Un Menghua con ghiaccio
Post pubblicato da: Andrea Valentini il 25 May 2010 - 537 posts su Black Milk Magazine.
The Menghua – s/t (autoprodotto, 2010)
Il trio vicentino The Menghua ha una formazione che, a livello di composizione, da sempre mi intriga: due chitarre e batteria, niente basso. Anche l’inizio della loro bio mi faceva ben sperare, visto che recita: “Inizialmente un power duo grezzo e melodico, scordato e rumoroso [...]“.
In realtà la band, che nel frattempo ha – appunto – guadagnato un terzo elemento, non è esattamente come me l’aspettavo dopo avere letto la presentazione. M’ero figurato (chissà perché) un suono più scassone e sgangherato, rock’n'roll, deragliante e pazzoide. In realtà avevo sbagliato tutto e mi sono trovato ad ascoltare sei onestissime tracce di noise rock/indie rock molto anni Novanta (immaginate la coda lunga di Sonic Youth, Pixies, Superchunk e tutti i big della decade di cui sopra).
Per carità, 100 volte meglio dell’esercito di mefitici gruppazzi neo-grunge (che si incazzano, se fai loro presente che la stessa roba è stata già fatta 15 anni fa e molto meglio), ma comunque non è esattamente la mia tazza di té. Diciamo che quando imbroccano la giusta combinazione tra rumore e melodia i Menghua sono godibili e si fanno ascoltare con piacere anche da me che non ho mai amato queste sonorità (all’epoca, parliamo del 1992-93, ci provai anche, comprando un po’ di dischi che uscivano: esperimento fallito).
Non c’è molto da aggiungere: se vi piace il noise rock con aperture melodiche, date loro una bella chance.
Un consiglio ai Menghua, però, lo vorrei dare: non scrivete che il vostro sound “ rifiuta ogni riferimento musicale preciso“… i riferimenti ci sono (non saprei quanto consci o meno, ovviamente). E non è assolutamente un male, anzi. Perché e anche bello e onesto sapere – e dire – da dove si arriva.









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