Home » Italia, Recensioni

Coniglio in casseruola in sala giochi

28 February 2009 No Comment

Post pubblicato da: Andrea Valentini il 28 February 2009 - 537 posts su Black Milk Magazine.

rabbitcover.jpgEat the Rabbit – s/t (Marsiglia Records)

Quando avevo 9-10 anni il massimo della figaggine – raggiungibile rigorosamente solo nel periodo estivo, in vacanza low-cost a Limone Piemonte, a casa della prozia squinternata – era stare fuori casa fino alle 10-11 di sera, andando alla sala giochi in cima a una salita che puzzava sempre di piscio (chissà perché) e appiccicarsi come licaoni allo chassis di truciolato colorato di Pac Man, space Invaders o Galaga.

Si guardavano i bulletti pseudo sedicenni genovesi e torinesi che giocavano e – sì, all’epoca era possibile – si intortavano le squinziette mentre manovravano il Pac Man nel labirinto disseminato di pasticche. Noi bimbi preadolescenti di provincia li si guardava ammirati e si fantasticava alternativamente sulla sensazione bellissima di fare il record della serata a Galaga e di caricare sul Ciao rosa una delle squinziette di cui sopra (nota: i tipi più fighi si portavano il Ciao truccato in vacanza, scoppiandolo sulle salite di montagna… ma immagino il gioco valesse la candela perché la squinzia primi anni Ottanta – a posteriori – la immagino disposta a diversi compromessi erotico sessuali pur di farsi scarrozzare su un Ciao rosa col sellone bianco).

Ok, vi starete domandando dove sto andando a parare. Ecco: il fatto è che il disco degli Eat the Rabbit mi ha evocato una sensazione che descriverei così: sala giochi di Limone Piemonte nel 1981, ore 21:00 – improvvisamente un sibilo, un boato – un Cessna carico di chitarre elettriche guidato da tre ladri provetti di Fiat Ritmo 60 CL si schianta sulla sala giochi – dalle macerie fumanti si levano ancora gli ultimi lamenti dei videogame devastati, mentre i suddetti ladri di Fiat Ritmo, sotto l’effetto di anfetamina, si sollevano dai detriti e iniziano a suonare le chitarre tentando di ripercorrere la storia del garage rock.

Geniale.
No.
Sì.
Ok, aspetta… parliamone.

Premetto che non trovo riferimenti a cui paragonarli, ma è oggettivamente un problema legato alla mia ignoranza nei confronti di alcune tendenze meno tradizionali. Sento, a livello di pelle, una certa genuinità e approccio sanguigno… parzialmente bilanciato – in negativo – dall’impressione di wannabe fashionism e artistoidismo (esisterà in italiano?). Ma, alla fine dei conti, a prevalere è la curiosità, quindi il bilancio è positivo – almeno nel mio libro dei conti.

Il problema è che mentre potrei ascoltare i Black Flag, i Gun Club, gli Zeppelin, i Love, Peter Laughner o i Velvet Underground sempre e comunque, una situazione come quella proposta dagli Eat the Rabbit è per me da vivere/ascoltare con parsimonia. Questa roba, sentita nel momento sbagliato, potrebbe portare a conseguenze letali per la mia psiche. O per quella di chi mi deve sopportare.

Punk garage screamo si definiscono loro. E ci siamo anche. Però non trascurerei di menzionare gli inserti di elettronica a 8 bit tipo Commodore Vic 20 (che – ok lo ammetto – mi fanno cagare… problema mio).
Provateli se amate le cose un po’ weird. Se siete in mood conservatore talebano, meglio lasciar perdere. A meno che anche voi tra il 1970 e il 1982 non abbiate fatto le vacanze estive a Limone Piemonte…

Leave your response!

Add your comment below, or trackback from your own site. You can also subscribe to these comments via RSS.

Be nice. Keep it clean. Stay on topic. No spam.

You can use these tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled weblog. To get your own globally-recognized-avatar, please register at Gravatar.