Uccidi i tuoi idoli. Ma scegli bene
Post pubblicato da: Hugo Bandannas il 21 October 2009 - 68 posts su Black Milk Magazine.
Kill Your Idols, La storia della scena art-punk No Wave di New York (2004, 70 min., di Scott Crary)
Chi ha fegato da vendere da uccidere i propri idoli?
Bruciare le icone e le bandiere con cui la Generazione X ha tappezzato infinite pareti di case dello studente: giovani universitari, nerd, intellettuali, emarginati, disperati alle prese con frullatori impazziti e atrocità rumoristiche di Sonic Youth, Lydia Lunch, Swans e D.N.A., madrine e padrini incestuosi della scena targata No New York e dintorni.
“Un sound apocalittico”: Martin Rev, dei Suicide, esordisce così in questo rocukumentary, liquidando l’estremismo sonico e attitudinale della scena no wave, di cui i Suicide sono stati tra i capostipiti.
Lydia Lunch raddoppia la dose affermando che prima ancora della musica quel movimento aveva necessità di esprimere impeto, frustrazione e rabbia: non c’era altra scelta, nel degrado suburbano newyorkese, se non quello di imbracciare le chitarre come fucili e cominciare a sparare raffiche di riff e non-riff, come mai era stato fatto prima – in una forma bruta e grezza, incontaminata.
Kill Your Idols si propone come passerella di vecchie (Glenn Branca, Martin Rev, Thurston Moore, Lee Ranaldo, Foetus) e nuove leve (Yeah Yeah Yeahs, Liars, Gogol Bordello, Black Dice, A.r.e Weapons), unite – secondo il regista – da un filo conduttore unico. Un fil rouge che finisce però, con il trascorrere delle immagini e delle testimonianze, per non reggere: perché se la vecchia guardia faceva del noise e della free form un’arte involontaria spontanea e incorruttibile (una ricetta unica ed irripetibile a base di accozzaglie di suoni, dissonanze e caos fuori esistenze disintegrate e dentro stipatissimi locali borderline della Bowery e del Village: musica emarginata per sociopatici) è altresì vero che l’essenza è mutata, secondo la sacerdotessa Lunch, in roba da fighetti che non hanno “nulla di pericoloso da affermare”. Insomma: anni luce lontani dalla selvaggia innovazione dei precursori, giovanissime band come Yeah Yeah Yeahs, Liars, Gogol Bordello, Black Dice e A.R.E. Weapons ne sono un derivato grottesco, privo di idee e originalità.
Che si immolino, dunque, gli idoli ora. Sapendo bene quali scegliere e quali no.









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