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Destroy All Monsters & Dark Carnival files pt.2

5 May 2010 2 Comments

Post pubblicato da: Andrea Valentini il 05 May 2010 - 537 posts su Black Milk Magazine.

dam 78Riassunto della puntata precedente: nel 1974 un gruppo di aspiranti artisti dell’area di Detroit mette su una band dedita al rumore e all’anti-rock: si fanno chiamare Destroy All Monsters e suonano strumenti bizzarri, producendo una mistura sonica che – nella migliore delle ipotesi – suscita disprezzo e fastidio negli ascoltatori.

Nel 1976 vengono a sapere che Ron Asheton è tornato a casa e gli chiedono di jammare con loro. Asheton non è entusiasta, ma appena vede l’avvenente cantante Niagara dimentica ogni perplessità e – anzi – si ricorda che il vecchio amico (ed ex bassista degli MC5) Michael Davis è appena uscito dalla galera e potrebbe essere una buona aggiunta all’organico. Michael ci pensa un po’, occorre convincerlo, ma alla fine la parlantina di Cary Loren solletica il lato più rock di Davis.

Michael Davis: “Avevo deciso che avrei provato a condurre una vita più normale; non era nei miei piani essere ancora un rocker, ma è una di quelle cose che una volta che ti entra nel sangue definisce la tua persona e non puoi fare diversamente. [...]Era un periodo particolare per me, ero appena uscito dal carcere e non sapevo cosa avrei fatto. Ron Asheton mi chiese di unirmi a questo gruppo con lui. Erano tutti molto talentuosi, ma anche tutti  molto ubriachi per la maggior parte del tempo. Il nostro manager ci disse (non ne poteva più di noi) che le nostre prove non erano altro che cocktail party con il nome cambiato. Tutti si bevevano sei birre e mezzo litro di rum prima ancora di accordare il proprio strumento. Era ridicolo, ma è quello che facevamo allora. C’erano i fratelli Miller, avevano un talento pazzesco… erano grandi, arrivavano dalla Boston School of Music, musicisti magnifici, con belle idee”.

Con l’arrivo di Davis inizia il processo graduale di trasformazione del sound dei Destroy All Monsters che, da collettivo di sperimentazione artistico-musicale, andranno a mutare in un combo di punk rock’n'roll detroitiano al vetriolo. E’ – come sappiamo – la missione che Ron Asheton si è prefisso: “prendere un gruppo di studenti che facevano solo rumore e trasformarli in una band di vero rock’n’roll”.

In questa fase la line-up vede Niagara alla voce, Cary Loren alla voce, tamburello e chitarra, Ron Asheton alla chitarra solista, Larry Miller alla chitarra, Rob King alla batteria, Ben Miller al sax e Michael Davis al basso. Ci sono dunque tre chitarre. Nel quadro entra anche un manager: il bizzarro Colonel Galaxy, uno studente con la passione per la musica e l’arte.

Cary e NiagaraBen Miller: “A volte Cary accompagnava solo al tamburello e cantava, ma di solito suonava i giri fondamentali alla chitarra, mentre Ron si occupava delle rifiniture con i suoi assolo rock e a Larry toccavano le parti più intricate, melodiche e piene di effetti per creare un tappeto su cui poggiasse tutto. Il mio sax alto era collegato a diversi effetti e apparecchi elettronici. Diciamo che questa seconda incarnazione dei DAM, all’inizio, era un vero casino immondo”.

Prova dopo prova le personalità musicali di Asheton e Davis prendono il sopravvento. La band ne guadagna sicuramente in impatto, ma l’idea fondante dei DAM inizia a scemare, creando anche qualche problema interno.

Cary Loren: “Asheton e Davis erano come degli idoli nel paradiso del rock per noi, e avevamo creduto a una visione della band che potesse amalgamare la sperimentazione con l’energia. Ben presto, però, i DAM persero del tutto la strada e divennero un’entità rabbiosa e violenta di energia ed ego fuori controllo. Il punk rock era esploso ed era all’apice, così il gruppo si accodò a questa moda”.

Ben Miller: “Quando arrivò Mike la conformazione del gruppo divenne stabile e si perse parecchia della spontaneità iniziale. Ad ogni modo raggiungemmo una compattezza che prima ci mancava. Non ci sembrava un compromesso: era solo il modo in cui le cose stavano andando”.

A complicare le cose interviene anche il fattore umano; Asheton e Niagara ben presto iniziano a frequentarsi e Loren non vede di buon occhio il furto della sua partner da parte dell’ex Stooges. Ma il vero elemento destabilizzante in questo quadro, di per sé già mercuriale, è dato dalla salute di Loren, che inizia a soffrire di problematiche psichiatriche. Lo racconta lui stesso in questa maniera: “Mi capitarono due gravi episodi di schizofrenia. Nell’estate del 1976,appena dopo l’abbandono di Jim e Mike, ebbi una serie di nitidissime visioni e allucinazioni uditive a sfondo mistico, che andarono avanti per un mese: mi feci ricoverare volontariamente in una clinica psichiatrica. Niagara e i miei genitori mi aiutarono nella terapia (torazina, stelazina… pensa a una di quelle robe e io l’ho presa) e nel giro di sei mesi ero di nuovo in pista con la band, ma mi facevo un casino di droghe per contrastare l’effetto annebbiante dei farmaci. Ebbi un secondo grave episodio a New York, mentre eravamo in giro col gruppo; fu umiliante, mi rispedirono indietro in aereo e da lì a poco mi cacciarono, perché non sopportavano più i miei atteggiamenti alla Syd Barrett”.

E’ curioso come Niagara invece, molto diplomaticamente, citi solo gravi differenze artistiche come motivazione dell’uscita di Cary Loren dal gruppo: “Lui era un chitarrista flamenco. Suonava benissimo, ma tutti erano d’accordo sul fatto che il suo stile non si adattava al gruppo e non poteva restare. Fu un brutto giorno quando glielo dissero”.

boredQuesta cacciata segna l’inizio ufficiale del periodo punk dei Destroy All Monsters, che divengono a tutti gli effetti una bomba di rock detroitiano e suggestioni metalliche. Nel giro di poco tempo la band inizia a entrare nel giro giusto, facendo amicizia e suonando spesso con Pere Ubu, Ramones e Devo.

Il gioco sembra farsi serio davvero e il gruppo entra in studio per incidere un singolo per la IDBI; il disco, pubblicato nel 1978, contiene due soli brani: “Bored” e “You’re Gonna Die”. In questo 45 giri si percepisce la potenza del sound, ma anche una certa difficoltà nel canalizzarla e restituirla fedelmente su disco: la bestia DAM, in effetti, è più abituata ai palchi che non alle sale d’incisione e agli ambienti asettici. Il risultato è comunque non lontano da alcune atmosfere alla Fun House di stoogesiana memoria, giusto con qualche apertura più hard rock’n'roll mainstream e meno deragliante rispetto al capolavoro del quartetto Pop/Asheton/Asheton/Alexander.

Ben Miller: “Prima di andare a incidere mi ricordo che Scott Asheton mi metteva in guardia: ‘chiusi in studio non è facile sentirsi a proprio agio’. Però io avevo già registrato, in passato, col mio registratore a due tracce a casa e così non diedi peso alle sue raccomandazioni. E feci male: non ero mai stato in uno studio  professionale e quando venne il mio turno fu davvero dura”.

Solo sulla scorta del fatto di avere Ron Asheton in organico, il 45 giri viene immediatamente opzionato dall’etichetta inglese Cherry Red per un’edizione europea: lo acquistano a scatola chiusa, senza neppure averlo ascoltato. Da questo contatto d’oltreoceano nasce l’occasione di un tour inglese; i DAM non si fanno certo pregare e si imbarcano nell’impresa. Nonostante il consueto disastro organizzativo (il promoter, un tale DB, non si prende la briga di diffondere la notizia del tour, né di preparare qualche manifesto o locandina) è una bella occasione e il gruppo lascia un’ottima impressione in alcuni circoli, mentre per altri i DAM sono solo un gruppo che tenta di cavalcare l’heavy rock dei primi anni Settanta, con troppe incursioni ai confini col metal.

black holeProprio la pubblicazione di “Bored”/”You’re Gonna Die” provoca un moto di rabbia in Cary Loren, che decide di far uscire – a proprie spese e senza consultare gli altri – un singolo dei Destroy All Monsters così come suonavano nell’incarnazione più sperimentale appena precedente. Da quest’idea scaturisce il 45 giri Days of Diamonds, che vede la luce nel 1978 (non è chiarissimo se sia uscito nel ’78 o ’79, a onor del vero: le varie discografie sono discordanti, così come i ricordi delle parti coinvolte; noi accogliamo la data dichiarata da Loren) e contiene quattro brani:  “Intro”, “Assassination Photograph”, “Dream Song”, “Destroy A.M.”  e “There is No End”. L’etichetta è la Black Hole Records e ne vengono stampate 1000 copie.

Si tratta di pezzi noise incisi con un registratore a cassette in sala prove, con formazione a sette elementi; la qualità è piuttosto ruvida, per usare un eufemismo. Julian Cope, comunque, recensisce in dettaglio il disco nel suo sito e ne è piuttosto affascinato.

Nel frattempo i Destroy All Monsters continuano e, probabilmente, credono realmente di essere sulla buona strada per divenire una band professionale, che si sostenta e vive della propria musica. Del resto i segnali sono piuttosto incoraggianti: arriva la richiesta per un secondo 45 giri – sempre per IDBI/Cherry Red – e la band torna in studio. E’ il 1979.

Dalle nuove session scaturiscono due brani (su quattro immortalati su bobina): “Meet The Creeper” e “November 22, 1963″ (dedicata ovviamente all’assassinio di John Kennedy), che vanno a comporre il nuovo singolo. Un singolo molto punkeggiante, dal sound piuttosto impastato e fangoso, ma godibilissimo e rock fino al midollo; ma anche un dischetto che segna un’ulteriore defezione nella band, che si trova a fronteggiare grossi problemi di organico.

Abbiamo detto, infatti, che la session aveva prodotto quattro canzoni, che insieme avrebbero dovuto costituire un EP; in realtà i progetti cambiano perché poco prima della stampa del disco due celementi del gruppo abbandonano la partita.

Ben Miller: “In studio era andato tutto benissimo, c’era feeling. Anche il tecnico del suono era bravo. Ci sono due pezzi che registrammo, ma sono rimasti inediti: ‘Broken Mirrors’ e ‘Taken For Granite’. Questo perché Larry ed io decidemmo di andarcene dal gruppo prima che il disco uscisse e siccome le due canzoni le avevamo scritte noi, il resto della band decise di ometterle. [...] Io e Larry volevamo fare altro, qualcosa di più vario, e ci sentivamo limitati. E poi Ron e Niagara erano diventati un problema: erano gli unici due su cui tutta l’attenzione del pubblico era puntata e si erano messi in testa di essere rockstar. Spesso arrivavano alle prove con ore e ore di ritardo, si stupivano se gli altri – stufi di aspettarli – se n’erano andati e si chiedevano perché tutti erano sempre incazzati”.

La  formazione ora è ridotta a Niagara alla voce, Ron Asheton alla chitarra, Rob King alla batteria e Michael Davis al basso: in pratica sono rimasti solo i rocker più duri e puri, che hanno intenzione di cavalcare la locomotiva deragliante del loro sound estremo a base di proto punk, rock duro e graffiante.

[Per ascoltare i dischi di cui si è parlato, oggettivamente molto rari, potete scaricare QUESTA compilation assemblata da un privato. I 7" sono usciti anche in una raccolta su LP a cura della francese Revenge (1989)]

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