Just another piece of the fucking Stooges
Post pubblicato da: Andrea Valentini il 24 October 2009 - 537 posts su Black Milk Magazine.
Brett Callwood – The Stooges (IMP, 2008, 202 pag.)
“Un altro libro su Iggy? Basta… ne ho scritto uno anche io, non se ne può più”.
E’ stata la prima frase che mi è balenata in mente quando, mesi orsono, lessi di questo volume su Internet. Poi si sa come vanno queste cose: tristezza, sindrome da acquisto compulsivo, l’estate che finiva e Play.com che fa sempre prezzoni… insomma, l’ho comprato. Una decina scarsa di euro che temevo di aver buttato nel proverbiale cesso.
Invece, per fortuna, ho dovuto – almeno parzialmente – ricredermi. Il libro di Callwood, innanzitutto, parla pochissimo di Iggy ed è un libro sugli Stooges.
Il difetto fondamentale è che ormai c’è ben poco, della band, che non si sappia e non sia stato raccontato in lungo e in largo (a volte anche con versioni discordanti) dai protagonisti stessi. Il pregio è che Callwood, oltre a intervistare i membri ancora viventi del gruppo (con Iggy molto in secondo piano, per fortuna: ne abbiamo un po’ le palle piene di sentire solo la sua storiella, che cambia di volta in volta!), ha cercato una serie di personaggi che hanno suonato con i vari ex Stooges dopo lo scioglimento… in particolare è memorabile il capitolo in cui si parla di Niagara e dei Destroy all Monsters/Dark Carnival. Molto buone anche le sezioni dedicate ai New Order e all’approfondimento della vita post Stooges di Ron & Scott Asheton. E poi la parte con James Williamson, che si rivela un personaggio piuttosto diverso dalla mitologia negativa che lo circonda.
In diversi punti sono inserite pagine diaristiche dell’autore, che racconta episodi topici (ma anche no) della sua permanenza a Detroit per scrivere il libro. Frazioni che si leggono bene, ma che oggettivamente poco hanno a che vedere con gli Stooges e hanno vagamente il sapore di rimepitivo. Come dire… questo libro avrebbe potuto essere lungo la metà delle pagine che ha (e sono 200, scritte piuttosto larghe, “fuffate” ad arte), non perdendo un grammo di incisività e – anzi – guadagnando in puntualità e focalizzazione.
Per completisti e per chi non vuole leggere una vera biografia, ma piuttosto l’equivalente – un po’ diluito – di un bello specialone in puro stile Mojo o Uncut.









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