Funhouse all’italiana
Post pubblicato da: Andrea Valentini il 13 April 2008 - 537 posts su Black Milk Magazine.
Funhouse – The Way Things Will be (Electric Eye, 1989)
Tra i vari ricordi indelebili della mia lunga parentesi di vita romana ormai terminata (mai dire mai, si dice… chissà) c’è quello legato al negozio dell’usato di Disfunzioni Musicali. Ha chiuso da anni e io ho avuto modo di viverlo partendo da pochi istanti prima della crisi, fino allo smantellamento finale, con annessa svendita feroce di tutto il materiale (cosa di cui approfittai senza pudore: avrei voluto vedere voi…).
Tra le decine e decine di vinili comprati là per poche migliaia di Lire (eravamo appena prima dell’Euro, già) ricordo in particolare quasi tutta la discografia dei Not Moving, bootleg dei New York Dolls, punk californiano a go-go, punk francese (Real Cool Killers e Cherokeees su tutti) e un bel numero di album del vecchio catalogo Electric Eye – ovvero l’etichetta defunta di Claudio Sorge, penna storica (d’antiquariato?) di rockerilliana memoria.
Nel lotto di vinile razziato proprio negli ultimi giorni dell’impero, ossia quando il negozio liquidava tutto col 50% di sconto, infilai – più per curiosità e golosità, che per altro – un album di tali Funhouse, toscani. Costava solo 6.000 lire, era del 1989 (quindi vecchio di una decina d’anni) e l’avevo già visto in giro, senza mai soffermarmi più di tanto sull’ipotesi di acquisto.
Epifania. Rivelazione. O meglio: ennesimo colpo di fulmine, di quelli che ti lasciano un po’ ubriaco e confuso, perché non ci pensavi mica che poteva andare così.
Insomma: la copertina è poco esaltante, i nostri quattro toscanacci hanno l’aspetto di pseudo-metallers (la Kramer bianca del chitarrista non è certo una garanzia, da questo punto di vista, a voler essere snob fino alla morte), il pressoché totale anonimato della band non promette bene… eppure ci siamo. L’ennesima epifania rock, che dopo tanti anni di collezione e acquisti è sempre più rara, ma quando arriva sa di prima volta e basta.
Veniamo al sodo. In questo The Way Things Will Be troviamo una band dedita a un rock scuro, sotterraneo, con pesanti influenze proto-punk alla Stooges e sventagliate di chitarrismo hard Seventies. Tempi rocciosi lontani dalle sfuriate hardcore-punk che negli Eighties tanto andavano, schitarrate lisergiche con un wah-wah hendrixiano/ashetoniano, voce sofferta da Iggy meno psicotico, basso solido e saltellante… ogni brano del disco ha almeno un riff che si ricorda con facilità (anche se a volte leggermente derivativo: ma se per “derivativo” intendiamo che ricorda qualcosa degli Stooges 1969-1970, insomma… evviva il derivativo, per dio).
A dispetto di una registrazione un po’ pulita (ma piuttosto compressa, il che dona una certa cupezza e sapore genuino) e del tempo che è trascorso facendo perdere le tracce della band (cercate in rete: il nulla totale), questo vinilaccio va ricordato e riesumato. E ben figura nel mucchio selvaggio degli italici desperados dell’epoca: da piazzare tra Boohoos e Not Moving (e non solo per motivazioni alfabetiche). Fatelo vostro, non circola a cifre spaventose (con un po’ di fortuna investendo una decina di Euro potete procurarvelo): non ve ne pentirete.
Abbiamo recentemente provato a contattare l’unico membro della band di cui abbiamo trovato notizie online. Ha già gentilmente acconsentito a una bella chiacchierata retrospettiva, che non mancheremo di pubblicare. Stay tuned, come si diceva tanto tempo fa…









Gent.le sig. Andrea Valentini, le faccio presente che Claudio Sorge è – da molti anni – da prima ancora di questa storia che lei racconta, il direttore di Rumore.
Le faccio inoltre notare che lei scrive proprio come Sorge: che sia un bene o un male… lascio a lei la decisione.
Illustrissimo Davide,
grazie per la puntualizzazione. Nella foga del revival ho omesso di citare Rumore: è grave? Per me non molto, dato che sinceramente ho smesso di comprarlo dopo un paio d’anni dalla sua nascita e, se vado a pescare nei ricordi, mi rendo conto di essere molto più affezionato al vecchio Rockerilla anni Ottanta.
Detto questo, Egregio, mi permetto di chiedere lumi.
Non ho ben compreso la natura della sua seconda esternazione. Se voleva offendere, non ci è riuscito (per offendermi credo che ci siano modi molto più semplici e diretti, che non paragonarmi a uno stimato professionista del giornalismo musicale italiano); tanto più che a me le cose d’antiquariato (se l’antiquariato è il casus belli di questo frangente) piacciono. E non poco!
Se voleva esprimere apprezzamento, la ringrazio.
Se l’intento era altro, va bene lo stesso.
Il succo, comunque, è che i Funhouse erano una grande band e che la Electric Eye ha pubblicato dischi della madonna. Tutto il resto importa?
Alla salute…
sorge e ri-sorge….
[...] parlato dei Funhouse qualche tempo fa (esattamente qui) e vi avevamo anticipato di aver preso contatti con un membro della band per un’intervista. [...]
posso aggiungere alla discografia dei Funhouse “people wanna stay together” sulla compilation “Rock contro il proibizionismo” su Wide.
per me li loro miglior pezzo
anche il resto del disco non è niente male
Leave your response!
Nuvole e tempeste
Ultimi articoli
Commenti recenti
Qui si parla di
Seguici su Facebook
Blogroll
Naviga per Tag
Most Commented
tutto l’archivio di Black Milk