Tessuto cicatriziale a go-go
Post pubblicato da: Hugo Bandannas il 23 July 2009 - 68 posts su Black Milk Magazine.
Anthony Kiedis e Larry Sloman – Scar Tissue (Mondadori, 435 pp.)
Scar Tissue è la confessione-outing di un tossicodipendente. Un’autobiografia riabilitativa e catartica per il protagonista Anthony Kiedis, il popolarissimo frontman dei californiani Red Hot Chili Peppers.
In effetti, più che leggere le movimentate vicende dell’esistenza di Kiedis, si ha l’impressione di ascoltarlo mentre si racconta. E’ come se parlasse di squallidi e asettici centri di recupero sparsi per la California e il suo pubblico fosse composto da ex sballati e operatori interessati.
Il sogno americano di Anthony passa per la Los Angeles – decadente città del vizio e della morte – in cui prendono forma e muovono i primi passi i suoi RHCP, che da band cult per scoppiati freestyle e freak emergono, si gonfiano e deflagrano per arrivare all’apoteosi della californicazione suprema.
In tutto ciò si insinuano molte parentesi dolorose e vicende amare, (stra)fatte di una lunga lista di amici caduti per overdose – cominciando dal chitarrista della prima ora Hillel Slovak, passando per l’amico-attore River Phoenix.
E poi una lista altrettanto lunga di disastrosi tentativi di disintossicarsi fuggendo da quella L.A. protagonista assoluta delle liriche di Kiedis, “Under the Bridge” su tutte.
In Scar Tissue, oltre al fedele diario di bordo di una rockstar alla deriva, c’è l’ostinazione ad andare sempre e comunque avanti: sopravvivere a tutto, al caos familiare e dei tour, ai caduti per ero e crack, ai fallimenti, alle groupie da una botta e via, ai collassi psichici di Flea (l’amico che nonostante gli alti e bassi resta fedele nel tempo), alla sbornia post boom di Blood Sugar Sex Magik, alle esuberanze pirotecniche di Dave Navarro, ai tracolli commerciali di One Hot Minute.









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