Lanegan col contagocce
Post pubblicato da: Andrea Valentini il 14 May 2010 - 537 posts su Black Milk Magazine.
Mark Lanegan + Duke Garwood @ Magazzini Generali, Milano, 13/05/2010
La fauna fuori dal locale è varia e avariata; si va dagli alternativi d’ordinanza alle frangette legnose, passando per il tipo stagista/impiegato, l’harleysta, il nerd e le studentesse impegnate. Ma la presenza più bizzarra è quella dei bagarini, che ronzano come api chiedendo quasi a tutti – con accento gorgogliante – se hanno dei biglietti da rivendersi. Eh già, il concerto è sold out da un po’ e anche i bagarini sembrano rimasti a bocca asciutta.
L’immancabile stand delle magliette taroccate è piazzato a pochi passi dall’altrettanto imprescindibile camion che vende panini, birre e piadine – con il classico effetto fiera.
Per la cronaca, le magliette erano veramente orrende (di quelle fatte in qualche cortile o cantina dell’hinterland da simpatici abusivi con l’occhio lungo) e costavano la bellezza di 15-cazzo-di-euro. Rapina e latrocinio.
Inutile dire che il magnifico imprenditore della bancarella le ha vendute quasi tutte, complice l’assenza di merchandising ufficiale all’interno (solo qualche cd e le tristi locandine del tour).
A un certo momento si leva un brusio tra la folla che pascola e infatti, camminando rapido, sfila Lanegan accompagnato da una tizia (che probabilmente è la tour manager o roba del genere) e due personaggi buffi, dai capelli spettinati e radi, in giacca e camicia, con l’aria di due bodyguard oltre la soglia della pensione e pericolosamente amanti della caraffa di vino rosso sfuso della casa.
Entriamo ai Magazzini Generali una ventina di minuti prima dell’orario d’inizio segnalato – che era le 21:00 – e ci rendiamo subito conto che sul palco c’è già Duke Garwood (che mai avevo sentito neppure nominare, ignoranza mia), tutto solo, intento a strimpellare e salmodiare. E’ bravo, nel suo blues sperimentale e sepolcrale, ma mi fa un po’ pena perché non se lo caga nessuno per davvero; la gente applaude solo perché sa che a ogni pezzo che finisce di suonare si avvicina l’orario dell’esibizione di Lanegan. Lui ne è perfettamente conscio e infatti taglia corto con una bella dose di scazzo, anche se – ripeto – si vede che ci sa fare e maneggia la chitarra come io dopo 20 anni non riesco neppure in sogno.
Una breve attesa ed entra sul palco un signore con un’acustica al collo. Non somiglia al Lanegan alto, smilzo e maledetto visto fuori. E infatti non è lui: è il chitarrista che accompagna il buon Mark, che a sua volta si presenta dopo pochi secondi, nerovestito e cool come al solito. Il tizio suona, Lanegan canta. E vacca Eva se canta.
Ci sono frangenti in cui la chitarra deraglia, sembra perdersi in maniera sconclusionata… e invece la voce di mr Lanegan è lì a guidare i giochi, a condurre la battaglia e a fare – sostanzialmente – il culo a tutti. In pratica potrebbe quasi fare da solo.
Colpevolmente (ammetto di avere studiato poco la materia negli ultimi anni) riconosco sì e no un pezzo, forse due, ma la performance è ipnotica e convincente.
I maschietti rock fanno headbanging, i nerd scattano foto e fanno filmatini orrendi con cellulari di ogni foggia, le ragazze hanno in tante lo sguardo clitorideo del tipo “scopami Mark, prendimi sulla spia della chitarra immantinente”.
A un certo punto, in fase bis, viene chiamato sul palco Garwood ed ecco la rivelazione: i due bodyguard pensionabili, mangiapizzette a tradimento e avvinazzati, non erano altro che il chitarrista d’accompagnamento e Duke Garwood, che alla luce naturale e fuori da un palco hanno un’aria decisamente – come avrete capito – meno maudit.
Dopo un’ora tutto finisce e, nonostante gli ululati del pubblico, non viene concesso nessun altro brano oltre al primo, unico e canonico bis.
Me ne vado con un grosso tarlo che mi rode. Avrei voluto chiedere all’omino (oddìo, sarà stato sui 110 chili, sgocciolato) delle magliette se Lanegan gli piace e cosa pensa di questo tour solista. Ma non ho avuto le palle per farlo e ciò è male.









Te l’avevo detto che è un grande, ma tu no..non ti sei fidato. Prima o poi la smetterai con quel Gigi d’Alessio e finalmente ti dedicherai alla Bbuona musica..
;-D
kaz. Mark è un grande,non son venuto ai magazzini anke xkè le prevendite mi sono ostiche,l’ambiente solitamente non mi piace molto,e le t-shirt fanno cagare (ma non ho mai visto merchandising suo,anke con gli Screaming trees),lo vidi l’estate scorsa w/Soulsavers,al magnolia:loro furono grandi,ma tra l’impianto audio manovrato da Kani!!!e la gente tipo spiaggia fu un mezzo mal di stomaco.
Secondo me è ormai entrato nella “leggenda” a tutto merito:riguardando la sua discografia,con tutte le collaborazione ed amicizie che si ritrova,e riascoltandola naturalmente,si può presupporre che la carriera di Mark sia solo all’inizio e la nicchia che si è creato cominci ad essere un po’ stretta.Ma un vecchio marpione come lui,diversificando i repertori e le collaborazioni,intervenendo in TV con grugniti e cenni,riuscirà a tenere a distanza modaioli e rockettari del sabato sera,lasciandoci godere della sua immensa voce.
[...] è chiaro che qui nei meandri di Black Milk – anche se non se ne parla molto – Mark Lanegan è, per usare un eufemismo, molto stimato. E, nonostante lo scetticismo iniziale per un lavoro in [...]
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