Creazione meccanica, di nome e di fatto
Post pubblicato da: Andrea Valentini il 12 June 2010 - 537 posts su Black Milk Magazine.
Mechanical God Creation – Cell XIII (Worm Hole Death, 2010)
Metallo della morte. Questo è il campo di gioco dei lombardi Mechanical God Creation, sulle scene da circa quattro anni e con un curriculum non proprio da buttare, alle spalle (l’immancabile papiro con le info per la stampa parla di un’apparizione al Gods of Metal 2007, un tour europeo e uno slot al Metalcamp Festival 2008 in Slovenia).
Ma lasciamo stare il medagliere, concentriamoci sull’aspetto musicale. Death metal, dunque, è il genere. Un death assai tecnico con qualche sfuriata lievemente hardcore/metalcore, prodotto con una notevole pulizia e violenza sonora (in effetti lo zampino del Signor Dott. Lup. Mann. Cav. di Gran Croce Azzali – alias mr Alpha&Omega – si sente). Ovviamente non si può omettere la citazione di rigore alla vocalist Lucy, che condisce il tutto con una sarabanda di growl, lamenti satanici, gorgoglii infernali e scatarrate sulfuree degne di una posseduta all’ultimo stadio – una prestazione sorprendente, se non altro per la sua coloritura estrema.
Il lato dolente di questo disco e di questa band – almeno per me che sono legato al metal estremo nella sua accezione thrash e protoblack anni Ottanta – è una palpabile monotonia. Certo, i MGC randellano, esplodono, corrono a mille all’ora, ti fanno a polpette, sputano fiamme da tutti gli orifizi… ma dopo pochi minuti la violenza continua e ininterrotta diventa fine a se stessa. E’ come battere la testa ripetutamente sempre nel medesimo punto: dopo un po’ non senti più tutto il male delle prime volte.
Bravissimi e senza dubbio professionali, dunque, ma difettano troppo nella capacità di arpionare chi li ascolta.









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