Cuscini fanatici e garage rock
Post pubblicato da: Manuel Graziani il 02 August 2008 - 53 posts su Black Milk Magazine.
The Fanatik Pillows – Slang! (Fanatik Action Records, 2008)
Ho già avuto modo di scrivere da queste parti che trovo l’estetica Sixties garage un tantino patetica, perché spesso si riduce a una moda tanto quanto quella dark o, peggio, quella paninara. Discorso diverso per il sound di quegli anni. Intramontabile, semplicemente intramontabile, per il suo essere così candido e contemporaneamente rozzo.
Dal garage revival degli Ottanta in poi molti hanno provato a ricreare quel tipo di suono, scadendo spesso nel calligrafico. I Fanatik Pillows, seppur estremamente riguardosi, c’hanno il cosiddetto tocco in più. La zampata che fa la differenza. E una naturalezza addirittura imbarazzante.
D’altronde non stiamo parlando di ragazzetti improvvisati, ma di gente che conosce bene il rock’n’roll e i suoi mille trabocchetti. Il cantante/chitarrista Fabio Favetta era alla testa di quei meravigliosi bastardi dei Monkey Buzzness, il bassista Tony Abruzzese suonava nei punk della prima ora Boys Next Door, il chitarrista solista Salvo Frigerio ne Gli Ultimi e il batterista Bobo (da poco rimpiazzato da Roberta) nei garagers Acid Lemon.
Ciò che più sorprende dei 13 pezzi contenuti in questo fascinoso esordio è che sembra tutto dannatamente facile: il mood è “antico”, ma brilla di un’originale luce propria, se capite cosa intendo. I torinesi saltellano con maestoso slancio dal beat alla psichedelia, dal garage al frat rock, dal r&b al folk che è una bellezza. Il tutto prosciugato di quegli inutili barocchismi e di quei trip psichedelici spaccamaroni, sovente presenti in dischi del genere.
Adesso facciamo un gioco. Chiudete gli occhi e immaginate di essere in un luna park gremito di famigliole felici, zingari resi innocui dalla canizie e guappi di periferia che si arrotolano sigarette. “Walk Up” è l’esplosione sorda di una bomba carta dentro un cassonetto dell’immondizia, seguita dalla voce soffocata dello speaker che in “Unkind” tenta di rassicurare gli avventori, facendoli al contrario piombare nel panico. Meno male che compare la brutta copia di Mal dei Primitives, ancora stonato dal botto, che biascica “Credevo in te”. Il folk dall’accento blues “2 Became One” prova a riportare l’ordine che arriva finalmente a seguito della doppietta “Sweet Roll Me On Down” e Lady Bird”, eccelse cover rispettivamente di Flamin’ Groovies e Lee Hazlewood.
Quando parte “I’m Pledging My Time” pare che i calci in culo siano più felpati del solito. Con “Up In Her Room” in sottofondo qualcuno stringe l’orsacchiotto di peluche appena vinto, per farsi coraggio prima di entrare nel freak show dove c’è un nano che strappa biglietti e sorrisi sulle note di “All My Time”. È tempo di salire sulle montagne russe con la testa separata dal corpo, come il giovane Lou Reed di “Inside Your Heart”. Poi riprendere fiato, fare una pausa, pensare (“Think”) e magari mandare giù un boccone nel chiosco giù all’angolo della strada dove una pittoresca coppia di hippie sta ascoltando “Naked If I Want To” dei Moby Grape. È ora di andarsene, camminare lentamente e girarsi a guardare da lontano le macchinine dell’autoscontro che si fanno via via più piccole. “Infediment For Your (Slang!)” è una ballata che sfuma come la giornata appena trascorsa.
Una giornata indimenticabile









[...] soltanto che, assieme a Slang! dei Fanatik Pillows, Melville è il miglior disco rock and roll italiano del 2008. E non è un caso che è stato [...]
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