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Ron Asheton’s New Order: Odissea pt. 1

6 January 2010 10 Comments

Post pubblicato da: Andrea Valentini il 06 January 2010 - 537 posts su Black Milk Magazine.

declarationAnno 1974: il mondo è orfano di Stooges ed MC5.
La Terra è un posto un po’ più brutto, da quando le due più devastanti formazioni rock sono implose in mille schegge, lasciando il vuoto – e consegnando il futuro della musica estrema in mani che non sanno ancora cosa fare, di quel dono pericolosissimo.

Ron Asheton – dopo avere assistito alla fine degli Stooges mark II – è al confino a Los Angeles, ma non si rassegna all’inattività musicale e tenta di rientrare nel giro; vuole mettere in piedi una nuova band, ma è praticamente da solo. Iggy è impegnato a costruire il futuro della propria carriera solista; il fratellino Scott Asheton ha altri interessi ed è preso a combattere gli strascichi della dipendenza da eroina.
E’ così che Ron prova per un po’ con KJ Knight degli Amboy Dukes e Jimmy Recca. Quest’ultimo era stato il bassista degli Stooges nei giorni del primo scioglimento post-Fun House: nel frattempo si è procurato un impiego tampone nella grande distribuzione (lavora in una catena di supermercati come addetto all’inventario dei reparti farmaceutici), ma molla tutto per tornare alla musica.

L’embrione di band condivide la sala prove – ricavata in una stanza della villa di Ray Manzarek (ex Doors) – con un’altro gruppo estemporaneo composto da James Williamson e i fratelli Tony e Hunt Sales: non si può dire che Iggy Pop sia un membro fisso di questo progetto, ma ogni tanto passa e si mette a urlare nel microfono, rotolandosi sul tappeto e facendo il suo classico repertorio (per la cronaca, dai germi questo esperimento sgangherato nascerà comunque uno dei dischi che meglio distillano il concetto di Rock come attitudine e stile: l’imprescindibile Kill City).

Le cose non decollano, però, per il nuovo progetto di Asheton e KJ Knight perde presto interesse, abbandonando la barca. E’ in questo frangente che  Ron telefona a Dennis Thompson (l’ex batterista degli MC5) e lo invita a L.A., esagerando un pochino sulla natura del nuovo gruppo – che è tutto tranne che completo e avviato. Però – nel frattempo – è entrato nel quadro un manager (John Reilly) che finanzia le spese e le prove: non è esattamente come essere una band pienamente operativa, ma di sicuro è una buona alternativa al nulla o a un lavoro ordinario.

Thompson se la passa male a Detroit e non ci pensa due volte: vende tutti i suoi averi (ossia una bellissima Corvette del 1965 che gli frutta 4.500 dollari – ora avrebbe una quotazione di circa 150.000) e si imbarca su un aereo, nella speranza di ritornare a suonare come ai vecchi tempi – che tanto vecchi non sono.
A L.A. lo attende una sorpresa, però: la band di cui Ron tanto gli ha parlato consta solo di Asheton alla chitarra, Jimmy Recca al basso e lui alla batteria; non c’è un repertorio consolidato e bisogna iniziare realmente da zero, anche se Asheton ha alcuni pezzi già scritti, da sistemare e rodare.

Thompson vorrebbe mandare tutti a quel paese: gli sembra l’ennesima avventura senza senso. Eppure si convince a restare per un solo motivo, come lui stesso racconta: “Mi ospitava Ron nell’appartamento che affittava a un prezzo ridicolo. Era piuttosto bello e spazioso. Però se volevo restare a casa sua la condizione era che io entrassi nel gruppo, altrimenti avrei dovuto trovarmi un buco in un hotel economico entro una settimana: e io non avevo nessun altro aggancio in California. Così restai e iniziai a provare con Ron e Jim”.

Subito si pone la questione del nome del gruppo; Ron Asheton ne racconta così la genesi: “In quel momento era tutto disco e merda glitter. E noi volevamo essere diversi. [...] Iniziammo a sparare nomi e a me venne in mente New Order. Il problema era legato all’ombra nazista che si porta, visto che il New Order, il Nuovo Ordine, era la Germania nazista. Comunque non dovetti nemmeno convincere gli altri, perché vedevano chiaramente che era il nome perfetto per il gruppo”.

Le cose sembrano procedere piuttosto bene, a livello musicale, e i New Order hanno un obiettivo preciso: essere una band di rock duro, senza precludersi la via al successo con un sound troppo intransigente (Ron Asheton: “Volevamo fare meglio che potevamo la musica che eravamo bravi a suonare. Ma tentando di essere più commerciali – voglio dire: a chi fa schifo un po’ di denaro? Pensavamo che saremmo stati un gruppo hard rock con un certo potenziale di vendita”).

Nel frattempo l’attività si è spostata in una nuova sala prove professionale ottenuta a prezzo interessante, grazie ai buoni uffici di Bud Latisitch (un ex pezzo grosso dell’orchestra della NBC): è forte il desiderio di lasciarsi alle spalle ogni strascico degli Stooges e non dividere più lo spazio per le prove con Iggy e Williamson è un gesto risolutore.

Nessuno dei tre New Order, però, è abbastanza dotato per cantare, quindi occorre trovare una voce solista, un frontman per il gruppo. Dopo una serie di audizioni rocambolesche (Ron Asheton ricorda: “Mettemmo dei volantini in giro. Davamo a ogni candidato un’ora di tempo in sala prove. Era così divertente… non puoi capire che genere di personaggi si sono presentati per cantare. Era meglio di un film, della tv, di un fumetto. Tutti erano molto gentili, ma c’era gente davvero fuori di testa. Quanto vorrei che fosse stato tutto filmato”) viene individuato un elemento: un ragazzo che ha buoni polmoni. Si chiama Jeff Spry, è giovane e ha influenze musicali piuttosto diverse dagli altri tre. Una nota che viene giudicata positiva, nell’ottica di dare più respiro al sound del gruppo.

I soldi anticipati dal manager vengono tutti spesi per finanziare la band (amplificatori, chitarre, spese per le prove) e i New Order vivono alle soglie della povertà. Dennis Thompson: “Mangiavamo una roba che chiamavo sbobba d’anfibio; la chiamavo così perché mi ricordava il rancio dell’esercito. E’ una zuppa con cinque tipi di cereali e un osso di prosciutto dentro e si conserva per una settimana. Non mangiavamo quasi mai al mattino perché eravamo tutti al verde di brutto. John Reilly stava attentissimo ai soldi per farli durare finché non ci fossimo procurati un contratto discografico; potevamo solo permetterci una cassa di birra ogni fine settimana e non c’era modo di comprarci nemmeno un po’ d’erba”. Però la band continua imperterrita a provare e riprovare.

E’ il 1975. Finalmente un buon numero di brani è pronto ed è il momento di entrare in studio per registrare un demo. Ron Asheton: “Scegliemmo i nostri pezzi migliori e andammo ai Paramount Studios, sul Sunset Boulevard, vicino gli studi SIR. Impiegammo 16 ore a registrare”. Asheton si riferisce ai quattro brani che sono immortalati sul lato A del disco Declaration of War (Fan Club/New Rose 1987): la title track, “Lucky Strike”, “Hollywood Holidays” e “Sidewinder”.

Il demo è decisamente ottimo, ma Hollywood e l’industria discografica in quel momento sono assorbite da altre faccende e una band di rock duro come i New Order non è ritenuta adatta al mercato. In poche parole il famoso contratto si rivela molto più difficile del previsto, da ottenere. A complicare le cose si aggiunge il nuovo arrivato, Spry, che ha una pendenza con la giustizia. Era stato fermato ubriaco e fatto di quaalude al volante, guadagnandosi un processo e una condanna a fare un periodo di community service – in pratica lavoro al servizio della comunità, invece della galera. Il resto della band è all’oscuro di tutto, ma le ripetute assenze di Spry alle prove insospettiscono gli altri, che devono quasi estorcere la confessione al cantante.
Asheton, Thompson e Recca si dimostrano comunque comprensivi con Jeff, che però compie un errore fatale: inizia a saltare i turni di lavoro assegnati dal giudice e viene quindi mandato in prigione. A questo punto i New Order decidono di estrometterlo: è troppo inaffidabile e instabile.

Stop, si torna al punto di partenza: serve un nuovo cantante, non ci sono soldi e i progressi fatti sono davvero pochi.

Nel prossimo capitolo vedremo come è continuata la storia. Nel frattempo potete ascoltare la musica dei New Order scaricandola QUI. Ovviamente sapete che accontentarvi di una ventina di mp3 nell’iPod è una cagata, quindi cercate i vinili (o i cd) – anche se è merce davvero rara. Volete mettere, però, la goduria di trovarne uno e portarselo a casa stretto in mano?

10 Comments »

  • Ginevra said:

    vogliamo la parte due, veloce! che uno dei buoni propositi di quest’anno è colmare le lacune. :-)

  • gab said:

    Talebano che non sei altro: scaricati e ficcati nell’ipod a costo zero, grazie.
    Anche qui si attende la parte 2: sbrigati dai :-)

  • Andrea Valentini (author) said:

    Arriva, arriva… madonna, sembra un lavoro! :)
    E se vi dicessi che potrebbero essercene tre, di parti?
    Taliban rock’n'roll rules

  • Bob said:

    Anche in Cantina aspettiamo la seconda parte!

  • Ron Asheton’s New Order: Odissea pt. 2 | Black Milk Magazine said:

    [...] della puntata precedente: i New Order registrano un demo ai Paramount Studios e immediatamente dopo cacciano il cantante [...]

  • Andrea Valentini (author) said:

    I signori sono serviti…

  • gab said:

    trobbo buono

  • The Kill City Files | Black Milk Magazine said:

    [...] – gli altri si allontanano, occupati in altre faccende o semplicemente allo sbando. Per Ron i New Order si risolvono in un’eterna promessa mai mantenuta , ma anche gli esperimenti di Iggy e James [...]

  • Black Milk’s Broken Mirror said:

    [...] – gli altri si allontanano, occupati in altre faccende o semplicemente allo sbando. Per Ron i New Order si risolvono in un’eterna promessa mai mantenuta , ma anche gli esperimenti di Iggy e James [...]

  • Destroy All Monsters & Dark Carnival files pt.1 | Black Milk Magazine said:

    [...] hard rock e più pulito, vicino alla moda del momento. La Sonic Rendezvous Band di Fred Smith e i New Order di Ron Asheton erano gruppi insipidi, che volevano essere come Ted Nugent. Probabilmente erano in [...]

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