Se ai Maiden serve una nursery
Post pubblicato da: Pietro Gaglianò il 24 August 2010 - 2 posts su Black Milk Magazine.
Iron Maiden, @ Villa Manin, Codroipo (UD), 17/08/2010
Villa Manin è una figata costruita nel nulla vicino a Udine. Immensa, immersa nel verde, con un parco meraviglioso e fiorito. Il palcoscenico ideale per le invasioni barbariche del capelluto popolo del metallo vecchia scuola, quella NWOBHM che mai passerà di moda in saecula saeculorum, e amen. Peccato solo che entri in questo ameno luogo di cavalcate britanniche e ti ritrovi bimbi zompettanti con maglietta di Killers d’ordinanza, seguiti a ruota da papà in camicia a righe, cappellino, panino e birretta. Poi ne trovi qualcun altro appena sputato fuori dalla culla, e poco deambulante, sulle spalle di uomini coi capelli bianchi e pensi sia il segno inequivocabile dell’Apocalisse o che davvero dagli anni Ottanta a oggi di acqua (e birra) sotto i ponti dei Maiden ne è passata tanta e siamo allegramente qua per un revival collettivo e multigenerazionale.
Servirebbe una nursery, per tutti.
Infatti hanno issato il palco ad altezza di bambino, prendendo la misura di Gardaland e dicendo “Ok, sì ragazzi, a un metro e mezzo può bastare”. Bastare una ceppa di minchia: poco più di dieci anni fa ad un Gods of Metal mi trovavo a una distanza siderale dal palco, ma il buon Ozzy lo vedevo bello panzuto. Oggi mica so dirvi se Steve Harris fosse lì, che razza di basso vibrasse fra le mani o come fosse vestito, posto che a qualcuno interessi (anche se voci circostanti dicevano assomigliasse a un AC/DC, canotta e braghino corto da scolaretto).
Ah sì, le voci. Perché giustamente mica pretendo di andare a un concerto e tornare con l’otite, che poi nei giorni a seguire non sento nulla se non un fischio continuo nelle orecchie. Però qualche decibel in più ce lo potevano mettere, cazzo. Va bene che così svegliamo i bimbi che dormono, va bene che in Italia fanno leggi per abbassare i volumi ai concerti e viceversa nessuno tace mai. Però…
Fortunatamente i ragazzi dietro di me si sgolavano per bene ed erano intonati. Se no chi sentiva quel che cantava Dickinson? Il quale – per inciso – s’è dimenato molto, s’è arrampicato molto, ha corso molto, s’è divertito molto e urlato almeno quindici volte “Scream for me Udine! Scream for me Italia!”, con inevitabile crescendo di falsetto. E va be’, sì, ho urlato pure io. Ma sottovoce, se no svegliavo il pargolo sulle spalle del babbo a fianco.
Tutto qui? Recensione finita? No, su Setlist.fm vi andate a vedere la scaletta, davvero bella, pescata più spesso nel torbido passato che nel meno fantasioso presente. E noterete un’altra cosina bella bella: han suonato circa un’ora e mezza effettiva. Dalle nove meno dieci alle dieci e mezza, quasi come i Coldplay, nientemeno.
Ma si sa, dopo bimbi mamme e papà vanno tutti a nanna, assieme al popolo del metallo.
Gentilmente, una nursery per i Maiden. Grazie.
[Foto di bastonate.wordpress.com]









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