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The Fall – seminal live (LP, Beggar’s Banquet, 1989)

9 June 2007 No Comment

Post pubblicato da: Andrea Valentini il 09 June 2007 - 536 posts su Black Milk Magazine.

fall-live.jpgNon tutti i dischi possono essere ascoltati in ogni momento. Anzi, diciamo una volta per tutte la sacrosanta verità: un disco, se sentito nel momento sbagliato, può essere percepito nel modo più distorto e fuori fuoco possibile. E’ per questo che, in un piccolo angolo recondito di me stesso, mi domando che senso abbia il mestiere di critico musicale… il critico deve “per forza” recensire i dischi. Eppure essendo lui\lei umano, non gode di imparzialità e infallibilità; anzi… tutt’altro. E allora non venitemi a dire che dopo una giornata di merda in cui magari vi si è piantato il pc, vi hanno fatto una multa per divieto di sosta, avete pagato 200 euro di bolletta del telefono, la fidanzata vi ha fatto girare il cazzo e vi sono saltate le prove col gruppo, potrete mettere su questo live dei Fall e godervelo, anziché avere un attacco di itterizia e tentare di cuocerlo nel microonde ascoltando a palla una raccolta su Dojo degli Stiff Little Fingers.

Poi nella vita reale è semplice ovviare a questi inconvenienti: se si è un critico si hanno a disposizione copiosi foglietti con rassegne stampa e biografie. Ecco sì. Questi devono essere l’ancora di salvezza per chi fa il mestiere di critico criticateur criticatutto. Copia qua, incolla lì, due frasonzole e via. Recensione finita. Applausi.Ma comprendo. Sì, vi capisco.

Io solo di recente ho avuto la rivelazione sul conto dei Fall e, in particolare, questo live mi sta convincendo della loro grandezza. Il fatto è che non avevo mai imbroccato il momento giusto per capirla, la loro musica. Vi assicuro che – almeno per me – non è stato semplice trovare la chiave di accesso. Perché i nostri scozzesi, capitanati da quel matto di Mark E. Smith, sono un vero rebus, quasi da Settimana Enigmistica. Immaginate un dj ai limiti della lobotomia totale che mixa lo psych’n’roll dei Cramps con la new wave poppettara dei primi Simple Minds e certe intemperanze New York art punk dei primissimi Talking Heads di “1977”. In tutto questo c’è spazio per una spruzzatina di sixties sound (e la cover dei Kinks inclusa non è casuale, credetemi), qualche pennellata di sguaiato alt.country ante-litteram (o folk punk?) e puntate in territori quasi lisergici. Come spesso accade in presenza di lavori di un certo valore, è difficile selezionare un climax o un brano particolare. Diciamo che è meglio prenderlo come un tutt’uno, a dispetto della parziale frammentarietà (almeno sulla carta), data dal fatto che i brani inclusi provengono da almeno 4 concerti differenti tenuti nell’arco di due anni. “Seminal live” non sarà un disco epocale, di quelli che troverete nelle enciclopedie o nelle playlist di Rolling Stone o altre cosette simili. Ma voi fareste bene a dargli un ascolto… datemi retta.
Con buona pace di Rolling Stone.

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