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	<title>Black Milk Magazine &#187; 2008</title>
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		<title>Come non ristampare i Boohoos</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 21:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una ristampa un po' zoppa, che prometteva benissimo ma è stata avara alla resa dei conti. Grandissima band, ma operazione mal gestita nella forma e nel risultato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/boohoos_here_comes_the.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6121" title="boohoos_here_comes_the" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2010/12/boohoos_here_comes_the.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Boohoos &#8211; <em>Here Comes The Hoo 1986-87</em> (Spittle, 2008)</strong></p>
<p>Attenzione. Questa recensione/segnalazione contiene una dose equina di veleno arbitrariamente somministrato e di insana parzialità.</p>
<p>Che la Spittle attuale (che non è esattamente la stessa di 20 anni orsono) mi stia un po&#8217; sulle palle, l&#8217;ho già chiaramente detto. Sono un presuntuoso di merda, probabilmente, ma il fatto che non si siano mai degnati di rispondere alle mie mail, in passato, mi ha indispettito parecchio. Un &#8220;No grazie&#8221; di norma non si nega a nessuno, ma evidentemente c&#8217;è chi è troppo importante per concedere 12 secondi del suo tempo aureo a una webzine di merda. Molto bene. E&#8217; così che va a finire che io la roba Spittle non la compro, oppure la prendo usata per principio. E&#8217; una gran rottura, perché comunque fanno cose che mi interessano molto, però fino a ora il mio ridicolo boicottaggio da bimbo capriccioso (gnègnègnè&#8230; e che cazzo, lasciatemi regredire in pace ogni tanto) è andato in porto.</p>
<p>E&#8217; così che dopo non molti mesi dall&#8217;uscita di questo cd antologico dei <a href="http://www.boohoos.it/"><strong>Boohoos</strong></a>, sono riuscito a procurarmelo per meno di cinque euro da un amico che l&#8217;aveva recuperato non si sa come e non era interessato a tenerlo. O gaudio, o tripudio&#8230; perché, per chi non lo sapesse, i Boohoos sono stati &#8211; alla stregua dei <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/03/not-moving-sinnermen-black-n-wild-spittle-cd-recensione-review/"><strong>Not Moving</strong></a> &#8211; una delle realtà più pazzesche del rock underground italiano degli anni Ottanta.</p>
<p>Tutto ciò accadeva più di un anno fa; &#8220;e perché ce ne parli adesso?&#8221; vi starete chiedendo&#8230; beh, il motivo è che appena portato a casa, questo cd mi ha lasciato piuttosto perplesso: contiene, infatti il 12&#8243; <em>The Sun The snake and The Hoo</em> e il LP <em>Moonshiner</em>, oltre a un inedito e a parte del demo. Quindi, ricapitolando, due dischi che possiedo da anni in caro, vecchio, glorioso vinile, una outtake (trascurabile) e &#8211; puttana eva &#8211; solo quattro dei sei pezzi del demo <em>Bloody Mary</em>. Tutti validi motivi per piazzarlo nella pila dei cd e rimandare l&#8217;ascolto approfondito a data da destinarsi.</p>
<p>A un anno abbondante di distanza mi viene voglia di toccare con mano il Rock; sì è proprio voglia di Boohoos.<br />
La pigrizia invernale mi fa preferire il cd ai due vinili, ed è così che arriviamo a noi. E, ci arriviamo un po&#8217; male, onestamente. Perché, posta l&#8217;intoccabilità e la grandezza della band (a scanso di equivoci: una miscela esplosiva di punk, garage, blues, <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/12/the-stooges-popped-the-fan-club-package-recensione/"><strong>Stooges</strong></a>, sound di Detroit, Dead Boys, Doors e Stones), questa ristampa è invece fatta con poco criterio e pochissima passione.<br />
Volevano iniziare, i signori Spittle, con una botta di stupore e hanno piazzato come traccia d&#8217;apertura la outtake &#8220;Bloody Mary&#8221;, un pezzo medio che però, a caldo, non regge il confronto con gli altri (del resto se era stato scartato, ci sarà stato un motivo, no? E allora metterlo al principio non è una scelta eccezionale, mi permetto di dire).<br />
Poi, già che abbiamo iniziato col botto, proseguiamo con l&#8217;album <em>Moonshiner</em>, che cronologicamente viene dopo <em>The Sun The Snake and The Hoo</em>, machissenefrega: &#8220;a noi piace fare le cose a ritroso, per cui beccatevi il gruppo così come era nel 1987 e fatevi la strada all&#8217;indietro&#8221;. Insomma, no. E&#8217; una brutta idea. E poi c&#8217;è la mattanza operata sul demo, mutilato di due cover degli Stooges; magari c&#8217;erano dei diritti da pagare, magari era finito lo spazio, magari però allora era meglio lasciare perdere, perché io (e come me , immagino, tutti gli altri) in questo modo finirò per andarmelo a scaricare il demo, per sentirlo tutto. E poi Gesù piange quando i cattivi scaricano la musica da Internet, lo sapete, vero?</p>
<p>Veniamo poi al posterino con le<em> liner notes</em>. Bello, ben realizzato, però non capisco la necessità di riempirlo con quattro scritti in cui i soliti noti del panorama giornalistico italiano incensano (in maniera sacrosanta, peraltro) il gruppo. Ma una bella intervista ai Boohoos non era meglio, per dire? O qualcosa di scritto dalla band.  In fondo che erano grandi lo si sapeva già, non c&#8217;era bisogno che ce lo rispiegassero i pur bravi Frazzi, Sorge, Guglielmi e Dimauro.</p>
<p>Concludendo, questa pappardella si dirama come un serpente mitologico con due teste. Una è quella cattiva e velenosa, e dice &#8220;Fare le ristampe così è un crimine e un pessimo servizio agli acoltatori, che dovrebbero evitare accuratamente i lavori così approssimativi&#8221;. L&#8217;altra è più mite e le interessa solo la musica, per cui lei dice &#8220;Un grande gruppo, da sentire e risentire, senza badare troppo a cronologia, dettagli e fanatismi da appassionati hardcore&#8221;.</p>
<p>Boohoos, se ci siete battete un colpo e prendete in mano le redini della situazione: ripubblicate voi le vostre cose e fatelo con le palle e l&#8217;anima che la vostra musica ha da sempre.</p>
<p>PS: visto che io alla fine ho solo strepitato e sputacchiato, andate a leggervi un articolo veramente appassionato sui Boohoos, su <a href="http://www.caio.it/musica/boohoos.htm"><strong>La musica di Caio</strong></a>.</p>
<p>PPS: però che fatica i boicottaggi&#8230;</p>
<p><center><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/9fgxb9PfNaI?fs=1&amp;hl=en_US"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/9fgxb9PfNaI?fs=1&amp;hl=en_US" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></center></p>
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		<title>Superfuzz Bigmuff revisited</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 05:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mudhoney &#8211; Superfuzz Bigmuff Deluxe Edition (Sub Pop, 2008)
Da un po&#8217; mi titillavo con l&#8217;idea di parlare dell&#8217;ep vinilico Superfuzz Bigmuff, comprato nell&#8217;autunno 1989 dal defunto Onstage di Genova. Poi la senilità, le menate e il materiale da recensire mi hanno fatto scappare di mente la cosa. Ci è voluto il rinvenimento della stampa su doppio cd (usata e a prezzo ultra bargain) per farmene ricordare. Ed eccoci qua.
Mi ricordo la scena come fosse ieri. Era una mattina infrasettimanale dell&#8217;autunno &#8217;89 (forse fine ottobre); le lezioni all&#8217;università erano rare, corte ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/10/superfuzz-bigmuff-deluxe-edition.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1523" title="superfuzz-bigmuff--deluxe-edition" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/10/superfuzz-bigmuff-deluxe-edition.jpg" alt="superfuzz-bigmuff--deluxe-edition" width="300" height="300" /></a>Mudhoney &#8211; Superfuzz Bigmuff Deluxe Edition (Sub Pop, 2008)</strong></p>
<p>Da un po&#8217; mi titillavo con l&#8217;idea di parlare dell&#8217;ep vinilico <em>Superfuzz Bigmuff</em>, comprato nell&#8217;autunno 1989 dal defunto Onstage di Genova. Poi la senilità, le menate e il materiale da recensire mi hanno fatto scappare di mente la cosa. <span id="more-1336"></span>Ci è voluto il rinvenimento della stampa su doppio cd (usata e a prezzo ultra bargain) per farmene ricordare. Ed eccoci qua.</p>
<p>Mi ricordo la scena come fosse ieri. Era una mattina infrasettimanale dell&#8217;autunno &#8217;89 (forse fine ottobre); le lezioni all&#8217;università erano rare, corte e in media poco interessanti, salvo qualche materia, quindi solitamente ne approfittavo per gironzolare per i vicoli di Genova in attesa di andare alla stazione a prendere l&#8217;Intercity delle 12:20. Durante uno di questi giri mi ero imbattuto in un negozio di dischi che sembrava piuttosto figo (solo più tardi avrei saputo che era uno dei negozi storici della città &#8211; se non della penisola &#8211; per rock, wave, punk e derivati). Entrai.</p>
<p>Era tutto in penombra e dietro al bancone c&#8217;era uno alto mezzo pelato, sui 40, con la faccia antipatica (tipo vigile che ti vuol fare la multa); guardava un po&#8217; schifato il mio chiodo con le scritte e i tappi di birra appesi alle spalline, i capelli lunghi e un po&#8217; zozzi, i jeans stretti e sbrindellati, gli anfibi e il mio zainetto azzurro da montagna vecchio come il cucco, tutto coperto cazzate e spillette.<br />
Era pieno &#8211; ma pieno &#8211; di vinile lì dentro. Il più degli scaffali era inconsultabile perché i dischi erano stipati troppo vicini. E poi, ammettiamolo, la maggior parte della roba che c&#8217;era lì io non la conoscevo proprio [<em>a ripensare ora a quel ben di dio mi taglierei i mignoli con la mezzaluna per sminuzzare il prezzemolo, cazzo... e rivolgo una prece al negozio, visto che ha chiuso piuttosto recentemente - n.d.a.</em>].<br />
Per tagliar corto, uscii con <em>Superfuzz Bigmuff</em> in mano. I <strong><a href="http://www.myspace.com/mudhoney">Mudhoney</a></strong> non li avevo mai ascoltati, ma ne avevo letto su qualche Rockerilla o similari e ricordavo che mi era sembrata roba interessante. Ero preparato anche alla delusione (accadeva spesso, pre-Internet, di fidarsi del giornalisti con gusti non affini, comprandosi cose che poi piacevano), ma fortunatamente appena arrivato a casa constatai che sì, avevo fato un bell&#8217;acquisto. Talmente bello che per mesi, nella disperata ricerca di mettere su una band, ogni volta che trovavo un disgraziato che diceva di voler suonare, mi immaginavo immediatamente la foto di copertina di <em>Superfuzz Bigmuff</em> e godevo.</p>
<p>Ma veniamo al presente. Per celebrare il ventennale (cristo se sono vecchio) del&#8217;uscita di <em>Superfuzz Bigmuff</em>, la Sub Pop l&#8217;ha riproposto in edizione deluxe, doppio cd. Mossa tipica, da astuti bottegai, ma insomma&#8230; non ho potuto resistere trovando il suddetto manufatto, usato, a nove dollarini. Certo, qualcuno dovrà spiegare a mia moglie perché in casa, ora, di <em>Superfuzz Bigmuff</em> abbiamo il vinile, la prima stampa su cd (con l&#8217;ep e i primi singoli) e questo doppio cd. Ma sono dettagli. Si è abituata alle chitarre e agli amplificatori sparsi in giro, nonché alle 16 copie di <em>Fire of Love</em>: questa sarà una passeggiata. Ne ha viste di peggiori, direi.</p>
<p>Cosa c&#8217;è in questo allettante paccotto? Tutto il 12&#8243; originale &#8211; ovviamente &#8211; un po&#8217; di gustosissime frattaglie provenienti da singoli, compilation, session volanti e outtakes.  Una goduria allo stato brado, se mi passate la frase tamarra. E siamo solo al primo dei due dischi. Nel secondo, invece, ben due live set fine anni Ottanta, uno in Germania e l&#8217;altro a Santa Barbara, California: due martellate in faccia che non dimenticherete tanto facilmente e che &#8211; anzi &#8211; rinnoveranno la fede nell&#8217;immortale potenza primordiale di <em>Superfuzz Bigmuff</em>.</p>
<p>L&#8217;unica perplessità &#8211; che affiora solo nei rari attimi in cui provo a mettermi nei panni dei poveretti che, per loro sfortuna, non hanno vissuto quell&#8217;età di prima mano &#8211; è che, forse, tutto questo ben di dio potrebbe essere troppo, come primo impatto. Nel senso che un blocco simile tutto in una volta può generare una sindrome perversa da rifiuto.<br />
Per cui (la butto lì): se non conoscete questo disco avvicinatevi gradualmente, magari comprando la versione su vinile. E se non avete il piatto, c&#8217;è un comodo cd &#8211; solitamente un special price, con qualche bonus track. Quando avrete consumato uno dei suddetti manufatti &#8211; perché molto probabilmente non riuscirete a staccarvene per un bel po&#8217; &#8211; allora procuratevi questo doppio cd.</p>
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		<title>Carciofi e peperoncino rosso piccante</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2009 14:41:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Carciophonik &#8211; Think Was Crude! (autoprodotto, 2008)
A dispetto dell&#8217;estrema gentilezza della band nel rapportarsi con Black Milk, confesso che abbiamo un grosso problema. E il problema si chiama crossover rock leccato, lappato, commerciale e di maniera. Già. I Carciophonik suonano una sorta di miscela all&#8217;aroma di Red Hot Chili Peppers, ma con poca personalità, poca attitudine e ancor meno convinzione.
Danno l&#8217;impressione di una cover band &#8211; con buoni musicisti in organico &#8211; che un bel dì ha iniziato a scrivere brani propri, ma non riesce a dimenticare riff, tempi e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/carcio.jpg" alt="carcio.jpg" /><strong>Carciophonik &#8211; Think Was Crude! (autoprodotto, 2008)</strong></p>
<p>A dispetto dell&#8217;estrema gentilezza della band nel rapportarsi con Black Milk, confesso che abbiamo un grosso problema. E il problema si chiama crossover rock leccato, lappato, commerciale e di maniera. Già. I <strong><a href="http://www.myspace.com/carciophonik">Carciophonik</a></strong> suonano una sorta di miscela all&#8217;aroma di Red Hot Chili Peppers, ma con poca personalità, poca attitudine e ancor meno convinzione.<br />
Danno l&#8217;impressione di una cover band &#8211; con buoni musicisti in organico &#8211; che un bel dì ha iniziato a scrivere brani propri, ma non riesce a dimenticare riff, tempi e stilemi dei pezzi altrui suonati fino al giorno prima.</p>
<p>L&#8217;apertura di questo <em>Think Was Crude!</em> lasciava anche ben sperare (per la cronaca: quando il cd è partito mia moglie, che di solito non gradisce particolarmente quello che ascolto, essendo più di scuola indie anni Novanta, mi ha detto &#8220;Mi piacciono, chi sono?&#8221;), con un riff sanguigno molto Frusciante, tanto da sembrare una outtake da qualche session dei RHCP di una quindicina d&#8217;anni orsono. Ma dal secondo brano in poi si precipita nel baratro; il tiro si abassa di molto, le atmosfere si fanno più soft, come se i Carciophonik fossero alla ricerca della &#8220;Under the Bridge&#8221; di turno.<br />
E, pessima idea, si passa anche al cantato italiano in &#8220;Gelo&#8221;. La band annuncia la cosa nel proprio Myspace, dicendo che è una scelta fatta per raggiungere un pubblico più vasto. Io non mi stanco di ripetere e di pensare che il rock in italiano è una delle cose più ridicole dopo il rock in spagnolo (do you remember <strong><a href="http://www.baronrojo.net/">Baron Rojo</a></strong>?) e in francese (do you remember <strong><a href="http://www.trust.tm.fr/frameset_a.htm">Trust</a></strong>?).</p>
<p>Che dire&#8230; è di sicuro un problema mio, ma non ci ho trovato proprio nulla che mi sia piaciuto. Anzi, quando l&#8217;ultima nota stava scemando, mi sono tornate in mente un paio di band con cui condividevo la sala prove verso la metà dei Novanta, il cui unico obiettivo era fare serate a 500.000 Lire a botta, piazzando un po&#8217; di cover del momento e una mezza dozzina di pezzi propri. Il più fortunato di loro credo suoni in una cover band di Vasco nella provincia più profonda, adesso&#8230; e non è una bella fine.</p>
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		<title>Rocking Gonzales</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 16:39:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gonzales &#8211; Checkmate (Chorus of One, 2008)
Una bella sorpresa questi nostranissimi Gonzales, in giro da un lustro circa, ma inediti per me, vittima dello snobismo, della sindrome del comprarmi solo dischi usciti 20-30-40 anni fa e del Parkinson che avanza.
Quello che troviamo in questo Checkmate è un robustissimo e a tratti entusiasmante punk rock&#8217;n'roll con devianze hard/metalliche. Certi pezzi mi richiamano &#8211; con mucho gusto peraltro &#8211; alcune perversioni bostoniane uscite dai solchi di You Got It e (ancor di più) Older Budweiser dei Gang Green del periodo più hard ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/gonzalescheckmate.jpg" alt="gonzalescheckmate.jpg" /><strong>Gonzales &#8211; Checkmate (<a href="http://www.myspace.com/chorusofonerecords">Chorus of One</a>, 2008)</strong></p>
<p>Una bella sorpresa questi nostranissimi <strong><a href="http://www.myspace.com/thegonzales">Gonzales</a></strong>, in giro da un lustro circa, ma inediti per me, vittima dello snobismo, della sindrome del comprarmi solo dischi usciti 20-30-40 anni fa e del Parkinson che avanza.</p>
<p>Quello che troviamo in questo <em>Checkmate</em> è un robustissimo e a tratti entusiasmante punk rock&#8217;n'roll con devianze hard/metalliche. Certi pezzi mi richiamano &#8211; con mucho gusto peraltro &#8211; alcune perversioni bostoniane uscite dai solchi di <em>You Got It</em> e (ancor di più) <em>Older Budweiser</em> dei <strong><a href="http://www.ganggreenboston.com/">Gang Green</a></strong> del periodo più hard rock. A qualcuno facevano schifo, per me erano quasi dio. Poi &#8211; ovviamente &#8211; a seconda dei gusti personali e degli ascolti, si possono tirare in ballo vari iniziatori nordeuropei, dai primi Gluecifer agli Hellacopters ai Turbonegro (ma non troppo) e la miriade di epigoni, compari, emuli e concorrenti. Insomma: punk + rock duro&#8230; difficile sbagliare.</p>
<p>Il livello resta piuttosto elevato per tutto il disco, con oscillazioni che vanno dal brillante al perfettamente nella media di tanti (c&#8217;è anche una cover di &#8220;Ring of Fire&#8221; di Cash, francamente piuttosto trascurabile). Con netta prevalenza di brani che si fanno ascoltare con gusto.</p>
<p>Bravi e &#8220;ignoranti&#8221; al punto giusto.</p>
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		<title>Viziosi snocciolati Saclà</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/03/viziosi-snocciolati-sacla/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 19:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[The Vicious &#8211; Punk is Olive (autoprodotto, 2008)
Questa è tosta. Ammazza che gatta da pelare. Tocca andare un po&#8217; in modalità free form, perché dopo una giornatina in dah offis a redigere e coordinare ed editare, la capacità di giudizio e di discernimento è più o meno agli stessi livelli che raggiungerebbe dopo tre pinte di doppio malto a un concerto di folk andino. Nulla e minata.
Questi genovesi sono stati un dilemma, per il sottoscritto, per almeno tre giorni. Ci ho rimuginato, li ho riascoltati, anche facendomi un po&#8217; violenza ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/olive.jpg" alt="olive.jpg" /><strong>The Vicious &#8211; Punk is Olive (autoprodotto, 2008)</strong></p>
<p>Questa è tosta. Ammazza che gatta da pelare. Tocca andare un po&#8217; in modalità free form, perché dopo una giornatina <em>in dah offis</em> a redigere e coordinare ed editare, la capacità di giudizio e di discernimento è più o meno agli stessi livelli che raggiungerebbe dopo tre pinte di doppio malto a un concerto di folk andino. Nulla e minata.</p>
<p>Questi genovesi sono stati un dilemma, per il sottoscritto, per almeno tre giorni. Ci ho rimuginato, li ho riascoltati, anche facendomi un po&#8217; violenza &#8211; perché con tutto rispetto ho una pila di vinilozzi comprati un mese fa ancora da sentire e dentro ci sono bootleg degli Stones, un paio di cosette australiane e altre faccende di punk statunitense primi Settanta: so che mi capirete, <strong><a href="http://www.myspace.com/theviciouscom">The Vicious</a></strong>.<br />
Ad ogni modo, ho attraversato tre fasi. Numero uno: &#8220;scratch, scratch&#8230; checcazz!?&#8221;. Numero due: &#8220;pretenziosi zappiani wannabe&#8221;. Numero tre: &#8220;ho capito, ho capito, presto un bicchiere di rosso per festeggiare, anzi quattro!&#8221;.</p>
<p>Non so se ho capito davvero, ma già mi basta aver trovato un inquadramento per incasellarli, almeno nel mio personalissimo sistema di classificazione mentale. Innanzitutto non cadete nel tranello di attaccarvi alla parolina &#8220;punk&#8221; che trovate nel titolo. Qui di punk non ce n&#8217;è. E va anche bene.<br />
Qui c&#8217;è un curioso e straniante &#8211; a volte un po&#8217; fastidioso &#8211; milkshake di swing, rock, lounge, pop, musical, hard e &#8211; massì &#8211; ficchiamoci un po&#8217; di prog, giusto per l&#8217;orchestrazione e la tecnica. L&#8217;impressione finale è &#8211; per usare la ritrita metafora dello scontro in auto &#8211; di vedere aggrovigliati e fumanti, in un unico mucchio laocoontico, i tour bus di Brian Setzer Orchestra, Meat Loaf (periodo <em>Rocky Horror Picture Show</em>) e The Tubes (tour di <em>White Punks on Dope</em>). E in un angolino c&#8217;è pure l&#8217;Ape Car dei Righeira, finita nel fosso &#8211; capirete il motivo ascoltando il cd&#8230;</p>
<p>Tanta tecnica, molta voglia di divertire e divertirsi&#8230; e un filo di noia, devo dirlo. Se tutti i pezzi fossero come il terzo, però, io li manderei a Broadway per musicare il prossimo successo mondiale in fatto di rock opera.</p>
<p>Una cosa veramente pessima c&#8217;è, in verità. La dico?<br />
OK: portatemi l&#8217;orecchio destro di chi ha assemblato l&#8217;interno della copertina, ma prima levategli tutti i font dal computer (potete lasciargli solo i Times e gli Arial). Una cosa terribile e inguardabile, non si capisce quasi nulla. E poi i titoli scritti a penna&#8230; che fanno così tanto anni Settanta/Ottanta, ma per dio&#8230; siamo nel 2009 e il computer lo usa persino mia mamma per stampare le cose (anche se per farle capire il concetto di salva con nome ho penato un anno e mezzo).</p>
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		<title>Mare… profumo di mare</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 16:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Love Boat &#8211; Imaginary  Beatings of Love (Alien Snatch!, 2008)
Garage-beat e r&#38;b  dei &#8217;60 che obbligano a contorcersi come tarantolati dopo un attacco  di diarrea fulminante. Cowboys travestiti da clown che suonano country  lascivo e “pop” nella mensa di una scuola materna. Monkees e Beatles  che corrono ignudi sul bagnasciuga di Porto Cervo. Violent Femmes con  addosso gli abiti attillati dei Beat di Paul Collins. Bene: pensate  a tutto ciò triturato e passato al colino da dei Black Lips in overdose  di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/cover-love-boat.jpg" alt="cover-love-boat.jpg" /><strong>Love Boat &#8211; Imaginary  Beatings of Love (<a href="http://www.aliensnatch.de/">Alien Snatch!</a>, 2008)</strong></p>
<p align="justify">Garage-beat e r&amp;b  dei &#8217;60 che obbligano a contorcersi come tarantolati dopo un attacco  di diarrea fulminante. Cowboys travestiti da clown che suonano country  lascivo e “pop” nella mensa di una scuola materna. Monkees e Beatles  che corrono ignudi sul bagnasciuga di Porto Cervo. Violent Femmes con  addosso gli abiti attillati dei Beat di Paul Collins. Bene: pensate  a tutto ciò triturato e passato al colino da dei Black Lips in overdose  di zucchero filato che urinano divertiti sulle testoline di cazzo del  pubblico adorante.</p>
<p align="justify">Spero di aver reso l’idea  dei 12 pezzi contenuti nell’album d’esordio di questi cagliaritani  che sembrano la versione scanzonata dei <strong><a href="http://www.myspace.com/therippersinaction">Rippers</a></strong>, altra eccellente band  “fuori continente” da cui pare provenga qualcuno dei <strong><a href="http://www.myspace.com/loveboatbeibe">Love Boat</a></strong> (‘sti  cazzo di sardi sono misteriosi!). La seconda parentela importante è  quella coi <strong><a href="http://www.myspace.com/themojomatics">Mojomatics</a></strong> con cui i Boat condividono la medesima etichetta,  lo stesso studio di registrazione &#8211; ovvero il celeberrimo <strong><a href="http://www.outsideinsidestudio.com/">Outside Inside</a></strong> &#8211; e la furia power pop declinata blues-punk al servizio della melodia:  “For Your Love” e “Don’t Ask Me Why” sono più che indicative  in tal senso. Altre pepite sparse sono la beatlesiana “The Faith”,  l’energico indie pop rock che farebbe impazzire gli albini albionici  “Beautiful Mine” e la mazzata tra capo e collo “Jimmy”. Ma in  finale dove si pesca non si sbaglia perché <em>Imaginary Beatings of  Love</em> è un gran disco di rock’n’roll adorabilmente zuccheroso  capace – ci scommetto la testa, amici – di far andare in brodo di  giuggiole anche i fan del Brit pop d’antan.</p>
<p align="justify">Musoni e diabetici sono  avvisati. I busoni invece possono stare tranquilli ché qui troveranno  pane per i loro denti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>They Looked Faster When They Were Young</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 05:17:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Pozzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hot Gossip &#8211; You Look Faster When You Are Young (Ghost, 2009)

Gli Hot Gossip, trio varesino (anche se alcune fonti parlano di Milano e Novara), mi avevano colpito abbastanza positivamente in una serata settembrina a Parco Sempione, grazie ad una esibizione grintosa in cui emergeva la loro natura più garage-rock&#8217;n'roll. Già l&#8217;ascolto del loro primo album Angles, recuperato dopo quella sera, mi aveva fatto in parte ricredere: in quelle tracce la loro forza sembrava molto minore, con una produzione che invece andava a cercare suoni più patinati &#8211; sulla falsariga ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/hgcover.jpg" alt="hgcover.jpg" /><strong>Hot Gossip &#8211; You Look Faster When You Are Young</strong><strong> (Ghost, 2009)</strong><em><br />
</em></p>
<p>Gli <strong><a href="http://www.myspace.com/hotgossip">Hot Gossip</a></strong>, trio varesino (anche se alcune fonti parlano di Milano e Novara), mi avevano colpito abbastanza positivamente in una serata settembrina a Parco Sempione, grazie ad una esibizione grintosa in cui emergeva la loro natura più garage-rock&#8217;n'roll. Già l&#8217;ascolto del loro primo album <em>Angles</em>, recuperato dopo quella sera, mi aveva fatto in parte ricredere: in quelle tracce la loro forza sembrava molto minore, con una produzione che invece andava a cercare suoni più patinati &#8211; sulla falsariga dell&#8217;indie britannico di ascendenza post-punk, a parte 3-4 brani più tirati (ad esempio <em>Five</em>) che alla fine risultavano i migliori.</p>
<p>Con il nuovo <em>You Look Faster When You Are Young</em> (in uscita a marzo 2009 per <strong><a href="http://www.ghostrecords.it/">Ghost Records</a></strong>) si prosegue su questa strada, votata a brani che potrei definire <em>NME</em>-style; di garage e rock&#8217;n'roll qualcosa rimane, ma si punta anche su un disco-rock che potrebbe ricordare i <strong><a href="http://www.discodrive.org/">Disco Drive</a></strong>, per rimanere in Italia, o addirittura la nu-rave dei Klaxons (vedi &#8220;And Again&#8221;), passando per pezzi mid-tempo che non lasciano il segno (<em>&#8220;</em>You Better Know&#8221;).</p>
<p>Certo, qualche episodio più movimentato, con chitarre taglienti e basso pulsante, c&#8217;è: &#8220;Fast In The Rain&#8221; e &#8220;What We Are&#8221;, col suo riffettino ben assestato di scuola Hives, in questo senso sembrano i migliori, forse perché si staccano dall&#8217;asse Strokes-Bloc Party.</p>
<p>In definitiva un disco con luci e ombre, che tenta nuove strade &#8211; probabilmente alla ricerca di maggior visibilità internazionale, che potrebbe anche essere raggiunta grazie all&#8217;ottimo lavoro di produzione. E se i live resteranno ad alto tasso adrenalinico.</p>
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		<title>Il grande Lebowski dov&#8217;è?</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 17:03:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lebowski &#8211; The Best Love Songs of the Love for the Songs and the Best (Valvolare/Bloody Sound Fucktory/Stonature/Lemming, 2008)
Il concept di questi anconetani Lebowski dovrebbe farmi stampare un sorriso da lato a lato della faccia e farmi rockeggiare e sbavare. E l&#8217;ha fatto.
Però solo il concept, perché la prova uditiva, ovvero il momento della verità, mi ha lasciato piuttosto tiepido. Del resto non posso che accusare me stesso: la bio cita chiaramente Devo, Blonde Redhead e la locuzione &#8220;incubo noise&#8221;. I Lebowski, in effetti, si muovono su coordinate troppo bislacche, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/lebowski.jpg" alt="lebowski.jpg" /><strong>Lebowski &#8211; The Best Love Songs of the Love for the Songs and the Best (Valvolare/Bloody Sound Fucktory/Stonature/Lemming, 2008)</strong></p>
<p>Il concept di questi anconetani <strong><a href="http://www.myspace.com/lebowskiband">Lebowski</a></strong> dovrebbe farmi stampare un sorriso da lato a lato della faccia e farmi rockeggiare e sbavare. E l&#8217;ha fatto.</p>
<p>Però solo il concept, perché la prova uditiva, ovvero il momento della verità, mi ha lasciato piuttosto tiepido. Del resto non posso che accusare me stesso: la bio cita chiaramente Devo, Blonde Redhead e la locuzione &#8220;incubo noise&#8221;. I Lebowski, in effetti, si muovono su coordinate troppo bislacche, arty, straniate. Mischiano un free jazz punk (ok sto per tramutarmi in un <strong><a href="http://www.testicanzone.com/149670/Centro_Di_Gravita_Permanente.html">testo di Battiato</a></strong> del 1982, fermatemi) ronzante, riff minimali alla John Spencer, sonorità nervose wave, crudezza blues-punk, suggestioni psichedelico-barrettiane, schegge di pop deviato, sconvolture all Bugo&#8230; insomma not my cup of tea.</p>
<p>In altri tempi l&#8217;avrei definita &#8211; crudelmente &#8211; musica per studenti fuori sede (long story). Rock psicotico-demenziale con troppe aspirazioni contenutistiche, per il sottoscritto &#8211; che ultimamente va a <strong><a href="http://www.happysquid.com/HSR%20site/URI%20site/urihist.htm">Urinals</a></strong>, <strong><a href="http://www.nkvdrecords.com/realcool.htm">Real Cool Killers</a></strong> e <strong><a href="http://www.ipass.net/jthrush/rollflag.htm">Black Flag</a></strong>, quindi forse non è nel mood più adatto&#8230;</p>
<p>PS: i testi sembrano interessanti, ma non capisco che poche parole per frase&#8230; vado dall&#8217;otorino.</p>
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		<title>Superclassifica Sciò &#8211; best of 2008</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 06:13:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Selaschetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cold War Kids &#8211; Loyal to Loyalty (2008, V2)
Gutter Twins &#8211; Saturnalia (2008, Sub Pop)
The Black Keys &#8211; Attack &#38; Release (2008, Nonesuch)
Lo so, probabilmente non importa a nessuno. Ma non riesco a resistere alla tradizione del fine/inizio anno: la classifica degli album sfornati nel 2008. Ma voi perdonerete di sicuro questa botta di conformismo per almeno una serie di motivi tra i quali il fatto che se li avete già ascoltati non potrete che darmi ragione o, se non ancora non lo avete fatto, perché quando li ascolterete sarete ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/01/black_keys_the_attack_and_r.gif.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1750" title="black_keys_the_attack_and_r.gif" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2009/01/black_keys_the_attack_and_r.gif.jpg" alt="black_keys_the_attack_and_r.gif" width="300" height="300" /></a>Cold War Kids &#8211; </strong><strong><em>Loyal to Loyalty</em> (2008, V2)<br />
Gutter Twins &#8211; <em>Saturnalia</em> (2008, Sub Pop)<br />
The Black Keys &#8211; <em>Attack &amp; Release</em> (2008, Nonesuch)</strong></p>
<p>Lo so, probabilmente non importa a nessuno. Ma non riesco a resistere alla tradizione del fine/inizio anno: la classifica degli album sfornati nel 2008. Ma voi perdonerete di sicuro questa botta di conformismo<span id="more-1108"></span> per almeno una serie di motivi tra i quali il fatto che se li avete già ascoltati non potrete che darmi ragione o, se non ancora non lo avete fatto, perché quando li ascolterete sarete preda di una gioia infinita e di una voglia incredibile di telefonarmi per ringraziarmi se  non mandarmi pure dei soldi.</p>
<p>E&#8217; quindi è con estremo piacere che passo a segnalarvi i miei campioni dell&#8217;anno: 2008, il più triste e maledetto degli ultimi tempi.</p>
<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/cold-war-kids-loyalty-to-loyalt-443387.jpg" alt="cold-war-kids-loyalty-to-loyalt-443387.jpg" />Iniziamo con i <strong>Cold War Kids</strong> che con il loro <em>Loyal to Loyalty</em> sembrano usciti da una macchina del tempo. Era tanto che non sentivo un suono simile. Qualcosa di riconoscibile ma allo stesso tempo sfuggente perché, e questo l&#8217;ho capito dopo, se non hai mai ascoltato i <strong>Minutemen </strong>(quelli di <em>Double Nickels on the Dime</em>) non riesci a posizionare subito questo gruppo. Intendiamoci è più una questione di sonorità  che di genere: i Cold War Kids con la loro “attitudine rock” di base, si permettono però di svariare a destra e manca, impastando funk stile <strong>Jane&#8217;s Addiction</strong>, quattroquarti e pianoforte da Saloon come fossero dei pasticceri d&#8217;avanguardia.<br />
La voce poi sembra una bella zuppa di <strong>Jeff Buckley</strong> con aggiunta di <strong>Johnny Rotten</strong>. Su tutto l&#8217;album aleggia un bell&#8217;aroma agrodolce, perché le melodie sembrano contenere una certa dose di “malattia” che impedisce (fortunatamente) alla band di scadere in qualcosa di allegramente banale.<br />
Inquadrarli in qualche genere è comunque più difficile di afferrare un salmone con le mani impastate di maionese: ascoltate “I&#8217;ve seen enough” o “Something is not Right with me” (cliccate <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=n2JNE-sgA74">qui</a> </strong>per vedere il video) e mi darete ragione.</p>
<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/the-gutter-twins-saturnalia.jpg" alt="the-gutter-twins-saturnalia.jpg" />Se vi è venuta fame, come seconda portata del cenone avrei pensato di proporvi un matrimonio di sapori forti e sinceri e cioè i <strong>Gutter Twins</strong> che altro non sono che <strong>Greg Dulli</strong> (ex <strong>Afghan Whigs</strong>) e quel mostro di simpatia chiamato <strong>Mark Lanegan</strong>. <em>Saturnalia</em> è un bell&#8217;album, manca forse del colpo da KO, ma è comunque un album di rock blues come non se ne sentivano da un po&#8217;. L&#8217;amalgama tra i due può dare ottimi frutti: “The Stations” o “All Misery” (clicca <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=DwS8iqst83g">qui</a></strong> per vedere il video) sono un esempio di come il futuro possa portare anche a qualcosa di più, ma non c&#8217;è fretta. E comunque anche dove l&#8217;incontro funziona meno, ad esempio in “God&#8217;s Children”, il gruppo sembra una versione più leggera degli Afghan Whigs e la cosa non è poi così negativa.</p>
<p><img src="http://www.blackmilkmag.com/wp-content/pe-black_keys-attack_and_release.jpg" alt="pe-black_keys-attack_and_release.jpg" />Il dolce, in fondo, è una bella coppia di strambi provenienti da Akron, Ohio. Oltre ad aver probabilmente supportato con i loro due voti la vittoria di Obama nello Stato che tutti noi conosciamo solo per essere tra quelli importanti per essere eletti Presidente degli Stati Uniti, Daniel Auerbach (voce e chitarra) e Patrick Carney hanno stipato la loro cantina di ampli e strumenti e hanno fondato i <strong>Black Keys</strong>.<br />
Questo gruppo dalla line-up essenziale alla <strong>White Stripes</strong> mostra un lato molto più cupo e blueseggiante rispetto ai più famosi autori del “poo po-po-po-po-poo poooo” dei mondiali di calcio, frutto forse dei suoni sicuramente più vintage che in alcuni casi ricordano un <strong>Jimi Hendrix</strong> chiuso in bagno con dei cuscini sulla porta e l&#8217;odore di valvole incandescenti sempre più forte. Sentite “I Got Mine”: cliccate <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=q9AfKcHwoP4">qui</a></strong>. Il loro <em>Attack &amp; Release</em> contiene una serie di pezzi assolutamente coinvolgenti (“Strange Times” e “Psychotic Girl” su tutti) che ti fa tornare un bel po&#8217; indietro nel tempo.</p>
<p>E questo, con quel che passa il convento, non è per niente negativo. Lo so sto diventando un vecchio nostalgico, ma dev&#8217;essere la digestione&#8230;</p>
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		<title>Al cinema con gli Stones</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SHINE A LIGHT (un film di Martin Scorsese, 2008)
Se non avete mai potuto assistere a uno show degli Stones dal vivo, andate a vedere questo film, sarà un po’ come farsi un regalo da sceicco: allestire in fretta e furia uno spettacolo domestico ed esclusivo delle Pietre Ruzzolanti,  dritti nel proprio salotto – e se avete un monolocale va bene anche piazzarli in cucina o al cesso!
Facilmente alla fine del film-concerto vi sembrerà di esser stati sul palco insieme alle leggende linguacciute del rock and roll, sotto riflettori roventi ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>SHINE A LIGHT (un film di Martin Scorsese, 2008)</strong></p>
<p>Se non avete mai potuto assistere a uno show degli Stones dal vivo, andate a vedere questo film, sarà un po’ come farsi un regalo da sceicco: allestire in fretta e furia uno spettacolo domestico ed esclusivo delle <strong><a href="http://www.whitestripes.com">Pietre Ruzzolanti</a></strong>,  dritti nel proprio salotto – e se avete un monolocale va bene anche piazzarli in cucina o al cesso!<br />
Facilmente alla fine del film-concerto vi sembrerà di esser stati sul palco insieme alle leggende linguacciute del rock and roll, sotto riflettori roventi e l’impietoso sguardo delle centinaia di macchine da presa dislocate da Martin.<br />
Ci si trova, in ogni caso, davanti a un film magistrale. Niente a che fare con l’ultima ondata di rockumentary, documentary, monumentary etc. etc. che infestano sale e multisala: qui ci sono gli Stones, i primi piani incessanti sulle rughe e le dentature fasulle di Mick e Keith,  le loro smorfie, i ghigni, il fumo che esce diabolicamente dalla Telecaster di Keith quando si intreccia con la Gibson di <strong><a href="http://www.buddyguy.net">Buddy Guy</a></strong>, quel fare flemmatico e jazz da british landlord del Sig. Watts, le vene collassate di Ron Wood mentre countreggia con la slide, la sorprendente timidezza di Jack White (<strong><a href="http://www.whitestripes.com">White Stripes</a></strong>) mentre duetta in una sublime &#8220;Loving Cup&#8221; accanto a Mr Sympahty for the Devil , la zoccolaggine esibizionista e mainstream di Christina Aguilera in &#8220;<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=dwA5DLNwJvU">Live With Me</a></strong>&#8220;.</p>
<p>Senza troppo indugiare sugli arcinoti classici stonesiani o sull’involontario compiacimento rodato da un quarantennio da migliori artefici di rock and roll sulla piazza, riducendo al minimo indispensabile i filmati di repertorio con tanto di interviste stile <em>Mai dire Rolling Stones</em>, il binomio Stones-Scorsese  fa scintille. Il regista italoamericano, di sicuro non di primo pelo in fatto di scenari rock-diabolici (<strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Last_Waltz"><em>The Last Waltz</em></a></strong>, 1978), supera i precedenti lavori visivi &#8220;stonati&#8221;, <strong><a href="http://www.imdb.com/title/tt0063665">Godard</a></strong> e <strong><a href="http://www.imdb.com/title/tt0065780">Altamont </a></strong>compresi: in <em>Shine a Light</em> sembra assecondare la logica richardsiana secondo cui &#8220;il palco si sente&#8221;, nel senso che va vissuto pienamente. Ecco: le pietre rotolano ancora sul palco, nonostante qualche affanno e qualche acciacco di troppo, e quello che fanno fuori &#8211; vizi e stravizi inclusi &#8211; non è parte del rock&#8230; lo si lasci a <em>Novella 2000</em>. It’s only rock and roll, but we like it.</p>
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