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L’altra Milano dell’altro Millennio

25 July 2010 One Comment

Post pubblicato da: Andrea Valentini il 25 July 2010 - 351 posts su Black Milk Magazine.

Milano Otherwise, di Matteo Pellegrini (1989/90)

Un documento di cui ignoravo l’esistenza fino a pochi mesi orsono, che fotografa – nel formato di interviste più protoclip – quattro formazioni milanesi dell’area underground/garage/Sixties/psych tra il tramonto degli Ottanta e l’alba dei Novanta (purtroppo non si riesce a dedurre con esattezza l’anno).

Quattro lunghe istantanee in bianco e nero che hanno il sapore di quella Milano che tanto odiavo (e continuo a farlo, con la differenza che ora ci abito anche) negli anni Ottanta e Novanta, coi suoi squarci opachi, della stessa consistenza dell’eroina tagliata male da sniffare, col dolce/acido delle Ceres a 2500 lire l’una prese la mattina al bar.
E detta così sembra una roba da cui è meglio tenersi lontani. A onor del vero l’avrei pensato, probabilmente, anche io fino a una decina d’anni orsono. Ma ora tutto ciò mi affascina e vedo, in queste cartoline da una Milano fetente e decadente, schegge che ho un po’ vissuto, un po’ sfiorato e che – chi l’avrebbe mai detto – con la maturità (?) dei 40 anni riesco a gestire anche emotivamente.

E’ innegabile che una certa sbruffoneria (ora striata di candida ingenuità, ora semplicemente di arroganza) dei gruppi immortalati a tratti risulta lievemente fastidiosa ancora oggi, ma alla fine a vincere è il fascino di questo viaggio nel tempo – oltre che la qualità delle band e la consapevolezza che alla gioventù si perdonano queste cose… ed è un dovere sacrosanto farlo. Ci sono gli psichedelici e wannabe professional Peter Sellers and the Hollywood Party, i mod anfetaminici The Pow (con la loro milanesità molesta, ma un tiro pazzesco), i neo-Sixties Acid Flowers (bravi, ma naif e impacciatissimi ai limiti del buffo) e – infine – i Ritmo Tribale prima della fama, col loro rock sanguigno, un atteggiamento molto alla mano e un Edda (mi si perdoni l’onestà) fatto come una scimmia e perso in un delirio di umorismo oppiaceo.

Un bel documentario, dunque: forse non facilmente reperibile (a tal proposito ringrazio Elisa per l’aiuto), ma che merita qualche piccolo sbattimento o questua. Se conoscete un po’ la Milano anni Ottanta sarà una specie di madeleine assassina – nel bene o nel male; se non la conoscete, vi godrete la musica.

One Comment »

  • gab said:

    Sa che c’ho sempre creduto, ma continui a stupirmi per come la tua penna ruota intorno alle parole. Ora mi guardo tutto

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