un colpo e prendete in mano le redini della situazione: ripubblicate voi le vostre cose e fatelo con le palle e l&#8217;anima che la vostra musica ha da sempre.</p>
<p>PS: visto che io alla fine ho solo strepitato e sputacchiato, andate a leggervi un articolo veramente appassionato sui Boohoos, su <a href="http://www.caio.it/musica/boohoos.htm"><strong>La musica di Caio</strong></a>.</p>
<p>PPS: però che fatica i boicottaggi&#8230;</p>
<p><center><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/9fgxb9PfNaI?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/9fgxb9PfNaI?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></center></p>
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		<title>Peter Perrett, back from the dead (pt. I)</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 13:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una lunga intervista al leader degli Only Ones, tradotta. Tutto quello che volevate sapere sulla band e non avete mai avuto modo di chiedere... o quasi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/perrett.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6093" title="perrett" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/perrett.jpg" alt="" width="449" height="300" /></a>Questa intervista è apparsa nel blog <a href="http://hayleyavron.wordpress.com/"><strong>Throwing Musings at Music</strong></a> un anno fa. La traduco e ripropongo in maniera oggettivamente un po&#8217; truffaldina, dato che i miei tentativi di contattare l&#8217;autore e  chiederne l&#8217;autorizzazione sono caduti nel vuoto. Il blog è fermo da almeno 11 mesi, la persona non risponde e non si sa che fine abbia fatto. Dopo un po&#8217; di riflessioni mi sono arrogato il diritto di tradurre e proporre il tutto, sempre con la clausola che in caso il proprietario legittimo del testo si senta leso nei propri diritti, eliminerò il tutto da Black Milk. Mi sembra, però, un&#8217;occasione ottima per aggiornare tutti i fan italiani sullo stato di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Perrett"><strong>Peter Perrett</strong></a> e su ciò che ha combinato negli ultimi anni, nonché sugli <a href="http://www.theonlyones.biz/"><strong>Only Ones</strong></a>. Rispondono alle domande <a href="http://www.alanmair.com/"><strong>Alan Mair</strong></a> e Peter Perrett. Enjoy&#8230;</p>
<p><strong>Che pregi avete visto, inizialmente l&#8217;uno negli altri&#8230; e pensate ancora adesso le stesse cose?</strong></p>
<p>AM: Ovviamente Peter ha messo in piedi la band, ma per quanto mi riguarda ad attirarmi sono state le canzoni scritte da lui. Sono state le sue composizioni a portarmi dentro, piuttosto che l&#8217;aver pensato &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mike_Kellie"><strong>Kellie</strong></a> è un grande batterista&#8221; oppure &#8220;<a href="http://www.myspace.com/johnmperry"><strong>John</strong></a> è un chitarrista pazzesco&#8221;. Mi sono unito a loro dopo che Kellie ebbe una specie di rivelazione spirituale &#8211; dice che mi vide entrare in sala prove per caso e pensò: &#8220;Chi è quel tipo?&#8221;. Io ero un bassista e finì che andai a provare con loro qualche volta. All&#8217;epoca avevo altro per la testa, ma quando andai da loro e ascoltai un paio di registrazioni &#8211; &#8220;Out There In The Night&#8221; e &#8220;Watch You Drown&#8221; &#8211; capii la qualità della loro musica. Ed è così che entrai nel gruppo.</p>
<p><strong>E cosa mi dici delle singole personalità?<br />
</strong></p>
<p>AM: Un aspetto importante è stata la passione per la musica. Con loro non era mai una questione di soldi, o &#8211; come succedeva per ogni musicista che incontravo all&#8217;epoca &#8211; di &#8220;Mi danno 200 sterline a settimana per questa roba&#8230;&#8221;. Con gli Only Ones i soldi non c&#8217;entravano, era passione pura. E quindi, per questa ragione, la cosa mi piaceva.</p>
<p><strong>Ma in un&#8217;intervista recente hai detto che la musica è solo un business&#8230;</strong></p>
<p>AM: Mai detto niente di simile&#8230;</p>
<p>PP: Credo di averlo detto io. Perché sai&#8230; allora siamo stati fortunati, fu una piccola rivoluzione. Sentivi che era un momento di cambiamenti, dal 1976 in poi, soprattutto con Malcolm McLaren e il modo in cui trattava con le case discografiche. E poi era un momento di boom, vendevano un sacco di dischi, anche se non avevano il controllo di ciò che accadeva.<br />
C&#8217;erano tanti giornalisti che andavano a caccia di musica nuova per conto loro. Capitava che un gruppo si formasse, suonasse in un pub e la settimana dopo finiva in copertina di <em>NME</em>. Sembrava davvero che i musicisti contassero molto&#8230; è stato l&#8217;unico momento così&#8230; mentre adesso è tutto solamente business. Sul <em>NME</em> non ci finisci se non hai un agente che ti cura le pr con gli agganci giusti. E&#8217; durissimo per i gruppi nuovi.<br />
Una volta pubblicavi i tuoi dischi da solo. Noi abbiamo stampato &#8220;Lovers of Today&#8221; per conto nostro e l&#8217;abbiamo poi spedito ai giornali: tutti lo fecero singolo della settimana&#8230; questa è roba che non credo possa accadere al giorno d&#8217;oggi.</p>
<p>AM: Sì, in effetti l&#8217;industria musicale è molto più attaccata ai soldi ora. Comunque prima credevo che ti stessi riferendo a noi&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/am.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6095" title="am" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/am.jpg" alt="" width="408" height="279" /></a>No, per niente&#8230; non volevo dire quello. Penso che sia possibile per i gruppi fare le cose da soli, ma credo che tanti siano pigri e si crogiolano nell&#8217;idea di un contratto, come se fosse una cosa bellissima, da inseguire. Senti parecchi giovani dire &#8220;Vogliamo perendere un manager, ne conosci qualcuno?&#8221;. Beh, a che diavolo ti serve un manager, quando sei all&#8217;inizio? non c&#8217;è nulla che tu non possa fare da te&#8230;<br />
</strong></p>
<p>PP: Credo sia una cosa buona, però, perché il manager si becca i colpi, fa da scudo. E&#8217; scoraggiante quando proponi qualcosa a cui tieni tantissimo e lo fai sentire a un talent scout, ma ti accorgi che non presta attenzione: 10 secondi  di un pezzo, 10 di un altro e poi dice &#8220;Ok, tornate l&#8217;anno prossimo&#8221;. Capisci cosa intendo? Quando i musicisti fanno da soli, spesso si scoraggiano. Avere un manager è buono perché fa da cuscinetto tra la durezza del business e la passione per la musica. Ci sono alcuni musicisti che sono anche ottimi businessmen, ma di regola non funziona così.</p>
<p><strong>E ora voi avete un management?<br />
</strong></p>
<p>AM: No.</p>
<p>PP: No (ride).</p>
<p><strong>Quindi state prendendo il controllo della situazione&#8230;<br />
</strong></p>
<p>AM: Sì, curiamo tutto noi.</p>
<p>PP: Sì, in effetti siamo dei pensionati, abbiamo lasciato il giro tempo fa e adesso seguiamo un hobby che ci piace. Ci sono ancora abbastanza fan vivi, disposti a pagare per farci andare a Tokyo, Stoccolma, Madrid, e così giriamo un po&#8217; il mondo. Sai come funziona: verso la fine spesso la gente va in pensione e si imbarca in una lunga crociera intorno al mondo. Ecco…</p>
<p>AM: Giriamo il mondo con gli Only Ones. E&#8217; una fortuna.</p>
<p>PP: Però fare un disco è difficile perché non abbiamo un budget decente, quindi dobbiamo stare attentissimi a come spendiamo i soldi in studio.</p>
<p>AM: Ora abbiamo sistemato uno studio in casa di Peter. In passato abbiamo registrato qualcosa, ma non abbiamo mai finito. Tra l&#8217;altro la casa di Peter una volta era davvero uno studio…</p>
<p>PP: Si chiamava Pathway Studio; il primo disco di Elvis Costello e <em>Sultans of Swing</em> sono stati registrati lì. La <a href="http://www.stiff-records.com/"><strong>Stiff</strong></a> lo usava molto, anche <a href="http://www.nicklowe.net/"><strong>Nick Lowe</strong></a> …</p>
<p>AM: E tu non lo sapevi quando l&#8217;hai affittata…</p>
<p>PP: No, mi piaceva perché era una bella casetta isolata, l&#8217;abbiamo affittata e poi abbiamo scoperto la sua storia: in effetti è tutta insonorizzata…</p>
<p>AM: E così faremo lì il disco &#8211; pezzo per pezzo.</p>
<p><strong>Cosa mi dici del materiale nuovo?</strong></p>
<p>AM: Se ne occupa Peter; è il compositore principale.</p>
<p>PP: Molta è roba che avevo iniziato a scrivere tempo fa, e poi ho trovato dopo l&#8217;ispirazione per finirla. Sai, vecchi brani che non avevano un testo decente; poi mi capita di trovare le parole giuste e mi innamoro nuovamente della canzone. Poi c&#8217;è un pezzo che si chiama &#8220;Magic Tablet&#8221; e parla del nostro batterista che un anno fa ha avuto un esaurimento nervoso&#8230;</p>
<p>AM: Non ci abbiamo messo molto a farglielo venire&#8230;</p>
<p>PP: Questa cosa mi ha ispirato una canzone. Alla mia età si ha abbastanza esperienza da avere sempre qualche argomento di cui scrivere. Penso anche che appena avremo finito di registrare il disco forse inizierò a pensare &#8220;Magari se scrivo un altro disco ancora, potrebbe uscire&#8221;. Capisci cosa intendo? Perché quando non incidi mai nulla raggiungi un punto in cui pensi &#8220;Ok, non vale la pena scrivere, intanto nessuno sentirà mai questa roba&#8221;. D&#8217;altra parte credo sia uno spreco scrivere bei pezzi che nessuno ascolterà mai.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/band.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6100" title="band" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/band.jpg" alt="" width="413" height="271" /></a>Avevi voglia di tornare a scrivere o ti è costato uno sforzo?<br />
</strong></p>
<p>P: No, no. Sai, nella nostra scaletta c&#8217;è comunque tanta roba vecchia che all&#8217;epoca non ho voluto incidere perché non mi interessava. E poi scrivere i testi è una cosa che faccio da sempre. Ho mucchi di quaderni di testi, perché non posso fare a meno di scriverli. E poi, quando prendo la chitarra in mano, allora diventano canzoni. Se c&#8217;è una cosa che non ho mai smesso di fare e non smetterò è scrivere testi&#8230; anche se poi mi ci vuole la spinta di un gruppo&#8230;</p>
<p>A: Beh, quella serve&#8230;</p>
<p>PP: Un artista ha necessità di avere un pubblico. Sono pochi quelli che sono soddisfatti solo di creare senza che nessuno apprezzi il loro lavoro. E questa cosa mi ha dato lo stimolo per terminare alcune canzoni.</p>
<p><strong>Quale è stato il fattore che vi ha fatto tornare assieme?</strong></p>
<p>AM: Beh…</p>
<p>PP: Hai avuto tu l&#8217;idea no? Hai pensato che potesse accadere e così&#8230;</p>
<p>AM: Ero stato in giro coi Beatstalkers e a ogni intervista mi chiedevano degli Only Ones. Dicevano sempre &#8220;Chiedo scusa ai Beatstalkers, ma devo sapere se c&#8217;è la possibilità che gli Only Ones si riformino&#8221;. Mi ero rimesso a suonare il basso e credo che questo mi abbia fatto tornare la voglia di suonare con gli Only Ones. E così ho iniziato a manovrare nell&#8217;oscurità, chiedendo &#8220;Ti andrebbe?&#8221;&#8230; Kellie mi disse &#8220;Lo faccio se ci stai anche tu&#8221; e John mi ha risposto la stessa cosa. Peter invece credo che abbia solo cercato di essere gentile con me&#8230;</p>
<p>PP: No, nessuno mi ha hiesto niente finché&#8230; ma <a href="http://www.nickcave.it/bad_seeds-warren_ellis.php"><strong>Warren Ellis</strong></a> non te l&#8217;aveva chiesto prima?</p>
<p>AM: Avevo ricevuto un&#8217;email&#8230;</p>
<p>PP: E&#8217; quando ci hanno fatto l&#8217;offerta&#8230;</p>
<p>AM: No, prima di quella&#8230;</p>
<p>PP: Sai chi è Warren Ellis: suona con Nick Cave and the Bad Seeds… si occupava dell&#8217;<a href="http://www.atpfestival.com/"><strong>All Tomorrow Parties</strong></a>…</p>
<p>AM: Si, comunque prima ho ricevuto un&#8217;email e ho negoziato sui soldi…</p>
<p>PP: Nessuno mi aveva detto niente.</p>
<p>AM: Non ti ricordi che ti avevo detto che la Sony era disposta a pagare bene se avessimo fatto un concerto segreto? Tu avevi risposto &#8220;Davvero?&#8221; e io mi sono detto &#8220;Aaaaaah!&#8221;.</p>
<p>PP: La prima volta che mi ricordo di essere stato interpellato è quando è arrivata l&#8217;offerta&#8230;</p>
<p>AM: No, sono venuto da te un po&#8217; di volte prima, perché Sony stava facendo uscire un <em>Best of</em>, dato che c&#8217;era stata quella pubblicità Vodafone <em>["Another Girl, Another Planet" nel 1996 venne usata in uno spot  di Vodafone - n.d.Andrea]</em> e poi dopo è arrivata l&#8217;offerta per l&#8217;All Tomorrow Parties.</p>
<p>PP: Credo che se Ellis non ci avesse stanato, non avremmo ripreso a suonare.</p>
<p>AM: No. Se non ci fosse stata quell&#8217;offerta&#8230;</p>
<p>PP: L&#8217;All tomorrow Parties mi è piaciuto molto, sai&#8230; andarci con tutta la famiglia, in un weekend bello e soleggiato…</p>
<p>AM: Non c&#8217;è pressione in concerti del genere, perché il pubblico c&#8217;è comunque.</p>
<p>PP: Quando ho acconsentito a suonare all&#8217;ATP ho detto &#8220;Ok, ma solo per questa volta&#8221;. E&#8217; stato solo dopo il concerto che mi è stato detto che ce n&#8217;erano altri in ballo.</p>
<p>AM: Beh, gli avevo mandato delle email, ma non avevo capito che lui non guarda mai la sua casella di posta elettronica.</p>
<p>PP: Non sapevo come si faceva, all&#8217;epoca. Adesso Zena ha imparato come si fa e mi ha insegnato. Quindi tu eri convinto che io leggessi quello che mi scrivevi?</p>
<p>AM: Sì!</p>
<p>PP: Benissimo.</p>
<p>AM: E poi all&#8217;epoca, non so se ti ricordi, ma una volta ti ho detto &#8220;Riformiamo la band&#8221; e tu sei uscito dalla stanza senza rispondermi, così ho chiesto a Zena &#8220;Secondo te cosa voleva dire?&#8221; e le mi ha risposto &#8220;Penso che dovreste farlo, dovreste ritornare assieme&#8221;.</p>
<p><em>[Continua <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/peter-perrett-alan-mair-intervista-parte-2/">QUI</a></strong>]</em></p>
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		<title>Rabies in Leicester</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/11/agony-bag-feelmazumba-recensione/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 17:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Reperti]]></category>
		<category><![CDATA[1980]]></category>
		<category><![CDATA[2001]]></category>
		<category><![CDATA[Agony Bag]]></category>
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		<description><![CDATA[Un reperto del 1981, ristampato nel 2001. Doppia archeologia, dunque, per una cavalcata nelle pieghe più bizzarre di NWOBHM, punk, glam, hard, psych, prog e folk. Rabies is a killer, baby...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/11/AgnyBg.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-5984" title="AgnyBg" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/11/AgnyBg.jpeg" alt="" width="300" height="300" /></a>Agony Bag &#8211; <em>Feelmazumba</em> (Black Widow, 2001)</strong></p>
<p>Sono da sempre tra i campioni della NWOBHM più oscura, questi <a href="http://www.myspace.com/agonybag"><strong>Agony Bag</strong></a> (con ex membri della cult band <a href="http://blackwidow.org.uk/"><strong>Black Widow</strong></a>); il ruolo se lo sono meritatamente guadagnato sulla scorta di un singoletto contenente due soli brani, che è una specie di Santo Graal per diversi collezionisti: <em>Rabies is a Killer/Never Ever Land</em> (1980, Monza Records).<br />
Il mito e la leggenda, poi, sono stati per anni potenziati dal fatto che la band &#8211; di stanza a Leicester, UK &#8211; aveva inciso un album mai uscito, visto lo scioglimento precoce.</p>
<p>Ed è qui che entra in gioco la genovesissima <a href="http://www.blackwidow.it/"><strong>Black Widow Records</strong></a>, che con un colpo di mano, nel 2001, si aggiudica la possibilità di riesumare i nastri originali del disco e pubblicarli in pompa magna, in edizione cd. Nel 2001 esce, dunque, <em>Feelmazumba</em>, con &#8220;soli&#8221; 21 anni di ritardo.</p>
<p>La sensazione, ascoltando gli Agony Bag in una dimensione più dilatata (e con il proverbiale senno di poi) è che per anni la percezione sul loro conto sia stata falsata in buona parte. Perché la <a href="http://www.nwobhm.info/nwobhm/"><strong>NWOBHM</strong></a> non è per nulla la componente maggiore del loro sound, in cui &#8211; al contrario &#8211; sono rintracciabili residui punk, suggestioni gothic rock, parecchio progressive di quello scuro, l&#8217;immancabile hard rock anni Settanta, una buona spolverata di glam e qualche pizzico di folk/psych inglese. Insomma, un bell&#8217;ibrido straniante, che necessita una certa predisposizione d&#8217;animo per essere affrontato.</p>
<p>Le vere schegge soniche del disco sono tre: i due brani d&#8217;apertura (ossia quelli già inclusi nel signolo), in cui si respira aria di NWOBHM piuttosto ruvida; e poi &#8220;Sally of Leicester&#8221; che è il manifesto dell&#8217;anima punk che alberga negli Agony Bag, con un riff semplice e ignorante, quasi degno (se così si può dire) degli Exploited o dei GBH. Nei restanti pezzi si alternano segmenti hard sabbathiani a momenti progressivi che richiamano i Jethro Tull più ispirati, glam stralunato, divagazioni psichedeliche e fraseggi blues rock.</p>
<p>A calamitare all&#8217;ascolto &#8211; sempre se vi troverete nel mood giusto &#8211; è proprio la caleidoscopicità dei brani, insieme alla totale assenza di pretese: non lasciatevi ingannare dagli stereotipi&#8230; prog, hard, blues e glam per gli Agony Bag significano prendere gli stilemi basilari dei generi e proporli nudi e crudi, quasi involvendoli e riportandoli a uno stato in cui necessiterebbero del suffisso &#8220;proto&#8221; per essere meglio inquadrati.</p>
<p>Naïf? Probabilmente sì. Anzi di certo. Ma sanguigni e in preda a quel demone che possiede chiunque si trovi almeno una volta a settimana in una sala prove: avete presente quei momenti in cui vorreste fondere insieme, negli stessi tre minuti di brano, tutto quello che vi ha formato, colpito, influenzato e stregato in anni di ascolto? Ecco. Gli Agony Bag sembrano essere in quello stato di grazia per l&#8217;intero disco. A tutto questo aggiungiamo un gusto per la teatralità stile <em>Rocky Horror Picture Show</em>&#8230; et voilà.</p>
<p>Come dice <a href="http://punknotprofit.blogspot.com"><strong>Punk Not Profit:</strong></a> &#8220;Blast from your ass&#8221;. Prendere o lasciare, con gli Agony Bag non ci sono vie di mezzo (ma un paio di ascolti, prima di decidere da che parte si sta, sono necessari).</p>
<p><em>[Scaricate il cd <a href="http://www.mediafire.com/?my5mgkzzgny"><strong>QUI</strong></a>, e se vi piace ricordate di comprarlo... lo trovate ancora facilmente]</em></p>
<p><center><object width="<object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/rXFiUK-rAGo?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/rXFiUK-rAGo?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
<p><center><object width="540" height="430"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/mEvOC2U9FSk?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/mEvOC2U9FSk?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="540" height="430"></embed></object></center></p>
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