Disordine nuovo
Post pubblicato da: Mario Selaschetti il 11 March 2010 - 23 posts su Black Milk Magazine.
New Disorder – Hollywood Burns (Wynona Digital, 2009)
I New Disorder, sono la classica band che mi spiazza. E questo perché la musica del loro album di esordio Hollywood Burns non è di quel genere che più mi piace, ma bisogna ammettere che la suonano pur bene.
Questo gruppo di ragazzi romani, assieme da pochissimo (2009), si definisce una alternative-rock band, ma secondo me la definizione è poco calzante e non rende appieno il loro genere. Certo, se con il termine “alternativo” s’intende che la musica che fanno non li farà diventare ricchi e famosi, sono abbastanza d’accordo, anche se un dubbio mi resta sentendo la voce del cantante (Fran) che in alcuni pezzi sembra molto ispirata a quella di Matthew James Bellamy, il leader di quei Muse che tutto sommato sono riusciti a guadagnare anche un discreto successo commerciale.
La loro musica però, più che alla grande famiglia del rock alternativo, a mio avviso appartiene a quella del metal, e in particolare a quella forma di metal melodico tra Helloween ed emo metal. A farmi venire in mente questa associazione ci sono alcuni elementi – come ad esempio il suono della chitarra e della cassa, oltre ad alcuni virtuosismi vocali (in “Hollywood Burns” ed “Escape” ad esempio”). E il timbro del Metal emerge anche nella sua versione ballad in pezzi come “Escape (part II)”, la cui linea melodica mostra una vena creativa non banale.
Resta sull’album una patina di già ascoltato: a questo punto occorre capire se in futuro il gruppo potrà e vorrà emanciparsi dal timbro dei Muse che appare davvero troppo evidente soprattutto in alcuni brani (ad esempio “Sick Feeling As you”).
Ne esce comunque un bel miscuglio di generi diversi, suonato e cantato bene, senza alcun effetto di inglese maccaronico, con il minino comune denominatore di una buona capacità creativa e di una volontà di sperimentare anche con i suoni.
Certo l’effetto Vocoder inserito ad esempio in “Blu(e) Skies”, quello tanto abusato da Cher nella fase finale della sua centennale carriera, forse è un po’ troppo.
Ma se nel mondo fanno cantare degli ex principi sfiatati con evidenti necessità di far cassa per pagare i vizi dei loro genitori, non trovo corretto sparare su questi onesti ragazzi di Roma per qualche barocchismo, vizio di gioventù.
Finché Cher vita Cher speranza (e mi batto le mani da solo per questo simpatico calembour).
In bocca al lupo.









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