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	<title>Black Milk Magazine &#187; Interviste</title>
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		<title>Pharoah Sanders de borgata</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 15:57:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trans Upper Egypt: acid rock, electro punk, psichedelia e improvvisazione. Dall'intestino pulsante di Borgata Boredom, nelle viscere della città eterna, ecco le parole di questi sfuggenti commando sonici]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/trans-upper-egypt-init-01.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10202" title="trans upper egypt init 01" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/trans-upper-egypt-init-01.jpg" alt="" width="426" height="284" /></a>I <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.myspace.com/transupperegypt" target="_blank">Trans Upper Egypt</a></span> sono un altro dei segreti custoditi dalla Capitale. Sulla scorta di un 7&#8243; e uno split tape per noi sono già diventati una vera fissa, ma probabilmente pochi li conoscono, al momento. E&#8217; per questo che li abbiamo intervistati, per cercare &#8211; con risultati non sempre encomiabili &#8211; di sondare questa band misteriosa, psicotronica, acida e inafferrabile. Risponde Manu per tutta la band.</p>
<p><strong>Banale, ma essenziale: raccontami come e quando è nata la band; avete avuto sempre la stessa formazione o ci sono stati cambiamenti?</strong><br />
La band è nata dopo lo split dei Last Wanks, band ormai mitica della scena di Roma Est per i suoi live distruttivi e spettacolari. Suonavo la chitarra e ogni tanto il basso; mi è rimasto il basso in mano con la voglia di proseguire i due-tre pezzi lineari e ipnotici composti con loro e la  scelta degli altri musicisti per questo progetto si è creata all&#8217;interno delle tante band che gravitano intorno a noi&#8230; Samir suona e canta con i <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/03/capputtini-i-lignu-cd-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Capputtini’i’lignu</span></a> e s’è messo alla batteria dei Trans Upper Egypt; Leo è il cantante di due altre band (Vondelpark e Wow!) e, oltre al microfono, ha preso possesso di una tastierina che per fortuna non sapeva suonare ! Il quarto, Tab_ularasa, è entrato qualche mese dopo, era un amico di Siena che suonava (e suona ancora) con <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/07/dements-pigs-fuck-allright-ep-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Thee Dements</span></a> e <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2010/02/rnr-terrorists-stolen-blues-bubca-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Rock’n’roll Terrorists</span></a>; appena si è trasferito a Roma, l’abbiamo deviato dai suoi mille impegni per suonare con noi i suoi vecchi macchinari analogici che fanno tanto bel rumore!</p>
<p><strong>Il nome della band è bizzarro. Da dove deriva e cosa sta a significare?</strong><br />
Non significa tanto&#8230; c’è qualcosa dell&#8217;Africa ogni tanto, o del medio oriente.. i ritmi sono ipnotici e lo sviluppo dei pezzi abbastanza free. Se ricordo bene, mentre cercavo il nome della band, avevo un disco di Pharoah Sanders sotto gli occhi !</p>
<p><strong>Il vostro sound è peculiare davvero; risulta personale, anche perché &#8211; a mio parere &#8211; recupera certe influenze non esattamente usuali, per poi miscelarle in modo speciale. Quali sono le vostre ispirazioni, palesi oppure occulte, in fase di scrittura?<br />
</strong>Alcune cose sono casuali, altre no. La scelta riguarda una linea di basso molto minimale e ripetitiva e una batteria molto complessa, mentre la casualità della tastiera distorta con il delay a saturazione e gli effetti analogici (moog, oscillometro, theremin) si elaborano quasi sempre durante il live. Spesso i brani partono dal basso e si elabora, si compone insieme. Le sonorità sono la priorità dei brani. Se un pezzo ci ricorda troppe cose, abbandoniamo. All’ascolto delle prime registrazione su cassetta, ovviamente, ci venivano in mente i Silver Apples o i Can&#8230;</p>
<p><strong>Di cosa parlano esattamente i vostri testi e chi li scrive?</strong><br />
Forse è la cosa la più misteriosa della band&#8230; lo sa solo il cantante e ne è molto geloso!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/trans-upper-egypt-init-05.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10206" title="trans upper egypt init 05" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/trans-upper-egypt-init-05.jpg" alt="" width="399" height="266" /></a>Vi sentite parte di qualche scena (o più scene), oppure vi muovete come cani sciolti?</strong><br />
Una scena, c’è! Viviamo quasi tutti a Roma Est tra il Fanfulla 101 e Il Verme, che sono i due luoghi a Roma che diffondono la musica che facciamo, dove andiamo e mettiamo i dischi; e dove ci divertiamo pure!<br />
L’anno scorso c&#8217;è stato un ampio articolo che descrive tutta questa fauna che gira da queste parti sotto il nome di Borgata Boredom; è anche uscita una compilation omonima della No=fi Recording che testimonia il panorama musicale di questa scena. A dire la verità, nessuno fa parte di Borgata Boredom: non c’è tanto sentimento di appartenenza, direi piuttosto che descrive un&#8217; eccitazione, un movimento, i movimenti di persone che suonano insieme, fanno (e disfano) gruppi, esperienze&#8230; un’energia musicale che sta fluendo in questo momento.<br />
Ci sono anche alcune etichette in zona, oltre la No=fi, anche la Jeetkune records, o ancora Bubca Records e ovviamente Radiation records, che producono alcune di queste band.</p>
<p><strong>Programmi per il presente e il futuro: concerti, uscite discografiche&#8230;</strong><br />
Siamo appena tornati da un tour in Italia/Svizzera/Francia insieme ai Delacave, un gruppo di Strasburgo. Inutile dire che ci siamo divertiti tanto! Stiamo lavorando all&#8217;uscita di un lp per una label americana, la <a href=" http://monofonuspress.com" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Monofonus Press</span></a>, con base ad Austin, Texas. Ci hanno contattato dopo l’ascolto di un nostro brano su una radio californiana. Il dj aveva la compilation di Borgata Boredom tra le mani e ha messo un paio di pezzi. Da due mesi ormai ci scambiamo materiale e il disco dovrebbe uscire all’inizio dell’anno. Consiglio una visita sul loro sito; è una label giovane ma hanno prodotto già tante cose, ep/lp, fanzine&#8230; con grande cura dell’artwork!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/trans-upper-egypt-init-09.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10207" title="trans upper egypt init 09" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/trans-upper-egypt-init-09.jpg" alt="" width="400" height="267" /></a></strong><strong>Parlami della label che vi ha pubblicato il 7&#8243;, la misteriosa Wort: ho cercato online, ma non ho trovato uno straccio di informazione in proposito!</strong><br />
La Wort è misteriosa, si&#8230; è uno strano tizio russo che risponde al nome di Alexei Popov; un tipo abbastanza impulsivo! Quando impazzisce per una band, la vuole produrre a tutti costi: ed è meglio non dirgli di no.</p>
<p><strong>Nonostante io abbia sentito solo il 7&#8243; e qualche pezzo su YouTube, ho la netta impressione che dal vivo la componente di improvvisazione e di jam psicolesa sia piuttosto fondamentale per voi. Mi sbaglio?</strong><br />
Sì, ed è anche la cosa più pericolosa! Però fondamentale. D&#8217;altronde si tratta di live, sì o no!?</p>
<p><strong>Trovate modo e occasioni per suonare spesso live? E quali tipi di situazioni preferite (club, centri sociali, feste, bar di provincia, festival&#8230;)?</strong><br />
Non siamo molto da club, ma perché no. Dipende da chi ci invita. La situazione che preferiamo rimane quella abbastanza diretta; nel senso che meno siamo ripresi (parlo degli ampli) meglio è per noi. Almeno siamo sicuri che il suono è quello degli ampli e non dell’impianto enorme della sala con il fonico, che non vediamo perché troppo lontano&#8230; quindi senza parlare di intimità, i luoghi piccoli, bar, salette, sono proprio i più adatti ai nostri live. E i festival sono sempre quasi tutti belli (abbiamo a cuore l’Here I Stay in Sardegna).</p>
<p><center><iframe width="480" height="274" src="http://www.youtube.com/embed/FyaeV1qlpDc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Aspettando Primavera Beat 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 17:09:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non ha - per semplici motivi anagrafici - la tradizione del Festival Beat di Salsomaggiore, ma Primavera Beat catalizza l'attenzione di appassionati e fan. Abbiamo intervistato il patron Coluccio - man of wealth and taste...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/primbeafly.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10236" title="primbeafly" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/primbeafly.jpg" alt="" width="320" height="448" /></a>Chi si interessa di Sixties ed è un pochino nel &#8220;giro&#8221;, facilmente ha partecipato a una o più edizioni di <a href="https://www.facebook.com/events/209525042454852/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Primavera Beat</span></a>, il festival (che a marzo 2012 giungerà al suo sesto appuntamento) che si svolge ad Alessandria ogni primavera &#8211; come il nome suggerisce.<br />
Non ha &#8211; per semplici motivi anagrafici &#8211; ancora la tradizione del più consolidato Festival Beat di Salsomaggiore, ma catalizza l&#8217;attenzione di appassionati e fan, che non mancano di rispondere al richiamo del Sixties.<br />
In vista della prossima edizione &#8211; i prossimi 16-17-18 marzo &#8211; abbiamo fatto quattro chiacchiere con il big boss di Primavera Beat, il mitico Salva. A lui la parola, dunque.</p>
<p><strong>Racconta qualcosa di te ai lettori che non ti conoscono: come nasce il tuo coinvolgimento nella musica, quale è il tuo passato musicale e in cosa consiste il tuo presente&#8230;<br />
</strong>Mi chiamo Salvatore Coluccio, sono nato ne 1966, vivo ad Alessandria da oltre 40 anni. Il mio coinvolgimento con la musica nasce negli anni Ottanta, frequentando il centro sociale Polvere di Alessandria, che raccoglieva in quel periodo giovani che volevano avere un approccio diverso con la musica,  organizzando concerti, producendo demo. Nella metà degli anni Ottanta Alessandria era protagonista nella neonata scena hardcore-punk italiana, mettendo sul piatto il centro sociale Polvere &#8211; poi diventato Subbuglio &#8211; e band locali capitanate dai Peggio Punx. Il mio passato musicale è soprattutto da ascoltatore di concerti e da organizzatore: ho iniziato al centro sociale Subbuglio, poi continuato al centro sociale Forte Guercio e al Circolo Culturale Palomar di Valenza. Oggi il mio lavoro è organizzare eventi in ambito commerciale (convegni, fiere, manifestazioni ) con lati anche musicali, come l&#8217;esempio di Primavera Beat.</p>
<p><strong>Primavera Beat quando nasce e con che intenti? Spiegaci anche la radice del nome, che di primo acchito ricorda l&#8217;ingenuità degli anni Sessanta: è voluto?</strong><br />
Primavera Beat nasce nell&#8217;inverno del 2006, durante una chiacchierata con appassionati di rock&#8221;roll anni Sessanta; la prima edizione è stata organizzata nel marzo del 2007 al Teatro Macallè di Castelceriolo, alle porte di Alessandria. Gli intenti della manifestazione erano e sono quelli di creare un evento in Alessandria che riesca ad aggregare pubblico locale e dalle altre regioni confinanti, di valorizzare luoghi (come è stato con il Teatro Macallè), di coinvolgere la città e la provincia e &#8211; per quanto riguarda i protagonisti musicali &#8211; creare dei propri eventi nella manifestazione stessa. Il nome Primavera Beat è nato per lo svolgimento temporale del Festival ( la manifestazione si svolge a marzo) e richiamando lo spirito e l&#8217;ingenuità degli anni Sessanta.</p>
<p><strong>In cosa si differenzia Primavera Beat &#8211; se differenze ci sono &#8211; da iniziative analoghe come il Bus One e il Festival Beat? Vi fate concorrenza o collaborate?</strong><br />
Primavera Beat, dal punto di vista organizzativo e di intenti, non credo abbia molte differenze con il Festival Beat. Queste manifestazioni vogliono promuovere lo spirito musicale e sociale degli anni Sessanta, riportandolo ai giorni nostri con aggiornamenti e spunti di attualità. Primavera Beat è nata sei anni fa e subito ha collaborato con le altre realtà di questo settore musicale: la collaborazione è importante per far crescere il festival stesso e il cosiddetto &#8220;movimento&#8221;.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/Primavera-Beat-Festival-Vol.-5-The-Creeps-2011..jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10237" title="Primavera Beat Festival Vol. 5 The Creeps 2011." src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/Primavera-Beat-Festival-Vol.-5-The-Creeps-2011..jpg" alt="" width="572" height="381" /></a>Parlaci dell&#8217;edizione che ci sarà a marzo 2012: è già definitiva la scaletta delle band? Dove si svolgerà e chi suonerà?</strong><br />
Come dicevo in precedenza, Primavera Beat è nata per valorizzare luoghi e coinvolgere la città di Alessandria: con questi intenti il Festival nel 2012 si trasferisce nel centro della città, per coinvolgere ancora di più il territorio. Il festival si svolgerà il 16-17-18 marzo 2012 all&#8217;interno dell&#8217;Ex Caserma Valfrè, con importanti novità di crescita. Stiamo cercando di organizzare un festival che sia visibile in città e coinvolgere il tessuto proponendo eventi durante il giorno che siano da collante tra festival e Alessandria. Per quanto riguarda la scaletta delle band, stiamo completando il cartellone: dagli Stati Uniti arrivano The Woggles, band nata negli anni Novanta ad Atlanta che propone un raffinato garage-soul; saranno protagonisti anche i Rookies, formazione piacentina che renderà un omaggio agli olandesi <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/05/outsiders-by-insiders-libro-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Outsiders</span></a>, con la presenza dello storico chitarrista della band Ronnie Splinter come ospite. E a proposito di anniversari, i milanesi <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2009/09/pretty-face-aint-going-to-hell/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Pretty Face</span></a> ricorderanno il 50° anniversario dei Rolling Stones (1962-2012). Sarà sul palco anche la band dei <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/giuda-racey-roller-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Giuda</span></a>, da Roma, tra le sorprese piu interessanti del panorama rock&#8217;n'roll italiano dell&#8217;ultimo periodo. A completare il cartellone dj nazionali e internazionali&#8230; e probabilmente ancora una band straniera da annunciare.</p>
<p><strong>Che tipo di macchina organizzativa e sforzo comporta l&#8217;organizzazione di un evento simile? In breve: quanta gente ci lavora e come viene gestito il tutto? E soprattutto&#8230; chi ve lo fa fare? (Scherzo)<br />
</strong>Primavera Beat ha una macchina organizzativa di quattro persone e molti volontari in fase di promozione e di realizzazione. Il tutto parte praticamente il giorno dopo di ogni edizione del Festival, creando e progettando l&#8217;evento dell&#8217;anno successivo, pensando alle band, alla location, alla promozione, agli sponsor&#8230; perchè lo facciamo? Per cercare di tenere vivo lo spirito musicale e sociale degli anni Sessanta e per tenere viva l&#8217;aggregazione con lo strumento del concerto ad Alessandria.</p>
<p><strong>So che esiste un disco legato a Primavera Beat: di cosa si tratta e dove lo si può trovare?<br />
</strong><em>Primavera Beat &#8211; il disco</em> è stato presentato nell&#8217;edizione del 2011 e contiene le band che hanno partecipato alle prime quattro rassegne; è uscito in vinile, in 500 copie, e si puo richiedere all&#8217;organizzazione del Festival. Il disco è stato stampato per promuovere il festival e fra pochi giorni partirà una promozione sul web.</p>
<p><strong>Collegandomi a quanto detto un po&#8217; più sopra: vedo che è stata annunciata anche la partecipazione dei Giuda&#8230; ma i Giuda sono beat/garage? Io adoro i Giuda, però ti faccio questa domanda perché negli ultimi mesi ho visto più di una frecciata indirizzata ad alcuni festival sixties/beat/garage che venivano tacciati di chiamare band che con questi generi non hanno nulla a che vedere&#8230;<br />
</strong>Primavera Beat vuole essere un festival che propone band che abbiano lo spirito rock&#8217;n'roll; naturalmente tutto quello che è fedele anni Sessanta è quello che ne deriva. I Giuda, in questo senso, rappresentano un esempio proponendo un rock&#8217;n'roll anni Settanta che è ancora in odore Sixties e un anticipo di quello che sarebbe accaduto negli anni successivi.</p>
<p><strong>Alessandria nella prima metà degli anni Novanta è stata un centro pulsante per certa musica: al Subbuglio, al Guercio e al Palomar di Valenza sono passate band pazzesche, roba da infarto solo a ripensarci; mentre da qualche anno tutto è semplicemente morto, kaputt&#8230; l&#8217;esperimento di Primavera Beat come sta funzionando in un panorama che pare essersi disabituato a certa musica dal vivo?<br />
</strong>Ad Alessandria c&#8217;è stato un decennio, che possiamo definire tra il 1985 e il 1995, molto importante per la città e per tutto il nord Italia. La città era molto attiva con almeno tre luoghi che proponevano concerti, band in attività ed altre forme di espressione artistica. Quel periodo per me è stato molto formativo e credo che per motivi storici sia irripetibile; Primavera Beat è figlia di quel momento, perchè l&#8217;esperienza maturata in quella decade è stata importantissima, e spero che la manifestazione possa in qualche modo riportare quel periodo collaborando con le realtà locali esistenti.</p>
<p><strong>Come definiresti la scena sixties/garage/beat italiana in questo momento storico?<br />
</strong>Preferirei non rispondere&#8230; non seguo più, sono rimasto agli anni Novanta.</p>
<p><center><iframe width="480" height="274" src="http://www.youtube.com/embed/peeFWHbUrHc" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>&#8216;Cosa ci mettiamo?&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 09:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Bomb’o’Nyrics]]></category>
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		<description><![CDATA[La parola alle Bomb'o'Nyrics, all girl band dedita al garage Sixties, fresca di uscita di un 7". Le abbiamo intervistate per voi in questo autunno nebbioso e tragicamente überpadano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/bomb-o-tits.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10126" title="bomb o tits" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/bomb-o-tits.jpg" alt="" width="300" height="451" /></a>Abbiamo <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/bomb-o-nyrics-singolo-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">recensito il 7&#8243; delle Bomb&#8217;o'Nyrics</span></a> da non molto tempo e &#8211; dopo un breve contatto mail &#8211; abbiamo messo insieme un&#8217;intervista, per indagare un po&#8217; di più sulla band e sui meccanismi che la fanno funzionare.<br />
Queste quattro garage girls lombardo-piemontesi hanno le idee molto chiare, non cedono alle provocazioni &#8211; nemmeno quelle più blande, sotto forma di domande tipo &#8220;gioie e dolori di essere una all-girl band&#8221; &#8211; e vanno per la loro strada. Che è iniziata da poco, ma già vanta molti chilometri macinati.</p>
<p>Ladies and gentlemen, <a href="https://www.facebook.com/theebombonyrics" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">The Bomb&#8217;o'Nyrics</span></a>.</p>
<p><strong>Presentatevi singolarmente, una per una: chi siete, cosa fate, cosa avete fatto, dove andate&#8230; e soprattutto: perché?<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ombretta</span></strong>: voce e polistrumentista con gli strumenti per una band: cembalo, maracas, kazoo e pocket theremin. La banda è stata la realizzazione di un sogno che inseguivo da tanto, tantissimo tempo.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>Paola</strong></span>: bassista. Ho sempre fatto tutt’altro nella vita e da poco meno di un anno ho iniziato l’avventura con le Bomb’o’Nyrics. Dove sto andando e perché sinceramente non lo so, ma va benissimo così!<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>Simona</strong></span>: chitarra e cori, presente! Prima esperienza in una band&#8230; ho imparato da autodidatta in cameretta da quando avevo 15-16 anni, ho studiato 1 anno il flauto traverso e adesso mi butto col sitar. Letteralmente, yeah!<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>Sara</strong></span>: proto-batterista e urlatrice dietro ai tamburi. Ho suonato con gli Hyp Hykers di Novara e sto suonando con gli Headless Tambourine di Torino. Aspetto qualche anno e mi metto a suonare un altro strumento, la batteria mi sta demolendo.</p>
<p><strong>Quando e come è nata l&#8217;idea di questa band? Quali sono stati gli avvicendamenti in formazione? Mi pare che a un certo punto aveste due chitarre e ci fosse un ragazzo nella line-up&#8230;</strong><br />
L&#8217;idea è nata circa due anni fa, nel 2009, dopo una festa Sixties. Il nucleo primordiale del gruppo era formato da Ombretta, Simona e Sara. Ci mancava un basso/lead guitar. Sara conosceva Nicola, che suonava con lei negli Hyp Hykers e gli chiese di venire a provare. Nic restò con noi per circa un anno. A gennaio 2011 arrivò Paola di Torino, al basso. L&#8217;attuale line-up è formata da quattro paia di ovaie.</p>
<p><strong>A quanto vedo siete un po&#8217; sparpagliate geograficamente (Torino, Milano, Vercelli, Alessandria&#8230;); come fate a provare?</strong><br />
Domanda che ci fanno sempre! È piuttosto complicato, ma riusciamo a trovarci tutti i weekend. Sostanzialmente, facciamo le prove &#8220;itineranti&#8221;: una volta ad Alessandria, una a Milano, una a Torino e una a Vercelli. Trascorriamo la domenica pomeriggio per metà in macchina e per metà in sala prove, ma almeno ci facciam passare la noia della domenica pomeriggio.</p>
<p><strong>Il vostro garage è piuttosto filologico e fedele alla linea: ognuno può sicuramente scorgere delle fonti di ispirazione nel vostro sound&#8230; ma voi, avete effettivamente qualche nume a cui vi votate? Insomma, quando scrivete i pezzi avete in mente qualche band in particolare o&#8230;</strong><br />
Abbiamo tutte gusti differenti, ma riusciamo a trovare una linea da seguire. Punti cardinali sono senza dubbio le Headcoatees e tutta la scuola di Billy Childish, il garage-psych dei <em>Back From The Grave</em>, il lo-fi di Gories e Oblivians e ultimamente &#8211; soprattutto dal punto di vista vocale &#8211; le girl band garage-shoegaze tipo Dum Dum Girls e Golden Triangle. Precisiamo che siamo quasi tutte autodidatte, quindi nutriamo particolare simpatia per tutti i loser della storia della musica!</p>
<p><strong>Tema: gioie e dolori di essere una all-girl band.<br />
</strong>Beh, possiamo cambiare la domanda in: gioie e dolori di essere una band? Suonare in un gruppo in cui ci sono tutte ragazze non è molto diverso dal suonare in un gruppo misto. Tra i lati positivi c&#8217;è sicuramente il fatto che ci sbattiamo tutte all&#8217;ennesima potenza e in egual misura. Tra i contro, sorgono alcuni problemi quando dobbiamo decidere i vestiti di scena (&#8220;Il problema più grande: cosa ci mettiamo?&#8221; cit. Nic), ma una quadra si trova sempre.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/bomb-o-sailor.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10127" title="bomb o sailor" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/bomb-o-sailor.jpg" alt="" width="570" height="321" /></a>Avete gusti simili in fatto musicale? Cosa seguite in particolare?<br />
</strong>Sentiamo cose diverse, ma ricordiamo che ci siamo conosciute proprio ai concerti e alle serate in giro per il Nord Italia. Denominatore comune è il &#8217;60s garage, ma poi ognuna di noi ha la sua &#8220;cup of tea&#8221;.  Ombretta ama garage punk e Eighties garage, freakbeat, latin jazz e soul; a Paola piace il rock dai classici alle correnti indie e alternative iniziate con gli anni Novanta, ma anche blues e black music; Simona è più per il brit-pop/folk/psichedelia e a Sara piace il r&amp;b/punk/lo-fi.</p>
<p><strong>Domanda da malato del vinile: il vostro 7&#8243; ha il buco centrale piccolo&#8230; perché? Sarebbe stato perfetto col classico foro vintage, quello per cui serve l&#8217;adattatore.<br />
</strong>Per non farci tagliare le gambe, ahah! (Chi compra il disco la capirà)</p>
<p><strong>Come e dove avete registrato i due brani del singolo?<br />
</strong>Abbiamo registrato a Torino da Robbho di House of Rock. Prima abbiamo fatto chitarra-basso-batteria e poi abbiamo sovrainciso le voci. L&#8217;idea era di mantenere un basso profilo, ma per questa prima esperienza in sala registrazione abbiamo deciso di affidarci a chi ne sa più di noi.</p>
<p><strong>La scelta di autoprodurvi il disco da cosa deriva?</strong><br />
E&#8217; stata una scelta dettata dalle circostanze. Dopo esserci informate sui pro e contro dell&#8217;autoproduzione abbiamo deciso di non affidarci a un&#8217;etichetta (anche se a un paio abbiamo scritto) e di fare da noi. Abbiamo pieno controllo su modalità di vendita, gestione dei dischi e -soprattutto- possiamo rientrare completamente nelle spese, senza passare attraverso il filtro delle etichette. Se un gruppo oggi ha la possibilità di suonare molto in giro è bene che si giochi la carta dell&#8217;autoproduzione. La distribuzione, a parere nostro, sarà più efficace.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/ombretta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10130" title="ombretta" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/12/ombretta.jpg" alt="" width="323" height="482" /></a>Come nascono i vostri brani (chi li scrive, insomma)? Suonate qualche cover e &#8211; se sì &#8211; quali e perché?<br />
</strong>Nel complesso i brani vengono realizzati insieme. Simona o una di noi arriva in sala con un giro di accordi o con un motivo (di solito registrato ad minchiam col cellulare) e da lì si costruisce insieme la struttura del pezzo. I testi sono scritti o insieme o da Ombretta, che se li deve cantare, ma la collaborazione è continua. Suoniamo diverse cover, anche se stiamo cercando di ridurre il numero a favore dei pezzi di nostra produzione. Facciamo &#8220;Wild Man&#8221; dei Tamrons, &#8220;What a Way To Die&#8221; delle Pleasure Seekers e alcuni pezzi degli Headcoats. Ci piace riadattare anche canzoni rhythm&amp;blues, come &#8220;Chills &amp; Fever&#8221;, e la filosofia che ci guida nella scelta delle cover è: 1) mi piace questo pezzo 2) proviamolo 3A) viene bene: ok, si fa 3B) viene uno schifo: ok, lasciamo stare. Tutto qui.</p>
<p><strong>Cosa bolle in pentola per il futuro? Spiegateci le vostre prossime mosse e impegni&#8230;<br />
</strong>In primavera ci piacerebbe fare un mini-tour per promuovere il disco e ovviamente ci piacerebbe fare uscire un altro 7&#8243;, o, meglio, un album. Ma intanto veniteci a vedere! Suoniamo il 16 dicembre allo Spazio 211 a Torino con i nostri amici Sick Rose, il 30 dicembre al Taurus di Ciriè con King Salami e il 31 si festeggia il capodanno al Taun.</p>
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		<title>Caballero siempre (en)duro</title>
		<link>http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/11/ray-daytona-and-the-googoobombos-caballero-recensione/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 15:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo capitolo della saga di Ray Daytona and The Googoobombos: signori e signore, "Caballero"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/caballero.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10076" title="caballero" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/caballero.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Ray Daytona </strong><strong>and The Googoobombos – <em>Caballero </em>(Sound Flat, 2011)</strong></p>
<p>[<em>Questo pezzo è incontrovertibilmente di Manuel Graziani, ma visto che con <a href="http://www.raydaytona.net" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Ray Daytona and the Googoobombos</span></a> il sottoscritto Andrea ha comunque una lunga storia di conoscenza che data dalla seconda metà degli anni Novanta, mi pareva il minimo buttare anche le mie due parole per parlare del nuovo </em>Caballero<em>. La mia memoria mi riporta immediatamente a una sera autunnale del 1998, quando per la prima volta la band in cui suonavo all'epoca divise il palco (di un locale metallarissimo) con Ray Daytona e i suoi; fu un concerto breve e casinaro, il nostro, finito in caos e feedback, con tanto di candela bruciante in stile Dead Moon sul palco. Mentre si dipanavano gli ultimi minuti del nostro set, tra chitarre fischianti e demenza assortita, Fernando ebbe l'idea di immortalare in video quelle frazioni, regalando ai posteri (che sicuramente ne sentivano la necessità) l'unica testimonianza video degli Shot Down al loro meglio/peggio. Quella videocassetta, poi speditami dal buon Fernando, è andata perduta ovviamente (prestata tempo fa a uno degli Shot Down e mai più riemersa dai meandri). Insomma, ci siamo stati simpatici fin dall'inizio ed è stato un piacere ritrovarsi dopo un po' d'anni, dopo che vita, traslochi e vicissitudini ci avevano fatto perdere di vista.<br />
L'occasione è </em>Caballero<em>, un  gran bell'album di garage rock striato di surf magistrale, blues e punk. Nonostante gli anni che passano e i cambiamenti di formazione, il disco è la dimostrazione che i Googoobombos e il loro mentore sono sempre sulla cresta dell'onda... anzi, diciamo che le onde del surf non sono decisamente il loro unico interesse, ma hanno espanso e allargato i loro orizzonti, fino a sviluppare un sound riconoscibile, ma personalissimo.<br />
Salutiamoli, quindi, con il rispetto dovuto a dei veri guerrieri del garage rock e leggiamo quanto Fernando ha raccontato al buon Graziani, durante una chiacchierata su questo nuovo lavoro</em>].</p>
<p>Caballero era la mitica motoretta 50 da enduro molto in voga negli anni ’70 ed era il nome della anch’essa mitica e mai dimenticata rivista per adulti. Nel 2011 gli inossidabili Ray Daytona and the Googoobombos chiamano allo stesso modo il loro sesto album e, secondo me, tutto torna. Alla grande, direi.</p>
<p>Mi chiedo a quale Caballero abbiano pensato scegliendo il titolo. La lunga risposta è del chitarrista e anima del gruppo senese Fernando Maramai: &#8220;Inizialmente l&#8217;idea di <em>Caballero </em>è venuta come commento al quadro di Echaurren, ‘La fine del tempo’, dove ci sono appunto un ‘tristo mietitore’ a cavallo e una scimmia-madre in lotta. Ma la parola ci è piaciuta soprattutto perché (secondo le nostre esperienze personali e i nostri ricordi) aveva in sé vari riferimenti e si ricollegava a diverse cose: in primis la rivista porno-erotica Caballero, rea di svezzamenti autoerotici, poi il motorino (io in realtà viaggiavo in Motobecane, poi in Califfone, ma insomma&#8230;). C&#8217;è poi una vecchia pubblicità-Carosello del caffè in cui appaiono come personaggi una certa Carmencita e un certo Caballero. E non ultimo: un paio di anni fa eravamo in tour in Spagna e mentre ci spostavamo da Madrid a Montpellier la Policìa spagnola ci ha bloccati in autostrada con un intervento spettacolare&#8230; i tipi non parlavano una parola in inglese, ci siamo capiti un po&#8217; alla meglio in spagnolo, ma a noi sembrava che neanche sapessero la loro lingua perché ogni due parole ci dicevano ‘caballero’. Evidentemente gli sbirri si assomigliano in tutti i Paesi&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/3439050513_b2174de616.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10087" title="3439050513_b2174de616" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/3439050513_b2174de616.jpg" alt="" width="292" height="439" /></a>Dalla seconda metà degli anni Novanta i Ray Daytona and the Googoobombos di strada ne hanno fatta molta, fisicamente e metaforicamente. Mantenendo intatto il loro marchio di fabbrica sono riusciti a evolversi, a non rimanere impigliati nella rete del surf strumentale più o meno filologico da cui sono partiti. In tal senso <em>Caballero</em> rappresenta un ulteriore passo in avanti rispetto al precedente album <em>One Eyed Jack</em>, che già mostrava una buona eterogeneità stilistica.<br />
Certo, non mancano i numeri tipicamente instro-surf che sanno di classico, con tutti riverberi e tremolii del caso, dalla rilassata “Mojito Lounge”, che si tira proprio un bel pisolino su un’amaca, fino all’energica “Hard Bodies” dove i nostri ci fanno fare un bel giro sulle montagne russe del surf.</p>
<p>A colpire duro sono però i pezzi cantati dalla bassista Rosie e dal chitarrista ritmico Doctor D. La prima riscalda come meglio non si sarebbe potuto fare il maestoso garage-rock di “Walk Down The Line”, cavalca con sicurezza l’imbizzarrita galoppata teen punk “Space Time Spyral” e imprime una notevole spinta post-punk alla sonica “Count Me Out”, per quanto mi riguarda il pezzo più sorprendente dell’intero album. Quella vecchia volpe di Doctor D, con o senza Fez a coprire i quattro peli che gli rimangono in testa, blueseggia come un diavolo posseduto dal punk in “Bourbon City Blues” e sputa catarro crampsiano in “Uncle Wolf”.</p>
<p>La chitarra solista di Ray Daytona, ovvero il già citato Fernando Maramai, in simbiosi con la ritmica Doctor D, crea monumentali geometrie sonore che sono frutto tanto della pancia quanto della testa. Oggi come in passato è proprio questo il maggior pregio dei vecchi ragazzi senesi che col tempo hanno affinato sempre più la “tecnica” nel creare musica per immagini, abbracciando la magia del cinema (da quello di serie A fino a quello di serie Z) e delle arti figurative. È naturale, pertanto, che abbiano sempre cercato la collaborazione con artisti in grado di dare una immagine credibile ai loro sogni/deliri musicali. Dopo le due copertine di Winston Smith (<em>Space Age Traffic Jam</em> del 2002 e <em>Fasten Seat Belt</em> del 2004) e quella di Mr Esgar (<em>One Eyed Jack</em> del 2007), infatti, anche <em>Caballero</em> vanta una cover d&#8217;artista.</p>
<p>Chiedo a Fernando com’è avvenuto l’incontro con Pablo Echaurren: &#8220;Ho conosciuto Pablo qualche anno fa ad una sua mostra. Con lui condividevo la passione per i Ramones e per il futurismo (sul quale ho pubblicato anche due libri e una serie di articoli). Pablo ha una grandissima collezione di libri e manifesti futuristi e la sua  compagna è Claudia Salaris, forse la massima esperta di futurismo italiano. Ma una spinta che mi portava a lui era anche il fatto che da ragazzo avevo visto tante volte i sui lavori su Frigidaire e Il Grifo. E qui si torna al discorso &#8220;Caballero&#8221; e al periodo in cui siamo  cresciuti &#8211; seconda metà anni Settanta, primi Ottanta &#8211; un periodo che in Italia è stato rimosso per via del terrorismo ma che in realtà andrebbe molto approfondito perché assai più ricco del ventennio berlusconiano. Andando sullo specifico, il quadro di Echaurren ci sembrava perfetto per il disco perché esprimeva una sofferenza ma allo stesso tempo era ricco di colori e di movimento. Ecco più che una sofferenza una lotta: quella Grande Madre che cerca disperatamente di allontanare i teschi, le pennellate che tracciano linee coloratissime e schizzi (è sangue?), e poi questo cavaliere che combatte. Secondo me esprimeva perfettamente lo stato d&#8217;animo che ha portato a fare quel disco. <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/3439864336_f09ee68262.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10090" title="3439864336_f09ee68262" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/3439864336_f09ee68262.jpg" alt="" width="416" height="277" /></a>Forse quella Grande Madre ci rappresenta, nel senso che suonare (con tutte le sue implicazioni: il lavoro di gruppo, viaggiare in furgone, ecc.) è un atto che ti dà l&#8217;illusione di tenere a distanza la morte. Poi si invecchia lo stesso e qualcuno ci rimette davvero la pelle, ma questo è un altro discorso&#8230; <em>Fasten Seat Belt</em> era un disco piuttosto visionario e naif, ma limpido, tutto in luce, e Winston era riuscito a capire perfettamente quello che volevamo da lui per la copertina. <em>One Eyed Jack</em> era invece un disco più criptico e scuro, quasi esoterico per certi aspetti. E l&#8217;olio su tela di Mr. Esgar lo era altrettanto, con l&#8217;ambigua danza dell&#8217;angelo con quella specie di demonio al centro; mentre intorno si sta giocando una partita a carte (Dostoevskij?). C&#8217;era poi un pezzo (&#8220;Heart of Darkness&#8221; che ci faceva pensare sia a Link Wray che al viaggio di Marlow in &#8220;Cuore di tenebra&#8221; di Conrad). <em>Caballero</em> si pone su quella linea, inizialmente doveva intitolarsi <em>Everybody Loves you When You&#8217;re Six Feet Under</em>, citando una vecchia frase di John Lennon. Poi abbiamo pensato a <em>Rollin&#8217; Over</em>, come la canzone degli Small Faces. Infine la scelta definitiva: <em>Caballero</em>. Mi rendo conto che è molto confuso quello che ti dico, ma la musica per noi nasce per immagini e associazioni. È un po&#8217; un processo psicanalitico che poi si manifesta grazie ai suoni&#8221;.</p>
<p>I più conoscono Pablo Echaurren come artista dell’immagine (pittore, illustratore, “fumettista”, ecc.) ma è molto di più. Per esempio è un scrittore a tutto tondo che, tra il serio e il faceto, ha dato prova sia delle sua capacità di romanziere che di eccellente saggista. Consiglio ai lettori di Black Milk di recuperare almeno <em>Chiamatemi Pablo Ramone</em> (Fernandel, 2006) sul suo personalissimo legame coi Fast Four e, per tutti gli amanti delle 4 corde, <em>Bassi Istinti – elogio del basso elettrico</em> (Fernandel, 2009).</p>
<p>Chiudo lo scambio di battute con Fernando chiedendogli proprio se il vecchio Pablito ha &#8220;commentato&#8221; il Thunderbird della bassista dei Googoobombos: &#8220;Abbiamo parlato di strumenti e in effetti lui ha una bella collezione di bassi. Giulia adesso ne ha due di Thunderbird vintage. In concerto ne usa uno degli anni Settanta, con due pick up. Quello più vecchio, che se non ricordo male è del &#8217;63, è quello che hai visto quando siamo venuti a Teramo. Ne ha uno praticamente uguale anche Echaurren. La leggenda dice che negli anni Sessanta/Settanta i Thunderbird di quella annata se li sia comprati quasi tutti Entwistle, ma evidentemente almeno due gli sono sfuggiti&#8221;.</p>
<p><center><iframe width="480" height="274" src="http://www.youtube.com/embed/yjnn9vYOh9M" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>In F.O.A.D. we trust</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 07:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Marco Garripoli + Giulio The Bastard = TNT... anzi, no... F.O.A.D. Una lunga intervista ai due pilastri di una delle etichette italiane più attive, appassionate e veraci (nel senso di niente cazzate e solo roba buona). Li abbiamo interpellati per una lunga chiacchierata sul senso di fare un'etichetta così, sul come funziona e sullo stato delle cose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marco+giulio+max.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10006" title="marco+giulio+max" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marco+giulio+max.jpg" alt="" width="385" height="288" /></a>Direttamente dagli anni Ottanta &#8211; per chi c&#8217;era e ha ancora un po&#8217; di memoria &#8211; è tornata <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.foadrecords.it" target="_blank">F.O.A.D. records</a></span>, che i più grandicelli ricorderanno come la fanzine e tape label di Marco Garripoli di Torino. Da un po&#8217; di tempo il marchio è stato riattivato in pompa magna, oserei dire, grazie al sodalizio tra Marco e un altro big boss della scena italiana degli ultimi 20 anni: Giulio The Bastard dei <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/cripple-bastards-frammenti-di-vita-recensione/" target="_blank">Cripple Bastards</a></span>.<br />
La loro forza, come label, è una brillante politica di ristampe di materiale del tempo che fu, con tanto di confezioni e packaging da leccarsi i baffi. Praticano la religione del vinile &#8211; di preferenza &#8211; ma non disdegnano ottime uscite su cd.<br />
Se non conoscete Marco e Giulio, godetevi questa intervista fiume, in cui emerge sia la loro schiettezza che la loro natura di veri guerrieri della causa. La parola a loro&#8230; [<em>nota: una versione liofilizzata di questa intervista è apparsa su Rockol; questa è l'intera chiacchierata</em>]</p>
<p><strong>F.O.A.D. è un marchio che i più &#8220;stagionati&#8221; ricordano attivo negli anni Ottanta, sopratutto come fanzine e per la produzione di alcuni nastri ormai divenuti di culto e che anticipavano l&#8217;ondata di ristampe dedicate all&#8217;hc italiano poi venuta molto dopo. Da dove nasce la scelta di riattivare il marchio e riprendere l&#8217;attività a pieno regime, dopo tanto tempo?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: Ciao Andrea, innanzitutto grazie per aver definito &#8221;di culto&#8221; i vecchi nastri della F.O.A.D. on tapes. La scelta nasce dall&#8217;esigenza di far riscoprire simili gioielli a circa 20 anni di distanza a chi purtroppo negli anni ha smarrito/venduto/prestato quei dischi o quelle registrazioni o per chi semplicemente era troppo piccolo, o addirittura non era ancora nato. Sarebbe stato davvero un peccato lasciare nel dimenticatoio alcune delle band uscite allora per la F.O.A.D., soprattutto secondo me le produzioni di gruppi italiani. Non dimentichiamoci che già negli anni &#8217;80 l&#8217;Italia era vista come una vera e propria miniera d&#8217;oro di nomi eccellenti (basta rispolverare qualche vecchia fanzine o rivista straniera di settore per rendercene conto).  Poi ovviamente la nostalgia di quegli anni ha avuto un ruolo determinante per la scelta delle <em>release</em>, ed ecco quindi che il marchio F.O.A.D. è tornato in vita dopo un lungo silenzio.</p>
<p><strong>Originariamente F.O.A.D. nasce negli anni Ottanta grazie all&#8217;impegno di Marco; come vi siete trovati e avete deciso di unire le forze? Tra l&#8217;altro Giulio è un altro pilastro della scena italiana, sia per ciò che fa a livello musicale coi Cripple Bastards, sia per la sua ormai pluridecennale attività con l&#8217;etichetta e il mailorder&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: E&#8217; stata una cosa molto spontanea: io avevo già fatto uscire una manciata di <em>release</em>, tra cui Blue Vomit cd e un paio di coproduzioni, avevo in ballo la ristampa (sempre su cd) degli Stinky Rats e abbiamo deciso di farla insieme. Con Giulio oltre ad un amicizia che ci lega fin dai primi anni &#8217;90 c&#8217;era già un ottimo rapporto di collaborazione con la sua band (Cripple Bastards) con cui lavoro ormai da anni come merchandiser/roadie e quindi tutto è venuto da sé. Ci siamo trovati e continuiamo a trovarci benissimo lavorando insieme. Inoltre Giulio aveva già un bel background in campo di etichette visto che con la sua EU 91 Serbian League aveva già fatto uscire delle ottime produzioni &#8211; e devo essere sincero, sono tante le cose che ho imparato e continuo a imparare grazie alla sua esperienza e professionalità. Ormai questo è diventato il nostro lavoro e probabilmente non sarebbe così per me, se non avessimo deciso di unire le forze sotto il nome della F.O.A.D.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Per me il discorso F.O.A.D. è stato sotto un certo senso un voler ripartire da zero. Ok c’era l’esperienza di 20 anni con un’altra etichetta, ma principalmente un senso di sfida con me stesso nell’aprire un nuovo capitolo rivedendo tanti errori del passato e riformulando un mucchio di idee che precedentemente avevo sviluppato male. Come dice Marco, questa collaborazione è nata in modo spontaneo, ci conoscevamo dagli anni ’90 quando lui aveva il negozio di dischi a Torino, abbiamo avuto modo di reincontrarci e unirlo alla famiglia Cripple sul discorso live e merchandising, poi la coproduzione di Stinky Rats, qualche investimento comune e da lì ha preso piede il tutto. La mia etichetta E.U.’91 Serbian League pur essendo di culto per determinate produzioni (Impact, Underage, 5° Braccio, alcuni demo di primi anni ’90, i due primi album dei Cripple Bastards ecc) si era incanalata in una dimensione troppo di nicchia e in alcuni difetti di “forma” coi quali non riuscivo più a convivere, per questo l’ho messa da parte – anche se il nome resta vivo su alcune coproduzioni (Nerorgasmo, Yacopsae ecc). Riattivare la F.O.A.D. mi è sembrato la cosa più sensata e nutrivo una stima immensa per le vecchie fanzine di Marco &#8211; che collezionavo, le sue tapes come Blue Vomit e Indigesti che ai tempi trovavo da Zabriskie Point e Rock &amp; Folk, insomma il nome F.O.A.D. mi è sembrato molto più attinente a questo discorso di ristampe tutte improntate sulla qualità, mentre E.U.’91 la vedo meglio come un’ala laterale da destinare piuttosto a produzioni grind o ultra-estreme (che erano d’altronde quello con cui sono partito). E tolti tutti questi discorsi il motivo che ci ha spinto a unire le forze è l’amicizia che c’è da sempre.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marco+giulio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10005" title="marco+giulio" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marco+giulio.jpg" alt="" width="567" height="425" /></a><strong>Stampate molto vinile, ma non disdegnate il cd. Che tipo di criterio tenete per decidere il formato? Semplicemente la durata del materiale oppure avete altre discriminanti che influenzano la decisione?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Il vinile è sicuramente il supporto che prediligiamo sia perché ha coperto tutti gli anni in cui si è forgiata la nostra passione per l’hardcore e il metal, sia perché con il suo ritorno nell’ultimo decennio le fabbriche hanno notevolmente migliorato la qualità di stampa nel rapporto galvanica/resa su vinile che la scelta di materiali per la confezione, facendo sì che l’lp potesse veramente diventare IL supporto per rendere giustizia dalla A alla Z a una ristampa definitiva curata con passione. Parlo di copertine gatefold, una gamma enorme di finiture di stampa, scelta di cartoncini più elaborati rispetto a una volta&#8230; insomma lo standard si è alzato di tanto e per chi come noi è fanatico della qualità questo è un incentivo totale a optare per questo formato. Il cd viene messo in campo per ragioni di durata (esempio: tra le produzioni imminenti c’è un box di cinque cd dei Desecration!) o quando abbiamo abbastanza materiale (anche graficamente parlando) per poter realizzare qualcosa di più elaborato e collezionabile che si addica bene al digitale, o debba essere abbinato a un dvd, come è stato ad esempio il caso del cofanetto <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/nerorgasmo-box-set-foad-recensione/" target="_blank">Nerorgasmo</a></span> (che comunque uscirà anche in vinile) o i due ristamponi dei Wehrmacht con digipack e libretti a 20 pagine. In altri casi invece stampiamo su cd semplicemente per una richiesta specifica della band.</p>
<p><strong>Mi colpisce molto in positivo il fatto che abbiate scelto di occuparvi di thrash e hardcore, due generi che a metà anni Ottanta oggettivamente avevano molti punti di contatto e a livello più underground viaggiavano spesso a braccetto (ai concerti capitava di vedere commistioni di thrasher e hardcorer sotto al palco, ma anche sopra). Questa è una cosa che poi nei Novanta si è un po&#8217; persa. Come è stata accolta questa vostra idea?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: Guarda, come dici giustamente tu, questi due generi (hardcore e thrash) negli anni &#8217;80 andavano a braccetto, e io stesso ascoltavo dal punk hc più grezzo al metal più veloce e &#8221;capellone&#8221;. Ne sono prova i vecchi numeri della fanzine F.O.A.D.: già dalle prime uscite (il primo numero è datato estate 1986) sulle pagine della fanza potevi trovare articoli, interviste o recensioni che andavano dai Dead Kennedys ai Vulcano, dai Negazione agli Slayer, dai Final Conflict agli Schizo&#8230; perché questo era ciò che ascoltavo in quegli anni. Non si facevano troppe distinzioni. Poi ovviamente c&#8217;erano gruppi che inevitabilmente piacevano per forza agli amanti di entrambi i generi (vedi per esempio i Wehrmacht o Cryptic Slaughter o anche i nostrani Jester Beast&#8230;), gruppi con un suono metal ma con un attitudine hardcore. Tutto veniva visto in modo molto naturale e mai forzato.  Il voler mantenere vivo questo aspetto è semplicemente uno specchio della nostra attitudine e di cosa continuiamo ad ascoltare dopo tutti questi anni.  A mio parere il più delle volte l’uso/abuso di etichette inutili non fa altro che dividere ancora di più quello che già è una scena underground, quindi per forza di cose già ristretta. Ma un buon 80% dei nostri clienti abbiamo visto che compra della F.O.A.D. sia l&#8217;uscita del gruppo punk sia quella del gruppo death-thrash, quindi vuol dire che la cosa è gradita, e questo non può che farci un enorme piacere.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Sì se nei Novanta si è un po’ persa, nei 2000 e passa è completamente scomparsa, malgrado oggi ci sia questo revival di metal/punk e affini, seguito però senza neanche capire da cosa derivi. L’intenzione di partenza da quando abbiamo iniziato questo progetto era di dedicarci a tenere in vita quelle sonorità e quello spirito che coincideva con gli anni nei quali è esplosa la nostra passione per il genere, e in quel periodo c’era una commistione perfetta tra il metal e l’hc, sia a livello di unione di pubblico ai concerti e nei punti di ritrovo che, come dice Marco sulle fanzine, sulla varietà di produzioni di determinate etichette e sul modo di suonare e rapportarsi ai generi di una miriade di band.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/sod.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10013" title="sod" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/sod-300x285.jpg" alt="" width="300" height="285" /></a>Quale è la ristampa impossibile dei vostri sogni? Il disco &#8211; o i dischi &#8211; che vorreste a ogni costo produrre, ma non riuscite a trovare il modo&#8230;</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: hehe&#8230; bella domanda! Guarda, ti direi che se non fosse già uscito quel grezzissimo (ed incompleto) bootleg cd (se chi l&#8217;ha fatto sta leggendo questa intervista: vergogna! Potevi fare almeno un lavoro decente!), mi sarebbe piaciuto fare uscire una bella release dei toscani C.C.M.,uno dei gruppi che ho più a cuore da quando ero ragazzino.  Li metto tra una delle uscite &#8221;impossibili&#8221; perché so che alcuni dei vecchi membri della band sono totalmente contro eventuali ristampe. Poi, oddio, se mai un giorno dovessero cambiare idea li aspetteremo a braccia aperte! Ci sarebbe poi un&#8217;altra band hardcore nostrana (molto, molto conosciuta&#8230;), ma per questa vogliamo ancora incrociare le dita e quindi preferisco non fare il nome&#8230; hahaha!<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Da un lato considero un sogno impossibile realizzato il fatto che <a href="http://shop.scareystore.com/product_info.php?products_id=8434" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">stiamo ristampando i demo dei S.O.D</span></a>.… quando ne ho parlato la prima volta con Dan Lilker mi aspettavo uno sputo in un occhio e invece alla fine è andata in porto. Altri nomi per scaramanzia non ne faccio, condivido quelli che ha detto Marco e in più come fissa personale aggiungo che mi piacerebbe tantissimo ristampare i mitici Bloodcum di John Araya e tanta altra roba della super-controversa Wild Rags Records.</p>
<p><strong>Una domanda legata a Internet: come vi ponete nei confronti della Rete, della libera circolazione della </strong><strong>musica senza controlli e del download? Pensate sia un danno per una label così specializzata e per appassionati come la vostra?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Sì è un danno totale, ha abbattuto pesantemente le vendite, distrutto la passione per il vinile e creato una confusione enorme tra le nuove generazioni che pescano alla cazzo da download in rete e sviluppano una cognizione completamente irreale e sfasata sui generi e su come si siano sviluppati. Nel periodo del tape trading c’era una fame enorme verso nuove band, voglia di scoprire e avere una conoscenza il più estesa e dettagliata possibile, oggi c’è questa faciloneria da compilation per iPod che disperde nel nulla quello che un tempo ha avuto effettivamente valore. Per un’etichetta come la nostra è indubbiamente un ostacolo gigantesco.</p>
<p><strong>Come vi muovete in pratica quando individuate del materiale che vorreste pubblicare? E&#8217; difficile contattare le band? E &#8211; soprattutto &#8211; avete mai avuto difficoltà con qualcuno che non era interessato a vedere del vecchio materiale ristampato?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: In questi primi due anni di ri-attività della F.O.A.D. noto che il punto di forza principale nel realizzare una ristampa siano i ganci tramite amici, vecchie conoscenze, gente che conoscevamo da quel periodo ecc ecc.. sembra antiquato ma la formula vincente è contattare “a gancio”. Da un lato Marco e i contatti/amicizie che si portava dietro dagli anni ‘80/’90, dall’altro quelli che arrivano da me sia grazie ai Cripple Bastards che al fatto che comunque già con l’E.U.’91 Serbian League mi occupavo di ristampe e conoscevo tanti personaggi chiave dell’hardcore/thrash anni ’80. Poi da un contatto si arriva a un altro contatto e si crea un network esteso di persone che ti permettono di arrivare a band magari sciolte da oltre 20 anni. È anche abbastanza appassionante e avventuroso come lavoro, implica purtroppo tempistiche estremamente lente, pazienza infinita, l’incanalarsi spesso su binari morti ecc.  Difficoltà con band non interessate o semplicemente indifferenti al discorso ce ne sono state, è il motivo principale di quando vedi una nostra uscita annunciata restare ferma per anni.. Un altro classico sono i personaggi che spuntano dal nulla e in un attimo ti mettono in gioco un bordello di opportunità e poi da un giorno all’altro ri-scompaiono del tutto senza spiegazioni.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marcofoad.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10011" title="marcofoad" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/marcofoad-300x225.jpg" alt="" width="378" height="283" /></a></strong><strong>Spiegate chiaramente nel vostro sito che non avete interesse unicamente nel campo delle ristampe, ma cercate anche band contemporanee. Avete qualcosa in cantiere?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: Sì,diciamo che siamo anche aperti a band contemporanee, ce ne sono alcune davvero valide (non moltissime purtroppo, ma qui mi sa che entra in gioco nuovamente la nostalgia di quello che più ci piaceva negli anni passati&#8230;).  Purtroppo il problema sta nel tempo e nell&#8217;investimento: abbiamo già molte uscite previste per la fine 2011 e tutto il 2012 e ci risulta difficile star dietro a tutto. In cantiere c&#8217;è più di una band, ma proprio per non fare l&#8217;errore di annunciare una <em>release </em>che magari verrà alla luce fra mesi e mesi preferiamo aspettare ancora un po’.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Giulio</span></strong>: Non è mai detta l’ultima parola, se riusciamo a velocizzare e smaltire determinate uscite in progetto nei prossimi mesi, forse troveremo anche lo spazio per pubblicare qualche band odierna. Chiaramente è abbastanza difficile trovare qualcosa che corrisponda al nostro gusto e al discorso su cui è impostata l’etichetta, ma siamo sempre aperti a ogni proposta e ascolto.</p>
<p><strong>F.O.A.D., ai sui esordi più di 20 anni orsono, era legata anche all&#8217;omonima fanzine. Quel discorso è definitivamente chiuso? Non vi è mai venuta l&#8217;idea di riprendere a pubblicare? Oppure magari di fare una raccolta antologica dei numeri usciti?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Marco</span></strong>: Non ti nascondo che ogni tanto mi piacerebbe riprendere il discorso della fanzine cartacea, ma proprio come una volta quindi con tanto di fotocopie, forbici, colla e macchina da scrivere, anche se un po&#8217; mi verrebbe da ridere perché mi sentirei come catapultato indietro di circa 25 anni da una macchina del tempo. Purtroppo anche lì dal dire &#8221;Ora si ricomincia!&#8221; al trovare il tempo necessario per farlo passerebbero anni, magari. Più persone mi ha fatto questa domanda, sia legata alla pubblicazione di nuovi numeri della fanza, sia a un&#8217;eventuale raccolta antologica dei numeri usciti (sette in tutto), ma per il momento no. In futuro chissà. Ci sarà sì la prima uscita della F.O.A.D. edizioni, ma non sarà di una raccolta delle mie vecchie fanzines, bensì di un libro in edizione limitata sui lavori, disegni, foto, manifesti ecc di Luca Abort. Abbiamo circa 300 scansioni già pronte&#8230;</p>
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		<title>I&#8217;m Loose</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 07:14:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nuovo album dei marchigiani Loose è una bomba di rock australiano-detroitiano. Oltre a recensirlo, abbiamo intervistato la band: gente con le palle, che suona contro tutto e tutti. Enjoy]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9965" title="loose" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>Loose &#8211; <em>Dodge This!</em> (autoprodotto, 2011)</strong></p>
<p>Se qualcuno mi chiedesse qual è il gruppo italiano che incarna più totalmente lo spirito del rock&#8217;n'roll perdente &#8211; quello che puzza di piscio-vicoli-benzina-sangue-coagulato, quello che sembra nato nelle vie più infami di Detroit e di Sydney, quello figlio dei paria come i fratelli Asheton, Fred Sonic Smith, Wayne Kramer e Rob Younger &#8211; beh, la mia risposta sarebbe senza esitazione: <a href="https://www.facebook.com/pages/LOOSE/325658743284?sk=wall" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Loose</span></a>.<br />
Loro sono in giro da un bel po&#8217; di anni, sempre pronti a sbattere la testa contro al muro, a pubblicare dischi pazzeschi a cui &#8211; inspiegabilmente &#8211; sembra non fottere un cazzo a nessuno (certo magari per voi è più figo&#8230; Guitar Wolf? Oppure l&#8217;ennesimo gruppo pseudo-garage di ragazzuoli danarosi nordeuropei? O ancora qualche sessantenne che viene a farsi le vacanze in Italia con reunion da geriatrico? Miserabili&#8230; avete la merda nel cervello, ve lo devo dire).<br />
La loro ultima fatica è intitolata <em>Dodge This!</em>, ed è un vero pugno in faccia, un disco di rock&#8217;n'roll/punk australiano al 100%, se non fosse che arriva dalle Marche e i nomi di chi suona sono italianissimi. Un album senza compromessi, fedele allo spirito che tanti amano, ma pochissimi hanno saputo &#8211; negli ultimi 30-40 anni &#8211; interpretare e trasmettere&#8230; se non resistete a gente come MC5, Radio Birdman, New Christs, Visitors, Stooges, New Order, Sonic’s Rendez-Vouz Band e magari anche Gang War, non potete rimanere indifferenti a <em>Dodge This!</em> &#8211; ma anche al resto della produzione dei Loose che, sia chiaro, non hanno mai cambiato genere e da una quindicina d&#8217;anni combattono sul campo, con il loro rock.<br />
In pratica, avete due opzioni. continuare a far finta di nulla e crogiolarvi nell&#8217;ignoranza e nel guano, oppure riconoscere la grandezza di questo gruppo, magari comprando questo e gli altri dischi usciti.<br />
Detto ciò, i Loose meritano senza dubbio uno spazio in cui esprimersi e raccontarsi, ed è così che li abbiamo intervistati via email. Il risultato di questa pseudochiacchierata potete leggerlo qui di seguito.<br />
Attenti e silenzio. E, se siete in zona Milano e città a tiro, <a href="https://www.facebook.com/events/188181097934607/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">venite a vederli il 9 dicembre al Lo-Fi</span></a>.</p>
<p><strong>Chiedere a una band di parlare dell&#8217;ultimo disco è sempre il modo più stupido e banale per iniziare un&#8217;intervista. Eppure nel caso di <em>Dodge This!</em> mi sembra quasi obbligatorio, perché è un disco travagliato, che ha rischiato di non vedere la luce&#8230; raccontateci le vicissitudini che ha avuto e &#8211; se ve la sentite &#8211; spiegateci perché un disco così valido non ha trovato una misera label disposta a farlo uscire (se pensiamo a tutta l&#8217;immondizia che viene pubblicata, vien quasi da incazzarsi a morte)&#8230;</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: <em>Dodge This!</em> è il disco della rivincita! (ridendo) Della serie: <em>Loose II &#8211; La vendetta!</em> Sottotitolo: <em>A volte ritornano!</em> Trama: Dopo avere rischiato l&#8217;estinzione, la bestia con un ultimo colpo di coda si riprende quello che le spetta! Bello eh? In realtà tutto questo è solo nella nostra testa e siamo ben consapevoli che lo spazio che spetta ai Loose nella storia del r&#8217;n'r è &#8220;molto circoscritto&#8221; (eufemismo) e che non sarà certo <em>Dodge This!</em> a cambiare questo destino. Intendiamoci: <em>Dodge This!</em> è, a nostro avviso, un cazzo di gran lavoro! Probabilmente il nostro miglior prodotto. Ma la storia del r&#8217;n'r la fanno band del calibro di Stooges, MC5, Radio Birdman, New Christs&#8230; comunque, un obiettivo ambizioso lo abbiamo anche noi: conquistare e conservare uno spazio nel cuore degli appassionati di r&#8217;n'r che dovessero , per caso o per intenzione, avvicinarsi alla nostra musica. Il lavoro a <em>Dodge This!</em> è durato tre anni. L&#8217;ultimo nostro disco, <em>Rock The Fuck On!</em>, era stato realizzato in una settimana. Eh sì, non ci piacciono le mezze misure. Tre anni nel nostro home studio/sala prove, affinché tutto nel disco fosse come era nella nostra mente, o lasciando che il brano si sviluppasse in corso d&#8217;opera, aggiungendo o sottraendo materiale a seconda dei casi. Tutto ciò con i limiti che l&#8217;home recording impone, naturalmente. Per il missaggio abbiamo saggiamente optato per la professionalità e l&#8217;esperienza di Davide Lenci al Red House studio, mentre per il mastering abbiamo voluto affidarci a qualcuno che conoscesse da vicino la materia da trattare, così abbiamo chiesto ad Ernie-O Mastering di Melbourne se voleva prendersene cura. A disco pronto, entusiasti del buon risultato, abbiamo cominciato a selezionare delle label che pensavamo potessero essere interessate a pubblicare il disco. Vista la precedente esperienza con <em>Rock The Fuck On!</em>, quando avevamo spedito cd in lungo e largo per tutto il globo senza ottenere risultati, abbiamo pensato di cambiare strategia. Poche label, ma giuste. <strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9978" title="loose 2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-2-200x300.jpg" alt="" width="311" height="466" /></a></strong>Beh, purtroppo, per un motivo o per l&#8217;altro, nessuna di queste ha ritenuto opportuno investire nel gruppo, alcune fornendo gentilmente legittima motivazione, altre ignorando completamente la nostra proposta &#8211; cosa che, devo dire, trovo molto scortese&#8230;. se io invio un cd a qualcuno, specialmente previo accordo, è naturale che io mi aspetti una risposta, anche se negativa. E&#8217; una questione di rispetto, perlomeno così la vedo io. Il problema, in questi casi, è che i continui rifiuti vanno a incidere sulla autostima del gruppo, fino a poter anche causarne lo scioglimento, che è un pò quello che è successo a noi con <em>Rock The Fuck On!</em>; il disco lo abbiamo pubblicato lo stesso, ma il gruppo è andato poco oltre. Anche stavolta, devo ammettere, il dubbio sul senso di voler a tutti i costi proseguire su una strada che sembra ormai dismessa da tutti, si è presentato puntuale all&#8217;appuntamento e come un avvoltoio ha volteggiato sulle nostre teste. Anche alcuni giornalisti storicamente &#8220;vicini&#8221; al gruppo, all&#8217;ascolto di un anteprima del disco, avevano &#8220;dimenticato&#8221; di offrirci la loro, per noi preziosa, opinione, lasciando, di fatto, intuire che la stessa fosse tutt&#8217;altro che positiva. In ogni caso, il gruppo adesso c&#8217;è! Alcuni riscontri positivi cominciano ad arrivare, e dalla stampa e da chi ha, non senza un po&#8217; di scetticismo, già acquistato il disco. Il <a href="https://www.facebook.com/events/188181097934607/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">9 dicembre prossimo ci sarà il release party dell&#8217;album al Lo-Fi di Milano</span></a> (che vorrei qui ringraziare pubblicamente), il 10 saremo al Plettro di Belluno &#8211; e un altro paio di date dalle nostre parti sono già state programmate Insomma, ci sono segnali di ripresa e di allontanamento dal rischio default.</p>
<p><strong>Leggendo la vostra bio è chiaro che i Loose hanno sempre dovuto lottare a pugni, schiaffi e mazzate per sopravvivere. E a un certo punto sembravano davvero finiti (scioglimento del 2004); cosa vi fa continuare a dispetto di tutto e tutti?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: La consapevolezza di essere la più grande r&#8217;n'r band vivente al mondo! (ridendo). In realtà è più che altro la convinzione di chi sa di stare facendo quello che ama fare e di farlo, qualche volta, anche bene. Poi, ma questa è una mia cosa personale, c&#8217;è anche il discorso della missione, il &#8220;carry the message on&#8221;, la &#8220;r&#8217;n'r war against the jive&#8221;&#8230; forse è una mia impressione, però credo che di tutta la musica che oggi passa sotto il nome di rock ce ne sia troppa che ha ormai perso ogni legame con le origini e che spesso si usi la parola crossover come un alibi&#8230; ma non voglio usare questa intervista per fare polemica.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: In primo luogo perché io, Max, Stefano e Cristiano siamo legati da una solida amicizia consolidatasi in questi ultimi sei anni di esperienze insieme (per la cronaca io, seconda chitarra e Stefano, basso ci siamo uniti al gruppo a fine 2005 insieme a Cristiano, batteria, ritornato dietro ai tamburi dopo essere stato nella prima formazione dei Loose sino al 2001). Poi perché tutti noi amiamo essere  in una band con una propria identità e un messaggio da portare avanti, contro tutti e tutto appunto. Per ultimo, ma non per questo di minor importanza, una grossa spinta per andare avanti ci è data dal fatto che dopo ogni nostra esibizione live c’è sempre qualcuno che  viene sotto il palco a stringerti la mano perché gli è piaciuta la nostra musica e anche per il  fatto che veniamo ricordati positivamente dalla gente anche a distanza di molto tempo dall’uscita dell’ultimo lavoro o di un ormai lontano concerto.</p>
<p><strong>In <em>Dodge This!</em> (io ho la versione cd) sono incluse tre cover altamente emblematiche&#8230; forse pure troppo, nel senso che il vostro sound parla da sé, senza bisogno di queste sottolineature. Come mai avete scelto di metterle nel disco?<br />
<span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: Qui mi riallaccio alla risposta precedente: le cover sono un doveroso e dovuto omaggio a chi ha aperto la strada che si sta percorrendo! Noi non vogliamo dimenticare le origini della nostra musica e, anzi, le esponiamo con umiltà e orgoglio. Le stesse band che noi citiamo a loro volta hanno, a suo tempo, omaggiato i loro predecessori e così via &#8211; in una ideale catena che lega Chuck Berry o Ike Turner ai MC5, poi ai Radio Birdman e altre miriadi di band compresi i Loose.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: La verità è che ci piace un casino suonare quei pezzi! Sono storici , lì abbiamo suonati per puro  divertimento  in sala prove e ai concerti sin dagli inizi della nuova formazione e, quando si è trattato di scegliere i brani da includere nel nuovo album, è stato un passaggio naturale. Come giustamente detto da Max, è il nostro modo per rendere omaggio ad alcune delle band a noi più care, e penso lo abbiamo fatto dignitosamente. Poi dato che Stooges ed MC5 erano stati evocati in <em>Rock the Fuck On!</em> stavolta Freddie Smith con la Sonic’s Rendez-Vouz Band e gli Aussie rock ‘n’ rollers Radio Birdman e New Christs  non se la sono scampata!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9979" title="loose 3" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-3.jpg" alt="" width="565" height="422" /></a>Come avete registrato l&#8217;ultimo album? Approccio live tutti assieme, tracce separate e in momenti diversi&#8230; sono curioso.</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: Come accennavo sopra, il nostro ultimo disco <em>Rock The Fuck On!</em> era stato realizzato in una settimana, e i brani registrati in presa diretta in un pomeriggio (eccetto per voci e tastiere, aggiunte dopo) Per <em>Dodge This!</em> abbiamo voluto prenderci tutto il tempo di cui c&#8217;era bisogno e così abbiamo preso strumento per strumento, lavorando sulle singole parti e cercando di curare bene anche gli arrangiamenti. Naturalmente, avendo tutti da lavorare o studiare, il tutto si è fatto nel tempo libero e per questo solo le registrazioni ci hanno preso più di un anno. Poi qualche vario imprevisto, che la vita non è mai avara nel dispensare, prima di arrivare al missaggio&#8230; che stato fatto in soli cinque giorni. E infine gestire il mastering via email ha preso il resto del tempo. Il disco era comunque già pronto nella primavera del 2010<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Registrare presso il nostro home-studio e non avere la pressione che lo studio di registrazione professionale indubbiamente ti mette addosso ci ha permesso di gestire totalmente l’intero processo, prendendoci tutto il tempo necessario, migliorando al massimo il risultato, risentendo e se necessario rifacendo ogni traccia fino a che non eravamo soddisfatti. In  diversi casi abbiamo apportato delle aggiunte-abbellimenti ai brani in fase di registrazione mentre in qualche episodio abbiamo proprio creato mentre registravamo. Questo proprio perché la situazione lo permetteva.</p>
<p><strong>Non ho avuto modo di leggere i testi di <em>Dodge This!</em>, visto che nel cd non sono inclusi. Di cosa parlano i brani? Ci sono tematiche che vi sono più care?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: I testi! Se non li abbiamo pubblicati un motivo ci sarà pure! (ridendo) Comunque, per quello che mi riguarda, si tratta, più che di temi specifici, di cercare di esprimere stati d&#8217;animo passeggeri o più persistenti, o a volte piccole storie di vita, cercando di evitare retorica e autocommiserazione o peggio ancora, i &#8220;grandi messaggi all&#8217;umanità&#8221; di cui troppa gente si riempie la bocca (e le tasche!). La mia ambizione più grande sarebbe quella di riuscire a trasmettere &#8220;alta energia&#8221; con le parole, ma a essere sinceri temo che questo obiettivo sia un po&#8217; oltre le mie possibilità. Speriamo che almeno la musica supplisca a questa carenza.</p>
<p><strong>Ci sono band italiane con cui avete rapporti di amicizia-collaborazione? Quali?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: Purtroppo, essendo stati lungamente fuori dal giro, anche i già scarsi rapporti con altre realtà italiane (e anche estere) si sono ulteriormente allentati. Comunque band come i Valentines, o i Bradipos Four, o ancora i Temporal Sluts e gli A-10/Sonic Assassin, tutti gruppi che sono cardini nella storia del r&#8217;n'r italiano, sono stati e sono nostri amici e avranno sempre la nostra stima. Colgo l&#8217;occasione qui per un ringraziamento speciale a Matteo Madnuts (già batterista con i Mudlarks ed i Supersexyboy 1986) che in questi anni ci è stato ed è tuttora di grande supporto!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9983" title="loose 4" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/loose-4.jpg" alt="" width="441" height="330" /></a></strong><strong>Con che frequenza suonate live? Trovate facilmente occasioni per esibirvi?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
<strong>Max</strong></span>: Con questa domanda tocchi un tasto dolente: in questi ultimi anni, infatti, la situazione live per noi è stata disastrosa. Non avendo materiale nuovo in uscita e quindi nessuna promozione da portare avanti, sia la stampa che i club si sono ovviamente dimenticati di noi. Abbiamo provato a contattare delle agenzie di booking, ma sembra che senza un&#8217;etichetta alle spalle che &#8220;spinga&#8221; un po&#8217; la band non si riesca a ottenere riscontri. Quello che suscita curiosità è che molte etichette preferiscano acquisire band con un agenzia alle spalle che possa garantire un minimo di date per la promozione!<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Aggiungo  che anche la nostra ubicazione geografica, la profonda provincia marchigiana, non aiuta di certo le nostre  ambizioni rock &#8216;n&#8217;roll. Siamo tagliati fuori da tutti i circuiti live del Nord, senza un’etichetta e un promoter è per noi dura trovare date  con le nostre forze.</p>
<p><strong>Che rapporto avete con la stampa musicale italiana? E non parlo solo delle riviste istituzionali, ma anche del giro più sotterraneo&#8230;</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: Con la stampa abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto, anche con pubblicazioni meno conosciute<br />
Le recensioni sono sempre state benevole nei nostri confronti. Ovviamente, come dicevo sopra, se resti inattivo per qualche tempo, poi non puoi aspettarti che tutti siano lì a cercarti .Adesso col disco nuovo speriamo di riattivare una rete di contatti che ci permetta soprattutto di tornare a suonare dal vivo che è la cosa a cui teniamo maggiormente.<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Visti i risultati dei precedenti lavori, i quali hanno ricevuto recensioni positive da stampa italiana ed estera, speriamo di mantenere alto lo standard, perché andiamo  fieri del nostro passato. Da parte nostra ci stiamo impegnando al massimo per far sapere a più gente possibile attraverso riviste, web magazine, social network, nostri contatti che i Loose sono tornati, hanno in uscita il nuovo lavoro e sono pronti a suonarlo  dal vivo.</p>
<p><strong>Per chiudere: in un mondo ideale, cosa vorrebbero fare/essere i Loose, come band?</strong><br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Max</span></strong>: In realtà anche in un mondo imperfetto non dovrebbe essere impossibile raggiungere il nostro obiettivo, che è quello di poter continuare a fare musica e poter suonare il più possibile dal vivo, anche all&#8217;estero. In confidenza, aggiungerò che il nostro “obiettivo segreto” è ottenere un livello di considerazione internazionale, prossimo a quello delle bands a cui ci ispiriamo&#8230; We’re workin’ at it!<br />
<strong><span style="text-decoration: underline;">Luca</span></strong>: Parlando a nome di tutta la band vorrei che tutti gli sforzi, i sacrifici, le sfighe, le delusioni, i rospi ingoiati in questi ultimi anni fossero almeno in parte ripagati in termini di consensi, gradimento e perché no, copie vendute del nostro nuovo disco. Vorremmo poter far arrivare la nostra musica a quanti più estimatori del genere possibili in giro per il mondo. Vorremmo poter concentrarci quasi esclusivamente sull’aspetto musicale inteso come stare il più possibile in sala prove, comporre nuovi brani, registrarli e fare molte date  lasciando la parte promozionale a qualche brava e onesta agenzia.</p>
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		<title>Born in the cellar</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 19:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parlano i milanesi Beatbreakers: garage revival dal profonde delle cantine più muffose]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9820" title="foto1" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto1.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong></p>
<p>Qualcuno dei fedelissimi ricorderà i Beatbreakers: il loro <a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/09/the-beatbreakers-nights-shamans-promo-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">demo cd è stato recensito</span></a> su Black Milk qualche tempo fa e nel frattempo ho avuto modo di vederli live, oltre che di conoscerli personalmente.<br />
Da qui nasce l&#8217;idea di una chiacchierata esaustiva &#8211; si spera &#8211; per presentare meglio un gruppo che, anche se sotterraneo e <em>loser </em>per definizione, ha il suo bel perché e merita una chance di essere ascoltato.<br />
A questa intervista, condotta via email, hanno partecipato in pratica tutti i membri della band. Sono giovani, entusiasti, a volte un po&#8217; ingenui e soprattutto veraci come un 45 giri di garage texano tutto graffiato, pescato in una bancarella improbabile.<br />
La parola ai Beatbreakers&#8230;</p>
<p><strong>Raccontatemi un po&#8217; la vostra storia: come è nata la band, quando e quali obiettivi &#8211; se ve ne siete posti &#8211; avete&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: La band nasce dall’incontro tra i Matryoshka Kill Kill, un progetto di band mista alla Cramps, e Sebastian che ha sostituito la nostra prima cantante. Da allora del primo repertorio abbiamo tenuto solamente i pezzi più aggressivi, gli altri si addicevano di più a una voce femminile, e abbiamo continuato su questa falsa riga, a eccezione di un paio di pezzi surf strumentali che riproponiamo spesso nei nostri live. Il nostro obiettivo, in generale, è conoscere e farci conoscere&#8230; ma non a tutti i costi!</p>
<p><strong>Vedendovi live ho notato che siete una formazione piuttosto eterogenea. Sul palco c&#8217;era una maglietta degli Alter Bridge, una degli Off, un cantante alla Leighton Koizumi&#8230; insomma, quale alchimia vi lega e quali sono i vostri numi ispiratori?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Devo premettere che dopo il nostro incontro con Seba il gruppo ha subito una variazione di formazione che di fatto ha posto fine all’idea iniziale di band mista, e infatti Giulia, la nostra bassista, dopo qualche live ha dovuto lasciare per motivi personali: una grossa perdita in assoluto e soprattutto per l’impatto che la band poteva destare dal vivo. D’altro canto siamo contenti del nuovo arrivato Ste Red Stripe che si è calato subito nel nostro spirito e ha già messo del suo in diverse canzoni. Il nostro batterista Davide si diverte sempre a provocarci con le sue t-shirt da concerto, pur provenendo da tutt’altro background fa piacere vederlo appassionarsi, e con risultati soddisfacenti, a suonare garage e degenerazioni varie. Seba è innegabile che abbia una certa somiglianza con Leighton Koizumi, ha quello che si dice il <em>phisique du role</em>, è un autentico animale da palcoscenico, ma ritengo che al tempo stesso abbia una timbrica del tutto personale, difficile da trovare in giro, e direi perfetta per fare garage!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Esagerato Ric&#8230; grazie! Beh, comunque  la passione che abbiamo per la musica sicuramente gioca un ruolo fondamentale nei nostri equilibri, ma anche la voglia di divertirci e spaccarvi i timpani! I nostri numi ispiratori? Uhm.. ce ne sono davvero tanti per ognuno di noi! Da Jim Morrison a Screamin&#8217; Jay Hawkins, da Johnny Thunders a Gerry Mohr, da Jeffrey Lee Pierce a Keith Morris!  Insomma numi di diversi generi, ma  più che altro degli ispiratori ideali e non dal punto di vista strettamente musicale.</p>
<p><strong>Domanda spietata: il garage (Sixties o revival che si voglia) ha ancora senso dopo tutti questi anni? Dopotutto sono passati decenni dal momento in cui questa musica è esplosa e ha dato tutto o quasi quello che poteva dare&#8230; </strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Sai, non facciamo molto caso a quelle che sono le mode del momento, il garage ha vissuto una prima ondata durante i Sixties e un revival negli Eighties davvero niente male, tuttavia, pur non essendoci una vera scena che si possa definire tale in Italia, il garage di fatto non è mai morto.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Assolutamente! Ѐ bello vedere band che ancora tramandano garage con voglia di stupire. Ti spiego perché: anche se forse non c’è più un vero e proprio movimento, qualcuno che tenta di salvarci le orecchie  dalla merda che sta uscendo da qualche anno a questa parte c’è sempre, per fortuna!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: D’altra parte, come avrai avuto modo di sentire, non siamo dei puristi del genere, non abbiamo neanche l’organo.  La nostra novità, se così si può definire e ammesso che ci sia ancora qualcosa da inventare, è il tentativo di fondere insieme diverse componenti, qualcuno più esperto di me lo ha definito “rockabilly garagistico” (<em>il buon Luca Frazzi &#8211; n.d.andrea</em>], non dimenticando il nostro approccio punk che in alcuni pezzi si sente abbastanza chiaramente.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9817" title="foto2" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto2.jpg" alt="" width="566" height="391" /></a></strong><strong>Elencatemi i cinque dischi fondamentali della vostra formazione personale &#8211; e perché&#8230;<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Ti diremo quelli che più si adattano all’idea dei Beatbreakers e che comunque mi hanno segnato personalmente. In ordine sparso:<br />
·    The Fuzztones: <em>Lysergic Emanations</em>, come fare a non metterlo?<br />
·    The Cramps: <em>Psychedelic Jungle</em>, la sintesi di diversi elementi che adoriamo, selvaggio e accattivante<br />
·    The Phantom Surfers: <em>18 Deadly Ones</em>, mi piace il surf strumentale, specie se cupo e malinconico, quello per così dire “avvincente” mi annoia&#8230;<br />
·    The Morlocks: <em>Emerge</em>, a proposito di Koizumi&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Doo Wop  Halloween Is a Scream</em>, pezzi oscuri e grotteschi recuperati dalla “peggiore” tradizione doo-wop, testi molto divertenti!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Da parte mia dico:<br />
·    The Brood: <em>In Spite Of It All</em>, ascoltatelo e poi capirete perché&#8230;<br />
·    Various artists: <em>Kill By Death</em>, compilation punk ma dai pezzi  marci e cagneschi insomma quel che piace a me!<br />
·     Various artists: <em>Monster Bop</em>, la definirei una compilation rock’n’rolll di pezzi tirati fuori dall&#8217;aldilà<br />
·     MC5: <em>Kick Out The Jams</em>, kick out the jams motherfuckers!!!<br />
·    Jacobites: <em>Robespierre&#8217;s Velvet Basement</em>, qua cambiamo radicalmente genere, chitarre che piangono e voci malinconiche, un mix che nuoce alla propria solarità</p>
<p><strong>Cosa pensate delle reunion di band vecchie o comunque morte da anni, che piovono insistentemente da qualche tempo?</strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Penso sia come qualcosa che vuoi riportare in vita nel tuo cervello e in un modo o nell&#8217;altro ce la fai, quando sei davanti a personaggi che han fatto la storia del genere. Ti vengono i brividi a pensare ai concerti, le persone che han conosciuto e specialmente il fatto che, qualche ora prima, ti stavi ascoltando un loro disco davanti una birretta e qualche ora dopo te li vedi di fronte! Non sono uno che si emoziona facilmente, ma a vedere veri e propri “stronzi” della musica mi si contrae il cervello.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ste Red Stripe</span>: Le reunion il più delle volte si rivelano come decisioni piuttosto azzardate, ma a volte delle piacevoli sorprese: basti pensare al panorama &#8217;77 UK punk; band come Slaughter and the Dogs, Stiff little Fingers, Rezillos, Boys, Buzzcocks etc&#8230; non tradiscono mai dal vivo e sono sempre energici, garantendo uno spettacolo all&#8217;altezza della loro fama. Altre volte è solo puro interesse economico e non è difficile rendersene conto.</p>
<p><strong>Trovate facilmente occasioni per suonare? Come definireste la situazione attuale del circuito live?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: In Italia siamo messi abbastanza male, e in particolare a Milano, se non fosse stato negli ultimi anni per il Mi-decay, che ha avuto il merito di ravvivare la scena e stimolare anche altri ad organizzare eventi alternativi, sarebbe francamente deprimente.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: D’altronde Milano è piena di fighetti&#8230;</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9823" title="foto4" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/foto4.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></strong><strong>Raccontateci il concerto più bizzarro o allucinante che vi è capitato di fare<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Direi quello di spalla a Glenn Matlock, quando il nostro cantante era&#8230;come dire &#8220;un po’ su di giri&#8221; ed è stato allontanato dal locale mentre noi della band ancora stavamo suonando&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Eh sì&#8230; eravamo tutti un po&#8217; nervosi e io ho cominciato a bere parecchio; a un certo punto il microfono ha avuto dei problemi, così l&#8217;ho lanciato dall&#8217;altra parte della sala, scatenando una furiosa reazione del buttafuori che mi ha sollevato di peso cercando di trascinarmi fuori dal locale. Non so come sono riuscito a tornare sul palco e finire il concerto.</p>
<p><strong>Beatles o Stones? E perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Stones! in particolare i primi album con Brian Jones, il mio preferito è sicuramente  <em>Their Satanic Majesties Request</em>, i suoni tossici e imprevedibili mi tirano scemo!<br />
<span style="text-decoration: underline;">Davide</span>: Beatles per il semplice fatto che in casa mia, fin dall&#8217;infanzia, giravano solo i loro vinili.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per il talento, voci e capacità compositiva sicuramente i Beatles, gli Stones dal canto loro avevano una maggiore carica sul palco, quindi Beatles da studio e Stones dal vivo!</p>
<p><strong><em>Nuggets </em>o <em>Back From The Grave</em>? E Perché?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Pur essendo un vero estimatore di <em>Nuggets </em>ti dico che preferisco <em>Back From The Grave</em> come concetto, c’è un vero lavoro di riesumazione dietro ai vari volumi di pezzi più o meno interessanti mai venuti alla luce prima. Menzionerei anche <em>Pebbles</em>, <em>Desperate Rock’n’Roll</em>, e <em>Stompin’</em>&#8230;<br />
<span style="text-decoration: underline;">Seba</span>: Domanda difficile. Ma anche io dico <em>Back From The Grave</em>! Quelli erano tempi scuri e grezzi. Sembra la trama di un film ma è proprio cosi! Fuzz che ti scioglie il pensiero, voci da strizzata di palle&#8230; fantastico!”.</p>
<p><strong>Qualcuno di voi colleziona dischi? E quale è il vostro rapporto con la musica: una passione, un passatempo, un divertimento, un&#8217;ossessione&#8230;?</strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
Seba</span>: Si, io e Riccardo spesso e volentieri andiamo a cercare dischi interessanti da comprare. Il rapporto con la musica è un&#8217;ossessione pura. Sono sempre alla ricerca di band dimenticate nel tempo.</p>
<p><strong>Chi volesse contattarvi e magari ordinare il vostro cd promo, come può fare?<br />
</strong><span style="text-decoration: underline;">Ric</span>: Per ora non abbiamo mai fatto banchetti ai nostri concerti ma a ogni live chiunque ne avesse il desiderio può venircelo a chiedere personalmente, capita sempre di averne dietro una copia; oppure può contattarci sul nostro <a href="http://it-it.facebook.com/pages/The-Beatbreakers/160161670684622" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Facebook</span></a></p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F15729327" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/wednesday-night">Wednesday Night</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945579" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/alien">Alien</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
<p><object height="81" width="100%"><param name="movie" value="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param> <embed allowscriptaccess="always" height="81" src="http://player.soundcloud.com/player.swf?url=http%3A%2F%2Fapi.soundcloud.com%2Ftracks%2F25945781" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"></embed></object>  <span><a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1/twelve-o-five">Twelve o&#8217; Five</a> by <a href="http://soundcloud.com/the-beatbreakers-1">The Beatbreakers.</a></span> </p>
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		<title>Mad Max, punk e wave glaciale</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 16:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Valentini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La parola ai Words And Actions per un tuffo scomposto nella coldwave degli Eighties]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/WAA-live.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9647" title="WAA live" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/WAA-live.jpg" alt="" width="350" height="467" /></a>Abbiamo conosciuto quest&#8217;anno i <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.facebook.com/wordsandactions" target="_blank">Words And Actions</a></span> di Alessandria, un duo di coldwave in puro stile anni Ottanta, che ha sfornato nel giro di pochi mesi due nastri (<em><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/2011/10/words-and-actions-cant-feel-recensione/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Can&#8217;t Feel</span></a></em> e <span style="text-decoration: underline;"><em><a href="../2011/06/words-and-actions-life-of-farewells-recensione/" target="_blank">Life Of Farewells</a></em></span>). Roba intrigante e filologica, che striscia nei liquidi oscuri del gothic rock, della EBM, della wave, dell&#8217;elettronica pionieristica &#8211; il tutto con uno spirito ombroso, romantico e glaciale al contempo.</p>
<p>Ci hanno colpito molto e li abbiamo contattati per una breve chiacchierata, un classico botta e risposta via email (a parlare è Lace), per sapere un po&#8217; di più sul loro conto. Eccola.</p>
<p><strong>Domanda classica per rompere il ghiaccio: come/quando è nato il progetto WAA? Avevate altre esperienze musicali simili alle sonorità che proponete?<br />
</strong>Il tutto ha avuto inizio nel 2010. In realtà erano già 2-3 anni che volevo mettere su un gruppo “anni 80”, ma non trovando musicisti adatti la gestazione è stata più lunga del previsto. Per quanto riguarda le nostre esperienze musicali pregresse, beh in realtà non abbiamo assolutamente la formazione che ti potresti aspettare. Nel nostro passato e presente abbiamo suonato svariate cose, death/thrash metal, math rock, prog, dubstep, hardcore, cybergrind, emocore, pop-punk, hip hop, sludge e forse qualcos&#8217;altro.</p>
<p><strong>Da dove deriva la vostra ispirazione musicale, con esattezza?</strong><br />
L&#8217;atmosfera che cerchiamo di ricreare è quella tipica della scena coldwave francese. Fondamentalmente è un sotto-genere della darkwave, caratterizzato da sonorità più ruvide e glaciali e da un piglio per certi versi molto epico direi. A suo modo è un genere molto romantico (nel senso serio del termine). Partendo da questa base cerchiamo anche di inserire la fisicità e l&#8217;immediatezza della primissima scena EBM (DAF, Front 242, Nitzer Ebb per citare qualche nome).</p>
<p><strong>Come vi dividete i compiti in fase di composizione, registrazione e live? In pratica, chi fa cosa?<br />
</strong>Al momento io mi occupo della composizione e della registrazione. In sede live io canto mentre Paolo suona le parti di synth.</p>
<p><strong>Che tipo di strumentazione usate? Siete per il vintage old school o emulate con software e computer?<br />
</strong>Una strumentazione tipo <em>Mad Max</em> direi&#8230; live sulla voce uso un pedale per basso, Paolo usa una tastiera il cui segnale viene processato da una pedaliera per chitarra, la drum machine esce fuori da un iPod e il tutto entra in un mixerino quattro canali della Behringer.</p>
<p><strong>Capitolo registrazioni: come lavorate e con che strumentazione?<br />
</strong>Anche sotto questo aspetto direi che siamo piuttosto punk, ovvero ci siamo sempre arrangiati con quello che avevamo in casa. I suoni sono prodotti con una vecchia tastiera Casio regalatami all&#8217;età di 10 anni e fatti passare attraverso un pedale che simula un delay analogico con modulazione. La registrazione avviene su un mio vecchio computer, con sequencer, programmi di editing e mastering che ormai non userebbero neanche nella Corea del Nord. Ma alla fine per tirare fuori il suono giusto serve molto di più un orecchio allenato che non l&#8217;ultima versione aggiornata del programma di turno. Poi nel nostro caso il lo-fi non è una scelta ma una necessità del genere.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/Foto_cassetta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9649" title="Foto_cassetta" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/Foto_cassetta.jpg" alt="" width="350" height="263" /></a>La scelta di diffondere la vostra musica solo su cassetta è interessante; secondo voi ci sono ancora molti appassionati che possiedono una piastra per ascoltare i nastri? Avete difficoltà a trovare le cassette per le vostre produzioni?<br />
</strong>Da bravi nerd abbiamo optato per il supporto filologicamente più coerente con il tipo di musica. Inoltre gli appassionati di questo genere hanno quasi sempre una piastra per musicassette, anche perché molte release dell&#8217;epoca erano proprio su tape. Le cassette vergini le prendiamo da una ditta inglese specializzata in questo genere di prodotti.</p>
<p><strong>Come funziona per quanto riguarda le occasioni di suonare: fate concerti spesso o con facilità? E con chi vi capita di suonare?<br />
</strong>La situazione concerti è abbastanza complessa, pochi locali, poca organizzazione, poco pubblico. Noi per fortuna suoniamo un genere di nicchia e in quanto tale abbiamo un pubblico piuttosto attento, che viene volentieri ai concerti, che ti compra il disco e che magari indossa anche la tua maglietta. Comunque mi ricordo che negli anni Novanta era tutto molto più semplice e organizzato, anche la più sfigata città di provincia aveva almeno un locale o un centro sociale con uno o due concerti a settimana. Negli ultimi 10 anni invece c&#8217;è stato un netto declino del mondo delle sottoculture musicali, con ben poche eccezioni. Con chi ci capita di suonare? Beh dipende un po&#8217; da chi organizza, fondamentalmente sono due i circuiti che si stanno interessando a noi, uno più strettamente legato all&#8217;universo dark e uno più vicino al mondo indie.</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/logo_waa_facebook.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9653" title="logo_waa_facebook" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/11/logo_waa_facebook.jpg" alt="" width="180" height="280" /></a>L&#8217;aspetto grafico/artistico è importante nel progetto WAA; raccontateci le suggestioni che ispirano il vostro immaginario visivo, magari approfondendo il discorso dei poster (perché, in quanti esemplari li stampate, come vengono realizzati, significato e messaggio&#8230;).<br />
</strong>Ho sempre pensato che l&#8217;aspetto visuale non fosse affatto separabile dal discorso musicale. Il fascino che può esercitare un genere è sempre legato indissolubilmente all&#8217;immaginario che è in grado di (ri)evocare. Nello specifico trovo che la nostra musica si possa coniugare perfettamente con un tipo di grafica che mi è sempre piaciuta, ovvero quella delle cosiddette avanguardie storiche novecentesche, più precisamente nelle sue incarnazioni russe e olandesi (suprematismo, neoplasticismo, costruttivismo). I nostri poster sono in cartoncino colorato, l&#8217;unico inchiostro utilizzato è il nero e vengono stampati in poche copie numerate. A <a href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.147231455344769.34232.134090966658818&amp;type=3" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">questo link</span></a> potete vedere qualche foto e avere qualche informazione in più.</p>
<p><strong>Il titolo &#8220;Seven Churches&#8221; nel vostro ultimo lavoro mi ha fatto sperare per un istante che aveste fatto una cover dei Possessed&#8230; la domanda è: avete in scaletta qualche cover? Se sì quali, se no perché?<br />
</strong>Anch&#8217;io quando stavo caricando quel brano su YouTube e ho visto che i vari suggerimenti linkavano tutti ai Possessed mi sono preso bene, ahahah. No al momento non abbiamo cover in scaletta anche se in futuro non ci dispiacerebbe provare a mettere qualcosa, magari un pezzo dei Darkthrone.</p>
<p><strong>Esiste una scena coldwave revival o vi reputate un episodio bizzarro nel panorama attuale?<br />
</strong>Diciamo che indiscutibilmente negli ultimi anni c&#8217;è stato un notevole ritorno a sonorità tipicamente 80&#8242;s. Sull&#8217;argomento credo possa essere molto interessante un libro che non ho ancora trovato il tempo di leggere, <em>Retromania. Musica, cultura pop e la nostra ossessione per il passato</em> di Simon Reynolds, nel quale mi pare si discuti proprio dell&#8217;apparentemente inarrestabile (e a suo parere piuttosto negativa) tendenza attuale al recupero e al saccheggio di suoni e atmosfere dal passato. Diciamo che da musicista mi pongo meno questo tipo di problema, nel senso che almeno in questo aspetto della mia vita cerco di non razionalizzare più di tanto. Mi piace questa musica, faccio questa musica. Nel panorama internazionale attuale c&#8217;è sicuramente una scena “minimal wave” che raccoglie anche i gruppi più vicini alla coldwave e sicuramente c&#8217;è un crescente interesse anche per la dimensione live di questa sottocultura. Ovviamente non possiamo che esserne contenti.</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/5xjYjJjESIQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Mastro Umberto tra il sole e il deserto</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 08:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuel Graziani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un nuovo lavoro per Umberto Palazzo - il primo solista - con le mani e l'ispirazione ad affondare nella terra aspra di un meridione dell’anima. Recensione e mini-intervista...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/cover-disco-Umberto-Palazzo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9388" title="cover disco Umberto Palazzo" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/cover-disco-Umberto-Palazzo.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Umberto Palazzo – <em>Canzoni della notte e della controra</em> (Discodada, 2011)<br />
</strong><br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Palazzo" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Umberto Palazzo</span></a> l’ho incontrato la prima volta una decina d’anni fa. Per caso. Eravamo in un clubbino rock della mia città. Lui stava facendo girare dischi su in consolle. Io stavo facendo girare gin tonic giù nell’intestino. Era un periodo nel quale mi sa che tutti e due, più o meno faticosamente, stavamo rimettendo assieme pezzi delle nostre vite.</p>
<p>Ricordo che quando ci scambiammo due parole ero già abbastanza su di giri. Giri che aumentarono allorché mi disse che stava per uscire un nuovo disco del rinnovato <a href="http://www.myspace.com/santonienteband"><span style="text-decoration: underline;">Santo Niente</span></a>. A quell’ora nel fumoso clubbino erano rimasti solo i baristi, le consuete mosche da bar e il deejay. Così, in qualità di barfly titolare a cui si perdona un po’ di molestia alcolica, iniziai a pressarlo per fargli metter su un pezzo del nuovo disco del Santo Niente di cui mi aveva parlato (l’EP <em>Occhiali scuri al mattino</em>, uscito nel 2003 su Black Candy). Umberto mi disse anche che era da poco tornato a vivere quaggiù ma non a Vasto, la sua città natale, bensì a Pescara. Mi fece molto piacere quell’incontro, e ancor più venire a sapere di un altro figliol prodigo tornato all’ovile.<br />
Da quella sera ci siamo rivisti negli anfratti del rock provinciale e cafone (non è un’offesa, ma una citazione di Silone) più di una volta, scambiando sempre veloci e amabili chiacchiere.</p>
<p>Umberto mi piace perché è un po’ come me: riservato e inadeguato il giusto, ma deciso e incazzuso quando serve. Dal punto di vista musicale l’ho sempre apprezzato. Senza mettermi qui a fare la cronistoria della sua lunga carriera, basti ricordare che negli anni ’80 ha suonato nella band neo sixties <a href="http://www.discogs.com/artist/Ugly+Things?anv=Ugly+Things%2C+The" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Ugly Things</span></a>, a seguire negli <a href="http://www.discogs.com/artist/Allison+Run" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Allison Run</span></a> per poi fondare i <a href="http://www.massimovolume.it/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Massimo Volume</span></a>.<br />
Nella seconda metà degli anni ’90 ha raggiunto l’acme della “fama” con Il Santo Niente, ma senza avvicinarsi neanche lontanamente al successo dei vari Afterhours, Marlene Kuntz, CSI, ecc. Dopo un lungo stop, nel 2003, tornato Pescara si è rituffato di testa nella mischia della musica in tutte le sue forme (suonata, scritta, deejayiata). Tanto per dire, da dj ha educato un par di generazioni di forti e gentili pischelli abruzzesi che si andavano a tritare di alcol al Wake-Up, un ottimo live-club purtroppo appena chiuso. Nella città di D’Annunzio, Flaiano e Rocco Siffredi (che in verità è di Ortona, ma ci stava bene) Umberto ha fatto resuscitare Il Santo Niente e, non pago, s’è inventato pure la variante strumentale dal sapore mariachi-tex mex, <a href="http://www.myspace.com/santonada" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">El Santo Nada</span></a>, con cui ha di recente dato alle stampe l’apprezzato esordio autoprodotto <em>Tuco</em>.</p>
<p>Ora arriva, finalmente, il suo primo album solista che affonda entrambe le mani nella terra aspra di un meridione dell’anima prima che geografico. Un album dal titolo caposseliano, dichiaratamente low profile eppure magniloquente, passatemi il termine. Nel presentarlo lo stesso Umberto minimizza un po’: “Ho iniziato a realizzare quest’album mentre lavoravo ad altri progetti, cioè il disco nuovo del Santo Niente e quello del Santo Nada. L’idea di base è quella di fare un disco pre-rock, una specie di &#8216;what if rock never happened&#8217;&#8221;.<br />
Insomma, una cosa fatta senza fretta, nei ritagli di tempo, in perfetta solitudine: “Ho praticamente suonato e registrato tutto da solo” &#8211; senza batteria (“nell’unico pezzo con la batteria c’è Gianluca Schiavon, ma non lo sa, perché ho recuperato la sua traccia da delle vecchie registrazioni”), ma con un’infinità di suoni e rumori percussivi (“Ho cercato strumentazioni atipiche per spostare la cosa fuori dal tempo. Le percussioni sono fatte quasi tutte con pezzi di metallo, sul modello degli Einsturzende Neubauten”), che danno colore, anima e, soprattutto, allontanano il pericolo del cantautore triste con la sua chitarrina acustica arpeggiata e stracciacoglioni.</p>
<p>Come ho anche detto a Umberto, dopo il primo fulmineo e fulminante ascolto nel disco c&#8217;ho sentito subito Piero Ciampi, la musica popolare del mezzogiorno, Crime and the City Solution, Tom Waits, Ennio Morricone, Nikki Sudden, Tindersticks, certe cose più acustiche dei Love and Rockets e persino Federico Fiumani.<br />
Ma ascoltandolo per bene nel disco c’ è molto, molto di più. C’è il sole al tramonto della surf-music, la sabbia sottile del deserto, il folk scarnificato che si fa blues, la musica greca, l’eleganza raffinata di Bruno Martino, il ghiribizzo di Renato Carosone, la forza imperiosa di Domenico Modugno e un’attitudine post-punk da far venire i brividi lungo la spina dorsale.</p>
<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/palazzo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9398" title="palazzo" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/10/palazzo.jpg" alt="" width="280" height="392" /></a>Le fregole partenopee di “Café Chantant” sbriciolano in soli quattro minuti tutti i miei preconcetti sulla musica tradizionale napoletana. L’incedere marziale di “La luce cinerea dei led” tradisce il solido background alt-rock di Umberto che nel ritornello si scioglie in un lungo abbraccio verso la musica popolare italiana dei ‘50/’60: quella stessa musica che esplode in “Luce del mattino” dove persino quando canta “sha la la la lalla” mostra una profondità sconosciuta a molti autori della canzonetta italiana. “Acchiappasogni” ha un testo poetico di eccellente livello e un gran mood alla De Gregori: il bacio in fronte glielo dà poi la voce effettata e conturbante di Tying Tiffany che ci accompagna quasi cullandoci con la complicità di una musica dolcemente ipnotica. “Aloha”, già pubblicato nell’ultimo disco del Santo Niente in una versione “abbozzata”, è un pezzo che qui viene completato come meglio non si sarebbe potuto. Immaginate l’oriente che passa da Napoli per correre incontro a Washington DC. “La controra” è in assoluto il mio brano preferito e non solo perché è quello più marcatamente rock con una bellissima “batteria rubata” come ci ha confessato Umberto. Il verso “Godmorning Italia” e i 40 secondi finali gli valgono da soli la medaglia d’oro.</p>
<p>Già mi sono dilungato troppo, quindi la faccio breve. <em>Canzoni della notte e della controra</em> è la migliore prova artistica di sempre di Umberto Palazzo. Da oggi in poi, per quel poco che può interessare, lo chiamerò &#8220;mastro&#8221; (non &#8220;maestro&#8221; che mi sta sul cazzo tanto quanto “dottore”, ché i “dottori” sono quelli che stanno in ospedale e i “maestri” quelli che stanno a scuola). Mastro nel senso letterale di artigiano altamente specializzato.</p>
<p>A mastro Umberto gli ho posto tre domande tre, che in realtà sono mie curiosità. Eccole.</p>
<p><strong>Come hai vissuto nella fase di preparazione e come stai vivendo ora che è uscito questo album, alla luce della tua lunga e “piena” carriera discografico-musicale?<br />
</strong>La fase di preparazione è stata un momento di sospensione nella mia vita, una zona crepuscolare e di passaggio. Uno di quei momenti in cui, per aver tanto faticato, ti senti autorizzato a vivere senza sentire troppo il peso delle responsabilità. Il momento dell&#8217;uscita del disco è sempre molto emozionante e ogni disco porta sempre un cambiamento nella vita del suo autore, ma non posso dire cosa succederà, perché si scatenano sempre sia energie positive che negative.</p>
<p><strong>Mi ha incuriosito che nel testo di “Metafisica”, nello strumentale “La marcia dei basilischi” e nel pezzo &#8220;La Controra&#8221; tu abbia omaggiato apertamente il primo film-capolavoro di Lina Wertmuller…<br />
</strong>La voce fuori campo all&#8217;inizio del film della Wertmuller (<em>I Basilischi</em>) fa un elogio della controra (l&#8217;allucinazione post prandiale del sud) da cui è scaturita l&#8217;idea di questo lavoro, un&#8217;idea che credo sia germogliata nella mia testa almeno una decina di anni fa, anche se ho capito come avrei potuto realizzarla concretamente solo grazie all&#8217;esperienza El Santo Nada. La colonna sonora di quel film non a caso è di Ennio Morricone ed è da brivido. Credo che il prossimo passo e corollario di questo lavoro sarà rendere un omaggio diretto al Maestro, che considero il Bach dei nostri tempi, e a questo film.</p>
<p><strong>Nel disco ci sono pochi ospiti (ma buoni). Il mio orgoglio teramano ha fatto capriole quando ho letto i nomi di Luca D’Alberto e Sandra Ippoliti… vuoi spendere due parole su di loro?<br />
</strong>Mi ritengo molto fortunato che il caso mi abbia portato a vivere nella stessa zona di due musicisti così grandi. Luca è un giovanissimo, ma già affermato musicista di formazione classica, ma pur essendo pluripremiato nei concorsi di settore, è quanto di più distante si possa immaginare a riguardo di uno studente del conservatorio. Ha un piglio da rocker consumato, una personalità vulcanica e mentalità d&#8217;avanguardia. Il suo strumento d&#8217;elezione è la violectra, una viola elettrificata a sei corde suonata in un ampli valvolare, una vera arma da guerra. Il suo progetto principale è un duo che si chiama Ex-Wave e si sta parlando parecchio del loro disco <em>Plagiarism</em> in questi giorni. In una traccia (&#8220;Wonderland&#8221;) canta Astrid Young, che è la sorella di Neil, quel Neil Young. Un altro suo progetto è a metà con Xabier Iriondo. Ma quello che più conta è che Luca sia uno di quei rarissimi musicisti che sono vicini alla pura fonte della musica, esseri che sono fontanili della grande vena sotterranea originaria. Mi sono bastate due note ascoltate su YouTube per rimanere senza fiato. La sua presenza illumina &#8220;Café Chantant&#8221; e tutto il disco. E per Sandra Ippoliti il discorso è molto simile, ma, a differenza di Luca, Sandra non ha un&#8217;educazione musicale ortodossa, però la sua voce è fra gli strumenti più preziosi che io conosca ed è la mia cantante preferita. Sandra è una cantautrice, e solo quest&#8217;anno si è decisa a pubblicare il suo disco d&#8217;esordio che però ha già qualche annetto sulle spalle. Nel frattempo Sandra è enormemente cresciuta e da lei mi aspetto grandissime cose. La nostra collaborazione era iniziata prima di <em>Canzoni della notte e della controra</em> con la realizzazione del singolo <em>Amara terra mia</em>, pubblicato per raccogliere fondi a favore de La Ciudad, un&#8217;associazione culturale aquilana post-terremoto. Spero che intorno a questo pezzo, secondo me un piccolo capolavoro, possa al più presto agglomerarsi un lavoro organico, perché sarebbe veramente un peccato lasciarlo lì, povero pellegrino.</p>
<p><center><iframe width="480" height="355" src="http://www.youtube.com/embed/HDWdv57CS7Q" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></center></p>
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		<title>Generazione Razor</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 14:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hugo Bandannas</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scum, hate rock, punk &#038; metal made in Baggio. Se GG Allin avesse mangiato risotto allo zafferano e bevuto Bonarda si sarebbe chiamato Razorboy. E noi l'abbiamo intervistato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/razorboy.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9069" title="razorboy" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/razorboy.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><a href="http://www.reverbnation.com/razorboyhaterock" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Razorboy</span></a> ha il physique du rôle del trafficante d’armi ceceno &#8211; questo basterebbe a fargli guadagnare di diritto un posto sotto vetro, nella bacheca dei rocker duri e puri. Si aggiunga un innato disgusto per gli Stooges &#8211; in un&#8217;epoca in cui tutti si sciacquano la bocca con l’ormai super coccolata combriccola di Iggy &amp; soci &#8211; e, per finire, un viscerale trasporto ai confini con il patologico per lo scum rock, da GG Allin in giù.</p>
<p>Lo incontro nel cuore di Baggio vecchia, nella Milano bonificata ma un tempo decrepita e malfamata &#8211; dove crimini e misfatti si sono consumati fino a qualche anno fa. Ora la zona gode di buona salute, intaccata solo a tratti dalle bottiglie spaccate fuori dal locale gothic dark Zoe e dai decibel sparati dal “ragazzo rasoio” che abusa a manetta dei Pantera, duellando con il vicinato per scacciarne i fantasmi karaokiani.<br />
Mi accoglie stravaccato sul suo divano di pelle, con la barba incolta, due lenti affumicate a coprire i segni di chissà quante notti insonni e un&#8217;improbabile camicia hawaiana teschiata. Sorseggia whiskey d’annata e lo stereo rigurgita le tracce della sua ultima fatica, <em>Chainsaw Gutsfuck</em>.</p>
<p><strong>Sei orgoglioso dell’uscita del tuo disco anche negli States   ?</strong><br />
Più che per il fatto di dove fisicamente sia uscito il disco, sono contento dell’etichetta discografica&#8230; è la Mystery School records, di proprietà del bassista degli Antiseen &#8211; il mio gruppo preferito. Avevano già sentito alcuni brani del mio EP di tributo a GG Allin ed era piaciuto, quindi, appena finito il mixaggio di <em>Chainsaw Gutsfuck</em> ho mandato il tutto a sentire&#8230; piacuto, approvato, fatto assieme.</p>
<p><strong>Il suono  di <em>Chainsaw</em> sembra un ibrido tra i Ramones e i Motorhead: quanto è consapevole questa scelta?<br />
</strong>Qualsiasi gruppo pseudo-intellettuale e ben vestito ti direbbe che il loro suono non è influenzato da nessuno e che i pezzi vengono così, in base al loro stato cosmico o cazzate del genere&#8230; io ti dico: “esatto”. In effetti il mio scopo era quello di unire le due cose, la potenza dei Motorhead con le strutture semplici e classiche che hanno caratterizzato le canzoni dei Ramones in tutti i loro dischi. Di fatto volevo creare un punto di incontro tra il punk e il metal.</p>
<p><strong>I tuoi brani, seppur molto ruvidi e potenti, mantengono anche nei momenti più duri un imprinting melodico; in che meandro di Razor si cela questo amore per i neomelodici?</strong><br />
Sono attratto dalle canzoni melodiche. Non sono abbastanza intelligente per ascoltare musica complicata, la canzone deve aver ritornelli orecchiabili, sennò non mi prende, non mi rimane in testa e quindi me ne dimentico. Solo che alla melodia amo aggiungere suoni ruvidi, cantati gutturali e testi senza alcun spessore. Potenza e semplicità, un po’ il discorso di prima&#8230; Motorhead e Ramones!</p>
<p><strong><a href="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/razorbath.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9072" title="razorbath" src="http://www.blackmilkmag.com/bm/wp-content/uploads/2011/09/razorbath.jpg" alt="" width="367" height="244" /></a>Il tuo disamore per gli Stooges è soltanto una provocazione o per te c’era davvero qualcosa di marcio nella Detroit fine anni Sessanta?<br />
</strong>Tasto dolente: prima o poi qualcuno mi spara&#8230; hahahaha! Sinceramente è solo una questione di gusti. E non mi stanno neanche simpatici. Ma al di là di questo, non mi piacciono proprio e non lo dico certo per provocare qualcuno (però se avessi detto che non mi piacciono i Dire Straits, nessuno avrebbe fatto polemica). Come disse Madonna parlando dei Beatles: “Non mi sono mai piaciuti, è forse una colpa?”</p>
<p><strong>Cosa puoi dirci della splendida copertina del tuo lavoro?</strong><br />
E&#8217; stata fatta da una bravissima illustratrice di nome Gnubby. Io le ho detto solo cosa più o meno volevo: di fatto è tutta opera sua! Rappresenta un tipo che taglia a pezzi un po’ di gente con una motosega, ovvero: <em>Chainsaw Gutsfuck&#8230;</em></p>
<p><strong>Cosa pensi del fatto che ormai l’immaginario rock è così ripulito e fighetto? Voglio dire&#8230; la tossicità ha cambiato strada. Non pensi sia un po’ rivoltante il fatto che ormai siano i preti a indirizzare gli adolescenti al rock per tenerli lontani dai guai?<br />
</strong>Ah, non so, non frequento tanto l’ambiente dei preti, quindi a me di dischi rock non me ne hanno fatto sentire nemmeno uno&#8230; una volta però un poliziotto mi ha regalato un cd dei Van Halen. Tutto qui. Sinceramente non ho una mia idea a riguardo, non mi interessa e quindi non mi pongo nemmeno il problema.</p>
<p><strong>Hai in mente un tour promozionale a breve?</strong><br />
Per ora solo la presentazione del disco il 24 settembre al TNT di Milano, ma sicuramente poi farò un giretto per locali d’Italia/Europa per cercar di vendere qualche cd!</p>
<p><strong>Sei l’unica persona che ho visto tracannare del centerbe (80% alcool!) come fosse acqua piovana: dove è il trucco?</strong><br />
Devo digerire dopo cena e il mio stomaco va un po’ a rilento&#8230;</p>
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