Tris di Bowie alla berlinese
Post pubblicato da: Hugo Bandannas il 08 September 2009 - 68 posts su Black Milk Magazine.
Thomas J. Seabrook – Bowie. La trilogia berlinese (Arcana)
In un libro ineccepibile fin dal titolo, Sir Thomas J. Seabrook ha il merito di riesumare - letteralmente – attraverso la trilogia maledetta Low/Heroes/Lodger quella miscela esplosiva che fu il sottobosco naturale per l’acme creativo del Duca Bianco. Stiamo parlando del momento in cui la rockstar più decadente degli anni Settanta incontra la capitale più decadente d’Europa.
Proprio nella capitale tedesca Bowie sguazzò tra propositi filonazisti e illusioni disintossicanti, nel contempo sguinzagliando e affrancando definitivamente il suo fido amichetto Iggy Pop dalle catastrofiche vicissitudini con gli Stooges post Raw Power e dallo spettro dell’eroina. Tutto questo si tradusse nella collaborazione, come produttore e consigliere, alla nascita di due capolavori assoluti dell’Iguana di Ann Arbor: The Idiot e Lust fo Life.
Il libro comincia dalla rocambolesca fuga da Los Angeles nel 1975, con Bowie in preda alle sue ossessioni e alla paranoia indotta dallo smodato uso di cocaina. Un quadro in cui si erano insinuate manifestazioni esoteriche e presagi di morte – che portavano le insalubri fattezze di Kenneth Anger, Jimmy Page e Charles Manson.
Questa era la situazione psicologica da cui scaturì il maleficio dei tre seminali e brillanti aborti rock-elettronici, una volta trovata una naturale dimora in quella Berlino Ovest viziosa e bohemienne – tra Kreuzberg e Orianenburg – che diverrà “la Terra Santa per tutte le rockstar a venire”.
Degne di nota sono le descrizioni dei rapporti tra i vari artisti e tecnici in studio di registrazione, le schede tecniche degli album – canzone per canzone – la genesi (influenze comprese) e un capitolo finale dedicato ai luoghi sacri di Berlino, simulacro per ogni rockstar che si rispetti e pellegrinaggio per ogni rispettivo fan.
La trilogia berlinese è consigliato, dunque, a tutti coloro che hanno fatto della decadenza uno stile. E che, nonostante tutto, non sono poi così ostili a David Bowie.









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[...] la spugna; Iggy, oltretutto, nel frattempo sta nuovamente rinsaldando la propria amicizia con David Bowie e sta partendo per una tangente propria, un quadro in cui Williamson non è di certo contemplato. [...]
[...] la spugna; Iggy, oltretutto, nel frattempo sta nuovamente rinsaldando la propria amicizia con David Bowie e sta partendo per una tangente propria, un quadro in cui Williamson non è di certo contemplato. [...]
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