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	<title>Black Milk Magazine &#187; anni Duemila</title>
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		<title>Born in the cellar</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 19:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlano i milanesi Beatbreakers: garage revival dal profonde delle cantine più muffose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9820" title="foto1" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong></p>
<p>Qualcuno dei fedelissimi ricorderà i Beatbreakers: il loro <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/the-beatbreakers-nights-shamans-promo-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">demo cd è stato recensito</span></a> su Black Milk qualche tempo fa e nel frattempo ho avuto modo di vederli live, oltre che di conoscerli personalmente.<br />
Da qui nasce l&#8217;idea di una chiacchierata esaustiva &#8211; si spera &#8211; per presentare meglio un gruppo che, anche se sotterraneo e <em>loser </em>per definizione, ha il suo bel perché e merita una chance di essere ascoltato.<br />
A questa intervista, condotta via email, hanno partecipato in pratica tutti i membri della band. Sono giovani, entusiasti, a volte un po&#8217; ingenui e soprattutto veraci come un 45 giri di garage texano tutto graffiato, pescato in una bancarella improbabile.<br />
La parola ai Beatbreakers&#8230;</p>
<p><strong>Raccontatemi un po&#8217; la vostra storia: come è nata la band, quando e quali obiettivi &#8211; se ve ne siete posti &#8211; avete&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: La band nasce dall’incontro tra i Matryoshka Kill Kill, un progetto di band mista alla Cramps, e Sebastian che ha sostituito la nostra prima cantante. Da allora del primo repertorio abbiamo tenuto solamente i pezzi più aggressivi, gli altri si addicevano di più a una voce femminile, e abbiamo continuato su questa falsa riga, a eccezione di un paio di pezzi surf strumentali che riproponiamo spesso nei nostri live. Il nostro obiettivo, in generale, è conoscere e farci conoscere&#8230; ma non a tutti i costi!</p>
<p><strong>Vedendovi live ho notato che siete una formazione piuttosto eterogenea. Sul palco c&#8217;era una maglietta degli Alter Bridge, una degli Off, un cantante alla Leighton Koizumi&#8230; insomma, quale alchimia vi lega e quali sono i vostri numi ispiratori?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Devo premettere che dopo il nostro incontro con Seba il gruppo ha subito una variazione di formazione che di fatto ha posto fine all’idea iniziale di band mista, e infatti Giulia, la nostra bassista, dopo qualche live ha dovuto lasciare per motivi personali: una grossa perdita in assoluto e soprattutto per l’impatto che la band poteva destare dal vivo. D’altro canto siamo contenti del nuovo arrivato Ste Red Stripe che si è calato subito nel nostro spirito e ha già messo del suo in diverse canzoni. Il nostro batterista Davide si diverte sempre a provocarci con le sue t-shirt da concerto, pur provenendo da tutt’altro background fa piacere vederlo appassionarsi, e con risultati soddisfacenti, a suonare garage e degenerazioni varie. Seba è innegabile che abbia una certa somiglianza con Leighton Koizumi, ha quello che si dice il <em>phisique du role</em>, è un autentico animale da palcoscenico, ma ritengo che al tempo stesso abbia una timbrica del tutto personale, difficile da trovare in giro, e direi perfetta per fare garage!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Esagerato Ric&#8230; grazie! Beh, comunque  la passione che abbiamo per la musica sicuramente gioca un ruolo fondamentale nei nostri equilibri, ma anche la voglia di divertirci e spaccarvi i timpani! I nostri numi ispiratori? Uhm.. ce ne sono davvero tanti per ognuno di noi! Da Jim Morrison a Screamin&#8217; Jay Hawkins, da Johnny Thunders a Gerry Mohr, da Jeffrey Lee Pierce a Keith Morris!  Insomma numi di diversi generi, ma  più che altro degli ispiratori ideali e non dal punto di vista strettamente musicale.</p>
<p><strong>Domanda spietata: il garage (Sixties o revival che si voglia) ha ancora senso dopo tutti questi anni? Dopotutto sono passati decenni dal momento in cui questa musica è esplosa e ha dato tutto o quasi quello che poteva dare&#8230; </strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Sai, non facciamo molto caso a quelle che sono le mode del momento, il garage ha vissuto una prima ondata durante i Sixties e un revival negli Eighties davvero niente male, tuttavia, pur non essendoci una vera scena che si possa definire tale in Italia, il garage di fatto non è mai morto.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Assolutamente! Ѐ bello vedere band che ancora tramandano garage con voglia di stupire. Ti spiego perché: anche se forse non c’è più un vero e proprio movimento, qualcuno che tenta di salvarci le orecchie  dalla merda che sta uscendo da qualche anno a questa parte c’è sempre, per fortuna!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: D’altra parte, come avrai avuto modo di sentire, non siamo dei puristi del genere, non abbiamo neanche l’organo.  La nostra novità, se così si può definire e ammesso che ci sia ancora qualcosa da inventare, è il tentativo di fondere insieme diverse componenti, qualcuno più esperto di me lo ha definito “rockabilly garagistico” (<em>il buon Luca Frazzi &#8211; n.d.andrea</em>], non dimenticando il nostro approccio punk che in alcuni pezzi si sente abbastanza chiaramente.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9817" title="foto2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg" alt="" width="566" height="391" /></a></strong><strong>Elencatemi i cinque dischi fondamentali della vostra formazione personale &#8211; e perché&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Ti diremo quelli che più si adattano all’idea dei Beatbreakers e che comunque mi hanno segnato personalmente. In ordine sparso:<br />
·    The Fuzztones: <em>Lysergic Emanations</em>, come fare a non metterlo?<br />
·    The Cramps: <em>Psychedelic Jungle</em>, la sintesi di diversi elementi che adoriamo, selvaggio e accattivante<br />
·    The Phantom Surfers: <em>18 Deadly Ones</em>, mi piace il surf strumentale, specie se cupo e malinconico, quello per così dire “avvincente” mi annoia&#8230;<br />
·    The Morlocks: <em>Emerge</em>, a proposito di Koizumi&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Doo Wop  Halloween Is a Scream</em>, pezzi oscuri e grotteschi recuperati dalla “peggiore” tradizione doo-wop, testi molto divertenti!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Da parte mia dico:<br />
·    The Brood: <em>In Spite Of It All</em>, ascoltatelo e poi capirete perché&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Kill By Death</em>, compilation punk ma dai pezzi  marci e cagneschi insomma quel che piace a me!<br />
·     Various artists: <em>Monster Bop</em>, la definirei una compilation rock’n’rolll di pezzi tirati fuori dall&#8217;aldilà<br />
·     MC5: <em>Kick Out The Jams</em>, kick out the jams motherfuckers!!!<br />
·    Jacobites: <em>Robespierre&#8217;s Velvet Basement</em>, qua cambiamo radicalmente genere, chitarre che piangono e voci malinconiche, un mix che nuoce alla propria solarità</p>
<p><strong>Cosa pensate delle reunion di band vecchie o comunque morte da anni, che piovono insistentemente da qualche tempo?</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Penso sia come qualcosa che vuoi riportare in vita nel tuo cervello e in un modo o nell&#8217;altro ce la fai, quando sei davanti a personaggi che han fatto la storia del genere. Ti vengono i brividi a pensare ai concerti, le persone che han conosciuto e specialmente il fatto che, qualche ora prima, ti stavi ascoltando un loro disco davanti una birretta e qualche ora dopo te li vedi di fronte! Non sono uno che si emoziona facilmente, ma a vedere veri e propri “stronzi” della musica mi si contrae il cervello.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ste Red Stripe</span>: Le reunion il più delle volte si rivelano come decisioni piuttosto azzardate, ma a volte delle piacevoli sorprese: basti pensare al panorama &#8217;77 UK punk; band come Slaughter and the Dogs, Stiff little Fingers, Rezillos, Boys, Buzzcocks etc&#8230; non tradiscono mai dal vivo e sono sempre energici, garantendo uno spettacolo all&#8217;altezza della loro fama. Altre volte è solo puro interesse economico e non è difficile rendersene conto.</p>
<p><strong>Trovate facilmente occasioni per suonare? Come definireste la situazione attuale del circuito live?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: In Italia siamo messi abbastanza male, e in particolare a Milano, se non fosse stato negli ultimi anni per il Mi-decay, che ha avuto il merito di ravvivare la scena e stimolare anche altri ad organizzare eventi alternativi, sarebbe francamente deprimente.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: D’altronde Milano è piena di fighetti&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9823" title="foto4" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong><strong>Raccontateci il concerto più bizzarro o allucinante che vi è capitato di fare<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Direi quello di spalla a Glenn Matlock, quando il nostro cantante era&#8230;come dire &#8220;un po’ su di giri&#8221; ed è stato allontanato dal locale mentre noi della band ancora stavamo suonando&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Eh sì&#8230; eravamo tutti un po&#8217; nervosi e io ho cominciato a bere parecchio; a un certo punto il microfono ha avuto dei problemi, così l&#8217;ho lanciato dall&#8217;altra parte della sala, scatenando una furiosa reazione del buttafuori che mi ha sollevato di peso cercando di trascinarmi fuori dal locale. Non so come sono riuscito a tornare sul palco e finire il concerto.</p>
<p><strong>Beatles o Stones? E perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Stones! in particolare i primi album con Brian Jones, il mio preferito è sicuramente  <em>Their Satanic Majesties Request</em>, i suoni tossici e imprevedibili mi tirano scemo!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Beatles per il semplice fatto che in casa mia, fin dall&#8217;infanzia, giravano solo i loro vinili.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per il talento, voci e capacità compositiva sicuramente i Beatles, gli Stones dal canto loro avevano una maggiore carica sul palco, quindi Beatles da studio e Stones dal vivo!</p>
<p><strong><em>Nuggets </em>o <em>Back From The Grave</em>? E Perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Pur essendo un vero estimatore di <em>Nuggets </em>ti dico che preferisco <em>Back From The Grave</em> come concetto, c’è un vero lavoro di riesumazione dietro ai vari volumi di pezzi più o meno interessanti mai venuti alla luce prima. Menzionerei anche <em>Pebbles</em>, <em>Desperate Rock’n’Roll</em>, e <em>Stompin’</em>&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Domanda difficile. Ma anche io dico <em>Back From The Grave</em>! Quelli erano tempi scuri e grezzi. Sembra la trama di un film ma è proprio cosi! Fuzz che ti scioglie il pensiero, voci da strizzata di palle&#8230; fantastico!”.</p>
<p><strong>Qualcuno di voi colleziona dischi? E quale è il vostro rapporto con la musica: una passione, un passatempo, un divertimento, un&#8217;ossessione&#8230;?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
Seba</span>: Si, io e Riccardo spesso e volentieri andiamo a cercare dischi interessanti da comprare. Il rapporto con la musica è un&#8217;ossessione pura. Sono sempre alla ricerca di band dimenticate nel tempo.</p>
<p><strong>Chi volesse contattarvi e magari ordinare il vostro cd promo, come può fare?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per ora non abbiamo mai fatto banchetti ai nostri concerti ma a ogni live chiunque ne avesse il desiderio può venircelo a chiedere personalmente, capita sempre di averne dietro una copia; oppure può contattarci sul nostro <a href="http://it-it.facebook.com/pages/The-Beatbreakers/160161670684622" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Facebook</span></a></p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/wednesday-night">Wednesday Night</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/alien">Alien</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/twelve-o-five">Twelve o&#8217; Five</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
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		<title>Lester meets Kevin</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 17:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno split ad alto tasso di punk'n'roll, glam, rock e punk: gli italianissimi Landslide Ladies e Mr. Kevin K da New York]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/lest.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8408" title="lest" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/06/lest.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Lester And The Landslide Ladies/Kevin K &#8211; <em>Frantic Tales For The Fast Living</em> (Tornado Ride, 2011)</strong></p>
<p>Lester, con i suoi <a href="http://www.myspace.com/landslideladies"><span style="text-decoration: underline;">Landslide Ladies</span></a>, ormai è quasi un&#8217;istituzione nel panorama rock&#8217;n'roll glam punk italico: nove anni di vita, per una band, non sono uno scherzo. Se poi la suddetta band macina 700 date e un tot di dischi, allora dimostra di avere passione e palle &#8211; attributi che sulla lunga distanza ti fanno lasciare indietro i vari ragazzetti modaioli e gli spompati.<br />
Col tempo la loro miscela di glam e punk si è irrobustita e s&#8217;è fatta più viziosa: immaginate degli Hanoi Rocks un po&#8217; più lo-fi, col pallino dei Dead Boys e del glam/street minore inglese. Se in Italia c&#8217;è ancora qualche barlume di rock&#8217;n'roll, insomma, è anche merito di gente come loro. E sicuramente loro sono tra i guerrieri che combattono per la causa, magari in una lotta impari e persa fin dall&#8217;inizio, ma con tutta la passione e la follia che ci vogliono.</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/kevinkrock"><span style="text-decoration: underline;">Kevin K</span></a> (un ragazzuolo che ha iniziato a suonare nella Grande Mela di metà anni Settanta: in pratica una leggenda minore tra le leggende minori, che merita un articolo a parte)&#8230; è un distillato di sound newyorkese che ti viene schizzato dritto in vena. Lo senti dal primo riff di chitarra, tagliente, punkettoso, scuro e abrasivo. E da lì tutto il resto è in discesa: la colonna sonora dei sopravvissuti, lo zibaldone del reduce cazzuto, la madeleine del rocker perdente d&#8217;essai. Un sound figlio bastardo di Heartbreakers, Dead Boys, New York Dolls e primi Dictators &#8211; musica per perdenti veri, che nemmeno sanno di esserlo (e se lo sanno, non ne fanno un <em>selling point</em> per arrivare a <em>Rolling Stone</em>, ma accettano la loro condizione e suonano come se non ci fosse un domani).<br />
Numero uno.</p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/spGOCljQJIM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
<p><center><iframe width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/embed/rLmkkEDfH-4" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Stappiamoci una bella Dreker</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 05:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Thrash metal old school senza compromessi e senza fronzoli. Un viaggio indietro nel tempo tra Tankard e Nuclear Assault, con un tocco di primissimi Metallica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/01/Dreker.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6506" title="Dreker" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/01/Dreker.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Dreker &#8211; <em>In Thrash We Trust</em> (autoprodotto, 2009)</strong></p>
<p>Copertina e logo della band che parodiano/ricalcano l&#8217;etichetta della birra Dreher e la parola &#8220;thrash&#8221; nel titolo del disco mi suscitano ricordi agrodolci del tempo che fu. Già, perché sono passati qualcosa come 25 anni (abbondanti e tendenti al 27), per dio e la madonna, dal momento in cui, sprovveduto quindicenne di provincia estrema, capii che le cassette degli AC/DC e degli Iron Maiden non erano il massimo a cui si poteva aspirare&#8230; perché era nato il thrash metal, un genere talmente estremo che pochi avevano il coraggio di ascoltarlo. E così iniziò il periodo delle scoperte: dai Metallica agli Slayer, ai primi Anthrax che erano piuttosto melodici ma &#8220;tiravano&#8221;&#8230; e poi tutta la progenie teutonica di scuola Noise Records &#8211; impazzivo letteralmente per il primo 12&#8243; dei Sodom e per quello dei Destruction. E poi le varie scene locali, europee e non.</p>
<p>Ebbene, i <a href="http://www.myspace.com/drekerband"><strong>Dreker</strong></a> indossano scarpe da ginnastica alte, jeans elasticizzati e t-shirt senza maniche, per calarsi idealmente nella parte dei thrasher di metà anni Ottanta. E ci riescono senza problemi, tanto da poter essere annoverati &#8211; se non fosse per la discrepanza temporale &#8211; in quell&#8217;esercito di valorosi gruppi definiti minori (ma non per questo dal valore inferiore) che sfornarono centinaia di album nel periodo d&#8217;oro del genere. Erano gli anni in cui i dischi si compravano per la copertina &#8211; o per una citazione su qualche sparuta rivista musicale &#8211; e contavano velocità, cattiveria, quoziente di headbanging e furia; e non importava se i gruppi si somigliavano un po&#8217; tutti&#8230; anzi, era una garanzia che ci sarebbero piaciuti. Ecco, io i Dreker di sicuro li avrei comprati e amati, 25 anni fa o giù di lì. Avrei detto a tutti gli amici che somigliavano ai Tankard perché erano fissati con l&#8217;alcool, ma ricordavano un po&#8217; i primi Metallica e il thrash virato hardcore punk dei micidiali Nuclear Assault di Dan Lilker, ma anche gli Holy Terror, i Vendetta e i Mortal Sin.</p>
<p>Ebbene, se a qualcuno non è ancora chiaro, i Dreker sono old school &#8211; molto, moltissimo old school &#8211; ed è il loro punto di forza. Sfornano brani &#8220;cazzoni&#8221; nell&#8217;attitudine, ma distruttivi e incredibilmente carichi della freschezza che il thrash ha perso da molto tempo. Il tutto con quella sana patina di <em>do it yourself</em>, che &#8211; volente o nolente &#8211; allontana il luccichio dei suoni asettici e troppo studiati.</p>
<p>Il cd in questione, però, inizia a essere un po&#8217; stagionato, per cui cresce la curiosità di risentire i Dreker alle prese con materiale e registrazioni più recenti. Speriamo di poterlo fare a breve.</p>
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		<title>Dio salvi il fuzz e i barbacani</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/the-barbacans-god-save-the-fuzz-recensione/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 18:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Barbacans &#8211; God Save The Fuzz (Boss Hoss, 2009)
E&#8217; innegabile. Il garage fatto bene, senza pretese e con le palle, non sbaglia mai. Lo senti subito&#8230; bastano due-tre giri e si capisce immediatamente l&#8217;umore dell&#8217;intero disco: se è una cagata modaiola o &#8211; come nel caso dei Barbacans &#8211; un lavoro coi fiocchi.
A scanso di equivoci, sappiate che in queste 12 tracce nessuno s&#8217;è inventato un emerito cazzo. Ed è giusto così, perché la rabbia urticante e la melodia ombrosa del garage Sixties più selvaggio non hanno bisogno di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/barba.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6253" title="barba" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/barba.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Barbacans &#8211; <em>God Save The Fuzz</em> (Boss Hoss, 2009)</strong></p>
<p>E&#8217; innegabile. Il garage fatto bene, senza pretese e con le palle, non sbaglia mai. Lo senti subito&#8230; bastano due-tre giri e si capisce immediatamente l&#8217;umore dell&#8217;intero disco: se è una cagata modaiola o &#8211; come nel caso dei <a href="http://www.myspace.com/thebarbacans"><strong>Barbacans</strong></a> &#8211; un lavoro coi fiocchi<span id="more-6251"></span>.</p>
<p>A scanso di equivoci, sappiate che in queste 12 tracce nessuno s&#8217;è inventato un emerito cazzo. Ed è giusto così, perché la rabbia urticante e la melodia ombrosa del garage Sixties più selvaggio non hanno bisogno di sperimentazioni. Anzi, le repellono.</p>
<p>Se amate il lato più bastardo dei suoni garage old school, uniti a un bel po&#8217; di suggestioni di scuola Morlocks, a un Farfisa imperioso e &#8211; perché no &#8211; a qualche sottile e letale intuizione proto hardcore (ogni tanto spunta un riff alla primi Black Flag, che peraltro di sicuro dai Sixties più sotterranei trassero più di qualche ispirazione)&#8230; beh, procuratevi <em>God Save The Fuzz</em> e mettetelo in loop nei momenti di bassa pressione. Non potrà farvi altro che bene.</p>
<p><center><object width="480" height="295"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/YEGLveF-9Dw?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/YEGLveF-9Dw?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="295"></embed></object></center></p>
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		<title>Meet you in Siena, Nevada</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 17:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Country/folk rock spietato e tagliente dalle praterie del Senese... roba sopraffina]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/11/ltk.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5744" title="ltk" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/11/ltk.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>The Last To Knows &#8211; <em>2011 Promo</em> (autoprodotto)</strong></p>
<p>E&#8217; praticamente passato un anno esatto da quando conobbi i <strong><a href="http://www.myspace.com/thelasttoknows">The Last To Knows</a></strong> che si fecero vivi mandandomi il loro bel 7&#8243; <em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/11/last-to-know-first-to-go/"><strong>Seven Men/Dig For The Heart</strong></a></em>. Rieccoli, a sorpresa, con un pugno di canzoni nuove di zecca, registrate lo scorso ottobre e raccolte sotto al titolo provvisorio di <em>2011 Promo</em> (sì 2011).</p>
<p>Sono ancora maturati &#8211; non che fossero particolarmente acerbi &#8211; i nostri folk/country rocker senesi e hanno raggiunto un ottimo livello di padronanza del genere, tanto da cavalcarlo con disinvoltura senza attingere in maniera troppo smaccata da nessuno dei loro numi ispiratori: Bob Dylan, Rolling Stones, Hank Williams, Creedence Clearwater Revival,  Reigning Sound, Neil Young, Townes Van Zandt e Gram Parsons.</p>
<p>Ovvviamente l&#8217;anima dei The Last to Knows è rapita da atmosfere e suggestioni statunitensi al 100%: deserti, praterie, drammi da stazione di servizio, amori che durano la lunghezza di una highway ed evaporano, notti a base di alcool e neon colorati&#8230; qui di punk e di rock&#8217;n'roll tradizionalmente inteso non ne troverete. Ma &#8211; in compenso &#8211; nei loro pezzi aleggia l&#8217;alone mortifero e letale della lower America, con tutte le sue contraddizioni e tradizioni.</p>
<p>Se, poi, siete curiosi di come un ispirato Gram Parsons avrebbe potuto infilare Siena in un brano fintamente allegro &#8211; ma in realtà malinconico e livido come una prateria dopo un incendio &#8211; i The Last To Knows sono il vostro gruppo e vi esaudiranno nella mitica &#8220;Cross Your Mind&#8221;.</p>
<p>Tra l&#8217;altro, se avete un&#8217;etichetta fatevi avanti: i ragazzi non vedono l&#8217;ora di pubblicare ufficialmente questi cinque gioiellini &#8211; magari insieme ad altri brani, per far uscire un album completo. Contattateli&#8230; fatevi il classico favore, se avete un po&#8217; di cervello.</p>
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		<title>Ho qualcosa nel Duodenum</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/10/duodenum-demo-recensione/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Oct 2010 09:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Duodenum &#8211; Demo (Bubca, 2010)
Prendete la poetica blues-punk delle band Goner. Dopo un weekend di bunga bunga con Fede, Papi Berlu e tutta l&#8217;allegra compagnia del Viagra, buttatela a calci nel culo &#8211; e ancora con le mutande in mano &#8211; in una discarica abusiva della &#8216;ndrangheta. Con una certa probabilità ne uscirà leggermente provata e anche un po&#8217; cambiata (ah, le esperienze formative!): in pratica somiglierà a quanto i Duodenum propongono in questa fase della loro esistenza.
Non c&#8217;è da stupirsi, visto che i criminali in questione sono rispettivamente la ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/duodenum.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5630" title="duodenum" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/duodenum.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Duodenum &#8211; <em>Demo</em> (Bubca, 2010)</strong></p>
<p>Prendete la poetica blues-punk delle band Goner. Dopo un weekend di bunga bunga con Fede, Papi Berlu e tutta l&#8217;allegra compagnia del Viagra, buttatela a calci nel culo &#8211; e ancora con le mutande in mano &#8211; in una discarica abusiva della &#8216;ndrangheta<span id="more-5628"></span>. Con una certa probabilità ne uscirà leggermente provata e anche un po&#8217; cambiata (ah, le esperienze formative!): in pratica somiglierà a quanto i <a href="http://www.myspace.com/duodenumb"><strong>Duodenum</strong></a> propongono in questa fase della loro esistenza.</p>
<p>Non c&#8217;è da stupirsi, visto che i criminali in questione sono rispettivamente la mente (?) dietro a Number 71 Monobanda e uno dei Thee Dements (andate a leggervi la <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/10/thee-dements-number-71-monobanda-split-tape-recensione/"><strong>recensione del loro split</strong></a> qui su Black Milk). Un duo, dunque, come anche il nome suggerisce. Un duo casinista, sguaiato, sbiellato, deragliato che scatarra canzonacce punk/lo-fi e un pochino blues, zoppicando e imprecando. Un po&#8217; come un vecchio incazzato col mondo che, dopo avere scolato un doppio litro di rosso della casa, tenta di tornare alla sua cascina inculata in mezzo al nulla; ma è buio pesto, ha il fanale della bici rotto e una gomma bucata.</p>
<p>Il risultato non è dissimile dai Thee Dements &#8211; un po&#8217; più spigoloso, ma molto meno indigesto di Number 71 Monobanda &#8211; per cui, se apprezzate il trio dei dementi, questo duo sarà uguale fonte di ispirazione per voi.</p>
<p>Come al solito, dunque, non è roba per signorine, perfezionisti, amanti della musica leccata, tipini trendy, frangette intellettualoidi e puristi di qualsiasi genere. Questa è roba che puzza, rutta e dà anche un bel po&#8217; di fastidio&#8230; maneggiare con cura: siete avvisati.</p>
<p>Ah, dimenticavo: ovviamente codesto fiorellino arriva direttamente dal catalogo <strong>Bubca Records</strong>. Non c&#8217;era nemmeno da chiederselo&#8230;</p>
<p><center><iframe src="http://player.vimeo.com/video/17398266" width="400" height="300" frameborder="0"></iframe>
<p><a href="http://vimeo.com/17398266">duodenum &#8211; CAMON LET&#8217;S MASTURBATE -</a> from <a href="http://vimeo.com/fuckcinema">tab_ularasa</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p></center></p>
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		<title>Their Giöbia Majesties Request</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/10/giobia-intervista/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 18:20:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Pozzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA["[...] abbiamo sempre pensato che l’unica cosa che conta veramente è continuare a fare musica per noi e a sperimentare con le nostre sensazioni. Sicuramente però, e questo è tristemente inconfutabile, c’è poca cultura musicale": parola di Giöbia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><strong><em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/giobialunga.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5497" title="giobialunga" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/giobialunga.jpg" alt="" width="340" height="704" /></a></em></strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/04/giobia-hard-stories-recensione-review/">Hard Stories</a></em></strong> è sicuramente uno dei dischi italiani più interessanti di questo 2010, un viaggio psichedelico di tutto rispetto organizzato dai <strong><a href="http://www.myspace.com/giobia">Gi<strong>ö</strong>bia</a></strong><span id="more-5473"></span>, quartetto milanese attivo ormai da più di 10 anni. Abbiamo cercato di saperne di più sulla loro musica intervistandoli. Ecco cosa ci hanno detto.</p>
<p><strong>Inizierei l’intervista risalendo alle origini dei Giöbia</strong><strong>, negli anni Novanta. Cosa vi spinse a dare vita ad un gruppo con un suono così particolare? Gli anni del garage revival italiano erano passati da un po’…</strong></p>
<p>Quando abbiamo iniziato, il nostro suono era legato più all’immaginario psichedelico delle band della Delirium Records e al shoegaze in voga in quegli anni. Poi nel tempo abbiamo sperimentato molti modi di fare musica ma la psichedelica è sempre stata un punto fermo.</p>
<p><strong>Come vedete oggi invece la situazione musicale in Italia, anche in virtù delle date all’estero che avete fatto in questi anni? Ci sono band con cui pensate di condividere qualcosa dal punto di vista musicale e non solo?</strong></p>
<p>Nell’underground italiano ci sono molte band valide che non avrebbero problemi a confrontarsi con band straniere già affermate e con produzioni che nel rock in Italia sono impensabili. Le band per le quali abbiamo una particolare stima e che sono forse più vicine a noi sono King Suffy Generator, Thee Piatcions, The Tigers of Mompracem, The Pretty Face e i nostri allucinati mentori spirituali The Strange Flowers.<br />
La situazione generale della musica in Italia (dischi, live, produzioni, ecc) in questi ultimi dieci anni è cambiata molto e noi abbiamo scelto di non concentrarci mai troppo su come sarebbero andate le cose: abbiamo sempre pensato che l’unica cosa che conta veramente è continuare a fare musica per noi e a sperimentare con le nostre sensazioni. Sicuramente però, e questo è tristemente inconfutabile, c’è poca cultura musicale.</p>
<p><strong>Sul vostro MySpace è possibile leggere questa definizione: “La musica dei Giöbia</strong><strong> è alla ricerca della liaison naturale fra la cultura dell’eccesso hippy e la cultura dell’eccesso punk”. Pensate di essere a buon punto in questa ricerca? </strong></p>
<p>Questa ricerca è stata il punto cardine, la guida nel sviluppare <em>Hard Stories</em>. Il lato più hippy è la ricerca che facciamo nell’inserire strumenti etnici, riverberi, eco e altre diavolerie per dare un effetto mistico ai nostri brani. Il punk, di contro, ci serve per trasmettere energia, aggressività e quella punta di horror che tanto ci piace. Il risultato penso sia stato raggiunto.</p>
<p><strong>Si parla anche di liriche simboliche e visionarie e se ne ha poi la prova ascoltando i vostri dischi. Qual è il ruolo dei testi nelle vostre canzoni? E cosa nasce prima, il suono o appunto i testi?</strong></p>
<p>Solitamente scriviamo prima le musiche, dopodiché subentra il quinto Giöbia, quello nascosto ma fondamentale, che è una lei: Francesca si occupa dei testi, dei cori e canta anche qualche brano con noi dal vivo. E’ molto in sintonia con noi e scrive i testi in base alla sua interpretazione della nostra musica.</p>
<p><strong>Tra i gruppi che citate come influenze, oltre a nomi più facilmente immaginabili, come Electric Prunes, Seeds o Love, ci sono anche i Wire e i Gang Of Four; cosa c’è di queste band nel vostro sound? O è qualcosa più a livello di attitudine che ve li fa apprezzare?</strong></p>
<p>I primi gruppi che citi rappresentano per noi il suono di riferimento e l’attitudine. L’inquietudine dei Wire e le ritmiche destrutturate dei Gang Of Four sono poi fonte di ispirazione come lo sono moltissime altre band di altri generi da cui cerchiamo di carpire l’innovazione.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/giob.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5496" title="giob" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/giob.jpg" alt="" width="352" height="264" /></a></strong><strong>Un altro nome che sorprende abbastanza vedere nella lista sul vostro myspace sono i Black Rebel Motorcycle Club. In questo caso devo dire che me li ricordate nel live: nei vostri pezzi meno psichedelici avete lo stesso tiro rock di Peter Hayes e soci, con in più la tastiera o il violino. È una somiglianza che notate anche voi?</strong></p>
<p>Siamo grandi fan dei BRMC e di tutti i figli partoriti dalla grande famiglia dei Brian Jonestown Massacre. Diciamo che il suono proveniente da San Francisco cerchiamo di farlo nostro tutto, dal 1967 ai giorni nostri.</p>
<p><strong>Da qualche mese è uscito il vostro secondo disco, <em>Hard Stories</em>, che ha avuto ottime recensioni ovunque e anche su <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/04/giobia-hard-stories-recensione-review/">Black Milk</a>. Il nostro Valentini parla di un ibrido tra gli Stones più psichedelici, i Count Five, dei Morlocks rallentati, Roky Erickson, Brian Jones e anche i Brian Jonestown Massacre. Una gran bella lista di nomi ed influenze, direi. Vi ritrovate in questa descrizione?</strong></p>
<p>Sicuramente si!</p>
<p><strong>A proposito del disco, com’è stata la lavorazione? Cos’è cambiato rispetto al primo album, visto che nel frattempo sono passati cinque anni?</strong></p>
<p>In questi anni siamo andati indietro nel tempo. <em>Hard Stories</em> è stato registrato in dieci giorni all’Outside Inside studio di Montebelluna (Treviso) 100% in analogico.<br />
Il nostro primo album invece è stato registrato a pezzi e con un computer e ci abbiamo messo un’eternità. Le differenze sono nei tempi, nei costi e nella qualità del suono che per un genere come il nostro è fondamentale.<br />
Nei cinque anni di distanza fra il primo e secondo album vi sono state anche alcune vicende personali che ci hanno coinvolto profondamente e segnato tutta l’esperienza musicale di <em>Hard Stories</em>, obbligandoci a prenderci una pausa più lunga. La nostra violinista e organista Paola Di Francesco ci ha lasciato tre anni fa all’età di 25 anni dopo aver lottato contro un tumore. Ha fatto però in tempo a iniziare a comporre con noi quello che sarebbe diventato <em>Hard Stories</em>.</p>
<p><strong>Se doveste scegliere un pezzo che rappresenti al meglio ciò che sono i </strong><strong>Giöbia</strong><strong>, quale scegliereste? E perché?</strong></p>
<p>Abbiamo brani stilisticamente molto diversi tra loro, cerchiamo di avere uno stile più omogeneo sui dischi ma non nei live. Il brano che rappresenta al meglio quello che abbiamo fatto finora dobbiamo ancora scriverlo!</p>
<p><strong>Lo scorso aprile, in occasione del Record Store Day, avete suonato un breve set acustico da Psycho. La dimensione acustica è qualcosa che esplorate o è stato un evento unico quello?</strong></p>
<p>Per ora abbiamo provato questo esperimento solo due volte: la prima da Psycho e poi al Moonshine Pub; è qualcosa su cui vogliamo lavorare e penso ci saranno in futuro altre occasioni.</p>
<p><strong>Quando suonate il classico set elettrico solitamente chiudete con una jam tiratissima dalle parti degli Ozric Tentacles, carica di psichedelia e sempre più accelerata fino a ritmi che definirei quasi-techno. Lo fate perché ormai nei locali milanesi bisogna finire i concerti per lasciare spazio alle serate disco e volete iniziare a scaldare il pubblico?</strong></p>
<p>No, del pubblico che aspetta di ballare alle serate disco dopo il nostro live non ci frega nulla. Nei finali ci piace improvvisare con un tiro più space-rock e a tratti “Goa” perché il nostro finale deve essere d’impatto e psichedelico.</p>
<p><strong>Confrontando la vostra musica con la vostra provenienza, cioè i Navigli, la domanda sorge spontanea: al posto della cocaina di cui tanto si parla, nei canali ora c’è LSD?</strong></p>
<p>Nei canali dei navigli puoi trovare di tutto…</p>
<p><center><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/IA84pGn2ufk?fs=1&amp;hl=en_US" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/IA84pGn2ufk?fs=1&amp;hl=en_US" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></center></p>
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		<title>Ci si vede al Korova Milk Bar</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 16:27:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Malenky Slovos &#8211; Antiquambience (autoprodotto, 2010)
Gli spezzini Malenky Slovos &#8211; che prendono il loro nome dal gergo del folle Alex in Arancia Meccanica &#8211; hanno un&#8217;aspirazione alta, ossia quella di creare un sound senza precisi riferimenti. E, in parte, ci riescono nonostante poi i richiami si colgano &#8211; come è anche giusto che sia.
Il genere è un rock wave raffinato con forti striature grunge, una sottile vena di avant-garde (Eno, Roxy Music e il Bowie berlinese a tratti fanno capolino ghignando), una spruzzata di post rock e un&#8217;inconsueto &#8211; quanto, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/malenky_cover.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5322" title="malenky_cover" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/10/malenky_cover.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Malenky Slovos &#8211; <em>Antiquambience</em> (autoprodotto, 2010)</strong></p>
<p>Gli spezzini<strong> </strong><a href="http://www.myspace.com/malenkyslovos"><strong>Malenky Slovos</strong></a> &#8211; che prendono il loro nome dal gergo del folle Alex in <em>Arancia Meccanica</em> &#8211; hanno un&#8217;aspirazione alta, ossia quella di creare un sound senza precisi riferimenti<span id="more-5320"></span>. E, in parte, ci riescono nonostante poi i richiami si colgano &#8211; come è anche giusto che sia.</p>
<p>Il genere è un rock wave raffinato con forti striature grunge, una sottile vena di avant-garde (<a href="http://www.eno-web.co.uk/"><strong>Eno</strong></a>, <a href="http://www.roxymusic.co.uk/"><strong>Roxy Music</strong></a> e il Bowie berlinese a tratti fanno capolino ghignando), una spruzzata di post rock e un&#8217;inconsueto &#8211; quanto, devo dire, sorprendentemente efficace &#8211; piglio anni Ottanta. Già, perché in questi brani mi è parso di sentire lontanamente evocato il fantasma dei Sisters of Mercy di <em>Floodland </em>(eccetto per l&#8217;orribile batteria elettronica e il beat proto goth-dance della band di Leeds), qualche apertura in puro stile britrock (un bel momento alla Cult di <em>Love</em> è nella seconda parte di  &#8220;Waiting for Dawn&#8221;) e schizzi di U2 del loro periodo d&#8217;oro (se mai ne hanno avuto uno)&#8230;  ovvio non c&#8217;è comunanza di intenti, né completa adesione, ma il retrogusto c&#8217;è. Ed è anche piacevole.</p>
<p>Sei brani, quindi, in cui il rock&#8217;n'roll e il punk proprio non hanno alcuno spazio. Ma la dimensione cerebrale e piuttosto intellettualoide dei Malenky Slovos non è pesante e pretenziosa, anzi&#8230; è avvolgente e invita all&#8217;ascolto. Merito &#8211; forse &#8211; di un retaggio solidamente Nineties e grungettaro, che crea un punto d&#8217;incontro anche con chi ama sonorità meno elaborate.</p>
<p>Not my cup of tea, ma meritano decisamente una chance se non cercate adrenalina e abrasività a go-go.</p>
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		<title>Paludi morte e mastini regali</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 16:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Dead Swamp/King Mastino &#8211; split 7&#8243; (Surfin&#8217;Ki/Pantano, 2010)
Ecco un bel 7&#8243; (ovviamente in vinile) diviso fraternamente tra due gruppi dello Stivale (rispettivamente provenienti da Massa e La Spezia).
Iniziamo dai Dead Swamp, che menano ceffoni a suon di guitar punk che puzza un po&#8217; di California, un po&#8217; di Ohio (Cleveland, signori, Cleveland) e vagamente &#8211; ma solo per via della storia più recente e di un paio di assoli marcatamente hard &#8211; di nord Europa. Bei riff rock ignoranti, melodie ben distinguibili, registrazione scura e zozza che esalta il livore&#8230; ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/09/split.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4843" title="split" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/09/split.jpg" alt="" width="400" height="200" /></a>Dead Swamp/</strong><strong>King Mastino</strong><strong> &#8211; split 7&#8243; (Surfin&#8217;Ki/Pantano, 2010)</strong></p>
<p>Ecco un bel 7&#8243; (ovviamente in vinile) diviso fraternamente tra due gruppi dello Stivale (rispettivamente provenienti da Massa e La Spezia)<span id="more-4837"></span>.</p>
<p>Iniziamo dai <strong><a href="http://www.myspace.com/deadswampband">Dead Swamp</a></strong>, che menano ceffoni a suon di guitar punk che puzza un po&#8217; di California, un po&#8217; di Ohio (Cleveland, signori, Cleveland) e vagamente &#8211; ma solo per via della storia più recente e di un paio di assoli marcatamente hard &#8211; di nord Europa. Bei riff rock ignoranti, melodie ben distinguibili, registrazione scura e zozza che esalta il livore&#8230; due pezzi soli e si resta con la voglia di sentire altro. Sbrigatevi a cacciar fuori un album intero. Su vinile se potete. Grazie.</p>
<p>I <a href="http://www.myspace.com/kingmastino"><strong>King Mastino</strong></a>, da parte loro, non si fanno certo mettere i piedi in testa dai colleghi Dead Swamp e  puntano dritto al collo con due canzoni di garage rock virato in protopunk anni Settanta (MC5, Deviants)&#8230; riff killer e minimali, anima rock&#8217;n'roll, veleno e voglia di spaccare culi. Tutto ciò a dispetto di un riffettino quasi in stile Dischord che apre il primo pezzo: un giro vagamente fuorviante ma gustoso, visto che poi il massacro si scatena.</p>
<p>PS: in entrambe le band suonano veterani della scena italiana, ma non vi dirò chi, visto che il disco lo dovete comprare (fatelo, cazzo) per quello che è, non per chi ci suona dentro. Fidatevi.</p>
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		<title>What Madonna you want?</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 17:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[(Allmyfriendzare) Dead]]></category>
		<category><![CDATA[anni Duemila]]></category>
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		<category><![CDATA[garage]]></category>
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		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[(Allmyfriendzare) Dead &#8211; Hellcome (coproduzione, 2010) 
Molotov rock&#8217;n'roll dalla Calabria, signori e signore&#8230; roba tosta, per palati bruciati dal rum a poco prezzo, lingue marinate nella birra da discount e gole scartavetrate dal fumo &#8211; di tutti i tipi.
In  queste 11 tracce sono frullati a dovere il garage, il rock&#8217;n'roll delle origini, l&#8217;horror punk, il surf e una puntina di hard per un risultato che &#8211; per quanto canonico e molto aderente a stilemi ben codificati &#8211; fa semplicemente godere.
Sono bravi gli (Allmyfriendzare) Dead, in poche parole: spesso sfoderano riff ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/09/friendz.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5009" title="friendz" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/09/friendz.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>(Allmyfriendzare) Dead &#8211; <em>Hellcome</em> (coproduzione, 2010) </strong></p>
<p>Molotov rock&#8217;n'roll dalla Calabria, signori e signore&#8230; roba tosta, per palati bruciati dal rum a poco prezzo, lingue marinate nella birra da discount e gole scartavetrate dal fumo &#8211; di tutti i tipi<span id="more-5008"></span>.</p>
<p>In  queste 11 tracce sono frullati a dovere il garage, il rock&#8217;n'roll delle origini, l&#8217;horror punk, il surf e una puntina di hard per un risultato che &#8211; per quanto canonico e molto aderente a stilemi ben codificati &#8211; fa semplicemente godere.<br />
Sono bravi gli <a href="http://www.myspace.com/amfadead"><strong>(Allmyfriendzare) Dead</strong></a>, in poche parole: spesso sfoderano riff che vi sembrerà di avere ascoltato mille altre volte, ma sono di quelli buoni, evergreen&#8230; roba come le Marlboro rosse e la Tennent&#8217;s Super: non importa quanta ce n&#8217;è, va sempre bene e non ce n&#8217;è mai abbastanza.</p>
<p>Loro citano i Sonics, i Fuzztones e i Turbonegro nella bio &#8211; e in effetti ci sono un po&#8217; tutti questi elementi. Ma c&#8217;è anche Elvis, il sound dei Misfits di <em>Legacy of Brutality</em>, un goccio di Miracle Workers, uno sputo di Meteors e una bella secchiata di cafoneria di rigore. Probabilmente &#8211; come la storia insegna &#8211; non cambieranno il corso delle cose, non saranno ricordati da molti, né finiranno nelle enciclopedie del rock, ma la saggezza impone una sana scrollata di spalle e uno &#8220;sticazzi&#8221; detto a denti stretti&#8230; questo è rock&#8217;n'roll, è un lavoro di merda, ma qualcuno deve pur farlo. Il resto è solo una raffica di dettagli del cazzo: what Madonna you want?</p>
<p><center><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_eLBWp9pH2Q?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/_eLBWp9pH2Q?fs=1&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></center></p>
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