Arroganza r&r color cammello
Post pubblicato da: Manuel Graziani il 14 May 2010 - 53 posts su Black Milk Magazine.
Sorry Ok Yes – Rubberized (Halidon/Bloom, 2010)
I Sorry Ok Yes sono due giovani aretini, seppur milanesi d’adozione, arroganti nell’accezione sia positiva che negativa del termine. Tanto per dire, uno dei due si fa ritrarre con un montgomery color cammello e se non è arroganza questa, ditemi voi cos’è. In più vanno rilasciando interviste in odor di delirio d’onnipotenza, ma questo è il minimo.
Per il loro debutto sulla lunga distanza hanno affidato la supervisione della registrazione (che significherà?) al chitarrista “muto” dei Negrita, quello che si muove come Keith Richards con la faccia di un caratterista degli anni ‘70. Hanno già suonato in Inghilterra e Usa. Hanno aperto sia per i New York Dolls che per Elio e Le Storie Tese. Un giornalista americano, cacando abbondantemente fuori dalla tazza, li ha definiti i “Kinks del 21esimo secolo”. Di tutto e di più, insomma, per un disco di onesto hard-rock’n’roll striato di blues che deve molto a QOTSA e Blues Explosion.
I Sorry Ok Yes mostrano una buona perizia rifforamica (“Self-reliant”, “What Is Your Name”), un inedito gusto per certa wave stonerosesiana (“Love Is Fear”) e un più che discreto mestiere nel surfare tra singhiozzi indie (“No Reason (To Be True)”) e facile paraculaggine mainstream (“Prime Time Idiocy”), ma tutto ciò non li pone al di sopra di analoghi duo italiani tipo Mojomatics, Il Pan del Diavolo e Bud Spencer Blues Explosion.
Per ora prendono la medaglia di legno – che peraltro s’intona benissimo col montgomery color cammello – nel futuro si vedrà. Età ed arroganza giocano a loro favore.









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