Occhio all’imperatore Nicke
Post pubblicato da: Manuel Graziani il 07 September 2010 - 53 posts su Black Milk Magazine.
Imperial State Electric – s/t (Psychout, 2010)
Pure nel rock, strano macrocosmo in cui regna sovrana la soggettività, ogni tanto un pizzico d’oggettività è d’obbligo. Questo per dire che a Nicke “Royale” Andersson un posto in prima fila nel paradiso del rock’n’roll non glielo può togliere nessuno. E lo dico al di là dei gusti personali, visto che personalmente ‘sti nordici con orrendi cappelli da carabiniere a coprire il bulbo unticcio, non li ho mai troppo digeriti.
Col passare delle primavere l’immarcescibile rocker svedese si è diviso sempre più tra hard e (power)pop e questo nuovo parto discografico – che nelle intenzioni iniziali doveva essere un album solista, ma poi è diventato l’album di una vera band – ne è una sintesi esemplare, nel bene (leggasi irruenza) e nel male (ovvero nel suono a volte troppo levigato).
C’è da sbizzarrirsi volendo fare il gioco degli incroci, tanto cari a noi scribacchini. Beatles e Alice Cooper? Byrds e Sex Pistols? Kiss e Cheap Trick? Ramones e Rolling Stones? In verità c’è tutto questo e anche di più. Soprattutto c’è la sacra trimurti del r’n’r mestiere-sudore-entusiasmo che evoca pesanti limonate sotto il palco.
Ascoltando l’esordio lungo degli Imperial State Electric si ha la netta sensazione del divertimento di teenager che suonano in cantina senza guardare l’orologio. Una piacevole sensazione a prescindere, ancor più piacevole visto che l’imperatore Nicke non si è circondato di quattro sprovveduti dopolavoristi ma, tra gli altri, di gente come Dolf De Borst dei Datsuns, Neil Leyton dei Dogs D’Amour e dei fidi compari Anders Lindström e Dregen con lui già negli Hellacopters.









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